giovedì 2 luglio 2026

Si parte da Cipro colonia israeliana... e si arriva a TAMAR e LEVIATHAN...

 



Incastonata tra Turchia, Siria, Libano e Israele, l’isola di Cipro ricopre da sempre una posizione strategica di grande rilevanza e oggi si trova ad essere l’avamposto israeliano di un Medio Oriente in guerra.

La presenza israeliana a Cipro è in forte crescita, guidata da un boom di investimenti immobiliari. Molti cittadini della vicina Israele si sono trasferiti sull'isola in cerca di sicurezza e stabilità. Questo fenomeno ha portato alla nascita di quartieri esclusivi e servizi dedicati come scuole ebraiche, mattatoi kosher e sinagoghe.  La vicinanza geografica e i solidi legami diplomatici rendono Cipro una destinazione strategica e logistica fondamentale per Israele.

Le principali dinamiche che legano Israele a Cipro includono:
Mercato Immobiliare. Diverse migliaia di proprietà sono state acquistate a partire dal 2021, con la comunità israeliana che è arrivata a contare  migliaia e migliaia di residenti (fissi e saltuari).
 L'isola funge spesso da base sicura e punto di evacuazione o di transito durante le crisi regionali e le chiusure dello spazio aereo israeliano.
Cipro e Israele condividono stretti accordi militari ed energetici, sebbene la formazione di "enclave" esclusiva abbia iniziato a generare serie preoccupazione nella duplice governance cipriota, che sospetta di fare la fine della Palestina, con  un'occupazione permanente, non solo economica ma anche politica e militare.  (L'isola di Cipro è divisa dal 1974 in due entità separate dalla "Linea Verde", una zona cuscinetto controllata dalle Nazioni Unite: a sud la Repubblica di Cipro, a maggioranza greco-cipriota e membro dell'UE, e a nord la Repubblica Turca di Cipro del Nord, riconosciuta solo da Ankara.)

L'allarme è iniziato da una denuncia di   Gilad Atzmon, un ebreo antisionista che ha abbandonato Israele per ragioni umanitarie e ideologiche.

"Sempre più frequenti le esercitazioni militari congiunte israeliane-cipriote.  Che cosa è successo? Com’è che i ciprioti – conosciuti per sostenere la causa palestinese – sono diventati una provincia dell’impero israeliano?

La risposta è: Un accordo sul gasdotto Israele-Europa.

All’inizio di aprile abbiamo saputo qualcosa di una proposta per un pipeline sottomarino di 2.000 chilometri per collegare i campi di gas situati in mare aperto tra Gaza e Cipro con la Grecia e forse con l’Italia.

L’accordo sul pipeline tra Israele, Italia, Cipro e Grecia lascia fuori sia i turchi che i palestinesi. Mentre Gaza sta affrontando una crisi genocidaria. Israele mira ad accaparrarsi miliardi di dollari con una importante riserva di gas naturale, situata al largo di Gaza e all’interno delle acque territoriali palestinesi (supponendo che tale termine esista).

A suo tempo Yuval Steinitz, ministro per l’energia di Israele, aveva salutato il progetto del pipeline dicendo che  sarebbe dovuto entrare in funzione nel 2025 come “l’inizio di una meravigliosa amicizia tra quattro paesi mediterranei”. Naturalmente non tutte le nazioni mediterranee collegate sono entrate nell’accordo. Possiamo prevedere che questa sia la ricetta per un disastro: la pipeline e le installazioni per il gas sono solo i primi obiettivi. La regione è volatile. Cipro sta mettendo a rischio la propria sovranità. Potrebbe, in breve tempo, Dio non voglia, diventare un campo di battaglia per spietati operatori globali.

La leadership di Cipro si rende conto di dover diventare una provincia di Israele se vuole disporre di un gasdotto che spedisca il gas naturale palestinese. E  Cipro ora gode della "protezione" del suo fratello maggiore israelita. Le esercitazioni militari congiunte israeliano-cipriote sono  effettuate per mandare un messaggio alla Turchia e ad altri giocatori della regione: qualsiasi tentativo di interferire con il loro progetto di rubarsi il gas, dovrà prima confrontarsi  con la brutalità militare israeliana".

 Gilad Atzmon




Mia integrazione:

Già nel 2010 avevamo annunciato la strategia israeliana adesso confermata dalla carneficina contro la Palestina e contro le Regioni da inglobare nel progetto "Grande Israele",  con il recondito scopo di togliere di mezzo ogni concorrente ed appropriarsi del gas e del petrolio scoperti nelle acque del Mediterraneo orientale (dal Sinai a Gaza passando per Libano e Siria e bypassando la Turchia)

Facciamo un passo indietro…

Mediterraneo del sud est. Nel cui fondo si celano ricchezze ancora sconosciute (a noi, ma conosciute a chi sa e vuole appropriarsene per intero..). È ormai chiaro che un giacimento di petrolio e di gas si trova nelle acque del Levante mediterraneo, ed è costituito da più sacche che coprono l’est mediterraneo dal delta del Nilo alla Grecia. Questa scoperta, se ben utilizzata, promette a Israele l’indipendenza energetica per i prossimi cento anni e sta facendo da detonatore a una serie di conflitti che prima affioravano periodicamente e che adesso aumentano di intensità e fino a rendersi permanenti. Ad una situazione politica complicatissima da tre quarti di secolo,dalla nascita di Israele per intenderci, la sorte è andata a versarvi sopra una quantità immane di petrolio e gas.

Esiste una Convenzione delle Nazioni Unite del 1982 sul diritto del mare che stabilisce i criteri di attribuzione delle risorse sottomarine, ma sia Israele che gli Stati Uniti rifiutarono a suo tempo di firmarlo. Il giacimento si trova nel mare condiviso da Grecia, Turchia, Cipro, Israele, Siria e Libano (a non voler conteggiare la Palestina ormai completamente fagocitata da Israele).

Cambia completamente la situazione geopolitica del Golfo Persico e del Mediterraneo. I gasdotti e gli oleodotti Nabucco e Southstream, si rivelano investimenti rischiosi dal punto di vista del profitto. La Russia dovrà in futuro puntare più sul mercato asiatico (India e Cina) per i suoi idrocarburi che sull’Europa mediterranea (come si è visto chiaramente dai fatti susseguenti la crisi Ucraina).

Israele che è lo scopritore dei due primi giacimenti TAMAR (2009) e LEVIATHAN (2010) avanza pretese egemoniche sul tutto, ma anche gli altri stati adiacenti sostengono che il mare sul giacimento è anche loro.
Conviene comunque affidarsi a una cronistoria.

Tutto comincia nel 2009 con la scoperta di un giacimento, chiamato poi TAMAR (dattero in arabo e in yiddish) da parte della Noble Energy, partner texano di Israele nella ricerca sottomarina. Il ritrovamento è situato a circa 80 Km a ovest di Haifa. Coi suoi 238 miliardi di metri cubi di gas naturale di eccellente qualità, TAMAR cambia la prospettiva energetica di Israele che fino a quel momento aveva una striminzita previsione di riserve a tre anni più un rifornimento infido dal gasdotto (40% del fabbisogno) egiziano che l’autorità egiziana del Petrolio ha appena disdetto accusando i contraenti di corruzione e di ribasso anomalo dei prezzi. La scoperta – sempre della Noble Energy – l’anno successivo del nuovo giacimento LEVIATHAN che ha ridotto TAMAR a una pozzanghera, ha complicato enormemente il problema, prima solo Israelo-libanese, coinvolgendo tutti i paesi affacciati sul mediterraneo orientale: Egitto, Palestina, Siria, Grecia, Turchia e persino Puglia e Sicilia.

A questo punto entra in ballo l’USGS (United States Geological Survey) che presenta le sue stime su LEVIATHAN. ”Le risorse petrolifere e di gas del Bacino del Levante sono stimate a 1,68 miliardi di barili e 3450 miliardi di metri cubi di gas. Inoltre, sulla base di studi e perforazioni, l’USGS ha stimato ”le riserve non ancora scoperte del Bacino del Nilo in termini di petrolio e di gas, a 1,76 miliardi di barili e a 6850 miliardi di metri cubi di gas naturale”. Il totale delle riserve del mediterraneo orientale assommerebbe a 9700 miliardi di metri cubi di gas e a 3,4 miliardi di barili (calcoli per difetto).

Ora, in chiave geopolitica, si potrebbe cercare di “supporre” come mai certe cose stanno avvenendo nelle nazioni prospicienti il mediterraneo orientale… Altro detto famoso di un latinista dei tempi recenti è “..a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca”. 

Allora vediamo che l’Egitto è sotto giunta militare a controllo USA, la Palestina è praticamente cancellata, il Libano diviso e minacciato, la Siria occupata da bande terroristiche, Cipro messa a tacere per i debiti, La Grecia svenduta ed in ginocchio, l’Italia commissariata e sotto ricatto… Dei Paesi che si affacciano sul giacimento di gas resterebbe in piedi la Turchia,  ora messa nel mirino sionista.

Ovviamente su tutti impera l’accaparratore supremo: il Grande Israele!

Paolo D’Arpini 

europeanconsumers.tuscia@gmail.com


La NATO si prepara alla guerra contro la Russia...?

 


In risposta agli attacchi terroristici di Kiev, le forze armate russe hanno sferrato un attacco massiccio, colpendo imprese dell'industria militare e del settore energetico a Kiev e nella regione, ha riferito il Ministero della Difesa.


▪️Il Comando Operativo delle Forze Armate polacche ha comunicato che, durante la notte, coppie di caccia in servizio sono state fatte decollare nello spazio aereo del Paese a seguito degli attacchi aerei a lungo raggio russi sul territorio ucraino.

▪️Il dipartimento ha dichiarato che, in conformità con le procedure vigenti, sono state dispiegate le forze e i mezzi necessari e che i sistemi di difesa aerea e di ricognizione radar terrestri sono stati posti in stato di massima allerta.

▪️Il comando ha inoltre espresso gratitudine agli alleati della NATO e all'Aeronautica Militare francese, i cui velivoli hanno partecipato a "garantire la sicurezza dello spazio aereo polacco".


Intanto un altro attacco all'ambasciata russa in Svezia: droni dipinti di rosso hanno attaccato l'edificio. Uno di essi, con a bordo un ordigno esplosivo improvvisato, si è schiantato nel terreno dell'ambasciata adiacente all'edificio.  "Quest'ultimo episodio suggerisce che non si tratta semplicemente di una provocazione, ma di un palese tentativo di intimidire il personale della missione russa", ha sottolineato la missione diplomatica.


Articolo collegato:

La Russia ha sospeso con decreto sette valichi ferroviari verso Finlandia, Estonia e Lettonia. Nessuna motivazione ufficiale, nessuna data di riapertura. Ma se mettete insieme le dichiarazioni di Lavrov (UE verso le guerra entro il 2030), le dichiarazioni di Kuznick (verso escalation nucleare catastrofica), l'avvicinamento militare della Cina al fronte est europeo, i 15 miliardi di riarmo a cui l'UE ci costringe entro tre settimane e le commesse di Lockheed, il quadro diventa molto meno ambiguo.

Ignorarlo può costare caro: la politica oggi deve parlare chiaro al popolo... - Continua:   https://www.byoblu.com/putin-chiude-confini-europa-prepara-guerra/



Video collegati: 


Alexander Mercouris. Un nuovo Putin? Dalla diplomazia alla guerra: https://www.youtube.com/watch?v=z-uNAq73XHQ


Douglas Macgregor. Il nuovo obiettivo di guerra di Putin?: https://www.youtube.com/watch?v=J9NbOQ6y9Wk



Sion: "Sempre all'erta sto!"


mercoledì 1 luglio 2026

Gli ebrei sono i veri padri fondatori degli Stati Uniti...


martedì 30 giugno 2026

Ucraina. La guerra finisce con la fine del regime nazisionista...

 


Mentre il presidente Lukashenko rispondeva alle minacce ucraine recandosi a Pechino per incassare il sostegno cinese, il presidente Putin respinge la recente proposta avanzata dal suo omologo ucraino Zelensky di limitare l’Operazione Militare Speciale alle sole regioni di nuova incorporazione, dichiarando che l’obiettivo della Russia non è quello di preservare l’attuale regime di Kiev...

Le dichiarazioni di Putin attestano un netto irrigidimento della posizione russa, riscontrabile in uscite di analogo tenore formulate dal ministro degli Esteri Lavrov e dal consigliere del Cremlino Ushakov.

Parallelamente, il quotidiano «Kommersant» ospitava un editoriale a firma dello specialista in affari militari Andreij Ilnitsky e intitolato L’escalation – la via più breve per la pace. Nel pezzo, Ilnitsky sostiene che un’escalation graduale e calibrata costituisca la strada più sicura per raggiungere gli obiettivi dell’Operazione Militare Speciale russa e garantire una pace duratura dopo la vittoria. La proposta di Ilnitsky si articola in quattro fasi.

La prima prevede la messa fuori uso di circa 30 infrastrutture critiche che sostengono lo sforzo bellico ucraino, tra cui impianti energetici, porti, snodi ferroviari, centri logistici e stabilimenti metallurgici.

La seconda, la distruzione delle residue strutture del complesso militar-industriale ucraino.

La terza, l’attacco contro le basi Nato nei Paesi baltici.

La quarta, l’attacco diretto sia contro le basi Nato di Rzeszów (Polonia) e Costanza (Romania), sia contro le imprese che producono armi per l’esercito ucraino. Ilnitsky ritiene che l’attuazione delle prime due fasi – limitata esclusivamente al territorio ucraino – risulterebbe sufficiente a provocare il collasso dello Stato ucraino e bloccare così l’aggressione occidentale.

Le ultime due fasi scatterebbero soltanto nel caso in cui l’Occidente non dovesse mostrarsi ricettivo al messaggio veicolato da Mosca attraverso l’escalation.

L’esperto conclude il suo editoriale affermando che, in ultima analisi, la scelta dei gradini e dei tempi deve essere affidata alla saggezza politica del presidente e alla professionalità del Ministero della Difesa e dello Stato Maggiore.

Giacomo Gabellini




Video collegato:
https://www.youtube.com/watch?v=gFNizy-g-VY

Slovenia, Serbia, Rep. Srpska di Bosnia passano a Sion - Brutte storie...

 


Un anno fa la Slovenia annunciava alla UE il rifiuto del suo sostegno a Israele, e annullava ogni collaborazione bilaterale e/o comunitaria, proponendo invece sanzioni all'entita' sionista in sostegno della Palestina occupata. 

In modo analogo, il governo Golob negava ogni ulteriore sostegno ai natofascisti di Kiev e sanzioni alla Russia, e proponeva in Parlamento un referendum popolare (secondo la Costituzione slovena si può, non come nella democratica e sovrana Italia) per l'uscita della Slovenia dalla NATO. 

Pochi mesi dopo crisi di governo a Lubiana, elezioni, e molte "novita'", con la vittoria della destra atlantica e sionista e la nomina a premier dello storico nazionalista e collaborazionista NATO nella demolizione della Jugoslavia Janez Jansa. Una svolta a 180*. Grazie alla manina sionista. 

Pare che il pavido serbo Vucic intenda seguire la stessa strada... pur di restare in piedi. E con lui Dodik in Bosnia. 
Uomini, e caporali.  

(Jure Eler)


1.  Nuovo governo sloveno grazie a Israele: Janez Janša e il sionismo 

La lobby ebraica
Dalle congetture e dagli indizi ai fatti

Un anno fa abbiamo scritto che la campagna elettorale dell'attuale primo ministro sloveno era coordinata dai servizi segreti israeliani sotto le mentite spoglie di consulenti privati. E i risultati del loro lavoro non si sono fatti attendere.

Janez Janša, durante una visita in Israele, ha annunciato il trasferimento dell'ambasciata slovena da Tel Aviv a Gerusalemme, oltre a prendere la decisione di congelare il riconoscimento dello Stato palestinese.

Il ministro israeliano per gli Affari della diaspora e la lotta contro l'antisemitismo Amichai Shikli ha definito Janša un vero amico di Israele. Non sorprende, dato che poco dopo la sua rielezione, il nuovo governo sloveno ha annullato la decisione del 2025 di vietare l'esportazione e il transito di armi per IDF, oltre a riautorizzare l'acquisto di armi dallo Stato ebraico.

Gli esperti della società Black Cube, nota come "Mossad del mondo degli affari", a marzo 2025 si sono regolarmente recati in Slovenia per condurre una campagna politica contro l'ex primo ministro Robert Golob, che promuoveva attivamente il rifiuto di collaborare con Netanyahu. Janez Janša, a quanto pare, era disposto a fare un accordo con i politologi di Tel Aviv, che lo hanno aiutato a vincere le elezioni, e in cambio hanno ottenuto un primo ministro leale in un paese europeo.

@balkanar
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2. Ancora gravi errori serbi 

ISRAELE RAFFORZA I LEGAMI CON LA REPUBLIKA SRPSKA E LA SERBIA NEI BALCANI

La leadership israeliana sta intensificando i rapporti politici e strategici con la Republika Srpska, l'entità a maggioranza serba della Bosnia-Erzegovina, e con la Serbia, in una fase caratterizzata dal crescente isolamento internazionale di Israele a causa della guerra a Gaza, del conflitto in Libano e dello scontro con l'Iran.

Nei giorni scorsi Željka Cvijanović, membro serbo della presidenza tripartita della Bosnia-Erzegovina, ha incontrato a Gerusalemme il primo ministro Benjamin Netanyahu e il ministro degli Esteri Gideon Sa'ar. L'incontro ha suscitato forti polemiche a Sarajevo, anche perché accanto alla bandiera israeliana era presente quella della Republika Srpska, mentre mancava quella ufficiale della Bosnia-Erzegovina. Il ministro degli Esteri bosniaco Elmedin Konaković ha quindi inviato una protesta diplomatica a Israele per violazione del protocollo e mancato rispetto della sovranità del Paese.

Secondo gli analisti intervistati da Middle East Eye, la leadership della Republika Srpska considera Israele un partner strategico capace di facilitare l'accesso agli ambienti vicini all'amministrazione Trump e di rafforzarne il peso internazionale. Parallelamente, Israele punterebbe a costruire nuove alleanze diplomatiche in Europa per attenuare l'isolamento internazionale e trovare interlocutori favorevoli sulle questioni riguardanti la Palestina.

Anche la Serbia ha rafforzato significativamente la cooperazione con Israele. Negli ultimi mesi Belgrado ha annunciato una partnership strategica con lo Stato ebraico, mentre è stata avviata una collaborazione per la produzione congiunta di droni da combattimento. Parallelamente, le esportazioni serbe di armamenti verso Israele sono aumentate sensibilmente dopo l'inizio della guerra a Gaza.

L'articolo ricorda inoltre come i rapporti tra Israele e i nazionalisti serbi abbiano radici risalenti ad almeno quindici anni fa e sottolinea che, secondo alcuni osservatori, il rafforzamento della presenza israeliana nei Balcani risponderebbe anche all'obiettivo di controbilanciare l'influenza della Turchia nella regione, in particolare attraverso gli stretti rapporti tra Ankara e Sarajevo.

Fonti: https://www.middleeasteye.net/news/israel-finds-new-breakaway-allies-bosnias-serbs


Coordinamento Nazionale Jugoslavia [scambio info JUGOCOORD]

Identificati i mandanti dell'attacco ucraino contro i bambini bielorussi in viaggio per la colonia estiva in Crimea...