lunedì 10 agosto 2026

Chi merita la qualifica di "nemico"...?

 


Che la vittoria in guerra passi dalla distruzione delle capacità militari del nemico, e che parte di questa distruzione (non tutta, e non sempre) passi per l’uccisione dei suoi soldati, è cosa talmente tanto ovvia che nemmeno varrebbe la pena di ricordarla, né di citare von Clausewitz a sostegno. Ci sono però, o dovrebbero esserci, soprattutto se non si è implicati in prima persona nella guerra in questione e si dorme nel proprio letto e non sul pavimento di una stazione della metropolitana di Kiev, alcune frontiere del dicibile che non andrebbero superate, per decenza, se non altro.

Una di queste, e una delle più importanti, è che auguriamo al nemico la sconfitta e la distruzione ma non esplicitamente la morte dell’uomo nemico: come ci insegna Hollywood, uccidere è sempre un atto estremo che a volte è necessario ma che non dobbiamo esplicitamente perseguire, se non altro per le terribili conseguenze che ha per chi lo compie, che è buono, essendo dei nostri, e mai nella vita gli sarebbe venuto in mente di prendere un fucile e sparare a uno e quindi ci resta sempre male se è costretto a farlo (i nostri, si sa, sono sempre costretti a prendere le armi. Dipendesse da noi, la guerra non esisterebbe). Se ci fosse il modo di vincere la guerra senza sparare saremmo molto più felici. È una posizione ipocrita, se vogliamo, perché appunto sappiamo che le guerre non si vincono senza sparare, e sparare produce morti. Motivo per cui non rappresentiamo mai il nemico con una faccia e con una individualità: è sempre massa, ‟ondata umana”, un’invasione di formiche così carine, così ingegnose ma che, ahimè, dobbiamo debellare (rectius: uccidere) perché altrimenti si mangeranno il nostro zucchero.
Se poi il nemico è ‟altro”, se è orientale (e il nostro nemico vero è orientale dal tempo di Erodoto) è, nella migliore delle ipotesi, una sorta di automa inconsapevole che non capisce davvero cosa fa e dove si trova e che viene da una società di schiavi e tiranni dove la sua morte o la sua vita sono più o meno la stessa cosa, dove i figli o i genitori o la moglie manco si accorgeranno che non c’è più, e che alla fine non è nemmeno cattivo, in sé, preferirebbe passare la vita a bere l’antigelo dei motori, ma non ha alternativa. Nella peggiore, che è quella a cui siamo ora, è geneticamente un subumano, deliberatamente crudele e maligno. Le regole della moralità possono certamente essere sospese per gli insetti di Starship Troopers, che sono evidentemente non umani, e per i russi, che a uno sguardo distratto potrebbero sembrare umani ma che alla prova dei fatti certamente non lo sono.
E così, l'8 agosto u.s., nella conferenza stampa congiunta di Zelensky e Vučić a Belgrado, il giornalista tedesco Michael Martens, della Frankfurter Allgemeine Zeitung, ha fatto, in inglese, la seguente domanda: ‟can you tell us Europeans what can we concretely do to help you to kill more Russians”. Poi ha velocemente aggiunto ‟more Russian soldiers, of course”, che migliora solo di poco la frase precedente (foto 1, dal suo Twitter). Cosa possiamo, concretamente, fare noi europei per uccidere più russi?
Ora, la risposta istantanea a questa domanda (strano Zelensky non l’abbia detto lui) è prendere un fucile e vedere come va, forti delle ottime esperienze del passato. Ma Martens, ovviamente, non vuole ucciderli lui i russi, appunto per via delle esperienze del passato. Non è mica scemo. I russi devono ucciderli quella specie di mezzi russi degli ucraini, mentre noi guardiamo e facciamo il tifo in attesa di passare all’incasso. La cosa non è passata inosservata, soprattutto perché il nostro amico l’ha rivendicata con un certo orgoglio, e non era nemmeno la prima volta che la diceva (foto 2), e ci è rimasto male che qualcuno non l’ha apprezzata e gli ha detto cose non piacevoli, per quanto meritate.
Certe cose, Martens, si pensano e ci si impegna perché succedano, ma non si dicono. Soprattutto se si è tedeschi e si chiede, in Serbia, a un ucraino in che maniera ‟l’Europa” possa aiutarli a uccidere più russi; soprattutto se al tempo dell’ultimo assalto armato dell’Occidente all’Est il proprio nonno era procuratore, ovvero l’accusa nei processi (e quindi, nella Germania nazista, si sarà occupato oltre che di furti di galline anche di ebrei e comunisti. Ma erano tempi complicati, bisogna contestualizzare e i comunisti, si sa, sono peggio dei nazisti) e poi ufficiale nello Stato maggiore della Wehrmacht, il cui ruolino di marcia, a est, non è specchiato e la cui ideologia di espansione, sempre a est, abbiamo convenientemente messo sotto il tappeto per concentrarci sugli ebrei, che sono come noi, ed evitare di pensare agli europei dell’est, che non lo sono del tutto e che lo sono sempre meno quanto più a est si va. Un ceco sì, è come noi, uno sloveno sì, un polacco di solito sì ma dipende, per il resto chissà. Anche gli ucraini sono stati in fondo promossi ‟europei” solo nel 2014, con una buona quantità di distinguo, e si fa presto a essere retrocessi.

Francesco Dall'Aglio













domenica 9 agosto 2026

Victoria Nuland: "Europa è Cosa Nostra. Dobbiamo spezzare le reni a Russia, Cina, Iran".

  


"Come negli ultimi ottant'anni, i nostri alleati hanno bisogno del nostro aiuto. (...) Siamo presenti in tutti e tre i Continenti dagli ultimi 80 anni, i nostri alleati hanno bisogno del nostro aiuto per tenere a bada i Mostri. (...) Negli anni '30 abbiamo adottato una strategia off-shore lasciando che Hitler prendesse il sopravvento e quasi conquistando l'Europa (...). Ma quando Amerikani e Canadesi e Nazioni libere ovunque (qui pare Kaja Kallas..) hanno unito le forze per sconfiggere quei Mostri (mentre la CCCP stava a guardare) e hanno poi costruito istituzioni come la NATO, la UE e l'ONU abbiamo inaugurato il più lungo periodo di sicurezza e prosperità che il Mondo abbia mai conosciuto". 

L'ONU se la sono fatta gli USA da soli, come no. Mentre Stalin e De Gaulle giocavano a tressette con la Cina. Come Gates creava dal nulla Microsoft in garage come nemmeno Dio fece Adamo, dopo che IBM CIA fece fuori Olivetti come Mattei le Fabulous Seven Sisters. I Love USA, IuEssEi, fa pure rima. 

Delirante, certo. Sono Amerikani mica per niente. Basti vedere Ciuffo Banana Donald Duck. Ma dichiarare che pure la UE se la siano pensata in casa a Langley già nel 1946 non è niente male, come confessione. 


 Ecco la Banda dei Quattro, due poliziotti buoni e due cattivi, chez Hollywood: 
Stephen Walt, John Mearsheimer, Victoria Nuland e Mike Pompeo 

   


 "USA e politica estera: un dibattito esplosivo sulle guerre all'estero" 
Visione TV - 9 ago 2026 

"In questo dibattito dei Munk Debates, gli esperti di politica estera Stephen Walt e John Mearsheimer si confrontano con l'ex segretario di Stato Mike Pompeo e la diplomatica Victoria Nuland sul ruolo globale degli Stati Uniti. La discussione affronta il dilemma se l'America debba agire come uno "Stato crociato" impegnato nella caccia ai regimi ostili o adottare una politica di moderazione e contenimento strategico.

Walt e Mearsheimer (il meno indecente) argomentano che i tentativi di cambio di regime ed esportazione della democrazia abbiano generato disastri umanitari e caos (come in Iraq, Afghanistan e Iran), indebolendo la capacità di concentrarsi sulla vera sfida globale: la Cina. Al contrario, Pompeo e Nuland sostengono che le minacce vadano affrontate prima che raggiungano i confini nazionali, difendendo la necessità di una leadership assertiva per tutelare la sicurezza dell'Occidente e l'ordine internazionale.

Attraverso un serrato confronto su Ucraina, Cina e Medio Oriente, il video offre una panoramica profonda sullo scontro tra il realismo geopolitico e l'interventismo strategico americano." 


Le dichiarazioni finali:

 John Mearsheimer: Sovranità e Diritto internazionale con i nani, ridurre i fronti. Diplomazia del "contenimento" (??), il Nemico è la Cina.  
 https://youtu.be/1OX1JoZUimU?t=5545 

 Mike Pompeo : Guerra ovunque, il Mondo è nostro. Vincere, e vinceremo.   
 https://youtu.be/1OX1JoZUimU?t=5796 

 Stephen Walt: Non crearsi nemici ma partner, il Mondo non è nostro. Realismo e moderazione (nel finale s'è fatto pacifinto, forse per far le scarpe a Mearsheimer..) 
 https://youtu.be/1OX1JoZUimU?t=6000 


(Notizie raccolte e rielaborate da Jure Eler)

sabato 8 agosto 2026

Il Patto della Mecca è messo alla prova...

 


Il neonato "Patto della Mecca", l'accordo di mutua difesa in stile NATO, siglato il 7 agosto 2026 da Arabia Saudita, Turchia e Pakistan, si trova immediatamente ad affrontare durissime reazioni geopolitiche che ne mettono alla prova la tenuta e l'efficacia strategica. Questo scudo militare unisce tre grandi potenze sunnite per creare una deterrenza collettiva contro le minacce regionali e ridurre la dipendenza strategica dagli Stati Uniti. Tuttavia, l'alleanza ha già innescato fortissime tensioni nel quadrante mediorientale e internazionale...
Il conflitto tra gli Houthi e l'Arabia Saudita ha subito una significativa escalation negli ultimi due giorni. I ribelli yemeniti sembrano aver assunto una posizione ferma contro i loro aggressori. Per il secondo giorno consecutivo, sono in corso massicci attacchi contro installazioni militari appartenenti alle forze saudite e ai loro alleati in diverse province yemenite.

Il 7 agosto u.s., un attacco combinato ha ucciso decine di militari, e oggi missili e droni hanno colpito una base militare a Marib. Nel frattempo, gli Houthi continuano a mantenere chiuso lo Stretto di Bab el-Mandeb alla navigazione saudita.

In questo contesto, il memorandum d'intesa tra Arabia Saudita, Turchia e Pakistan, firmato alla Mecca, sulla difesa collettiva assume un significato particolare. L'intensificarsi degli Houthi comporterà forse il coinvolgimento di tutte le parti nel conflitto? È difficile dirlo in questo momento.

Allo stesso tempo, le tensioni si stanno intensificando anche sul fronte iracheno, dove le milizie sciite, a giudicare dal piano, dovrebbero fornire supporto di fuoco ai loro alleati yemeniti. Oggi, però, la questione è stata rinviata per la seconda volta, il che non significa che l'idea sia stata abbandonata.

In breve, il nesso Yemen-Arabia Saudita-Iraq nel conflitto regionale potrebbe diventare uno dei più tesi nei prossimi giorni. E se non riuscirà a relegare in secondo piano la situazione relativa all'Iran, allora la questione libanese-israeliana, nella sua forma attuale, passerà quasi certamente in secondo piano.

Intanto le petroliere che caricano petrolio saudita nel Mar Rosso dichiarano destinazioni false e spengono i transponder per evitare gli attacchi degli Houthi. Arabia Saudita, Turchia e Pakistan entrano in una nuova equazione di difesa in un momento cruciale. Nuove tensioni in Yemen arrivano mentre Riad si prepara a possibili pressioni da più direzioni.  Cosa possono aggiungere Ankara e Islamabad alla strategia di deterrenza saudita durante la guerra con l’Iran?  Stiamo assistendo all’inizio di una ridefinizione delle alleanze di sicurezza nella regione?



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)



venerdì 7 agosto 2026

Il Patto della Mecca è stato firmato...

 



"Il 7 agosto 2026,  c'è stata la firma dello storico "Accordo della Mecca" (o Patto della Mecca), un trattato di mutua difesa e cooperazione militare siglato a Gedda tra Turchia, Arabia Saudita e Pakistan

Il 7 agosto 2026 a La Mecca, rappresentanti dell'Arabia Saudita, del Pakistan e della Turchia hanno firmato (foto) un patto di mutua difesa, includendo quindi la Turchia nell'accordo già precedentemente firmato tra Pakistan e Arabia. Ovviamente è un'alleanza difensiva, non è diretta contro alcuno stato, è aperta a ogni partner potenziale eccetera, che sono quelle cose che si scrivono su questo genere di trattati, ma è altrettanto ovvio che è diretta principalmente, per non dire esclusivamente, contro l'Iran, anche se credo che Iraq e Siria non siano felicissimi della cosa e sicuramente non lo è l'India.
L'alleanza disinnesca, per forza di cose, la retorica anti-israeliana della Turchia e procede sulla strada già tracciata in Europa: disimpegno statunitense e nascita di alleanze militari locali per contrastare i nemici degli USA nei teatri non-emisferici, come scriverebbe Hegseth. Il disimpegno, lo abbiamo già detto, non è dovuto all'improvvisa volontà statunitense di cominciare a farsi i fatti propri ma, al contrario, alla ricerca di nuove strade per farlo meglio, scaricando spese e rischi sugli alleati di teatro. Questa "NATO islamica", come è già stata chiamata, dovrebbe funzionare appunto come la "nuova NATO" europea, con il Pakistan nel ruolo della Francia (deterrenza nucleare) e la Turchia in quello di Germania (base industriale, capacità tecnologiche) e Polonia (esercito numeroso, ma in questo senso anche il Pakistan chiaramente non scherza). L'Arabia Saudita ci mette la cosa probabilmente più importante, ovvero i soldi.
Per le reazioni diplomatiche delle controparti è ancora presto. Chiudo ricordando che la Turchia fa parte, oltre che della nuova "NATO islamica", anche della "vecchia" NATO, quella dove ci siamo anche noi. I conflitti si stanno saldando anche nella forma, non solo più nella sostanza.

Francesco Dall'Aglio

PS: oh, poi magari è solo un manovrone di Erdogan per provare a coinvolgere Arabia e Pakistan nel suo programma per i caccia di quinta generazione (grazie a Francesco Fustaneo) e fare le scarpe agli USA. Però la vedo difficile.

giovedì 6 agosto 2026

Scarica barile tra Trump ed Hegseth sull'esaurimento delle munizioni contro l'Iran...

 


Donald Trump è stato ingannato: "Il presidente americano è convinto che il capo del Pentagono, Pete Hegseth, gli abbia nascosto l'esaurimento delle scorte di armi americane durante la guerra contro l'Iran". Lo riporta il Washington Post.

"A Camp David, quando Trump lo ha affrontato riguardo alla carenza di armi, Hegseth si è difeso e ha incolpato il suo vice, Stephen Feinberg, per la mancanza", scrive il giornale, citando alcune fonti.

Il leader americano ha letteralmente inveito contro il capo del Pentagono perché credeva che il problema delle munizioni fosse stato risolto, precisa il giornale. Sottolinea inoltre che la carenza di missili a lungo raggio e intercettori è stata una delle ragioni per cui Trump si è rifiutato di lanciare ulteriori attacchi su larga scala contro la Repubblica Islamica.

Gli Stati Uniti hanno utilizzato l'80% del loro sistema di difesa missilistica chiave durante il conflitto armato con l'Iran, come riportato in precedenza dalla CNN.

Intanto gli Stati Uniti non solo sono a corto di munizioni ma stanno anche  esaurendo le proprie riserve strategiche di petrolio a un ritmo più che triplo rispetto alla capacità precedente.

Le riserve strategiche di petrolio (SPR) degli Stati Uniti sono diminuite da circa 415,2 milioni di barili a 304,8 milioni di barili. Ciò significa che circa 110,5 milioni di barili sono stati consumati in meno di sei mesi.

Trump però si dichiara soddisfatto: "I negoziati con l'Iran stanno andando molto bene."

Ma viene smentito dal vice ministro degli Affari esteri iraniano, che  ha dichiarato: "Una delle condizioni per la ripresa della navigazione nello stretto di Hormuz è che gli Stati Uniti adempiano ai propri obblighi in materia di sanzioni, embargo e beni congelati. Il raggiungimento di un accordo con l'Oman non implica la ripresa della navigazione nello Stretto di Hormuz".




(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)


mercoledì 5 agosto 2026

La minaccia atomica ancora incombe sull'umanità...



Per non dimenticare Hiroshima  e Nagasaki,  tragico evento che costituisce una ferita ancora aperta nella storia... 

I bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki, avvenuti rispettivamente il 6 e il 9 agosto 1945, rappresentano una delle pagine più drammatiche e oscure della storia contemporanea. Questa immane tragedia ha ridefinito per sempre il concetto di minaccia globale, inaugurando ufficialmente l'era nucleare.

I Fatti Storici in Sintesi:

6 agosto 1945, ore 8:15: Il bombardiere statunitense B-29 Enola Gay sgancia la prima bomba atomica all'uranio, denominata "Little Boy", sulla città di Hiroshima.
9 agosto 1945, ore 11:02: Tre giorni dopo, una seconda bomba al plutonio, chiamata "Fat Man", viene lanciata su Nagasaki.
 
Impatto immediato: Le esplosioni rasero al suolo interi quartieri, sprigionando temperature fino a 6000 °C e spazzando via istantaneamente oltre 100.000 vite umane, in grandissima parte civili.

Le conseguenze a lungo termine: Nei mesi e negli anni successivi, il bilancio delle vittime superò i 210.000 morti a causa delle ustioni e delle devastanti contaminazioni da radiazioni (i sopravvissuti, noti come Hibakusha, hanno convissuto per decenni con malattie croniche e tumori).


L'ultima spiaggia

Basterebbe l’esplosione, anche accidentale, di una delle bombe nucleari esistenti, un atto di terrorismo con esplosivi nucleari, per devastare vasti territori, per uccidere migliaia di persone, per contaminare l’ambiente naturale, le acque, gli esseri viventi con sostanze che restano radioattive per secoli. Un famoso libro di Nevil Shute, "L'ultima spiaggia", del 1956, descriveva la scomparsa della vita dalla Terra in seguito ad uno scambio di bombe nucleari iniziato per errore; il film finiva con il tardivo avvertimento: “Fratelli, siamo ancora in tempo”,  scriveva Giorgio Nebbia...



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

martedì 4 agosto 2026

Proposta bioregionale per un unico stato "Israele/Palestina"...

 

Repetita Iuvant


La proposta bioregionale per la nascita di un unico Stato in Israele e Palestina, formulata dall'attivista bioregionale italiano Paolo D'Arpini, prevede il superamento della logica delle divisioni nazionali e religiose attraverso la creazione di un'unica entità statale laica e federale, fondata sulla condivisione del territorio e sulla parità assoluta dei diritti per tutti i suoi abitanti. 
I capisaldi della proposta bioregionale:
Secondo la visione ecologista e bioregionale espressa dal D'Arpini, la tradizionale "soluzione a due Stati" è ormai impraticabile e storicamente superata. La sua proposta si articola su precisi elementi: 
  • Stato unico e condiviso: Fusione dell'intero territorio di Israele e Palestina sotto una sola bandiera. 
  • Pari diritti di cittadinanza: Riconoscimento dello status di cittadini con uguali diritti politici, civili e sociali per ebrei, musulmani, cristiani e qualsiasi altra minoranza, a prescindere dall'etnia. 
  • Integrazione ecologica: Sostituzione dei confini politici artificiali con una gestione integrata delle risorse naturali della regione, considerata un'unica "bioregione" indivisibile (acqua, energia, agricoltura).
  • Superamento del sionismo e del nazionalismo: Trasformazione delle identità identitarie in senso laico ed inclusivo, eliminando i privilegi su base confessionale o etnica. 
Riferimenti culturali della proposta:
Nel descrivere il progetto di "un unico Stato per due popoli", D'Arpini si riallaccia sia alla sua personale militanza nella Rete Bioregionale Italiana, sia a storiche figure della politica e della cultura mediorientale che hanno sostenuto la soluzione binazionale, tra i quali: 
  • Mustafa Barghouti, politico e attivista palestinese tra i primi a promuovere l'idea di uno Stato unico con pari dignità democratica. 
  • Edward Said, intellettuale che ha a lungo teorizzato la convivenza paritaria in una sola terra come unica reale via d'uscita dal conflitto.
  • Avraham Burg, politico israeliano ed ex presidente della Knesset noto per le sue posizioni critiche verso l'impianto rigidamente sionista dello Stato. 
  • Video collegato:  Proposta bioregionale per un unico stato “Israele&Palestina”: https://www.facebook.com/reel/1166634278822352

 

Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)