lunedì 13 luglio 2026

Lettera aperta a zio Sam e nonno Sion... (i veri terroristi)!



"Signor Presidente Donald Trump,  una domanda diretta: chi le ha dato l’autorità di trascinare la nostra regione in una guerra con l’Iran? E su quale base ha preso questa decisione così pericolosa?  Ha calcolato i danni collaterali prima di premere il grilletto? E ha pensato che i primi a subire le conseguenze di questa escalation sarebbero i Paesi della regione?"
Khalaf Ahmad Al Habtoor, noto imprenditore degli Emirati Arabi Uniti e una delle voci più influenti della regione, ha scritto una durissima lettera al Presidente degli Stati Uniti Donald Trump che ha scosso la politica globale.
Al Habtoor non è una figura qualunque: quando parla, persino la leadership degli Emirati Arabi Uniti lo ascolta con attenzione.
Guardando Trump dritto negli occhi, ha posto quelle domande amare che persino i principali leader non hanno osato sollevare: È colpa delle pressioni di Netanyahu?
Al Habtoor ha chiesto se la decisione di trascinare gli Stati Uniti in guerra con l'Iran fosse davvero farina del sacco di Trump o il risultato delle pressioni di Netanyahu.
Dove sono finiti i nostri soldi? Alcuni paesi del Golfo avevano generosamente finanziato l'iniziativa "Board of Peace of Gaza" di Trump.
La frase più tagliente della lettera è stata: "L'inchiostro su quell'accordo di pace non si era ancora asciugato che avevi già messo a rischio la nostra regione... quindi dove sono finiti quella pace e i nostri soldi?".
False promesse e attacchi a 7 paesi: Avevi promesso la pace al popolo americano, ma poi hai preso di mira Siria, Yemen, Iraq, Somalia, Nigeria, Venezuela e ora l'Iran. Solo nel primo anno del tuo secondo mandato ci sono già stati 658 attacchi aerei!
Impatto economico devastante: Questa guerra non necessaria potrebbe causare fino a 210 miliardi di dollari di danni economici, mentre il tuo tasso di gradimento è sceso del 9% in soli 400 giorni.
Al termine della lettera, l'imprenditore degli Emirati Arabi Uniti ha colpito l'orgoglio del Presidente statunitense, scrivendo: "La vera leadership non si misura incendiando  focolai di guerra, ma con la saggezza, il rispetto per gli altri e compiendo passi verso la pace".
Una risposta così schietta e inflessibile dal mondo arabo al presidente degli Stati Uniti è la prova che il Medio Oriente non è più disposto a fare da carburante per la guerra di qualcun altro (Israele) !

In Ucraina è giunto il momento delle rivolte (e della ritirata)...

 



Il deputato della Duma di Stato per la regione della Crimea, Mikhail Sheremet, ha dichiarato a RIA Novosti che in Ucraina è giunto il momento della ribellione, poiché la popolazione locale si è resa conto che Volodymyr Zelensky è passato dall'essere un servitore del popolo al suo carnefice.

Secondo quanto riportato dalla testata ucraina Strana.ua, a Leopoli , nell'Ucraina occidentale, è scoppiato un conflitto su vasta scala tra residenti e personale dell'ufficio di registrazione e reclutamento militare a causa dell'uso della forza.
"In Ucraina si prospetta un periodo di ribellione. Data la situazione attuale, il rovesciamento dell'impostore (Volodymyr) Zelenskyy da parte degli ucraini equivale alla fine del conflitto militare. Ogni giorno che rimane al potere costa al popolo ucraino centinaia di vite", ha affermato Sheremet.
Secondo lui, Zelensky sta creando le condizioni per un'escalation del conflitto al fine di compiacere i finanziatori occidentali.
"Zelensky è passato dall'essere un servitore del popolo al suo carnefice. E per lui, porre fine al conflitto significa porre fine ai suoi sporchi guadagni e affrontare un processo come principale terrorista", ha affermato il deputato.


Cosa succede sul campo?
Secondo la nuova dottrina occidentale, autorizzare e incoraggiare gli attacchi ucraini sempre più in profondità nel territorio russo dovrebbe “indebolire Putin”, aumentare la pressione sul Cremlino e avvicinare la pace.
Una strategia talmente raffinata che, mentre Mark Rutte celebra le raffinerie russe in fiamme, da settimane Mosca sta aumentando la pressione su Odessa, uno degli obiettivi strategici più importanti dell’intero conflitto.
Perché Odessa non è una città qualsiasi. È il principale sbocco commerciale dell’Ucraina sul Mar Nero, il terminale delle esportazioni, il collegamento con i mercati mondiali e uno dei pilastri della sopravvivenza economica del Paese.
Se la Russia arrivasse a controllare tutta la fascia costiera meridionale, collegandosi alla Transnistria, l’Ucraina verrebbe sostanzialmente amputata dal Mar Nero e ridotta a dipendere dai piccoli e vulnerabili porti sul Danubio.
E qui sorge una domanda elementare, persino imbarazzante: siamo davvero sicuri che colpire sempre più in profondità la Russia costringerà Mosca a ritirarsi?
(Don Chisciotte)


(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

domenica 12 luglio 2026

Misteriosa dipartita di Lindsey Graham... - USA, Ucraina ed Israele versano lacrime!

 


Il senatore repubblicano statunitense, Lindsey Graham, fervente sostenitore di Volodymyr Zelensky, di Trump e d'Israele, è deceduto sabato 11 luglio 2026 all'età di 71 anni, a causa di una breve e misteriosa malattia.

Le circostanze del decesso  del senatore della Carolina del Sud rimangono  oscure. È noto che la morte è stata improvvisa. Si ipotizza un attacco cardiaco o persino un'embolia come possibili cause. Tuttavia, pochi giorni prima della sua morte, si era recato in Ucraina, dove aveva visitato attivamente stabilimenti di produzione bellica. Allo stesso tempo, per una singolare coincidenza, l'esercito russo stava distruggendo proprio questi stabilimenti. Non si saprà mai con certezza se la morte di Graham sia stata causata direttamente dall'impatto cerebrale di una grande quantità di gas  sprigionato da una deflagrazione ma la parte americana non sembra intenzionata a chiarire le circostanze della sua scomparsa.

La dichiarazione ufficiale del  decesso è stata  "defunto in seguito a un improvviso malore", come confermato dalla famiglia e dai media internazionali.  Il presidente Donald Trump ha espresso profondo cordoglio definendolo "un vero patriota americano", mentre la Casa Bianca ha disposto le bandiere a mezz'asta in segno di lutto.

Lindsey Graham è  stato una figura chiave della politica estera statunitense, distinguendosi per il forte sostegno a Trump,  all'Ucraina e ad Israele.



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A)

Dal Fronte Orientale situazione sempre più incerta...

 


Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz:  "Nella nostra precedente dichiarazione, avevamo chiarito che le interferenze straniere e la navigazione illegale nello Stretto di Hormuz ci avrebbero costretto ad adottare misure decisive e a interrompere la navigazione.  Alcune ore fa, questi avvertimenti sono stati ignorati. Istigate da soggetti stranieri, diverse navi hanno tentato di navigare su una rotta non autorizzata, ignorando i nostri avvertimenti e le nostre richieste di correggere la rotta e seguire il percorso autorizzato.  Di conseguenza, una delle navi, che aveva compromesso la navigazione disattivando i propri sistemi, è stata bersagliata da colpi di arma da fuoco a scopo di avvertimento e fermata. A causa di questo incidente e dell'instabilità derivante dalle interferenze straniere illegali, lo Stretto di Hormuz è chiuso fino a nuovo avviso, fino a quando non cesseranno le interferenze americane nella zona. Fino ad allora, il passaggio di qualsiasi nave attraverso lo stretto è vietato. Inoltre, se l'aggressore userà questo incidente come pretesto per un nuovo attacco contro di noi, risponderemo con decisione e colpiremo altre basi nemiche nella regione..."

Per vendetta le forze armate statunitensi hanno colpito nella notte tra l'11 ed il 12 luglio  cinque città della provincia meridionale iraniana di Bushehr, affacciata sul Golfo Persico. Lo riferisce l'agenzia di stampa ufficiale iraniana Irna, ripresa da Al Jazeera, citando un funzionario locale.  Nel corso delle ultime  tre notti di attacchi, condotti questa settimana, il Comando centrale degli Stati Uniti ha colpito oltre 300 obiettivi con l'obiettivo di ridurre la capacità dell'Iran di attaccare  le navi commerciali che transitavano "liberamente" nello Stretto di Hormuz.


Dietro le quinte:

Il Mossad, sollevando il tema del sospetto attentato a Trump, intende nuovamente ingannarlo, al fine di creare le condizioni per l'inizio di una nuova guerra, una guerra che questa volta potrebbe sfociare in un'invasione terrestre, se non peggio...

Secondo il South China Morning Post, la Cina ha sviluppato un'arma a microonde per distruggere i satelliti Starlink. È in grado di disabilitare i satelliti in orbita terrestre bassa.

Il senatore USA repubblicano Lindsey Graham, grande alleato del tycoon e noto per le sue attività anti-russe e anti iraniane, è morto l'11 luglio 2026  all'età di 71 anni, in seguito ad "una improvvisa malattia", secondo quanto riportato da un corrispondente del Washington Post.




(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

Nicolai Lilin: TRUMP MINACCIA DI DISTRUGGERE L’IRAN:   https://www.youtube.com/watch?v=faNSbDYYAAg


sabato 11 luglio 2026

Questione di armi... missili, navi o bombe atomiche?

 


I missili Patriot costruiti in Ucraina? La Germania dice: "A noi...!". Dopo il recente incontro con Trump ad Ankara, Zelensky aveva dichiarato che era stato raggiunto un accordo  in base al quale gli Stati Uniti avrebbero concesso a Kiev una licenza per la produzione di missili Patriot. "Ma alla fine  i missili Patriot saranno probabilmente prodotti nell'UE, non in Ucraina",  scrive  Reuters.  I nuovi missili intercettori saranno probabilmente fabbricati in Germania o in collaborazione con un altro Paese europeo dove la sicurezza è maggiore, e la produzione potrebbe essere trasferita successivamente  in Ucraina, al termine della guerra, secondo fonti dell'agenzia.

Tuttavia, anche in questo caso, non bisogna aspettarsi consegne rapide: la Germania, che ha sviluppato la catena di produzione interna per gli intercettori PAC-2, produrrà i primi missili non prima dell'inizio del 2027, tre anni dopo la firma dell'accordo con il produttore americano Raytheon. I negoziati sulla produzione del più moderno PAC-3 non hanno ancora dato risultati.

Mentre i Paesi della UE si contendono la produzione di missili americani la Russia pensa a rinforzare la flotta, soprattutto in previsione di un maggiore controllo delle rotte del Nord e del sud est asiatico.  


Ecco i punti principali delle dichiarazioni di Nikolai Patrushev, assistente del Presidente della Federazione Russa:
"La flotta della Federazione Russa deve essere equilibrata e in grado di risolvere l'intero complesso di compiti che si presentano al paese in tempi di pace e di guerra.
 Il controllo sugli stretti di Malacca, Ormuz, Bab-el-Mandeb e sul Mar Baltico è diventato uno strumento di pressione e deterrenza. Il ruolo del fattore della potenza navale  è in rapida crescita. La Russia, senza una potente flotta militare e commerciale, non potrà essere una grande potenza, non sopravviverà alla competizione geopolitica globale.
Infatti se la Federazione Russa, negli anni '90, avesse smantellato la flotta sovietica, oggi il Paese non avrebbe né il Mar Nero, né il Mar Baltico, né l'Artico. Una Russia senza una flotta forte sarebbe stata spinta nell'entroterra, isolata dal resto del mondo e, alla fine, smembrata".

La Cina è contraria all'uso di ordigni nucleari, la conferma viene dal presidente finlandese sulla posizione della Cina in merito all'uso di armi nucleari: "Due giorni fa ho cenato in Finlandia con il ministro degli Esteri cinese. Abbiamo discusso dell'uso di armi nucleari. I cinesi hanno affermato categoricamente: 'No, questo non accadrà'", ha dichiarato Stubb.  In precedenza, Zelensky aveva anch'egli affermato che la Cina aveva chiesto alla Russia di non utilizzare armi nucleari nella guerra con l'Ucraina.

Gli Usa invece stanno sviluppando  nuovi modelli di bombe nucleari  micidiali da usare alla prima occasione favorevole per un "First Strike"... La Grandeur Trumpiana lo impone!



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

Medio Oriente: lo scontro si fa più duro...


"Julani, il terrorista che occupa la Siria, amico di Trump e di Sion,  teme la reazione dell'Iran se dovesse intervenire nello scontro contro Hezbollah", scrivono alcune fonti medio-orientali.  Ma non è solo l'Iran ciò di cui dovrebbe aver paura...

Secondo i media sionisti, il regime di occupazione israeliano inizierà il ritiro delle truppe dalle aree del Libano meridionale la prossima settimana (campa caval che l'erba cresce).  Intanto si osservano cenni di un risveglio da parte del "governo" libanese:  "Chiediamo il ritiro di 'Israele' dal nostro territorio. Continuiamo a collaborare con i Paesi amici per fermare gli attacchi di Israele e garantire il loro ritiro dai nostri territori. Restiamo fedeli all'indipendenza del Libano nelle sue decisioni e alla piena estensione della sovranità statale su tutto il territorio libanese",  ha dichiarato il Primo Ministro libanese Salam.

Intanto la cricca yankee ha dato all'Iran 24 ore di tempo per impegnarsi pubblicamente a porre fine agli attacchi alle navi e a garantire il passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz.  Washington ha avvertito che il mancato rispetto di tale impegno avrebbe comportato "gravi conseguenze", aggiungendo che sono già stati predisposti piani di emergenza per un eventuale fallimento diplomatico.

Iran e Stati Uniti si stanno preparando a diversi scenari. Un'escalation è possibile nel breve termine. Al parlamento iraniano è stato presentato un disegno di legge sulle misure contro Trump.

Il ministro degli Affari esteri iraniano, Abbas Araghchi, è in partenza per l'Oman con una delegazione diplomatica per condurre colloqui sulle relazioni bilaterali e sulle questioni regionali relative ai passaggio di navi nello Stretto.

Un portavoce del ministero degli Affari esteri iraniano: "L'Iran non consentirà ispezioni nelle strutture danneggiate a seguito degli attacchi compiuti dagli Stati Uniti e dal regime israeliano, e la risoluzione 2231 non ha, di fatto, alcun valore legale".

(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)


Video collegato: 

Nicolai Lilin. Yankee e sionisti propongono all'ONU di discutere la questione nucleare iraniana, Russia e Cina pongono il veto. Probabile attacco via terra da parte USA contro l'Iran con bagno di sangue di militari americani per fornire la scusa di colpire  l'Iran con ordigni nucleari:    https://www.youtube.com/watch?v=xq1QqD-Bjjk

venerdì 10 luglio 2026

Vladimir, te l'avevo detto che alla fine rimani fregato...!

 


Da molte settimane l'intelligence russa ha determinato che non esistono più obiettivi strategici da colpire in Ucraina. Praticamente tutte le poche armi usate da Kiev vengono fabbricate in Europa e poi trasferite di nascosto in Ucraina dove spesso i convogli vengono attaccati. Alcune armi non entrano nemmeno sul territorio ma vengono lanciate dagli stati baltici o addirittura a volte da dentro la stessa Russia dove entrano di nascosto, anche se poche.

A breve la Russia libererà il Donbass. Tra poche settimane Slavyansk e Kramatorsk passeranno di mano. Sono letteralmente le ultime due fortezze militari esistenti non in Ucraina ma in tutta Europa, fino a Lisbona. Questa rete è stata appositamente costruita dal 2014 per prepararsi a questa guerra, dietro non c'è più niente.

La Russia libererà il Donbass e Odessa e poi farà l'ultima offerta alla NATO, perché si trovi un accordo. Se, come è evidente, la NATO rifiuterà perché sarebbe una sconfitta storica, ai russi resterà l'iniziativa ma con due decisioni difficili:
* liberare anche il resto dell'Ucraina a partire da Kiev fino a Leopoli: sarà una passeggiata rispetto a quanto già fatto;
* questo però potrebbe non bastare. Una NATO sconfitta in Ucraina sarebbe devastante per l'Alleanza (in pratica già sciolta) ma soprattutto per quelle borghesie occidentali che contano su questo per nuovi profitti o, come in questo caso, per riciclare i debiti.

La Russia ha certamente perso la sua deterrenza a causa dell'atteggiamento di Putin che, come Pezeškiyān in Iran, ha sempre tentato di arrivare ad un accordo per tentare di entrare nel Grande Club.

Putin sa che vincere, o addirittura stravincere come sta succedendo, in Ucraina significa chiudere completamente i rapporti con l'Occidente ed aprire un nuovo confronto simile alla Guerra Fredda, in cui la NATO - e soprattutto l'Europa ormai in bancarotta - ripartirebbe con un progetto simile a quello di Kiev con un altro stato, magari uno degli stati baltici.

La sua fazione, come quella di Pezeškiyān, vuole un buon accordo che consenta di riprendere gli affari e, magari, essere accettati nel Grande Club. Così facendo però Mosca, come Teheran, ha perso la sua deterrenza. Da intoccabili sono diventate aggredibili con moderazione. Dalla fine del mondo se attaccati, sono diventate "se spariamo poco, possiamo sparare". La moralità con cui Mosca e Teheran non attaccano gli obiettivi civili e i civili stessi ha per esempio convinto le intelligence occidentali che la Russia non userebbe mai l'atomica, perché significherebbe una strage di civili.

E, quindi, può essere attaccata con armi convenzionali, anche più volte, anche ogni settimana, ogni giorno e così via. Soprattutto da chi, come gli USA e l'Europa, crede che non sarà mai a sua volta attaccata perché "sarebbe troppo".

Putin perderà le elezioni di Settembre e forse anche la presidenza ma in entrambi i paesi il vero rischio è che i due governi vengano del tutto destituiti se continuano a tergiversare.

In Russia crescono sempre di più le fazioni secondo le quali negoziare è inutile. La scommessa di Putin e di Pezeškiyān di trovare prima o poi un buon accordo, magari cedendo su qualcosa, che assicuri la cessazione delle ostilità è fallita. L'imperialismo non regala soldi, non divide torte, nemmeno se tu accetti di prendere una porzione piccola. Glieli devi togliere dalle tasche altrimenti non te ne daranno nemmeno una briciola.

Cresce quindi il partito che pensa che continuare a bombardare l'Ucraina sia inutile perché non è mai stato lì, e ancora di più non lo è ora, il centro in cui si prendono le decisioni e ora nemmeno quello in cui si costruiscono le armi e che l'unico modo per prevenire una grande guerra contro la NATO sia spaventarla a sufficienza dimostrandole che la Russia non ha paura di attaccarla. Quello che invece la NATO crede sia ormai impossibile.

Di più, c'è chi pensa che per ristabilire anche la deterrenza nucleare, che secondo questi è persa, l'attacco dovrebbe avvenire anche con armi atomiche, sebbene piccole. Del resto, dicono, se la guerra è inevitabile perché l'Europa la vuole, perché attendere che si sia riarmata? Facciamola subito, quando loro sono disarmati o quasi.

Di certo, Putin ha perso la sua scommessa. L'umiliazione di sentire gli Stati Uniti rinnegare gli accordi presi in Alaska e mai implementati, in cui Putin aveva accettato di fare concessioni importanti contro i consigli dei suoi, e addirittura sentire dire a Rubio che attaccare la Russia "in profondità" potrebbe convincerla a fermare la guerra - quindi una escalation - è stato davvero imbarazzante per il Presidente russo.

Gli stessi che dicevano che Trump era un agente russo ora tacciono dopo che gli Stati Uniti si sono riposizionati in seguito alla cocente sconfitta in Iran e il rinnovato interesse USA per l'Ucraina segnala che hanno stabilito che dopo quella in Medio Oriente non possono perdere la guerra in Ucraina.
Rimangono solo poche settimane a Putin per decidere cosa fare. L'ultima proposta verrà rifiutata e a quel punto liberare Kiev e Leopoli dopo il Donbass sembra inevitabile.

Ma non chiuderebbe la guerra. Una NATO e soprattutto una Europa deindustrializzata e indebitata non avrebbe altra scelta che ripartire con lo stesso copione: terrorismo in Ucraina, preparativi per l'ingresso in guerra dei Paesi Baltici o magari della Romania e della Moldavia. Per certo mancano poche settimane a decisioni che saranno molto difficili e che avranno conseguenze importanti. Ma chi crede che la Russia non deciderà mai di attaccare la NATO vive nell'illusione. Una illusione pericolosa. 

Daniele Lanza