giovedì 17 settembre 2026

UE. La scalata di Ursula per la "dittatura"...

 


Il ‟discorso sullo stato dell’Unione” pronunciato da Ursula von der Leyen prosegue, anzi accelera, il processo che la Commissione da lei guidata, e mai eletta dai cittadini europei, sta ormai da tempo portando avanti, ovvero appropriarsi di una serie di prerogative che appartengono ai governi nazionali o in misura minore al Parlamento Europeo.
Lasciamo perdere la fuffa che serve a dare qualche spicciolo agli amici degli amici, come la ‟corporazione europea sulle materie prime critiche” che si occuperà, visto che al momento l’Europa dipende troppo dalla Cina, di procurarsi i materiali (suppongo dalla Cina, visto che non ci sono molti altri posti dove farlo), oppure il ‟piano europeo sulle ondate di calore” o la necessità di sviluppare l’IA, naturalmente senza spiegare come, con quali capitali, con quali risorse, con quali competenze. Lasciamo pure perdere che si è inventata una nuova formula non contemplata nei trattati, quella del ‟membro associato”, conferita al Canada così, d’imperio, ‟poiché piace alla nostra maestà”, come avrebbe detto qualcuno anni fa. Cosa significa ‟membro associato”, quali obblighi, quali benefici comporti per noi e per loro, quali svantaggi per noi e per loro, non si sa, boh, sicuramente è una cosa bellissima perché il Canada è bellissimo e l’Europa è bellissima, quindi che fa che il Parlamento Europeo non se sapeva niente e niente ne sapevano i governi nazionali.
Lasciamo stare la fuffa, dunque, e pensiamo alle cose serie e pericolose, ovvero i piani sulla difesa. Perché viviamo ormai sull’orlo del precipizio, signori cari, ce lo dice Ursula dunque è così. La guerra infuria e le minacce si accumulano sul nostro territorio, su tutta l’Unione, minacce ibride che, capolavoro di retorica, ‟diventano sempre meno ibride e sempre meno minacce”. Quindi, siccome dobbiamo essere pronti al momento in cui le minacce non saranno appunto più solo minacce né solo ibride, c’è bisogno di una nuova strategia di sicurezza europea. Insieme alla NATO, certamente, ma la NATO è un modello ormai superato, costruito per un mondo diverso. In primo luogo c’è bisogno di potenziare le nostre capacità ‟contro-ibride”, e mettersi d’accordo su come affrontare le minacce, in parole povere un meccanismo che si affianchi all’articolo 4 della NATO, quello che stabilisce che i paesi membri si consultino ogni volta che, secondo uno di essi, la sua integrità territoriale, la sua indipendenza politica o la sua sicurezza sono minacciate (nota bene: ‟secondo uno di essi”). C’è bisogno di un articolo 4 europeo, un ‟Protocollo di sicurezza d’emergenza”, che chiarisca una volta per tutte cosa fare, e farlo tutti.
Ma non basta, ci dice vdL. ‟Credo che dobbiamo andare ancora oltre”. ‟L’urgenza è chiara”. C’è bisogno di un Consiglio di Sicurezza Europeo. Cioè, in pratica, una branca della Commissione Europea che decida, bypassando i Parlamenti nazionali, come e con chi fare la guerra. E naturalmente, chiusura in gloria con vagonate di soldi per la difesa, vagonate di soldi per l’Ucraina, vagonate di soldi per il sistema antimissile Freya della Fire Point (oh, porca miseria, sempre là si va a finire!). Ma tutto questo non è importante, il Canada non è importante, i soldi a pioggia dati a chissà chi non sono importanti. È importante che, se questa matta avrà quello che vuole, domani mattina la guerra con la Russia non la deciderà il parlamento italiano ma il commissario lituano del Consiglio di Sicurezza Europeo. Stiamo per andare a sbattere, e farci parecchio male.

Francesco Dall'Aglio


Qui trovate il discorso completo, buona fortuna: https://ec.europa.eu/.../pressco.../detail/en/speech_26_1868
Qui invece la versione smart, tutta colorata, con le foto, le infografiche, insomma le cose che piacciono a noi giovani. Potete scaricarla e portarla sempre con voi, su ogni device: https://commission.europa.eu/.../367af55c-0045-46f1-a7fc...


Video collegato: Ursula von der Lyen parla. Parla? Sicuro? E ordina e comanda. A noi tutti imbelli sudditi.  Analisi filosofica e psichiatrica (semi)seria e (semi)colta di Stefano Orsi:    https://www.youtube.com/watch?v=h3QsHSrRNiE 

Varese: "NO ALL’INDUSTRIA DELLA GUERRA"...

 

Varese dice no alla guerra!


No all’ennesimo tentativo di dare un volto presentabile alla produzione e al commercio di armi.

La Fondazione Leonardo nasce nel 2018 come interfaccia “buona” della principale industria italiana della Difesa, Leonardo S.p.A. Ufficialmente si occupa di divulgazione scientifica e culturale e, dal 2024, è persino registrata come Ente del Terzo Settore.

Qual è l’oggetto del contendere?

Si tratta della delibera comunale del 23 dicembre 2025 con cui è stato approvato il protocollo d’intesa tra l’Amministrazione comunale di Varese e Fondazione Leonardo per la ristrutturazione dell’area dell’ex Aermacchi di via Sanvito, a Varese.

Una parte importante della cittadinanza e numerose associazioni contestano che la riqualificazione dell’ex fabbrica Aermacchi venga legata a Leonardo, colosso dell’industria bellica che intrattiene rapporti e affari con altre industrie militari, comprese quelle israeliane.

Il progetto prevede la trasformazione dell’ex fabbrica in uno spazio di utilità pubblica. Proprio per questo numerose associazioni hanno inviato al sindaco di Varese una lettera aperta, chiedendo che un progetto destinato alla collettività non venga realizzato attraverso accordi con l’industria delle armi.

Da anni si cerca di imporre la vulgata secondo cui la collaborazione con l’industria militare sarebbe necessaria perché produce innovazione, sviluppo e occupazione qualificata. Ma le risorse destinate al riarmo sono risorse sottratte ad altri settori fondamentali della società: sanità, scuola, ricerca civile, servizi pubblici, tutela del territorio e pubblica amministrazione. Settori che producono occupazione, sicurezza sociale e condizioni di vita migliori e che pongono fondamenta ben più solide per il futuro del Paese.

Investire nella guerra significa costruire un’economia sempre più dipendente dalla guerra.

La pace non è una parola astratta. Raccontare la pace, educare alla pace e soprattutto costruire materialmente condizioni di pace è un processo politico e sociale. Allo stesso modo, presentare la guerra come inevitabile, trasformare il riarmo in “difesa” e abituare la popolazione alla presenza sempre maggiore dell’industria militare nella società significa preparare un futuro nel quale la guerra diventa normale.

Non è un film e non è propaganda: è la realtà che abbiamo davanti.

A Varese cittadini e associazioni hanno scelto di dire NO al sistema di guerra, NO alla normalizzazione dell’industria bellica e NO a chi trae profitto dalla corsa al riarmo.

Sostenere chi si mobilita contro la guerra e per la pace significa anche dare attuazione concreta all’articolo 11 della Costituzione, secondo cui l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.

Il Coordinamento Nazionale No NATO sostiene e appoggia la mobilitazione dei cittadini e delle associazioni di Varese.

Fuori l’industria della guerra dagli spazi destinati alla collettività.


No al riarmo. No al sistema di guerra.
Per una politica di pace e di cooperazione tra i popoli.


Coordinamento Nazionale No Natocoordinamentonazionalenonato@proton.me





mercoledì 16 settembre 2026

4 ottobre 2026: Bicentenario di San Francesco e presentazione del libro "Dal Treja a Treia" di Paolo D'Arpini




In occasione  dell' VIII centenario della morte di San Francesco (1226–2026)  viene presentato il  nuovo libro di memorie "Dal Treja a Treia"  di Paolo D'Arpini in cui l'autore  racconta le sue avventure  vissute  dal 1976 a Calcata,  il famoso borgo della Tuscia,  e successivamente proseguite  a Treia a partire dal 2010 ad oggi.

Nella Sala Multimediale del Comune di Treia, alle ore 17
in Via Cavour, 29 - Centro Storico

 "Dal Treja a Treia -   Viaggio fra bioregionalismo, ecologia profonda e spiritualità laica. Da Calcata alle Marche”.  Il libro, edito da Ephemeria di Macerata, è un'avvincente narrazione del percorso  vissuto dall'autore.
Info: 0733/216293 - 348.7255715

Dalla quarta di copertina: 
Il libro  è un racconto di vita dell’autore Paolo D’Arpini, scrittore e viaggiatore, fra Africa, India e Paesi d’Europa, sempre alla ricerca del Sé più profondo in relazione alle tante esperienze vissute e alle comunità/culture che ha incontrato durante i suoi viaggi e alle sue ricerche spirituali. Nel libro si tratta di quegli argomenti riportati anche nel sottotitolo del volume: bioregionalismo, ecologia profonda e spiritualità laica, termini che, in parte, lo stesso autore ha contribuito a coniare. Le località punti focali dei racconti sono principalmente due, Calcata nella Valle del fiume Treja dove D’arpini ha vissuto, in anni più giovanili, ed è stato uno dei protagonisti di quella comunità di artisti e pensatori che ha reso Calcata famosa in Italia e nel mondo, per poi arrivare a Treia, in provincia di Macerata nelle Marche, dove l’autore vive stabilmente ormai da diversi anni proseguendo la sua ricerca personale intorno ai temi sopra citati e in contatto con le comunità locali. Un’attenzione particolare è rivolta alle attività che l’autore svolge nell’ambito dell’associazione Auser di Treia di cui è socio. 

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Collage di Sergio Orlando

...e con l'inverno viene voglia di fare la "pace"...



Jonathan Powell, consigliere per la sicurezza nazionale del Regno Unito, in seguito al drammatico raffreddamento del clima in Europa,  previsto con l'arrivo del Niño *, ha lanciato un serio allarme per la carenza di combustibili dovuta alla continuazione del conflitto in Medio Oriente. Ma lancia un appello alla comunità europea di non cedere alla tentazione di rifornirsi di gas dal perfido Putin. Come vorrebbero fare il premier della  Bulgaria e quello della Slovacchia che hanno già chiesto di "far pace con la Russia e riprendere ad approvvigionarsi del meraviglioso gas della tundra". 

Anche in Italia, in ambiti governativi, si levano voci di riprendere i rapporti commerciali con la Russia. Ma c'è chi sta peggio di noi, ad esempio in Ucraina dove l'inverno è micidiale e "gli ucraini non si salveranno da un blackout e dal freddo, nemmeno nei villaggi - lo afferma il capo dell'Ufficio per le politiche migratorie dell'Ucraina- trasferirsi dalle grandi città ai villaggi per l'inverno non cambierà nulla, se la Russia dovesse avere come obiettivo quello di lasciare l'Ucraina senza energia e risorse" ha dichiarato Vasily Voskoboinik.


Secondo lui, un esodo di massa è impossibile e non risolverà i problemi legati al lavoro, all'istruzione dei bambini e all'assistenza medica. "Dove può trasferirsi Kiev con i suoi 3 milioni di abitanti? Dove possono trasferirsi Kharkiv, Dnipro, Zaporizhzhia? Non abbiamo un Paese di riserva", ha affermato Voskoboinik.

Le trascorse stagioni invernali,  quando la Russia era stata più misericordiosa, Klitschko aveva  invitato parte dei residenti a lasciare temporaneamente Kiev. Ora ha cambiato idea e sembra inneggiare alla pace con i "cugini" russi.

Da parte sua la Russia ha ripetutamente sottolineato di essere disposta a chiudere il conflitto ucraino, avendo già esposto le sue condizioni, e comunque di   non avere intenzione di attaccare i Paesi occidentali e di non avere alcun interesse a farlo. Tuttavia, se l'Europa, che regolarmente parla di prepararsi a una guerra contro la Russia, attaccasse la Russia, "si tratterebbe di una guerra completamente diversa, e sarebbe molto breve";

Secondo il ministro degli esteri russo, Lavrov, il conflitto ucraino è una diretta conseguenza della politica espansionistica dell'Occidente. "La risoluzione del conflitto in Ucraina prevede il raggiungimento degli obiettivi iniziali dell'operazione militare speciale.  Il raggiungimento di tali obiettivi contribuirà a migliorare la situazione in tutta l'Eurasia e rappresenterà un contributo a un nuovo ordine mondiale. Mentre Zelensky e il regime da lui creato in Ucraina, con una tenacia degna di un impiego migliore, stanno boicottando ogni serio tentativo di accordo",  ha concluso il ministro Sergej  Lavrov.



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)




Commento di Enrico Vigna: “La strategia dell'Occidente di mettere in ginocchio la Russia attraverso la crisi Ucraina sta fallendo. La Slovacchia intende bloccare il piano dell'UE di estendere le sanzioni contro la Russia per 12 mesi”.


martedì 15 settembre 2026

L'Italia alla canna del gas... si prepara al voto nel 2027...

 



In Italia la data delle prossime elezioni nazionali non è stata ancora fissata ufficialmente, ma il dibattito politico si sta concentrando sulla primavera del 2027.
Le prossime consultazioni principali riguarderanno le elezioni politiche per il rinnovo della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, la cui scadenza naturale della legislatura è prevista per l'autunno del 2027.

Diverse fonti interne alla maggioranza e analisi giornalistiche  indicano l'11 aprile 2027 come una delle date più probabili.

Secondo notizie di corridoio, rivelate da alcuni quotidiani nazionali il 14 settembre 2026, il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, starebbe valutando di anticipare il voto in primavera (tra aprile e giugno) sia per mettere in difficoltà le opposizioni sul fronte delle primarie, sia per evitare di sovrapporre la campagna elettorale con la complessa sessione autunnale dedicata alla manovra di bilancio dello Stato. 
 
Si ipotizza inoltre di unire le elezioni politiche alle elezioni comunali previste per lo stesso periodo nel 2027, così da ridurre i costi e concentrare l'affluenza alle urne.  I decreti ufficiali di indizione dei comizi elettorali, che stabiliranno i giorni precisi delle votazioni, verranno emanati dal Presidente della Repubblica solo dopo lo scioglimento formale delle Camere.

(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)



Commento pervenuto via email:

I parametri economici sono pessimi: energia ai massimi: Gas 82 dollari, Petrolio Wti e Brent, 102 e 106 $/b.
Tutti pensano al caro carburanti e tra due mesi arriverà anche il problema per il riscaldamento, gas e gasolio servono anche per quello.

Incertezza anche nelle Borse. IA che era già a rischio bolla, supervalutata, e che, se non rallentasse, con i Data Center distruggerebbe ambiente, energia, risorse idriche e pure risorse finanziarie necessarie a tenere in piedi i debiti pubblici.

Magari la situazione migliorerà un po', ma sarà dura per tutti in Europa e in Italia spendere patrimoni per armi, e anche un po' a caso, mentre aumentano difficoltà economiche per troppi.

Anche con il voto a primavera, cinque sei mesi di governo Meloni e di dibattito nel campo largo non riuscirebbero a gestire la situazione. Solo un governo tecnico sostenuto da finanza, media, UE, riuscirebbe a gestire lo strozzamento  e garantire l'aumento di spese militari.

Forse tra una settimana tutto sarà diverso, ma ora la vedo così, e ve lo scrivo perché il quadro della situazione non è fuori dalla realtà,  anche se un eventuale governo tecnico oggi sembra impossibile.

Ma il rischio c è, saperlo aiuta ad evitarlo?

Marco Palombo



lunedì 14 settembre 2026

Isolando la Russia l'Europa ha emarginato se stessa...

 


domenica 13 settembre 2026

Nuova Delhi. Assemblea BRICS 2026 - Le dichiarazione di Xi Jinping, Vladimir Putin e Narendra Modi...

 

 12 e 13  settembre 2026

Il 18° vertice dei BRICS si è svolto  il 12 e 13 settembre 2026, a Nuova Delhi, in India. I leader dei Paesi membri si sono riuniti presso il complesso congressuale Bharat Mandapam sotto la presidenza di turno indiana, guidata dal Primo Ministro Narendra Modi. 
Si tratta del primo storico incontro in presenza dopo l'allargamento del blocco, che oggi conta 11 membri a pieno titolo (tra cui i fondatori originari e i nuovi ingressi come Iran ed Emirati Arabi Uniti). 
I principali risultati e i temi del vertice
  •  Già nella giornata di sabato 12 settembre, i leader hanno adottato all'unanimità una dichiarazione congiunta. Il primo ministro Modi ha sottolineato l'importanza di questo accordo unanime, che è riuscito a superare le forti divisioni interne (in particolare tra Iran ed Emirati Arabi Uniti) per esprimere una "profonda preoccupazione" comune per il conflitto in Medio Oriente. 
  • Dalle sessioni del vertice e dal parallelo Business Forum 2026 è emersa una forte apprensione per le crescenti misure protezionistiche e i dazi commerciali su scala globale. I leader hanno rilanciato un appello unito per la via diplomatica e contro le sanzioni unilaterali. 
  •  Il tema ufficiale scelto per la presidenza indiana è "Building for Resilience, Innovation, Cooperation, and Sustainability" (Costruire per la resilienza, l'innovazione, la cooperazione e la sostenibilità), guidato dal principio cardine di mettere l'umanità al primo posto (Humanity First). 
Il summit, che vede tra i partecipanti anche il presidente russo Vladimir Putin e il presidente cinese Xi Jinping, rappresenta un banco di prova cruciale per misurare la coesione del gruppo allargato e la capacità dell'India di fungere da mediatore geopolitico ed economico nel complesso ordine globale contemporaneo.