11 febbraio 2026. Netanyahu a Washington per parlare di Medio Oriente e Iran. Al momento non si hanno notizie sulla natura dell'incontro tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il primo ministro israeliano.
Intanto Teheran guarda al Vaticano come un interlocutore che può aiutare a favorire la pace, attraverso un dialogo nel segno della diplomazia religiosa: è questo il filo conduttore dei rapporti tra la Repubblica Islamica dell'Iran e la Santa Sede. Secondo quanto riferito dall'ambasciatore iraniano presso il Vaticano, Mohammad Hossein Mokhtari, nel corso di un incontro con un gruppo di giornalisti, il diplomatico ha reso noto di aver già incontrato Papa Leone XIV a metà gennaio e di aver successivamente inviato al Pontefice una lettera con una proposta precisa: promuovere "una unione dei leader mondiali per prevenire i conflitti tra gli Stati". Un'iniziativa che, nelle intenzioni di Teheran, punta a valorizzare il ruolo delle autorità religiose come attori di mediazione nei contesti di crisi internazionale.
"Credo che possa essere forte l'influenza dei leader religiosi del mondo per prevenire le guerre", ha affermato Mokhtari, sottolineando come la dimensione religiosa possa rappresentare un terreno comune capace di superare contrapposizioni politiche e strategiche. In questi giorni si trovano a Roma anche i tre parlamentari iraniani che rappresentano le minoranze cristiane nel Parlamento di Teheran: Sharli Envien Tekieh e Gegaro Mansoorian, esponenti della comunità armena, e Ara Shaverdian, rappresentante della Chiesa assiro-caldea.
La presenza di questi parlamentari nella capitale italiana ha incluso una serie di incontri istituzionali in Vaticano. I tre hanno dialogato con monsignor Mihaita Blaj, sottosegretario per i Rapporti con gli Stati presso la Segreteria di Stato, e con il cardinale Peter Turkson, cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze. Nel corso degli incontri, i rappresentanti delle minoranze cristiane hanno assicurato che in Iran le comunità riconosciute godono di rispetto e tutele. "Lo vediamo sia nelle nostre scuole sia nella pratica della leva militare", hanno dichiarato, spiegando che i cristiani sarebbero messi nelle condizioni di poter esercitare il proprio culto anche durante il servizio militare.
I tre parlamentari cristiani hanno respinto le accuse rivolte al governo iraniano, riguardo alla presunta violenta reazione governativa alle proteste, parlando di azioni terroristiche compiute dai "nemici dello Stato" e da "terroristi prezzolati" che avrebbero "strumentalizzato la questione dei diritti umani".
I rappresentanti cristiani iraniani hanno inoltre aggiunto che il governo di Teheran avrebbe inviato al Vaticano una informativa ufficiale per "spiegare la verità sui fatti". In questo quadro, la Santa Sede continua a mantenere una linea di dialogo con attori politici e religiosi di diversa provenienza, puntando ad una diplomazia che privilegi il confronto e la mediazione. L'appello iraniano a una "alleanza morale" tra leader religiosi e politici per prevenire le guerre rilancia il tema del ruolo delle religioni nello spazio pubblico globale.
Da parte americana, intanto, si stanno cercando alternative ad un attacco diretto contro l'Iran. L'amministrazione statunitense sta considerando l'opzione di intercettare le navi che trasportano petrolio iraniano, scrive il WSJ citando fonti a Washington. Secondo il quotidiano, l'obiettivo di questo passo è "indurre Teheran a un accordo che limiti il suo programma nucleare". Tuttavia, due fattori stanno frenando questa decisione. Il primo è il rischio di un aumento dei prezzi del petrolio a livello mondiale. Il secondo è la paura che un'azione contro le petroliere possa innescare una "risposta" da parte dell'Iran. Ma l'intercettazione ed il sequestro delle navi petrolifere iraniane è uno degli scenari in considerazione da parte di Trump, in alternativa od in aggiunta all'attacco militare diretto.