lunedì 1 maggio 2023

Economia di guerra nel breve e lungo periodo...

 


Per quanto riguarda la Ue, la guerra in Ucraina non presenta vantaggi ma solo svantaggi, che sono i seguenti:

  • Aumento dell’inflazione, diminuzione della competitività internazionale, e peggioramento della bilancia commerciale. La Ue è stata colpita in modo particolarmente accentuato dall’inflazione (+10,6% il picco di ottobre 2022 e +9,2% il dato annuale 2022[v]), determinata anche dal venir meno dei rifornimenti di materie prime energetiche russe, sul cui prezzo a buon mercato molti Paesi europei avevano costruito la fortuna del loro export. Quindi, il venir meno del petrolio e soprattutto del gas russo e la sua sostituzione con il molto più costoso gas liquefatto statunitense ha determinato un aumento dei costi di produzione della manifattura europea, che ne hanno diminuito la competitività. Soprattutto, le sanzioni hanno determinato un aumento molto forte del valore delle importazioni di beni energetici, che ha portato all’erosione dei surplus commerciali di Germania e Italia, importanti paesi esportatori di beni manufatti e grandi consumatori di gas russo. La Germania ha più che dimezzato il proprio surplus commerciale, passato dai 215 miliardi di dollari del 2021 agli 84 miliardi di dollari del 2022[vi]. L’Italia, per la prima volta, dopo 10 anni di continui surplus commerciali, ha realizzato un deficit di 31 miliardi di euro nel 2022, a fronte di un surplus di 40,3 miliardi nel 2021. Il deficit italiano dipende quasi interamente dall’aumento dei prezzi delle importazioni energetiche. Infatti, il deficit energetico è più che raddoppiato, passando dai 48,3 miliardi del 2021 ai 111,3 miliardi del 2022, mentre l’avanzo dei prodotti non energetici ha registrato solo una leggera flessione, passando dagli 88,7 miliardi del 2021 agli 80,3 miliardi del 2022[vii].

  • Recessione e difficoltà a far fronte al debito pubblico. La priorità per le banche centrali in questo momento è la lotta all’inflazione, mediante l’aumento dei tassi d’interesse. L’innalzamento di questi ultimi determina una maggiore difficoltà delle banche a fornire prestiti alle imprese, provocando un calo degli investimenti e quindi del Pil, la cui crescita nel 2023, secondo il Fondo monetario internazionale, sarebbe dello 0,8% nell’Eurozona, dello 0,7% in Italia e del -0,1% in Germania[viii]. La caduta del tasso di crescita del Pil aumenta la percentuale del debito sul Pil, mentre l’aumento del costo del denaro aumenta anche l’ammontare degli interessi che devono essere pagati dagli Stati sul proprio debito, rendendo più difficile sostenerlo.

  • Svalutazione dell’euro. L’aumento dei tassi d’interesse negli Usa provoca una svalutazione dell’euro nei confronti del dollaro, che comporta una diminuita capacità di attrazione dei flussi finanziari e degli investimenti internazionali in Europa e nell’area euro in particolare.

  • Dipendenza strategica dagli Usa. La guerra e le sanzioni ad essa collegate hanno creato una maggiore dipendenza economica e politica della Ue e dell’Eurozona dagli Usa non solo per quanto riguarda i rifornimenti di materie prime energetiche ma anche dal punto di vista geopolitico strategico.

Domenico Moro  



(Tratto da "LABORATORIO - Per il Socialismo del XXI Secolo")



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