A inizio estate il ministero della difesa della repubblica federale aveva inviato un questionario a circa 300'000 cittadini di età militare (tra i 18 e i 25 anni), finalizzato a stimolarne l'arruolamento volontario nelle forze armate federali.
martedì 18 agosto 2026
Lo spirito bellico teutonico si è annacquato...
lunedì 17 agosto 2026
Conflitto ucraino. Effetti collaterali...
sabato 15 agosto 2026
Samara: missili NATO su sito produzione Soyuz...
La Federazione Russa per esigenze civili, ma pure, ovviamente, belliche (dall'Ukraina al M.O. alle Kurili), sta implementando e completando un proprio sistema di geolocalizzazione satellitare in contrapposizione al monopolista statunitense Starlink del privato (?) Elon Musk.
I satelliti russi per la messa in orbita a completamento del sistema (siamo al 20% già attivo) si avvalgono dello storico vettore sovietico Soyuz, oggi aggiornato a Soyuz 2 Progress, usato correntemente anche per le operazioni sulla Stazione Spaziale Internazionale ed altri usi prettamente scientifici e civili, compresi vettori cargo e trasferimento astronauti "d'ogni colore e razza", italiani compresi. E' il cuore del programma spaziale scientifico e civile della Federazione Russa da 50 anni, in collaborazione internazionale.
Lo sviluppo e la produzione di Soyuz sta a Samara sul Volga presso Togliattigrad e al Parco delle Stelle Yurj Gagarin (vedi mappe e links che allego sotto). Samara è l'equivalente russo dei siti USA di produzione dei sistemi NASA e del centro spaziale Kennedy, o dei comparti spaziali europei dell'ESA a Tolosa e in Nuova Guinea.
Il sito quindi NON È propriamente un obiettivo strategico militare, non certo per l'Ukraina. Lo è per la NATO, USA e Italia comprese, in palese ma mai dichiarata guerra contro la Russia. Lo scopo e il tempismo sono ben evidenti. Il sito è stato gravemente colpito da missili a medio raggio partiti dall'Ukraina, ma che ukraini non sono.
Si attende la risposta russa, e non sarà carina, temo...
Jure Eler
https://www.youtube.com/watch?
venerdì 14 agosto 2026
Esplosione a Colleferro - Comunicato Assemblea NoWar Valle di Sacco
L’esplosione avvenuta il 13 agosto 2026, intorno alle 14:30, nello stabilimento KNDS Ammo Italy di Colleferro, impone una riflessione non più rinviabile sulla sicurezza degli impianti industriali legati alla produzione di materiale bellico.
Secondo le prime informazioni diffuse, l’esplosione avrebbe interessato l’area dello stabilimento di KNDS di Colleferro. Sono in corso gli interventi dei Vigili del Fuoco e degli altri soccorritori, mentre saranno le autorità competenti ad accertare dinamica, cause ed eventuali conseguenze dell’incidente.
Quanto successo a Colleferro pone una domanda inevitabile: cosa sarebbe successo se un incidente di questa natura fosse avvenuto ad Anagni, nello stabilimento KNDS in località La Macchia, con la produzione di nitrogelatina?
È esattamente lo scenario che come l’Assemblea No War Valle del Sacco denunciamo da tempo.
Quello che è accaduto dimostra che parlare di sicurezza, prevenzione e rischio industriale non significa fare allarmismo ma interrogarsi prima che accada un incidente, non dopo.
Se fosse successo ad Anagni in questo periodo, con le attività che si prospettano per quello stabilimento, quali sarebbero state le conseguenze? E soprattutto: il territorio sarebbe realmente pronto a fronteggiare un’emergenza di questo tipo? Sono domande alle quali le istituzioni devono rispondere pubblicamente, con dati e informazioni verificabili.
A Colleferro esiste un presidio locale dei Vigili del Fuoco e, nell’emergenza di oggi, risultano coinvolte anche squadre provenienti da altri territori. Ad Anagni quale sarebbe il presidio di riferimento in caso di un incidente grave alla KNDS? Quali sarebbero i tempi effettivi di arrivo dei Vigili del Fuoco? Quali mezzi e quali squadre specialistiche sarebbero immediatamente disponibili? E cosa accadrebbe nel caso in cui, contemporaneamente, i mezzi del territorio fossero impegnati in un’altra emergenza, come un incendio di vaste proporzioni nella zona della Macchia o un grave incidente sull’autostrada? Non è sufficiente sapere che esiste, in astratto, una rete di soccorso. Quando si parla di un impianto che tratta materiale altamente esplosivo, bisogna sapere esattamente chi interviene, in quanto tempo, con quali mezzi e secondo quali procedure.
L’Assemblea No War Valle del Sacco ribadisce quindi la propria contrarietà alla trasformazione della Valle del Sacco in un polo della produzione bellica e di materiali esplosivi.
Non accetteremo che alla storica emergenza ambientale si aggiunga una nuova dimensione di rischio industriale e militare, senza un confronto pubblico trasparente e senza garanzie sulla sicurezza delle popolazioni.
L’esplosione a Colleferro ci ricorda che il rischio non è un’ipotesi astratta. E allora la domanda resta: se fosse successo ad Anagni, oggi, cosa sarebbe successo alla Valle del Sacco?
Teniamo alta l’attenzione, seguiranno aggiornamenti.
Assemblea No War Valle del Sacco
Disarmiamoli - Valle del Sacco
Integrazione del Coordinamneto Nazionale No NATO:
COLLEFERRO, LE BOMBE ESPLODONO ANCHE A CASA NOSTRA: FERMARE LA MILITARIZZAZIONE, RICONVERTIRE LE FABBRICHE DI ARMI
L’esplosione a Colleferro (RM) di un reparto della fabbrica KNDS Ammo Italy (Ex Simmel Difesa) avvenuta il 23 agosto 2026 le cui immagini sono circolate in tutti i telegiornali e sulla maggior parte dei media, è una delle varie esplosioni verificatesi negli anni nella Valle del Sacco, una zona a circa un’ora da Roma, in cui esistono diverse fabbriche collegate all’apparato industriale militare.
Ad Anagni (RM), località La Macchia, si producono le molecole per gli esplosivi, la nitrogelatina, mentre a Colleferro si assemblano gli ordigni. Il trasporto delle sostanze è molto pericoloso: la fabbrica infatti è situata in una zona boschiva a soli 1.200 metri dall’autostrada A1 e a poche centinaia di metri dall’area di un autogrill, pertanto è facile immaginare le conseguenze per le persone in transito sulla Roma-Napoli se tale esplosione fosse avvenuta proprio lì.
Gli “incidenti” sono stati diversi nel corso del tempo, l’ultimo nel 2007 con un morto e 13 feriti. Alla KNDS di Colleferro c’è un progetto di raddoppio della struttura, a cui strenuamente si oppongono i residenti e diversi comitati locali (tra cui Assemblea No War Valle del Sacco e Disarmiamoli – Valle del Sacco) al fine di difendere il proprio territorio da futuri disastrie chiedendo a gran voce la conversione ad uso civile di tale fabbrica. I cittadini esigono che i soldi pubblici non vadano usati in fabbriche di armi e che la loro incolumità sia garantita. Adesso, per fare fronte all’inquinamento dell’aria derivato dall’esplosione, i sindaci dei comuni interessati dovranno richiedere l’intervento di Arpa Lazio per verificare le condizioni di contaminazione e salubrità dell’aria, senza contare che le polveri tossiche si accumuleranno sul suolo e sulle piante nei campi circostanti, con possibile conseguente divieto di vendita dei prodotti agricoli della zona interessata. Il tutto in un contesto in cui vivono oltre 250mila persone già fortemente inquinato da decenni di inquinamento industriale mai bonificato, con picchi di leucemie e malattie respiratorie ben oltre la media nazionale persino tra bambini e giovani.
La complicità e la partecipazione dell’Italia alla Terza guerra mondiale, la militarizzazione dei territori e la produzione di armi e munizioni è un pericolo non solo per i paesi aggrediti militarmente, ma anche per le cittadine e per i cittadini dei quartieri popolari. Vivere circondati da armi e bombe è un pericolo quotidiano, abbiamo bisogno di più ospedali, più lavoro, più servizi e non di armi che esplodono a pochi kilometri dalle nostre abitazioni.
Cacciare il governo Meloni e tutti i guerrafondai, qualsiasi sia la loro maschera politica, è fondamentale per mettere al sicuro le masse popolari del nostro paese e per interrompere la catena di morte e distruzione che si sta allargando a macchia d’olio in tutto il mondo.
Coordinamento Nazionale No Nato
giovedì 13 agosto 2026
Il processo-farsa a Bashar Al Assad...
mercoledì 12 agosto 2026
L'Ucraina continua a colpire obiettivi civili in Russia e gli USA approvano nuovi dazi e sanzioni contro le esportazioni energetiche russe...
Gli attacchi ucraini contro la Russia hanno provocato la morte e il ferimento di molti civili, oltre al danneggiamento di edifici residenziali. Le organizzazioni per i diritti umani, tra cui Amnesty International, hanno espresso critiche e preoccupazioni sulla condotta delle forze ucraine. Recentemente anche l'organizzazione Human Rights Watch ha esortato il Congresso degli Stati Uniti a bloccare la fornitura all'Ucraina di munizioni a grappolo (provenienti dalle scorte turche). I membri dell'organizzazione hanno chiesto di non trasferire 70 missili M39 ATACMS, 2524 missili M26, nonché 47.000 proiettili M509A1. "Questi tipi di munizioni a grappolo sono tristemente noti per la loro frequente imprecisione e per i danni che causano alla popolazione civile. Non devono assolutamente essere utilizzati.", afferma Human Rights Watch.
Ma le azioni contro la Russia non si limitano a colpire i civili. Recentemente gli USA ed i suoi alleati occidentali stanno aumentando LA PRESSIONE ECONOMICA contro la Russia e contro i Paesi acquirenti delle sue risorse. Nuovi pesanti dazi e sanzioni sono in approvazione contro i Paesi che acquistano petrolio ed altre risorse russe colpendo così l'economia energetica mondiale soprattutto in seguito al blocco dell'esportazione delle risorse provenienti del Medio Oriente.
La Cina ha avvertito gli Stati Uniti delle conseguenze che l'imposizione di dazi secondari sul petrolio russo potrebbe avere su Washington.
Il rappresentante ufficiale dell'ambasciata cinese a Washington, Liu Chang, ha dichiarato che l'uso della pressione economica e dei doppi standard si ritorcerà contro gli Stati Uniti.
Ciò riguarda il disegno di legge sulle "sanzioni infernali", che prevede la possibilità di imporre dazi più elevati ai principali acquirenti di petrolio russo, tra cui la Cina. Il Senato degli Stati Uniti ha già approvato il disegno di legge con 86 voti favorevoli e 11 contrari; ora è in attesa dell'esame della Camera dei Rappresentanti.
Se il disegno di legge verrà approvato, Washington avrà il potere di imporre dazi fino al 100% sui singoli Paesi che continueranno ad acquistare risorse energetiche russe.
martedì 11 agosto 2026
L'Ucraina continua a colpire l'area dell'impianto nucleare di Zaporizhzhia...
La situazione relativa alla centrale nucleare di Zaporizhzhia rimane complessa e caratterizzata da un continuo scambio di accuse in merito agli attacchi e ai rischi di sicurezza nell'area.
Essendo l'impianto sotto il controllo delle forze russe dal marzo 2022, la dinamica dei bombardamenti e degli incidenti tecnici è oggetto di versioni nettamente contrapposte.
Le versioni del conflitto e i rischi recenti
Mosca sostiene regolarmente che le forze ucraine continuino a colpire l'impianto o le sue immediate vicinanze tramite l'utilizzo di droni o artiglieria, denunciando pericoli per la sicurezza nucleare globale.
Al di là degli attacchi diretti, la stabilità dell'impianto è costantemente minacciata dall'interruzione delle linee elettriche esterne necessarie al raffreddamento. Ad esempio, ad agosto 2026 sono state registrate ulteriori interruzioni di corrente elettrica della durata di circa un'ora ciascuna.
Stato di sicurezza dei reattori
Secondo le valutazioni dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (AIEA) e degli esperti di sicurezza nucleare.
I sei reattori della centrale sono stati spenti (in stato di "arresto a freddo"). Il calore residuo prodotto dal combustibile è molto basso, riducendo le probabilità di un incidente immediato su vasta scala simile a quelli di Chernobyl o Fukushima. Il rischio principale resta un eventuale danneggiamento del combustibile a causa di blackout prolungati dei sistemi di raffreddamento, che potrebbe causare una fuoriuscita locale di gas radioattivi condizionata dall'andamento dei venti.
L'AIEA mantiene un presidio e ispettori sul posto per monitorare l'integrità della struttura, esortando continuamente entrambe le parti a stabilire una zona di sicurezza attorno alla centrale per evitare catastrofi ecologiche.