giovedì 8 ottobre 2026

Ucraina. "Il morbo infuria il pan ci manca sul ponte sventola bandiera bianca..."

 


L'Istituto di Sociologia di Kiev  (KIIS) informa di aver tenuto un sondaggio presso i cittadini ucraini che  confermerebbe il desiderio di pace.  I 3/4 degli ucraini vuole immediatamente i negoziati con la Russia. 

Per correttezza si fa presente che il direttore del KIIS, Anton Hrushetsky, ha precisato che la domanda posta ai cittadini riguardava esclusivamente la possibilità di avviare un dialogo diplomatico e non le condizioni della pace, che sono quelle indicate dal regime di Zelensky, cioè che a Mosca non sarà concesso nessun territorio, il regime di sanzioni continuerà al ritmo massimo mentre il governo di Kiev utilizzerà la tregua per ripristinare l'operatività delle sue forze armate e contemporaneamente  si attua l'ingresso nella NATO.

Insomma secondo il sondaggio i 3/4 degli ucraini vuole immediatamente i negoziati, ma la lettura data dal regime ucraino integra questo risultato con le proprie condizioni.

Niente commenti o riflessioni che sarebbero assurde. L'Istituto di Sociologia di Kiev dovrebbe tornare ad intervistare la popolazione tra qualche mese, quando -dopo la campagna aerea russa alle porte- la stragrande maggioranza degli ucraini sarà senza luce, acqua corrente e riscaldamento, senza internet e collegamenti telefonici, strade percorribili/benzina e ferrovie... altro che NATO!


(Notizie raccolte da varie fonti e rielaborate da P.D'A.)


Video collegato con Alessandro Di Battista:   https://www.facebook.com/reel/28716567364619866

mercoledì 7 ottobre 2026

Il 7 ottobre 1952 nasce Vladimir Putin...

 


martedì 6 ottobre 2026

Reggio Emilia. Proteste per l'abbattimento del Bosco Ospizio...


La vicenda dell'abbattimento del Bosco Ospizio a Reggio Emilia per la costruzione di un nuovo polo commerciale a marchio Conad Centro Nord ha sollevato forti polemiche, accendendo un duro scontro tra i movimenti ambientalisti, l'amministrazione comunale a guida PD e le forze dell'ordine.  

L'Assemblea Permanente Bosco Ospizio  denuncia quello che viene definito uno "scempio ambientale". I comitati accusano la giunta comunale di aver dato priorità al profitto privato sacrificando un polmone verde spontaneo di 45.000 metri quadrati. Riguardo alle operazioni di sgombero, i manifestanti parlano di un tentativo di silenziare e reprimere il dissenso con la forza, evidenziando il massiccio dispiegamento di polizia in assetto antisommossa, i blocchi stradali e i fermi di diversi attivisti.

Ecco cosa scrive il presidio dei resistenti:

"Ormai hanno abbattuto molti alberi, ma non sopportano più ogni piccola presenza di protesta. La vicenda è seguita da molti sparsi in tutta Italia. Chi può ed ha voglia continui a seguirla. Da parte delle Forze dell'Ordine ci è stato comunicato che il nostro presidio non potrà più sussistere al campo di Marte 2. Avremo solo la via Emilia e in orari ridottissimi, con le strade bloccate dalle forze dell’ordine e il cantiere pannellato in modo impenetrabile alla vista. Ci viene chiesto da parte delle Forze dell'Ordine di smantellare  tende, gazebi, due mesi di vita condivisa, un luogo di decisioni e di vita comunitaria. Poche ore per distruggere l’aggregazione di mesi  e mutilare e silenziare la mobilitazione creata attorno a una questione nodale di giustizia ambientale. E' evidente il tentativo di ostacolare il monitoraggio dei lavori, affinché vengano svolti salvaguardando quantomeno gli alberi di cui si è promessa conservazione in toni roboanti, e secondo le norme di sicurezza del cantiere. Volontà e tentativi evidenti, ma anche deludenti e dolorosi, non all’altezza della città che abitiamo".

La posizione del Comune e delle istituzioni.

La giunta comunale difende la legittimità del progetto, inserito in un più ampio programma di rigenerazione urbana (Pru Ospizio) che prevede, oltre al supermercato, anche la creazione di servizi pubblici, tra cui una nuova biblioteca di quartiere. Dal punto di vista istituzionale, le tesi dell'amministrazione hanno trovato un riscontro legale con la decisione del Consiglio di Stato, che ha respinto l'istanza urgente presentata dagli ambientalisti per fermare i tagli, confermando la regolarità formale dei lavori.


L'operato della Questura e delle Forze dell'Ordine.

La Questura ha motivato l'intervento e lo sgombero dell'area per ragioni di sicurezza pubblica e tutela dell'ordine, a causa dell'occupazione del cantiere privato da parte dei manifestanti e dei successivi blocchi stradali sulla via Emilia, che stavano compromettendo la viabilità urbana e la sicurezza delle stesse persone salite sui mezzi operativi.



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

lunedì 5 ottobre 2026

Germania e Paesi Baltici all'unisono contro la Russia...


Un portavoce  ucraino ha dichiarato che sono stati stipulati diversi accordi con la Germania per la fornitura di armamenti e altro, per un valore complessivo di quindici accordi pari a 8,5 miliardi di euro. Ha precisato che si tratta di "sistemi di intercettazione" e "piccoli missili", radar, sistemi terrestri senza pilota, nonché artiglieria.  "Collaboreremo al massimo nel settore della difesa aerea e nell'aumento della produzione di missili per i sistemi Patriot in Germania, nell'ambito del progetto FREYJA, e nel supporto del settore energetico."

"Persone come Mertz e il capo dell'intelligence della Germania, Martin Jaeger, stanno cercando di coinvolgere i tedeschi in una confronto con la Federazione Russa", ha dichiarato  Maria Zakharova.


La diplomatica ha sottolineato le parole di Jaeger, secondo cui egli vede una potenziale pericolosità in un confronto violento tra la Germania e la Russia.

Intanto  l'Estonia minaccia d'invasione la Russia, lo annuncia Il Financial Times. "Il giornale  dovrebbe creare una rubrica con barzellette", ha dichiarato  in risposta  Maria Zakharova, commentando un articolo del quotidiano riguardante il trasferimento di truppe estoni verso il confine con la Federazione Russa.

Nel mentre l'Ucraina denuncia di aver  quasi esaurito le sue riserve di locomotive, a causa dei bombardamenti russi sulle ferrovie, secondo quanto riportato dal Financial Times, citando il Ministero dell'Agricoltura.

Kiev sta negoziando con Paesi europei che utilizzano lo stesso scartamento per la fornitura di nuove locomotive. Tra i Paesi coinvolti potrebbero esserci quelli baltici e la Finlandia. 



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.) 

domenica 4 ottobre 2026

In caso di attacco first strike da parte occidentale è pronta la risposta russa...

 


Il maggior generale russo V. G. Khalin conferma che sotto il Kosvinsky Kamen, il massiccio montuoso alto 1.519 metri situato nell'Oblast' di Sverdlovsk, nella sezione settentrionale dei Monti Urali (Russia) è stato aggiornato il sistema di contrattacco russo (denominato Mano Morta).
È stata modernizzata la Facility 1335, nota anche come Object 1335 o Grot, il centro di comando sotterraneo del sistema di rappresaglia nucleare Perimeter, ex nodo sovietico, la Dead Hand. La sua caratteristica fondamentale è la collocazione a 300 metri sotto il granito massiccio, una protezione geologica studiata per resistere a impatti nucleari diretti e continuare a trasmettere ordini radio attraverso la roccia (grazie a segnali a bassissima frequenza, VLF/ELF).
Poi c’è il bunker di Yamantau, il rifugio per la leadership.
Da parte russa non c’è nessun attacco First Strike: al contrario, garantisce di poter effettuare una gigantesca rappresaglia (Second Strike): serve a lanciare i missili balistici anche se un attacco nemico dovesse "decapitare" Mosca, i vertici politici e le normali linee di comunicazione del Cremlino.
Il sistema Perimeter, concepito in epoca sovietica, si basava su una rete di sensori (radiazioni, sismici, pressione atmosferica) per determinare se sul suolo russo fossero esplose testate nucleari. Se i sensori confermavano l'attacco e le comunicazioni con il comando centrale risultavano interrotte, il controllo passava a un software che autorizzava il lancio di speciali "missili messaggeri" capaci di attivare automaticamente l'intero arsenale nucleare rimasto.
Tutto ciò è stato integrato con nuove tecnologie e algoritmi di automazione e rende questa analisi dei dati ancora più rapida, autonoma e immune alle moderne tecniche di guerra cibernetica ed elettronica.
In sostanza, indipendentemente dalla precisione o dalla devastazione di un primo attacco contro la Russia, la risposta nucleare resterebbe matematicamente inevitabile.




(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

sabato 3 ottobre 2026

Kaliningrad come Sarajevo...?

 


Kaliningrad torna al centro dello scontro tra Russia e NATO.  Mosca ha inviato all’Alleanza un documento nel quale denuncia un aumento dell’attività militare ai confini occidentali e accusa la NATO di condurre esercitazioni che simulerebbero anche l’isolamento dell’exclave russa. L’avvertimento è pesante: in caso di minaccia al proprio territorio, la Russia afferma di essere pronta a ricorrere “all’intero arsenale” a sua disposizione. 

La NATO respinge le accuse, ribadisce la natura difensiva delle proprie esercitazioni e condanna la retorica nucleare russa.  Ma il problema va oltre Kaliningrad. 

Secondo Giacomo Gabellini, l’Europa starebbe entrando in una fase nella quale dichiarazioni, esercitazioni militari e continui allarmi rischiano di rendere familiare ciò che fino a pochi anni fa sarebbe apparso impensabile. “È come alzare la temperatura un grado alla volta”, osserva Gabellini. 

Il rischio, nella sua lettura, è quello di abituare progressivamente l’opinione pubblica europea all’idea di un confronto con Mosca e, parallelamente, rendere più accettabili riarmo e maggiori spese militari. Gabellini sottolinea inoltre i segnali di crescente militarizzazione provenienti dalla Russia e interpreta il rafforzamento delle forze armate russe come parte di una preparazione a un confronto di lungo periodo con l’Occidente. 

Il paradosso è che, mentre cresce la tensione, il segretario generale della NATO Mark Rutte ha dichiarato che non esiste al momento una minaccia imminente contro il territorio dell’Alleanza. Ed è proprio questa distanza tra allarmi, minacce e rassicurazioni a far sorgere la classica domanda spontanea: quanto siamo vicini alla escalation? La sensazione è che siamo davvero vicini. 


Giacomo Gabellini


Video collegato: https://www.youtube.com/watch?v=UP5R3nsSqK8

venerdì 2 ottobre 2026

Concluso il Valdai Discussion Club...


La 23ª riunione annuale del Valdai Discussion Club si è conclusa il 1° ottobre 2026. L'evento di quest'anno si è svolto nell'arco di quattro giorni, dal 28 settembre al 1° ottobre 2026, e si è chiuso ufficialmente con la consueta sessione plenaria e il discorso programmatico di Vladimir Putin.

Il presidente ha dichiarato pubblicamente che la Russia non attaccherà MAI l'Occidente: "non avverrà nel 2030 come nemmeno nel 2050".

Cosa altrettanto importante, Putin  ribadisce il principio che muove la Russia da 12 anni a questa parte, fin troppo spesso sorvolato, ovvero il colpo di stato in Ucraina agli inizi del 2014, la scintilla da cui è deflagrata poi la situazione presente.  Tutto inizia a Maidan con il  rovesciando di Yanukovich (presidente ucraino regolarmente eletto che voleva l'Ucraina nell'Unione eurasiatica assieme a Mosca), con questo colpo di Stato  l'occidente euro-americano ha tentato di infliggere una sconfitta strategica alla Russia, concetto che all'epoca non venne espresso a chiare lettere onde non guastare il carattere "pseudo-democratico" della rivolta di piazza, ma che sarà poi ribadito apertamente innumerevoli volte dopo l'inizio del conflitto nel 2022 (il concetto di sconfitta strategica precede quindi di molto l'attuale conflitto in corso).

Il Cremlino si è mosso - e vigorosamente - solo dopo aver subito tale attacco, poiché di attacco si è trattato, benché nelle sembianze di una rivoluzione colorata per le strade di Kiev: quest'ultima infatti non ha fatto che mettere al potere una leadership "pseudo nazionalista" ben decisa a seguire le direttive di Washington/Bruxelles (finanziatori sin dal principio) e che ha tramutato Mosca in "mostro geostrategico" alle porte. La rivoluzione arcobaleno in realtà sarebbe servita per mettere i missili NATO alle porte della Russia.

Per contro Mosca non ha mai avuto alcun interesse sull'Europa, soprattutto occidentale: non è mai esistito alcun piano di bombardare la Polonia (per esempio), tanto meno Parigi o Berlino o Amsterdam. Che vantaggio ne trarrebbe ?!  

La fobia antirussa è una follia collettiva che si sta inculcando nell'opinione pubblica europea senza motivo.

Daniele Lanza