martedì 28 luglio 2026

Qualcosa che succede in Medio Oriente... il 28 luglio 2026

 

Da terrorista ad amico d'Israele

lunedì 27 luglio 2026

Notizie dall'Altro Mondo... del 27 luglio 2026

 


Secondo Axios, gli Stati Uniti hanno ritenuto sconsigliabili ulteriori attacchi nello Stretto di Hormuz. Il capo del CENTCOM, l'ammiraglio Brad Cooper, ha raccomandato di porre fine ai bombardamenti nello Stretto di Hormuz, affermando che hanno "raggiunto i limiti della loro efficacia". Questa valutazione riflette la posizione di alcuni leader militari e civili statunitensi, i quali ritengono che gli attacchi aerei abbiano dei limiti nel raggiungimento degli obiettivi prefissati.  Queste conclusioni sono state presentate a Trump durante le discussioni su ulteriori azioni contro l'Iran.

Un villaggio britannico di 350 abitanti si sta ribellando. Il governo vuole sistemare forzatamente 1.200 migranti in un villaggio di soli 350 abitanti. La loro risposta? Un referendum sull'uscita dal Regno Unito.

Mentre Elon Musk sta convincendo gli investitori a investire miliardi nel progetto Gigasat – una flotta di un milione di satelliti per l'intelligenza artificiale in orbita – la Cina ha già inaugurato il primo data center sottomarino commerciale al mondo, con una capacità di 24 MW, al largo della costa di Shanghai. La competizione nel campo dell'IA sta entrando nel regno dell'ingegneria estrema: SpaceX scommette sull'energia solare illimitata nello spazio, mentre l'azienda cinese HiCloud sfrutta il raffreddamento gratuito dell'acqua di mare e l'energia eolica. L'esito di questa corsa sarà deciso non solo dalla qualità degli algoritmi, ma anche da quale infrastruttura risulterà più economica da mantenere.

"Zelensky ha attaccato una nave mercantile iraniana, nel Mar Caspio, uccidendo un marinaio. Si tratta di una flagrante violazione della Carta delle Nazioni Unite, commessa su istigazione di Israele, al fine di trascinare l'Europa nella sua guerra", ha dichiarato il Ministro degli Esteri iraniano Araghchi. Durante i colloqui con il Ministro degli Esteri dell'UE Kallas e il Ministro degli Esteri russo Lavrov, ha chiarito che le azioni del "parassita di Kiev" non possono rimanere impunite.




domenica 26 luglio 2026

Finalmente, l'Ucraina ha vinto... (nel senso che...)

 


In questi giorni mi capita di leggere (soprattutto perché ancora non sono guarito da quella malattia imbarazzante e invalidante che un tempo si chiamava ‟Twitter” e ora "X") cose scritte da gente che sostiene di aver studiato e di essere competente in questo settore, che dice che gli attacchi a Wildberries, alle raffinerie, alla logistica eccetera sono la prova che la strategia russa della guerra d’attrito è fallita e che, dato che l’Ucraina sta infliggendo danni pesanti alla Russia e sta sottoponendola al suo attrito, l’Ucraina ha vinto...

Io credo, piuttosto, che non abbiano idea di cosa significa ‟guerra d’attrito”: che non è prendere a schiaffi uno che non reagisce ma, al contrario, prendere uno a schiaffi ed essere pronti a riceverne in cambio parecchi. Impostare, per scelta o per necessità, un conflitto sull’attrito significa mettere in conto di subire perdite, anche molto pesanti, in un confronto che si protrarrà nel tempo ma che alla fine, almeno secondo i propri calcoli (che possono essere sbagliati, per carità), porterà l’avversario alla sconfitta per esaurimento di uomini o di materiale o volontà politica (una ulteriore precisazione per i nostri amici studiati: ‟esaurimento” non significa che il 100% dei tuoi uomini o il 100% dei tuoi mezzi o il 100% della tua economia siano stati distrutti, ma che ne è stata eliminata una quota consistente che non ti permette più di attaccare o difenderti in maniera coerente e organizzata. Perché pure mi è capitato di dover leggere che l'Ucraina può reclutare ancora un paio di milioni di uomini e quindi le cose alla fine non vanno male: questo detto da gente che sostiene di amare l'Ucraina e di volere il suo bene, attenzione), o perché gli sponsor esterni, se ce ne sono (ce ne sono) non saranno più disposti a pagare il conto, che diventerà progressivamente troppo salato per loro a fronte di un ritorno incerto e non troppo conveniente (gli investitori, se sono un minimo accorti, si sganciano PRIMA che l'affare vada in perdita).
Nella guerra d’attrito, che non a caso è il tipo di conflitto più brutale e costoso, da ogni punto di vista, che si possa combattere, non conta il territorio, non contano le perdite, non contano i costi: conta solo restare in piedi un po’ più a lungo dell’avversario. Per cui ci sta che i nostri amici studiati non lo capiscano proprio, il concetto, perché le guerre dell’occidente, ovvero le uniche guerre che valga la pena di studiare, chiaramente, sono tutte veloci, chirurgiche, hi-tech e indolori (indolori per noi, ovviamente) e se davanti ti trovi uno che invece reagisce vai al manicomio e giri 200 film su quanto terribile è stata quella guerra in cui si sono permessi di rispondere al fuoco invece di stendersi e morire, come era giusto che facessero. Che poi è il motivo per cui la nostra guerra di attrito la stiamo facendo combattere a quelli là, che non sono troppo diversi da quelli contro cui li facciamo combattere. A Bruxelles sono scemi ma fino a un certo punto, e a Washington non sono scemi per niente.
Francesco Dall'Aglio



P.S.: Non è semplice valutare le perdite in una guerra d’attrito, perché il problema non è tanto perdere un uomo, un carro, un aereo, il problema è quanto velocemente puoi rimpiazzarlo. Il problema sono le riserve, tattiche e strategiche, il problema è la base industriale, la catena logistica, la produzione. E oltre alle perdite subite contano soprattutto le perdite imposte. E questo è il motivo per cui mi piacerebbe davvero molto che la nostra stampa, sempre così attenta alle perdite russe da inventarsele, se necessario, non dimostra invece la stessa attenzione per quelle ucraine. Ho una mezza idea del perché...


Video collegato: Zelensky silura Fedorov e Syrskyi, Zaluzhnyi trama nell’ombra. Con Francesco Dall’Aglio: https://www.youtube.com/watch?v=IxwwDSd0RTw


sabato 25 luglio 2026

La ricetta per la "pace", aglio ed olio, di Marco Rubio...

 

Ante Scriptum - La "ricetta per la pace" del Segretario di Stato americano Marco Rubio sottoposta a Sergey Lavrov non si riferisce a un piatto di pasta, ma è una metafora geopolitica da lui recentemente  utilizzata (a luglio 2026) per indicare che, per porre fine al conflitto in Ucraina, servono "idee nuove" e non formule tradizionali. Tuttavia, l'accostamento ironico tra Marco Rubio, la pace e gli spaghetti "aglio e olio" nasce da un divertente cortocircuito culturale e satirico del web italiano, alimentato dal suo cognome (identico a quello del famoso cuoco televisivo italiano Chef Rubio, noto per i suoi piatti della tradizione e l'attivismo politico) e dalle vicende legate ai dazi sulla pasta tra Stati Uniti e Italia...

Per sbloccare il negoziato tra Russia e Ucraina, il segretario di Stato nordamericano Marco Rubio sostiene che servano nuove idee, un accordo fondato su reciproche concessioni e la consapevolezza che il conflitto non ha una soluzione militare. Gli Stati Uniti spingono per una soluzione duratura ma avvertono che, in assenza di progressi concreti, gli sforzi diplomatici potrebbero fermarsi. Le intese abbozzate in passato (come quelle legate al vertice di Anchorage) sono state respinte dall'Ucraina e oggi sono considerate irrealizzabili o superate dall'andamento della guerra. Qualsiasi intesa equa e duratura richiederà inevitabilmente dei compromessi sia da parte di Mosca che di Kiev. Nel frattempo gli Stati Uniti mantengono il sostegno militare all'Ucraina (tramite i canali alleati della NATO), ma la pazienza di Washington non è infinita e si richiede un'accelerazione diplomatica per evitare un blocco totale dell'iniziativa...

venerdì 24 luglio 2026

Ucraina. Il nuovo esercito "virtuale o hi-tech" di Dropaty (o dopati...?)

 


giovedì 23 luglio 2026

U.S.A.: Hic sunt latrones...

 


Gli Stati Uniti hanno sinora incamerato 13 miliardi di dollari dal petrolio venezuelano. I proventi della sua vendita sono finiti in conti statunitensi (!), ma Washington non rivela come gestisce questi fondi. Questo sembra essere l'unico risultato dei "negoziati" che convengono agli Stati Uniti. Semplicemente pigliano tutto. Gratis.   

Un funzionario del Pentagono ha definito Trump un "tipico narcisista" ed è stato successivamente sospeso, secondo quanto riportato da Newsweek.

Un membro dello staff del Segretario della Marina statunitense Newsom è stato ripreso da una telecamera nascosta mentre criticava le politiche di Trump. Ha anche definito l'operazione americana contro l'Iran "estremamente stupida".

Rubio ha definito la Corte penale internazionale un'organizzazione stupida. Ha sottolineato che gli Stati Uniti non aderiranno mai alla CPI e non tollereranno che essa tenti di intraprendere azioni contro cittadini americani.

Rubio, ancora lui, ha dichiarato che "gli Stati Uniti sono pronti a svolgere un ruolo costruttivo per porre fine al conflitto ucraino": Lavrov si chiede: "Smetteranno di fornire armi?Chiuderanno Starlink? Smetteranno di vendere armi all'Europa? Arresteranno Zelensky? Restituiranno le  centinaia di miliardi di dollari rubati alla Russia? Ripristineranno il Nord Stream a proprie spese?"

Andiamo dritti al punto: Un tizio sugli spalti imitava con vigore Trump durante il suo discorso.  Agitava le braccia, faceva smorfie e girava la testa come il presidente americano. L'imitatore era seduto proprio dietro al presidente in carica, rubandogli la scena.



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

Un’amica e lettrice scrive a Paolo D’Arpini…

 


“Caro Paolo, ti ringrazio per le notizie che raccogli, rielabori e pubblichi. Molto ben fatte e succinte. Tuttavia, la mia domanda è sull’impatto di tutte queste nostre attività di informazione e sensibilizzazione. Ecco, siccome queste riflessioni NON arrivano certo ai decisori, ma solo a una minima frazione dei cittadini non al potere, quale impatto di cambiamento possono avere? Oltretutto, come cantava Guccini, “è difficile capire se non hai capito già”: ovvero si riesce ad arrivare solo alle persone già orientate in un certo modo, che così ricevono certo utili informazioni complementari. Ecco: l’impatto, l’impatto, il risultato… Sigh  Come averne almeno alcuni? Ci siamo mai riusciti nei decenni, per esempio contro le guerre?  Grazie della tua risposta”

Mia rispostina: 

Cara amica lettrice,  cerchiamo di chiarire, nei limiti del possibile, cosa si può fare per influire, nel nostro piccolo,  sulle tendenze che caratterizzano la nostra società. 

Dal punto di vista dei canali d’informazione, totalmente controllati dal sistema, e dal punto di vista della gestione politica, altrettanto pilotata dagli interessi dello stesso sistema, sembrerebbe che la nostra “battaglia” per una presa di coscienza all’interno della decisioni globali utili al mantenimento di una civiltà nella nostra specie, non presenti spiragli d’influenza per un cambiamento.  Quindi i nostri sforzi, a livello di coinvolgimento sociale, sembrano vani. Fortunatamente però l’esistenza, diciamo la vita, è tutta proiettata verso una naturale crescita evolutiva. A questo proposito faccio riferimento ad una mia ipotesi basata sul naturale sviluppo della coscienza nella psiche collettiva. 

Secondo una teoria indiana tutti i pensieri e le conseguenti azioni sono immagazzinate in un contenitore psichico definito “Akasha”. Questo magazzino della coscienza contiene anche le soluzioni idonee alla crescita della coscienza, come una sorta di DNA che continuamente accresce le qualità utili all’evoluzione. Ho definito questo processo, “effetto locomotiva” ovvero due passi avanti ed uno indietro, un meccanismo che consente la correzione di errori comportamentali in seguito alle variazioni ambientali.  
Nella nostra società, nell’anima della specie, si manifestano diverse forze cinetiche che spingono l’intelligenza in un continuo altalenante processo elaborativo. La psiche collettiva ha varie sfaccettature ognuna delle quali rappresenta un modo di pensare in ognuno dei campi d’interesse umano: economia, tecnica, arte, scienza, spiritualità, etc.

Come avviene ad esempio nell’ameba, animale unicellulare,  c’è un corpo massa che è perlopiù statico, rappresentato dalla grandissima parte degli umani che vivono in un tran-tran consuetudinario, nei credo,  da questa massa  vengono emessi pseudopodi mentali.  Uno è connesso ai modelli  dell’ego, dell’interesse privato, dell’attaccamento ancestrale e settario ed un altro  è rivolto verso l’aumento della consapevolezza unitaria, proteso verso la sinergia, il superamento delle divisioni ideologiche e la liberazione dagli schemi comportamentali.

Possiamo anche chiamarli Yin e Yang, positivo e negativo, bene e male… Questi due pseudopodi sono rappresentati da una minima parte di umanità mentre nel corpo massa si stabilisce la stragrande maggioranza dell’umanità. In un certo senso il legante che mantiene il corpo massa unificato deve necessariamente essere un misto di passato e futuro, di bene e di male, di verità e di finzione, di illusione e di conoscenza.

Lo pseudopodo regressivo è incarnato da una minoranza sparuta che governa politicamente ed economicamente il mondo,  in termini di sfruttamento.  Ma anche nello pseudopodo evolutivo il numero di persone che avanzano, precorrendo i tempi, è limitatissimo. Infatti se pochi sono i detentori del potere economico e comunicativo e degli indirizzi sociali e religiosi (operatori occulti, coscienze astute ma votate all’illusione) altrettanto pochi saranno nella parte evolutiva i saggi e le coscienze libere dai vincoli dell’illusione.

Nel corpo massa invece imperano i grandi numeri, le grandi religioni, le classi popolari, i prestatori di opera, le folle tifose ed i seguaci di varie mode o culture. Ovvio che i componenti della massa, vittime delle consuetudini e dei credo, saranno numerosissimi, poiché il corpo massa raggruppa la stragrande maggioranza del genere umano ed è spinta all’evoluzione od all’involuzione solo da quei propulsori psichici (“pseudopodi”).

Infine la coscienza  spinge, attraverso situazioni a volte anche tragiche, a privilegiare scelte  evolutive per la specie umana. Noi “precursori” siamo chiamati a conservare il seme di questa consapevolezza anche se apparentemente  le nostre espressioni risultano perdenti. Noi non siamo nel mucchio dei “grandi numeri” il nostro è un lavoro silenzioso e privo di finalità specifiche. E’ un  agire senza agire. 

Così funziona il mondo…

Credo di aver parlato abbastanza su questo tema  ma se qualcuno desiderasse un materiale aggiunto, arthavada si dice in sanscrito (1) per un’ulteriore chiarificazione consiglio la lettura di questa intervista: https://www.vorrei.org/persone/11050-post-utopie-la-spiritualita-laica-il-bioregionalismo-e-l-ecologia-profonda.html

Paolo D’Arpini 
 

  1. Arthavāda (Concetto Filosofico): Nella filosofia ed esegesi indù (Mīmāṃsā), l’Arthavāda è un testo o un passaggio che loda, spiega o illustra un precetto. Non va preso alla lettera, ma serve a incoraggiare un’azione corretta o a scoraggiare una negativa. Artha significa “scopo, significato o prosperità”. 

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