lunedì 21 settembre 2026

Definitivo. Pissi pissi bau bau... di elezioni si campa, di elezioni si muore!

 


Ante Scriptum. Sono in arrivo i risultati "definitivi" delle elezioni parlamentari in Russia, per il rinnovo della Duma di Stato tenutesi dal 18 al 20 settembre 2026, e  mostrano la netta vittoria del partito di governo, Russia Unita, legato a Vladimir Putin, che ha ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi.  Secondo i dati  e le distribuzioni delle percentuali e dei seggi,  che variano a seconda dei resoconti ufficiali diramati e dalle stime delle agenzie informative, risulta che Russia Unita ha ottenuto il 57,83% (o il 58% secondo altre proiezioni ufficiali finali), conquistando la cifra record di 355 seggi su 450 totali all'interno della Duma di Stato. La Kallas ha detto di non credere a questo risultato: "l'è tutto sbagliato, è tutto da rifare...!"
In tutta Europa siamo in fermento elettorale, si vota un po' dappertutto, e presto si voterà anche in Italia,  ma l'Italia si distingue per "cambiare tutto per non cambiare niente",  la frase esatta del romanzo Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa è «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi» . E le schiere politiche dei vari Capitan Fracassa (italianissimi fino al midollo) si preparano alle elezioni nazionali all'insegna del "cambio di casacca". 

Nel centrodestra si schierano differenziandosi: Lega, per la pace e per il gas russo, Meloni, per la guerra e per le armi, Forza Italia per un po' di qua ed un po' di là. Nel Campo Largo stessa formazione disgiunta: Cinque Stelli per la pace e per il gas russo, Democratici PD per dove dice l'UE, mentre Calenda e quell'ex concorrente  di Lascia o Raddoppia sono per un po' di qua e un po' di là. 

Così vissero tutti felici e contenti, dove si vota si vota per avere la stessa minestra sciapa e salata allo stesso tempo. 

Dietro le quinte i Fuori Zona ed  i Non Allineati disquisiscono sul "vuoto":  

"Un bel dì vedremo, e per fortuna almeno l'inciucio è già visibile. Dipenderà anche da tutti noi.  Parleremo di Ucraina, per forza,  magari in segreto al Copasir,  noi, cioè: Agorà di d'Orsi, Potere al Popolo, i 10.000 gruppi, i singoli, due  gatti o un milione,  renderemo manifesto  il nostro dissenso".

E l'Alternativa all'alternativa dichiara: "Com'era il Discorso dal Balcone? "Abbiamo abolito la Povertà!".  Ora aboliranno pure l'abolizione, pane a 1 euro e benza pure, con l'annonaria. Un chilo e 3 litri a testa al giorno. Salute gratis per tutti e un paio di scarpe nuove. Come no.  Qualcuno confonde questi con il BSW? Davvero?

Bravi i 5*, pure furbi, quasi quasi ci credo. Bella trappolina per i boccaloni, vedremo quanti ci cascano. Se in tanti, poi potrebbero allearsi con FN, che il programma quello è, così raccogliendo un po' di frattaglia fanno l'ambo 42% + bonus.  E fatto il 42% ovvero il 60 mettiamo il Soldato Vannacci agli Esteri e il Caporale Di Maio alla Difesa, il Montatore di carri Ugo Rossi agli Interni a sputare sui negri, Schlein all'Estetica, il saltimbanco Rizzo al Circo e ovviamente Pinocchio Conte Presidente. Del Consiglio, dico, ovvero Premier sui media. Così a Presidente Repubblica eleggiamo il Sinistro Prode, che purtroppo D'alema s'è dato e la Pasionaria in bandana e mimetica è tornata dal suo Nato Giacinto. Di certo Langley approverebbe, quindi pure UvdLeyen.

P.S. 1 - Il dubbio: sarà stata mica la banda sopra a far fuori il Dibba?... Che genio non è, ma a confronto a questi...
P.S. 2 - Dove Marco abbia adocchiato un qualche pacifista nel "campo largo", addirittura "molti" tra i tanti, non è dato sapere.  

Discorso ingarbugliato tra sistemisti e alternativi al sistema... tra cui: Marco Palombo, Jure Eler e Paolo D'Arpini




Articolo collegato: 

L'Italia alla canna del gas... si prepara al voto nel 2027:    https://altracalcata-altromondo.blogspot.com/2026/09/litalia-alla-canna-del-gas-si-prepara.html

Anteprima sui risultati delle votazioni parlamentari del 18, 19 e 20 settembre 2026 in Russia...

 

Russia Unita in testa...

I risultati preliminari delle elezioni parlamentari russe del 2026 per il rinnovo della Duma di Stato, conclusesi il 20 settembre 2026, vedono una vittoria schiacciante del partito di governo Russia Unita, legato al presidente Vladimir Putin.

I dati principali emersi dai primi scrutini e dagli exit poll ufficiali indicano quanto segue:

Russia Unita in testa: Con l'avvio del conteggio delle schede, il partito del Cremlino si attesta intorno al 57,31% dei voti (in base ai primi dati parziali ufficiali rilasciati dalla Commissione Elettorale Centrale), confermando la sua amplissima maggioranza all'interno dei 450 seggi della camera bassa. Gli exit poll iniziali della televisione di Stato lo avevano collocato precedentemente attorno al  50%.

Affluenza alle urne: La partecipazione complessiva registrata dagli organi elettorali si è attestata al 52,6% circa nel pomeriggio dell'ultima giornata di voto. 

Contesto elettorale: Le votazioni si sono svolte nell'arco di tre giorni (dal 18 al 20 settembre). Si è trattato della prima tornata elettorale legislativa dall'inizio dell'Operazione Militare Speciale iniziata nel febbraio 2022 in Ucraina.



domenica 20 settembre 2026

"Dragone che abbaia non morde..."

 

Cavo Dragone: "La Nato valuta anche un attacco preventivo alla Russia"


L'ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare della Nato,  il 19 settembre 2026 a Copenaghen a margine della riunione dei vertici militari della NATO, ha inviato un severo avvertimento di deterrenza alla Russia dichiarando che l'Alleanza Atlantica è "pronta a rispondere" a qualsiasi potenziale escalation militare.

Durante una conferenza stampa al termine del vertice dei 32 capi di Stato maggiore della Difesa a Copenaghen, l'ammiraglio italiano ha usato parole molto nette per chiarire la prontezza operativa della Nato sul fronte orientale.

 Cavo Dragone ha dichiarato che "l'alleanza è pronta, la struttura è pronta. I soldati e le armi sono pronti", confermando l'esistenza di piani militari già esecutivi per "proteggere" i confini degli alleati NATO (e dintorni).

 Ha sottolineato che, "in caso di escalation, la Russia ha molto più da perdere che da guadagnare".  L'ammiraglio ha inoltre denunciato "le provocazioni di Mosca attraverso attacchi informatici, sabotaggi, violazioni dello spazio aereo e campagne di disinformazione mirate a incrinare l'unità e la fiducia dei cittadini europei".

Le dichiarazioni si inseriscono in un contesto di forte tensione internazionale e servono a ribadire la compattezza e la capacità di difesa immediata dei Paesi della Nato di fronte alle azioni del nemico russo, progettando anche la possibilità di attacchi preventivi della NATO.
 
Ma il "nemico russo", chiamato in causa dal Dragone, ha risposto con il silenzio  (della serie "Mamma mia che impressione...!?"). In passato, in occasione di simili uscite), Mosca aveva definito le posizioni NATO "estremamente irresponsabili o tentativi di provocare una reazione". Nelle uscite  recenti  la tensione resta  sul piano della guerra ibrida e delle pressioni reciproche, ma non ci sono azioni russe specifiche in risposta a Cavo Dragone.


(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)



sabato 19 settembre 2026

Ucraina. 27.000 vittime al mese posson bastare...?



Parlando il 17 settembre 2026 al Sjem, la Camera Bassa del Parlamento polacco, il Primo Ministro Donald Tusk ha violato il grande tabù che accompagna questo conflitto fin dal primo giorno, che prevede che delle perdite militari ucraine non si parli mai, e ha riferito che ‟secondo informazioni ricevute dai partner ucraini”, le perdite militari ucraine tra morti e feriti ammontano a 27.000 al mese, a causa del cambio di strategia e delle ‟nuove capacità tecnologiche della Russia” (link 1). 

A 24 ore di distanza la cifra non è stata smentita dalla leadership ucraina e non ha provocato alcun dibattito sulla stampa ucraina, cosa che ci lascia credere che davvero la cifra sia stata comunicata a Tusk da Kiev, o con l’intento che la divulgasse o comunque senza la proibizione di farlo. Del resto già a fine agosto Budanov aveva detto che ‟per mantenere quello che abbiamo” l’Ucraina ha la necessità di reclutare ogni mese non meno di 30.000 uomini (link 2). 

Già allora qualcuno aveva, molto timidamente, provato a dire che questo voleva dire che le perdite ucraine erano dunque un po’ più alte dello zero riportato.

La rivelazione di Tusk va a colpire uno dei punti essenziali della propaganda occidentale, quello secondo il quale la Russia ha perdite mostruose a fronte di perdite ucraine trascurabili e marginali, e che questo sbilanciamento è dovuto a una combinazione di fattori che, alla lunga, la condurranno sicuramente alla sconfitta: disprezzo della vita dei propri uomini da parte della leadership politica e dei vertici militari, bassa qualità dell’addestramento e dell’equipaggiamento delle truppe, tattiche vetuste e ‟sovietiche”, basso livello tecnologico e di innovazione, mentre dall’altra parte si ha, al contrario, la preoccupazione costante di salvaguardare la vita dei propri soldati, tattiche ed equipaggiamenti di prim’ordine (non a caso occidentali) e soprattutto un’innovazione tecnologica e dottrinale continua e impareggiabile. E invece il discorso di Tusk non soltanto osa parlare di morti e feriti ucraini, e non pochi, ma lo fa al termine di un discorso incentrato sul ribaltamento completo di questa narrativa, nel quale parla di ‟eventi gravi” e ‟prove difficili” non tanto per l’Ucraina quanto per la Polonia.

Secondo lui l’inverno sarà un periodo critico, perché la Russia ha introdotto i droni con motore a reazione che le danno un grande vantaggio sul campo di battaglia, perché ci saranno attacchi con droni e missili contro i paesi che sostengono l’Ucraina che verranno presentati come ‟casuali” e che serviranno a indebolire l’integrità della NATO e dimostrare che l’articolo 5 è solo una possibilità teorica senza applicazioni pratiche, perché la Russia sosterrà le forze ‟filo-russe” nelle prossime elezioni in vari paesi europei e solo alla fine ha parlato delle perdite ucraine, collegandole appunto alle nuove strategie e alle innovazioni tecnologiche delle forze armate russe. La conclusione è un appello all’unità di tutte le forze politiche polacche e soprattutto la necessità che l’articolo 5 porti davvero a ‟una risposta rapida ed efficace” se le minacce russe dovessero diventare più serie. In più, ha annunciato un esteso programma di rafforzamento dei valichi di frontiera tra Polonia ed Ucraina, il che sembrerebbe dare per scontato che dell’Ucraina non resterà più nulla, cosa che non è certo nelle intenzioni russe, ma tant’è.

Lo scopo di questo discorso, e della puntualizzazione di tutte queste difficoltà dopo anni di fanfare trionfali, è abbastanza ovvio ed è, secondo me, duplice.

Quello meno importante è annunciare in sordina la necessità di provvedimenti legislativi che privino i rifugiati ucraini in età di servizio militare dello status di rifugiati, o addirittura un loro rimpatrio coatto: con perdite così elevate è chiaro che anche loro dovranno fare, per così dire, la loro parte. Quello più importante è preparare l’opinione pubblica polacca non certo a un intervento militare diretto contro la Russia, cosa per la quale servirà ben più di un discorso al Sejm, eventualmente, ma al fatto che la situazione è molto più dura di quanto suggeriscano certe rappresentazioni pubbliche, e che bisogna prepararsi a una guerra lunga, aumentare il sostegno all’Ucraina e cominciare a pensare che bisognerà accettare in prima persona costi e rischi crescenti. Cosa che si armonizza perfettamente con la strategia che Sikorski va da un po’ di tempo propugnando con le sue dichiarazioni bellicose, ovvero che bisogna perseguire nei confronti della Russia una politica di deterrenza che sia abbastanza aggressiva da rendere possibile uno scontro, ed essere pronti ad accettarlo, e preparati a vincerlo, se la Russia dovesse reagire.

Un quadro non confortante ma allo scontro diretto tra Europa e Russia, se mai, si arriverà in futuro. Al momento, il dato più evidente e doloroso di tutto questo discorso è che, finalmente, da parte nostra si ammette che anche gli ucraini muoiono, e in non piccolo numero. Sarebbe il caso che la notizia arrivasse anche alle orecchie dei nostri belligeranti da divano e li esortasse a ragionare un po’ sulla questione, invece di continuare a digitare furiosamente sulle loro tastierine convinti che ogni tweet sia un missile su Mosca e che l'unica conseguenza negativa sarà, al limite, un calletto sul pollice per il quale comunque riceveranno una medaglia al valore, per cui ne sarà valsa la pena.

Francesco Dall'Aglio




Link 1: https://www.polskieradio.pl/.../3732653%2Cpilne...

Link 2: https://www.pravda.com.ua/.../2026/08/28/8050796/index.amp

Russia: è tempo di Elezioni Parlamentari...

 


Le elezioni parlamentari in Russia del 2026 si stanno svolgendo da venerdì 18 a domenica 20 settembre 2026, per rinnovare la Duma di Stato (la camera bassa del Parlamento). Si tratta delle prime elezioni legislative nazionali dall'inizio dell'Operazione Militare Speciale in Ucraina. 
  •  Sono in palio tutti i 450 seggi della Duma di Stato per un mandato di 5 anni (fino al 2031). 
  • 225 deputati vengono eletti tramite liste proporzionali di partito e gli altri 225 tramite collegi uninominali maggioritari. 
  •  In parallelo al voto nazionale, si vota anche per l'elezione di 11 governatori regionali e per il rinnovo di 39 parlamenti locali. 
I principali blocchi politici sulla scheda elettorale includono:
  • Russia Unita: Il partito di governo  che nel voto precedente (2021) aveva conquistato la maggioranza assoluta con 324 seggi.
  • Opposizioni: Il Partito Comunista, Russia Giusta, il Partito Liberaldemocratico e Nuova Gente.
I risultati ufficiali e l'affluenza definitiva cominceranno a essere diffusi a partire dalla chiusura dei seggi, prevista per la serata di domenica 20 settembre 2026.




Commenti a latere:  Appello del capo della diplomazia europea, Kallas,  a non riconoscere i risultati delle elezioni in Russia.  - Zakharova risponde: "Nell'Unione Europea, Kallas non è riconosciuta da tempo."



venerdì 18 settembre 2026

Richiesta saudita a Damasco: "forze siriane contro Ansar Allah" ma Joulani nicchia...



Secondo fonti del quotidiano turco "Turkey Today", l'Arabia Saudita ha fatto una richiesta alla Siria di formare e inviare un'unità militare siriana per partecipare alle operazioni contro "Ansar Allah" nello Yemen. Fonti siriane affermano che Damasco ha respinto questa richiesta.

Allo stesso tempo, le autorità siriane non intendono ostacolare la partenza di singoli individui, in veste di mercenari, ma non si assumeranno alcuna responsabilità per loro. Allo stesso tempo, fonti turche hanno smentito qualsiasi coinvolgimento di Ankara nel reclutamento o nel trasferimento di combattenti siriani nello Yemen.

L'Arabia Saudita continua a cercare una "soluzione alla guerra yemenita" secondo il principio: "se non abbiamo  risorse proprie,  proviamo a trovarne altre, a pagamento...". Ma, come si può vedere, Damasco non sembra intenzionato a "intervenire" in questa avventura. La Turchia non c'entra assolutamente nulla...

Nel frattempo giunge notizia che  un deposito di munizioni, appartenente al cosiddetto governo siriano di Joulani, è esploso a Deir ez-Zor. Un avvertimento?


Avvertimento?

Come diceva Machiavelli, le truppe mercenarie sono inutili e pericolose. A quanto pare, a Riyadh e a Damasco, hanno deciso di verificare ancora una volta questo avvertimento.

(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

giovedì 17 settembre 2026

UE. La scalata di Ursula per la "dittatura"...

 


Il ‟discorso sullo stato dell’Unione” pronunciato da Ursula von der Leyen prosegue, anzi accelera, il processo che la Commissione da lei guidata, e mai eletta dai cittadini europei, sta ormai da tempo portando avanti, ovvero appropriarsi di una serie di prerogative che appartengono ai governi nazionali o in misura minore al Parlamento Europeo.
Lasciamo perdere la fuffa che serve a dare qualche spicciolo agli amici degli amici, come la ‟corporazione europea sulle materie prime critiche” che si occuperà, visto che al momento l’Europa dipende troppo dalla Cina, di procurarsi i materiali (suppongo dalla Cina, visto che non ci sono molti altri posti dove farlo), oppure il ‟piano europeo sulle ondate di calore” o la necessità di sviluppare l’IA, naturalmente senza spiegare come, con quali capitali, con quali risorse, con quali competenze. Lasciamo pure perdere che si è inventata una nuova formula non contemplata nei trattati, quella del ‟membro associato”, conferita al Canada così, d’imperio, ‟poiché piace alla nostra maestà”, come avrebbe detto qualcuno anni fa. Cosa significa ‟membro associato”, quali obblighi, quali benefici comporti per noi e per loro, quali svantaggi per noi e per loro, non si sa, boh, sicuramente è una cosa bellissima perché il Canada è bellissimo e l’Europa è bellissima, quindi che fa che il Parlamento Europeo non se sapeva niente e niente ne sapevano i governi nazionali.
Lasciamo stare la fuffa, dunque, e pensiamo alle cose serie e pericolose, ovvero i piani sulla difesa. Perché viviamo ormai sull’orlo del precipizio, signori cari, ce lo dice Ursula dunque è così. La guerra infuria e le minacce si accumulano sul nostro territorio, su tutta l’Unione, minacce ibride che, capolavoro di retorica, ‟diventano sempre meno ibride e sempre meno minacce”. Quindi, siccome dobbiamo essere pronti al momento in cui le minacce non saranno appunto più solo minacce né solo ibride, c’è bisogno di una nuova strategia di sicurezza europea. Insieme alla NATO, certamente, ma la NATO è un modello ormai superato, costruito per un mondo diverso. In primo luogo c’è bisogno di potenziare le nostre capacità ‟contro-ibride”, e mettersi d’accordo su come affrontare le minacce, in parole povere un meccanismo che si affianchi all’articolo 4 della NATO, quello che stabilisce che i paesi membri si consultino ogni volta che, secondo uno di essi, la sua integrità territoriale, la sua indipendenza politica o la sua sicurezza sono minacciate (nota bene: ‟secondo uno di essi”). C’è bisogno di un articolo 4 europeo, un ‟Protocollo di sicurezza d’emergenza”, che chiarisca una volta per tutte cosa fare, e farlo tutti.
Ma non basta, ci dice vdL. ‟Credo che dobbiamo andare ancora oltre”. ‟L’urgenza è chiara”. C’è bisogno di un Consiglio di Sicurezza Europeo. Cioè, in pratica, una branca della Commissione Europea che decida, bypassando i Parlamenti nazionali, come e con chi fare la guerra. E naturalmente, chiusura in gloria con vagonate di soldi per la difesa, vagonate di soldi per l’Ucraina, vagonate di soldi per il sistema antimissile Freya della Fire Point (oh, porca miseria, sempre là si va a finire!). Ma tutto questo non è importante, il Canada non è importante, i soldi a pioggia dati a chissà chi non sono importanti. È importante che, se questa matta avrà quello che vuole, domani mattina la guerra con la Russia non la deciderà il parlamento italiano ma il commissario lituano del Consiglio di Sicurezza Europeo. Stiamo per andare a sbattere, e farci parecchio male.

Francesco Dall'Aglio


Qui trovate il discorso completo, buona fortuna: https://ec.europa.eu/.../pressco.../detail/en/speech_26_1868
Qui invece la versione smart, tutta colorata, con le foto, le infografiche, insomma le cose che piacciono a noi giovani. Potete scaricarla e portarla sempre con voi, su ogni device: https://commission.europa.eu/.../367af55c-0045-46f1-a7fc...


Video collegato: Ursula von der Lyen parla. Parla? Sicuro? E ordina e comanda. A noi tutti imbelli sudditi.  Analisi filosofica e psichiatrica (semi)seria e (semi)colta di Stefano Orsi:    https://www.youtube.com/watch?v=h3QsHSrRNiE 

Varese: "NO ALL’INDUSTRIA DELLA GUERRA"...

 

Varese dice no alla guerra!


No all’ennesimo tentativo di dare un volto presentabile alla produzione e al commercio di armi.

La Fondazione Leonardo nasce nel 2018 come interfaccia “buona” della principale industria italiana della Difesa, Leonardo S.p.A. Ufficialmente si occupa di divulgazione scientifica e culturale e, dal 2024, è persino registrata come Ente del Terzo Settore.

Qual è l’oggetto del contendere?

Si tratta della delibera comunale del 23 dicembre 2025 con cui è stato approvato il protocollo d’intesa tra l’Amministrazione comunale di Varese e Fondazione Leonardo per la ristrutturazione dell’area dell’ex Aermacchi di via Sanvito, a Varese.

Una parte importante della cittadinanza e numerose associazioni contestano che la riqualificazione dell’ex fabbrica Aermacchi venga legata a Leonardo, colosso dell’industria bellica che intrattiene rapporti e affari con altre industrie militari, comprese quelle israeliane.

Il progetto prevede la trasformazione dell’ex fabbrica in uno spazio di utilità pubblica. Proprio per questo numerose associazioni hanno inviato al sindaco di Varese una lettera aperta, chiedendo che un progetto destinato alla collettività non venga realizzato attraverso accordi con l’industria delle armi.

Da anni si cerca di imporre la vulgata secondo cui la collaborazione con l’industria militare sarebbe necessaria perché produce innovazione, sviluppo e occupazione qualificata. Ma le risorse destinate al riarmo sono risorse sottratte ad altri settori fondamentali della società: sanità, scuola, ricerca civile, servizi pubblici, tutela del territorio e pubblica amministrazione. Settori che producono occupazione, sicurezza sociale e condizioni di vita migliori e che pongono fondamenta ben più solide per il futuro del Paese.

Investire nella guerra significa costruire un’economia sempre più dipendente dalla guerra.

La pace non è una parola astratta. Raccontare la pace, educare alla pace e soprattutto costruire materialmente condizioni di pace è un processo politico e sociale. Allo stesso modo, presentare la guerra come inevitabile, trasformare il riarmo in “difesa” e abituare la popolazione alla presenza sempre maggiore dell’industria militare nella società significa preparare un futuro nel quale la guerra diventa normale.

Non è un film e non è propaganda: è la realtà che abbiamo davanti.

A Varese cittadini e associazioni hanno scelto di dire NO al sistema di guerra, NO alla normalizzazione dell’industria bellica e NO a chi trae profitto dalla corsa al riarmo.

Sostenere chi si mobilita contro la guerra e per la pace significa anche dare attuazione concreta all’articolo 11 della Costituzione, secondo cui l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.

Il Coordinamento Nazionale No NATO sostiene e appoggia la mobilitazione dei cittadini e delle associazioni di Varese.

Fuori l’industria della guerra dagli spazi destinati alla collettività.


No al riarmo. No al sistema di guerra.
Per una politica di pace e di cooperazione tra i popoli.


Coordinamento Nazionale No Natocoordinamentonazionalenonato@proton.me





mercoledì 16 settembre 2026

4 ottobre 2026: Bicentenario di San Francesco e presentazione del libro "Dal Treja a Treia" di Paolo D'Arpini



In occasione  dell' VIII centenario della morte di San Francesco (1226–2026)  viene presentato il  nuovo libro di memorie "Dal Treja a Treia"  di Paolo D'Arpini in cui l'autore  racconta le sue avventure  vissute  dal 1976 a Calcata,  il famoso borgo della Tuscia,  e successivamente proseguite  a Treia a partire dal 2010 ad oggi.

Nella Sala Multimediale del Comune di Treia, alle ore 17
in Via Cavour, 29 - Centro Storico

 "Dal Treja a Treia -   Viaggio fra bioregionalismo, ecologia profonda e spiritualità laica. Da Calcata alle Marche”.  Il libro, edito da Ephemeria di Macerata, è un'avvincente narrazione del percorso  vissuto dall'autore.
Info: 0733/216293 - 348.7255715

Dalla quarta di copertina: 
Il libro  è un racconto di vita dell’autore Paolo D’Arpini, scrittore e viaggiatore, fra Africa, India e Paesi d’Europa, sempre alla ricerca del Sé più profondo in relazione alle tante esperienze vissute e alle comunità/culture che ha incontrato durante i suoi viaggi e alle sue ricerche spirituali. Nel libro si tratta di quegli argomenti riportati anche nel sottotitolo del volume: bioregionalismo, ecologia profonda e spiritualità laica, termini che, in parte, lo stesso autore ha contribuito a coniare. Le località punti focali dei racconti sono principalmente due, Calcata nella Valle del fiume Treja dove D’arpini ha vissuto, in anni più giovanili, ed è stato uno dei protagonisti di quella comunità di artisti e pensatori che ha reso Calcata famosa in Italia e nel mondo, per poi arrivare a Treia, in provincia di Macerata nelle Marche, dove l’autore vive stabilmente ormai da diversi anni proseguendo la sua ricerca personale intorno ai temi sopra citati e in contatto con le comunità locali. Un’attenzione particolare è rivolta alle attività che l’autore svolge nell’ambito dell’associazione Auser di Treia di cui è socio. 

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Collage di Sergio Orlando

...e con l'inverno viene voglia di fare la "pace"...



Jonathan Powell, consigliere per la sicurezza nazionale del Regno Unito, in seguito al drammatico raffreddamento del clima in Europa,  previsto con l'arrivo del Niño *, ha lanciato un serio allarme per la carenza di combustibili dovuta alla continuazione del conflitto in Medio Oriente. Ma lancia un appello alla comunità europea di non cedere alla tentazione di rifornirsi di gas dal perfido Putin. Come vorrebbero fare il premier della  Bulgaria e quello della Slovacchia che hanno già chiesto di "far pace con la Russia e riprendere ad approvvigionarsi del meraviglioso gas della tundra". 

Anche in Italia, in ambiti governativi, si levano voci di riprendere i rapporti commerciali con la Russia. Ma c'è chi sta peggio di noi, ad esempio in Ucraina dove l'inverno è micidiale e "gli ucraini non si salveranno da un blackout e dal freddo, nemmeno nei villaggi - lo afferma il capo dell'Ufficio per le politiche migratorie dell'Ucraina- trasferirsi dalle grandi città ai villaggi per l'inverno non cambierà nulla, se la Russia dovesse avere come obiettivo quello di lasciare l'Ucraina senza energia e risorse" ha dichiarato Vasily Voskoboinik.


Secondo lui, un esodo di massa è impossibile e non risolverà i problemi legati al lavoro, all'istruzione dei bambini e all'assistenza medica. "Dove può trasferirsi Kiev con i suoi 3 milioni di abitanti? Dove possono trasferirsi Kharkiv, Dnipro, Zaporizhzhia? Non abbiamo un Paese di riserva", ha affermato Voskoboinik.

Le trascorse stagioni invernali,  quando la Russia era stata più misericordiosa, Klitschko aveva  invitato parte dei residenti a lasciare temporaneamente Kiev. Ora ha cambiato idea e sembra inneggiare alla pace con i "cugini" russi.

Da parte sua la Russia ha ripetutamente sottolineato di essere disposta a chiudere il conflitto ucraino, avendo già esposto le sue condizioni, e comunque di   non avere intenzione di attaccare i Paesi occidentali e di non avere alcun interesse a farlo. Tuttavia, se l'Europa, che regolarmente parla di prepararsi a una guerra contro la Russia, attaccasse la Russia, "si tratterebbe di una guerra completamente diversa, e sarebbe molto breve";

Secondo il ministro degli esteri russo, Lavrov, il conflitto ucraino è una diretta conseguenza della politica espansionistica dell'Occidente. "La risoluzione del conflitto in Ucraina prevede il raggiungimento degli obiettivi iniziali dell'operazione militare speciale.  Il raggiungimento di tali obiettivi contribuirà a migliorare la situazione in tutta l'Eurasia e rappresenterà un contributo a un nuovo ordine mondiale. Mentre Zelensky e il regime da lui creato in Ucraina, con una tenacia degna di un impiego migliore, stanno boicottando ogni serio tentativo di accordo",  ha concluso il ministro Sergej  Lavrov.



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)




Commento di Enrico Vigna: “La strategia dell'Occidente di mettere in ginocchio la Russia attraverso la crisi Ucraina sta fallendo. La Slovacchia intende bloccare il piano dell'UE di estendere le sanzioni contro la Russia per 12 mesi”.


martedì 15 settembre 2026

L'Italia alla canna del gas... si prepara al voto nel 2027...

 



In Italia la data delle prossime elezioni nazionali non è stata ancora fissata ufficialmente, ma il dibattito politico si sta concentrando sulla primavera del 2027.
Le prossime consultazioni principali riguarderanno le elezioni politiche per il rinnovo della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, la cui scadenza naturale della legislatura è prevista per l'autunno del 2027.

Diverse fonti interne alla maggioranza e analisi giornalistiche  indicano l'11 aprile 2027 come una delle date più probabili.

Secondo notizie di corridoio, rivelate da alcuni quotidiani nazionali il 14 settembre 2026, il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, starebbe valutando di anticipare il voto in primavera (tra aprile e giugno) sia per mettere in difficoltà le opposizioni sul fronte delle primarie, sia per evitare di sovrapporre la campagna elettorale con la complessa sessione autunnale dedicata alla manovra di bilancio dello Stato. 
 
Si ipotizza inoltre di unire le elezioni politiche alle elezioni comunali previste per lo stesso periodo nel 2027, così da ridurre i costi e concentrare l'affluenza alle urne.  I decreti ufficiali di indizione dei comizi elettorali, che stabiliranno i giorni precisi delle votazioni, verranno emanati dal Presidente della Repubblica solo dopo lo scioglimento formale delle Camere.

(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)



Commento pervenuto via email:

I parametri economici sono pessimi: energia ai massimi: Gas 82 dollari, Petrolio Wti e Brent, 102 e 106 $/b.
Tutti pensano al caro carburanti e tra due mesi arriverà anche il problema per il riscaldamento, gas e gasolio servono anche per quello.

Incertezza anche nelle Borse. IA che era già a rischio bolla, supervalutata, e che, se non rallentasse, con i Data Center distruggerebbe ambiente, energia, risorse idriche e pure risorse finanziarie necessarie a tenere in piedi i debiti pubblici.

Magari la situazione migliorerà un po', ma sarà dura per tutti in Europa e in Italia spendere patrimoni per armi, e anche un po' a caso, mentre aumentano difficoltà economiche per troppi.

Anche con il voto a primavera, cinque sei mesi di governo Meloni e di dibattito nel campo largo non riuscirebbero a gestire la situazione. Solo un governo tecnico sostenuto da finanza, media, UE, riuscirebbe a gestire lo strozzamento  e garantire l'aumento di spese militari.

Forse tra una settimana tutto sarà diverso, ma ora la vedo così, e ve lo scrivo perché il quadro della situazione non è fuori dalla realtà,  anche se un eventuale governo tecnico oggi sembra impossibile.

Ma il rischio c è, saperlo aiuta ad evitarlo?

Marco Palombo



lunedì 14 settembre 2026

Isolando la Russia l'Europa ha emarginato se stessa...

 


domenica 13 settembre 2026

Nuova Delhi. Assemblea BRICS 2026 - Le dichiarazione di Xi Jinping, Vladimir Putin e Narendra Modi...

 

 12 e 13  settembre 2026

Il 18° vertice dei BRICS si è svolto  il 12 e 13 settembre 2026, a Nuova Delhi, in India. I leader dei Paesi membri si sono riuniti presso il complesso congressuale Bharat Mandapam sotto la presidenza di turno indiana, guidata dal Primo Ministro Narendra Modi. 
Si tratta del primo storico incontro in presenza dopo l'allargamento del blocco, che oggi conta 11 membri a pieno titolo (tra cui i fondatori originari e i nuovi ingressi come Iran ed Emirati Arabi Uniti). 
I principali risultati e i temi del vertice
  •  Già nella giornata di sabato 12 settembre, i leader hanno adottato all'unanimità una dichiarazione congiunta. Il primo ministro Modi ha sottolineato l'importanza di questo accordo unanime, che è riuscito a superare le forti divisioni interne (in particolare tra Iran ed Emirati Arabi Uniti) per esprimere una "profonda preoccupazione" comune per il conflitto in Medio Oriente. 
  • Dalle sessioni del vertice e dal parallelo Business Forum 2026 è emersa una forte apprensione per le crescenti misure protezionistiche e i dazi commerciali su scala globale. I leader hanno rilanciato un appello unito per la via diplomatica e contro le sanzioni unilaterali. 
  •  Il tema ufficiale scelto per la presidenza indiana è "Building for Resilience, Innovation, Cooperation, and Sustainability" (Costruire per la resilienza, l'innovazione, la cooperazione e la sostenibilità), guidato dal principio cardine di mettere l'umanità al primo posto (Humanity First). 
Il summit, che vede tra i partecipanti anche il presidente russo Vladimir Putin e il presidente cinese Xi Jinping, rappresenta un banco di prova cruciale per misurare la coesione del gruppo allargato e la capacità dell'India di fungere da mediatore geopolitico ed economico nel complesso ordine globale contemporaneo.