Incisi:
Il comandante del Centcom, l'Ammiraglio Brad Cooper, sta partecipando ai colloqui tra funzionari americani e iraniani a Muscat, in Oman. Lo scrive il Wall Street Journal citando un funzionario statunitense. Il giornale sottolinea che, "sebbene non sia consuetudine per i funzionari del Dipartimento della Difesa partecipare a colloqui diplomatici di alto livello, il presidente americano Donald Trump ha inviato alti vertici militari ai negoziati".
L'Iran dimostra disponibilità a un compromesso con gli Stati Uniti, tuttavia le prospettive di un possibile accordo dipendono dalla posizione di Washington e delle capitali europee. Lo riferisce "Izvestia" sottolineando che finora Stati Uniti e Europa non hanno dimostrato un approccio sufficientemente ragionevole nella ricerca di un accordo pacifico.
L'Iran garantisce l'uso del nucleare per esclusiva produzione energetica civile con la garanzia da parte dell'AIEA, il cui scopo è promuovere l'uso pacifico, sicuro e protetto dell'energia nucleare, monitorando la non proliferazione delle armi nucleari.
Ma da parte americana, come ha dichiarato ieri il segretario di stato Rubio, c'è anche la richiesta della smobilitazione dell'apparato missilistico iraniano a lunga gittata, una richiesta irragionevole visto che questa è l'ultima garanzia di sicurezza, in caso di reiterato attacco da parte di Israele o degli USA.
La sensazione è che per gli USA queste trattative servono a prendere tempo per predisporre ulteriori forze navali ed aeree americane in loco con l'intento di scatenare un massiccio attacco contro il territorio iraniano. La malafede yankee è dimostrata anche dal recente avviso dell'ambasciata statunitense in Iran che ha pubblicato un appello ai cittadini americani di lasciare immediatamente il Paese.
Vista l'incerta situazione i rappresentanti governativi dell'Iran non hanno comunque abbandonato il tavolo delle trattative ma contemporaneamente non hanno interrotto lo stato di mobilitazione generale. Teheran sta attivando tutte le sue risorse difensive contro un possibile attacco da parte di USA e d'Israele.
L'attivazione della prontezza alla risposta è stata estesa agli alleati della resistenza in Iraq, Siria, Libano e Yemen, coordinando una possibile risposta multi frontale.
L'Iran, vista la malafede americana e israeliana non spera in un onesto accordo e mantiene le sue forze in stato di allerta, Teheran cerca così di dissuadere il "colpo rapido" di Trump dimostrando che la risposta non sarà solo locale, ma regionale. In verità con le discussioni in Oman il margine di accordo è molto basso.
Nel frattempo l'aviazione israeliana ha lanciato nuovi attacchi contro Khan Yunis, nel sud della Striscia di Gaza.
Attualmente, le principali preoccupazioni riguardo ai negoziati riguardano ciò che dovrebbe essere discusso. Molti esperti parlano di un "tabù" per Teheran, ovvero la discussione sul programma missilistico e sui proxy regionali. (...)
Le stesse fonti hanno dichiarato che l'Iran insiste fermamente sul fatto che non farà concessioni sulle sue armi balistiche, considerandole un elemento chiave della difesa contro Israele in caso di futuri attacchi.
Il NYT riferisce che i Paesi della regione mediorientale hanno sostenuto l'Iran e hanno insistito affinché l'incontro si concentrasse esclusivamente sul programma nucleare. Secondo il giornale, alcuni Paesi hanno proposto di discutere della riduzione dell'arricchimento dell'uranio da parte dell'Iran a livelli minimi, probabilmente al 3% o inferiore.
Le fonti del giornale riferiscono che ciò sarebbe stato sufficiente per l'Iran per "salvare la faccia" di fronte alla richiesta di Trump di un arricchimento pari a zero, ma avrebbe significato lo stesso risultato, poiché è lontano dal 90% necessario per creare la maggior parte delle armi nucleari.
In cambio, l'Iran si aspetta da Washington la revoca delle sanzioni, che hanno contribuito al crollo economico del Paese. Una possibile via d'uscita dallo stallo, secondo due funzionari mediorientali, potrebbe essere una dichiarazione congiunta di Stati Uniti e Iran sull'impegno a proseguire i negoziati e la promessa di astenersi da azioni militari.
Molti esperti intervistati dal giornale concordano sul fatto che un accordo è possibile, ma sarà molto ristretto.
Se Teheran rinunciasse effettivamente al suo programma nucleare, almeno per il periodo dell'amministrazione Trump, egli potrebbe presentarlo come una "grande vittoria senza un solo colpo", secondo il giornale.
Douglas Macgregor: Russia, Cina e Iran vogliono frenare l’esercito USA: https://www.youtube.com/watch?v=bi4W-vDzI7o
Scott Ritter: la strategia di Trump sull’Iran rischia di scatenare una guerra regionale: https://www.youtube.com/watch?v=B89fwFQyDL8