domenica 4 ottobre 2026
In caso di attacco first strike da parte occidentale è pronta la risposta russa...
sabato 3 ottobre 2026
Kaliningrad come Sarajevo...?
Kaliningrad torna al centro dello scontro tra Russia e NATO. Mosca ha inviato all’Alleanza un documento nel quale denuncia un aumento dell’attività militare ai confini occidentali e accusa la NATO di condurre esercitazioni che simulerebbero anche l’isolamento dell’exclave russa. L’avvertimento è pesante: in caso di minaccia al proprio territorio, la Russia afferma di essere pronta a ricorrere “all’intero arsenale” a sua disposizione.
La NATO respinge le accuse, ribadisce la natura difensiva delle proprie esercitazioni e condanna la retorica nucleare russa. Ma il problema va oltre Kaliningrad.
Secondo Giacomo Gabellini, l’Europa starebbe entrando in una fase nella quale dichiarazioni, esercitazioni militari e continui allarmi rischiano di rendere familiare ciò che fino a pochi anni fa sarebbe apparso impensabile. “È come alzare la temperatura un grado alla volta”, osserva Gabellini.
Il rischio, nella sua lettura, è quello di abituare progressivamente l’opinione pubblica europea all’idea di un confronto con Mosca e, parallelamente, rendere più accettabili riarmo e maggiori spese militari. Gabellini sottolinea inoltre i segnali di crescente militarizzazione provenienti dalla Russia e interpreta il rafforzamento delle forze armate russe come parte di una preparazione a un confronto di lungo periodo con l’Occidente.
Il paradosso è che, mentre cresce la tensione, il segretario generale della NATO Mark Rutte ha dichiarato che non esiste al momento una minaccia imminente contro il territorio dell’Alleanza. Ed è proprio questa distanza tra allarmi, minacce e rassicurazioni a far sorgere la classica domanda spontanea: quanto siamo vicini alla escalation? La sensazione è che siamo davvero vicini.
Video collegato: https://www.youtube.com/watch?
venerdì 2 ottobre 2026
Concluso il Valdai Discussion Club...
La 23ª riunione annuale del Valdai Discussion Club si è conclusa il 1° ottobre 2026. L'evento di quest'anno si è svolto nell'arco di quattro giorni, dal 28 settembre al 1° ottobre 2026, e si è chiuso ufficialmente con la consueta sessione plenaria e il discorso programmatico di Vladimir Putin.
Il presidente ha dichiarato pubblicamente che la Russia non attaccherà MAI l'Occidente: "non avverrà nel 2030 come nemmeno nel 2050".
Il Cremlino si è mosso - e vigorosamente - solo dopo aver subito tale attacco, poiché di attacco si è trattato, benché nelle sembianze di una rivoluzione colorata per le strade di Kiev: quest'ultima infatti non ha fatto che mettere al potere una leadership "pseudo nazionalista" ben decisa a seguire le direttive di Washington/Bruxelles (finanziatori sin dal principio) e che ha tramutato Mosca in "mostro geostrategico" alle porte. La rivoluzione arcobaleno in realtà sarebbe servita per mettere i missili NATO alle porte della Russia.
Per contro Mosca non ha mai avuto alcun interesse sull'Europa, soprattutto occidentale: non è mai esistito alcun piano di bombardare la Polonia (per esempio), tanto meno Parigi o Berlino o Amsterdam. Che vantaggio ne trarrebbe ?!
Daniele Lanza
giovedì 1 ottobre 2026
Medio Oriente. Vademecum bellico...
(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)
“Comprendere lo Yemen” il nuovo libro di Tim Anderson...
mercoledì 30 settembre 2026
E' arrivato l'autunno e qualcuno in Europa si accorge che gli manca il gas, il gasolio, la nafta, la benzina... ed il senno!
- Gli stoccaggi dell'Unione Europea sono mediamente fermi al 66%-70% della capacità, circa 12 punti percentuali in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
- L'Italia, al momento, mostra una resilienza maggiore con stoccaggi attorno all'80%, mentre la Germania al 54% e i Paesi Bassi al 48% si trovano in forte affanno.
- Il prezzo del gas (TTF) ha superato gli 80 €/MWh, raddoppiando rispetto ai mesi estivi.
- I prezzi alla pompa del gasolio hanno toccato picchi drammatici, superando i 2,36 €/litro in Italia e i 2,40 €/litro in Francia.
- La forte dipendenza europea dai carburanti raffinati d'oltreoceano (USA) aggrava lo scenario. A questo si aggiungono le preoccupazioni per le politiche commerciali statunitensi e le discussioni interne sull'attivazione delle riserve strategiche di petrolio e diesel per calmierare il mercato.
- Riduzione dell'uso di elettricità e gas, limitazioni del riscaldamento negli uffici pubblici e spegnimento delle illuminazioni superflue.
- La Germania ha approvato una riduzione delle accise su benzina e diesel dal 1° ottobre 2026, mentre la Francia ha varato un pacchetto di aiuti da 450 milioni di euro per i settori ad alta intensità di carburante.
martedì 29 settembre 2026
Maia Sandu "impicciata" - Moldavia inquieta...
Il 29 settembre 2026, 46 deputati dell'opposizione hanno firmato e registrato la richiesta formale presso la Segreteria del Parlamento di Chișinău, chiedendo che il progetto di risoluzione venga discusso in plenaria con la massima urgenza.
L'impeachment di Maia Sandu, presidente filo-occidentale della Moldavia, è stato sostenuto da quasi la metà dei deputati del parlamento moldavo. È accusata di tradimento, usurpazione del potere, corruzione e divisione del Paese, si legge nella proposta di impeachment del presidente, firmata da tutti i deputati del parlamento.
Le motivazioni:
Il documento, promosso inizialmente dall'ex primo ministro Ion Chicu e sostenuto da diverse fazioni (tra cui i deputati comunisti), accusa la presidente di violazioni costituzionali; mancata reazione e presunta complicità in recenti scandali legati al partito di governo (Azione e Solidarietà - PAS), tra cui casi di nepotismo, cattiva gestione finanziaria presso l'ente di controllo del traffico aereo di Stato (Moldatsa) e controversie immobiliari. Accuse di interferenza illecita nell'attività delle istituzioni statali e della magistratura, nonché l'utilizzo indebito di risorse pubbliche a sostegno del PAS durante le campagne elettorali.
Sospetti di tradimento:
La procedura è legata al forte clima di scontro geopolitico in Moldova tra le fazioni filo-UE/NATO e quelle filorusse. Le possibilità reali di rimuovere Maia Sandu attraverso l'impeachment rimangono comunque minime: la costituzione moldava richiede infatti una maggioranza molto ampia in Parlamento per sospendere il capo di Stato e, successivamente, la conferma della destituzione tramite un referendum popolare, mentre la coalizione di governo fedele a Sandu mantiene il controllo della maggioranza parlamentare.