Visualizzazione post con etichetta Università della Tuscia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Università della Tuscia. Mostra tutti i post

lunedì 21 maggio 2012

OGM (di nascosto) nella Tuscia - Scoperti ciliegi, kiwi e olivi transgenici...

Il cartello del campo Ogm

Scoperti campi OGM illegali nella Tuscia (Provincia di Viterbo)

La Fondazione diritti genetici ha denunciato la situazione di illegalità ai ministri dell'Ambiente e dell'Agricoltura e alla governatrice Polverini: "Distruggere le coltivazioni ma prima fare ricerca"


Piantagioni di ciliegi, kiwi e olivi transgenici illegali sono stati trovati nei campi sperimentali dell'Università della Tuscia di Viterbo. A compiere la scoperta è stata la Fondazione diritti genetici attraverso la voce del suo presidente Mario Capanna, denuncia la situazione di illegalità ai ministri dell'Ambiente e dell'Agricoltura e alla governatrice Polverini.

"La sperimentazione in questione era stata autorizzata per dieci anni a partire dal 1998, e la richiesta di estensione della ricerca, presentata dal professor Eddo Rugini nel 2009, è stata respinta per impossibilità di ottemperare alla normativa vigente in merito al confinamento dei campi transgenici".

Così all'Azienda didattico sperimentale dell'Università della Tuscia è stata formalizzata la richiesta di dismissione dei campi sperimentali: "Nonostante ciò - continua Capanna - nell'aprile del 2012 la Fondazione ha documentato la permanenza in campo delle piante oggetto di sperimentazione che risultavano, peraltro, prive di protezioni atte ad impedire la diffusione del polline dei ciliegi già in fiore".

La Fondazione propone anche di svolgere una ricerca sulle piante: "Prima di procedere alla dismissione del campo e previa apposizione di reti di protezione dei frutti sui ciliegi, si propone di acquisire i dati ed i campioni necessari all'acquisizione di informazioni sulle piante geneticamente modificate".



...........


Nota integrale della Fondazione Diritti Genetici:

La sperimentazione di alberi transgenici presso l’Università della Tuscia: da
mancato rispetto della normativa ad opportunità per un progetto di ricerca
partecipata
Descrizione delle sperimentazioni
Nel 1998, il Dipartimento di Produzione Vegetale della facoltà di Agraria dell’Università
degli Studi della Tuscia di Viterbo ha ricevuto dal Ministero della Sanita’, all’epoca
Autorita’ competente sul rilascio deliberato nell’ambiente di organismi geneticamente
modificati ai sensi del D.lgs 92/93, una serie di autorizzazioni per la coltivazione
sperimentale di piante transgeniche di pomodoro, geranio, fragola, kiwi , ciliegio dolce
e olivo.
L‘obiettivo delle prove, dichiarato nelle notifiche, era quello di studiare la possibilità di
creare sia varietà transgeniche di ridotte dimensioni e a facilitata riproduzione
vegetativa, sia varietà resistenti ad attacchi fungini.
Per la prima serie di sperimentazioni, i ricercatori hanno utilizzato parti del DNA
dell’Agrobacterium rhizogenes che contiene tre geni denominati rolA, rolB e rolC. Del
primo non si conoscono fino in fondo le funzioni ma si ritiene associato a caratteri di
nanismo della pianta, in quanto determina una riduzione della distanza tra gli internodi.
Il secondo agisce sul rilascio di un fitormone, l’auxina, la cui presenza, stimolando la
produzione di radici avventizie, puo’ favorire la riproduzione vegetale. Il terzo gene, oltre
ad interferire sulla crescita della pianta e modificare la forma delle foglie, è in grado di
indurre parziale sterilità maschile.
Per la seconda serie di esperimenti, nelle piante è stata introdotta la regione del DNA
del tabacco codificante (Open Reading Frame - ORF) il gene dell’osmotina la cui
sintesi è stimolata da stress abiotici o biotici. Questa piccola proteina è in grado di
lisare, ovvero rompere, la parete cellulare di un certo numero di muffe, rendendo le
piante GM meno suscettibili al loro attacco.
Nella maggioranza dei casi, inoltre, gli eventi autorizzati presentavano il gene dell’E.coli
nptII che conferisce la resistenza agli antibiotici appartenenti alla famiglia degli
amminoglicosidi cui appartengono la neomicina e la kanamicina.
Nella tabella che segue vengono riassunti i dati ufficiali delle sperimentazioni della
facoltà di Agraria dell’Università della Tuscia.
Specie N°Autoriz.ne Inserto Gene
nptII
Superficie
mq
Periodo
sperim.ne
Kiwi (A. deliciosa) B/IT/98/24 rolA, rolB,
rolC
Presente 1300 1998-2007
Kiwi (A. deliciosa) B/IT/98/25 rolB Presente 200 1998-2007
Kiwi (A. deliciosa) B/IT/98/26 ORF
osmotina
Presente 900 1998-2007
Ciliegio (P. avium
x P.
pseudocerasus)
B/IT/98/27 rolA, rolB,
rolC
Presente 300 1998-2007
Ciliegio (avium x
pseudocerasus)
B/IT/98/28 rolA, rolB,
rolC
Non
dichiarato
400 1998-2007
Ciliegio (avium x
pseudocerasus)
B/IT/98/29 rolA, rolB,
rolC
Non
dichiarato
700 1998-2007
Olivo (O.
europea)
B/IT/98/30 rolA, rolB,
rolC
Presente 600 1998-2007
Olivo (O.
europea)
B/IT/98/31 ORF
osmotina
Presente 600 1998-2007
Fragola
(Fragaria x
Ananassa)
B/IT/98/32 ORF
osmotina
Presente 150 1998-2007
Fragola
(Fragaria x
Ananassa)
B/IT/98/33 rolA, rolB,
rolC
Presente 150 1998-2003
Geranio (P.
odorantassimus)
B/IT/98/34 rolA, rolB,
rolC
Non
dichiarato
1998-2001
Pomodoro (L.
esculentum)
B/IT/98/35 ORF
osmotina
Presente 300 1998-2000
Stato dell’arte
Nel gennaio del 2009, il professor Eddo Rugini, titolare delle autorizzazioni di
sperimentazione, chiese all’Autorità nazionale competente (ANC) per il rilascio
deliberato degli OGM in ambiente (funzione che con il D.lgs 224/2003 e’ passata dal
Ministero della Sanità a quello dell’Ambiente), di poter prolungare il periodo di ricerca
per altri 5 anni.
L’ANC, tenuto conto delle previsioni del decreto ministeriale MIPAAF del 19/1/2005, che
prevede l’istituzione delle autorità regionali competenti (ARC) e la definizione di
protocolli tecnici sperimentali per l’effettuazione delle prove in campo aperto, ha inviato
richiesta di parere di merito alla regione Lazio ed al MIPAAF.
Dopo circa 6 mesi, nel giugno del 2009, l’ARC del Lazio ha risposto dichiarando che
non era possibile procedere al rinnovo dell’autorizzazione alla sperimentazione,
considerata l’ assenza delle condizioni che determinano un ambiente confinato come
definito dal Regolamento Regionale n°15/2007 in attuazione alla Legge Regionale
n°15/2006 recante misure urgenti per l’immissione di OGM in ambiente.
L’articolo 2 del Regolamento Regionale 15/2007, prevede, tra l’altro, che le
sperimentazioni avvengano in strutture chiuse dotate di pavimento e tetto, in grado di
contenere il polline ed evitare il contatto con insetti pronubi provenienti dell’esterno.
È evidente che per poter dotare il sito delle infrastrutture previste dalla normativa
sarebbe stato necessario procedere all’espianto degli alberi già presenti da oltre 8 anni
al momento dell’entrata in vigore delle nuove regole per l’immissione di OGM in
ambiente.
Nel corso dell’ispezione dei campi effettuata nel febbraio del 2010 fu rilevato il rispetto
delle condizioni previste dalle notifiche e nelle prescrizioni ministeriali per cio’ che
riguarda il rischio per la salute umana e l’ambiente derivante dal rilascio all’aperto di
piante GM.
Nonostante cio’, la difformità con le intervenute disposizioni tecniche in merito al
confinamento dei campi sperimentali e l’impossibilità di poterle rispettare hanno indotto
l’ANC, nel marzo 2010, ad intimare all’Università della Tuscia la dismissione delle
sperimentazione in atto.
Nel corso di una visita effettuata dalla FDG presso l’azienda didattico sperimentale della
Tuscia nel mese di aprile 2012 è stato possibile verificare la permanenza in campo di
tutte le specie arboree transgeniche coltivate a scopi sperimentali.

Fonte: http://www.fondazionedirittigenetici.org/fondazione/new/relazione_viterbo.pdf


...........

Altri articoli sugli OGM in Italia:
http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=Giuseppe+Altieri%2C+OGM

martedì 6 settembre 2011

Atmosfera inquinata da polveri venefiche, diserbanti e fertilizzanti chimici

Foto agricola di Gustavo Piccinini

Non esistono in Europa comunità, cittadini, associazioni che non si sono ribellate all'inquinamento dell'aria, alla presenza inquinante delle polveri sottili, del particolato. Battaglie civili, ma decise, portate avanti da migliaia e migliaia di cittadini europei alla fine hanno favorito l'emanazione di leggi molto rigorose in merito all'inquinamento atmosferico.

Tutte le città si sono dotate di centraline di rilevamento di inquinanti e particolato nell'atmosfera. Tutto questo invece non accade nel viterbese dove per la raccolta delle nocciole si sollevano vere e proprie nubi di polveri inquinate da pesticidi e diserbanti che poi ogni cittadino volente o no deve respirare. La causa sono macchine aspiranti di notevole potenza che oltre ad aspirare le nocciole a terra, sollevano la polvere e la disperdono intorno per centinaia di metri.

Si tratta di particelle sospese allo stato solido che, a causa delle loro piccole dimensioni, restano sospese in atmosfera per tempi più o meno lunghi; queste polveri sospese vengono anche indicate come PM (Particulate Matter). Il particolato nell’aria può essere costituito da diverse sostanze: sabbia, ceneri, polveri, fuliggine, sostanze silicee di varia natura, sostanze vegetali, composti metallici, fibre tessili naturali e artificiali, sali, elementi come il carbonio o il piombo, ecc.

A prescindere dalla loro tossicità, le particelle che possono produrre degli effetti indesiderati sull’uomo sono sostanzialmente quelle di dimensioni più ridotte, infatti nel processo della respirazione le particelle maggiori di 15 micron vengono generalmente rimosse dal naso. Il particolato che si deposita nel tratto superiore dell’apparato respiratorio (cavità nasali, faringe e laringe) può generare vari effetti irritativi come l’infiammazione e la secchezza del naso e della gola; tutti questi fenomeni sono molto più gravi se le particelle hanno assorbito sostanze chimiche contenute generalmente nei pesticidi e nei diserbanti.

Le particelle più piccole poi penetrano nel sistema respiratorio a varie profondità e possono trascorrere lunghi periodi di tempo prima che vengano rimosse, per questo sono le più pericolose. Queste polveri aggravano le malattie respiratorie croniche come l’asma, la bronchite e l’enfisema.

Il particolato ultrafine, caratterizzato da un diametro inferiore a 0,1 micrometri, può addirittura entrare nel circolo sanguigno, con tutti i pericoli che questo può comportare. Tutto questo fa parte di una cospicua letteratura scientifica in cui le autorità sanitarie ben conoscono. Nonostante ciò sono anni che non si riesce a porre un rimedio a questo modo di scaricare nell'aria tonnellate di polveri durante la raccolta delle nocciole.

Accademia Kronos, dopo anni di battaglie, denunce, esposti e pubblicazioni vista l'indifferenza di amministratori pubblici e autorità sanitarie a questo disastro ambientale, si è arresa. Diverse persone questi giorni si sono rivolte ad Accademia Kronos chiedendo d'intervenire. E i dirigenti dell'associazione hanno risposto che se le autorità preposte alla salute umana non si muovono, loro non possono fare nulla, a parte ennesimi esposti e articoli di giornale.

Alcune di queste persone hanno fatto notare che chi affetto da patologie respiratorie in questi giorni è obbligato a restare chiuso in casa, o chi può si trasferisce per qualche giorno in aree meno inquinate in attesa delle piogge.

Accademia Kronos nonostante esposti, denunce, studi appropriati che mostravano la nocività della respirazione delle polveri, non ha mai ottenuto nulla, solo minacce e provocazioni. -"Una situazione insostenibile, dice il presidente di Accademia Kronos, Ennio La Malfa," tutto questo disagio alle persone e danno ambientale è causato da una esigua minoranza di coltivatori di nocciole, più volte sensibilizzata al problema, ma che ha sempre sistematicamente ignorato".

- Ma non è solo l'atmosfera aggredita è anche il suolo e l'acqua del lago di Vico. Sta di fatto che per il profitto di pochi si sta definitivamente distruggendo il lago portandolo da un livello 4 di salute degli anni 1970 all'attuale livello 2, anticamera della morte biologica. La presenza della pericolosissima alga rossa è la prova concreta di questo disastro ambientale causato dall'uomo.

Il paradossale è poi che gran parte dei coltivatori di nocciole del lago di Vico stanno all'interno di una riserva naturale, e nonostante appelli e richiami al buon senso, continuano a irrorare le loro colture con veleni chimici, che alla fine terminano tutti nelle acque del lago. Ad oggi, a parte l'Università della Tuscia che con una serie convegni ha dimostrato i danni reali che si stanno arrecando agli ecosistemi lacustri e forestali locali, nessuno si è mosso concretamente.

Tutto questo non accade a Timbuctu, ma in Europa, in una sua regione. E' necessario a questo punto informare il Parlamento Europeo su questa grave situazione, visto che governo italiano e regione Lazio non fanno ancora nulla. Esistono comunque leggi europee, nazionali e regionali che tutelano ambiente e salute dei cittadini e puniscono severamente chi inquina l'atmosfera, i suoli e le acque, basta volerle applicare.

Accademia Kronos chiede pertanto alle autorità preposte alla salute dei cittadini di fermare chi produce l'inquinamento dell'aria attraverso le turboaspiranti, fino a quando qualche pioggia riesca ad abbassare il particolato a terra.

Oppure obbligare i coltivatori ad annaffiare i terreni prima dell'aspirazione con le macchine. Accademia Kronos rivolge un particolare appello al Presidente della Regione Lazio, Polverini, perché intervenga subito d'autorità, visto che è anche la referente sanitaria di tutti i cittadini della regione.


Filippo Mariani di AK