giovedì 20 agosto 2026

La guerra atomica comincia dalle mini-bombe atomiche...?

 


Il concetto secondo cui una guerra atomica potrebbe iniziare dall'uso di "mini-bombe" nucleari (tecnicamente definite armi nucleari tattiche) costituisce uno dei maggiori fattori di rischio geopolitico odierno. L'idea che un ordigno più piccolo sia "più utilizzabile" riduce la soglia psicologica dell'impiego atomico, aumentando drasticamente il rischio di un'escalation incontrollabile. 
Che cosa sono le "mini-bombe" nucleari?
A differenza delle armi nucleari strategiche, progettate per distruggere intere metropoli e cancellare la capacità bellica di una nazione, le armi tattiche presentano caratteristiche specifiche: 
  • Potenza ridotta: Hanno una forza distruttiva che varia da meno di un chilotone fino a circa 50 chilotoni (per fare un confronto, la bomba di Hiroshima era di circa 15 chilotoni). 
  • Utilizzo sul campo: Sono progettate per colpire obiettivi militari circoscritti, come raggruppamenti di truppe, bunker sotterranei o basi logistiche in prima linea. 
  • Miniaturizzazione: Storicamente, gli arsenali hanno incluso dispositivi ridottissimi, come la testata americana W54, trasportabile all'interno di uno zaino (SADM), o i moderni sistemi a potenza variabile installati sui missili. 
Il vero pericolo delle armi tattiche non risiede solo nella loro forza distruttiva intrinseca, ma nell'illusione del loro controllo
  • L'illusione dell'uso limitato: Molte dottrine militari speculano sul fatto che l'impiego di una mini-bomba in un'area isolata possa costringere l'avversario alla resa senza provocare una risposta nucleare totale. 
  • L'effetto "escalation ladder": Nel momento in cui il "tabù nucleare" viene infranto con una mini-bomba, la parte colpita si troverebbe di fronte al dilemma se arrendersi o rispondere a sua volta. Nella quasi totalità delle simulazioni strategiche ed esercitazioni di difesa, lo scambio di armi tattiche degenera rapidamente e inevitabilmente in una guerra nucleare strategica globale. 
  • Pressione sui tempi di decisione: Con l'introduzione di missili ipersonici e sistemi di comando assistiti da algoritmi avanzati, i tempi per valutare se un attacco sia convenzionale o nucleare si sono ridotti a pochissimi minuti, aumentando il rischio di errori fatali. 
In sintesi, gli esperti e i trattati di geopolitica evidenziano che non esiste una netta linea di demarcazione capace di contenere un conflitto atomico una volta iniziato. Una "mini-bomba" nucleare non è un'alternativa sicura, ma rappresenta il gradino d'ingresso verso la distruzione mutua assicurata. 
(Ipotesi "B" di Nonna I.A.)



Articolo collegato: 

Scenario ipotetico:  Ad esempio, se gli USA usassero un ordigno atomico sull'Iran potrebbero finalmente uscire dalla situazione in cui si sono impantanati?

Marjorie Taylor Greene, già pitonessa MAGA e oggi acerrima nemica politica di Trump all'interno del partito repubblicano, ha dichiarato in un suo messaggio social di avere positiva e indubbia conoscenza che all'interno della War Room della Casa Bianca si parla apertamente di questa possibilità.

Non so quali fili abbia MTG con il ristretto circolo di persone che prendono decisioni sulla condotta della guerra, ma indiscrezioni di questa natura non sarebbero una novità. Le notizie sulle gravi carenze di munizioni, soprattutto gli intercettori dei Patriot, nascono da voci dall'interno del Pentagono.

Quello che possiamo dire è che un tale scenario potrà essere improbabile quanto alla possibilità che si materializzi davvero. Ma non c'è ragione di dubitare che l'opzione sia sul tavolo.

Se non bastasse la spregiudicatezza di Trump, va ricordato che da molto tempo è dottrina del Pentagono che occorrono armi nucleari a bassa potenza per ripristinare la soglia delle deterrenza. E queste armi sono state anche prodotte, ad esempio la bomba B61-12 (a potenziale variabile da 0.3 a 50 kiloton) e la testata (circa 5-7 kiloton, installata sui missili Trident II)

Fino a che una testata nucleare provoca una apocalisse si può pensare che non verrà davvero usata, e dunque chi ha armi nucleari è come se non le avesse. Ma se gli effetti distruttivi — sia pure impressionanti — potessero essere limitati e fatti rientrare in un perimetro psicologicamente prossimo a quello delle armi convenzionali? Le bombe termobariche o bunker buster sono convenzionali, ma la loro forza distruttiva è immane.

Ma c'è un problema. Posto che di sicuro gli USA non userebbero un ordigno del genere con finalità di sterminio — come accadde a Hiroshima e Nagasaki — e che si cercherebbe un obiettivo "tattico", cioè utile a cambiare il rapporto delle forze in campo, cosa colpirebbero davvero?

I bersagli dei pasdaran sono "leggeri", e decentrati. Tutto il bombardabile è stato già bombardato. Supponendo anche che un attacco nucleare causerebbe loro gravi danni, se questo non compromette materialmente la loro resilienza, siamo sicuri che si arrenderebbero? Questi sono  soldati altamente motivati e dopo esser passati per prove molto dure hanno già fiutato l'odore della vittoria.

L'esito di una tale sciagurata decisione sarebbe la fine del tabù dell'atomica (anche per tutti gli altri)...  (Luigi Mosca)


Bomba o non bomba...?

mercoledì 19 agosto 2026

C'era una volta l'Ucraina...

 


È ormai chiaro che il compito assegnato, per sua sfortuna, all'Ucraina, ovvero quello di portare la Russia al collasso, militare o economico che fosse, non è stato raggiunto e ci sono poche possibilità che, nelle condizioni attuali, possa esserlo. Possiamo ragionare sulla reale fattibilità di questo compito (poteva anche essere parziale: portare la Russia non al collasso ma vicino, in modo che l'ultimo colpo potessimo darlo noi in piena sicurezza e prenderci pure il merito), ma sta di fatto che il malumore tra gli sponsor comincia ad essere palpabile.

In Russia, certamente, non sono rose e fiori: problemi economici, problemi di approvvigionamento, inflazione, una certa stanchezza generale, pulsioni iper-nazionaliste, il solito problema demografico che la guerra di sicuro non migliora, eccetera. Ma il paese non collassa, né ci sono indicatori che possa farlo a breve o a medio termine, diciamo nei prossimi 2-4 anni. Il che è un problema non di poco conto non tanto per l'Ucraina alla quale, come Don Abbondio alla fine del capitolo 23, "nessuno badò", ma per quelli importanti, cioè per noi.

Soprattutto perché è l'Ucraina che, in questa finestra temporale, ha buone possibilità di collassare. L'economia è allo sfascio (giusto ieri l'Economist ha suonato l'allarme: per quanto incredibile, pare che la Russia stia facendo più danni all'economia ucraina di quanti non ne faccia l'Ucraina a quella russa, link 1); un quarto della popolazione ha lasciato il paese e non ha nessuna intenzione di tornare, tanto che si stanno studiando misure per costringere almeno i maschi in età di leva; non ci sono più munizioni per i sistemi antimissile; il passaggio dalle Wunderwaffen occidentali alle Vergeltungswaffen occidentali/locali per mandare in fumo i magazzini Wildberries serve a rinfrancare il morale dei NAFO, che si divertono a giocare al bingo, ma a poco altro (cercate "Wildberries Bingo Cards" su Google. Nei circuiti giusti potete pure vincere dei soldi); soprattutto, ci siamo accorti con angoscia di non avere né armi da mandare né soldi con cui eventualmente comprarle, se fosse possibile comprarle da qualche parte.

Qualche matto a Bruxelles, a Tallin o a Riga pensa che si possa passare senza problemi dall'impiegare soldati ucraini all'impiegare soldati occidentali, ma a parte il fatto che è improbabile che i soldati ci vogliano andare (e parlo dei generali, non dei fanti), non ci sono nemmeno i soldati. E quindi che si fa?

Quindi gli sponsor si stanno dividendo, come testimonia la foto che allego. Se l'Ucraina è in crisi sistemica non può essere colpa nostra, in nessuna maniera: se la squadra va male la colpa non è certo dello sponsor, che ci ha messo i soldi e li vede andare in fumo e ha tutti i diritti di lamentarsi. La colpa o è della squadra o dell'allenatore o della società. E alcuni degli sponsor stanno davvero pensando di togliere di mezzo l'allenatore e sostituirlo con uno più giovane, più motivato, con sistemi di gioco più moderni. Altri però dicono che l'allenatore è lì da tempo, ha il polso della squadra, cambiarlo potrebbe essere uno shock, questo nuovo alla fine chi lo conosce e comunque ormai è troppo tardi, tanto vale andare avanti così, al limite sostituiamo parte dello staff tecnico che ha chiaramente sbagliato la preparazione. Altri sponsor hanno già mollato e pensano solo a tagliare la corda non appena finirà la stagione. Tanto anche in caso di retrocessione la Lega ha approntato il paracadute, sono soldi comunque e qualcosa recuperi, e un'altra squadra da sponsorizzare la trovi subito.

martedì 18 agosto 2026

Lo spirito bellico teutonico si è annacquato...



A inizio estate il ministero della difesa della repubblica federale aveva inviato un questionario a circa 300'000 cittadini di età militare (tra i 18 e i 25 anni), finalizzato a stimolarne l'arruolamento volontario nelle forze armate federali.

A fine stagione, facendo il riepilogo, a rispondere all'annuncio sono state poche centinaia in tutto (500).
Rimilitarizzare una società prospera e pacificata da generazioni (sin dalla fine della guerra fredda tecnicamente, ma in realtà sin dal 1945 ad essere davvero onesti) presenta degli ostacoli come si vede: convincere i figli di papà e mamma è il primo tra tutti... e contare che in questo caso la prospettiva era solo di prestar servizio, semplicemente, NON andare in guerra in qualche trincea del fronte orientale al ritmo di 100 morti e mutilati al giorno (...).
Rimettere in piedi un clone "democratico" (che ridere) della Wehrmacht nel 2026 la vedo parecchio dura.

Daniele Lanza



Commenti aggiunti:

"Questa è la dimostrazione  di un cambiamento profondo della Germania moderna, passata dal militarismo prussiano e imperiale a una cultura politica  pacifista ed economica dopo la Seconda guerra mondiale. Questo mutamento riflette una scelta  sociale contro la guerra..."  (P.D'A.)

"Ai governanti europei non resta che combattere la Russia fino all’ultimo ucraino. Infatti stanno studiando i modi di rispedire in Ucraina gli uomini in età militare che si sono rifugiati ad ovest.." (F.P.)

"Sappiamo benissimo come un accurato lavoro di ingegneria sociale possa ribaltare completamente il risultato nel giro di pochi anni. Considerando che la Germania si è prefissata di “diventare il più forte esercito convenzionale dell’Europa”, vedremo come rinascerà lo spirito patriottico… Basterà dare potere ad AfD e poi addomesticarlo perché si abbia questo effetto…" (F.C.)

lunedì 17 agosto 2026

Conflitto ucraino. Effetti collaterali...

 

Breve guida per i perplessi.
Drone in Romania: molto probabilmente russo. La Russia attacca i porti ucraini sul Danubio, al confine con la Romania, e ogni tanto qualche drone sbrocca. Non sono attacchi volontari alla Romania e i romeni lo sanno benissimo.
Drone in Estonia, Lettonia, Lituania: molto probabilmente ucraino. L'Ucraina utilizza il corridoio baltico per attaccare la regione di San Pietroburgo in modo che i droni vengano rilevati all'ultimo momento.
Scusa in che senso utilizza il corridoio eccetera.

Shhh. Fai finta che non lo sai.


Altra notizia:


Bravi, ora glielo dobbiamo pure rimborsare...

Francesco Dall'Aglio



Commento di un lettore: "Spendiamo i soldi per comprargli il drone, poi spendiamo i soldi per abbatterlo, poi per rimborsarlo..."


sabato 15 agosto 2026

Samara: missili NATO su sito produzione Soyuz...

 

Missili sulla fabbrica dei razzi Soyuz

"L'Ucraina ha confermato di aver colpito nella notte tra il 14 e il 15 agosto 2026 il Progress Space Center di Roscosmos a Samara, nel cuore del territorio della Federazione Russa.L'operazione, annunciata ufficialmente dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, rappresenta un'estensione significativa del raggio d'azione delle forze di Kiev, poiché l'obiettivo si trova a circa 900 chilometri di distanza dal confine ucraino..." (Fonti occidentali)

La Federazione Russa per esigenze civili, ma pure, ovviamente, belliche (dall'Ukraina al M.O. alle Kurili), sta implementando e completando un proprio sistema di geolocalizzazione satellitare in contrapposizione al monopolista statunitense Starlink del privato (?) Elon Musk.

I satelliti russi per la messa in orbita a completamento del sistema (siamo al 20% già attivo) si avvalgono dello storico vettore sovietico Soyuz, oggi aggiornato a Soyuz 2 Progress, usato correntemente anche per le operazioni sulla Stazione Spaziale Internazionale ed altri usi prettamente scientifici e civili, compresi vettori cargo e trasferimento astronauti "d'ogni colore e razza", italiani compresi. E' il cuore del programma spaziale scientifico e civile della Federazione Russa da 50 anni, in collaborazione internazionale.

Lo sviluppo e la produzione di Soyuz sta a Samara sul Volga presso Togliattigrad e al Parco delle Stelle Yurj Gagarin (vedi mappe e links che allego sotto). Samara è l'equivalente russo dei siti USA di produzione dei sistemi NASA e del centro spaziale Kennedy, o dei comparti spaziali europei dell'ESA a Tolosa e in Nuova Guinea. 

Il sito quindi NON È propriamente un obiettivo strategico militare, non certo per l'Ukraina. Lo è per la NATO, USA e Italia comprese, in palese ma mai dichiarata guerra contro la Russia. Lo scopo e il tempismo sono ben evidenti.  Il sito è stato gravemente colpito  da missili a medio raggio partiti dall'Ukraina, ma che ukraini non sono.

Si attende la risposta russa, e non sarà carina, temo...

Jure Eler


Video  sulla situazione riportata da Military Summary: 
  https://www.youtube.com/watch?v=DunOqqpQkzs 





venerdì 14 agosto 2026

Esplosione a Colleferro - Comunicato Assemblea NoWar Valle di Sacco

 


L’esplosione avvenuta il 13 agosto 2026, intorno alle 14:30, nello stabilimento KNDS Ammo Italy di Colleferro, impone una riflessione non più rinviabile sulla sicurezza degli impianti industriali legati alla produzione di materiale bellico.

Secondo le prime informazioni diffuse, l’esplosione avrebbe interessato l’area dello stabilimento di KNDS di Colleferro. Sono in corso gli interventi dei Vigili del Fuoco e degli altri soccorritori, mentre saranno le autorità competenti ad accertare dinamica, cause ed eventuali conseguenze dell’incidente.

Quanto successo a Colleferro pone una domanda inevitabile: cosa sarebbe successo se un incidente di questa natura fosse avvenuto ad Anagni, nello stabilimento KNDS in località La Macchia, con la produzione di nitrogelatina?

È esattamente lo scenario che come l’Assemblea No War Valle del Sacco denunciamo da tempo.

Quello che è accaduto dimostra che parlare di sicurezza, prevenzione e rischio industriale non significa fare allarmismo ma interrogarsi prima che accada un incidente, non dopo.

Se fosse successo ad Anagni in questo periodo, con le attività che si prospettano per quello stabilimento, quali sarebbero state le conseguenze? E soprattutto: il territorio sarebbe realmente pronto a fronteggiare un’emergenza di questo tipo? Sono domande alle quali le istituzioni devono rispondere pubblicamente, con dati e informazioni verificabili.

A Colleferro esiste un presidio locale dei Vigili del Fuoco e, nell’emergenza di oggi, risultano coinvolte anche squadre provenienti da altri territori. Ad Anagni quale sarebbe il presidio di riferimento in caso di un incidente grave alla KNDS? Quali sarebbero i tempi effettivi di arrivo dei Vigili del Fuoco? Quali mezzi e quali squadre specialistiche sarebbero immediatamente disponibili? E cosa accadrebbe nel caso in cui, contemporaneamente, i mezzi del territorio fossero impegnati in un’altra emergenza, come un incendio di vaste proporzioni nella zona della Macchia o un grave incidente sull’autostrada? Non è sufficiente sapere che esiste, in astratto, una rete di soccorso. Quando si parla di un impianto che tratta materiale altamente esplosivo, bisogna sapere esattamente chi interviene, in quanto tempo, con quali mezzi e secondo quali procedure.

L’Assemblea No War Valle del Sacco ribadisce quindi la propria contrarietà alla trasformazione della Valle del Sacco in un polo della produzione bellica e di materiali esplosivi.

Non accetteremo che alla storica emergenza ambientale si aggiunga una nuova dimensione di rischio industriale e militare, senza un confronto pubblico trasparente e senza garanzie sulla sicurezza delle popolazioni.

L’esplosione  a Colleferro ci ricorda che il rischio non è un’ipotesi astratta. E allora la domanda resta: se fosse successo ad Anagni, oggi, cosa sarebbe successo alla Valle del Sacco?

Teniamo alta l’attenzione, seguiranno aggiornamenti.

Assemblea No War Valle del Sacco
Disarmiamoli - Valle del Sacco 



Integrazione del Coordinamneto Nazionale No NATO:

COLLEFERRO, LE BOMBE ESPLODONO ANCHE A CASA NOSTRA: FERMARE LA MILITARIZZAZIONE, RICONVERTIRE LE FABBRICHE DI ARMI

L’esplosione a Colleferro (RM) di un reparto della fabbrica KNDS Ammo Italy (Ex Simmel Difesa) avvenuta il 23 agosto 2026 le cui immagini sono circolate in tutti i telegiornali e sulla maggior parte dei media, è una delle varie esplosioni verificatesi negli anni nella Valle del Sacco, una zona a circa un’ora da Roma, in cui esistono diverse fabbriche collegate all’apparato industriale militare.

Ad Anagni (RM), località La Macchia, si producono le molecole per gli esplosivi, la nitrogelatina, mentre a Colleferro si assemblano gli ordigni. Il trasporto delle sostanze è molto pericoloso: la fabbrica infatti è situata in una zona boschiva a soli 1.200 metri dall’autostrada A1 e a poche centinaia di metri dall’area di un autogrill, pertanto è facile immaginare le conseguenze per le persone in transito sulla Roma-Napoli se tale esplosione fosse avvenuta proprio lì.

Gli “incidenti” sono stati diversi nel corso del tempo, l’ultimo nel 2007 con un morto e 13 feriti. Alla KNDS di Colleferro c’è un progetto di raddoppio della struttura, a cui strenuamente si oppongono i residenti e diversi comitati locali (tra cui Assemblea No War Valle del Sacco e Disarmiamoli – Valle del Sacco) al fine di difendere il proprio territorio da futuri disastrie chiedendo a gran voce la conversione ad uso civile di tale fabbrica. I cittadini esigono che i soldi pubblici non vadano usati in fabbriche di armi e che la loro incolumità sia garantita. Adesso, per fare fronte all’inquinamento dell’aria derivato dall’esplosione, i sindaci dei comuni interessati dovranno richiedere l’intervento di Arpa Lazio per verificare le condizioni di contaminazione e salubrità dell’aria, senza contare che le polveri tossiche si accumuleranno sul suolo e sulle piante nei campi circostanti, con possibile conseguente divieto di vendita dei prodotti agricoli della zona interessata. Il tutto in un contesto in cui vivono oltre 250mila persone già fortemente inquinato da decenni di inquinamento industriale mai bonificato, con picchi di leucemie e malattie respiratorie ben oltre la media nazionale persino tra bambini e giovani.

La complicità e la partecipazione dell’Italia alla Terza guerra mondiale, la militarizzazione dei territori e la produzione di armi e munizioni è un pericolo non solo per i paesi aggrediti militarmente, ma anche per le cittadine e per i cittadini dei quartieri popolari. Vivere circondati da armi e bombe è un pericolo quotidiano, abbiamo bisogno di più ospedali, più lavoro, più servizi e non di armi che esplodono a pochi kilometri dalle nostre abitazioni.

Cacciare il governo Meloni e tutti i guerrafondai, qualsiasi sia la loro maschera politica, è fondamentale per mettere al sicuro le masse popolari del nostro paese e per interrompere la catena di morte e distruzione che si sta allargando a macchia d’olio in tutto il mondo.

Coordinamento Nazionale No Nato

giovedì 13 agosto 2026

Il processo-farsa a Bashar Al Assad...

 


Un tribunale di Damasco posto sotto il controllo dei jihadisti tagliagole attualmente al potere in Siria ha intentato un processo-farsa contro l’ex Presidente Bashar Al Assad condannandolo a morte per presunti crimini contro la popolazione.
 
E’ veramente ironico che gli attuali padroni della Siria, posti sotto il comando di un ex importante dirigente di movimenti terroristi riconosciuti e ben noti come Al Qaida e Stato Islamico (ISIS) - ovvero l’attuale autoproclamato presidente Al Hamra, detto Al Jolani - processino e condannino un ex-Presidente già eletto in regolari elezioni e già a capo di uno stato siriano di ispirazione socialista.

Pochi anni orsono tutti i mass media ci raccontavano con orrore delle malefatte dell’ISIS che decapitava e torturava prigionieri e compiva stragi a danno di Cristiani, Alawiti, o semplici oppositori. E’ probabile che anche il ben noto Padre Dall’oglio sia stato assassinato da questi criminali, con cui aveva cercato di interloquire, finendo vittima delle sue stesse illusioni.
 
Oggi uno dei loro capi più importanti si è messo giacca e cravatta e governa quella parte della Siria occupata dalle sue bande armate sotto la protezione dei suoi mandanti, ovvero i servizi segreti statunitensi e britannici, oltre ai servizi turchi e dell’Arabia Saudita.
 
Al Jolani esegue pedissequamente gli ordini dei suoi sponsor occidentali, che lo hanno ufficialmente riconosciuto e ricevuto con tutti gli onori. Anche il suo atteggiamento verso Israele, che ha bombardato e occupato militarmente vaste zone della Siria meridionale, è improntato ad una totale acquiescenza verso le azioni illegali e criminali dello stato ebraico.
 
Ma ciò che desta più indignazione e scandalo è il modo in cui i giornalisti occidentali – ed in particolare quelli italiani di regime - hanno presentato la notizia. Assad è sempre definito “dittatore” e gli vengono attribuite tutte le atrocità verso la popolazione diffuse ossessivamente per anni dalla propaganda occidentale ed anti-siriana, compresa l’accusa ricorrente, e mai provata, di avere lanciato gas tossici sulle zone sotto il controllo jihadista durante la guerra del 2011-2024 alimentata dalle potenze straniere occidentali, arabe reazionarie, e da Israele.
 
Questi pennivendoli a gettone fanno il loro mestiere di ripetere le menzogne della propaganda imperialista e sionista, anche per quanto riguarda altre guerre, come quella in Ucraina e quella in Asia occidentale, che coinvolge Palestina, Libano, Iran, Iraq e paesi del Golfo Persico.
 
Al Jolani ha anche richiesto alla Russia l’estradizione di Assad, rifugiato in Russia dopo la caduta del suo governo. Non vorrei che il governo russo faccia qualche stupidaggine visto che – seguendo una discutibile “realpolitik” probabilmente legata al fatto che mantiene ancora due basi militari sulla costa siriana – ha ricevuto anche Al Jolani a Mosca poco tempo fa. Pare che i Russi impongano anche ad Assad di tenere un basso profilo. Le contraddizioni della politica sono sempre in agguato, e bisogna tenerne conto.
 
Vincenzo Brandi