sabato 6 aprile 2024

Ipocrisia accidentale o ragionata? - L'ipotesi di Kiev nell'Alleanza Atlantica se Zelensky accetta la resa a Putin...

 

 L'ipotesi di Kiev nell'Alleanza Atlantica se Zelensky accetta la resa a Putin


I miei timori in merito alla crisi, salgono di livello. A più di due anni dall'inizio della guerra, gli stati maggiori dell'occidente euro-americano riemergono con nonchalance dalla realtà parallela entro i cui margini hanno tenuto anche la propria opinione pubblica - tramite sapiente narrazione dei mass media - e spuntano le prime ipotesi di "risoluzione" della controversia con il Cremlino: la prima proposta di accordo da anni ad oggi. Ma quale sarebbe la soluzione alla fine ?

Nel mentre che nei giorni scorsi Jens Stoltenberg celebrava il 75° anniversario dell'Alleanza Atlantica, ecco che non precisate fonti di informazione rivelano che una proposta di compromesso sia stata fatta a Mosca: in parole semplici tutto consisterebbe in un riconoscimento dei territori già incamerati dalla Russia (Donbass e Crimea) in cambio di un ingresso dell'Ucraina nella Nato.

La proposta - non occorre dirlo - è priva di ogni senso, dalle sue fondamenta, al punto tale che porta a temere dell'effettiva esistenza di una capacità si semplice comunicazione tra le potenze coinvolte: il conflitto deflagrato 2 anni fa (o meglio sin dal 2014, se si considera l'annessione della Crimea) è determinato proprio dall'impossibilità russa di avere l'Ucraina nella Nato, dall'impossibilità - per la propria sicurezza - di accettare un grande satellite dell'Alleanza Atlantica a ridosso dei propri confini. Insomma, siamo davanti al paradosso che vede Washington proporre al Cremlino, proprio quanto quest'ultimo non desidera, al punto da far esplodere una grande guerra convenzionale per evitarlo.

Un paradosso, come già sottolineato, di grave pericolosità, nella misura in cui rivela l'incapacità dei contendenti di comprendersi ed intavolare trattative realistiche. In tale contesto, la Nato spicca particolarmente per mancanza di realismo (o meglio di auto illusione nella propria narrativa) nel credere che Vladimir Putin e il suo entourage possa cedere ad un accordo del genere.

Le leggi della guerra parlano chiaro: i territori conquistati al prezzo del sangue non vengono mai restituiti e il sud dell'Ucraina non farà alcuna eccezione, quanto poi in all'ipotetica adesione del paese alla Nato, la risposta russa non potrà essere che un proseguimento del conflitto, che a questo punto costerà ulteriori province e regioni a Kiev.

Il punto è questo: l'Ucraina ha oggettivamente esaurito tutte le proprie risorse militari e umane il che significa che da questo momento in avanti, più il conflitto si prolunga, maggiori saranno le perdite territoriali irrecuperabili. Facile intuire che da parte russa la controproposta suonerà nel seguente modo: la clausola di base di una cessazione delle ostilità consisterà in una rinuncia da parte di Kiev a far parte della Nato. In cambio le forze armate russe si fermeranno, evitando così di annettere altri territori e bene inteso che le annessioni già avvenute alla firma di una pace sono da considerarsi permanenti.

Questo è l'unico accordo che il Cremlino possa oggettivamente proporre da parte propria: accettare la proposta occidentale risulterebbe assurdo, nella misura che darebbero all'occidente proprio quanto hanno combattuto per non dare, in cambio di un formale riconoscimento di territori che comunque non verrebbero restituiti (da questo punto di vista, si può dire che l'occidente tenta la strategia più antica del mondo, ossia vendere all'opponente qualcosa che già gli appartiene, sperando che non se ne accorga).

In conclusione, le prospettive rimangono imponderabili: fintanto che la giunta di Kiev rifiuta le condizioni, fintanto che il suo obiettivo è far rientrare il proprio territorio sotto l'egida dell'Alleanza Atlantica, allora il Cremlino continuerà a parcellizzare il territorio avversario, dal momento che per forza di logica è preferibile conquistare ed annettere un territorio di valore strategico - anche al costo del sangue - piuttosto che permettere che esso divenga base straniera e nemica: in assenza di un intesa che renda tale spazio zona NEUTRALE (cosa che Mosca ha inseguito ed implorato per quasi 10 anni) allora, purtroppo, l'unica alternativa è quella più violenta, che tuttavia costituisce il male minore in ottica strategica russa.

L'incapacità delle potenze occidentali di comprendere questa elementare equazione ed il loro ricorrere a "soluzioni" come quella che è trapelata mi lascia basito più che rincuorato: chi ha a cuore lo stato ucraino dovrebbe temere ancora di più perchè se il processo che si è messo in atto è questo, allora si sono poste le fondamenta per una SCOMPARSA dello stato legale ucraino dalle mappe.

La dinamica geopolitica dei nostri giorni porta ad una "riformulazione" dello spazio geopolitico assestatosi sin dal 1648 quando cioè inizia la creazione di quello spazio che oggi chiamiamo Ucraina (ma gli interessati sanno che è una storia lunga).







Discussione:

Domanda - "Ma in tutto questo c'è una cosa che non capisco. I paesi baltici e la Finlandia sono attaccati al confine russo e vicini a S. Pietroburgo molto più di quanto l'Ucraina lo sia a Mosca. E fanno già parte della Nato (non la Finlandia, ancora). Mi chiedo perché i Russi tengano così tanto alla "neutralità" dell'Ucraina rispetto agli altri paesi..." (G.G.)

Risposta di Daniele Lanza: "E' necessaria una comprensione profonda di cosa muove Mosca. Il conflitto è più che militare... ed anche più che geopolitico: è anche e soprattutto una questione culturale storica. Finlandia e paesi baltici sono stati parte dell'impero zarista sì (e il baltici anche dell'URSS per decenni sì), ma erano paesi marginali comparativamente all'Ucraina: questa ultima - assieme a Bielorussia e Russia - compone la "triade sacra" della slavità orientale. La si considera una sovranazionalità inviolabile... ovvero tre entità indipendenti, ma facenti parte di un'unica civilizzazione culturale. L'Ucraina sta a Mosca, quanto Scozia sta all'Inghilterra. Nazioni diverse sì, ma entro una sola cornice. Si potrebbe dire lo stesso tra penisola italiana e Sicilia.
Ecco perchè Mosca non può permettere che un territorio del genere diventi occidente... significherebbe la fine di 400 anni di storia slava."




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