No all’ennesimo tentativo di dare un volto presentabile alla produzione e al commercio di armi.
La Fondazione Leonardo nasce nel 2018 come interfaccia “buona” della principale industria italiana della Difesa, Leonardo S.p.A. Ufficialmente si occupa di divulgazione scientifica e culturale e, dal 2024, è persino registrata come Ente del Terzo Settore.
Qual è l’oggetto del contendere?
Si tratta della delibera comunale del 23 dicembre 2025 con cui è stato approvato il protocollo d’intesa tra l’Amministrazione comunale di Varese e Fondazione Leonardo per la ristrutturazione dell’area dell’ex Aermacchi di via Sanvito, a Varese.
Una parte importante della cittadinanza e numerose associazioni contestano che la riqualificazione dell’ex fabbrica Aermacchi venga legata a Leonardo, colosso dell’industria bellica che intrattiene rapporti e affari con altre industrie militari, comprese quelle israeliane.
Il progetto prevede la trasformazione dell’ex fabbrica in uno spazio di utilità pubblica. Proprio per questo numerose associazioni hanno inviato al sindaco di Varese una lettera aperta, chiedendo che un progetto destinato alla collettività non venga realizzato attraverso accordi con l’industria delle armi.
Da anni si cerca di imporre la vulgata secondo cui la collaborazione con l’industria militare sarebbe necessaria perché produce innovazione, sviluppo e occupazione qualificata. Ma le risorse destinate al riarmo sono risorse sottratte ad altri settori fondamentali della società: sanità, scuola, ricerca civile, servizi pubblici, tutela del territorio e pubblica amministrazione. Settori che producono occupazione, sicurezza sociale e condizioni di vita migliori e che pongono fondamenta ben più solide per il futuro del Paese.
Investire nella guerra significa costruire un’economia sempre più dipendente dalla guerra.
La pace non è una parola astratta. Raccontare la pace, educare alla pace e soprattutto costruire materialmente condizioni di pace è un processo politico e sociale. Allo stesso modo, presentare la guerra come inevitabile, trasformare il riarmo in “difesa” e abituare la popolazione alla presenza sempre maggiore dell’industria militare nella società significa preparare un futuro nel quale la guerra diventa normale.
Non è un film e non è propaganda: è la realtà che abbiamo davanti.
A Varese cittadini e associazioni hanno scelto di dire NO al sistema di guerra, NO alla normalizzazione dell’industria bellica e NO a chi trae profitto dalla corsa al riarmo.
Sostenere chi si mobilita contro la guerra e per la pace significa anche dare attuazione concreta all’articolo 11 della Costituzione, secondo cui l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.
Il Coordinamento Nazionale No NATO sostiene e appoggia la mobilitazione dei cittadini e delle associazioni di Varese.
Fuori l’industria della guerra dagli spazi destinati alla collettività.
No al riarmo. No al sistema di guerra.
Per una politica di pace e di cooperazione tra i popoli.
Coordinamento Nazionale No Natocoordinamentonazionalenonato@proton.me
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