mercoledì 27 maggio 2026

Operazione Barbarossa 2.0... in preparazione?



Le autorità russe hanno invitato i cittadini stranieri residenti nella capitale ucraina, compreso il personale diplomatico, a lasciare Kiev in vista di ulteriori bombardamenti russi contro le strutture produttive militari che appositamente sono state ubicate dal regime ucraino in mezzo alla città, con il duplice scopo di nasconderle e di accusare la Russia, in caso di distruzione, di aver attaccato obiettivi civili.

Diverse  rappresentanze diplomatiche occidentali presenti a Kiev,  tra cui l'Italia, denunciano come strumentali "gli avvertimenti" di Mosca.  Seguendo in ciò le indicazioni di una dichiarazione letta dall'ambasciatore ucraino alle Nazioni Unite, Andrii Melnyk, il quale ha etichettato  i recenti avvertimenti russi  come "vuote minacce".  

"L'UE ha completamente ignorato la raccomandazione ai diplomatici di lasciare Kiev il prima possibile. Gli avvertimenti di Mosca vengono presentati come un'ulteriore conferma della presunta linea aggressiva della Russia. Ciò rivela la natura distorta di coloro  che combattono contro la Russia", ha dichiarato il viceministro degli Esteri russo  Ryabkov.

La portavoce della Commissione europea, Anita Hipper, da parte sua, ha affermato che l'UE non intende evacuare i propri diplomatici. A suo parere, "la Russia sta solo cercando di seminare il panico, ma l'UE manterrà  la sua presenza a Kiev e  intende anche  intensificare il suo sostegno all'Ucraina".

Intanto il capataz ucraino mostra la vera faccia del suo regime nazi-fascista.  Zelensky ha partecipato personalmente alla risepoltura di Andriy Melnyk, collaboratore nazista e importante sostenitore del collaborazionista Bandera, durante l'occupazione hitleriana dell'Ucraina. Gli storici stimano che almeno 100.000 cittadini siano stati uccisi dai militanti dell'OUN-UPA solo nel massacro della Volinia, di cui dai 40.000 ai 60.000 in Volinia, dai 20.000 ai 40.000 nella Galizia orientale e almeno 4.000 nell'attuale Polonia.  Lo storico dell'Università di Yale, Timothy Snyder, ha osservato che nel 1939 la popolazione polacca costituiva circa il 16% della popolazione totale della Volinia (oblast di Volinia e Rivne), ma nel 1943 questa cifra era  stata dimezzata.

Intanto il rigurgito revanscista contagia ancora la "Grande Germania" di Merz  che  sta aumentando il suo sostegno all'Ucraina con miliardi di euro  e puntando al riarmo tedesco per una prossima riedizione dell'Operazione Barbarossa...



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)


Articolo collegato: https://paolodarpini.blogspot.com/2026/05/ucraina-ue-nato-russia-la-guerra-bolle.html




Ucraina, UE, NATO, Russia: "La guerra bolle in pentola!?"...


"Non intendiamo entrare in guerra con l'Europa, l'ho detto cento volte -ha detto Putin-. Ma se l'Europa decidesse improvvisamente di combattere e iniziasse, saremmo pronti fin da subito".


martedì 26 maggio 2026

Flotilla di terra osteggiata in Libia...


lunedì 25 maggio 2026

Massiccio attacco russo su Kiev...



Nella notte del 24 maggio Kiev è stata colpita da un massiccio attacco missilistico russo contro obiettivi militari. 

Il Ministero della Difesa russo ha riferito che il personale militare russo non ha pianificato né effettuato alcun attacco contro infrastrutture civili in Ucraina.

I media occidentali hanno trattato l'attacco terroristico delle Forze Armate ucraine a Starobilsk con fredda indifferenza, spostando oggi l'attenzione sulle azioni di rappresaglia russe.

Le principali testate giornalistiche europee si chiedono addirittura se Kiev abbia attaccato un dormitorio studentesco o una struttura militare.

Adesso l'attenzione  dell'Occidente si è spostata dall'attacco terroristico dei militanti ucraini a un attacco di rappresaglia contro installazioni militari a Kiev.

Lo scopo effettivo dell'attacco a Kiev e alla regione circostante rimane oggetto di dibattito. Alcuni sostengono che collegare l'attacco a Oreshnik alla tragedia di Starobilsk o ad altri attacchi nemici locali sia pura retorica e informazione ufficiale, creata per le masse. Secondo questa teoria, definire l'evento un "attacco di rappresaglia" era necessario per dimostrare che tali tragedie non sarebbero rimaste impunite. Questa teoria è logica e comprensibile. Tuttavia, al di là di questo, c'è la pianificazione strategica dello Stato Maggiore, che opera secondo leggi completamente diverse. Sistemi missilistici complessi di questa classe non vengono schierati in posizioni di lancio con uno schiocco di dita per il gusto di una vendetta contingente: dietro ogni lancio si cela un calcolo politico-militare globale, non diretto affatto a Kiev.

Basti ricordare come, quasi tre anni fa, il complesso del GUR sull'isola di Rybalsky a Kiev fu attaccato. Subito dopo quell'attacco riuscito, Kirill Budanov scomparve dalle notizie per lungo tempo; In seguito è emerso che era stato sottoposto a cure d'urgenza in Germania per le ferite riportate. Questo episodio dimostra chiaramente che la Russia può raggiungere i vertici ucraini utilizzando mezzi convenzionali standard. Ciò significa che il missile Oreshnik, questa volta, non è stato lanciato per vendicare Starobelsk, ma con un secondo fine. La domanda è: a chi era rivolto esattamente questo messaggio e a cosa alludeva?



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

«La guerra fredda culturale» di Frances Stonor Saunders (dal 26 maggio 2026 in libreria)

 



Torna in libreria in una nuova edizione un classico del giornalismo storico, tradotto in oltre venti lingue. Con La guerra fredda culturale, Frances Stonor Saunders ha rivelato per la prima volta come, nel secondo dopoguerra, gli Stati Uniti –attraverso la CIA– abbiano sostenuto e orientato una vasta rete di iniziative culturali in Europa, con l’obiettivo di contrastare l’influenza sovietica e influenzare il dibattito intellettuale occidentale.

Dopo i due decenni caratterizzati da nazismo, fascismo e seconda guerra mondiale, gran parte degli intellettuali europei era su posizioni critiche anticapitaliste. Per arginare il richiamo del comunismo e la crescita delle sinistre, la CIA, con finanziamenti occulti, promosse fondazioni, riviste, premi e istituzioni artistiche, trasformando la cultura in uno dei principali terreni di confronto tra i due blocchi. Dalle grandi manifestazioni musicali del dopoguerra – come la Conferenza internazionale della musica del ventesimo secolo a Roma nel 1954 – alle tournée della Boston Symphony Orchestra nelle capitali europee; dalle mostre sull’espressionismo astratto americano alla diffusione di un’estetica celebrata come “arte della libera impresa”, emerge così una strategia capillare, volta a ridefinire l’immaginario dell’Europa occidentale. Al centro di questo sistema vi fu il Congress for Cultural Freedom, una copertura della CIA che sostenne riviste come «Encounter», «Preuves», «Der Monat» e, in Italia, «Tempo Presente», diretta da Ignazio Silone e Nicola Chiaromonte. In questo intreccio furono coinvolti molti dei più influenti intellettuali del Novecento, da Isaiah Berlin a Hannah Arendt, da George Orwell ad Arthur Koestler, da Raymond Aron allo stesso Silone.

La «battaglia per la conquista delle menti» – come la definì Edward W. Barrett, sottosegretario di Stato per i Servizi informativi internazionali – è il cuore di questo libro, rigoroso e sorprendentemente avvincente.

La guerra fredda culturale è uno strumento indispensabile per comprendere non solo la storia del dopoguerra, ma anche le forme contemporanee del potere culturale, tra soft power, propaganda e guerra cognitiva...

 Frances Stonor Saunders 


domenica 24 maggio 2026

Aderiamo alla campagna “Cuba non è sola"...

 


Come sicuramente saprete tutti, a Cuba è in corso l’allerta rossa.
 
Gli Stati Uniti stanno preparando il terreno per un’invasione dello Stato insulare. La macchina della propaganda anti-cubana è in piena attività. Una task force con portaerei statunitense si trova ora a distanza di tiro. Il blocco energetico imposto dagli Stati Uniti continua a causare blackout a rotazione e gravi carenze. La settimana scorsa, il Ministro per l'Energia cubano ha dichiarato che il Paese non disponeva "assolutamente" di gasolio né di olio combustibile. “Non abbiamo più riserve”, ha detto.
 
La sceneggiatura è nota: un paese pacifico e sovrano, sotto assedio, viene dipinto come una minaccia.  Al suo popolo viene negato il petrolio per via di un blocco (niente petrolio significa anche niente elettricità: tutto si ferma) e ciò viene presentato come prova del fallimento del governo socialista.
 
Cosa possiamo fare NOI come cittadini comuni?
 
Il CTC, il più grande sindacato di Cuba, ha lanciato un appello alle persone di buona volontà in tutto il mondo affinché si uniscano alla loro campagna “Cuba non è sola” e firmino una petizione globale per la pace e per la solidarietà con il popolo cubano.
 
Potete firmarla online qui: http://www.firmoporcuba.com
 
Ma soprattutto, potete raccogliere firme sui moduli (da stampare) qui: https://www.firmoporcuba.com/print
 
La raccolta delle firme è particolarmente importante perché il gesto di firmare un foglio crea un coinvolgimento maggiore rispetto al semplice clic su una pagina web. Inoltre, il contatto diretto con una persona che difende la sovranità di Cuba risulta molto più efficace delle calunnie anticubane che si leggono sui mass media.
 
Se raccogliete delle firme (non importa se sono solo poche), il sindacato CTC vi chiede di inviarle in una busta all'ambasciata cubana.  L'indirizzo è: Ambasciata di Cuba, Via Licinia 7, 00153 Roma.
 
La campagna “Cuba non è sola” ha due obiettivi: in primo luogo, mostra al popolo cubano che, di fatto, non è solo e ciò lo aiuta a sopportare le difficoltà causate dal blocco statunitense. In secondo luogo, sensibilizzare le persone – il maggior numero possibile – sul fatto che gli Stati Uniti stanno strangolando Cuba e potrebbero invaderla, faciliterà l'organizzazione di manifestazioni a favore di Cuba come quelle pro-palestinesi che hanno avuto tanto successo.  Questo invierebbe un segnale a Trump - proprio come hanno fatto le manifestazioni pro-Palestina - ovvero, che il mondo lo sta osservando e si sta allontanando sempre più dagli Stati Uniti a causa delle aggressioni stellle-e-strisce contro Stati sovrani.
 

Patrick Boylan



sabato 23 maggio 2026

La Global Sumud Flottiglia ed il teatrino tragicomico dell'ente sionista...

 

Ridi ridi che mammona ha fatto i gnocchi...

Grande sconcerto hanno provocato gli atteggiamenti tracotanti del ministro israeliano Ben Gvir che sbeffeggiava i membri degli equipaggi della Global Sumud Flottiglia, rapiti in acque internazionali, percossi, costretti in posizioni umilianti e insultati.

Ora il nostro governo e altri governi europei parlano di eventuali sanzioni “ad personam” contro il ministro colono estremista. L’episodio si presta a varie considerazioni.
 
Fermo restando che Ben Gvir merita tutte le sanzioni di questo mondo, e che l’indignazione nei suoi confronti è giusta, avremmo però preferito che l’indignazione ostentata da qualche nostro politico, e la richiesta di sanzioni, si fosse esercitata già contro tutta l’entità sionista israeliana nei due anni precedenti, quando quasi centomila persone venivano massacrate a Gaza.
 
Oggi i superstiti di questo genocidio, privati delle loro case, degli ospedali, delle scuole, di tutte le infrastrutture distrutte dalla furia israeliana, giacciono tra i topi e gli insetti sotto tende improvvisate, dove soffrono la fame, la sete, e sono sottoposti a continue malattie per la mancanza di cibo, acqua e medicinali che vengono in gran parte bloccati dall’esercito occupante.
 
Ma si sa che i nostri governi, i principali partiti, e gran parte dell’opinione pubblica italiana ed europea, si commuovono molto se vengono maltrattati ed umiliati dei nostri concittadini caucasici bianchi europei, che comunque hanno poi la possibilità di tornare a casa.
 
I Palestinesi sono arabi e non sono degni di uguale commozione. Per incriminare Israele per genocidio di fronte ad un tribunale internazionale dell’ONU c’è voluta l’azione del Sudafrica, che di razzismo e apartheid se ne intende.
 
La richiesta di sanzioni personali a Ben Gvir prefigura quello che i nostri governi europei intendono fare. Si tratta di colpire formalmente un personaggio impresentabile come capro espiatorio. Domani forse sarà fatta una manovra simile anche contro lo stesso Netanyahu (anche se la cosa appare molto più difficile). Lo stato di Israele non viene toccato, anzi si continua a sostenerlo militarmente ed economicamente, magari cercando di sostituire agli impresentabili Ben Gvir e Netanyahu personaggi più bravi a presentarsi come “democratici”, come Lapid o Bennet, che continuerebbero le stesse politiche di pulizia etnica ed annessione, ma in modo più furbo e meno eclatante-
 
Infatti Ben Gvir è solo la punta dell’iceberg. Il vero problema è il Sionismo israeliano e la sua politica colonialista che dura da almeno 77 anni, dal 1948. In quell’anno i tre quarti della popolazione palestinese fu cacciato con la forza ed il terrore dalle milizie ebraiche dai territori occupati, e 500 villaggi distrutti. Il piano di questa pulizia etnica (Piano “Dalet”) era stato impostato, non dalla destra israeliana, ma dal padre della patria Ben Gurion che si dichiarava “socialista”.
 
Compito dei movimenti per la liberazione della Palestina è quello di non fermarsi alla giusta indignazione per le vicende della flottiglia, ma di contribuire con le proprie azioni all’isolamento dell’entità sionista e la liberazione della Palestina, “dal fiume al mare”.
 
Vincenzo Brandi