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domenica 8 aprile 2012

Festa dei Precursori 2012 - Ventottesima Edizione - "Per festeggiare la nascita del Circolo Vegetariano VV.TT."

Visita all'orto del pero di Calcata, in una passata edizione della Festa dei Precursori di parecchi anni fa


Festa dei Precursori - Presentazione della Ventottesima Edizione: "Coltura e Cultura"

Siamo anche quest'anno nelle Marche, dopo il trasferimento del Circolo Vegetariano a Treia, a celebrare la 28a edizione della Festa dei Precursori, in cui si ricorda la nascita stessa del Circolo Vegetariano VV.TT. (fondato a Calcata nella primavera del 1984). Tra le finalità della nostra associazione vi sono temi che comprendono la spiritualità, la cultura e l'agricoltura ed aspetti connessi. Perciò la nostra festa sarà un revival in cui questi argomenti verranno trattati e rilanciati.

In considerazione che la crisi economica sta sgretolando le capacità produttive della società e osservando lo stato di degrado morale e culturale in cui la nazione è sprofondata è un imperativo improcrastinabile riportare in auge un'agricoltura bioregionale ed una cultura socialmente ecologica.


In seguito al propagarsi del sistema agro-industriale e delle necessità consumistiche della popolazione umana il consumo del territorio è cresciuto al punto di dover sostituire a boschi e foreste campi coltivati e pascoli, eliminando ogni competitore e appropriandosi di sempre maggiori quote dell'energia disponibile. Ma tale processo deprivato della considerazione olistica che il tutto compartecipa al tutto si sta dimostrando ora deleterio per la continuazione della vita sul pianeta. Infatti l'utilizzazione sconsiderata delle risorse e l'economia di mercato stanno mettendo a repentaglio sia la qualità della vita che le espressioni culturali e la sopravvivenza stessa dell'uomo e delle altre specie viventi.
Il bioregionalismo, l'ecologia profonda ed il vegetarismo si pongono come metodo ri-armonizzante della esistenza umana sulla terra, percependola come un insieme di relazioni armoniche fra il mondo vegetale, animale e minerale, e superando allo stesso tempo il concetto di etnia e di specie "privilegiata", come faremmo nella considerazione fisiologica di un organismo in cui ogni organo è utile e necessario al funzionamento totale.

Dal punto di vista della società produttiva le linee guida necessarie all'attuazione bioregionale sono: Mantenere e coltivare la biodiversità – e questo cominciando a promuovere la biodiversità delle sementi, passando da pratiche agricole basate sulla chimica e su un grande dispendio energetico a una produzione alimentare ecologica. Un'agricoltura che sia prudente nell'uso dell'acqua – la conservazione e il recupero dell'acqua dovrebbero essere gli obiettivi primari invece dell'irrigazione intensiva e dell'esaurimento delle risorse acquifere. Favorire i prodotti locali, biologici, freschi e di stagione, nonché le erbe spontanee. Queste azioni si sposano alla perfezione con alcune considerazioni concernenti vegetarismo ed ecologia profonda.

Ma non è tutto, è fondamentale che l'aspetto alimentare e produttivo non superi in importanza la parte culturale della manifestazione. Poiché la creatività, la fantasia, l'amore del bello, la capacità di esprimere concetti elevati, poesia, arte, musica, etc, sono una componente essenziale del vivere bioregionale. Persino la piccola produzione di manufatti necessari all'uso quotidiano hanno in sé un valore che supera l'utilità, infatti è importante riportare la capacità manuale dell'uomo verso una produzione che sia non solo utile ma anche estetica ed ecologica. Che dire poi degli aspetti spirituali e del processo narrativo che sta alla base della cultura umana? L'uomo è un animale sociale ed ha bisogno di esprimere le proprie emozioni in forme concrete, in piena condivisione con i suoi simili, e non attraverso scatole parlanti e piccoli schermi o con un sistema culturale massificato e finto...

Riportiamo quindi l'afflato poetico dell'uomo nel vissuto quotidiano.
Sulla base di questa premessa nasce l'esperimento della Festa dei Precursori di quest'anno, dal titolo "Cultura e Coltura", un appuntamento per la condivisone della cultura artistica e popolare, della produzione agricola biologica e di manufatti artigianali d'uso corrente.


Paolo D'Arpini
Presidente Circolo vegetariano VV.TT.


Caterina Regazzi e Francesca Salvucci, nella nuova sede di Treia del Circolo Vegetariano VV.TT., durante l'edizione del 2011 della Festa dei Precursori.

Con il patrocinio del Comune di Treia e della Proloco Treia (Loghi)

Circolo Vegetariano VV.TT. In collaborazione con: Gruppo Arti Applicate, Vivere con Cura, Vivere con Gioia, OLIS, European Consumers, Rete Bioregionale Italiana

Festa dei Precursori Ventottesima Edizione: “Coltura e Cultura”
Treia (Macerata) dal 5 al 13 maggio 2012


Programma generale:


Sabato 5 maggio 2012 – Sede del Circolo Vegetariano VV.TT., Via Sacchette 15/a, Treia (MC):
h. 14.30 – Partenza per escursione naturalistica nella campagna circostante il borgo, alla ricerca di erbe selvatiche, rose e fiori di campo. Accompagna Sonia Baldoni.
h. 17.00 – Inaugurazione di due mostre d'arte tematica: Sezione 1) “...e la Terra sentì nell'Universo...”, calligrafia e arte contemporanea, a cura del Gruppo Arti Applicate di Osimo - Sezione 2) “Arte nella natura”, foto e grafica a cura del Circolo VV.TT. Presentazioni a cura di Nazzareno Vicarelli e Caterina Regazzi
h.17.30 – Cerchio su “Cultura e Coltura”, cibo spontaneo e da agricoltura bioregionale, ecologia sociale, biospiritualità , etc. Interventi particolari: Alberto Meriggi, Italo Campagnoli, Umberto Rocchi, Sonia Baldoni
h. 19.30 – Brindisi e canto di buon augurio.

Domenica 6 maggio 2012 - Sede del Circolo Vegetariano VV.TT., Via Sacchette 15/a, Treia (MC):
h. 10.00 - Assemblea. Resoconto delle attività del Circolo vegetariano VV.TT. Testimonianze, memorie e progetti futuri.
h. 11.00 – Apertura del bazar artistico artigianale agricolo del libero scambio
h.12.30 – Pasto all'aperto conviviale con cibo vegetariano da ognuno portato
h. 16.00 – Esempi di ecologia casalinga e riciclaggio creativo. Interventi particolari: Antonio D'Andrea, Michele Meomartino, Lucilla Pavoni, Riccardo Oliva
h. 18.00 – L'arte del corpo, performance effimere di Fulgor C. Silvi e Giancarlo Pucci e Rossella
h. 18.30 – Brindisi di saluto

Sabato 12 maggio 2012 - Sede del Circolo Vegetariano VV.TT., Via Sacchette 15/a, Treia (MC):
h. 16.30 – Paolo D'Arpini narra la storia del Circolo. Segue Assemblea.
h. 17.30 – Serata dedicata al poeta Gianni Rodari. Presentazione del libro “L'Orecchio Verde” di Stefano Panzarasa (Edizione Nuovi Equilibri). L'autore racconta la sua esperienza e canta le poesie di Gianni Rodari da lui musicate. Un vero e proprio happening di poesie, musica e movimento corporeo.
h. 19.00 – Brindisi di buon auspicio con degustazione dolcetti vegani autoprodotti.

Domenica 13 maggio 2012 - Sede del Circolo Vegetariano VV.TT., Via Sacchette 15/a, Treia (MC):
h. 11.00 – Apertura del bazar artistico artigianale agricolo del libero scambio
h.12.30 – Pasto all'aperto conviviale con cibo vegetariano da ognuno portato
h. 15.00 – Passeggiata guidata nel borgo di Treia per conoscere il luogo e la sua storia
h. 17.00 - Cerchio su esperienze di agricoltura, apicoltura ed erboristeria. Interventi particolari: Francesca Pellegrino, Renzo Giuliodori, Felice Rosario Colaci
h. 18.00 - Condivisione poetica, performance canore ed altro ancora. Interventi particolari: bajan con Upahar Anand
h. 18.30 – Svernissage delle mostre con brindisi finale, baci ed abbracci

Artisti che partecipano alla Mostra: “...e la Terra sentì nell'Universo...”:
Morena Bonpadre, Marcello Diotallevi, Sabrina Franchini K. S. Frate, Jean Larcher, Manuela Magagnini, Katharina Pieper, Giancarlo Pucci, Fulgor C. Silvi, Luisa Urgias, Nazzareno Vicarelli

Artisti che partecipano alla Mostra: “Arte nella Natura”:
Nazareno Crispiani, Domenico Fratini, Gigliola Rosciani, Daniela Spurio


Durante i giorni infrasettimanali potranno esservi altri eventi di vario genere. Le mostre d'arte saranno visitabili nei giorni feriali dalle 16.30 alle 19.30, oppure su appuntamento.

Info: Paolo D'Arpini: circolo.vegetariano@libero.it – 0733/216293
www.circolovegetarianocalcata.it - http://bioregionalismo-treia.blogspot.it



Programma 2012: http://bioregionalismo-treia.blogspot.it/2012/03/treia-dal-5-al-13-maggio-2012-la-festa.html

giovedì 17 novembre 2011

"Vita Senza Tempo" - Dal 8 al 10 dicembre 2011 a Treia... con Caterina Regazzi e Paolo D'Arpini


Creazione grafica di Daniela Spurio


Ecco, con l'arrivo delle bellissime locandine create da Daniela Spurio siamo pronti per iniziare la promozione del prossimo evento culturale che si tiene in Via Sacchette, 15/a , al Circolo vegetariano VV.TT. di Treia: "Vita Senza Tempo". Dal 8 al 10 dicembre 2011.

Alcuni giorni fa abbiamo ricevuto anche la notifica della concessione di patrocinio morale da parte della Provincia di Macerata che si aggiunge a quello del Comune e della Proloco di Treia.

La manifestazione, come potete vedere dal programma in locandina, è variegata e succosa, prevede una mostra d'arte sul tema dell'amore, dell'ecologia e del matrismo realizzata in collaborazione con l'Associazione Culturale "Gruppo per le Arti Applicate di Osimo" che opera da più di quattordici anni nei diversi settori dell'arte, del design, dell'artigianto artistico e del restauro, impiegando metodologie e tecniche che rispettano il più possibile l'ambiente, la cultura e le tradizioni dei luoghi di appartenenza.

Proprio per stabilire il concetto di comunità bioregionale e del significato di "solidarietà" matristica (riferito al matrismo originario della Grande Madre), e per sviluppare l'idea di una comunità ecosostenibile ed autonoma dal mercato industriale, il pomeriggio del 8 dicembre, tradizionalmente dedicato alla Santa Madre, si terrà un dialogo sui temi menzionati. Il mondo femminile è particolarmente e sentitamente invitato a partecipare.

Viene poi organizzato, nei giorni 8 e 10 dicembre, un bazar per il libero scambio di prodotti artigianali ed artistici, compresi libri, disegni e capacità manuali che possono essere condivise e trasmesse gratuitamente od alla pari. Questo è un modo per ristabilire il valore delle cose autoprodotte e per far conoscere agli altri le proprie abilità intellettuali e la propria fantasia creativa.

Il 9 dicembre, in occasione della passeggiata naturalistica attorno alle mura di Treia, avremo modo di apprendere dalla nostra accompagnatrice, Elisabetta Aquilanti, operatrice di Vivere con Gioia, l'uso e le proprietà di piante che spontaneamente crescono in natura e che andremo a raccogliere per farne tisane ed insalate salutari.

Infine il 10 dicembre, sempre nella sede del Circolo, compiremo il rito finale con una lettura di brani tratti dal libro "Vita Senza Tempo", scritto da Caterina Regazzi e Paolo D'Arpini, con
accompagnamento di note romantiche. Nel libro si parla della realizzazione di un intenso amore crepuscolare... Nelle parole degli autori: "Un Amore, nato dalla affinità di spirito, su una visione simile della concezione della vita, basata sulla ricerca della semplicità... - Il nostro augurio è che questo amore possa servire ad esempio per vivere in pace con noi stessi e con il nostro prossimo". Al termine del reeding (lettura) si terrà uno sharing (condivisione) in cui ogni partecipante è invitato a dire la sua sull'amore e sul come poter far si che trionfi nella nostra vita. E per finire un brindisi collettivo di buon auspicio.

Durante i tre giorni dell'incontro chi volesse condividere anche cibo e bevanda è invitato a portare alimenti vegetariani che verranno spartiti fraternamente tra i presenti. Sarà anche possibile, per coloro che abitano fuori zona, pernottare in loco in modo spartano, portando con sè coperte o sacco a pelo.

Per ogni evenienza è opportuna la prenotazione allo 0733/216293 - 333.6023090 - E-mail: circolo.vegetariano@libero.it -
Oppure nel sito: www.circolovegetarianocalcata.it al bottone "Contatti".

Vi aspettiamo con amicizia ed affetto, Paolo D'Arpini e Caterina Regazzi

mercoledì 25 maggio 2011

Il Giornaletto di Saul del 25 maggio 2011 – I Ching alimentazione e salute, porte aperte, fusione fredda, padre prete a Genova, cane cieco a Trisungo

Care, cari,

ho qui un riepilogo su quanto è stato detto durante la sessione I Ching su alimentazione ed integrazione degli elementi, gli appunti sono stati presi da Renata Bevilacqua, che inoltre scrive: “Caro Paolo, scusami per non essere venuta a Treia il 22 u.s., Orietta aveva un altro impegno e non mi è stato possibile raggiungerti. Ho preparato l'ultimo riassunto, te lo mando...” - Continua:
http://paolodarpini.blogspot.com/2011/05/i-ching-e-zodiaco-cinese-relazione-di.html

Scrive Doriana Goracci: “Il 25 maggio alle ore 17, a Capranica (Vt) presso il Tempio Romanico San Francesco, di fronte alla sede del Comune di Capranica, si terrà l’incontro con Dibattito su “ARSENICO BOLLETTE E GESTIONE dell’ACQUA”
Saranno benvenuti tutti gli interventi dal Pubblico su Arsenico Bollette Referendum”

Scrive BioViolenza: "Gli attivisti del progetto BioViolenza hanno indetto un presidio nel quadro delle iniziative di contestazione alla fiera "SlowFish", che si svolgerà a Genova dal 27 al 30 maggio, giorni in cui i pescatori di Slow Food esibiranno il massacro dei pesci a cittadini e scolaresche da tutta Italia. Il pullman da Milano partirà alle 8.30 da piazzale Cadorna,con rientro a Milano Cadorna entro le 22.30. Per prenotazioni: bioviolenza@gmail.com – tel. 335-8376756 - Per informazioni sul pullman da Torino (e Ivrea): carmagnola08@gmail.com"

Scrive Valentino di Lazionauta: “GRAZIE Mille! abbiamo pubblicato in homepage questa bella testimonianza, attendiamo altri contributi che possano far conoscere meglio ai nostri lettori tutte le magnificenze locali! Grazie ancora Paolo e buona giornata: http://www.lazionauta.it/viaggio-breve-a-calcata/”

Scrive Vittorio Marinelli: “Bossi: "Spostare due ministeri a Milano". A me sembra un'ottima idea. Potrebbero prendersi pure Regina Coeli, Parlamento, Senato e altri ricettacoli di delinquenza organizzata..”

Scrive l'arrabbiata Luana De Rossi: “Altro che nucleare.. E' STATA INVENTATA LA FUSIONE FREDDA, ne sapete qualcosa? Ma andiamo per ordine..” - Continua:
http://altracalcata-altromondo.blogspot.com/2011/05/luana-de-rossi-le-alternative-al.html

Scrive Salvatore Barbera: "...gli italiani devono sapere che c'è un Referendum il prossimo 12 e 13 giugno e devono avere la certezza che si potranno esprimere come sancito dalla Costituzione. Aver chiesto la fiducia sul decreto Omnibus è un vero e proprio ricatto per evitare qualsiasi discussione democratica alla Camera sul nucleare. Un tema importante come quello del nucleare merita invece un'ampia e seria discussione sia in Parlamento che in tutto il Paese...."

Scrive Marco Chiletti consigliando la seguente strategia per raggiungere il quorum ai referendum: "ADOTTA UN ASTENSIONISTA! (E passaparola...)"

Scrive Franco Pinerolo da Milano: "Una testimone: -Nessuna aggressione a Franca Rizzi. Non è stata spinta, né colpita - Shirin Kieayed ha raccontato a Radio Popolare la presunta aggressione a Franca Rizzi, che ha denunciato di essere stata attaccata da due giovani sostenitori di Pisapia. - Ho deciso di espormi con nome e cognome, ha spiegato, perché ho assistito direttamente a quanto avvenuto al mercato di via Osoppo. Una signora, che poi è la donna che ha denunciato l'aggressione, si è avvicinata a uno dei sostenitori di Pisapia cercando di farlo tacere, strattonandolo e tirandolo per un braccio. Lui si è girato e le ha risposto ma non l'ha spinta, né colpita. Lei si è seduta a terra di propria volontà. Una volta seduta ha cominciato gridare di essere stata aggredita....-"

Scrive Giorgio Vitali, su vaticano e pedofilia: “CI SEMBRA CHE DON NEROSEPPIA ABBIA AVUTO VITA FACILE FINO AD OGGI. E SOPRATTUTO NON CI SEMBRA CHE LE AUTORITà PRETESCHE, CHE SANNO TUTTO DI TUTTO E DI TUTTI,ANCHE TRAMITE LA CONFESSIONE, NON AVESSERO PER LO MENO SENTORE DELLE ATTIVITà ILLEGALI DEL PERSONAGGIO”

Scrive La Repubblica di Genova: "Parroco diventa padre La Curia lo sospende - Genova - ‎"E' stata una debolezza", ammette don Marco Marengo, parroco di Quezzi. La Curia lo ha trasferito in un convento di frati a Varazze. Per evitare lo scandalo la donna è andata a partorire a Santo Domingo ma ora chiede di poter dare un padre a suo figlio..."

Mio commentino: “...Povera donna.. e povero figlio.. -è stata una debolezza..- parlare così della vita.. che stronzo!”

Scrive Marco Bracci: “Buongiorno Paolo, ecco la risposta della farmacista tedesca a cui avevo chiesto info sulla stevia: "purtroppo l'informazione è inesatta. La Stevia non è ammessa in Germania e quindi non l'abbiamo da vendere". Mi ricorda tanto la storia della canapa....”

Scrive Edward: "Dear Paolo, I'm sorry we missed you on Sunday. I fly back to London tonight (if the Volcano lets me), I'll try to give you a call during the week. Also, thanks for these emails, I will ask my translator to help me understand them... Take Care"

Mia rispostina: “Let it be...”

Scrive AdM: "Le esperienze didattiche e concertistiche si fondono in un appuntamento interessante, divertente e ricco di sorprese. Esecuzioni dal vivo, improvvisazioni e alcune piccole produzioni dei ragazzi che hanno partecipato ai laboratori del progetto AdM per le scuole. DOMENICA 29 MAGGIO a Vignola: ore 15:30 visita guidata al Castello e alle 17:00 concerto (ingresso gratuito) - Prenotazioni entro le ore 20:00 di giovedì 26 maggio (posti limitati) - mail@amicidellamusica.info"

Riceviamo da Lucilla Casta un messaggio esoterico sui mondi paralleli: “COSA STA SUCCEDENDO OGGI SU QUESTO PIANETA ... ? CREAZIONE DI MONDI CHE SI CREDONO POSSIBILI IN BASE ALLA PROPRIA MENTE E CREDENZE ....” - Continua: http://www.circolovegetarianocalcata.it/2011/05/24/angeli-e-demoni-mondi-paralleli-nuovi-stili-di-vita-nel-possibile-e-nella-ricerca-esoterica/

Scrive Claudio: "....Quando l'umore viene dall'intestino. I batteri intestinali influiscono su di esso, occorre studiare il potenziale terapeutico dei probiotici nei disturbi del comportamento, in particolare a quelli associati alla sindrome del colon irritabile..."

Scrive Mao Valpiana: "Con il trucco e con l'inganno vogliono togliere ai cittadini il diritto di esprimere il proprio parere, tramite referendum, sul nucleare. Ieri il Parlamento, votando la fiducia, si è prostituito all'arroganza del potere, ed ha abdicato alla propria dignità. Con il trucco e con l'inganno hanno da tempo calpestato l'articolo 11 della Costituzione, e anziché ripudiare la guerra, alla guerra si sono venduti e ne sono divenuti schiavi. Le persone oneste, che ancora credono nei principi fondamentali della Dichiarazione universale sui diritti dell'uomo e nel preambolo delle Nazioni Unite, devono trovare, nella nonviolenza, la forza per opporsi ai due grandi mali che affliggono l'umanità: la guerra e il nucleare. Sono due mali assoluti, creati dall'uomo, e quindi l'uomo li può abolire. Noi abbiamo fame di pace e di democrazia. E per questo digiuniamo. Per aderire al digiuno collettivo a staffetta scrivere a: mao@sis.it"

Scrive Betty: “MI RIFIUTO DI CREDERE CHE SIA STATO ABBANDONATO, ANCHE SE STAVA A RIDOSSO DI UN MURO NEL PANICO TOTALE, CON CAMION CHE SFRECCIAVANO ALL'IMPAZZATA... POTEVA ANCHE ESSERE DI QUALCUNO DEL POSTO... MI SONO FERMATA PER SCRUPOLO PERCHè L'HO VISTO Lì DA SOLO E PIUTTOSTO SPAVENTATO... HO PENSATO "GUARDA STI DEFICIENTI, CANE LIBERO IN MEZZO ALLA SALARIA!!!". MA NON C'ERA NESSUNO, NESSUNO. E MENTRE SFIORAVA PERICOLOSAMENTE LA STRISCIA BIANCA UN BAGLIORE DI LUCE MI HA FATTO VEDERE IL RIFLESSO DEI SUOI OCCHI E HO CAPITO... ERA COMPLETAMENTE CIECO! TROVATO VENERDì 20 MAGGIO VERSO LE ORE 16, A TRISUNGO PROVINCIA DI ASCOLI PICENO, ALL'INCIRCA KM 150 DELLA VIA SALARIA - Appello ai padroni per venire a riprenderlo oppure a qualcuno che voglia adottarlo: info@ulmino.it TEL 339-1847914 (dopo le 19)”

Scrive Caterina: “L'India e Sri lanka sono molto simili e la gente pure è dolce e accogliente come gli indiani, ma ci sono stata solo una settimana e abbiamo girato in tanti posti con un simpatico signore panciuto vestito di bianco e col gonnellino, che ci faceva da autista, un po' da guida e accompagnatore. Ci portava a mangiare e dormire dove voleva lui, tutti posti deliziosi e molto "locali". Dovunque andavamo tutti ci sorridevano. C'erano templi di tutte le religioni (non siamo stati al Nord, dove c'erano casini con i tamil, era pericoloso) e scimmie in alcuni templi. E' stata solo una visita, un vedere, si capiva che regna lì una profonda spiritualità, ma allora ero solo una turista. Ieri l'altro, sono stata a casa di Antonella, mentre pranzavamo, sua madre Irvanna raccontava di una casa della sua fanciullezza (ma non ricordo più dove) in cui c'erano un ingresso anteriore ed uno posteriore, sempre aperti ed allora mi è venuto in mente l'ingresso della casa di Treia....” - Continua: http://bioregionalismo-treia.blogspot.com/2011/05/treia-e-la-magia-di-quel-portone-aperto.html

Così per oggi abbiamo concluso... vi saluto! Saul/Paolo

…...

Pensieri poetici del dopo Giornaletto:


Stato intermedio

Trasforma l’aggressività
dell’io affermativo
in coraggio stabile
nel vivere le contingenze.

Trasforma l’ottenebramento
che porta all’oblio di sé
in distaccata percezione
dei fenomeni.

Trasforma la distinzione
fra alto e basso
in quel punto senza centro
né circonferenza.

Trasforma la relazione
di soggetto ed oggetto
in miracolosa proiezione
della mente.

(Saul Arpino)


La nostra Anima è una scintilla del Divino... se noi siamo consapevoli di ciò, e riconosciamo in Quello la nostra vera identità, l'io separativo (l'ego, che è solo un riflesso condizionato della mente) si scioglie nella Consapevolezza e noi realizziamo di essere quel che siamo sempre stati!
La Santità non è qualcosa che si proietta nel tempo... è la nostra vera natura... accettiamola quindi sin d'ora.. con umiltà e devozione.
(P.D'A.)

sabato 14 maggio 2011

Wesak 2011: Luna piena del Toro e riti della fertilità... a Treia e nella Valle Pezzata


"Dove c'è amore.. c'è anche bellezza!" (Saul Arpino)

Fervono i preparativi per festeggiare la luna piena di maggio o Wesak.

Al Circolo vegetariano VV.TT. di Treia, in via delle Sacchette 15/a, si terrà una meditazione, alle h. 19, aspettando che la luna appaia in cielo. Ricordiamo ora ai lettori il significato del Wesak. Questa celebrazione è convenzionalmente riconosciuta come la ricorrenza della nascita del Buddha storico: Gautama Sakyamuni. In verità il giorno preciso della nascita del Buddha non è possibile stabilirlo ma, come avvenne per il natale cristiano di Gesù che fu posto in corrispondenza del solstizio invernale -periodo particolarmente sacro nella tradizione europea- nel sudest asiatico il natale di Gautama venne indicato nel mese benedetto “Wesak” in corrispondenza della luna piena (in Toro).

Nel frattempo anche i compagni bucolici del CIR si preparano a festeggiare la luna piena taurina, in quel di Valle Pezzata. Il loro sarà un rito per la fertilità agreste, ecco cosa scrive Giulietta Blù: “AscoltAttori di Radio Sat!! Le trasmissioni continuano, vi invitiamo alla LUNA PIENA A VALLE PEZZATA il 17 maggio!
vi invitiAmo ad andare già da domenica 15 maggio 2011 per portare propositi e energie..la voglia di riposarvi e godervi la natura.. FARE FESTA!!!!!

Venite numerosi.. portare sacco a pelo, tenda, qualcosa da condividere...
cibo, gioia, entusiasmo, conoscenze....

Le indicazioni sono nell'immagine della locandina in alto, che è la pag. finale del cir 23...

Per essere sicuri di tutto ciò che compete la festa conviene chiamare il cel. di Roberto: 3485495504 (perchè nel frattempo Fabrizio e Matteo (i cui cel. sono nella locandina in alto) non vivono più a Valle Pezzata.


EP
SEP
SAT
TA
...
baciiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii

mercoledì 4 maggio 2011

Benito Castorina: “La Terra è un grande laboratorio bioregionale”



Benito Castorina: “La Terra è un grande laboratorio bioregionale” – Intervento per la Festa dei Precursori – Treia, Tavola Rotonda del 7 maggio 2011

Bioregionalismo per l’area Mediterranea

È un momento molto importante, anzi fondamentale.

Cari amici e compagni, donne e uomini, vi invito e se volete affiancatemi, in questo viaggio al di là dei confini territoriali ormai superati dalla globalizzazione, ma all’interno dei confini della democrazia e delle pari opportunità per i popoli, dove c’è un lavoro lungo e difficile da affrontare e che si presenta come la nuova sfida del nostro millennio.

Molte cose sono avvenute nel ventennio a cavallo dei due millenni, che ci fanno capire con gli eventi più recenti che dobbiamo responsabilmente assumere il ruolo che ci compete, come Vecchio Continente, di ridurre nel tempo il divario tra il Nord ed il Sud del mondo, divario al quale anche noi abbiamo contribuito. Mi pongo la domanda se questi popoli fratelli si ribellano perché vorrebbero avere condizioni di vita pari a quelle dei paesi dominanti, cercando paradossalmente rifugio nella casa di quelli che hanno determinato la condizione alla quale si ribellano, se è la loro fame di democrazia o di cibo. Una cosa accomuna il mondo oltre ai vari problemi ambientali ed è l’aumento dei costi dei prodotti alimentari e dei servizi, costi che incidono sulla popolazione povera di ogni Paese incluso il nostro, che possono essere superati solo con un nuovo progetto di organizzazione della società. È facile trovare capri espiatori nei Capi di Governi, che non sono nient’altro che gli esecutori di politiche condivise, per proteggere interessi consolidati o da consolidare propri e dei Paesi Sviluppati. È facile essere democratici, perdonatemi l’espressione, con il culo degli altri, come fanno rappresentanti di vari Governi nel mondo additando l’Europa e l’Italia in particolare, che sta sul fronte del terremoto, col rischio di essere travolta da uno tsunami.

È un momento molto importante, anzi fondamentale: un’occasione da non perdere.

Un momento in cui bisogna chiudere gli occhi per guardarsi dentro, per riconoscere ogni forma di egoismo in noi e per poi aprirli e osservare ogni forma di egoismo fuori di noi.

Risvegliata così la coscienza prelevata dal profondo e la visione olistica, siamo nello stato di coscienza che attiva il discernimento, la determinazione, la tenacia, la compassione e in una parola l’amore.

Non parlo di un’amore sdolcinato o passionale, ma ovviamente di quell’amore che nessun aggettivo o elucubrazione mentale può definire, di quello che discende dalla forza vitale della natura, che ci dà le risposte nelle occasioni più estreme e che alcuni chiamano istinto per la sopravvivenza.

In una delle mie fiabe, Gabriele mi chiede: nonno perché se nel lavarmi i denti uso troppa acqua la sotraggo ad un bambino del Continente Africano? Gli rispondo che quella è una metafora, messa in giro da chi in maniera intelligente ha avviato un discorso sulla salvaguardia dei diritti umani, che il significato di quella metafora è che per mantenere il tenore di vita attuale e con l’attuale organizzazione socio-economica, i paesi sviluppati usano troppe risorse a danno proprio e a danno di chi di questo spreco ha solo gli svantaggi. Interviene Lena: è come dire che il danno dei genitori è che pagano l’acqua che Gabriele spreca e quello dei paesi poveri è che l’acqua finisce. Brava! Risponde nonno Bruno, hai fatto un’altra metafora, è come dire ad esempio che noi prelevando dalla terra i combustibili fossili per destinarli all’industria ed al nostro comfort, abbiamo squilibrato i cicli della natura che hanno causato il surriscaldamento del pianeta, la desertificazione, l’inquinamento di aria, terra ed acqua, con danni anche per noi oltre che per il resto della popolazione del mondo.

La storia continua e ancora metafora nella metafora la televisione, internet, la globalizzazione porta bambini di nove dieci anni a riflessioni che richiamano la nostra coscienza. Con i miei compagni a quell’età discutevamo di pace, di sviluppo, di politica, avendo vissuto i nostri primi anni durante la guerra, con fatti e immagini che hanno segnato la nostra vita e avendo vissuto la campagna referendaria (ricordo che chiamavamo “sciocco biondino” il principino che sfilava su un’auto decappottabile per la propaganda monarchica), avendo condiviso con i nostri genitori il dibattito referendario e infine, la vittoria: la nascita della Repubblica Italiana!

Cade il muro di Berlino, l’Europa si affatica nella ricerca dell’unità, cadono le ideologie trasformando i partiti politici in congreghe, cadono la destra e la sinistra nella realtà sociale ma non nell’anima dei nostalgici, balena il tentativo di colpire la chiesa cattolica che rappresenta il 60% circa degli europei, l’equilibrio dell’Europa è adesso minacciato da Sud.

Adesso cadono i Presidenti. Presidenti che da un punto di vista strategico contribuivano all’equilibrio dei Continenti Sviluppati, tra cui anche l’Europa. La crisi dell’Italia nell’Europa, sta come la crisi dell’Europa nel mondo. Se questa equazione è vera, è vero che gli italiani sono più portati a condividere la propria ricchezza col resto del mondo, che l’Europa nel suo insieme è molto vicina a questa posizione e che le velleità imperialistiche rallentano in Europa il progredire della democrazia e nel mondo la frenano. Se per caso ci fosse un disegno nel mondo per dividere, per disaggregare anche con la violenza verbale e fisica, l’Italia e l’Europa, cogliamo i momenti di crisi per inserire elementi di democrazia per fare passi verso il superamento di ogni forma di egoismo e quindi di ogni forma di sfruttamento.

È un momento molto importante, anzi fondamentale.

Noi siamo il popolo del Mediterraneo, i Paesi che hanno uno scambio con questo mare sono uniti nella difesa di un patrimonio che rischia la catastrofe ecologica. Ogni anno il Mare Nero attraverso i canali del Bosforo e dei Dardanelli scarica nel Mediterraneo 350chilometri cubici di acqua inquinata. Chi ha inquinato il Mar Nero? Il Danubio con i suoi 300, dico trecento, affluenti che vengono da oltre una dozzina di Stati che ne comprendono alcuni che si affacciano addirittura al mare oceano è stato ed è l’organismo innocente che ha veicolato quella fonte di distruzione derivante dalle attività antropologiche, degenerate in questi ultimi ottant’anni.

Questa realtà sembra una metafora: Stati dell’Europa e della Russia avvelenano attraverso il Danubio le popolazioni a Sud dell’Europa.

È un momento molto importante, anzi fondamentale.

Noi abbiamo fatto l’unità d’Italia superando l’impossibile, sradicando domini abbarbicati alle nostre terre, abbiamo promosso l’unità d’Europa e adesso abbiamo l’occasione per fare il popolo d’Italia e di promuovere il popolo d’Europa.

Abbiamo la fortuna che cadute le ideologie non esiste più la divisione tra la destra e la sinistra se non per interessi di parte. La destra e la sinistra che rappresentano il corpo elettorale non hanno il diritto di spezzare questo corpo con tensioni opposte, devono insieme costruire la democrazia per il Paese, se un eletto è un delinquente prima di tutti devono andare in galera gli organi che devono verificare i requisiti del candidato, se un notaio assevera il falso in un atto di compravendita deve essere radiato, una legge di condono edilizio riferita ad anni precedenti è fatta per promuovere gli abusi edilizi, mentre se fosse riferita al giorno in cui diventa esecutiva determinerebbe la fine degli abusi, se l’industria non facesse un uso criminale delle materie prime e la ricerca fosse incentrata sul benessere socio-economico non avremmo bisogno di sfruttare altri popoli. E poi ce lo ha chiesto qualcuno se siamo d’accordo o no su queste scelte? C’è stato mai un partito di destra o di sinistra che si sia occupato delle pari opportunità nel mondo?

È un momento molto importante, anzi fondamentale.

Concentriamoci sul momento, abbandoniamo temporaneamente i giochi di potere, facciamo una Unità Strategica, che operi per superare il momento difficile fatta da Senatori e Deputati di tutti i partiti e le coalizioni, scelti in base alle competenze nazionali (Ministri e Sottosegretari) e internazionali acquisite con la partecipazione al Parlamento Europeo e nelle Ambasciate all’Estero o con criteri interni alle coalizioni, dove chi sta all’opposizione eccella nella capacità di proporre strategie non basate sulle ideologie, ma concrete e corredate da piani di fattibilità, mentre chi sta al governo nella capacità di verificare ed attuare dirigendo l’azione verso gli obiettivi congiuntamente concordati. Dare quindi forza all’Italia per poter chiedere all’Europa di partecipare, sostenendo l’Italia nel progetto di un graduale affrancamento dei popoli dall’imperialismo, garantendo nell’immediato la cessazione delle violenze e elezioni democratiche, con candidati di provata onestà certificata da individui che pagano in prima persona con la galera in caso di prova contraria, con processi da avviarsi a fine legislatura per evitare che vadano in galera gli onesti.

Dopo potremmo copiare il modello pure noi per determinare la democrazia nel nostro Paese

È un momento molto importante, anzi fondamentale. Per festeggiare l’unità d’Italia, con un’Italia protagonista di un cambiamento epocale!

Con la stessa pazienza e con lo stesso amore che avete dimostrato leggendomi sin qui, seguitemi ancora in questo percorso avendo memoria di ciò che ci lasciamo dietro ma attenti a quanto c’è, a quanto si muove o potrebbe muoversi davanti e intorno a noi, una riflessione che tenta di riportare sentimenti che sono in noi, che sia riconoscendoli che negandoli li avremo comunque condivisi e io cercherò di scrivere e non di descrivere, come sincero cronista.
Sono in uno stato di grande serenità e desidero condividere la ricchezza che mi dà la gioia di vivere e di morire e di appartenere alla specie umana.

Chi afferma che tutto ciò che esiste è ad uso e consumo dell’umanità, anche se i termini uso e consumo sono volgari, dice il giusto, ma è sbagliato il punto di vista.

Quando si parla di interventi umanitari verso i popoli del Mediterraneo, le parole sono giuste, ma il significato e le intenzioni?

Sfugge, a volte, l’immensa ricchezza che ci offre la natura, che ci viene incontro mentre i nostri egoismi ci portano lontano e lontani dal nostro sogno di benessere e felicità.

Il mondo è un grande laboratorio bioregionale. Forse non abbiamo bisogno di ricorrere alla Storia che con le interpretazioni di chi riporta, narra, commenta, fatti e comportamenti umani, non ci fa vivere o rivivere esperienze aderenti alla realtà dei tempi. Forse ci dobbiamo rivolgere a quel grande laboratorio che è il mondo oggi. Di fatto, in questo momento possiamo entrare nella storia, possiamo guardare a tutte quelle popolazioni presenti oggi nel mondo, che sono rappresentative di realtà che vanno da uno stato che non si discosta molto da quello primordiale a quello che rappresenta lo stato più avanzato della tecnologia. Questo gioco della natura ci consente un’osservazione diretta di sistemi di aggregazione sociale, culturale ed economica, di interpretarli e di cercare di capire che fare per superare le vecchie e le nuove miserie e di essere attori entusiasti nel progetto di costruzione di un mondo equo, solidale, felice, e quindi con un futuro.

L’intervento umanitario.
Alla luce di ciò l’intervento umanitario acquista valore di reciprocità: accogliamo non solo quelli che fuggono ma un milione di giovani, uomini e donne, li formiamo, insegnamo loro anche l’italiano, studiamo insieme con loro un modello di aggregazione sociale, che certamente rappresenterebbe un miglioramento rispetto alla loro attuale situazione esistenziale, per poi tornare assieme ai nostri formatori nei loro Paesi per attuare, insieme, un modello che elevato alla verifica della sperimentazione, ci darà l’occasione di farne un modello per noi, facendo un servizio anche per l’Europa, e perché no? Per il mondo.

Così definito l’intervento umanitario diventa un’occasione di crescita reciproca contro l’ipocrita tentativo di elargire elemosine (vedi anche Cassa del Mezzogiorno), per sentirsi generosi e non mutare lo stato di fatto.

Il finanziamento dell’iniziativa.
Ma chi finanzierebbe questa onerosa iniziativa? Ogni giorno l’Italia accumula un debito per l’inquinamento dai gas serra prodotti nello svolgimento delle attività antropiche nazionali.

Come sapete c’è una valutazione mondiale in termini anche economici, che varia in base alla produzione di “gas serra” e l’Italia a ritmo normale industriale, riferito a qualche anno fa, paga 3.800.000 euro circa il giorno.
L’Italia (e questo ci è riconosciuto) ha una superficie coperta a boschi pari al 37% della totale.

Di questo polmone europeo ci è riconosciuto intorno al 10%, pare per il cattivo stato dei boschi: come sapete un albero che si decompone produce più CO2 di un albero utilizzato per produrre energia e il sottobosco decomponendosi produce anche CO2.

Iniziative per l’efficientamento dei boschi o l’impiego di piante che bonificano l’aria, riducono nel tempo l’inquinamento, azzerano il debito e sono, di fatto, interventi già finanziati, non dovendo dirottare fondi Italiani verso la CE, oltre a fare un servizio per l’intera umanità.

Strategie per il recupero/investimento dei fondi.

La frase suggerisce mille modi e mille idee che insieme possiamo condividere. La prima che mi viene è di fare nascere gruppi di “formazione operativa” alla quale si dovrebbe ispirare anche la scuola, che imparano tecnologie amiche dell’ambiente, arte e mestieri e avviano un dibattito e una pratica per rendere cantierabile il progetto di costruzione di una comunità equa, solidale, felice e quindi con un futuro.

La formazione operativa oltre alla bonifica dei boschi, ai margini dei quali dovrebbero nascere le scuole, riguarda anche la sperimentazione e l’impiego di piante che oltre a bonificare l’ambiente hanno la proprietà di fissare nel terreno sostanze che avvelenano l’aria e che grazie alla forza vitale della natura (sole, acqua, microrganismi, ecc.) si trasformano in nutrienti e pesticidi o diserbanti naturali.

Si avvierà un processo per produrre, nel tempo, ogni cosa con le materie prime vegetali ed animali. In tal modo gli esiti della lavorazione agricola, agroindustriale e industriale saranno utilizzati come concime o come biomassa per la produzione di energia, biodiesel, etanolo, gas, altro, si farà un utilizzo oculato dei contenitori alimentari e non, superando le pratiche di rifiuti differenziati e quant’altro.

Si avvieranno buone pratiche per modificare il sistema mercantile, che attualmente produce una ricchezza effimera devastando l’ambiente e sprecando le materie prime, limitando l’uso e il consumo di queste allo stretto indispensabile e attivando sistemi di rispetto e comprensione attivi, di debito e riflessivi in modo da incardinare al bene comune le azioni dei consumatori e produttori di beni e di servizi.

Perdonatemi se faccio qualche esempio banale: gli spazzolini da denti e tanti beni di consumo durano quel tanto che occorre per non lasciarti insoddisfatto e per costringerti a sostituire quelli usurati, che invece grazie alle qualità dei materiali disponibili potrebbero durare multipli della durata attuale; un’impresa che ha una tecnologia completa la mette in commercio un po’ alla volta, mantenendo il mercato degli acquirenti nel tempo, ma producendo rifiuti, spesso nocivi e sprecando materie prime, magari esauribili; le banche e le assicurazioni approfittano di un sistema di insolvenze e di frodi per trarre vantaggi sproporzionati rispetto al rischio reale; la moda per rinnovare capi magari fatti con materie indistruttibili; pubblicità e venditori che ti convincono ad acquistare ciò che diventa un ingombro in casa; insomma la gestione del bilancio familiare ci aiuta ad allungare senza sforzo l’elencazione di quelle che non si possono chiamare attività economiche e industriali, ma sprechi.

Sistemi di rispetto e comprensione reciproci tra consumatori e produttori di beni e di servizi.

Oggi un’industria che ha una tecnologia matura e completa ter la dà in 20 anni in modo che tu ogni due anni al massimo debba riacquistare il prodotto. Così, per esempio,un’impresa che per aver offerto il masimo della tecnologia in suo possesso, dopo un certo numero di anni si dovesse trovare ad aver saturato il mercato col suo prodotto, deve essere sostenuta economicamente dalla società ed essere messa in condizioni di riconvertirsi in un’altra attività, ma deve dimostrare di aver monitorato il mercato per quel prodotto ed aver pronti studi in merito alla riconversione industriale.

Insomma dobbiamo vedere in ognuno il tutto e il tutto in ognuno.

Distogliere l’attenzione dagli eventi della Libia e svolgere un servizio per noi e per i migranti.

La strategia è quella di distogliere l’attenzione dagli eventi della Libia, promuovendo un’azione che evidenzi in maniera inconfondibile la volontà dell’Italia a intraprendere iniziative in prima persona, con l’Europa e con l’appoggio della Nato, per risolvere per i popoli e assieme ai popoli del Mediterraneo i problemi alimentari, della salute e dell’organizzazione sociale, culturale ed economica propri.

Questa dichiarazione di intenti, accompagnata dalle azioni immediate specificate di seguito, diventa garanzia per Responsabili di Governi di tutta l’area del mediterraneo, occasione di fiducia anche per Gheddafi, apertura al dialogo, chiusura dei conflitti ed occasione per una fase di distensione, di cooperazione e progresso avviato pacificamente, senza scosse, senza infiltrazioni, per tutta l’area del Mediterraneo, confine Sud dell’Europa.

Ringrazio di cuore quelli che mi hanno seguito sin qui. Con affetto,

Benito Bruno Castorina *

Note:

Avviso per i viaggiatori: non emigrare in altri partiti, in altri Paesi, verso altre Religioni, ma cercare nell’unità e nel discernimento la capacità di una rappresentanza eletta in tute le accezioni del termine. La forza dell’Italia e dell’Europa è nella sua cultura e nella sua evoluzione umanitaria.

In occasione di un Convegno sull’Ambiente e la Cooperazione tra le Imprese Europee organizzato a Barcellona dalla Comunità Europea, ho presentato un progetto per abbassare il carico di inquinamento del Danubio e per catalogare le acque in ogni suo tratto, con un costo molto prossimo allo zero, il progetto è stato apprezzato in quel contesto per i suoi contenuti innovativi, ma la cosa non ha avuto seguito. Salvando il Danubio si recupera il Mar Nero e si salva il Mar Mediterraneo e il suo Popolo.

* Prof. Benito Bruno Castorina
Referente per l’Energia pulita – Rete Bioregionale Italiana

sabato 2 aprile 2011

Precursori anche nella recitazione.. breve storia del teatro del Circolo Vegetariano VV.TT. ieri ed oggi



"Il palcoscenico di Gustavo Piccinini, fotografo ufficiale della Compagnia Cinabro di Calcata"

Dal 7 al 15 maggio 2011 si terrà a Treia (Macerata) la celebrazione del 27° anniversario dell'associazione e l'inaugurazione della nuova sede del Circolo Vegetariano VV.TT. con un variegato programma culturale. In un certo senso malgrado la ufficialità dell'evento potrei anche affermare che questa Festa dei Precursori è tutta una sceneggiata... Uno spettacolo che si dipana giorno dopo giorno per 9 giorni di seguito.

A me piace recitare... ed anche alle persone che mi circondano. Ognuno di noi (che compartecipiamo al soggetto Circolo) è in grado di restare serio nello scherzo e scherzoso nella serietà. Come dice Marinella Correggia nel frontespizio del nostro sito: "Come la vita, gioco serissimo al quale bisogna con attento impegno lavorare o viceversa lavoro al quale bisogna con attenta disinvoltura giocare?"

Tra le finalità del Circolo vegetariano VV.TT. è scritto: “Scopo dell’associazione è quello di istituire e promuovere simposi naturisti, meditazioni collettive, sessioni di canto rituale, feste spettacoli e giochi all'aperto, passeggiate ecologiche, sperimentazioni di sopravvivenza in luoghi selvaggi e lavoro nei campi, etc. dimostrando con ciò l'importanza di una esistenza armonica e piena di amore.
 
Spesso mi sono chiesto come poter attuare un programma così poliedrico, soprattutto unendo la gioia di esistere al senso del dovere. La mia soluzione è stata sempre quella di “vivere teatralmente” ma con la massima sincerità ed allo stesso tempo seguendo un’etichetta, come se tutto quello che faccio fosse importante, senza però mai identificarmi nella parte. “Tutto è uno spettacolo passeggero” - diceva Yogi Ramsurat Kumar - riferendosi a questa esistenza terrena.

Con il mio metodo di vita teatrale, considerando che è tutta una “ divina commedia”, non serve celare le pecche e i difetti, le antipatie e le simpatie, i pregi e la saggezza. E seguendo tale filosofia fin’ora son vissuto mai nascondendo quel che sono, o meglio la "partaccia" che sono chiamato a rappresentare in questa vita.

Questa tendenza alla "recitazione dal vivo" è una mia naturale passione.
Sin da bambino piccolissimo ricordo che con le mie sorelline ed amichetti mettevo in scena delle vere e proprie commedie inventate lì per lì, melodrammi romantici di cui forse nemmeno noi stessi capivamo il significato, semplicemente scimmiottando quanto osservavamo nel comportamento dei grandi…. Questa vocazione è rimasta per me stabile, è una mia caratteristica che mi consente di divertirmi nelle passioni e nei dispiaceri…

Non sempre però questo mio atteggiamento gioioso piace alla gente con la quale vengo in contatto e spesso amicizie meravigliose o grandi amori svaporano come nebbia al sole del raziocinio e della congruità cercata, perseguita e pretesa dagli altri. Peccato che essi non siano in grado di giocare con me al gioco della vita…

Questo “gioco” lo ho vissuto anche nell’esistenza del Circolo Vegetariano VV.TT. ed a questo punto dovrò raccontarvi anche come è nato questo Circolo… Prima di essere VV.TT. il Circolo era semplicemente V.T. (che significa Vecchi Tufi). A quel tempo, eravamo negli anni ’70 del secolo scorso, l’attività primaria del gruppetto di primi arrivati a Calcata, amici e parenti che mi avevano seguito da Roma o che avevo ospitato “in rodaggio” (senza parlare ovviamente del lavoro serio che ancora svolgevamo disciplinatamente a Roma), era il far “teatro di strada”. Quello era il tempo di una recitazione fantasiosa in mezzo agli ignari radi visitatori o compiacenti vecchi e nuovi residenti. Le recite erano improvvisate e coinvolgenti (come ai tempi della mia infanzia).
 
Questo render complici gli altri “forzosamente” mi serviva per rompere quel muro di ghiaccio che solitamente si instaura fra persone che non si conoscono, o che stentato a manifestarsi liberamente. In seguito scoprii che nel gergo teatrale questo approccio viene definito “happening” o “psicodramma” ma allora non sapevo che stavamo vivendo un nuovo stile di recitazione, io e gli altri accoliti giocavamo a “rompere le scatole” alla gente, con furbizia e curiosità, studiando le loro reazioni un po’ come facevano gli “amici miei” di Germi (che in diverse scene fu girato a Calcata).

Ricordo bene alcune nostre sceneggiate di quel tempo beato, recitate al volo nelle viuzze anguste del borgo. Una piece alquanto seriosa fu la messa in scena di una prima edizione delle 101 storie Zen che si svolgeva camminando (la seconda edizione si svolse a Bazzano in Emilia), una specie di excursus spazio temporale su quello che è l’eterno messaggio dello Zen. In un’altra occasione il nostro gruppo, che pian piano andava assumendo le sembianze di una “compagnia teatrale” con tanto di regista, scenografi, addetti alle luci, etc., organizzò una recita all’aperto di poesie demenziali (inventate seduta stante). Al termine della recitazione il falso “fine dicitore” (il sottoscritto) cadeva in deliquio e veniva allontanato da falsi infermieri manicomiali. La gente che assisteva non riusciva a capire dove fosse il vero od il falso. In un’altra occasione mi inventai una “mostra nel parco, val della Troja” in una grotta. Per attrarre i visitatori nella trappola avevamo allestito un ufficetto all’aperto, in piazza, con tanto di telefono (finto) e segretaria, lì venivano rilasciati inviti ad personam per visitare la “mostra” e gli incauti venivano accompagnati da una avvenente e giovane hostess  che conduceva gli sventurati nell'umida cavità sotterranea dove ad attenderli c’erano ipotetici critici, artisti, intellettuali, fotografi e giornalisti (tutti finti, in questo rispecchiando però una verità..) i quali coinvolgevano i malaccorti visitatori in situazioni bizzarre o noiose ed allorché essi cercavano di defilarsi venivano bloccati da due energumeni i quali dicevano chiaramente che essi avrebbero potevano uscire solo se erano disposti a farsi fotografare (a pagamento) con la “mostra” (ovvero un'amica secca secca vestita da cavernicola stracciona). Credo che esistano ancora di queste foto polaroid in giro per il mondo….

Ma l’improvvisazione che ricordo con più simpatia, ed in cui sfogai la mia “passione” inventiva, la mettemmo in scena in un antro vicino al castello. Quella fu una vera tragedia “diabolica”, ci lavoravano almeno una dozzina di personaggi. Una coppia di attori, giovani ed alquanto piacenti (un maschio ed una femmina), girava per le vie di Calcata adescando i visitatori. I due figuri, atteggiandosi a pushers od a lenoni dall’aria sordida ed ambigua, sussurravano melliflui ai passanti: “Ehi tu, pss, pss… sì dico a te, vuoi assistere ad una commedia molto particolare…? Aspetta davanti a quella porta… ma zitto, mi raccomando… Pss, pss…”. Veniva così radunato un gruppetto di 5 o 6 persone che poi furtivamente erano introdotte all’interno di un cantinone buio. All’improvviso veniva sprangato l’ingresso dall’interno e qualcuno accendeva una candela (che spesso si spegneva per misteriosi soffi di vento), attraverso quella fioca luce venivano illuminate situazioni molto particolari (sospetto che Salvatores si sia ispirato a noi per il suo Nirvana)....
 
Si iniziava con il drogato in una nicchia che dava segni forti di crisi d’astinenza ed all’improvviso prendeva ad urlare ed a contorcersi. Seguiva l’angolo del santone, all’inizio, che pian piano assumeva l’aria libidinosa e prendeva a palpare il culo delle ignare signore presenti. Poi c’era un morto vivente in catalessi e pure un ladro maldestro che tentava di borseggiare gli astanti ed un altro attore che accusava la necessità di soddisfare un impellente bisogno fisiologico e si metteva a pisciare proprio lì davanti a tutti (pisciava per davvero, ed ero io a fare quella parte). Ogni situazione contribuiva inesorabilmente a montare il pathos fra i presenti che si sentivano immersi in una realtà insopportabile, intima, dalla quale non potevano sfuggire. I viandanti erano caduti nella trappola mefistofelica e quando disperati cercavano di guadagnare l’uscita si accorgevano che le porte erano bloccate (attenzione erano bloccate per davvero perché il chiavistello era difettoso), alla fine noi stessi facendo sforzi sovrumani e caotici fra urla isteriche (non si apre… non si apre, non si apre più..!) riuscivamo a spalancarle scardinando i rozzi ed arrugginiti battenti. Potete immaginarvi la faccia degli astanti quando riuscivano finalmente a mettere il naso fuori… Per loro era il momento della rinascita, non sapendo se ridere o piangere!

Nel tempo, invecchiando, sono diventato meno “cattivo” nelle mie sceneggiate ma non ho perso la voglia di giocare con i “soci” che vengono (malgrè tout) ancora a trovarmi. Magari come alla festa dell’acqua cotta, che ricorre l’8 agosto. Quel giorno da mangiare ci sono solo le erbe che siamo riusciti a raccogliere durante la passeggiata selvaggia, e chi conosce la natura sa che ad agosto di erbe ve ne sono ben poche… è perciò importante che i partecipanti apprendano velocemente a riconoscerle per non lasciarsene sfuggire nemmeno una. Cerco in questo modo di risvegliare nei neofiti l’amore per il necessario e la gioia di godere di quel che si ha, senza aspettarsi la manna dal cielo (o il menù dal ristorante). Diversa è la situazione nella passeggiata notturna (in qualsiasi condizione atmosferica ed a rischio e pericolo dei partecipanti) che si svolge il 31 dicembre di ogni anno (nel 2010 è successo lungo il Panaro a Spilamberto, con la neve), quella che chiamo “la notte senza tempo”. In passato quando attraversavamo tronchi sospesi sul fiume o camminavamo sul greto, non sono mancate le occasioni per vivere forti emozioni (cadute in acqua, scivoloni e culate nel fango, incontri coi cinghiali, pioggia e vento, luna stelle e silenzio, etc.).
 
E la saga continua... da quando mi sono trasferito a Treia ho spesso invitato le persone, al termine di ogni sessione sull'I Ching, a venire con me sotto le rupi a cercar legna per il camino... è divertente osservare come spesso qualcuno cerca di imboscarsi non raccattando alcun arbusto.. al che mi diletto di predisporre lungo la strada mucchietti di rami secchi che poi al ritorno dalla passeggiata invito a raccogliere chi sta ancora con le mani vuote. Il 21 marzo 2011, per festeggiare l'equinozio di primavera, mi sono inventato la potatura degli ulivi nell'orto di Caterina... La notizia è stata riportata anche da alcuni giornali locali ed ho avuto non poche telefonate di gente che chiedeva informazioni.. ma quando sentivano che c'era da lavorare glissavano sull'appuntamento... Ma tre persone sono riuscito ad acchiapparle.. in due giorni differenti, ed assieme abbiamo fatto una bella potatura... cosa che essi non avrebbero altrimenti mai fatta, se non si fosse trattato di un "gioco" di primavera!

Ecco le “fragranze” della fantasia recitativa che si respirano al Circolo… ma tutto sommato vedo che la gente conserva gelosamente nel proprie cuore queste memorie avventurose…. è il Teatro del VV.TT.

Paolo D’Arpini

..........

“Lo specchio riflette esattamente quello che ha davanti.. Non sono gli altri a costruire il nostro destino... ma gli altri sono il modo attraverso il quale il nostro destino si manifesta. In un santo non c'è intenzione né identificazione e la sua esperienza è completamente libera da ogni "presupposto"... Ma finché permane il senso di essere noi stessi a compiere l'azione, ovvero finché siamo illusi dall'ego, è difficile anzi impossibile comprendere l'azione di un santo... Egli non conosce il male, egli rappresenta il semplice e puro bene assoluto. Ma per capire le vie dei santi dobbiamo essere santi noi stessi...”
(Saul Arpino)

http://www.circolovegetarianocalcata.it/2011/03/17/alloggiamenti-per-ospiti-a-treia-macerata-per-la-festa-dei-precursori-dal-7-al-15-maggio-2011/

sabato 19 febbraio 2011

Treia (Macerata) - 27^ “Festa dei Precursori” del Circolo Vegetariano VV.TT. dal 7 al 15 maggio 2011


Vista di Calcata lasciata


Paolo D'Arpini e sullo sfondo Treia trovata

Verso la fine di luglio del 2010 ho lasciato Calcata, "rapito" dalla mia amata Caterina Regazzi, e dal 3 agosto ho preso domicilio a Treia. Allora scrissi anche un articolo "Dal Treja a Treia" in cui annunciavo la partenza e lo spostamento dalle rive del Treja, il fiume che circonda Calcata, al monticello di Treia, in provincia di Macerata.

Con Macerata avevo già avuto a che fare in passato, nel dicembre del 1973 tornato dall'epico viaggio che mi aveva portato prima in Africa e poi in India, ove conobbi il mio Guru, Swami Muktananda, e convalescente, per via di un epatite che mi ero beccato mangiando troppi dolcetti a Bombay, non trovai di meglio che andare nell'albergo che mio padre gestiva in quella città e vi rimasi per una quindicina di giorni a riposo. Inutile qui raccontare i vari spostamenti successivi... fanno parte di un percorso lontano e misterioso, sta di fatto che il destino mi ha fatto tornare nella provincia di Macerata, forse per finirci i miei giorni come avvenne a mio padre, le cui spoglie riposano nel cimitero maceratese...

Ma non voglio "prevedere" alcunché, il passato è conosciuto ed il futuro è ignoto, per cui mi limito oggi a rivedere alcuni aspetti del mio trasferimento, e lo farò tirando fuori da un vecchio cassetto un articolo ed un paio di lettere che testimoniano il mio vivere vegetariano e naturista a Calcata. Una testimonianza preziosa dei primi anni, quando il Circolo era in gestazione….. Ero giunto a Calcata verso il 1975/76, primo di un gruppetto di amici e parenti, ed ero già vegetariano ed oltre ad occuparmi di teatro, canti sacri, yoga e mostre d’arte (la prima galleria di Calcata fu da me fondata nel 1978 e si chiamava Depend’Arp) organizzavo anche pranzi all’aperto, ovviamente vegetariani, e con ciò iniziai -di fatto-quello che poi divenne il Circolo Vegetariano VV.TT.

Anche all'inizio usavo il sistema di “ognuno porta qualcosa” e talvolta, se non c’era spazio nella piazzetta di Porta Segreta, dove abitavo, andavamo nella piazzetta di San Giovanni, sui gradini altissimi della chiesa dove oggi c’è un piccolo museo d’arte contadina, oppure fuori porta dove c’era un ristorantino che ci accoglieva come ospiti a “mezzo-servizio”. Fausto Aphel, il proprietario, come noi un nuovo venuto in spirito pionieristico, ci preparava panini con insalata e formaggio prodotti da lui stesso. Il pomeriggio si andava a bere la cioccolata calda in un altro localetto, aperto da Giovanna Colacevich, la Latteria del Gatto Nero (ci lavorò pure il giovane Vittorio Marinelli), che a volte ospitava i nostri incontri estemporanei…. E così capitò che un bel giorno venne a trovarci Anna Maria Pinizzotto, giornalista del Paese Sera, la quale aveva ricevuto l’invito, da un comune amico e suo collega, Roberto Sigismondi, per “venire conoscere la realtà alternativa di Calcata ed il nostro programma de "La Due Giorni Vegetariana”. Emozionato per l’importanza ricevuta le fui al fianco per un’intera giornata (anche perché era una donna affascinante) e fra una chiacchiera e l’altra ne sortì fuori questo magico articolo che segue…

Domenica ‘vegetariana’ a Calcata, paese museo.

Un pugno di case rosate su una roccia di tufo. Un paese che attualmente non ospita più di cinquanta anime, e nel passato ne ospitava poche di più. Calcata (con l’accento sulla seconda) è un paesino medioevale rimasto miracolosamente intatto in uno spazio naturale molto bello. E’ circondato da colline verdi, ai suoi piedi scorre un ruscello limpido e nelle viscere si aprono grotte ed antri. Da qualche anno è diventato meta di naturisti, vegetariani, amanti dello yoga che hanno deciso di trasformarlo in un’oasi di raccoglimento. Una oasi facilmente raggiungibile. Calcata è a circa sessanta chilometri da Roma, in provincia di Viterbo. L’idea di fare del piccolo paesino arroccato su un picco di tufo un punto di riferimento stabile per chi ama la cucina alternativa e le passeggiate ecologiche è venuta ad un gruppo di romani che si è trasferito stabilmente a Calcata.

“L’idea era quella di fare una due giorni vegetariana -dice Giovanna Colacevich fondatrice della Latteria del Gatto Nero- Sabato e Domenica a Calcata per chi ama la natura e la pace. Nel programma è compresa la colazione, il pranzo ovviamente vegetariano, la merenda, una passeggiata guidata ed una conferenza su yoga e vegetarismo. Il costo è di lire cinquemila e -dimenticavo- comprende anche uno spettacolo in piazza dei Vecchi Tufi, un gruppo teatrale di Calcata”. Intanto Giuseppe, co-fondatore della Latteria, si muove con agilità tra i fornelli, tra una crepe e l’altra. Il loro locale è posto ai limiti della minuscola piazza del paese, dove si affaccia una chiesetta in cui si conserva il prepuzio di Cristo (così narra la leggenda).

All’ingresso del paese, invece, c’è la trattoria di Fausto Aphel esperto cuoco che a Roma aveva una trattoria alternativa prima di trasferirsi a Calcata. Ma il personaggio più singolare, attorno al quale ruota tutta l’organizzazione, è Paolo D’Arpini. Anche lui, come la pittrice Simona Weller, ha scelto Calcata come residenza definitiva. La pace del luogo non rovinata ancora da nessun prodotto del consumismo, gli ricorda le verdi valli dell’India dove ha soggiornato per molto tempo. E’ lui che guida la passeggiata ecologica, che parla di vegetarismo e di Siddha Yoga.

Alle ore 16 di Domenica, dopo un infuso di liquirizia offerto da Paolo, una piccola spedizione parte per fare il giro della rocca, quattro cinque chilometri di percorso. La discesa è impervia, sono circa trecento metri fra sassi, fango e rifiuti.

“La chiamo ecologica -spiega Paolo- perché voglio che la gente rifletta sul consumismo. Lattine, buste di plastica, cartacce. Alcuni paesani usano questo dirupo per scaricare i loro rifiuti. Quanti rifiuti produce una città come Roma? Dove vanno a finire?”. Una ragazza olandese si è portata dietro un coltello, “non si sa mai, è per le vipere”. Paolo cammina avanti e con il bastone si fa largo. Il viottolo scavato nel bosco consente appena il passaggio di una persona magra. Si guada il ruscello su un antico ponte di legno che si è adagiato sul fondo. Le assi di legno, ricoperte di paglia, sono oblique e c’è chi teme di cadere nell’acqua, fredda, ma poco profonda. In una minuscola spiaggia si fa tappa. C’è chi tenta invano di trovare cocci etruschi nell’acqua. Nella zona sono state scoperte alcune necropoli.

“Io parlo soprattutto dell’aspetto fisiologico degli alimenti -dice Paolo- con i cibi correnti è difficile mantenere il corpo in buona salute. La carne è ricca di tossine. Gli animali sono ingrassati con mangimi chimici e durante l’agonia le ghiandole secernono tossine che si fissano nelle cellule. Se nel mondo si scegliesse il vegetarismo non ci sarebbe più la fame. Il cibo sarebbe sufficiente per tutti. Noi dobbiamo vivere in armonia con il mondo e lasciarlo integro ai nostri figli”.
La spedizione riprende il cammino tra cornioli e prugne selvatiche e alberi di nocciole. Ai margini del viottolo crescono già i ciclamini. Seconda tappa una sorgente di acqua ferruginosa dove ci si disseta. Si riattraversa il ruscello, questa volta sugli scogli, e si risale la scarpata dalla parte opposta dove esisteva il lavatoio. Stanchi e sudati arriviamo in piazza mentre un gruppo di giovani sta ascoltando un ragazzo che suona la chitarra. La spedizione si scioglie, chi corre alla latteria per rifocillarsi, chi segue Paolo che scende in una grotta per fare meditazione e cantare mantra.

Al calare del sole avrebbero dovuto apparire I Vecchi Tufi di Calcata con le stupende maschere create da Wilton Sciarretta. Ma Sciarretta, che è anche il regista del gruppo, è caduto da una rupe proprio mentre provava la commedia che doveva allietare i vegetariani. E’ ora ricoverato all’ospedale con una spalla rotta. E’ calato il buio. Nella piccola piazza siedono come in un salotto gli abitanti di Calcata e i turisti. I primi, subito dopo cena andranno a dormire. A Calcata non ci sono cinema e teatri e pochi hanno la televisione. I secondi, quasi tutti romani, si immergeranno nel traffico caotico della via Flaminia e torneranno alla vita cittadina con il rimpianto di una domenica alternativa trascorsa in un paese-museo.
(Anna Maria Pinizzotto – 13 Settembre 1979, Paese Sera)

A commento dell'articolo, nel frattempo pubblicato nel sito del Circolo, il 4 ottobre del 2008 ricevetti una lettera di Nico Valerio:

Una permanenza mancata

Quando i naturisti erano naturisti e io ero già vegetariano da anni. Insomma, prima dell’era Portoghesi e dei vip snob saccenti e con la erre moscia che da Campo de Fiori accorsero a colonizzare Calcata. Senza pensare che lì avrebbero poi dovuto viverci… Beh lì, proprio nella piazzetta del Prepuzio, dissi stoltamente o saggiamente no a chi mi voleva quasi regalare una casetta cadente nel borgo antico… Ma andiamo con ordine.

L’articolo della Pinizzotto mi ha riportato di colpo ai felici anni Settanta, un’età lontana, pensate: pre-Aids, pre-Asdl, pre-telefonini (eppure, al contrario di oggi, avevamo sempre tante cose da dirci), pre-immigrazione, pre-porte blindate. Nei paeselli di tutt’Italia le donne lasciavano la chiave nella toppa (spesso le porte dei paesi non avevano maniglia: troppo costosa). Tutti vivevano con finestre e porte aperte.

Dell’articolo di Paese Sera mi ha colpito l’uso corretto del termine “naturista”, come salutista, igienista, chi vive secondo sistemi di vita naturale. Uso che purtroppo si è perso. Oggi sarebbe impensabile: siamo tornati indietro come cultura nei e dei giornali (lo usano ipocritamente, sia i giornalisti sia gli stessi nudisti, che è grave, come eufemismo per non dire nudista). Ebbene, il mio amarcord è che la diffusione di quell’uso si doveva, in quegli anni che solo ora sappiamo che erano felici, soprattutto alla mia azione diuturna di propaganda: comunicati giornalieri, articoli, libri e divulgazione. Quattro anni prima avevo infatti fondato la Lega Naturista, primo club italiano a usare questo aggettivo per denotare tutti i rapporti uomo-natura. E la Lega, come un partito, faceva ogni giorno qualcosa (denunce, eventi, proteste, appelli: copiavo dai radicali, presso i quali avevo la sede). Perciò ero conosciuto nelle Redazioni, dove avevo molti proseliti (anche Paese Sera, che aveva recensito benissimo la mia Alimentazione Naturale). Erano tempi in cui i giornalisti avevano un’anima, avevano idee personali, come persone normali. E potevano scrivere tutto. Non come oggi. Lo so perché ero giornalista io stesso, e conoscevo i miei polli.

Già vegetariano da molti anni, dal 1 gennaio 1970, conobbi dopo poco Calcata. E li passavo tutti i fine anno. E come guida escursionistica, col mio gruppo esplorai tutti gli anfratti, fossi, roveti, boschi, ruscelli, all’intorno. Tante volte all’inizio dell’estate abbiamo fatto il bagno nelle anse più profonde del Treja, quando era pulito e non frequentato da nessuno. Là sotto ho fatto scorpacciata di crescione selvatico (credo che con l’inquinamento non ci sarà più: è molto sensibile).

Ero così avventuroso che una volta d’inverno ci trovammo totalmente accerchiati – com’è come non è – da rovi spinosissimi fittissimi e alti 2 metri. Invalicabili. Ne uscimmo 2 ore dopo con ferite, strappi e punture varie..:-). Altro ricordo, una speculazione mancata, anzi rifiutata con sdegno. Da buon idealista e razionalista mancai l’occasione della mia vita. Un amico mi propose di comprare una casetta malandata ma abitabile a picco sullo strapiombo. Costava così poco che pur non avendo soldi potevo permettermela.

Da buon razionalista, però, feci notare che la rupe era stata dichiarata pericolante e che nessuna licenza veniva più concessa, Il sindaco aveva minacciato di far sgomberare l’intera rupe. E io da naturista ed ecologista non volevo speculare su un degrado geologico con un furbo “fatto compiuto”. Ho sempre odiato i furbi all’italiana (o alla romana) che poi chiedono il condono. E poi perché “buttare” i miei soldi, anche se pochi? E ancora, da anticonformista non volevo fare il classico cittadino che si trasferisce al paesello per incontrarvi tutti i romani che aveva lasciato a Campo de Fiori.

E poi mi spaventavano da single le lunghe noiose serate. Ancor oggi, penso che, a meno che tanti giornalisti e scrittori non l’abbiano chiesto con una petizione, non ci sarà la Adsl. E infine ero e sono dell’idea naturista alla Thoreau che o si vive nella natura selvaggia (capanna nel bosco lontano almeno 2 km da un centro abitato, il mio ideale, oppure è meglio stressarsi in modo stimolante nel caos d’una città, dove come in una foresta non c’è controllo sociale, E paradossalmente sei libero. Ma la via di mezzo del villaggio, con il fiato sul collo dei vicini, che nei paesini sono davvero vicini, curiosi, criticoni, sarebbe stata per uno spirito libero come me davvero insopportabile. E alla lunga, se non opportunamente stimolati, i single intellettuali nei villaggi si rincoglioniscono. Per tutti questi motivi, proprio sulla piazzetta della chiesa del prepuzio, da stoltamente anti-furbo e onestamente razionale, dissi di no.

Non potevo immaginare che la gente è irrazionale, cioè furba, e che dopo l’arrivo di un famoso architetto e di tanti giornalisti, scrittori, artisti e intellettuali da Roma e dall’estero, la rupe prima cadente sarebbe stata miracolosamente sanata. I vip sono taumaturgici anche per l’equilibrio geologico… Ora con la sommetta che mi chiedevano per la proprietà d’una casetta di tufo di 2 piani, ci pagherei al massimo un mese di affitto d’una stalla fuori paese. Ciao e grazie del ricordo.
(Nico Valerio)

E per delucidare meglio la situazione ecco il mio commento al commento

Nico Valerio, un nome storico del vegetarismo in Italia ci ha raccontato con enfasi il suo “non esser diventato calcatese”…. Peccato, dico io, sarebbe stata una bella prova avere assieme Nico Valerio e Paolo D’Arpini in questo scricciolo di paese…. Magari sarebbe stato un po’ stretto per due calibri di tal fatta ma le scintille avrebbero sicuramente illuminato il mondo….

Ho conosciuto a Roma, credo nel 1974 o '75, Nico quando presentò il suo libro sulla dieta vegetariana in una libreria di Viale Manzoni, a quel tempo io abitavo in Via Emanuele Filiberto. Egli però non era segnato nell’akasha di Calcata e quindi capitò che ci vedessimo solo raramente da allora. Ma abbiamo sempre collaborato, ricordo ad esempio il grande meeting vegetariano all'Arancera di Roma su “Ecologia profonda, alimentazione naturale, spiritualità senza frontiere” del 2 e 4 ottobre 2009, a cui anch'egli intervenne.

http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=Ecologia+profonda%2C+alimentazione+naturale%2C+spiritualit%C3%A0+senza+frontiere

All'incontro parteciparono tutti gli altri vegetariani storici, in primis Edoardo Torricella (penso che sia il primo in assoluto in Italia avendo egli festeggiato il 50° anno di vegetarismo a Calcata nel 2008), Franco Libero Manco, Ciro Aurigemma, Massimo Andellini, Marinella Correggia e tanti altri.

Manuel Olivares, fondatore di Vivere Altrimenti, nel frattempo, mi hanno chiesto di scrivere un libro sul movimento vegetariano e credo che dovrei farlo assieme a tutti questi amici (vegetariani e non) che hanno condiviso con me l’esperienza da “rompighiaccio” in Italia. Assieme abbiamo fatto “storia” ed ora scriviamola (questa storia) sempre assieme!!

Infine, eccomi al dunque, ogni anno per festeggiare la nascita del Circolo vegetariano VV.TT. facciamo festa, “La Festa dei Precursori", e quest'anno per la prima volta l'evento si svolgerà nella nuova residenza di Treia, dal 7 al 15 maggio 2011. Colgo l'occasione per invitare tutti i precursori superstiti a questa grande kermesse...

Programma di massima e presentazione:
Creando un “appeal” per la grande celebrazione Caterina Regazzi e Paolo D’Arpini invitano tutti gli amici vecchi e nuovi ad affrontare un’avventura meravigliosa da condividere e da raccontare….

Maggio a Treia: 27° anniversario del Circolo vegetariano VV.TT. – Fioriscono le rose, Wesak, Calendimaggio, Beltane…. dal 7 al 15 maggio 2011, nell’antica città dedicata a Trea / Iside

In occasione del 27° anniversario della fondazione del Circolo Vegetariano VV.TT. e per inaugurarne la nuova sede, si terranno a Treia (Macerata) alcuni giorni di celebrazioni ed eventi culturali e ludici.

Maggio è il mese dedicato tradizionalmente alla Madonna (Grande Madre), ai matrimoni, alla fioritura ed alla bellezza della natura, il segno zodiacale relativo è quello del Toro, in occidente, e del Serpente in Cina, simboli di saggezza e conoscenza. Inoltre ci troviamo in prossimità del Wesak, ovvero la nascita del Buddha, e del Calendimaggio. Perciò da parecchi anni celebriamo la festa di Maggio (verso i primi del mese), chiamata anticamente Beltane, ovvero il periodo situato a metà fra l’equinozio di primavera ed il solstizio estivo (astronomicamente il giorno corretto è il 5 maggio).

Quest’anno i festeggiamenti iniziano dal 7 maggio e comprendono vari aspetti della conoscenza della natura e della vita, in particolare ci occuperemo di cure naturali, agricoltura biologica, alimentazione bioregionale, spiritualità della natura, canti armonici e passeggiate erboristiche. L’antica città di Treia conservava la tradizione matristica, sotto forma di culto alla Dea Iside, che poi si trasformò in venerazione della Madonna Nera. La prerogativa dei questa fede è quella di mantenere la vicinanza fra l’uomo e la natura, nel riconoscimento che la natura stessa è la nostra casa e la matrice di ogni vita.

Quest’anno in particolare si terrà, il primo giorno, il 7 maggio 2011, una tavola rotonda sul tema: “Cure naturali, agricoltura biologica, alimentazione bioregionale e spiritualità ed arte della natura”, compresa la presentazione di libri in tema, e per l’occasione sono invitati esperti naturopati ed erboristici, chimici, psicologi, dietisti, rappresentanti dei consumatori e specialisti in agricoltura ecologica per un necessario dibattito e confronto sulle varie discipline e su come poter mantenere l’organismo e l’ambiente in buona salute. L’incontro sarà allietato anche da esibizioni poetiche e canore e da letture sulla tradizione contadina e dalla proiezione di diapositive.

Interventi Previsti:
Proiezioni in continuo di immagini sull’agricoltura contadina di Nazareno Crispiani
Benvenuto del Sindaco Luigi Santalucia e degli Amministratori Comunali
Saluto del Presidente Accademia Georgica, prof. Carlo Pongetti
Avv. Vittorio Marinelli, pres. European Consumers
Prof. Benito Castorina, docente Economia Agraria
Dr.ssa Milena Auretta Rosso, iridologa e naturopata
Signora Sonia Baldoni, erborista
Signora Lucilla Pavoni, scrittrice
Geologo Stefano Panzarasa, scrittore e musicista
Dr. Giorgio Vitali, chimico farmaceutico
Dr.ssa Caterina Regazzi, medico veterinario
Moderatore: Paolo D’Arpini.

Il secondo giorno, domenica 8 maggio 2011, saremo invece sul campo per apprendere i rudimenti dell’erboristeria e del riconoscimento delle erbe spontanee commestibili, a cura di Sonia Baldoni, al termine si potrà partecipare ad un semplice laboratorio per la preparazione di prodotti erboristici, soprattutto derivati dai petali di rosa che in questo momento dell’anno abbondano. Nello stesso giorno potremo condividere il cibo bioregionale vegetariano da ognuno portato, in un simposio conviviale. E’ previsto anche un momento di sharing matristico, con Antonio D'Andrea, sulle esperienze “casalinghe” da ognuno vissute, l’esecuzione di canti armonici ed una concentrazione collettiva.

Inoltre l’8 maggio si inaugura una mostra d’arte, sul tema trattato, nella nuova sede del Circolo vegetariano VV.TT. di Treia in Via Sacchette, 15/a (Vicino Porta Mentana o Montana)

La mostra resterà aperta sino al 15 maggio 2011.
Fra gli artisti che espongono si notano: Domenico Fratini, Renata Bevilacqua, Orietta Duca, Daniela Spurio e diversi altri.

La manifestazione si svolge con la partecipazione ed il patrocinio morale del Comune e dell’Accademia Georgica di Treia.

Ed ora, per contraltare con la storia su Calcata, voglio pubblicare (scusate la lunghezza dell'intera memoria..) l'articolo che un'altra donna, la professoressa Antonella Pedicelli, affascinante e culturalmente preparata, ha scritto su Treia:

Andare a Treia? No problem.. basta offrire un po’ di sana pubblicità, sperando che la voglia di “viaggiare” insita dentro ciascun libero “esploratore” di questo nostro splendido Universo, si lasci catturare amichevolmente dalle nostre parole, rivolte, con immenso piacere, alla piccola e speciale cittadina di Treia!

La Storia di Treia

380 a.C. circa, il primo insediamento, ad opera dei Piceni o dei Sabini, è lungo un ramo della via Flaminia a circa due km dall’attuale centro storico. Il luogo diventa colonia romana e prende nome da un’antica divinità, Trea.
II sec. a. C., Treia diventa municipio romano.
X sec. (inizio), gli abitanti della Trea romana, per sfuggire ai ripetuti saccheggi, individuano un luogo più sicuro sui colli e costruiscono il nuovo borgo che prende il nome di Montecchio, da monticulum, piccolo monte.
XIII sec., Montecchio si dota di un sistema difensivo comprendente una possente cinta muraria e si allarga fino a comprendere tre castelli edificati su tre colli, Onglavina, Elce e Cassero. Nel 1239 è assediata dalle truppe di Enzo, figlio naturale di Federico II, e nel 1263 da quelle di Corrado d’Antiochia, comandante imperiale che viene catturato dai treiesi.
XIV sec., Montecchio passa alla signoria dei Da Varano e poi a Francesco Sforza. 1447, posta dal Pontefice sotto il controllo di Alfonso d’Aragona, Montecchio viene in seguito ceduta da Giulio II al cardinale Cesi, e da allora segue le sorti dello Stato della Chiesa. 1778, si apre la prima sezione pubblica dell’Accademia Georgica dei Sollevati, importante centro culturale ispirato ai principi dell’Illuminismo.
1790, il Pontefice Pio VI restituisce al luogo l’antico nome di Treia, elevandolo al rango di città. Il mistero dell’infinito… Mura turrite che evocano il Duecento, ma anche tanti palazzi neoclassici che fanno di Treia un borgo, anzi una cittadina, rigorosa ed elegante, arroccata su un colle ma razionale nella struttura. L’incanto si dispiega già nella scenografica piazza della Repubblica, che accoglie il visitatore con una bianca balaustra a ferro di cavallo e le nobili geometrie su cui si accende il colore del mattone. E questo ocra presente in tutte le sfumature, dentro il mare di verde del morbido paesaggio marchigiano, è un po’ la cifra del luogo. La piazza è incorniciata su tre lati dalla palazzina dell’Accademia Georgica, opera del Valadier, dal Palazzo Comunale (XVI-XVII sec.) che ospita il Museo Civico e dalla Cattedrale (XVIII sec.), uno dei maggiori edifici religiosi della regione. Dedicata alla SS. Annunziata, è stata costruita su disegno di Andrea Vici, discepolo del Vanvitelli, e custodisce diverse opere d’arte tra cui una pala di Giacomo da Recanati. Sotto la panoramica piazza s’innalza il muro di cinta dell’arena, inaugurata nel 1818 e poi dedicata al giocatore di pallone col bracciale Carlo Didimi.

Da Porta Garibaldi ha inizio l’aspra salita per le strade basse, un dedalo di viuzze parallele al corso principale e collegate tra loro da vicoli e scalette. Qui un tempo avevano bottega gli artigiani della ceramica. Continuando per la circonvallazione, a destra la vista si apre su un panorama di campi rigogliosi e colline ondulate. L’estremo baluardo del paese verso sud è la Torre Onglavina, parte dell’antico sistema fortificato, eretta nel XII secolo. Il luogo è un balcone sulle Marche silenziose, che abbraccia in lontananza il mare e i monti Sibillini.

Entrando per Porta Palestro si arriva in piazza Don Cervigni, dove a sinistra risalta la chiesa di San Michele, romanica con elementi gotici; e di fronte, la piccola chiesa barocca di Santa Chiara con la statua della Madonna di Loreto: quella originale, secondo la tradizione. Proseguendo per via dei Mille, si attraversa il quartiere dell’Onglavina che offrì dimora a una comunità di zingari, al cui folklore si ispira in parte la Disfida del Bracciale. Dalle vie Roma e Cavour, fiancheggiate da palazzi eleganti che conservano sulle facciate evidenti tracce dei periodi rinascimentale e tardo settecentesco, e denotano la presenza di un ceto aristocratico e di una solida borghesia, si diramano strade e scalinate. Nell’intrico dei palazzi, due chiese: San Francesco e Santa Maria del Suffragio. E tra di esse, un curioso edificio: la Rotonda. Nei pressi, la casa dove visse la scrittrice Dolores Prato, ricordata da una lapide, e il Teatro Comunale, inaugurato il 4 gennaio 1821 e dotato nel 1865 di uno splendido sipario dipinto dal pittore romano Silverio Copparoni, raffigurante l’assedio di Montecchio. Il soffitto è decorato con affreschi e motivi floreali arricchiti nel contorno da ritratti di letterati e musicisti; la parte centrale reca simboli e figure dell’arte scenica.

Si può lasciare Treia uscendo dall’imponente Porta Vallesacco del XIII secolo, uno dei sette antichi ingressi, per rituffarsi nel verde. Resta da vedere, in località San Lorenzo, il Santuario del Crocefisso dove, sul basamento del campanile e all’entrata del convento, sono inglobati reperti della Trea romana, tra cui un mosaico con ibis. Qui sorgeva l’antica pieve, edificata sui resti del tempio di Iside. Il santuario conserva un pregevole crocefisso quattrocentesco che la tradizione vuole scolpito da un angelo e che, secondo alcuni, rivela l’arte del grande Donatello.
(Notizie originali raccolte da Antonella Pedicelli)

Vi saluto e vi aspetto!
Paolo D’Arpini, presidente Circolo vegetariano VV.TT.
Via delle Sacchette, 15/a – 62010 Treia (Macerata)
Tel. 0733/216293 – circolo.vegetariano@libero.it

giovedì 30 dicembre 2010

Il Sole Invitto, la Notte senza Tempo e l’Epifania della natura!



Il Sole Invitto, la Notte senza Tempo e l’Epifania della natura!

Conosciamo tutti il significato che la religione cattolica ha dato alla festività dell’Epifania, ma forse non tutti sappiamo che dietro la storpiatura che ha trasformato il termine Epifania in “Befana”, c’è una serie di tradizioni antiche che sono riuscite, faticosamente, a sfidare i millenni ed a giungere fino a noi.
L’origine della Befana è nel mondo agricolo e pastorale. Anticamente, infatti, la dodicesima notte dopo il solstizio invernale, si celebrava la morte e la rinascita della natura, attraverso la figura di Madre Natura. In questa notte Madre Natura, stanca per aver donato tutte le sue energie durante l’anno, appariva sotto forma di una vecchia e benevola strega, che volava per i cieli con una scopa. Oramai secca, Madre Natura era pronta ad essere bruciata come un ramo, per far sì che potesse rinascere dalle ceneri come giovinetta Natura, una luna nuova.

Per meglio capire questa figura dobbiamo andare fino al periodo dell’antica Roma. Già gli antichi Romani celebravano l’inizio d’anno con feste in onore al dio Giano (e di qui il nome Januarius al primo mese dell’anno) e alla dea Strenia (e di qui la parola strenna come sinonimo di regalo). Queste feste erano chiamate Sigillaria; ci si scambiavano auguri e doni in forma di statuette d’argilla, o di bronzo e perfino d’oro e d’argento. Queste statuette erano dette “sigilla”, dal latino “sigillum”, diminutivo di “signum”, statua. Le Sigillaria erano attese soprattutto dai bambini che ricevevano in dono i loro sigilla (di solito di pasta dolce) in forma di bamboline e animaletti. Questa tradizione di doni e auguri si radicò così profondamente nella gente, che la Chiesa dovette tollerarla e adattarla alla sua dottrina.

In molte regioni italiane per l’Epifania si preparano torte a base di miele, proprio come facevano gli antichi Romani con la loro focaccia votiva dedicata a Giano nei primi giorni dell’anno
Giano Bifronte.

Usanza antichissima e caratteristica è l’accensione del ceppo, grosso tronco che dovrà bruciare per dodici notti. E’ una tradizione risalente a forme di culto pagano di origine nordica: essa sopravvive l’antico rito del fuoco del solstizio d’inverno, con il quale si invocavano la luce e il calore del sole, e si propiziava la fertilità dei campi. E non è un caso se il carbone che rimane dopo la lenta combustione, che verrà utilizzato l’anno successivo per accendere il nuovo fuoco, è proprio tra i doni che la Befana distribuisce (trasformato chissà perché in un simbolo punitivo).

La tradizione è ancora conservata in alcune regioni d’Italia, con diverse varianti: a Genova viene acceso in alcune piazze, e l’usanza vuole che tutti vadano a prendere un tizzone di brace per il loro camino; in Puglia il ceppo viene circondato da 12 pezzi di legno diversi.

In molte famiglie, il ceppo, acceso la sera la sera della Vigilia, deve ardere per tutta la notte, e al mattino le ceneri vengono sparse sui campi per garantirsi buoni raccolti.

In epoca medioevale si dà molta importanza al periodo compreso tra il Natale e il 6 gennaio, un periodo di dodici notti dove la notte dell’Epifania è anche chiamata la “Dodicesima notte”. È un periodo molto delicato e critico per il calendario popolare, è il periodo che viene subito dopo la seminagione; è un periodo, quindi, pieno di speranze e di aspettative per il raccolto futuro, da cui dipende la sopravvivenza nel nuovo anno. In quelle dodici notti il popolo contadino credeva di vedere volare sopra i campi appena seminati Diana con un gruppo più o meno numeroso di donne, per rendere appunto fertili le campagne.

Nell’antica Roma Diana era non solo la dea della luna, ma anche la dea della fertilità e nelle credenze popolari del Medioevo Diana, nonostante la cristianizzazione, continuava ad essere venerata come tale. All’inizio Diana e queste figure femminili non avevano nulla di maligno, ma la Chiesa cristiana le condannò in quanto pagane e per rendere più credibile e più temuta questa condanna le dichiarò figlie di Satana! Diana, da buona dea della fecondità diventa così una divinità infernale, che con le sue cavalcate notturne alla testa delle anime di molte donne stimola la fantasia dei popoli contadini. Diana, Dea della Caccia, della Luna, delle partorienti.

La Befana è spesso ritratta con la Luna sullo sfondo. Di qui nascono i racconti di vere e proprie streghe, dei loro voli e convegni a cavallo tra il vecchio e il nuovo anno. Nasce anche da qui la tradizione diffusa in tutta Europa che il tempo tra Natale ed Epifania sia da ritenersi propizio alle streghe. E così presso i tedeschi del nord Diana diventa Frau Holle mentre nella Germania del sud, diventa Frau Berchta. Entrambe queste “Signore” portano in sé il bene e il male: sono gentili, benevole, sono le dee della vegetazione e della fertilità, le protettrici delle filatrici, ma nello stesso tempo si dimostrano cattive e spietate contro chi fa del male o è prepotente e violento. Si spostano volando o su una scopa o su un carro, seguite dalle “signore della notte”, le maghe e le streghe e le anime dei non battezzati.

La Festa della Dodicesima Notte ispirò tra gli altri William Shakespeare che scrisse la omonima commedia che ebbe la prima rappresentazione il 6 Gennaio del 1601 al Globe Theatre di Londra. Daniel Maclise: La Dodicesima Notte, Malvolio e la Contessa.
Strenia, Diana, Holle, Berchta,… da tutto questo complesso stregonesco, ecco che finalmente prende il volo sulla sua scopa una strega di buon cuore: la Befana. Valicate le Alpi, la Diana-Berchta presso gli italiani muta il suo nome e diventa la benefica Vecchia del 6 gennaio, la Befana, rappresentata come una strega a cavallo della scopa, che, volando nella dodicesima notte, lascia ai bambini dolci o carbone. Come Frau Holle e Frau Berchta, la Befana è spesso raffigurata con la rocca in mano e come loro protegge e aiuta le filatrici.

Nella Befana si fondono tutti gli elementi della vecchia tradizione: la generosità della dea Strenia e lo spirito delle feste dell’antica Roma; i concetti di fertilità e fecondità della mite Diana; il truce aspetto esteriore avuto in eredità da certe streghe da tregenda (spostamento); una punta di crudeltà ereditata da Frau Berchta. Ancora oggi un po’ ovunque per l’Italia si eseguono diversi riti purificatori simili a quelli del Carnevale, in cui si scaccia il maligno dai campi grazie a pentoloni che fanno gran chiasso: il 6 gennaio si accendono i falò, e, come una vera strega, anche la Befana viene qualche volta bruciata…

Ed una memoria aggiunta: “Frau Holle e le sue compagne…” Ecco le Belle che mi piacerebbe incontrare la dodicesima notte….

Da quando tornai al mio castello di Calcata, decisi di festeggiare l’ultimo giorno dell’anno "La Notte senza Tempo" con una passeggiata notturna nella natura che finisce poi in un Tempio, che è una grotta, con il fuoco acceso e con canti magici… Tutto ciò assomiglia enormemente ad un viaggio iniziatico di ritorno alle origini naturali ed alla comunione orgiastica con le forze primordiali della vita.

Altrettanto feci con la ricorrenza dell’Epifania. Invece di immaginare una vecchiaccia che scende dal camino a portare carbonella e fuliggine, pensai ad una “sfilata delle befane”, tutte belle e sane! Così per diversi anni a Calcata-Mancia abbiamo festeggiato con queste tradizioni. Da quando venni ad abitare in questa valle che mi venne l’ispirazione di ripristinare la festa pagana chiamata “Befana”. La feci rivivere come una processione di donne in costume, tutte bellissime, sia pur mascherate e vestite di stracci per non farsi riconoscere dal volgo ignorante. Queste belle donne scendevano dal piano del paese nuovo sino al vallone del paese vecchio, dove anticamente c’era la tradizione del Sabbat, e qui in un orgiastico raduno offrivano i loro doni ai maschietti, anziani o bambini che fossero. Poi una delle Befane, la più bella e dolce, veniva scelta dal popolo ed era incoronata “Regina delle Befane”.

Conservo ancora delle immagini fotografiche di questa festa, che di religioso nel senso cristiano del termine aveva ben poco, alcune befane giungevano in calesse, altre seguivano a piedi ancheggiando.

Ma le cose belle durano sempre poco e questa consuetudine della processione delle belle Befane rivisse solo per alcuni anni e poi ritornò nel limbo dei ricordi ancestrali. L’anno scorso di tutte le befane attese solo due sono giunte ad evocare quelle fate: colei che impersonava la Befana degli animali, che ha distribuito cibo alle bestie della valle del Treja ed una dolce fatina befanina con le calze, la sciarpa ed il berretto rosso ed il sorriso felino da donna intrigante, che ha rallegrato il cuore dei bimbi e dei più grandicelli che vedevano in lei la dispensatrice dell’amore….

Quest'anno il rito della Notte senza Tempo e della passeggiata notturna di fine anno si svolge a Spilamberto (Modena) lungo il corso del fiume Panaro, mentre l'Epifania la vivremo a Treia (Macerata), Caterina ed io, passeggiando sotto le rupi del borgo e distribuendo briciole di pan secco agli uccellini... chi volesse partecipare telefoni al 333.6023090

Paolo D’Arpini

martedì 20 luglio 2010

Recite, passaggi, escursioni, permanenze con Paolo D’Arpini dal 22 al 26 luglio 2010

Avviso ai naviganti ed agli stanziali

La sera di mercoledì 21 luglio Paolo D’Arpini di ritorno dall’Emilia sarà presente nella sede del Circolo vegetariano VV.TT. di Calcata, in via del Fontanile snc., per salutare i soci che vorranno visitarlo. Seguirà lo spostamento nel territorio nepesino per un convivio amichevole, ognuno porta qualcosa… Info: 0761/587200

A partire dal pomeriggio del 22 luglio il suddetto sarà nella piazza della Chiesa Antica di Faleria (Vt), assieme agli amici del Teatro Cinabro, per allestire le scene dell’ultimissima replica di “Agenzia Fregoli”. La recita, che vede il suddetto recitare in due parti, si terrà nel luogo indicato alle h. 21.00, l’ingresso è libero. Il popolo è invitato in massa.

La mattina del 23 luglio, il suddetto parte per la località di Treia (Macerata), chi desidera viaggiare al seguito è pregato di prenotarsi telefonando al 333.6023090

Il giorno 24 luglio la sciamana Sonia Baldoni, fondatrice di “Vivere con Gioia”, raggiunge il suddetto a Treia per la messa a punto del programma “lunare” dei due giorni a seguire, che corrispondono alla celebrazione di Gurupurnima:

Domenica 25 luglio 2010, alle h. 10.30, passeggiata assieme a Sonia Baldoni per conoscere i luoghi e per scoprire i sentierini nel verde che circondano Treia, riconoscendo erbe spontanee e quant’altro. Si terrà un convivio con il cibo vegetariano da ognuno portato a pranzo, il pomeriggio ascoltiamo le tesi di Sonia sul significato delle Rune (sul tema di erbe magiche e rune vedere articoli su www.viverecongioia.org).

Lunedì 26 luglio 2010, che corrisponde alla luna piena, si terrà nella “cave”, dalle h. 10.00 del mattino sino alle h. 13.00 la consueta condivisione di esperienze su reincarnazione e metempsicosi. Segue pranzo con il cibo vegetariano da ognuno portato. La vesseille é collettiva. Il pomeriggio sessione di canto e meditazione e verso sera deambulazione in senso orario attorno alla rupe esterna di Treia e sosta in un campiello, in attesa del sorgere dell’astro lunare.
Info e prenotazioni: Tel. 0733/216293

Presentazione della manifestazione:

“Ogni anno a luglio usciamo fuori di testa con il bagno di luna piena…” (Saul Arpino)
Già dal 25 luglio appare nel cielo la Canicola, che é la stella di Procione, nel Cane Minore, in cui la leggenda riconosceva la Cagnetta Mera. Questo é il segno celeste che annuncia il grande caldo. Quest’anno fatalità vuole che combaci con la vigilia della luna piena….

La luna piena di luglio ci aiuta a fuggire dai modi comuni di pensare, spontaneamente sentiamo di uscir fuori dal corpo, di riconoscerci in qualcosa che non è la consuetudinaria abitudine del ragionare, del decidere le cose con logica..
Chi conosce il Circolo Vegetariano VV.TT. sa che ogni anno festeggiamo la luna piena di luglio. Quest’anno sarà la prima volta che tale celebrazione non si svolgerà nella valle del Treja bensì, fatalità di un’omonimia, nel paese di Treia. Ci vuole tutta la forza ed il desiderio di cambiamento che contraddistingue la Luna in Leone, o Scimmia nello zodiaco cinese, per starmene lontano da Calcata ma vicino ad un nuovo inizio… Infatti con questa luna piena lo scrivente si stabilisce a Treia per concludere un’altra tappa della vita.

Alcune informazioni generali sulla divinazione con le Rune:

Rune: sistema divinatorio celtico.
“C’è un uomo appeso a quell’albero battuto dal vento, che penzola ormai da nove lunghe notti.” I segni primordiali delle rune furono scoperti da Odino che pendeva dall’albero della vita, Yggdrasil. Le rune rappresentano situazioni possibili, sono simboli magici scolpiti (o dipinti) che nella cultura celtica e vichinga convogliavano l’oracolo dell’Io supremo. Esse sono un sistema geroglifico di scrittura e sono 24, più la runa di Odino che è bianca. Il libro delle rune è stato scritto come un manuale, una guida, per il guerriero spirituale. La via del guerriero non è per tutti, sebbene sia possibile per chi intende vivere consapevolmente le proprie sfide. Consultare le rune comporta un misto di casualità ed intuizione, i messaggi possono essere riconosciuti in segni della natura oppure sui sassolini rettangolari che vengono gettati per terra.
Come avviene negli altri sistemi divinatori le rune si basano sul messaggio inconscio, la funzione determina la forma, l’uso conferisce significato ed un oracolo si adatta sempre alle richieste del tempo in cui viene consultato. Il punto di partenza è l’io, la coscienza che, nella sua volontà propositiva, si avvicina alla matrice universale e riceve così la conoscenza. Le cose esteriori sono un’immagine riflessa conoscibile e modificabile ma solo agendo dall’interno, nell’intuito, nella consapevolezza.
Ecco i sacri nomi delle rune: Supremo, Dono, Messaggero, Separazione, Forza, Iniziazione, Necessità, Fertilità, Difesa, Protezione, Possesso, Luce, Raccolto, Fuoco, Vittoria, Rinascita, Progresso, Acqua, Vulcano, Comunicare, Ingresso, Trasformazione, Arresto, Energia solare. La runa bianca è quella del Destino.
Le rune non rappresentano però un messaggio granitico, non richiedono la nostra dipendenza dall’oracolo, ma indicano la strada, il movimento, per uscire dal dubbio.

Paolo D’Arpini

http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=reincarnazione+metempsicosi

L’incontro é libero ed aperto… lasciando alla fine la possibilità di offrire qualcosa volontariamente per chi lo desidera.