mercoledì 22 giugno 2022

Di Maio evacua dal M5S e si accorpa con i "responsabili"... di “Insieme per il futuro”

 


La frattura dentro il Movimento 5 Stelle tra Giuseppe Conte e Luigi Di Maio è insanabile. Così, il ministro degli Esteri ha deciso di compiere la creazione di un gruppo parlamentare autonomo. In conferenza stampa ha annunciato la nascita del nuovo gruppo chiamato “Insieme per il futuro”. L’iniziativa è già partita con la raccolta delle firme da parte dei deputati e senatori vicini a Di Maio. Pronti ad andare con Di Maio, al momento,  una cinquantina di deputati e una dozzina di senatori, salvo sorprese... 

Ma scopriamo come la pensava Di Maio il  31 gennaio 2017:

 In Italia, oltre ai furbetti del cartellino, abbiamo i voltagabbana del Parlamento. Dal 2013 ad oggi, ci sono stati 388 cambi di partito! Alcuni parlamentari hanno cambiato partito anche 6 volte negli ultimi 4 anni. Pensate che la terza forza politica del Senato e della Camera è il gruppo misto. Un vero mercato. Per il MoVimento 5 Stelle, se uno vuole andare in un partito diverso da quello votato dai suoi elettori, si dimette e lascia il posto a un altri... - (vedi: https://www.facebook.com/watch?v=1244451545591389)


Commenti e pareri aggiunti: 

"Tra i deputati e senatori ex-5stelle alla ricerca di poltroncine che hanno seguito l'opportunista guerrafondaio Di Maio compare anche Manlio Di Stefano che  in passato faceva il pacifista e il rivoluzionario. Vergogna per lui e per gli altri piccoli portaborse di Draghi, della NATO e degli USA che si sono accodati a Di Maio". (V.B.) 

"Il caso Di Stefano è triste e miserrimo. Nessuna meraviglia invece per Di Maio. Appena è apparso sulla scena politica ho pensato: "Questo è un democristiano". Ma c'erano democristiani con la spina dorsale. Lui invece ne è privo. Abbonda invece in arroganza e opportunismo." (P.P.)

Di Maio è uomo di Draghi  ed il nuovo gruppo  è di Draghi.  Gigino essendo molto bravo ad eseguire le disposizioni nonché ad usare il pennello (cioè la lingua) non scomparirà sarà uno dei tanti parassiti che noi italiani manterremo per i prossimi  anni..." (L.N.)

"Ma perché c'è qualcuno che potrà ancora votare Di Maio? Fino a che come un parassita stava dentro un organo sano che lo nutriva, è potuto vivere. Adesso è pronto a sparire..." (V.M.)

Il Controcanto - "C'è lo fatta! Il letterato Luigi Di Maio è riuscito a realizzare il suo progetto politico abolendo la povertà. La sua:  https://www.youtube.com/watch?v=uX-1mTQ71sE"


Il parere di Pino Cabras:

"Racconterò l’incredibile e vivida scena a cui ho assistito poco fa, che sembra la messa in opera teatrale del finale della Fattoria degli animali". Protagonista Luigi Di Maio.

La famosa scena è il drammatico e grottesco punto finale che conclude la triste parabola della rivoluzione. Gli animali della fattoria si erano ribellati agli umani e l’avevano conquistata, guidati dagli spregiudicati maiali. I quali diventano sempre più spregiudicati fino ad assumere a danno degli altri animali tutte le forme di comando degli esseri umani. La scena finale mostra una festa nella casa padronale dove i maiali si mescolano agli uomini, si alzano in piedi per brindare, e visti dalla finestra diventano indistinguibili, parte di un unico potere che fa cincin e si perpetua con pacche sulle spalle.
Quelle pacche le ho viste anche stamane, mentre i ministri arrivavano alla spicciolata per sedersi sui banchi del governo nell’aula di Montecitorio in vista del discorso di Mario Draghi sulla nuova Europa belligerante. Fra quei ministri c’era anche il ministro degli esteri Di Maio, l’uomo che aveva promesso la rivoluzione e ora si presenta fresco di scissione e parricidio politico. Gli si sono avvicinati i maggiorenti di tutti i partiti. Lo sbaciucchiavano, gli stringevano la mano calorosamente, gli facevano tap tap sulla spalla con la complicità cameratesca di vecchi compagni di gavettoni. E lui gongolava, con una postura rinvigorita dai calli del potere, dalla soglia attraversata verso il mondo degli ottimati, dove tutto diventa possibile. Passata l’ondata delle pacche dei membri del club che onorava il suo nuovo e rispettabile membro, arrivava la seconda ondata, quella dei baciapantofole. Decine di deputati del suo nuovo partito lo omaggiavano di riverenze con saltelli all’Alberto Sordi, ricevevano la sua benedizione, puntuale e condiscendente, e se ne tornavano sui banchi galleggiando su una nuvola di idrogeno. Luigi Di Maio si sedeva poi composto tra Draghi e Guerini, felice come una mortadella di Pomigliano fra due fette di establishment. Tutto molto bello.
Oltre a questo, mi è venuta in mente una scena del film "Quei bravi ragazzi", quella in cui i mafiosi più grandi si vestono come per le grandi occasioni e festeggiano il primo arresto di un picciotto: “Ti sei pigliato la laurea, finalmente”, “ti hanno 𝐬𝐯𝐞𝐠𝐠𝐠𝐢𝐧𝐚𝐭𝐨”, “bravo!”
Ti hanno 𝐬𝐯𝐞𝐠𝐠𝐠𝐢𝐧𝐚𝐭𝐨, Luigi!" (Pino Cabras)



Il parere di Paolo Mario Buttiglieri:

"In questi giorni molti parlano dell'attaccamento alla poltrona di Di Maio. Forse non tutti sanno che certe poltrone hanno una colla potentissima che quando ci si siede alzarsi diventa drammatico. L'unico che ricordo che si sia rialzato dalla poltrona senza lamentarsi è stato Franco Battiato quando il governatore della Sicilia Crocetta gli revocò l’incarico da assessore regionale ai Beni Culturali.
Ricordo con dispiacere cosa successe all'europarlamentare Alex Langer dei Verdi che per senso del dovere si sacrificò stando seduto sulla "poltrona" fino a quando il 3 luglio 1995 non ce la fece più e si impicco sotto un albero a Firenze.
Nel suo ultimo messaggio autografo Alex scrisse: «Non ce la faccio più» («Ich derpack's einfach nimmer», nel testo originale, scritto da Alex in tedesco).
Io lo avevo intervistato qualche giorno prima e quando giunse la notizia della sua morte, ripensando alle sue parole, capì cosa lo aveva spinto a quel gesto disperato. Il senso inevitabilmente autodistruttivo del dovere.
In conclusione Di Maio e tutti quelli che sono attaccati a qualsiasi poltrona, anche quella di casa davanti alla TV, mi fanno tenerezza e compassione. La vita è bella, dice mio figlio, senza poltrona.
E Gesù che mi è sempre piaciuto ha preferito la croce alla comoda poltrona."

(Paolo Mario Buttiglieri)

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.