martedì 13 ottobre 2026

Gli USA all'Ucraina: "Zitti e mosca... o vi bloccheremo le informazioni dell'intelligence"

 


Gli Stati Uniti hanno rifiutato categoricamente di offrire qualsiasi contropartita all'Ucraina in cambio della sospensione degli attacchi contro le raffinerie di petrolio russe. Durante i negoziati svoltisi a Miami, i rappresentanti statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner hanno chiarito alla delegazione di Kiev che non intendono concedere alcun corrispettivo economico, politico o militare.   L'amministrazione Trump attribuisce agli attacchi ucraini l'impennata dei prezzi del diesel sul mercato globale e statunitense. Per costringere Kiev a fermarsi, Washington ha minacciato misure drastiche, tra cui il blocco delle forniture di armi e l'interruzione della condivisione di informazioni d'intelligence.

"Gli Stati Uniti stanno già facendo abbastanza per l'Ucraina": Washington si è rifiutata di promettere concessioni a Kiev in cambio della cessazione degli attacchi alle raffinerie russe -  scrive il NYT.

Durante i negoziati, la delegazione ucraina ha sollevato la questione della revoca delle sanzioni americane sul gasolio russo e ha cercato di capire cosa Kiev otterrebbe in cambio della rinuncia agli attacchi alle raffinerie russe.

In risposta, i negoziatori americani hanno ricordato la fornitura di informazioni di intelligence all'Ucraina, affermando che gli Stati Uniti stanno già fornendo un sostegno sufficiente e non sono obbligati a fare ulteriori concessioni. Allo stesso tempo, Washington ha chiesto di cessare gli attacchi alle raffinerie russe, senza offrire alla parte ucraina nuovi impegni reciproci, secondo quanto riportato dal The New York Times.

Il dibattito sull'acquisto di prodotti petroliferi e sul rispetto delle sanzioni (contro la Russia) è complesso e vede spesso scambi di accuse tra l'Unione Europea e gli Stati Uniti.

"I Paesi europei sono essi stessi acquirenti attivi di petrolio e prodotti petroliferi russi", ha dichiarato Peskov.

"La Federazione Russa vende i suoi prodotti competitivi, le risorse energetiche, sui mercati mondiali e continuerà a farlo", ha aggiunto il portavoce del presidente Putin.


(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

"Coordinamento No Riarmo per Fuori l'Italia dalla guerra..."


1. Designazione del gruppo provvisorio per l’implementazione del comitato nazionale unitario Fuori l’Italia dalla guerra. Definizione dei suoi compiti immediati.

[La composizione del gruppo provvisorio dovrebbe contemperare la rappresentanza territoriale con quella di soggetti collettivi]

Esso può organizzarsi in sottogruppi per

- comunicare a giornali cartacei e on line, media e siti la proposta “Fuori l’Italia dalla guerra”. Avviare un dibattito pubblico sulla proposta

- fare una ricognizione dei soggetti collettivi e singole personalità – a livello nazionale centrale, e locale nei territori cui indirizzare la proposta del comitato e con cui avviare i nostri incontri

- individuare e promuovere iniziative a carattere nazionale. Potrebbero essere presidi o cortei che si svolgono contemporaneamente in decine di città, combinando insieme il locale e il nazionale

- elaborare una bozza di statuto del comitato, che favorisca al massimo la rappresentanza plurale, l’inclusività, la partecipazione attiva, dei diversi soggetti che andranno a comporlo, e al contempo l’efficacia delle decisioni e l’operatività  - altro …

2. designazione del gruppo che interloquirà il 15 ottobre  ore 21:00 con i promotori della manifestazione nazionale del 24 ottobre 2026  a Roma che ha come parola d’ordine “Fuori l’Italia dalla guerra”

 



 MERCOLEDÌ 14 OTTOBRE 2026 – ORE 21:00

Riunione del Coordinamento nazionale NO Riarmo

Iscriviti per questa riunione:   https://us05web.zoom.us/meeting/register/b3iY2Nd5T2mmDffWI-C-Zg

Dopo l’iscrizione, riceverai un’email di conferma con le informazioni necessarie per entrare nella riunione.

 

lunedì 12 ottobre 2026

Gasolio... cosa non si fa per te...?

 


Gli Stati Uniti hanno minacciato di interrompere le forniture di armi e di informazioni di intelligence all'Ucraina, se Kiev non interromperà gli attacchi contro le raffinerie di gasolio  e altre infrastrutture energetiche russe. Lo riporta il Financial Times, citando funzionari europei. Secondo la pubblicazione, "i rappresentanti degli Stati Uniti stanno telefonando a Kiev e a tutti in Europa".

Washington ha inoltre avvertito della possibile interruzione del funzionamento del meccanismo PURL, che consente ai Paesi della NATO e ai partner dell'Alleanza di pagare l'acquisto di armi americane per l'Ucraina.

In precedenza, il Segretario Generale della NATO, Mark Rutte, durante una delle ultime riunioni online del gruppo di contatto che coordina le forniture di armi a Kiev, ha sottolineato che gli alleati hanno destinato più di 10 miliardi di dollari all'acquisto di armi americane per l'Ucraina nell'ultimo anno.


Intanto Witkoff e Kushner hanno rinviato il loro viaggio programmato a Mosca fino a quando non sarà chiaro se l'Ucraina e gli europei siano disposti ad accettare una nuova proposta unificata per Putin.  Lo riportano i media americani.

Nel frattempo, gli ucraini riferiscono che la tregua energetica si è tradotta in ulteriori richieste di risarcimento da parte di Mosca: queste vengono "consegnate" a Kharkiv sotto forma di bombardamenti alle fonti energetiche.

È interessante anche l'ammissione di Kuleba: afferma che l'Ucraina affronterà un inverno difficile. Ma, a suo dire, il costo di questa sopravvivenza sarà "molto più alto dell'anno scorso".

Von der Leyen decide di incoraggiare Kiev: promette un finanziamento immediato per missili e droni. E questo significa che i tassi di approvazione dei politici europei saranno ancora più bassi. E sanno di avere ragione di preoccuparsi: le elezioni presidenziali in Germania sono previste per il 27 gennaio, le elezioni regionali per la primavera. In primavera si terranno anche le elezioni presidenziali in Francia, in estate quelle parlamentari. Quindi, è lecito aspettarsi sempre più proteste, come la rivolta degli studenti a Parigi, e risultati negativi.



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

Xi Jinping disse: "Abbiamo una sola Terra..."


La frase comparve nella lettera inviata in occasione della Giornata mondiale dell’ambiente, celebrata nel 2019 a Hangzhou, in Cina. Nel messaggio, il presidente cinese sosteneva che la protezione dell’ambiente e lo sviluppo sostenibile fossero responsabilità condivise tra i Paesi: "Abbiamo una sola Terra!"

Il dettaglio interessante è che quelle parole arrivavano da una nazione che, nello stesso periodo, stava ampliando enormemente anche le proprie ambizioni nello spazio.

La Cina oggi possiede una propria stazione spaziale, sviluppa missioni scientifiche sempre più complesse e studia nuovi modi per osservare mondi lontani dal nostro. Ma esplorare altri pianeti e proteggere quello in cui viviamo non sono necessariamente obiettivi in contrasto. Anzi.

Più conosciamo lo spazio, più diventa evidente quanto siano particolari le condizioni che permettono alla Terra di ospitare la vita umana.

Possiamo progettare missioni verso la Luna, studiare Marte e cercare pianeti simili al nostro. Ma nessuno di questi luoghi rappresenta oggi un’alternativa concreta alla casa che già possediamo. Ed è forse questo il significato più interessante di quella frase.

La tecnologia può portarci sempre più lontano. La responsabilità, invece, comincia esattamente sotto i nostri piedi. 

Alicanthe







domenica 11 ottobre 2026

Unione Europea: "Qualcuno volò sul nido del cuculo...!"

 

(continua ad libitum)


Ritengo che -vada come vada- una generosa serie di copertine, titoli di quotidiani e riviste del tempo in cui viviamo vada conservato e catalogato, analizzato: classificato per utilizzo in scienze della comunicazione.

Per spiegare l'illusione in cui si vive: una civiltà come quella della comunità europea, fondata apparentemente su pacifismo e valori progressisti/liberali che ha preteso di cacciare in gola ai propri cittadini per una generazione, passa all'isteria collettiva nel giro di una manciata di anni. Per dirla in altre parole: tollerante e benevola fintanto che non aveva veri rivali (non ne ha avuti per decenni), ma nel momento in cui questi si manifestano, allora inizia il delirio.

Come la classe BENESTANTE la quale - ormai ebbra del proprio benessere che la separa dalla durezza del mondo reale - spande per anni consigli di saggezza a tutti, predicando le migliori qualità umane, di come occorre essere tolleranti col prossimo: tutto questo finché non arriva il giorno della difficoltà, quando si ritrovano messi con le spalle al muro da un nemico che attenta ai loro privilegi sociali... allora a quel punto, il mostro salta fuori, ovvero tutti bravi borghesi si armano fino ai denti contro l'apocalisse (anzi in realtà cercandola: poiché buona regola delle persona istruite e intelligenti è quella di non aspettare un ipotetico attacco nemico... ma precederlo).

Daniele Lanza




sabato 10 ottobre 2026

"Gasolio a iosa dalla Russia?" Il parere di Francesco Dall'Aglio...

 


Dopo l’ondata di meme qualche riflessione sull’accordo del gasolio...
In primo luogo, non segnala né la fine dell’impegno statunitense nel conflitto a favore dell’Ucraina né la fine delle sanzioni statunitensi alla Russia, solo di quelle sulle esportazioni di diesel e solo per la quantità prevista dall’accordo, non in generale. La quantità prevista dall’accordo, poi, cioè 4.800.000 tonnellate, non è particolarmente alta (anche se a leggere il tweet notturno di Pina Picierno pare che lei, oltre ad aver capito che l’accordo è per 300.000 tonnellate quando invece si tratta solo della prima tranche, le consideri una quantità astronomica, che è il guaio di mettere in posizioni di vertice gente che, letteralmente, non sa quanto costa il pane): coprono più o meno il fabbisogno dell’Italia per due mesi e mezzo, e per gli USA sono meno di nove giorni di consumo. Come incasso per la Russia siamo intorno ai 4.5 miliardi di dollari considerando i prezzi correnti, che potrebbero scendere proprio a seguito dell’aumento di diesel disponibile. Per cui questo accordo non risolve sicuramente il problema del prezzo mondiale né riempie la Russia di soldi, come dicono invece liberali del Twitter che stanotte sono impazziti, né può essere considerato il preludio a un attacco statunitense contro l’Iran visti appunto i volumi che verranno mossi, che non risolvono di certo la situazione mondiale né pregiudicano le posizioni iraniane. Ma, sia per quanto riguarda il diesel che i miliardi di dollari, averne di più è certamente meglio che averne di meno, quindi un senso economico questo accordo ce l’ha sicuramente.
La dimensione diplomatica, ovviamente, è quella più importante. La telefonata tra Trump e Putin è stata piuttosto lunga, e se le dichiarazioni statunitensi si concentrano sulla questione del diesel, apparentemente l’unica cosa importante per Trump, quelle russe invece sottolineano che si è parlato di moltissime cose. Secondo Ušakov (link 1) la telefonata è stata organizzata il 7, quando è stato contattato da Witkoff che lo ha pregato di portare a Putin gli auguri di Trump per il suo compleanno e gli ha detto che Trump avrebbe voluto farglieli di persona: confrontando i rispettivi impegni si è deciso per il 9. Per cui la telefonata, che Ushakov ha definito ‟intensa e, direi, amichevole”, si è aperta con gli auguri e con complimenti reciproci; si è passati poi, da parte russa, a ringraziare Melania Trump per il suo impegno umanitario, in particolare per riunire i bambini alle famiglie dalle quali sono stati separati a causa della guerra. Poi sì, si è parlato di carburanti, argomento sul quale Ushakov ha glissato perché tanto era già stato comunicato dai presidenti, e naturalmente si è parlato di Ucraina. E se nella telefonata precedente si era parlato di riprendere i negoziato trilaterali dopo le elezioni russe, ora la posizione russa è cambiata a causa degli attacchi ucraini nei giorni delle elezioni, per cui bisognerà valutare come riprendere i negoziati, posizione che, a detta di Ushakov, Trump ha compreso e ha promesso di comunicare alla parte ucraina.
In conclusione si è parlato di Iran, dato che Putin aveva incontrato Pezeshkian il giorno prima, incassando l’apprezzamento di Trump per il coinvolgimento russo nei tentativi di risoluzione del conflitto, e di Aleksander Ovečkin e del suo contributo all’hockey mondiale (Ovečkin, per chi non lo sapesse, è l’ala sinistra dei Washington Capitals che detiene il record di reti segnate nella NHL e recentemente si è trovato esposto a critiche pesanti negli USA e non solo, per uno spot elettorale girato a favore di Putin che, nonostante le richieste ucraine, non ha avuto alcuna ripercussione sul suo contratto). Da qui in poi ho la netta sensazione che Ušakov abbia iniziato a prendere in giro i giornalisti, dicendo che i due non volevano chiudere la telefonata né agganciare il telefono per primi, e alla fine hanno chiuso insieme, nello stesso momento. Alla domanda più importante, però, ovvero se gli USA avessero fatto concessioni alla Russia in cambio del gasolio, Ušakov non ha risposto.
Ha commentato anche Peskov, molto più sinteticamente, prima enfatizzando il ruolo di Putin come portavoce delle posizioni iraniane, specificando che ha comunicato a Trump la posizione iraniana per una risoluzione pacifica del conflitto in accordo con quanto deciso insieme a Pezeshkian (link 2) e poi riferendo che la maggior parte della conversazione è stata dedicata all’Ucraina e che Putin ‟ha accolto con favore alcune proposte americane riguardanti misure volte alla de-escalation”, senza ovviamente specificare quali (link 3).
Insomma, le uniche due cose che avremmo voluto sapere Ušakov e Peskov non ce le hanno volute dire. Ma che l’accordo sul diesel non sia una cosa che è stata improvvisata ieri è ovvio, così come è ovvio che conviene ad entrambi, per motivi diversi. Che un ‟oil deal” fosse in discussione tra le parti era noto da tempo, ma non era chiaro se e come si sarebbe concretizzato. E perché si concretizzasse gli USA avevano fatto alcune pressioni sull’Ucraina perché smettesse di attaccare le raffinerie russe, cosa che non è avvenuta. Secondo la ricostruzione di Barak Ravid per Axios (link 4), l’Ucraina ha ignorato per sei volte le richieste statunitensi, e proprio questo ha portato all’accordo USA-Russia sul diesel. Witkoff e Kushner hanno così comunicato alla delegazione ucraina arrivata a Miami per un nuovo round di colloqui che Trump avrebbe di lì a poco sentito Putin e avrebbe tolto le sanzioni sul diesel, perché gli attacchi alle raffinerie ‟fanno male alla Russia, ma fanno male anche agli USA”. Secondo un anonimo diplomatico ucraino citato da Ravis, gli USA avrebbero anche minacciato di sospendere la condivisione di intelligence con l’Ucraina se gli attacchi non fossero cessati, cosa che è invece negata da un’altra fonte anonima, stavolta statunitense.
I colloqui, apparentemente, erano iniziati bene, con la discussione di una serie di misure per la ricostruzione dell’Ucraina e di garanzie di sicurezza reciproche per Ucraina, Russia e paesi europei, prima che la situazione precipitasse per la decisione di Trump. La delegazione ucraina ha lasciato quasi subito Miami, anche se era previsto un altro giorno di colloqui, per fare ritorno a Kiev e discutere con Zelensky i nuovi, inaspettati e sgraditissimi sviluppi. Lo stesso Ravid ha intervistato telefonicamente Zelensky (link 5), che ovviamente ha reagito con molta durezza: l’accordo ‟non è giusto e non è onesto”, perché non porta con sé, come voleva l’Ucraina, una tregua per gli attacchi alle infrastrutture energetiche. Esprime debolezza da parte statunitense, ha continuato, e gli sembra una ‟Alaska numero due” che non aiuterà l’Ucraina e non aiuterà nemmeno gli USA. La preoccupazione a Kiev è palpabile, e non potrebbe essere altrimenti. Nonostante tutto, però, anche stanotte due raffinerie russe sono state attaccate, a Rostov e a Samara: segno abbastanza evidente che, ormai, l’Ucraina non ha più niente da perdere.

Francesco Dall'Aglio


Donald Trump: "Gasolio russo? Piatto ricco mi ci ficco!"

 


News da prima pagina che ti piove sui notiziari letteralmente a sorpresa, costringendo per i capelli ora l'intera "brigata" degli analisti del web e a fare i salti mortali per spiegare l'inciucio a mezzo mondo di lettori (...). Il fatto è presto detto, chiunque sappia leggere a quest'ora lo conosce: Washington firma una sospensione delle sanzioni sul petrolio russo fino all'aprile prossimo per favorire un afflusso di milioni di tonnellate di diesel per il proprio fabbisogno.
INTERPRETARE correttamente la mossa è un altro paio di maniche, chiaramente.
Dunque: a monte di ogni altra considerazione occorre tener oggettivamente presente la prospettiva statunitense delle cose, o meglio la posizione del suo leader di fronte al proprio paese. Il buon vecchio Donald a quasi a metà del suo mandato (il tempo vola), dopo un pittoresco teatrino biennale di dichiarazioni roboanti, gesti clamorosi e colpi di scena... si ritrova in realtà con ben poco in mano: il conflitto russo/ucraino non è affatto risolto e rischia di evolversi da un momento a un altro in una guerra come il suolo europeo non ne ha viste dal 1945 all'alba di oggi. A questo anzi, si aggiunge una seconda grande guerra alle porte nel medio-oriente contro un nemico (l'IRAN) che a differenza di altri non è possibile l'invasione, prospettandosi quindi uno stato di ostilità prolungato con spesa militare proibitiva. I rapporti con l'Europa infine, compromessi in una spirale di incomprensione ed imbarazzi come non è esistita mai dalla nascita dell'Alleanza Atlantica (dichiarazioni sulla Groenlandia, rapimento di Maduro, doppio standard con Israele, etc.). Tutto questo di fronte ad una Cina inarrestabile (...).

Ecco, la cultura americana è capace certo di eleggere un giocoliere come Trump, ma è anche la stessa cultura che in fondo guarda ai fatti in modo inesorabile: il primo biennio trumpiano è quanto descritto nella manciata di righe sopra, a conti fatti e l'opinine pubblica non è tanto rimbecillita da non vedere i fatti basilari. Insomma il leader della Casa Bianca deve ASSOLUTAMENTE fare qualcosa e subito (il test intermedio delle elezioni mid-term lo impone) e si fa quindi cosa si può fare... si porta a casa un successo rapido dal risultato concreto (abbassamento dei prezzi).

Rivolgersi a Vladimir con cui è in "ottimi rapporti" è la mossa ideale: i milioni di tonnellate di petrolio li ottiene subito e intanto fa felice il Cremlino il cui sistema di raffinerie è oggettivamente sotto pressione da molti mesi ormai.

Trump a ben vedere da svariate settimane rompeva le scatole con la storia dei prezzi del petrolio, arrivando anche ad avvertimenti diretti a Kiev (sistematicamente ignorati): ebbene ora ha risolto il caso, a modo proprio come al solito.

MORALE?
Beh... semplificare (non semplicisticamente!) un groviglio del genere: D. Trump con la sua mossa fulminea si para il sedere alle elezioni mid-term, puntellando quindi la situazione INTERNA al paese che è quanto gli premeva assolutamente sul momento. L'impetuoso sovrano della Casa bianca trovandosi alle strette ha pensato prevalentemente a questo, senza dedicare altrettanta attenzione alle ripercussioni ESTERE di una mossa come questa poteva suscitare (d'altro canto è un presupposto tutto europeo che gli debba interessare: Trump appartiene ad una corrente dichiaratamente isolazionista e da tale prospettiva le reazioni estere - fossero pure degli "alleati" - sono una preoccupazione secondaria, cosa che gli zelanti leader europei sono tardi a comprendere ).

Perché in sostanza le prime pagine dei notiziari di stamane lasciano di stucco mezzo mondo occidentale: Zelensky completamente attonito (di merda, diciamo) che non sa che pesci pigliare, dal momento che questo annuncio OBBLIGA de facto la sua aviazione a mollare le raffinerie russe (e questa era l'unica iniziativa bellica che fosse ancora in grado di mettere in atto con quanto l'occidente gli regala), altrimenti si rischia lo scontro direttissimo con Trump. Fa quasi pena la posizione di Kiev (...).

L'UE per l'ennesima volta sorvolata, bypassata......umiliata dall'iniziativa americana che si attiva a sorpresa come se gli "alleati" nemmeno ci fossero: Washington ordina per anni di sostenere Kiev e ridurre la dipendenza energetica dalla Russia a costo di rimetterci....ma quando sono gli USA in difficoltà allora loro hanno la facoltà di rivolgersi a Mosca e commerciare liberamente con loro (insomma siamo di fronte ad una ammissione scritta della sudditanza totale dell'Europa politica di Bruxelles, siamo alla nullità morale di fronte ai propri cittadini).

Conclusione:
La guerra in ucraina non è terminata, ma l'episodio chiaramente non depone bene in merito all'attitudine statunitense in corso: la mossa è chiaramente determinata da necessità di politica interna, ma può tornare utile anche come avvertimento alla giunta di Kiev, facendo loro capire che l'interesse americano se ne sbatte di quello ucraino, per dirla bruscamente. Il messaggio indiretto è chiarissimo "Possiamo riprendere i rapporti economici con Mosca, abbiamo facoltà di annullare le sanzioni in ogni momento lo vogliamo. Se Kiev non si muove con la pace, allora tali iniziative potrebbero replicarsi e divenire sempre più frequenti". Washington vista la propria posizione non può togliere il sostegno a Kiev di colpo, direttamente... ma può progressivamente ricorrere a colpi di mano come quello di oggi (e in effetti non è escluso che ce ne siano altri in futuro).

I mediatori ucraini del resto sono a MIAMI in questi giorni e occorre far capire loro coi fatti che esiste un limite (nella giunta di Kiev è infatti un dogma di fede quello secondo cui gli aiuti occidentali e le sanzioni contro Mosca non termineranno mai: forse da oltreoceano si è deciso che è tempo sfidare tale presupposto).
In breve... per l'inverno in arrivo, gasolio per gli USA e respiro per Mosca e rovina colossale per Kiev (dato che lo stato maggiore russo non concederà tregua: l'accordo con gli americani non annulla l'imperativo militare di non dare un filo di respiro alle forze ucraine le quali in assenza di trattato di pace utilizzerebbero una qualsiasi tregua solo per prendere tempo. Il momento di trattare è adesso prima che sia tardi.

Daniele Lanza