domenica 27 settembre 2026

...ha stato Putin!?



C'è una cosa che dovrebbe essere elementare in una società democratica: quando si accusa un Paese di un atto grave, bisogna portare le prove.

Non basta ripetere ogni giorno «è stata la Russia».
Non basta un titolo di giornale.
Non basta una dichiarazione politica.
Non basta creare paura tra i cittadini.
SERVONO FATTI, ELEMENTI CONCRETI, INDAGINI E PROVE VERIFICABILI.
L'Unione Europea, gli Stati Uniti, la NATO e anche il governo ucraino hanno tutto il diritto di denunciare ciò che ritengono minaccioso. Ma proprio perché stiamo parlando di una potenza nucleare come la Russia, la responsabilità delle parole deve essere enorme.
Quando un'accusa viene trasformata immediatamente in una certezza, senza spiegare quali siano gli elementi che la sostengono, si rischia di alimentare una spirale pericolosissima.
E questo vale per tutti.

Non sto dicendo che ogni accusa contro la Russia sia falsa. Sarebbe altrettanto scorretto. Esistono casi nei quali governi e organismi internazionali hanno presentato attribuzioni specifiche, per esempio riguardo ad alcune attività informatiche e operazioni ibride. Ma proprio per questo bisogna distinguere un caso documentato da un'accusa ancora da dimostrare. Perché oggi sembra troppo facile costruire una narrazione nella quale, qualunque cosa accada, il primo nome pronunciato è sempre lo stesso: RUSSIA.

E io dico: BASTA.
Se avete le prove, mostratele. Se un'indagine è ancora in corso, dite che è in corso.
Se esistono elementi riservati che non possono essere divulgati, spiegate almeno chiaramente che si tratta di valutazioni d'intelligence e non di prove che il cittadino possa verificare. Ma non trasformate ogni sospetto in una verità assoluta. E soprattutto, non utilizzate la paura della guerra per convincere i cittadini che dobbiamo prepararci continuamente a un nuovo conflitto.

La Russia non è un piccolo Paese che può essere trattato come un bersaglio qualsiasi. È una grande potenza militare e nucleare. Proprio per questo provocazioni, minacce, propaganda e accuse non dimostrate possono diventare pericolosissime.

E qui la responsabilità politica è enorme: Bruxelles, Washington, Kiev, Mosca e tutti gli altri protagonisti devono capire che giocare con la paura di una guerra mondiale non è un gioco.
Non abbiamo bisogno di altre persone che alzino la temperatura.
Abbiamo bisogno di prove quando si fanno accuse, trasparenza quando si parla ai cittadini e diplomazia quando esiste il rischio di un'escalation.
Perché alla fine delle guerre non pagano il prezzo i politici che fanno dichiarazioni davanti alle telecamere.

PAGANO I CITTADINI.
Pagano con i prezzi più alti, con l'energia, con l'economia, con la sicurezza e, nei casi peggiori, con la propria vita.
E allora smettiamola di trasformare ogni episodio in un'altra occasione per alimentare lo scontro.
LE ACCUSE SI DIMOSTRANO.
LE PROVE SI PRESENTANO.
LA PAURA NON PUÒ DIVENTARE UNA POLITICA ESTERA.
E soprattutto: prima di parlare di guerra, bisogna avere il coraggio di parlare di PACE.

Dilma da Silva




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