sabato 22 agosto 2026

Recenti dichiarazioni di Vladimir Putin sul conflitto in Ucraina...

 



* Non poteva e non si è verificato alcun cambiamento significativo a seguito degli attacchi ucraini contro la Russia. Il risultato finale per il nemico si è rivelato esattamente l'opposto di quanto previsto;

* Kiev stessa ha "aperto la scatola di Pandora" iniziando gli attacchi contro gli obiettivi economici;

* La risposta  degli attacchi russi all'Ucraina è la conseguenza di un'ennesima avventura di Kiev e dei suoi sponsor occidentali;

* Le proposte di "armistizio" che ci vengono presentate sono  di natura esotica e inaccettabili;

* Conseguentemente le forze armate russe stanno risolvendo con sicurezza i compiti dell'operazione militare speciale;

* La Russia è pronta a un dialogo sulla pace con l'Ucraina solo sulla base delle realtà sul campo;

 * L'economia ucraina è in una situazione precaria, così come l'agricoltura ucraina. Comunque non ci sarà una carenza di prodotti alimentari sul mercato mondiale a causa degli attacchi russi ai porti dell'Ucraina;

* Non permetteremo al nemico di sabotare le elezioni della Duma di settembre in Russia.


L'integrazione di  Sergej  Lavrov  nella sessione plenaria del secondo giorno del XXIII congresso di "Russia Unita":  "Non ci sono interlocutori con cui negoziare nell'attuale Europa. I tentativi dell'Occidente di sabotare le elezioni statali della Duma di settembre si intensificheranno, ma la possibilità di successo di tali azioni è pari a zero. La Russia riceve tempestivamente informazioni sui tentativi di sabotare il voto alla Duma all'estero, e tali tentativi saranno fermati fin dalle loro radici..."




Video di Nicolai Lilin collegato:  L’ORRORE UCRAINO: https://www.youtube.com/watch?v=ZKp_omU6NuM





La profezia di Dostoevskij si sta avverando...?

 


Recenti inchieste parallele condotte dal «Sunday Times» e dalla «Bbc» documentano l’impiego di droni di fabbricazione britannica negli attacchi ucraini che hanno colpito obiettivi nelle profondità della Russia, tra cui le raffinerie di Volgograd e Yaroslavl’ e i magazzini di Wildberries. 

Pochi giorni prima, il «Financial Times» aveva esaltato l’apporto fondamentale fornito da Stati Uniti e Francia allo sforzo ucraino finalizzato a mappare i dispiegamenti dei sistemi di difesa aerea russi, nel contesto di una profonda revisione della campagna militare basata sull’impiego dei droni e intesa a disarticolare l’industria energetica russa, «passando da attacchi indiscriminati alle raffinerie a raid più mirati su componenti critiche e difficilmente rimpiazzabili» individuate direttamente dai servizi di intelligence di Washington e Parigi. 

Il ruolo degli ucraini si limiterebbe de facto all’esecuzione tecnica delle operazioni, che approdano alla fase esecutiva grazie anche al contributo fondamentale garantito da aziende statunitensi formalmente private come Space-X e Palantir.

Segno che i Paesi occidentali si sono spinti ben oltre la mera “assistenza” allo sforzo bellico sostenuto dall’Ucraina, collocandosi in una posizione pericolosamente ambigua che rasenta la partecipazione diretta.

Oltre che dell’ingentissima fornitura di armi, munizioni e finanziamenti a beneficio di Kiev, tracciata con dovizia di particolari dal Kiel Institut, le nazioni cardine della Nato si occupano di pianificazione, targeting e Intelligence, Surveillance and Reconnaissance (Isr) nell’ambito di un sistema operativo fortemente integrato che costituisce de facto una componente imprescindibile dell’architettura militare ucraina.

Il discorso si applica soprattutto agli Stati Uniti, che secondo un’analisi condotta dal Center for Strategic and International Studies (Csis) «sono stati integrati nella kill chain ucraina, ovvero il processo di identificazione, tracciamento ed eliminazione degli obiettivi basato sull’impiego di una combinazione di sensori e piattaforme».

Stesso discorso vale per la Gran Bretagna, chiamata apertamente in causa dal ministro degli Esteri Lavrov che ha rivendicato «il diritto della Russia di qualificarne il coinvolgimento negli attacchi contro in nostro territorio come partecipazione a una guerra, con tutte le conseguenze che ne deriveranno».

Giacomo Gabellini



Video collegato, con Roberto Buffagni:     https://www.youtube.com/watch?v=7g1ZWq4ATvc  

venerdì 21 agosto 2026

21 agosto 2026. Ultime notizie dal fronte Mediorientale...

 

giovedì 20 agosto 2026

La guerra atomica comincia dalle mini-bombe atomiche...?

 


Il concetto secondo cui una guerra atomica potrebbe iniziare dall'uso di "mini-bombe" nucleari (tecnicamente definite armi nucleari tattiche) costituisce uno dei maggiori fattori di rischio geopolitico odierno. L'idea che un ordigno più piccolo sia "più utilizzabile" riduce la soglia psicologica dell'impiego atomico, aumentando drasticamente il rischio di un'escalation incontrollabile. 
Che cosa sono le "mini-bombe" nucleari?
A differenza delle armi nucleari strategiche, progettate per distruggere intere metropoli e cancellare la capacità bellica di una nazione, le armi tattiche presentano caratteristiche specifiche: 
  • Potenza ridotta: Hanno una forza distruttiva che varia da meno di un chilotone fino a circa 50 chilotoni (per fare un confronto, la bomba di Hiroshima era di circa 15 chilotoni). 
  • Utilizzo sul campo: Sono progettate per colpire obiettivi militari circoscritti, come raggruppamenti di truppe, bunker sotterranei o basi logistiche in prima linea. 
  • Miniaturizzazione: Storicamente, gli arsenali hanno incluso dispositivi ridottissimi, come la testata americana W54, trasportabile all'interno di uno zaino (SADM), o i moderni sistemi a potenza variabile installati sui missili. 
Il vero pericolo delle armi tattiche non risiede solo nella loro forza distruttiva intrinseca, ma nell'illusione del loro controllo
  • L'illusione dell'uso limitato: Molte dottrine militari speculano sul fatto che l'impiego di una mini-bomba in un'area isolata possa costringere l'avversario alla resa senza provocare una risposta nucleare totale. 
  • L'effetto "escalation ladder": Nel momento in cui il "tabù nucleare" viene infranto con una mini-bomba, la parte colpita si troverebbe di fronte al dilemma se arrendersi o rispondere a sua volta. Nella quasi totalità delle simulazioni strategiche ed esercitazioni di difesa, lo scambio di armi tattiche degenera rapidamente e inevitabilmente in una guerra nucleare strategica globale. 
  • Pressione sui tempi di decisione: Con l'introduzione di missili ipersonici e sistemi di comando assistiti da algoritmi avanzati, i tempi per valutare se un attacco sia convenzionale o nucleare si sono ridotti a pochissimi minuti, aumentando il rischio di errori fatali. 
In sintesi, gli esperti e i trattati di geopolitica evidenziano che non esiste una netta linea di demarcazione capace di contenere un conflitto atomico una volta iniziato. Una "mini-bomba" nucleare non è un'alternativa sicura, ma rappresenta il gradino d'ingresso verso la distruzione mutua assicurata. 
(Ipotesi "B" di Nonna I.A.)



Articolo collegato: 

Scenario ipotetico:  Ad esempio, se gli USA usassero un ordigno atomico sull'Iran potrebbero finalmente uscire dalla situazione in cui si sono impantanati?

Marjorie Taylor Greene, già pitonessa MAGA e oggi acerrima nemica politica di Trump all'interno del partito repubblicano, ha dichiarato in un suo messaggio social di avere positiva e indubbia conoscenza che all'interno della War Room della Casa Bianca si parla apertamente di questa possibilità.

Non so quali fili abbia MTG con il ristretto circolo di persone che prendono decisioni sulla condotta della guerra, ma indiscrezioni di questa natura non sarebbero una novità. Le notizie sulle gravi carenze di munizioni, soprattutto gli intercettori dei Patriot, nascono da voci dall'interno del Pentagono.

Quello che possiamo dire è che un tale scenario potrà essere improbabile quanto alla possibilità che si materializzi davvero. Ma non c'è ragione di dubitare che l'opzione sia sul tavolo.

Se non bastasse la spregiudicatezza di Trump, va ricordato che da molto tempo è dottrina del Pentagono che occorrono armi nucleari a bassa potenza per ripristinare la soglia delle deterrenza. E queste armi sono state anche prodotte, ad esempio la bomba B61-12 (a potenziale variabile da 0.3 a 50 kiloton) e la testata (circa 5-7 kiloton, installata sui missili Trident II)

Fino a che una testata nucleare provoca una apocalisse si può pensare che non verrà davvero usata, e dunque chi ha armi nucleari è come se non le avesse. Ma se gli effetti distruttivi — sia pure impressionanti — potessero essere limitati e fatti rientrare in un perimetro psicologicamente prossimo a quello delle armi convenzionali? Le bombe termobariche o bunker buster sono convenzionali, ma la loro forza distruttiva è immane.

Ma c'è un problema. Posto che di sicuro gli USA non userebbero un ordigno del genere con finalità di sterminio — come accadde a Hiroshima e Nagasaki — e che si cercherebbe un obiettivo "tattico", cioè utile a cambiare il rapporto delle forze in campo, cosa colpirebbero davvero?

I bersagli dei pasdaran sono "leggeri", e decentrati. Tutto il bombardabile è stato già bombardato. Supponendo anche che un attacco nucleare causerebbe loro gravi danni, se questo non compromette materialmente la loro resilienza, siamo sicuri che si arrenderebbero? Questi sono  soldati altamente motivati e dopo esser passati per prove molto dure hanno già fiutato l'odore della vittoria.

L'esito di una tale sciagurata decisione sarebbe la fine del tabù dell'atomica (anche per tutti gli altri)...  (Luigi Mosca)


Bomba o non bomba...?

mercoledì 19 agosto 2026

C'era una volta l'Ucraina...

 


È ormai chiaro che il compito assegnato, per sua sfortuna, all'Ucraina, ovvero quello di portare la Russia al collasso, militare o economico che fosse, non è stato raggiunto e ci sono poche possibilità che, nelle condizioni attuali, possa esserlo. Possiamo ragionare sulla reale fattibilità di questo compito (poteva anche essere parziale: portare la Russia non al collasso ma vicino, in modo che l'ultimo colpo potessimo darlo noi in piena sicurezza e prenderci pure il merito), ma sta di fatto che il malumore tra gli sponsor comincia ad essere palpabile.

In Russia, certamente, non sono rose e fiori: problemi economici, problemi di approvvigionamento, inflazione, una certa stanchezza generale, pulsioni iper-nazionaliste, il solito problema demografico che la guerra di sicuro non migliora, eccetera. Ma il paese non collassa, né ci sono indicatori che possa farlo a breve o a medio termine, diciamo nei prossimi 2-4 anni. Il che è un problema non di poco conto non tanto per l'Ucraina alla quale, come Don Abbondio alla fine del capitolo 23, "nessuno badò", ma per quelli importanti, cioè per noi.

Soprattutto perché è l'Ucraina che, in questa finestra temporale, ha buone possibilità di collassare. L'economia è allo sfascio (giusto ieri l'Economist ha suonato l'allarme: per quanto incredibile, pare che la Russia stia facendo più danni all'economia ucraina di quanti non ne faccia l'Ucraina a quella russa, link 1); un quarto della popolazione ha lasciato il paese e non ha nessuna intenzione di tornare, tanto che si stanno studiando misure per costringere almeno i maschi in età di leva; non ci sono più munizioni per i sistemi antimissile; il passaggio dalle Wunderwaffen occidentali alle Vergeltungswaffen occidentali/locali per mandare in fumo i magazzini Wildberries serve a rinfrancare il morale dei NAFO, che si divertono a giocare al bingo, ma a poco altro (cercate "Wildberries Bingo Cards" su Google. Nei circuiti giusti potete pure vincere dei soldi); soprattutto, ci siamo accorti con angoscia di non avere né armi da mandare né soldi con cui eventualmente comprarle, se fosse possibile comprarle da qualche parte.

Qualche matto a Bruxelles, a Tallin o a Riga pensa che si possa passare senza problemi dall'impiegare soldati ucraini all'impiegare soldati occidentali, ma a parte il fatto che è improbabile che i soldati ci vogliano andare (e parlo dei generali, non dei fanti), non ci sono nemmeno i soldati. E quindi che si fa?

Quindi gli sponsor si stanno dividendo, come testimonia la foto che allego. Se l'Ucraina è in crisi sistemica non può essere colpa nostra, in nessuna maniera: se la squadra va male la colpa non è certo dello sponsor, che ci ha messo i soldi e li vede andare in fumo e ha tutti i diritti di lamentarsi. La colpa o è della squadra o dell'allenatore o della società. E alcuni degli sponsor stanno davvero pensando di togliere di mezzo l'allenatore e sostituirlo con uno più giovane, più motivato, con sistemi di gioco più moderni. Altri però dicono che l'allenatore è lì da tempo, ha il polso della squadra, cambiarlo potrebbe essere uno shock, questo nuovo alla fine chi lo conosce e comunque ormai è troppo tardi, tanto vale andare avanti così, al limite sostituiamo parte dello staff tecnico che ha chiaramente sbagliato la preparazione. Altri sponsor hanno già mollato e pensano solo a tagliare la corda non appena finirà la stagione. Tanto anche in caso di retrocessione la Lega ha approntato il paracadute, sono soldi comunque e qualcosa recuperi, e un'altra squadra da sponsorizzare la trovi subito.

martedì 18 agosto 2026

Lo spirito bellico teutonico si è annacquato...



A inizio estate il ministero della difesa della repubblica federale aveva inviato un questionario a circa 300'000 cittadini di età militare (tra i 18 e i 25 anni), finalizzato a stimolarne l'arruolamento volontario nelle forze armate federali.

A fine stagione, facendo il riepilogo, a rispondere all'annuncio sono state poche centinaia in tutto (500).
Rimilitarizzare una società prospera e pacificata da generazioni (sin dalla fine della guerra fredda tecnicamente, ma in realtà sin dal 1945 ad essere davvero onesti) presenta degli ostacoli come si vede: convincere i figli di papà e mamma è il primo tra tutti... e contare che in questo caso la prospettiva era solo di prestar servizio, semplicemente, NON andare in guerra in qualche trincea del fronte orientale al ritmo di 100 morti e mutilati al giorno (...).
Rimettere in piedi un clone "democratico" (che ridere) della Wehrmacht nel 2026 la vedo parecchio dura.

Daniele Lanza



Commenti aggiunti:

"Questa è la dimostrazione  di un cambiamento profondo della Germania moderna, passata dal militarismo prussiano e imperiale a una cultura politica  pacifista ed economica dopo la Seconda guerra mondiale. Questo mutamento riflette una scelta  sociale contro la guerra..."  (P.D'A.)

"Ai governanti europei non resta che combattere la Russia fino all’ultimo ucraino. Infatti stanno studiando i modi di rispedire in Ucraina gli uomini in età militare che si sono rifugiati ad ovest.." (F.P.)

"Sappiamo benissimo come un accurato lavoro di ingegneria sociale possa ribaltare completamente il risultato nel giro di pochi anni. Considerando che la Germania si è prefissata di “diventare il più forte esercito convenzionale dell’Europa”, vedremo come rinascerà lo spirito patriottico… Basterà dare potere ad AfD e poi addomesticarlo perché si abbia questo effetto…" (F.C.)

lunedì 17 agosto 2026

Conflitto ucraino. Effetti collaterali...

 

Breve guida per i perplessi.
Drone in Romania: molto probabilmente russo. La Russia attacca i porti ucraini sul Danubio, al confine con la Romania, e ogni tanto qualche drone sbrocca. Non sono attacchi volontari alla Romania e i romeni lo sanno benissimo.
Drone in Estonia, Lettonia, Lituania: molto probabilmente ucraino. L'Ucraina utilizza il corridoio baltico per attaccare la regione di San Pietroburgo in modo che i droni vengano rilevati all'ultimo momento.
Scusa in che senso utilizza il corridoio eccetera.

Shhh. Fai finta che non lo sai.


Altra notizia:


Bravi, ora glielo dobbiamo pure rimborsare...

Francesco Dall'Aglio



Commento di un lettore: "Spendiamo i soldi per comprargli il drone, poi spendiamo i soldi per abbatterlo, poi per rimborsarlo..."