- Potenza ridotta: Hanno una forza distruttiva che varia da meno di un chilotone fino a circa 50 chilotoni (per fare un confronto, la bomba di Hiroshima era di circa 15 chilotoni).
- Utilizzo sul campo: Sono progettate per colpire obiettivi militari circoscritti, come raggruppamenti di truppe, bunker sotterranei o basi logistiche in prima linea.
- Miniaturizzazione: Storicamente, gli arsenali hanno incluso dispositivi ridottissimi, come la testata americana W54, trasportabile all'interno di uno zaino (SADM), o i moderni sistemi a potenza variabile installati sui missili.
- L'illusione dell'uso limitato: Molte dottrine militari speculano sul fatto che l'impiego di una mini-bomba in un'area isolata possa costringere l'avversario alla resa senza provocare una risposta nucleare totale.
- L'effetto "escalation ladder": Nel momento in cui il "tabù nucleare" viene infranto con una mini-bomba, la parte colpita si troverebbe di fronte al dilemma se arrendersi o rispondere a sua volta. Nella quasi totalità delle simulazioni strategiche ed esercitazioni di difesa, lo scambio di armi tattiche degenera rapidamente e inevitabilmente in una guerra nucleare strategica globale.
- Pressione sui tempi di decisione: Con l'introduzione di missili ipersonici e sistemi di comando assistiti da algoritmi avanzati, i tempi per valutare se un attacco sia convenzionale o nucleare si sono ridotti a pochissimi minuti, aumentando il rischio di errori fatali.
Scenario ipotetico: Ad esempio, se gli USA usassero un ordigno atomico sull'Iran potrebbero finalmente uscire dalla situazione in cui si sono impantanati?
Marjorie Taylor Greene, già pitonessa MAGA e oggi acerrima nemica politica di Trump all'interno del partito repubblicano, ha dichiarato in un suo messaggio social di avere positiva e indubbia conoscenza che all'interno della War Room della Casa Bianca si parla apertamente di questa possibilità.
Non so quali fili abbia MTG con il ristretto circolo di persone che prendono decisioni sulla condotta della guerra, ma indiscrezioni di questa natura non sarebbero una novità. Le notizie sulle gravi carenze di munizioni, soprattutto gli intercettori dei Patriot, nascono da voci dall'interno del Pentagono.
Quello che possiamo dire è che un tale scenario potrà essere improbabile quanto alla possibilità che si materializzi davvero. Ma non c'è ragione di dubitare che l'opzione sia sul tavolo.
Se non bastasse la spregiudicatezza di Trump, va ricordato che da molto tempo è dottrina del Pentagono che occorrono armi nucleari a bassa potenza per ripristinare la soglia delle deterrenza. E queste armi sono state anche prodotte, ad esempio la bomba B61-12 (a potenziale variabile da 0.3 a 50 kiloton) e la testata (circa 5-7 kiloton, installata sui missili Trident II)
Fino a che una testata nucleare provoca una apocalisse si può pensare che non verrà davvero usata, e dunque chi ha armi nucleari è come se non le avesse. Ma se gli effetti distruttivi — sia pure impressionanti — potessero essere limitati e fatti rientrare in un perimetro psicologicamente prossimo a quello delle armi convenzionali? Le bombe termobariche o bunker buster sono convenzionali, ma la loro forza distruttiva è immane.
Ma c'è un problema. Posto che di sicuro gli USA non userebbero un ordigno del genere con finalità di sterminio — come accadde a Hiroshima e Nagasaki — e che si cercherebbe un obiettivo "tattico", cioè utile a cambiare il rapporto delle forze in campo, cosa colpirebbero davvero?
I bersagli dei pasdaran sono "leggeri", e decentrati. Tutto il bombardabile è stato già bombardato. Supponendo anche che un attacco nucleare causerebbe loro gravi danni, se questo non compromette materialmente la loro resilienza, siamo sicuri che si arrenderebbero? Questi sono soldati altamente motivati e dopo esser passati per prove molto dure hanno già fiutato l'odore della vittoria.