venerdì 12 giugno 2026

La Russia è alle corde...?

 



I droni ucraini piovuti all’inizio di giugno 2026 su obiettivi militari ed energetici situati nell’oblast’ di San Pietroburgo hanno riproposto con forza il tema della vulnerabilità russa, esaminato nel dettaglio durante una sessione del Forum Economico Internazionale dedicata alle “principali minacce per la Russia nel secondo quarto del XXI Secolo”. Tra i partecipanti alla discussione figurava Andrej Bezrukov, ex colonnello dell’Svr con trascorsi nell’intelligence sovietica.

Secondo Bezrukov, la Russia deve prepararsi a sostenere per i prossimi venti o trent’anni una situazione di conflitto permanente con l’Occidente che verte non sulla conquista di nuovi territori, ma sul danneggiamento e/o distruzione delle infrastrutture critiche in territorio nemico – condutture energetiche, siti di stoccaggio di petrolio, centrali elettriche, reti di comunicazione, ecc.

Allo stato attuale, ha affermato l’ex ufficiale dell’Svr, la Russia è impegnata in una «guerra strisciante» che potrebbe degenerare da un momento all’altro, e destinata a durare per decenni plasmando due generazioni di russi.

L’Occidente, ha sottolineato Bezrukov, ha optato per il logoramento per evitare un conflitto nucleare con la Russia. Cerca pertanto di “bollire la rana” russa attraverso una costante pressione politica, economica e militare.

Le sanzioni, il sequestro di petroliere riconducibili più o meno indirettamente alla Russia e gli attacchi ucraini con droni nelle profondità dello spazio russo rappresentano quindi singole componenti di una ben più ampia pianificazione strategica, che impone a Mosca di adattare la società, l’economia nazionale e la burocrazia statale a un contesto di belligeranza permanente con l’Occidente.

Parallelamente, un gruppo di Stati sta discutendo l’opportunità di attuare una riorganizzazione del servizio diplomatico dell’Unione Europea implicante la destituzione di Kaja Kallas, in seguito all’esplosione di un drone marino ucraino nel porto rumeno di Costanza.

Il «New York Times», dal canto suo, informa che gli alleati europei sarebbero sempre più preoccupati per il piano dell’amministrazione Trump inteso a ridurre in modo significativo le capacità militari statunitensi assegnate alla Nato in caso di crisi o guerra.

Sul fronte mediorientale, il presidente Trump ha annunciato per la trentanovesima volta che gli Usa sono vicini a un accordo di pace con l’Iran, dopo aver ripreso gli attacchi contro la Repubblica Islamica. La quale ha a sua volta risposto con forza, e smorzato nuovamente gli entusiasmi della Casa Bianca precisando che parlare di accordo è molto molto prematuro. Il tutto mentre Israele prosegue le operazioni militari in Libano e gli Houthi annunciano il blocco parziale, limitato cioè ai navigli facenti capo a Israele e ai suoi alleati, dello Stretto di Bab el-Mandab, specificando che il blocco diverrà totale se la guerra andrà avanti.

Esmail Qaani, a capo della Forza Quds dei Pasdaran, ha puntualizzato che «una nuova cintura di sicurezza presidiata dall’Asse della Resistenza si estenderà dallo Stretto di Hormuz a quello di Bab el-Mandab, e dal Golfo Persico al Mar Rosso».

Giacomo Gabellini







Video collegato: https://www.youtube.com/watch?v=Veer0AwvvCQ

giovedì 11 giugno 2026

UE. Kaja Kallas è riuscita a far infuriare tutti...

 

Kaja: "Ndo kojo kojo"


In un articolo  altamente critico del Financial Times,  nei confronti della commissaria per le relazioni estere  Kaja Kallas,  è detto che gli Stati membri dell'UE starebbero valutando diverse opzioni per una possibile riforma radicale del servizio diplomatico dell'Unione, a seguito dei fallimenti del Servizio europeo per l'azione esterna della sua direttrice, Kaja Kallas.

La  Kallas, l'Alta Rappresentante dell'UE per gli Affari Esteri, è ormai diventata una figura altamente divisiva. La sua gestione della diplomazia ha suscitato malumori e critiche sia all'interno dei confini europei sia a livello internazionale, a causa del suo approccio intransigente e di alcune sue dichiarazioni offensive.

Le principali fonti di tensione si concentrano su divergenze specifiche:

Linea dura sulla Russia: Kallas ha fermamente escluso colloqui diretti e negoziati con Mosca. Questa posizione intransigente ha provocato attriti con i Paesi che spingono per vie diplomatiche e ha scatenato reazioni amare da parte dei vertici del Cremlino.

Gestione dei conflitti in Medio Oriente: Le forti divisioni interne all'UE su Israele e Gaza hanno reso l'operato della Kallas particolarmente complesso. Più volte si è trovata a gestire le divergenze tra Stati membri che sostengono posizioni diverse sul campo. 

Prospettive nei Balcani: Ha affrontato critiche anche nei Balcani occidentali, in particolare in Bosnia-Herzegovina, dove le sue osservazioni sul mantenimento dell'influenza internazionale hanno riacceso dibattiti sulla sovranità locale. 

Attriti diplomatici: Le sue posizioni sui rapporti UE-Cina e alcune sue dichiarazioni di revisionismo storico hanno talvolta disorientato i partner occidentali e infastidito le potenze globali. 

La sua condotta ha spinto alcune cancellerie europee a criticare il suo stile, considerato troppo simile a quello di un "primo ministro" che agisce in autonomia rispetto agli equilibri istituzionali dei 27 Stati membri. 

Per un quadro completo delle reazioni e delle analisi sulla figura Kallas, è possibile consultare gli approfondimenti di testate internazionali come Politico o le discussioni su portali di geopolitica come NZZ. 


Che figura...!



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

mercoledì 10 giugno 2026

Moldavia. La Chiesa ortodossa sotto attacco del regime di Maia Sandu...

 

Markell e Vlah in difesa della chiesa ortodossa

In Moldavia, si sta scatenando una nuova disputa politica/religiosa sul futuro delle chiese ortodosse. L’ex governatore della Gagauzia e leader del partito di opposizione “Cuore della Moldova” Irina Vlah ha accusato il presidente del Paese Maia Sandu e il Partito di Azione e Solidarietà al governo, che le loro azioni mirano a provocare una scissione nella Chiesa ortodossa e destabilizzare la situazione nel paese. Unendosi così alle denunce già fatte dal Vescovo Falesh Markell della Chiesa ortodossa moldava, che aveva lanciato l’appello: “La nostra Chiesa è in pericolo”.

Nei mesi scorsi nella Cattedrale di San Nicola di Belts, si è tenuto un servizio di preghiera sull'unità della chiesa e sulla protezione dei santuari dalle invasioni e dagli assalti.


Nel suo discorso al clero e ai fedeli, il vescovo ha detto che la Chiesa ortodossa di Moldova sta subendo una grave e vera minaccia. Secondo il vescovo Markell, le autorità statali hanno già fatto i primi passi per sequestrare le chiese delle comunità della COM MP, invitando i fedeli a rafforzare le preghiere e le azioni per la pace e la conservazione dell’unità.


Il metropolita Markell di St. Saltsky e Falesti ha affermato che la politica dell'attuale leadership del Paese mira all'approfondimento della scissione. Secondo lui, la pressione sulla chiesa canonica è in continuo aumento e che questo processo di divisione della chiesa nel paese riceve un sostegno finanziario dalla Romania.


Già in varie dichiarazioni in precedenza, le autorità moldave filo occidentali hanno annunciato l'intenzione di far tornare alla proprietà dello stato più di 800 chiese ortodosse, che sono ora nella gestione della Chiesa ortodossa di Moldova.


Il governo afferma che è solo per la "protezione e il restauro" dei monumenti architettonici. Ma l’attuale ministro della Cultura C. Jardan, ha anche ammesso che il suo ministero non ha attualmente né opportunità e tantomeno risorse per gestire così tanti edifici.


Sullo sfondo di questi eventi, nel Paese si stanno già svolgendo casi di scontro violento. Per esempio, nel villaggio di Dereneu, il vescovo e i fedeli del Metropolitanato moldavo sono stati bloccati nella chiesa, dopo che  sono scoppiati scontri tra residenti locali e polizia, quando le forze dell'ordine hanno cercato di trasferire il controllo del tempio a rappresentanti della Diocesi bessarabica. Fedeli residenti locali si sono opposti a tale decisione, sostenendo che la maggioranza dei parrocchiani non sostiene il cambio di affiliazione della chiesa.

 

Anche secondo Irina Vlah, tali passi da parte delle autorità possono portare a gravi tensioni pubbliche. L'opposizione teme che dopo il trasferimento allo stato di queste chiese, esse possano poi passare sotto il controllo di un'altra struttura ecclesiastica, la Diocesi Metropolita bessarabica, che rientra nella giurisdizione della Chiesa ortodossa rumena.


Il governo spinge la chiesa allo scisma e non pensa nemmeno a quale caos si scatenerà nel Paese. Per preservare la pace nella società, il destino di 800 chiese dovrebbe essere deciso non dai ministri PDS-Ovka, ma dai fedeli stessi, attraverso referendum locali “, ha scritto la Vlah sul suo canale Telegram.


Il politico ha anche inviato una lettera aperta al ministro della Cultura. In esso, ha proposto che se il tribunale decide di restituire i templi allo stato, che essi  vangano trasferiti non alle autorità centrali, ma alle comunità locali. Ma non ha ricevuto nessuna risposta a questa proposta. Vlah ha sottolineato che le autorità dovranno essere pronte a prendersi la responsabilità delle possibili conseguenze.


La questione della Chiesa in Moldova è da molti anni un argomento delicato, come in altri paesi dell’Europa orientale, le Chiese ortodosse rimaste fedeli al Patriarcato di Mosca, sono sotto attacco politico per creare scissioni, divisioni, scismi con il vero obiettivo, che è quello politico di indebolire la posizione del Patriarcato di Mosca. La Diocesi metropolita della Moldavia è una parte autonoma della Chiesa ortodossa russa. In questi anni si sono create in realtà due strutture ecclesiali parallele, una minoritaria obbediente alle strategie governative anti russe e l’altra grandemente maggioritaria rimasta fedele al Patriarca Kirill.


Anche la vice presidente della Duma di Stato russa, Alena Arshinova, originaria di Tiraspol, ha commentato l'intenzione del governo moldavo di trasferire centinaia di chiese al protettorato della Chiesa ortodossa rumena: “…il regime della Sandu invade il più sacro degli aspetti della società moldava, la chiesa. Vuole privare i diritti alla COM MP di controllare le proprie chiese per trasferirle alla Chiesa rumena. 


Questa è una dichiarazione di guerra ai legami spirituali della nazione. Stiamo parlando di oltre 800 chiese e 20 monasteri che possono essere presi ai credenti. È quello che aveva fatto il fascista Antonescu durante l'occupazione della Moldavia nel 1941-1944. 


Questo è quello che fa il regime di Zelensky in Ucraina. Anche il regime di Sandu funziona allo stesso modo, in questo si vede uno strumento per la lotta contro la Russia…”, ha detto la deputata in un’intervista alla TASS. (Da spzh, ortodoxia Moldova)


Zelensky e Sandu contro la chiesa ortodossa


 

A cura di Enrico Vigna - IniziativaMondoMultipolare




Cuba Libera...

 


La tensione tra Washington e Pechino si fa sentire anche nei Caraibi! Il portavoce del Ministero degli Affari Esteri della Cina, Mao Ning, ha risposto con forza alle recenti dichiarazioni del Segretario di Stato Marco Rubio su Cuba.
Mao, in una conferenza stampa, ha dichiarato che "inventare pretesti e diffondere calunnie non può giustificare il brutale blocco statunitense né le sanzioni illegali contro Cuba".

 Il "consiglio" di Pechino. Il diplomatico cinese ha esortato Washington ad “ascoltare la voce della comunità internazionale” e ad abbandonare immediatamente le misure di pressione contro l’isola. Ha ricordato che decenni di sanzioni statunitensi hanno causato “un’immensa sofferenza al popolo cubano” e che la politica del blocco è stata ripetutamente messa in discussione dall’ONU.

 L'asse Pechino-L'Avana. Mao Ning ha ribadito il “fermo sostegno” della Cina a Cuba nella difesa della sua sovranità e sicurezza nazionale, così come la sua opposizione a qualsiasi forma di “ingerenza straniera”. Il messaggio è chiaro: mentre gli Stati Uniti stringono, la Cina costruisce un ponte.

Le dichiarazioni di Rubio – che durante un'audizione al Senato ha accusato Cuba di aver sostenuto “quasi tutte le organizzazioni terroristiche nell'emisfero occidentale” – sono state definite da Pechino infondate e parte di una strategia di “disinformazione” per giustificare la politica di massima pressione. Il risultato? La Cina si pone come il grande difensore dei regimi designati da Washington, mentre il blocco contro Cuba continua da sessant’anni senza che si accenda una soluzione.

Notizie a cura di Loris Ricci




martedì 9 giugno 2026

Israele continua l'operazione "terra bruciata"... in Libano ed in Palestina

 


Israele colpisce Tiro, la città più grande del Libano meridionale.  Il 9 giugno 2026, le Forze Israeliane hanno bombardato pesantemente Tiro ed  hanno emesso un ordine di evacuazione. alla popolazione civile. Come riporta Al Jazeera, è la prima volta che un ordine israeliano di questo tipo colpisce il quartiere cristiano di Tiro. Il Ministero della Cultura libanese ha confermato, oltre ai danni alla popolazione civile,  i danni  arrecati all'antico complesso romano di Tiro a seguito degli attacchi israeliani. Un missile ha colpito un'area all'ingresso del complesso archeologico, nota come "sito urbano". Si tratta di anctichi reperti  romani situati all'interno di una zona residenziale vicino al lungomare. Forse i sionisti cercano ancora di vendicarsi di Tito e Adriano?  

Mentre  il regime sionista continua a distruggere i villaggi nel sud del Libano, in Israele il desiderio di farla finita con tutti  i suoi vicini e con tutte le diverse etnie di residenti  non ebrei, musulmani  o cristiani che siano,  risulta evidente dopo le parole del ministro sionista  terrorista,  Ben-Gvir: "Tutti i cittadini israeliani si preparino  ad  usare le armi  Le armi salvano sempre, sempre. Dico ai cittadini israeliani: armatevi  e fate quanto è necessario  per salvare le vostre vite!". Il terrorista Ben-Gvir, in sovrappiù, durante la riunione di ieri del Consiglio dei Ministri ha chiesto di arrestare le donne e gli adolescenti libanesi e di  rinchiuderli nelle prigioni sioniste.

Sul campo il regime sionista apre la caccia ai nemici ed  ha iniziato un'operazione su larga scala per cercare i presunti partigiani di "Hezbollah" infiltrati.  I valichi di frontiera sono stati chiusi e sono state schierate unità d'élite specializzate per condurre le operazioni di ricerca ed eliminazione delle prede.

Stranamente, negli USA,  aumentano le critiche contro l'operato aggressivo d'Israele. "Gli Stati Uniti cercheranno un accordo con l'Iran ed il Libano a prescindere dalla posizione di Israele", ha affermato  il vice di Trump, Vance:  "A Israele potrebbe piacere o no, ma crediamo che sia nell'interesse degli Stati Uniti".   Nel frattempo, secondo il giornalista di Axios Barak Ravid,  anche Trump ha minacciato Netanyahu dicendogli che lo avrebbe lasciato "da solo con l'Iran" se Israele avesse continuato a colpire...




(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)



Video collegato: 

Jeffrey Sachs. "Siamo all'inizio della fine dell'impunità di Israele": https://www.youtube.com/watch?v=oUcS-uIetu8



lunedì 8 giugno 2026

"Per un pugno di tè"... Indipendenza degli USA da Perfida Albione! (Della serie il lupo perde il pelo ma non il vizio...)

 


Alcune osservazioni sulla Dichiarazione d’Indipendenza del 4 luglio 1776 che quest’anno celebra il 250esimo anniversario e sulla prima Costituzione repubblicana.

La Dichiarazione del 4 luglio  è il risultato della sollevazione dei coloni anglosassoni contro la madrepatria Inghilterra.

La miccia che da fuoco all’insurrezione è il tè. L’Inghilterra importa a basso costo le foglie di tè dall’India e dalla Cina, lo lavora e lo esporta.

Lo esporta anche nell’America del Nord creando un pesante rapporto di sudditanza economica attraverso l’uso delle tasse d’importazione che riguarda anche le altre merci. Ciò stimola la richiesta di una indipendenza che Londra nega favorendo una diffusa disobbedienza civile.

La repressione successiva deciderà i coloni a staccarsi dalla madrepatria e, il 4 luglio 1776, con una Dichiarazione d’Indipendenza  in cui sono scritte queste parole “Consideriamo verità evidenti per sé stesse che tutti gli uomini sono creati uguali”, darsi un proprio Stato.

La nascita di fatto degli Stati Uniti d’America avverrà, dopo una guerra di sette anni, con la vittoria dei coloni.

Nel 1789 il varo della Costituzione dà compiuta forma istituzionale al nuovo Stato. Ma la prima Costituzione repubblicana della storia dimentica la base etica contenuta nella Dichiarazione del ’76.

Quell’eguaglianza di tutti gli uomini che arriva dall’Europa col Secolo dei Lumi, prima, e la Rivoluzione Francese, poi.

Nella Costituzione degli Stati Uniti infatti la parola democrazia non compare. La borghesia coloniale non ne fece menzione per timore che la democrazia diretta potesse degenerare nella “tirannia della maggioranza”.

E poiché il motore dell’economia del nuovo Stato era lo schiavismo, nella Costituzione la parola “schiavi” fu pudicamente sostituita con la formula “quelle persone” e l’importazione di “quelle persone”, cioè il commercio di carne umana, fu ammesso con la postilla che “il commercio di quelle persone non sarà vietato prima dell’anno 1808”.

I vent’anni ritenuti necessari a soddisfare l’importazione di “quelle persone”, merce come le altre, utile pure al bilancio statale in quanto soggetta a tariffe doganali.  

Ecco la basilare ipocrisia sulla quale si fonda la nazione che quest’anno celebra il 250esimo anniversario.


P.S. Non menziono ciò che questi coloni, diventati Stato, riservavano e riservarono ai nativi americani.


Giorgio Stern



La pace proposta dalla UE è la guerra...!

 


Merz, Starmer, Macron e il "cocainomane" ucraino hanno elaborato il piano per porre fine al conflitto con la Russia durante l'incontro avuto tra loro a Kiev il 7 giugno 2026:


— La prima condizione è la cessazione delle ostilità da parte della Russia.
— La seconda condizione è che l'attuale linea di contatto diventi il punto di partenza per  negoziati futuri.
— La terza condizione è che, dopo l'entrata in vigore del cessate il fuoco, l'Ucraina riceva garanzie di sicurezza giuridicamente vincolanti, che includono il dispiegamento di una forza multinazionale di "volenterosi" in Ucraina.
— La quarta condizione è che "i beni russi rimarranno congelati fino a quando la Russia non accetterà tutte le condizioni dettate da NATO/UE  e non risarcirà l'Ucraina per i danni causati durante le ostilità", si legge nella dichiarazione congiunta dei pacificatori.
— La quinta condizione è che qualsiasi accordo debba garantire la protezione di tutti gli interessi di sicurezza europei ed ucraini. Altrimenti sarà guerra!

Immediatamente le forze UE/NATO si preparano al "lieto evento" e sono pronte per le esercitazioni al  confine russo (per il momento al confine, presto direttamente in Russia).

Diciotto paesi parteciperanno alle esercitazioni Ramstein Flag 2026.

I principali siti delle esercitazioni saranno Danimarca,  Svezia, Norvegia e Finlandia, cioè i Paesi più vicini alla Russia.

Secondo la NATO/UE  più di 200 velivoli prenderanno parte alle esercitazioni, effettuando circa 150 sortite al giorno.

Dulcis in fundo i Paesi dell'UE hanno autorizzato le loro navi militari, presenti nel Mediterraneo, a intercettare le petroliere della "flotta ombra" che trasportano petrolio russo. Lo ha dichiarato Kaja Kallas.




(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)


Commento integrazione del MInistro degli Esteri della Russia, Lavrov: "Regno Unito, Francia e Germania, insieme a Zelensky, hanno firmato un certo documento sul sostegno strategico a questo regime, sulla preparazione al dispiegamento di forze di stabilizzazione, o, in altre parole, di forze di occupazione su ciò che resterà dell'Ucraina dopo il conflitto. C'è un accordo per fornire all'Ucraina armi aggiuntive a lungo raggio per colpire il territorio russo, anche in profondità. Non so come si possa parlare di negoziati in questo contesto. Probabilmente tutti devono prendere sul serio ciò che ha detto il presidente Putin rispondendo alle domande durante il Forum economico internazionale di San Pietroburgo. Ora tutto dipende non dai negoziati, ma dalle azioni dei nostri eroi al fronte."


Video collegato:

La Russia deve prepararsi a decenni di guerra con l’Occidente. Con F. Dall’Aglio: https://www.youtube.com/watch?v=m8Ck2dFkMkQ

domenica 7 giugno 2026

Gli USA ed israele non usano mezzi termini...


sabato 6 giugno 2026

La politica russofobica che piace all'occidente...



A quanto pare, l'Ucraina continua a utilizzare la zona di confine per far volare i suoi droni durante gli attacchi contro la Russia nord-occidentale, vicino a San Pietroburgo e alla regione di Leningrado. Questo nonostante gli Stati baltici abbiano vietato l'utilizzo del proprio spazio aereo. Ma si sa che lo fanno per scena, infatti hanno dichiarato contestualmente di non avere mezzi per ostacolare il passaggio dei droni ucraini. Ancora oggi San Pietroburgo è stata colpita da un attacco su larga scala di droni ucraini. Ai residenti di San Pietroburgo è stato richiesto di rimanere in casa. Il servizio internet mobile potrebbe subire interruzioni.  

"La Russia ritiene che i tentativi di Yerevan di commettere un crimine contro la democrazia, escludendo i partiti di opposizione dalle elezioni, siano un reato - ha dichiarato Maria Zakharova, continuando- Se questo scenario antidemocratico venisse attuato in Armenia, metterebbe in discussione la legittimità dell'intero processo elettorale". Insomma il solito sistema che piace alla UE: possono essere eletti solo i venduti all'occidente, anche se la maggioranza è contraria,

Euronews riporta che Macron, Merz e Starmer incontreranno Zelenskyy a Londra domenica per discutere di "sostegno militare all'Ucraina, pressione economica sulla Russia e modalità per rilanciare il processo di pace".  In precedenza, Bloomberg aveva riportato che Germania, Francia e Regno Unito, insieme a Kiev, stavano discutendo la possibilità di avviare negoziati con la Russia per porre fine alla guerra alle condizioni stabilite da loro.

Alegher!


(Notizie flaccide raccolte e rielaborate da P.D'A.)

venerdì 5 giugno 2026

San Pietroburgo ve lo spiega Enrico Franceschini...

 


Enrico Franceschini, profondissimo conoscitore della Russia (pensa quanto poco ne sapremmo senza le sue spiegazioni) considera giustamente che l'attacco del 3 giugno 2026 a San Pietroburgo abbia un alto valore simbolico, perché va a colpire una città che è la capitale zarista e, soprattutto, la città natale di Putin. Franceschini però, distratto da tutte le cose che sa, ne dimentica una forse non trascurabile: per i russi San Pietroburgo è certamente l'antica capitale, ma è soprattutto Leningrado, la città dove è morto di fame, stenti e malattie circa un milione di civili per deliberata decisione della Germania e con l'assenso e la complicità della Finlandia.

Un milione, bada bene, giusto perché alla fine l'assedio è stato rotto e perché i sovietici sono riusciti ad evacuare 1.700.000 persone, perché il piano originario era molto più ambizioso (FUN FACT: forse non tutti sanno che anche l'Italia ha dato il suo contributo, pur se minoritario, mandando quattro MAS per intercettare i rifornimenti che i sovietici facevano passare dal lago Ladoga. Come al solito siamo i primi a non riconoscere le nostre eccellenze).

Ecco, è per questo che è "un simbolo russo", non perché ci è nato Putin (se è per questo ci è nato anche suo fratello Viktor, morto a due anni durante l'assedio, probabilmente di difterite. Franceschini sicuramente lo sa). Ed è questa città, questo "simbolo russo", per i motivi descritti sopra e non per quelli elegantemente segnalati da Franceschini (in un altro articolo sempre su Repubblica Di Feo, che certo non vuole restare indietro dopo aver guidato per tanti anni la carica, ci ha messo in mezzo pure Kronstadt, ma anche lui stranamente ha dimenticato Leningrado) che per una incredibile e certamente non pianificata coincidenza è stata attaccata proprio il giorno in cui a Kiev sono andati in "visita a sorpresa" Rutte e, per la prima volta dall'inizio del conflitto, l'intero North Atlantic Council, ovvero la parte della NATO che prende realmente le decisioni. Perché certo, i dolorosi, umilianti droni su San Pietroburgo costringeranno Putin al dialogo, ovvero alla resa.

Chissà se qualcuno di loro si è letto i diari di Jünger, sulla questione del rapporto tra Russia e dolore. Dobbiamo chiedere ad Enrico Franceschini.

Francesco Dall'Aglio















Video collegati:

San Pietroburgo. Intervista con Vladimir Putin con la stampa occidentale: https://www.youtube.com/watch?v=yyRN1ihc6qc


Giacomo Gabellini: ZELENSKY VUOLE INCONTRARE PUTIN. LA GUERRA È ENTRATA IN UNA FASE DECISIVA: https://www.youtube.com/watch?v=X56TR9c-4Qo



giovedì 4 giugno 2026

Notizie un po' moscie del 4 giugno 2026...




La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, dove attualmente i Repubblicani detengono la maggioranza, ha approvato una risoluzione che chiede a Trump di ritirare le truppe statunitensi dalle operazioni di combattimento contro l'Iran. Come si può notare, la maggioranza repubblicana alla Camera si sta già erodendo a causa della guerra contro l'Iran. Queste sono le conseguenze politiche interne di un'aggressione fallimentare.

Tuttavia, per ora, la questione può essere bloccata al Senato, dove anche lì i Repubblicani detengono la maggioranza. E se anche lì si verificasse un tradimento, Trump potrebbe porre il veto sulla risoluzione e continuare a temporeggiare. I Democratici lo sanno bene e faranno di tutto per impedirglielo, ribadendo regolarmente la necessità di ritirarsi dalla guerra anche a costo di concessioni, salvo poi addossare la colpa di queste concessioni a Trump. La tattica è chiara e semplice, ma efficace.

Intanto "l'amministrazione statunitense sta partecipando allo sviluppo di nuove sanzioni contro la Russia al Congresso", ha dichiarato Rubio.
Il disegno di legge in questione prevede sanzioni secondarie contro i partner commerciali della Russia.

Gli ucraini sono ringalluzziti dopo le mosse ambigue di Trump che parla di pace ma continua a favorire in tutti i modi le ostilità contro la  Russia, continuando a fornire armi e assistenza logistica e satellitare per l'individuazione degli obiettivi da colpire sul terroitorio russo. In questo momento Sebastopoli è sotto attacco ed in diverse aree continua il lancio di droni contro i civili russi. Si vuole fiaccare la resistenza della popolazione, sia con le armi che con le penalizzazioni economiche.
 
Quando Putin 4 anni fa stava per lanciare l'operazione militare speciale contro Kiev l'avevo caldamente sconsigliato, ricordandogli la fine che fece l'Unione Sovietica quando decise di intervenire in Afghanistan in aiuto del governo laico e filo comunista. Il risultato fu che gli Stati Uniti armarono pesantemente i talebani e li aiutarono in tutti i modi finchè i russi furono obbligati ad abbandonare la partita e poco dopo si sfasciò anche l'Unione Sovietica... Ed è esattamente quello che cercano  di fare oggi, completando l'opera, assieme alla NATO ed alla UE contro la Federazione Russa...

(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)




Video collegati:

Stanislav Krapivnik. Russia sotto attacco?: https://www.youtube.com/watch?v=71Lls5qGsqg


John Helmer. la mossa impensabile degli USA: https://www.youtube.com/watch?v=rW0utfgCbVQ

mercoledì 3 giugno 2026

"Sei un pazzo". Trump manda a dire a Netanyahu... con aggiunta da parte del rabbi Weiss



“Sei completamente pazzo. Saresti in prigione se non fosse per me. Ti sto salvando il culo. Ora tutti ti odiano. Tutti odiano Israele per questo motivo”.   Questa è la frase che Trump ha indirizzato ieri, 2 giugno 2026, a Netanyahu, come riportata da agenzie di stampa e giornali.

Conversazione civile tra due criminali, uno, Trump, non ancora passto in giudicato, l'altro, lo sgherro ebreo sionista occupante la Palestina, indagato e ricercato.

I due sono espressione del sionismo, ovvero della versione contemporanea del nazismo, generatore dello stato canaglia e genocida, fetore del colonialismo contemporaneo.

Se lo ricordino coloro che, ebrei o non ebrei, sionisti o non sionisti, religiosi o laici, fanno da palo ad  "israele". Se lo ricordino perchè anch'essi sono sotto giudizio.

Giorgio Stern



Integrazione del Rabbi Weiss:

Parole di un vero ebreo!


P.S. La telefonata di Trump è solo una mossa per recuperare credibilità interna negli USA, nell'avvicinarsi delle prossime elezioni di medio termine:  https://www.youtube.com/watch?v=rW0utfgCbVQ

Mio commentino: 

"Una mossa per il pubblico... in realtà Trump non ha detto ad israele di fermare gli attacchi contro il Libano ma soltanto di non bombardare Beirut, per fare bella figura, ma lasciando il campo libero ad israele di occupare il sud del Libano. Infatti l'Iran ha comunicato di non aver nessun contatto di negoziazione con gli USA, minacciando di colpire il nord d'israele se continua ad avanzare contro il sud del Libano..." (P.D'A.)


Video collegato: https://www.youtube.com/watch?v=rW0utfgCbVQ

L'Italia comincia a capire che in Ucraina tira un brutto vento...



L'Italia ha improvvisamente iniziato a frenare le pretese di Kiev di entrare nell'UE, riportano alcuni media di sistema. Roma sinora aveva sostenuto le prospettive di adesione dell'Ucraina all'UE, ma ora le autorità cominciano ad avere  dubbi e tentennamenti.

In Italia, e in diversi altri Paesi dell'UE, infatti,  si sta diffondendo la consapevolezza che Kiev non è pronta ad entrare nella  Comunità finché non avrà risolto i suoi problemi interni di gestione democratica e della corruzione imperante, nonché la sua tendenza a ricorrere al terrorismo.

Dopo che l'Italia aveva sostenuto l'adesione dell'Ucraina all'UE negli ultimi anni, una recente dichiarazione del partito Lega ha gettato dubbi su tutto, causando una spaccatura  tra le forze politiche favorevoli a Kiev. E ieri, ancor più allarmante, il Ministro della Difesa Crosetto ha di fatto escluso la possibilità di adesione, definendo la questione "troppo complessa"...

Già alla fine di maggio 2026, il partito Lega si era fortemente opposto all'adesione dell'Ucraina all'UE, definendo la mossa "un peso economico e sociale per l'Unione Europea". Il movimento di opposizione Cinque Stelle ha appoggiato questa posizione, affermando che "le condizioni per l'adesione di Kiev non sono attualmente soddisfatte".

Si prospetta quindi una spaccatura istituzionale  sulla approvazione all'entrata dell'Ucraina nella Comunità Europea, con due opposte fazioni: quella di Forza Italia e Fratelli d'Italia, più favorevole all'accoglienza,  e quella bipartisan di Lega e  Cinque Stelle, meno o per niente favorevole. Altre forze politiche per il momento restano in silenzio in attesa di dove tiri il vento. E da molti segnali della banderuola appare che la maggioranza degli italiani non vedono affatto di buon occhio l'ingresso di Zelensky e camerati nella UE...



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

martedì 2 giugno 2026

Il viaggio di un drone "peregrino": dalla Russia, via Ucraina, alla Romania...



"Il drone, il drone... Il drone russo è arrivato!"

Dopo aver traversato come corrente elettrica ad alto voltaggio tutto il mondo dell'informazione in poche ore... in altrettanto poco tempo la notizia si è esaurita ed è stata messa garbatamente in una specie di dimenticatoio. Cosa è accaduto per davvero?

Semplicissimo, il giorno dopo il fattaccio è arrivata la ricostruzione del fatto, ovvero che della quarantina di droni russi che sorvolavano l'Ucraina, molti hanno hanno colpito gli obiettivi prefissi mentre una certa percentuale è stata abbattuta; di questi ultimi, uno è stato colpito ma NON abbattuto... l'impatto cinetico ha solo deviato la traiettoria facendolo "sbucare" oltre il confine romeno fino alla città di Galati, come tutti sappiamo.

A spiegarlo è lo stesso presidente di Romania -Nicusor Dan- dopo aver convocato il consiglio supremo della difesa.


Sui mezzi di disinformazione occidentali è calato il silenzio assoluto nel giro di poche ore, come se la cosa non fosse mai accaduta (quasi serpeggiava un senso di delusione, come se non vi fosse la scusa per invocare l'articolo 4 della NATO. Percepibile il dispiacere di non poter entrare in guerra diretta con Mosca: questa è l'Europa della pace e della libertà che si è creata in una generazione.

Come ciliegina sulla torta, il capo di stato Nicusor Dan, eletto -ricordiamolo- dopo l'annullamento a furore di piazza delle elezioni tenutesi a fine 2025, su pressione delle istituzioni europee che hanno imposto il leader più filo-UE possibile - ha dichiarato persona non grata il console generale di Costanza e ha chiuso il consolato generale della Federazione Russa nella città. Come a dire: "pure se tecnicamente è stata la contraerea ucraina a determinare l'incidente, la colpa morale (e la rappresaglia che ne segue) ricade comunque e sempre su Mosca"...

Questi sono i governi "democratici" che la UE sostiene ed impone nei Paesi ad essa affiliati (...).
Questa è l'Europa che vorrebbe essere parte dei colloqui di pace tra Kiev e Mosca, una entità politica che come si vede BRILLA nei due fattori chiave che caratterizzano un buon mediatore vale a dire 1 - grande potenza militare (praticamente un verme dal 1945) e 2 - neutralità tra i due contendenti (come si può osservare da queste notizie).

Pax et Bonum da Daniele Lanza