giovedì 13 agosto 2026

Il processo-farsa a Bashar Al Assad...

 


Un tribunale di Damasco posto sotto il controllo dei jihadisti tagliagole attualmente al potere in Siria ha intentato un processo-farsa contro l’ex Presidente Bashar Al Assad condannandolo a morte per presunti crimini contro la popolazione.
 
E’ veramente ironico che gli attuali padroni della Siria, posti sotto il comando di un ex importante dirigente di movimenti terroristi riconosciuti e ben noti come Al Qaida e Stato Islamico (ISIS) - ovvero l’attuale autoproclamato presidente Al Hamra, detto Al Jolani - processino e condannino un ex-Presidente già eletto in regolari elezioni e già a capo di uno stato siriano di ispirazione socialista.

Pochi anni orsono tutti i mass media ci raccontavano con orrore delle malefatte dell’ISIS che decapitava e torturava prigionieri e compiva stragi a danno di Cristiani, Alawiti, o semplici oppositori. E’ probabile che anche il ben noto Padre Dall’oglio sia stato assassinato da questi criminali, con cui aveva cercato di interloquire, finendo vittima delle sue stesse illusioni.
 
Oggi uno dei loro capi più importanti si è messo giacca e cravatta e governa quella parte della Siria occupata dalle sue bande armate sotto la protezione dei suoi mandanti, ovvero i servizi segreti statunitensi e britannici, oltre ai servizi turchi e dell’Arabia Saudita.
 
Al Jolani esegue pedissequamente gli ordini dei suoi sponsor occidentali, che lo hanno ufficialmente riconosciuto e ricevuto con tutti gli onori. Anche il suo atteggiamento verso Israele, che ha bombardato e occupato militarmente vaste zone della Siria meridionale, è improntato ad una totale acquiescenza verso le azioni illegali e criminali dello stato ebraico.
 
Ma ciò che desta più indignazione e scandalo è il modo in cui i giornalisti occidentali – ed in particolare quelli italiani di regime - hanno presentato la notizia. Assad è sempre definito “dittatore” e gli vengono attribuite tutte le atrocità verso la popolazione diffuse ossessivamente per anni dalla propaganda occidentale ed anti-siriana, compresa l’accusa ricorrente, e mai provata, di avere lanciato gas tossici sulle zone sotto il controllo jihadista durante la guerra del 2011-2024 alimentata dalle potenze straniere occidentali, arabe reazionarie, e da Israele.
 
Questi pennivendoli a gettone fanno il loro mestiere di ripetere le menzogne della propaganda imperialista e sionista, anche per quanto riguarda altre guerre, come quella in Ucraina e quella in Asia occidentale, che coinvolge Palestina, Libano, Iran, Iraq e paesi del Golfo Persico.
 
Al Jolani ha anche richiesto alla Russia l’estradizione di Assad, rifugiato in Russia dopo la caduta del suo governo. Non vorrei che il governo russo faccia qualche stupidaggine visto che – seguendo una discutibile “realpolitik” probabilmente legata al fatto che mantiene ancora due basi militari sulla costa siriana – ha ricevuto anche Al Jolani a Mosca poco tempo fa. Pare che i Russi impongano anche ad Assad di tenere un basso profilo. Le contraddizioni della politica sono sempre in agguato, e bisogna tenerne conto.
 
Vincenzo Brandi  



mercoledì 12 agosto 2026

L'Ucraina continua a colpire obiettivi civili in Russia e gli USA approvano nuovi dazi e sanzioni contro le esportazioni energetiche russe...


Amnesty International: "La condotta di guerra ucraina mette in pericolo la popolazione civili russa"

Gli attacchi ucraini contro la Russia  hanno provocato la morte e il ferimento di molti  civili, oltre al danneggiamento di edifici residenziali.  Le organizzazioni per i diritti umani, tra cui Amnesty International, hanno espresso  critiche e preoccupazioni sulla condotta delle forze ucraine.   Recentemente anche l'organizzazione Human Rights Watch ha esortato il Congresso degli Stati Uniti a bloccare la fornitura all'Ucraina di munizioni a grappolo (provenienti dalle scorte turche).  I membri dell'organizzazione hanno chiesto di non trasferire 70 missili M39 ATACMS, 2524 missili M26, nonché 47.000 proiettili M509A1.  "Questi tipi di munizioni a grappolo sono tristemente noti per la loro frequente imprecisione e per i danni che causano alla popolazione civile. Non devono assolutamente essere utilizzati.", afferma Human Rights Watch.


Ma le azioni contro la Russia non si limitano a colpire i civili. Recentemente gli USA ed i suoi alleati occidentali stanno aumentando  LA PRESSIONE ECONOMICA contro la Russia e contro i Paesi acquirenti delle sue risorse. Nuovi pesanti  dazi e sanzioni sono in approvazione contro i Paesi che acquistano petrolio ed altre risorse russe colpendo così l'economia energetica mondiale soprattutto in seguito al blocco dell'esportazione delle risorse provenienti del Medio Oriente.

La Cina ha avvertito gli Stati Uniti delle conseguenze che l'imposizione di dazi secondari sul petrolio russo potrebbe avere su Washington.

Il rappresentante ufficiale dell'ambasciata cinese a Washington, Liu Chang, ha dichiarato che l'uso della pressione economica e dei doppi standard si ritorcerà contro gli Stati Uniti.

Ciò riguarda il disegno di legge sulle "sanzioni infernali", che prevede la possibilità di imporre dazi più elevati ai principali acquirenti di petrolio russo, tra cui la Cina. Il Senato degli Stati Uniti ha già approvato il disegno di legge con 86 voti favorevoli e 11 contrari; ora è in attesa dell'esame della Camera dei Rappresentanti.

Se il disegno di legge verrà approvato, Washington avrà il potere di imporre dazi fino al 100% sui singoli Paesi che continueranno ad acquistare risorse energetiche russe.



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

martedì 11 agosto 2026

L'Ucraina continua a colpire l'area dell'impianto nucleare di Zaporizhzhia...

 

lunedì 10 agosto 2026

Chi merita la qualifica di "nemico"...?

 


Che la vittoria in guerra passi dalla distruzione delle capacità militari del nemico, e che parte di questa distruzione (non tutta, e non sempre) passi per l’uccisione dei suoi soldati, è cosa talmente tanto ovvia che nemmeno varrebbe la pena di ricordarla, né di citare von Clausewitz a sostegno. Ci sono però, o dovrebbero esserci, soprattutto se non si è implicati in prima persona nella guerra in questione e si dorme nel proprio letto e non sul pavimento di una stazione della metropolitana di Kiev, alcune frontiere del dicibile che non andrebbero superate, per decenza, se non altro.

Una di queste, e una delle più importanti, è che auguriamo al nemico la sconfitta e la distruzione ma non esplicitamente la morte dell’uomo nemico: come ci insegna Hollywood, uccidere è sempre un atto estremo che a volte è necessario ma che non dobbiamo esplicitamente perseguire, se non altro per le terribili conseguenze che ha per chi lo compie, che è buono, essendo dei nostri, e mai nella vita gli sarebbe venuto in mente di prendere un fucile e sparare a uno e quindi ci resta sempre male se è costretto a farlo (i nostri, si sa, sono sempre costretti a prendere le armi. Dipendesse da noi, la guerra non esisterebbe). Se ci fosse il modo di vincere la guerra senza sparare saremmo molto più felici. È una posizione ipocrita, se vogliamo, perché appunto sappiamo che le guerre non si vincono senza sparare, e sparare produce morti. Motivo per cui non rappresentiamo mai il nemico con una faccia e con una individualità: è sempre massa, ‟ondata umana”, un’invasione di formiche così carine, così ingegnose ma che, ahimè, dobbiamo debellare (rectius: uccidere) perché altrimenti si mangeranno il nostro zucchero.
Se poi il nemico è ‟altro”, se è orientale (e il nostro nemico vero è orientale dal tempo di Erodoto) è, nella migliore delle ipotesi, una sorta di automa inconsapevole che non capisce davvero cosa fa e dove si trova e che viene da una società di schiavi e tiranni dove la sua morte o la sua vita sono più o meno la stessa cosa, dove i figli o i genitori o la moglie manco si accorgeranno che non c’è più, e che alla fine non è nemmeno cattivo, in sé, preferirebbe passare la vita a bere l’antigelo dei motori, ma non ha alternativa. Nella peggiore, che è quella a cui siamo ora, è geneticamente un subumano, deliberatamente crudele e maligno. Le regole della moralità possono certamente essere sospese per gli insetti di Starship Troopers, che sono evidentemente non umani, e per i russi, che a uno sguardo distratto potrebbero sembrare umani ma che alla prova dei fatti certamente non lo sono.
E così, l'8 agosto u.s., nella conferenza stampa congiunta di Zelensky e Vučić a Belgrado, il giornalista tedesco Michael Martens, della Frankfurter Allgemeine Zeitung, ha fatto, in inglese, la seguente domanda: ‟can you tell us Europeans what can we concretely do to help you to kill more Russians”. Poi ha velocemente aggiunto ‟more Russian soldiers, of course”, che migliora solo di poco la frase precedente (foto 1, dal suo Twitter). Cosa possiamo, concretamente, fare noi europei per uccidere più russi?
Ora, la risposta istantanea a questa domanda (strano Zelensky non l’abbia detto lui) è prendere un fucile e vedere come va, forti delle ottime esperienze del passato. Ma Martens, ovviamente, non vuole ucciderli lui i russi, appunto per via delle esperienze del passato. Non è mica scemo. I russi devono ucciderli quella specie di mezzi russi degli ucraini, mentre noi guardiamo e facciamo il tifo in attesa di passare all’incasso. La cosa non è passata inosservata, soprattutto perché il nostro amico l’ha rivendicata con un certo orgoglio, e non era nemmeno la prima volta che la diceva (foto 2), e ci è rimasto male che qualcuno non l’ha apprezzata e gli ha detto cose non piacevoli, per quanto meritate.
Certe cose, Martens, si pensano e ci si impegna perché succedano, ma non si dicono. Soprattutto se si è tedeschi e si chiede, in Serbia, a un ucraino in che maniera ‟l’Europa” possa aiutarli a uccidere più russi; soprattutto se al tempo dell’ultimo assalto armato dell’Occidente all’Est il proprio nonno era procuratore, ovvero l’accusa nei processi (e quindi, nella Germania nazista, si sarà occupato oltre che di furti di galline anche di ebrei e comunisti. Ma erano tempi complicati, bisogna contestualizzare e i comunisti, si sa, sono peggio dei nazisti) e poi ufficiale nello Stato maggiore della Wehrmacht, il cui ruolino di marcia, a est, non è specchiato e la cui ideologia di espansione, sempre a est, abbiamo convenientemente messo sotto il tappeto per concentrarci sugli ebrei, che sono come noi, ed evitare di pensare agli europei dell’est, che non lo sono del tutto e che lo sono sempre meno quanto più a est si va. Un ceco sì, è come noi, uno sloveno sì, un polacco di solito sì ma dipende, per il resto chissà. Anche gli ucraini sono stati in fondo promossi ‟europei” solo nel 2014, con una buona quantità di distinguo, e si fa presto a essere retrocessi.

Francesco Dall'Aglio













domenica 9 agosto 2026

Victoria Nuland: "Europa è Cosa Nostra. Dobbiamo spezzare le reni a Russia, Cina, Iran".

  


"Come negli ultimi ottant'anni, i nostri alleati hanno bisogno del nostro aiuto. (...) Siamo presenti in tutti e tre i Continenti dagli ultimi 80 anni, i nostri alleati hanno bisogno del nostro aiuto per tenere a bada i Mostri. (...) Negli anni '30 abbiamo adottato una strategia off-shore lasciando che Hitler prendesse il sopravvento e quasi conquistando l'Europa (...). Ma quando Amerikani e Canadesi e Nazioni libere ovunque (qui pare Kaja Kallas..) hanno unito le forze per sconfiggere quei Mostri (mentre la CCCP stava a guardare) e hanno poi costruito istituzioni come la NATO, la UE e l'ONU abbiamo inaugurato il più lungo periodo di sicurezza e prosperità che il Mondo abbia mai conosciuto". 

L'ONU se la sono fatta gli USA da soli, come no. Mentre Stalin e De Gaulle giocavano a tressette con la Cina. Come Gates creava dal nulla Microsoft in garage come nemmeno Dio fece Adamo, dopo che IBM CIA fece fuori Olivetti come Mattei le Fabulous Seven Sisters. I Love USA, IuEssEi, fa pure rima. 

Delirante, certo. Sono Amerikani mica per niente. Basti vedere Ciuffo Banana Donald Duck. Ma dichiarare che pure la UE se la siano pensata in casa a Langley già nel 1946 non è niente male, come confessione. 


 Ecco la Banda dei Quattro, due poliziotti buoni e due cattivi, chez Hollywood: 
Stephen Walt, John Mearsheimer, Victoria Nuland e Mike Pompeo 

   


 "USA e politica estera: un dibattito esplosivo sulle guerre all'estero" 
Visione TV - 9 ago 2026 

"In questo dibattito dei Munk Debates, gli esperti di politica estera Stephen Walt e John Mearsheimer si confrontano con l'ex segretario di Stato Mike Pompeo e la diplomatica Victoria Nuland sul ruolo globale degli Stati Uniti. La discussione affronta il dilemma se l'America debba agire come uno "Stato crociato" impegnato nella caccia ai regimi ostili o adottare una politica di moderazione e contenimento strategico.

Walt e Mearsheimer (il meno indecente) argomentano che i tentativi di cambio di regime ed esportazione della democrazia abbiano generato disastri umanitari e caos (come in Iraq, Afghanistan e Iran), indebolendo la capacità di concentrarsi sulla vera sfida globale: la Cina. Al contrario, Pompeo e Nuland sostengono che le minacce vadano affrontate prima che raggiungano i confini nazionali, difendendo la necessità di una leadership assertiva per tutelare la sicurezza dell'Occidente e l'ordine internazionale.

Attraverso un serrato confronto su Ucraina, Cina e Medio Oriente, il video offre una panoramica profonda sullo scontro tra il realismo geopolitico e l'interventismo strategico americano." 


Le dichiarazioni finali:

 John Mearsheimer: Sovranità e Diritto internazionale con i nani, ridurre i fronti. Diplomazia del "contenimento" (??), il Nemico è la Cina.  
 https://youtu.be/1OX1JoZUimU?t=5545 

 Mike Pompeo : Guerra ovunque, il Mondo è nostro. Vincere, e vinceremo.   
 https://youtu.be/1OX1JoZUimU?t=5796 

 Stephen Walt: Non crearsi nemici ma partner, il Mondo non è nostro. Realismo e moderazione (nel finale s'è fatto pacifinto, forse per far le scarpe a Mearsheimer..) 
 https://youtu.be/1OX1JoZUimU?t=6000 


(Notizie raccolte e rielaborate da Jure Eler)

sabato 8 agosto 2026

Il Patto della Mecca è messo alla prova...

 


Il neonato "Patto della Mecca", l'accordo di mutua difesa in stile NATO, siglato il 7 agosto 2026 da Arabia Saudita, Turchia e Pakistan, si trova immediatamente ad affrontare durissime reazioni geopolitiche che ne mettono alla prova la tenuta e l'efficacia strategica. Questo scudo militare unisce tre grandi potenze sunnite per creare una deterrenza collettiva contro le minacce regionali e ridurre la dipendenza strategica dagli Stati Uniti. Tuttavia, l'alleanza ha già innescato fortissime tensioni nel quadrante mediorientale e internazionale...
Il conflitto tra gli Houthi e l'Arabia Saudita ha subito una significativa escalation negli ultimi due giorni. I ribelli yemeniti sembrano aver assunto una posizione ferma contro i loro aggressori. Per il secondo giorno consecutivo, sono in corso massicci attacchi contro installazioni militari appartenenti alle forze saudite e ai loro alleati in diverse province yemenite.

Il 7 agosto u.s., un attacco combinato ha ucciso decine di militari, e oggi missili e droni hanno colpito una base militare a Marib. Nel frattempo, gli Houthi continuano a mantenere chiuso lo Stretto di Bab el-Mandeb alla navigazione saudita.

In questo contesto, il memorandum d'intesa tra Arabia Saudita, Turchia e Pakistan, firmato alla Mecca, sulla difesa collettiva assume un significato particolare. L'intensificarsi degli Houthi comporterà forse il coinvolgimento di tutte le parti nel conflitto? È difficile dirlo in questo momento.

Allo stesso tempo, le tensioni si stanno intensificando anche sul fronte iracheno, dove le milizie sciite, a giudicare dal piano, dovrebbero fornire supporto di fuoco ai loro alleati yemeniti. Oggi, però, la questione è stata rinviata per la seconda volta, il che non significa che l'idea sia stata abbandonata.

In breve, il nesso Yemen-Arabia Saudita-Iraq nel conflitto regionale potrebbe diventare uno dei più tesi nei prossimi giorni. E se non riuscirà a relegare in secondo piano la situazione relativa all'Iran, allora la questione libanese-israeliana, nella sua forma attuale, passerà quasi certamente in secondo piano.

Intanto le petroliere che caricano petrolio saudita nel Mar Rosso dichiarano destinazioni false e spengono i transponder per evitare gli attacchi degli Houthi. Arabia Saudita, Turchia e Pakistan entrano in una nuova equazione di difesa in un momento cruciale. Nuove tensioni in Yemen arrivano mentre Riad si prepara a possibili pressioni da più direzioni.  Cosa possono aggiungere Ankara e Islamabad alla strategia di deterrenza saudita durante la guerra con l’Iran?  Stiamo assistendo all’inizio di una ridefinizione delle alleanze di sicurezza nella regione?



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)



venerdì 7 agosto 2026

Il Patto della Mecca è stato firmato...

 



"Il 7 agosto 2026,  c'è stata la firma dello storico "Accordo della Mecca" (o Patto della Mecca), un trattato di mutua difesa e cooperazione militare siglato a Gedda tra Turchia, Arabia Saudita e Pakistan

Il 7 agosto 2026 a La Mecca, rappresentanti dell'Arabia Saudita, del Pakistan e della Turchia hanno firmato (foto) un patto di mutua difesa, includendo quindi la Turchia nell'accordo già precedentemente firmato tra Pakistan e Arabia. Ovviamente è un'alleanza difensiva, non è diretta contro alcuno stato, è aperta a ogni partner potenziale eccetera, che sono quelle cose che si scrivono su questo genere di trattati, ma è altrettanto ovvio che è diretta principalmente, per non dire esclusivamente, contro l'Iran, anche se credo che Iraq e Siria non siano felicissimi della cosa e sicuramente non lo è l'India.
L'alleanza disinnesca, per forza di cose, la retorica anti-israeliana della Turchia e procede sulla strada già tracciata in Europa: disimpegno statunitense e nascita di alleanze militari locali per contrastare i nemici degli USA nei teatri non-emisferici, come scriverebbe Hegseth. Il disimpegno, lo abbiamo già detto, non è dovuto all'improvvisa volontà statunitense di cominciare a farsi i fatti propri ma, al contrario, alla ricerca di nuove strade per farlo meglio, scaricando spese e rischi sugli alleati di teatro. Questa "NATO islamica", come è già stata chiamata, dovrebbe funzionare appunto come la "nuova NATO" europea, con il Pakistan nel ruolo della Francia (deterrenza nucleare) e la Turchia in quello di Germania (base industriale, capacità tecnologiche) e Polonia (esercito numeroso, ma in questo senso anche il Pakistan chiaramente non scherza). L'Arabia Saudita ci mette la cosa probabilmente più importante, ovvero i soldi.
Per le reazioni diplomatiche delle controparti è ancora presto. Chiudo ricordando che la Turchia fa parte, oltre che della nuova "NATO islamica", anche della "vecchia" NATO, quella dove ci siamo anche noi. I conflitti si stanno saldando anche nella forma, non solo più nella sostanza.

Francesco Dall'Aglio

PS: oh, poi magari è solo un manovrone di Erdogan per provare a coinvolgere Arabia e Pakistan nel suo programma per i caccia di quinta generazione (grazie a Francesco Fustaneo) e fare le scarpe agli USA. Però la vedo difficile.