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sabato 21 luglio 2012

La vera ragione della censura del monti contro la Sicilia è tutta qui....



.... quanto viene sostenuto adesso da Mario Monti, che strumentalizzando ad arte la cattiva gestione dei politici siciliani parla addirittura di "bancarotta" è FALSO: l'obiettivo (non dichiarato ma palese) è quello di mettere mano allo "statuto speciale" dell'isola, che limita moltissimo l'influenza del governo centrale sulla Sicilia, demandando alla Regione moltissime competenze, TRA CUI LA POSSIBILITA' DI EMETTERE MONETA AUTONOMAMENTE, SENZA DEBITO, SENZA LO STROZZINAGGIO DELLE BANCHE CENTRALI, argomento affrontato anche recentemente dai "Forconi" e persino da Zamparini: per saperne di più in merito leggete "La proposta di Zamparini: "Ci vuole una moneta siciliana"" e "La Banca Centrale di Sicilia può emettere moneta Sovrana !". La creazione di una moneta complementare in Sicilia potrebbe rappresentare un PERICOLOSISSIMO precedente per gli eurocrati che stampano l'euro senza nessuna copertura aurea e ce lo prestano pretendendo lauti INTERESSI: una possibilità che fa paura, e che certamente vogliono eliminare.

Che in Sicilia siano sprecati milioni e milioni di denaro pubblico corrisponde a verità; come lo è il fatto che la Regione Sicilia vada avanti solo grazie al sostegno dei soldi provenienti dalle regioni più ricche del nord. L'assemblea regionale siciliana (il Consiglio Regionale) ha dispensato, negli anni, decine di migliaia di posti di lavoro inutili, creati ad hoc per offrire un posto di lavoro ai cittadini laddove posti di lavoro non ce ne sono, coltivando la propria rete clientelare, in modo da garantirsi consensi e quindi il potere; l'esempio più noto è quello dei forestali, ma ce ne sono molti altri. Non vogliamo fare i "difensori d'ufficio" di una regione dove la sanità costa il doppio che altrove e offre un servizio scandaloso ai propri cittadini. Ma che la Regione sia a rischio 'default' non è vero: e la dimostrazione la troviamo anche nei dati del Dipartimento del Tesoro. Di seguito la tabella divulgata dalla pagina Facebook "Le città del sud" elaborata con i dati del Ministero, che dimostra come la Sicilia, al cui debito viene dato ampio risalto, è molto meno indebitata di altre regioni italiane, ad iniziare dal Lazio, a cui spetta il record con quasi 21 miliardi di debito, e persino della Lombardia: che ha un debito di oltre 13 miliardi e mezzo!

I governi nazionali che si sono susseguiti negli anni hanno SEMPRE taciuto dinnanzi agli sprechi siciliani, COMPRESO IL GOVERNO MONTI, che non ha proferito la MINIMA PAROLA quando pochi mesi fa, ad Aprile, il governatore Lombardo ha assunto 22.000 persone in un carrozzone regionale, salvo oggi volere COMMISSARIARE la regione.

ESATTAMENTE come hanno fatto a livello nazionale, per mettere le mani sulla Regione, i poteri forti che filoguidano l'azione di Mario Monti utilizzano L'ARMA DELLA BANCAROTTA: prima paventata a livello nazionale, e ora a livello regionale. Per poter mettere le mani sulla Regione Sicilia, non hanno altre strade.

Curiosità: guarda caso, alcuni giornali già prima della lettera di Mario Monti che sancisce l'attacco all'autonomia della Regione Sicilia, hanno iniziato a parlare e dare grande risalto agli sprechi della regione Sicilia: Venerdì 13 Luglio "Libero" ha dato ampio spazio agli sprechi della Regione Sicilia, alla quale hanno dedicato il titolo a caratteri cubitali della prima pagina: "SICILIA, UNA REGIONE DA TAGLIARE"; all'interno del giornale gli articoli del Direttore Maurizio Belpietro, Andrea Scaglia e F.Man da cui abbiamo estratto i dati che abbiamo snocciolato nell'articolo Sicilia: in alcuni paesi 1 abitante su 5 (anziani e bambini compresi) è un "forestale". Mercoledì 18 Luglio, cinque giorni dopo, lo stesso giornale è tornata a parlare di Sicilia, alla quale hanno dedicato ancora il titolo di prima pagina: "LA SICILIA E' FALLITA", sostenendo che "dopo la denuncia di 'Libero' il premier si prepara a commissariare la Regione che a forza di sprechi è arrivata sull'orlo della bancarotta".


DAVVERO MONTI HA PRESO SPUNTO DA LIBERO?!? O più probabilmente, Libero ha iniziato a parlarne per sdoganare l'azione che avrebbe di li a poco intrapreso Mario Monti?!? Tra l'altro Libero è un giornale molto seguito dall'elettorato della Lega Nord, che vede sicuramente di buon occhio l'assunzione di interventi per limitare gli sprechi della Regione Sicilia...

Molto interessante ciò che si apprende dagli esperti che Libero ha interpellato sulla questione:

Il 13 Luglio Libero ha scomodato Antonio Saitta, ordinario di "Diritto Costituzionale" a Messina (Libero del 13 Luglio) che spiega che lo Statuto siciliano è reso intoccabile dalla Costituzione "Lo statuto della Regione Sicilia per come è formulato sembra una carta ottocentesca (...) cambiarlo è molto complicato". L'articolo spiega che "la blindatura del testo è praticamente assoluta" e che "conferma che la Sicilia è praticamente uno stato autonomo federato con l'Italia" sostenendo che questo fu il "prezzo da pagare" per evitare che la Sicilia facesse Stato a sè alla fine della guerra (la 2° guerra mondiale). L'articolo spiega a chiare lettere che "cambiare lo Statuto è quasi impossibile. Non basta la ferrigna procedura prevista dalla Costituzione con la doppia lettura in parlamento, SERVE IL VOTO DELL'ASSEMBLEA REGIONALE".


TUTTAVIA nell'Edizione del 18 Luglio Libero ha interpellato il costituzionalista Giuseppe Verde che spiega che "se vanno in bancarotta il Commissario può arrivare"...

E CON QUESTO IL "DISEGNO" RISULTA CHIARISSIMO: lo Statuto della Regione Sicilia può essere cambiato solo in presenza di gravi violazioni dello Statuto, e quindi anche a causa della bancarotta: che renderebbe possibile metterci le mani, e - ci potete scommettere - porre quelle limitazioni che POTREBBERO DARE FASTIDIO. Gli eurocrati stanno trasferendo sempre più poteri al Consiglio dell'Unione Europea, laddove i cittadini non possono arrivare; anche se le elezioni nazionali fossero vinte da qualcuno che intende fare veri cambiamenti non potranno farlo, grazie a Trattati come il Meccanismo Europeo di Stabilità


Staff nocensura.com
http://www.nocensura.com

venerdì 20 gennaio 2012

Imbeccate di "servizio" alla rivolta siciliana - Ovvero: Come si strumentalizza una protesta popolare per demolirla




Ho partecipato negli anni ‘70 alla rivolta di Reggio Capoluogo in Calabria. Facevo parte di uno dei comitati della rivolta insieme a Santo Amato che qualcuno sicuramente ricorderà.

Fin quando rimase autonoma la rivolta stava creando seri problemi al sistema e poteva estendersi al resto della regione e arrivare a Napoli.

Ma il potere ebbe una bella pensata: usò Ciccio Franco, all’epoca capo dei boia chi molla, che divenne in seguito senatore del MSI (che coincidenza!) per trasformarla in una protesta di campanile.

Il ministero dell’interno infiltrò alcuni comitati con elementi della ‘ndrangheta e con spioni professionisti (tutti di destra, guarda caso!) e per ultime diede incarico a quel galantuomo di Almirante in un famoso comizio tenuto a Villa San Giovanni di fare il pompiere e spegnere l’incendio.

Ho letto da qualche parte che oggi in Sicilia un deputato del partito di Fini (degno erede dell’Almirante) sta appoggiando la rivolta siciliana. Se i siciliani dovessero accettare elementi dei partiti, specialmente di destra, come avvenne in Calabria, possono dire addio alla rivolta dei forconi.

Già i giornali di ieri (imbeccati certamente dal potere) hanno cominciato a parlare di infiltrazioni mafiose del movimento siciliano col chiaro intento di criminalizzarlo.

Roberto Sestito

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Commento di Maurizio Barozzi:

Mi associo, correggendo solo là, dove dici, che ad un certo punto il ministero degli interni infiltrò alcuni Comitati. Non è esatto, le infiltrazioni vi erano già fin dalla nascita delle rivolta di Reggio. Comunque sia basta leggere vari atti processuali, le relazioni della Commissione stragi del parlamento, confessioni di pentiti e dissociati, desecretazioni di documenti, e così via, per constatare, se pur ce ne fosse bisogno (non abbiamo gli anelli al naso), di come, allepoca, tanti capi, capetti e ducetti e loro luogotenenti erano in “servizio permanente effettivo” di chi di dovere. E da quel Servizio non si scenda mai.

Detto questo, si pone però un problema sempre ricorrente nella Storia. Intanto diciamo che Lorsignori, a fronte di certe misure che il mondialismo impone, temono sicuramente il montare di una rabbia popolare che potrebbe divenire incontrollata. E’ ovvio quindi che cerchino, attraverso i mass media, di etichettarla, con nomi, simboli e bandiere di gruppi che potrebbero essere, a torto o a ragione, facilmente criminalizzati. Mafia compresa. Ed infatti, i TG già stanno facendo questa immonda bisogna. Ma aggiungo: vuoi che i Servizi stiano fermi? Ovviamente no, è chiaro che cercheranno di mettere in campo ogni genere di provocazione e attivare tutti quegli elementi che a loro sono, da sempre, collusi.

Ergo, teoricamente, dovremmo subito denunciare quanti, singoli o gruppi, che si mischiano in quella rivolta potrebbero essere in odore di collusione con i Servizi e invitare altri gruppi, che magari sono in buona fede, di partecipare alla rivolta popolare senza ostentare simboli e bandiere di parte. Meglio ancora invitare la popolazione del luogo a cacciar via chi cerca di etichettare la rivolta.
Ma la storia, però, insegna anche che le rivoluzioni non si possono fare solo con i puri, nè tanto meno sentenziando a tavolino. Spesso, anzi sempre, fra questi puri sono frammisti gli “sporchi” che fanno un loro gioco per conto altrui (sempre e comunque). Il vero problema è far si che questi mascalzoni non prevalgono, non riescano nei loro intenti, anzi che le loro azioni, tornino a vantaggio della rivolta.

C’è il famoso esempio storico della rivoluzione bolscevica, dove nel comitato rivoluzionario c’era una spia della polizia zarista (non ricordo il nome, ma ne parlò poi anche Lenin). Orbene, costui, mentre da una parte faceva la spia alla polizia, dall’altra doveva partecipare alle azioni terroristiche, anzi progettarle lui stesso.

Il problema, allora come sempre, è quindi nei rapporti di forza: ovvero che i rivoluzionari siano più forti dei balordi, in modo che le azioni contrarie dei balordi, siano meno importanti del loro apporto che, giocoforza, devono dare alla causa.

Purtroppo ho paura che, di questi tempi, i rapporti di forza siano talmente sproporzionati che alla fine a prevalere saranno le “provocazioni”, non gli atti di rivolta in sè stessi.