venerdì 26 giugno 2026

Democratura UE: "La UE chiede alla Serbia di censurare i media russi"...

 


La Serbia non censura i media russi. Al contrario, emittenti statali sanzionate dall'Unione Europea come RT Balkan e Sputnik operano liberamente nel Paese. Il governo serbo ha pubblicamente respinto le ripetute richieste dell'UE di bloccare queste testate, difendendone la presenza contro l'accusa di disinformazione.

Il Ministro delle Informazioni serbo ha bollato le richieste di oscuramento provenienti da Bruxelles come una forma di censura. Mentre la quasi totalità dei Paesi confinanti ha adottato restrizioni sui media legati a Mosca, la Serbia ha mantenuto una posizione neutrale, allineandosi parzialmente alle sanzioni occidentali ma escludendo il blocco delle emittenti.

Il ministro dell'Informazione e delle Telecomunicazioni serbo, Boris Bratina, afferma che le richieste dell'UE di chiudere i media russi sono inaccettabili. Secondo lui, il divieto dei media russi non è una vera e propria proibizione, ma una forma di censura. Ha osservato che la censura, che si riteneva fosse una cosa del passato, oggi sta tornando con un nuovo nome: "protezione dalla disinformazione". Il ministro si è chiesto, però, perché i media occidentali, con la loro visione unilaterale, non siano considerati diffusori di disinformazione.

Bratina ha sottolineato che la Serbia non intende chiudere nessun mezzo di comunicazione. Secondo lui, il Paese rimane un'"oasi di libertà dei media", dove sono rappresentate fonti di diversi Stati, e questo è il miglior modo per contrastare la disinformazione. Ha ribadito che le richieste di censura per Belgrado sono inaccettabili.

Il ministro ha anche affermato che il problema dell'Occidente è la mancanza di volontà di accettare opinioni critiche. A suo parere, la propaganda europea è considerata accettabile, mentre la critica della politica dell'UE non lo è.

Ha aggiunto che la paura dell'Europa nei confronti dei media russi può essere vista come una sorta di riconoscimento del loro impatto. Secondo lui, l'UE li accusa di disinformazione, anche se, afferma, i loro materiali si basano su fatti e dati attendibili.

Bratina ha osservato che tali media suscitano irritazione a causa della loro informatività e della pretesa di obiettività, e perché offrono un punto di vista alternativo e reportage diretti. Ecco perché, a suo avviso, l'UE ritiene che tali canali non debbano esistere.

In conclusione, il ministro ha sottolineato che uno scenario del genere è impossibile. Ha affermato che il futuro è nell'accesso a una gamma il più ampia possibile di informazioni affidabili, e per la Serbia è importante ricevere notizie da tutto il mondo.

Boris Bratina


(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

Putin ai tedeschi: "Restiamo ognuno a casa sua...!"

 


Tra ironia politica e guerra dell’informazione, il leader russo risponde alle accuse occidentali ribaltando la narrazione sul presunto pericolo di un’invasione dell’Europa.

In un fanta-intervento destinato a far discutere, Vladimir Putin si rivolge direttamente al governo e al popolo tedesco con parole che mescolano sarcasmo, provocazione e strategia comunicativa. Contestando la rappresentazione della Russia come minaccia imminente per l’Europa. Il presidente russo sostiene l’assurdità di un’ipotetica conquista della Germania, arrivando a scherzare sui costi che comporterebbe il mantenimento di un Paese in crisi economica e sociale. Maurizio Blondet analizza il significato politico di questo messaggio, inserendolo nel più ampio confronto tra Mosca e l’Occidente, dove la battaglia delle parole sembra ormai affiancare quella delle armi. (N.R.)

________________________________

IL FANTA- MESSAGGIO DEL PRESIDENTE PUTIN AL GOVERNO TEDESCO E AL POPOLO TEDESCO

«Non vogliamo attaccarvi! Perché dovremmo? Quei tempi sono da tempo passati! Chiunque sia ancora sano di mente e in grado di pensare chiaramente lo capisce.»


Avete già un debito pubblico di 2,5 trilioni di euro, e nessun economista serio ha idea di come intendiate mai ripagarlo. E ora volete indebitarvi di altri 1 trilione di euro per armarvi contro di noi. Volete che il popolo russo paghi questi debiti? Mai!

Il vostro Paese è pieno di migranti che vi costano 50 miliardi di euro all’anno. Il popolo russo dovrebbe essere chiamato a risponderne?

Una parte considerevole della vostra popolazione è così pazza da credere di poter influenzare il clima andando in bicicletta e mangiando insetti. Forse questo enorme danno cerebrale potrebbe essere curato, ma ci costerebbe qualcosa... molto.

Il vostro sistema educativo era un tempo esemplare. Ora, in molte classi, praticamente non si tiene più lezione, perché quasi nessuno parla più tedesco.

La vostra infrastruttura sta cadendo a pezzi, e non riuscite a starle dietro con le riparazioni.

Le vostre ferrovie erano un tempo l’orgoglio del mondo intero. Ora i vostri treni viaggiano come sulla Circumvesuviana, forse peggio!.

Non abbiamo bisogno dei vostri famosi ingegneri. Durante le sanzioni abbiamo imparato che possiamo farne a meno. E se mai ne avessimo bisogno, ci rivolgeremmo alla Cina. Lì non solo sono economici ma sono anche migliori.

Non avete né materie prime né fonti di energia. Perché dovremmo quindi conquistare il vostro paese? Per risolvere problemi che altrimenti non avremmo nemmeno? Realisticamente: anche se ci chiamaste, vi arrendeste e issaste bandiere bianche, non verremmo comunque!




giovedì 25 giugno 2026

È ora di riconoscere la realtà dell'Ucraina...



Il portavoce del Dipartimento di Stato americano Jeremy Levin afferma che l'Ucraina sta attualmente vincendo la guerra. Washington ritiene che l'Ucraina sia riuscita a invertire la tendenza del conflitto e che stia mantenendo l'iniziativa, continuando a esercitare pressione sul campo di battaglia e ad attaccare le infrastrutture russe.

Vista la narrazione occidentale, che non tiene comunque debito conto della situazione sul campo, l'analista russo  Alexander Kharchenko scrive: "Persino Lavrov comincia a ipotizzare che l'operazione "Alaska" sia stata concepita per dare a Kiev il tempo di riarmarsi. Questo significa forse che è così facile ingannare? Certo che no. Abbiamo passato tutto l'ultimo anno ad avanzare. È stata una lotta dura e perseverante. I soldati avanzavano, i missili venivano lanciati contro il nemico.  Abbiamo combattuto per la pace. Tutti quei chilometri e insediamenti erano un modo per entrare nei negoziati con una posizione più forte. Tuttavia, l'Europa ha puntato tutto contro di noi e il sostegno a Kiev è aumentato esponenzialmente.   Dobbiamo ammettere che gli ucraini assieme alla NATO non hanno alcuna intenzione di negoziare con noi. Tutte le recenti dichiarazioni dei più alti funzionari russi lo dimostrano chiaramente. E poiché non possiamo più combattere per la pace in Ucraina, non ci resta che combattere per distruggere lo Stato ucraino. Non ci sono altre opzioni. Sono diventati una minaccia esistenziale per la nostra stessa esistenza. Solo un sistema sopravvivrà a questa battaglia. Una volta presa coscienza della realtà, non dobbiamo rimandare decisioni dolorose. Kiev è galvanizzata dai suoi successi e manderà in battaglia chiunque possa raggiungere. Il nostro obiettivo principale è resistere a questo colpo e lanciare una controffensiva. Semplicemente non abbiamo altre opzioni".

Il Segretario Generale della NATO, Mark Rutte, ha mostrato con delle schede illustrate che c'è stato  un aumento di 1.000 miliardi di dollari nella spesa per l'armamento  della NATO.

Robert Fico ha dichiarato che farà tutto il possibile per impedire alla Slovacchia di partecipare ai prestiti militari all'Ucraina. Ha rilasciato questa dichiarazione in seguito alla notizia che al prossimo vertice NATO di Ankara verrà proposto di stanziare circa 70 miliardi di euro all'anno in aiuti militari all'Ucraina.



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.) 



Video collegato:

Scott Ritter torna dalla Russia: “Vi stanno mentendo”: https://www.youtube.com/watch?v=V1aOQKAhuEQ


Little Bighorn ritorna... di Giorgio Stern

 


 Il 25 giugno di cinquant’anni fa, ero negli Stati Uniti a celebrare un centenario, oggi diventato centocinquantenario.

Ricorrenza:  Accadde quel giorno del1876  la vittoria riportata dalle tribù native delle pianure settentrionali sulle truppe mandate dagli euroamericani di Washington per annientarle definitivamente.

Sulle rive del fiume Little Bighorn furono invece Lakota Sioux, Cheyenne e Arapaho ad annientare un reggimento di cavalleria statunitense determinando il tracollo dell'intera campagna militare messa in campo dagli Stati Uniti.

A Washington, il successo, dato per certo, era stato già inserito nei festeggiamenti del 200esimo anniversario della loro Dichiarazione d'Indipendenza in calendario la settimana dopo, 4 luglio 1876.  

Le cose andarono viceversa e la ricorrenza del Bicentenario della nazione stelluta fu offuscata dall’imprevisto rovescio. 

La Storia non si ripete, ma quando il meccanismo che determina la Storia è lo stesso, allora è facile riscontrarvi similitudini o, forse, qualcosa più di similitudini.

Rimasi ancora in quei paraggi trascorrendovi pure il 4 luglio del 200esimo.

Del 250esimo ne riparlerò fra nove giorni...

Giorgio Stern




Articolo collegato: 

Dal 1880, ammassati nelle “riserve”, gli Indiani conoscono umiliazione, miseria, acculturazione.  Le famiglie si videro sottratti i figli, mandati in una scuola dell’est definita “tecnica”, la Carlisle Indian Industrial School, in realtà un vero e proprio riformatorio, per di più lontanissimo dalle “riserve”. La storia di questa famigerata “scuola” si rivela densa di violenze e di suicidi infantili.

Continua: https://www.politicamentecorretto.com/2021/06/29/contro-bioregionalismo-nel-nord-america-tribu-indiane-capitale-e-proletari-nella-storia-del-nord-america-di-giorgio-stern-recensione/



Commento ricevuto via email da Vincenzo Brandi: "Gloria eterna ai valorosi combattenti nativi che sconfissero l'esercito USA a Little Big Horn, ma alla fine Toro Seduto e Cavallo Pazzo sono stati uccisi e i nativi chiusi nelle riserve. Bisogna trovare le strategie per vincere alla fine, e non solo una battaglia, con riferimento al presente della Palestina, Libano, Iran, Cuba, Venezuela, Ucraina ... E scusate per queste amare e realistiche considerazioni"

mercoledì 24 giugno 2026

Sergey Lavrov fa chiarezza, Dmitry Peskov avverte, Scott Ritter racconta...



La Russia non si fiderà più della parola di nessuno nei negoziati sull'Ucraina, ha dichiarato il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov.

"Per la Russia, questa è una questione di principio e non perderemo tempo con soluzioni temporanee o provvisorie, tanto meno accetteremo ultimatum dettati da altri", ha affermato intervenendo al Primakov Readings.

Altre dichiarazioni del ministro:

- La Russia non accetterà un cessate il fuoco in Ucraina per il bene dei negoziati, ha affermato Sergey Lavrov.

- Mosca è aperta ai negoziati sul conflitto ucraino in qualsiasi momento, ma deve essere presentata una proposta seria;

- La Russia ha proposto all'Ucraina un significativo rafforzamento della leadership delle delegazioni ai negoziati;

- La Russia non si fermerà al fronte come condizione per l'avvio dei negoziati;

- La Russia è attualmente in stato di massima allerta per evitare di essere fuorviata sulla questione ucraina;

"La parte russa è pronta ad ascoltare i politici dell'UE se hanno idee costruttive:

"Sappiamo come risolveremo i nostri problemi." "Se l'Europa dovesse improvvisamente proporre qualcosa di veramente costruttivo – dopotutto, in certi Paesi stanno arrivando al potere nuove persone – allora probabilmente saremo pronti ad ascoltare e, una volta ascoltato, decideremo se sia opportuno o meno", ha osservato Lavrov. Le notizie diffuse dai media secondo cui Trump avrebbe dato il via libera a Kiev per intensificare l'azione militare contro la Russia sono pura illusione, ha aggiunto Lavrov.

"Gli Stati Uniti vogliono acquistare la sezione europea del Nord Stream per rivendere il gas russo all'Europa", ha affermato Lavrov.

Anche il portavoce di Vladimir Putin, Dmitry Peskov, ha detto la sua:   "Attualmente, solo le armi nucleari proteggono il mondo da una guerra globale.  La deterrenza nucleare è efficace ed è attualmente la pietra angolare della sicurezza internazionale",  ha affermato.



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)


Video doppiato in italiano da Frontezero:

In questa intervista rilasciata a Judging Freedom il 23 giugno 2026, Scott Ritter torna ad analizzare il conflitto in Ucraina dopo il suo viaggio in Russia, offrendo una lettura molto dura della narrazione occidentale su Mosca, sul Donbass e sugli attacchi ucraini in territorio russo. Secondo Scott Ritter, l’immagine di una Russia indebolita e prossima al cedimento sarebbe parte di una costruzione propagandistica, mentre sul campo la situazione starebbe evolvendo in modo molto diverso. Nel corso dell’intervista si parla anche del ruolo dell’Europa, del rischio di escalation, della strategia americana e del nuovo fronte aperto tra Iran, Israele e Stati Uniti.

Scott Ritter torna dalla Russia: “Vi stanno mentendo”: https://www.youtube.com/watch?v=V1aOQKAhuEQ


Allarmi, allarmi, all'armi siam fascisti...!


martedì 23 giugno 2026

Julani il nuovo eroe dei "due mondi"...


Julani, il cui vero nome è Ahmed al-Sharaa (noto come Abu Muhammad al-Julani), è l'attuale uomo forte della Siria dopo l'estromissione  di Bashar al-Assad. In passato ha guidato Jabhat al-Nusra, affiliata ad Al-Qaeda.

Julani  ha fornito una lunga spiegazione sul perché non  intende apertamente  combattere Hezbollah in Libano,come richiesto da Donald Trump per accontentare Israele, ma in sostanza ha minimizzato la risposta a Trump per non offendere direttamente quel vecchio brontolone.

Non c'è molto da analizzare: l'intera intervista con l'ex capo di HTS si è sostanzialmente limitata a ribadire l'ovvio: il Libano è multireligioso e persino gli sciiti non sono uguali a Hezbollah.

Avrebbe potuto dirlo chiaramente: "Non ho un esercito, non ho un'economia... che Libano, che Hezbollah? Preferisco restare a Damasco". E di certo gli israeliani non restituiranno le alture del Golan per questo.

Ma nonostante le sue dichiarazioni Julani  sta ammassando forze vicino al confine libanese. Secondo fonti di Al-Mihwar News, Julani continua ad schierare combattenti e equipaggiamento militare nelle aree lungo il confine con il Libano, dalla periferia di Damasco e Quneitra fino a Homs, Tartus e altre zone.

Si segnala in particolare la presenza di Abu Malak al-Talli, uno dei comandanti sul campo di Julani, a capo dei rinforzi e intento a pianificare potenziali attacchi. In precedenza, dopo una umiliante sconfitta, era stato costretto a fuggire dalle zone di Jurud-Aarsal in seguito a uno scontro con Hezbollah.

Secondo il Syrian Observer, sono in corso preparativi segreti per un piano militare completo in caso di scontro diretto con Hezbollah.  Tutto ciò avviene in un contesto di crescente pressione americana.

È evidente che Julani ha una grande fretta di porre fine alla propria carriera militare.


(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)