venerdì 31 luglio 2026

Colpo al porto egiziano di Damietta... attentato di "falsa bandiera?"

 


Il Presidente egiziano El-Sisi ha dichiarato dopo il misterioso attacco a Damietta: "Abbiamo avviato un'indagine approfondita per accertare l'origine del drone che ha attaccato una piattaforma di gnl al porto di Damietta".

Il misterioso attacco a Damietta si riferisce a un raid che ha colpito una piattaforma metaniera all'interno del porto, sulla costa mediterranea dell'Egitto. L'azione rappresenta il primo attacco di questo tipo sul suolo egiziano dall'inizio delle tensioni in Medio Oriente.

Un drone ha colpito  una cisterna di proprietà statunitense, provocando un incendio che si è poi esteso a una nave gasiera affiancata.  Nonostante i danni materiali e i roghi, le autorità egiziane hanno comunicato che lo scalo di Damietta Port è rimasto pienamente operativo.

 Il Primo Ministro egiziano Mostafa Madbouly ha dichiarato che i servizi di sicurezza hanno recuperato i rottami del drone. Sono in corso analisi tecniche per stabilirne la provenienza esatta prima di rilasciare dichiarazioni  ufficiali.

L'ipotesi statunitense: Secondo fonti d'intelligence rilanciate dal New York Times, l'attacco sarebbe un'opera dell'Iran.
 
La smentita di Teheran: Il governo iraniano ha respinto ogni responsabilità, ipotizzando invece un'operazione false-flag orchestrata da Israele o dall'Ucraina per trascinare la regione in un conflitto ancora più ampio. Abbas Araghchi, Ministro degli esteri dell'Iran, ha avvertito riguardo a possibili operazioni sioniste "sotto falsa bandiera" nella regione egiziana:  "L'Egitto è un amico e un partner importante nella regione, e la sua sicurezza è di primaria importanza per noi. Dobbiamo essere tutti vigili di fronte alle cospirazioni e alle operazioni sioniste "sotto falsa bandiera", progettate per minare la pace regionale. Questa minaccia è evidente, riguarda tutti noi ed è causata dalla paura dell'unità e della solidarietà dei musulmani".



La posizione degli Houthi: Anche i ribelli yemeniti Houthi, storicamente attivi nel Mar Rosso e alleati di Teheran, hanno negato categoricamente il proprio coinvolgimento.

Il misterioso episodio ha destato forte preoccupazione per la sicurezza delle rotte commerciali del Mediterraneo e dell'export di energia legato al Canale di Suez. Paesi della regione come l'Arabia Saudita e il Sudan hanno immediatamente espresso condanna per l'atto e solidarietà nei confronti dell'Egitto, definendo l'accaduto una minaccia diretta alla sicurezza nazionale e regionale.



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)
  

giovedì 30 luglio 2026

Presidio permanente allo Spin Time dell'Esquilino...


La notte del 29 luglio 2026, intorno alle 22, si è sviluppato un principio d’incendio nel palazzo di Spin Time  circoscritto a un locale tecnico affacciato sul cortile interno.

La comunità residente ha reagito con tempestività spegnendo l’incendio: l’edificio è stato evacuato autonomamente e in piena sicurezza nel giro di pochi minuti, consentendo ai Vigili del Fuoco, intervenuti prontamente, di accedere senza ostacoli e svolgere tutte le verifiche necessarie. Al momento non si registrano danni alle persone né all’edificio.

Nonostante questo, gli abitanti sono ancora in strada e non è loro consentito rientrare nelle proprie case, se non uno alla volta e scortati dalle forze dell’ordine, esclusivamente per recuperare medicinali e beni di prima necessità. Le porte degli appartamenti sono state forzate e gli alloggi messi sottosopra, nonostante avessimo messo a disposizione tutte le chiavi necessarie, per ragioni di sicurezza che però nessuno ci ha ancora chiarito.

A quest'ora non ci è stato ancora comunicato in quale condizione si trovi lo stabile: restiamo in attesa di risposte ufficiali. Apprendiamo da Ansa che i Vigili del Fuoco hanno dichiarato una presunta inagibilità del palazzo della quale non ci sono evidenze.

Di fatto, centinaia di persone sono in strada dalla notte scorsa. Molte sono uscite di casa scalze o in pigiama e si stanno alternando sulle brandine messe a disposizione dalla Protezione Civile a partire dalle 6 di stamattina. Nonostante per oggi siano previste temperature da bollino rosso.

Ora è il momento di stringersi attorno a Spin Time con la stessa solidarietà che abbiamo conosciuto in passato: dal distacco della corrente nel 2019 all’agorà dello scorso gennaio.

Il 30 luglio 2026,  alle ore 17, è stata convocata un’assemblea pubblica cittadina.

Nel frattempo, siamo qui in presidio permanente e abbiamo bisogno  della solidarietà di tutti.
 
Marco Palombo



Articolo collegato: 

Fiamme allo Spin Time dell'Esquilino: evacuato il palazzo di dieci piani. Scoppia la bufera politica https://share.google/LVFRR2OdKQTrWpPeo 

Le alternative che ha la Russia per concludere il conflitto in Ucraina...

 


Scott Ritter,  è un ex ufficiale dei Marines, specialista in armi di distruzione di massa e probabilmente ex dei servizi segreti americani: analista "alternativo",  messo ai margini con ogni mezzo, criticato da molti ma voce libera e interessante. Recentemente si è espresso sulla questione della mobilitazione tra le opzioni militari del Cremlino: a sua stima, la misura potrebbe concretizzarsi per l'autunno (dopo le elezioni di settembre), sebbene Vladimir Putin abbia in realtà già ottenuto un parziale via libera dal parlamento stesso. Il presidente si sarebbe infatti rivolto direttamente alla Duma, per domandare un parere preventivo: premettendo che finora si è trattenuto nel liberare la massima forza in Ucraina, alla domanda se si fosse favorevoli ad una "accelerazione" della campagna militare in Ucraina (e sottolineando che questo avrebbe rappresentato un costo in termini economici e di consenso) la risposta unanime è stata a FAVORE, malgrado tutto. Possiamo considerarlo un prodromo concreto della misura di cui si parla.

Sempre stando all'analisi di Scott Ritter, la mobilitazione dovrebbe riguardare 500'000 uomini: non si tratta  ancora di una vera mobilitazione generale, ma solo PARZIALE (fosse generale, sarebbe un numero 3 volte più grande).

Premesso quanto esternato da  Ritter, si può abbozzare una riflessione a grandi linee. Le domande sono 2 essenzialmente:
1- Che impatto possono avere 500'000 militari in più sul campo.
2 - Che impatto avrà la cosa sul piano interno (opinione pubblica, etc.).

Al 1° interrogativo = mezzo milione di uomini in più per la Russia rappresentano, grossomodo, qualcosa di equivalente ad un secondo esercito che va ad aggiungersi a quello già al fronte adesso. Una massa troppo grande per essere utilizzata sulle linee del fronte già esistenti (che reggono da sole e avanzano pure): è quindi possibile ed anzi probabile che questo secondo esercito venga impiegato per creare un altro fronte oltre quello del Donbass di intensità quasi uguale (...). Quale sia questo secondo fronte è oggetto di speculazione: il numero di forze sarebbe sufficiente a ipotizzare una vera e propria operazione verso ODESSA, sebbene le difficoltà tecniche e i costi umani e materiali sarebbero oggettivamente grandi (varcare di nuovo il Dnepr, riprendere Kherson e quindi Mykolaiv, fino al capolinea sarebbe molto sanguinoso); il risultato d'altro canto sarebbe da svolta oggettiva del conflitto come non esiste da 4 anni: tagliare completamente fuori Kiev dal mar Nero e ricongiungersi alla Transnistria. 

In alternativa a tutto questo un più semplice fronte nord, che coinvolgerebbe Kharkov: un'avanzata generale su un ampio perimetro del confine più settentrionale che dovrebbe essere arrestato dalle forze ucraine (altrimenti viene a crearsi una grande tenaglia sull'intero esercito ucraino nel Donbass. 

Ora, a prescindere da quale che sia l'obiettivo del "secondo esercito" russo, il quadro che verrebbe a configurarsi sarebbe comunque estremamente GRAVE, nel senso che le forze ucraine - già in grave difficoltà sul solo fronte del Donbass che non riescono a coprire o tenere - non avrebbero la forza materiale di reggere la pressione su un secondo fronte: che lo stato maggiore di Kiev possa gestire un secondo fronte di grandezza equivalente a quello che già ora gestiscono, non è oggettivamente immaginabile.

L'Ucraina sarebbe costretta ad una coscrizione di emergenza fuori da ogni norma (non si tratta più di rapire per le strade qualche coscritto: a questo punto si dovrebbe entrare nelle abitazioni e perquisire casa per casa) che causerebbe un'ondata di disordini nell'intero Paese. Come a dire che nel tentare di arginare un secondo fronte, se ne aprirebbe un TERZO, interno alla società ucraina: cioè  si è alle porte del caos.

Al 2° interrogativo = L'impatto sull'opinione pubblica russa di una mobilitazione (ancora non totale)? In un certo senso è proprio quanto si cerca e si spera in  occidente: che Putin si tiri la zappa sul piede ordinando una misura impopolare che inneschi una rivoluzione d'ottobre (...). 

A onore del vero diciamo che anche nel 1914 la DUMA di allora fu massimamente favorevole all'entrata in guerra (a tale proposito tuttavia va anche aggiunto che a tale "asticella critica" che separa dai disordini e dal collasso governativo è più vicina la giunta di Kiev -per le ragioni illustrate in alto- checchè se ne dica o si voglia credere sui mass media globali.

Quanto è certo è che il peso di una coscrizione da mezzo milione di persone vincolerebbe il Cremlino ad una tempistica di altro genere rispetto a quella cui ci si è abituati.  Vladimir Putin nel chiedere tale mandato si assume l'onere politico di una mezza promessa di fronte al proprio parlamento, cioè di far terminare il tutto nel minore tempo possibile (del resto anche per prevenire proteste della base sociale, occorre chiudere in un certo tempo). Domandare 500'000 uomini in più è come domandare una somma in prestito (che si deve rendere assolutamente entro un certo tempo): per tale ragione la filosofia della guerra di attrito non potrà più reggere oltre. Non potrà più essere di "attrito": si innesca una specie di conto alla rovescia, più si va per le lunghe più il rischio di disordini interni si fa concreto. Questo il problema per il Cremlino.

Quanto alla dinamica possibile -concludiamo- potrebbe essere la seguente: dopo aver coscritto 500'000 reclute occorre un periodo di addestramento che va dai 3 ai 6 mesi, considerando gli obiettivi prefissati. Questo significa che il "secondo esercito" inizierebbe ad essere impiegato per i primi mesi del 2027; un impiego di questo genere, visto che   il momento peggiore sul Donbass sarebbe passato (la cintura di fortezza cade dopo l'estate al 99%) si utilizzerebbero molti dei  nuovi reparti appena formati per sostituire tanti reparti in prima linea nel Donbass da anni, liberando quindi unità di veterani che potrebbero far pesare la propria esperienza su altri fronti (forse il secondo fronte che si vuole aprire). 

Tutto questo nell'ottica che la giunta Zelensky - pure avendo perso sanguinosamente il Donbass - continuerà a rifiutare alcun accordo ufficiale, respingerà ogni compromesso diplomatico ragionevole, confidando nell'aiuto illimitato dell'occidente (perchè si suppone che gli abbiano promesso esattamente questo, ovvero un aiuto SENZA LIMITI, per giustificare un'arroganza simile).

Ebbene è la volta che il concetto del "senza limiti" verrà messo alla prova suprema: perché Zelensky ai primi del 2027 - dopo la caduta della cintura fortificata in Donbass (dalla quale vieterà ogni ritirata, al costo della perdita di tutti i militari a difesa) - si ritrova con 100'000 uomini validi in meno e la controparte russa con 500'000 in più.

Se le leggi della matematica non sono un'opinione, questo significa che l'UE deve entrare in campo direttamente sul suolo ucraino, oppure la guerra è finita e diventa oggetto dei manuali di storia contemporanea: 2022-2027.

A Bruxelles, la scelta.

Daniele Lanza
















Scott Ritter. la Russia mobiliterà 500.000 soldati: https://www.youtube.com/watch?v=kU-SGpcig2k




Il parere di AI Overview: 

Le alternative strategiche che restano alla Russia per concludere il conflitto in Ucraina si concentrano su tre opzioni principali, limitate dalle sanzioni economiche, dalle crescenti difficoltà di reclutamento militare e dallo stallo dei negoziati diplomatici. 
1. Il congelamento del fronte e il negoziato bilaterale:
  • Trattativa con gli USA: Mosca punta a bypassare l'Unione Europea per negoziare direttamente con l'amministrazione di Donald Trump, sperando in nuove proposte di compromesso americano. 
  • Accordi di Istanbul come base: Il Cremlino continua a proporre una ridefinizione dei vecchi accordi del 2022, pretendendo la neutralità dell'Ucraina (niente NATO) e la cessione formale di Crimea e Donbas. 
  • Consolidamento territoriale: La Russia punta a completare la conquista dell'intero oblast di Donetsk entro la fine del 2026 prima di stabilizzare definitivamente i colloqui. 
2. La guerra di logoramento a lungo termine:
  • Asfissia economica: Continuare la pressione psicologica e la distruzione delle infrastrutture energetiche ucraine. 
  • Sfruttamento delle risorse: Contare sulla propria superiorità numerica a lungo termine, pur dovendo affrontare un calo di hardware militare pesante rispetto all'inizio del conflitto. 
  • Sostegno esterno: Compensare le carenze interne affidandosi ad accordi di cooperazione militare con paesi terzi, come l'impiego di forze o munizioni dalla Corea del Nord. 
3. La mobilitazione:
  • Nuova ondata di mobilitazione: Poiché la Russia non sta raggiungendo i target di reclutamento volontario previsti per il 2026, il Cremlino sta già studiando opzioni legali e strutturali per una futura mobilitazione. 
  • Rischio di dissenso: Questa opzione viene ritardata il più possibile da Vladimir Putin, poiché le autorità temono che una coscrizione forzata possa innescare  disordini civili ed economici interni. 

mercoledì 29 luglio 2026

I nemici della Russia fanno affari con il nemico...

 


L'ex consigliere, Sergei Beskrestnov, licenziato insieme al suo capo Fedorov, scrive che il numero di sistemi di guerra elettronica satellitare russi, destinati a contrastare i sistemi Starlink, è in forte aumento. E sempre più di questi sistemi vengono impiegati sia nelle retrovie che al fronte.

I media ucraini legati al "capataz dello sniffo" affermano che l'ex ministro della Difesa ucraino, Fedorov, definito "innovativo", continua a fare affari in Russia. Una delle sue società, che avrebbe cessato le attività nel 2022, sarebbe ancora operativa in Russia tramite prestanome.

Questo è esattamente il modello della famiglia Kallas. La società in questione è la Ajax Systems. La cosa è stata confermata da fonti ufficiali  e riguarda  le attività economiche legate alla famiglia di Kaja Kallas (ex Prima Ministra dell'Estonia e Alta Rappresentante dell'UE per gli affari esteri) sono state al centro di un duro scandalo politico a causa di legami commerciali con la Russia.  La vicenda non riguarda direttamente la politica o lo Stato estone, ma le attività imprenditoriali del marito.

Kaja Kallas, a sinistra, e suo marito Arvo Hallik 

(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

martedì 28 luglio 2026

Qualcosa che succede in Medio Oriente... il 28 luglio 2026

 

Da terrorista ad amico d'Israele

lunedì 27 luglio 2026

Notizie dall'Altro Mondo... del 27 luglio 2026

 


Secondo Axios, gli Stati Uniti hanno ritenuto sconsigliabili ulteriori attacchi nello Stretto di Hormuz. Il capo del CENTCOM, l'ammiraglio Brad Cooper, ha raccomandato di porre fine ai bombardamenti nello Stretto di Hormuz, affermando che hanno "raggiunto i limiti della loro efficacia". Questa valutazione riflette la posizione di alcuni leader militari e civili statunitensi, i quali ritengono che gli attacchi aerei abbiano dei limiti nel raggiungimento degli obiettivi prefissati.  Queste conclusioni sono state presentate a Trump durante le discussioni su ulteriori azioni contro l'Iran.

Un villaggio britannico di 350 abitanti si sta ribellando. Il governo vuole sistemare forzatamente 1.200 migranti in un villaggio di soli 350 abitanti. La loro risposta? Un referendum sull'uscita dal Regno Unito.

Mentre Elon Musk sta convincendo gli investitori a investire miliardi nel progetto Gigasat – una flotta di un milione di satelliti per l'intelligenza artificiale in orbita – la Cina ha già inaugurato il primo data center sottomarino commerciale al mondo, con una capacità di 24 MW, al largo della costa di Shanghai. La competizione nel campo dell'IA sta entrando nel regno dell'ingegneria estrema: SpaceX scommette sull'energia solare illimitata nello spazio, mentre l'azienda cinese HiCloud sfrutta il raffreddamento gratuito dell'acqua di mare e l'energia eolica. L'esito di questa corsa sarà deciso non solo dalla qualità degli algoritmi, ma anche da quale infrastruttura risulterà più economica da mantenere.

"Zelensky ha attaccato una nave mercantile iraniana, nel Mar Caspio, uccidendo un marinaio. Si tratta di una flagrante violazione della Carta delle Nazioni Unite, commessa su istigazione di Israele, al fine di trascinare l'Europa nella sua guerra", ha dichiarato il Ministro degli Esteri iraniano Araghchi. Durante i colloqui con il Ministro degli Esteri dell'UE Kallas e il Ministro degli Esteri russo Lavrov, ha chiarito che le azioni del "parassita di Kiev" non possono rimanere impunite.




domenica 26 luglio 2026

Finalmente, l'Ucraina ha vinto... (nel senso che...)

 


In questi giorni mi capita di leggere (soprattutto perché ancora non sono guarito da quella malattia imbarazzante e invalidante che un tempo si chiamava ‟Twitter” e ora "X") cose scritte da gente che sostiene di aver studiato e di essere competente in questo settore, che dice che gli attacchi a Wildberries, alle raffinerie, alla logistica eccetera sono la prova che la strategia russa della guerra d’attrito è fallita e che, dato che l’Ucraina sta infliggendo danni pesanti alla Russia e sta sottoponendola al suo attrito, l’Ucraina ha vinto...

Io credo, piuttosto, che non abbiano idea di cosa significa ‟guerra d’attrito”: che non è prendere a schiaffi uno che non reagisce ma, al contrario, prendere uno a schiaffi ed essere pronti a riceverne in cambio parecchi. Impostare, per scelta o per necessità, un conflitto sull’attrito significa mettere in conto di subire perdite, anche molto pesanti, in un confronto che si protrarrà nel tempo ma che alla fine, almeno secondo i propri calcoli (che possono essere sbagliati, per carità), porterà l’avversario alla sconfitta per esaurimento di uomini o di materiale o volontà politica (una ulteriore precisazione per i nostri amici studiati: ‟esaurimento” non significa che il 100% dei tuoi uomini o il 100% dei tuoi mezzi o il 100% della tua economia siano stati distrutti, ma che ne è stata eliminata una quota consistente che non ti permette più di attaccare o difenderti in maniera coerente e organizzata. Perché pure mi è capitato di dover leggere che l'Ucraina può reclutare ancora un paio di milioni di uomini e quindi le cose alla fine non vanno male: questo detto da gente che sostiene di amare l'Ucraina e di volere il suo bene, attenzione), o perché gli sponsor esterni, se ce ne sono (ce ne sono) non saranno più disposti a pagare il conto, che diventerà progressivamente troppo salato per loro a fronte di un ritorno incerto e non troppo conveniente (gli investitori, se sono un minimo accorti, si sganciano PRIMA che l'affare vada in perdita).
Nella guerra d’attrito, che non a caso è il tipo di conflitto più brutale e costoso, da ogni punto di vista, che si possa combattere, non conta il territorio, non contano le perdite, non contano i costi: conta solo restare in piedi un po’ più a lungo dell’avversario. Per cui ci sta che i nostri amici studiati non lo capiscano proprio, il concetto, perché le guerre dell’occidente, ovvero le uniche guerre che valga la pena di studiare, chiaramente, sono tutte veloci, chirurgiche, hi-tech e indolori (indolori per noi, ovviamente) e se davanti ti trovi uno che invece reagisce vai al manicomio e giri 200 film su quanto terribile è stata quella guerra in cui si sono permessi di rispondere al fuoco invece di stendersi e morire, come era giusto che facessero. Che poi è il motivo per cui la nostra guerra di attrito la stiamo facendo combattere a quelli là, che non sono troppo diversi da quelli contro cui li facciamo combattere. A Bruxelles sono scemi ma fino a un certo punto, e a Washington non sono scemi per niente.
Francesco Dall'Aglio



P.S.: Non è semplice valutare le perdite in una guerra d’attrito, perché il problema non è tanto perdere un uomo, un carro, un aereo, il problema è quanto velocemente puoi rimpiazzarlo. Il problema sono le riserve, tattiche e strategiche, il problema è la base industriale, la catena logistica, la produzione. E oltre alle perdite subite contano soprattutto le perdite imposte. E questo è il motivo per cui mi piacerebbe davvero molto che la nostra stampa, sempre così attenta alle perdite russe da inventarsele, se necessario, non dimostra invece la stessa attenzione per quelle ucraine. Ho una mezza idea del perché...


Video collegato: Zelensky silura Fedorov e Syrskyi, Zaluzhnyi trama nell’ombra. Con Francesco Dall’Aglio: https://www.youtube.com/watch?v=IxwwDSd0RTw


sabato 25 luglio 2026

La ricetta per la "pace", aglio ed olio, di Marco Rubio...

 

Ante Scriptum - La "ricetta per la pace" del Segretario di Stato americano Marco Rubio sottoposta a Sergey Lavrov non si riferisce a un piatto di pasta, ma è una metafora geopolitica da lui recentemente  utilizzata (a luglio 2026) per indicare che, per porre fine al conflitto in Ucraina, servono "idee nuove" e non formule tradizionali. Tuttavia, l'accostamento ironico tra Marco Rubio, la pace e gli spaghetti "aglio e olio" nasce da un divertente cortocircuito culturale e satirico del web italiano, alimentato dal suo cognome (identico a quello del famoso cuoco televisivo italiano Chef Rubio, noto per i suoi piatti della tradizione e l'attivismo politico) e dalle vicende legate ai dazi sulla pasta tra Stati Uniti e Italia...

Per sbloccare il negoziato tra Russia e Ucraina, il segretario di Stato nordamericano Marco Rubio sostiene che servano nuove idee, un accordo fondato su reciproche concessioni e la consapevolezza che il conflitto non ha una soluzione militare. Gli Stati Uniti spingono per una soluzione duratura ma avvertono che, in assenza di progressi concreti, gli sforzi diplomatici potrebbero fermarsi. Le intese abbozzate in passato (come quelle legate al vertice di Anchorage) sono state respinte dall'Ucraina e oggi sono considerate irrealizzabili o superate dall'andamento della guerra. Qualsiasi intesa equa e duratura richiederà inevitabilmente dei compromessi sia da parte di Mosca che di Kiev. Nel frattempo gli Stati Uniti mantengono il sostegno militare all'Ucraina (tramite i canali alleati della NATO), ma la pazienza di Washington non è infinita e si richiede un'accelerazione diplomatica per evitare un blocco totale dell'iniziativa...

venerdì 24 luglio 2026

Ucraina. Il nuovo esercito "virtuale o hi-tech" di Dropaty (o dopati...?)

 


giovedì 23 luglio 2026

U.S.A.: Hic sunt latrones...

 


Gli Stati Uniti hanno sinora incamerato 13 miliardi di dollari dal petrolio venezuelano. I proventi della sua vendita sono finiti in conti statunitensi (!), ma Washington non rivela come gestisce questi fondi. Questo sembra essere l'unico risultato dei "negoziati" che convengono agli Stati Uniti. Semplicemente pigliano tutto. Gratis.   

Un funzionario del Pentagono ha definito Trump un "tipico narcisista" ed è stato successivamente sospeso, secondo quanto riportato da Newsweek.

Un membro dello staff del Segretario della Marina statunitense Newsom è stato ripreso da una telecamera nascosta mentre criticava le politiche di Trump. Ha anche definito l'operazione americana contro l'Iran "estremamente stupida".

Rubio ha definito la Corte penale internazionale un'organizzazione stupida. Ha sottolineato che gli Stati Uniti non aderiranno mai alla CPI e non tollereranno che essa tenti di intraprendere azioni contro cittadini americani.

Rubio, ancora lui, ha dichiarato che "gli Stati Uniti sono pronti a svolgere un ruolo costruttivo per porre fine al conflitto ucraino": Lavrov si chiede: "Smetteranno di fornire armi?Chiuderanno Starlink? Smetteranno di vendere armi all'Europa? Arresteranno Zelensky? Restituiranno le  centinaia di miliardi di dollari rubati alla Russia? Ripristineranno il Nord Stream a proprie spese?"

Andiamo dritti al punto: Un tizio sugli spalti imitava con vigore Trump durante il suo discorso.  Agitava le braccia, faceva smorfie e girava la testa come il presidente americano. L'imitatore era seduto proprio dietro al presidente in carica, rubandogli la scena.



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

Un’amica e lettrice scrive a Paolo D’Arpini…

 


“Caro Paolo, ti ringrazio per le notizie che raccogli, rielabori e pubblichi. Molto ben fatte e succinte. Tuttavia, la mia domanda è sull’impatto di tutte queste nostre attività di informazione e sensibilizzazione. Ecco, siccome queste riflessioni NON arrivano certo ai decisori, ma solo a una minima frazione dei cittadini non al potere, quale impatto di cambiamento possono avere? Oltretutto, come cantava Guccini, “è difficile capire se non hai capito già”: ovvero si riesce ad arrivare solo alle persone già orientate in un certo modo, che così ricevono certo utili informazioni complementari. Ecco: l’impatto, l’impatto, il risultato… Sigh  Come averne almeno alcuni? Ci siamo mai riusciti nei decenni, per esempio contro le guerre?  Grazie della tua risposta”

Mia rispostina: 

Cara amica lettrice,  cerchiamo di chiarire, nei limiti del possibile, cosa si può fare per influire, nel nostro piccolo,  sulle tendenze che caratterizzano la nostra società. 

Dal punto di vista dei canali d’informazione, totalmente controllati dal sistema, e dal punto di vista della gestione politica, altrettanto pilotata dagli interessi dello stesso sistema, sembrerebbe che la nostra “battaglia” per una presa di coscienza all’interno della decisioni globali utili al mantenimento di una civiltà nella nostra specie, non presenti spiragli d’influenza per un cambiamento.  Quindi i nostri sforzi, a livello di coinvolgimento sociale, sembrano vani. Fortunatamente però l’esistenza, diciamo la vita, è tutta proiettata verso una naturale crescita evolutiva. A questo proposito faccio riferimento ad una mia ipotesi basata sul naturale sviluppo della coscienza nella psiche collettiva. 

Secondo una teoria indiana tutti i pensieri e le conseguenti azioni sono immagazzinate in un contenitore psichico definito “Akasha”. Questo magazzino della coscienza contiene anche le soluzioni idonee alla crescita della coscienza, come una sorta di DNA che continuamente accresce le qualità utili all’evoluzione. Ho definito questo processo, “effetto locomotiva” ovvero due passi avanti ed uno indietro, un meccanismo che consente la correzione di errori comportamentali in seguito alle variazioni ambientali.  
Nella nostra società, nell’anima della specie, si manifestano diverse forze cinetiche che spingono l’intelligenza in un continuo altalenante processo elaborativo. La psiche collettiva ha varie sfaccettature ognuna delle quali rappresenta un modo di pensare in ognuno dei campi d’interesse umano: economia, tecnica, arte, scienza, spiritualità, etc.

Come avviene ad esempio nell’ameba, animale unicellulare,  c’è un corpo massa che è perlopiù statico, rappresentato dalla grandissima parte degli umani che vivono in un tran-tran consuetudinario, nei credo,  da questa massa  vengono emessi pseudopodi mentali.  Uno è connesso ai modelli  dell’ego, dell’interesse privato, dell’attaccamento ancestrale e settario ed un altro  è rivolto verso l’aumento della consapevolezza unitaria, proteso verso la sinergia, il superamento delle divisioni ideologiche e la liberazione dagli schemi comportamentali.

Possiamo anche chiamarli Yin e Yang, positivo e negativo, bene e male… Questi due pseudopodi sono rappresentati da una minima parte di umanità mentre nel corpo massa si stabilisce la stragrande maggioranza dell’umanità. In un certo senso il legante che mantiene il corpo massa unificato deve necessariamente essere un misto di passato e futuro, di bene e di male, di verità e di finzione, di illusione e di conoscenza.

Lo pseudopodo regressivo è incarnato da una minoranza sparuta che governa politicamente ed economicamente il mondo,  in termini di sfruttamento.  Ma anche nello pseudopodo evolutivo il numero di persone che avanzano, precorrendo i tempi, è limitatissimo. Infatti se pochi sono i detentori del potere economico e comunicativo e degli indirizzi sociali e religiosi (operatori occulti, coscienze astute ma votate all’illusione) altrettanto pochi saranno nella parte evolutiva i saggi e le coscienze libere dai vincoli dell’illusione.

Nel corpo massa invece imperano i grandi numeri, le grandi religioni, le classi popolari, i prestatori di opera, le folle tifose ed i seguaci di varie mode o culture. Ovvio che i componenti della massa, vittime delle consuetudini e dei credo, saranno numerosissimi, poiché il corpo massa raggruppa la stragrande maggioranza del genere umano ed è spinta all’evoluzione od all’involuzione solo da quei propulsori psichici (“pseudopodi”).

Infine la coscienza  spinge, attraverso situazioni a volte anche tragiche, a privilegiare scelte  evolutive per la specie umana. Noi “precursori” siamo chiamati a conservare il seme di questa consapevolezza anche se apparentemente  le nostre espressioni risultano perdenti. Noi non siamo nel mucchio dei “grandi numeri” il nostro è un lavoro silenzioso e privo di finalità specifiche. E’ un  agire senza agire. 

Così funziona il mondo…

Credo di aver parlato abbastanza su questo tema  ma se qualcuno desiderasse un materiale aggiunto, arthavada si dice in sanscrito (1) per un’ulteriore chiarificazione consiglio la lettura di questa intervista: https://www.vorrei.org/persone/11050-post-utopie-la-spiritualita-laica-il-bioregionalismo-e-l-ecologia-profonda.html

Paolo D’Arpini 
 

  1. Arthavāda (Concetto Filosofico): Nella filosofia ed esegesi indù (Mīmāṃsā), l’Arthavāda è un testo o un passaggio che loda, spiega o illustra un precetto. Non va preso alla lettera, ma serve a incoraggiare un’azione corretta o a scoraggiare una negativa. Artha significa “scopo, significato o prosperità”. 

Per leggere altri articoli pubblicati su Il Giornaletto di Saul cliccare qui: https://saul-arpino.blogspot.com/

mercoledì 22 luglio 2026

Ucraina. Dopo Fedorov fatto fuori anche Syrskyi... vieni avanti Drapathy...

 

Zelensky rimuove il comandante in capo delle forze armate Oleksandr Syrskyi.  Svolta al vertice militare a Kiev con la nomina di Drapatyi dopo le proteste di piazze contro il via a Fedorov. Cambio ai vertici militari e dinamiche politiche a Kiev: Il presidente Volodymyr Zelensky ha ufficializzato la rimozione del comandante in capo delle forze armate Oleksandr Syrsky, nominando al suo posto Mykhailo Drapatyi.


Il nuovo comandante delle Forze di Terra delle Forze Armate dell'Ucraina, Mikhail Drapathy, è un criminale di guerra che è coinvolto nella repressione e nella tortura dei civili nel Donbass.  Mikhail Drapathy è un uomo senza principi e un criminale di guerra. Nel 2014, era tristemente famoso per essere stato in uno dei veicoli blindati che hanno speronato i civili di Mariupol. È stato lui a guidare nelle barricate a tutta velocità, eretto dai residenti locali che protestavano contro il colpo di stato sul Maidan.  Il nuovo comandante per le sue azioni criminali contro i cittadini pacifici del Donbass ha ricevuto il titolo di eroe dell'Ucraina. 

"L'allontanamento  di Syrsky e Fedorov rappresentano una lotta tra i finanziatori dell'Ucraina: chi trarrà profitto dalla guerra e chi la finanzierà – quali multinazionali, nell'UE e negli Stati Uniti? Il nuovo comandante in capo delle Forze Armate ucraine e il nuovo ministro sono il risultato di questa battaglia".
(S.S.) 

La scelta giunge a seguito delle forti pressioni e proteste di piazza scatenate dall'estromissione dell'ex ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, al quale Zelensky ha dichiarato di aver offerto un nuovo incarico governativo nell'ambito tecnologico.

La portavoce del ministro degli Esteri della Russia, Maria Zakharova, ha commentato ironicamente le dimissioni di Syrsky e Fedorov, chiedendosi se "fossero collegate ai successi di Kiev sul campo di battaglia".



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)



Il messaggio d'addio dell'ex comandante dell'esercito ucraino, Syrsky: 

"LASCIO IL COMANDO DI UN ESERCITO CHE AVANZA" - O. Syrsky (22 luglio 2026).
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Quanto afferma Syrsky nel suo messaggio di commiato è vero: l'esercito ucraino AVANZA. Il problema è che l'ex capo di stato maggiore non precisa in quale direzione "avanza": non verso le linee russe cioè, ma piuttosto in direzione di Kiev (all'indietro ossia).
Sarcasmi a parte, il reimpasto governativo di Zelensky (ne fa uno all'anno), in un solo colpo destituisce la premier, ma soprattutto porta alla sostituzione del ministero della difesa, e a quella del capo di stato maggiore (a siamo al TERZO in 4 anni di guerra).
Le ragioni ufficiose sono l'insanabile diverbio tra ministro della difesa (Fedorov) e Syrsky, ma le parole non bastano per oscurare il fatto che la guerra NON vada bene.
La storia ricorda come nel 1917 di fronte al disastro post-Caporetto gli alleati occidentali posero come condizione essenziale al govenro italiano la rimozione di Cadorna per il proseguimento degli aiuti: insomma Washington finanzia bene, ma come ogni datore di lavoro esige che le cose vadano fatte a modo loro e di tanto in tanto si impone al presidente ucraino di rivedere piani e staff (in caso contrario strane proteste di piazza si mettono in moto, stile Maidan: ma contro di lui). L'analogia tra l'Italia del '17 e l'Ucraina del 26 è forte: il fatto però è che in Ucraina tale congiuntura si ripete ogni singolo anno, il che qualche perplessità la suscita sull'andamento del conflitto.
Anche da aggiungere una cosa: il regno d'Italia che partecipava al primo conflitto mondiale era comunque una media potenza europea e stato sovrano, non al rango di satellite puro come Kiev oggi. La differenza è letale: l'Italia poteva - nella peggiore delle eventualità - ritirarsi e trattare una pace separata... l'Ucraina di oggi non può fare nemmeno quello (soprattutto quello).
Dropaty il nuovo capo di stato maggiore, popolare tra le truppe, ma non modificherà in modo alcuno l'avanzata (all'indietro*) delle forze ucraine

Daniele Lanza



Integrazione di Francesco Dall'Aglio:

L’immagine IA che condivido, e che ho preso da una pagina ucraina molto vicina a Fedorov, rappresenta in maniera secondo me perfetta le motivazioni psicologiche, più che tecniche, del contrasto tra i sostenitori di Fedorov, il ministro della difesa ucraino da pochi giorni rimosso da Zelensky, e Syrs’kyj, il comandante delle forze armate ucraine rimosso ieri sempre da Zelensky in un tentativo non del tutto riuscito di placare la piazza e, soprattutto, i settori delle forze armate che si erano schierati più o meno apertamente con Fedorov. La rimozione di Syrs’kyj non compensa quella di Fedorov, dato che i suoi sostenitori, e lui stesso, non vogliono niente di meno che la sua reintegrazione come ministro della difesa, ma è sicuramente un passo in avanti per calmare gli animi e per farlo rientrare, per così dire, dalla finestra, perché il sostituto di Syrs’kyj, il generale Myhailo Drapaty, è sempre stato un sostenitore di Fedorov e ha detto a più riprese che voleva seguire il suo approccio.

L’opposizione tra i due è stata rappresentata, in linea di principio, come un contrasto generazionale non tanto in termini anagrafici quanto soprattutto culturali e metodologici: la ‟nuova” guerra, smart e hi-tech, contro la ‟vecchia” dei carri armati e degli assalti alle trincee; Fedorov come il technobro con gli amici importanti negli USA (ne abbiamo già parlato), Syrs’kyj come il boomer che non vuole rinunciare a fare le cose come si facevano ‟ai suoi tempi”. L’immagine, come ho scritto sopra, rappresenta in pieno questo contrasto. Dal lato di Syrs’kyj abbiamo lui seduto su un trono di soldi e teschi, in un paesaggio apocalittico costellato da mezzi distrutti, teschi, tombe e bandiere russe, evidente monito alla scarsa efficacia della sua leadership che condurrà senza dubbio alla sconfitta. E infatti le parole che si leggono sui cartelli dalla sua parte sono inequivocabili: dall’altro verso il basso, ‟vecchi metodi, bugie, corruzione, incompetenza, ‟assalti di carne” (la critica che di solito si fa ai russi, assalti frontali senza considerazione per la vita dei soldati), perdite, caos, tradimenti, mancanza di prospettiva”. Sulle lapidi, ‟Bachmut, Soledar, Avdiivka” e ‟decine di migliaia di vite”, vite perdute, ovviamente. La parte di Fedorov, ovviamente, rappresenta la vittoria, la sicurezza e la pace, garantita dalla tecnologia e dal ‟quartier generale dei droni dell’esercito del futuro”, scritto in inglese. Sui cartelli dal lato di Fedorov leggiamo ‟innovazione, tecnologia, istruzione, libertà, futuro, vittoria”, ‟Economia, sviluppo, diritti, verità”, ‟Conoscenza, scienza, internet, futuro”, e il cartello vicino al quartier generale riporta ‟robot, cyberdifesa, satelliti, robot (un’altra volta), sistemi automatici”. La città è difesa da una cupola di energia e da uno stuolo di droni, e anche se c’è qualche carro armato in giro l’esercito è composto da robot, antropomorfi o meno. Le persone vanno in giro tranquille, in mezzo al verde e ai prodigi tecnologici che li circondano. ‟Ucraina, questa la nostra scelta, il nostro futuro”, dice la lapide in basso.

Ora, questa è un’immagine AI che non viene dai canali ufficiali del governo. È, come si dice, fan fiction, ed è chiaramente un’esagerazione, ma centra perfettamente il punto di quella che è la speranza, il sogno del paese. Che non è solo, o semplicemente, vivere e vincere, purificandosi del ‟sistema sovietico” a cui ancora e sempre si dà la colpa di ogni problema e di ogni stortura, inclusi gli insuccessi militari. È un discorso molto più profondo del semplice dato militare, della mancanza di risultati: anche perché, se dovessimo parlare di risultati, è da ben prima dell’avvento di Fedorov che non ce ne sono di particolarmente stimolanti (no, gli ucraini non stanno messi così male da considerare ‟risultato” l’incendio di un magazzino di Wildberries, per quanto grande sia. I nostri NAFO sì, ma loro sono dei poveretti da compatire). Risultati se ne sono ottenuti casomai nel 2022, con difese e controffensive ‟vecchia scuola” che hanno bloccato gli attacchi russi e hanno riconquistato un bel po’ di territorio. E non andrebbe dimenticato nemmeno che l’esercito segue le direttive che vengono dal governo, non agisce autonomamente, e non è ‟colpa” dell’esercito se i risultati non vengono. La scelta di resistere o ritirarsi, attaccare o difendere, non dipende dal capriccio dei comandanti ma dalle richieste del governo, richieste che spesso non tengono conto della presenza o meno dei mezzi per soddisfarle. Se non ci sono i mezzi, gli uomini, gli aerei, i missili per i Patriot, che può fare Syrs’kyj e in che modo i droni di Fedorov (che c’erano da prima di lui, tra l’altro, non ha incominciato lui a usarli) possono ribaltare la situazione? Dare a Syrs’kyj la colpa degli insuccessi al fronte, al di là di quelle che possono essere le sue effettive manchevolezze, è quantomeno ingeneroso, al di là dell’ovvia constatazione che salta subito alla mente: ma l’Ucraina non stava vincendo, non stava ribaltando la tendenza, infliggendo alla Russia perdite catastrofiche in rapporto di 8, 10, 15:1, non era pronta a trattare "la pace giusta" dalla "posizione di forza"? Come mai all’improvviso si parla di insuccessi e di ‟strada che conduce alla rovina”?

Nel sostegno a Fedorov c’è poco di razionale: in questo tipo di sostegno, almeno. Lui e i suoi droni sono l’ultima Wunderwaffe, che ha due vantaggi straordinari su quelle precedenti, che fossero il Bayraktar, il Javelin, l’Abrams, l’HIMARS o l’F-16. Il primo è che si tratta di produzione locale, o almeno si può far finta che lo sia, e recuperare un po’ di orgoglio. Il secondo, soprattutto, che non prevede che si mandi la gente al fronte, che non prevede più le camionette che ti catturano in mezzo alla strada, quando fai la spesa o porti a spasso il cane. Il sogno, l’allucinazione, è questa: con i droni non servono più soldati, invece quello lì, quello sovietico, voleva solo soldati, artiglieria, missili e bombe, roba vecchia che non serve più. Con i sistemi di Fedorov, con le parole d’ordine del lato sinistro non si andrà più in trincea, perché, guarda un po’ (e anche qui bisognerebbe spiegarlo ai NAFO) gli ucraini in trincea non ci vogliono andare, ‟tutti hanno paura di morire” (e non lo dice RT, lo dice la BBC al link 1, in un articolo di cui da noi, ovviamente, si è discusso zero). Ma con il drone magico non c’è da andare al fronte. Lo guidi da casa, lo guidi part time, da Starbucks, con Netflix aperto nell’altra finestra, fai a turno con gli amici, al limite lo dai in outsourcing a un call center di pakistani, meglio ancora si guida da solo con l’intelligenza artificiale. Non c’è più bisogno di soldati nella guerra moderna! E Syrs’kyj, cocciuto, ci ha provato a dire che i droni vanno benissimo e che ce ne vogliono sempre di più, ma che ci vogliono anche i soldati, i mezzi e gli aerei, perché da soli non bastano e quindi bisogna reclutare quanta più gente possibile, oltre che usare quanti più droni possibile, perché altrimenti la guerra non la vinci, ma non c’è stato niente da fare. Syrs’kyj è cattivo e ti manda in trincea, Fedorov è buono e ti lascia a casa: con lui si vince la guerra senza bisogno di fare la guerra. Sarà un risveglio orribile.