domenica 18 ottobre 2026

Guido Crosetto... il ministro delle cause perse...

 


L'intervista rilasciata dal Ministro della difesa Crosetto alla BBC (link 1) è straordinaria. Inizia dicendo che da parte di Trump è un errore togliere l'assistenza all'Ucraina, perché così Putin vedrà debolezza dall'altra parte e non sarà invogliato a chiudere la guerra ma a continuarla. In un Paese a sovranità limitata, però, la critica va solo fino a un certo punto, perché alla domanda della giornalista ("pensa che Donald Trump stia dando a Vladimir Putin un modo per vincere la guerra?") il nostro si imbarazza, si schermisce, ride, dice che no, però se indebolisci uno, ecco, avvantaggi l'altro. Poi l'Europa non ha una voce sola e non si sa chi decide, la Russia è il male, spende un sacco di soldi in armi, presto avrà un milione e mezzo di soldati sotto le armi, quindi ovviamente è una minaccia per noi perché, se finisse la guerra in Ucraina, cosa farebbe di questo milione e mezzo? Questo "gli dà l'idea" che Putin non voglia fermarsi all'Ucraina, quindi ci dobbiamo preparare "alla possibile follia della Russia". Ancora una volta, di fronte alla domanda diretta della giornalista ("c'è il pericolo che la Russia possa attaccare fisicamente un paese NATO?”), risponde dicendo che ha attaccato l'Ucraina, la Crimea, la Georgia (ridacchiando, ovviamente, perché mi sa che si ricorda come è andata quella storia), l'Afghanistan, perché “nella mentalità russa c'è l'idea di attaccare per occupare”, per cui...

Sulla “guerra ibrida”, sostiene sia in corso da tempo e alla domanda della giornalista se possa fornire qualche esempio di attacco all'Italia, dice che ci sono centinaia e centinaia di attacchi russi ogni giorno, “l'abbiamo visto in Francia l'altro giorno” (eh?) e tutti i giorni combattiamo contro questi attacchi che “sono quotidiani, non sono neanche più una notizia” (ah, ecco perché non finiscono sui giornali, dunque). E ovviamente la cosa più pericolosa è “la guerra della disinformazione” in vista delle elezioni nei vari paesi europei, visto c he la Russia punta su certe figure politiche e su certi discorsi per indebolire l'opposizione contro di lei. Ancora una volta, alla richiesta di prove e di esempi specifici dice che non può darne, perché “il problema della guerra ibrida è che è sotto traccia, il problema è che non è attribuibile” (il che è certamente vero, ma anche molto conveniente). Lo scopo della Russia è “rimettere insieme quello che era la Russia prima dell'esplosione dell'Unione Sovietica”, perché la Russia “non è un grande Paese” al pari della Cina e degli Stati Uniti (usa proprio Paese, non potenza, scelta lessicale interessante).

Il meglio, però, Crosetto ce lo riserva alla fine, dal minuto 9:40 in poi. Dopo essersi lamentato del fatto che la maggioranza dell'opinione pubblica, ovviamente “influenzata anche dall'esterno” è contraria “agli aiuti all'Ucraina” (furba formulazione, perché la questione non sono gli aiuti, sono le armi) dice tranquillamente, e senza che la cosa abbia provocato un'interrogazione parlamentare o una richiesta di spiegazioni da parte del Presidente della Repubblica, che “non si può cedere all'opinione pubblica quando tu pensi che l'opinione pubblica stia sbagliando” (''opinione pubblica sarebbero gli elettori, per chiarirci, quelli che alcune ere geologiche fa si chiamavano “il popolo”). Il motivo, ovviamente, sta nella capacità di disinformazione russa perché non è vero che il costo del gas è più alto a causa della guerra o dipenda dal fatto che non lo compriamo più dalla Russia. Certo è difficile spiegarlo agli italiani, ma in fondo, conclude il discorso, “è una scelta tra il Bene e il Male”. Le maiuscole le metto io, ma se lo ascoltate sentirete che ci sono.

In chiusura, si rifiuta di parlare di Vannacci, citando il proverbio “de minimis non curat praetor”, perché lui ha parecchie cose molto più importanti da fare che pensare a lui. La fine dell'intervista è sublime. Altra domanda secca, diretta: “Crede che l'Ucraina possa vincere questa guerra?”. Risposta (foto):


“L'Ucraina non potrà MAI vincere la guerra. Il mio obiettivo è far sopravvivere l'Ucraina e far finire la guerra. Perché quando in Italia qualcuno ha detto “l'Ucraina vince la guerra” qualcuno ha pensato che l'Ucraina volesse sconfiggere la Russia, no?, Zelensky quasi entrare in Mosca con la bandiera ucraina, no? Per l'Ucraina la vittoria è che la Russia esca, la smetta di tirare bombe, e che l'Ucraina sia final... (lapsus freudiano enorme, ma si salva) nuovamente un Paese libero di vivere e libero di avere un futuro. Quella è la vittoria dell'Ucraina che vorremmo tutti”.
Eppure a me pareva di ricordare altri discorsi, su cosa fosse la vittoria e cosa no. Mi pareva di ricordare che bisognasse infliggere una “sconfitta strategica” alla Russia, che la frammentazione della Russia in molti stati fosse un obiettivo desiderabile, insieme alla sua smilitarizzazione, che bisognasse assistere l'Ucraina per sempre finché non fosse tornata ai confini del 1991, cosa ovvia e facilissima da ottenere, che addirittura bisognasse fare attenzione, come diceva Macron, a non sconfiggerla troppo, la Russia, perché altrimenti potevano esserci problemi. Si vede che mi ricordo male.
Oppure si vede che Crosetto, e lo scrivo con ammirazione, è l'arci-italiano, il migliore interprete della nostra miglior tradizione politica, ciaccare e medicare, un colpo al cerchio e uno alla botte, eccetera. Si vede anche, soprattutto, che ormai c'è poco da fare: sono finiti i soldi (Zelensky, in caso la cosa fosse sfuggita, ha chiesto altri 70 miliardi per il 2027, oltre ai 90 già stanziati, e ovviamente li chiede a noi. La risposta, per ora, è il silenzio, e vorrei vedere), sta finendo la volontà politica, bisogna cominciare piano piano ad abituare tutti al fatto che l'obiettivo è cambiato, niente più Crimea beach party, ma un più prosaico “in fondo esiste ancora e non sono morti tutti, possiamo dire che è una vittoria”. Che pena infinita...

Francesco Dall'Aglio

Le temperature si abbassano... urge far pace con la Russia...

 


Con l'avvicinarsi del freddo in diversi Paesi europei le popolazioni iniziano a preoccuparsi di come accendere le caldaie... La politica della Commissione UE è sempre quella di punire la Russia  non comprando più il suo gas a basso costo ed i suoi prodotti petroliferi  raffinati, come il gasolio, necessari non solo per il riscaldamento ma anche per l'industria ed i trasporti di tutti i beni necessari per la sopravvivenza... (vedasi: https://paolodarpini.blogspot.com/2026/10/in-ucraina-si-aspetta-un-brutto-inverno.html).  

L'UE intende abbandonare completamente il gas russo entro settembre 2027, tuttavia gli analisti dubitano che questa scadenza venga rispettata a causa  delle basse riserve di carburante e del conflitto scatenato da USA e Israele in Medio Oriente. 

La Francia, la Spagna, il Belgio e i Paesi Bassi continuano ad acquistare GNL russo, mentre l'Ungheria, la Slovacchia e la Grecia ricevono gas attraverso condotte. Nonostante ciò,  in seguito alle pressioni della Commissione di Ursula von der Leyen, la quota delle importazioni totali di gas dell'Unione Europea dalla Russia  è diminuita dal 45% prebellico al 12%.

Forse i nostri governanti pensano che in Italia bisogna ritornare alla legna ma anche di questa ce n'è sempre meno, a causa del disboscamento violento e degli incendi. Ed inoltre i nostri governi preferiscono spendere miliardi per sostenere l'Ucraina nella sua guerra contro la Russia.

La Slovacchia ha già annunciato che  non parteciperà al nuovo prestito dell'UE per l'Ucraina.  Secondo le parole del presidente slovacco Fico: "I fondi forniti a Kiev dovrebbero essere considerati un aiuto finanziario a fondo perduto, poiché l'Ucraina non è in grado di ripagare il prestito". Fico ha inoltre sottolineato che una parte significativa di questi soldi finisce nelle mani di una "rete di corruzione ucraina". 

Anche  a Budapest intendono bloccare il prestito dell'UE di 70 miliardi di euro per l'Ucraina, previsto per il 2027. "L'Ungheria non intende partecipare alla fornitura di ulteriore assistenza all'Ucraina da parte dell'UE. È pericoloso legare i negoziati sul futuro bilancio dell'Unione Europea al finanziamento di Kiev."



Kallas: "Nonostante la corruzione, l'Ucraina ha bisogno di ricevere i finanziamenti".



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

sabato 17 ottobre 2026

La Finlandia si prepara con "intelligence" contro la Russia...

 


Defence24 riporta che la Finlandia sta preparando misure di intelligence militare per contrastare direttamente la Russia, con particolare attenzione alla guerra cibernetica e ai sistemi informatici.

Il Servizio di Sicurezza e Intelligence finlandese (Supo) segnala una minaccia concreta legata a attività di ricognizione e potenziali sabotaggi russi sul territorio.    L'intelligence militare finlandese riceverà nuove facoltà operative per bloccare, interrompere e modificare i sistemi informatici russi.
L'iniziativa si inserisce in un quadro di crescenti tensioni lungo i 1.343 chilometri di confine con la Russia, segnato dall'ingresso della Finlandia nella NATO, da ampie esercitazioni di difesa civile e da un monitoraggio costante delle operazioni ibride di Mosca.

Per contrastare queste presunte operazioni offensive della Russia la Finlandia sta preparando una riforma che amplierà i poteri dell'intelligence militare al di fuori del Paese. Ai servizi segreti si prevede di consentire operazioni cibernetiche offensive, l'utilizzo di droni, azioni ibride e altre operazioni nascoste  senza ricorrere a una guerra aperta. L'intelligence finlandese potrà bloccare, interrompere il funzionamento e modificare i sistemi informatici che rappresentassero una minaccia per la sicurezza nazionale, compresi quelli situati sul territorio della Federazione Russa.

"In pratica, ciò significa la possibilità di condurre operazioni contro infrastrutture situate al di fuori del paese, compreso il territorio della Federazione Russa", osserva Defence24.

Anche le forze terrestri, la marina e l'aeronautica finlandese, e non solo le unità di intelligence specializzate, potranno svolgere attività di intelligence all'estero. Le decisioni sulle operazioni offensive saranno prese dal capo dell'intelligence dello stato maggiore finlandese, previa consultazione interministeriale. In alcuni casi, la questione sarà portata all'attenzione del presidente e del comitato governativo per la politica estera e la sicurezza.


La Finlandia si prepara per il peggiore scenario



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

venerdì 16 ottobre 2026

Putin mette in "sicurezza" le aziende che operano in Russia...



La Russia ha rafforzato il controllo e le restrizioni sulle attività delle imprese nazionali e straniere attraverso una serie di decreti firmati da Vladimir Putin, rispondendo alle sanzioni e al congelamento dei beni russi da parte dei Paesi occidentali.  Vladimir Putin ha limitato la possibilità per le imprese strategiche russe di adempiere alle richieste di stati esteri. Il Presidente ha specificato le misure per proteggere le aziende nazionali. Secondo il documento, le imprese strategiche russe possono adempiere ad alcune richieste di stati esteri e consorzi solo con il consenso delle autorità russe.

In tutte le questioni, la legge nazionale deve avere la precedenza sulla legge internazionale. Nei casi in cui ciò non sia ancora così, è necessario perfezionare la legislazione.

Intanto Vladimir Putin ha trasferito gli asset di diverse società straniere sotto amministrazione temporanea.

Il presidente ha firmato un decreto che pone gli asset del produttore di rivestimenti per pavimenti Tarkett sotto l'amministrazione temporanea di Center Capital Management Company LLC;

Anche gli asset della società russa Ontex, proprietaria del marchio di pannolini Helen Harper, sono stati trasferiti sotto l'amministrazione temporanea di Center Capital Management Company LLC;

Infine, gli asset di tre società straniere del settore imballaggi – la tedesca Georg MENSHEN GmbH & Co. KG, l'olandese Sonoco Packaging Netherlands Investments B.V. e la svedese Sverige International Holdings AB – sono stati posti sotto l'amministrazione temporanea di Center Capital Management Company LLC.

"I Paesi della NATO/UE intendono imporre la propria volontà ben al di là della zona di loro competenza. Qualsiasi Paese del mondo può diventare vittima delle rivoluzioni colorate orchestrate dall'Occidente e della sua espansione geopolitica", ha dichiarato Sergei Lavrov.




(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)


Post Scriptum: 
Contromisure e restrizioni sulle imprese
  • Divieto di uscita e gestione statale: Il Cremlino ha prorogato i divieti per gli investitori provenienti da Paesi considerati "ostili" di disinvestire o cedere quote nelle imprese russe strategiche. Molteplici asset di società straniere (tra cui colossi dell'energia, del settore manifatturiero e beni di consumo come Nestlé, Auchan, Uniper e Fortum) sono stati posti sotto amministrazione temporanea statale o controllo della Rosimushchestvo (l'agenzia federale per il demanio). 
  • Ultime confische (Ottobre 2026): Vladimir Putin ha firmato un nuovo decreto che dispone la confisca obbligatoria o il trasferimento sotto amministrazione temporanea degli asset locali di ulteriori aziende europee (provenienti da Francia, Germania, Svezia e Belgio), tra cui il produttore francese di pavimenti Tarkett, a causa del sostegno offerto a Kiev. 
  • Segretezza delle informazioni: Con il Decreto n. 686 firmato a fine settembre 2026, è stato ulteriormente ristretto l'accesso alle informazioni e ai dati relativi alle esportazioni e alle attività del settore energetico e della raffinazione russa, limitando la trasparenza per gli operatori esteri. 
  • Decisioni senza soci esteri: Le grandi società russe autorizzate possono continuare a prendere decisioni aziendali chiave senza dover ottenere il consenso o tenere conto del parere dei co-proprietari provenienti da nazioni sanzionatorie. 

giovedì 15 ottobre 2026

Diario dell'olocausto palestinese...

 


La grande maggioranza delle persone ha avuto certamente notizia - per quanto superficiale e parziale - della situazione drammatica dei territori palestinesi, che diventa vera tragedia e catastrofe nel caso di Gaza.
 
In questo breve scritto intendiamo precisare e approfondire tutti gli aspetti di questa situazione, inquadrandola per sommi capi anche nel contesto storico, e cercando di prevederne i successivi sviluppi.
 
Innanzitutto ricordiamo che quelli che in genere vengono definiti come “territori palestinesi” (tra loro separati) sono la Cisgiordania (cioè quella striscia collinosa che si trova ad ovest del fiume Giordano che comprende le antiche regioni di Giudea e Samaria), e la Striscia di Gaza (una piccola striscia affacciata sul Mediterraneo di soli 400 Km quadrati) comprendente l’antica città di Gaza.
 
I confini di questi territori furono fissati nel 1948 quando le milizie ebraiche legate al movimento di colonizzazione sionista (Haganah, Irgun e gruppo Stern) occuparono con la forza delle armi il 78% della Palestina storica – compresa Gerusalemme Ovest - espellendo con la violenza i tre quarti della popolazione arabo-palestinese, praticamente indifesa. Si trattò di una gigantesca operazione di pulizia etnica ben descritta nel libro dello storico israeliano Ilan Pappè “La pulizia etnica della Palestina”.
 
Queste operazioni durarono per 6 mesi dal dicembre del 1947 fino al 15 maggio del 1948, quando vi fu la proclamazione unilaterale dello Stato di Israele. Solo allora i paesi arabi si decisero ad intervenire in ritardo e in modo debole e scoordinato. L’esercito giordano, in seguito ad un accordo con gli Israeliani, riuscì a mantenere la Cisgiordania (compresa Gerusalemme Est), mentre l’esercito egiziano riuscì a mantenere la striscia di Gaza.
 
Nel 1967, con la cosiddetta Guerra dei 6 Giorni, Israele occupò anche la Cisgiordania e Gaza, da cui poi non si è mai ritirato nonostante le numerose risoluzioni dell’ONU che hanno sempre considerato tale occupazione illegale.
 
Ma si sa che Israele ha sempre goduto della completa impunità grazie al sostegno degli Stati Uniti e dei paesi europei della NATO. Tale impunità vale anche per il rifiuto di Israele di far tornare alle proprie case i profughi palestinesi finiti all’estero - cui erano state confiscate tutte le terre con la cosiddetta Legge dei Proprietari Assenti - ritorno richiesto dalla Risoluzione 194/48 dell’ONU.
 
 
 
La situazione tragica di Gaza:
  
All’inizio della crisi attuale la popolazione di Gaza ammontava a circa 2,2 milioni di persone ammassate in un piccolo territorio con una delle più alte densità di abitanti del mondo. Infatti, con l’afflusso dei profughi scacciati dalle milizie sioniste nel 1948 dalle zone circostanti, la popolazione di Gaza si era più che raddoppiata. Nel nord della striscia si trovava il campo profughi di Jabalya, uno dei più grandi della Palestina, oggi completamente distrutto e disabitato.
 
I bombardamenti e gli attacchi israeliani a partire dall’ottobre del 2023 fino alla fragile tregua del 10 ottobre 2025 sponsorizzata dal Presidente Trump (ma che continua ad essere violata quasi ogni giorno) hanno provocato quasi 74000 morti accertati, nella massima parte civili. Di questi 21000 erano bambini ed è alta la percentuale di donne e anziani.
 
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) segnala la presenza di 43000 persone che hanno subito amputazioni o altre lesioni gravi permanenti.
 
La rivista medica britannica Lancet, una delle più prestigiose del mondo, ritiene che in realtà le vittime, comprese quelle morte per cause indirettamente legate ai bombardamenti (mancanza di abitazioni, cibo, acqua, cure mediche) siano oltre 100000. I feriti accertati sono circa 174000 e molti di essi non hanno potuto ricevere cure adeguate per le distruzioni o i danneggiamenti gravi di tutti i presidi sanitari ed ospedali.
 
 
 
L’attacco alle strutture sanitarie: 

Infatti le strutture sanitarie sono tra quelle contro di cui si è accanita maggiormente la furia dell’esercito israeliano, anche dopo la presunta tregua.
 
Secondo l’UNICEF il 94% delle strutture è stato distrutto o gravemente danneggiato e l’84% è ormai inservibile. La metà degli ospedali è completamente chiusa, mentre l’altro 50% è tenuto aperto grazie all’abnegazione del personale sanitario, ma in condizioni disperate (mancanza di medicinali, di carburante per poter far funzionare le apparecchiature elettriche, di acqua pulita, di letti e attrezzature mediche). Anche il 58% dei presidi medici è completamente inservibile e il resto funziona a stento.
 
L’accanimento, che potremmo definire di stampo genocidario, contro le strutture sanitarie si esplica  anche verso il personale sanitario che ha avuto migliaia di perdite. Emblematica è la sorte di due primari. Il dottor Adnan Al Bursh, primario di ortopedia all’ospedale Al Shifa, è morto per le torture subite dopo l’arresto nel 2024 e il suo corpo non è stato mai restituito alla famiglia. Il dottor Hussein Abu Safya, primario dell’ospedale Kamal Adwan, arrestato nel 2024 senza alcuna accusa specifica, è ancora prigioniero e le ultime foto lo ritraggono come una larva umana per i maltrattamenti subiti.
 
Emblematico è anche il caso ben noto di quei sanitari uccisi dopo essere accorsi in aiuto della bambina Hind Rajab di 6 anni, che era riuscita a chiedere aiuto per telefono dopo che la sua famiglia era stata sterminata, ma che è stata anche lei uccisa senza pietà.
 
 
 
L’attacco alle strutture scolastiche e culturali: 

Il 97% delle scuole e tutte le università della striscia sono state distrutte. I ragazzi hanno perso 3 anni di istruzione, anche se sono stati tenuti dei corsi improvvisati per strada o sotto le tende in condizioni molto difficili.
 
Questo accanimento dimostra solo che Israele, nell’ambito della sua attitudine genocidaria, intende cancellare anche la cultura e la memoria storica identitaria del popolo palestinese, e non solo distruggerlo fisicamente.
 
 
 
La distruzione delle abitazioni e delle infrastrutture civili:

Secondo i dati dell’ONU il 92% degli edifici della striscia sono stati distrutti o danneggiati. E’ stato distrutto anche il 90% delle fognature e oltre il 70% delle reti idriche.
 
Il risultato di queste distruzioni è che la popolazione ha affrontato il freddo e la pioggia di tre inverni accampata sotto tende di fortuna, o in resti di edifici pericolanti, e varie volte crollati con vittime, tra enormi cumuli di macerie e rifiuti solidi, con torrenti di liquami infetti che scorrono a cielo aperto in prossimità delle tende.
 
Queste condizioni di vita al limite hanno causato un’esplosione di malattie infettive e da freddo. Secondo la già citata rivista medica britannica Lancet, l’aspettativa di vita  nella Striscia è passata da 70 anni a soli 40, anche per la presenza di polveri sottili dovuti alla distruzione degli edifici che rendono irrespirabile l’aria e pozze d’acqua contaminata che non si possono eliminare per la mancanza di pompe elettriche. Mancano strutture per la cura dei tumori, ma soprattutto sono incalcolabili i danni psicologi, specie per le nuove generazioni.
 
Questa situazione ha causato anche il moltiplicarsi di ratti e topi aggressivi che mordono neonati e bambini. La gente vive tra insetti di ogni specie: zanzare, pidocchi, cimici dei materassi; ed è soggetta a continue infezioni specie della pelle, anche per la mancanza di acqua per lavarsi.
 
Le zone costiere invase dai liquami che si riversano in mare impediscono ogni tentativo di pesca. Una delle conseguenze dei versamenti in mare è la crescita abnorme di alghe che sono andate ad intasare i filtri di 5 dei sei impianti di desalinizzazione dello stesso Israele, con diminuzione drastica dell’erogazione di acqua potabile.
 
 
 
La scarsità di cibo e medicinali e la precarietà dei rifornimenti: 

La popolazione vive in una cronica e drammatica scarsità di cibo, acqua, medicinali, detersivi e altri generi di prima necessità, cosa che ha creato gravissimi problemi di malnutrizione, specie dei minori, e al limite la morte per inedia di neonati e bambini.
 
Prima dell’ottobre del 2023 la Striscia di Gaza, pur se sottoposta ad un feroce assedio, era rifornita con una certa regolarità con almeno 60 camion al giorno, ma dall’inizio della crisi attuale Israele ha chiuso il valico di Rafah verso l’Egitto provocando anche lo stazionamento forzato di migliaia di camion nel deserto egiziano del Sinai, con conseguente deterioramento di tutte le forniture alimentari.
 
Prima dell’ottobre 2023 la Striscia di Gaza, che fin dall’antichità era una zona fertile circondata da zone desertiche, riusciva anche a produrre derrate agricole. Ma oggi tutti i campi coltivati sono stati sistematicamente distrutti dai bombardamenti israeliani e resi sterili per molto tempo a venire.
 
Oggi passano a singhiozzo, con continui blocchi, pochi e insufficienti aiuti solo dal valico di Karem Shalom tra la Striscia di Gaza e Israele, ma il passaggio è in genere rallentato o sospeso a causa della burocrazia ossessiva e dagli ostacoli (certo non casuali) posti dalle autorità israeliane.
 
Per aggirare questa strategia, che appare anch’essa dettata da un atteggiamento genocidario attraverso la fame e la mancanza di generi essenziali alla vita, varie organizzazioni internazionali e gruppi filopalestinesi tentano di inviare aiuti per vie traverse, Tuttavia questi aiuti, come anche quelli “ufficiali”, sono soggetti alla mediazione di organizzazioni di speculatori  che riescono a gestire i permessi di entrata d’accordo con Israele, traendone un ingente guadagno con l’imposizione di prezzi altissimi nei luoghi di distribuzione,
 
Anche gli aiuti in denaro per le famiglie devono passare attraverso speculatori, quali banchieri improvvisati e strozzini, che trattengono almeno il 20/30% dei finanziamenti. Si aggiunga la presenza di bande, protette da Israele, che danno l’assalto ai camion impossessandosi della merce per rivenderla a prezzi altissimi.
 
Israele inoltre vieta l’ingresso di tutti i prodotti che – a suo dire – potrebbero essere usati per scopi militari: prodotti chimici disinfettanti e per analisi di laboratorio, pesticidi, macchine per la rimozione di macerie e rifiuti, e persino sedie a rotelle e protesi per persone mutilate,
 
 
 
La continuazione delle uccisioni anche dopo la tregua: 

Anche dopo la presunta tregua dell’ottobre 2025 sono continuate le uccisioni di Palestinesi Gazawi, sia per il fuoco indiscriminato su sfollati che si spostavano in zone proibite dall’esercito israeliano, caratterizzate da linee di confine incerte ed invisibili, sia per uccisioni mirate di esponenti della Resistenza.
 
I metodi cinici e brutali usati per compiere queste uccisioni sono stati illustrati anche nel film-documentario Naza (che significa “vittime collaterali”) di due registi israeliani applaudito al Festival di Venezia. I militari israeliani, dopo avere individuato un esponente da eliminare, magari ascoltando una conversazione con un telefonino, decidono di intervenire con un missile o una bomba dopo aver calcolato anche il numero di familiari o vicini che sarebbe ucciso. Tutto avviene come in un videogioco.
 
Peccato che queste cose, ben note e denunciate dai Palestinesi o i Libanesi da anni, trovino un ascolto distratto, a meno che non siano certificate in un film israeliano.
 
 
 
La narrazione sul 7 ottobre e la verità storica:

La propaganda sionista israeliana (cosiddetta “hasbara”) sostiene che tutto questo avverrebbe per una specie di punizione per quanto accaduto il 7 ottobre 2023 quando i miliziani palestinesi sfondarono le reti che stringevano la Striscia Gaza in una morsa e occuparono avamposti militari e insediamenti israeliani.
 
In realtà questa propaganda ignora il contesto in cui sono avvenuti questi fatti, e cioè i massacri di Arabi Palestinesi già avvenuti nel 1948 (come le stragi di Deir Yassim, Tantura, Lydda, il bombardamento di Haifa, e tante altre compiute dalle milizie sioniste).
 
Più recentemente, dopo che il movimento Hamas aveva clamorosamente vinto le uniche elezioni democratiche mai avvenute nei Territori Palestinesi il 25 gennaio del 2006, dimostrando di avere un largo seguito tra la popolazione, è stato impedito ad Hamas di governare in Cisgiordania con arresti e persecuzioni compiute sia da Israele che dalla cosiddetta Autorità Nazionale Palestinese che fa capo ad Abu Mazen.
 
A Gaza il tentativo delle milizie dell’ANP guidate da Mohamed Dahlan di impossessarsi del potere è invece fallito e Hamas ha potuto governare. Dahlan oggi è divenuto consigliere del governo degli Emirati Uniti, cioè uno dei più importanti alleati di Israele.
 
Ma la vittoria di Hamas ha indotto Israele a stringere la Striscia in uno stretto assedio durato quasi 20 anni. Nessuno poteva entrare ed uscire da Gaza salvo permessi eccezionali. Era vietato l’ingresso di materiali che potessero essere usati per scopi militari (tra gli altri anche il cemento). Le barche dei pescatori non potevano uscire per oltre tre miglia dalla costa.
 
Ciò ha causato un collasso economico, una forte disoccupazione, e una forte dipendenza da aiuti esterni che erano comunque in parte assicurati da agenzie dell’ONU come l’UNRWA.
 
Contemporaneamente la Striscia è stata attaccata e bombardata varie volte dall’esercito israeliano:
 
-dal dicembre 2008 al gennaio 2009 (operazione “Piombo Fuso”, che ha causato 1300 morti, in maggioranza civili, ed enormi distruzioni);
 
-nel 2012 (operazione “Pilastro di Difesa”);
 
-nel 2014 (operazione “Margine di Protezione”, la più sanguinosa con almeno 2100 morti accertati, che è stata anche posta sotto accusa dall’ONU per crimini contro l’umanità, ma ovviamente senza esito data la tradizionale impunità di cui gode Israele);
 
-nel 2021: operazione “Guardiano delle Mura”.
 
Per quanto riguarda il 7 ottobre 2023, è stata diffusa solo la versione israeliana ed occidentale che non tiene conto del fatto che almeno un terzo dei morti israeliani erano soldati di guardia al grande campo di concentramento che era diventata Gaza, e che molti dei civili uccisi sono stati uccisi dal fuoco indiscriminato dell’esercito israeliano, che seguiva la “direttiva Hannibal” (spara senza curarti se vi sono dei prigionieri israeliani). Vi sono vari testimoni in merito, come la ragazza Jasmine Porat che ha dichiarato alla TV 12 israeliana di essere l’unica sopravvissuta di un gruppo di decine di prigionieri sterminato dal “fuoco amico”.
 
Non si può escludere l’uccisione di qualche colono che ha tentato una resistenza, o di qualche uccisione dovuta alla rabbia accumulata da persone assediate e sotto attacco da anni, ma gli stupri e la decapitazione di neonati sono stati tutti smentiti da fonti neutrali.
 

 
La colonizzazione della Cisgiordania:
 
La situazione in Gisgiordania è meno tragica, ma non per questo meno drammatica per le violenze dei coloni israeliani protetti dall’esercito che da anni tendono ad effettuare una pulizia etnica progressiva, per gli sfratti continui di Palestinesi, il sequestro di terre e la nascita di sempre nuove colonie e insediamenti.
 
Si calcola che i coloni siano già più di 700000. Alcune colonie storiche sono delle vere cittadine, come Modi’in Illit, a ovest di Ramallah (sede dell’Autorità Nazionale Palestinese: ANP), che supera gli 80000 abitanti, e Beitar Illit, a sud di Gerusalemme, che fa parte del blocco di colonie Gush Ezion, che supera i 65000 abitanti.
 
Di particolare importanza strategica è la colonia fortificata di Ma’ale Adumin (40000 abitanti), posta ad Est di Gerusalemme, perché il progetto israeliano E1 prevede una catena di 1200 edifici tra Ma’ale Adumin e Gerusalemme che spezzerebbe la Cisgiordania in due tronconi.
 
D’altra parte tra le varie colonie, e tra le colonie e Israele, esistono delle strade interdette ai Palestinesi che dividono a fette l’intero territorio, mentre le strade praticabili dai Palestinesi sono sbarrate da 900 posti di blocco forniti di tornelli o transenne. Anche molti passaggi strategici obbligati sono interdetti ai Palestinesi
 
I Palestinesi sono spesso bloccati per ore ai posti di controllo con vari pretesti e conseguenze anche tragiche. Nel bel film canadese “Inschallah” è descritto realisticamente il destino di una donna incinta, che, dopo aver perso il bambino per essere stata artatamente trattenuta per ore ad un posto di blocco mentre andava in ospedale, diviene una terrorista e si fa saltare in aria a Gerusalemme ovest.
 
Si ricorda che l’ONU considera in realtà illegali tutte le colonie della Cisgiordania e con varie risoluzioni ha sempre chiesto ad Israele di sgombrare i Territori occupati illegalmente dal 1967. Ovviamente non è stato mai preso alcun provvedimento del tipo sanzioni o altro, vista l’assoluta impunità goduta da Israele.
 
Il governo israeliano considera ipocritamente illegali solo gli insediamenti improvvisati fatti con roulottes da gruppi di coloni, salvo poi riconoscerli come legali in un secondo tempo.
 
Le espropriazioni di abitazioni e terre a danno dei Palestinesi avvengono continuamente con vari trucchi pseudo-legali.
 
Dopo il gigantesco esproprio fatto con la Legge dei Proprietari Assenti (cioè cacciati con la forza) del 1950, oggi si usa dichiarare molti terreni come terreni di interesse militare, o di pubblica utilità per la creazione di parchi, o altri scopi, e quindi soggetti ad esproprio.
 
Molte espropriazioni avvengono dichiarando i terreni come “terreni di stato” (sfruttando addirittura un’antica legge ottomana del 1858) se i proprietari – anche se abitano lì da generazioni - non riescono a mostrare titoli cartacei sufficienti.
 
In alcuni casi è vietato ai Palestinesi di rivendicare proprietà perse per vari motivi prima del 1948 (mentre questo diritto è riconosciuto agli Israeliani). Questa legge è stata sfruttata per gli sfratti di massa nei quartieri di Jarrah e Silwan a Gerusalemme.
 
Gran parte degli espropri avviene nella zona C (60% della Cisgiordania) che è sotto diretta amministrazione militare israeliana. Infatti gli esponenti dell’ANP, durante le estenuanti ed inutili trattative seguite agli Accordi di Oslo negli anni ’90, accettarono incautamente la divisione della Cisgiordania in tre zone, di cui solo la zona A è sotto il controllo palestinese, mentre anche la B è amministrata da palestinesi, ma sotto occupazione dell’esercito israeliano.
 
Oggi l’ANP, erede del glorioso movimento di Resistenza armata degli anni ’60 e ’70, si è ridotta ad una ristretta burocrazia che riceve finanziamenti internazionali e gestisce anche la polizia palestinese, addestrata dai Carabinieri italiani, che spesso collabora con gli Israeliani nella repressione dei movimenti di Resistenza, che fanno capo ad Hamas, Jihad Islamica, e Fronte Popolare di Liberazione della Palestina, ed altri gruppi locali.
 
Benché meno forte ed organizzata che a Gaza, questa Resistenza è stata in grado di organizzare centinaia di episodi di resistenza anche in Cisgiordania, pagati con migliaia di morti ed arresti.
 
 
 
Prospettive per il futuro:
 
Per il futuro bisogna far prevalere, come diceva Gramsci, il “pessimismo della ragione”.
 
Israele non ha alcuna intenzione di abdicare al piano originario del movimento sionista di colonizzare tutta la Palestina, e di estendere il proprio potere – nella prospettiva della “grande Israele” - anche al di fuori della Palestina storica come sta avvenendo in Libano e Siria, dove vaste zone sono già occupate da Israele.
 
La prospettiva dei “due stati” (uno staterello palestinese accanto a quello israeliano) appare oggi solo una presa in giro alimentata ad arte. Israele ha già determinato le condizioni perché lo stato palestinese non nasca, con la distruzione di Gaza ed il tentativo genocidario in corso a danno della popolazione Gazawi. L’enorme e pervasiva espansione delle colonie in Cisgiordania non permette la creazione di uno stato indipendente. D’altra parte questo diritto è esplicitamente negato dal governo israeliano nell’ottica tradizionale sionista che si traduce da oltre un secolo nella formula . “una terra senza popolo per un popolo senza terra”, dove la presenza di una popolazione che abita la Palestina da millenni non viene nemmeno considerata, con la conseguenza di pulsioni razziste, genocide e di pulizia etnica.
 
Anche l’ipotesi, degna di tutto rispetto, di un unico stato con pari diritti per Ebrei ad Arabi Palestinesi appare però oggi utopistica e irrealizzabile.
 
Sono possibili solo due prospettive: o i Sionisti riescono a finire di cacciare, sterminare o chiudere in piccole enclaves i Palestinesi, sull’esempio di come gli Statunitensi trattarono i nativi americani, o la Resistenza palestinese, con l’aiuto dei movimenti e degli stati che la sostengono (da Ansar Allah dello Yemen, a Hezbollah e l’Iran) riuscirà a smantellare lo stato sionista (il che non significa buttare a mare gli Ebrei Israeliani, ma far loro  accettare il principio che, se vogliono rimanere, devono accettare la piena parità di diritti tra Ebrei e non Ebrei, rinunciando ad idee suprematiste).
 
Adesso l’ago della bilancia sembra pendere dalla parte di Israele e dei suoi potenti alleati (USA, UE, NATO) che lo riforniscono di armi, munizioni, finanziamenti, collaborazioni economiche e scientifiche (anche l’Università La Sapienza è coinvolta); ma gli avvenimenti del 7 ottobre hanno messo in moto una serie di eventi storici in Asia Occidentale (dall’intervento di Yemen e Hezbollah a favore dei Palestinesi, all’attacco fallito di Israele e del suo alleato USA all’Iran, all’indebolimento della posizione delle monarchie arabe reazionarie alleate di Israele) che potrebbero portare a clamorosi sviluppi.
 
Vincenzo Brandi



L'Ucraina si lamenta perché non può più colpire le raffinerie russe...

 


Mykhailo Fedorov chiede chiarimenti sul "cattivo" uso di  Starlink riservato all'Ucraina, relativamente  alle limitazioni di velocità e utilizzo riscontrate  sulla rete satellitare Starshield.  La replica di Musk corregge il tiro rispetto alle richieste di Fedorov, il quale aveva definito fondamentale per la difesa di Kiev la rimozione del limite di velocità del sistema.

Musk ha voluto rimarcare in modo netto la separazione tecnologica e legale tra i due sistemi  Starlink e Starshield

Starshield è una  rete di proprietà e sotto il controllo diretto del governo e dei militari degli Stati Uniti. Per questo motivo Musk ha specificato che SpaceX non ha potere decisionale sulle attuali restrizioni. 

Starlink rappresenta il servizio commerciale parallelo di SpaceX, ideato e autorizzato esclusivamente per scopi civili e difensivi. Di conseguenza ora le forze di Kiev non dispongono dell'autorizzazione per impiegare 
Starshield in operazioni belliche di natura offensiva.

Nelle stesso tempo sono emersi dettagli su canali riservati, secondo cui Musk si sarebbe detto persino aperto all'uso di droni ucraini equipaggiati con Starlink oltre i confini (in territorio russo), ribadendo però che l'ok finale spetta esclusivamente alla decisione politica della Casa Bianca.

In pratica, gli Stati Uniti hanno disattivato in Ucraina la versione militare di Starshield, che permetteva l'utilizzo di terminali a velocità superiori a 160 km/h, mentre Musk ha ripristinato solo la versione civile di Starlink, con una velocità inferiore a 160 km/h.

In sintesi Zelensky, con queste limitazioni d'uso,  non può più colpire, finché Trump non cambi idea, obiettivi situati in Russia, in particolare le raffinerie in cui si produce il gasolio che serve agli USA. 
  

Raffinerie russe in fiamme



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)



Video Collegati:

Francesco Dall'Aglio e Clara Statello cercano di capire che succede con Starlink: https://www.youtube.com/watch?v=5jFNtJDPMFI

Nicolai Lilin. TRUMP HA DISATTIVATO STARLINK PER L’UCRAINA: https://www.youtube.com/watch?v=hy9loboFiG4


mercoledì 14 ottobre 2026

Il Campo è Largo... la confusione è tanta...

 


"Larga la foglia, stretta la via, dite la vostra che ho detto la mia...!"  (Detto popolare)

L'ora di treno della mattina mi piace perché leggo comodamente un paio di quotidiani, oggi però, nonostante la comodità e il tempo del viaggio, non ho capito la posizione del Campo Largo sul riarmo

M5S, PD... e gli altri hanno votato insieme un testo riguardo al Documento programmatico di Finanza Pubblica dove si invita a "...riconsiderare radicalmente gli impegni di spesa assunti in sede Nato e scongiurare ulteriori aumenti della spesa per armamenti che insistono sul bilancio dello Stato".

Tutti contro il Riarmo, riarmo voluto dalla Nato, ma l'UE non voleva a sua volta aumentare le spese militari?

Non ha deciso che le spese militari possono essere fatte in deroga al patto di stabilità?

Dunque il Campo Largo si oppone o no alle scelte della Commissione Europea?

Non ho capito da Il Manifesto, non ho capito  da Il Corriere della Sera. Ho il dubbio che entrambi non mi abbiano aiutato, il primo per convincermi che il Campo Largo è contro il riarmo, tutto,  il secondo per convincermi che nessuno schieramento è contro il riarmo UE.  

Il Campo Largo è semplicemente contro il riarmo del governo Meloni...!

Marco Palombo  - Sempre contro la guerra!




Un riassunto sulla fantastica situazione nel Campo Largo:

 
In occasione della discussione sui documenti di bilancio (Dpfp), tutte le forze della coalizione progressista — comprendente il Partito Democratico (Pd), il Movimento 5 Stelle (M5S), Alleanza Verdi e Sinistra (AVS) e persino Italia Viva (IV) — hanno sottoscritto una risoluzione congiunta. Il documento chiede esplicitamente al governo di riconsiderare radicalmente gli impegni di spesa in sede NATO e di bloccare i circa 14 miliardi di euro in deficit previsti per i sistemi di armamento, proponendo di dirottare quelle risorse su sanità, istruzione e salari. 

Tuttavia, sotto questa apparente compattezza sul "No" al riarmo e all'aumento delle spese della Difesa, permangono profonde sfumature e divergenze strategiche tra i singoli partiti.

Posizione specifica sul Riarmo e sulla Difesa: 

Movimento 5 Stelle (Giuseppe Conte) -  È il promotore della linea più radicale. Conte rivendica l'opposizione totale all'economia di guerra e al riarmo, sostenendo che le risorse debbano essere recuperate dai fondi militari per supportare le famiglie e il welfare.

Partito Democratico (Elly Schlein) - Condanna l'incremento di spesa militare in deficit deciso dal governo Meloni. Schlein, tuttavia, distingue il riarmo incontrollato dei singoli Stati dalla costruzione di una vera difesa comune europea, ritenuta necessaria per ottimizzare i costi ed evitare sprechi, pur esprimendo riserve sui target richiesti dalla NATO. All'interno del Pd, l'ala riformista mantiene posizioni storicamente più vicine agli impegni atlantici.

Alleanza Verdi e Sinistra (Fratoianni / Bonelli) - Condivide l'opposizione al riarmo e si spinge oltre: l'obiettivo dichiarato è l'immediata revoca degli impegni con la NATO sull'incremento delle spese militari in caso di vittoria del centrosinistra.

Se sul tema economico del riarmo e del bilancio nazionale il Campo Largo ha trovato una possibile quadra, la vera frattura della coalizione rimane il sostegno militare all'Ucraina. Mentre il Partito Democratico (al netto di alcune frange interne) continua a difendere la necessità di inviare aiuti militari a Kiev, il Movimento 5 Stelle e AVS si oppongono fermamente a ulteriori forniture di armi, chiedendo una svolta diplomatica immediata. Di fatto, le forze di opposizione riescono a votare insieme contro l'aumento delle spese per la Difesa in Italia, ma continuano a presentare mozioni separate quando si tratta di politica estera e del conflitto ucraino.

(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)