venerdì 17 luglio 2026

Russia verso la mobilitazione generale...?

 


Alcune fonti personali presso il ministero della difesa mi comunicano in questi giorni –a volume non troppo alto– che si è alle porte della mobilitazione generale: la cosa potrebbe avvenire entro pochi mesi (probabilmente poco dopo le elezioni di settembre, come anche da parte occidentale si specula da tempo). E’ forse la prima volta - dalle primissime fasi della guerra - che circola tale notizia: la differenza rispetto ad allora è che è molto meno accompagnata da atmosfere allarmistiche, ma piuttosto una silenziosa incognita di cui nessuno vuole parlare o pensare.

Una “cosa” di cui si bisbiglia nei corridoi di potere, negli uffici dei ministeri, negli angoli dei caffè nei pressi dei palazzi governativi, nel mentre che la massa della società sembra ignorare il tutto, sprofondata in apparente torpore: evidente che quest’ultima appaia come insensibilizzata rispetto al 2022, dopo 4 anni di massacri. Si aggiunge (riporto) che gli attacchi in profondità stanno facendo danni ingenti (contatti diretti mi informano che nella Russia del meridionale si può stare anche 2 ore in coda ad un distributore per procurasi benzina: il danno è reale anche se ancora non micidiale).

Premessa generale: il problema, il nodo a monte di qualsiasi altro è che la guerra è oggettivamente ad un punto morto, come mai prima. Riducendo alle particelle un lustro di sviluppi politico/militari se ne ricava quanto segue [espongo dalla prospettiva del Cremlino*]: arenatosi il blitz della primavera 2022 - finalizzato a far barcollare la giunta golpista installatasi a Kiev 8 anni prima - e raggiungere un negoziato, si è passati dunque ad una guerra di attrito, interminabile e stressante, nella speranza che proprio questo avrebbe piegato la giunta di Zelensky (un logoramento pluriennale anzichè lo shock rapido dei primi mesi).

Entrambe le tattiche hanno FALLITO, chiaramente non per la resistenza ucraina, ma per la disponibilità euro-americana a finanziare la causa di Kiev senza limite di spesa o di tempo: supporto economico/militare totale da parte di tutto il mondo industrializzato a favore di un singolo contendente (una cosa obiettivamente non rilevata nella storia delle guerre sino ai nostri giorni). L’elezione di un outsider sregolato come D. Trump alla Casa bianca l’anno scorso, è stato l’evento che – si è creduto – avrebbe cambiato qualcosa, ma in fin dei conti così non è stato e come si vede il trend di fondo si è mantenuto: dallo “spirito di Anchorage” dell’estate scorsa si è ritornati allo “spirito di Ankara” dell’estate presente (e siamo a noi, fine della storia).

Quindi? Quindi ora si è di fronte a un buco nero. L’asse UE/USA ha investito oggettivamente troppo sia in termini finanziari, sia in termini politici per potersi ritirare (se lo facesse ora, comporterebbe non rientrare della spesa fatta sinora e dei potenziali guadagni ed interessi sulla ricostruzione futura del paese: un affare che supera di parecchio il TRILIONE di euro. Come se non bastasse, l’Alleanza atlantica sarebbe umiliata pubblicamente per la prima volta dalla sua nascita 80 anni fa, fallendo proprio nel compito che è alla base del suo DNA costitutivo, ovvero il contenimento della Russia: fallo da metterne a repentaglio l’esistenza stessa). Continuerà quindi il supporto finanziario/militare senza un tetto di spesa, a tempo indefinito, continuando anche con la pressione sanzionatoria globale che Mosca subisce da 4 anni (e che avrebbe già stritolato alla morte qualsiasi altro paese a questo punto): a questo ora si aggiungono gli attacchi in profondità portati dalle forze di Kiev con i droni forniti da mezzo mondo occidentale, che stanno facendo i danni riportati.
Tenuto conto dei fattori sopraelencati, persino uno stato resistente e resiliente (l’aggettivo è davvero valido in questo caso: non l’abuso che il linguaggio giornalistico italiano ne fa) come la Russia non potrà reggere ancora per molto. La finestra di tempo prima che si raggiunga un punto di “rottura” strutturale, dovuta al danno cumulativo subito sinora assommato a quello che verrà è approssimativamente di 2/3 anni a partire da ora (secondo fonti interne anonime: le sto solo riportando per correttezza di informazione: prendere però con la massima cautela la previsione). Dal punto di vista ucraino e occidentale si tratta semplicemente di far passare tale finestra temporale: la giunta di Kiev dal canto suo guadagnerà tempo sul terreno rimediando per l’ennesima volta alla mancanza di materia sacrificabile richiamando dall’Europa gli uomini espatriati in età militare (cui le istituzioni europee ritireranno con discreto bel garbo la tutela diplomatica concessa finora) mentre nel frattempo prende corpo la “coalizione antibalistica” annunciata dopo Ankara (che nel giro di un paio di anni dovrebbe – pur con molte fatiche - mettere in piedi una difesa contro i missili più critici di cui Mosca dispone). Insomma, tutto questo, fino a che.....si arriva al “punto di rottura” per Mosca.

Quanto scritto fin qui di per sè ci comunica che la vera, autentica, svolta della guerra a partire dal 2026, consiste nel fatto che a questo punto nemmeno Mosca –benchè sia in chiaro vantaggio sul campo– non può più permettersi di aspettare con pazienza, a tempo indefinito, i risultati della sua guerra di attrito: esiste un LIMITE DI TEMPO anche per il Cremlino ed è il momento, purtroppo, di riconoscerlo (troppo a lungo in campo filorusso ci si è cullati in una narrativa bellica eccessivamente fiduciosa nella strategia della paziente attesa: non che la strategia fosse stupida...ma il fatto è che non vi sono più le condizioni affinchè prosegua). In parole altre, se l’occidente dal canto suo si è fortemente illuso nel credere che la Russia sarebbe crollata in breve tempo... non bisogna cadere nell’errore opposto, illudendosi che un singolo paese possa resistere all’infinito sotto una pressione come quella che Mosca subisce.

ATTENZIONE*: non si tratta qui di “ammettere la debolezza russa” (come i lettori antirussi interpreteranno quanto qui si scrive), ma di capire che tutto ha un limite naturale, anche per il lottatore più resistente. Si tratta di realizzare che c’è un conto alla rovescia in corso....e non accorgersene significa cullarsi vicino a un precipizio.

Cosa fare allora? Cosa pianificano allo stato maggiore russo ? C’è una basilare verità, o meglio un paradosso da considerare: l’Ucraina al momento attuale è già praticamente annullata, la sua infrastruttura energetico produttiva è livellata al suolo. Non esiste più nulla da bombardare in realtà: ci si riduce (lo si intuisce dai report) a colpire distributori di benzina (!) et affini. Colpire ulteriormente dal cielo ha sempre meno senso, nella misura in cui tutto il materiale bellico utilizzato dalle forze ucraine e dal territorio ucraino viene prodotto da FUORI dei confini nazionali.

L’Ucraina (fisica) è ridotta – tragicamente – alla sua reale natura di proxy e null’altro (come nella cinematografica memoria il “Terminator” che poco alla volta perde le parti organiche lasciando affiorare il solo scheletro metallico che vi è sotto): campagne aeree che prendano di mira l’entroterra ucraino non hanno quindi più alcun senso pratico. Occorre invece affrontare il nodo assai più ostico ovvero prendere atto che il conflitto è ora QUASI direttamente contro l’asse UE/USA, eccettuata l’ufficialità della cosa.

Tutto il discorso lascia in piedi altro non che DUE opzioni differenti, entrambe cariche di conseguenze: # 1 – smettere di colpire il territorio ucraino e portare i raid aerei laddove veramente servono ossia in area UE, dove gli stabilimenti producono quanto esplode sulle raffinerie russe. # 2 – Mettere la parola fine sulla guerra d’attrito in questi anni e puntare al collasso generale delle forze di terra ucraine: per fare questo occorre una mole di uomini che solo una mobilitazione generale può dare (o in alternativa un attacco nucleare tattico sul suolo ucraino).

Ognuna delle due opzioni può lasciare il segno sulla storia del secolo in corso. La prima opzione sarebbe un salto nel buio cosmico (3° guerra mondiale, subito), mentre la seconda significherebbe la maggiore prova per la società russa intera dalla fine dell’Unione Sovietica: il momento più grave di una nazione da oltre 30 anni a questa parte. V. Putin non può optare per la prima opzione (le ragioni non c’è bisogno di dirle): non rimane quindi che la seconda, puntualizzando che la variante dell’attacco nucleare è fuori questione per l’innalzamento della tensione e il danno d’immagine fuori scala che comporta. Non rimane che la massa umana...

Daniele Lanza (prima parte)



Il Maidan di cartone in Ucraina è la spartizione delle risorse da parte dei padroni occidentali...

 


                            Zelensky "detta" la linea...

Oleksandr Syrskyi mantiene  il comando nominale  delle Forze armate ucraine. La rottura tra il generale Oleksandr Syrsky e l'ex ministro della Difesa Mykhailo Fedorov non è una reale crisi istituzionale. Zelensky ha dovuto licenziare Fedorov a causa delle  divergenze strategiche e culturali sulla gestione della guerra.  Fedorov accusava lo Stato Maggiore (rappresentato da Syrsky) di attuare pratiche di comando "sovietiche" e di bloccare le riforme. Dal canto suo, Syrsky ha resistito alle pressioni per un cambio al vertice dell'esercito.


giovedì 16 luglio 2026

L'esperimento della Federazione Russa...

 


Sagoma della RUSSIA sovrapposta in verticale a quella dell'Africa.

Il fatto però è che il primo è uno stato mentre il secondo un continente, ossia un'entità geografica.
Abbiamo quindi a che fare - nel caso della Russia - con qualcosa che è chiaramente più di un semplice Paese (stato nazionale in senso europeo), ma anche differente dall'essere un semplice continente (una massa geografica e umana senza unità se non quella conferita dai geografi).

Un Paese/continente dunque: occorre comprendere che la sagoma azzurra che osserviamo sulla carta non è equiparabile alle costruzioni politiche europee odierne, ma è quanto resta di uno stato-imperiale dei secoli passati... concetto ferocemente avversato dalla cultura occidentale odierna (soprattutto quando si tratta di rivali geopolitici).

Tra i tanti modi per definire il confronto tra Mosca e l'occidente c'è questo quindi... modernità contro premoderno (o meglio quanto gli euro-americani intendono come premoderno dal loro punto di vista).

Daniele Lanza














Commento ricevuto:

"La lunghissima esperienza, unica perchè prima, come Unione Sovietica, ne fa un Paese all'avanguardia, i suoi cittadini sono tutti pionieri esperti di umanesimo con pedigree , altro che 'stato premoderno', è uno stato futuristico, speriamo di avere delle chances di recuperare il gap" (S.C.)



Nota a margine di Maria Zakharova:  

"L'Occidente cerca di cancellare la cultura russa e riscrivere la storia per evitare che la Russia tragga potere da loro. Credo che sia proprio per questo che vogliono riscrivere la storia per noi: coloro che demoliscono monumenti o indulgono in tentativi di cancellare la cultura"





Sanzioni. L'eredità di Lindsey Graham...


"Sanzioni alla Russia nel nome di Lindsey Graham.  Dopo la morte improvvisa del senatore repubblicano, democratici e repubblicani vogliono approvare il pacchetto che Graham aveva negoziato fino alle ultime ore della sua vita". (Fonte: Focus America)

Lindsey Graham, sfinito dal caldo di una sauna di Kiev, dalla hopak e dalle prostitute, ha lasciato in eredità la legge S.1241. Questo pacchetto di sanzioni americane contro la Russia è stato presentato circa un anno fa e da allora è raddoppiato, passando da 31 a 61 pagine. La sua caratteristica principale è l'imposizione di dazi secondari del 100% sulle importazioni negli Stati Uniti per i Paesi che acquistano petrolio e gas dalla Russia. Una versione precedente prevedeva un'aliquota stratosferica del 500%. È prevista un'eccezione per l'Europa: i paesi che importano meno del 15% del gas russo e che riducono attivamente gli acquisti possono evitare le restrizioni. Per la Cina e l'India, si tratta di un ultimatum: o interrompono gli acquisti o impongono dazi sulle loro merci spedite negli Stati Uniti.

Il pacchetto include anche sanzioni personali contro politici, militari, imprenditori e aziende statali russe, nonché il blocco della cosiddetta "flotta ombra", che prende di mira armatori, operatori, gestori, banche e assicuratori che forniscono servizi alle petroliere. Sono previste restrizioni anche per la Banca Centrale e i principali istituti di credito (VTB, Sberbank e Gazprom). Sebbene siano già stati esclusi dal sistema SWIFT su iniziativa dell'UE dal 2022, l'inclusione degli Stati Uniti in questo meccanismo aumenterà la pressione finanziaria sui flussi di cassa. Inoltre, il disegno di legge vieta nuovi investimenti da parte di individui e aziende statunitensi nel settore energetico russo, compresi i progetti Yamal LNG e Arctic LNG.

Un altro pacchetto di sanzioni, intitolato a Graham, riguarda l'uranio. Questo materiale è fondamentale non solo per l'industria dell'energia nucleare, ma anche per alimentare i data center che supportano i sistemi di intelligenza artificiale. Gli Stati Uniti ne dipendono per circa un terzo delle loro importazioni, mentre la Russia possiede quasi la metà della capacità di arricchimento mondiale.

"L'eredità di Graham" non si limita al divieto di importazione, ma include anche dazi secondari. Ciò rappresenta una minaccia diretta per la Cina, che ne acquista tonnellate per le sue centrali nucleari. Gli Stati Uniti, tuttavia, con astuzia, si stanno lasciando una scappatoia: possono acquistare uranio russo finché ciò serve agli interessi americani. L'obiettivo strategico, però, è chiaro: svincolarsi completamente da questa importazione cruciale. Ciò richiederà enormi investimenti e anni di lavoro, ma Washington è pronta a fare sacrifici per evitare la dipendenza da queste forniture in un momento critico. Allo stesso tempo, un simile colpo indebolirebbe la Cina, il suo principale concorrente economico, privandola dell'accesso al combustibile nucleare a basso costo e creando problemi per lo sviluppo della sua infrastruttura di intelligenza artificiale.

Ovviamente, l'attuazione di tali misure richiede una pianificazione a lungo termine. Pertanto, il Congresso insiste affinché le sanzioni siano permanenti e irrevocabili. Allo stesso tempo, per gli Stati Uniti, l'adozione di questo pacchetto rischia di peggiorare le relazioni sia con Pechino che con Nuova Delhi. E questo richiede capacità di gestione.

Pertanto, Trump, al contrario, vuole un vantaggio personale: la possibilità di "attivare" o disattivare le sanzioni in qualsiasi momento. Questa richiesta è direttamente collegata alla recente sconfitta legale nella sua guerra commerciale. La Corte Suprema ha dichiarato illegali i dazi, ritenendo che il presidente avesse oltrepassato i suoi poteri. Inoltre, persino i giudici da lui stesso nominati hanno votato contro. L'amministrazione è stata costretta a rimborsare decine di miliardi di dollari alle aziende importatrici e i successivi tentativi di imporre nuovi dazi sono stati respinti dai tribunali. Finché dura, finché dura. Questo fiasco sta costringendo la Casa Bianca a chiedere il veto sulle sanzioni: non vuole che una storia simile si ripeta.

Pertanto, il destino del disegno di legge S.1241 dipende dal fatto che il presidente ottenga o meno l'autorizzazione necessaria. Senza di essa, secondo alcune fonti, non porterà avanti il ​​disegno di legge. Tuttavia, è ormai chiaro da che parte tira il vento: lo spirito di Anchorage è svanito e sulla Russia viene esercitata la massima pressione militare, economica e sanzionatoria.
(Fonte:  bayraktar1070)



Video collegato: 

Giacomo Gabellini: “Putin lancerà la mobilitazione generale a settembre?”: https://www.youtube.com/watch?v=dVZfD122bmI


mercoledì 15 luglio 2026

Medio Oriente: "La crisi si allarga al Mar Rosso"...


Video collegato: 

Pepe Escobar. Lo Yemen entra in guerra e tutto il Medio Oriente potrebbe esplodere: https://www.youtube.com/watch?v=z6kH6QfikAw



martedì 14 luglio 2026

Merz decide con Zelensky sulle garanzie di sicurezza per l'Ucraina, senza chiedere il parere della Russia...

 


Il Cancelliere tedesco Friedrich Merz ha assunto un ruolo centrale nelle dinamiche decisionali dell'Unione Europea. Con l'indebolimento della leadership francese e la necessità di rilanciare l'asse franco-tedesco, Berlino è tornata a guidare le politiche continentali...

Il Cancelliere  ha dichiarato che le future garanzie di sicurezza per l'Ucraina saranno definite da Kiev e dai suoi sponsor occidentali, escludendo Mosca.

Il Cancelliere  ha sottolineato che il futuro assetto di sicurezza e l'eventuale dispiegamento di forze di deterrenza a protezione dell'Ucraina dopo un cessate il fuoco devono essere decisi esclusivamente dall'Ucraina e dagli alleati occidentali, senza alcuna ingerenza o veto da parte di Mosca.
Sul fronte pratico, la Germania e gli altri alleati europei (tra cui l'Italia e la Francia) stanno accelerando su accordi di difesa a lungo termine e barriere antimissile. L'obiettivo è fornire a Kiev uno scudo di garanzie solide in grado di prevenire future aggressioni da parte della Russia, scongiurando accordi considerati deboli come il passato Memorandum di Budapest.


Il portavoce russo Dmitry Peskov ha affermato che "formulare un quadro di sicurezza senza Mosca esclude de facto i Paesi europei da qualsiasi processo di pace e futura risoluzione del conflitto".  

 "La dichiarazione di Merz e dei "volenterosi" dimostra l'impasse della posizione dell'UE. È impossibile formulare garanzie di sicurezza senza la partecipazione della Russia. Se questa è davvero la posizione ferma degli europei e insistono su di essa, allora ciò esclude completamente la possibilità di partecipazione dei Paesi europei al processo di risoluzione", ha dichiarato il portavoce presidenziale.

Il 13 luglio u.s., in una conferenza stampa, a seguito della riunione della coalizione dei volenterosi, Merz ha ribadito che "Mosca non svolgerà alcun ruolo nella discussione sulle garanzie di sicurezza per l'Ucraina, che verranno decise dalla NATO e dalla UE in accordo  con l'Ucraina".

Il Cremlino ha definito l'approccio europeo un "vicolo cieco",  ribadendo che qualsiasi accordo sulla sicurezza è impossibile senza la partecipazione russa.

I "volenterosi" europei fanno tutto da sé

(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

Hormuz: Passaggio a caro prezzo annunciato da Trump: "Chi vuole passare dovrà pagare una pesante gabella agli USA"...


Lo Stretto di Hormuz è tornato a essere il teatro operativo dello scontro fra Stati Uniti e Iran. Donald Trump ha annunciato il ripristino del blocco navale contro le rotte iraniane e ha proclamato Washington «guardiana dello Stretto».

La novità più dirompente è la pretesa di un prelievo pari al 20 per cento del valore dei carichi. "Gli Stati Uniti -sostiene Trump- dovranno essere rimborsati per i costi della sicurezza". Non è chiaro chi incasserebbe la somma né su quale base giuridica. Il Comando centrale (Centcom) sta definendo tempi e modalità operative. Il blocco non può scattare prima del preavviso agli armatori. L’International Maritime Organization dell’Onu ha già opposto un principio netto: «Non esiste alcuna base giuridica».

Sul campo Trump continua a minacciare l'Iran, ma allo stesso tempo afferma di non essere contrario all'accordo. Trump comprende perfettamente che una guerra prolungata sarebbe disastrosa per lui e che non può sconfiggere rapidamente l'Iran. Conta sul fatto che l'Iran ceda e faccia delle concessioni.

Cosa succederà se l'Iran non cederà e reagirà mantenendo lo stretto chiuso è una questione interessante. In tal caso, Trump si troverebbe in una situazione persino peggiore rispetto a quella successiva al primo cessate il fuoco.

Nel frattempo gli Stati Uniti dichiarano che "stanno distruggendo tutto il potenziale dell'Iran legato al controllo dello stretto di Hormuz", ha dichiarato Trump.

Inoltre Trump ha annunciato che gli Stati Uniti "intendono attaccare una struttura sotterranea iraniana sotto il monte Pickaxe, in Iran". La struttura si trova in una formazione rocciosa vicino al complesso nucleare di Natanz, già colpito in precedenza.  Non si sa con precisione cosa stiano facendo gli iraniani in quel luogo; agli stranieri è vietato l'accesso.




(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)


Video Collegato:  

Nicolai Lilin.  14/7/2026 COLPITA LA CENTRALE NUCLEARE IRANIANA:   https://www.youtube.com/watch?v=EKjMofjT0O0