giovedì 1 ottobre 2026

“Comprendere lo Yemen” il nuovo libro di Tim Anderson...

 

























Il 27 settembre 2026 è stato presentato a Roma presso il Centro di Iniziativa Popolare del quartiere Alessandrino il libro “Comprendere lo Yemen”, curato dal professore australiano Tim Anderson, già autore di ottimi libri sulla Siria, Cuba, ed altre realtà antimperialiste.
 
La presentazione era organizzata dal Coordinamento per la Palestina, i Giovani Palestinesi e l’Unione Democratica Arabo-Palestinese.
 
L’autore era presente e ha risposto a una serie di domande postegli dal giornalista Alberto Fazolo e dal pubblico, molto numeroso e attento.
 
Tutto è stato registrato ed il link per ascoltare la registrazione sarà fornito appena possibile. Intanto vorrei però precisare alcuni aspetti che sono stati oggetto di varie domande da parte di compagni ed amici.
 
In sintesi Anderson ha ricordato che la rivoluzione del 2014, che ha estromesso dal governo dello Yemen lo storico presidente Saleh (uomo di fiducia dell’Arabia Saudita), è stata condotta da una coalizione di partiti e movimenti guidata dal movimento Ansar Allah.
 
Questo movimento (chiamato in Occidente col nome improprio di Houthi dal nome del suo fondatore) è un movimento di ispirazione musulmana “zaidita” (una corrente con analogie con lo Sciismo, ma  distinta dallo Sciismo iraniano, con cui condivide però un atteggiamento aperto verso la giustizia sociale e l’azione antimperialista).
 
Ansar Allah si ritiene alleata ma indipendente dall’Iran ed ha la sua base nell’estremo Nord del Paese, mentre il resto del Paese è di fede musulmana-sunnita, ma di una corrente aperta e dialogante, che non segue il Wahabismo reazionario e dogmatico dell’Arabia Saudita.
 
Della coalizione rivoluzionaria faceva parte anche il vecchio Partito Socialista (il partito di ispirazione marxista-leninista che aveva governato sullo Yemen del Sud fino alla riunificazione pacifica avvenuta nel 1990). Questa riunificazione fu temporaneamente interrotta con la guerra civile del 1994 in cui il Sud fu sconfitto dal Nord dominato allora dal presidente Saleh.
 
Alla fine dell’esperienza indipendentista del Sud ha contribuito anche lo stato di isolamento in cui si è trovato già alla fine degli anni ’90 a causa della crisi dell’URSS, dovuta alle incaute e cervellotiche ”riforme” interne di Gorbacev, e della sua decisione di ritirare l’appoggio a tutti i fronti antimperialisti.
 
Dopo la rivoluzione del 2014, il Consiglio di sicurezza dell’ONU, su istigazione delle potenze occidentali e delle monarchie arabe reazionarie, ha riconosciuto in una sua risoluzione come legittimo governo dello Yemen quello provvisorio che faceva capo all’ex vice-presidente di Saleh, Hadi, che si è affrettato a fuggire in Arabia Saudita, dove è divenuto ostaggio dei Sauditi.
 
Il movimento Ansar Allah è stato anche ufficialmente dichiarato “terrorista” dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU (il commento di Anderson è stato che forse nell’occasione Russia e Cina stavano dormendo!). Lo Yemen centro-settentrionale (dove vive l’80% della popolazione), rimasto sotto il controllo della coalizione rivoluzionaria, è stato sottoposto a pesantissime sanzioni nonostante la povertà della popolazione.
 
Successivamente, a partire dal 2015, lo Yemen centro-settentrionale è stato sottoposto a devastanti bombardamenti da parte degli USA e dei loro alleati, mentre il Sud e l’Est del paese (desertico ma ricco di giacimenti petroliferi poco sfruttati) passavano sotto il controllo di mercenari finanziati da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.
 
Nel 2025 si sono avute nuove devastanti ondate di bombardamenti di USA, Israele, ed alleati in seguito al coraggioso intervento militare yemenita in aiuto ai Gazawi sottoposti a genocidio. Il livello militare degli Yemeniti si è però mantenuto alto grazie anche alla strategia di costruirsi missili e altre armi in casa, in rifugi sotterranei profondi sull’esempio dell’Iran.
 
Per quanto riguarda la situazione delle donne in Yemen (altra domanda che spesso viene fatta), il paese è molto tradizionalista, per cui gran parte delle donne tribali porta ancora il burka. Il governo rivoluzionario ha scelto la strada di lavorare per conseguire obiettivi di giustizia sociale e di azione antimperialista senza forzare la mano con provvedimenti incauti e impopolari che hanno causato l’isolamento delle direzioni rivoluzionarie in altre situazioni. Il governo punta sull’istruzione per far evolvere la situazione, come già successo in Iran
 
E’ stato infatti sottolineato – anche sulla base di esperienze dirette di Anderson ed altri – che oggi in Iran il 20-30% delle donne circola liberamente senza velo (non più obbligatorio da tempo) e un altro 50% lo porta pro-forma sulla nuca e le spalle, seguendo comunque un’antica tradizione. Le donne risultano avere ottimi livelli di istruzione e il 60% dei laureati sono donne- Hanno largo accesso a tutte le professioni e la politica, smentendo le bugie della propaganda imperialista.
 
Vincenzo Brandi



Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.