L’esplosione avvenuta il 13 agosto 2026, intorno alle 14:30, nello stabilimento KNDS Ammo Italy di Colleferro, impone una riflessione non più rinviabile sulla sicurezza degli impianti industriali legati alla produzione di materiale bellico.
Secondo le prime informazioni diffuse, l’esplosione avrebbe interessato l’area dello stabilimento di KNDS di Colleferro. Sono in corso gli interventi dei Vigili del Fuoco e degli altri soccorritori, mentre saranno le autorità competenti ad accertare dinamica, cause ed eventuali conseguenze dell’incidente.
Quanto successo a Colleferro pone una domanda inevitabile: cosa sarebbe successo se un incidente di questa natura fosse avvenuto ad Anagni, nello stabilimento KNDS in località La Macchia, con la produzione di nitrogelatina?
È esattamente lo scenario che come l’Assemblea No War Valle del Sacco denunciamo da tempo.
Quello che è accaduto dimostra che parlare di sicurezza, prevenzione e rischio industriale non significa fare allarmismo ma interrogarsi prima che accada un incidente, non dopo.
Se fosse successo ad Anagni in questo periodo, con le attività che si prospettano per quello stabilimento, quali sarebbero state le conseguenze? E soprattutto: il territorio sarebbe realmente pronto a fronteggiare un’emergenza di questo tipo? Sono domande alle quali le istituzioni devono rispondere pubblicamente, con dati e informazioni verificabili.
A Colleferro esiste un presidio locale dei Vigili del Fuoco e, nell’emergenza di oggi, risultano coinvolte anche squadre provenienti da altri territori. Ad Anagni quale sarebbe il presidio di riferimento in caso di un incidente grave alla KNDS? Quali sarebbero i tempi effettivi di arrivo dei Vigili del Fuoco? Quali mezzi e quali squadre specialistiche sarebbero immediatamente disponibili? E cosa accadrebbe nel caso in cui, contemporaneamente, i mezzi del territorio fossero impegnati in un’altra emergenza, come un incendio di vaste proporzioni nella zona della Macchia o un grave incidente sull’autostrada? Non è sufficiente sapere che esiste, in astratto, una rete di soccorso. Quando si parla di un impianto che tratta materiale altamente esplosivo, bisogna sapere esattamente chi interviene, in quanto tempo, con quali mezzi e secondo quali procedure.
L’Assemblea No War Valle del Sacco ribadisce quindi la propria contrarietà alla trasformazione della Valle del Sacco in un polo della produzione bellica e di materiali esplosivi.
Non accetteremo che alla storica emergenza ambientale si aggiunga una nuova dimensione di rischio industriale e militare, senza un confronto pubblico trasparente e senza garanzie sulla sicurezza delle popolazioni.
L’esplosione a Colleferro ci ricorda che il rischio non è un’ipotesi astratta. E allora la domanda resta: se fosse successo ad Anagni, oggi, cosa sarebbe successo alla Valle del Sacco?
Teniamo alta l’attenzione, seguiranno aggiornamenti.
Assemblea No War Valle del Sacco
Disarmiamoli - Valle del Sacco
Integrazione del Coordinamneto Nazionale No NATO:COLLEFERRO, LE BOMBE ESPLODONO ANCHE A CASA NOSTRA: FERMARE LA MILITARIZZAZIONE, RICONVERTIRE LE FABBRICHE DI ARMI
L’esplosione a Colleferro (RM) di un reparto della fabbrica KNDS Ammo Italy (Ex Simmel Difesa) avvenuta il 23 agosto 2026 le cui immagini sono circolate in tutti i telegiornali e sulla maggior parte dei media, è una delle varie esplosioni verificatesi negli anni nella Valle del Sacco, una zona a circa un’ora da Roma, in cui esistono diverse fabbriche collegate all’apparato industriale militare.
Ad Anagni (RM), località La Macchia, si producono le molecole per gli esplosivi, la nitrogelatina, mentre a Colleferro si assemblano gli ordigni. Il trasporto delle sostanze è molto pericoloso: la fabbrica infatti è situata in una zona boschiva a soli 1.200 metri dall’autostrada A1 e a poche centinaia di metri dall’area di un autogrill, pertanto è facile immaginare le conseguenze per le persone in transito sulla Roma-Napoli se tale esplosione fosse avvenuta proprio lì.
Gli “incidenti” sono stati diversi nel corso del tempo, l’ultimo nel 2007 con un morto e 13 feriti. Alla KNDS di Colleferro c’è un progetto di raddoppio della struttura, a cui strenuamente si oppongono i residenti e diversi comitati locali (tra cui Assemblea No War Valle del Sacco e Disarmiamoli – Valle del Sacco) al fine di difendere il proprio territorio da futuri disastrie chiedendo a gran voce la conversione ad uso civile di tale fabbrica. I cittadini esigono che i soldi pubblici non vadano usati in fabbriche di armi e che la loro incolumità sia garantita. Adesso, per fare fronte all’inquinamento dell’aria derivato dall’esplosione, i sindaci dei comuni interessati dovranno richiedere l’intervento di Arpa Lazio per verificare le condizioni di contaminazione e salubrità dell’aria, senza contare che le polveri tossiche si accumuleranno sul suolo e sulle piante nei campi circostanti, con possibile conseguente divieto di vendita dei prodotti agricoli della zona interessata. Il tutto in un contesto in cui vivono oltre 250mila persone già fortemente inquinato da decenni di inquinamento industriale mai bonificato, con picchi di leucemie e malattie respiratorie ben oltre la media nazionale persino tra bambini e giovani.
La complicità e la partecipazione dell’Italia alla Terza guerra mondiale, la militarizzazione dei territori e la produzione di armi e munizioni è un pericolo non solo per i paesi aggrediti militarmente, ma anche per le cittadine e per i cittadini dei quartieri popolari. Vivere circondati da armi e bombe è un pericolo quotidiano, abbiamo bisogno di più ospedali, più lavoro, più servizi e non di armi che esplodono a pochi kilometri dalle nostre abitazioni.
Cacciare il governo Meloni e tutti i guerrafondai, qualsiasi sia la loro maschera politica, è fondamentale per mettere al sicuro le masse popolari del nostro paese e per interrompere la catena di morte e distruzione che si sta allargando a macchia d’olio in tutto il mondo.
Coordinamento Nazionale No Nato