L'ambasciatore degli Stati Uniti presso Israele, fervente filosionista e fautore del Grande Israele, ha recentemente dichiarato che "Senza il popolo ebraico, l'America non sarebbe mai esistita. I nostri padri fondatori lo sapevano". Lo ha confermato lo stesso Netanyahu, il quale ha detto che: "la guerra contro l'Iran, Hezbollah e Hamas e tutti i Paesi che si oppongono al Grande Israele finirà solo con la nostra vittoria". Secondo Netanyahu: "Oggi Israele è più forte che mai, ha aggiunto il primo ministro, e deve affrontare i resti dell'asse che si oppongono ad Israele e cogliere le opportunità per la realizzazione dei suoi progetti". Per questo Trump e tutti i vertici americani del passato si sono sempre schierati a fianco d'Israele, finanziandolo ed armandolo alla grande.
Il The Wall Street Journal riporta da parte di funzionari americani che Trump ha già esaminato i piani del Pentagono per riprendere attacchi terroristici su larga scala contro l'Asse della Resistenza, ma ha deciso per ora di continuare i negoziati sul nucleare con l'Iran in attesa di tempi migliori per un attacco risolutivo. Teme infatti che una nuova guerra potrebbe interrompere la diplomazia, causando danni all'alleato sovrano, e sarebbe quindi disposto a temporeggiare anche dopo il 18 agosto.
Nonostante le opzioni aggressive suggerite dai militari, Trump preferisce attacchi limitati a un'operazione su larga scala e vede provvisoriamente nella tregua diplomatica la soluzione migliore. Al momento Washington chiaramente non vuole farsi coinvolgere in un'altra grande guerra, essendo già impegnata su più fronti.
Tra l'altro stanno aumentando le incomprensioni tra Arabia Saudita e USA. L'Arabia Saudita avrebbe bloccato l'accesso militare statunitense alle sue basi e al suo spazio aereo per il Project Freedom.
Questo ha spinto la Casa Bianca a minacciare di negare al regno i sistemi di difesa aerea su cui fa affidamento per contrastare i missili e i droni iraniani, secondo il Wall Street Journal.
Riad ha poi fatto marcia indietro dopo la minaccia che avrebbe potuto perdere l'accesso prioritario alle armi difensive statunitensi. Comunque la disputa ha spinto Washington a valutare una riduzione della sua presenza militare in Arabia Saudita.
Le tensioni si sono ulteriormente acuite dopo che il Segretario di Stato Marco Rubio ha saltato Riad durante il suo tour nel Golfo la scorsa settimana. I funzionari sauditi hanno interpretato questo gesto come un insulto deliberato e il Principe ereditario Mohammed bin Salman ha declinato l'invito al vertice del G7 per protestare contro l'approccio statunitense alla guerra nel Golfo..
Pappa e ciccia
(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)