mercoledì 17 giugno 2026

Memorandum Iran-USA, con Sion terzo incomodo...



Grande risalto è stato dato dai mass media al “memorandum” tra Iran ed USA che dovrebbe essere firmato venerdì 19 giugno 2026. Questa notizia giunge appena in tempo per salvare la faccia a Trump in occasione del suo 80° compleanno festeggiato davanti alla Casa Bianca con una festa costata 80 milioni di dollari e coincide con l’inizio dei Campionato del Mondo di Calcio, che dovrebbe dare lustro agli USA, quale Paese organizzatore.


Trump ora può dire di aver ottenuto un risultato dopo mesi di estenuante tira e molla con l’Iran; ma le cose sono molto più incerte di quanto la dirigenza USA voglia ammettere,
 
Innanzitutto un “memorandum” non è un accordo, ma una specie di agenda che dovrebbe fissare i punti e gli indirizzi di una successiva trattativa. Inoltre molto significativo è il comunicato in proposito dell’agenzia di stampa iraniana Mehr che riassume in 14 punti i contenuti del memorandum.
 
Il documento prevederebbe innanzitutto la cessazione del fuoco anche sul fronte del Libano e l’impegno degli USA a non interferire negli affari interni dell’Iran. Inoltre gli USA dovrebbero togliere il loro blocco dello stretto di Hormuz entro 30 giorni e ritirare le truppe statunitensi da tutte le aree limitrofe all’Iran.
 
Dovrebbero essere tolte tutte le sanzioni, vecchie e nuove, di tipo energetico e finanziario all’Iran, e previsto un piano di ricostruzione dell’Iran a causa dei danni subiti, per un valore di 300 miliardi di dollari.
 
I negoziati dovrebbero durare 60 giorni durante i quali gli USA si impegnerebbero a non inviare altre truppe nella regione.
 
Gli USA si dovrebbero impegnare a sbloccare 24 miliardi di fondi iraniani sequestrati e congelati, di cui la metà sbloccati prima dell’inizio delle trattative (si dice che gli Emirati Arabi Uniti, alleati degli USA, abbiano già sbloccato altri 10 miliardi di loro competenza).
 
Da parte sua l’Iran si impegna a rispettare le disposizioni del Trattato di Non Proliferazione Nucleare (come del resto ha fatto finora sottoponendosi anche ai controlli dell’Agenzia Atomica IAEA e rinunciando a produrre armi nucleari), ma senza subire imposizioni irragionevoli o ricatti.
 
L’accordo dovrà essere ratificato anche con una Risoluzione ufficiale dell’ONU.
 
Se si esaminano i punti precedenti, risulta evidente che la loro accettazione integrale da parte degli USA e dell’alleato Israele costituirebbe di fatto una pubblica ammissione della sconfitta subita nel precedente conflitto. La partita quindi rimane incerta ed aperta a tutte le soluzioni, anche ad un’eventuale ripresa delle ostilità.
 
Uno dei nodi più difficili da sciogliere è il coinvolgimento del “cane pazzo” Israele che difficilmente vorrà interrompere i bombardamenti, la pulizia etnica e l’occupazione di parte del Libano (e della Siria). La definizione di “cane pazzo” (che per la propria sopravvivenza dovrebbe continuare a terrorizzare tutti i vicini) non è mia, ma del più famoso generale israeliano di ogni tempo: Moshe Dayan, vincitore della Guerra dei 6 giorni del 1967.
 
Da notare che il problema non è solo costituito da Netanyahu o Ben Gvir, visto che il capo dell’opposizione Lapid ora accusa il governo Netanyahu di non aver usato la mano sufficientemente pesante per vincere la guerra. E’ inoltre difficile che USA e paesi europei della NATO facciano reali pressioni su Israele, che – per essere efficaci - dovrebbero consistere nel blocco delle forniture di armi e munizioni (che continuano), sanzioni, interruzione di ogni rapporto commerciale, economico, scientifico e diplomatico.
 
Mentre siamo ancora di fatto nell’incertezza, e certamente non siamo usciti dalla crisi, anche i paesi dell’Unione Europea (tra cui l’Italia) fanno sentire la loro flebile e ridicola voce dichiarando di voler inviare proprie navi a Hormuz dopo la cessazione delle ostilità, per sminare lo stretto
 
Immagino che gli Iraniani li accoglierebbero con un grande pernacchio, e li rimanderebbero a casa con la coda tra le gambe
 
Vincenzo Brandi














Video collegati:

Paul Craig Roberts e Stanislav Krapivnik. La fine di un mito: https://www.youtube.com/watch?v=oh89pEtfLvo


Il Prof. Jeffrey Sachs discute l’annuncio degli Stati Uniti secondo cui è stato raggiunto un accordo tra gli Stati Uniti e l’Iran. Pace o pausa tattica?: https://www.youtube.com/watch?v=4diXBL5RKu8





martedì 16 giugno 2026

Accordo per il Medio Oriente? La situazione è grave ma non seria...

 

Io mammeta e tu...

Nelle scorse ore, il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif, titolare del ruolo di mediatore nei colloqui indiretti tra Teheran e Washington, ha annunciato che Iran e Stati Uniti avevano raggiunto un accordo per la cessazione definitiva delle ostilità su tutti i fronti, compreso il Libano.

Trump ha confermato la notizia poco dopo in un post sul suo profilo Truth, scrivendo che «l’accordo con la Repubblica Islamica dell’Iran è ora completo».

Il governo israeliano ha dichiarato di non sentirsi affatto vincolato dall’accordo, e specificato che i combattimenti in Libano proseguiranno.

Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baqaei: ha chiarito che la fine della guerra in Libano costituisce parte integrante dell’accordo, che salterà inevitabilmente se gli Stati Uniti non terranno al guinzaglio Israele.

Il presidente del Parlamento iraniano Mohammed Bagher Ghalibaf è andato più a fondo, affermando che «la strategia del “poliziotto buono, poliziotto cattivo” portata avanti da Washington e Tel Aviv per garantire la continuazione degli attacchi israeliani, è superata».

L’opposizione interna, dal canto suo, è sul piede di guerra. Naftali Bennett, uno dei principali sfidanti di Netanyahu assieme a Yair Lapid, ha qualificato l’intesa tra Washington e Teheran come una catastrofe strategica per Israele, imputabile all’incapacità del governo di trasformare i successi militari in risultati di sicurezza duraturi. Bennett ha promesso che, se eletto, mirerà con decisione al un cambio di regime in Iran: «il conto alla rovescia inizierà a ticchettare non appena il governo in Israele sarà cambiato».

Ne parliamo assieme a Fabio Mini, generale di corpo d’armata, saggista e collaboratore de «Il Fatto Quotidiano». Ha comandato tutti i livelli di unità da combattimento e prestato lunghi periodi di servizio negli Stati Uniti, in Cina, nei Balcani e nella Nato. È stato Capo di Stato Maggiore del Comando Alleato del Sud Europa e comandante della forza internazionale di sicurezza in Kosovo. Giacomo Gabellini


Video collegato: https://www.youtube.com/watch?v=HZ0ziR23hSo

Questo video presenta una analisi puramente ipotetica e speculativa di possibili scenari riguardanti la situazione del Medio Oriente, sulla base di fonti pubblicamente disponibili. Non deve pertanto essere interpretata come previsione certa di eventi futuri. Esprime inoltre il punto di vista esclusivo del soggetto intervistato, basato sulla sua lunga esperienza professionale. Secondo le analisi disponibili e le fonti citate, gli scenari discussi rappresentano possibili sviluppi della situazione, soggetti a variazioni.

Per una comprensione completa, si invita a consultare multiple fonti autorevoli. Le analisi presentate si basano su fonti pubblicamente disponibili e rappresentano interpretazioni degli eventi, non verità assolute.

Il contenuto è prodotto esclusivamente a scopo informativo e accademico, nel contesto di una analisi geopolitica, e non intende assolutamente promuovere alcuna ideologia o azione.

AVVERTENZA: Questa analisi si basa su fonti verificate e documenti pubblici, presentando diverse prospettive sul caso in questione. Contiene discussioni su conflitti armati ma non dati militari classificati. Può pertanto non essere adatta a tutti gli spettatori. Discrezione dello spettatore consigliata. Le analisi presentate sono basate su proiezioni e interpretazioni di tendenze attuali.

È importante considerare le diverse prospettive e mantenere un approccio obiettivo. Il sostegno economico viene utilizzato esclusivamente per la produzione di contenuti indipendenti e ricerca.


FONTI https://www.aa.com.tr/en/middle-east/... https://www.france24.com/en/middle-ea... https://www.washingtonpost.com/world/... https://www.timesofisrael.com/liveblo... https://www.jpost.com/opinion/article... https://www.timesofisrael.com/liveblo...


Altro video collegato: 

Nima R. Alkhorshid: Linea rossa dell’Iran superata, attacchi a Beirut e ritorsione in arrivo: https://www.youtube.com/watch?v=63SDVe4U42I


In memoria di Amal Khalil, giornalista libanese, assassinata spietatamente dall’esercito israeliano... - Con una testimonianza di padre Benedetto, monaco ortodosso del Kosovo Metohija



Amal Khalil giornalista libanese è stata uccisa  il 22 aprile 2026 da un attacco aereo delle IDF   israeliane nel sud del Libano mentre documentava l’aggressione israeliana al Libano. Khalil è stata uccisa in una casa in cui si stava riparando in mezzo a molteplici attacchi aerei israeliani con la spietata tecnica del “double-tap. Un'ambulanza della Croce Rossa libanese che cercava di raggiungerli è stata fermata da granate e sparatorie stordenti israeliane, secondo il ministero della Salute libanese.. Essa stata il nono giornalista ucciso in Libano nel 2026.

La sua morte, avvenuta ad Al-Tiri, non lascia spazio a dubbi: si è trattato di un’esecuzione mirata, eseguita con la spietata tecnica del “double-tap”. “E’ una tecnica micidiale”, ha spiegato tempo fa I.M. della Mezza Luna Rossa, il quale aveva già visto questa stessa tecnica applicata in Siria: “Avviene un attacco, un’esplosione, le persone e, se riescono i soccorritori, accorrono per estrarre i feriti. Così i giornalisti: arrivano per riportare l’accaduto. In quel momento, quando c’è un buon numero di gente sul posto, avviene la seconda esplosione.”

Tutto è iniziato quando Amal Khalil e la sua collega sono giunte sull’esplosione che aveva colpito un’auto. Un nuovo attacco aveva colpito di nuovo, Amal e la sua collega Zainab Faraj avevano cercato rifugio in una casa civile. Da lì, Amal ha avuto il tempo di fare le sue ultime chiamate: alla famiglia, ai colleghi, persino all'esercito libanese. Era viva, ferita, ma lucida. Erano le 16.10.

Quando i paramedici hanno tentato di avvicinarsi, sono stati respinti dal fuoco di sbarramento.

Poi, il colpo di grazia: un nuovo attacco ha centrato esattamente l'abitazione dove le giornaliste si erano nascoste. Per sette lunghissime ore, il mondo guardava. O forse no. Sette ore. Ferita, i soccorritori potevano salvarla ma non potevano raggiungerla? Nella giornata di mercoledì 22 aprile, l’intero Libano e con esso migliaia di osservatori esteri, hanno seguito con angoscia ciò che stava accadendo in quelle ore, su quella sponda del Mediterraneo, tutti col fiato sospeso.

Minuto dopo minuto, con il battito strozzato di una ricerca disperata: il tentativo di strappare alla morte Amal Khalil, intrappolata tra le macerie e il fuoco nel sud del Libano. È stato un countdown atroce, una diretta dell’anima che ha tenuto un intero popolo, incollato agli schermi, sperando contro ogni logica in un miracolo.

Amal è rimasta sotto il cemento ad affrontare il tempo e la vita che scivolavano via insieme al suo sangue. Il suo corpo è stato recuperato solo verso mezzanotte, quando ormai non c'era più nulla da fare. Zainab è stata estratta viva, gravemente ferita.

I volontari della Mezza Luna Rossa ed i giornalisti sul posto, hanno raccontato di aver rivissuto minuto per minuto come in un replay, la barbara uccisione della bimba Hind Rajab, che sola dentro a una macchina, dopo aver chiamato i soccorsi, dopo aver atteso con i cadaveri dei suoi familiari intorno, fu crivellata con più di 300 pallottole. Impunemente.

Il fatto che Amal avesse ricevuto minacce di morte esplicite su WhatsApp prima dell’attacco trasforma questa tragedia in un atto deliberato di ferocia inumana. Già dal 2024, Khalil aveva denunciato  di aver ricevuto telefonate minacciose da un numero di telefono israeliano "che la avvertiva di lasciare il sud del Libano e minacciandola di distruggere la sua casa. Dopo la morte di Khalil, il commentatore israeliano Gideon Gal Ben Avraham è stato identificato come la persona che ha fatto l’ultima telefonata prima del suo assassinio., ma sicuramente resterà impunito.

È stata eliminata perché la sua penna era diventata più scomoda delle sue fonti, hanno detto i suoi colleghi e colleghe.

La storia di Amal Khalil ci lascia con una domanda: cosa resta della verità quando chi la racconta viene sistematicamente messo a tacere? Mentre piangiamo l'ennesima reporter caduta, resta il peso di quel vuoto e il coraggio di chi, nonostante le minacce e i droni sopra la testa, decide che restare e testimoniare è l'unico modo per non lasciare che il buio vinca del tutto e la barbaria e passi inosservata.

C’è qualcosa di profondamente interiore nel rapporto che ci lega ai VERI reporter di guerra, non ai giornalisti prezzolati “mainstream”. Spesso, ci sembra di conoscerli di persona. Li abbiamo visti tenere duro sotto i bombardamenti, commuoversi fino alle lacrime davanti a un bambino estratto dalle lamiere, o peggio, li abbiamo visti apprendere della morte dei propri cari in diretta, mentre cercavano di raccontare quello stesso orrore. Pensiamo a Wael Al-Dahdouh a Gaza, simbolo di un dolore e del senso del dovere che non si ferma nemmeno davanti alla notizia in diretta dell’uccisione di quasi tutta la famiglia.

Eppure, in questi ultimi due anni e mezzo, abbiamo dovuto apprendere e ammettere una cosa terribile: quella scritta PRESS sul giubbotto antiproiettile, che un tempo era un simbolo di protezione internazionale, oggi sembra essere diventata un vero e proprio bersaglio. Con più di 200 giornalisti palestinesi uccisi a Gaza e in Libano si ripete la stessa dinamica, il messaggio è chiaro. Essere testimoni scomodi ha un prezzo che si paga con il sangue.

Amal Khalil, nata nel sud del Libano, non era una novizia del pericolo. Dal 2006 raccontava le ferite e gli orrori della sua terra. Il suo sguardo era puntato sui civili che restano nonostante le bombe e i proiettili. Recentemente si era occupata delle demolizioni sistematiche delle case nei villaggi di confine, un lavoro che serviva a smentire la narrativa di chi dichiara di colpire solo obiettivi militari. “Smentisco la narrazione dell’IDF mostrando le prove dei bombardamenti su case e fattorie”, aveva detto con orgoglio. Ed è stata proprio quella coerenza a condannarla a morte dal sionismo criminale.

Al suo funerale è stata condotta alla sua ultima dimora nel villaggio di Baysariyeh, con la bara ricoperta dalla bandiera libanese, migliaia di persone hanno vissuto un'ondata di emozioni diverse, ha raccontato un partecipante. "È stato un giorno davvero triste, ma è stato pieno di orgoglio e di rabbia. Tristezza perché Khalil era una persona di buon cuore, amata dai suoi colleghi e da coloro le cui storie raccontava. Orgoglio, perché Khalil non si è mai tirata indietro, anche di fronte al pericolo e alle minacce di morte ", ha detto Roaa Kassem, collega di Khalil al quotidiano libanese Al-Akhbar.


Testimonianza di padre Benedetto, monaco ortodosso del Monastero di Decani in Kosovo Metohija

“ Ho conosciuto Amal a Dečani, dopo un giro nella chiesa ed un thè in terrazza. Una donna piena di vita, serena, risolta, con una gran passione per gli animali, al punto di estorcere a Padre Isaija l’autorizzazione a conoscere il nostro falco antipiccione.

Amal Khlyl aveva una quarantina d’anni, un bel sorriso, poliglotta, giornalista, animalista ed un profondo trasporto per i Bovari del bernese.

Libanese di Sidone, aveva scelto di raccontare la sistematica distruzione delle case in Libano da parte delle forze militari israeliane che occupano il paese.

“Gran parte delle cause che agitano il mondo, non le puoi comprendere se non capisci cosa è stato il ’99, il bombardamento della Serbia e la tragedia di Kosovo e Metohija” diceva.

Si era esposta, al punto di ricevere minacce di morte telefoniche contro le quali era insorta la comunità internazionale di amici che la conoscevano, siglando un appello che mi onoro di aver firmato, tanto solidale e affettuoso, quanto inutile.

Amal, che mi ha spiegato cosa fosse Hezbollah, quale voce parlasse, è stata uccisa dall’esercito israeliano; prima un drone ha colpito l’auto in cui viaggiava con la fotografa Zeinab Faraj e dopo che si erano rifugiate in una casa, l’aviazione israeliana ha bombardato con chirurgica precisione, uccidendo Amal e ferendo gravemente Zeinab.

Il mondo oggi è più povero di una persona buona, che utilizzava le scatole delle munizioni ebraiche per farne vasi da fiore nella propria casa; la foto (di Zeinab Faraj) è quella che ha usato per fare gli auguri di Pasqua, qualche settimana fa.

Possa il nostro Signore onnipotente perdonarle ogni peccato, accogliendola, Giusta tra i Giusti, laddove non c’è più dolore o sofferenza.

Possa la collera del nostro Dio rovesciarsi su questo esercito israeliano, accozzaglia di assassini, avanguardia dell’anticristo, sterminatore di innocenti, volto del maligno.

Cara Amal, l’eterno riposo ti doni il Signore, splenda su di te la luce e la gioia dell’eternità, riposi il tuo nome e la tua memoria nella pace degli uomini e dentro me, il ricordo di quel tuo bel sorriso”.           Padre Benedetto, Decani aprile 2026

 

Fonti: Sarah Mustafa, Gariwo, Al Akhbar, ICRC

A cura di Enrico Vigna



lunedì 15 giugno 2026

Medio Oriente. Negoziati di 60 giorni... Forse


Il vice ministro degli Esteri iraniano  Gharibabadi:  "Durante il periodo di negoziazione di 60 giorni, verranno discussi i temi della completa revoca delle sanzioni contro la Repubblica islamica dell'Iran — sia primarie che secondarie — e anche la cessazione delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e del Consiglio dei governatori dell'AIEA.  In caso di raggiungimento di un accordo definitivo, tutte le sanzioni saranno revocate.  Il secondo tema chiave dei negoziati nel periodo di 60 giorni sarà il programma nucleare. Verrà inoltre discusso il tema del ripristino e dello sviluppo economico, e verrà concordato definitivamente un meccanismo appropriato.  Un altro tema sarà la definizione dei meccanismi di esecuzione e controllo dell'adempimento degli obblighi da parte di entrambe le parti".

Netanyahu ha dichiarato che gli attacchi del regime sionista contro il Libano non fanno parte dell'accordo.  A quanto pare, l'accordo finirà prima ancora di iniziare...



P.S.  Nonostante ciò che si dice degli accordi in corso, le unità israeliane sono ancora nel Libano meridionale e saranno state sorprese tanto quanto noi dall'apprendere che dovrebbero lasciarlo. Questo ovviamente è un ostacolo piuttosto grande, che richiede l'accordo e il permesso di Hezbollah.  La firma avverrà il 19 giugno? Hanno 4 giorni per fare i bagagli e andarsene. In 2 ore può succedere di tutto, figuriamoci in 4 giorni. Come avrete appena letto, i negoziati dureranno 60 (!) giorni.  Israele sarà la prima a regalare sorprese a Trump. E qualsiasi reazione da parte di Hezbollah o dell'Iran sarà sanzionata. Difficile credere che Israele venga bombardata dagli Stati Uniti per ottemperare ai nuovi accordi. Se Israele potrà agire indisturbata significherà che gli Stati Uniti non hanno alcun controllo. Se si ritirerà allora la vittoria iraniana e della resistenza sarà confermata.  Attendiamo prove del ritiro israeliano e dell'impegno in un vero e proprio "cessate il fuoco". Per il momento le previsioni sono negative.  Ricordiamo che si tratta di una tregua che non è una pace a tutti gli effetti. Come faranno gli Stati Uniti a garantirla è un mistero.

(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A)


Video collegati:
 

Nicolai Lilin. IL MEDIO ORIENTE È AL BIVIO 15 giugno 2026: https://www.youtube.com/watch?v=LI3IiPfcClc


Seyed M. Marandi. L’attacco di Israele a Beirut ritarderà o farà saltare l’accordo USA-Iran: https://www.youtube.com/watch?v=cx1bhJeIKFo


ACCORDO IRAN-USA. Chi ha vinto davvero e chi ne esce SCONFITTO? Con G. Gabellini: https://www.youtube.com/watch?v=iCW9j1TS6Oc



Mio commentino: "...a pensar male si fa peccato ...ma molto spesso ci si indovina. Che l'abbia detto Pio XI o Giulio Andreotti o  altri personaggi dell'antichità, per quanto ci riguarda non ha importanza. Poteva averlo detto anche Machiavelli o addirittura  Sun Tsu nel suo celeberrimo "L'arte della guerra"... Sta di fatto che conoscendo gli attori -e le  loro abitudini a cambiare le carte in gioco -al momento opportuno- ci sono pochi dubbi che trattasi del solito tranello. In Medio Oriente è cominciata la stagione estiva, caldo torrido ovunque,  ne consegue che qualsisi operazione di guerra terrestre da parte USA (e getta) è impensabile. Quindi 60 giorni di "tregua" è un ottimo metodo per fiaccare la resistenza dell'Allenza della Resistenza, nel frattempo ridotta alla fame ed alla sete,  sono un toccasana per prepararsi allo strike finale autunnale. Intanto andrà avanti il "blocco" dei porti iraniani con una scusa o con l'altra e andranno avanti le punture di spillo a tradimento. Ho la sensazione che questa farsa dell'accordo  sia una pensata strategica che non è merce del generale Trump, né di altri furbetti yankee, ma addirittura di una lobby avvezza al tradimento ed alla menzogna. Purché non appaia apertamente, ovvero dichiarandosi "contraria" all'accordo, per preparare nel frattempo il colpo mortale. Da qui il detto: "Se conosci il nemico e conosci te stesso non hai bisogno di temere il risultato di cento battaglie..." - Pax et bonum! (Paolo D'Arpini)




domenica 14 giugno 2026

Repetita Iuvant: "La proposta di cremazione e sepoltura ecologica"

 


Le proposte sulla gestione del cadavere del Circolo Vegetariano VV.TT. promuovono una visione bioregionalista e spirituale del trapasso, che vede il corpo come parte del ciclo naturale. 

Riporto di seguito il comunicato stampa diramato dall'Adnkonos: “Roma, 3 nov. '95 - Libertà di sepoltura nel proprio terreno e pratiche alternative per la cremazione: è quanto chiedeva  il Circolo vegetariano, attraverso  una iniziativa presentata in parlamento. 

‘‘La proposta -si leggeva nella nota diffusa dal comitato promotore- prevede tra l'altro la tumulazione di cadaveri, privi di cassa, nella nuda terra o in alternativa la cremazione ecologica nel campo sacro prescelto con dispersione delle ceneri. Nonché la libertà di piantare alberi commemorativi sul tumulo a memoria del caro estinto e senza consumo di fiori recisi”. ”Tutto questo -prosegue il comunicato- allo scopo di riportare la morte al suo naturale manifestarsi, un avvenimento che inizia con la nascita e termina con il ritorno alla madre terra”. Il comitato di Calcata tiene a ricordare che attualmente la sepoltura nel proprio terreno è consentita soltanto a personaggi di fama”.

Ricordo che per dare sostanza alla nostra richiesta inviammo una petizione al Parlamento (1. Sten. 579 s020) chiedendo un provvedimento legislativo per la libertà di sepoltura e cremazione ecologica… Anche il quotidiano la Repubblica pubblicò la richiesta, il 5 dicembre 1995 (pag. 21), purtroppo la proposta non passò per la solita opposizione ecclesiastica, che vuole mantenere il primato e l'esclusiva sullo smaltimento dei cadaveri, nel modo religiosamente consentito. 

Oggi la chiesa ha accettato che la cremazione possa effettuarsi ma non accetta la dispersione delle ceneri. Comunque nella nostra proposta, oltre alla libertà di inumazione del defunto nella nuda terra nel proprio terreno o nel luogo prescelto (parchi, riserve, immersione in acque, esibizione su alture, etc.), facevamo specifica menzione alla possibilità di incenerimento con sistemi ecologici, in particolare con l'uso di specchi ustori. Questo per evitare sprechi energetici ed inquinamento ambientale. 

Questa battaglia rientra nelle libertà espressive della morte. Libertà, che implicando una scelta laica anche per il post.mortem, sono di attualità e di grande valore sociale, soprattutto per sottrarre il cadavere alle "lobbies mortuarie”, sia religiose che civili. In questa opera abbiamo anche collaborato con la So.Crem, l'associazione che promuove la cremazione. 

Purtroppo ancora non si vedono risultati concreti, anzi abbiamo riscontrato una ritrosia permanente a trattare questo tema. Ci rendiamo conto che gli interessi smossi dalla morte sono tanti ma questo voluto silenzio, su un argomento che tocca i sentimenti (e le saccocce) di buona parte della popolazione, appare una forma di evidente censura. Nella laicità dello Stato è necessaria una normativa più liberale e democratica sulla gestione mortuaria. Non è giusto che la gerenza del cadavere pesi quanto una esosa tassa di ’successione’ (anche in forma di ricatto sociale): pompe funebri, cerimonie religiose, bare, tombe e loculi a prezzi stratosferici, una vera e propria imposta sul decesso. In termini estremamente pratici il Circolo  continua a portare avanti la battaglia della libertà funeraria e della libertà di astenersi dall’accanimento terapeutico, ecc.

Avevamo anche proposto che le salme potessero venire utilizzate allo scopo di recuperare sostanze utili, sia per la produzione energetica che per il riciclaggio organico, in modo da evitare lo spreco attuale, in cui i corpi vengono chiusi in cassette stagne e la natura non può avvantaggiarsi delle sostanze residue... Come avviene, ad esempio, nel caso di recupero di carcasse animali per produzione energetica e di fertilizzanti.

Paolo D'Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica

















E qui una intervista telefonica del 14 novembre 2024, tra Sergio Orlando e Paolo D’Arpini, con ragguagli e retroscena sulla vicenda: Anche la morte può essere “bioregionale” – Sepoltura nella nuda terra e nel proprio terreno e cremazione ecologica (Proposta di legge popolare del Circolo vegetariano VV.TT.): https://www.youtube.com/watch?v=u2rNKeq_NPg


sabato 13 giugno 2026

Europei in brache di tela vogliono attaccare la Russia...?


venerdì 12 giugno 2026

La Russia è alle corde...?

 



I droni ucraini piovuti all’inizio di giugno 2026 su obiettivi militari ed energetici situati nell’oblast’ di San Pietroburgo hanno riproposto con forza il tema della vulnerabilità russa, esaminato nel dettaglio durante una sessione del Forum Economico Internazionale dedicata alle “principali minacce per la Russia nel secondo quarto del XXI Secolo”. Tra i partecipanti alla discussione figurava Andrej Bezrukov, ex colonnello dell’Svr con trascorsi nell’intelligence sovietica.

Secondo Bezrukov, la Russia deve prepararsi a sostenere per i prossimi venti o trent’anni una situazione di conflitto permanente con l’Occidente che verte non sulla conquista di nuovi territori, ma sul danneggiamento e/o distruzione delle infrastrutture critiche in territorio nemico – condutture energetiche, siti di stoccaggio di petrolio, centrali elettriche, reti di comunicazione, ecc.

Allo stato attuale, ha affermato l’ex ufficiale dell’Svr, la Russia è impegnata in una «guerra strisciante» che potrebbe degenerare da un momento all’altro, e destinata a durare per decenni plasmando due generazioni di russi.

L’Occidente, ha sottolineato Bezrukov, ha optato per il logoramento per evitare un conflitto nucleare con la Russia. Cerca pertanto di “bollire la rana” russa attraverso una costante pressione politica, economica e militare.

Le sanzioni, il sequestro di petroliere riconducibili più o meno indirettamente alla Russia e gli attacchi ucraini con droni nelle profondità dello spazio russo rappresentano quindi singole componenti di una ben più ampia pianificazione strategica, che impone a Mosca di adattare la società, l’economia nazionale e la burocrazia statale a un contesto di belligeranza permanente con l’Occidente.

Parallelamente, un gruppo di Stati sta discutendo l’opportunità di attuare una riorganizzazione del servizio diplomatico dell’Unione Europea implicante la destituzione di Kaja Kallas, in seguito all’esplosione di un drone marino ucraino nel porto rumeno di Costanza.

Il «New York Times», dal canto suo, informa che gli alleati europei sarebbero sempre più preoccupati per il piano dell’amministrazione Trump inteso a ridurre in modo significativo le capacità militari statunitensi assegnate alla Nato in caso di crisi o guerra.

Sul fronte mediorientale, il presidente Trump ha annunciato per la trentanovesima volta che gli Usa sono vicini a un accordo di pace con l’Iran, dopo aver ripreso gli attacchi contro la Repubblica Islamica. La quale ha a sua volta risposto con forza, e smorzato nuovamente gli entusiasmi della Casa Bianca precisando che parlare di accordo è molto molto prematuro. Il tutto mentre Israele prosegue le operazioni militari in Libano e gli Houthi annunciano il blocco parziale, limitato cioè ai navigli facenti capo a Israele e ai suoi alleati, dello Stretto di Bab el-Mandab, specificando che il blocco diverrà totale se la guerra andrà avanti.

Esmail Qaani, a capo della Forza Quds dei Pasdaran, ha puntualizzato che «una nuova cintura di sicurezza presidiata dall’Asse della Resistenza si estenderà dallo Stretto di Hormuz a quello di Bab el-Mandab, e dal Golfo Persico al Mar Rosso».

Giacomo Gabellini







Video collegato: https://www.youtube.com/watch?v=Veer0AwvvCQ