domenica 24 maggio 2026
Aderiamo alla campagna “Cuba non è sola"...
sabato 23 maggio 2026
La Global Sumud Flottiglia ed il teatrino tragicomico dell'ente sionista...
Grande sconcerto hanno provocato gli atteggiamenti tracotanti del ministro israeliano Ben Gvir che sbeffeggiava i membri degli equipaggi della Global Sumud Flottiglia, rapiti in acque internazionali, percossi, costretti in posizioni umilianti e insultati.
venerdì 22 maggio 2026
Cambiamo canale... Stavolta si parla di archetipi e di saggezza!
Dal 20 maggio siamo entrati nella stagione dei Gemelli, Cavallo per la Cina, quindi galoppiamo con accortezza e scaltrezza verso l'Estate, assieme a Castore e Polluce. La curiosità e la provocazione ci accompagnano ed anche la saggezza del re Janaka, un grande santo dell'India.
C’è infatti una storia indiana che può rappresentare l'archetipo del momento presente: una prova di saggezza.
Tanto tempo fa alcuni preti vollero mettere alla prova la realizzazione dell’Uno professata da Janaka, un re che viveva l’unitarietà di tutte le cose. Essi inviarono alla sua reggia un gruppo composto da un bramino (casta sacerdotale), un intoccabile, una vacca, un elefante ed un cane. Quando il gruppo giunse davanti al re, egli inviò il bramino nel posto dove sedevano gli altri sacerdoti, l’intoccabile in mezzo agli altri intoccabili, la vacca fu mandata nella stalla, l’elefante nella rimessa degli elefanti ed il cane nel branco reale dei cani e diede istruzioni affinché di ognuno venisse presa cura nel modo dovuto. Allora i preti lo interrogarono e gli chiesero come mai aveva separato quegli esseri: “perché li hai separati individualmente, non sono tutti la stessa cosa per te?”. Janaka rispose “sì tutti sono Uno, ma l’auto soddisfazione cambia seconda la natura dell’individuo. Ad ognuno di essi deve esser dato secondo la propria natura individuale e le proprie esigenze”.Anche se in una commedia uno stesso uomo recita diverse parti, il suo comportamento varia a seconda del ruolo giocato – affermava Ramana Maharshi- egli non viene avvantaggiato ne diminuito dal ruolo impersonato.
Il momento presente.
Questo è il momento del passaggio, dell’attraversamento della frontiera, dall’inconscio collettivo al pragmatismo personale, si percepisce il tempo sulla base della condizione spazio temporale vissuta. Questo significa che in questo momento spontaneamente il nostro organismo si predispone ad affrontare e rispondere alle condizioni che si manifestano intorno a noi.
Certo, è sempre così in ogni periodo dell’anno, ma all'avvicinarsi del solstizio estivo subentra una speciale “apertura”, il caldo e la maturazione dei frutti ci aiutano, recuperiamo il gap dell’autodifesa dal freddo e ritroviamo lo spontaneo aggiustamento alle condizioni a noi congeniali, l’uomo è nato all’equatore…
Consigli per la campagna.
Si possono trattare con successo piante od alberi che non crescono bene tagliando loro la cima in luna calante od ancor meglio in luna nuova. La cima dovrebbe essere asportata appena dopo un ramoscello laterale, che poi crescerà verso l’alto come nuova cima. Per quel che riguarda le piante officinali è importante aver colto le infiorescenze od i petali in luna ascendente od in plenilunio, nella luna dei Gemelli predominano buone qualità che aiutano il sistema ghiandolare.
Cura del mese.
Contusioni e zuccate. Applicate subito acqua fredda accertandovi che non sia grave, soprattutto se vi sentite soggetti a vomito o stralunamento. Per tutte le contusioni potete applicare un impasto di argilla che calma il dolore ed assorbe eventuali ematomi. Rinforzatevi con un buon brodo di carote, basta far bollire le carote ben spazzolate ed infine aggiungere un po’ di farina integrale tostata. In questo periodo è assolutamente
sconsigliato l’uso di carne bensì si consiglia l’uso di vegetali, frutta e grani di stagione. In questo momento di maturazione la vegetazione si trasforma in qualcosa di più elaborato, spirituale. Attenzione all’uso del sale, che è veleno ed anche medicina, gli Aztechi lo chiamavano “il fuoco liberato dall’acqua”.
Pensieri edificanti.
“Nulla di valore viene completato nell’arco di una vita, perciò dobbiamo rivolgerci alla speranza. Nulla di vero, buono e bello acquista un senso nell’immediato contesto storico, perciò dobbiamo rivolgerci alla fiducia. Nulla da noi iniziato, per quanto abili e capaci, può essere completato in solitudine, perciò dobbiamo rivolgerci all’amore” (R.Niebhur)
Paolo D’Arpini vi saluta!
Una guerra ci attende? I rischi per l'Italia sono tanti...
Voci di guerra contro la Russia circolano sempre più con insistenza nei corridoi della UE e della NATO.
giovedì 21 maggio 2026
21 maggio 2026. La faccenda si fa seria...
I risultati della visita di Trump a Xi Jinping, al di là dei comunicati ufficiali, si stanno definendo già questa mattina e non sono tranquillizzanti.
1) La Repubblica Popolare cinese ha stoppato la visita della delegazione del Pentagono a Pechino già prevista per coordinare la sicurezza militare Cina - Stati Uniti.
2) Il Presidente cinese Xi Jinping si recherà in visita ufficiale a Pyongyang. La visita precedente nella Repubblica Popolare Democratica di Corea avvenne 14 anni fa.
Fatti che, assieme all'incontro a Pechino tra Xi Jingping e Putin, sembrano stringere le maglie dell'Eurasia per fronteggiare la bizzaria bellica statunitense.
Questo sulle sponde del Pacifico.
Su quelle del Mediterraneo orientale le cose marciano peggio.
Il sedicente "Stato Ebraico", in realtà un grumo coloniale capeggiato da fanatici religiosi criminali seguaci di un dio prefabbricato, è una trottola impazzita verso la guerra totale.
La telefonata, definita "drammatica", fatta da Trump a Netanyahu lo conferma.
L'Europa, ma soprattutto l'Italia dei meloni, sta nel mezzo. E dopo l'insulto pesantissimo riservato dallo "Stato Ebraico pirata" a cittadini italiani, non sa più come stare nel mezzo.
Chi si è interessato alla storia del proprio Paese sa che l'Italia dal 1937 sino al 1941 ha fatto lo stesso: alleata al più forte fino a diventarne schiava, ha portato il Paese alla rovina.
Giorgio Stern
Note aggiunte da fonti estere:
Secondo Junge Welt, il ritiro delle truppe statunitensi dall'Europa mina la strategia della NATO contro Russia e Cina. "In Germania, la follia russofoba ha ripetutamente spinto la classe dirigente sull'orlo dell'autodistruzione", osserva la pubblicazione, aggiungendo: La notizia del ritiro di 5.000 soldati americani dalla Germania e della cancellazione del dispiegamento di 4.000 in Polonia ha suscitato sconcerto negli Stati baltici". Junge Welt conclude: "se la riduzione delle truppe americane continua, la strategia di guerra contro Russia e Cina va in fumo".
Pertanto i Paesi della NATO stanno elaborando un piano di emergenza segreto in caso di ritiro degli Stati Uniti dall'alleanza. L'Europa non ha più fiducia nelle garanzie americane. Trump ha già annullato il dispiegamento di 4.000 soldati in Polonia e sta ritirando 5.000 soldati dalla Germania. Il Segretario Generale della NATO, Rutte, ha vietato qualsiasi discussione, temendo l'ira di Washington.
Sconvolti dalle minacce di Trump di sottrarre la Groenlandia alla Danimarca, gli europei ora temono non solo l'inazione americana, ma anche la sua attiva opposizione. "La crisi della Groenlandia è stata un campanello d'allarme per noi. Ci siamo resi conto della necessità di elaborare un Piano B", afferma un funzionario europeo che non vuole essere nominato:
"Diversi eserciti europei stanno già creando strutture clandestine per condurre operazioni di combattimento senza l'assistenza americana e persino senza l'infrastruttura di comando della NATO".
NATO, il piano europeo di riserva
(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)
mercoledì 20 maggio 2026
Le dichiarazioni di Vladimir Putin e Xi Jinping, durante l'incontro in Cina del 19 e 20 maggio 2026
Cina e Russia si opporranno a ogni forma di egemonia;
Russia e Cina, in quanto membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, si opporranno alla distorsione della storia e alla rinascita del fascismo;
Le relazioni sino-russe sono giustamente considerate un modello di un nuovo tipo di rapporto tra grandi potenze;
Cina e Russia dovrebbero sostenersi a vicenda sulle questioni che riguardano i loro interessi fondamentali;
È necessario allineare i programmi di sviluppo nazionale di Russia e Cina;
L'amicizia russo-cinese sta guadagnando sempre più consensi tra i giovani e i due popoli si stanno sempre più avvicinando".
In una dichiarazione congiunta, i leader di Russia e Cina hanno sottolineato il pericolo di un ritorno alla "legge della giungla" negli affari globali;
Non esistono paesi o popoli "di prima classe" al mondo; l'egemonia in qualsiasi forma è inaccettabile;
Costringere i paesi sovrani ad abbandonare la propria neutralità è inaccettabile;
Tutti gli stati sovrani hanno pari diritto alla sicurezza;
Russia e Cina si oppongono all'uso dei diritti umani come pretesto per interferire negli affari interni degli stati;
Russia e Cina sono preoccupate per la militarizzazione degli Stati Uniti e dei loro alleati;
Russia e Cina si oppongono alle azioni che violano la Carta delle Nazioni Unite in America Latina e nei Caraibi;
Russia e Cina sostengono l'indipendenza e lo sviluppo autonomo dell'Africa;
Russia e Cina sostengono la sovranità e l'integrità territoriale della Siria, esortando il nuovo governo a contrastare il terrorismo;
Gli attacchi statunitensi e israeliani contro l'Iran sono illegali e minano la stabilità in Medio Oriente;
La Russia apprezza la posizione obiettiva e imparziale della Cina sull'Ucraina;
Russia e Cina si oppongono alle pressioni sulla Corea del Nord;
Russia e Cina garantiranno la complementarietà dei sistemi di navigazione GLONASS e Beidou;
Russia e Cina considerano la rapida rimilitarizzazione del Giappone una minaccia alla pace;
La presenza della NATO nella regione Asia-Pacifico è incompatibile con il rafforzamento della pace;
Russia e Cina sono preoccupate per la retorica conflittuale di alcuni Paesi e chiedono la fine delle interferenze nei loro affari interni;
Russia e Cina si oppongono al ritorno a un ordine mondiale in cui regna solo la forza e difendono l'autorità delle Nazioni Unite negli affari internazionali;
Russia e Cina intensificheranno la cooperazione nei settori della fusione termonucleare e dei reattori a neutroni veloci;
Russia e Cina considerano le azioni di "singoli Stati" volte a limitare la navigazione una minaccia per il commercio globale;
Russia e Cina si oppongono all'uso di sanzioni unilaterali e dazi doganali discriminatori;
Russia e Cina considerano l'immunità penale per i capi di Stato una garanzia di relazioni internazionali stabili;
Russia e Cina si oppongono a qualsiasi sanzione unilaterale non coordinata con il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite;
Russia e Cina condannano le iniziative relative al blocco, al sequestro o alla confisca di beni e proprietà di Stati esteri.
Russia e Cina sostengono la diversità culturale e civile e il rispetto per lo sviluppo sovrano degli Stati.
martedì 19 maggio 2026
Roulette russa...
Una delle questioni cruciali, nell’ambito di un conflitto cinetico, è la gestione dell’escalation. E chi ha modo di controllarla, ha automaticamente in mano un potentissima leva per condizionare il conflitto. Appare abbastanza evidente che, nella guerra russo-ucraina, lo sforzo maggiore da parte russa è stato proprio cercare di gestire l’escalation da parte del blocco NATO, cosa che ha fatto però prevalentemente cercando di contenerla. Nel corso dei trascorsi 51 mesi di guerra, sono innumerevoli le linee rosse varcate dalle forze ucraine e dai paesi dell’Alleanza Atlantica, e fondamentalmente Mosca ha sempre cercato di non rispondere alzando a sua volta il livello dello scontro, preferendo incassare il colpo e dimostrarne l’inefficacia a fini strategici. Ovviamente, questo non ha affatto scoraggiato gli atlantisti, che anzi hanno sempre interpretato ciò come la possibilità di fare sempre un ulteriore passo avanti – che infatti è esattamente quanto hanno fatto.
Tutto ciò, ovviamente, sta portando la sfida alla Russia verso una soglia pericolosa, e costringerà Putin a dover fare delle scelte che, molto probabilmente, non avrebbe mai voluto fare. È sempre più evidente, infatti, che la NATO è un cane che non intende mollare l’osso, e che quand’anche venisse conclusa in tempi relativamente brevi la liberazione dei quattro oblast costituzionalmente inseriti nella Federazione Russa, la mancata rimozione del governo ultranazionalista ucraino, e l’incompleta demolizione delle sue forze armate, lasceranno in vita tutti i semi per far nuovamente rigermogliare – da qui a qualche anno – la minaccia occidentale attraverso l’Ucraina. Ed è altrettanto chiaro che sarebbe un risultato così parziale, a fronte di 4/5 anni di guerra, da poter essere difficilmente giustificato dinanzi all’opinione pubblica russa. Soprattutto dopo che la leadership del Cremlino ha continuamente ribadito che sarebbero stati conseguiti tutti gli obiettivi, quindi anche denazificazione e demilitarizzazione dell’Ucraina.
Oltretutto, la possibilità di completare in un tempo breve la liberazione non solo dell’oblast di Donetsk, ma anche di quelli di Zaporizhzhya e Kherson, allo stato appare tutt’altro che sicura.
Che sia per incoscienza o per altro, è chiaro che le leadership europee intendono continuare su questa strada di lenta e continua escalation, con l’evidente intento di bollire la rana russa. Oltre al coinvolgimento nella produzione dei droni, sembra che stia prendendo piede l’utilizzo del territorio dei paesi baltici come trampolino di lancio per attacchi in profondità sul territorio russo. Benché la premier lettone si sia dimessa, proprio a seguito di un incidente con droni ucraini, secondo quanto riferisce il servizio segreto russo ci sarebbe già in realtà un accordo tra Kiev e Riga, e personale delle Forze dei Sistemi Senza Pilota ucraine è già stato schierato nelle basi lettoni di Adazi, Selija, Lielvarde, Daugavpils e Jekabpils. Contestualmente, il ministro degli Esteri lituano, Kęstutis Budrys, ha dichiarato: “Dobbiamo mostrare ai russi che possiamo entrare nella piccola fortezza che hanno costruito a Kaliningrad. La NATO ha i mezzi necessari per distruggere le basi russe nell’exclave”.
Insomma, i paesi NATO continuano a gestire l’escalation, e la capacità di contenimento da parte russa si assottiglia sempre più, avvicinando il momento in cui la finestra delle opportunità di risposta si ridurrà drasticamente – e drammaticamente.
Com’è noto, di contro a questa posizione moderata della leadership putiniana, si contrappone quella decisamente più radicale, che fa in un certo senso capo al politologo Sergej Karaganov, la cui tesi di fondo è che, proprio per evitare che questa continua escalation porti ad un punto di non ritorno, cioè ad un conflitto aperto tra Russia e NATO, sia necessario stroncarla sul nascere, infliggendo un colpo intimidatorio deciso e diretto proprio contro i paesi dell’Alleanza Atlantica che stanno alimentando la guerra.
Secondo Karaganov, sarebbe necessario colpire – ad esempio – alcuni stabilimenti di produzione militare coinvolti nel conflitto e presenti in territorio NATO; e qualora ciò si rivelasse insufficiente, passare a centri di comando militare. In casi estremi, ricorrendo anche ad armi nucleari tattiche.
Sostanzialmente, chi si oppone alla tesi radicale ha a sua volta dalla sua dei validi argomenti. Innanzitutto, per una questione relativa al posizionamento internazionale della Russia, che in questo momento è considerata – al pari della Cina – come un potente fattore di stabilizzazione globale (tale è, ad esempio, la valutazione che ne viene fatta dai paesi arabi del Golfo). Posizione che rischierebbe di risultare inficiata se Mosca dovesse essere invece percepita come l’attore che innesca un conflitto diretto con la NATO. E, ovviamente, c’è l’altrettanto valida obiezione che non esiste alcuna garanzia che – a fronte di un attacco, diciamo così, intimidatorio – la NATO si fermi e receda dal proseguire l’escalation ed il sostegno a Kiev.
Si comprende bene, insomma, che la questione ruota intorno a valutazioni ipotetiche, per quanto ineludibili.
Quello che a mio avviso però manca, nel dibattito su questo tema, è una attenta e razionale valutazione dell’aspetto militare della questione.
Tutto sembra ruotare intorno all’idea che – indipendentemente dalla scintilla che innesca il conflitto, che sia un Oreshnik su Ramstein o un’operazione NATO contro Kaliningrad – quello che seguirà sarà un conflitto convenzionale tra l’Alleanza Atlantica e la Federazione Russa, suscettibile di escalare verso un conflitto nucleare.
Un’ipotesi questa, che ritengo totalmente irrealistica.
Se, infatti, si determinasse il passaggio ad una situazione di conflitto cinetico diretto tra Russia e paesi europei della NATO, le prime due cose che accadrebbero –necessariamente direi – sono l’occupazione russa dei Paesi baltici, cercando di occupare immediatamente il Corridoio di Suwałki per evitare l’accerchiamento di Kaliningrad, ed il dispiegamento delle forze NATO lungo tutta la linea del fronte ucraino.
Non hanno qui grande importanza tutti i discorsi sulla capacità di queste forze nel reggere – e quanto a lungo – lo scontro. Il punto è che, improvvisamente, la quantità di personale militare e di mezzi, di sistemi anti-aerei ed anti-missile, nonché di aviazione da combattimento, schierata contro la Russia, si moltiplicherebbe per due o per tre. Il che non solo renderebbe necessaria una mobilitazione di massa in Russia, ma aprirebbe una prospettiva di ulteriore, e più sanguinoso, prolungamento della guerra. Va da sé che se più di quattro anni non sono stati sufficienti a sconfiggere le forze ucraine, soltanto appoggiate dalla NATO, un cambiamento di quest’ordine di grandezza nei rapporti di forza avrebbe un impatto enorme sulla tempistica del conflitto.
Tutto questo per dire che l’ipotesi di un conflitto convenzionale con la NATO, anche solo per la sua parte europea, è dal punto di vista russo assolutamente inaccettabile. E quindi Mosca si troverebbe nella condizione di dover esercitare un attacco shockante, capace di disarticolare immediatamente il sistema di comando politico-militare dell’Alleanza, con tutto ciò che questo comporterebbe.
Nella sua essenza, la questione è tutta qui. Per quanto la NATO possa essere – ed è – in condizioni di inferiorità sotto molti aspetti, il suo coinvolgimento attivo sarebbe comunque tale da imporre un salto di qualità considerevole nello sforzo bellico russo. Non foss’altro che per l’immensa profondità strategica del territorio europeo, paragonato a quello ucraino.
Quel che ne consegue è che la posizione di Karaganov si discosta da questo scenario solo perché tende ad anticiparlo. Il punto, quindi, non è se, né come, ma soltanto quando questo scenario si realizzerà. A meno che, e qui sta il nocciolo della moderazione di Putin, nell’arco di tempo compreso in questo quando non si vengano a determinare – sul campo di battaglia o sullo scacchiere globale – dei cambiamenti tali da spingere le leadership europee a desistere dal perseguire l’escalation.
È abbastanza evidente, tra l’altro, che queste aspettano anche un possibile ritorno dei democratici alla Casa Bianca, per trarne tutto il necessario sostegno, in un’ottica di russofobia generalizzata. Il che potrebbe non darsi, sia nel senso che potrebbe non determinarsi l’avvicendamento a Washington, sia che ciò potrebbe non significare sic et simpliciter la volontà statunitense di riprendere il conflitto con Mosca.
Si comprende abbastanza facilmente, quindi, che quella russa è, in ogni caso, una scommessa. Ma, al tempo stesso, è altrettanto chiaro che se i paesi europei insistono su questa linea – e nulla lascia presagire che vogliano smettere – il margine di manovra di Putin si riduce. Difficile peraltro capire sino a che punto nelle cancellerie del vecchio continente siano davvero consapevoli di ciò che stanno facendo, e delle possibili conseguenze. Il dubbio amletico del presidente russo è quindi una faccenda non da poco. Se guardiamo indietro, vediamo che lanciò il suo allarme in occasione della Conferenza sulla Sicurezza in Europa a Monaco, nel 2007 – quasi vent’anni fa. La NATO se ne fece sostanzialmente beffe, e continuò per la sua strada, sinché – nel febbraio 2022 – Putin ruppe gli indugi ed avviò l’Operazione Militare Speciale. E questo ci dice sostanzialmente due cose: che certamente non è incline al conflitto, ma che quando diventa necessario non esita. Con un po’ di lungimiranza e di buon senso, da parte di tutti i membri della NATO, ma degli europei in particolare, si sarebbe molto probabilmente potuto evitare. Ma hanno voluto insistentemente andare avanti sulla strada che portava allo scontro. E l’hanno puntualmente ottenuto.
Pensare che la Russia si faccia bollire come la rana è davvero una pericolosa ingenuità. Che gli dei ci preservino Putin e la sua pazienza, ma prima o poi – con lui o qualcun altro al Cremlino – dovremo fare i conti con le conseguenze della nostra irresponsabilità. E non sarà un bell’affare.
Enrico Tomaselli - Giubbe Rosse
John Mearsheimer. Verso una guerra totale con Russia e Iran: https://www.youtube.com/watch?v=8WT-Ixezg74