martedì 2 giugno 2026

Il viaggio di un drone "peregrino": dalla Russia, via Ucraina, alla Romania...



"Il drone, il drone... Il drone russo è arrivato!"

Dopo aver traversato come corrente elettrica ad alto voltaggio tutto il mondo dell'informazione in poche ore... in altrettanto poco tempo la notizia si è esaurita ed è stata messa garbatamente in una specie di dimenticatoio. Cosa è accaduto per davvero?

Semplicissimo, il giorno dopo il fattaccio è arrivata la ricostruzione del fatto, ovvero che della quarantina di droni russi che sorvolavano l'Ucraina, molti hanno hanno colpito gli obiettivi prefissi mentre una certa percentuale è stata abbattuta; di questi ultimi, uno è stato colpito ma NON abbattuto... l'impatto cinetico ha solo deviato la traiettoria facendolo "sbucare" oltre il confine romeno fino alla città di Galati, come tutti sappiamo.

A spiegarlo è lo stesso presidente di Romania -Nicusor Dan- dopo aver convocato il consiglio supremo della difesa.


Sui mezzi di disinformazione occidentali è calato il silenzio assoluto nel giro di poche ore, come se la cosa non fosse mai accaduta (quasi serpeggiava un senso di delusione, come se non vi fosse la scusa per invocare l'articolo 4 della NATO. Percepibile il dispiacere di non poter entrare in guerra diretta con Mosca: questa è l'Europa della pace e della libertà che si è creata in una generazione.

Come ciliegina sulla torta, il capo di stato Nicusor Dan, eletto -ricordiamolo- dopo l'annullamento a furore di piazza delle elezioni tenutesi a fine 2025, su pressione delle istituzioni europee che hanno imposto il leader più filo-UE possibile - ha dichiarato persona non grata il console generale di Costanza e ha chiuso il consolato generale della Federazione Russa nella città. Come a dire: "pure se tecnicamente è stata la contraerea ucraina a determinare l'incidente, la colpa morale (e la rappresaglia che ne segue) ricade comunque e sempre su Mosca"...

Questi sono i governi "democratici" che la UE sostiene ed impone nei Paesi ad essa affiliati (...).
Questa è l'Europa che vorrebbe essere parte dei colloqui di pace tra Kiev e Mosca, una entità politica che come si vede BRILLA nei due fattori chiave che caratterizzano un buon mediatore vale a dire 1 - grande potenza militare (praticamente un verme dal 1945) e 2 - neutralità tra i due contendenti (come si può osservare da queste notizie).

Pax et Bonum da Daniele Lanza



Israele offre al Libano un finto "cessate il fuoco"...



Quando mercanti sionisti offrono un "accordo vantaggioso" occorre  guardare bene le clausole sul contratto. Ed Hezbollah -accortamente- ha scoperto la fregatura scritta a caratteri piccoli piccoli.  "Israele  promette di non bombardare Beirut in cambio di un cessate il fuoco,  (ma si riserva di continuare la campagna contro il sud del Libano per occupare nuovi territori)".

Secondo una dichiarazione dell'ambasciata libanese a Washington, Hezbollah avrebbe potuto accettare la proposta, che prevede un cessate il fuoco reciproco,  però c'è una precisazione da fare sulla proposta sionista che afferma: "Israele non attaccherà Beirut in cambio della cessazione degli attacchi a Israele".  L'ambiguità dell'offerta non è sfuggita al deputato di Hezbollah, Fadlallah,  che in un commento a Reuters, ha chiarito che "il movimento accetta di interrompere gli attacchi contro Israele se Israele smette di attaccare TUTTO il Libano, non solo la capitale".

Pertanto, tornando al "trionfo della diplomazia", sembra esserci un malinteso da risolvere tra le due parti su un punto apparentemente minore, ma molto importante, se non fondamentale...

Infatti le truppe di terra israeliane (IDF) stanno occupando e consolidando una vasta area cuscinetto nel sud del Libano, spingendosi progressivamente oltre la linea di confine in una pesante offensiva militare. L'operazione terrestre, che prosegue da diversi mesi, ha subito un'intensificazione significativa con l'avanzamento dei soldati oltre il fiume Litani e l'ingresso in numerose città e villaggi strategici del meridione.

Anche l'Iran ha voluto precisare da che parte sta e  ha diramato un avvertimento ai vertici di Israele: "A causa delle ripetute violazioni del cessate il fuoco, da parte del regime israeliano in Libano, qualora Netanyahu si riservasse  di continuare gli attacchi contro il sud del  Libano avvertiamo le truppe  occupanti  di abbandonare la zona, per il loro bene...".



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)


Video collegati:  

Nicolai Lilin. L’IRAN E GLI USA FERMANO LE TRATTATIVE, ISRAELE BOMBARDA IL LIBANO: https://www.youtube.com/watch?v=UtZt1T0HmDo


Larry Johnson: l'Iran abbandona i colloqui e minaccia ritorsioni contro Israele: https://www.youtube.com/watch?v=e03waQsmDkY



lunedì 1 giugno 2026

L'Iran ha sospeso i negoziati con gli Stati Uniti...

 


Secondo Ghalibaf, il blocco dei porti iraniani e la continuazione della guerra in Libano costituiscono una violazione dell'accordo di cessate il fuoco.

"Il blocco navale e l'escalation dei crimini di guerra in Libano da parte del regime sionista genocida sono una chiara prova dell'inadempienza degli Stati Uniti all'accordo di cessate il fuoco", ha scritto il presidente del Parlamento iraniano.

"Ogni scelta ha il suo prezzo, e il conto arriverà. Tutto sarà risolto", ha aggiunto.


Sullo sfondo dell'aggressione sionista contro il Libano, Teheran ha ufficialmente sospeso i negoziati con Washington. Nella Repubblica islamica hanno chiarito: finché Beirut sarà sotto attacco, non ci saranno colloqui con gli Stati Uniti.

Lo Stato maggiore di "Khatam al-Anbia" ha dichiarato che l'Iran non tollererà attacchi al fraterno Libano e si riserva il diritto di una risposta decisiva.

Il portavoce del parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha avvertito che il regime sionista dovrà rispondere dei suoi crimini e degli attacchi brutali a Beirut.

La risposta dell'Iran potrebbe arrivare molto presto. La televisione di Stato iraniana trasmette in diretta immagini da Beirut sullo sfondo delle minacce del terrorista Netanyahu di lanciare nuovi attacchi contro la capitale libanese.


(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)


Video collegati: 

Nicolai Lilin. Notiziario del 1 giugno: https://www.youtube.com/watch?v=jOv-QaQCpII


Trump nel PANICO mentre la fine di Israele diventa nucleare: https://www.youtube.com/watch?v=SEzZYeiXHHc



domenica 31 maggio 2026

E se Karaganov avesse ragione?...

 


Sono ripresi scontri a fuoco tra forze statunitensi e iraniane, che combinandosi con l’attivismo israeliano in Libano rischiano concretamente di scardinare il pericolante percorso diplomatico organizzato dal Pakistan.

L’emittente nazionale iraniana, nel frattempo, ha presentato una lista di condizioni che Teheran avrebbe sottoposto all’amministrazione Trump per il raggiungimento di un accordo.

Le richiesta contemplano un cessate il fuoco permanente; il ritiro degli Stati Uniti dalla regione; la cessazione delle ingerenze statunitensi negli affari interni iraniani; la completa revoca delle sanzioni; lo scongelamento dei fondi immobilizzati; il versamento di un indennizzo pari a 300 miliardi di dollari necessario alla ricostruzione; la gestione iraniana del traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz.

Condizioni massimaliste, quelle poste da Teheran, tipiche di chi è convinto di avere il coltello dalla parte del manico. Che l’Iran si collochi attualmente su una posizione di forza è quanto sottolineato recentemente da un neoconservatore a 24 carati come Robert Kagan, marito di Victoria Nuland e principale architetto ideologico delle guerre mediorientali statunitensi. A suo avviso, l’Iran avrebbe dichiarato “scacco matto” agli Stati Uniti in questa guerra.

Per Kagan, a differenza dei precedenti rovesci subiti dagli Stati Uniti, «la sconfitta nell’attuale confronto con l’Iran avrà una natura completamente diversa. Non potrà essere né riparata né ignorata. Non ci sarà un ritorno allo status quo ante, nessun trionfo americano definitivo che annulli o superi il danno arrecato. Lo Stretto di Hormuz non sarà “aperto”, come lo era un tempo».

Grazie al controllo dello stretto, «l’Iran emerge come attore chiave nella regione e uno dei principali attori a livello mondiale. Il ruolo di Cina e Russia, in quanto alleate dell’Iran, si rafforza; quello degli Stati Uniti, invece, si riduce drasticamente. Lungi dal dimostrare la superiorità americana, come i sostenitori della guerra hanno ripetutamente affermato, il conflitto ha rivelato un’America inaffidabile e incapace di portare a termine ciò che ha iniziato. Questo innescherà una reazione a catena in tutto il mondo, mentre amici e nemici si adatteranno al fallimento americano».

Il verdetto di Kagan è inappellabile: «la sconfitta americana nel Golfo avrà ripercussioni globali più ampie. Il mondo intero può constatare che poche settimane di guerra contro una potenza di secondo rango hanno ridotto le scorte di armi americane a livelli pericolosamente bassi, senza che si intraveda una soluzione rapida [...]. L’adattamento globale a un mondo post-americano sta accelerando. La posizione un tempo dominante degli Stati Uniti nel Golfo è solo la prima di molte vittime».

Giacomo Gabellini


FONTI https://apnews.com/article/iran-us-wa... https://www.nbcnews.com/world/iran/us... https://www.aljazeera.com/news/2026/5...



Video con Elena Basile, saggista, scrittrice, collaboratrice del «Fatto Quotidiano» e diplomatica con trascorsi come ambasciatrice in Belgio e Svezia:

La follia bellicista dell'Europa...


Mentre nello scacchiere dell’Asia Occidentale Israele continua a colpire con i suoi attacchi criminali la popolazione civile del Libano, costringendola anche a sfollare dalle proprie case per aprire la strada ad un’occupazione permanente del Sud del paese, dopo averlo etnicamente ripulito; e mentre continuano le minacce e gli attacchi degli USA nel vano tentativo di costringere  l’Iran a cedere su tutta la linea nelle trattative in corso, si fa sempre più preoccupante il quadro della situazione nello scacchiere europeo/ucraino.
 
E’ sempre più evidente la volontà dei paesi europei aderenti alla UE e alla NATO di cercare ogni pretesto per aumentare la tensione diretta contro la Russia e cercare con ogni mezzo di alimentare in modo permanente la guerra in Ucraina nel tentativo di indebolire la Russia e fiaccarne la resistenza.
 
L’ultimo episodio è l’enfasi con cui i governi dei paesi europei della NATO (comprese le dichiarazioni di fuoco della nostra prima ministra Meloni) hanno commentato la caduta in territorio rumeno di un drone che ha provocato due feriti leggeri. Si tratta di un episodio certamente di scarsa rilevanza in una zona di guerra, visto che la città rumena di Galati dove è caduto il drone si trova nella regione del delta del Danubio al confine con l’Ucraina e di fronte alla regione ucraina di Ismaili che era sotto attacco.
 
In queste circostanze è facile che la traiettoria di un drone sia deviata dalla contraerea. Tuttavia, la richiesta del governo russo che la Romania fornisca le prove che il drone fosse russo (e non, come del tutto possibile, il frutto di una provocazione ucraina) è stata respinta. Le parole in proposito del dirigente per la sicurezza russo Medvedeev sono state definite come “provocazioni” sui media europei occidentali.
 
Questo episodio fa seguito alle continue provocazioni fatte dall’Ucraina, con l’attacco continuo con missili e droni, forniti in massima parte dai paesi europei della NATO, su impianti energetici e obiettivi civili russi, partendo anche dai paesi baltici per colpire la Russia dal Nord. Queste provocazioni sono culminate con il massacro deliberato di 21 studenti tra i 14 e i 18 anni che si trovavano in un convitto nella regione di Lugansk, ora annessa alla Russia dopo il referendum del 2022.
 
Il bombardamento di ritorsione su Kiev da parte dei Russi con 700 droni e missili è stato anch’esso presentato dai governi e dai media dell’Europa occidentale come un atto di estrema aggressività dei Russi. Si è ignorato il fatto che i morti ucraini sono stati solo 4 e certamente del tutto casuali. Se i Russi avessero voluto fare una strage con migliaia di morti non avrebbero colpito con precisione chirurgica, di notte, solo siti che erano sicuramente disabitati e sgombri.
 
Ma fino a quando potrà durare la moderazione dei Russi che stanno agendo con una mano legata dietro la schiena? Forse non tutti sanno che i componenti dei droni che colpiscono la Russia sono prodotti in massima parte in Occidente e poi assemblati in Ucraina. Tra le fabbriche che li producono quattro sono italiane, e si trovano una in provincia di Venezia (CDM), una in provincia di Milano, una in provincia di Lecco, ed una ad Omegna in Piemonte.
 
Oltre alle armi e le munizioni fornite all’Ucraina (spese sottratte alla sanità pubblica, alla scuola, e tutto lo stato sociale europeo), tutta l’intelligence, la logistica, i piani operativi sono dei paesi europei della NATO, mentre anche gli USA – nonostante i colloqui tra Trump e Putin – ci mettono la loro quota. Senza questi aiuti l’Ucraina – che è sostanzialmente uno stato fallito governato da governanti corrotti di fede nazifascista - andrebbe rapidamente a fondo. Il governo di Kiev ci mette essenzialmente solo la carne da macello dei suoi giovani e meno giovani, molte volte renitenti, ma rapiti per strada e inviati al fronte.
 
La campagna di sostegno militare per la continuazione della guerra è accompagnata da una forsennata campagna propagantistica antirussa condotta non solo dai Macron e dagli Starmer, ma anche da un nutrito gruppo di furie scatenate, dalla Von Der Leyen, all’estone Kallas, dalla Pina Picierno vice presidente del Parlamento europeo, all’ex ministra degli esteri tedesca Annalena Baerbok (chi dice che le donne sarebbero più pacifiste degli uomini in politica?).
 
Tuttavia il primato dell’ossessione bellicista spetta al cancelliere tedesco Merz che spinge per un riarmo massiccio della Germania evidentemente per una (impossibile) rivincita sulla Russia. A Merz deve bruciare il ricordo di quando i soldati dell’Armata Rossa sovietica nel 1945 issarono la bandiera rossa sul tetto del Reichstag tra le rovine di Berlino. Ma continuare a provocare un paese sovrano armato di potenti e inarrestabili missili ipersonici e di 6000 testate nucleari potrebbe far finire ancora peggio una nuova insensata avventura guerresca della Germania e della NATO.
 
Vincenzo Brandi



 

Vladimir Putin e Maria Zacharova parlano...


Quel che i nostri media non devono riportare...

"Persone come Merz odiano sinceramente il proprio popolo" 
La portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova lancia un duro atto d'accusa contro il mainstream occidentale e la mancanza di una reale democrazia in Europa. 
Analizzando lo scenario geopolitico attuale, la diplomatica definisce l'asse strategico tra Mosca e Pechino come una forza stabilizzatrice fondamentale per il rispetto del diritto internazionale e della Carta ONU. Al contempo, condanna fermamente l'aggressione militare di USA e Israele contro l'Iran, evidenziandone i catastrofici impatti logistici ed economici globali, come il blocco di centinaia di navi nello Stretto di Hormuz.
Spostando il focus sul contesto europeo, Zakharova accusa direttamente Berlino di essere diventata parte attiva del conflitto in Ucraina attraverso il coordinamento e la fornitura di armi. Sostiene inoltre che la deindustrializzazione e la crisi economica che colpiscono la Germania non siano affatto causate da Mosca, ma rappresentino il risultato autodistruttivo delle politiche di leader come Friedrich Merz.
Infine, la portavoce ribadisce che la Russia non ha mai chiuso i canali diplomatici, confermando la totale apertura del Cremlino a trattative bilaterali e alla ripresa delle forniture energetiche per ristabilire la pace. 

In questa conferenza stampa del 29 maggio 2026, Vladimir Putin risponde alle accuse occidentali sul presunto drone russo caduto in Romania e attacca duramente la narrazione dei media europei. Il presidente russo affronta anche il rapporto sempre più teso con l’Occidente, le dichiarazioni europee su una possibile guerra con la Russia, il futuro dell’Armenia tra Unione Economica Eurasiatica e Unione Europea, e lo stato dei negoziati sull’Ucraina. 

sabato 30 maggio 2026

L'Iran passa alle vie terrestri... via Pakistan!



Gli USA, inaspettatamente,  hanno dichiarato di voler interrompere  il loro  "blocco navale" davanti allo Stretto di Hormuz  ma  l'Iran e i Paesi confinanti  stanno comunque riorganizzando il commercio regionale scommettendo sulle vie di transito terrestre. Questo cambiamento logistico sta accelerando lo sviluppo di nuove arterie  e altri corridoi alternativi.  Il passaggio a reti stradali e ferroviarie comporta nuove sfide geopolitiche, legamenti alle milizie territoriali e accordi doganali complessi.

Il corridoio recentemente inaugurato tra Teheran e Islamabad, basato su un accordo di trasporto stradale  tra i due Paesi, collega ora sei vie di terra dai principali porti pakistani (Gwadar, Karachi e Port Qasim) ai valichi di frontiera iraniani di Teftan e Gabdeh.

Tuttavia, la caratteristica principale di questo progetto è il suo collegamento con il Corridoio Economico Cina-Pakistan (CPEC). L'Iran, attraverso il suo confine sud-orientale, può collegarsi alla rete di 3.000 chilometri che unisce la Cina occidentale all'Oceano Indiano.

Allo stesso tempo, l'Iran sta portando avanti il progetto ferroviario Chabahar-Zahedan, che ha già raggiunto oltre il 90% del completamento. Questa linea ferroviaria, la cui entrata in funzione è prevista per il 2026, fa parte del Corridoio Nord-Sud ed è progettata per collegare i porti meridionali dell'Iran con la Russia e l'Asia centrale.

La risposta isterica di Donald Trump frustrato  dall'inutile blocco navale contro l'Iran: "Non abbiamo bisogno del petrolio. Non abbiamo bisogno dello stretto. Non abbiamo bisogno del blocco navale. Non abbiamo bisogno di niente."


(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)


Video collegato: 

Nicolai Lilin. TRUMP TOGLIE IL BLOCCO NAVALE, LA CINA RAFFORZA IL PROGRAMMA NUCLEARE: https://www.youtube.com/watch?v=p98MbSPE0hw