giovedì 22 ottobre 2026

“La guerra in Ucraina si avvia alla sua conclusione”...?


San Pietroburgo. Dopo l'incontro tra Witkoff e Putin

La frase “La guerra in Ucraina si avvia alla sua conclusione” è una dichiarazione ufficiale rilasciata il 21 ottobre 2026 da Yury Ushakov, consigliere per la politica estera del Cremlino.

La presidenza della Federazione Russa ha espresso questo orientamento a seguito di un cruciale e lungo colloquio tra il presidente russo Vladimir Putin e l'inviato speciale statunitense Steven Witkoff. Quest'ultimo era reduce da un precedente incontro a Oslo con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Pur affermando che il conflitto si sta avviando verso la fine, Ushakov ha precisato di non poter quantificare l'esatta vicinanza del traguardo, sottolineando tuttavia che "le cose stanno andando in quella direzione".

Nonostante l'avvertimento sul fatto che resti ancora molto lavoro da fare, la Russia si è detta pronta a riaprire a breve i colloqui. Fonti diplomatiche indicano come possibile sede un incontro trilaterale a Dubai per la metà di novembre 2026.

Le trattative stanno subendo una  accelerazione a causa del pressing diplomatico degli Stati Uniti, volto a raggiungere una risoluzione negoziale del conflitto.

(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)



Integrazioni:

"Noto un fatto che taciuto non può rimanere: mentre da questa ed altre bacheche le voci SPERANO e PREGANO nel miracolo... molte altre urlano l'opposto. Istituzioni UE che stimano il bilancio di guerra russo dichiarando che è a lungo termine e che quindi occorre prepararsi ad altri anni di conflitto, che occorre fare pressing su Canada e UK per maggiori finanziamenti a Kiev. Ed il portavoce del governo tedesco che dice lo stesso sottolineando che "l'esercito tedesco si sente minacciato dalla Russia". Tutti costoro sembrano mossi da un inesprimibile desiderio che i negoziati non inizino e non finiscano mai, che si arenino, e si ritorni alle trincee ai droni e ai missili: i "buoni e democratici" della libera UE sperano questo".
Daniele Lanza

Video di Francesco Dall'Aglio:  Insomma, finisce sta guerra?:   https://www.youtube.com/watch?v=Hv5JawPDDlA






Articolo collegato: Witkoff fa avanti e indré da Zelensky a Putin, mentre Zelensky gira l'Europa per la questua... - Il 21 ottobre 2026, durante l'incontro a San Pietroburgo, l'inviato speciale statunitense Steve Witkoff ha elogiato Vladimir Putin definendolo "un umanitario". I colloqui si sono inoltre concentrati sulla guerra in Ucraina e sulla potenziale ripresa dei negoziati trilaterali. Il 20 ottobre 2026 Volodymyr Zelensky aveva incontrato a Oslo Steve Witkoff, Kushner il genero di Trump non c'era perchè influenzato... - Continua: https://altracalcata-altromondo.blogspot.com/2026/10/witkoff-fa-avanti-e-indre-da-zelensky.html

Fuori l'Italia dalla guerra - Roma 24 ottobre 2026: Volti scoperti, mani libere, parole chiare...

 


Il Comitato promotore della manifestazione nazionale "Fuori l'Italia dalla guerra", in programma a Roma,  sabato 24 ottobre 2026, ribadisce con forza il carattere pacifico e nonviolento dell'iniziativa.

Scendiamo in piazza per chiedere pace, il ripudio della guerra sancito dall'articolo 11 della Costituzione, la fine del coinvolgimento del nostro Paese nei conflitti armati, la solidarietà con i popoli che resistono all’imperialismo e al sionismo. Chi aderisce alla manifestazione lo fa condividendone pienamente lo spirito: volti scoperti, mani libere, parole chiare.

Il Comitato respinge in modo netto ogni tentativo di strumentalizzazione violenta da parte di elementi estranei alla manifestazione, ai suoi contenuti, alle realtà che l'hanno promossa ed a quelle che hanno aderito. 

Chiunque intenda servirsi del corteo per compiere atti di violenza, danneggiamenti o scontri si pone fuori dalla manifestazione e contro di essa.

Di questo tutti devono essere consapevoli, dai manifestanti agli organi di informazione. Nessuno provi a screditare il movimento per la pace e a spostare l'attenzione dalle ragioni della protesta.

Invitiamo tutti i partecipanti a seguire le indicazioni del servizio d'ordine, a non raccogliere alcuna provocazione, a isolare immediatamente eventuali comportamenti violenti e a segnalarli agli organizzatori.

Il 24 ottobre Roma vedrà una piazza ampia, plurale, determinata e pacifica. Perché la pace si costruisce con la pace.

Il Comitato promotore della manifestazione "Fuori l'Italia dalla guerra"




 Info: 

mercoledì 21 ottobre 2026

Witkoff fa avanti e indré da Zelensky a Putin, mentre Zelensky gira l'Europa per la questua...

 


Il 21 ottobre 2026, durante l'incontro a San Pietroburgo, l'inviato speciale statunitense Steve Witkoff ha elogiato Vladimir Putin definendolo "un umanitario" e ringraziandolo per la liberazione del cittadino americano Stephen Hubbard. I colloqui si sono inoltre concentrati sulla guerra in Ucraina e sulla potenziale ripresa dei negoziati trilaterali..

Retroscena:

Il 20 ottobre 2026, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha incontrato a Oslo, in Norvegia, l'inviato speciale statunitense Steve Witkoff. Jared Kushner, consigliere e genero di Donald Trump, ha partecipato ai colloqui in collegamento da remoto a causa di un'indisposizione.

Alcuni giorni fa, nel corso dell'intervento di fronte al consiglio d'Europa, Zelensky ha dichiarato che i fondi necessari sarebbero di 155 miliardi di euro, ma che lui ne domanda "soltanto" 70 (questo senza contare i 90 già assegnati dalla commissione UE in estate, le cui tranches devono ancora essere versate).
Esiste il detto "chiedi 10 per ottenere 7".
La volpe di Kiev probabilmente ha bisogno di quei 155, ma sapendo che è obiettivo fuori portata ne dimanda 70... ma in realtà sapendo che non avrà nemmeno quelli: spera cioè di rimediarne una ventina).

Ergo, chiede 10 per ottenere 2. Come si raschia il fondo del barile (sembra di vedere elemosinare).

L'Italia per parte propria ne ha già spesi complessivamente 20 di miliardi in 4 anni di guerra (praticamente quasi quanto un anno intero di mantenimento delle forze armate italiane).

È bene, per la volpe, che Witkoff abbia detto le parole giuste a Zelensky perché se non è così... non soltanto i coscritti dovrà rapire per strada, ma dovrà mandare squadre a far rapine nelle banche.


Daniele Lanza e Paolo D'Arpini


Video collegato:

Nicolai Lilin. L’AGONIA DI ZELENSKI TRA MILLE BUGIE ED IMBROGLI: https://www.youtube.com/watch?v=0tqdD8kQ6RM

Meloni dice NO a gas e gasolio russi a buon mercato... «Il governo italiano si taglia le palle per fare un dispetto alla Russia»

 


Malgrado gli attacchi ucraini, sostenuti dall'intelligence NATO alle raffinerie russe, la Russia ha già riempito la prima petroliera con a bordo 40.000 tonnellate di gasolio russo che parte per gli Stati Uniti il 22 ottobre 2026, ha annunciato il vice primo ministro  Novak.



Notizie raccolte e rielaborate da Paolo D'Arpini


martedì 20 ottobre 2026

Egitto, Turchia e Pakistan tentennano sul campo della Mecca...

 

L'invio di truppe attive  a sostegno dell'Arabia Saudita da parte di Egitto, Turchia e Pakistan -sullo sfondo del conflitto con gli Houthi (conseguente all'attacco effettuato dall'Arabia Saudita)  e del cosiddetto Patto di difesa della Mecca siglato ad agosto 2026- incontra diversi ostacoli politici, costituzionali e strategici:

Egitto
Il presidente Abdel Fattah al-Sisi ha chiesto l'autorizzazione al Parlamento per un eventuale intervento difensivo, ma la procedura richiede l'approvazione di almeno due terzi dei deputati in una sessione straordinaria e segreta (prevista dall'articolo 152 della Costituzione).  Il Parlamento egiziano ha prolungato ripetutamente il dibattito, riflettendo cautela e titubanza politica nell'approvare un impegno militare diretto che rischi di trascinare il Cairo in un conflitto aperto nello Yemen o in un confronto diretto con l'Iran e i suoi alleati.  

Turchia
Nonostante Ankara abbia firmato il Patto della Mecca (che include una clausola di mutua difesa) e condannato gli attacchi degli Houthi, il presidente Recep Tayyip Erdogan ha mostrato riluttanza a dispiegare truppe effettive sul campo.  La Turchia preferisce offrire una cornice di cooperazione strategica, consulenza o deterrenza piuttosto che farsi coinvolgere in un logorante conflitto asimmetrico nel Golfo o rompere i propri equilibri diplomatici con altri attori regionali.  Il testo dell'accordo richiede l'esame e la ratifica da parte della Commissione Affari Esteri del Parlamento turco, rallentando ogni mossa operativa automatica.
 
Pakistan
Il Pakistan ha aderito al Patto della Mecca anche per tutelare i propri interessi geopolitici e posizionarsi come attore in grado di favorire una distensione regionale (legata anche a complessi equilibri nei negoziati internazionali e con l'Iran).  Islamabad teme che un coinvolgimento militare diretto o l'invio massiccio di truppe in un conflitto a scala più ampia nel Golfo possa far fallire i propri sforzi diplomatici e portarlo a subire contraccolpi interni e regionali.  Il Patto della Mecca è stato strutturato con contorni volutamente ambigui, lasciando incertezza sui reali automatismi d'intervento e sui limiti dell'impiego delle proprie forze armate fuori dai confini nazionali.



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)



P.S.  Fonti di sistema parlano comunque di piccoli contingenti alleati già arrivati in Arabia, senza sapere però dove e come verranno utilizzati...


lunedì 19 ottobre 2026

Industria a tutti i costi... ovvero: meglio la guerra che la pace...?

"L'espansione industriale, il profitto o la produzione militare (il cosiddetto "complesso militare-industriale") vengono talvolta anteposti al valore della pace e al benessere umano. Si tratta di un tema profondo e ampiamente dibattuto nella storia, nella filosofia e nell'economia politica".

C’era una volta una idea, sarebbe meglio definirla illusione vana, secondo cui il sindacato avrebbe preso coscienza della necessità di riconvertire le imprese di guerra in aziende produttrici di beni, dal militare al civile per essere sintetici. Tanti anni fa capimmo che CGIL, CISL e UIL non avrebbero favorito la riconversione, ma si sarebbero invece opposte con tutte le loro forze ad una ipotesi del genere: meglio una produzione nociva per le persone e l’ambiente che la disoccupazione; meglio una produzione di guerra che la chiusura degli impianti.

E questo nonostante i dati indichino che a parità di risorse gli investimenti nella protezione ambientale, rispetto a quelli effettuati nel settore militare, genererebbero all’incirca il triplo dei posti di lavoro. Ma la realtà odierna va ben oltre la più tetra immaginazione, infatti se andiamo a estrapolare un passaggio dal comunicato stampa delle tre organizzazioni sindacali dei metalmeccanici di Cgil, Cisl e Uil nel gruppo Leonardo, leggiamo che il rinnovo [della piattaforma sindacale di secondo livello] «si inserisce in un contesto di forte crescita degli ordinativi sia nell’ambito civile che della difesa, e di risultati economici più che positivi per il Gruppo Leonardo, posizionatosi ormai tra le prime dieci aziende globali del settore Aerospazio, Difesa e Sicurezza. Questo successo è il frutto del lavoro quotidiano delle lavoratrici e dei lavoratori che permettono al management di affrontare le sfide del futuro, ed è per questo che l’integrativo avrà la responsabilità di trasformare le aspettative in risposte».


Tradotto in linguaggio comprensibile Fiom, Fim e Uilm esultano davanti all’aumento degli ordini e della produzione di Leonardo, la crescita esponenziale del gruppo è stata resa possibile dal coinvolgimento entusiastico delle maestranze senza le quali la multinazionale non avrebbe ottenuto le performances attuali.

 

Se le principali organizzazioni sindacali del settore metalmeccanico partecipano con entusiasmo ai successi di Leonardo sarà facile comprendere la ragione dell’arretratezza del dibattito attorno alla guerra, all’economia di guerra e alle tecnologie duali. Significativo un ulteriore passaggio del comunicato congiunto: «Si chiede l’istituzione di una Commissione per confrontarsi sull’utilizzo di nuove tecnologie, a partire dall’Intelligenza Artificiale, analizzandone gli impatti sull’occupazione e le professionalità e istituendo un “dividendo tecnologico” in termini di orario o salario».

L’Intelligenza Artificiale è essenziale per i nuovi sistemi di guerra, i bombardamenti a Gaza lo dimostrano eloquentemente, eppure i sindacati sono ancora fermi alla valutazione degli effetti della IA, pur sapendo che numerose ricerche attestano la prossima perdita di milioni di posti di lavoro e un utilizzo della stessa in simbiosi con le tecnologie belliche di ultima generazione. Ma la posizione dei tre sindacati è ancor peggiore, perché si specula sulla tecnologia, pur sapendo che un uso della stessa avviene a fini militari. Si pensa perfino a un ritorno economico nelle tasche dei lavoratori. Aumentare la produzione di morte ad ogni costo sperando di ricavarne qualche briciola salariale, è questa la Caporetto della prestigiosa Fiom.

Pensare, allora, a questi sindacati come una forza contro la guerra diventa impresa impossibile, come ipotizzare un loro sostegno sindacale alla azione legale intentata da Hala Abulebdeh, farmacista gazawi a cui è stata sterminata tutta la famiglia, e a cui si sono unite invece le associazioni A Buon Diritto, Un Ponte Per, ACLI, ARCI, Assopace Palestina, ATTAC Italia e Pax Christi e altre per dichiarare nulli i contratti stipulati da Leonardo S.p.A. e le sue controllate con lo Stato di Israele.

I promotori dell’iniziativa sono convinti che «lo Stato italiano, in qualità di azionista di maggioranza di Leonardo S.p.A., stia venendo meno ai propri obblighi costituzionali e di legge avendo continuato a esportare armamenti verso Israele» sulla base di autorizzazioni che il Governo italiano non ha mai sospeso né revocato. La prossima udienza sarà settimana prossima, il 16 ottobre, in un silenzio stampa che ricorda la scorta mediatica denunciata da Raffaele Oriani.

Senza finire ostaggi della retorica costituzionalista si inizia a comprendere la ragione per la quale il Governo voglia rivedere l’impianto della legge 185/1990 che vieterebbe in teoria la fornitura di armamenti a Paesi coinvolti in politiche di guerra e responsabili di gravi violazioni dei diritti umani accertate a livello internazionale come è il caso di Israele

E per restare al ramo metalmeccanico, ricordando l’acquisizione della divisione militare di Iveco, le innumerevoli join venture di Leonardo in giro per il mondo, è di queste ore la notizia dell’ingresso di Ineos Grenadier nel settore della difesa europea con l’acquisto italiano del fuoristrada britannico, una mega commessa che in teoria striderebbe con il sostegno del Governo alle imprese italiane produttrici. Ineos Automotive inizierà le consegne all’Esercito Italiano dall’inizio del 2027 e forse l’acquisto dei mezzi britannici è merce di scambio per altre operazioni ancora ignote. E questo acquisto ci conferma la tendenza a riconvertire produzioni civili in militari. Con l’ordine dell’Esercito Italiano cambia però la dimensione della presenza del marchio nel settore:il Grenadier passa dall’essere un 4×4 civile adattabile agli impieghi istituzionali a una piattaforma scelta direttamente per incarichi militari.

Chiudiamo con una ulteriore notizia che libera il campo da ogni equivoco sulla propensione bellicista della Unione Europea con la spesa per la difesa degli Stati membri arrivata ai 418 miliardi di euro nel 2025, pari al 2,2% del PIL dell’UE, destinata, da qui a meno di tre anni, a raggiungere i 547 miliardi di euro.

 

Chi avesse ancora dubbi sulla natura guerrafondaia della Unione Europea potrà convincersi andando direttamente alle fonti:

26_09_22-leonardo-ipotesi di piattaforma

 

Fonte: https://osservatorionomilscuola.com/

 




Evento in sintonia: 
     
USB:  Contro guerra, carovita e genocidio, il 30 Ottobre 2026 è sciopero. 



Contrastare la politica di guerra NATO....