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martedì 6 settembre 2011

Atmosfera inquinata da polveri venefiche, diserbanti e fertilizzanti chimici

Foto agricola di Gustavo Piccinini

Non esistono in Europa comunità, cittadini, associazioni che non si sono ribellate all'inquinamento dell'aria, alla presenza inquinante delle polveri sottili, del particolato. Battaglie civili, ma decise, portate avanti da migliaia e migliaia di cittadini europei alla fine hanno favorito l'emanazione di leggi molto rigorose in merito all'inquinamento atmosferico.

Tutte le città si sono dotate di centraline di rilevamento di inquinanti e particolato nell'atmosfera. Tutto questo invece non accade nel viterbese dove per la raccolta delle nocciole si sollevano vere e proprie nubi di polveri inquinate da pesticidi e diserbanti che poi ogni cittadino volente o no deve respirare. La causa sono macchine aspiranti di notevole potenza che oltre ad aspirare le nocciole a terra, sollevano la polvere e la disperdono intorno per centinaia di metri.

Si tratta di particelle sospese allo stato solido che, a causa delle loro piccole dimensioni, restano sospese in atmosfera per tempi più o meno lunghi; queste polveri sospese vengono anche indicate come PM (Particulate Matter). Il particolato nell’aria può essere costituito da diverse sostanze: sabbia, ceneri, polveri, fuliggine, sostanze silicee di varia natura, sostanze vegetali, composti metallici, fibre tessili naturali e artificiali, sali, elementi come il carbonio o il piombo, ecc.

A prescindere dalla loro tossicità, le particelle che possono produrre degli effetti indesiderati sull’uomo sono sostanzialmente quelle di dimensioni più ridotte, infatti nel processo della respirazione le particelle maggiori di 15 micron vengono generalmente rimosse dal naso. Il particolato che si deposita nel tratto superiore dell’apparato respiratorio (cavità nasali, faringe e laringe) può generare vari effetti irritativi come l’infiammazione e la secchezza del naso e della gola; tutti questi fenomeni sono molto più gravi se le particelle hanno assorbito sostanze chimiche contenute generalmente nei pesticidi e nei diserbanti.

Le particelle più piccole poi penetrano nel sistema respiratorio a varie profondità e possono trascorrere lunghi periodi di tempo prima che vengano rimosse, per questo sono le più pericolose. Queste polveri aggravano le malattie respiratorie croniche come l’asma, la bronchite e l’enfisema.

Il particolato ultrafine, caratterizzato da un diametro inferiore a 0,1 micrometri, può addirittura entrare nel circolo sanguigno, con tutti i pericoli che questo può comportare. Tutto questo fa parte di una cospicua letteratura scientifica in cui le autorità sanitarie ben conoscono. Nonostante ciò sono anni che non si riesce a porre un rimedio a questo modo di scaricare nell'aria tonnellate di polveri durante la raccolta delle nocciole.

Accademia Kronos, dopo anni di battaglie, denunce, esposti e pubblicazioni vista l'indifferenza di amministratori pubblici e autorità sanitarie a questo disastro ambientale, si è arresa. Diverse persone questi giorni si sono rivolte ad Accademia Kronos chiedendo d'intervenire. E i dirigenti dell'associazione hanno risposto che se le autorità preposte alla salute umana non si muovono, loro non possono fare nulla, a parte ennesimi esposti e articoli di giornale.

Alcune di queste persone hanno fatto notare che chi affetto da patologie respiratorie in questi giorni è obbligato a restare chiuso in casa, o chi può si trasferisce per qualche giorno in aree meno inquinate in attesa delle piogge.

Accademia Kronos nonostante esposti, denunce, studi appropriati che mostravano la nocività della respirazione delle polveri, non ha mai ottenuto nulla, solo minacce e provocazioni. -"Una situazione insostenibile, dice il presidente di Accademia Kronos, Ennio La Malfa," tutto questo disagio alle persone e danno ambientale è causato da una esigua minoranza di coltivatori di nocciole, più volte sensibilizzata al problema, ma che ha sempre sistematicamente ignorato".

- Ma non è solo l'atmosfera aggredita è anche il suolo e l'acqua del lago di Vico. Sta di fatto che per il profitto di pochi si sta definitivamente distruggendo il lago portandolo da un livello 4 di salute degli anni 1970 all'attuale livello 2, anticamera della morte biologica. La presenza della pericolosissima alga rossa è la prova concreta di questo disastro ambientale causato dall'uomo.

Il paradossale è poi che gran parte dei coltivatori di nocciole del lago di Vico stanno all'interno di una riserva naturale, e nonostante appelli e richiami al buon senso, continuano a irrorare le loro colture con veleni chimici, che alla fine terminano tutti nelle acque del lago. Ad oggi, a parte l'Università della Tuscia che con una serie convegni ha dimostrato i danni reali che si stanno arrecando agli ecosistemi lacustri e forestali locali, nessuno si è mosso concretamente.

Tutto questo non accade a Timbuctu, ma in Europa, in una sua regione. E' necessario a questo punto informare il Parlamento Europeo su questa grave situazione, visto che governo italiano e regione Lazio non fanno ancora nulla. Esistono comunque leggi europee, nazionali e regionali che tutelano ambiente e salute dei cittadini e puniscono severamente chi inquina l'atmosfera, i suoli e le acque, basta volerle applicare.

Accademia Kronos chiede pertanto alle autorità preposte alla salute dei cittadini di fermare chi produce l'inquinamento dell'aria attraverso le turboaspiranti, fino a quando qualche pioggia riesca ad abbassare il particolato a terra.

Oppure obbligare i coltivatori ad annaffiare i terreni prima dell'aspirazione con le macchine. Accademia Kronos rivolge un particolare appello al Presidente della Regione Lazio, Polverini, perché intervenga subito d'autorità, visto che è anche la referente sanitaria di tutti i cittadini della regione.


Filippo Mariani di AK

mercoledì 11 agosto 2010

“Mare Nostrum: aumento della salinità e della temperatura negli ultimi anni..” di Mauro Meloni

La lunga serie di dati di temperatura e salinità analizzati dal 1900 ad oggi confermano il progressivo riscaldamento delle acque del Mediterraneo. Questo processo si è accelerato a partire dal 1990, in coincidenza con la crescente fase di riscaldamento del clima terrestre.

Il Mare Nostrum non gode d'ottima salute e, seppure con locali oscillazioni, sta manifestando un costante ed inarrestabile riscaldamento da oltre mezzo secolo. Questi sono i risultati assolutamente eloquenti a cui sono arrivati molti studi, anche i più recenti e completi condotti da ricercatori spagnoli, oltre che dall'Istituto Marino specializzato del CNR di La Spezia.

In Spagna, grazie alla collaborazione fra l'Istituto di Oceanografia (IEO) e l'Istituto di Scienze Marine di Barcellona, si è ricostruita la serie più lunga di temperatura e salinità del Mediterraneo Occidentale, dal 1900 al 2008. Nel loro studio, i ricercatori hanno analizzato i livelli di temperatura e di salinità dei tre strati del Mediterraneo: lo strato superiore, compreso dalla superficie fino a 200 metri di profondità (valutazione dell'acqua atlantica in ingresso dallo Stretto di Gibilterra), lo strato centrale fra i 200 ed i 600 metri e quello più profondo dai 600 metri fino ai fondali. I dati sono stati raccolti nel Mare di Alboran, nel Mare fra la Catalogna e le Baleari, Golfo del Leone, Mar Ligure, Mar Tirreno e nel bacino algerino.

E' stato dimostrato che le acque si sono progressivamente riscaldate per tutto il ventesimo secolo, con accentuazione di questo processo dopo la metà degli anni '70 e ancor più dal '90 in poi. L'incremento di temperatura interessa senza ombra di dubbio gli strati profondi (molto più importanti rispetto a quelli superficiali esposti a cambiamenti ciclici per le mutevoli situazioni climatiche) con evidenti correlazioni rispetto alla crescita della temperatura dell'aria dell'Emisfero Nord e con il calore assorbito dall'Oceano Atlantico. Questo ha fatto in modo che il bacino semichiuso del Mediterraneo si prestasse ad essere un ottimo indicatore dei cambiamenti in atto per quanto concerne il clima della Terra su scala più ampia.
Ogni anno la temperatura dello strato profondo del Mediterraneo aumenta di circa 0,002°C ed il suo livello di sale aumenta di 0,001 unità di salinità. Questi cambiamenti, dall'apparenza così minima, si verificano ad un ritmo più rapido dal 1990 e richiedono un enorme quantità di calore, dati i volumi enormi occupati dal mare soprattutto in profondità. Naturalmente, ora questi dati necessitano di ulteriori conferme dal monitoraggio degli anni a venire.
Anche gli studi e le osservazioni condotti in Italia (ISMAR del Cnr di La Spezia) sono arrivati alle medesime conclusioni in merito alla tendenza dell'acqua a divenire sempre più calda e salata. E' stato peraltro appurato come questa tendenza abbia subito la maggiore accelerazione dal 2005: in 4 anni la salinità è aumentata mediamente di 0,024, mentre le temperatura di 0,042°C e si tratta di un trend notevolissimo e superiore agli studi precedenti.

Ciò sta destando dunque non poche preoccupazioni per le possibili conseguenze sui delicati equilibri dell'ecosistema del Mediterraneo, che peraltro potrebbe avere conseguenze diretta sull'Atlantico, visto il canale comunicante di Gibilterra (pur avendo una profondità relativamente ridotta, circa 300 metri): un maggiore apporto di calore e di sale dal Mediterraneo potrebbe ipoteticamente interagire con la circolazione termoalina ed i meccanismi che mantengono in moto la Corrente del Golfo. La circolazione termoalina è causata dalla diversa densità delle acque superficiali rispetto a quelle sottostanti, garantendo il rimescolamento degli strati profondi.

Il Mediterraneo è uno dei pochissimi bacini al mondo ove avviene la convezione termoalina di grandi masse d'acqua: quelle dense (ricche peraltro di CO2) che si producono nel Golfo del Leone, nel Mar Ligure e nel bacino catalano (per effetto di venti freddi e secchi continentali) tendono a sprofondare ed espandersi, innescando così un processo di circolazione verticale e orizzontale dell'acqua, essenziale per la vita.

APPRONDIMENTO Con l'ausilio dei grafici elaborati dal Gruppo Oceanografico dell'INGV, è davvero curioso vedere qual'è l'andamento della salinità durante l'anno (i picchi maggiori si riscontrano in genere fra fine agosto ed inizio ottobre, quindi si tratta di un ciclo connesso con il riscaldamento termico), ma ancor più significativo è il riferimento all'andamento della salinità dell'ultimo decennio (secondo grafico in basso), dal 1999 ad oggi: come possiamo notare, è un grafico che sale con costanza e regolarità. I picchi più alti risalgono appena al 2009, non appare certo così improbabile l'ipotesi che possano battersi già nel 2010.

Andamento dei livelli di salinità sul Mediterraneo negli ultimi mesi, dal maggio 2009 alla fase attuale. Si noti come nel raffronto di maggio, giugno e luglio i livelli di sale appaiono più alti attualmente nel 2010. Fonte Gruppo Oceanografico dell'INGV

Andamento dei livelli di salinità negli ultimi anni, dal 1999 al 2010. I dati confermano il crescente incremento dei livelli di sale. Fonte Gruppo Oceanografico dell'INGV

Quali le cause del progressivo crescente aumento di temperature e salinità degli strati profondi? Non è così facile una risposta, tuttavia sembrano contribuire in misura molto significativa fattori quali la generale diminuzione delle precipitazioni e l'aumento dell'evaporazione che sta interessando l'intero bacino.

Mauro Meloni - Libera Informazione Accademia Kronos