Alcune osservazioni sulla Dichiarazione d’Indipendenza del 4 luglio 1776 che quest’anno celebra il 250esimo anniversario e sulla prima Costituzione repubblicana.
La Dichiarazione del 4 luglio è il risultato della sollevazione dei coloni anglosassoni contro la madrepatria Inghilterra.
La miccia che da fuoco all’insurrezione è il tè. L’Inghilterra importa a basso costo le foglie di tè dall’India e dalla Cina, lo lavora e lo esporta.
Lo esporta anche nell’America del Nord creando un pesante rapporto di sudditanza economica attraverso l’uso delle tasse d’importazione che riguarda anche le altre merci. Ciò stimola la richiesta di una indipendenza che Londra nega favorendo una diffusa disobbedienza civile.
La repressione successiva deciderà i coloni a staccarsi dalla madrepatria e, il 4 luglio 1776, con una Dichiarazione d’Indipendenza in cui sono scritte queste parole “Consideriamo verità evidenti per sé stesse che tutti gli uomini sono creati uguali”, darsi un proprio Stato.
La nascita di fatto degli Stati Uniti d’America avverrà, dopo una guerra di sette anni, con la vittoria dei coloni.
Nel 1789 il varo della Costituzione dà compiuta forma istituzionale al nuovo Stato. Ma la prima Costituzione repubblicana della storia dimentica la base etica contenuta nella Dichiarazione del ’76.
Quell’eguaglianza di tutti gli uomini che arriva dall’Europa col Secolo dei Lumi, prima, e la Rivoluzione Francese, poi.
Nella Costituzione degli Stati Uniti infatti la parola democrazia non compare. La borghesia coloniale non ne fece menzione per timore che la democrazia diretta potesse degenerare nella “tirannia della maggioranza”.
E poiché il motore dell’economia del nuovo Stato era lo schiavismo, nella Costituzione la parola “schiavi” fu pudicamente sostituita con la formula “quelle persone” e l’importazione di “quelle persone”, cioè il commercio di carne umana, fu ammesso con la postilla che “il commercio di quelle persone non sarà vietato prima dell’anno 1808”.
I vent’anni ritenuti necessari a soddisfare l’importazione di “quelle persone”, merce come le altre, utile pure al bilancio statale in quanto soggetta a tariffe doganali.
Ecco la basilare ipocrisia sulla quale si fonda la nazione che quest’anno celebra il 250esimo anniversario.
P.S. Non menziono ciò che questi coloni, diventati Stato, riservavano e riservarono ai nativi americani.
Giorgio Stern