venerdì 12 aprile 2024

Julian Assange per gli USA è colpevole ma se è utile alla rielezione di Biden allora è innocente!



Joe Biden "sta pensando" di lasciare cadere le accuse contro Julian Assange. Lo ha dichiarato lo stesso presidente americano alla domanda urlata da un giornalista riguardo alla richiesta dell’Australia, che chiede per il suo cittadino l' "acquittement". 

«Ci stiamo pensando». Joe Biden apre con queste parole un nuovo spiraglio alla speranze di libertà di Julian Assange, inseguito da quasi tre lustri dagli Usa in una caccia senza quartiere e in attesa dell'ultimo verdetto britannico sulla contestatissima procedura di estradizione verso Washington dietro le mura del carcere di sicurezza londinese di Belmarsh: dove compie 5 anni tondi di detenzione in cella, senza lo straccio di una condanna alle spalle." (La Stampa)

La pensata di Biden ha tutto l'aspetto di un escamotage per tentare di recuperare un po' di voti degli elettori delusi  dalla sua politica guerrafondaia e contrari alla sua rielezione.  E dopo il "pensiero" di Biden ci si può aspettare un contro "pensiero" dal suo rivale Trump. In realtà la persecuzione di Assange è ancora in auge. Se c'è un dubbio nell'amministrazione USA   è solo di carattere "elettorale" e di comodo.

Ma il caso Assange fa discutere e sarà sollevato anche durante il   Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia, in programma nel capoluogo umbro dal 17 al 21 aprile 2024.  "STOP THE WAR ON JOURNALISM: Free Julian Assange" è il titolo dei tre eventi "off" che gli Attivisti per Assange porteranno al Festival.

Le accuse contro Assange, mosse dagli Stati Uniti con un accanimento che sa di vendetta, s’incentrano sulla rivelazione, da parte del giornalista ed editore australiano, di materiale secretato che ha fatto conoscere al mondo i crimini di guerra commessi dagli Stati Uniti in Afghanistan e Iraq.  È pur vero che la Corte Suprema nel 1971 autorizzò i giornalisti - inequivocabilmente - a rivelare documenti segretati quando ciò non compromette la sicurezza nazionale e viene fatto nell’interesse pubblico. Di conseguenza, Assange avrebbe semplicemente esercitato il suo diritto di cronaca.  Ma il Procuratore USA ha aggirato la sentenza della Corte, scegliendo di incriminare Assange ai sensi di una vecchia legge contro lo spionaggio del 1917, l’Espionage  Act, che non consente all’imputato di invocare il criterio dell’interesse pubblico.  Si tratta di un palese escamotage, non c’è dubbio, ma l’astuzia giuridica potrebbe costituire un precedente pericolosissimo per ogni giornalista e per noi tutti.
 
Infatti - come spiega Nicoletta Bernardi - se Assange come giornalista (o semplice cittadino) non ha il diritto di far conoscere materiale secretato anche se di grande interesse pubblico, allora addio alla libertà di stampa e di espressione.  In futuro nessun giornalista investigativo, in nessun paese del mondo, oserà rivelare fatti tenuti segreti dal governo statunitense; altrimenti, rischierebbe di essere estradato da Washington e rinchiuso a vita in una prigione a stelle e strisce.

 (Notizie da varie fonti rielaborate da P.D'A.)


Perugia. Festival internazionale del giornalismo


1 commento:

  1. Commento di A.P.: "Qualcuno mi chiede "cosa farà Trump per farsi pubblicità?" - Sicuramente non tirerà in ballo Assange bensì chiederà dibattiti vis a vis con Biden, e prima è meglio è, in modo che ce ne siano il maggior numero possibile.
    Capisce che con qualche dibattito probabilmente deciderà il destino delle elezioni. Perché se Biden ha una brutta giornata, può fare riferimento a una recente conversazione con Mitterrand, defunto da tempo, annunciare che si candiderà di nuovo al Senato, chiamare Kamala Harris presidente degli Stati Uniti, e se ha una brutta giornata , inizia a cercare con insistenza qualcosa o qualcuno sotto il podio, dietro il quale starà, come ha fatto durante l'incontro con il re di Giordania. Allora non lo trovò ma se lo trovasse questa volta?
    E poi l’intera campagna elettorale di Biden andrà in malora…"

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