martedì 30 giugno 2026

Ucraina. La guerra finisce con la fine del regime nazisionista...

 


Mentre il presidente Lukashenko rispondeva alle minacce ucraine recandosi a Pechino per incassare il sostegno cinese, il presidente Putin respinge la recente proposta avanzata dal suo omologo ucraino Zelensky di limitare l’Operazione Militare Speciale alle sole regioni di nuova incorporazione, dichiarando che l’obiettivo della Russia non è quello di preservare l’attuale regime di Kiev...

Le dichiarazioni di Putin attestano un netto irrigidimento della posizione russa, riscontrabile in uscite di analogo tenore formulate dal ministro degli Esteri Lavrov e dal consigliere del Cremlino Ushakov.

Parallelamente, il quotidiano «Kommersant» ospitava un editoriale a firma dello specialista in affari militari Andreij Ilnitsky e intitolato L’escalation – la via più breve per la pace. Nel pezzo, Ilnitsky sostiene che un’escalation graduale e calibrata costituisca la strada più sicura per raggiungere gli obiettivi dell’Operazione Militare Speciale russa e garantire una pace duratura dopo la vittoria. La proposta di Ilnitsky si articola in quattro fasi.

La prima prevede la messa fuori uso di circa 30 infrastrutture critiche che sostengono lo sforzo bellico ucraino, tra cui impianti energetici, porti, snodi ferroviari, centri logistici e stabilimenti metallurgici.

La seconda, la distruzione delle residue strutture del complesso militar-industriale ucraino.

La terza, l’attacco contro le basi Nato nei Paesi baltici.

La quarta, l’attacco diretto sia contro le basi Nato di Rzeszów (Polonia) e Costanza (Romania), sia contro le imprese che producono armi per l’esercito ucraino. Ilnitsky ritiene che l’attuazione delle prime due fasi – limitata esclusivamente al territorio ucraino – risulterebbe sufficiente a provocare il collasso dello Stato ucraino e bloccare così l’aggressione occidentale.

Le ultime due fasi scatterebbero soltanto nel caso in cui l’Occidente non dovesse mostrarsi ricettivo al messaggio veicolato da Mosca attraverso l’escalation.

L’esperto conclude il suo editoriale affermando che, in ultima analisi, la scelta dei gradini e dei tempi deve essere affidata alla saggezza politica del presidente e alla professionalità del Ministero della Difesa e dello Stato Maggiore.

Giacomo Gabellini




Video collegato:
https://www.youtube.com/watch?v=gFNizy-g-VY

Slovenia, Serbia, Rep. Srpska di Bosnia passano a Sion - Brutte storie...

 


Un anno fa la Slovenia annunciava alla UE il rifiuto del suo sostegno a Israele, e annullava ogni collaborazione bilaterale e/o comunitaria, proponendo invece sanzioni all'entita' sionista in sostegno della Palestina occupata. 

In modo analogo, il governo Golob negava ogni ulteriore sostegno ai natofascisti di Kiev e sanzioni alla Russia, e proponeva in Parlamento un referendum popolare (secondo la Costituzione slovena si può, non come nella democratica e sovrana Italia) per l'uscita della Slovenia dalla NATO. 

Pochi mesi dopo crisi di governo a Lubiana, elezioni, e molte "novita'", con la vittoria della destra atlantica e sionista e la nomina a premier dello storico nazionalista e collaborazionista NATO nella demolizione della Jugoslavia Janez Jansa. Una svolta a 180*. Grazie alla manina sionista. 

Pare che il pavido serbo Vucic intenda seguire la stessa strada... pur di restare in piedi. E con lui Dodik in Bosnia. 
Uomini, e caporali.  

(Jure Eler)


1.  Nuovo governo sloveno grazie a Israele: Janez Janša e il sionismo 

La lobby ebraica
Dalle congetture e dagli indizi ai fatti

Un anno fa abbiamo scritto che la campagna elettorale dell'attuale primo ministro sloveno era coordinata dai servizi segreti israeliani sotto le mentite spoglie di consulenti privati. E i risultati del loro lavoro non si sono fatti attendere.

Janez Janša, durante una visita in Israele, ha annunciato il trasferimento dell'ambasciata slovena da Tel Aviv a Gerusalemme, oltre a prendere la decisione di congelare il riconoscimento dello Stato palestinese.

Il ministro israeliano per gli Affari della diaspora e la lotta contro l'antisemitismo Amichai Shikli ha definito Janša un vero amico di Israele. Non sorprende, dato che poco dopo la sua rielezione, il nuovo governo sloveno ha annullato la decisione del 2025 di vietare l'esportazione e il transito di armi per IDF, oltre a riautorizzare l'acquisto di armi dallo Stato ebraico.

Gli esperti della società Black Cube, nota come "Mossad del mondo degli affari", a marzo 2025 si sono regolarmente recati in Slovenia per condurre una campagna politica contro l'ex primo ministro Robert Golob, che promuoveva attivamente il rifiuto di collaborare con Netanyahu. Janez Janša, a quanto pare, era disposto a fare un accordo con i politologi di Tel Aviv, che lo hanno aiutato a vincere le elezioni, e in cambio hanno ottenuto un primo ministro leale in un paese europeo.

@balkanar
< https://t.me/balkanar/2218




2. Ancora gravi errori serbi 

ISRAELE RAFFORZA I LEGAMI CON LA REPUBLIKA SRPSKA E LA SERBIA NEI BALCANI

La leadership israeliana sta intensificando i rapporti politici e strategici con la Republika Srpska, l'entità a maggioranza serba della Bosnia-Erzegovina, e con la Serbia, in una fase caratterizzata dal crescente isolamento internazionale di Israele a causa della guerra a Gaza, del conflitto in Libano e dello scontro con l'Iran.

Nei giorni scorsi Željka Cvijanović, membro serbo della presidenza tripartita della Bosnia-Erzegovina, ha incontrato a Gerusalemme il primo ministro Benjamin Netanyahu e il ministro degli Esteri Gideon Sa'ar. L'incontro ha suscitato forti polemiche a Sarajevo, anche perché accanto alla bandiera israeliana era presente quella della Republika Srpska, mentre mancava quella ufficiale della Bosnia-Erzegovina. Il ministro degli Esteri bosniaco Elmedin Konaković ha quindi inviato una protesta diplomatica a Israele per violazione del protocollo e mancato rispetto della sovranità del Paese.

Secondo gli analisti intervistati da Middle East Eye, la leadership della Republika Srpska considera Israele un partner strategico capace di facilitare l'accesso agli ambienti vicini all'amministrazione Trump e di rafforzarne il peso internazionale. Parallelamente, Israele punterebbe a costruire nuove alleanze diplomatiche in Europa per attenuare l'isolamento internazionale e trovare interlocutori favorevoli sulle questioni riguardanti la Palestina.

Anche la Serbia ha rafforzato significativamente la cooperazione con Israele. Negli ultimi mesi Belgrado ha annunciato una partnership strategica con lo Stato ebraico, mentre è stata avviata una collaborazione per la produzione congiunta di droni da combattimento. Parallelamente, le esportazioni serbe di armamenti verso Israele sono aumentate sensibilmente dopo l'inizio della guerra a Gaza.

L'articolo ricorda inoltre come i rapporti tra Israele e i nazionalisti serbi abbiano radici risalenti ad almeno quindici anni fa e sottolinea che, secondo alcuni osservatori, il rafforzamento della presenza israeliana nei Balcani risponderebbe anche all'obiettivo di controbilanciare l'influenza della Turchia nella regione, in particolare attraverso gli stretti rapporti tra Ankara e Sarajevo.

Fonti: https://www.middleeasteye.net/news/israel-finds-new-breakaway-allies-bosnias-serbs


Coordinamento Nazionale Jugoslavia [scambio info JUGOCOORD]

Identificati i mandanti dell'attacco ucraino contro i bambini bielorussi in viaggio per la colonia estiva in Crimea...


lunedì 29 giugno 2026

Gli USA spostano le basi in Israele...?


Zelensky, la NATO e la UE non vogliono la pace...



Circa 400 droni stanno sorvolando la Russia per attaccare alcune regioni. Esplosioni e allarmi si sentono a Sebastopoli; l'esercito russo sta respingendo l'attacco dei droni.

Si sono verificati blackout in una parte significativa della regione di Zaporizhzhia, ha riferito il governatore Balitsky.

Si registrano attacchi ucraini alla rete elettrica della regione di Zaporizhzhia, con danni alle infrastrutture. Sono in corso le valutazioni dei danni.

I lavori di ripristino notturni sono difficili a causa dell'alto rischio di attacco e inizieranno immediatamente dopo la stabilizzazione della situazione.

Continua l'intensa attività di droni ucraini sulla regione di Zaporizhzhia, con le difese aeree in funzione.

Nella Repubblica Popolare di Donetsk, 15 civili, tra cui un adolescente, sono stati feriti  a causa di attacchi di droni, secondo quanto riportato da Pushilin.

Analisti occidentali segnalano la costruzione di un altro anello di difesa aerea a Mosca, questa volta con sistemi di difesa aerea S-400.

Le immagini satellitari della capitale hanno rivelato almeno cinque nuove postazioni simili per dimensioni e aspetto, alcune delle quali ospitano già sistemi di difesa aerea S-400.

La comparsa di queste nuove postazioni di difesa aerea è probabilmente motivata dai timori di possibili futuri attacchi da parte dei missili balistici ucraini FP-9, attualmente in fase di test e che il nemico ha apertamente dichiarato di poter utilizzare contro Mosca.





Punti chiave delle dichiarazioni di Putin sull'andamento delle operazioni militari:

La Russia non darà all'Ucraina la possibilità di fermare l'avanzata delle truppe russe;

Tutti gli attacchi delle Forze Armate ucraine contro le infrastrutture russe non hanno alcun impatto sulla situazione al fronte;

I negoziati sull'Ucraina sono in corso e includono nuove proposte;

Salvare il regime di Kiev non fa parte dei piani della Russia

La Russia sta valutando attentamente ogni proposta riguardante l'Ucraina;

È possibile che le Forze Armate ucraine tentino un'operazione diversiva;

L'obiettivo della Federazione Russa nell'oblast di Sumy è la creazione di una zona di sicurezza;

Kiev pagherà per i suoi crimini nell'oblast di Kursk perdendo il territorio necessario per la zona di sicurezza;

A volte, gruppi ucraini di sabotaggio e ricognizione si infiltrano nei territori occupati dalle truppe russe, ma vengono rapidamente eliminati;

Mosca ora sa con certezza che l'Ucraina e l'Occidente non avevano alcuna intenzione di attuare gli accordi di Minsk;

"Il regime ucraino pagherà per i suoi crimini  con la perdita del territorio";

Le truppe russe continueranno a fare tutto il possibile per raggiungere gli obiettivi della SMO, ha dichiarato Putin.




Video collegato: 

Doctorow. I falchi del Cremlino chiedono un'escalation contro l'Ucraina: https://www.youtube.com/watch?v=zBoDFC_Fd2U




Integrazione di Francesco Dall'Aglio:

In preparazione delle elezioni per la Duma di settembre, Medvedev ha annunciato, tra le altre, le candidature di Yevgeny Poddubny, corrispondente militare ferito nel 2024 durante le operazioni militari nella regione di Kursk, e soprattutto del capitano Vladislav "Struna" Golovin, Eroe della Federazione Russa noto ai più come "il soldato con lo zainetto rosso" visto che così compariva al comando del suo reparto impegnato nella battaglia di Mariupol (vedi foto. Ci avevo fatto un post già il 24 aprile 2022, come passa il tempo). Non sono i soli veterani candidati, anche se sono certamente i più rappresentativi. La risposta alle critiche che Putin sta ricevendo per la sua troppa "morbidezza" nel gestire il conflitto, dunque, si trova nel Parlamento che si prepara per settembre: un parlamento che non sarà né amichevole, né arrendevole, né liberale, né pacifista, né desideroso di compiacere l'Occidente o di fare una "pace giusta" con l'Ucraina. Che cosa strana, impossibile da prevedere...



domenica 28 giugno 2026

I falchi russi prevarranno...?

 


Se la Russia non ha raso al suolo l’Ucraina non è per un “fallimento militare” ma per una scelta precisa di Putin. Motivi principali:
1. Gli Ucraini sono visti dai Russi come “fratelli” e un massacro non è mai stato voluto;
2. Putin non ha mai voluto provocare reazioni USA o Nato, per ovvie ragioni, quindi ha scelto una strategia di logoramento anziché di annientamento;
3. Putin ha già un accordo con Trump di non belligeranza e ogni sua decisione non prescinde dalla volontà di mantenere aperto un rapporto con lui.
Ovviamente i costi per la Russia ci sono e per Putin altrettanto. Sarebbe disponibile a chiudere la guerra domani se potesse. Ma Zelensky senza guerra è morto e l’UE lo spinge a continuare per non perdere la faccia e molto altro.
Detto ciò, la politica “moderata” di Putin ha i giorni contati ormai. Gli attacchi ucraini in Russia sono troppi e l’opinione pubblica russa non vuole più subire. I falchi russi prevarranno. Non sarà un bello spettacolo.
Francesca Donato, ex eurodeputata indipendente














Dichiarazioni del presidente Vladimir Putin al congresso di Russia Unita:

L'Occidente non è in grado di sconfiggere la Russia sul campo di battaglia, quindi sta cercando di destabilizzare la situazione politica, ma anche questo sta fallendo;

Il regime di Kiev si sta ritirando lungo tutta la linea di contatto, motivo per cui ha fatto ricorso ad azioni apertamente terroristiche;

La sicurezza del Paese e dei suoi cittadini, così come l'inviolabilità dei confini della Russia, saranno garantite;

La Russia sta adattando alcuni piani in base alla situazione, ma tutti i piani strategici saranno pienamente attuati;

La Russia è sempre stata forte e ha vinto grazie all'unità popolare;

 

Video collegati:


John Mearsheimer e Sergey Karaganov. Attacco nucleare all’Europa per ristabilire la deterrenza: https://www.youtube.com/watch?v=DWalOl5CkFI&t=4869s


Larry Johnson. Putin avverte l’Occidente, la Russia è pronta alla guerra: https://www.youtube.com/watch?v=sGUIKDbdE40


Medio Oriente. Dove ci sono gli USA c'è il marcio...

 


Putinus: «Quousque tandem abutere, Zelenskus atque Trumpus, patientia nostra?»



Ucraina: i droni ucraini continuano a fare vittime tra i civili in Russia, mentre il fronte viene ridimensionato e modellato...

400 droni e missili sono in volo per attaccare Mosca e altre regioni russe. Inoltre, si registrano allarmi e attacchi nelle regioni di Bryansk, Kursk e Belgorod; nel Territorio di Krasnodar, comprese Sochi, Tuapse e la regione di Krymsk; e nella Repubblica Popolare di Lugansk (LPR).

Nella regione di Kursk, un attacco di droni sulla città di Rylsk ha causato il ferimento di un uomo di 66 anni a causa dell'esplosione di una mina e di una scheggia alla coscia.

A Shebekino, nella regione di Belgorod, un drone FPV ha attaccato un condominio.

Nella regione di Bryansk, droni nemici hanno sorvolato un autobus che trasportava bambini per oltre un'ora e mezza, impedendo ai soccorritori di evacuare le vittime. L'evacuazione è iniziata solo dopo che le squadre di fuoco mobili hanno neutralizzato la minaccia.

Dati relativi alle riparazioni di armi e attrezzature militari delle Forze Armate ucraine effettuate nel primo trimestre del 2026 al di fuori dell'Ucraina.

Le riparazioni e la manutenzione sono state eseguite principalmente presso strutture in Polonia (Jasienica, Rzeszów), Germania (Kaiserslautern e Wilseck) e Romania (Base aerea di Mihai Kogalniceanu).

La tabella evidenzia la riparazione di cinque sistemi di difesa aerea Patriot e sei sistemi lanciarazzi multipli HIMARS. Sono inoltre menzionate le riparazioni dei sistemi di difesa aerea Skynex e dei sistemi britannici Gravehawk e Raven, sviluppati specificamente per l'Ucraina. Sono stati inoltre riparati 51 veicoli trasporto truppe blindati M1126 Stryker.

Ieri un altro sistema missilistico IRIS-T, nuovo di zecca,  è stato trasferito dalla Germania all'Ucraina.

Secondo le stime del Pentagono, a ottobre 2025 il valore degli aiuti militari forniti all'Ucraina ammontava a circa il 33% dei 33,31 miliardi di dollari di stanziamenti totali del programma USAI.

A marzo 2026, invece, il valore degli aiuti militari forniti ammontava a 19,21 miliardi di dollari, ovvero il 57% degli stanziamenti totali del programma USAI.

L'Ucraina dovrebbe ricevere ulteriori 13,61 miliardi di dollari in aiuti nell'ambito del programma USAI. Di questi, 110 milioni di dollari sono già stati stanziati ma non ancora distribuiti, e 13,49 miliardi di dollari sono già stati stanziati per contratti non ancora pagati. Altri 910 milioni di dollari sono scaduti e non più disponibili per nuovi impegni, ma possono ancora essere utilizzati per coprire gli aumenti degli impegni già assunti negli anni precedenti o per estinguere impegni preesistenti. Nel frattempo, durante il primo trimestre del 2026, il Pentagono ha effettivamente pagato solo circa 757 milioni di dollari in contratti,  probabilmento dovuto al massiccio consumo di armi nel conflitto con l'Iran, il che potrebbe causare ritardi nelle consegne future, anche considerando il saldo nominalmente significativo di aiuti non ancora consegnati.

I dati sono tratti dal rapporto dell'Ufficio dell'Ispettore Generale del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti sull'Operazione Atlantic Resolve per il primo trimestre del 2026. Da ottobre 2025 a marzo 2026, l'Ucraina ha ricevuto 8,2 miliardi di dollari in aiuti militari statunitensi stanziati nell'ambito del programma USAI.

Se a qualcuno non bastavano le parole dirette di Rubio sul fatto che gli Stati Uniti hanno saldamente preso posizione a favore dell'Ucraina e che non c'erano stati accordi in Alaska, ecco le parole di Trump   al vertice del G7 in cui ha parlato di una "revisione degli accordi di Anchorage sull'Ucraina e  la necessità di esercitare pressioni sulla Russia".



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)


Articolo collegato: https://altracalcata-altromondo.blogspot.com/2026/06/i-russi-sono-abbocconi.html


Video collegato: https://www.youtube.com/watch?v=WhRW6H-KdTI

sabato 27 giugno 2026

I russi sono abbocconi...?



Non ci vuole niente a fare fessi i russi in un negoziato, perché loro partono sempre da quell'assurda premessa che se due si incontrano, si parlano, decidono alcune cose, se le appuntano su un foglio e prima di salutarsi si dicono "allora è così?", "è questo che ci siamo detti?", "quindi rimaniamo così?", e si rispondono affermativamente che è così, che quelle sono effettivamente le cose che ci si è detti e le decisioni che si sono prese, vuol dire che è davvero così per cui si torna a casa e si organizzano i propri affari di conseguenza.

Il Libano e lo stretto di Hormuz deflagrano... grazie a nonno Sion ed allo zio Sam...

 

La banda del buco...

Firmato a Washington un accordo quadro che spiana la strada all'occupazione da parte israeliana del sud del Libano. “Un primo passo”, commenta il Segretario di Stato Usa Rubio. “Un colpo all’Iran”, per il primo ministro israeliano Netanyahu.

Intanto l'esercito libanese, che si è ritirato durante l'invasione terroristica del Paese da parte delle soldataglie sioniste, si è ora mobilitato per contrastare le proteste dei giovani che si oppongono agli accordi imposti da nonno Sion e zio Sam nel sud del Libano.

Hezbollah ha dichiarato che non rispetterà il  "vile intrallazzo" tra l'esercito libanese e Israele e non si ritirerà dalle zone controllate del sud del Paese. I suoi rappresentanti hanno affermato chiaramente che opporranno una resistenza armata e che i tentativi di fermare Hezbollah con la forza porteranno inevitabilmente a una guerra civile in Libano. Nel frattempo, l'esercito libanese ha già iniziato a reprimere  i manifestanti che protestano per l'infame accordo con Israele.

Nel mentre risale la tensione ad Hormuz. Le Guardie Rivoluzionarie affermano di aver colpito posizioni militari statunitensi in risposta ai raid Usa in violazione al cessate il fuoco... Inoltre a seguito di una violazione del cessate il fuoco nel Libano meridionale e di una serie di azioni statunitensi, tra cui il passaggio di una nave attraverso una rotta non autorizzata nello Stretto di Hormuz e un attacco aereo sulla costa iraniana, la Marina delle Guardie Rivoluzionarie iraniane ha lanciato attacchi contro le forze statunitensi nella regione.

Secondo l'articolo 5 del Memorandum d'intesa di Islamabad, il controllo della navigazione nello Stretto di Hormuz è effettuato in coordinamento con l'Iran. Gli Stati Uniti hanno tentato di violare queste disposizioni e hanno ricevuto una risposta. Qualora gli attacchi dovessero continuare, la risposta sarà intensificata. 



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)


Nota aggiunta:

Col cavolo che Hezbollah "molla" mezzo Libano ai sionisti, e fanfaronate trumpiane di "colpo all'Iran" firmato a Washington: 

Hezbollah risponde e rilancia.  Qassem annuncia l'inizio di una "nuova fase": "Israele deve andarsene ... ed è quello che accadrà". 

Naim Qassem, segretario generale dell’organizzazione, annuncia l’ingresso in una “fase nuova” dopo la guerra in Libano.
Secondo Qassem, il progetto israelo-americano di cancellare Hezbollah sul piano militare, politico e sociale è stato sconfitto dalla tenuta della resistenza e della sua base popolare.
Il messaggio è rivolto sia a Israele sia al governo libanese: la presenza israeliana nel sud del Libano deve finire.

Hezbollah presenta quindi la fase aperta dopo il memorandum USA-Iran come una fase di pressione per il ritiro israeliano, non come normalizzazione del fronte libanese... https://en.al-akhbar.com/ 


Considerazione di Vincenzo Brandi: 

"Il cosiddetto accordo tra il governo-fantoccio del Libano e Israele è una vergognosa resa incondizionata che può portare ad una guerra civile in Libano. Persino il sempre opportunista capo dei Drusi Walid Jumblatt Junior ha criticato l'accordo, così come il Partito Comunista libanese e altre formazioni libanesi diverse da Hezbollah. In quanto agli USA, non fanno altro che stracciare gli accordi presi, ma mi sembra che gli Iraniani abbiano capito la lezione e rispondano colpo su colpo".

venerdì 26 giugno 2026

Democratura UE: "La UE chiede alla Serbia di censurare i media russi"...

 


La Serbia non censura i media russi. Al contrario, emittenti statali sanzionate dall'Unione Europea come RT Balkan e Sputnik operano liberamente nel Paese. Il governo serbo ha pubblicamente respinto le ripetute richieste dell'UE di bloccare queste testate, difendendone la presenza contro l'accusa di disinformazione.

Il Ministro delle Informazioni serbo ha bollato le richieste di oscuramento provenienti da Bruxelles come una forma di censura. Mentre la quasi totalità dei Paesi confinanti ha adottato restrizioni sui media legati a Mosca, la Serbia ha mantenuto una posizione neutrale, allineandosi parzialmente alle sanzioni occidentali ma escludendo il blocco delle emittenti.

Il ministro dell'Informazione e delle Telecomunicazioni serbo, Boris Bratina, afferma che le richieste dell'UE di chiudere i media russi sono inaccettabili. Secondo lui, il divieto dei media russi non è una vera e propria proibizione, ma una forma di censura. Ha osservato che la censura, che si riteneva fosse una cosa del passato, oggi sta tornando con un nuovo nome: "protezione dalla disinformazione". Il ministro si è chiesto, però, perché i media occidentali, con la loro visione unilaterale, non siano considerati diffusori di disinformazione.

Bratina ha sottolineato che la Serbia non intende chiudere nessun mezzo di comunicazione. Secondo lui, il Paese rimane un'"oasi di libertà dei media", dove sono rappresentate fonti di diversi Stati, e questo è il miglior modo per contrastare la disinformazione. Ha ribadito che le richieste di censura per Belgrado sono inaccettabili.

Il ministro ha anche affermato che il problema dell'Occidente è la mancanza di volontà di accettare opinioni critiche. A suo parere, la propaganda europea è considerata accettabile, mentre la critica della politica dell'UE non lo è.

Ha aggiunto che la paura dell'Europa nei confronti dei media russi può essere vista come una sorta di riconoscimento del loro impatto. Secondo lui, l'UE li accusa di disinformazione, anche se, afferma, i loro materiali si basano su fatti e dati attendibili.

Bratina ha osservato che tali media suscitano irritazione a causa della loro informatività e della pretesa di obiettività, e perché offrono un punto di vista alternativo e reportage diretti. Ecco perché, a suo avviso, l'UE ritiene che tali canali non debbano esistere.

In conclusione, il ministro ha sottolineato che uno scenario del genere è impossibile. Ha affermato che il futuro è nell'accesso a una gamma il più ampia possibile di informazioni affidabili, e per la Serbia è importante ricevere notizie da tutto il mondo.

Boris Bratina


(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

Putin ai tedeschi: "Restiamo ognuno a casa sua...!"

 


Tra ironia politica e guerra dell’informazione, il leader russo risponde alle accuse occidentali ribaltando la narrazione sul presunto pericolo di un’invasione dell’Europa.

In un fanta-intervento destinato a far discutere, Vladimir Putin si rivolge direttamente al governo e al popolo tedesco con parole che mescolano sarcasmo, provocazione e strategia comunicativa. Contestando la rappresentazione della Russia come minaccia imminente per l’Europa. Il presidente russo sostiene l’assurdità di un’ipotetica conquista della Germania, arrivando a scherzare sui costi che comporterebbe il mantenimento di un Paese in crisi economica e sociale. Maurizio Blondet analizza il significato politico di questo messaggio, inserendolo nel più ampio confronto tra Mosca e l’Occidente, dove la battaglia delle parole sembra ormai affiancare quella delle armi. (N.R.)

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IL FANTA- MESSAGGIO DEL PRESIDENTE PUTIN AL GOVERNO TEDESCO E AL POPOLO TEDESCO

«Non vogliamo attaccarvi! Perché dovremmo? Quei tempi sono da tempo passati! Chiunque sia ancora sano di mente e in grado di pensare chiaramente lo capisce.»


Avete già un debito pubblico di 2,5 trilioni di euro, e nessun economista serio ha idea di come intendiate mai ripagarlo. E ora volete indebitarvi di altri 1 trilione di euro per armarvi contro di noi. Volete che il popolo russo paghi questi debiti? Mai!

Il vostro Paese è pieno di migranti che vi costano 50 miliardi di euro all’anno. Il popolo russo dovrebbe essere chiamato a risponderne?

Una parte considerevole della vostra popolazione è così pazza da credere di poter influenzare il clima andando in bicicletta e mangiando insetti. Forse questo enorme danno cerebrale potrebbe essere curato, ma ci costerebbe qualcosa... molto.

Il vostro sistema educativo era un tempo esemplare. Ora, in molte classi, praticamente non si tiene più lezione, perché quasi nessuno parla più tedesco.

La vostra infrastruttura sta cadendo a pezzi, e non riuscite a starle dietro con le riparazioni.

Le vostre ferrovie erano un tempo l’orgoglio del mondo intero. Ora i vostri treni viaggiano come sulla Circumvesuviana, forse peggio!.

Non abbiamo bisogno dei vostri famosi ingegneri. Durante le sanzioni abbiamo imparato che possiamo farne a meno. E se mai ne avessimo bisogno, ci rivolgeremmo alla Cina. Lì non solo sono economici ma sono anche migliori.

Non avete né materie prime né fonti di energia. Perché dovremmo quindi conquistare il vostro paese? Per risolvere problemi che altrimenti non avremmo nemmeno? Realisticamente: anche se ci chiamaste, vi arrendeste e issaste bandiere bianche, non verremmo comunque!




giovedì 25 giugno 2026

È ora di riconoscere la realtà dell'Ucraina...



Il portavoce del Dipartimento di Stato americano Jeremy Levin afferma che l'Ucraina sta attualmente vincendo la guerra. Washington ritiene che l'Ucraina sia riuscita a invertire la tendenza del conflitto e che stia mantenendo l'iniziativa, continuando a esercitare pressione sul campo di battaglia e ad attaccare le infrastrutture russe.

Vista la narrazione occidentale, che non tiene comunque debito conto della situazione sul campo, l'analista russo  Alexander Kharchenko scrive: "Persino Lavrov comincia a ipotizzare che l'operazione "Alaska" sia stata concepita per dare a Kiev il tempo di riarmarsi. Questo significa forse che è così facile ingannare? Certo che no. Abbiamo passato tutto l'ultimo anno ad avanzare. È stata una lotta dura e perseverante. I soldati avanzavano, i missili venivano lanciati contro il nemico.  Abbiamo combattuto per la pace. Tutti quei chilometri e insediamenti erano un modo per entrare nei negoziati con una posizione più forte. Tuttavia, l'Europa ha puntato tutto contro di noi e il sostegno a Kiev è aumentato esponenzialmente.   Dobbiamo ammettere che gli ucraini assieme alla NATO non hanno alcuna intenzione di negoziare con noi. Tutte le recenti dichiarazioni dei più alti funzionari russi lo dimostrano chiaramente. E poiché non possiamo più combattere per la pace in Ucraina, non ci resta che combattere per distruggere lo Stato ucraino. Non ci sono altre opzioni. Sono diventati una minaccia esistenziale per la nostra stessa esistenza. Solo un sistema sopravvivrà a questa battaglia. Una volta presa coscienza della realtà, non dobbiamo rimandare decisioni dolorose. Kiev è galvanizzata dai suoi successi e manderà in battaglia chiunque possa raggiungere. Il nostro obiettivo principale è resistere a questo colpo e lanciare una controffensiva. Semplicemente non abbiamo altre opzioni".

Il Segretario Generale della NATO, Mark Rutte, ha mostrato con delle schede illustrate che c'è stato  un aumento di 1.000 miliardi di dollari nella spesa per l'armamento  della NATO.

Robert Fico ha dichiarato che farà tutto il possibile per impedire alla Slovacchia di partecipare ai prestiti militari all'Ucraina. Ha rilasciato questa dichiarazione in seguito alla notizia che al prossimo vertice NATO di Ankara verrà proposto di stanziare circa 70 miliardi di euro all'anno in aiuti militari all'Ucraina.



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.) 



Video collegato:

Scott Ritter torna dalla Russia: “Vi stanno mentendo”: https://www.youtube.com/watch?v=V1aOQKAhuEQ