martedì 25 agosto 2026

Trieste. Sionismo e NATO tra Trimarium e IMEC...

 


Israele dentro fino al collo, dalla Porta del Mediterraneo nell'Albania dei Fenicotteri, in Grecia, e in Adriatico su fino a Trieste. 

Il porto franco internazionale di Trieste è nel mirino degli Stati Uniti e di Israele, in quanto snodo cruciale: vertice dell'iniziativa Trimarium e del corridoio IMEC. 

La Three Seas Iniciative mira a collegare tre mari (Baltico, Nero e Adriatico) in funzione antirussa, con lo scopo specifico di creare le infrastrutture necessarie alla logistica in una futura guerra contro Mosca. 

Il corridoio IMEC mira a costruire la via del Cotone, rotta alternativa alla via della Seta, che mira a contenere la Cina e a scardinare i BRICS inasprendo i rapporti tra Pechino e Nuova Delhi. 

Il porto di Trieste sarebbe la porta all'Europa centrale dell'India e dei Paesi Arabi e sarebbe collegato direttamente al porto di Haifa, anche in funzione anti-Turca. 

Poiché queste iniziative innescherebbero dinamiche di guerra e di militarizzazione che snaturerebbero lo status di porto franco internazionale demilitarizzato, a Trieste si è creato un comitato cittadino contro la guerra, che da mesi conduce attività di sensibilizzazione. 

Assieme a Tito Detoni del comitato IMEC di Trieste e a Lorenzo Maria Pacini abbiamo analizzato le modifiche che sta subendo lo status del porto franco di Trieste a causa della guerra e della progressiva militarizzazione, nell'attuale contesto geopolitico

Comitato No IMEC: comitatonoimec@yahoo.com 


Video collegato: https://www.youtube.com/watch?v=5O2t7uzm85o  - su segnalazione di J.E.


Iniziativa in sintonia: 

Il 26 agosto 2026, ore 18-20, presidio piazza Capranica/Montecitorio a Roma.  Un breve braccio di mare ci separa dalla Palestina.  Con il memorandum d'Intesa Italia-Israele, con l'invio di armi, con le collaborazioni commerciali, tecnologiche, accademiche, sportive, con l'ospitalità ai soldati dell'esercito israeliano  è come se i missili che ammazzano i bambini palestinesi perché osano attraversare con degli aquiloni il confine loro imposto partissero da qui.  Presidiamo gli spazi pubblici, opponiamoci al ruolo di alleati dei carnefici!   Continuiamo a dire NO, pretendiamo sanzioni e cessazione immediata dell'invio di armi a Israele!

Info: palombo.marco57@gmail.com

lunedì 24 agosto 2026

Russia e India consolidano il loro rapporto di amicizia e collaborazione...

 


Durante il recente incontro a Mosca con il ministro degli Esteri indiano, Subrahmanyam Jaishankar, il presidente russo Vladimir Putin ha confermato il trend positivo dei rapporti bilaterali. I rapporti tra Russia e India restano stretti e pragmatici, trainati da forti interessi energetici e commerciali.

Russia e India mantengono ottimi rapporti fondati su una partnership strategica privilegiata di lunga data. Nonostante le pressioni internazionali, Nuova Delhi continua a importare grandi quantità di petrolio russo a prezzo scontato e Mosca resta il principale fornitore di armamenti e attrezzature militari per l'India.

 L'India acquista ingenti volumi di greggio russo, consolidando un interscambio commerciale in forte crescita con l'obiettivo di raggiungere i 100 miliardi di dollari entro il 2030.  Entrambi i Paesi promuovono un ordine globale multipolare e collaborano attivamente all'interno dei BRICS.

La Russia e l'India continuano a collaborare praticamente in tutti i settori: la Russia è pronta ad aumentare le forniture di fertilizzanti per soddisfare il fabbisogno agricolo del Paese. Lo ha annunciato Vladimir Putin.  Il leader russo ha inoltre sottolineato l'intenzione di incrementare gli scambi commerciali tra i due Paesi nel 2026.

Putin ha anche chiesto  al ministro degli Esteri dell'India, Subrahmanyam Jaishankar, in visita a Mosca,   che i suoi migliori auguri vengano trasmessi a Modi: "Vorrei chiederle di trasmettere i miei migliori auguri al signor Modi. Spero di incontrarlo presto, come previsto, nell'ambito dell'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai", ha dichiarato il capo di Stato russo.


(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)


Video collegato:  Come India e Russia Mantengono la Loro Storica Alleanza:    https://www.youtube.com/watch?v=gSZkZpvzGDY

domenica 23 agosto 2026

Nuovi passetti del regime ucraino verso l'estinzione della stirpe ucraina...

 


Secondo Roman Kostenko, segretario della Commissione per la Sicurezza Nazionale della Rada ucraina, il Ministero della Difesa sta preparando delle modifiche all'età per la leva obbligatoria. "Saranno introdotte alcune misure radicali",  ha detto.

In Ucraina  si discute se rendere la coscrizione obbligatoria anche per le donne mentre  si abbassa l'età per la leva maschile, da 22 anni addirittura a 18 (avvicinandosi così al livello dell'arruolamento coatto della Germania nazista nel 1945).  Ma tutto ciò non darebbe all'esercito di zelensky la possibilità di recuperare le perdite, dato che questa categoria di uomini è la più sparuta (i giovani scarseggiano). D'altra parte, la tensione sociale tra gli ucraini, se questa decisione venisse attuata, potrebbe facilmente portare a rivolte sparse e a un aumento delle vittime tra i dipendenti del TCC.

Il culto di Zelensky esige sangue, mentre tutti gli amici del giaguaro (gli europei) si godono lo spettacolo terribile, ma pur sempre uno spettacolo. Baal esige sacrifici, e l'umile esercito ucraino deve placarlo.

Intanto continua la pubblicazione online di video che mostrano cittadini ucraini, fermati per strada e  scortati verso unità militari ammanettati e sotto scorta e celermente inviati al fronte (per il sacrificio finale).

Il druido Macron offre il suo obolo alla continuazione della carneficina ed  ha annunciato un aumento del sostegno militare all'Ucraina. Dopo un colloquio con Zelensky, Parigi invierà a Kiev ulteriori missili  e continuerà la collaborazione nel settore dell'antiaerea.  Macron ha inoltre invitato altri Paesi europei a unirsi agli sforzi di fornitura.



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)



Video collegato: Nicolai Lilin. L’ORRORE UCRAINO: https://www.youtube.com/watch?v=ZKp_omU6NuM






sabato 22 agosto 2026

Recenti dichiarazioni di Vladimir Putin sul conflitto in Ucraina...

 



* Non poteva e non si è verificato alcun cambiamento significativo a seguito degli attacchi ucraini contro la Russia. Il risultato finale per il nemico si è rivelato esattamente l'opposto di quanto previsto;

* Kiev stessa ha "aperto la scatola di Pandora" iniziando gli attacchi contro gli obiettivi economici;

* La risposta  degli attacchi russi all'Ucraina è la conseguenza di un'ennesima avventura di Kiev e dei suoi sponsor occidentali;

* Le proposte di "armistizio" che ci vengono presentate sono  di natura esotica e inaccettabili;

* Conseguentemente le forze armate russe stanno risolvendo con sicurezza i compiti dell'operazione militare speciale;

* La Russia è pronta a un dialogo sulla pace con l'Ucraina solo sulla base delle realtà sul campo;

 * L'economia ucraina è in una situazione precaria, così come l'agricoltura ucraina. Comunque non ci sarà una carenza di prodotti alimentari sul mercato mondiale a causa degli attacchi russi ai porti dell'Ucraina;

* Non permetteremo al nemico di sabotare le elezioni della Duma di settembre in Russia.


L'integrazione di  Sergej  Lavrov  nella sessione plenaria del secondo giorno del XXIII congresso di "Russia Unita":  "Non ci sono interlocutori con cui negoziare nell'attuale Europa. I tentativi dell'Occidente di sabotare le elezioni statali della Duma di settembre si intensificheranno, ma la possibilità di successo di tali azioni è pari a zero. La Russia riceve tempestivamente informazioni sui tentativi di sabotare il voto alla Duma all'estero, e tali tentativi saranno fermati fin dalle loro radici..."




Video di Nicolai Lilin collegato:  L’ORRORE UCRAINO: https://www.youtube.com/watch?v=ZKp_omU6NuM





La profezia di Dostoevskij si sta avverando...?

 


Recenti inchieste parallele condotte dal «Sunday Times» e dalla «Bbc» documentano l’impiego di droni di fabbricazione britannica negli attacchi ucraini che hanno colpito obiettivi nelle profondità della Russia, tra cui le raffinerie di Volgograd e Yaroslavl’ e i magazzini di Wildberries. 

Pochi giorni prima, il «Financial Times» aveva esaltato l’apporto fondamentale fornito da Stati Uniti e Francia allo sforzo ucraino finalizzato a mappare i dispiegamenti dei sistemi di difesa aerea russi, nel contesto di una profonda revisione della campagna militare basata sull’impiego dei droni e intesa a disarticolare l’industria energetica russa, «passando da attacchi indiscriminati alle raffinerie a raid più mirati su componenti critiche e difficilmente rimpiazzabili» individuate direttamente dai servizi di intelligence di Washington e Parigi. 

Il ruolo degli ucraini si limiterebbe de facto all’esecuzione tecnica delle operazioni, che approdano alla fase esecutiva grazie anche al contributo fondamentale garantito da aziende statunitensi formalmente private come Space-X e Palantir.

Segno che i Paesi occidentali si sono spinti ben oltre la mera “assistenza” allo sforzo bellico sostenuto dall’Ucraina, collocandosi in una posizione pericolosamente ambigua che rasenta la partecipazione diretta.

Oltre che dell’ingentissima fornitura di armi, munizioni e finanziamenti a beneficio di Kiev, tracciata con dovizia di particolari dal Kiel Institut, le nazioni cardine della Nato si occupano di pianificazione, targeting e Intelligence, Surveillance and Reconnaissance (Isr) nell’ambito di un sistema operativo fortemente integrato che costituisce de facto una componente imprescindibile dell’architettura militare ucraina.

Il discorso si applica soprattutto agli Stati Uniti, che secondo un’analisi condotta dal Center for Strategic and International Studies (Csis) «sono stati integrati nella kill chain ucraina, ovvero il processo di identificazione, tracciamento ed eliminazione degli obiettivi basato sull’impiego di una combinazione di sensori e piattaforme».

Stesso discorso vale per la Gran Bretagna, chiamata apertamente in causa dal ministro degli Esteri Lavrov che ha rivendicato «il diritto della Russia di qualificarne il coinvolgimento negli attacchi contro in nostro territorio come partecipazione a una guerra, con tutte le conseguenze che ne deriveranno».

Giacomo Gabellini



Video collegato, con Roberto Buffagni:     https://www.youtube.com/watch?v=7g1ZWq4ATvc  

venerdì 21 agosto 2026

21 agosto 2026. Ultime notizie dal fronte Mediorientale...

 

giovedì 20 agosto 2026

La guerra atomica comincia dalle mini-bombe atomiche...?

 


Il concetto secondo cui una guerra atomica potrebbe iniziare dall'uso di "mini-bombe" nucleari (tecnicamente definite armi nucleari tattiche) costituisce uno dei maggiori fattori di rischio geopolitico odierno. L'idea che un ordigno più piccolo sia "più utilizzabile" riduce la soglia psicologica dell'impiego atomico, aumentando drasticamente il rischio di un'escalation incontrollabile. 
Che cosa sono le "mini-bombe" nucleari?
A differenza delle armi nucleari strategiche, progettate per distruggere intere metropoli e cancellare la capacità bellica di una nazione, le armi tattiche presentano caratteristiche specifiche: 
  • Potenza ridotta: Hanno una forza distruttiva che varia da meno di un chilotone fino a circa 50 chilotoni (per fare un confronto, la bomba di Hiroshima era di circa 15 chilotoni). 
  • Utilizzo sul campo: Sono progettate per colpire obiettivi militari circoscritti, come raggruppamenti di truppe, bunker sotterranei o basi logistiche in prima linea. 
  • Miniaturizzazione: Storicamente, gli arsenali hanno incluso dispositivi ridottissimi, come la testata americana W54, trasportabile all'interno di uno zaino (SADM), o i moderni sistemi a potenza variabile installati sui missili. 
Il vero pericolo delle armi tattiche non risiede solo nella loro forza distruttiva intrinseca, ma nell'illusione del loro controllo
  • L'illusione dell'uso limitato: Molte dottrine militari speculano sul fatto che l'impiego di una mini-bomba in un'area isolata possa costringere l'avversario alla resa senza provocare una risposta nucleare totale. 
  • L'effetto "escalation ladder": Nel momento in cui il "tabù nucleare" viene infranto con una mini-bomba, la parte colpita si troverebbe di fronte al dilemma se arrendersi o rispondere a sua volta. Nella quasi totalità delle simulazioni strategiche ed esercitazioni di difesa, lo scambio di armi tattiche degenera rapidamente e inevitabilmente in una guerra nucleare strategica globale. 
  • Pressione sui tempi di decisione: Con l'introduzione di missili ipersonici e sistemi di comando assistiti da algoritmi avanzati, i tempi per valutare se un attacco sia convenzionale o nucleare si sono ridotti a pochissimi minuti, aumentando il rischio di errori fatali. 
In sintesi, gli esperti e i trattati di geopolitica evidenziano che non esiste una netta linea di demarcazione capace di contenere un conflitto atomico una volta iniziato. Una "mini-bomba" nucleare non è un'alternativa sicura, ma rappresenta il gradino d'ingresso verso la distruzione mutua assicurata. 
(Ipotesi "B" di Nonna I.A.)



Articolo collegato: 

Scenario ipotetico:  Ad esempio, se gli USA usassero un ordigno atomico sull'Iran potrebbero finalmente uscire dalla situazione in cui si sono impantanati?

Marjorie Taylor Greene, già pitonessa MAGA e oggi acerrima nemica politica di Trump all'interno del partito repubblicano, ha dichiarato in un suo messaggio social di avere positiva e indubbia conoscenza che all'interno della War Room della Casa Bianca si parla apertamente di questa possibilità.

Non so quali fili abbia MTG con il ristretto circolo di persone che prendono decisioni sulla condotta della guerra, ma indiscrezioni di questa natura non sarebbero una novità. Le notizie sulle gravi carenze di munizioni, soprattutto gli intercettori dei Patriot, nascono da voci dall'interno del Pentagono.

Quello che possiamo dire è che un tale scenario potrà essere improbabile quanto alla possibilità che si materializzi davvero. Ma non c'è ragione di dubitare che l'opzione sia sul tavolo.

Se non bastasse la spregiudicatezza di Trump, va ricordato che da molto tempo è dottrina del Pentagono che occorrono armi nucleari a bassa potenza per ripristinare la soglia delle deterrenza. E queste armi sono state anche prodotte, ad esempio la bomba B61-12 (a potenziale variabile da 0.3 a 50 kiloton) e la testata (circa 5-7 kiloton, installata sui missili Trident II)

Fino a che una testata nucleare provoca una apocalisse si può pensare che non verrà davvero usata, e dunque chi ha armi nucleari è come se non le avesse. Ma se gli effetti distruttivi — sia pure impressionanti — potessero essere limitati e fatti rientrare in un perimetro psicologicamente prossimo a quello delle armi convenzionali? Le bombe termobariche o bunker buster sono convenzionali, ma la loro forza distruttiva è immane.

Ma c'è un problema. Posto che di sicuro gli USA non userebbero un ordigno del genere con finalità di sterminio — come accadde a Hiroshima e Nagasaki — e che si cercherebbe un obiettivo "tattico", cioè utile a cambiare il rapporto delle forze in campo, cosa colpirebbero davvero?

I bersagli dei pasdaran sono "leggeri", e decentrati. Tutto il bombardabile è stato già bombardato. Supponendo anche che un attacco nucleare causerebbe loro gravi danni, se questo non compromette materialmente la loro resilienza, siamo sicuri che si arrenderebbero? Questi sono  soldati altamente motivati e dopo esser passati per prove molto dure hanno già fiutato l'odore della vittoria.

L'esito di una tale sciagurata decisione sarebbe la fine del tabù dell'atomica (anche per tutti gli altri)...  (Luigi Mosca)


Bomba o non bomba...?