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giovedì 3 maggio 2012

Damasco a maggio - ...l'altra Siria, quella vera, raccontata da Marinella Corrreggia...

Jbab e Damasco

“Peggio dei terremoti e delle tempeste è l’odio settario. Per la nostra religione è un peccato gravissimo. Chi uccide una singola persona è come se uccidesse l’umanità intera, dice il Corano. Eppure le potenze esterne hanno fatto in modo di alimentare il settarismo violento anche in Siria”. Il maestro Ali è un musulmano praticante e sunnita che vive nel grosso paese di Jbab, governatorato di Deraa (considerato roccaforte dell’opposizione al governo), a 40 minuti di pulman da Damasco, fra uliveti vecchi e nuovi (la Siria è fra i primi produttori al mondo) e campi di grano. A Jbab “riciclano” le grosse scure pietre di basalto per costruire le case nuove; la sua, Ali l’ha costruita da sé e con spontanei criteri di bioarchitettura. Dopo un tè e un caffè, si congeda insieme alla moglie (che non parla), precisando che a Jdab non ci sono problemi e che quando è andato a Deraa a prendere lo stipendio ha trovato tutto calmo.

Iracheni erranti

A Damasco, nel quartiere di Jaramana, la sera gli iracheni (uomini) si ritrovano a giocare a scacchi e bere tè sotto una grande tenda arredata, allestita due anni fa da uno di loro. La Siria ha ospitato e ospita oltre a palestinesi e libanesi un numero incredibile di iracheni scappati dopo la guerra di Bush del 2003 con il caos e il conflitto settario che ne sono seguiti. Secondo l’Alto Commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr), il numero (fluttuante) di iracheni rifugiati in Siria è di oltre 1.100.000 persone più 300mila prive di status. Sono una parte sono registrati. Damasco ha sempre concesso permessi di soggiorno rinnovabili ma questa enormità di rifugiati è un peso sociale enorme. Ha aumentato i prezzi degli affitti e delle case, ha portato fenomeni di delinquenza, disagio, prostituzione. A parte gli aiuti alimentari forniti dall’Unhcr, l’assistenza sanitaria gratuita delle strutture siriane e della Red Crescent siriana, la scuola pure gratuita (ma molti bambini iracheni non ci vanno e lavorano), gli iracheni teoricamente non possono lavorare; comunque l’occupazione al nero è tollerata. Come vedono la tragedia siriana? Saad (di Baghdad, quartiere Qarrada) gestisce un lavanderia: “Siamo scappati in Siria perché qui era più facile essere accolti, la vita costava poco, eravamo vicini al nostro paese e le tradizioni sono simili. Ma adesso temiamo un intervento armato esterno anche qua ad appoggiare i gruppi di terroristi fanatici come quelli che ci hanno fatti partire dall’Iraq. Volete bruciare la Siria con tutti i suoi abitanti? Molti iracheni stanno cercando di andar via. C’è anche una politica per farne andare un po’ in Turchia a gonfiare le cifre sui rifugiati dalla Siria”.

Sotto la tenda-bar, il signor Abdel Fatteh spiega che a causa delle sanzioni bancarie è adesso difficile ricevere la pensione dall’Iraq. “Sono venuto qua nel 2006 con mia moglie e tre figli per il pericolo di attentati, le violenze settarie, i rapimenti…Adesso rivedo tutto qui”. Majid, che a Baghdad viveva ad Adamyia, è arrivato nel 2007 con moglie e cinque figli dopo che altri tre gli sono stati uccisi; uno dopo un rapimento, e due gemelle in un’esplosione in città. Lavora come piccolo commerciante ma la crisi della Siria ha danneggiato tutti, e gli aiuti internazionali ai rifugiati sono pochissima cosa. Ha fatto l’intervista per trasferirsi…negli Stati Uniti.

La loro storia da Homs

Rimarrà a Homs e non tornerà nel paese dell’Est europeo che ha lasciato 29 anni fa con il marito siriano la signora M. Attualmente in visita a Damasco, chiede di non precisare né il suo paese d’origine né il quartiere di Homs in cui vive perché “credo di essere una delle pochissime straniere ancora lì e rischio”. Torna spesso a casa e anche là c’è disinformazione sulla Siria. Ecco la sua versione dell’”assedio a Homs”: “Il quartiere dove vivo – misto, con sunniti come è mio marito, alaouiti, cristiani – è circondato su tre lati da quartieri che si erano riempiti di gruppi armati, soprattutto Khalidyia. Noi chiedevamo più presenza dell’esercito, perché era rischioso uscire dal quartiere, mia figlia non è più andata all’università, tanti non andavano al lavoro. Per poter viaggiare fuori Homs hanno riattivato la vecchia stazione delle corriere, in una zona tranquilla. Nel quartiere c’era un grande rischio per via dei cecchini, mio marito un giorno ha soccorso una donna colpita di striscio in strada”. Ma dicono che sono tiratori del regime…”Ci sono diversi video in cui i terroristi rivendicano le loro azioni – anche decapitazioni, impiccagioni – e le mostrano anche”. Ma a febbraio l’esercito ha bombardato Homs e Khalidya uccidendo civili? “Certo c’è stata battaglia – non si poteva lasciare un’intera area nelle loro mani – e molte cose sono distrutte. Da Baba Amr e Khalidyia i civili se ne erano andati quasi tutti. Ma i terroristi avevano preso ostaggi, scudi umani che una volta liberati hanno raccontato la loro storia”. Parla di molte ragazze che adesso si velano per sicurezza. Parla di un medico bulgaro nel cui ambulatorio i “terroristi portavano i feriti. E’ tornato in patria, si sentiva preso fra i due fuochi”. Afferma che “ritirandosi da Baba Amr i terroristi hanno preso possesso di Hamidya – quartiere con molti cristiani che non stanno da nessuna delle due parti e che sono scappati – rubando e saccheggiando. Conclude che “è ancora possibile la pace e la riconciliazione, ma devono smettere di mandare armi e soldi in Siria”.

Gaith (“Pioggia”) è studente alla facoltà di odontoiatria a Damasco e va a Homs tutti i mesi a trovare la famiglia abitante nel quartiere Al Zahra. Ecco la sua versione. “I terroristi si erano insediati nei quartieri di Baba Amr e Khalidya (che è vicino ad Al Zahra) e volevano fare di quelle aree un’altra Bengasi, anzi forse un altro Afghanistan islamico. Volevano occupare tutta Homs forse. Intanto il mio quartiere era quasi accerchiato, era pericoloso uscire per andare a lavorare altrove; si rischiavano rapimenti, uccisioni di alaouiti, cristiani, e sunniti che non stavano con i terroristi. Da Khalidya e Bara Amr arrivavano a Zahra e Akrama attacchi come quello che ha ucciso il giornalista francese (Gilles Jacquier, ad Akrama, ndr). No, non so dire da dove vengono i terroristi; mi dicono che ci sono prove di tante presenze di stranieri”. Come mai in febbraio è arrivato l’esercito ad accerchiare Baba Amr? Prima di febbraio l’esercito non c’era a Homs, c’era solo la polizia. Il governo aveva mandato in quei quartieri dei religiosi per negoziare ma non hanno voluto. Allora è arrivato l’esercito”. I media dicono che l’esercito ha ucciso tanti civili a Homs…”Forse dei civili sono morti fra i due fuochi. Ma tanti uccisi non erano civili, erano ben armati”. E la strage di Karm Zeitoun, tutti quei morti che abbiamo visto negli orribili video diffusi in marzo? “Sono stati i terroristi. L’hanno detto anche i parenti sopravvissuti”. Com’è adesso la situazione a Homs? “Rimangono gruppi armati a Baba Amr e Khalidya”. Cosa pensi della Free Syrian Army? “Sono islamisti, non rivoluzionari”.



Zabadani

Ed ecco Samir, studente di Zabadani, un luogo di turismo montano per i damasceni, verso i confini con il Libano, dove fiorisce il contrabbando di armi e combattenti. “Di Zabadani si è parlato poco perché il clou degli scontri è stato contemporaneo a quello di Homs, a febbraio. Mesi prima erano iniziate proteste e c’erano stati alcuni…incidenti ma poi rapidamente si sono visti per le strade sempre più uomini armati. “Per proteggerci”, dicevano. Attaccavano i check points. L’esercito non è intervenuto finché non è diventato evidente che gli armati erano oltre mille e volevano creare un’area ‘liberata’. Alcune famiglie che erano contro il governo dicevano anche ‘non siamo soli’ e forse si riferivano a combattenti di altri paesi. Se a febbraio l’esercito ha avuto bisogno di settimane per riguadagnare il controllo dell’area vuol dire che si opponeva a combattenti professionisti e armi sofisticate. Molti abitanti sono fuggiti dagli scontri, noi siamo rimasti ma tappati in casa e senza luce né telefono. Poi a Zabadani si è avviato il negoziato, attraverso alcune famiglie importanti e si è raggiunto un cessate il fuoco, il primo caso nel paese. Parte degli armati sono andati altrove, altri erano stati arrestati o uccisi, altri hanno deposto le armi”.

Marinella Correggia

lunedì 24 ottobre 2011

Marinella Correggia: "Atroce dittatura a casa d'altri e siparietto della Hillary (l'ilare) Clinton"

"Palcoscenico" Foto di Gustavo Piccinini

Intanto vi prego di diffondere il video che dura pochi secondi, protagonista l'orrenda dittatrice a casa d'altri H. Clinton in un siparietto fra due trasmissioni: http://www.youtube.com/watch?v=mlz3-OzcExI


Il fatto che lei abbia chiesto a Tripoli il giorno prima di ucciderlo o prenderlo, e il giorno dopo ciò sia avvenuto,fa sorgere tante domande ma una certezza c'è: la Clinton che ride e parafrasa quell'altro criminale di Giulio Cesare, dopo le immagini di una macellazione con tortura, è la sintesi del pensiero dei governi e di buona parte delle popolazioni dell'Occidente consumista/militarista (a proposito, l ricostruzione della Libia con i soldi libici magari farà uscire dalla crisi alcuni paesi d'Occidente; una ragione di più per fare la guerra. Un investimento).

L'altra parte dell'Occidente possiamo identificarla con le tre scimiette "non sento non vedo non parlo". A questa appartengono quasi tutto il "movimento" e la "sinistra" occidentali. E non lo vediamo solo dai loro siti di questi giorni ma anche dal loro nulla lungo sette mesi. Un nulla totale (se glielo dici, ti rispondono che a marzo avevano fatto una dichiarazione contro la guerra). Perfino l'occasione d'oro del 15 ottobre, centinaia di città in piazza, è stata del tutto mancata. Eppure, un appello era stato lanciato.

Dimenticavo i media mainstream: a quale gruppo appartengono? a quello della Clinton, decisamente.


AGGIUNGO QUESTO QUANTO ALLA DINAMICA DEL 20 OTTOBRE. La macellazione di Muammar Gheddafi (giacché di macellazione si tratta en io sono contraria anche a quella degli animali) al di là dei non commentabili commenti dei leader politici (crimini in sè, quei commenti) ha seguito lo stesso andamento binario di questa guerra di riconquista.

1) La Nato ha fatto tutto il lavoro, permettendo la consegna di Gheddafi ai carnefici (e nei sette mesi precedenti permettendo un'avanzata degli anti-Gheddafi altrimenti impossibile malgrado le armi ricevute e il reclutamento di consiglieri e mercenari). La Nato ha fatto il lavoro asettico": i bombardamenti dall'alto magari con droni non prevedono contatti fisici con la vittima, "occhio non vede cuore non duole"

2)Gli alleati locali della Nato (non direi solo libici) hanno completato, direi accessoriato mettendoci del loro: hanno fatto il lavoro sporco, quello del carnefice che guarda e uccide la vittima. Non lo hanno fatto solo con Gheddafi; da mesi circolano video di inaudite crudeltà da pate dei "ribelli della Nato" (e nemmeno uno su crudeltà da parte dell'ex esercito libico pure accusato a parole di ogni nefandezza). Video ignorati. Alla luce della macellazione finale, quei video dovrebbero essere ristudiati in una denuncia per crimini di guerra.

Marinella Correggia

venerdì 21 ottobre 2011

...è nata la Libia delle macellazioni, dei carnefici, dei plaudenti e degli astenuti..




Libia. MACELLAZIONI FINALI, CARNEFICI (NATO-CNT), PLAUDENTI (BAN KI MOON, NAPOLITANO, UE…) E ASTENUTI

1. Ecco la nuova Libia di Napolitano, di Ban Ki Moon, di Barroso e di tutti gli altri che hanno espresso oggi soddisfazione. Eccola in questo video atroce: fra tante altre immagini che invece erano montaggi (http://www.youtube.com/watch?v=75YhFScM5sU&feature=share&skipcontrinter=1) riprende un essere umano gravemente ferito, strattonato, circondato dalle blasfeme urla “allah u akbar” che accompagnano le esecuzioni di Al Qaeda, in Iraq come in Libia (da mesi ormai), come altrove. Macellazione: il termine è appropriato, perché il sangue scorre, le urla di soddisfazione degli esecutori si levano come gli onnipresenti colpi di fucile, e l’indifferenza per le sofferenze dei viventi scannati è la stessa che c’è nei macelli per animali. Del resto, ricordate che in Iraq, i militari americani dicevano ridacchiando di aver fatto il tiro al piccione con i soldati iracheni? In Libia, Nato e i suoi alleati del Cnt hanno fatto tabula rasa di molti civili e di moltissimi lealisti; e dire che avrebbero dovuto limitarsi a far rispettare la no-fly zone e a proteggere i civili se minacciati. Chi minacciava in civili in genere (e tanto più nel caso delle città assediate da fine agosto)? Le truppe armate del Cnt. Alleate e protette dalla Nato come se fossero civili.

2. Allucinante, un assassinio ordinato o compiuto direttamente dalla Nato dai paesi “democratici”. Dai paesi consumisti e militaristi, anche durante la crisi. Allucinante ma non per Ban Ki Moon, per il quale questa giornata è “storica” per la Libia. Ban Ki Moon è il segretario generale delle Nazioni Unite!! Lo stesso che non ha speso un parola su questa guerra, nemmeno sui civili di Sirte assediati e uccisi (e immaginarsi se può provare pietà per i soldati libici sui quali la nato ha fatto il tiro al tacchino. E Napolitano? Anche lui contento. Napolitano è il presidente della Repubblica italiana: ci rappresenta davvero questo guerrafondaio capo (il più accanito di tutti, a parlare di “iniziativa umanitaria”)? E i capi dell’Unione Europea che si compiacciono della nuova era? Ci rappresentano? Forse sì. Questo è l’”orrore su cui si fonda il consumismo” (frase di un’amica); sì, anche in tempi di crisi.

3. Oggi 20 ottobre vicino a Bani Walid è stato assassinato anche Sheik Ali, ottant’anni, capo tribale della tribù Warfalla. Uomo di pace, non aveva in casa nemmeno un fucile da caccia.

4. Non si è risparmiato nulla ai perdenti, per ridicolizzarli meglio. Un pro-Cnt (di quelli che senza la Nato non avrebbero fatto un passo) mostra la “pistola d’oro” che avrebbero trovato nelle tasche di Gheddafi! E poi naturalmente, dove l’hanno trovato ferito (è poi “morto in custodia”)? Saddam lo pescarono, barbone, in una buca, per avviarlo subito alla forca. Gheddafi, dicono, si era rifugiato ferito in un tubo di cemento sporgente dalla sabbia. Così hanno cercato di annullare il fatto che sia rimasto fino all’ultimo nel luogo della Libia più pericoloso, Sirte.

5. E’ stata la Nato a colpirlo? Ecco cosa dice il colonnello Lavoie in una di quelle dichiarazioni che a leggerle rivelerebbero altrettanti crimini di guerra o violazioni della risoluzione 1973 (alla quale la Nato ha continuato ad aggrapparsi): “aerei della Nato hanno colpito due veicoli militari pro-Gheddafi che facevano parte di un gruppo di veicoli militari che manovravano vicino a Sirte”. Allora ho chiesto all’ufficio stampa della Nato (cjtfuppress@jfcnp.nato.int): come mai avete colpito quei veicoli?”. Loro, coda di paglia, si lanciano in una excusatio non petita: “La Nato li ha colpiti perché erano una minaccia per i civili. La Nato non prende di mira individui specifici”. Allora ho risposto: “Non vi ho chiesto quale obiettivo specifico fosse quello. Ma in che modo minacciavano i civili? Dov’erano i civili minacciati?”. Allora hanno fatto rispondere a Lavoie: “given the nature of their conduct these armed vehicles continued to represent a threat towards civilians”. “Data la natura del loro comportamento, erano una minaccia. I combattimenti sono continuati fino alla caduta di Sirte”. Il tirapiedi di Lavoie aggiunge che non può aggiungere altro. Ma è chiarissimo: visto che Lavoie si riferisce ai combattimenti, significa che gli unici civili che la Nato ha voluto proteggere sin fall’inizio del resto, erano gli armati del Cnt. Ma ciò è illegale.

6. Dunque quando si farà un processo alla Nato sarà sempre troppo tardi.

7. E qui, gli occidentali – anche i “movimenti” - che sanno tutto (ma anche là, gli arabi addormentati da Al Jazeera), che hanno fatto? Non ha indignato quasi nessuno, nemmeno gli indignati, il macello che dura dall’inizio delle bombe (già: prima, i famosi 10mila o seimila morti erano stati un’invenzione. Lo hanno dichiarato gli stessi che l’avevano denunciato all’Onu…). Forse perché qui è dal 1945che il cielo non ammazza di bombe e molti difettano di immaginazione. Adesso diranno: “Eh però era meglio processarlo…”. Siamo democratici e civili, noi gli altri li processiamo gli altri (noi stessi mai). Ammazziamo solo con le bombe e la rapina economica ed ecologica. Di cui le guerre come questa sono conseguenza e causa. Ma come mai non se ne rendono conto?

Marinella Correggia

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Commento ricevuto:

Schifato da quanto visto su tutte le televisioni italiane, scandalizzato, e non è la prima volta, del cinismo dei nostri "uomini di stato", vorrei solo dire a Marinella Correggia: quando alla fine, pone la domanda: " Ma come mai non se ne rendono conto"?
Cara Marinella, sono convintissimo che se ne rendono conto, ma il perlare come fanno loro, il nasconere la vergogna di ogni guerra dietro parole false e fumose, fa il loro sporco gioco e noi tutti, che denunciamo l'illegalità, di queste azioni militari, ne subiamo le conseguenze e, se ci ribelliamo, usano la tecnica del sottolineare episodi secondari che, sperano, mettano il silenziatore ai loro crimini. Di questi crimini contro l'umanità, infatti, i media non parlano e non li denunciano.

Paolo Bertagnolli


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Fonte Pace Peacelink

domenica 16 ottobre 2011

Marinella Correggia: "Disavventure di corteo contro la guerra e contro il debito pubblico.."

"Marinella Correggia, sulla sinistra, in un momento di sosta nel verde)


Il 15 ottobre 2011 eravamo dati appuntamento alle 13,30 a Santa Maria degli Angeli, anche con convocazione da parte di Alex Zanotelli. Inoltre saremmo stati ben accolti nel gruppo "Non paghiamo il debito", quello dell'Ambra Jovinelli unico fra GLI ORGANIZZATORI DEl 15 OTT che al secondo punto del suo manifesto aveva spese militari e guerre!

Ma è andata - per quel che mi riguarda - in modo fantozziano.
- Il nostro treno essendo in grosso ritardo abbiamo chiamato l'assistente di Zanotelli (pensavamo che lui avesse varie persone con cartelli!!) la quale ci ha detto: "non aspettate lì perché non posso parlare al tel ma venite qui allo striscione acqua che è avanti"; allora essendoci a Termini un totale imbottigliamento ed essendo il corteo già partito, non ci siamo fatti largo fino all'appuntamento e abbiamo chiamato chi era lì, sembrava che ci fossero alcuni con le bandiere e abbiamo detto di andare "da Zanotelli".

Risultato: sì Zanotelli e alcuni altri dietro lo striscione dell'acqua aveva i sandwich contro le spese militari, e l'idea era anche "vediamoci poi a San Giovanni per fare il punto sull'eventuale futuro gazebo a Montecitorio"; sperando di recuperare qualcun altro abbiamo aspettato un po' a Via Labicana, senza avere altri numeri di telefono (c'era chi l'aveva lasciato a casa...) e poi siamo andati a piazza San giovanni. Lì con due cartelli eravamo poi in 4 o 5...è arrivata Nella che ci aveva aspettati alla Chiesa... Patrick invece stasera mi ha detto che loro otto statunitensi con cartelli contro la guerra erano dalle parti della Fiom.

Poi siamo rimasti a San Giovanni dove c'erano gli idioti scontri non sapendo come molta parte del corteo era bloccata a Via Labicana e che avremmo potuto là trovare delle persone.

Insomma. c'erano persone con cartelli contro la guerra? Eravate in gruppo?

PENSO CHE UNA VOLTA VERIFICATA l'illegittimità della posizione dell'Italia (che continua a partecipare alla guerra seppure "solo con ricognizioni"), il gazebo antiguerra (e antispese militari) vada fatto E SE FOSSIMO CAPACI DI UNA TENDA PERMANENTE A TURONO SAREBBE OTTIMO
- PENSO ANCHE CHE DOVREMMO ATTIRARE L'ATTENZIONE DELLE PERSONE SULLE MINACCE DI GUERRE FUTURE, vedi gli ultimi "eventi" riguardanti l'Iran.

NB. C'era una persona di Napoli che mi ha detto che stanno cercando di organizzare un'assemblea sulla guerra... ma il lontano 5 novembre

Marinella Correggia


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Commento di Pilar:

io c'ero ed ho contato in tutto il corteo (abbiamo fatto repubblica- via cavour -colosseo) 15 segni di pace ( bandiera o cappello); io ero con il mio solito addobbo pacifista: ombrello colori della pace aperto, cilindro con su scritto pace, bandiera della pace come sciarpa, cartello dicente:" milioni di $$ per i bombardamenti, per affamare i popoli, anche quello italiano..Fuori l'italia dalla guerra, dalla afghanistan,Iraq Libia e...Iran (??!), comitato permanente di pace; megafonino (praticamente non usato, i miei slogan contro la guerra non li seguiva nessuno), calze colori della pace. Insomma.... più di così... Sono stata attaccata da un gruppo di giovani al grido di "pacifista! serva capitalista!" Ma il cartello per fortuna è stato molto fotografato. Ma come al solito ero la solita idiota che portava la critica alla guerra in un mare d'indifferenza. Per quanto riguarda i black block io e rita li abbiamo visti infilarsi nel corteo a Santa Maria Maggiore e venivano da strade completamente presidiate nel senso di bloccate da autoblindo della polizia, con il vestiario d'occasione, gli occhi dilatati e uno mi ha addirittura detto (da bravo poliziotto): permesso signora(!) e sono corsi a buttare le molotov a tre macchine in via cavour. Io dapprima ho pensato che stessero per fare una performance teatrale - il carro del valle occupato era poco più indietro- talmente erano artefatti, poi ho capito e ho detto a chi era vicino fermiamoli quelli vanno a fare casino, e mi sono sentita rispondere 'e perchè?' (??????) Non raccontiamoci farfallate, è stato tutto organizzato dal ministero degli interni. Per se dobbiamo veramente scendere in piazza ( ma tutti quelli della marcia? Che facciamo ci contiamo una volta all'anno per vedere se riusciamo ancora a fare 20 km???)come pacifisti, dobbiamo essere tutti e, per tutelare la nonviolenza, fare noi il servizio d'ordine; la prossima volta non sfilo mi siedo davanti ad un blocco della polizia almeno sono sicura che da lì non passerà nessun provocatore nè tanto meno poliziotto travestito. Invece di continuare a disperderci, fissiamo un'assemblea davanti a montecitorio per discutere di tutto e con cartelli con cifre precise di quanto costa agli italiani questa rapina a mano armata. Paci (dentate)


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Risposta sulla manifestazione del 5 novembre:

Cara Marinella,
la proposta del 5 novembre la stiamo facendo da Firenze.
C'è il bisogno di rilanciare un movimento forte contro la guerra e farlo uscire dalla condizione catatonica in cui è caduto. Certo mi dirai che c'è stata la marcia Perugia Assisi che è stata molto partecipata ed è un buon segno, ma alcuni di noi sentono forte il bisogno di uscire da generici appelli alla pace e contro tutte le guerre, per entrare nei temi politici che riguardano il nostro paese.
Il 5 potrebbe essere un modo di guardarci in faccia e programmare alcune iniziative future da fare in tutta Italia. Insomma come l'indignazione per le condizioni sociali sembra decollare, bisognerebbe affiancarci anche il tema della guerra.
Ti confesso che io penso volentieri ad un 2 giugno 2012 che sia altro dalla solita parata militare, che rilanci il no alla guerra e i valori della costituzione come alternativa alla politica attuale.
Un saluto con stima per la tua perenne indignazione.
Tiziano


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martedì 6 settembre 2011

Libia - Chi è che ha ucciso chi..? La NATO, Geddafi, i ribelli... l'indifferenza del mondo

Nell'immagine: "Cimitero de La Loma" - Foto di Gustavo Piccinini

...ricorre un anniversario doloroso, ed allo stesso tempo importante e significativo per noi italiani, l'anniversario dell'8 settembre 1943 (Seconda guerra mondiale: con il Proclama Badoglio, che fa seguito a quello del generale Dwight D. Eisenhower lanciato da Radio Algeri un'ora prima, viene reso pubblico l'armistizio di Cassibile).
Ma sembra che quanto sta avvenendo in Libia in questi giorni sia un esempio significativo di come le tensioni nel mondo non hanno ancora raggiunto un climax.. forse però lo stanno raggiungendo.... La situazione sembra sempre più sfuggente e non si sa bene come andrà a finire.. Di questa situazione confusa un altro segnale giunge dall'intervento di Marinella Correggia, che accusa i pacifisti di essersi addormentati, con risposta di Mao Valpiana del Movimento Nonviolento.

Paolo D'Arpini


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Libia: il silenzio dei pacifisti

Mentre gli alleati locali della Nato (i cosiddetti ribelli) qualificano di "atto di aggressione" l'accoglienza che l'Algeria avrebbe dato a moglie e alcuni figli e nipoti di Gheddafi, e mentre tutte le foto della famiglia sterminata dalla Nato in luglio a Sorman e diventata un simbolo dei crimini di guerra sono sparite dagli hotel
e sono state sostituite dalla bandiera monarchica, e mentre a Tripoli NON si contano i morti degli ultimi giorni (sotto i bombardamenti che hanno spianato la strada agli alleati locali, e per l'eliminazione fisica di lavoratori africani con il pretesto che erano "mercenari", e con l'epurazione di libici vicini all'ex regime e di quelli in precedenza fuggiti dall'Est), e mentre nessuno conterà mai i morti civili di 20.000 raid aerei condotti da piloti mercenari occidentali (mercenari, visto che appoggiavano una fazione libica) sulla base di un mandato Onu per proteggere i civili stessi,...

...e meno che mai nessuno conterà i morti fra i soldati, nel tiro al piccione dai cieli, e mentre l'Italia NON accoglierà e mentre prosegue una medioevale caccia all'uomo degna del miglior far west (di nuovo il "wanted" sulla porta del saloon, ha ricordato il presidente del Venezuela) adesso mi rendo conto che l'unica cosa utile da fare in tutti i modi sarebbe stata una campagna A MARZO per appoggiare la proposta di Chavez e dei paesi dell'Alba, accettata dalla Libia: MEDIAZIONE FRA LE PARTI E INVIO DI OSSERVATORI ONU i quali avrebbero visto che non c'erano affatto i diecimila morti fra i manifestanti (mesi dopo, Amnesty International parlava di 209 morti accertati, su entrambi i fronti visto che molti poliziotti e custodi erano stati uccisi dai manifestanti) togliendo la scusa per l'intervento. Invece non si è fatto.

Dopo che un giorno il Manifesto forse solo casualmente non mi aveva pubblicato un pezzo su appunto questa iniziativa venezuelana (e anzi aveva pubblicato un pezzo di Wallerstein in cui praticamente qualificava di idiota il povero Chavez), agli inizi di marzo, sdegnata mi sono allontanata da loro non scrivendo quasi più in merito.
Idiota.

Occorreva insistere. Se il Manifesto - l'unico quotidiano che dal 1991 è sempre stato contro le guerre - avesse fatto una simile campagna, dicendo qualcosa ogni giorno in merito, appoggiato da altri media alternativi e trascinando per esempio gli antiguerra superstiti che non sapevano che fare, l'iniziativa di Chavez avrebbe avuto qualche chance, come chiedeva Fidel ai paesi e ai popoli del mondo.

Un'altra guerra, e niente di efficace da parte dei pacifisti. Che comunque non esistono più. Non parlerei più di pacifisti; meglio usare il termine "oppositori alla guerra". Arci, Acli, Cgil e componenti (mai un minuto di sciopero contro nessuna guerra dal 1991 in avanti), Tavola della Pace, per non dire di Attac Francia, dei vari aderenti di di punta al Forum Sociale Mondiale, dei vari Sullo, delle Ong varie e di chi aveva sempre altre urgenze umanitarie da seguire. Urgenze più urgenti dei massacri della Nato e dei loro alleati libici.

All'ipocrita Marcia Perugia Assisi che si svolgerà il 25 settembre avrei voglia di andare con un cartello: "Libia. Il silenzio dei pacifisti ha ucciso".

Molti del "movimento" e della "società civile" adesso arriveranno, a fare il business umanitario laggiù, parallelamente al business della ricostruzione e del petrolio.

Vincono sempre gli scrocconi di guerra che sono tanti e su tutti i fronti. Ce n'è di che voler stracciare il passaporto e non rifarlo.

Marinella Correggia

(Fonte: Come Don Chisciotte)


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Una risposta a Marinella Correggia, di Mao Valpiana.

Cara Marinella Correggia,
non sono d’accordo. Sulla guerra in Libia dici che “il silenzio dei pacifisti ha ucciso”, lasciando intendere che se avessero parlato le cose sarebbero andate diversamente. Ma purtroppo non è così.

Sai bene che milioni e milioni di persone che nel febbraio del 2003 sono scese in piazza contro la guerra in Iraq “senza se e senza ma”, non hanno ritardato di un giorno l’inizio dei bombardamenti.

Illudersi di fermare una guerra quando i motori degli aerei sono già accesi, è una sciocchezza immane, imperdonabile per un movimento che dovrebbe aver raggiunto una certa maturità.

La Marcia Perugia-Assisi, che tu bocci come “ipocrita”, ha cinquant’anni di storia alle spalle, ed ha attraversato la guerra d’Algeria, del guerra del Viet-nam, la guerra fredda, la guerra nel Golfo, la guerra nei Balcani, la guerra in Cecenia, la guerra in Iraq e la guerra in Afghanistan.

Aldo Capitini, ideatore della prima marcia, era un “oppositore integrale alla guerra” (e spero che tu non voglia mettere in dubbio anche questo), ma non si è mai posto l’obiettivo velleitario di fermare una guerra in corso (nemmeno quelle scellerate volute dal fascismo), ben sapendo che le radici delle guerre sono forti e profonde e possono essere debellate solo con un ampio movimento di resistenza e non collaborazione nonviolenta. Alla costruzione di un Movimento Nonviolento, che è il frutto principale della prima marcia Perugia-Assisi, Aldo Capitini ha dedicato gli ultimi anno intensi della sua vita, proprio per avere a disposizione uno strumento di “opposizione integrale alla guerra”.

Il punto decisivo, cara Marinella, per me è proprio questo: se vogliamo contrastare efficacemente la guerra, noi dobbiamo distruggere gli strumenti che le guerre rendono possibili, cioè le armi e gli eserciti. E su questo i pacifisti integrali, cioè i nonviolenti, non hanno mai taciuto, e quindi non sono accusabili di silenzi complici, nemmeno per la guerra in Libia.

Mao Valpiana
Movimento Nonviolento

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Commento di Alessandro Marescotti della lista Peacelink

In una societa' democratica l'opinione pubblica conta. Eccome.
Durante la guerra del Kosovo gli aerei della Nato hanno avuto dei grossi problemi, i generali dissero che avevano le 'mani legate' e diverse missioni di strike furono annullate, mi ha spiegato Domenico Gallo. Se allora ci fosse stata l'indifferenza di oggi la guerra sarebbe stata ancora piu' devastante e la Nato avrebbe ottenuto tutto quello che voleva con ancora piu' vittime. Il Vietnam fu ostacolato DURANTE il conflitto.
In una societa' come la nostra il peso dell'opinione pubblica e della spesa militare in tempo di conflitto non sono assolutamente irrilevanti. Oggi la Cgil sciopera senza dire che i tagli del 2011 sugli istituti tecnici equivalgono a un risparmio di spesa necessario ad acquistare 21 aerei f35 (aerei militari di cui nessun iscritto alla Cgil sente il bisogno, mentre i lavoratori della Cgil fanno sciopero contro i tagli).
La guerra in Iraq fu possibile perche' l'opinione pubblica americana condivideva in gran maggioranza la guerra. Quando il consenso scese allora vinse il candidato Usa che proponeva il ritiro dall'Iraq.
Non e' vero che nessuna guerra e' stata fermata 'durante' il conflitto. La Russia si ritiro' dalla prima guerra mondiale 'durante'. E se un paio di nazioni della Nato si ritirassero oggi dall'Afghanistan la nostra partecipazione finira'. Idem per la Libia.
I sindacati sono cruciali in questo meccanismo. Tanto cruciali che recitano il gioco del silenzio.
Il grande potere sindacale in termini di privilegi (esiste una 'casta' sindacale) si costruisce grazie a questi scambi fra silenzi e privilegi.
L'idea che una volta iniziata la guerra non ci sia nulla da fare e' assolutamente smentita dal fatto che lo sforzo mediatico per raccontarci menzogne e' una delle maggiori preoccupazioni della propaganda bellica. Demolire la propaganda bellica e ridicolizzarla e' uno dei nostri principali scopi di uomini di pace.
Smontare il consenso e' l'operazione decisiva, assolutamente necessaria anche se di per se' non sufficiente.

Ma molti pacifisti in vacanza (non solo materialmente ma MENTALMENTE in vacanza, ossia deresponsabilizzati e sfiduciati) si sono bevuti le bugie di guerra, non si sono documentati (costa molto tempo farlo, soecie se Rainews spaccia per vere le bugie di guerra). Molti pacifisti non hanno dedicato neanche un'ora (alcuni neanche un minuto!) al giorno per fare controinformazione nonostante avessero il computer collegato a Internet per 24 ore al giorno. Hai il computer collegato 24 ore su 24 a Internet e non dedichi un minuto a fare controinformazione?

E' assurdo. Non c'e' giustificazione: ci siamo macchiati di una responsabilita' orrenda. Potevamo fare e non abbiamo fatto. E ogni controinformazione e' utile. Lo sanno gli strateghi di guerra mediatica. Essi stessi si sono stupiti della nostra incapacita', hanno vinto a tavolino.

Vorrei dare mille volte torto a Marinella, ma purtroppo ha ragione.
Fermo restando che siamo arrivati a questo sfacelo anche perche' non abbiamo praticato PRIMA della guerra la cultura della nonviolenza.

Ciao
Alessandro

Ps - Parteciperò alla marcia Perugia Assisi.

sabato 2 aprile 2011

Precursori anche nella recitazione.. breve storia del teatro del Circolo Vegetariano VV.TT. ieri ed oggi



"Il palcoscenico di Gustavo Piccinini, fotografo ufficiale della Compagnia Cinabro di Calcata"

Dal 7 al 15 maggio 2011 si terrà a Treia (Macerata) la celebrazione del 27° anniversario dell'associazione e l'inaugurazione della nuova sede del Circolo Vegetariano VV.TT. con un variegato programma culturale. In un certo senso malgrado la ufficialità dell'evento potrei anche affermare che questa Festa dei Precursori è tutta una sceneggiata... Uno spettacolo che si dipana giorno dopo giorno per 9 giorni di seguito.

A me piace recitare... ed anche alle persone che mi circondano. Ognuno di noi (che compartecipiamo al soggetto Circolo) è in grado di restare serio nello scherzo e scherzoso nella serietà. Come dice Marinella Correggia nel frontespizio del nostro sito: "Come la vita, gioco serissimo al quale bisogna con attento impegno lavorare o viceversa lavoro al quale bisogna con attenta disinvoltura giocare?"

Tra le finalità del Circolo vegetariano VV.TT. è scritto: “Scopo dell’associazione è quello di istituire e promuovere simposi naturisti, meditazioni collettive, sessioni di canto rituale, feste spettacoli e giochi all'aperto, passeggiate ecologiche, sperimentazioni di sopravvivenza in luoghi selvaggi e lavoro nei campi, etc. dimostrando con ciò l'importanza di una esistenza armonica e piena di amore.
 
Spesso mi sono chiesto come poter attuare un programma così poliedrico, soprattutto unendo la gioia di esistere al senso del dovere. La mia soluzione è stata sempre quella di “vivere teatralmente” ma con la massima sincerità ed allo stesso tempo seguendo un’etichetta, come se tutto quello che faccio fosse importante, senza però mai identificarmi nella parte. “Tutto è uno spettacolo passeggero” - diceva Yogi Ramsurat Kumar - riferendosi a questa esistenza terrena.

Con il mio metodo di vita teatrale, considerando che è tutta una “ divina commedia”, non serve celare le pecche e i difetti, le antipatie e le simpatie, i pregi e la saggezza. E seguendo tale filosofia fin’ora son vissuto mai nascondendo quel che sono, o meglio la "partaccia" che sono chiamato a rappresentare in questa vita.

Questa tendenza alla "recitazione dal vivo" è una mia naturale passione.
Sin da bambino piccolissimo ricordo che con le mie sorelline ed amichetti mettevo in scena delle vere e proprie commedie inventate lì per lì, melodrammi romantici di cui forse nemmeno noi stessi capivamo il significato, semplicemente scimmiottando quanto osservavamo nel comportamento dei grandi…. Questa vocazione è rimasta per me stabile, è una mia caratteristica che mi consente di divertirmi nelle passioni e nei dispiaceri…

Non sempre però questo mio atteggiamento gioioso piace alla gente con la quale vengo in contatto e spesso amicizie meravigliose o grandi amori svaporano come nebbia al sole del raziocinio e della congruità cercata, perseguita e pretesa dagli altri. Peccato che essi non siano in grado di giocare con me al gioco della vita…

Questo “gioco” lo ho vissuto anche nell’esistenza del Circolo Vegetariano VV.TT. ed a questo punto dovrò raccontarvi anche come è nato questo Circolo… Prima di essere VV.TT. il Circolo era semplicemente V.T. (che significa Vecchi Tufi). A quel tempo, eravamo negli anni ’70 del secolo scorso, l’attività primaria del gruppetto di primi arrivati a Calcata, amici e parenti che mi avevano seguito da Roma o che avevo ospitato “in rodaggio” (senza parlare ovviamente del lavoro serio che ancora svolgevamo disciplinatamente a Roma), era il far “teatro di strada”. Quello era il tempo di una recitazione fantasiosa in mezzo agli ignari radi visitatori o compiacenti vecchi e nuovi residenti. Le recite erano improvvisate e coinvolgenti (come ai tempi della mia infanzia).
 
Questo render complici gli altri “forzosamente” mi serviva per rompere quel muro di ghiaccio che solitamente si instaura fra persone che non si conoscono, o che stentato a manifestarsi liberamente. In seguito scoprii che nel gergo teatrale questo approccio viene definito “happening” o “psicodramma” ma allora non sapevo che stavamo vivendo un nuovo stile di recitazione, io e gli altri accoliti giocavamo a “rompere le scatole” alla gente, con furbizia e curiosità, studiando le loro reazioni un po’ come facevano gli “amici miei” di Germi (che in diverse scene fu girato a Calcata).

Ricordo bene alcune nostre sceneggiate di quel tempo beato, recitate al volo nelle viuzze anguste del borgo. Una piece alquanto seriosa fu la messa in scena di una prima edizione delle 101 storie Zen che si svolgeva camminando (la seconda edizione si svolse a Bazzano in Emilia), una specie di excursus spazio temporale su quello che è l’eterno messaggio dello Zen. In un’altra occasione il nostro gruppo, che pian piano andava assumendo le sembianze di una “compagnia teatrale” con tanto di regista, scenografi, addetti alle luci, etc., organizzò una recita all’aperto di poesie demenziali (inventate seduta stante). Al termine della recitazione il falso “fine dicitore” (il sottoscritto) cadeva in deliquio e veniva allontanato da falsi infermieri manicomiali. La gente che assisteva non riusciva a capire dove fosse il vero od il falso. In un’altra occasione mi inventai una “mostra nel parco, val della Troja” in una grotta. Per attrarre i visitatori nella trappola avevamo allestito un ufficetto all’aperto, in piazza, con tanto di telefono (finto) e segretaria, lì venivano rilasciati inviti ad personam per visitare la “mostra” e gli incauti venivano accompagnati da una avvenente e giovane hostess  che conduceva gli sventurati nell'umida cavità sotterranea dove ad attenderli c’erano ipotetici critici, artisti, intellettuali, fotografi e giornalisti (tutti finti, in questo rispecchiando però una verità..) i quali coinvolgevano i malaccorti visitatori in situazioni bizzarre o noiose ed allorché essi cercavano di defilarsi venivano bloccati da due energumeni i quali dicevano chiaramente che essi avrebbero potevano uscire solo se erano disposti a farsi fotografare (a pagamento) con la “mostra” (ovvero un'amica secca secca vestita da cavernicola stracciona). Credo che esistano ancora di queste foto polaroid in giro per il mondo….

Ma l’improvvisazione che ricordo con più simpatia, ed in cui sfogai la mia “passione” inventiva, la mettemmo in scena in un antro vicino al castello. Quella fu una vera tragedia “diabolica”, ci lavoravano almeno una dozzina di personaggi. Una coppia di attori, giovani ed alquanto piacenti (un maschio ed una femmina), girava per le vie di Calcata adescando i visitatori. I due figuri, atteggiandosi a pushers od a lenoni dall’aria sordida ed ambigua, sussurravano melliflui ai passanti: “Ehi tu, pss, pss… sì dico a te, vuoi assistere ad una commedia molto particolare…? Aspetta davanti a quella porta… ma zitto, mi raccomando… Pss, pss…”. Veniva così radunato un gruppetto di 5 o 6 persone che poi furtivamente erano introdotte all’interno di un cantinone buio. All’improvviso veniva sprangato l’ingresso dall’interno e qualcuno accendeva una candela (che spesso si spegneva per misteriosi soffi di vento), attraverso quella fioca luce venivano illuminate situazioni molto particolari (sospetto che Salvatores si sia ispirato a noi per il suo Nirvana)....
 
Si iniziava con il drogato in una nicchia che dava segni forti di crisi d’astinenza ed all’improvviso prendeva ad urlare ed a contorcersi. Seguiva l’angolo del santone, all’inizio, che pian piano assumeva l’aria libidinosa e prendeva a palpare il culo delle ignare signore presenti. Poi c’era un morto vivente in catalessi e pure un ladro maldestro che tentava di borseggiare gli astanti ed un altro attore che accusava la necessità di soddisfare un impellente bisogno fisiologico e si metteva a pisciare proprio lì davanti a tutti (pisciava per davvero, ed ero io a fare quella parte). Ogni situazione contribuiva inesorabilmente a montare il pathos fra i presenti che si sentivano immersi in una realtà insopportabile, intima, dalla quale non potevano sfuggire. I viandanti erano caduti nella trappola mefistofelica e quando disperati cercavano di guadagnare l’uscita si accorgevano che le porte erano bloccate (attenzione erano bloccate per davvero perché il chiavistello era difettoso), alla fine noi stessi facendo sforzi sovrumani e caotici fra urla isteriche (non si apre… non si apre, non si apre più..!) riuscivamo a spalancarle scardinando i rozzi ed arrugginiti battenti. Potete immaginarvi la faccia degli astanti quando riuscivano finalmente a mettere il naso fuori… Per loro era il momento della rinascita, non sapendo se ridere o piangere!

Nel tempo, invecchiando, sono diventato meno “cattivo” nelle mie sceneggiate ma non ho perso la voglia di giocare con i “soci” che vengono (malgrè tout) ancora a trovarmi. Magari come alla festa dell’acqua cotta, che ricorre l’8 agosto. Quel giorno da mangiare ci sono solo le erbe che siamo riusciti a raccogliere durante la passeggiata selvaggia, e chi conosce la natura sa che ad agosto di erbe ve ne sono ben poche… è perciò importante che i partecipanti apprendano velocemente a riconoscerle per non lasciarsene sfuggire nemmeno una. Cerco in questo modo di risvegliare nei neofiti l’amore per il necessario e la gioia di godere di quel che si ha, senza aspettarsi la manna dal cielo (o il menù dal ristorante). Diversa è la situazione nella passeggiata notturna (in qualsiasi condizione atmosferica ed a rischio e pericolo dei partecipanti) che si svolge il 31 dicembre di ogni anno (nel 2010 è successo lungo il Panaro a Spilamberto, con la neve), quella che chiamo “la notte senza tempo”. In passato quando attraversavamo tronchi sospesi sul fiume o camminavamo sul greto, non sono mancate le occasioni per vivere forti emozioni (cadute in acqua, scivoloni e culate nel fango, incontri coi cinghiali, pioggia e vento, luna stelle e silenzio, etc.).
 
E la saga continua... da quando mi sono trasferito a Treia ho spesso invitato le persone, al termine di ogni sessione sull'I Ching, a venire con me sotto le rupi a cercar legna per il camino... è divertente osservare come spesso qualcuno cerca di imboscarsi non raccattando alcun arbusto.. al che mi diletto di predisporre lungo la strada mucchietti di rami secchi che poi al ritorno dalla passeggiata invito a raccogliere chi sta ancora con le mani vuote. Il 21 marzo 2011, per festeggiare l'equinozio di primavera, mi sono inventato la potatura degli ulivi nell'orto di Caterina... La notizia è stata riportata anche da alcuni giornali locali ed ho avuto non poche telefonate di gente che chiedeva informazioni.. ma quando sentivano che c'era da lavorare glissavano sull'appuntamento... Ma tre persone sono riuscito ad acchiapparle.. in due giorni differenti, ed assieme abbiamo fatto una bella potatura... cosa che essi non avrebbero altrimenti mai fatta, se non si fosse trattato di un "gioco" di primavera!

Ecco le “fragranze” della fantasia recitativa che si respirano al Circolo… ma tutto sommato vedo che la gente conserva gelosamente nel proprie cuore queste memorie avventurose…. è il Teatro del VV.TT.

Paolo D’Arpini

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“Lo specchio riflette esattamente quello che ha davanti.. Non sono gli altri a costruire il nostro destino... ma gli altri sono il modo attraverso il quale il nostro destino si manifesta. In un santo non c'è intenzione né identificazione e la sua esperienza è completamente libera da ogni "presupposto"... Ma finché permane il senso di essere noi stessi a compiere l'azione, ovvero finché siamo illusi dall'ego, è difficile anzi impossibile comprendere l'azione di un santo... Egli non conosce il male, egli rappresenta il semplice e puro bene assoluto. Ma per capire le vie dei santi dobbiamo essere santi noi stessi...”
(Saul Arpino)

http://www.circolovegetarianocalcata.it/2011/03/17/alloggiamenti-per-ospiti-a-treia-macerata-per-la-festa-dei-precursori-dal-7-al-15-maggio-2011/

domenica 13 settembre 2009

India - Contadine e contadini e braccianti in lotta per la vita e contro la liberalizzazione agricola mondiale e l’inaccessibilità dell’acqua

L'India che cambia...

Molti decenni fa l'economista gandhiano Kumarappa - morto nel 1960 – dedicò il suo libro Finance and Poverty ai contadini e braccianti indiani, i kisan, "che sopportano il caldo e la fatica". E' tuttora così. Anzi adesso quei lavoratori devono sopportare anche la globalizzazione.

Per questo in 50.000 sono confluiti davanti al parlamento di New Delhi giorni fa per una protesta pacifica ma energica, con tanto di salti sulle barricate della polizia, arresti e immediati rilasci. Promotori il Coordinamento indiano dei movimenti agricoli e i rappresentanti nazionali del sindacato internazionale Via Campesina. Obiettivo: protestare - come in India hanno iniziato a fare in modo eclatante nel 1997 - contro quella rovina famiglie (rurali) dell'Organizzazione mondiale del commercio.

Già: perché proprio il governo indiano, ospitando un minivertice Omc, ha deciso di "rivitalizzarla", dando il segnale che l'impasse nei negoziati del Doha Round può essere superata, completando entro il 2010 la liberalizzazione dell'agricoltura a vantaggio del grosso business. Il che metterebbe a rischio i mezzi di sussistenza di oltre due terzi degli abitanti del paese, legati al mondo dell'agricoltura, per i quali la concorrenza di quelli che essi chiamano "gli attori agricoli dei paesi sviluppati, pesantemente sussidiati dai loro governi" sarebbe imbattibile e si aggiungerebbe agli altri devastanti fattori di crisi, come la siccità.

Giorni prima i rappresentanti del mondo agricolo avevano incontrato il ministro dell'Agricoltura Anand Sharma. Ricavandone la promessa che non li avrebbe mai traditi. E però, denunciano, é successo il contrario. L'India infatti si sta movendo in completa segretezza nel quadro di vari accordi di libero scambio, oltre all'Omc; e sta perdendo terreno rispetto ai paesi sviluppati, soprattutto gli Stati Uniti, nel negoziare gli unici meccanismi che potrebbero proteggere dalla devastazione il suo vitale settore agricolo: i "prodotti speciali" (Sp) e il "meccanismo speciale di salvaguardia" (Ssm).

L'India ha accettato di esentare dai tagli alle tariffe doganali (imposti dall'Omc) solo otto o nove colture e solo il 5% dei prodotti agricoli. Molto poco, quasi nulla per un paese che ha una grande agro-biodiversità in 15 zone agro-climatiche. Quanto al meccanismo di salvaguardia che dovrebbe
prevenire la crescita delle importazioni, e' stato reso del tutto inoffensivo appesantendolo di termini e condizioni.

Gli Stati Uniti stanno forzando la penetrazione di derrate specifiche come mais, riso, cotone e soia, già riversate con il dumping nei mercati di tutto il mondo. E' anche in gioco, dice Via Campesina, il modello di agricoltura promosso dall'Omc: industriale, ad alta densità di input chimici. Ma gli agricoltori indiani promettono battaglia "finché il ministro Sharma e il Primo Ministro non onoreranno la promessa di proteggere le condizioni di vita nelle campagne".

Intanto in Bangladesh si sono incontrate diverse donne agricoltrici provenienti da Nepal, India, Corea del Sud, Filippine, Thailandia, Indonesia. Hanno voluto calare nella pesante realtà bangladeshi la campagna di Via Campesina contro le violenze sulle donne (ma violenza é anche la
mancanza di accesso all'acqua pulita e ai rifugi anticiclone, vitali per la sopravvivenza). E hanno voluto dare manforte alla lotta per la terra condotta da due sindacati rurali, il Bangladeshi Kisan Sabha e la Bangladesh Krishok Federation. Nel remoto distretto meridionale di Patuakhali, diversi
membri senza terra dei due movimenti hanno occupato le "chaur", isole emerse nei fiumi, una delle conseguenze del caos climatico.

Marinella Correggia