giovedì 26 marzo 2026

La vittoria dell’Iran, l’exit strategy e la Cina...

 



Trump sta perdendo la guerra e vorrebbe disperatamente trattare con l’Iran per salvare deretano ed impero del dollaroSi è rimangiato l’ultimatum e annuncia trattative ad cazzum ma non sta delirando, sta facendo speculare la sua cricca in borsa col petrolio e tentando di seminare zizzania politica a Teheran. Vorrebbe un varco per uscire dall’angolo
Negli Stati Uniti la benzina corre verso la soglia psicologica dei 10 dollari al litro mentre i supermercati rialzano i prezzi sugli scaffali ogni mezzora e alle casse i consumatori bestemmiano invece di salutare. E siamo solo all’inizio.
Dallo Stretto non passano le petroliere americane e sioniste e dei loro alleati mentre alle altre basta che paghino in yuan, è la fine dei petrodollari che può portare a quella del dollaro anche come mezzo di ricatto politico e l’inizio dell’era cinese.

Mutamenti storici e buone notizie da scovare aggirando la censura della cricca mainstream.
Se a livello politico Trump è un uomo morto che cammina e parla pure, militarmente è messo ancora peggio.
I soldati americani rumoreggiano di non voler morire per Israele mentre quelli iraniani scalpitano.
Gli analisti militari americani definiscono l’invasione dell’Iran infattibile coi mezzi a disposizione oggi, servirebbero uomini e risorse e anche tempo che non hanno anche perché la catastrofe economica è dietro l’angolo.L’Iran ha poi prodotto in casa missili e droni più avanzati di quelli occidentali e che rendono i vecchi eserciti obsoleti, ha due milioni di soldati pronti e altri novanta a casa a fare il tifo, si spreme poi le meningi da decenni per questo scontro specifico e la morfologia del territorio complica dannatamente il tutto.
Altro che Vietnam, gli americani rischiano di venire impallinati prima ancora di appoggiare gli anfibi in Persia. Poi c’è Israele che ogni giorno assomiglia sempre più alla Palestina, sia per le macerie che per il morale popolare coi politicanti sionisti che dai bunker vaneggiano di attacchi e invasioni e vittorie bibliche mentre dal cielo piomba di tutto e il loro progetto coloniale non è mai stato così a rischio.
Anche a loro converrebbe trattare, il problemino è che non sanno cosa significhi e solo di recente hanno pugnalato gli iraniani alle spalle per ben due volte a trattative in corso. Se la parola di Trump vale zero al quoto, la loro ancora meno.
E poi all’Iran non conviene una tregua ma sradicare le ragioni del conflitto. Pretendere la fine della persecuzione occidentale, che gli americani smammino dal Golfo, che gli sceicchi ritrovino un minimo di dignità e ridurre i sionisti come i palestinesi in modo che possano finalmente provare un pochino di empatia e ricominciare tutto da capo.
Del resto la guerra l’ha scatenata Israele per conquistare l’egemonia regionale e se la perde l’egemonia passa all’Iran che pretenderà legittimamente di imporre le sue condizioni. Anche tatticamente all’Iran non conviene la tregua.
 
Trump è un coniglio che si crede un leone e un demente che si crede un genioUn presidente ormai screditato anche all’estero e detestato dai suoi cittadini mai così contrari ad una guerra ed economicamente vulnerabili e quindi carpe diem.
Quanto ad Israele è reduce da anni di guerra totale col paese anche socialmente allo stremo vittima di una fanatismo che persiste a trascinarlo nell’autolesionistico vicolo cieco dei bombardamenti a tappeto e della vile decapitazione dei nemici.
All’Iran conviene combattere tenendo Trump e sionisti all’angolo fino a farli cedere anche perché non hanno nulla da perdere visto che i loro aggressori puntano alla distruzione della loro Repubblica islamica.
Già, la migliore exit strategy per Trump sarebbe la resa vantandosi sui social della grande vittoria, il problemino è che l’Iran pretende condizioni che significherebbero la fine dell’impero del dollaro, un rospo davvero duro da ingoiare per Washington. 
Poi c’è la grana sionista, quei fanatici pur di non arrendersi potrebbero ricorrere all’atomica oppure finite le bombe mettersi a lanciare sassi per completare la metamorfosi palestinese e magari impallinare il presidente per evitare lo smarcamento degli utili idioti a stelle e strisce. Che le due parti in conflitto scendano a patti è quindi per il momento difficile, al massimo potrebbe provare l’impresa un mediatore ma autorevole ai livelli della Russia o meglio ancora della Cina promuovendo una conferenza internazionale per svoltare l’angolo ma non appena sono chiari i nuovi rapporti di forza.

Se prevalgono americani e sionisti l’intero Medioriente diventerà una Palestina, se invece prevarrà l’Iran si libererà dalla persecuzione occidentale, gli sceicchi degli emirati si libereranno dalla depravazione turbocapitalista e libanesi e palestinesi si libereranno dalle angherie sioniste.
Mutamenti storici e buone notizie da scovare aggirando la censura della cricca mainstream.
Una nuova era per l’intera Asia Occidentale che rifletterà un nuovo mondo multipolare con la Cina unica vera grande potenza sulla scena".
Tommaso Merlo


Nello spazio la Russia è più "vicina"...?

 


Le guerre, lo sappiamo, sono un formidabile acceleratore tecnologico e decisionale. E così il 23 marzo Bjuro 1440, una compagnia privata russa, ha messo in orbita con un razzo Soyuz 2.1b lanciato dal cosmodromo di Plesetsk i primi 16 satelliti del sistema Rassvet-3, prontamente ribattezzato lo "Starlink russo", che vanno ad aggiungersi ai 3 Rassvet-1 e ai 3 Rassvet-2 di prova messi in orbita precedentemente.

È prevista la messa in orbita bassa di più di 250 satelliti entro il 2027 per creare una rete internet satellitare a banda larga che nel 2035 dovrebbe contarne circa 900. Bjuro 1440 si avvia quindi a soppiantare (o integrare?) il progetto governativo "Sfera", la costellazione satellitare che prevede entro il 2030 la messa in orbita di 640 satelliti di vario tipo, destinati non solo alle telecomunicazioni.
La cosa importante, e sgradevole, dell'intera faccenda non è però tecnologica (si tratta in fin dei conti di colmare un ritardo, non di produrre qualcosa di nuovo) ma politica. Vuol dire che la leadership russa ha preso atto che il conflitto con l'Occidente continuerà sul medio-lungo periodo, al di là della questione ucraina, e che non è più possibile farsi illusioni di mantenere in piedi comunicazioni e social all'interno del paese e addirittura per scopi militari utilizzando prodotti statunitensi o comunque non russi. In questo senso vanno considerate le strette sui sistemi tipo Telegram e Whatsapp, che nelle intenzioni governative devono sparire per essere sostituiti da Max, la piattaforma di messaggistica ed e-commerce del social VKontakte.

Anche la Russia si avvia dunque sulla strada della rete internet autarchica su modello cinese, a testimonianza di uno strappo culturale che non sembra risolvibile in breve tempo e che farà male a noi e a loro. Ma questo, pare, è il mondo in cui ci toccherà di vivere.

Francesco Dall'Aglio




Commenti a latere:

L'ex presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker si è espresso a favore della normalizzazione delle relazioni con la Russia.  "Ho sempre creduto che non possiamo cambiare la geografia dell'Europa. La Russia è nostra vicina...", ha dichiarato in un'intervista al quotidiano Handelsblatt.

Il direttore del FSB russo, Alexander Bortnikov:  "I britannici coordinano i servizi segreti ucraini, influenzando le loro azioni e trasmettendo indicazioni di obiettivi". Praticamente sono parte attiva contro la Russia. 

Lorenzo Gianoli scrive: "C'è anche un altro tema importante, secondo me, dare "capacità satellitari" (connettività e intelligence) a paesi privi di satelliti, eventualmente in maniera ufficiosa, con una società privata (che tanto privata non è). Cosa mostrano le guerre recenti? Che ponendo insieme "capacità satellitari", droni e missili, un paese si può difendere in maniera efficace. Se poi dispone pure di armi nucleari è inespugnabile. Quello che è successo in Venezuela (oscuramento, niente droni e niente missili attivi) è stata una grande lezione. Come Cina e Russia, che non sono in grado di proiettare forza ovunque, possono proteggere chiunque? E qui interviene la grande lezione iraniana. Al netto del fatto che ormai non ci si può più fidare di piattaforme condivise ma controllate dall'occidente, vedasi Swift o Euroclear."

mercoledì 25 marzo 2026

Medio Oriente. E' possibile una risoluzione del conflitto...?

 

 Forse la Turchia ha capito da che parte stare in Medio Oriente

martedì 24 marzo 2026

Medio Oriente. Trattative o guerra?

 


Iran. La guerra continua... mentre Trump propone nuove trattative fasulle...


Trump promette un accordol'Iran risponde: «Fake news per i mercati» 


Pare che sottobanco gli Stati Uniti stiano cercando di trovare un accordo con l'Iran, perché la situazione sta portando molta incertezza all'economia mondiale, anche se l'aumento dei prezzi di gas e petrolio agevola le compagnie americane, la cui estrazione "fracking" ha costi molto alti, una crisi mondiale porterebbe danni globali e comunque colpirebbe anche gli USA. Ma gli iraniani non vogliono farsi fregare per l'ennesima volta, con promesse non mantenute e con  abbandono delle trattative  appena USA e Israele  si sentono pronti a riprendere il conflitto.  

L'Iran ha ingoiato troppi rospi e stavolta detta le sue condizioni: ritiro di tutte le basi americane in Medio Oriente, rimborso dei danni causati dall'aggressione, annullamento definitivo delle sanzioni, ecc.  Intanto  il popolo iraniano  non piega il capo:   «Siamo la nazione di Hussein, non accettiamo compromessi».

Le strade delle principali città iraniane sono gremite di persone che esprimono sostegno all'esercito iraniano e alle Guardie Rivoluzionarie, chiedendo la continua resistenza militare all'aggressione statunitense e israeliana.  Hussein, nipote del profeta Maometto, morto nella battaglia di Karbala, occupa un posto centrale nell'Islam sciita, e la sua sofferenza e la sua morte sono diventate un simbolo di sacrificio nella lotta per il bene contro il male, per la giustizia e la verità contro l'ingiustizia e la menzogna.

Comunque girano voci che i funzionari americani e iraniani si potrebbero incontrare in Pakistan, a Islamabad. L'Iran non ha affatto confermato che l'incontro sia stato programmato. Trump avrà serie difficoltà a negoziare una via d'uscita "vittoriosa". Nel frattempo il suo ultimatum di 48 ore è stato aumentato a 5 giorni. Il tempo che serve per l'arrivo dei Marines e dei paracadutisti americani. Le probabilità di una soluzione rapida sono  distanti, soprattutto perché dietro questo paravento Israele continua a bombardare, espandersi e reclamare territori che non gli appartengono, soprattutto in Libano e Siria.

Intanto le bombe si sprecano: Israele e gli Stati Uniti stanotte hanno lanciato attacchi contro un gasdotto e una stazione di distribuzione in Iran.  Il  Pentagono riferisce che  gli Stati Uniti sinora hanno colpito più di 9.000 obiettivi dall'inizio dell'operazione contro l'Iran. 
Secondo l'UNICEF, più di 2.100 bambini sono stati uccisi o feriti dall'inizio dell'operazione militare israelo-americana contro l'Iran. 



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)


Video collegati:

L’Iran colpisce Dimona, il piano di Trump e Israele è fallito: https://www.youtube.com/watch?v=gqA8QLwO63Q


Nicolai Lilin. La grande speculazione di Donald Trump vale 3 trilioni di dollari: https://www.youtube.com/watch?v=vgvua8Fwwjw


 Il Controcanto. L'idiota americano conclude un accordo con sè stesso:  https://www.youtube.com/watch?v=ddQpYodbEkU


lunedì 23 marzo 2026

L'impero americano è alla frutta...

 

Sic transit gloria mundi!


TRUMP: "COMPLETE AND TOTAL RESOLUTION OF OUR HOSTILITIES IN THE MIDDLE EAST" "I HAVE INSTRUCTED THE DEPARTMENT OF WAR TO POSTPONE ANY AND ALL MILITARY STRIKES AGAINST IRANIAN POWER PLANTS AND ENERGY INFRASTRUCTURE FOR A FIVE DAY PERIOD". (Fonte:  https://truthsocial.com/@realDonaldTrump/posts/116278232362967212)

In merito alle dichiarazioni di Trump sulla sospensione degli attacchi per 5 giorni i media iraniani  riportano che "non si sono svolte trattative con Trump e che il presidente americano ha fatto marcia indietro per timore di ritorsioni iraniane". 
Teheran:  "Non c'è nessun colloquio in corso fra Teheran e Washington. Le affermazioni del presidente statunitense sono tese, o quantomeno ci provano, a diminuire i prezzi delle risorse energetiche e a guadagnare tempo per perseguire i propri obbiettivi militari"

Il Ministero degli Esteri iraniano ha inoltre aggiunto che l'Iran non sta negoziando con gli Stati Uniti né direttamente né tramite intermediari (in precedenza, preferiva negoziare attraverso Qatar e Oman). L'Iran considera le menzogne di Trump, tra le altre cose, un tentativo di abbassare i prezzi del petrolio, ma la inaffidabilità di Trump farà sì che  i prezzi aumenteranno inevitabilmente.


Il presidente Trump, dopo aver visto le risposte iraniane al suo attacco agli impianti atomici iraniani, che hanno  messo a rischio contaminazione  non solo l'Iran ma l'intero Medio Oriente ed oltre * (vedere dabbasso articolo specifico sull'attacco alla centrale nucleare di Bushehr in Iran)  sta cercando disperatamente una via di uscita dalla trappola in cui è caduto seguendo le istruzioni dell'ente sionista (Israele). L'esperienza dimostra che una controminaccia iraniana  e la promessa di colpire tutti gli interessi americani in M.O. hanno svegliato gli Stati Uniti molto rapidamente. Per Trump ora  i negoziati diventano immediatamente possibili e la retorica cambia all'istante.  Ma l'Iran capisce che  la minaccia americana non è affatto svanita nel nulla. Sono ancora attesi rinforzi nell'area operativa e Trump  si prende 5 giorni di pausa, aspettando l'arrivo dei marines americani dal Mar del Giappone. Mentre  il Giappone stesso si è accordato con l'Iran per prelevare petrolio via Hormuz con pagamento in moneta cinese (non in dollari).

Intanto anche la situazione del blocco navale attorno all'Iran si fa difficile. La Marina statunitense si trova ad affrontare una potenziale "crisi delle portaerei", poiché la sua nave più avanzata, la Gerald R. Ford (CVN-78), è ormeggiata nella baia di Souda per una valutazione dei danni causati da un incendio. Il passaggio dalle operazioni di combattimento attive nel Mar Rosso alle riparazioni in un cantiere navale a Creta segna una pausa critica nell'Operazione Epic Wrath, evidenziando i limiti fisici e industriali della potenza navale americana.

Anche sul fronte Israele/Libano la situazione è in movimento. Il Primo Ministro libanese Nawaf Salam ha dichiarato che tra le richieste del Libano nei negoziati con Israele rientra il ripristino della sovranità libanese:  "Chiediamo il ritiro completo delle truppe israeliane dal territorio libanese. Israele si è impegnato a farlo nell'accordo di cessate il fuoco, ma non è ancora stato attuato."  In un'intervista con il canale Al-Hadath, Salam ha aggiunto che il Libano chiede anche il rilascio dei combattenti arrestati e detenuti nelle carceri israeliane, e ha spiegato che uno dei punti recentemente approvati dal governo libanese è la disponibilità del governo a riprendere i negoziati con Israele con la partecipazione dei cittadini e sotto l'egida internazionale.

(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

Video collegati:

Nicolai Lilin. La grande speculazione di Donald Trump vale 3 trilioni di dollari: https://www.youtube.com/watch?v=vgvua8Fwwjw

Seyed Marandi. Guerra Totale – Attacchi a Centrali Nucleari, Desalinizzazione e Infrastrutture: https://www.youtube.com/watch?v=nFFReRsRGoY

L’Iran colpisce Dimona, vicino il sito nucleare israeliano, il piano di Trump e Israele è fallito: https://www.youtube.com/watch?v=gqA8QLwO63Q




* Articolo specifico:  

Estensione approssimativa della contaminazione radioattiva derivante dalla distruzione della centrale nucleare di Bushehr in Iran. L'impianto, di costruzione russa, è ancora operativo, ma il recente impatto di un missile (o di frammenti di missile) a 350 metri dal compartimento del reattore, racchiuso da un contenitore, suggerisce che la sua distruzione sia stata quantomeno pianificata e autorizzata dagli aggressori. Se il contenitore del reattore VVER-1000 dovesse essere perforato, si verificherebbe un disastro nucleare di portata e pericolosità senza precedenti.

Il nocciolo del reattore contiene circa 72 tonnellate di combustibile nucleare e le piscine di stoccaggio del combustibile esaurito contengono oltre 200 tonnellate di elementi esauriti. La distruzione dei sistemi di raffreddamento porterebbe alla fusione del nocciolo e a un massiccio rilascio di radionuclidi (Cs-137, I-131, Sr-90). Sebbene il contenitore del reattore VVER-1000 sia in grado di contenere parte del rilascio, i venti prevalenti dirigeranno la nube radioattiva verso sud-est, direttamente verso gli Emirati Arabi Uniti.

In condizioni desertiche, dove non vi sono precipitazioni naturali a "lavare" il suolo né fiumi a trasportare via il materiale in sospensione, il cesio-137 si depositerà per sempre nelle paludi salmastre e nella zona costiera. Per gli Emirati Arabi Uniti, questo significa non solo declino economico, ma il collasso fisico dello Stato.

Le radiazioni si propagheranno poi verso l'Oman, raggiungeranno l'India meridionale attraverso l'oceano, potrebbero colpire lo Sri Lanka e potrebbero benissimo raggiungere l'Indonesia, la Malesia e la Thailandia meridionale.


Israele occupa nuovi territori in Libano e Siria e prepara nuovi genocidi...


Video collegati:  


Nicolai Lilin. Trump e Netanyahu in trappola in Iran. Gli USA cercano vie di uscite dall'empasse: https://www.youtube.com/watch?v=hFXqVfu0Rl8&t=7s


Seyed Marandi. Guerra Totale – Attacchi a Centrali Nucleari, Desalinizzazione e Infrastrutture: https://www.youtube.com/watch?v=nFFReRsRGoY