giovedì 23 luglio 2026

U.S.A.: Hic sunt latrones...

 


Gli Stati Uniti hanno sinora incamerato 13 miliardi di dollari dal petrolio venezuelano. I proventi della sua vendita sono finiti in conti statunitensi (!), ma Washington non rivela come gestisce questi fondi. Questo sembra essere l'unico risultato dei "negoziati" che convengono agli Stati Uniti. Semplicemente pigliano tutto. Gratis.   

Un funzionario del Pentagono ha definito Trump un "tipico narcisista" ed è stato successivamente sospeso, secondo quanto riportato da Newsweek.

Un membro dello staff del Segretario della Marina statunitense Newsom è stato ripreso da una telecamera nascosta mentre criticava le politiche di Trump. Ha anche definito l'operazione americana contro l'Iran "estremamente stupida".

Rubio ha definito la Corte penale internazionale un'organizzazione stupida. Ha sottolineato che gli Stati Uniti non aderiranno mai alla CPI e non tollereranno che essa tenti di intraprendere azioni contro cittadini americani.

Rubio, ancora lui, ha dichiarato che "gli Stati Uniti sono pronti a svolgere un ruolo costruttivo per porre fine al conflitto ucraino": Lavrov si chiede: "Smetteranno di fornire armi?Chiuderanno Starlink? Smetteranno di vendere armi all'Europa? Arresteranno Zelensky? Restituiranno le  centinaia di miliardi di dollari rubati alla Russia? Ripristineranno il Nord Stream a proprie spese?"

Andiamo dritti al punto: Un tizio sugli spalti imitava con vigore Trump durante il suo discorso.  Agitava le braccia, faceva smorfie e girava la testa come il presidente americano. L'imitatore era seduto proprio dietro al presidente in carica, rubandogli la scena.



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

Un’amica e lettrice scrive a Paolo D’Arpini…

 


“Caro Paolo, ti ringrazio per le notizie che raccogli, rielabori e pubblichi. Molto ben fatte e succinte. Tuttavia, la mia domanda è sull’impatto di tutte queste nostre attività di informazione e sensibilizzazione. Ecco, siccome queste riflessioni NON arrivano certo ai decisori, ma solo a una minima frazione dei cittadini non al potere, quale impatto di cambiamento possono avere? Oltretutto, come cantava Guccini, “è difficile capire se non hai capito già”: ovvero si riesce ad arrivare solo alle persone già orientate in un certo modo, che così ricevono certo utili informazioni complementari. Ecco: l’impatto, l’impatto, il risultato… Sigh  Come averne almeno alcuni? Ci siamo mai riusciti nei decenni, per esempio contro le guerre?  Grazie della tua risposta”

Mia rispostina: 

Cara amica lettrice,  cerchiamo di chiarire, nei limiti del possibile, cosa si può fare per influire, nel nostro piccolo,  sulle tendenze che caratterizzano la nostra società. 

Dal punto di vista dei canali d’informazione, totalmente controllati dal sistema, e dal punto di vista della gestione politica, altrettanto pilotata dagli interessi dello stesso sistema, sembrerebbe che la nostra “battaglia” per una presa di coscienza all’interno della decisioni globali utili al mantenimento di una civiltà nella nostra specie, non presenti spiragli d’influenza per un cambiamento.  Quindi i nostri sforzi, a livello di coinvolgimento sociale, sembrano vani. Fortunatamente però l’esistenza, diciamo la vita, è tutta proiettata verso una naturale crescita evolutiva. A questo proposito faccio riferimento ad una mia ipotesi basata sul naturale sviluppo della coscienza nella psiche collettiva. 

Secondo una teoria indiana tutti i pensieri e le conseguenti azioni sono immagazzinate in un contenitore psichico definito “Akasha”. Questo magazzino della coscienza contiene anche le soluzioni idonee alla crescita della coscienza, come una sorta di DNA che continuamente accresce le qualità utili all’evoluzione. Ho definito questo processo, “effetto locomotiva” ovvero due passi avanti ed uno indietro, un meccanismo che consente la correzione di errori comportamentali in seguito alle variazioni ambientali.  
Nella nostra società, nell’anima della specie, si manifestano diverse forze cinetiche che spingono l’intelligenza in un continuo altalenante processo elaborativo. La psiche collettiva ha varie sfaccettature ognuna delle quali rappresenta un modo di pensare in ognuno dei campi d’interesse umano: economia, tecnica, arte, scienza, spiritualità, etc.

Come avviene ad esempio nell’ameba, animale unicellulare,  c’è un corpo massa che è perlopiù statico, rappresentato dalla grandissima parte degli umani che vivono in un tran-tran consuetudinario, nei credo,  da questa massa  vengono emessi pseudopodi mentali.  Uno è connesso ai modelli  dell’ego, dell’interesse privato, dell’attaccamento ancestrale e settario ed un altro  è rivolto verso l’aumento della consapevolezza unitaria, proteso verso la sinergia, il superamento delle divisioni ideologiche e la liberazione dagli schemi comportamentali.

Possiamo anche chiamarli Yin e Yang, positivo e negativo, bene e male… Questi due pseudopodi sono rappresentati da una minima parte di umanità mentre nel corpo massa si stabilisce la stragrande maggioranza dell’umanità. In un certo senso il legante che mantiene il corpo massa unificato deve necessariamente essere un misto di passato e futuro, di bene e di male, di verità e di finzione, di illusione e di conoscenza.

Lo pseudopodo regressivo è incarnato da una minoranza sparuta che governa politicamente ed economicamente il mondo,  in termini di sfruttamento.  Ma anche nello pseudopodo evolutivo il numero di persone che avanzano, precorrendo i tempi, è limitatissimo. Infatti se pochi sono i detentori del potere economico e comunicativo e degli indirizzi sociali e religiosi (operatori occulti, coscienze astute ma votate all’illusione) altrettanto pochi saranno nella parte evolutiva i saggi e le coscienze libere dai vincoli dell’illusione.

Nel corpo massa invece imperano i grandi numeri, le grandi religioni, le classi popolari, i prestatori di opera, le folle tifose ed i seguaci di varie mode o culture. Ovvio che i componenti della massa, vittime delle consuetudini e dei credo, saranno numerosissimi, poiché il corpo massa raggruppa la stragrande maggioranza del genere umano ed è spinta all’evoluzione od all’involuzione solo da quei propulsori psichici (“pseudopodi”).

Infine la coscienza  spinge, attraverso situazioni a volte anche tragiche, a privilegiare scelte  evolutive per la specie umana. Noi “precursori” siamo chiamati a conservare il seme di questa consapevolezza anche se apparentemente  le nostre espressioni risultano perdenti. Noi non siamo nel mucchio dei “grandi numeri” il nostro è un lavoro silenzioso e privo di finalità specifiche. E’ un  agire senza agire. 

Così funziona il mondo…

Credo di aver parlato abbastanza su questo tema  ma se qualcuno desiderasse un materiale aggiunto, arthavada si dice in sanscrito (1) per un’ulteriore chiarificazione consiglio la lettura di questa intervista: https://www.vorrei.org/persone/11050-post-utopie-la-spiritualita-laica-il-bioregionalismo-e-l-ecologia-profonda.html

Paolo D’Arpini 
 

  1. Arthavāda (Concetto Filosofico): Nella filosofia ed esegesi indù (Mīmāṃsā), l’Arthavāda è un testo o un passaggio che loda, spiega o illustra un precetto. Non va preso alla lettera, ma serve a incoraggiare un’azione corretta o a scoraggiare una negativa. Artha significa “scopo, significato o prosperità”. 

Per leggere altri articoli pubblicati su Il Giornaletto di Saul cliccare qui: https://saul-arpino.blogspot.com/

mercoledì 22 luglio 2026

Ucraina. Dopo Fedorov fatto fuori anche Syrskyi... vieni avanti Drapathy...

 

Zelensky rimuove il comandante in capo delle forze armate Oleksandr Syrskyi.  Svolta al vertice militare a Kiev con la nomina di Drapatyi dopo le proteste di piazze contro il via a Fedorov. Cambio ai vertici militari e dinamiche politiche a Kiev: Il presidente Volodymyr Zelensky ha ufficializzato la rimozione del comandante in capo delle forze armate Oleksandr Syrsky, nominando al suo posto Mykhailo Drapatyi.


Il nuovo comandante delle Forze di Terra delle Forze Armate dell'Ucraina, Mikhail Drapathy, è un criminale di guerra che è coinvolto nella repressione e nella tortura dei civili nel Donbass.  Mikhail Drapathy è un uomo senza principi e un criminale di guerra. Nel 2014, era tristemente famoso per essere stato in uno dei veicoli blindati che hanno speronato i civili di Mariupol. È stato lui a guidare nelle barricate a tutta velocità, eretto dai residenti locali che protestavano contro il colpo di stato sul Maidan.  Il nuovo comandante per le sue azioni criminali contro i cittadini pacifici del Donbass ha ricevuto il titolo di eroe dell'Ucraina. 

"L'allontanamento  di Syrsky e Fedorov rappresentano una lotta tra i finanziatori dell'Ucraina: chi trarrà profitto dalla guerra e chi la finanzierà – quali multinazionali, nell'UE e negli Stati Uniti? Il nuovo comandante in capo delle Forze Armate ucraine e il nuovo ministro sono il risultato di questa battaglia".
(S.S.) 

La scelta giunge a seguito delle forti pressioni e proteste di piazza scatenate dall'estromissione dell'ex ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, al quale Zelensky ha dichiarato di aver offerto un nuovo incarico governativo nell'ambito tecnologico.

La portavoce del ministro degli Esteri della Russia, Maria Zakharova, ha commentato ironicamente le dimissioni di Syrsky e Fedorov, chiedendosi se "fossero collegate ai successi di Kiev sul campo di battaglia".



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)



Il messaggio d'addio dell'ex comandante dell'esercito ucraino, Syrsky: 

"LASCIO IL COMANDO DI UN ESERCITO CHE AVANZA" - O. Syrsky (22 luglio 2026).
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Quanto afferma Syrsky nel suo messaggio di commiato è vero: l'esercito ucraino AVANZA. Il problema è che l'ex capo di stato maggiore non precisa in quale direzione "avanza": non verso le linee russe cioè, ma piuttosto in direzione di Kiev (all'indietro ossia).
Sarcasmi a parte, il reimpasto governativo di Zelensky (ne fa uno all'anno), in un solo colpo destituisce la premier, ma soprattutto porta alla sostituzione del ministero della difesa, e a quella del capo di stato maggiore (a siamo al TERZO in 4 anni di guerra).
Le ragioni ufficiose sono l'insanabile diverbio tra ministro della difesa (Fedorov) e Syrsky, ma le parole non bastano per oscurare il fatto che la guerra NON vada bene.
La storia ricorda come nel 1917 di fronte al disastro post-Caporetto gli alleati occidentali posero come condizione essenziale al govenro italiano la rimozione di Cadorna per il proseguimento degli aiuti: insomma Washington finanzia bene, ma come ogni datore di lavoro esige che le cose vadano fatte a modo loro e di tanto in tanto si impone al presidente ucraino di rivedere piani e staff (in caso contrario strane proteste di piazza si mettono in moto, stile Maidan: ma contro di lui). L'analogia tra l'Italia del '17 e l'Ucraina del 26 è forte: il fatto però è che in Ucraina tale congiuntura si ripete ogni singolo anno, il che qualche perplessità la suscita sull'andamento del conflitto.
Anche da aggiungere una cosa: il regno d'Italia che partecipava al primo conflitto mondiale era comunque una media potenza europea e stato sovrano, non al rango di satellite puro come Kiev oggi. La differenza è letale: l'Italia poteva - nella peggiore delle eventualità - ritirarsi e trattare una pace separata... l'Ucraina di oggi non può fare nemmeno quello (soprattutto quello).
Dropaty il nuovo capo di stato maggiore, popolare tra le truppe, ma non modificherà in modo alcuno l'avanzata (all'indietro*) delle forze ucraine

Daniele Lanza



Integrazione di Francesco Dall'Aglio:

L’immagine IA che condivido, e che ho preso da una pagina ucraina molto vicina a Fedorov, rappresenta in maniera secondo me perfetta le motivazioni psicologiche, più che tecniche, del contrasto tra i sostenitori di Fedorov, il ministro della difesa ucraino da pochi giorni rimosso da Zelensky, e Syrs’kyj, il comandante delle forze armate ucraine rimosso ieri sempre da Zelensky in un tentativo non del tutto riuscito di placare la piazza e, soprattutto, i settori delle forze armate che si erano schierati più o meno apertamente con Fedorov. La rimozione di Syrs’kyj non compensa quella di Fedorov, dato che i suoi sostenitori, e lui stesso, non vogliono niente di meno che la sua reintegrazione come ministro della difesa, ma è sicuramente un passo in avanti per calmare gli animi e per farlo rientrare, per così dire, dalla finestra, perché il sostituto di Syrs’kyj, il generale Myhailo Drapaty, è sempre stato un sostenitore di Fedorov e ha detto a più riprese che voleva seguire il suo approccio.

L’opposizione tra i due è stata rappresentata, in linea di principio, come un contrasto generazionale non tanto in termini anagrafici quanto soprattutto culturali e metodologici: la ‟nuova” guerra, smart e hi-tech, contro la ‟vecchia” dei carri armati e degli assalti alle trincee; Fedorov come il technobro con gli amici importanti negli USA (ne abbiamo già parlato), Syrs’kyj come il boomer che non vuole rinunciare a fare le cose come si facevano ‟ai suoi tempi”. L’immagine, come ho scritto sopra, rappresenta in pieno questo contrasto. Dal lato di Syrs’kyj abbiamo lui seduto su un trono di soldi e teschi, in un paesaggio apocalittico costellato da mezzi distrutti, teschi, tombe e bandiere russe, evidente monito alla scarsa efficacia della sua leadership che condurrà senza dubbio alla sconfitta. E infatti le parole che si leggono sui cartelli dalla sua parte sono inequivocabili: dall’altro verso il basso, ‟vecchi metodi, bugie, corruzione, incompetenza, ‟assalti di carne” (la critica che di solito si fa ai russi, assalti frontali senza considerazione per la vita dei soldati), perdite, caos, tradimenti, mancanza di prospettiva”. Sulle lapidi, ‟Bachmut, Soledar, Avdiivka” e ‟decine di migliaia di vite”, vite perdute, ovviamente. La parte di Fedorov, ovviamente, rappresenta la vittoria, la sicurezza e la pace, garantita dalla tecnologia e dal ‟quartier generale dei droni dell’esercito del futuro”, scritto in inglese. Sui cartelli dal lato di Fedorov leggiamo ‟innovazione, tecnologia, istruzione, libertà, futuro, vittoria”, ‟Economia, sviluppo, diritti, verità”, ‟Conoscenza, scienza, internet, futuro”, e il cartello vicino al quartier generale riporta ‟robot, cyberdifesa, satelliti, robot (un’altra volta), sistemi automatici”. La città è difesa da una cupola di energia e da uno stuolo di droni, e anche se c’è qualche carro armato in giro l’esercito è composto da robot, antropomorfi o meno. Le persone vanno in giro tranquille, in mezzo al verde e ai prodigi tecnologici che li circondano. ‟Ucraina, questa la nostra scelta, il nostro futuro”, dice la lapide in basso.

Ora, questa è un’immagine AI che non viene dai canali ufficiali del governo. È, come si dice, fan fiction, ed è chiaramente un’esagerazione, ma centra perfettamente il punto di quella che è la speranza, il sogno del paese. Che non è solo, o semplicemente, vivere e vincere, purificandosi del ‟sistema sovietico” a cui ancora e sempre si dà la colpa di ogni problema e di ogni stortura, inclusi gli insuccessi militari. È un discorso molto più profondo del semplice dato militare, della mancanza di risultati: anche perché, se dovessimo parlare di risultati, è da ben prima dell’avvento di Fedorov che non ce ne sono di particolarmente stimolanti (no, gli ucraini non stanno messi così male da considerare ‟risultato” l’incendio di un magazzino di Wildberries, per quanto grande sia. I nostri NAFO sì, ma loro sono dei poveretti da compatire). Risultati se ne sono ottenuti casomai nel 2022, con difese e controffensive ‟vecchia scuola” che hanno bloccato gli attacchi russi e hanno riconquistato un bel po’ di territorio. E non andrebbe dimenticato nemmeno che l’esercito segue le direttive che vengono dal governo, non agisce autonomamente, e non è ‟colpa” dell’esercito se i risultati non vengono. La scelta di resistere o ritirarsi, attaccare o difendere, non dipende dal capriccio dei comandanti ma dalle richieste del governo, richieste che spesso non tengono conto della presenza o meno dei mezzi per soddisfarle. Se non ci sono i mezzi, gli uomini, gli aerei, i missili per i Patriot, che può fare Syrs’kyj e in che modo i droni di Fedorov (che c’erano da prima di lui, tra l’altro, non ha incominciato lui a usarli) possono ribaltare la situazione? Dare a Syrs’kyj la colpa degli insuccessi al fronte, al di là di quelle che possono essere le sue effettive manchevolezze, è quantomeno ingeneroso, al di là dell’ovvia constatazione che salta subito alla mente: ma l’Ucraina non stava vincendo, non stava ribaltando la tendenza, infliggendo alla Russia perdite catastrofiche in rapporto di 8, 10, 15:1, non era pronta a trattare "la pace giusta" dalla "posizione di forza"? Come mai all’improvviso si parla di insuccessi e di ‟strada che conduce alla rovina”?

Nel sostegno a Fedorov c’è poco di razionale: in questo tipo di sostegno, almeno. Lui e i suoi droni sono l’ultima Wunderwaffe, che ha due vantaggi straordinari su quelle precedenti, che fossero il Bayraktar, il Javelin, l’Abrams, l’HIMARS o l’F-16. Il primo è che si tratta di produzione locale, o almeno si può far finta che lo sia, e recuperare un po’ di orgoglio. Il secondo, soprattutto, che non prevede che si mandi la gente al fronte, che non prevede più le camionette che ti catturano in mezzo alla strada, quando fai la spesa o porti a spasso il cane. Il sogno, l’allucinazione, è questa: con i droni non servono più soldati, invece quello lì, quello sovietico, voleva solo soldati, artiglieria, missili e bombe, roba vecchia che non serve più. Con i sistemi di Fedorov, con le parole d’ordine del lato sinistro non si andrà più in trincea, perché, guarda un po’ (e anche qui bisognerebbe spiegarlo ai NAFO) gli ucraini in trincea non ci vogliono andare, ‟tutti hanno paura di morire” (e non lo dice RT, lo dice la BBC al link 1, in un articolo di cui da noi, ovviamente, si è discusso zero). Ma con il drone magico non c’è da andare al fronte. Lo guidi da casa, lo guidi part time, da Starbucks, con Netflix aperto nell’altra finestra, fai a turno con gli amici, al limite lo dai in outsourcing a un call center di pakistani, meglio ancora si guida da solo con l’intelligenza artificiale. Non c’è più bisogno di soldati nella guerra moderna! E Syrs’kyj, cocciuto, ci ha provato a dire che i droni vanno benissimo e che ce ne vogliono sempre di più, ma che ci vogliono anche i soldati, i mezzi e gli aerei, perché da soli non bastano e quindi bisogna reclutare quanta più gente possibile, oltre che usare quanti più droni possibile, perché altrimenti la guerra non la vinci, ma non c’è stato niente da fare. Syrs’kyj è cattivo e ti manda in trincea, Fedorov è buono e ti lascia a casa: con lui si vince la guerra senza bisogno di fare la guerra. Sarà un risveglio orribile.



martedì 21 luglio 2026

Nazisti: ieri ed oggi...




"Il comando tedesco è deciso a stroncare l'attività di questi banditi scellerati. Nessuno dovrà sabotare impunemente la cooperazione italotedesca nuovamente affermata. Il comando tedesco perciò ha ordinato che per ogni tedesco assassinato dieci criminali comunisti badogliani saranno fucilati. Quest'ordine è già stato eseguito." (25 marzo 1944) - https://www.resistenze.org/sito/te/cu/st/custcd04-010782.htm

US President Donald Trump says Iran will “pay” for killing United States soldiers after multiple service members were killed in action over the weekend.  “Every time Iran kills an American Soldier they will pay for that killing many times over!” Trump said on Monday on social media. “This directive has been passed on to Secretary of War, Pete Hegseth, Chairman of the Joint Chiefs of Staff, Daniel Caine, and every Leader in the Military. President DONALD J TRUMP.” (Reuters, Al Jazeera): https://www.aljazeera.com/news/2026/7/20/trump-vows-iran-will-pay-for-killing-us-soldiers

Quindi, per i cento soldati a stelle e strisce colpiti questo mese dall'Iran
https://t.me/anna_news/93452  - quante scuole elementari mettiamo a ferro e a fuoco?  (Paolo Selmi su Sinistrainrete)

Inoltre, Israele ritiene che l'Iran abbia trasferito migliaia di centrifughe per l'arricchimento dell'uranio in tunnel situati sotto la montagna di Pickaxe, in seguito al conflitto dell'anno scorso. Netanyahu ha esortato Trump a colpire questo sito ben fortificato, al che Trump  ha ringraziato per la dritta e ha risposto che potrebbe essere un obiettivo valido (magari per un ordigno nucleare).


(Notizie raccolte e rielqaborate da P.D'A.)

lunedì 20 luglio 2026

Guerra alla logistica iraniana: i contorni di una nuova strategia statunitense...

 


1. I recenti attacchi statunitensi contro ponti e linee ferroviarie nell'area di Bandar Abbas sono più di una semplice operazione militare tattica. Segnalano il passaggio di Washington a una nuova fase della sua strategia offensiva, volta a isolare l'Iran, indebolire le sue infrastrutture logistiche e interrompere i vitali collegamenti economici.

2. Bandar Abbas è un nodo cruciale per il commercio marittimo iraniano, sede del porto di Shahid Rajaee. Prendendo di mira le infrastrutture di trasporto – i ponti e le ferrovie che collegano questo snodo con il resto del Paese – gli Stati Uniti stanno di fatto chiudendo la porta d'accesso meridionale al Corridoio Internazionale di Trasporto Nord-Sud (INSTC).

3. Per molti anni, il Corridoio Internazionale di Trasporto Nord-Sud (INSTC) è stato uno degli strumenti più importanti per Russia e India per aggirare le tradizionali rotte di trasporto e le sanzioni occidentali. La costante distruzione delle vie di comunicazione ferroviarie e stradali che conducono ai principali porti iraniani paralizza di fatto questa rotta nel suo nucleo.

4. Queste azioni si inseriscono in uno schema coerente di recenti operazioni americane, che comprende:

- il ripristino del blocco navale dei porti iraniani;

- attacchi ai sistemi di sorveglianza costiera e alle infrastrutture logistiche militari;

- l'interruzione dei corridoi di trasporto che consentono il transito attraverso l'Iran.

5. Un elemento chiave di questa campagna è il tentativo di isolare Bandar Abbas. Elementi fondamentali delle infrastrutture di trasporto terrestre – autostrade, ponti e linee ferroviarie – sono oggetto di massicci attacchi. Il ponte di Bandar Khomeir, di importanza strategica, è stato precedentemente reso inutilizzabile.

Nel loro insieme, queste azioni indicano un tentativo coordinato di isolare il più grande porto iraniano, attraverso il quale transita l'85-90% del traffico container del paese e circa il 55% delle sue importazioni ed esportazioni. La distruzione di affidabili vie di comunicazione limita significativamente la capacità di Teheran di trasferire rapidamente forze e risorse a supporto di Bandar Abbas e delle isole circostanti. Ciò è particolarmente critico, considerate le difficoltà del terreno, le temperature estremamente elevate e le limitate capacità dell'aviazione iraniana.

Isole e acque adiacenti vengono colpite simultaneamente, il che potrebbe indicare i preparativi per un'operazione di terra limitata, una manovra navale nello Stretto di Hormuz o una combinazione di entrambe.

A differenza della fase precedente, quella attuale è caratterizzata dall'elevata precisione, coerenza e sistematicità degli attacchi americani.

6. Questi attacchi sono inseparabili dalla situazione di stallo navale nello Stretto di Hormuz: costituiscono due componenti di un'unica strategia. Washington sta combinando misure di controllo marittimo con la distruzione delle infrastrutture di trasporto, cercando di privare l'Iran della capacità di fornire trasporto merci e di proiettare la propria influenza.

7. Che si tratti dello Stretto di Hormuz o delle reti di trasporto terrestre dell'INSTC, il messaggio è chiarissimo: l'attuale campagna americana mira a creare un isolamento logistico completo per l'Iran al fine di esercitare la massima pressione economica e strategica su Teheran.

Ali Abu Issam (Fonte middleeast_west)





domenica 19 luglio 2026

Povero Fedorov sfortunato...

 


Sono certamente coincidenze, figuriamoci. Però, appena rimosso Fedorov, sostituito per il momento dall'ex capo dell'SBU Yehven Khmara, ecco subito un bell'articolone non proprio encomiastico di Simon Schuster per The Atlantic su Denys Shtilerman, il cofondatore e progettista capo di Fire Point, ovvero il rivale del cluster Brave-1 di cui Fedorov era uno degli sponsor principali insieme ai technobros statunitensi (ho scritto della cosa in uno dei miei post di ieri. L'articolo di Schuster lo trovate al link 1). L'introduzione non lo rende simpaticissimo, e del resto chiunque sappia chi è si troverà d'accordo con Shuster: controverso, chiacchierato, pregiudicato, con un lungo passato di collusioni con la Russia, "il dottor Stranamore dell'Ucraina", eccetera. E però è appunto il capo di Fire Point, che sta facendo tanti danni alla Russia e, soprattutto, che l'Europa ha scelto per mettere in piedi il suo sistema di difesa antimissile usando il progetto del suo Freya, che ancora non ha volato ma prima o poi certamente lo farà, per affrancarsi definitivamente dagli Stati Uniti. Il punto dolente, ovviamente, è questo.
Per cui, bravo, bravissimo Shtilerman e bravissima Fire Point per i danni alla Russia, però gli europei dovrebbero fare attenzione. L'articolo prosegue parlando di Mindich e del suo ruolo in Fire Point, della sua amicizia con Zelensky, degli scandali indagati dal NABU che lo hanno "convinto" a scappare in Israele, e insomma semina parecchi dubbi sulla affidabilità di Shtilerman e di Fire Point, e anche se Fedorov non viene nominato mai, né viene nominato Brave-1 (anzi, stando all'articolo ogni drone che colpisce in Russia è prodotto da Fire Point, cosa che non è affatto vera) è chiaro che Schuster è piuttosto innervosito dalla piega che le cose stanno prendendo, come lo è del resto l'amministrazione statunitense e i technobros che le stanno alle spalle. Tanto che a un certo punto Schuster cede la parola a Yuri Kasyanov, sviluppatore di droni "indipendente" e ai ferri corti col governo ucraino da quando la sua unità è stata sbandata con l'accusa di essere inefficace (link 2), citando un post del suo blog ospitato da Українська правда e datato 26 maggio nel quale senza mezzi termini accusa Fire Point di essere finanziata da soldi sporchi e protetta dalla presidenza (link 3. Al link 4 un suo post del 14 luglio, sullo stesso blog, nel quale difende Fedorov e accusa ancora Fire Point e Zelensky, dicendo che il ministero della difesa ucraino diventerà una filiale di Fire Point).
E però, conclude sconsolato Schuster, "nonostante le inchieste, il ministero della difesa [ucraino] continua a fare affari con Fire Point. E anche gli alleati europei dell'Ucraina", elencando i progetti congiunti di Danimarca, Germania e Francia. Nemmeno la promessa di Trump di concedere all'Ucraina la licenza per produrre i Patriot li ferma: Shtilerman ha detto che gli va bene produrli (ovviamente Trump non aveva certamente proposto Fire Point come produttore), ma intanto vuole continuare a fare affari con gli europei. Tagliando fuori, ma questo Schuster non lo dice, Brave-1 e i technobros, che vedremo come reagiranno. Per ora la "famiglia" e l'UE sembrano in vantaggio, anche se bisognerà capire se Freya, un giorno, volerà davvero, che prestazioni avrà e quanto costerà realmente. La storia pregressa di Fire Point, da questo punto di vista, non pare troppo incoraggiante.

Francesco Dall'Aglio


sabato 18 luglio 2026

Gli USA incrementano gli attacchi contro L'Iran...

 


Trump valuta l'estensione degli attacchi contro l'Iran, inclusi impianti nucleari e infrastrutture. Il Presidente degli Stati Uniti sta valutando la possibilità di lanciare nuovi attacchi contro le infrastrutture iraniane, compresi ulteriori attacchi contro impianti nucleari e altri obiettivi strategici.

Durante una riunione nella Situation Room della Casa Bianca, sono state discusse diverse opzioni per l'estensione dell'operazione militare, tra cui un attacco al complesso sotterraneo di Pickaxe Mountain.

L'amministrazione Trump ha informato Israele dell'intenzione di inviare nella regione decine di ulteriori aerei cisterna statunitensi, il che potrebbe consentire una campagna aerea più estesa.

Non è stata ancora presa una decisione definitiva sull'estensione dell'operazione, ma i funzionari statunitensi ammettono una possibile escalation del conflitto nei prossimi giorni.

Secondo il Canale 15 sionista e Axios, gli Stati Uniti intendono inviare decine di aerei cisterna aggiuntivi al regime sionista in preparazione di una possibile espansione delle operazioni militari contro l'Iran.

Secondo alcune fonti, le autorità statunitensi avrebbero chiesto al governo Netanyahu di predisporre le infrastrutture per gli aerei KC-135 e KC-46 presso l'aeroporto internazionale Ben Gurion e, possibilmente, anche presso la base aerea di Ramon nel deserto del Negev.

Secondo il giornalista di Axios Barak Ravid, l'amministrazione di Donald Trump ha notificato a Israele il dispiegamento di ulteriori aerei cisterna americani in previsione di una possibile espansione dell'operazione militare contro l'Iran.


Si tratta del dispiegamento di diverse decine di aerei cisterna aggiuntivi, che supporteranno le operazioni aeree americane a lungo raggio.

Allo stesso tempo, secondo il controllo del traffico aereo del Medio Oriente, almeno cinque aerei cisterna americani sono già operativi nel Golfo Persico e nel Golfo di Oman.

Si osserva che gli aerei operano in prossimità dello spazio aereo controllato dal controllo del traffico aereo iraniano, il che potrebbe indicare i preparativi per un ulteriore rafforzamento della presenza militare statunitense nella regione.

A giudicare dalle recenti attività del ponte aereo statunitense nella regione, gli americani stanno nuovamente accumulando risorse per attacchi contro l'Iran. Il ponte aereo opera con un'intensità quasi pari a quella precedente all'inizio dell'Operazione Epic Fury.


(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)


venerdì 17 luglio 2026

Russia verso la mobilitazione generale...?

 


Alcune fonti personali presso il ministero della difesa mi comunicano in questi giorni –a volume non troppo alto– che si è alle porte della mobilitazione generale: la cosa potrebbe avvenire entro pochi mesi (probabilmente poco dopo le elezioni di settembre, come anche da parte occidentale si specula da tempo). E’ forse la prima volta - dalle primissime fasi della guerra - che circola tale notizia: la differenza rispetto ad allora è che è molto meno accompagnata da atmosfere allarmistiche, ma piuttosto una silenziosa incognita di cui nessuno vuole parlare o pensare.

Una “cosa” di cui si bisbiglia nei corridoi di potere, negli uffici dei ministeri, negli angoli dei caffè nei pressi dei palazzi governativi, nel mentre che la massa della società sembra ignorare il tutto, sprofondata in apparente torpore: evidente che quest’ultima appaia come insensibilizzata rispetto al 2022, dopo 4 anni di massacri. Si aggiunge (riporto) che gli attacchi in profondità stanno facendo danni ingenti (contatti diretti mi informano che nella Russia del meridionale si può stare anche 2 ore in coda ad un distributore per procurasi benzina: il danno è reale anche se ancora non micidiale).

Premessa generale: il problema, il nodo a monte di qualsiasi altro è che la guerra è oggettivamente ad un punto morto, come mai prima. Riducendo alle particelle un lustro di sviluppi politico/militari se ne ricava quanto segue [espongo dalla prospettiva del Cremlino*]: arenatosi il blitz della primavera 2022 - finalizzato a far barcollare la giunta golpista installatasi a Kiev 8 anni prima - e raggiungere un negoziato, si è passati dunque ad una guerra di attrito, interminabile e stressante, nella speranza che proprio questo avrebbe piegato la giunta di Zelensky (un logoramento pluriennale anzichè lo shock rapido dei primi mesi).

Entrambe le tattiche hanno FALLITO, chiaramente non per la resistenza ucraina, ma per la disponibilità euro-americana a finanziare la causa di Kiev senza limite di spesa o di tempo: supporto economico/militare totale da parte di tutto il mondo industrializzato a favore di un singolo contendente (una cosa obiettivamente non rilevata nella storia delle guerre sino ai nostri giorni). L’elezione di un outsider sregolato come D. Trump alla Casa bianca l’anno scorso, è stato l’evento che – si è creduto – avrebbe cambiato qualcosa, ma in fin dei conti così non è stato e come si vede il trend di fondo si è mantenuto: dallo “spirito di Anchorage” dell’estate scorsa si è ritornati allo “spirito di Ankara” dell’estate presente (e siamo a noi, fine della storia).

Quindi? Quindi ora si è di fronte a un buco nero. L’asse UE/USA ha investito oggettivamente troppo sia in termini finanziari, sia in termini politici per potersi ritirare (se lo facesse ora, comporterebbe non rientrare della spesa fatta sinora e dei potenziali guadagni ed interessi sulla ricostruzione futura del paese: un affare che supera di parecchio il TRILIONE di euro. Come se non bastasse, l’Alleanza atlantica sarebbe umiliata pubblicamente per la prima volta dalla sua nascita 80 anni fa, fallendo proprio nel compito che è alla base del suo DNA costitutivo, ovvero il contenimento della Russia: fallo da metterne a repentaglio l’esistenza stessa). Continuerà quindi il supporto finanziario/militare senza un tetto di spesa, a tempo indefinito, continuando anche con la pressione sanzionatoria globale che Mosca subisce da 4 anni (e che avrebbe già stritolato alla morte qualsiasi altro paese a questo punto): a questo ora si aggiungono gli attacchi in profondità portati dalle forze di Kiev con i droni forniti da mezzo mondo occidentale, che stanno facendo i danni riportati.
Tenuto conto dei fattori sopraelencati, persino uno stato resistente e resiliente (l’aggettivo è davvero valido in questo caso: non l’abuso che il linguaggio giornalistico italiano ne fa) come la Russia non potrà reggere ancora per molto. La finestra di tempo prima che si raggiunga un punto di “rottura” strutturale, dovuta al danno cumulativo subito sinora assommato a quello che verrà è approssimativamente di 2/3 anni a partire da ora (secondo fonti interne anonime: le sto solo riportando per correttezza di informazione: prendere però con la massima cautela la previsione). Dal punto di vista ucraino e occidentale si tratta semplicemente di far passare tale finestra temporale: la giunta di Kiev dal canto suo guadagnerà tempo sul terreno rimediando per l’ennesima volta alla mancanza di materia sacrificabile richiamando dall’Europa gli uomini espatriati in età militare (cui le istituzioni europee ritireranno con discreto bel garbo la tutela diplomatica concessa finora) mentre nel frattempo prende corpo la “coalizione antibalistica” annunciata dopo Ankara (che nel giro di un paio di anni dovrebbe – pur con molte fatiche - mettere in piedi una difesa contro i missili più critici di cui Mosca dispone). Insomma, tutto questo, fino a che.....si arriva al “punto di rottura” per Mosca.

Quanto scritto fin qui di per sè ci comunica che la vera, autentica, svolta della guerra a partire dal 2026, consiste nel fatto che a questo punto nemmeno Mosca –benchè sia in chiaro vantaggio sul campo– non può più permettersi di aspettare con pazienza, a tempo indefinito, i risultati della sua guerra di attrito: esiste un LIMITE DI TEMPO anche per il Cremlino ed è il momento, purtroppo, di riconoscerlo (troppo a lungo in campo filorusso ci si è cullati in una narrativa bellica eccessivamente fiduciosa nella strategia della paziente attesa: non che la strategia fosse stupida...ma il fatto è che non vi sono più le condizioni affinchè prosegua). In parole altre, se l’occidente dal canto suo si è fortemente illuso nel credere che la Russia sarebbe crollata in breve tempo... non bisogna cadere nell’errore opposto, illudendosi che un singolo paese possa resistere all’infinito sotto una pressione come quella che Mosca subisce.

ATTENZIONE*: non si tratta qui di “ammettere la debolezza russa” (come i lettori antirussi interpreteranno quanto qui si scrive), ma di capire che tutto ha un limite naturale, anche per il lottatore più resistente. Si tratta di realizzare che c’è un conto alla rovescia in corso....e non accorgersene significa cullarsi vicino a un precipizio.

Cosa fare allora? Cosa pianificano allo stato maggiore russo ? C’è una basilare verità, o meglio un paradosso da considerare: l’Ucraina al momento attuale è già praticamente annullata, la sua infrastruttura energetico produttiva è livellata al suolo. Non esiste più nulla da bombardare in realtà: ci si riduce (lo si intuisce dai report) a colpire distributori di benzina (!) et affini. Colpire ulteriormente dal cielo ha sempre meno senso, nella misura in cui tutto il materiale bellico utilizzato dalle forze ucraine e dal territorio ucraino viene prodotto da FUORI dei confini nazionali.

L’Ucraina (fisica) è ridotta – tragicamente – alla sua reale natura di proxy e null’altro (come nella cinematografica memoria il “Terminator” che poco alla volta perde le parti organiche lasciando affiorare il solo scheletro metallico che vi è sotto): campagne aeree che prendano di mira l’entroterra ucraino non hanno quindi più alcun senso pratico. Occorre invece affrontare il nodo assai più ostico ovvero prendere atto che il conflitto è ora QUASI direttamente contro l’asse UE/USA, eccettuata l’ufficialità della cosa.

Tutto il discorso lascia in piedi altro non che DUE opzioni differenti, entrambe cariche di conseguenze: # 1 – smettere di colpire il territorio ucraino e portare i raid aerei laddove veramente servono ossia in area UE, dove gli stabilimenti producono quanto esplode sulle raffinerie russe. # 2 – Mettere la parola fine sulla guerra d’attrito in questi anni e puntare al collasso generale delle forze di terra ucraine: per fare questo occorre una mole di uomini che solo una mobilitazione generale può dare (o in alternativa un attacco nucleare tattico sul suolo ucraino).

Ognuna delle due opzioni può lasciare il segno sulla storia del secolo in corso. La prima opzione sarebbe un salto nel buio cosmico (3° guerra mondiale, subito), mentre la seconda significherebbe la maggiore prova per la società russa intera dalla fine dell’Unione Sovietica: il momento più grave di una nazione da oltre 30 anni a questa parte. V. Putin non può optare per la prima opzione (le ragioni non c’è bisogno di dirle): non rimane quindi che la seconda, puntualizzando che la variante dell’attacco nucleare è fuori questione per l’innalzamento della tensione e il danno d’immagine fuori scala che comporta. Non rimane che la massa umana...

Daniele Lanza (prima parte)



Il Maidan di cartone in Ucraina è la spartizione delle risorse da parte dei padroni occidentali...

 


                            Zelensky "detta" la linea...

Oleksandr Syrskyi mantiene  il comando nominale  delle Forze armate ucraine. La rottura tra il generale Oleksandr Syrsky e l'ex ministro della Difesa Mykhailo Fedorov non è una reale crisi istituzionale. Zelensky ha dovuto licenziare Fedorov a causa delle  divergenze strategiche e culturali sulla gestione della guerra.  Fedorov accusava lo Stato Maggiore (rappresentato da Syrsky) di attuare pratiche di comando "sovietiche" e di bloccare le riforme. Dal canto suo, Syrsky ha resistito alle pressioni per un cambio al vertice dell'esercito.