mercoledì 4 novembre 2026

USA. Elezioni di Metà Mandato - Dai primi scrutini risulta che Trump è stato asfaltato...




Sembrava che i risultati  dovessero arrivare con il contagocce, invece le "buone" notizie arrivano a valanga. Le elezioni di Midterm negli Stati Uniti del 3 novembre 2026 stanno decretando una netta vittoria del Partito Democratico, sia alla Camera che al Senato, infliggendo una pesante sconfitta politica al presidente in carica Donald Trump.
"Un’onda blu", viene chiamata dai media europei, tradizionalmente legati alla fazione democratica,  che  è avanti in tutti gli Stati chiave e quelli  in bilico.

Trump ha trasformato queste elezioni in un referendum su di lui ed il verdetto è micidiale: gli americani non ne possono più di quest’uomo.

Una bocciatura totale e su tutta la linea: la guerra in Iran, il sostegno incondizionato  a uno Stato genocida (Israele), il colpo di Stato in Venezuela,  il costo della vita che continua a salire, i salari fermi, le famiglie impoverite da una sciagurata politica dei dazi, la carenza di combustibili, ecc.

Altro che “Make America Great Again”. Trump è stato abbandonato proprio da quel popolo Maga che due anni fa lo aveva portato  alla Casa bianca. E ora si ritrova davanti due anni di mandato da “anatra zoppa”...



Risultati Generali

Senato: I Democratici hanno strappato la maggioranza ai Repubblicani conquistando almeno 54 seggi (inclusi i due indipendenti che votano con loro) rispetto ai 42 dei Repubblicani, con 4 seggi ancora in via di assegnazione. Le proiezioni di voto sui 35 seggi in palio mostrano un chiaro spostamento a favore dei Dem.
Camera dei Rappresentanti: Il Partito Democratico ha già superato la soglia dei 218 seggi necessari per ottenere la maggioranza assoluta. I calcoli complessivi stimano che i Dem raggiungeranno quota 255 seggi alla Camera.


Ribaltoni storici

Le elezioni hanno fatto registrare ribaltoni storici in Stati tradizionalmente considerati roccaforti repubblicane:

Texas, Kansas e South Carolina: I candidati democratici sono riusciti a strappare seggi chiave per il Senato federale in questi tre Stati conservatori, dove Donald Trump aveva vinto nelle presidenziali del 2024.
Georgia: Vittoria storica per la democratica Keisha Lance Bottoms, eletta come prima donna afroamericana alla guida del governatorato nella storia dello Stato, ponendo fine a vent'anni di amministrazione repubblicana.
New Mexico: La democratica Deb Haaland ha vinto la corsa per la carica di governatrice, diventando la prima nativa americana eletta a tale ruolo.
Michigan: Vittorie democratiche sia per il seggio al Senato con Abdul El-Sayed, sia per la carica di governatrice con la riconferma di Jocelyn Benson.

Reazioni Politiche

Le elezioni sono state unanimemente vissute come un referendum sull'operato e sul gradimento di Donald Trump, il cui indice di approvazione pubblica si attestava intorno al 38% nei giorni del voto. Il Presidente ha ammesso pubblicamente la sconfitta del suo partito dichiarandosi disposto ad accettare i risultati ufficiali, ma ha già preannunciato che utilizzerà ampiamente il suo potere di veto presidenziale per bloccare le riforme legislative che la nuova maggioranza democratica cercherà di approvare al Congresso.


(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)



Annotazioni a margine: 

"...Tanti altri punti ci sarebbero da aggiungere (come il voto mid-term punisca spesso il leader in carica, come l'Iran abbia pesato anche più dell'Ucraina, etc.) ma lascio la cosa a chi è più esperto del sottoscritto in affari nordamericani, dei cui problemi di casa e giardino francamente non può interessarmi di meno: si badi, ho conoscenza degli Stati Uniti e della loro storia e cultura politica più di svariati altri utenti che si sbracciano adesso, ma la verità è che non mi interessa discettare del debito interno del Michigan o dell'invasione di scoiattoli nel Wisconsin o dell'aumento dei prezzi della bistecca in Texas (...). L'unica cosa che potrebbe preoccuparmi è come il deep state USA stia cercando di usare l'insuccesso mid-term dei repubblicani per esautorare Trump il più possibile in modo da far riprendere a Washington il "giusto corso" (non importa se questo significa guerra diretta con Teheran o la distruzione totale per Kiev)..." (Daniele Lanza)


"Repubblicani o democratici, Trump o Obama, Biden, Kamala Harris: nulla cambia. Sono nati da un genocidio, hanno passato quasi tutti i loro 250 anni di storia a fare guerre, colpi di Stato e rivoluzioni colorate e così continueranno la loro storia finché non verranno fermati (esattamente come il loro fratello Israele.) O le bombe di Obama e Biden non contano? Hanno vinto i democratici, ok. E su questo non ci sono dubbi. Il sionista Trump ha perso e anche qui non ci sono dubbi. Ma la situazione tra i democratici è la seguente: tra tutti gli eletti alla Camera e al Senato, di buoni ce ne sono 4, che sono davvero ottimi politici, coraggiosi e pure innovativi. Il resto è un mix tra Fassino, Delrio, Filippo Sensi, Pina Picierno, Carlo Calenda e Lia Quartapelle. E dalla grande democrazia a stelle e strisce, anche per questa volta, è tutto. A riveder le bombe. Ovviamente in nome della democrazia..." (Giuseppe Salamone)


"Ma chi ha vinto davvero? Tutti cercano di intestarsi il risultato, dai progressisti anti-establishment ai vecchi apparati democratici. Eppure il quadro è assai più contraddittorio: vincono candidati della sinistra sindacale e populisti economici, ma anche esponenti di un establishment che definire «moderato» è una barzelletta, tanto è legato alle grandi oligarchie economiche e alle politiche di guerra. Il paradosso è servito: il trumpismo rischia di aver ottenuto soprattutto un risultato, restituire credibilità al vecchio partito unico della guerra e degli affari, ripulendone l'immagine dopo anni di disastri. Ma dal voto emerge anche qualcosa di più profondo. Ora che i costi della guerra e della crisi dell'egemonia americana ricadono direttamente sulle tasche della popolazione, le guerre culturali non bastano più. Tornano al centro salari, sanità, casa, lavoro, costo della vita. I bisogni materiali di milioni di persone. E qui si apre la contraddizione decisiva. Perché proprio questo voto potrebbe essere utilizzato dall'establishment democratico per rilanciare la grande crociata contro il «dittatore sanguinario del Cremlino», invocata da anni dai settori più interventisti dell'Occidente." (Enrico Tomaselli)

martedì 3 novembre 2026

USA. Aggiornamenti sulle elezioni di Metà Mandato 2026...

 


lunedì 2 novembre 2026

La Bulgaria indica la strada per una nuova Comunità Europea amica della Russia!

 

Bella bionda!

La Bulgaria si trova oggi in una posizione geopolitica complessa, divisa tra il suo ancoraggio euro-atlantico e le spinte interne favorevoli a un dialogo con Mosca.

Yliana Yotova ha vinto il ballottaggio delle elezioni presidenziali con il 58% dei voti, sostenuta dai socialisti e dal partito Bulgaria Progressista. Yotova porta avanti una linea favorevole al dialogo con la Russia, inserendosi nel solco lasciato da Rumen Radev, il quale ha spesso spinto per riallacciare i canali diplomatici con Mosca per evitare escalation nucleari legate al conflitto in Ucraina.

Integrazione:

Yliana Yotova sostiene la rimozione delle sanzioni alla Russia e la ripresa immediata del dialogo con Mosca per porre fine alla guerra in Ucraina. Inoltre ha sempre avuto una posizione contraria rispetto all'invio di armi a Zelensky. 


In Bulgaria a vincere è chi non si sottomette ciecamente alla guerra. Ormai è chiaro che i popoli europei, in larga maggioranza, detestano la linea guerrafondaia dell'UE e della NATO.

Monumento all'amicizia tra Bulgaria e Russia

(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

Gli USA affrontano le elezioni di midterm...

 

Campa caval che l'erba cresce...

Le elezioni di midterm del 2026 negli Stati Uniti d'America si tengono il 3 novembre 2026. Questa tornata elettorale si svolge a due anni dall'inizio del secondo mandato del presidente repubblicano Donald Trump e determinerà il controllo del 120° Congresso degli Stati Uniti.

Cosa c'è in palio? La votazione coinvolgerà l'intero territorio nazionale per il rinnovo di numerose cariche federali e statali.

Camera dei Rappresentanti: Si vota per rinnovare tutti i 435 seggi. Attualmente i repubblicani detengono una stretta maggioranza (218 contro i 212 o 214 dei democratici). 

Senato: Sono contestati 35 seggi su 100 (33 regolari e 2 elezioni speciali nei seggi precedentemente occupati da Marco Rubio e JD Vance). Al momento i repubblicani controllano la maggioranza con un rapporto di 53 a 47.

Governatori e amministrazioni locali: Saranno assegnate 39 poltrone da governatore statale e territoriale, oltre a numerose cariche legislative locali, uffici di procuratore generale e referendum. 

Sondaggi: Secondo le rilevazioni  i democratici si trovano in vantaggio nei sondaggi generali con una preferenza stimata del 52% contro il 45% dei repubblicani. Per ottenere la maggioranza alla Camera sono necessari 3 guadagni netti di seggi, mentre al Senato i democratici hanno bisogno di un guadagno netto di 4 seggi. 

Voto anticipato: Al 2 novembre 2026 l'affluenza preliminare va oltre 54 milioni di cittadini americani che hanno già espresso il proprio voto attraverso le modalità anticipate o per corrispondenza.

Le mosse di Donald Trump per non restare impallato:   "Trump si prepara a governare il Paese bypassando il Congresso in caso di vittoria dei democratici...". Secondo l'agenzia Reuters l'amministrazione Trump ha già iniziato a elaborare un piano per governare il Paese senza il sostegno del Congresso, nel caso in cui i democratici ottengano la maggioranza alle elezioni.  La Casa Bianca intende utilizzare decreti presidenziali e poteri ampliati per introdurre nuove tariffe, inasprire le regole sui visti, modificare le politiche abitative e controllare le spese del bilancio. Parallelamente, gli avvocati stanno preparando i funzionari a possibili indagini da parte dei democratici, istruendoli su come gestire richieste e convocazioni del Congresso.


(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)


domenica 1 novembre 2026

Atlanta, Preliminari del G20: "Sergey Lavrov censurato al vertice dei ministri di fine ottobre 2026...

 

La presenza di Lavrov in una riunione del G20 ha turbato i suoi colleghi europei…


Il vertice dei ministri degli Esteri del G20 ad Atlanta (Stati Uniti) si è tenuto il  30 ed il 31 ottobre 2026, presieduto dal segretario di Stato americano Marco Rubio. Questo incontro  rappresentava una tappa preparatoria fondamentale in vista del vero e proprio vertice dei leader del G20, in programma a Miami a metà dicembre di quest'anno. 

La riunione ministeriale si è conclusa senza un comunicato congiunto a causa delle forti divisioni geopolitiche tra i Paesi partecipanti e senza foto di gruppo perché i ministri europei non volevano essere fotografati assieme a Lavrov. 

Il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha dovuto quindi annullare la tradizionale foto di gruppo all'apertura del vertice dei ministri degli Esteri del G20 ad Atlanta.
 
La  decisione è stata presa a seguito delle forti proteste di diversi diplomatici europei, i quali si sono rifiutati categoricamente di posare in uno scatto ufficiale a fianco del ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov.  Più delegazioni europee hanno espresso la ferma intenzione di non farsi riprendere insieme al rappresentante di Mosca. Di fronte al rischio di boicottaggi o di una foto di famiglia visibilmente dimezzata, gli Stati Uniti (Paese ospitante) hanno preferito cancellare  la sessione fotografica.

Stando a quanto riportato dalle fonti di stampa, Rubio ha scelto di eliminare la foto per evitare ulteriori tensioni diplomatiche e distrazioni all'inizio dei lavori, che si sono aperti direttamente con la sessione plenaria all'hotel Loews.


Nonostante il mancato scatto formale, i media e i canali ufficiali russi hanno registrato e diffuso immagini di un colloquio informale svoltosi in piedi proprio tra Marco Rubio e Sergey Lavrov all'interno dell'Acquario di Atlanta, durante il quale si è discusso anche di un potenziale futuro incontro tra Donald Trump e Vladimir Putin. 

Il vertice dei ministri degli Esteri si è poi concluso senza la firma di un comunicato congiunto formale, confermando le profonde spaccature geopolitiche interne al G20.

In preparazione dell'evento finale  sono previsti  anche vari incontri preparatori e ministeriali collegati, come il G20 economico-finanziario svoltosi a fine estate in North Carolina e il B20 Final Summit previsto a Washington  a novembre. 

Il vertice principale dei leader del G20 del 2026 è programmato dal 14 al 16 dicembre 2026.  Il summit dei capi di Stato si svolgerà negli Stati Uniti presso il resort Trump National Doral a Doral, vicino a Miami, in Florida. 


(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)


Giorgia Meloni vicina all'Ucraina... costi quel che costi...

 


"Sono perfettamente consapevole che il nostro appoggio all'Ucraina può avere un prezzo politico, che possa esserci anche una parte del nostro elettorato che non è d'accordo, ma non intendo cambiare posizione" (Giorgia Meloni).

Leggere questa affermazione non mi da nemmeno rabbia, ma pena: perché riesco a "leggerla" in un contesto più grande, interpretarla.

La premier italiana afferma in pratica che non è importante nemmeno perdere parte del proprio elettorato piuttosto che tirarsi indietro sull'Ucraina; ora, noi sappiamo benissimo che la politica estera più critica (guerra/pace) non dipende dalla volontà dei governi italiani (dato che costituzionalmente l'Italia ha perso tale diritto) ma dalle direttive NATO.

Questo significa - riformulando razionalmente il tutto - che Meloni può anche tradire la volontà di parte del proprio elettorato, ma non può tradire l'Alleanza Atlantica: tra le due cose, quest'ultima ha la precedenza. Se si tratta di dover scegliere, allora il legame atlantico ha la precedenza anche rispetto al consenso stesso. In parole semplici, la premier italiana sta AMMETTENDO, seppur indirettamente, che esistono cose (equilibri) al di sopra della volontà popolare (fosse pure quella del suo stesso partito).

La Meloni si sarà pure distaccata dal fascismo, ma per governare ha accettato comunque il principio che esiste ciò che "non può essere messo ai voti" (90 anni fa era il fascismo mussoliniano, oggi l'allineamento politico/militare all'occidente). Crosetto ha detto la medesima cosa settimane fa quando gli è scappato che non si può rispettare la volontà popolare (...).

Chi scrive si rende conto con maturità che i politici citati non possono fare di più, che sono legati da 1000 vincoli che l'elettorato non può e non deve conoscere: proprio per tale comprensione tuttavia mi trovo costretto ad invitare a non votarli, per chi l'abbia fatto sinora: aggiungo che da un punto di vista ETICO (coerenza ideologica) un partito per sua natura "patriottico", e che si vende come tale, che sventola tutto il tempo il tricolore... meriterebbe l'annullamento istantaneo presso l'elettorato per un'ammissione del genere.

Posso capire che esistano dei "vincoli superiori" sì... ma allora non venite a molestare le persone perché non ti cantano a squarciagola l'inno di Mameli in piazza per cortesia. Risparmiate questa ipocrisia ai vostri elettori (lo sfogo appena letto è a beneficio di questi ultimi, dato che chi scrive ha risolto l'incongruenza in modo radicale, scegliendone moralmente un'altra di patria, molto tempo fa).

Daniele Lanza



sabato 31 ottobre 2026

Colpo di Stato in Polonia... ?