L'intervista rilasciata dal Ministro della difesa Crosetto alla BBC (link 1) è straordinaria. Inizia dicendo che da parte di Trump è un errore togliere l'assistenza all'Ucraina, perché così Putin vedrà debolezza dall'altra parte e non sarà invogliato a chiudere la guerra ma a continuarla. In un Paese a sovranità limitata, però, la critica va solo fino a un certo punto, perché alla domanda della giornalista ("pensa che Donald Trump stia dando a Vladimir Putin un modo per vincere la guerra?") il nostro si imbarazza, si schermisce, ride, dice che no, però se indebolisci uno, ecco, avvantaggi l'altro. Poi l'Europa non ha una voce sola e non si sa chi decide, la Russia è il male, spende un sacco di soldi in armi, presto avrà un milione e mezzo di soldati sotto le armi, quindi ovviamente è una minaccia per noi perché, se finisse la guerra in Ucraina, cosa farebbe di questo milione e mezzo? Questo "gli dà l'idea" che Putin non voglia fermarsi all'Ucraina, quindi ci dobbiamo preparare "alla possibile follia della Russia". Ancora una volta, di fronte alla domanda diretta della giornalista ("c'è il pericolo che la Russia possa attaccare fisicamente un paese NATO?”), risponde dicendo che ha attaccato l'Ucraina, la Crimea, la Georgia (ridacchiando, ovviamente, perché mi sa che si ricorda come è andata quella storia), l'Afghanistan, perché “nella mentalità russa c'è l'idea di attaccare per occupare”, per cui...
Sulla “guerra ibrida”, sostiene sia in corso da tempo e alla domanda della giornalista se possa fornire qualche esempio di attacco all'Italia, dice che ci sono centinaia e centinaia di attacchi russi ogni giorno, “l'abbiamo visto in Francia l'altro giorno” (eh?) e tutti i giorni combattiamo contro questi attacchi che “sono quotidiani, non sono neanche più una notizia” (ah, ecco perché non finiscono sui giornali, dunque). E ovviamente la cosa più pericolosa è “la guerra della disinformazione” in vista delle elezioni nei vari paesi europei, visto c he la Russia punta su certe figure politiche e su certi discorsi per indebolire l'opposizione contro di lei. Ancora una volta, alla richiesta di prove e di esempi specifici dice che non può darne, perché “il problema della guerra ibrida è che è sotto traccia, il problema è che non è attribuibile” (il che è certamente vero, ma anche molto conveniente). Lo scopo della Russia è “rimettere insieme quello che era la Russia prima dell'esplosione dell'Unione Sovietica”, perché la Russia “non è un grande Paese” al pari della Cina e degli Stati Uniti (usa proprio Paese, non potenza, scelta lessicale interessante).
Il meglio, però, Crosetto ce lo riserva alla fine, dal minuto 9:40 in poi. Dopo essersi lamentato del fatto che la maggioranza dell'opinione pubblica, ovviamente “influenzata anche dall'esterno” è contraria “agli aiuti all'Ucraina” (furba formulazione, perché la questione non sono gli aiuti, sono le armi) dice tranquillamente, e senza che la cosa abbia provocato un'interrogazione parlamentare o una richiesta di spiegazioni da parte del Presidente della Repubblica, che “non si può cedere all'opinione pubblica quando tu pensi che l'opinione pubblica stia sbagliando” (''opinione pubblica sarebbero gli elettori, per chiarirci, quelli che alcune ere geologiche fa si chiamavano “il popolo”). Il motivo, ovviamente, sta nella capacità di disinformazione russa perché non è vero che il costo del gas è più alto a causa della guerra o dipenda dal fatto che non lo compriamo più dalla Russia. Certo è difficile spiegarlo agli italiani, ma in fondo, conclude il discorso, “è una scelta tra il Bene e il Male”. Le maiuscole le metto io, ma se lo ascoltate sentirete che ci sono.
In chiusura, si rifiuta di parlare di Vannacci, citando il proverbio “de minimis non curat praetor”, perché lui ha parecchie cose molto più importanti da fare che pensare a lui. La fine dell'intervista è sublime. Altra domanda secca, diretta: “Crede che l'Ucraina possa vincere questa guerra?”. Risposta (foto):
“L'Ucraina non potrà MAI vincere la guerra. Il mio obiettivo è far sopravvivere l'Ucraina e far finire la guerra. Perché quando in Italia qualcuno ha detto “l'Ucraina vince la guerra” qualcuno ha pensato che l'Ucraina volesse sconfiggere la Russia, no?, Zelensky quasi entrare in Mosca con la bandiera ucraina, no? Per l'Ucraina la vittoria è che la Russia esca, la smetta di tirare bombe, e che l'Ucraina sia final... (lapsus freudiano enorme, ma si salva) nuovamente un Paese libero di vivere e libero di avere un futuro. Quella è la vittoria dell'Ucraina che vorremmo tutti”.
Eppure a me pareva di ricordare altri discorsi, su cosa fosse la vittoria e cosa no. Mi pareva di ricordare che bisognasse infliggere una “sconfitta strategica” alla Russia, che la frammentazione della Russia in molti stati fosse un obiettivo desiderabile, insieme alla sua smilitarizzazione, che bisognasse assistere l'Ucraina per sempre finché non fosse tornata ai confini del 1991, cosa ovvia e facilissima da ottenere, che addirittura bisognasse fare attenzione, come diceva Macron, a non sconfiggerla troppo, la Russia, perché altrimenti potevano esserci problemi. Si vede che mi ricordo male.
Oppure si vede che Crosetto, e lo scrivo con ammirazione, è l'arci-italiano, il migliore interprete della nostra miglior tradizione politica, ciaccare e medicare, un colpo al cerchio e uno alla botte, eccetera. Si vede anche, soprattutto, che ormai c'è poco da fare: sono finiti i soldi (Zelensky, in caso la cosa fosse sfuggita, ha chiesto altri 70 miliardi per il 2027, oltre ai 90 già stanziati, e ovviamente li chiede a noi. La risposta, per ora, è il silenzio, e vorrei vedere), sta finendo la volontà politica, bisogna cominciare piano piano ad abituare tutti al fatto che l'obiettivo è cambiato, niente più Crimea beach party, ma un più prosaico “in fondo esiste ancora e non sono morti tutti, possiamo dire che è una vittoria”. Che pena infinita...
Francesco Dall'Aglio



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