domenica 4 ottobre 2026

In caso di attacco first strike da parte occidentale è pronta la risposta russa...

 


Il maggior generale russo V. G. Khalin conferma che sotto il Kosvinsky Kamen, il massiccio montuoso alto 1.519 metri situato nell'Oblast' di Sverdlovsk, nella sezione settentrionale dei Monti Urali (Russia) è stato aggiornato il sistema di contrattacco russo (denominato Mano Morta).
È stata modernizzata la Facility 1335, nota anche come Object 1335 o Grot, il centro di comando sotterraneo del sistema di rappresaglia nucleare Perimeter, ex nodo sovietico, la Dead Hand. La sua caratteristica fondamentale è la collocazione a 300 metri sotto il granito massiccio, una protezione geologica studiata per resistere a impatti nucleari diretti e continuare a trasmettere ordini radio attraverso la roccia (grazie a segnali a bassissima frequenza, VLF/ELF).
Poi c’è il bunker di Yamantau, il rifugio per la leadership.
Da parte russa non c’è nessun attacco First Strike: al contrario, garantisce di poter effettuare una gigantesca rappresaglia (Second Strike): serve a lanciare i missili balistici anche se un attacco nemico dovesse "decapitare" Mosca, i vertici politici e le normali linee di comunicazione del Cremlino.
Il sistema Perimeter, concepito in epoca sovietica, si basava su una rete di sensori (radiazioni, sismici, pressione atmosferica) per determinare se sul suolo russo fossero esplose testate nucleari. Se i sensori confermavano l'attacco e le comunicazioni con il comando centrale risultavano interrotte, il controllo passava a un software che autorizzava il lancio di speciali "missili messaggeri" capaci di attivare automaticamente l'intero arsenale nucleare rimasto.
Tutto ciò è stato integrato con nuove tecnologie e algoritmi di automazione e rende questa analisi dei dati ancora più rapida, autonoma e immune alle moderne tecniche di guerra cibernetica ed elettronica.
In sostanza, indipendentemente dalla precisione o dalla devastazione di un primo attacco contro la Russia, la risposta nucleare resterebbe matematicamente inevitabile.




(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

sabato 3 ottobre 2026

Kaliningrad come Sarajevo...?

 


Kaliningrad torna al centro dello scontro tra Russia e NATO.  Mosca ha inviato all’Alleanza un documento nel quale denuncia un aumento dell’attività militare ai confini occidentali e accusa la NATO di condurre esercitazioni che simulerebbero anche l’isolamento dell’exclave russa. L’avvertimento è pesante: in caso di minaccia al proprio territorio, la Russia afferma di essere pronta a ricorrere “all’intero arsenale” a sua disposizione. 

La NATO respinge le accuse, ribadisce la natura difensiva delle proprie esercitazioni e condanna la retorica nucleare russa.  Ma il problema va oltre Kaliningrad. 

Secondo Giacomo Gabellini, l’Europa starebbe entrando in una fase nella quale dichiarazioni, esercitazioni militari e continui allarmi rischiano di rendere familiare ciò che fino a pochi anni fa sarebbe apparso impensabile. “È come alzare la temperatura un grado alla volta”, osserva Gabellini. 

Il rischio, nella sua lettura, è quello di abituare progressivamente l’opinione pubblica europea all’idea di un confronto con Mosca e, parallelamente, rendere più accettabili riarmo e maggiori spese militari. Gabellini sottolinea inoltre i segnali di crescente militarizzazione provenienti dalla Russia e interpreta il rafforzamento delle forze armate russe come parte di una preparazione a un confronto di lungo periodo con l’Occidente. 

Il paradosso è che, mentre cresce la tensione, il segretario generale della NATO Mark Rutte ha dichiarato che non esiste al momento una minaccia imminente contro il territorio dell’Alleanza. Ed è proprio questa distanza tra allarmi, minacce e rassicurazioni a far sorgere la classica domanda spontanea: quanto siamo vicini alla escalation? La sensazione è che siamo davvero vicini. 


Giacomo Gabellini


Video collegato: https://www.youtube.com/watch?v=UP5R3nsSqK8

venerdì 2 ottobre 2026

Concluso il Valdai Discussion Club...


La 23ª riunione annuale del Valdai Discussion Club si è conclusa il 1° ottobre 2026. L'evento di quest'anno si è svolto nell'arco di quattro giorni, dal 28 settembre al 1° ottobre 2026, e si è chiuso ufficialmente con la consueta sessione plenaria e il discorso programmatico di Vladimir Putin.

Il presidente ha dichiarato pubblicamente che la Russia non attaccherà MAI l'Occidente: "non avverrà nel 2030 come nemmeno nel 2050".

Cosa altrettanto importante, Putin  ribadisce il principio che muove la Russia da 12 anni a questa parte, fin troppo spesso sorvolato, ovvero il colpo di stato in Ucraina agli inizi del 2014, la scintilla da cui è deflagrata poi la situazione presente.  Tutto inizia a Maidan con il  rovesciando di Yanukovich (presidente ucraino regolarmente eletto che voleva l'Ucraina nell'Unione eurasiatica assieme a Mosca), con questo colpo di Stato  l'occidente euro-americano ha tentato di infliggere una sconfitta strategica alla Russia, concetto che all'epoca non venne espresso a chiare lettere onde non guastare il carattere "pseudo-democratico" della rivolta di piazza, ma che sarà poi ribadito apertamente innumerevoli volte dopo l'inizio del conflitto nel 2022 (il concetto di sconfitta strategica precede quindi di molto l'attuale conflitto in corso).

Il Cremlino si è mosso - e vigorosamente - solo dopo aver subito tale attacco, poiché di attacco si è trattato, benché nelle sembianze di una rivoluzione colorata per le strade di Kiev: quest'ultima infatti non ha fatto che mettere al potere una leadership "pseudo nazionalista" ben decisa a seguire le direttive di Washington/Bruxelles (finanziatori sin dal principio) e che ha tramutato Mosca in "mostro geostrategico" alle porte. La rivoluzione arcobaleno in realtà sarebbe servita per mettere i missili NATO alle porte della Russia.

Per contro Mosca non ha mai avuto alcun interesse sull'Europa, soprattutto occidentale: non è mai esistito alcun piano di bombardare la Polonia (per esempio), tanto meno Parigi o Berlino o Amsterdam. Che vantaggio ne trarrebbe ?!  

La fobia antirussa è una follia collettiva che si sta inculcando nell'opinione pubblica europea senza motivo.

Daniele Lanza



giovedì 1 ottobre 2026

Medio Oriente. Vademecum bellico...

“Comprendere lo Yemen” il nuovo libro di Tim Anderson...

 

























Il 27 settembre 2026 è stato presentato a Roma presso il Centro di Iniziativa Popolare del quartiere Alessandrino il libro “Comprendere lo Yemen”, curato dal professore australiano Tim Anderson, già autore di ottimi libri sulla Siria, Cuba, ed altre realtà antimperialiste.
 
La presentazione era organizzata dal Coordinamento per la Palestina, i Giovani Palestinesi e l’Unione Democratica Arabo-Palestinese.
 
L’autore era presente e ha risposto a una serie di domande postegli dal giornalista Alberto Fazolo e dal pubblico, molto numeroso e attento.
 
Tutto è stato registrato ed il link per ascoltare la registrazione sarà fornito appena possibile. Intanto vorrei però precisare alcuni aspetti che sono stati oggetto di varie domande da parte di compagni ed amici.
 
In sintesi Anderson ha ricordato che la rivoluzione del 2014, che ha estromesso dal governo dello Yemen lo storico presidente Saleh (uomo di fiducia dell’Arabia Saudita), è stata condotta da una coalizione di partiti e movimenti guidata dal movimento Ansar Allah.
 
Questo movimento (chiamato in Occidente col nome improprio di Houthi dal nome del suo fondatore) è un movimento di ispirazione musulmana “zaidita” (una corrente con analogie con lo Sciismo, ma  distinta dallo Sciismo iraniano, con cui condivide però un atteggiamento aperto verso la giustizia sociale e l’azione antimperialista).
 
Ansar Allah si ritiene alleata ma indipendente dall’Iran ed ha la sua base nell’estremo Nord del Paese, mentre il resto del Paese è di fede musulmana-sunnita, ma di una corrente aperta e dialogante, che non segue il Wahabismo reazionario e dogmatico dell’Arabia Saudita.
 
Della coalizione rivoluzionaria faceva parte anche il vecchio Partito Socialista (il partito di ispirazione marxista-leninista che aveva governato sullo Yemen del Sud fino alla riunificazione pacifica avvenuta nel 1990). Questa riunificazione fu temporaneamente interrotta con la guerra civile del 1994 in cui il Sud fu sconfitto dal Nord dominato allora dal presidente Saleh.
 
Alla fine dell’esperienza indipendentista del Sud ha contribuito anche lo stato di isolamento in cui si è trovato già alla fine degli anni ’90 a causa della crisi dell’URSS, dovuta alle incaute e cervellotiche ”riforme” interne di Gorbacev, e della sua decisione di ritirare l’appoggio a tutti i fronti antimperialisti.
 
Dopo la rivoluzione del 2014, il Consiglio di sicurezza dell’ONU, su istigazione delle potenze occidentali e delle monarchie arabe reazionarie, ha riconosciuto in una sua risoluzione come legittimo governo dello Yemen quello provvisorio che faceva capo all’ex vice-presidente di Saleh, Hadi, che si è affrettato a fuggire in Arabia Saudita, dove è divenuto ostaggio dei Sauditi.
 
Il movimento Ansar Allah è stato anche ufficialmente dichiarato “terrorista” dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU (il commento di Anderson è stato che forse nell’occasione Russia e Cina stavano dormendo!). Lo Yemen centro-settentrionale (dove vive l’80% della popolazione), rimasto sotto il controllo della coalizione rivoluzionaria, è stato sottoposto a pesantissime sanzioni nonostante la povertà della popolazione.
 
Successivamente, a partire dal 2015, lo Yemen centro-settentrionale è stato sottoposto a devastanti bombardamenti da parte degli USA e dei loro alleati, mentre il Sud e l’Est del paese (desertico ma ricco di giacimenti petroliferi poco sfruttati) passavano sotto il controllo di mercenari finanziati da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.
 
Nel 2025 si sono avute nuove devastanti ondate di bombardamenti di USA, Israele, ed alleati in seguito al coraggioso intervento militare yemenita in aiuto ai Gazawi sottoposti a genocidio. Il livello militare degli Yemeniti si è però mantenuto alto grazie anche alla strategia di costruirsi missili e altre armi in casa, in rifugi sotterranei profondi sull’esempio dell’Iran.
 
Per quanto riguarda la situazione delle donne in Yemen (altra domanda che spesso viene fatta), il paese è molto tradizionalista, per cui gran parte delle donne tribali porta ancora il burka. Il governo rivoluzionario ha scelto la strada di lavorare per conseguire obiettivi di giustizia sociale e di azione antimperialista senza forzare la mano con provvedimenti incauti e impopolari che hanno causato l’isolamento delle direzioni rivoluzionarie in altre situazioni. Il governo punta sull’istruzione per far evolvere la situazione, come già successo in Iran
 
E’ stato infatti sottolineato – anche sulla base di esperienze dirette di Anderson ed altri – che oggi in Iran il 20-30% delle donne circola liberamente senza velo (non più obbligatorio da tempo) e un altro 50% lo porta pro-forma sulla nuca e le spalle, seguendo comunque un’antica tradizione. Le donne risultano avere ottimi livelli di istruzione e il 60% dei laureati sono donne- Hanno largo accesso a tutte le professioni e la politica, smentendo le bugie della propaganda imperialista.
 
Vincenzo Brandi



mercoledì 30 settembre 2026

E' arrivato l'autunno e qualcuno in Europa si accorge che gli manca il gas, il gasolio, la nafta, la benzina... ed il senno!

 

martedì 29 settembre 2026

Maia Sandu "impicciata" - Moldavia inquieta...

 

Maia. Il suo sogno è la UE e la NATO...