venerdì 19 giugno 2026

Lavrov censurato da Politico...


Libano senza pace... malgrado il Memorandum di Trump...



Il Libano rimane ostaggio di una crisi segnata da un difficile accordo Usa-Iran. Sul campo, le operazioni militari israeliane e i bombardamenti continuano, spingendo la comunità internazionale a chiedere il pieno rispetto della sovranità libanese.

Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti si aspettano un cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah. Ma non è esattamente ciò che si aspetta l'Iran. L'Iran e Hezbollah attendono il ritiro completo delle forze di occupazione dal Libano meridionale. Solo allora i combattimenti cesseranno definitivamente. Il ritiro dal Libano è una delle condizioni poste  nell'ambito dell'accordo "Spirit". Se Trump non costringerà Netanyahu a ritirarsi, l'accordo fallirà. La delegazione iraniana non si recherà in Svizzera a causa delle continue violazioni del cessate il fuoco in Libano.

JD Vance critica il regime sionista per l'uccisione di civili in Libano, in risposta Netanyahu ha dichiarato che Israele non ritirerà le sue truppe dal Libano meridionale "per motivi di sicurezza" e "finché il nord di Israele non sarà ricostruito".

Il principale punto critico nel Libano meridionale è attualmente Kfar Tibnit e la collina di Ali Taher. Da diversi giorni, l'esercito israeliano sta tentando di avanzare verso quest'area, che offre una visuale chiara sugli accessi a Nabatieh e alle strade circostanti. Hezbollah afferma di aver respinto gli attacchi con razzi, artiglieria e droni per quattro giorni.

Nel frattempo, aerei e droni israeliani continuano a colpire il sud: aree di Tiro, Nabatieh, Kfar Tibnit, Habbush, Tul, Shehabiya e gli insediamenti limitrofi rimangono sotto attacco.  La gente è in strada, cercando di tornare alle proprie case e di vedere se è rimasto qualcosa. Ma  tornare al sud ora non è una via per tornare a casa, ma un rischio di finire in una zona di combattimento, sotto il fuoco nemico, o di subire un'avanzata israeliana.


(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)


Video collegato: 

Nicolai Lilin. ULTIME NOTIZIE. TRUMP SI È ARRESO, ISRAELE PROVOCA L’IRAN: https://www.youtube.com/watch?v=LDrz1EtqLhE



giovedì 18 giugno 2026

L'Ucraina di zelensky cerca il disastro a Zaporizhzhya...



La Russia  accusa l'Ucraina   di voler  provocare un disastro alla centrale nucleare di Zaporizhzhya con continui  attacchi sconsiderati. Le autorità russe e i vertici della società nucleare statale Rosatom sostengono che l'Ucraina colpisca deliberatamente l'impianto e le infrastrutture collegate per provocare un incidente o forzare il ritiro russo.

Attacchi recenti: Mosca ha denunciato incursioni di droni ucraini contro l'edificio delle turbine dell'Unità 6 e officine di trasporto della centrale.

Le Forze Armate ucraine hanno fatto ricorso a uccisioni mirate e sistematiche di dipendenti della centrale nucleare di Zaporizhzhya, afferma il capo di Rosatom

Mercoledì pomeriggio, un attacco di droni contro Energodar ha ucciso un dipendente della centrale nucleare di Zaporizhzhya, dalla cui sicurezza dipende direttamente la più grande centrale nucleare d'Europa, ha dichiarato Likhachev.

Da diversi anni si registra un aumento dell'aggressione da parte delle Forze Armate ucraine contro la centrale nucleare di Zaporizhzhya.

La caccia ai lavoratori del settore nucleare è un atto disumano perpetrato dagli operatori di droni ucraini, inconsapevoli della portata delle conseguenze delle loro azioni.

Le conseguenze degli attacchi alla centrale nucleare di Zaporizhzhya potrebbero colpire l'Ucraina, la Russia e una parte significativa dell'Europa.


(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)



Video Collegato:

Il messaggio del Cremlino. La linea dei “falchi” può diventare realtà. Con Roberto Buffagni: https://www.youtube.com/watch?v=Yi-fpNdclXA



Medio Oriente. Memorandum d'intesa o Memento mori...?

 

Il gioco di parole tra Memorandum d'intesa e Memento mori fotografa l'estrema ambivalenza di queste ore in Medio Oriente: da un lato la speranza diplomatica del cessate il fuoco, dall'altro lo spettro di una tregua fragile che rischia di trasformarsi in un monito di distruzione.  

La situazione si divide drasticamente tra l'ufficialità della svolta diplomatica e i profondi dubbi sul suo effettivo successo.  Il testo preliminare è stato raggiunto grazie ai canali diplomatici e alla mediazione di Pakistan e Qatar. 

Il Memento mori (I rischi di un fallimento)
  • Equilibri precari: Nonostante la firma ufficiale, l'intesa arriva dopo settimane di fortissima escalation militare, culminata con attacchi a basi strategiche e minacce ai corridoi energetici. 
  • Fattori di instabilità: Il memorandum congela lo status quo ma non risolve le tensioni strutturali della regione né i nodi geopolitici legati ad altri attori chiave dell'area, come Israele. 
  • Il rischio concreto: Per molti osservatori, senza una reale volontà politica a lungo termine, l'accordo rischia di essere un "memento mori": un fragile rinvio prima di un nuovo e più violento conflitto, laddove ogni violazione potrebbe far collassare l'intera impalcatura diplomatica. 

"Gli Stati Uniti e l'Iran hanno firmato (a distanza)  un memorandum d'intesa per avviare trattative dirette per  porre fine alla guerra", scrive Axios

Axios sta per "ansia". Poiché da questo momento in poi il mondo resta con il fiato sospeso. Qualcuno pensa che l'Iran si sia fatto fregare dallo zio Sam e dal rabbino Sion e che questi si prendano 60 giorni per preparare il prossimo attacco improvviso. Altri, più speranzosi, già vedono volare colombe bianche sopra le macerie del Medio Oriente, Libano e Palestina comprese. 

Intanto le scarne notizie sul memorandum (non accordo, ma semplice pro-memoria)   tra  Iran e Stati Uniti riportate da  Press TV, dicono: 

Disposizioni chiave

I due Paesi si impegnano a rispettare la sovranità e l'integrità territoriale dell'altro e ad astenersi dall'interferire negli affari interni dell'altro.

Gli Stati Uniti e i loro alleati in Medio Oriente dovranno predisporre un programma di ricostruzione dell'Iran del valore di almeno 300 miliardi di dollari.

Washington si impegna a revocare le sanzioni contro Teheran entro i termini concordati dalle parti nell'accordo finale.

L'Iran non produrrà né acquisirà armi nucleari.

Le parti risolveranno la questione del materiale nucleare iraniano sotto la supervisione dell'AIEA.

L'Iran si impegna a non imporre tariffe di transito alle navi attraverso lo Stretto di Hormuz per 60 giorni.

...ma mi ma mi ma mi sessanta dì sessanta not



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)


Video collegato: 

Richard Wolff. Sconfitta degli USA in Iran e fine dell’Impero americano: https://www.youtube.com/watch?v=F0-JnPO2BMw



mercoledì 17 giugno 2026

Si chiude il G7 di Evian... ora possiamo ridere!?

 


Di dubbi non ve ne erano in merito alle dichiarazioni dei 7 "grandi" globali: "Difesa strenua dell'indipendenza di Taiwan contro la Cina", "Preoccupazioni per il programma nucleare nordcoreano (che non siè riusciti ad impedire 20 anni prima, perchè bombardarlo avrebbe provocato la Cina)", "Piena intesa per l'accordo con l'IRAN (ossia averlo forzato a rinunciare al nucleare, dopo bombardamenti ad oltranza ed assassinio dell'intero governo)".
Come fiore all'occhiello non poteva mancare il..."MASSIMO SUPPORTO alla causa di Kiev: armi a volontà e pressione su Mosca".

Le linee guida dell'occidente industrializzato (e paesi assimilati ad esso) emergono estremamente definite: i propositi di pace che affiorano dalle dichiarazioni (non solo per il caso russo/ucraino, ma su praticamente tutto), sono chiarissimi.

Per quanto concerne Mosca, nessuna soluzione verrà da qui: a questo punto aspettare qualcosa è più che inutile: fa soltanto il loro gioco (prolungare all'inverosimile senza concedere pressoché nulla nell'eterna attesa che "la Russia crolli in qualche modo").

La guerra di attrito non serve più a nulla: occorre lo SFONDAMENTO (6 mesi di orrore e distruzione al fine di evitare altri 6 anni di danze e giochi a nascondino, nell'attesa - folle ormai - di una "luce verde" da parte di UE/USA che mai arriverà. L'asse Bruxelles/Washington non tratterà mai con Mosca... perché si sente troppo superiore per doverlo fare (non si tratta con un avversario che si considera di rango più basso): non concederà nulla se non un congelamento coreano del conflitto sulle linee attuali - ovvero senza concedere un cm di più - in attesa di tempi migliori per riprendere le danze (sperando in un momento di debolezza di Mosca o un secondo Eltsin, cose del genere).

Stando così le cose... allora tanto vale lasciare le trincee del Donbass e far coincidere quella linea del fronte da congelare con la stessa KIEV (quindi il 60% dell'Ucraina e non il 20%).  Passo e chiudo.

Daniele Lanza








Video collegati:


Larry Johnson. Il sabotaggio di Israele si ritorce contro: https://www.youtube.com/watch?v=5ZgeaB9ucwk


L’Iran con il “dito sul grilletto” dopo l’accordo di Trump. Con Stanislav Krapivnik: https://www.youtube.com/watch?v=Sk4_tprp9DE


G7, dietro gli inchini europei a Trump il nulla. Con Umberto Pascali, Giacomo Maria Prati: https://www.youtube.com/watch?v=FaoT23dqpsI





Memorandum Iran-USA, con Sion terzo incomodo...



Grande risalto è stato dato dai mass media al “memorandum” tra Iran ed USA che dovrebbe essere firmato venerdì 19 giugno 2026. Questa notizia giunge appena in tempo per salvare la faccia a Trump in occasione del suo 80° compleanno festeggiato davanti alla Casa Bianca con una festa costata 80 milioni di dollari e coincide con l’inizio dei Campionato del Mondo di Calcio, che dovrebbe dare lustro agli USA, quale Paese organizzatore.


Trump ora può dire di aver ottenuto un risultato dopo mesi di estenuante tira e molla con l’Iran; ma le cose sono molto più incerte di quanto la dirigenza USA voglia ammettere,
 
Innanzitutto un “memorandum” non è un accordo, ma una specie di agenda che dovrebbe fissare i punti e gli indirizzi di una successiva trattativa. Inoltre molto significativo è il comunicato in proposito dell’agenzia di stampa iraniana Mehr che riassume in 14 punti i contenuti del memorandum.
 
Il documento prevederebbe innanzitutto la cessazione del fuoco anche sul fronte del Libano e l’impegno degli USA a non interferire negli affari interni dell’Iran. Inoltre gli USA dovrebbero togliere il loro blocco dello stretto di Hormuz entro 30 giorni e ritirare le truppe statunitensi da tutte le aree limitrofe all’Iran.
 
Dovrebbero essere tolte tutte le sanzioni, vecchie e nuove, di tipo energetico e finanziario all’Iran, e previsto un piano di ricostruzione dell’Iran a causa dei danni subiti, per un valore di 300 miliardi di dollari.
 
I negoziati dovrebbero durare 60 giorni durante i quali gli USA si impegnerebbero a non inviare altre truppe nella regione.
 
Gli USA si dovrebbero impegnare a sbloccare 24 miliardi di fondi iraniani sequestrati e congelati, di cui la metà sbloccati prima dell’inizio delle trattative (si dice che gli Emirati Arabi Uniti, alleati degli USA, abbiano già sbloccato altri 10 miliardi di loro competenza).
 
Da parte sua l’Iran si impegna a rispettare le disposizioni del Trattato di Non Proliferazione Nucleare (come del resto ha fatto finora sottoponendosi anche ai controlli dell’Agenzia Atomica IAEA e rinunciando a produrre armi nucleari), ma senza subire imposizioni irragionevoli o ricatti.
 
L’accordo dovrà essere ratificato anche con una Risoluzione ufficiale dell’ONU.
 
Se si esaminano i punti precedenti, risulta evidente che la loro accettazione integrale da parte degli USA e dell’alleato Israele costituirebbe di fatto una pubblica ammissione della sconfitta subita nel precedente conflitto. La partita quindi rimane incerta ed aperta a tutte le soluzioni, anche ad un’eventuale ripresa delle ostilità.
 
Uno dei nodi più difficili da sciogliere è il coinvolgimento del “cane pazzo” Israele che difficilmente vorrà interrompere i bombardamenti, la pulizia etnica e l’occupazione di parte del Libano (e della Siria). La definizione di “cane pazzo” (che per la propria sopravvivenza dovrebbe continuare a terrorizzare tutti i vicini) non è mia, ma del più famoso generale israeliano di ogni tempo: Moshe Dayan, vincitore della Guerra dei 6 giorni del 1967.
 
Da notare che il problema non è solo costituito da Netanyahu o Ben Gvir, visto che il capo dell’opposizione Lapid ora accusa il governo Netanyahu di non aver usato la mano sufficientemente pesante per vincere la guerra. E’ inoltre difficile che USA e paesi europei della NATO facciano reali pressioni su Israele, che – per essere efficaci - dovrebbero consistere nel blocco delle forniture di armi e munizioni (che continuano), sanzioni, interruzione di ogni rapporto commerciale, economico, scientifico e diplomatico.
 
Mentre siamo ancora di fatto nell’incertezza, e certamente non siamo usciti dalla crisi, anche i paesi dell’Unione Europea (tra cui l’Italia) fanno sentire la loro flebile e ridicola voce dichiarando di voler inviare proprie navi a Hormuz dopo la cessazione delle ostilità, per sminare lo stretto
 
Immagino che gli Iraniani li accoglierebbero con un grande pernacchio, e li rimanderebbero a casa con la coda tra le gambe
 
Vincenzo Brandi














Video collegati:

Paul Craig Roberts e Stanislav Krapivnik. La fine di un mito: https://www.youtube.com/watch?v=oh89pEtfLvo


Il Prof. Jeffrey Sachs discute l’annuncio degli Stati Uniti secondo cui è stato raggiunto un accordo tra gli Stati Uniti e l’Iran. Pace o pausa tattica?: https://www.youtube.com/watch?v=4diXBL5RKu8





martedì 16 giugno 2026

Accordo per il Medio Oriente? La situazione è grave ma non seria...

 

Io mammeta e tu...

Nelle scorse ore, il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif, titolare del ruolo di mediatore nei colloqui indiretti tra Teheran e Washington, ha annunciato che Iran e Stati Uniti avevano raggiunto un accordo per la cessazione definitiva delle ostilità su tutti i fronti, compreso il Libano.

Trump ha confermato la notizia poco dopo in un post sul suo profilo Truth, scrivendo che «l’accordo con la Repubblica Islamica dell’Iran è ora completo».

Il governo israeliano ha dichiarato di non sentirsi affatto vincolato dall’accordo, e specificato che i combattimenti in Libano proseguiranno.

Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baqaei: ha chiarito che la fine della guerra in Libano costituisce parte integrante dell’accordo, che salterà inevitabilmente se gli Stati Uniti non terranno al guinzaglio Israele.

Il presidente del Parlamento iraniano Mohammed Bagher Ghalibaf è andato più a fondo, affermando che «la strategia del “poliziotto buono, poliziotto cattivo” portata avanti da Washington e Tel Aviv per garantire la continuazione degli attacchi israeliani, è superata».

L’opposizione interna, dal canto suo, è sul piede di guerra. Naftali Bennett, uno dei principali sfidanti di Netanyahu assieme a Yair Lapid, ha qualificato l’intesa tra Washington e Teheran come una catastrofe strategica per Israele, imputabile all’incapacità del governo di trasformare i successi militari in risultati di sicurezza duraturi. Bennett ha promesso che, se eletto, mirerà con decisione al un cambio di regime in Iran: «il conto alla rovescia inizierà a ticchettare non appena il governo in Israele sarà cambiato».

Ne parliamo assieme a Fabio Mini, generale di corpo d’armata, saggista e collaboratore de «Il Fatto Quotidiano». Ha comandato tutti i livelli di unità da combattimento e prestato lunghi periodi di servizio negli Stati Uniti, in Cina, nei Balcani e nella Nato. È stato Capo di Stato Maggiore del Comando Alleato del Sud Europa e comandante della forza internazionale di sicurezza in Kosovo. Giacomo Gabellini


Video collegato: https://www.youtube.com/watch?v=HZ0ziR23hSo

Questo video presenta una analisi puramente ipotetica e speculativa di possibili scenari riguardanti la situazione del Medio Oriente, sulla base di fonti pubblicamente disponibili. Non deve pertanto essere interpretata come previsione certa di eventi futuri. Esprime inoltre il punto di vista esclusivo del soggetto intervistato, basato sulla sua lunga esperienza professionale. Secondo le analisi disponibili e le fonti citate, gli scenari discussi rappresentano possibili sviluppi della situazione, soggetti a variazioni.

Per una comprensione completa, si invita a consultare multiple fonti autorevoli. Le analisi presentate si basano su fonti pubblicamente disponibili e rappresentano interpretazioni degli eventi, non verità assolute.

Il contenuto è prodotto esclusivamente a scopo informativo e accademico, nel contesto di una analisi geopolitica, e non intende assolutamente promuovere alcuna ideologia o azione.

AVVERTENZA: Questa analisi si basa su fonti verificate e documenti pubblici, presentando diverse prospettive sul caso in questione. Contiene discussioni su conflitti armati ma non dati militari classificati. Può pertanto non essere adatta a tutti gli spettatori. Discrezione dello spettatore consigliata. Le analisi presentate sono basate su proiezioni e interpretazioni di tendenze attuali.

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FONTI https://www.aa.com.tr/en/middle-east/... https://www.france24.com/en/middle-ea... https://www.washingtonpost.com/world/... https://www.timesofisrael.com/liveblo... https://www.jpost.com/opinion/article... https://www.timesofisrael.com/liveblo...


Altro video collegato: 

Nima R. Alkhorshid: Linea rossa dell’Iran superata, attacchi a Beirut e ritorsione in arrivo: https://www.youtube.com/watch?v=63SDVe4U42I