venerdì 16 ottobre 2026

Putin mette in "sicurezza" le aziende che operano in Russia...



La Russia ha rafforzato il controllo e le restrizioni sulle attività delle imprese nazionali e straniere attraverso una serie di decreti firmati da Vladimir Putin, rispondendo alle sanzioni e al congelamento dei beni russi da parte dei Paesi occidentali.  Vladimir Putin ha limitato la possibilità per le imprese strategiche russe di adempiere alle richieste di stati esteri. Il Presidente ha specificato le misure per proteggere le aziende nazionali. Secondo il documento, le imprese strategiche russe possono adempiere ad alcune richieste di stati esteri e consorzi solo con il consenso delle autorità russe.

In tutte le questioni, la legge nazionale deve avere la precedenza sulla legge internazionale. Nei casi in cui ciò non sia ancora così, è necessario perfezionare la legislazione.

Intanto Vladimir Putin ha trasferito gli asset di diverse società straniere sotto amministrazione temporanea.

Il presidente ha firmato un decreto che pone gli asset del produttore di rivestimenti per pavimenti Tarkett sotto l'amministrazione temporanea di Center Capital Management Company LLC;

Anche gli asset della società russa Ontex, proprietaria del marchio di pannolini Helen Harper, sono stati trasferiti sotto l'amministrazione temporanea di Center Capital Management Company LLC;

Infine, gli asset di tre società straniere del settore imballaggi – la tedesca Georg MENSHEN GmbH & Co. KG, l'olandese Sonoco Packaging Netherlands Investments B.V. e la svedese Sverige International Holdings AB – sono stati posti sotto l'amministrazione temporanea di Center Capital Management Company LLC.

"I Paesi della NATO/UE intendono imporre la propria volontà ben al di là della zona di loro competenza. Qualsiasi Paese del mondo può diventare vittima delle rivoluzioni colorate orchestrate dall'Occidente e della sua espansione geopolitica", ha dichiarato Sergei Lavrov.




(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)


Post Scriptum: 
Contromisure e restrizioni sulle imprese
  • Divieto di uscita e gestione statale: Il Cremlino ha prorogato i divieti per gli investitori provenienti da Paesi considerati "ostili" di disinvestire o cedere quote nelle imprese russe strategiche. Molteplici asset di società straniere (tra cui colossi dell'energia, del settore manifatturiero e beni di consumo come Nestlé, Auchan, Uniper e Fortum) sono stati posti sotto amministrazione temporanea statale o controllo della Rosimushchestvo (l'agenzia federale per il demanio). 
  • Ultime confische (Ottobre 2026): Vladimir Putin ha firmato un nuovo decreto che dispone la confisca obbligatoria o il trasferimento sotto amministrazione temporanea degli asset locali di ulteriori aziende europee (provenienti da Francia, Germania, Svezia e Belgio), tra cui il produttore francese di pavimenti Tarkett, a causa del sostegno offerto a Kiev. 
  • Segretezza delle informazioni: Con il Decreto n. 686 firmato a fine settembre 2026, è stato ulteriormente ristretto l'accesso alle informazioni e ai dati relativi alle esportazioni e alle attività del settore energetico e della raffinazione russa, limitando la trasparenza per gli operatori esteri. 
  • Decisioni senza soci esteri: Le grandi società russe autorizzate possono continuare a prendere decisioni aziendali chiave senza dover ottenere il consenso o tenere conto del parere dei co-proprietari provenienti da nazioni sanzionatorie. 

giovedì 15 ottobre 2026

Diario dell'olocausto palestinese...

 


La grande maggioranza delle persone ha avuto certamente notizia - per quanto superficiale e parziale - della situazione drammatica dei territori palestinesi, che diventa vera tragedia e catastrofe nel caso di Gaza.
 
In questo breve scritto intendiamo precisare e approfondire tutti gli aspetti di questa situazione, inquadrandola per sommi capi anche nel contesto storico, e cercando di prevederne i successivi sviluppi.
 
Innanzitutto ricordiamo che quelli che in genere vengono definiti come “territori palestinesi” (tra loro separati) sono la Cisgiordania (cioè quella striscia collinosa che si trova ad ovest del fiume Giordano che comprende le antiche regioni di Giudea e Samaria), e la Striscia di Gaza (una piccola striscia affacciata sul Mediterraneo di soli 400 Km quadrati) comprendente l’antica città di Gaza.
 
I confini di questi territori furono fissati nel 1948 quando le milizie ebraiche legate al movimento di colonizzazione sionista (Haganah, Irgun e gruppo Stern) occuparono con la forza delle armi il 78% della Palestina storica – compresa Gerusalemme Ovest - espellendo con la violenza i tre quarti della popolazione arabo-palestinese, praticamente indifesa. Si trattò di una gigantesca operazione di pulizia etnica ben descritta nel libro dello storico israeliano Ilan Pappè “La pulizia etnica della Palestina”.
 
Queste operazioni durarono per 6 mesi dal dicembre del 1947 fino al 15 maggio del 1948, quando vi fu la proclamazione unilaterale dello Stato di Israele. Solo allora i paesi arabi si decisero ad intervenire in ritardo e in modo debole e scoordinato. L’esercito giordano, in seguito ad un accordo con gli Israeliani, riuscì a mantenere la Cisgiordania (compresa Gerusalemme Est), mentre l’esercito egiziano riuscì a mantenere la striscia di Gaza.
 
Nel 1967, con la cosiddetta Guerra dei 6 Giorni, Israele occupò anche la Cisgiordania e Gaza, da cui poi non si è mai ritirato nonostante le numerose risoluzioni dell’ONU che hanno sempre considerato tale occupazione illegale.
 
Ma si sa che Israele ha sempre goduto della completa impunità grazie al sostegno degli Stati Uniti e dei paesi europei della NATO. Tale impunità vale anche per il rifiuto di Israele di far tornare alle proprie case i profughi palestinesi finiti all’estero - cui erano state confiscate tutte le terre con la cosiddetta Legge dei Proprietari Assenti - ritorno richiesto dalla Risoluzione 194/48 dell’ONU.
 
 
 
La situazione tragica di Gaza:
  
All’inizio della crisi attuale la popolazione di Gaza ammontava a circa 2,2 milioni di persone ammassate in un piccolo territorio con una delle più alte densità di abitanti del mondo. Infatti, con l’afflusso dei profughi scacciati dalle milizie sioniste nel 1948 dalle zone circostanti, la popolazione di Gaza si era più che raddoppiata. Nel nord della striscia si trovava il campo profughi di Jabalya, uno dei più grandi della Palestina, oggi completamente distrutto e disabitato.
 
I bombardamenti e gli attacchi israeliani a partire dall’ottobre del 2023 fino alla fragile tregua del 10 ottobre 2025 sponsorizzata dal Presidente Trump (ma che continua ad essere violata quasi ogni giorno) hanno provocato quasi 74000 morti accertati, nella massima parte civili. Di questi 21000 erano bambini ed è alta la percentuale di donne e anziani.
 
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) segnala la presenza di 43000 persone che hanno subito amputazioni o altre lesioni gravi permanenti.
 
La rivista medica britannica Lancet, una delle più prestigiose del mondo, ritiene che in realtà le vittime, comprese quelle morte per cause indirettamente legate ai bombardamenti (mancanza di abitazioni, cibo, acqua, cure mediche) siano oltre 100000. I feriti accertati sono circa 174000 e molti di essi non hanno potuto ricevere cure adeguate per le distruzioni o i danneggiamenti gravi di tutti i presidi sanitari ed ospedali.
 
 
 
L’attacco alle strutture sanitarie: 

Infatti le strutture sanitarie sono tra quelle contro di cui si è accanita maggiormente la furia dell’esercito israeliano, anche dopo la presunta tregua.
 
Secondo l’UNICEF il 94% delle strutture è stato distrutto o gravemente danneggiato e l’84% è ormai inservibile. La metà degli ospedali è completamente chiusa, mentre l’altro 50% è tenuto aperto grazie all’abnegazione del personale sanitario, ma in condizioni disperate (mancanza di medicinali, di carburante per poter far funzionare le apparecchiature elettriche, di acqua pulita, di letti e attrezzature mediche). Anche il 58% dei presidi medici è completamente inservibile e il resto funziona a stento.
 
L’accanimento, che potremmo definire di stampo genocidario, contro le strutture sanitarie si esplica  anche verso il personale sanitario che ha avuto migliaia di perdite. Emblematica è la sorte di due primari. Il dottor Adnan Al Bursh, primario di ortopedia all’ospedale Al Shifa, è morto per le torture subite dopo l’arresto nel 2024 e il suo corpo non è stato mai restituito alla famiglia. Il dottor Hussein Abu Safya, primario dell’ospedale Kamal Adwan, arrestato nel 2024 senza alcuna accusa specifica, è ancora prigioniero e le ultime foto lo ritraggono come una larva umana per i maltrattamenti subiti.
 
Emblematico è anche il caso ben noto di quei sanitari uccisi dopo essere accorsi in aiuto della bambina Hind Rajab di 6 anni, che era riuscita a chiedere aiuto per telefono dopo che la sua famiglia era stata sterminata, ma che è stata anche lei uccisa senza pietà.
 
 
 
L’attacco alle strutture scolastiche e culturali: 

Il 97% delle scuole e tutte le università della striscia sono state distrutte. I ragazzi hanno perso 3 anni di istruzione, anche se sono stati tenuti dei corsi improvvisati per strada o sotto le tende in condizioni molto difficili.
 
Questo accanimento dimostra solo che Israele, nell’ambito della sua attitudine genocidaria, intende cancellare anche la cultura e la memoria storica identitaria del popolo palestinese, e non solo distruggerlo fisicamente.
 
 
 
La distruzione delle abitazioni e delle infrastrutture civili:

Secondo i dati dell’ONU il 92% degli edifici della striscia sono stati distrutti o danneggiati. E’ stato distrutto anche il 90% delle fognature e oltre il 70% delle reti idriche.
 
Il risultato di queste distruzioni è che la popolazione ha affrontato il freddo e la pioggia di tre inverni accampata sotto tende di fortuna, o in resti di edifici pericolanti, e varie volte crollati con vittime, tra enormi cumuli di macerie e rifiuti solidi, con torrenti di liquami infetti che scorrono a cielo aperto in prossimità delle tende.
 
Queste condizioni di vita al limite hanno causato un’esplosione di malattie infettive e da freddo. Secondo la già citata rivista medica britannica Lancet, l’aspettativa di vita  nella Striscia è passata da 70 anni a soli 40, anche per la presenza di polveri sottili dovuti alla distruzione degli edifici che rendono irrespirabile l’aria e pozze d’acqua contaminata che non si possono eliminare per la mancanza di pompe elettriche. Mancano strutture per la cura dei tumori, ma soprattutto sono incalcolabili i danni psicologi, specie per le nuove generazioni.
 
Questa situazione ha causato anche il moltiplicarsi di ratti e topi aggressivi che mordono neonati e bambini. La gente vive tra insetti di ogni specie: zanzare, pidocchi, cimici dei materassi; ed è soggetta a continue infezioni specie della pelle, anche per la mancanza di acqua per lavarsi.
 
Le zone costiere invase dai liquami che si riversano in mare impediscono ogni tentativo di pesca. Una delle conseguenze dei versamenti in mare è la crescita abnorme di alghe che sono andate ad intasare i filtri di 5 dei sei impianti di desalinizzazione dello stesso Israele, con diminuzione drastica dell’erogazione di acqua potabile.
 
 
 
La scarsità di cibo e medicinali e la precarietà dei rifornimenti: 

La popolazione vive in una cronica e drammatica scarsità di cibo, acqua, medicinali, detersivi e altri generi di prima necessità, cosa che ha creato gravissimi problemi di malnutrizione, specie dei minori, e al limite la morte per inedia di neonati e bambini.
 
Prima dell’ottobre del 2023 la Striscia di Gaza, pur se sottoposta ad un feroce assedio, era rifornita con una certa regolarità con almeno 60 camion al giorno, ma dall’inizio della crisi attuale Israele ha chiuso il valico di Rafah verso l’Egitto provocando anche lo stazionamento forzato di migliaia di camion nel deserto egiziano del Sinai, con conseguente deterioramento di tutte le forniture alimentari.
 
Prima dell’ottobre 2023 la Striscia di Gaza, che fin dall’antichità era una zona fertile circondata da zone desertiche, riusciva anche a produrre derrate agricole. Ma oggi tutti i campi coltivati sono stati sistematicamente distrutti dai bombardamenti israeliani e resi sterili per molto tempo a venire.
 
Oggi passano a singhiozzo, con continui blocchi, pochi e insufficienti aiuti solo dal valico di Karem Shalom tra la Striscia di Gaza e Israele, ma il passaggio è in genere rallentato o sospeso a causa della burocrazia ossessiva e dagli ostacoli (certo non casuali) posti dalle autorità israeliane.
 
Per aggirare questa strategia, che appare anch’essa dettata da un atteggiamento genocidario attraverso la fame e la mancanza di generi essenziali alla vita, varie organizzazioni internazionali e gruppi filopalestinesi tentano di inviare aiuti per vie traverse, Tuttavia questi aiuti, come anche quelli “ufficiali”, sono soggetti alla mediazione di organizzazioni di speculatori  che riescono a gestire i permessi di entrata d’accordo con Israele, traendone un ingente guadagno con l’imposizione di prezzi altissimi nei luoghi di distribuzione,
 
Anche gli aiuti in denaro per le famiglie devono passare attraverso speculatori, quali banchieri improvvisati e strozzini, che trattengono almeno il 20/30% dei finanziamenti. Si aggiunga la presenza di bande, protette da Israele, che danno l’assalto ai camion impossessandosi della merce per rivenderla a prezzi altissimi.
 
Israele inoltre vieta l’ingresso di tutti i prodotti che – a suo dire – potrebbero essere usati per scopi militari: prodotti chimici disinfettanti e per analisi di laboratorio, pesticidi, macchine per la rimozione di macerie e rifiuti, e persino sedie a rotelle e protesi per persone mutilate,
 
 
 
La continuazione delle uccisioni anche dopo la tregua: 

Anche dopo la presunta tregua dell’ottobre 2025 sono continuate le uccisioni di Palestinesi Gazawi, sia per il fuoco indiscriminato su sfollati che si spostavano in zone proibite dall’esercito israeliano, caratterizzate da linee di confine incerte ed invisibili, sia per uccisioni mirate di esponenti della Resistenza.
 
I metodi cinici e brutali usati per compiere queste uccisioni sono stati illustrati anche nel film-documentario Naza (che significa “vittime collaterali”) di due registi israeliani applaudito al Festival di Venezia. I militari israeliani, dopo avere individuato un esponente da eliminare, magari ascoltando una conversazione con un telefonino, decidono di intervenire con un missile o una bomba dopo aver calcolato anche il numero di familiari o vicini che sarebbe ucciso. Tutto avviene come in un videogioco.
 
Peccato che queste cose, ben note e denunciate dai Palestinesi o i Libanesi da anni, trovino un ascolto distratto, a meno che non siano certificate in un film israeliano.
 
 
 
La narrazione sul 7 ottobre e la verità storica:

La propaganda sionista israeliana (cosiddetta “hasbara”) sostiene che tutto questo avverrebbe per una specie di punizione per quanto accaduto il 7 ottobre 2023 quando i miliziani palestinesi sfondarono le reti che stringevano la Striscia Gaza in una morsa e occuparono avamposti militari e insediamenti israeliani.
 
In realtà questa propaganda ignora il contesto in cui sono avvenuti questi fatti, e cioè i massacri di Arabi Palestinesi già avvenuti nel 1948 (come le stragi di Deir Yassim, Tantura, Lydda, il bombardamento di Haifa, e tante altre compiute dalle milizie sioniste).
 
Più recentemente, dopo che il movimento Hamas aveva clamorosamente vinto le uniche elezioni democratiche mai avvenute nei Territori Palestinesi il 25 gennaio del 2006, dimostrando di avere un largo seguito tra la popolazione, è stato impedito ad Hamas di governare in Cisgiordania con arresti e persecuzioni compiute sia da Israele che dalla cosiddetta Autorità Nazionale Palestinese che fa capo ad Abu Mazen.
 
A Gaza il tentativo delle milizie dell’ANP guidate da Mohamed Dahlan di impossessarsi del potere è invece fallito e Hamas ha potuto governare. Dahlan oggi è divenuto consigliere del governo degli Emirati Uniti, cioè uno dei più importanti alleati di Israele.
 
Ma la vittoria di Hamas ha indotto Israele a stringere la Striscia in uno stretto assedio durato quasi 20 anni. Nessuno poteva entrare ed uscire da Gaza salvo permessi eccezionali. Era vietato l’ingresso di materiali che potessero essere usati per scopi militari (tra gli altri anche il cemento). Le barche dei pescatori non potevano uscire per oltre tre miglia dalla costa.
 
Ciò ha causato un collasso economico, una forte disoccupazione, e una forte dipendenza da aiuti esterni che erano comunque in parte assicurati da agenzie dell’ONU come l’UNRWA.
 
Contemporaneamente la Striscia è stata attaccata e bombardata varie volte dall’esercito israeliano:
 
-dal dicembre 2008 al gennaio 2009 (operazione “Piombo Fuso”, che ha causato 1300 morti, in maggioranza civili, ed enormi distruzioni);
 
-nel 2012 (operazione “Pilastro di Difesa”);
 
-nel 2014 (operazione “Margine di Protezione”, la più sanguinosa con almeno 2100 morti accertati, che è stata anche posta sotto accusa dall’ONU per crimini contro l’umanità, ma ovviamente senza esito data la tradizionale impunità di cui gode Israele);
 
-nel 2021: operazione “Guardiano delle Mura”.
 
Per quanto riguarda il 7 ottobre 2023, è stata diffusa solo la versione israeliana ed occidentale che non tiene conto del fatto che almeno un terzo dei morti israeliani erano soldati di guardia al grande campo di concentramento che era diventata Gaza, e che molti dei civili uccisi sono stati uccisi dal fuoco indiscriminato dell’esercito israeliano, che seguiva la “direttiva Hannibal” (spara senza curarti se vi sono dei prigionieri israeliani). Vi sono vari testimoni in merito, come la ragazza Jasmine Porat che ha dichiarato alla TV 12 israeliana di essere l’unica sopravvissuta di un gruppo di decine di prigionieri sterminato dal “fuoco amico”.
 
Non si può escludere l’uccisione di qualche colono che ha tentato una resistenza, o di qualche uccisione dovuta alla rabbia accumulata da persone assediate e sotto attacco da anni, ma gli stupri e la decapitazione di neonati sono stati tutti smentiti da fonti neutrali.
 

 
La colonizzazione della Cisgiordania:
 
La situazione in Gisgiordania è meno tragica, ma non per questo meno drammatica per le violenze dei coloni israeliani protetti dall’esercito che da anni tendono ad effettuare una pulizia etnica progressiva, per gli sfratti continui di Palestinesi, il sequestro di terre e la nascita di sempre nuove colonie e insediamenti.
 
Si calcola che i coloni siano già più di 700000. Alcune colonie storiche sono delle vere cittadine, come Modi’in Illit, a ovest di Ramallah (sede dell’Autorità Nazionale Palestinese: ANP), che supera gli 80000 abitanti, e Beitar Illit, a sud di Gerusalemme, che fa parte del blocco di colonie Gush Ezion, che supera i 65000 abitanti.
 
Di particolare importanza strategica è la colonia fortificata di Ma’ale Adumin (40000 abitanti), posta ad Est di Gerusalemme, perché il progetto israeliano E1 prevede una catena di 1200 edifici tra Ma’ale Adumin e Gerusalemme che spezzerebbe la Cisgiordania in due tronconi.
 
D’altra parte tra le varie colonie, e tra le colonie e Israele, esistono delle strade interdette ai Palestinesi che dividono a fette l’intero territorio, mentre le strade praticabili dai Palestinesi sono sbarrate da 900 posti di blocco forniti di tornelli o transenne. Anche molti passaggi strategici obbligati sono interdetti ai Palestinesi
 
I Palestinesi sono spesso bloccati per ore ai posti di controllo con vari pretesti e conseguenze anche tragiche. Nel bel film canadese “Inschallah” è descritto realisticamente il destino di una donna incinta, che, dopo aver perso il bambino per essere stata artatamente trattenuta per ore ad un posto di blocco mentre andava in ospedale, diviene una terrorista e si fa saltare in aria a Gerusalemme ovest.
 
Si ricorda che l’ONU considera in realtà illegali tutte le colonie della Cisgiordania e con varie risoluzioni ha sempre chiesto ad Israele di sgombrare i Territori occupati illegalmente dal 1967. Ovviamente non è stato mai preso alcun provvedimento del tipo sanzioni o altro, vista l’assoluta impunità goduta da Israele.
 
Il governo israeliano considera ipocritamente illegali solo gli insediamenti improvvisati fatti con roulottes da gruppi di coloni, salvo poi riconoscerli come legali in un secondo tempo.
 
Le espropriazioni di abitazioni e terre a danno dei Palestinesi avvengono continuamente con vari trucchi pseudo-legali.
 
Dopo il gigantesco esproprio fatto con la Legge dei Proprietari Assenti (cioè cacciati con la forza) del 1950, oggi si usa dichiarare molti terreni come terreni di interesse militare, o di pubblica utilità per la creazione di parchi, o altri scopi, e quindi soggetti ad esproprio.
 
Molte espropriazioni avvengono dichiarando i terreni come “terreni di stato” (sfruttando addirittura un’antica legge ottomana del 1858) se i proprietari – anche se abitano lì da generazioni - non riescono a mostrare titoli cartacei sufficienti.
 
In alcuni casi è vietato ai Palestinesi di rivendicare proprietà perse per vari motivi prima del 1948 (mentre questo diritto è riconosciuto agli Israeliani). Questa legge è stata sfruttata per gli sfratti di massa nei quartieri di Jarrah e Silwan a Gerusalemme.
 
Gran parte degli espropri avviene nella zona C (60% della Cisgiordania) che è sotto diretta amministrazione militare israeliana. Infatti gli esponenti dell’ANP, durante le estenuanti ed inutili trattative seguite agli Accordi di Oslo negli anni ’90, accettarono incautamente la divisione della Cisgiordania in tre zone, di cui solo la zona A è sotto il controllo palestinese, mentre anche la B è amministrata da palestinesi, ma sotto occupazione dell’esercito israeliano.
 
Oggi l’ANP, erede del glorioso movimento di Resistenza armata degli anni ’60 e ’70, si è ridotta ad una ristretta burocrazia che riceve finanziamenti internazionali e gestisce anche la polizia palestinese, addestrata dai Carabinieri italiani, che spesso collabora con gli Israeliani nella repressione dei movimenti di Resistenza, che fanno capo ad Hamas, Jihad Islamica, e Fronte Popolare di Liberazione della Palestina, ed altri gruppi locali.
 
Benché meno forte ed organizzata che a Gaza, questa Resistenza è stata in grado di organizzare centinaia di episodi di resistenza anche in Cisgiordania, pagati con migliaia di morti ed arresti.
 
 
 
Prospettive per il futuro:
 
Per il futuro bisogna far prevalere, come diceva Gramsci, il “pessimismo della ragione”.
 
Israele non ha alcuna intenzione di abdicare al piano originario del movimento sionista di colonizzare tutta la Palestina, e di estendere il proprio potere – nella prospettiva della “grande Israele” - anche al di fuori della Palestina storica come sta avvenendo in Libano e Siria, dove vaste zone sono già occupate da Israele.
 
La prospettiva dei “due stati” (uno staterello palestinese accanto a quello israeliano) appare oggi solo una presa in giro alimentata ad arte. Israele ha già determinato le condizioni perché lo stato palestinese non nasca, con la distruzione di Gaza ed il tentativo genocidario in corso a danno della popolazione Gazawi. L’enorme e pervasiva espansione delle colonie in Cisgiordania non permette la creazione di uno stato indipendente. D’altra parte questo diritto è esplicitamente negato dal governo israeliano nell’ottica tradizionale sionista che si traduce da oltre un secolo nella formula . “una terra senza popolo per un popolo senza terra”, dove la presenza di una popolazione che abita la Palestina da millenni non viene nemmeno considerata, con la conseguenza di pulsioni razziste, genocide e di pulizia etnica.
 
Anche l’ipotesi, degna di tutto rispetto, di un unico stato con pari diritti per Ebrei ad Arabi Palestinesi appare però oggi utopistica e irrealizzabile.
 
Sono possibili solo due prospettive: o i Sionisti riescono a finire di cacciare, sterminare o chiudere in piccole enclaves i Palestinesi, sull’esempio di come gli Statunitensi trattarono i nativi americani, o la Resistenza palestinese, con l’aiuto dei movimenti e degli stati che la sostengono (da Ansar Allah dello Yemen, a Hezbollah e l’Iran) riuscirà a smantellare lo stato sionista (il che non significa buttare a mare gli Ebrei Israeliani, ma far loro  accettare il principio che, se vogliono rimanere, devono accettare la piena parità di diritti tra Ebrei e non Ebrei, rinunciando ad idee suprematiste).
 
Adesso l’ago della bilancia sembra pendere dalla parte di Israele e dei suoi potenti alleati (USA, UE, NATO) che lo riforniscono di armi, munizioni, finanziamenti, collaborazioni economiche e scientifiche (anche l’Università La Sapienza è coinvolta); ma gli avvenimenti del 7 ottobre hanno messo in moto una serie di eventi storici in Asia Occidentale (dall’intervento di Yemen e Hezbollah a favore dei Palestinesi, all’attacco fallito di Israele e del suo alleato USA all’Iran, all’indebolimento della posizione delle monarchie arabe reazionarie alleate di Israele) che potrebbero portare a clamorosi sviluppi.
 
Vincenzo Brandi



L'Ucraina si lamenta perché non può più colpire le raffinerie russe...

 


Mykhailo Fedorov chiede chiarimenti sul "cattivo" uso di  Starlink riservato all'Ucraina, relativamente  alle limitazioni di velocità e utilizzo riscontrate  sulla rete satellitare Starshield.  La replica di Musk corregge il tiro rispetto alle richieste di Fedorov, il quale aveva definito fondamentale per la difesa di Kiev la rimozione del limite di velocità del sistema.

Musk ha voluto rimarcare in modo netto la separazione tecnologica e legale tra i due sistemi  Starlink e Starshield

Starshield è una  rete di proprietà e sotto il controllo diretto del governo e dei militari degli Stati Uniti. Per questo motivo Musk ha specificato che SpaceX non ha potere decisionale sulle attuali restrizioni. 

Starlink rappresenta il servizio commerciale parallelo di SpaceX, ideato e autorizzato esclusivamente per scopi civili e difensivi. Di conseguenza ora le forze di Kiev non dispongono dell'autorizzazione per impiegare 
Starshield in operazioni belliche di natura offensiva.

Nelle stesso tempo sono emersi dettagli su canali riservati, secondo cui Musk si sarebbe detto persino aperto all'uso di droni ucraini equipaggiati con Starlink oltre i confini (in territorio russo), ribadendo però che l'ok finale spetta esclusivamente alla decisione politica della Casa Bianca.

In pratica, gli Stati Uniti hanno disattivato in Ucraina la versione militare di Starshield, che permetteva l'utilizzo di terminali a velocità superiori a 160 km/h, mentre Musk ha ripristinato solo la versione civile di Starlink, con una velocità inferiore a 160 km/h.

In sintesi Zelensky, con queste limitazioni d'uso,  non può più colpire, finché Trump non cambi idea, obiettivi situati in Russia, in particolare le raffinerie in cui si produce il gasolio che serve agli USA. 
  

Raffinerie russe in fiamme



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)



Video Collegati:

Francesco Dall'Aglio e Clara Statello cercano di capire che succede con Starlink: https://www.youtube.com/watch?v=5jFNtJDPMFI

Nicolai Lilin. TRUMP HA DISATTIVATO STARLINK PER L’UCRAINA: https://www.youtube.com/watch?v=hy9loboFiG4


mercoledì 14 ottobre 2026

Il Campo è Largo... la confusione è tanta...

 


"Larga la foglia, stretta la via, dite la vostra che ho detto la mia...!"  (Detto popolare)

L'ora di treno della mattina mi piace perché leggo comodamente un paio di quotidiani, oggi però, nonostante la comodità e il tempo del viaggio, non ho capito la posizione del Campo Largo sul riarmo

M5S, PD... e gli altri hanno votato insieme un testo riguardo al Documento programmatico di Finanza Pubblica dove si invita a "...riconsiderare radicalmente gli impegni di spesa assunti in sede Nato e scongiurare ulteriori aumenti della spesa per armamenti che insistono sul bilancio dello Stato".

Tutti contro il Riarmo, riarmo voluto dalla Nato, ma l'UE non voleva a sua volta aumentare le spese militari?

Non ha deciso che le spese militari possono essere fatte in deroga al patto di stabilità?

Dunque il Campo Largo si oppone o no alle scelte della Commissione Europea?

Non ho capito da Il Manifesto, non ho capito  da Il Corriere della Sera. Ho il dubbio che entrambi non mi abbiano aiutato, il primo per convincermi che il Campo Largo è contro il riarmo, tutto,  il secondo per convincermi che nessuno schieramento è contro il riarmo UE.  

Il Campo Largo è semplicemente contro il riarmo del governo Meloni...!

Marco Palombo  - Sempre contro la guerra!




Un riassunto sulla fantastica situazione nel Campo Largo:

 
In occasione della discussione sui documenti di bilancio (Dpfp), tutte le forze della coalizione progressista — comprendente il Partito Democratico (Pd), il Movimento 5 Stelle (M5S), Alleanza Verdi e Sinistra (AVS) e persino Italia Viva (IV) — hanno sottoscritto una risoluzione congiunta. Il documento chiede esplicitamente al governo di riconsiderare radicalmente gli impegni di spesa in sede NATO e di bloccare i circa 14 miliardi di euro in deficit previsti per i sistemi di armamento, proponendo di dirottare quelle risorse su sanità, istruzione e salari. 

Tuttavia, sotto questa apparente compattezza sul "No" al riarmo e all'aumento delle spese della Difesa, permangono profonde sfumature e divergenze strategiche tra i singoli partiti.

Posizione specifica sul Riarmo e sulla Difesa: 

Movimento 5 Stelle (Giuseppe Conte) -  È il promotore della linea più radicale. Conte rivendica l'opposizione totale all'economia di guerra e al riarmo, sostenendo che le risorse debbano essere recuperate dai fondi militari per supportare le famiglie e il welfare.

Partito Democratico (Elly Schlein) - Condanna l'incremento di spesa militare in deficit deciso dal governo Meloni. Schlein, tuttavia, distingue il riarmo incontrollato dei singoli Stati dalla costruzione di una vera difesa comune europea, ritenuta necessaria per ottimizzare i costi ed evitare sprechi, pur esprimendo riserve sui target richiesti dalla NATO. All'interno del Pd, l'ala riformista mantiene posizioni storicamente più vicine agli impegni atlantici.

Alleanza Verdi e Sinistra (Fratoianni / Bonelli) - Condivide l'opposizione al riarmo e si spinge oltre: l'obiettivo dichiarato è l'immediata revoca degli impegni con la NATO sull'incremento delle spese militari in caso di vittoria del centrosinistra.

Se sul tema economico del riarmo e del bilancio nazionale il Campo Largo ha trovato una possibile quadra, la vera frattura della coalizione rimane il sostegno militare all'Ucraina. Mentre il Partito Democratico (al netto di alcune frange interne) continua a difendere la necessità di inviare aiuti militari a Kiev, il Movimento 5 Stelle e AVS si oppongono fermamente a ulteriori forniture di armi, chiedendo una svolta diplomatica immediata. Di fatto, le forze di opposizione riescono a votare insieme contro l'aumento delle spese per la Difesa in Italia, ma continuano a presentare mozioni separate quando si tratta di politica estera e del conflitto ucraino.

(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)




martedì 13 ottobre 2026

Gli USA all'Ucraina: "Zitti e mosca... o vi bloccheremo le informazioni dell'intelligence"

 


Gli Stati Uniti hanno rifiutato categoricamente di offrire qualsiasi contropartita all'Ucraina in cambio della sospensione degli attacchi contro le raffinerie di petrolio russe. Durante i negoziati svoltisi a Miami, i rappresentanti statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner hanno chiarito alla delegazione di Kiev che non intendono concedere alcun corrispettivo economico, politico o militare.   L'amministrazione Trump attribuisce agli attacchi ucraini l'impennata dei prezzi del diesel sul mercato globale e statunitense. Per costringere Kiev a fermarsi, Washington ha minacciato misure drastiche, tra cui il blocco delle forniture di armi e l'interruzione della condivisione di informazioni d'intelligence.

"Gli Stati Uniti stanno già facendo abbastanza per l'Ucraina": Washington si è rifiutata di promettere concessioni a Kiev in cambio della cessazione degli attacchi alle raffinerie russe -  scrive il NYT.

Durante i negoziati, la delegazione ucraina ha sollevato la questione della revoca delle sanzioni americane sul gasolio russo e ha cercato di capire cosa Kiev otterrebbe in cambio della rinuncia agli attacchi alle raffinerie russe.

In risposta, i negoziatori americani hanno ricordato la fornitura di informazioni di intelligence all'Ucraina, affermando che gli Stati Uniti stanno già fornendo un sostegno sufficiente e non sono obbligati a fare ulteriori concessioni. Allo stesso tempo, Washington ha chiesto di cessare gli attacchi alle raffinerie russe, senza offrire alla parte ucraina nuovi impegni reciproci, secondo quanto riportato dal The New York Times.

Il dibattito sull'acquisto di prodotti petroliferi e sul rispetto delle sanzioni (contro la Russia) è complesso e vede spesso scambi di accuse tra l'Unione Europea e gli Stati Uniti.

"I Paesi europei sono essi stessi acquirenti attivi di petrolio e prodotti petroliferi russi", ha dichiarato Peskov.

"La Federazione Russa vende i suoi prodotti competitivi, le risorse energetiche, sui mercati mondiali e continuerà a farlo", ha aggiunto il portavoce del presidente Putin.


(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

"Coordinamento No Riarmo per Fuori l'Italia dalla guerra..."


1. Designazione del gruppo provvisorio per l’implementazione del comitato nazionale unitario Fuori l’Italia dalla guerra. Definizione dei suoi compiti immediati.

[La composizione del gruppo provvisorio dovrebbe contemperare la rappresentanza territoriale con quella di soggetti collettivi]

Esso può organizzarsi in sottogruppi per

- comunicare a giornali cartacei e on line, media e siti la proposta “Fuori l’Italia dalla guerra”. Avviare un dibattito pubblico sulla proposta

- fare una ricognizione dei soggetti collettivi e singole personalità – a livello nazionale centrale, e locale nei territori cui indirizzare la proposta del comitato e con cui avviare i nostri incontri

- individuare e promuovere iniziative a carattere nazionale. Potrebbero essere presidi o cortei che si svolgono contemporaneamente in decine di città, combinando insieme il locale e il nazionale

- elaborare una bozza di statuto del comitato, che favorisca al massimo la rappresentanza plurale, l’inclusività, la partecipazione attiva, dei diversi soggetti che andranno a comporlo, e al contempo l’efficacia delle decisioni e l’operatività  - altro …

2. designazione del gruppo che interloquirà il 15 ottobre  ore 21:00 con i promotori della manifestazione nazionale del 24 ottobre 2026  a Roma che ha come parola d’ordine “Fuori l’Italia dalla guerra”

 



 MERCOLEDÌ 14 OTTOBRE 2026 – ORE 21:00

Riunione del Coordinamento nazionale NO Riarmo

Iscriviti per questa riunione:   https://us05web.zoom.us/meeting/register/b3iY2Nd5T2mmDffWI-C-Zg

Dopo l’iscrizione, riceverai un’email di conferma con le informazioni necessarie per entrare nella riunione.

 

lunedì 12 ottobre 2026

Gasolio... cosa non si fa per te...?

 


Gli Stati Uniti hanno minacciato di interrompere le forniture di armi e di informazioni di intelligence all'Ucraina, se Kiev non interromperà gli attacchi contro le raffinerie di gasolio  e altre infrastrutture energetiche russe. Lo riporta il Financial Times, citando funzionari europei. Secondo la pubblicazione, "i rappresentanti degli Stati Uniti stanno telefonando a Kiev e a tutti in Europa".

Washington ha inoltre avvertito della possibile interruzione del funzionamento del meccanismo PURL, che consente ai Paesi della NATO e ai partner dell'Alleanza di pagare l'acquisto di armi americane per l'Ucraina.

In precedenza, il Segretario Generale della NATO, Mark Rutte, durante una delle ultime riunioni online del gruppo di contatto che coordina le forniture di armi a Kiev, ha sottolineato che gli alleati hanno destinato più di 10 miliardi di dollari all'acquisto di armi americane per l'Ucraina nell'ultimo anno.


Intanto Witkoff e Kushner hanno rinviato il loro viaggio programmato a Mosca fino a quando non sarà chiaro se l'Ucraina e gli europei siano disposti ad accettare una nuova proposta unificata per Putin.  Lo riportano i media americani.

Nel frattempo, gli ucraini riferiscono che la tregua energetica si è tradotta in ulteriori richieste di risarcimento da parte di Mosca: queste vengono "consegnate" a Kharkiv sotto forma di bombardamenti alle fonti energetiche.

È interessante anche l'ammissione di Kuleba: afferma che l'Ucraina affronterà un inverno difficile. Ma, a suo dire, il costo di questa sopravvivenza sarà "molto più alto dell'anno scorso".

Von der Leyen decide di incoraggiare Kiev: promette un finanziamento immediato per missili e droni. E questo significa che i tassi di approvazione dei politici europei saranno ancora più bassi. E sanno di avere ragione di preoccuparsi: le elezioni presidenziali in Germania sono previste per il 27 gennaio, le elezioni regionali per la primavera. In primavera si terranno anche le elezioni presidenziali in Francia, in estate quelle parlamentari. Quindi, è lecito aspettarsi sempre più proteste, come la rivolta degli studenti a Parigi, e risultati negativi.



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)