mercoledì 9 settembre 2026

Buoni consigli di Putin a Merz... dopo la vittoria di AfD

 


Vladimir Putin rivolgendosi ai tedeschi, in particolare a Friedrich Merz, che è rimasto scioccato dai risultati ottenuti dall'AfD e continua a parlare della Russia che vuole attaccare la Germania: "Non vogliamo attaccarvi! Perché dovremmo farlo? Quella epoca è passata da molto tempo! Chiunque sia in pieno possesso delle sue facoltà mentali e sappia ragionare lo comprende.

1) Avete già un debito nazionale di 2,5 trilioni di euro, e nessun economista serio sa come intendete pagarlo. (Alice Weidel dichiara il suo Paese in bancarotta.) E ora, volete prendere in prestito altri 1 trilione per armarvi contro di noi.

2) Il vostro paese è pieno di milioni di migranti che costano 50 miliardi di euro all'anno.

3) Una parte considerevole della vostra popolazione è così disturbata da credere di poter influenzare il clima andando in bicicletta e mangiando insetti.

4) Il vostro sistema educativo è stato un tempo esemplare. Oggi, in molte aule, praticamente non si insegna nulla, perché quasi nessuno parla tedesco.

5) La vostra infrastruttura è in rovina e non riuscite a tenere il passo con le riparazioni.

6) Le vostre ferrovie sono state un tempo motivo di orgoglio per il mondo intero. Oggi, i vostri treni viaggiano a rilento.

7) Non abbiamo bisogno dei vostri famosi ingegneri. Durante le sanzioni, abbiamo imparato che possiamo vivere senza di loro. Ma, se ne avessimo davvero bisogno, ci rivolgeremmo alla Cina. Lì, non sono solo più economici, ma anche migliori. Non avete materie prime né fonti di energia. 
  
Quindi, perché dovremmo conquistare il vostro Paese? Per risolvere problemi che altrimenti non avremmo? Siamovi realistici: anche se ci chiamaste, vi arrendeste e alzaste bandiera bianca, noi non verremmo!"

Antonio Castronovi














Articoli collegati: 

AfD: "Una Sassonia nella scarpa..." - Rassegna stampa: “Per il mainstream solo gli ignoranti e i disgraziati votano Afd. Nella bella democrazia UE il voto popolare non va compreso e interpretato, ma denigrato e insultato quando non piace a lorsignori. Quando la base operaia impoverita, licenziata, sfruttata, nelle urne rinnega in massa la UE... - Continua: https://altracalcata-altromondo.blogspot.com/2026/09/dopo-laffermazione-di-afd-una-sassonia.html


AFD. Un'altra Germania bussa alla porta... - Scrive Daniele Lanza: “Rimbalza ai 4 angoli dell’etere la notizia che viene dal Lander di SASSONIA (Sassonia-Anhalt): per la prima volta nella storia della democrazia tedesca post-guerra mondiale, una singola formazione politica -AFD, ovvero “Alternativa per la Germania”- raccoglie alle consultazioni elettorali una percentuale che equivale quasi a metà dei votanti...” - Continua: https://altracalcata-altromondo.blogspot.com/2026/09/afd-unaltra-germania-bussa-alla-porta.html


Il drone trovato a Lipsia... definito "russo". Per la Germania è casus belli! - "Le accuse da parte dell'Occidente nei confronti della Russia a causa del minuscolo drone trovato a Lipsia segnano l'inizio di una vera e propria guerra", ha dichiarato il capo del Ministero degli Esteri russo. Secondo le ricostruzioni, un autista di autobus dello scalo che passava di là ha notato il piccolo velivolo che volava a bassissima quota e lo ha abbattuto con un calcio. Le indagini condotte dalla procura di Dresda, supportate dai rilievi del DNA e dai tracciamenti dei servizi di sicurezza, hanno portato all'arresto di due sospettati: un cittadino russo e uno bielorusso... - Continua: https://altracalcata-altromondo.blogspot.com/2026/09/il-drone-trovato-lipsia-definito-russo.html


martedì 8 settembre 2026

Dopo l'affermazione di AfD: "Una Sassonia nella scarpa e la Volkswagen a Israele..."


Sassonia. AfD al 44,6%


   

Per il mainstream solo gli ignoranti e i disgraziati votano Afd
Il Controcanto - Rassegna stampa dei giornali più venduti - 8 settembre 2026 

La superbia acceca coloro che non vogliono vedere. O far capire. Un Giove che toglie la ragione a chi vuole rovinare. 

Nella bella democrazia UE il voto popolare non va compreso e interpretato, ma denigrato e insultato quando non piace a lorsignori. Quando la base operaia impoverita, licenziata, sfruttata, nelle urne rinnega in massa la UE.
La ciliegina ce la mette lo svendipatria Romano Prodi:"Europa in pericolo". Forse la sua, Europa. 

- Per il Corriere della Sera solo gli ignoranti votano per il "filorusso" AfD (scrivono proprio così..), quindi almeno la metà degli abitanti della Sassonia-Anhalt è costituita da bifolchi analfabeti. Che poi sono pure ex DDR, i cretinazzi di buona memoria. Filo Trump, filo Russi e Putiniani. E Comunisti! 
- Repubblica piange sul corpo ferito del povero Merz, uscito umiliato dal risultato elettorale.
- Travaglio sul Fatto infilza gli idioti europeisti.

https://www.youtube.com/watch?v=QaBY7Rrwp4k 

A fine video l'articolo di Daniela Ranieri su Il Fatto Quotidiano, qui una schermata e uno stralcio: 

   

     



L'editoriale di oggi 8 settembre 2026 di Marco Travaglio - Il Fatto Quotidiano

Suicidio perfetto 

Mentre in Sassonia l’AfD sbancava le urne e spianava quel che resta dei vecchi partiti, a Cernobbio il ministro Giorgetti sussurrava la prima ragione del cataclisma che travolge l’Europa: “L’Italia paga le due guerre, in Medio Oriente e in Ucraina, due volte elevato a potenza. Noi ci approvvigionavamo del gas russo, non lo possiamo più fare: ci siamo affidati ad altri fornitori, che hanno difficoltà a fornircelo e a prezzi aumentati. Metà della capacità di raffinazione russa è stata distrutta dagli ucraini e il prezzo del gasolio dipende dal fatto che nessuno lo raffina più”.

È la fotografia del suicidio perfetto dell’Ue: prima subisce, poi fomenta e allunga la guerra fra Nato e Russia in Ucraina; rinuncia al gas russo a buon prezzo per comprarlo a costi più alti da regimi uguali o peggiori; si fa distruggere i gasdotti da Kiev continuando a finanziarla (siamo a 220 miliardi: più della quota italiana di Pnrr) e armarla, fornendole i missili che distruggono le raffinerie russe e fanno impazzire i prezzi; e i pochi soldi che restano li butta nel riarmo (su cui già spende il triplo della Russia) e li toglie a salari, sanità, scuola, investimenti produttivi e gestione dei migranti.
Il resto lo fa la guerra di Israele&Usa all’Iran, spalleggiata dagli europei con basi aeree e zero sanzioni.

I popoli impoveriti e impauriti s’incazzano e s’aggrappano a chi non c’entra nulla con l’Ue: destre estreme e progressisti radicali. E il combinato disposto più povertà-più paura-meno voti ai partiti tradizionali fa impazzire le élite, come Giove che toglie la ragione a chi vuole rovinare.
Ecco Paolo Gentiloni su Rep: “Hanno vinto quelli che vogliono farla finita con la memoria dell’Olocausto”, i “nostalgici del nazismo e i filo-putiniani”. Comunque niente di che: quattro baluba di un “Land poco meno popoloso della Calabria, i cui cittadini sono i più anziani e tra i più poveri della Germania”. Ed ecco la ricetta vincente: un succulento mix fra “un’Europa più integrata e forte”, “il messaggio di Mattarella a Cernobbio”, la “difesa comune” contro “l’ostilità russa”, la “pace giusta in Ucraina” e magari, volendo esagerare, l’Agenda Draghi.

Questi geni, invece di guardarsi allo specchio per capire perché tutti li odiano, danno la colpa a Putin raccontandosi che la gente li adora, ma appena entra al seggio viene traviata dalle fake news russe e vota male. Quindi va rieducata a suon di insulti (populisti, sovranisti, putiniani, fascisti, nazisti, bifolchi), curata con dosi intensive di Europa, Occidente, Ucraina e riarmo (se “ha stato Putin”, bisogna fargli la guerra) e punita mettendo al bando i suoi punti di riferimento (censure “democratiche”, piazze represse, sanzioni individuali, partiti fuorilegge, elezioni annullate).
Con idee così brillanti, cosa potrà mai andare storto? 

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Intanto, proprio in Sassonia la Germania cede pezzi di Volkswagen a Israele, per produrre armi a sterminare meglio Iran e Palestinesi e quant'altro in M.O. si muova che sionista non voglia, a difesa dell'Unica Democrazia di quella parte di Mondo, devastato da oltre un secolo di sionismo. E en passant un po' di Russi. Poi dicono che in Sassonia s'incazzano. 

   

Ma quanto è davvero "alternativo" l'AfD? 

Enrico Tomaselli e Giuliano Marrucci - OttolinaTV 

L’AfD promette di voler tornare a comprare gas russo. Come Descalzi. 
Promette anche di congelare il conflitto. Come se invece in Europa ci fosse qualcuno che ha davvero la possibilità di guidare un escalation contro Mosca.
Più che un'alternativa, sembra una exit strategy per uscire da un conflitto disastroso, senza dover ammettere di essere stati presi a sberle per 4 anni. Un po’ come la fuffa MAGA e del ciuffo biondo che fa impazzire il mondo. 
In Russia però sembra prevalere l’ottimismo. Sono rincoglioniti e ci credono davvero, oppure semplicemente ne approfittano per prendere un po’ di tempo, mentre contribuiscono a costruire materialmente il Nuovo Ordine Multipolare? 

https://www.youtube.com/watch?v=ybcP7GknhEw 
(Tomaselli entra al minuto 8:30, Volkswagen a 23:30) 





(Notizie raccolte da J.E. e riprese da P.D'A.)

lunedì 7 settembre 2026

AFD. Un'altra Germania bussa alla porta...

 


Rimbalza ai 4 angoli dell’etere la notizia che viene dal Lander di SASSONIA (Sassonia-Anhalt): per la prima volta nella storia della democrazia tedesca post-guerra mondiale, una singola formazione politica – lo AFD, ovvero “Alternativa per la Germania” – raccoglie alle consultazioni elettorali una percentuale di voto che equivale quasi a metà dei votanti: il fatto è che nella cultura politica della Germania contemporanea nemmeno la CDU (centro cristiano-democratico equivalente della Dc italiana) ha raccolto tale risultato, su scala nazionale, ad una generazione dalla riunificazione. Ma a pensarci – questo è ancor più eclatante – nemmeno il NSDP nazista ha mai raccolto tale proporzione di voti, persino alle ultime elezioni (svoltesi non in un clima ordinario) del 1933. Un grattacapo vero e proprio: proviamo ad esporre alcune considerazioni lucide al netto di panico ed isterie (...).

A monte di tutto, ripetiamo che di un’elezione regionale si parla e il Lander in questione è demograficamente piccolo: un paio di milioni di abitanti appena, come a dire il 2,5% della popolazione della Repubblica federale. Regione dell’ex Germania orientale, storicamente feudo di correnti antitetiche al liberalismo occidentale (vetero-comunisti ed ultraconservatori). Detto questo, è altrettanto vero che il consenso elettorale all’AFD – già molto consistente nella precedente consultazione (oltre il 20% ossia il secondo partito) – si è di fatto RADDOPPIATO diventando una specie di “balena” tra i partiti, il che non è del tutto ordinario.

Considerando il tutto, si può concludere che è assai improbabile che si replichi un risultato del genere su scala nazionale (impossibile dire), quanto d’altra parte si deve riconoscere che si è di fronte ad un segnale e di quelli importanti: un messaggio che l’intera società sta esprimendo traverso i canali della democrazia consultiva (perché a giudicare dai risultati raggiunti è un partito di massa che tocca i gangli nevralgici di ogni strato sociale: anche la fascia istruita della pop., usualmente orientata in senso progressista, ha concesso circa il 30% del proprio voto, stando alle rilevazioni più specifiche, elemento che amplia il punto interrogativo). Se proprio si vuole una valutazione, l’AFD probabilmente raggiungerà alle prossime consultazioni di livello NAZIONALE un qualcosa che sta nella forbice 30-35%, che significa grossomodo 1/3 dei suffragi di tutta la Germania. STOP.

Fatte salve le considerazioni “tecniche” di flusso elettorale esposte sopra, ce n’è una assai più rilevante che concerne il principio: mi riferisco al principio democratico e dico questo... a favore dell’AFD (mi spiego). In queste ore la notizia del risultato elettorale sassone si è propagata come un piccolo sisma lungo la rete e altri mezzi di informazione per mezzo di titoli sensazionalistici ed articoli di fuoco, finalizzati ad esasperare le perplessità già presenti nell’opinione pubblica tedesca: questo rende da subito DIFFICILE affrontare la questione da parte dell’opinionista il quale si ritrova intrappolato tra due muri di fuoco, in un campo di opinioni polarizzato alle stelle che non permette ri ragionare. Responsabile di questo il sistema medesimo (complici i media) che sembra non puntare ad un confronto responsabile bensì fomentare l’isteria collettiva, la divisione. Ecco, la verità – pensa chi scrive – è che l’elemento più eclatante di queste elezioni regionali in Sassonia Anhalt, al di là del risultato che vediamo sugli schermi, è la REAZIONE ad esso: una reazione ai limiti del senso di responsabilità che vede la parte “moderata” evocare ed invocare faglie di divisione da guerra civile. Scenari apocalittici, frasario estremo, esternazioni senza più logica se non quella del panico: in breve le forze che si dicono “democratiche” vistesi sconfitte sul campo (per la prima volta), hanno cessato di essere democratiche, riversando un mare di ostilità tale da intaccare l’ordine costituito. Un capovolgimento bizzarro: vediamo una forza considerata estremista conquistare LEGALMENTE il governo di una regione, mentre le parti democratiche reagire ai limiti del lecito (invocare in primo luogo la messa al bando di AFD come formazione non conforme alla costituzione tedesca).

Su quest’ultimo punto verte il cuore della riflessione (leggere con attenzione da questo punto in avanti*).

Si deve rimanere delusi della reazione della democrazia di fronte al successo di AFD: rispondere con cieca intolleranza nei confronti dell’avversario vincente mostra purtroppo i limiti del sistema democratico tedesco (la facciata insomma) il quale incapace di fornire risposte ai problemi che affliggono la propria società allora non riesce a fare altro che replicare con l’intolleranza con il non accettare il risultato delle urne. Signori (in ascolto tutti, prego) : quando un partito – considerato estremista – raccoglie da solo quasi la metà dei consensi come accaduto in Sassonia è un chiaro messaggio che le cose non vanno, che vi sono profondi problemi in seno alla società di riferimento (e non si può bollare tutto come istigazione di una minoranza estremistica quando i suffragi sono pari al 44%, piaccia o meno). Non è possibile infischiarsene di un messaggio così potente, chiudendo occhi e orecchie, strillando che “è estremista ! E’ fascista “ : no, in questi casi occorre farsi un esame di coscienza molto serio, partendo dalla RIDEFINIZIONE degli stessi termini che si utilizzano. Mi riferisco in primissimo luogo agli appellativi che in modo scontato vengono attribuiti ad AFD (come se fosse una premessa data per certa): lo si definisce “estremista”, lo si definisce “nazista”...ma chi ha deciso tali definizioni ?

Il sistema post-bellico/europeista 1945-2025 ?! Se è così è solo una prospettiva delle cose che si impone come verità: AFD è “nazista” da un punto vista europeista/arcobaleno (se per questo lo sono anche io allora) se fosse vero dovremmo quindi concludere che il 44% degli elettori di Sassonia è estremista e nazista ? (irresponsabile crederlo e comoda via di fuga per giustificare la sconfitta elettorale). La verità è che quando una formazione politica raggiunge tali risultati non è più una cricca di estremisti, ma rappresenta il nerbo della società che piaccia o meno......un nerbo della società che soffre che ha bisogno di una sponda cui aggrapparsi e se nessuno gliela concede, allora la trova in AFD (oppure altro). Cosa occorre veramente è un DIALOGO con questo elettorato, che costituisce da solo quasi la metà della società ed il rifiuto porterà a peggiorare sensibilmente la situazione: (mi rivolgo qui da questo punto in avanti a tutti i miei lettori e conoscenti di fede progressista e/o comunista) una reazione intollerante nei confronti delle ansie di questo elettorato può mettere in moto una dinamica di scontro che non farà altro che facilitare quello che voi chiamate “ultradestra”.

Oggi vi lamentate del 44% di Afd in Sassonia ? Un domani... vi ritrovate un 40% su scala NAZIONALE, andando avanti così, con la logica del rifiuto totale: se volete realmente limitare Afd e partiti simili, allora cercate di capire anche i valori “conservatori” per una volta, rispettateli (perché come vedete il loro elettorato potenziale è enorme): il corteo antifascista e gli insulti non servono e si rifletteranno in altri risultati elettorali come quello visto.

Daniele Lanza



...era l'8 settembre del 1943...

 

 

L’8 settembre, l’Italia dei lupercali, l’arte del mugugno e l’arte del fischio… Il dramma dell’Esercito Italiano scoppia alle 19.45 dell’8 settembre 1943, quando la radio divulga il messaggio del Maresciallo Badoglio in cui si annuncia che è stato firmato l’Armistizio a Cassibile.

Da ciò lo sbandamento di centinaia di migliaia di soldati e l’occupazione degli uffici istituzionali e delle caserme da parte delle truppe tedesche, che in verità già stazionavano sul suolo italico (in veste di Alleati).

Da quel momento iniziava il “tutti a casa”, che finì per molti con la prigionia ed il lavoro forzato e per altri con l’imboscamento e la guerra civile, mentre il Re firmatario si rifugiava al sud sotto la protezione degli ex nemici.

Forse l’Armistizio dell’8 settembre 1943 fu cosa buona, poiché gli Italiani non avevano mai voluto la guerra dichiarata da Mussolini, ma il modo in cui le cose vennero gestite, senza alcuna considerazione per i danni morali e materiali alla popolazione, lasciò una traccia indelebile nel nostro DNA politico.
Ecco da quel momento in Italia iniziò un processo quasi irreversibile di “non credibilità politica” che si manifesta anche nella politica nazionale ed internazionale di questi giorni.

“Il guaio dell’umanità è l’Amore senza Giustizia. L’amore dato senza giustizia. Giustizia vuol dire dare a ciascuno ciò che gli è dovuto. Il rispetto, la dedizione, la stima, l’amore, vanno dati non per fini estetici: perché è bello (corpo), perché ha i soldi (materia), perché è agiato ecc. ma per fini interiori (spirituali): perché è nobile, perché è stimabile, perché è rispettabile, ecc…” (Paolo Pennacchi)

“Da qualche tempo le discussioni su internet rendono verosimile un sospetto che ultimamente alligna nelle menti di alcuni analisti socio psicopatologici: le ondate di migranti islamici potrebbero essere provocate dalla scoperta che nove italiani su dieci assomigliano molto a tanti ayatollah, per cui i maomettani immaginano di potersi trovare benissimo in mezzo ad una popolazione di fanatici fideisti integralisti.” (Vincenzo Zamboni)

 “…la scarsa fiducia nella politica degli Italiani forse è cominciata con quell’8 settembre 1943? Io dico invece che quello che è accaduto da quel giorno era già nel nostro DNA e quindi i politici di allora, come ben si può vedere anche ai giorni nostri, fecero quello che fecero..." (Marco Bracci)

“In Discesa all’Ade e resurrezione: “Senza l’Essere l’ente non sussiste: infatti ne promana e ne fa parte. Ma l’essere non si restringe a spazio e tempo. Senza lo spazio non spaziale del luogo efficiente, suscitatore, dove si figura il punto, non nasce la geometria del mondo in divenire. Come designare questa fonte eterna? Le potenze generatrici «non avvennero mai, ma sono sempre: l’intelligenza le vede tutte insieme in un istante, la parola le percorre e le espone in successione» diceva l’osservatore platonico alla conclusione del mondo antico” (Elemire Zolla)

Dal passato il futuro…? Fischia che ti passa…


Paolo D'Arpini - Circolo Vegetariano VV.TT. 

Discorso  al Circolo VV.TT.  tra Paolo D'Arpini (a destra) Mariagrazia Pelaia (al centro) e Jim Koller (a sinistra)





Le considerazioni  di A.I.

L'8 settembre è un articolo o un intervento di riflessione scritto dal Circolo Vegetariano VV.TT. a firma di Paolo D'Arpini, in cui l'autore riflette sul significato storico e culturale della ricorrenza dell'8 settembre 1943 in Italia.
I punti principali della riflessione
  • La memoria storica: Un'analisi critica del trauma dell'armistizio e delle sue ripercussioni sulla coscienza collettiva nazionale.
  • L'identità e il carattere: Una riflessione ironica e amara sui comportamenti sociali italiani tradizionali di fronte alle crisi, definiti dall'autore attraverso espressioni popolari e metafore culturali come il "mugugno" e il "fischio".

domenica 6 settembre 2026

Trump adesso se la prende con il Canada...

 


"Trump spara su tutto quel che si muove, specie le sue ombre..." (J.E.)

Nei giorni scorsi, il primo ministro canadese Carney ha annunciato la sospensione delle trattative commerciali con gli Stati Uniti, accusando i negoziatori dell’amministrazione Trump di aver introdotto all’ultimo minuto condizioni «ingiuste, che mettono in discussione l’affidabilità di qualsiasi accordo». 

Ne è scaturita una vera e propria guerra tariffaria, con Washington che ha imposto dazi al 50% su circa 28 miliardi di dollari di merci canadesi con effetto immediato e Ottawa che ha risposto simmetricamente rivalendosi in misura variabile (con tariffe che vanno dal 15 al 50%) su 700 prodotti statunitensi, per un controvalore prossimo ai 20 miliardi di dollari. 

Il botta a risposta è stato accompagnato da dichiarazioni al vetriolo da parte del presidente Trump, che ha ribattezzato l’Ontario “Lake America” e proclamato il raddoppio dei dazi su automobili e acciaio canadesi con decorrenza all’1 gennaio 2027.

Carney, dal canto suo, ha fatto notare che «il Canada alimenta la crescita americana: fornisce il 99% delle importazioni di gas naturale, l’85% di quelle di elettricità e il 60% di quelle di petrolio greggio. Non credo che sia nel loro interesse uno stop alle forniture canadesi di petrolio e gas».

Giorni prima, di fronte alla crescita inarrestabile dei rendimenti sui titoli statunitensi a dieci, venti e trent’anni, il segretario al Tesoro Bessent aveva varato un’operazione di buyback del debito, consistente nel riacquisto di titoli a lunga scadenza.

L’iniziativa, finalizzata ad abbattere i rendimenti, si è tuttavia rivelata efficace soltanto in un’ottica di brevissimo periodo perché lascia rigorosamente irrisolti i problemi strutturali costituiti da debito, deficit e inflazione.

Di fronte al rapido “rimbalzo” dei rendimenti, Bessent ha dichiarato pubblicamente che il tetto di 4 miliardi di dollari per operazione fissato originariamente rappresentava in realtà un pavimento.

Secondo quanto rivelato in un secondo momento da due alti funzionari del Dipartimento del Tesoro a «Cnbc», Bessent potrebbe in caso di necessità impiegare fino a un trilione di dollari del Treasury General Account (Tga) per finanziare i piani di buyback annunciati.
Il programma di buyback fa seguito a un intervento emergenziale a sostegno dello yen giapponese varato dal Dipartimento del Tesoro, e anticipa di qualche giorno l’Operazione Economic Outcast, intesa a strangolare economicamente l’Iran.

Giacomo Gabellini












Video collegato: https://www.youtube.com/watch?v=5S5j0JMnCCY 

Il drone trovato a Lipsia... definito "russo". Per la Germania è casus belli!

 

Il minuscolo drone abbattuto con un calcio

"Le accuse da parte dell'Occidente nei confronti della Russia a causa del drone a Lipsia segnano l'inizio di una vera e propria guerra", ha dichiarato il capo del Ministero degli Esteri russo. Lavrov ha sottolineato che le accuse infondate rivolte a Mosca sono un segnale estremamente preoccupante.

"Hanno trovato un piccolo drone. Hanno detto che era un drone russo, nessuno si è preso la briga di indagare ed appurare la provenienza. In sostanza, questo viene dichiarato dalla Germania un "casus belli".  Per ritorsione hanno espulso il consolato generale da Bonn e hanno rotto le relazioni. Stanno chiudendo il centro russo a Berlino. Ricordo che, prima dell'inizio della Seconda Guerra Mondiale, i nazisti  chiusero anch'essi le loro missioni diplomatiche.", ha detto. "Non credo sia necessario spiegare a lungo. Vogliono di nuovo la guerra", ha aggiunto il ministro.

I retroscena, i sospetti ed i fatti:

Tra il 4 e il 14 agosto 2026, all'interno dell'aeroporto di Lipsia, sono stati scoperti in totale tre piccoli droni.
Il primo ordigno è stato intercettato il 4 agosto a terra, nei pressi delle piste. Secondo le ricostruzioni, un autista di autobus dello scalo che passava di là ha notato il piccolo velivolo che volava a bassissima quota e lo ha abbattuto con un calcio, permettendo alle autorità di scoprire che trasportava un detonatore.
L'obiettivo probabile  erano i cargo ucraini (Antonov) parcheggiati nello scalo, che viene regolarmente utilizzato anche dalla NATO per l'invio degli aiuti militari a Kiev. Uno dei piccoli droni si sarebbe persino schiantato contro uno di questi aerei, ma senza provocare alcun danno.

Le indagini condotte dalla procura di Dresda, supportate dai rilievi del DNA e dai tracciamenti dei servizi di sicurezza, hanno portato all'arresto di due sospettati: un cittadino russo e uno bielorusso. Il cittadino bielorusso sarebbe riuscito a entrare in Germania sfruttando un visto turistico per l'Italia rilasciato dall'ambasciata italiana a Minsk. I media tedeschi (tra cui il quotidiano Bild) hanno  subito puntato il dito contro una rete orchestrata dall'intelligence russa.

Secondo l'intelligence russa tutta la vicenda è alquanto goffa, puzza di fake-news, e  le accuse orchestrate dalla Germania ricordano le vicende  che precedettero e giustificarono  il proditorio attacco   del Terzo Reich all'Unione Sovietica.

(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)



La caccia al drone continua


Integrazione di Jure Eler:  Il cosiddetto "cittadino russo" con passaporto lettone individuato via DNA (pare sputacchiasse ovunque, pure nel suo barattolino del semtex, esplosivo NATO per definizione, vedi Italicus o Bologna o Capaci) non è russo, ma è un lettone (Paese UE e NATO) casomai di etnia russa, come un italiano sudtirolese è un italiano di lingua tedesca, o uno sloveno del carso triestino, come me con cittadinanza italiana (per disgrazia bellica e Yalta, qui eravamo per la Settima Federativa). Ed è probabile che come in Trentino e a Trieste, di neonazisti, russi o meno, non ne manchino neppure a Riga, anzi. E poi vorrei vedere, ai giorni d'oggi che viviamo, le autorità lettoni NATO a fornire un passaporto lettone ad un cittadino russo... se non con strane mansioni.. siamo alle comiche, tentate comiche (tipo Osama bin Laden a spasso a Langley con passaporto bosniaco rilasciato dall'ambasciata USA in Bahrein).
L'altro pollo sarebbe invece un bielorusso, quindi nemmeno questo russo, per definizione. Scomparso come dove non si sa. Nemmeno ha perso i documenti sul posto, il disgraziato, nemmeno una foto del nonno, un pelo di f.., niente, non si fa così... 
E ammesso che i due c'entrino qualcosa: lo dicono i tedeschi, senza presentare alcuna prova a sostegno, se non la foto di un giocattolino di plastica da 200 euro sfasciato a terra, due grammi di semtex e due minerva cascati di tasca, nessuna esplosione, nessun danno, grande operazione bellica, grande casus belli...
Fake news, balle, "Secondo l'intelligence russa"?.. bah, basta un minimo di cervello mi pare, per capire, non serve il KGB. Smontiamo e denunciamo i tromboni della propaganda UE-NATO, in primo luogo, invece di inseguire le loro tracce. 
Ciao Paolo, buon lavoro.  Jure Eler

Sionismo/Israele/ebrei... - Conoscere per poter partecipare...

 

https://www.liberecomunita.org/spiritualita/63-neturei-karta-ebraismo-ortodosso-antisionista.html


Nello scorso gennaio davano per imminente una legge che, equiparando sionismo/Israele/ebrei, avrebbe perseguito per reato di “antisemitismo” chiunque avesse rivolto critica politica o critica etica a sionismo e Israele, considerati tutt’uno con gli ebrei in quanto tali.

Questa sorta di sillogismo antistorico era il risultato:

a) della propaganda tesa a far dimenticare che Israele è uno Stato genocida e i suoi gerarchi ricercati per crimini di guerra e contro l’umanità;

b) di una diffusa assenza di cognizioni storiche sul sionismo, le origini e le mutazioni.

Quella che segue è una riflessione sul fenomeno ideologico politico detto sionismo.


Giorgio Stern - stern.giorgio@gmail.com







Il sionismo in breve

Sullo sfondo della teoria suprematista anglosassone del “Destino manifesto”, che a metà Ottocento si impone negli Stati Uniti e le cui origini risalgono al provvidenzialismo biblico inglese del XVI Secolo, nel 1896, Teodoro Herzl, giornalista ebreo a Vienna, pubblica “Der Judenstaat – Versuch einen modernen Lösung der Judenfrage” (Lo Stato Ebraico – tentativo di una soluzione moderna del problema ebraico, prima edizione italiana, Carabba Editore, Lanciano, traduzione di G. Servadio, 1918).

L’opuscolo è una reazione all’antiebraismo di parte della borghesia francese emerso durante il processo Dreyfus, che Herzl aveva seguito come corrispondente.

Lo scritto teorizza che antisemitismo (discriminazione che affligge solo l’Europa) e la stessa integrazione degli ebrei, che Herzl considera negativa, potevano risolversi creando uno stato per una, non meglio definita, “nazione” ebraica, che nell’introduzione all’edizione italiana il traduttore Servadio associa a “razza”.

Ben lontano dall’accomunare le persecuzioni subìte dagli ebrei alla lotta delle vittime di tutte le persecuzioni, Herzl, dimenticando, o trascurando, le diverse nazionalità ed etnie a cui appartengono gli ebrei europei, nordafricani e mediorientali, prospetta per l’immaginato “stato ebraico” un ordinamento sociale generico e restrittivo.

Emerge dal testo l’ideologia colonialista che proprio nel Novecento si manifesta in forme nuove e più aggressive: “costruiremmo là un avamposto della civiltà contro la barbarie…”. Un “avamposto”, ovvero uno stato assemblato su basi autoritarie, poiché, sottolinea Herzl: “considero la Monarchia democratica o la Repubblica aristocratica la miglior forma di Stato” dove “L’organizzazione del lavoro sarà tutta militare con gradi, avanzamenti e pensioni. I mendicanti non saranno tollerati; chi non vorrà lavorare in libertà sarà posto in una casa di lavoro.” (Vita di Teodoro Herzl, B. Hagani, Roma 1919). Lavoro-restrizione, formula che nel Novecento troverà sconvolgente esecuzione nei lager tedeschi (Arbeit macht Frei).

Su tali presupposti Herzl intende dar vita ad un movimento/partito laico, detto sionismo, il cui programma consiste nel trasferire gli ebrei in un proprio stato politicamente, confessionalmente ed etnicamene esclusivo.

Per dare base territoriale a tale stato, Herzl si illude che avrebbe provveduto uno spezzone importante del capitalismo mondiale: l’alta finanza ebraica.

Il barone Maurice de Hirsch, influente capitalista, filantropo sensibile al problema ebraico e fra i maggiori latifondisti del XIX secolo, disponeva di ampi territori dell’Argentina. Illudendosi di ottenere uno spazio sui latifondi argentini dove indirizzare una emigrazione ebraica, è a lui che Herzl chiede udienza.

Il barone, filantropo ma non ingenuo, chiede preventivamente una lettera con le ragioni del colloquio. Herzl, temendo un rifiuto a priori, preme con insistenza ottenendo l’incontro. Ricevendolo, il barone de Hirsch chiede anzitutto a Herzl dove pensa di trovare i soldi per il progettato stato ebraico. La risposta, una confusa allusione ai Rotschild e alla finanza ebraica, induce il barone a metterlo cortesemente alla porta con queste parole: “Illusioni. Gli Ebrei ricchi non daranno nulla. I ricchi sono cattivi; non si occupano delle sofferenze dei poveri”. E il biografo di Herzl, Baruch Hagani, così commenta “Il finanziere conosceva gli Ebrei ricchi meglio del suo interlocutore” e poche righe dopo riporta: “tornato a casa Herzl si rimproverò d’essersi lasciato smontare.”

A Herzl non rimane che tentare con i Rothschild. Ma le speranze che i potenti banchieri inglesi smentiscano le parole del barone de Hirsh, cadono nel vuoto. Le illusioni di ottenere da Londra uno spazio nell’Africa coloniale britannica, rimangono tali.

Respinto dal capitalismo ebraico, Herzl, sdegnato e avvilito, commentò: “La canaglia che detiene il denaro non s’è degnata neppure d’ascoltarmi” (B. Hagani).

Tra Ottocento e Novecento i gruppi sionisti in formazione cercano sul piano sociale e politico di inseririsi in un universo ebraico intellettualmente ricco di personalità e fermenti ideali che li respinge e li avversa (B. Hagani).

Avversano il sionismo gli ebrei orientali, socialisti e comunisti del Bund (in tedesco: unione, lega), i più numerosi, che nei gruppuscoli sionisti riconoscono una destra nazional-colonialista antisociale.

Dal canto loro gli ebrei del ramo progressista dell’Europa occidentale e degli Stati Uniti, sentendosi raffigurati come “diversi”, avversano il sionismo che ne mette a repentaglio lo status di cittadini, o sudditi, nei Paesi dove risiedono.

Lo avversano, in maggioranza, i religiosi ortodossi riconoscendo nel sionismo una pericolosa eresia antiebraica.

Lo combattono gli ebrei tedeschi con una determinazione tale da impedire, nel 1897, che il primo congresso sionista possa svolgersi a Berlino. E quando Herzl e i suoi tentano di indire il congresso a Monaco si incaricano gli ebrei bavaresi a sbarrare loro la strada.

Cacciati dagli ebrei tedeschi, i sionisti trasferiscono il loro congresso in Svizzera, a Basilea, nel corso del quale i circa duecento delegati acclamano Herzl presidente del movimento/partito.

La soddisfazione di Herzl, che si era speso senza risparmio per dare un territorio al progetto sionista, è di breve durata e non supera il 1903, anno dell’ultimo congresso del movimento/partito.

Cadute le illusioni per i territori argentini e per le colonie britanniche in Africa, anche l’ultimo paradossale espediente di Herzl, offrire millantati finanziamenti al Sultano ottomano per colonizzare la Palestina, cade nel vuoto.

La totale assenza dei risultati evocati, genera malcontento, tensioni e accesi contrasti che innescano il dissenso nel partito.

La parabola di Herzl volge al termine.

Oramai isolato, l’ideologo cerca invano soluzioni altrove, in Germania, Lituania, Russia. Si reca da Papa Pio X il quale però rifiuta il progetto sionista "Non potremo impedire agli ebrei di andare a Gerusalemme, ma non possiamo favorire questo movimento”.

L’amarezza e una salute malferma fanno il resto.

Herzl muore nel 1904 a 44 anni “in solitudine e povertà sentendosi fallito e dimenticato” (R. Zadik, Wikipedia 2026).

Personaggio enfatico e, a suo modo, schietto, Herzl si espose in modo del tutto acritico pagando di persona per le illusioni che proponeva, subendo alla fine dei suoi giorni l’abbandono di coloro che lo circondavano.

Furono tradite le sue ultime volontà: voleva essere sepolto in Palestina, ma venne tumulato a Vienna e i suoi resti traslati a Gerusalemme appena nel 1949. Neanche la bandiera dell’attuale “stato ebraico” sarà quella voluta da Herzl, “sette stelle d’oro su fondo bianco”.

Nel mondo ebraico il sionismo politico di Herzl non attecchì.

I proletari ne aborrirono l’ideologia. La classe media ne aborrì gli scopi che sapeva l’avrebbe irrimediabilmente danneggiata. I religiosi in maggioranza sapevano che illudersi di dare forma politica territoriale ad una visione trascendente era una faccenda troppo seria e troppo pericolosa, oltreché blasfema.

Scomparso Herzl, il sionismo politico da cui doveva nascere da qualche parte “Lo Stato Ebraico”, esce di scena.

Se ne interesserà Londra una dozzina di anni più tardi che, nel corso della Grande guerra ripesca il sionismo, lo cuoce in salsa inglese e ne fa il grimaldello per introdursi in Palestina, completare la spartizione coloniale del Medio Oriente e impadronirsi del petrolio.

Si crea il binomio solo british: “impero/sionismo”.

Per Londra creare il "focolare nazionale ebraico", eufemismo per “liberarsi” degli ebrei e mandarli in Palestina, significa dare giustificazione morale e politica alla presenza permanente britannica in un'area geostrategica cruciale, come ricorderà autorevolmente il Primo ministro inglese Harold Wilson nel 1964: Il sionismo, una delle nostre armi migliori.

Per i sionisti, o meglio i neosionisti, i capitalisti ebrei che già avevano lasciato Herzl al suo destino, il binomio significa fusione con la potenza globale inglese per intraprendere la colonizzazione e l'appropriazione di quella terra che è al centro della Mezzaluna fertile.

Sarà dopo il 1945, negli anni della colonizzazione in armi della Palestina, che il sionismo verrà propagandato come esportatore “della civiltà contro la barbarie…”.

E quella esportata, ieri come oggi, non è la grande civiltà che l’Europa ha dato al mondo, ma il suo infame simulacro crogiolo di fascismi, già responsabile del massacro di 50 milioni di esseri umani (13 milioni nei campi di sterminio, quasi la metà ebrei).

Dal 1945 il sionismo colonizzando in armi la Palestina mette in pratica i presupposti ideologici della superiorità razziale già propria del suprematismo anglosassone.

Sarà un processo rapido che troverà il suo apice nel 1995, quando, nel quadro in un regolamento di conti interno, il sedicente “stato ebraico sionista” assassina il capo del governo Rabin e spazza via tutte le artefatte illusioni create dalla propaganda sulla sua natura.

La progressiva e poi dilagante presenza del fanatismo suprematista religioso permise, e permette, a quelli che si presentano come gli epigoni di Herzl, da Weizman a Ben Gurion, da Sharon a Netanyahu, di imporre alla Palestina un colonialismo criminale, fatto passare come “promesso da Dio” e, pertanto, blasfemo.

Tutti i pericoli che l’ebraismo mondiale aveva denunciato nell’opporsi al sionismo che fu di Herzl, ora si dispiegano con terrificante barbarie.

Nessuna novità: l’attuale profonda crisi del mondo occidentale ha generato, con lo stato sionista, solo la replica dello spazio vitale, Lebensraum, formula politica di dominio genocida, versione contemporanea del nazismo.

Giorgio Stern

Fine