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lunedì 26 settembre 2011

Bufale delle bufale telematiche.. il ddl 733 ritorna! Quando la realtà è più incredibile della fantasia

"C'era una volta il palo" - Foto di Gustavo Piccinini


Care, cari,

ci risiamo… il governo berlusconi sta riproponendo il ddl (ex 733) in nuova veste, la famosa “legge bavaglio” ritorna (in formato bis)… Dovuto alle recenti vicende giudiziarie del premier che si vede assediato da intercettazioni telefoniche e articoli su internet le Camere, ed i camerieri “nominati” deputati e “nominati” senatori si preparano ad approvare (non possono esimersi pena la caduta della legislatura e la fine dei privilegi acquisiti) a varare norme ammazza libertà d’informazione.. forse anche peggiori di quelle contenute nel precedente tentativo di ddl (quello 773).

Su internet, malgrado il ddl (733) fosse stato a suo tempo ritirato (vedi articolo http://altracalcata-altromondo.blogspot.com/search?q=bufale+telematiche) aveva continuato a girare come fosse ancora valido… ed ora la raeltà berlusconica si dimostra più forte di ogni fantasia.. e lo riporta in auge.. quindi non è più una “bufala” ma si prepara a divenire una triste realtà. Ecco.. forse anche il Giornaletto di Saul verrà dichiarato incostituzionale e pure i vari blog: Circolo Vegetariano VV.TT., Altra Calcata.. altro mondo, Paolo D’Arpini Blog, Bioregionalismo Treia, La Rete delle Reti, La Rete Bioregionale…

Insomma viviamo in piena dittatura e non ce n’eravamo nemmeno accorti.. alla fine saranno più liberi in Cina od in Burundi di quanto lo siamo in Italia…. Ah, siccome non ho intenzione di rinunciare a comunicare liberamente preparatevi, nel caso, a venire al gabbio con il cesto di arance….

(Saul Arpino / Paolo D’Arpini)

giovedì 6 gennaio 2011

La Corte Costituzionale ed il parere sul legittimo impedimento (ovvero il salva-Berlusconi) – Raccolta Firme su AVAAZ



Cari amici,

Con la decisione sull’immunità di Berlusconi in arrivo la prossima settimana (a partire dal 10 gennaio 2011), la pressione sulla Corte costituzionale si fa sempre più alta. Mettiamoci dalla parte dei giudici in sostegno della loro autonomia e in difesa della nostra democrazia.

La prossima settimana la Corte costituzionale deciderà se Berlusconi potrà ottenere l’immunità dai processi fintanto che avrà un incarico di governo: la prova del nove per la nostra democrazia.

Attualmente imputato per corruzione giudiziaria, falso in bilancio e frode fiscale, il Presidente insieme ai suoi alleati sta esercitando una pressione enorme sui membri della Corte, fino ad arrivare a minacciarli, nel tentativo vergognoso d’influenzare la sentenza e di garantire così che la decisione lo metta al di sopra della legge.

Questo è un assalto sfrontato al caposaldo della nostra democrazia: la separazione fra i poteri giudiziario, legislativo ed esecutivo. Un enorme grido pubblico in sostegno della Corte costituzionale e della sua autonomia potrebbe respingere l’eccessiva intromissione della politica e garantire che la Corte costituzionale implementi lo stato di diritto.

Negli ultimi anni indagini e processi hanno screditato una grossa parte della classe politica, immischiata in affari di mafia, appalti truccati ed episodi di corruzione. I politici coinvolti si sono chiusi a riccio, promulgando leggi ad personam per evitare i processi e votando contro l’autorizzazione a procedere all’arresto dei parlamentari colpevoli.

Nel disperato tentativo di silenziare o ottenere sentenze favorevoli, gli stessi politici indagati o condannati hanno addirittura avviato una pericolosa propaganda contro i giudici, minacciando di avviare commissioni d’inchiesta sul loro lavoro, accusandoli di essere politicamente schierati e addirittura ipotizzando la loro insanità mentale.

Silvio Berlusconi, attualmente imputato in 3 processi, sta tentando nuovamente di ottenere l’immunità per essere al di sopra della legge. La Corte costituzionale, dopo aver bocciato due tentativi simili in passato, dovrà decidere sulla legittimità di una legge controversa che garantirebbe l’immunità di fatto al Presidente del Consiglio e a tutti i ministri. E la pressione sulla Corte sta raggiungendo il punto di ebollizione.

In questa guerra del potere esecutivo contro quello giudiziario, la vittima sacrificale è la salute della nostra democrazia. Costruiamo una petizione enorme per proteggere i giudici dagli attacchi dei politici in malafede, e difendiamo con forza la loro indipendenza dalle pressioni politiche!

Insieme abbiamo dimostrato che possiamo vincere: l’anno scorso abbiamo respinto la “legge bavaglio”, promossa da Berlusconi per silenziare i media e rendere più difficili le indagini giudiziarie. Se i cittadini decidono di unire le forze per imporre un cambiamento nel mondo, non ci può essere politico di turno o grande azienda che possa fermarli: la nostra passione ci rende più uniti e più potenti.

Per firmare:
https://secure.avaaz.org/it/in_difesa_dei_giudici/?vl



Con speranza e determinazione,

Luis, Giulia, Alice, Ricken, Pascal, Benjamin, Mia e tutto il resto del team di Avaaz.

mercoledì 28 luglio 2010

Diritto di replica, politica, affari privati... e Legge Bavaglio...

Ante Scriptum:
Non so se ho capito bene…….. ma se il problema sta che, se io pubblico qualcosa contro qualcuno, questo qualcuno ha il diritto di chiedere che lui stesso possa dare la sua versione dei fatti ed io sono obbligato, entro 48 ore, a pubblicare questa rettifica……. E allora? Cosa c’è di sbagliato? Se siamo in democrazia bisogna dare voce a tutte le voci, anche se non concordano con noi. Dove sta il bavaglio? Se io parlo male del mio sindaco, di Berlusconi o della mia dirimpettaia perché costui o costei non dovrebbe avere diritto di difendersi o di replicare? Se non ho capito male nelle norme previste avete il DOVERE/DIRITTO di replicare. Sarete ascoltati (letti) e pubblicati..
(Caterina Regazzi)

…....................

Avete un blog sul quale seguite l’attività politica della vostra città? Vi interessate di politiche ambientali e aggiornate il vostro sito con le novità che riguardano risparmio energetico e gestione dei rifiuti? Siete iscritti ad una mailing list di ricercatori precari nella quale vi confrontate sui tagli all’università? E ancora, siete tra quelli che, telecamera in spalla, vanno dai politici a chiedere conto delle loro scelte?

Se siete tra questi, o se comunque avete un vostro sito Internet, preparatevi: molto presto dovrete fare molta attenzione. Nella legge bavaglio che verrà approvata a breve in via definitiva, è contenuto un articolo che vi riguarda. E’ il comma 29 che recita: “Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”.

Vuol dire che ogni sito web (blog, forum, pagina Facebook, canale YouTube, wiki, ecc), dovrà sottostare all’obbligo di rettifica previsto per le testate giornalistiche. Se a qualcuno non va bene qualcosa che avete scritto, se ritiene falsa o tendenziosa una vostra frase o pensa che una vostra opinione ecceda il diritto di critica, potrà contattarvi ingiungendovi di pubblicare la sua versione dei fatti. Nel momento in cui nella vostra casella di posta arriverà una simile comunicazione, partirà un conto alla rovescia: avrete 48 ore per pubblicare la rettifica. Scaduto questo termine, non avendo rispettato la legge, rischiate una multa fino a 12mila euro.

Per la maggioranza di governo e persino per alcuni esponenti della blogosfera, il comma 29, è sacrosanto: “Sul web non si può scrivere ciò che si vuole” dicono. Per molta parte degli utenti della rete, per il Partito Democratico e Italia dei Valori, invece, il comma non tiene conto nella natura amatoriale di molti siti web e risulta perciò censorio. Da più parti viene anche sottolineato che il comma presta il fianco ad abusi: un sito web spesso non ha risorse, competenze e personale per analizzare nel merito ogni richiesta di rettifica. Juan Carlos De Martin, professore associato presso la Facoltà di Ingegneria dell’Informazione del Politecnico di Torino, contattato dal Fatto, parla a riguardo di “Chilling effect”, una definizione utilizzata negli Usa per definire leggi che sopprimono opinioni o condotte attraverso la minaccia di ritorsioni; è di certo vittima del Chilling effect un cittadino che si autocensura per timore di una penalizzazione (nel nostro caso di una multa salata).

Su Internet è in corso una campagna contro il comma 29. L’associazione Valigia Blu – la stessa che si era fatta promotrice di una raccolta di firme per chiedere al Tg1 una rettifica sull’avvocato Mills prescritto e non assolto  – ha scritto una lettera aperta a Gianfranco Fini e Giulia Buongiorno: “Occorre reintrodurre il dibattito sul comma 29 dell’art. 1 del ddl nel corso dell’esame alla Camera” dicono esponenti della blogosfera, della cultura, della politica. “L’informazione in Rete – aggiungono – ha dimostrato, ovunque nel mondo, di costituire la migliore forma di attuazione di quell’antico ed immortale principio, sancito dall’art. 19 della dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo e del cittadino: ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione”.

I tempi ormai stringono: in settimana la Camera darà il via libera alla legge sulle intercettazioni. Quindi la maggioranza di governo, su esplicito diktat di Berlusconi, intende chiudere la pratica bavaglio al Senato entro le ferie estive.

Enrico Peyretti - pace-request@peacelink.it