domenica 29 marzo 2026

La guerra non è un "buon affare"...

 


Hormuz e dintorni. Yakee ed albionici vedono "terra"...

 


29 marzo 2026. Al momento  la situazione  del traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz, in Iran, sembra tranquilla.   Le navi provenienti dai Paesi che hanno raggiunto un accordo con l'Iran navigano lungo la rotta concordata senza intoppi. Ma questa fluidità è messa a rischio dalla minaccia dello Zio Sam di  aprire il passaggio anche alle petroliere americane e sioniste, alle quali il transito è interdetto. 

Secondo il Washington Post, gli Stati Uniti si stanno preparando per un'operazione di terra di diverse settimane in Iran. Si afferma che non si tratterà di un'invasione su vasta scala ma solo della presa di alcune isole nello Stretto, in modo da avere il controllo sul transito marittimo.

Secondo la pubblicazione, gli Stati Uniti prevedono di schierare oltre 17.000 soldati vicino ai confini con l'Iran. Si sta valutando l'invio di ulteriori 10.000 soldati, che si aggiungeranno ai 5.000 Marines e ai 2.000 paracadutisti già presenti nella regione.

L'operazione prevede incursioni con l'impiego di forze speciali e unità di fanteria convenzionale. È inoltre possibile la conquista di territori strategicamente importanti o la presa di un'isola. Trump non ha ancora dato l'ordine definitivo per il piano, caldeggiato anche da Israele. 

Secondo un articolo del quotidiano britannico The Times, il Regno Unito invierà la nave da sbarco RFA Lyme Bay per contribuire all'attacco dello Stretto di Hormuz. La nave è equipaggiata con una flotta di droni che aiuteranno  le truppe di terra statunitensi a passare. 

Il presidente del Parlamento iraniano Ghalibaf ha  commentato: "Il nemico sta fintamente inviando messaggi di negoziati e dialogo, mentre segretamente pianifica un'invasione di terra.  Non sa che il nostro popolo aspetta l'arrivo delle truppe americane  per farle pentire della loro prepotenza"

Intanto dall'altro lato della Penisola Arabica, nel Mar Rosso, gli Houthi dello Yemen stanno  schierandosi con l'Iran nella guerra contro la coalizione di Epstein.   Aspettiamo i "controlli passaporti" degli Houthi nello Stretto di Bab el-Mandeb.



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)


Video collegati:

Nicolai Lilin (dall'Arabia Saudita). I marines si avvicinano all'Iran:   https://www.youtube.com/watch?v=GeKje8RvtEs


Lawrence Wilkerson. Israele potrebbe scomparire ma prima lancerebbe un attacco nucleare: https://www.youtube.com/watch?v=qI--DfDur2E


Perché la Russia può e dovrebbe aiutare l'Iran?



Circolano voci  secondo cui la Russia starebbe inviando all'Iran ingenti quantitativi di droni Geran modificati con capacità SMD (Special Mission Defense). Gli iraniani starebbero attivamente studiando e utilizzando questi droni.  Indipendentemente dall'esistenza di tale cooperazione, la situazione di stallo tra Iran e Stati Uniti/Israele potrebbe aiutare la Russia ad accumulare una vasta quantità di dati per una risposta al potenziale attacco dell'Europa, qualora i paesi della NATO decidessero di intraprendere una guerra aperta contro la Russia.

Innanzitutto, l'attacco israelo-americano all'Iran è interessante perché potrebbe effettivamente contribuire (e accelerare significativamente) lo studio del profilo elettronico americano, sia per quanto riguarda le risorse offensive che difensive coinvolte.

È possibile che una costellazione di satelliti, inclusi i Pion-NKS, sia già in uso per il monitoraggio. Non che le forze armate russe non conoscano l'arsenale di forze e risorse utilizzate dagli Stati Uniti, ma non sarebbe male esplorare tutte le possibili opzioni "dal campo". (...)

Quando la guerra in Iran finirà (e forse anche prima), i dati raccolti potrebbero costituire la base per nuove metodologie di impiego dei droni sia in Ucraina (dato che il profilo di impiego delle apparecchiature straniere è più o meno lo stesso) sia per un potenziale conflitto sul "fianco orientale" della NATO, visto che l'idea di costruire un "muro di droni" lungo la Polonia e la Lettonia  è ancora in auge. (...)

Pertanto, per la Russia ha senso non solo assistere l'Iran, ma farlo nel modo più attivo possibile. Cresce la convinzione che la potenza delle armi americane e dei sistemi che stanno sviluppando sia stata notevolmente sovrastimata e che l'era dei droni abbia invalidato vecchi concetti. Maggiore sarà il danno inflitto agli Stati Uniti in questa guerra, più preziosa sarà l'esperienza che la Russia acquisirà per il suo futuro confronto con l'Occidente nel suo complesso.   

(Stralcio da milchronicles)

sabato 28 marzo 2026

Medio Oriente. Uffah, che strazio...!

 


Gli Stati Uniti e Israele hanno lanciato un terzo attacco contro la centrale nucleare iraniana di Bushehr.  Secondo i dati disponibili, la centrale non ha subito gravi danni, stando a quanto riportato dall'Organizzazione per l'Energia Atomica (AEOI).

Gli Houthi hanno annunciato ufficialmente che entreranno direttamente in guerra se si verificherà una delle tre seguenti condizioni:
1. Se l'aggressione contro l'Iran e l'Asse della Resistenza dovesse continuare.
2. Se un qualsiasi altro Paese si unisse direttamente agli Stati Uniti e a Israele nell'attaccare l'Iran.
3. Se il Mar Rosso venisse utilizzato per attaccare l'Iran.
In questo caso, gli Houthi riprenderanno la loro consolidata pratica di bombardare Israele e attaccare navi e imbarcazioni nel Mar Rosso e nello Stretto di Bab el-Mandeb. Bombarderanno anche qualsiasi Paese del Golfo Persico che si unisca all'attacco contro l'Iran.

L'Iran, in segno di buona volontà,  ha annunciato che consentirà il transito attraverso lo Stretto di Hormuz alle navi che trasportano aiuti umanitari. L'Iran continua a dimostrare la sua intenzione di punire chi lo ha attaccato ma si impegna a risolvere pragmaticamente la questione del transito sicuro attraverso lo stretto con paesi neutrali e amici.


Donald Trump, comunque, si aspetta che l'Iran risponda al suo ultimatum, ovvero: resa senza condizioni, come indicato dagli inviati Witkoff e
Kushner. Gli iraniani hanno già espresso in passato le loro richieste agli Stati Uniti, indicando -tra l'altro- che preferirebbero trattare con il vice-presidente Vance, poiché gli altri due non hanno cariche istituzionali (ed inoltre sono "di parte").  

L'Iran ha poi avvertito che, in caso di invasione di terra da parte USA, chiuderà completamente lo Stretto di Hormuz e si riserva il diritto di rappresaglia, il che  implica il dispiegamento di truppe iraniane negli stati confinanti utilizzati dagli Stati Uniti.

In Siria, intanto,  bande armate di islamisti radicali hanno attaccato la città cristiana di Skalbiya nella parte occidentale della provincia di Hama. Queste bande si sono infiltrate nella città e stanno sparando a caso (
"ndo cojo cojo"). L'attacco è stato lanciato dai villaggi sunniti vicini a Skalbiya.



Ultime dichiarazione di Donald Trump:
"Siamo più vicini che mai all'ascesa del Medio Oriente, finalmente si libererà dall'aggressione iraniana.
Abbiamo armi di cui nessuno conosce nemmeno l'esistenza, tranne pochi di noi.
Ci rimangono ancora 3.554 obiettivi (in Iran), e li distruggeremo a breve. Abbiamo messo fuori uso il 97% delle piattaforme di lancio.
Cuba è la prossima da sitemare. Ma fingete per favore che non l'abbia detto"...

Malgrado le minacce da Capitan Fracassa  di Trump,  la Russia cerca di mediare per trovare una soluzione diplomatica. Secondo quanto riportato dal Ministero degli Esteri russo, Lavrov e Araghchi hanno discusso telefonicamente delle prospettive di una soluzione politica e diplomatica del conflitto con l'Iran.



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

venerdì 27 marzo 2026

Mosse e mossette per incrementare la guerra in Iran...

 


Trump e Netanyahu  stanno  valutando un'escalation del conflitto contro l'Iran ma tutte le opzioni  comportano seri rischi.

I piani militari prevedono l'invio di truppe per conquistare obiettivi chiave, come impianti nucleari o infrastrutture petrolifere, ma queste operazioni potrebbero causare pesanti perdite e non porre fine alla guerra.

Molti funzionari ritengono che un'ulteriore escalation richiederebbe l'impiego di forze di terra, ma ciò potrebbe innescare un conflitto più ampio, con attacchi a infrastrutture energetiche e rotte marittime.  

L'Ucraina si prepara ad intervenire (a pagamento) contro l'Iran per conto dell'Arabia Saudita. Zelensky ha dichiarato che Kiev è pronta a condividere esperienze e sistemi anti droni:  "Prima del nostro incontro con il Principe ereditario dell'Arabia Saudita, Mohammed bin Salman Al Saud, è stato firmato un documento appropriato. Questo getta le basi per ulteriori contratti di cooperazione tecnologica e investimenti e rafforza il ruolo internazionale dell'Ucraina come donatore di sicurezza (a pagamento s'intende)"

Intanto anche in  Israele cresce il bisogno di aiuto, per la grave carenza di soldati, soprattutto nel contesto della guerra in corso.  Alcuni membri del partito Yesh Atid hanno inviato una lettera al Presidente della Commissione Affari Esteri e Difesa della Knesset, Boaz Bismuth, chiedendo una riunione d'emergenza per discutere le modalità di ampliamento delle file dell'IDF.  


Comunque Israele può sempre ricorrere all'aiuto gratuito americano e non solo per armi e bagagli.  L'ex ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant sostiene che gli Stati Uniti debbano intervenire con truppe di terra.  Riconosce che l'operazione sarà su vasta scala, richiede l'impiego di numerosi soldati, un costante supporto aereo e navale e comporterà  sicuramente perdite umane, ma crede  che il rischio valga la pena di essere corso. D'altronde il peso di questo rischio ricadrà sui soldati americani.




(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

Un po' di politica "di casa nostra"...

 

Eh mo'...?

Vedendo una rassegna stampa mi è apparso chiaro come il cambio di Gasparri con Craxi abbia come primo effetto evidente una posizione di FI Italia molto più critica con Trump e tutto il finto "sovranismo". 

Stefania Craxi si interessa di politica estera, la Berlusconi era già stata molto critica con Trump sui dazi, "distrugge l'occidente", Tajani in FI è stato ridimensionato.

Visto che siamo in tempi di guerra assai poco prevedibili, con conseguenze economiche peggiori di quello che viene detto e questo giudizio è anche di Lagarde e Confindustria,  non sono escluse maggioranze tecniche nel medio periodo ed è  sicuro che sarà subito più evidente la convergenza di opinioni filo atlantiche tra Riformisti PD, Renzi, Azione, e la nuova FI.

Insomma il cambio di capogruppo al Senato è più importante di quanto sembra e riguarda anche il centrosinistra e quindi il suo "pacifismo"(Arci, AVS, M5S, e centri sociali contigui). 

Pacifismo che deve essere indipendente, radicale e non subalterno alla politica, ma sappiamo che non è così...

Marco Palombo





Notizie dal Mainstream: 

"Dopo le dimissioni del sottosegretario Delmastro, del capo di Gabinetto di Nordio, Giusi Bartolozzi, e quelle, sofferte, della ministra del Turismo Daniela Santanchè, arriva anche un avvicendamento dentro FI. Dopo la lettera di 14 senatori su 20 che ne chiedevano le dimissioni,  ha lasciato il posto di capogruppo al Senato Maurizio Gasparri.  Al suo posto Stefania Craxi, una scelta benedetta da Marina Berlusconi. Da parte di Marina Berlusconi restano però "immutati" la stima e il sostegno nei confronti del segretario Antonio Tajani..." (Sky News)

"L’economia non aiuterà Meloni a ricostruire un’immagine da leader vincente che lei stessa ha distrutto con la sconfitta al referendum sulla giustizia. Anzi, minaccia di metterla sulla graticola nel prossimo anno.   Una vipera ha iniettato il veleno nel corpo di un’economia già in stagnazione. Ora, si parla di recessione..." (Il Manifesto)

"Come in uno specchio deformato, il volto di Giorgia Meloni trasfigura. Da premier inossidabile e quasi invincibile, ad anatra zoppa, guida insicura e affannosa di un governo che giace immobile perché tutto ciò che è stato costruito sta cadendo a pezzi. La politica estera tutta da ribaltare e riscrivere dopo il conto salato del fidanzamento con Donald Trump..." (Il Fatto Quotidiano)


Inciucio fatidico



giovedì 26 marzo 2026

La vittoria dell’Iran, l’exit strategy e la Cina...

 



Trump sta perdendo la guerra e vorrebbe disperatamente trattare con l’Iran per salvare deretano ed impero del dollaroSi è rimangiato l’ultimatum e annuncia trattative ad cazzum ma non sta delirando, sta facendo speculare la sua cricca in borsa col petrolio e tentando di seminare zizzania politica a Teheran. Vorrebbe un varco per uscire dall’angolo
Negli Stati Uniti la benzina corre verso la soglia psicologica dei 10 dollari al litro mentre i supermercati rialzano i prezzi sugli scaffali ogni mezzora e alle casse i consumatori bestemmiano invece di salutare. E siamo solo all’inizio.
Dallo Stretto non passano le petroliere americane e sioniste e dei loro alleati mentre alle altre basta che paghino in yuan, è la fine dei petrodollari che può portare a quella del dollaro anche come mezzo di ricatto politico e l’inizio dell’era cinese.

Mutamenti storici e buone notizie da scovare aggirando la censura della cricca mainstream.
Se a livello politico Trump è un uomo morto che cammina e parla pure, militarmente è messo ancora peggio.
I soldati americani rumoreggiano di non voler morire per Israele mentre quelli iraniani scalpitano.
Gli analisti militari americani definiscono l’invasione dell’Iran infattibile coi mezzi a disposizione oggi, servirebbero uomini e risorse e anche tempo che non hanno anche perché la catastrofe economica è dietro l’angolo.L’Iran ha poi prodotto in casa missili e droni più avanzati di quelli occidentali e che rendono i vecchi eserciti obsoleti, ha due milioni di soldati pronti e altri novanta a casa a fare il tifo, si spreme poi le meningi da decenni per questo scontro specifico e la morfologia del territorio complica dannatamente il tutto.
Altro che Vietnam, gli americani rischiano di venire impallinati prima ancora di appoggiare gli anfibi in Persia. Poi c’è Israele che ogni giorno assomiglia sempre più alla Palestina, sia per le macerie che per il morale popolare coi politicanti sionisti che dai bunker vaneggiano di attacchi e invasioni e vittorie bibliche mentre dal cielo piomba di tutto e il loro progetto coloniale non è mai stato così a rischio.
Anche a loro converrebbe trattare, il problemino è che non sanno cosa significhi e solo di recente hanno pugnalato gli iraniani alle spalle per ben due volte a trattative in corso. Se la parola di Trump vale zero al quoto, la loro ancora meno.
E poi all’Iran non conviene una tregua ma sradicare le ragioni del conflitto. Pretendere la fine della persecuzione occidentale, che gli americani smammino dal Golfo, che gli sceicchi ritrovino un minimo di dignità e ridurre i sionisti come i palestinesi in modo che possano finalmente provare un pochino di empatia e ricominciare tutto da capo.
Del resto la guerra l’ha scatenata Israele per conquistare l’egemonia regionale e se la perde l’egemonia passa all’Iran che pretenderà legittimamente di imporre le sue condizioni. Anche tatticamente all’Iran non conviene la tregua.
 
Trump è un coniglio che si crede un leone e un demente che si crede un genioUn presidente ormai screditato anche all’estero e detestato dai suoi cittadini mai così contrari ad una guerra ed economicamente vulnerabili e quindi carpe diem.
Quanto ad Israele è reduce da anni di guerra totale col paese anche socialmente allo stremo vittima di una fanatismo che persiste a trascinarlo nell’autolesionistico vicolo cieco dei bombardamenti a tappeto e della vile decapitazione dei nemici.
All’Iran conviene combattere tenendo Trump e sionisti all’angolo fino a farli cedere anche perché non hanno nulla da perdere visto che i loro aggressori puntano alla distruzione della loro Repubblica islamica.
Già, la migliore exit strategy per Trump sarebbe la resa vantandosi sui social della grande vittoria, il problemino è che l’Iran pretende condizioni che significherebbero la fine dell’impero del dollaro, un rospo davvero duro da ingoiare per Washington. 
Poi c’è la grana sionista, quei fanatici pur di non arrendersi potrebbero ricorrere all’atomica oppure finite le bombe mettersi a lanciare sassi per completare la metamorfosi palestinese e magari impallinare il presidente per evitare lo smarcamento degli utili idioti a stelle e strisce. Che le due parti in conflitto scendano a patti è quindi per il momento difficile, al massimo potrebbe provare l’impresa un mediatore ma autorevole ai livelli della Russia o meglio ancora della Cina promuovendo una conferenza internazionale per svoltare l’angolo ma non appena sono chiari i nuovi rapporti di forza.

Se prevalgono americani e sionisti l’intero Medioriente diventerà una Palestina, se invece prevarrà l’Iran si libererà dalla persecuzione occidentale, gli sceicchi degli emirati si libereranno dalla depravazione turbocapitalista e libanesi e palestinesi si libereranno dalle angherie sioniste.
Mutamenti storici e buone notizie da scovare aggirando la censura della cricca mainstream.
Una nuova era per l’intera Asia Occidentale che rifletterà un nuovo mondo multipolare con la Cina unica vera grande potenza sulla scena".
Tommaso Merlo