Visualizzazione post con etichetta Caterina Regazzi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Caterina Regazzi. Mostra tutti i post

domenica 3 giugno 2012

Intervista di Radio Ies sull'invio dei droni USA a Sigonella... ed altre storie...

Vincenzo Mannello

Caro Paolo D'Arpini, il tuo precedente articolo sui droni a Sigonella ed altre malefatte (http://www.circolovegetarianocalcata.it/2012/05/21/droni-in-arrivo-a-sigonella-bettino-craxi-aveva-ragione-ora-si-capisce-il-perche/),

pubblicato pure su Osservatorio-Sicilia, ha stuzzicato l'attenzione di Radio Ies di Roma. Contattatto per "competenza territoriale", dato che vivo a Catania, e visto che ero intervenuto a commento del tuo articolo, la brava e gentilissima conduttrice Elena Parisi ha voluto far sentire la nostra comune posizione agli ascoltatori di Radio Ies e pure in diretta sul web.

Considerando il (tentato) silenzio che i media di regime tentano di imporre ai commenti scomodi , mi permetti di ringraziare Elena Parisi e Radio Ies che da Roma irradia con successo via radio e web notizie di controinformazione? (Vincenzo Mannello)

Ecco la registrazione dell'intervista: http://www.youtube.com/watch?v=gqm-UXqdfvg&feature=youtube_gdata_player


Trascrizione testo (a cura di Caterina Regazzi):

"Disgrazie su disgrazie in Italia e nel mondo, c'é il terremoto.....su Sigonella il buon Craxi...... l'area che é l'Italia stessa" citazione del tuo articolo. Così scrive Paolo D'Arpini, su Osservatorio Sicilia, ora io ho ascoltato Paolo che, interpellato, mi ha detto: "A proposito dei droni in Sicilia ti consiglio di ascoltare un nostro collaboratore", che é con noi ai nostri microfoni, Vincenzo Mannello, buongiorno!" Vincenzo saluta gli ascoltatori. Vincenzo Mannello abita proprio da quelle parti, quindi chi meglio di lui ci può dare una testimonianza di quello che sta accadendo nella base di Sigonella, dicci pure, Vincenzo, siamo qui ad ascoltarti"

"Beh, la base di Sigonella, essendo una base militare e per giunta con buona parte di sovranità effettiva statunitense, non é che sia così facile capire cosa si verifica e cosa si prepara, ancora peggio. Praticamente la base di Sigonella va ad assumere con questo accordo, che ha previsto il dispiegamento futuro, ma comunque entro il 2017, di 5 droni e parliamo di notizie ufficiali, ma diciamo cosa sono i droni, perché magari non tutti gli ascoltatori lo sanno. Praticamente il drone é un nuovo strumento di guerra, adottato dall'aviazione,statunitense ovviamente prima di tutti, che permette di operare in teatri bellici, senza particolari rischi di perdite di vite umane, dato che non c'é il pilota. Ha capacità che i comuni velivoli non hanno, originariamente era un piccolo apparecchietto con possibilità anche investigative, abbiamo droni di sorveglianza, dei droni da combattimento e dei droni che hanno la capacità di passare sopra la testa di qualunque vostro ascoltatore. Quindi i droni sono nati per attività di investigazione e si sono evoluti in droni con una capacità bellica molto grande e saranno quelli dispiegati a Sigonella. Possono volare a 600 km orari, con un'autonomia di 36 ore e coprire un'area che va da qui a praticamente all'India.

Intervistatrice: poi Paolo D'Arpini parla di Eurogendorf, la polizia comandata direttamente dalla CE, che sarebbe già stata impiantata a Vicenza "l'esercito non é più composto dal popolo ma da mercenari al soldo del governo, i carabinieri vengono accorpati alla polizia di stato, sotto il diretto controllo del governo, la macchina repressiva quindi é bell'e pronta". Io ho letto anche e mi vengono in mente i raggi laser con cui si diceva si potevano controllare le masse in caso di agitazione.

Vincenzo: "Ma questo é un altro discorso anche se é sempre funzionale allo stesso scopo, ma dobbiamo distinguere un progetto globale che noi crediamo che sia esistente, di poteri neanche più tanto nascosti, che prevedono una internalizzazione, cioé non ci sono più stati nazionali, ma c'é un'entità che non si va a spiegare e non é posta alla conoscenza dei cittadini, probabilmente al servizio dell'altissima finanza e di chissà quali poteri di chissà quale....... di fatto vengono globalizzate ........ e ci sono messe in opera di volontà che si possono circoscrivere all'occidente, tutte queste strutture e sovrastrutture sono tutte relative a paesi occidentali e i loro alleati, perchè? per dominare il mondo, non c'é altra spiegazione.

Infatti Paolo dice: "tutto questo é per tenere sotto controllo la popolazione col terrore e per bloccare ulteriormente mosse disperate ci pensano milizie repressive degli addetti ai sequestri, degli addetti alle riscossioni coatte, degli addetti al minuto controllo, su tutto quello che si muove per la sopravvivenza, equitalia., finanzieri, vigili urbani e non urbani, ecc.

Mannello: esattamente, questo é un altro aspetto ancora di questo progetto globale, ma consideriamo la cosa della polizia unica europea é molto più vasta, questa sarà usata anche nei teatri di guerra a cominciare si presume dall'Afganistan, al ritiro delle truppe ufficiali,(perché i mercenari, le truppe speciali, ecc. resteranno sul terreno)....

Al di là del fatto che non sappiamo i tempi di questo ritiro.

(Pubblicato anche su: www.vincenzomannello.it)

giovedì 31 maggio 2012

Frattura emiliana – Il terremoto raccontato da chi lo vive…

Caterina Regazzi di spalle

Caro Paolo,

anche il mio collega Andrea oggi brontolava… pare che per questa “parata dimessa” spenderanno SOLO circa 3 milioni di euro. In un periodo in cui ci chiedono sacrifici e c’è gente con le case e le fabbriche distrutte, sarebbe obbligatorio evitare certe spese inutili, non vedo perché la festa della Repubblica debba essere “allietata” da una parata militare, anzi, la coesione nazionale che tanto sbandiera Napolitano si potrebbe benissimo rafforzare e dimostrare mandando l’esercito ad aiutare i terremotati, invece che a sfilare. Sarebbe veramente un segnale se alla parata non ci fossero spettatori…!

Aggiungo alcune cose che ho recepito qua e là in questi giorni di
paura del terremoto, senza giudizi e senza commenti:

Dopo la prima scossa di domenica scorsa avevo incontrato Valeria e
Silvia ed io parlavo del problema del decreto appena emanato in cui lo
stato non dovrebbe pagare più i danni delle calamità naturali (ma lo
approveranno davvero, ADESSO questo decreto?) al che Silvia risponde: “Guarda, meglio così, non abbiamo bisogno noi dello stato, ci pensiamo da soli”.

Ieri parlavo con un allevatore che abita a Modena ed ha figli che
vivono a San Felice: “Abbiamo avuto una gran paura anche noi a Modena, abito al quinto piano, ho preso una casa in affitto per un mese a Serramazzoni, per ora a casa non ci stiamo. I figli non hanno avuto la casa danneggiata ma hanno acquistato (come tanti altri che ho sentito – dico io) una tenda grande e l’hanno piantata in giardino”.

Io ho chiesto: “Ma non ci sono le tendopoli?” Lui: “Si, ma sono piene
imballate e sono tutti stranieri”.

A proposito di stranieri: “Stamattina una collega mi raccontava che in
una ditta che conosce da quelle parti, il titolare le ha detto: “Guardi, non so quando l’attività potrà riprendere, avevo cinque dipendenti rumeni, gli avevo dato una casa in campagna, dopo la seconda scossa forte non si sono presentati al lavoro, sono andato a cercarli a casa e non c’erano più, se ne erano andati….”

E a proposito di quel che si sente in certi telegiornali, ma non
capisco chi lo avrebbe detto, che si é tornati a LAVORARE TROPPO
PRESTO, abbiamo commentato che la gente ha bisogno di lavorare e non sta a piangersi addosso, se l’azienda non ha avuto danni o se ha fatto fare le rilevazioni ed hanno avuto l’agibilità, PERCHE’ non dovevano tornare a lavorare? Per paura? E, per paura che succeda ancora QUANTO TEMPO si dovrà aspettare a rientrare in fabbrica e che tipo di controlli si dovranno fare per esser certi che, ad una nuova forte scossa non succeda un’altra tragedia? Ma ci rendiamo conto che un terremoto é imprevedibile, ovunque a questo punto e che in tantissimi dei nostri centri storici tante costruzioni verrebbero giù? Smettiamo di vivere?

Che facciamo allora con quel milione di persone che vive sulle pendici del Vesuvio? Com’é che non vengono fatte sgomberare?

Certo che per il futuro dobbiamo ecrcare di fare il possibili per avere strutture sicure, ma il tutto é un compromesso tra le consoscenze, le previsioni e le possibilità.

Parliamo di cose più amene.

Stamattina sono andata a fare un sopralluogo in un canile comunale.
Mi ha accompagnato nel giro non la responsabile, che aveva altro da
fare ma un ragazzo, che lavora lì e sono stata molto contenta che il
primo giro in questa struttura che non conoscevo me lo abbia fatto
fare lui.

Tra le altre cose mi ha fatto vedere una cagnolina di 9 mesi che sta
per essere adottata e che era stata rinunciata da una persona che non
poteva più tenerla, avendo perso la casa e non per il terremoto (dorme
in macchina).

In questo canile poi c’é tutto un settore dei “cani aggressivi”, ma
lui, che non ha fatto nessun tipo di corso, é capace di instaurarci un
rapporto. Eravamo davanti al gabbione io e lui e, a me mi abbaiavano
mostrandomi i denti e lui metteva tra le sbarre la mano e gli faceva
le coccoline grattandogli dietro l’orecchio e loro lo guardavano con
sguardo languido. Una cosa emozionante. Bestie di 50-60 chili. Ho
ripensato al fatto che avevo sempre ritenuto che non valesse la pena
tenere in vita, in un canile, per tutta la vita – quei cani non
saranno mai adottati da nessuno- i cani pericolosi – per loro, per la
società, ma ora, dopo aver visto quello spettacolo, non ne sono più
tanto sicura.

Per cosa una vita merita oppure no, di essere vissuta?

E’ solo un fatto intimo interiore, sia nell’essere umano che nell’animale.
Nessun animale si suicida, comunque, al massimo, si sente di cani che
si lasciano morire dopo la morte del padrone (ma io non ci credo
tanto) o animali che stremati da una malattia smettono di alimentarsi,
ma quello lo fanno naturalmente anche gli esseri umani.

Mi veniva di chiedergli: ma tu vuoi così bene anche alle persone? Ma
non mi é sembrato giusto. Ognuno dovrebbe essere libero di amare e di
appassionarsi e dedicarsi a quello che gli é più congeniale.

Caterina Regazzi



………………….

Articolo collegato: http://www.circolovegetarianocalcata.it/2012/05/23/la-frattura-emiliana-cause-possibili-del-terremoto-in-emilia-lestrazione-del-gas-naturale-e-del-pescaggio-ad-alte-profondita-dellaqua-potabile/




..............

mercoledì 21 marzo 2012

Fine imminente del Kali Yuga e fine del patriarcato

Sorgente della vita di Carlo Monopoli


Riflessioni sul disfacimento morale e sociale nel rapporto maschile-femminile in vista dell’esaurimento del Kali Yuga.

Dobbiamo partire da una notizia di cronaca in cui si indicano i paesi che si affacciano sull’oceano indiano (Pakistan, India, Somalia, ecc.) come i luoghi in cui maggiormente la donna soffre di persecuzione e violenza. Ciò fa pensare e riflettere sull’inversione di tendenza nel rapporto maschile-femminile che proprio in questa area vide la nascita della parità dei generi e del rispetto verso il femmineo.

Infatti, verosimilmente, sia sulle coste dell’Africa che nell’India pre-ariana, il matrismo originario sorse e prosperò.

Ma oggi osserviamo che il cambiamento nelle relazioni fra il maschile ed il femminile può essere considerato un termometro per misurare il decorso della malattia nella specie umana. Tale malattia prese origine con l’avvento dell’era oscura, definita in India Kali Yuga, che si fa risalire a circa 5000 anni fa. L’inizio di qust’era, che corrisponde al termine della guerra descritta nel Mahabarata, diede avvio ad un lento processo di degrado che portò la società egualitaria e sacrale, fino allora vigente in quasi tutto il mondo conosciuto, a deteriorarsi sotto l’influsso sempre più pressante del patriarcato e dell’avvalorazione del senso del possesso.

In Europa quello stesso periodo, definito tardo neolitico, descritto con dovizia di particolari dalla studiosa ed archeologa Marija Gimbutas si concluse con l’affermarsi del potere maschile esercitato con la violenza e con la perdita della libertà femminile (tramite l’acquisto della donna a scopo riproduttivo, guerre di razzia, perpetuazione della patrilinearità, etc.). Contemporaneamente abbiamo notizia di simili eventi accaduti anche nell’antica civiltà cinese, ove prese il sopravvento il modello prevaricatorio e controllativo del mondo femminile. Tale momento viene anche evocato nel Libro dei Mutamenti relativamente alla descrizione dell’esagramma “Il farsi Incontro” in cui si immagina il femminile che spontaneamente va incontro al maschile e di conseguenza ne riceve un giudizio negativo. Allo stesso tempo, nella lettura dei commenti, si evince che questo “farsi incontro” rappresentava il modo di funzionamento antecedente nella società. Tale mutazione nello stile dei rapporti intergenerici (uomo-donna) è stato considerato l’inizio dell’era dei conflitti (traduzione corretta del significato di Kali Yuga) e chiude la precedente era dell’incertezza (Dvapara Yuga).

Ora dobbiamo esaminare come gli antichi saggi accuratamente descrissero le caratteristiche dell’era corrente evocando una serie di avvenimenti e tendenze che sono facilmente riconoscibili in questo momento storico. Senza voler evocare calendari Maya o altre descrizioni apocalittiche più o meno credibili, riportiamo, in ogni caso, alcune affermazioni storiche certificate, vecchie di migliaia di anni.

“Trovandosi immersi nell’ignoranza, sicuri di sé, ritenendosi saggi, gli sciocchi si aggirano urtandosi a vicenda, come ciechi guidati da un cieco” (Mundaka Upanishad)

“Ora difatti è proprio l’età del ferro, né mai gli uomini cesseranno di soffrire il giorno, per le fatiche e le miserie, e la notte di struggersi per le gravi angosce che gli dei gli daranno. Né allora il padre sarà simile ai figli, né i figli al padre, né l’ospite sarà caro all’ospite, l’amico all’amico, il fratell al fratello come nel tempo passato. Essi avranno in dispregio i genitori, appena cominceranno ad invecchiare, li insulteranno con parole villane; né essi, ai genitori invecchiati, daranno il necessario per vivere, usando il diritto del più forte; infine saccheggeranno a vicenda le città. E allora non vi sarà più gratitudine per l’uomo giusto, ma piuttosto si terrà in onore l’uomo artefice di mali, la giustizia sarà nelle sue mani; il pudore non esisterà più. Il malvagio recherà danno all’uomo dabbene, agli uomini miseri sarà compagna la gelosia, amante del male dall’odioso aspetto… e non ci sarà più scampo dal male” (Esiodo, Opere e giorni).

Nel Linga Purana, antico testo Shivaita, vengono descritti gli uomini del Kali Yuga come tormentati dall’invidia, irritabili, settari, indifferenti alle conseguenze dei loro atti. Sono minacciati da malattie, da fame, da paura e da terribili calamità naturali. I loro desideri sono mal orientati, la loro scienza è usata per fini malefici. Sono disonesti.
In questo tempo sono in declino i nobili e gli agricoltori mentre la classe servile pretende di governare e di condividere con i letterati il sapere, i pasti, le sedie e i letti. I capi di stato sono per lo più di infima origine. Sono dittatori e tiranni.

“Si uccidono i feti e gli eroi. Gli operai vogliono avere ruoli intellettuali. I ladri diventano Re, le donne virtuose sono rare. La promiscuità si diffonde. La terra non produce quasi nulla in certi posti e molto in altri. I potenti si appropriano dei beni pubblici e cessano di proteggere il popolo. Sapienti di bassa lega sono onorati e partecipano a persone indegne i pericolosi segreti delle scienze. I maestri si degradano vendendo il sapere. Molti trovano rifugio nella vita errante.

“Verso la fine dello yuga gli animali diventano violenti (perché sfruttati n.d.r.).
Gli uomini dabbene si ritirano dalla vita pubblica. Anche i sacramenti e la religione sono in vendita. I mercanti disonesti. Sempre più numerose le persone che mendicano o cercano lavoro. Quasi tutti usano un linguaggio volgare e che non tiene fede alla parola data. Individui preminenti senza moralità predicano agli altri la virtù. Regna la censura… Nelle città si formano associazioni criminali. L’acqua potabile mancherà, così pure la frutta. Gli uomini perdereanno il senso dei valori. Avranno mali al ventre, ed i capelli in disordine. Verso la fine dello yuga l’aspettativa di vita non andrà oltre l’adolescenza,. I ladri deruberanno i ladri. Molti diverranno letargici e intorpiditi, le malattie saranno contagiose. Topi, serpenti e insetti tormenteranno gli uomini. Uomini affamati e impauriti si troveranno nei pressi del fiume Kausichi.
Alla fine di questa era un po’ ovunque nel mondo si diffonderanno i praticanti di riti sviati. Persone non qualificate si spacceranno da esperti. Gli uomini si uccideranno l’un l’altro e uccideranno i bambini, le donne e gli animali. I saggi saranno condannati a morte”.

Tuttavia, ancora secondo il Linga Purana, alcuni uomini potranno raggiungere in breve tempo la perfezione. In un certo senso il Kali Yuga è un periodo privilegiato. I primissimi uomini delle ere antecedenti, ancora prossimi al divino, erano saggi in una società di saggi. Ma gli ultimi uomini, questi del Kali-yuga, avvicinandosi all’annientamento, si avvicinano anche al principio in cui tutto ritorna alla sua fine. In mezzo alla decadenza morale, alle ingiustizie, alle guerre, ai conflitti sociali e alla persecuzione del femmineo, che caratterizzano la fine di questo yuga, il contatto con il divino, per via discendente, diviene più immediato.

In una società dove tutto è già perfetto, gli atti vengono compiuti automaticamente nel bene, mentre in una società degradata occorre discriminazione e coraggio.
Troviamo descrizioni di una tale fine di un’epoca persino in testi apocalittici giudeo-cristiani, compreso quello di S. Giovanni, che evidentemente si ispirano alle stesse fonti antiche sopra menzionate.

In uno Shiva Purana, nel Rudra Samhita, di molto precedente l’epoca cristiana, viene detto: “La fine del mondo attuale sarà provocata da un fuoco sottomarino, nato da un’esplosione simile a quella di un vulcano, che consumerà l’acqua che i fiumi hanno riversato nell’oceano. L’acqua traboccherà dall’oceano e inonderà la terra. Il mondo intero sarà sommerso”.

Abbiamo visto che, tra i fenomeni caratteristici del Kali Yuga troviamo la comparsa di false religioni antropocentriche che allontanano l’uomo dal suo ruolo sulla Terra e servono di pretesto alle sue predazioni, ai suoi genocidi, e lo portano infine al suicidio collettivo. Le religioni della città prendono il sopravvento sulla religione della Natura, questo è l’inizio della decadenza, che corrisponde all’affermarsi delle religioni monoteiste. Si trattava di creare delle fedi illusorie che pervertissero la vera religione della Natura. Ad esempio la creazione di queste nuove religioni (o ideologie) è avvenuta in India nella forma del giainismo e del buddismo, in Cina in forma di confucianesimo e in occidente come cristianesimo e nel medio oriente come islamismo.

Queste religioni, quali che siano stati il carattere e le intenzioni dei fondatori originari, sono diventate essenzialmente religioni “di stato”, a carattere moralistico. Hanno dato modo a un potere patriarcale centralizzato di imporre un elemento di unificazione e controllo su popolazioni diverse. Ovunque, queste religioni, pur parlando di amore, uguaglianza, carità, giustizia, sono invero pretesto e strumento per conquiste culturali e materiali. Il massacro delle popolazioni avvenuto in varie parti del mondo in mome delle religione, è un dato storico innegabile.

La posizione della donna in tutte queste religioni è secondaria e perciò giustifica l’oppressione di genere. Se e quando il femmineo sacro e la spiritualità della Natura riusciranno a trovare un autonomo e sincero modo espressivo nella nostra società, l’era oscura, e dei conflitti, potrà considerarsi conclusa.

Paolo D’Arpini

Commento di Caterina Regazzi:
In un’epoca in cui tutti si sciacquano la bocca parlando di Amore, semplicità, ritorno alla Natura, le donne devono solo continuare ad essere e a fare quello che, silenziosamente, sono state ed hanno fatto in tutti questi secoli oscuri: esseri dedite a dare la vita, a custodirla, a coltivarla e a farla crescere; dare amore, affetto e amicizia incondizionati.
Basterebbe che gli uomini prendessero esempio da noi donne rivalutando pienamente il periodo del matriarcato: niente guerre e distruzione, solo cura di sé, degli altri esseri viventi, umani e non, in una parola, della Vita.
Le donne, però, non devono farsi imbrogliare dal mito del potere e dell’autonomia personale, smettendo di copiare il maschio nel suo stile competitivo, nella ricerca dell’affermazione di sé.

………

Bibliografia:

Mahābhārata – Sri Veda Vyasa
I Ching – Libro dei Mutamenti (AA.VV.)
Shiva e Dioniso, di Alain Danielou
Il Linguaggio della Dea – Marija Gimbutas
Opere e giorni – Esiodo
Shiva Purana, Rudra Samhita, Linga Purana – Antichi testi Shivaiti
Mundaka Upanishad – Vedanta

...............

Articolo collegato:
http://www.circolovegetarianocalcata.it/2012/03/20/si-avvicina-la-fine-del-kali-yuga-il-cambiamento-epocale-e-previsto-per-il-2-030-da-quella-data-ricomincia-leta-delloro-e-della-verita-satya-yuga/


.............

Di questo e simili temi se ne parlerà durante la Festa dei Precursori, che si tiene a Treia (Macerata) dal 5 al 13 maggio 2012, presso il Circolo Vegetariano VV.TT. - Programma: http://bioregionalismo-treia.blogspot.it/2012/01/e-iniziata-nel-1984-ed-ancora-continua.html

sabato 27 agosto 2011

Matrismo come modello sociale per la nuova era ecozoica? - Bioregionalismo ed ecologia antrolopologica


                                          Gioiosa immagine di una società matristica a Calcata

Ante Scriptum

Quel che segue è lo scambio di pareri intercorso fra alcuni bioregionalisti membri della Rete Bioregionale Italiana sul tema dell'integrazione maschile - femminile e sulla filosofia matristica, come presupposto sociale per la nuova era ecozoica.

Scrive Stefano Panzarasa:
“Agire come indicava Thomas Berry non può che essere positivo ma ora come si fa, in questa società antiecologica a non risultare integralisti? (Te lo dicono spesso solo per insultarti...). Ovvio che si devono fare delle mediazioni altrimenti molti non capiscono o ti rifiutano ma se le mediazioni sono troppe si perde il significato del pensiero e dell'azione. Ovvio, no? E così le mediazioni le faccio tutti i giorni, in ufficio (dove poi per assurdo dirigo io...), con le persone che mi fanno domande per strada sul veganesimo, con gli amici... Però invece quando parlo con te come con Etain o Giuseppe (ah,ah,) dovrei potermi sentire libero una volta tanto di dire le cose come stanno, anche perché dovremmo avere tutti gli stessi riferimenti... La storia della terra, la storia dell'umanità, le ricerche genetiche (come giustamente hai detto tu nell'articolo)... O almeno così pensavo con loro... Alla fine, se ci fai caso, di solito quelli che ci danno degli integralisti (sarà magari capitato anche a te) sono le persone che hanno più problemi con quello che proponiamo..."

Scrive Paolo D'Arpini:
“Caro Stefano, sai ieri l'altro mi ha telefonato Marina Canino dall'Abruzzo. Lei è un po' "sciroccata" ma ha delle belle intuizioni, forse perché donna.. chissà...? Dal discorso che abbiamo fatto è venuto fuori che l'addomesticamento in corso nei confronti dell'uomo è un processo giustificato con la scusa della protezione e della sanità, un po' se vuoi come avviene con gli animali che siccome non possono più vivere in libertà, allora è meglio che stiano in cattività. Poi è venuto fuori anche il discorso su Etain, lei svolge una funzione esemplare per una umanità che non aderisce più agli schemi "ordinativi", il suo modello è "ritiratevi in campagna ed abbandonate la società".. Forse va bene che ci sia un esempio pratico come quello di Etain, non si sa mai, se venisse la fine del mondo... Ma finché è possibile ritengo che noi ecologisti “integrali” dovremmo operare all'interno della società per cercare di mitigare il suo deterioramento e per inserire semi di consapevolezza "ecologica"... Ma per riuscire nell'opera -secondo me- dovremmo essere adamantini con noi stessi ed allo stesso tempo essere "comprensivi" nei confronti degli altri.. sapendo che l'oltranzismo non paga ed anzi si ottengono risultati contrari.. (vedi appunto quanto avvenuto in passato persino all'interno della nostra associazione). Insomma ritorniamo al discorso della "via di mezzo" o di "una botta al cerchio ed una alla botte".... Per cui viviamo la positività di una posizione da "ecologista integrale" con umiltà e ponderazione in modo da non farla divenire una posizione integralista....”

Scrive Caterina Regazzi:
“A proposito dell'integrazione fra maschile e femminile propongo la mia visione: come nel simbolo dello Yin e Yang nel bianco c'è il puntino nero e nel nero c'è il puntino bianco e come fra una coppia che si ama, l'uomo ama la donna e la donna ama l'uomo, se proprio vogliamo avere un riferimento maschile o femminile nella deità (ma la natura è femmina? o è maschio? la Terra è femmina? il Cielo è maschio?) non dobbiamo, per un equilibrio delle forze, delle coscienze, amare semplicemente tutto quello che è "resto da sé", senza separazione? Siamo o non siamo Uno? La goccia non si fonde nell'oceano e l'oceano non si fonde nella goccia?
Dov'è la contrapposizione? Non c'è, esistono il freddo e il caldo, il buio e la luce, la madre e il padre, la nascita e la morte (com'è che sono tutte e due femminili?), il bene e il male (questi invece sono tutti e due maschili), ma fanno parte tutti di una cosa che si chiama VITA. Questa contrapposizione di genere è solo una convenzione.....”


Scrive Stefano Panzarasa:
"Risposta per Caterina:
Cara Caterina tutto quello che dici è vero e giustissimo ed è presente in modi diversi ma anche simili da millenni in tante tradizioni native... Se però sali di livello e guardi la storia dell'umanità, almeno dal Paleolitico superiore (uomini e donne del Cro-magnon, il mesolitico, neolitico, fino all'epoca moderna), vedrai con estrema chiarezza che solo le società (vere e proprie civiltà matristiche nel neolitico) che hanno fatto riferimento al principio femminile come energia creativa dell'universo, del pianeta, delle donne, delle piante e degli animali, sono riuscite a vivere in armonia tra loro e insieme alla natura. Le civiltà (patriarcali, aggressive e guerriere - arrivate nell'Europa mediterranea "recentemente" cioè circa dal 4000 a.C.) si sono comportate in maniera spesso opposta con i danni al pianeta, alla natura e specialmente alle donne che conosciamo bene...
Ecco perché in una nuova società ecozoica sarà sempre meglio tenere il principio femminile come riferimento (per rimanendo validissime tutte le dualità che tu hai citato). Solo così gli umani (uomini e donne) potranno convivere in pace e armonia fra loro (e con tutta la vita...).
Questi sono i due livelli di comprensione della storia dell'umanità, per chi li comprende e li fa propri, specialmente nella vita quotidiana, l'Era Ecozoica è già iniziata... Auguri!

sabato 13 agosto 2011

Zuccallegra di Bracciano (Roma), 2 ottobre 2011: “Commemorazione di Gandhi con Paolo D’Arpini e Caterina Regazzi”




Mahatma Gandhi nella sua minuscola stanzetta dell’ashram da lui fondato teneva alle pareti solo due ritratti, quello di Giuseppe Mazzini e quello di San Francesco d’Assisi, che lui riteneva esempi ispirativi per la non violenza e per l’acume politico sul concetto di libertà. Mi è sembrato perciò giusto unire le due ricorrenze, quella di Gandhi del 2 ottobre e quella di San Francesco del 4 ottobre, in un’unica manifestazione.



Grazie alla collaborazione del caro amico fraterno, Roberto Caivano, dell’associazione Il Fiore della Vita, abbiamo ottenuto accoglienza presso Zuccallegra di Bracciano, dove ci incontreremo per parlare di spiritualità laica, vegetarismo ed ecologia profonda, e dove presenteremo agli amici un nuovo libro “Vita senza tempo” edito da Vivere Altrimenti, scritto dal sottoscritto e da Caterina Regazzi. In esso si narrano, in forma di amorose lettere, alcuni eventi intercorsi nell’ultimo anno di mia permanenza a Calcata, prima del trasferimento a Treia.



Vorrei ora spendere qualche parola sulla figura di Gandhi. Tanto per cominciare mi sembra di capire dall’etimologia del nome che si tratti di una combinazione di “gana” e “dhyan”. I Gana sono i custodi della verità assoluta, i difensori del monte Kailash la dimora di Shiva (l’Assoluto) e Dhyan significa “meditazione”. Si potrebbe arguirne che il nome Gandhi significhi “Colui che medita sulla difesa della Verità”. Ed infatti per Gandhi la “Verità” fu il primo comandamento e per essa egli sacrificò l’intera sua vita. Ricordo tanti anni fa (ai primi dell’80) quando a Bombay potei assistere alla prima del film “Gandhi”, la sala era stracolma e tutti gli spettatori –me compreso- piangevano lacrime di commozione ma anche di gioia nell’assistere alla determinazione e santità di un uomo, piccolo e non violento, assolutamente sincero e verace nel suo perseguire l’ideale.



Termino invitando tutti gli amici non violenti, bioregionalisti, spiritualisti laici e vegetariani a partecipare all’incontro che si terrà il 2 ottobre 2011, alle h. 18.30,in via G. Tamburri 9, presso Zuccallegra di Bracciano (Roma) al quale parteciperò assieme alla mia compagna (e coautrice del libro) Caterina Regazzi.



Paolo D’Arpini – Presidente del Circolo Vegetariano VV.TT.



Per informazioni sull’incontro del 2 ottobre 2011 scrivere a: zuccallegra@gmail.com

mercoledì 18 maggio 2011

Roma: Ecologisti e Civici al ballo dei debuttanti in politica.. il 22 maggio all'Ambra Jovinelli



"Ogni inizio comincia da una fine.." (Saul Arpino)


Cari amici romani, se vi interessa la politica ambientale so che ci sarà un incontro fondativo a Roma del Movimento Ecologisti e Civici. Recentemente questo gruppo, consigliatomi dall'amico Nico Valerio, ha tenuto un convegno anche a Bologna (vedi resoconto di Caterina Regazzi: http://paolodarpini.blogspot.com/2011/04/bioregionalisti-ecologisti-e-civici.html). Mi pare che le intenzioni siano serie.. perciò vi invito a partecipare all'incontro di Roma.

Ecco cosa scrive in proposito Nico Valerio: "Nessun partito si occupa o si intende di Natura e Ambiente. Tanto meno queste sigle e siglette di protesta che quando pure eleggono assessori neanche sanno che scelte fare (v. il qualunquista Cinque Stalle). Occorre quindi rifondare un vero ...soggetto politico ecologista, purché molto diverso dai vecchi Verdi, più attento, più severo sull'ambiente, competente in cose scientifiche, e non il solito partitino generalista che si occupa di tutto. SABATO E DOMENICA, 21 e 22 maggio 2011, andiamo a Roma alla Convention. Il sabato, presso lo StarHotels Metropole, ci saranno dei workshop tematici su alcune importanti tematiche mentre la domenica la splendida cornice del Teatro Ambra Jovinelli ospiterà le importanti relazioni in plenaria di tanti ospiti da tutto il mondo. Per dare il nostro contributo di idee e proposte. Altrimenti dopo non potrete lamentarvi. E anche per controllare che il nuovo soggetto nasca davvero diverso da quello passato. Info. segreteria@abbiamounsogno.it"

Cari saluti, Paolo D'Arpini

giovedì 12 maggio 2011

Teri Volini: "Invito di compartecipazione attiva all'opera di autocoscienza collettiva IO SONO UNO CON IL SOLE"



Nella parte soprastante la foto inviata per la compartecipazione all'opera di Teri Volini, titolo "Che bel Sole" Lo scatto è di Caterina Regazzi e rappresenta Paolo D'Arpini sulla collina dell'eremo di Santa Sperandia a Treia.

......

Ciao, t'invito a partecipare -con il semplice invio di una tua foto in buona definizione e il sostegno morale- alla mia ultima opera contro la follia nucleare. in difesa della terra ... e dei suoi confusi abitanti, leggi di seguito i particolari del mio progetto.

La decisione governativa di "soprassedere" sul nucleare -per tentare di evitare il ricorso al referendum del 12 e 13 giugno - nella sua ambiguità e strumentalità, ci obbliga a non abbassare la guardia e a continuare a sottolineare ulteriormente e con determinazione il concetto di un nucleare ormai scaduto..

E' quanto viene evidenziato nel cuore dell'opera collettiva IO SONO UNO CON IL SOLE di cui è appena iniziata la realizzazione compartecipata.

Propongo di realizzare l'opera collettiva da me proposta anche senza l' urgenza della motivazione referendaria, considerandola un memo per tenere alta la guardia contro qualsiasi strategia di “ritorno” dei fautori della follia nucleare.

L'Opera collettiva IO SONO UNO CON IL SOLE grazie al forte impatto visivo e all'importante messaggio che veicola, intende sottolineare la necessità di scelte sempre più consapevoli riguardo all'energia da utilizzare per i nostri reali bisogni; energie che siano comunque alternative a quella nucleare, di cui le drammatiche vicende giapponesi hanno fatto comprendere definitivamente l'inaccettabilità del rischio.

L'opera collettiva IO SONO UNO CON IL SOLE, sulla falsariga delle precedenti opere -installazioni - azioni simboliche - manifesti d'artista:

--in difesa dell'aria http://www.terivolini.it/html/io_sono_uno_aria.html (link per vedere le pagine on line, ctrl +clic)
--in difesa dell'acqua http://www.terivolini.it/html/io_sono_uno_acqua.html
--in difesa dell'acqua pubblica, opera di autocoscienza collettiva realizzata con il Coordinamento Acqua Pubblica nel luglio 2010 a Potenza http://www.terivolini.it/html/coscienza_uno_acqua.html

--in difesa degli alberi e delle foreste http://www.terivolini.it/html/io_sono_uno_alberi.html

--in difesa degli alberi e delle foreste, opera collettiva, in preparazione con gli alunni della scuola primaria S.Maria di Potenza

prevede la compartecipazione di 60 persone che condividano la dichiarazione IO SONO UNO CON IL SOLE

La dichiarazione sottolinea che Il futuro è nel sole e nelle energie alternative;

Sole nella sua realtà di primaria fonte di vita per l'intero sistema di cui facciamo parte;

Sole come massima fonte di energia;

Sole come metafora di luminosa saggezza da augurare ad una Umanità che finalmente decida di salvare se stessa e il pianeta con scelte più giuste, non manipolate né manipolabili.

Descrizione dell'opera:

Si tratta di un'azione in Arte Coinvolgente e Body Art. Tramite la Body Art il corpo fisico dei partecipanti diventa il supporto su cui il messaggio stesso viene scritto e il mezzo privilegiato per comunicarlo più efficacemente

Viene escluso a priori qualsiasi elemento compromissorio o strumentale nell'uso del corpo stesso, come accade nell'abituale comunicazione pubblicitaria commerciale.

Un grande, luminoso Sole campeggia su un pannello in gigantografia.

Disposte su di esso sono le immagini a colori dei co-autori e delle coautrici dell'opera.

Ciascuna/o porta stampata su di sé la dichiarazione IO SONO UNO CON IL SOLE.

Al centro della composizione, un rettangolo in bianco e nero con l'immagine di una centrale nucleare, con sovrapposta la scritta Il nucleare è scaduto!

In basso la scritta IL FUTURO È NEL SOLE. L'opera prevede la pubblica esposizione.

SE DESIDERI PARTECIPARE ALL'OPERA COLLETTIVA, SCRIVI UNA MAIL INVIANDO UNA FOTO frontale IN BUONA DEFINIZIONE; NOI PROVVEDEREMO ALLA GRAFICA COMPRESA L'APPOSIZIONE DELLA SCRITTA.

Teri Volini, land-artista, attivista ambientale, operatrice culturale
presidente responsabile del C e n t r o d’ A r t e e C u l t u r a D e l t a di Potenza

3392414133 - terivolini@hotmail.com

mercoledì 11 maggio 2011

17° Incontro annuale della Rete Bioregionale Italiana: "Bioregionalismo e Alimentazione Naturale" 18 e 19 giugno 2011 - Ospitaletto di Marano (Modena)




17° Incontro annuale della Rete Bioregionale Italiana su "Bioregionalismo ed Alimentazione Naturale" 18 e 19 giugno 2011 - Ospitaletto di Marano (Modena)

“La verità deve essere un paradosso perché deve essere entrambe le polarità, il polo negativo e quello positivo, ed al tempo stesso deve restare trascendente. Deve essere la vita e la morte e qualcosa in più, Con quell’in più indico la trascendenza di entrambi: è entrambi i poli, e nessuno dei due. Questo è il paradosso supremo.” (Osho Rajneesh)

“Una società è l’organismo; i suoi membri costituenti sono gli arti che svolgono le sue funzioni. Un membro prospera quando è leale nel servizio alla società come un organo ben coordinato funziona nell’organismo. Mentre sta fedelmente servendo la comunità, in pensieri, parole ed opere, un membro di essa dovrebbe promuoverne la causa presso gli altri membri della comunità, rendendoli coscienti ed inducendoli ad essere fedeli alla società, come forma di progresso per quest’ultima.” (Ramana Maharshi)


Premessa

E' indetto l'incontro annuale della Rete Bioregionale Italiana, che si terrà in prossimità del solstizio estivo in Emilia, ad Ospitaletto di Marano, nella bella casa accogliente di Marco e Valeria che è posta su una collina ubertosa, in un piccolo borghetto antico. Sono benvenuti gli apporti di prodotti fatti in casa, o del proprio orto, libri, oggetti artigianali da ognuno realizzati, che potranno essere esposti nel cortile della casa che ci ospita.

L'incontro si svolge nel fine settimana del 18 e 19 giugno 2011 le sistemazioni sono spartane.. perciò si consiglia di venire con la propria tenda per accamparsi nel terreno adiacente la casa. Per le persone anziane o donne con bambini sarà possibile comunque trovare sistemazioni al coperto, o nella casa stessa oppure in pensioncine vicine. Per i pranzi e le cene ci si organizza in cucina a rotazione ed ognuno è invitato a portare cibo e bevande (possibilmente cose biologiche). Il lavoro comunitario per la pulizia e per il mantenimento della struttura è un modo per sentire affiatamento umano e rispetto per il luogo che ci ospita.

Chiunque voglia partecipare con spirito sincretico può intervenire con il proprio discorso… Questo significa che nessuna visione o ideologia deve avere una prevalenza, siccome si parla a cerchio ed ognuno parlerà per il tempo che gli è necessario (durante ogni sessione di condivisione) ogni esperienza spirituale od ecologica sul tema dell'alimentazione e del bioregionalismo sarà benvenuta. Non ci sono assolutamente posizioni precostituite su una sistema alimentare o l'altro, purchè in sintonia con la natura e con l'ecologia profonda.

Questo è il primo incontro della Rete Bioregionale in cui finalmente si potrà affrontare, a viso aperto, l'argomento dell'alimentazione umana in chiave bioregionale ed è particolarmente importante che vi partecipino tutti gli esponenti e referenti della Rete.

Durante la due giorni di Ospitaletto verrà presentato il nuovo numero di Quaderni di Vita Bioregionale che -grazie all'opera di Rita De Angelis e di Caterina Regazzi- riprende dopo un anno di assenza la pubblicazione... Il tema trattato è: Bioregionalismo ed Ecologia Sociale.

Per avere tutte le delucidazioni su come raggiungere il luogo dell'incontro e sulle sistemazioni:
caterina.regazzi@alice.it ; Cell. 333.6023090
marco.lapelosa@alice.it ; Tel. 059/794369

Informazioni generali e tematiche:
Paolo D'Arpini: circolo.vegetariano@libero.it - 0733/216293


Siete pregati di divulgare la notizia a tutti i vostri contatti! Grazie

http://retebioregionale.ilcannocchiale.it

lunedì 2 maggio 2011

Rapporto uomo/animali ed alimentazione umana - Relazione di Caterina Regazzi per l'apertura della Festa dei Precursori - Treia 7 maggio 2011



Il mio intervento si basa sulla mia esperienza di lavoro nel servizio veterinario di una usl del nord Italia e dalle conoscenze, seppur limitate, che questa esperienza mi ha dato sulla produzione degli alimenti di origine animale.
Per i vegetariani o vegani presenti: non me ne vogliano per quello di cui sto per parlare. Viviamo in questa realtà è bene conoscerla e lavorare per migliorare la situazione. Personalmente mi considero una non vegetariana che mangia pochissima carne, ma non penso e non ho mai pensato come invece ritiene Paolo che l'uomo sia un frugivoro. Se l'uomo, sin dai tempi più antichi ha consumato carne, prima degli animali cacciati, poi di quelli allevati, evidentemente, per me, è nella sua natura. Che i consumi di carne e di prodotti di origine animale abbiano avuto un'impennata in tempi recenti senza motivazioni nutrizionali, ma socio-economiche, è pure evidente. Ora si tratta secondo me, di ritrovare un equilibrio.

Il mio lavoro consiste nell'effettuare controlli sulla produzione degli alimenti di origine animale (la cosiddetta sicurezza alimentare) a partire dalla stalla, compreso il controllo del benessere degli animali allevati.

Premetto che personalmente mi sento molto poco un precursore. In questo mondo in cui vivo, in cui viviamo, si sono fatti tanti progressi da tanti punti di vista, ma secondo altri aspetti mi pare che siamo andati molto al di fuori delle possibilità di vivere in armonia con la natura e con gli altri esseri viventi, umani compresi. Essere un precursore, in questo ambito, secondo me, vuol dire avere la consapevolezza di quello che c'è dietro all'alimentazione a base di alimenti di origine animale e quindi ridurne il loro consumo. E' quello che cerco di fare, avendone la consapevolezza giorno per giorno.
Non vivendo a Treia conosco poco la situazione della zootecnia nelle Marche mentre conosco abbastanza bene quella dell'Emilia Romagna. Ma in un'epoca come la nostra dobbiamo considerare tutto come interconnesso. Animali che nascono in Francia, vengono allevati e macellati in Italia e una parte del ricavato viene riesportato, ad esempio, fino in Africa.

Intanto l'alimentazione umana in Emilia Romagna è molto basata su alimenti di origine animale, anche per motivi di tradizione, infatti saprete che prodotti come il Parmigiano Reggiano e il Prosciutto di Parma sono tra i prodotti più conosciuti di questa regione, esportati in tutto il mondo.

Questa realtà così semplice, apparentemente, e cioè la produzione di due cibi comuni su molte delle nostre tavole, sottintende implicazioni etiche ed ecologiche veramente, secondo me, molto complesse.

Le ripercussioni ecologiche dell'allevamento intensivo e della produzione di alimenti di origine animale sono ormai evidenti. L'allevamento intensivo consuma risorse: materie prime per l'alimentazione animale come i cereali e soia, acqua, energia elettrica, e c'è una massiccia produzione di reflui. Il letame è una ricchezza, se viene prodotto in un'azienda con un terreno commisurato al numero di animali allevati. Il metano prodotto dagli allevamenti intensivi sembra responsabile di un'elevata percentuale dell'effetto serra. Inoltre negli stabilimenti destinati alla lavorazione degli alimenti di origine animale (macelli, salumifici, caseifici e altri) si svolgono attività altamente inquinanti, visto il massiccio uso di detergenti, disinfettanti, plastiche e produzione di rifiuti e necessitano per l'attività di grandi quantità di risorse energetiche e acqua.
Dietro all'allevamento di milioni di animali negli allevamenti intensivi ci sono dei risvolti che riguardano anche la morale sotto diversi aspetti: è giusto, quando ci sono milioni di persone che muoiono di fame, utilizzare la maggior parte dei cereali (mais e orzo prevalentemente) che vengono prodotti nel mondo, per l'alimentazione del bestiame? Per produrre 1 chilo di carne ci vogliono 9 chili di cereali. I terreni che sono utilizzati per la produzione di cereali sono terreni sottratti alla coltivazione di alimenti per l'uomo. Le monoculture di cereali a lungo andare impoveriscono i terreni rendendo necessario l'uso di massicce dosi di concimi di sintesi. La produzione di mangimi necessita movimenti mondiali di materie prime, con grosse speculazioni dietro. Immagino navi cariche di mais e di soia (OGM, perché ormai, quasi tutta la soia utilizzata è geneticamente modificata) solcare l'oceano. Penso anche al lavoro degli agricoltori che ci sta dietro e al lavoro da parte degli allevatori.

Quando l'allevamento non era intensivo, cioè quando l'allevamento era commisurato al terreno su cui insisteva, c'era un'armonia ed un reciproco arricchimento, tra l'agricoltura e l'allevamento. Gli animali davano i loro prodotti (latte, carne, uova, lana, setole, etc.) niente veniva sprecato ma uno dei prodotti più importanti era il letame, non esisteva azienda agricola senza animali, in ogni azienda agricola c'era una stalla, non esistevano i concimi chimici. Fino a qualche decina di anni fa il letame era l'unico concime in grado di restituire al campo il suo giusto nutrimento.

Gli animali lattiferi almeno in alcune regioni d'Italia, venivano lasciati pascolare liberamente, tutt'al più quando rientravano la sera in stalla veniva dato loro un piccolo premio in forma di farina, e anche pascolando, concimavano il terreno.
I suini e il pollame venivano allevati in maniera familiare con gli scarti di cucina e qualche pannocchia di granturco, così non si buttava via niente e non c'era la produzione di rifiuti che c'è oggi.

E' vero che abbiamo fatto progressi con la raccolta differenziata, ma l'"organico" è sempre un rifiuto e come tale deve essere trasportato, lavorato, immagazzinato, smaltito e non c'è un utilizzo diretto come avveniva una volta. A me sembra che si parli tanto di progresso. ma come dice un certo detto, il progresso a volte richiede di fare qualche passo indietro.

Gli allevamenti intensivi, che sono nati a partire dagli anni '60, per soddisfare la richiesta sempre maggiore da parte del mercato di prodotti di origine animale, ha comportato la necessità di utilizzare pratiche sempre più distanti da una naturalità di vita degli animali e così, gli animali devono vivere una vita sul cemento, trasportati su autotreni per lunghe distanze, in densità eccessive (ma regolari per legge), alimentati con prodotti sempre più concentrati, per permettere le performance produttive stimolate dalla selezione genetica.

Questo fatto ha conseguenze negative molto importanti sulla salute degli animali stessi. Una bovina lattifera allevata per la produzione di Parmigiano Reggiano ha una vita media di 3 parti in 5 anni di vita, dopo di che o per problemi ginecologici, podali, digestivi o mammari, deve essere scartata e sostituita. Una volta una bovina da latte, superava tranquillamente i 10 anni di età. Per contrastare o prevenire le forme morbose dovute all'eccessiva densità degli animali e l'eccessivo sfruttamento che abbassa le difese immunitarie si fa un uso sempre più massiccio di antibiotici.

Tutto questo è la norma senza considerare la possibilità dell'uso illecito di sostanze proibite. Per quella che è la mia esperienza personale, l'allevatore è normalmente un produttore corretto, ma è il sistema stesso che obbliga a fare uso di molecole di sintesi e a tenere gli animali in condizioni di scarso benessere. Il latte ed altri prodotti di origine animale costano alla produzione, circa come costavano 20 anni fa, mentre quasi tutto il resto, compresa la manodopera, costa molto di più.

Allora: ha un senso produrre tanto di più per guadagnare lo stesso? Più lavoro, più fatica, più consumo di risorse, più consumismo, più sprechi, più stress, più inquinamento........

Poi c'è l'altro aspetto morale della questione: quando mangiamo, teniamo in considerazione che gli animali non vengono allevati in condizioni naturali? La nostra alimentazione può essere basata sulla sofferenza di milioni di animali? E' vero che la percezione della sofferenza negli animali è ben lontana dalla nostra, non dobbiamo antropomorfizzare l'animale d'allevamento, ma se possiamo non parlare di vera e propria sofferenza, almeno dobbiamo considerare la vita dell'animale in un allevamento intensivo come lontana dalla natura.
In conclusione, pur non essendo vegetariana, auspico una riduzione del consumo di questi alimenti per un miglior benessere del nostro pianeta e per ristabilire un più corretto rapporto tra noi e gli animali. Bisogna ritornare ad un tipo di allevamento più in armonia con l'ambiente.

“Da aperta che era un tempo, l’umanità si è sempre più rinchiusa in sé stessa. Tale antropocentrismo non riesce più a vedere, al di fuori dell’uomo, altro che oggetti. La natura nel suo complesso ne risulta sminuita. Un tempo, in lei tutto era un segno, la natura stessa aveva un significato che ognuno nel suo intimo percepiva. Avendolo perso, l’uomo di oggi la distrugge e con ciò si condanna” (Claude Lévi-Strauss).


Caterina Regazzi

Referente per il rapporto Uomo/Animali
Rete Bioregionale Italiana

sabato 19 febbraio 2011

Treia (Macerata) - 27^ “Festa dei Precursori” del Circolo Vegetariano VV.TT. dal 7 al 15 maggio 2011


Vista di Calcata lasciata


Paolo D'Arpini e sullo sfondo Treia trovata

Verso la fine di luglio del 2010 ho lasciato Calcata, "rapito" dalla mia amata Caterina Regazzi, e dal 3 agosto ho preso domicilio a Treia. Allora scrissi anche un articolo "Dal Treja a Treia" in cui annunciavo la partenza e lo spostamento dalle rive del Treja, il fiume che circonda Calcata, al monticello di Treia, in provincia di Macerata.

Con Macerata avevo già avuto a che fare in passato, nel dicembre del 1973 tornato dall'epico viaggio che mi aveva portato prima in Africa e poi in India, ove conobbi il mio Guru, Swami Muktananda, e convalescente, per via di un epatite che mi ero beccato mangiando troppi dolcetti a Bombay, non trovai di meglio che andare nell'albergo che mio padre gestiva in quella città e vi rimasi per una quindicina di giorni a riposo. Inutile qui raccontare i vari spostamenti successivi... fanno parte di un percorso lontano e misterioso, sta di fatto che il destino mi ha fatto tornare nella provincia di Macerata, forse per finirci i miei giorni come avvenne a mio padre, le cui spoglie riposano nel cimitero maceratese...

Ma non voglio "prevedere" alcunché, il passato è conosciuto ed il futuro è ignoto, per cui mi limito oggi a rivedere alcuni aspetti del mio trasferimento, e lo farò tirando fuori da un vecchio cassetto un articolo ed un paio di lettere che testimoniano il mio vivere vegetariano e naturista a Calcata. Una testimonianza preziosa dei primi anni, quando il Circolo era in gestazione….. Ero giunto a Calcata verso il 1975/76, primo di un gruppetto di amici e parenti, ed ero già vegetariano ed oltre ad occuparmi di teatro, canti sacri, yoga e mostre d’arte (la prima galleria di Calcata fu da me fondata nel 1978 e si chiamava Depend’Arp) organizzavo anche pranzi all’aperto, ovviamente vegetariani, e con ciò iniziai -di fatto-quello che poi divenne il Circolo Vegetariano VV.TT.

Anche all'inizio usavo il sistema di “ognuno porta qualcosa” e talvolta, se non c’era spazio nella piazzetta di Porta Segreta, dove abitavo, andavamo nella piazzetta di San Giovanni, sui gradini altissimi della chiesa dove oggi c’è un piccolo museo d’arte contadina, oppure fuori porta dove c’era un ristorantino che ci accoglieva come ospiti a “mezzo-servizio”. Fausto Aphel, il proprietario, come noi un nuovo venuto in spirito pionieristico, ci preparava panini con insalata e formaggio prodotti da lui stesso. Il pomeriggio si andava a bere la cioccolata calda in un altro localetto, aperto da Giovanna Colacevich, la Latteria del Gatto Nero (ci lavorò pure il giovane Vittorio Marinelli), che a volte ospitava i nostri incontri estemporanei…. E così capitò che un bel giorno venne a trovarci Anna Maria Pinizzotto, giornalista del Paese Sera, la quale aveva ricevuto l’invito, da un comune amico e suo collega, Roberto Sigismondi, per “venire conoscere la realtà alternativa di Calcata ed il nostro programma de "La Due Giorni Vegetariana”. Emozionato per l’importanza ricevuta le fui al fianco per un’intera giornata (anche perché era una donna affascinante) e fra una chiacchiera e l’altra ne sortì fuori questo magico articolo che segue…

Domenica ‘vegetariana’ a Calcata, paese museo.

Un pugno di case rosate su una roccia di tufo. Un paese che attualmente non ospita più di cinquanta anime, e nel passato ne ospitava poche di più. Calcata (con l’accento sulla seconda) è un paesino medioevale rimasto miracolosamente intatto in uno spazio naturale molto bello. E’ circondato da colline verdi, ai suoi piedi scorre un ruscello limpido e nelle viscere si aprono grotte ed antri. Da qualche anno è diventato meta di naturisti, vegetariani, amanti dello yoga che hanno deciso di trasformarlo in un’oasi di raccoglimento. Una oasi facilmente raggiungibile. Calcata è a circa sessanta chilometri da Roma, in provincia di Viterbo. L’idea di fare del piccolo paesino arroccato su un picco di tufo un punto di riferimento stabile per chi ama la cucina alternativa e le passeggiate ecologiche è venuta ad un gruppo di romani che si è trasferito stabilmente a Calcata.

“L’idea era quella di fare una due giorni vegetariana -dice Giovanna Colacevich fondatrice della Latteria del Gatto Nero- Sabato e Domenica a Calcata per chi ama la natura e la pace. Nel programma è compresa la colazione, il pranzo ovviamente vegetariano, la merenda, una passeggiata guidata ed una conferenza su yoga e vegetarismo. Il costo è di lire cinquemila e -dimenticavo- comprende anche uno spettacolo in piazza dei Vecchi Tufi, un gruppo teatrale di Calcata”. Intanto Giuseppe, co-fondatore della Latteria, si muove con agilità tra i fornelli, tra una crepe e l’altra. Il loro locale è posto ai limiti della minuscola piazza del paese, dove si affaccia una chiesetta in cui si conserva il prepuzio di Cristo (così narra la leggenda).

All’ingresso del paese, invece, c’è la trattoria di Fausto Aphel esperto cuoco che a Roma aveva una trattoria alternativa prima di trasferirsi a Calcata. Ma il personaggio più singolare, attorno al quale ruota tutta l’organizzazione, è Paolo D’Arpini. Anche lui, come la pittrice Simona Weller, ha scelto Calcata come residenza definitiva. La pace del luogo non rovinata ancora da nessun prodotto del consumismo, gli ricorda le verdi valli dell’India dove ha soggiornato per molto tempo. E’ lui che guida la passeggiata ecologica, che parla di vegetarismo e di Siddha Yoga.

Alle ore 16 di Domenica, dopo un infuso di liquirizia offerto da Paolo, una piccola spedizione parte per fare il giro della rocca, quattro cinque chilometri di percorso. La discesa è impervia, sono circa trecento metri fra sassi, fango e rifiuti.

“La chiamo ecologica -spiega Paolo- perché voglio che la gente rifletta sul consumismo. Lattine, buste di plastica, cartacce. Alcuni paesani usano questo dirupo per scaricare i loro rifiuti. Quanti rifiuti produce una città come Roma? Dove vanno a finire?”. Una ragazza olandese si è portata dietro un coltello, “non si sa mai, è per le vipere”. Paolo cammina avanti e con il bastone si fa largo. Il viottolo scavato nel bosco consente appena il passaggio di una persona magra. Si guada il ruscello su un antico ponte di legno che si è adagiato sul fondo. Le assi di legno, ricoperte di paglia, sono oblique e c’è chi teme di cadere nell’acqua, fredda, ma poco profonda. In una minuscola spiaggia si fa tappa. C’è chi tenta invano di trovare cocci etruschi nell’acqua. Nella zona sono state scoperte alcune necropoli.

“Io parlo soprattutto dell’aspetto fisiologico degli alimenti -dice Paolo- con i cibi correnti è difficile mantenere il corpo in buona salute. La carne è ricca di tossine. Gli animali sono ingrassati con mangimi chimici e durante l’agonia le ghiandole secernono tossine che si fissano nelle cellule. Se nel mondo si scegliesse il vegetarismo non ci sarebbe più la fame. Il cibo sarebbe sufficiente per tutti. Noi dobbiamo vivere in armonia con il mondo e lasciarlo integro ai nostri figli”.
La spedizione riprende il cammino tra cornioli e prugne selvatiche e alberi di nocciole. Ai margini del viottolo crescono già i ciclamini. Seconda tappa una sorgente di acqua ferruginosa dove ci si disseta. Si riattraversa il ruscello, questa volta sugli scogli, e si risale la scarpata dalla parte opposta dove esisteva il lavatoio. Stanchi e sudati arriviamo in piazza mentre un gruppo di giovani sta ascoltando un ragazzo che suona la chitarra. La spedizione si scioglie, chi corre alla latteria per rifocillarsi, chi segue Paolo che scende in una grotta per fare meditazione e cantare mantra.

Al calare del sole avrebbero dovuto apparire I Vecchi Tufi di Calcata con le stupende maschere create da Wilton Sciarretta. Ma Sciarretta, che è anche il regista del gruppo, è caduto da una rupe proprio mentre provava la commedia che doveva allietare i vegetariani. E’ ora ricoverato all’ospedale con una spalla rotta. E’ calato il buio. Nella piccola piazza siedono come in un salotto gli abitanti di Calcata e i turisti. I primi, subito dopo cena andranno a dormire. A Calcata non ci sono cinema e teatri e pochi hanno la televisione. I secondi, quasi tutti romani, si immergeranno nel traffico caotico della via Flaminia e torneranno alla vita cittadina con il rimpianto di una domenica alternativa trascorsa in un paese-museo.
(Anna Maria Pinizzotto – 13 Settembre 1979, Paese Sera)

A commento dell'articolo, nel frattempo pubblicato nel sito del Circolo, il 4 ottobre del 2008 ricevetti una lettera di Nico Valerio:

Una permanenza mancata

Quando i naturisti erano naturisti e io ero già vegetariano da anni. Insomma, prima dell’era Portoghesi e dei vip snob saccenti e con la erre moscia che da Campo de Fiori accorsero a colonizzare Calcata. Senza pensare che lì avrebbero poi dovuto viverci… Beh lì, proprio nella piazzetta del Prepuzio, dissi stoltamente o saggiamente no a chi mi voleva quasi regalare una casetta cadente nel borgo antico… Ma andiamo con ordine.

L’articolo della Pinizzotto mi ha riportato di colpo ai felici anni Settanta, un’età lontana, pensate: pre-Aids, pre-Asdl, pre-telefonini (eppure, al contrario di oggi, avevamo sempre tante cose da dirci), pre-immigrazione, pre-porte blindate. Nei paeselli di tutt’Italia le donne lasciavano la chiave nella toppa (spesso le porte dei paesi non avevano maniglia: troppo costosa). Tutti vivevano con finestre e porte aperte.

Dell’articolo di Paese Sera mi ha colpito l’uso corretto del termine “naturista”, come salutista, igienista, chi vive secondo sistemi di vita naturale. Uso che purtroppo si è perso. Oggi sarebbe impensabile: siamo tornati indietro come cultura nei e dei giornali (lo usano ipocritamente, sia i giornalisti sia gli stessi nudisti, che è grave, come eufemismo per non dire nudista). Ebbene, il mio amarcord è che la diffusione di quell’uso si doveva, in quegli anni che solo ora sappiamo che erano felici, soprattutto alla mia azione diuturna di propaganda: comunicati giornalieri, articoli, libri e divulgazione. Quattro anni prima avevo infatti fondato la Lega Naturista, primo club italiano a usare questo aggettivo per denotare tutti i rapporti uomo-natura. E la Lega, come un partito, faceva ogni giorno qualcosa (denunce, eventi, proteste, appelli: copiavo dai radicali, presso i quali avevo la sede). Perciò ero conosciuto nelle Redazioni, dove avevo molti proseliti (anche Paese Sera, che aveva recensito benissimo la mia Alimentazione Naturale). Erano tempi in cui i giornalisti avevano un’anima, avevano idee personali, come persone normali. E potevano scrivere tutto. Non come oggi. Lo so perché ero giornalista io stesso, e conoscevo i miei polli.

Già vegetariano da molti anni, dal 1 gennaio 1970, conobbi dopo poco Calcata. E li passavo tutti i fine anno. E come guida escursionistica, col mio gruppo esplorai tutti gli anfratti, fossi, roveti, boschi, ruscelli, all’intorno. Tante volte all’inizio dell’estate abbiamo fatto il bagno nelle anse più profonde del Treja, quando era pulito e non frequentato da nessuno. Là sotto ho fatto scorpacciata di crescione selvatico (credo che con l’inquinamento non ci sarà più: è molto sensibile).

Ero così avventuroso che una volta d’inverno ci trovammo totalmente accerchiati – com’è come non è – da rovi spinosissimi fittissimi e alti 2 metri. Invalicabili. Ne uscimmo 2 ore dopo con ferite, strappi e punture varie..:-). Altro ricordo, una speculazione mancata, anzi rifiutata con sdegno. Da buon idealista e razionalista mancai l’occasione della mia vita. Un amico mi propose di comprare una casetta malandata ma abitabile a picco sullo strapiombo. Costava così poco che pur non avendo soldi potevo permettermela.

Da buon razionalista, però, feci notare che la rupe era stata dichiarata pericolante e che nessuna licenza veniva più concessa, Il sindaco aveva minacciato di far sgomberare l’intera rupe. E io da naturista ed ecologista non volevo speculare su un degrado geologico con un furbo “fatto compiuto”. Ho sempre odiato i furbi all’italiana (o alla romana) che poi chiedono il condono. E poi perché “buttare” i miei soldi, anche se pochi? E ancora, da anticonformista non volevo fare il classico cittadino che si trasferisce al paesello per incontrarvi tutti i romani che aveva lasciato a Campo de Fiori.

E poi mi spaventavano da single le lunghe noiose serate. Ancor oggi, penso che, a meno che tanti giornalisti e scrittori non l’abbiano chiesto con una petizione, non ci sarà la Adsl. E infine ero e sono dell’idea naturista alla Thoreau che o si vive nella natura selvaggia (capanna nel bosco lontano almeno 2 km da un centro abitato, il mio ideale, oppure è meglio stressarsi in modo stimolante nel caos d’una città, dove come in una foresta non c’è controllo sociale, E paradossalmente sei libero. Ma la via di mezzo del villaggio, con il fiato sul collo dei vicini, che nei paesini sono davvero vicini, curiosi, criticoni, sarebbe stata per uno spirito libero come me davvero insopportabile. E alla lunga, se non opportunamente stimolati, i single intellettuali nei villaggi si rincoglioniscono. Per tutti questi motivi, proprio sulla piazzetta della chiesa del prepuzio, da stoltamente anti-furbo e onestamente razionale, dissi di no.

Non potevo immaginare che la gente è irrazionale, cioè furba, e che dopo l’arrivo di un famoso architetto e di tanti giornalisti, scrittori, artisti e intellettuali da Roma e dall’estero, la rupe prima cadente sarebbe stata miracolosamente sanata. I vip sono taumaturgici anche per l’equilibrio geologico… Ora con la sommetta che mi chiedevano per la proprietà d’una casetta di tufo di 2 piani, ci pagherei al massimo un mese di affitto d’una stalla fuori paese. Ciao e grazie del ricordo.
(Nico Valerio)

E per delucidare meglio la situazione ecco il mio commento al commento

Nico Valerio, un nome storico del vegetarismo in Italia ci ha raccontato con enfasi il suo “non esser diventato calcatese”…. Peccato, dico io, sarebbe stata una bella prova avere assieme Nico Valerio e Paolo D’Arpini in questo scricciolo di paese…. Magari sarebbe stato un po’ stretto per due calibri di tal fatta ma le scintille avrebbero sicuramente illuminato il mondo….

Ho conosciuto a Roma, credo nel 1974 o '75, Nico quando presentò il suo libro sulla dieta vegetariana in una libreria di Viale Manzoni, a quel tempo io abitavo in Via Emanuele Filiberto. Egli però non era segnato nell’akasha di Calcata e quindi capitò che ci vedessimo solo raramente da allora. Ma abbiamo sempre collaborato, ricordo ad esempio il grande meeting vegetariano all'Arancera di Roma su “Ecologia profonda, alimentazione naturale, spiritualità senza frontiere” del 2 e 4 ottobre 2009, a cui anch'egli intervenne.

http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=Ecologia+profonda%2C+alimentazione+naturale%2C+spiritualit%C3%A0+senza+frontiere

All'incontro parteciparono tutti gli altri vegetariani storici, in primis Edoardo Torricella (penso che sia il primo in assoluto in Italia avendo egli festeggiato il 50° anno di vegetarismo a Calcata nel 2008), Franco Libero Manco, Ciro Aurigemma, Massimo Andellini, Marinella Correggia e tanti altri.

Manuel Olivares, fondatore di Vivere Altrimenti, nel frattempo, mi hanno chiesto di scrivere un libro sul movimento vegetariano e credo che dovrei farlo assieme a tutti questi amici (vegetariani e non) che hanno condiviso con me l’esperienza da “rompighiaccio” in Italia. Assieme abbiamo fatto “storia” ed ora scriviamola (questa storia) sempre assieme!!

Infine, eccomi al dunque, ogni anno per festeggiare la nascita del Circolo vegetariano VV.TT. facciamo festa, “La Festa dei Precursori", e quest'anno per la prima volta l'evento si svolgerà nella nuova residenza di Treia, dal 7 al 15 maggio 2011. Colgo l'occasione per invitare tutti i precursori superstiti a questa grande kermesse...

Programma di massima e presentazione:
Creando un “appeal” per la grande celebrazione Caterina Regazzi e Paolo D’Arpini invitano tutti gli amici vecchi e nuovi ad affrontare un’avventura meravigliosa da condividere e da raccontare….

Maggio a Treia: 27° anniversario del Circolo vegetariano VV.TT. – Fioriscono le rose, Wesak, Calendimaggio, Beltane…. dal 7 al 15 maggio 2011, nell’antica città dedicata a Trea / Iside

In occasione del 27° anniversario della fondazione del Circolo Vegetariano VV.TT. e per inaugurarne la nuova sede, si terranno a Treia (Macerata) alcuni giorni di celebrazioni ed eventi culturali e ludici.

Maggio è il mese dedicato tradizionalmente alla Madonna (Grande Madre), ai matrimoni, alla fioritura ed alla bellezza della natura, il segno zodiacale relativo è quello del Toro, in occidente, e del Serpente in Cina, simboli di saggezza e conoscenza. Inoltre ci troviamo in prossimità del Wesak, ovvero la nascita del Buddha, e del Calendimaggio. Perciò da parecchi anni celebriamo la festa di Maggio (verso i primi del mese), chiamata anticamente Beltane, ovvero il periodo situato a metà fra l’equinozio di primavera ed il solstizio estivo (astronomicamente il giorno corretto è il 5 maggio).

Quest’anno i festeggiamenti iniziano dal 7 maggio e comprendono vari aspetti della conoscenza della natura e della vita, in particolare ci occuperemo di cure naturali, agricoltura biologica, alimentazione bioregionale, spiritualità della natura, canti armonici e passeggiate erboristiche. L’antica città di Treia conservava la tradizione matristica, sotto forma di culto alla Dea Iside, che poi si trasformò in venerazione della Madonna Nera. La prerogativa dei questa fede è quella di mantenere la vicinanza fra l’uomo e la natura, nel riconoscimento che la natura stessa è la nostra casa e la matrice di ogni vita.

Quest’anno in particolare si terrà, il primo giorno, il 7 maggio 2011, una tavola rotonda sul tema: “Cure naturali, agricoltura biologica, alimentazione bioregionale e spiritualità ed arte della natura”, compresa la presentazione di libri in tema, e per l’occasione sono invitati esperti naturopati ed erboristici, chimici, psicologi, dietisti, rappresentanti dei consumatori e specialisti in agricoltura ecologica per un necessario dibattito e confronto sulle varie discipline e su come poter mantenere l’organismo e l’ambiente in buona salute. L’incontro sarà allietato anche da esibizioni poetiche e canore e da letture sulla tradizione contadina e dalla proiezione di diapositive.

Interventi Previsti:
Proiezioni in continuo di immagini sull’agricoltura contadina di Nazareno Crispiani
Benvenuto del Sindaco Luigi Santalucia e degli Amministratori Comunali
Saluto del Presidente Accademia Georgica, prof. Carlo Pongetti
Avv. Vittorio Marinelli, pres. European Consumers
Prof. Benito Castorina, docente Economia Agraria
Dr.ssa Milena Auretta Rosso, iridologa e naturopata
Signora Sonia Baldoni, erborista
Signora Lucilla Pavoni, scrittrice
Geologo Stefano Panzarasa, scrittore e musicista
Dr. Giorgio Vitali, chimico farmaceutico
Dr.ssa Caterina Regazzi, medico veterinario
Moderatore: Paolo D’Arpini.

Il secondo giorno, domenica 8 maggio 2011, saremo invece sul campo per apprendere i rudimenti dell’erboristeria e del riconoscimento delle erbe spontanee commestibili, a cura di Sonia Baldoni, al termine si potrà partecipare ad un semplice laboratorio per la preparazione di prodotti erboristici, soprattutto derivati dai petali di rosa che in questo momento dell’anno abbondano. Nello stesso giorno potremo condividere il cibo bioregionale vegetariano da ognuno portato, in un simposio conviviale. E’ previsto anche un momento di sharing matristico, con Antonio D'Andrea, sulle esperienze “casalinghe” da ognuno vissute, l’esecuzione di canti armonici ed una concentrazione collettiva.

Inoltre l’8 maggio si inaugura una mostra d’arte, sul tema trattato, nella nuova sede del Circolo vegetariano VV.TT. di Treia in Via Sacchette, 15/a (Vicino Porta Mentana o Montana)

La mostra resterà aperta sino al 15 maggio 2011.
Fra gli artisti che espongono si notano: Domenico Fratini, Renata Bevilacqua, Orietta Duca, Daniela Spurio e diversi altri.

La manifestazione si svolge con la partecipazione ed il patrocinio morale del Comune e dell’Accademia Georgica di Treia.

Ed ora, per contraltare con la storia su Calcata, voglio pubblicare (scusate la lunghezza dell'intera memoria..) l'articolo che un'altra donna, la professoressa Antonella Pedicelli, affascinante e culturalmente preparata, ha scritto su Treia:

Andare a Treia? No problem.. basta offrire un po’ di sana pubblicità, sperando che la voglia di “viaggiare” insita dentro ciascun libero “esploratore” di questo nostro splendido Universo, si lasci catturare amichevolmente dalle nostre parole, rivolte, con immenso piacere, alla piccola e speciale cittadina di Treia!

La Storia di Treia

380 a.C. circa, il primo insediamento, ad opera dei Piceni o dei Sabini, è lungo un ramo della via Flaminia a circa due km dall’attuale centro storico. Il luogo diventa colonia romana e prende nome da un’antica divinità, Trea.
II sec. a. C., Treia diventa municipio romano.
X sec. (inizio), gli abitanti della Trea romana, per sfuggire ai ripetuti saccheggi, individuano un luogo più sicuro sui colli e costruiscono il nuovo borgo che prende il nome di Montecchio, da monticulum, piccolo monte.
XIII sec., Montecchio si dota di un sistema difensivo comprendente una possente cinta muraria e si allarga fino a comprendere tre castelli edificati su tre colli, Onglavina, Elce e Cassero. Nel 1239 è assediata dalle truppe di Enzo, figlio naturale di Federico II, e nel 1263 da quelle di Corrado d’Antiochia, comandante imperiale che viene catturato dai treiesi.
XIV sec., Montecchio passa alla signoria dei Da Varano e poi a Francesco Sforza. 1447, posta dal Pontefice sotto il controllo di Alfonso d’Aragona, Montecchio viene in seguito ceduta da Giulio II al cardinale Cesi, e da allora segue le sorti dello Stato della Chiesa. 1778, si apre la prima sezione pubblica dell’Accademia Georgica dei Sollevati, importante centro culturale ispirato ai principi dell’Illuminismo.
1790, il Pontefice Pio VI restituisce al luogo l’antico nome di Treia, elevandolo al rango di città. Il mistero dell’infinito… Mura turrite che evocano il Duecento, ma anche tanti palazzi neoclassici che fanno di Treia un borgo, anzi una cittadina, rigorosa ed elegante, arroccata su un colle ma razionale nella struttura. L’incanto si dispiega già nella scenografica piazza della Repubblica, che accoglie il visitatore con una bianca balaustra a ferro di cavallo e le nobili geometrie su cui si accende il colore del mattone. E questo ocra presente in tutte le sfumature, dentro il mare di verde del morbido paesaggio marchigiano, è un po’ la cifra del luogo. La piazza è incorniciata su tre lati dalla palazzina dell’Accademia Georgica, opera del Valadier, dal Palazzo Comunale (XVI-XVII sec.) che ospita il Museo Civico e dalla Cattedrale (XVIII sec.), uno dei maggiori edifici religiosi della regione. Dedicata alla SS. Annunziata, è stata costruita su disegno di Andrea Vici, discepolo del Vanvitelli, e custodisce diverse opere d’arte tra cui una pala di Giacomo da Recanati. Sotto la panoramica piazza s’innalza il muro di cinta dell’arena, inaugurata nel 1818 e poi dedicata al giocatore di pallone col bracciale Carlo Didimi.

Da Porta Garibaldi ha inizio l’aspra salita per le strade basse, un dedalo di viuzze parallele al corso principale e collegate tra loro da vicoli e scalette. Qui un tempo avevano bottega gli artigiani della ceramica. Continuando per la circonvallazione, a destra la vista si apre su un panorama di campi rigogliosi e colline ondulate. L’estremo baluardo del paese verso sud è la Torre Onglavina, parte dell’antico sistema fortificato, eretta nel XII secolo. Il luogo è un balcone sulle Marche silenziose, che abbraccia in lontananza il mare e i monti Sibillini.

Entrando per Porta Palestro si arriva in piazza Don Cervigni, dove a sinistra risalta la chiesa di San Michele, romanica con elementi gotici; e di fronte, la piccola chiesa barocca di Santa Chiara con la statua della Madonna di Loreto: quella originale, secondo la tradizione. Proseguendo per via dei Mille, si attraversa il quartiere dell’Onglavina che offrì dimora a una comunità di zingari, al cui folklore si ispira in parte la Disfida del Bracciale. Dalle vie Roma e Cavour, fiancheggiate da palazzi eleganti che conservano sulle facciate evidenti tracce dei periodi rinascimentale e tardo settecentesco, e denotano la presenza di un ceto aristocratico e di una solida borghesia, si diramano strade e scalinate. Nell’intrico dei palazzi, due chiese: San Francesco e Santa Maria del Suffragio. E tra di esse, un curioso edificio: la Rotonda. Nei pressi, la casa dove visse la scrittrice Dolores Prato, ricordata da una lapide, e il Teatro Comunale, inaugurato il 4 gennaio 1821 e dotato nel 1865 di uno splendido sipario dipinto dal pittore romano Silverio Copparoni, raffigurante l’assedio di Montecchio. Il soffitto è decorato con affreschi e motivi floreali arricchiti nel contorno da ritratti di letterati e musicisti; la parte centrale reca simboli e figure dell’arte scenica.

Si può lasciare Treia uscendo dall’imponente Porta Vallesacco del XIII secolo, uno dei sette antichi ingressi, per rituffarsi nel verde. Resta da vedere, in località San Lorenzo, il Santuario del Crocefisso dove, sul basamento del campanile e all’entrata del convento, sono inglobati reperti della Trea romana, tra cui un mosaico con ibis. Qui sorgeva l’antica pieve, edificata sui resti del tempio di Iside. Il santuario conserva un pregevole crocefisso quattrocentesco che la tradizione vuole scolpito da un angelo e che, secondo alcuni, rivela l’arte del grande Donatello.
(Notizie originali raccolte da Antonella Pedicelli)

Vi saluto e vi aspetto!
Paolo D’Arpini, presidente Circolo vegetariano VV.TT.
Via delle Sacchette, 15/a – 62010 Treia (Macerata)
Tel. 0733/216293 – circolo.vegetariano@libero.it

sabato 29 agosto 2009

Fantascienza o triste realtà? Scie chimiche...

Caro Paolo,

ho trascritto quella cosa sulle scie chimiche, dopo aver cercato sul sito del Circolo cosa ne avevate detto voi. Mi pare che riporti, in più, delle ipotesi e delle implicazioni fantascientifiche e, spero, non vere. non posso non mandartelo, ma prendilo con beneficio d'inventario. se sono cose vere mi sento a dir poco impotente........ non so perchè ma 'sta cosa mi ha sconvolto più del pensiero di una guerra nucleare. comunque, guarderò il cielo più spesso, d'ora in poi. spero di vederci solo il sole, la luna, le stelle, gli uccelli, l'arcobaleno e qualche nuvola "normale" e di pensare che magari nello stesso momento, anche tu stai facendo la stessa cosa...... te lo invio in fretta prima che mi venga da cancellare tutto... (C.R.)

..............................

Cosa sono le scie chimiche?
Sono scie di polveri di bario, alluminio, ma anche di polimeri (filamenti di silicio) scaricate a migliaia (?) di tonnellate, in tutti i cieli del mondo da aeroplani appositamente attrezzati.
I governi, interpellati sull’argomento da singoli cittadini o da loro associazioni hanno:
- in generale, ignorato le domande (Italia, Francia);
- quando hanno risposto hanno fornito risposte vaghe quali:
fanno parte di studi per contrastare l’effetto serra,
fanno parte di studi per contrastare il terrorismo (Germania)
in realtà servono per studiare come controllare il clima a proprio piacimento.


Essere in grado di controllare il clima equivale a possedere un’arma di distruzione di massa infinitamente più potente ed efficiente delle armi nucleari.
Le armi nucleari distruggono e contaminano con le radiazioni tutto ciò che ricade nel loro raggio d’azione, una siccità, un’alluvione, un ciclone distruggono solo gli esseri viventi e le loro attività, ma lasciano intatte le risorse, a disposizione dei “signori del clima”.
Inoltre possono essere utilizzate senza il consenso dell’opinione pubblica (l’effetto dell’arma è indistinguibile da una catastrofe naturale; se ad esempio una siccità colpisce una regione le cause sarebbero attribuite alla natura e non ad una nazione che si vuole impossessare delle ricchezze in esso contenute).

Le nuvole artificiali hanno forma e consistenza diverse dalle consuete nuvole a seconda delle sostanze utilizzate per produrle e ai trattamenti cui sono state sottoposte.
I prodotti chimici per la produzione di nuvole artificiali possono essere liberamente acquistati su Internet.
Ovviamente queste polveri immesse nell’aria sono molto dannose per la salute.
Tutte provocano problemi all’apparato respiratorio.
I polimeri sono filamenti di silicio e respirare il silicio provoca la silicosi.
Le polveri di alluminio nel breve periodo hanno effetti negativi sulla memoria e sulla capacità di concentrazione, nel lungo periodo provocano sintomi simili a quelli dell’Alzheimer.
Le polveri di bario producono stati di spossatezza in quanto fanno contrarre i muscoli e provocano inibizione del sistema immunitario.
Per saperne di più puoi effettuare ricerche su Internet usando le parole chiave “scie chimiche” oppure “chemtrail”.
Oppure visitare direttamente i seguenti siti: in italiano www.sciechimiche.org/ e in inglese www.rence.com/politics6/chemdatapage.html

............................

Commento: ho visto che sul sito del Circolo (http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=scie+chimiche)

avevate già parlato delle scie chimiche e che alcune informazioni sono sovrapponibili a queste, ma qui mi sembra che ci siano delle ipotesi, che non posso che definire fantascientifiche e, spero, non vere. Possibile che l’uomo sia così perverso e incosciente? Non bastano le calamità naturali “naturali”? Non mi piace mettere in giro cose di cui non sono sicura e trovo che Internet, da questo punto di vista, possa essere una fonte inesauribile di bufale e spero proprio che questa lo sia. Hai presente quando parlando di risparmio enegetico, raccolta differenziata, minor consumo di territorio mi veniva da dire che mi sentivo tanto un granello di sabbia in un deserto? E c’è gente che osa solo immaginare queste forme di “snaturamento della natura”

Caterina Regazzi

lunedì 24 agosto 2009

"Ciò che è vuoto può essere riempito e ciò che è pieno può essere svuotato...." con commento di Caterina Regazzi

Ti trascrivo l'allegato che non sei riuscito ad aprire:

..........

Guardar_mejor_renovar

Hai l'abitudine di accumulare oggetti inutili, credendo che un giorno, chissà quando, ne avrai bisogno?

Hai l'abitudine di accumulare denaro e non spenderlo perchè pensi che nel futuro potrà mancarti?

Hai l'abitudine di conservare vestiti, scarpe, mobili, utensili domestici ed altre cose della casa che non usi già da molto tempo?

E dentro di te?

Hai l'abitudine di conservare rimproveri, risentimenti, tristezze, paure ed altro?

Non fare questo! Va contro la tua prosperità!

E' necessario che lasci uno spazio, un vuoto, affinchè cose nuove arrivino alla tua vita.

E' necessario che ti disfi di tutte le cose inutili che sono in te e nella tua vita, affinchè la prosperità arrivi.

La forza di questo vuoto è quella che assorbirà ed attrarrà tutto quello che desideri..

Finchè stai, materialmente o emozionalmente, conservando sentimenti vecchi e inutili, non avrai spazio per nuove opportunità

I beni devono circolare......

Vuota i cassetti, gli armadi, la stanza degli arnesi, il garage da quello che non usi più.

L'atteggiamento di conservare un mucchio di cose inutili incatena la tua vita.

Ma non sono gli oggetti conservati quelli che stagnano la tua vita, bensì il significato dell'atteggiamento del conservare.

Quando si conserva si considera la possibilità di mananza, di carenza........

Si crede che domani potrà mancare e che non avrai maniera di coprire quelle necessità.

Con quell'idea stai inviando due messaggi al tuo cervelloe alla tua vita:
che non ti fidi del domani, che pensi che il nuovo e il migliore non facciano per te.

Per questo motivo ti rallegri conservando cose vecchie e inutili.

Disfati di quello che già perse il colore e la lucentezza.

Lascia entrare il nuovo in casa tua e dentro te stesso..............

................

Commento aggiunto: ovviamente tu non rientri in questa categoria....... io un po' ancora si (per quello che posso comprendere).
Finalmente ho trovato la lettera di Antonella. No comment.
Oggi ho fatto il sugo con i pomodori di Felix e ho messo a bagno un po' di fagioli, poi ho guardato quando vanno seminati e, a questo clima, si parla di primavera inoltrata......... Ho letto un po' qua e là il libro di Etain Addey, specie le parti dove parla degli animali e lo trovo meraviglioso. Grazie di avermelo dato!
Un bacio, Caterina