martedì 1 settembre 2026

Cos'è lo "stato ebraico sionista"...? Ce lo spiega L'Espresso!

 

Ben-Gvir, ebreo di origine irachena, ministro  dello "stato ebraico sionista".


Per comprendere cosa sia lo "stato ebraico sionista" è necessario sapere cos'é il "sionismo".

Su L'Espresso,  dal 7 al 10 settembre 2026 in quattro puntate: "Il sionismo in breve".

Una forca al centro di un reparto carcerario e, tutt’attorno, cabine da cui i parenti delle vittime potranno guardare. È il cantiere che il ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir ha voluto mostrare il 18 agosto u.s: un’area per le esecuzioni per impiccagione dei palestinesi condannati per terrorismo, in allestimento dentro il braccio della morte di una prigione del centro di Israele.


“Avevo promesso di peggiorare le condizioni dei terroristi nelle carceri e abbiamo mantenuto la promessa - ha dichiarato Ben-Gvir su Telegram -. Avevo promesso di approvare la legge sulla pena di morte per i terroristi e l’abbiamo fatto. E ora anche il braccio della morte e l’area per le esecuzioni stanno prendendo forma”.


Le “cabine di osservazione” saranno riservate alle vittime del terrorismo e ai loro familiari, che potranno assistere alle impiccagioni “come avviene in molti Paesi”, con permessi di ingresso dedicati. L’ubicazione esatta del sito non è stata resa nota: nel reparto verranno trasferiti i condannati in attesa dell’esecuzione e la forca sarà collocata al centro dell’ala. “Stiamo facendo la storia”, ha sottolineato il ministro. “I nostri terroristi meritano una sola cosa: la morte per impiccagione”. Il messaggio è arrivato in un video girato davanti al cantiere, a poco più di due mesi dalle elezioni politiche fissate per il 27 ottobre.


È l’ultimo capitolo di una battaglia che Ben-Gvir conduce da quando è entrato al governo. Il leader di Otzma Yehudit ha spinto per la legge sin dall’inizio del suo mandato, indicandone l’approvazione come condizione dell’accordo di coalizione con Benjamin Netanyahu, e ha poi legato a essa anche il sostegno del partito alla legge di bilancio. Quando il testo superò la prima lettura, nel novembre 2025, festeggiò distribuendo dolci ai parlamentari - l’immagine diventata simbolo di quella campagna. Fino a quel momento il provvedimento era stato frenato dai vertici politici e di sicurezza, che temevano ripercussioni sui negoziati per la liberazione degli ostaggi israeliani a Gaza.


La foto soprastante  e l'articolo sono ripresi da l'Espresso su segnalazione di Giorgio Stern

 


La nuova ostia



lunedì 31 agosto 2026

Russia. Il 20 settembre 2026 si svolgono le elezioni parlamentari...



Già si comincia a parlare delle prossime elezioni parlamentari  del  20 settembre 2026 che segneranno un passaggio inedito per la Federazione Russa: saranno infatti le prime consultazioni per il rinnovo della Duma dall'inizio dell'Operazione Militare Speciale in Ucraina. In un clima inevitabilmente dominato dal conflitto, il partito di maggioranza Russia Unita ha  celebrato il congresso nazionale alla presenza di Vladimir Putin, tra le polemiche occidentali che accusano la Russia di aver chiuso le porte ai partiti di opposizione.

Ma per la Russia, il riconoscimento da parte dell'Occidente, in particolare dell'Europa,  delle proprie elezioni parlamentari è "una questione secondaria... Gli europei hanno sempre avuto, e continueranno ad avere, un atteggiamento provocatorio nei confronti delle elezioni russe, e si stanno prendendo le misure necessarie per contrastare le inevitabili  strumentalizzazioni e fake news", ha  dichiarato  Dmitrij  Peskov.


Lo svolgimento delle elezioni parlamentari, per il rinnovo della Duma di Stato, è previsto  dal 18 al 20 settembre 2026. Il decreto di convocazione è stato firmato dal presidente Vladimir Putin per rinnovare la camera bassa del Parlamento, i cui 450 deputati rimarranno in carica per un mandato di cinque anni. Come evidenziato dagli analisti dell'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) il voto vedrà una forte centralità del partito di governo Russia Unita.

Per quanto riguarda invece le elezioni presidenziali, le ultime si sono svolte a marzo 2024 con la riconferma di Vladimir Putin. Salvo variazioni, le prossime consultazioni per la scelta del Presidente della Federazione Russa si terranno nel 2030.


(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

Il triangolo Trump/Putin/Zelensky... o accelerazione del conflitto tra Ucraina NATO e Russia...?

 

Il triangolo...

La guerra cambia marcia e se ne intravede l’orizzonte (non necessariamente pacifico). Dopo due giorni di speculazioni è emersa la ragione (ufficiosa) della visita del direttore della CIA a Mosca: si vorrebbe un incontro a 3, vale a dire Trump/Putin/Zelensky. Questo senza tuttavia corroborare la proposta di alcun contenuto sulle eventuali condizioni di pace il che sconcerta, sollevando più interrogativi di quanti non ne chiuda: perché mandare la testa dei servizi segreti americani nella tana dell'orso per comunicare poco più che nulla ?! 

Perché non la più consueta e rapida telefonata Trump-Putin? La logica basilare ci dice che le ragioni sono di riservatezza, onde fare promesse che non si possono divulgare all’opinione pubblica, oppure per intimidire  la Russia grazie alla presenza di un messaggero (tradotto in italiano: "ratto nel precipizio")  che incarna il servizio spionistico più potente del globo (...). 

Ebbene, supponendo che il messaggio di Ratcliffe fosse una delle due cose, allora dalla reazione del Cremlino che si legge da oggi, non sembra verosimile alcuna: Peskov ribadisce che l’incontro avverrà sì... ma solamente per stabilire la fine vera della guerra, cioè con un accordo già stabilito quindi non per facilitare stratagemmi come il cessate il fuoco, ed altro. Questo suggerisce che Mosca non ha ricevuto da Ratcliffe alcuna proposta di interesse (nemmeno in segreto) e al tempo stesso non si è fatta intimidire in alcun modo (se minacce vi sono state. Ergo siamo di nuovo daccapo. 

No, appare sempre più chiaro che il significato più profondo dell’incursione della CIA a Mosca si cela nel contesto generale del conflitto russo/ucraino, il cui andamento reale è in gran parte OSCURATO da massima parte dei mezzi di informazione globale in una specie di circolo vizioso che ormai si perpetua da solo: la situazione generale sta deteriorando sempre più in fretta. Le fondamenta stanno iniziando a muoversi – siamo di fronte ad un mutamento STRUTTURALE della contesa militare in corso – senza che i media abbiano nemmeno facoltà di analizzare la cosa (anzi, peggio le cose vanno, meno le si potrà spiegare).
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Tanto per condensare in due grandi punti il quadro presente nella sua totalità.

A - Da quasi 100 ORE consecutive la capitale ucraina è bombardata chirurgicamente: le sirene della contraerea sono una litania continua – giorno e notte – da quasi 4 giorni. 1500 droni e missili in una singola settimana, di cui moltissimi non intercettati: un’intensità non vista sin dall’inizio del conflitto nel 2022. Il fatto non è certo casuale, ma l’indicatore critico di un vero e proprio cambio di marcia: il Cremlino ha deciso di accelerare il ritmo dell’intero conflitto, come V. Putin in persona si è espresso di fronte alla Duma il mese scorso e nei fatti tutto questo si concretizza indebolendo nell’immediato tutta la rete di comunicazioni ed energetica attorno alla capitale ucraina, stringendola d’assedio (via aria) più di quanto non si sia fatto via terra 4 anni orsono (...).
L’ondata di distruzione dalla capitale si estende anche ad altri centri rilevanti: tutta la fascia portuale rimasta all’Ucraina (Odessa in testa) al fine di tagliare i collegamenti marittimi rimasti (per ricevere armi dall'UE e vendere grano ucraino all'UE), più altre cittadine come Chernigov nel nord. Sembra che la parola d’ordine dello stato maggiore sia quella di ripetere la campagna aerea dell’autunno/inverno scorso, ma amplificata grazie al maggiore numero di missili disponibili nonché dalla minore capacità di resistenza che Kiev può opporre, visto l’indebolimento della propria contraerea che forse ha raggiunto il suo livello di efficacia più basso dal principio del conflitto: il tutto porterà alla disintegrazione delle strutture strategiche in Ucraina (e questa volta in modo quasi totale), più una riduzione sensibile dell’aiuto esterno. In generale un qualcosa che si avvicina a quella “transizione verso la rovina” dello stato nazionale ucraino che era stata evocata un anno fa a questa stessa epoca (...). 

B – Ormai anche il ministero della difesa ucraino (citando fonti dell’intelligence militare) prevede una nuova mobilitazione in Russia: non una mobilitazione generale, ma una replica della mobilitazione parziale del 2022. Si richiameranno al principio 300'000 uomini per l’autunno (dopo le elezioni) e quindi altri 300'000 agli inizi dell’anno che viene: un totale di 600'000 uomini nello spazio di un semestre, il cui necessario addestramento avverrà nel corso di 3/6 mesi per ogni tranche di arruolamento, prima di essere operativi. Se ne ricava che a partire dalla primavera del 2027 si potrebbe materializzare un secondo esercito, parallelo a quello che già combatte ora in Ucraina (le forze russe ammontano complessivamente a 750'000 combattenti al momento presente, dei quali 100'000 nativi dello stesso Donbass). Cruciale come e dove verrebbe impiegata tale nuova massa di militari: improbabile vengano inviati nel Donbass (dove le forze russe sono già numerose e bene o male stanno già prevalendo) onde evitare di inzeppare inutilmente di personale tale fronte.

Detto questo, rimangono solo due opzioni... una sarebbe un corridoio meridionale verso Odessa e quindi alla Transnistria: variante altamente suggestiva (soprattutto per i nazionalisti russi), ma tuttavia assai complessa nella sua attuazione e di sicuro estremamente sanguinosa, pertanto problematica, rischiosa sul piano politico.

Rimane (come si era suggerito il mese scorso), la variante NORD, ovvero la fascia settentrionale dell’Ucraina – da Chernigov fino a Kharkov - che era già stata occupata nei primissimi mesi della guerra. Da parte ucraina si conferma, allarmisticamente, tale previsione arrivando a vedervi un possibile tentativo di invasione della capitale, anche se questo razionalmente è da ritenersi improbabile: un attacco a Kiev non avrebbe alcuna utilità, un alto costo (Lukashenko poi non parteciperebbe) ed è anzi probabile che dallo stato maggiore russo si lasci deliberatamente circolare tale spauracchio in modo da tenere forze ucraine incollate attorno alla capitale in attesa di un’offensiva che non vi sarà mai, distogliendole da altri fronti.

In breve: se già in Donbass le forze ucraine a malapena riescono a reggere (ed arretrando), l’apertura di un SECONDO fronte – all’altezza di Chernigov per dire - analogo per estensione ed intensità al primo, determinerebbe un’incapacità materiale di coprire il fronte da parte di forze ucraine le cui riserve di uomini sono pressoché azzerate.



CONCLUSIONE.
I punti A e B visti nelle righe sopra, combinati assieme, ci informano – in modo aritmetico - che per la primavera/estate del 2027 l’intera macchina industrial-militare ucraina entra in stato di paralisi, proprio nel mentre che Mosca raddoppia letteralmente il numero di risorse umane e materiali impiegate nella guerra: significa che non sarà più oggettivamente possibile puntellare il fronte come si è fatto sinora, salvo un intervento diretto dall’estero. Il profondo pragmatismo americano sa bene che i disastri vanno gestiti PRIMA che esplodano (lasciarli arrivare a quel punto è tardi) pertanto si industriano a farlo per tempo: in questo caso devono farlo adesso, immediatamente. Non aver raggiunto l’accordo l’estate scorsa in Alaska è costato il Donbas (la cui conquista si intravedeva già il settembre scorso col disastro di Pokrovsk e che sarà completata entro un semestre complice il collasso imminente dell’asse Kramatorsk/Slaviansk): non arrivare all’accordo nemmeno adesso avrà invece conseguenze fuori scala perchè al venir meno di una linea del fronte la fascia di territorio ucraino in mano a Mosca potrebbe levitare dal 20% fino al 40% in una manciata di mesi (dopo anni di interminabile attrito: come quando la Germania kaiseriana andò in tilt nel 1918. L’analogia è graffiante, perlomeno agli occhi degli strateghi del Pentagono).
Entro l’estate prossima o si è trovato l’accordo, oppure UE/NATO devono entrare in Ucraina in pieno assetto da combattimento (se potranno, perché saranno soli) onde salvare il salvabile: tertium non datur, opzioni ulteriori sono esaurite. La leadership di Kiev in stato di allucinazione, non se ne rende conto (probabilmente pensando che le potenze occidentali li terranno in vita anche a costo di sacrificare i propri bilanci nazionali), mentre quella di Washington – rapace ma ancora lucida – intravedendo gli sviluppi descritti suda freddo e cerca di anticipare i tempi onde evitare il panico dell’ultimo minuto.

Per questo il direttore della CIA si è recato in Russia sebbene lascia attoniti l’ipotesi che abbia tentato di intimidire qualcuno dall’altra parte, alla luce del quadro militare descritto fin qui. Lascia altrettanto perplessi Zelensky la cui pantomima di buona volontà per tener buono l’alleato americano (“occorre alternativa alla guerra”) assume a questo punto sembianze grottesche.

Questo che viviamo è l'ULTIMO anno di conflitto così come lo abbiamo visto dal suo esordio: non vi sarà un seguito (nel senso che o finisce in modo negoziato oppure inizia un'altra guerra, una diretta tra Mosca e l'Alleanza Atlantica)

Daniele Lanza

Urca


Suggerimenti e commenti:

"Per Chernigov ci sarebbe anche l'obiettivo diciamo "minimo" di eliminare il saliente e pareggiare la frontiera, sempre in prospettiva "fascia di sicurezza". Si potrebbe fare senza mobilitazioni soprattutto senza coinvolgere la Bielorussia..." (Francesco Dall'Aglio)
Risposta di Daniele Lanza: " si potrebbe e di certo l'hanno considerato, ma il problema è di ordine di grandezza superiore a questo punto: l'opinione pubblica in Russia inizia ad esprimere interrogativi (non opposizione, ma interrogativi). Una mobilitazione ha un elevato costo politico e sociale sì........ma anche tirarla per le lunghe (un ulteriore triennio, simile per andamento a quello già trascorso) ne avrebbe uno analogo arrivati dove siamo. Occorre realizzare che anche la Russia (seppur supportata da Pechino) ha un suo limite fisiologico e nessuno stallo del fronte d'altro canto può durare in eterno (il 1918 ha portato al collasso di uno dei due opponenti sul fronte occidentale e se non fosse stato quell'anno sarebbe stato quello dopo, perché ormai si era agli sgoccioli: l'importante per Mosca è non ritrovarsi ad essere il contendente che finisce giù)."
Commento aggiuntivo di Matteo Molignoni: "Potrebbe essere un punto (appunto minimo) negoziabile. Ovviamente nell’ottica attinente alla realtà (e non alle puttanate della propaganda) riferibile ad una Russia che sta “vincendo” rispetto agli obiettivi iniziali che si era prefissata di raggiungere".




domenica 30 agosto 2026

Tucker Carlson: "Chi vuole la fine del mondo deve essere rimosso dal governo..."

 


"Sono stato contrario all'impeachment. Mi sono opposto con forza a entrambi i tentativi di avviare una procedura di impeachment contro Trump. Tutto questo è stato assurdo. Credo nella stabilità. Ritengo che i leader eletti debbano rimanere in carica fino alla fine del loro mandato. Non provo odio personale verso Trump.

Ma, nonostante tutto, non appena un presidente inizia a prendere seriamente in considerazione la possibilità di utilizzare per primo armi nucleari, quella persona deve essere immediatamente rimossa dalla carica.  Perché questo deve essere un limite invalicabile. La distruzione dell'intera umanità con un attacco nucleare... 

Quindi, perché nessuno cerca di rimuoverlo dalla carica, immediatamente? Chiunque sia disposto a tollerare tali discorsi da parte dei propri subordinati o dipendenti, per definizione, non è adatto a ricoprire la propria carica.

Si tratta della distruzione totale del mondo. Ripeto: qualsiasi leader di qualsiasi Paese che proponga di utilizzare per primo armi nucleari, perde il diritto di governare. Deve essere immediatamente rimosso."


Tucker Carlson




Le ragioni:

Il celebre commentatore conservatore Tucker Carlson ha chiesto la rimozione immediata del Presidente Donald Trump, dichiarando che chiunque valuti l'uso di armi atomiche e rischi di scatenare la "fine del mondo" non possa rimanere alla guida degli Stati Uniti.
 
La dura presa di posizione si inserisce all'interno di una rottura drastica e profonda tra il giornalista e l'attuale amministrazione repubblicana:

I rapporti si sono logorati a causa della guerra in corso con l'Iran e della gestione dei piani strategici del Pentagono relativi al nucleare.

L'ex volto di Fox News ha definito il conflitto in Medio Oriente "il passo più folle mai compiuto da un presidente americano", accusando l'establishment e i vertici politici di incompetenza e di star guidando il Paese verso la Terza Guerra Mondiale.
 
A seguito di queste divergenze geopolitiche, Carlson ha formalmente abbandonato il Grand Old Party (GOP) e dichiarato che non sosterrà più il movimento MAGA di Trump.

Sindrome di hubris in Donald Trump

sabato 29 agosto 2026

Gli USA suggeriscono ai loro cittadini presenti in Ucraina di evacuare...


Gli Stati uniti ordinano la partenza delle famiglie dei diplomatici...

Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, dopo aver ordinato la partenza delle famiglie dei diplomatici,   *ha invitato i cittadini americani a non recarsi nel Paese ed a quelli lì presenti di tenersi pronti ad evacuare con mezzi propri...*

Gli attacchi con missili e droni avvengono anche in regioni lontane dalla linea del fronte. Ai cittadini americani in Ucraina si raccomanda di "essere pronti a partire immediatamente, di prestare attenzione agli allarmi aerei e di avere un proprio piano di evacuazione, senza fare affidamento sull'aiuto del governo degli Stati Uniti".

Il livello di allerta rimane al massimo: Livello 4: "Non viaggiare e tornare a casa..."

Intanto Kiev ha ricevuto informazioni dagli Stati Uniti sui recenti  colloqui del direttore della CIA a Mosca.  Zelensky ha dichiarato che "la parte ucraina ha ricevuto informazioni riservate  da Washington sui colloqui che si sono svolti nella capitale russa nei giorni scorsi.  Vi ringrazio per le informazioni e per il tono appropriato della conversazione con la Russia", ha affermato.

Secondo Zelensky, gli Stati Uniti stanno promuovendo una "visione assolutamente realistica" dei prossimi passi e di ciò che è necessario fare.

Intanto L'Italia ha richiesto 8 miliardi di euro invece dei 14,9 inizialmente previsti nell'ambito del programma SAFE, per il riarmo, dopo aver rimandato per diversi mesi la decisione a causa di malcontenti interni al governo italiano riguardo al piano.

Inizialmente, l'Italia aveva previsto di utilizzare i fondi per l'acquisto di veicoli blindati Lynx e carri armati Panther. L'accordo prevedeva la fornitura di 1050 veicoli Lynx e 272 carri armati Panther, per un valore complessivo di 23 miliardi di euro. Tuttavia, a luglio, il ministro della difesa ha dichiarato che ridurrebbero le spese di questo programma del 18%.

Forse si passerà dai blindati e carri armati ai droni...?

"L'Italia sta accelerando una transizione storica verso l'uso massiccio dei droni, trasformando radicalmente il comparto della difesa militare, della sicurezza interna e i regolamenti civili..."


(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

Fedorov, l'ex ministro ucraino tecnologico, dismesso in Ucraina assunto in Italia...

 

Welcome Fedorov

L'ex ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov ha assunto il ruolo di "advisor" per l'innovazione del ministero della Difesa italiano, collaborando direttamente con il ministro Guido Crosetto.

Fedorov, considerato il "mago dei droni" per aver rivoluzionato le strategie tecnologiche di Kiev contro la Russia, è stato rimosso dal presidente Volodymyr Zelensky a metà luglio 2026 dopo forti tensioni con i vecchi apparati militari. Il 28 agosto 2026, l'Italia ha ufficializzato la sua nomina.

I dettagli dell'incarico in Italia:
Ruolo: Consulente esterno (Advisor) per l'Innovazione della Difesa.
Aree di competenza: Sviluppo di droni, sistemi unmanned (senza pilota), difesa aerea e integrazione dell'intelligenza artificiale nelle tecnologie belliche.  Fedorov ha preferito la proposta italiana rifiutando offerte analoghe avanzate da altri Paesi.

Il contesto del licenziamento in Ucraina:
La rimozione: Zelensky lo ha destituito a luglio 2026, scatenando forti proteste di piazza da parte dei cittadini e dei soldati ucraini, che lo consideravano un elemento chiave per la modernizzazione dell'esercito e il contrasto alla corruzione negli appalti.
 
Lo scontro politico con Zelensky: Dopo la sua rimozione, Fedorov ha continuato a criticare duramente la presidenza ucraina e la gestione dei fondi bellici, arrivando a chiedere formalmente lo svolgimento di nuove elezioni politiche in Ucraina nonostante lo stato di guerra.


Vade retro Fedorov


Post scriptum: 
"L'ex ministro della difesa ucraino Fedorov, dopo l'incontro avuto con Guido Crosetto, ha dichiarato:   "Ho incontrato il ministro della difesa italiano Guido Crosetto. Ho ringraziato Guido per il suo sostegno personale e per la proposta di diventare il suo consigliere per le innovazioni nel settore della difesa. Sono grato per la fiducia e per la partnership strategica. In questo ruolo, contribuirò a sviluppare le tecnologie della guerra moderna e a migliorare il settore della difesa in Italia".


(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)


Integrazione di Francesco Dall'Aglio:

"Mossa non stupida da parte di Crosetto che "assumendo" Fedorov si assicura, o spera di assicurarsi, alcune cose utili. La prima è un filo diretto coi technobros americani che Fedorov frequenta, che sono una manica di sociopatici ma sono una manica di sociopatici pieni di soldi e con accesso ad altri soldi, il che (si spera) potrebbe aprire la strada a qualche contratto vantaggioso anche per alcune nostre aziende tipo, un nome a caso, Leonardo. La seconda, non meno importante della prima, è distanziarsi da Zelensky, la cui posizione è sempre più pericolante, senza però smettere di sostenere l'Ucraina sperando che, se le cose andranno come pare andranno (conflitto concluso diplomaticamente, Zelensky giubilato, nuova guardia al potere in Ucraina e paese trasformato in una gigantesca fabbrica di armi a nostro beneficio) l'Italia possa essere tra i primi a incassare.
Ovviamente, noi essendo noi, non ci guadagneremo nulla. Però l'idea è buona..."

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venerdì 28 agosto 2026

Caro carburanti, non solo guerra, anche segno di crisi dell'era del petrolio...

 


Il tabellone del distributore che vedo dalla finestra di casa mia questa mattina (28 agosto 2026) segnava per il gasolio un prezzo di 2 euro e 11 cent. (Il prezzo medio nazionale del gasolio in Italia si attesta intorno a 2,13 euro al litro sulla rete ordinaria, superando i 2,18 euro al litro in autostrada.)

Ma ormai è evidente che il caro carburanti non finirà quando riprenderà la navigazione dello stretto di Hormuz. 

Quando a fine giugno la tregua ha funzionato, il prezzo del petrolio è precipitato a 70 dollari il barile mentre quello dei carburanti è rimasto alto,  si è capito così che c è un problema di raffinerie, che hanno chiuso in Europa e sono rimaste in Russia e MO. 

Riaprire raffinerie da noi quando si pianifica di dismettere i motori a combustione interna ? Sarebbe lungimirante ?

Intanto l'Iea ci ha detto che una volta finita la guerra il petrolio vedrà una offerta superiore alla domanda  e la vendita di auto elettriche aumenta: in Europa una su 4 acquisti, in Italia una di 10.

l'Opec ha sempre tenuto alti i prezzi del petrolio limitando la propria produzione, ma ora gli Emirati Arabi sono usciti dall'Opec. Avrà la stessa forza l'alleanza dei paesi produttori?

Probabilmente la forbice dei prezzi tra petrolio e derivati raffinati rimarrà, la raffinazione ora si paga circa 10, dieci, volte di più.

Allora, è giusto sovvenzionare l' acquisto di benzina, i consumi in Italia sono aumentati nel primo semestre 2026, mentre a luglio sono terminati gli incentivi dell'auto elettrica?

No, e questo lo dice anche la UE,  pur guerrafondaia e complice del genocidio, ma il nostro governo lo farà.

Marco Palombo