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martedì 12 giugno 2012

Venti di guerra in Siria ed Iran, per fare un favore ad Israele



I piani di guerra USA-Israele in Siria strettamente connessi con l'attacco all'Iran

Secondo James P. Rubin, il consigliere per la politica estera di John Kerry, i piani di Guerra in Siria sono strettamente legati a quelli in Iran.

Sono parte della stessa agenda militare Stati-Uniti / Israele che prevede d’indebolire l’Iran allo scopo di proteggere Israele. Quest’ultimo obiettivo dovrebbe essere raggiunto attraverso un attacco preventivo contro l’Iran: “Non ci limiteremo a un attacco israeliano all’Iran” dice James P. Rubin. Rubin espone candidamente il progetto d’intervento militare USA in Siria che verrà eseguito in stretta connessione con Israele. Una soluzione diplomatica non funzionerebbe né tantomeno semplici sanzioni economiche: “solo la minaccia dell’uso della forza potrà cambiare le posizioni di Assad” dice Rubin."L’amministrazione statunitense del Presidente Obama è stata comprensibilmente accorta nel non intraprendere operazioni aeree in Siria (come invece ha fatto in Libia) per tre principali motivi.

Diversamente dalle forze d’opposizione in Libia, i ribelli siriani non sono uniti e non hanno controllo su un determinato territorio. La Lega Araba non ha chiesto per la Siria un intervento militare esterno come invece è avvenuto per la Libia. E i Russi, protettori di vecchia data del regime di Assad, ne sono fortemente contrari. Il primo passo di Washington – secondo James P. Rubin - dovrebbe essere quello di operare insieme ai “suoi alleati”, gli emirati arabi Qatar, Arabia Saudita e Turchia, per organizzare, addestrare e armare i ribelli siriani. Questo “primo passo” è stato già compiuto. E’ avvenuto proprio ai primi scoppi insurrezionisti nel Marzo 2012. Gli USA e I suoi alleati hanno attivamente sostenuto per più di un anno i terroristi del FSA (Esercito Siriano Indipendente). L’organizzazione e l’addestramento consistevano nello spiegamento di terroristi affiliati Salafist e Al Qaeda, in parallelo con incursioni in Siria da parte di forze speciali di Francia, U.K., Qatar e Turchia. I mercenari sponsorizzati da USA-Nato vengono reclutati e addestrati in Arabia Saudita e in Qatar. Il “secondo passo” suggerito da Rubin è quello di “assicurare il sostegno internazionale per un’azione aerea coalizzata” al di fuori del mandato ONU. “La Russia non sosterrà mai un’azione simile, quindi non c’e’ alcun motivo nell’operare attraverso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”. Dice Rubin.

L’operazione aerea contemplata da Rubin è un vero e proprio scenario di guerra aperta, simile ai raid aerei della Nato in Libia. Rubin non sta esprimendo un’opinione personale sul ruolo delle Nazioni Unite. L’opzione di scavalcare il Consiglio di Sicurezza dell’ONU è già stata appoggiata da Washington. La violazione delle leggi internazionali non sembra essere un problema. L’ambasciatrice statunitense alle Nazioni Unite Susan Rice ha confermato nel Maggio scorso e senza mezzi termini che "il peggiore e purtroppo probabile scenario in Siria è l’opzione di “agire al di fuori dell’autorità del Consiglio di Sicurezza dell’ONU”. “In assenza di entrambe queste due ipotesi, mi sembra che ci sia un’unica alternativa ed è lo scenario peggiore e anche quello più probabile: l’escalation di violenza, la diffusione e l’intensificazione del conflitto.”, dice Rubin.

martedì 27 marzo 2012

Alfonso Navarra: "Turi Cordaro Vaccaro.. il guru povero dei NO TAV"

Turi Vaccaro, scaramantico, allontanato dal cantiere TAV

Turi Cordaro Vaccaro, che sta digiunando a Torino per i NO-TAV insieme agli aderenti dell'appello: "ASCOLTATELI!", ripasserà presto da Milano a farci visita, tra LOC di via Pichi e Spazio Kronos di via Borsieri.

Come forse sapete (e se non lo sapete è l'occasione per comunicarvelo), io lo utilizzo come personaggio-pretesto nei dialoghi contenuti nei miei libri sul nucleare. Ho cominciato a farlo con "La guerra nucleare spiegata a Greta", del 2007.
L'avventura attira, specialmente i giovani, e non si può negare che Turi sia un uomo, di stile di vita decisamente "nonviolento" (ovviamente con tutti i suoi limiti ed anche con picole contraddizioni), dalla vicenda interessante e coinvolgente.

Ecco quindi che è uscito nel luglio 2011 "La follia del nucleare - dialoghi con Greta", autoprodotto con la Kronos, dedicato ai rapporti tra nucleare civile e militare che, secondo me, spiegano "perché ilreferendum non chiude la partita" (è il sottotitolo del libro). Se il caso e la salute mi aiuteranno, presto dovrei sfornare i dialoghi-3, stavolta incentrati sulla Fukushima economica che ci aspetta, sempre con Turi protagonista.

Turi ha ora in progetto di marciare a piedi, per la pace, fino in Afghanistan. Io cerco di dissuaderlo e gli suggerisco l'obiettivo alternativo di Teheran:
1) perché il probabile attacco di Israele è uno scenario da contrastare subito (in una logica di lotta comune della società civile euro-mediterranea);
2) perchè correrebbe meno rischi di finire sequestrato - se va bene - da combatenti jadhisti (e/o criminali loro complici) che hanno, ne sono convinto, meno spessore morale e politico dei guerriglieri vietcong.

Questi ultimi, i vietcong dico, e lo ricordo spesso, non erano mammolette, ma a Jane Fonda fecero fare il giro turistico del Mekong: il loro nemico era l'imperialismo americano, non il popolo americano.

Oggi invece Angelina Jolie finirebbe subito sgozzata da "antimperialisti" molto probabilmente persino peggiori dei "crociati cristiani" che stanno affrontando con una violenza tanto feroce quanto stupida. E non facciamo il solito discorso: "anche gli altri ammazzano, oltretutto in modo più tecnologico, quindi ..."

Anche il buon Turi, non ci giriamo intorno, in mano loro, dei jiadisti, rischierebbe la stessa fine orribile della VIP: ed è tutto dire!

Lo stesso Gino Strada lo ha ammonito: "Appena ti incrociano sulla strada ti sparano addosso. Se sei fortunato ti rapiscono". E non si sta riferendo ai cattivi militari USA e NATO!

Ai tempi dei bolscevichi qualcuno avrebbe commentato: la morte di un innocente sarebbe solo un effetto collaterale di un grande processo storico rivoluzionario.

Ma noi abbiamo visto come finiscono le rivoluzioni (sic) guidate da una simile mentalità: mi sembrerebbe il caso che non ci ricascassimo ancora, perché abbiamo già dato, tutti i popoli del mondo, in termini di speranze mal riposte e disastrosamente distrutte...

Alfonso Navarra


P.S Segnalo un articolo di ben 7 pagine, appena uscito, su "Turi Vaccaro, il guru buono (e povero) dei NO TAV" - questo il richiamo in copertina - che trovate sul Settimanale "OGGI", in edicola).

sabato 24 marzo 2012

Preparativi per la corsa della Fine del Mondo... "Pronti? Uno, due, tre... via!" - Ai nastri di partenza: Israele, USA, NATO, Iran, Cina, Russia...



Debbo ritornare sul possibile olocausto nucleare che alcune oscure potenze senza scrupoli stanno preparando per la nostra Terra, per futili motivi di egemonia economica e politica.

La vita sul pianeta sarebbe certo migliore se venisse eliminata la spada di Damocle delle bombe nucleari, sospesa da tanti anni sulla testa dell’umanità come immane possibile tragedia ecologica. Ma le bombe atomiche non sono affatto scomparse, anzi sono lì, negli arsenali noti e in quelli segreti, e le fabbriche lavorano freneticamente per tenerle sempre pronte all’uso e per inventarne di nuove: 10.000 bombe nucleari negli Stati Uniti, circa 15.000 nella Russia e un numero imprecisato negli altri stati nucleari: Cina, Francia, Regno Unito, Israele, Pakistan, India, alcune pronte a partire entro pochi minuti, bombe sparse dovunque, alcune diecine di bombe americane collocate anche in Italia Che può divenire un target per eventuali ritorsioni.. così dall'oggi al domani...


L’energia atomica è cattiva sia in pace che in guerra… anzi forse è più cattiva in pace visto che in guerra sono state solo due le bombe utilizzate, quelle di Hiroshima e Nagasaki, nel 1945, e da allora sono trascorsi 67 anni. Mentre di incidenti nucleari ne sono avvenuti a iosa da quando l’uranio è diventato un “combustibile” energetico. Centinaia di incidenti, piccoli e grandi, che hanno lasciato una scia di morte e malattie non indicizzate… perché non conviene. Infatti i danni del nucleare è meglio tacerli, anche perché la maggior parte d’essi debbono ancora venire… Ma il nucleare civile serve a corroborare -pacificamente- gli scopi dei produttori di bombe: “Il nucleare civile si muove in simbiosi con il nucleare militare, per ripartire gli enormi costi per produrre l´uranio e soprattutto per arricchirlo al cosiddetto “weapon grade”.


Ulteriori danni verranno alla luce nel momento in cui le scorie radioattive stipate in varie parti del mondo cominceranno a rilasciare il loro contenuto venefico… è inevitabile che ciò accada perché i siti in cui dette scorie “riposano” saranno prima o poi distrutti da “incidenti” imprevisti. Poi ci sono tutti i residui radioattivi conservati in celle di contenimento, sarcofagi che non dureranno più a lungo… Polveri radioattive conservate in magazzini militari, in vasconi di contenimento o in casseforti a tenuta stagna (provvisoria), od in scrigni gettati nel mare, sepolti nei deserti, stipati in grotte, nelle paludi, e che aspettano solo di lasciar fuoriuscire i loro liquami radioattivi mortali.

L’uomo è stato bravissimo ad avvelenare il pianeta… ma sembra che ciò non sia ancora sufficiente.. e si vuole arrivare all'Armageddon finale... Con buona pace della vita sulla Terra.

Senza contare la vendita sottobanco di centinaia di testate avvenuta dopo la caduta dell'Unione Societica. Le bombe atomiche, al giorno d’oggi, sono facilmente reperibili al mercato nero delle armi… non c’è quindi bisogno di mascherarsi dietro un “programma nucleare civile” per costruirsele… Basta avere un po’ di soldi, e nemmeno tanti, per procurarsene qualcuna..

Ciò non ostante ogni giorno più insistente si fa la voce di un blitz di Israele contro l'Iran per fermare la produzione di uranio arricchito che quel paese sta portando avanti "per scopi civili". Israele si dice preoccupato per la sua sicurezza, per l'ipotsi che l'Iran possa munirsi di una bomba, in verità studi di intelligence americani affermano che "la possibilità per l'Iran di costruirsi l'atomica è remota". Ciò non ostante il Mossad con i suoi lunghi tentacoli si è mosso per far fuori i maggiori scienziati atomici iraniani, con attentati mirati.. Ma ciò non basta... Israele ha chiesto esplicitamente all'America di non opporsi ad un blitz contro l'iran (che alcune fonti danno per imminente entro il 2012) e l'America ovviamente non può opporsi alla volontà d'Israele, l'America è succube... economicamente e finanziariamente e politicamente.

E nel caso in cui ci si fosse dimenticate di loro – il che non sarebbe difficile, visto quanto raramente la loro esistenza è menzionata nei pubblici dibattiti – Israele ha un centinaio di armi nucleari, forse anche un po’ di più, e ha la capacità per lanciarle da silos sotterranei, sottomarini e cacciabombardieri F-16. Come dire che Israele autonomamente può già provocare una piccola fine del mondo... basta che scatti la sindrome del "muoia Sansone con tutti i filistei".. Un'ipotesi ben reale, visti i precedenti biblici....

Insomma la cosa succederà e le conseguenze sono conosciute solo a Dio....

Paolo D'Arpini


P.S.
A proposito di Dio, ho qui le "dichiarazioni" di una veggente, Sandra De Marco, informata sui fatti... Solitamente ho poca fiducia nelle "previsioni" a sfondo religioso.. ma le attinenze con la realtà presente sono molte.. e fanno pensare: “…preparariamoci ad una prossima guerra. Contro l’Iran, contro la Siria per arrivare fino alla Cina e quindi ad una guerra mondiale nucleare contro la Cina e la Russia che oggi possiede quindicimila bombe atomiche!” Continua:
http://www.circolovegetarianocalcata.it/2012/01/04/2012-le-previsioni-fosche-di-sandra-de-marco-preparariamoci-ad-una-prossima-guerra-contro-l%e2%80%99iran-contro-la-siria-per-arrivare-fino-alla-cina-e-quindi-ad-una-guerra-mondiale-nucleare/

lunedì 19 marzo 2012

Israele e la sindrome del muoia Sansone con tutti i Filistei...




Stralcio di un articolo del 29 agosto 2008

La guerra nucleare è una minaccia implicita del nostro tempo, ma negli ultimi tempi sta diventando sempre più reale. L’incontro di Ginevra tra l’Iran e sei grandi potenze mondiali sul programma nucleare di Teheran, del luglio 2008, si è concluso con un nulla di fatto.... Ma le potenze hanno avvertito Teheran che presto potrebbe andare incontro a sanzioni più dure, se non metterà fine al programma di arricchimento dell’uranio.

Nel frattempo Israele – un altro stato che ha sfidato, con il consenso occidentale, il trattato di non proliferazione nucleare – conduceva manovre militari su larga scala nel Mediterraneo orientale, forse in vista di un raid aereo sugli impianti nucleari iraniani.

In un articolo sul New York Times, intitolato “Usare le bombe per evitare una guerra”, lo storico israeliano Benny Morris ha scritto che i leader iraniani dovrebbero essere felici di un bombardamento israeliano con armi convenzionali, perché “l’alternativa è un Iran trasformato in deserto nucleare”. Intenzionalmente o no, Morris ripropone un vecchio tema, quello dell’eroe biblico Sansone, che si diede la morte uccidendo più nemici possibile. Le armi nucleari di Israele potrebbero nuocere alla sicurezza dello stato ebraico, come sostiene l’analista strategico israeliano Zeev Maoz. Ma spesso la sicurezza non è la priorità dei leader. E il “complesso di Sansone”, come lo chiamano i commentatori israeliani, può essere sventolato per avvertire chi comanda: se si vuole evitare una tempesta nella regione e forse nel mondo intero sarebbe una buona idea colpire l’Iran.

Il complesso di Sansone, rafforzato dalla dottrina secondo cui “il mondo intero è contro di noi”, non può essere liquidato alla leggera. Poco dopo l’invasione del Libano nel 1982, che provocò tra i 15 e 20mila morti nel tentativo immotivato di assicurare il controllo israeliano dei Territori occupati, Aryeh Eliav, una delle più note colombe di Israele, definì “una forma di demenza” l’atteggiamento di “chi ha portato qui il ‘complesso di Sansone’, in base al quale uccideremo e seppelliremo tutti i gentili intorno a noi e moriremo con loro”. Una forma di demenza diffusissima all’epoca e ancora oggi. Ma ci sono altri pericoli. Il generale Lee Butler, ex comandante in capo del Comando strategico statunitense, nel 1999 osservava: “Il fatto che, in quel calderone di ostilità chiamato Medio Oriente, una nazione si sia dotata di centinaia di armi nucleari, spingendo altri paesi a fare altrettanto, è molto pericoloso”. Tutto questo è legato alle preoccupazioni per il programma nucleare iraniano, ma nessuno ne parla. Come nessuno parla dell’articolo 2 della Carta delle Nazioni Unite, che vieta di minacciare l’uso della forza nelle relazioni internazionali. Entrambi i partiti statunitensi, invece, dichiarano con insistenza che “tutte le opzioni sono sul tavolo” per quanto riguarda l’Iran. Il coro di denunce contro i “nuovi Hitler” di Teheran e la minaccia che rappresentano per il mondo è stato interrotto da poche voci. Per esempio dall’ex capo del Mossad, Efraim Halevy, che ha di recente avvertito che un attacco israeliano all’Iran “potrebbe avere ripercussioni su di noi per i prossimi cento anni”. Secondo Benny Morris, però, “tutti i servizi segreti del mondo sono convinti che il programma iraniano sia finalizzato alla produzione di armi”. Come è noto, nel novembre del 2007, il rapporto dei servizi di intelligence statunitensi U.S. National Intelligence Estimate è arrivato alla conclusione che “Teheran ha probabilmente interrotto il suo programma di armamenti nucleari nell’autunno del 2003”. Morris riferisce probabilmente delle informazioni ricevute da una fonte dei servizi israeliani: ecco perché generalizza a “ogni servizio di intelligence”, proprio come ci avverte che l’Iran sfida “il mondo” cercando di arricchire l’uranio.

La logica è la stessa.

A giugno del 2008 il congresso stava per approvare una risoluzione, appoggiata dalla lobby filoisraeliana, che in pratica invocava un blocco dell’Iran: un atto di guerra che avrebbe potuto innescare un conflitto nella religione e in tutto il mondo. Le pressioni del movimento contrario alla guerra sembrano aver neutralizzato questo tentativo, ma probabilmente ce ne saranno altri.

Il governo di Teheran merita di essere condannato per molte cose, ma la minaccia iraniana rimane un’invenzione di chi si arroga il diritto di dominare il mondo e considera ogni ostacolo al proprio dominio un’aggressione. È questa la prima minaccia che dovrebbe preoccuparci, e che preoccupa le menti più sane dell’occidente e del resto del mondo.

Noam Chomsky


Noam Chomsky insegna linguistica all’Mit di Boston. I suoi ultimi libri usciti in Italia sono: America: il nuovo tiranno (Rizzoli 2006) e Capire il potere (Net 2007).

(Fonte: http://www.infopal.it)

mercoledì 14 marzo 2012

movimento internazionale di Lyndon LaRouche: "Fermiamo le spinte verso la terza guerra mondiale..."




Testo del volantino in distribuzione in Italia in occasione delle manifestazioni organizzate dal movimento internazionale di Lyndon LaRouche


La nostra vita è letteralmente appesa ad un filo. Se il Gen. Martin Dempsey, Capo degli Stati Maggiori Riuniti degli Stati Uniti, insieme ad altri militari americani d'alto rango, non si fosse opposto decisamente ad un attacco militare contro l'Iran, gran parte del genere umano sarebbe già stato obliterato da una guerra termonucleare globale.

Il motivo di questo pericolo di guerra non sta nel presunto programma di armi nucleari dell'Iran, visto che i servizi segreti americani, nel loro "National Intelligence Estimate", concordano che non esista più tale programma almeno dal 2003. Il vero motivo del pericolo di guerra sta piuttosto nel fatto che il sistema finanziario transatlantico è in bancarotta. L'impero della finanza globale centrato a Londra e Wall Street conduce attualmente una politica che ci spinge sempre più sull'orlo del precipizio nucleare, al fine di mettere in ginocchio Russia e Cina e costringerle a rinunciare alla loro sovranità ed alla loro politica economica orientata all'alta tecnologia, vera via di promozione del Bene Comune.

Dopo le guerre contro Iraq e Libia, questa politica di cambiamenti di regime si orienta contro Siria e Iran, ma soprattutto contro Russia e Cina. Parte di questa politica sono le minacce di morte a vari livelli contro Vladimir Putin, così come l'installazione di un sistema antimissili europeo che chiaramente non è orientato verso l'Iran ma verso la Russia. Visto che Russia e Cina hanno chiarito in modo inequivocabile che non intendono sottomettersi, c'è il pericolo acuto che le forze dell'impero britannico cerchino di provocare uno scontro termonucleare tra Stati Uniti e Russia.

Da quando Vladimir Putin annunciò che si sarebbe nuovamente candidato alla presidenza, questa tendenza allo scontro ha subìto unaescalation. Ci sono state aperte minacce di morte nei confronti del Premier russo, anche sui principali mass media, ad esempio sulla rivistaForeign Policy che titola "Putin è già morto", o da parte di Boris Berezovskij, che ha chiesto per Putin il "trattamento Gheddafi". C'è anche la campagna dell'apparato di "Project Democracy", attivo negli Stati Uniti, e di George Soros, responsabili già della Rivoluzione Arancione in Ucraina e delle Rivoluzione delle Rose in Georgia, ed ora della Rivoluzione Bianca in Russia. Questi provocatori prezzolati sapevano già dal settembre dello scorso anno che alle elezioni politiche e presidenziali in Russia ci sarebbero stati, secondo loro, brogli elettorali.

È nella natura della guerra termonucleare che in un primo colpo venga utilizzato tutto l'arsenale, ed è questo il motivo dell'opposizione del Gen. Dempsey e di altri ad un attacco preventivo contro l'Iran.

L'Europa potrebbe essere direttamente coinvolta nel conflitto, poiché sul suo territorio sono presenti numerosi bersagli.

Dopo aver subìto, con l'invasione della Libia, lo smacco dell'iniziativa neocoloniale anglo-francese e la destabilizzazione di un suo importante partner petrolifero, l'Italia vede il governo del ragionier Monti aderire in pieno alla politica britannica di cambiamento di regime ai danni di Siria, Iran e Russia. Questa posizione condivisa con altri governi europei mette a repentaglio l'esistenza stessa della popolazione italiana.

Chiediamo quindi al governo di prendere le distanze dalla partecipazione attiva a qualsiasi azione militare, e - in caso di guerra - di negare l'accesso allo spazio aereo nazionale o l'uso delle basi della NATO presenti sul nostro territorio.
L'Italia deve tornare alla politica di Mattei e Moro, basata sull'amicizia e sulla cooperazione con i paesi del Mediterraneo e con la Russia, e sulla fine dei colonialismi europei in Medio Oriente. E, invece di sostenere la folle politica di austerità imposta dalla BCE e dall'UE alla Grecia e al nostro paese, immediatamente ripristinare la legge Glass-Steagall, la separazione tra banche commerciali e banche d'affari, proposta al Senato italiano dal Sen. Oskar Peterlini, consentendo così la creazione di credito per le imprese, per la ricerca scientifica di base e per lo Stato sociale, e mettendo fine alla bolla speculativa che è la causa della crisi, e anche il principale movente di guerra.

Nell'era delle armi termonucleari la guerra non può essere un mezzo per la soluzione dei conflitti, perché per ogni problema c'è una soluzione diplomatica. Di fronte ad una minaccia che mette in forse l'esistenza stessa della specie umana si pone per ciascuno di noi la domanda: possiamo fermare in tempo questa follia e dedicarci invece, insieme a Russia e Cina, agli obiettivi comuni del genere umano?

Movimento internazionale di Lyndon LaRouche

domenica 4 marzo 2012

Elezioni in Russia scrutate da Giulietto Chiesa... "Vincerà Vladimir Putin"

"In Russia vincerà Vladimir Putin"

Sono venuto qui per vedere non come si vota e quale sarà il risultato di queste elezioni. Sono cose che qui sanno tutti. Vincerà Vladimir Putin. Con ogni probabilità vincerà al primo turno. Il che significa che qualche “ritocco” delle cifre sarà avvenuto, da qualche parte, nella quale nessuno potrà ficcare il naso.

Del resto è stato il presidente uscente (che sarà il primo ministro, di nuovo. E anche questo lo sappiamo già in anticipo), Dmitrij Medvedev, ad aver rivelato, qualche giorno fa, in una riunione al chiuso con un gruppo di esponenti politici esclusi dalle elezioni della Duma dello scorso dicembre, che le elezioni “democratiche” del primo presidente “democratico” della Russia, Boris Eltsin, nel 1996, furono truccate.

Adesso abbiamo la conferma (io ne scrissi allora, unico tra tutti i corrispondenti esteri, perché allora tutti tifavano per Eltsin) che quelle elezioni le aveva vinte, al primo turno, Ghennadij Ziuganov, capo del partito comunista russo.

La cosa più importante, però, è cosa succederà dopo. Quale che sia l’esito del voto, è ormai evidente che una opposizione c’è, ed è rilevante.

Secondo: si tratta di una opposizione molto “mista”, che va dall’estrema destra all’estrema sinistra, anzi sopra e sotto, perché le nostre categorie di destra e sinistra qui valgono poco o niente, e che quindi non è in condizione di proporre un programma. Per essere più espliciti: non c’è un programma di questa opposizione. C’è un misto di richieste, tra loro inconciliabili, che spaziano dal nazionalismo russo fino al filo americanismo più sguaiato.

Terzo. Putin ha già fatto capire che non vuole andare allo scontro. Lunedì 5 ci sarà la prima manifestazione post elettorale contro il presidente eletto per la terza volta. Putin ha ordinato che le si conceda Piazza Pushkin, nel pieno centro di Mosca, a un chilometro dal Cremlino. La città sara paralizzata. Ma scommetto che non succederà niente. Nel senso che non ci saranno scontri e la polizia – che sarà presente massicciamente, ma a qualche distanza – non muoverà un dito.

Questo è quello che mi auguro, ma è anche quello che prevedo.

Infine: Vladimir Putin, ho l’impressione, cambierà parecchie cose nei prossimi mesi. Il sistema oligarchico che lo circonda e da cui proviene, gli sta ormai stretto. Così come sta stretto a tutto il paese, inclusi molti che scenderanno in piazza. Qualche colpo lo darà in quella direzione.

L’altra cosa che farà sarà di far capire all’Occidente che la Russia non à disposta a far cadere Assad di Siria, e non gradisce affatto l’eventualità di un attacco contro l’Iran. Lo ribadirà in modo esplicito. Dunque si apre una fase nuova per la Russia, interna ed esterna. Sarà utile mettere a posto gli orologi.

Giulietto Chiesa

(Fonte: Il Fatto Quotidiano)

sabato 25 febbraio 2012

Cina amica... ed il veto contro le risoluzioni anti Siria (e Iran)

Lama cinese


Il veto cinese al Consiglio di Sicurezza non è una moda influenzata dalla Russia, ma il culmine di una lunga e dolorosa esperienza. È motivato principalmente dal desiderio di sostenere le norme del diritto internazionale. Il professor Li Qingsi mette questa preoccupazione nel suo immediato contesto storico (cambiamenti di regime orchestrati in Nord Africa) e nel lungo periodo (l’occupazione della Cina da parte dell’Occidente e la difficile relazione Cina-USA).

Dopo che la Russia e la Cina hanno posto il veto alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il 4 febbraio, l’Assemblea generale dell’ONU ha approvato una risoluzione che condanna le violenze in Siria. Anche se non vincolante, farà aumentare ulteriormente la pressione sul governo siriano e apre la porta a un intervento straniero in futuro.

I conflitti settari, i fattori geopolitici e in particolare la politica del “divide et impera” dell’Occidente, hanno dato luogo a intense contraddizioni all’interno del mondo arabo, e a scontri interni in Siria che hanno fornito una scusa all’Occidente per interferire.

L’attuale crisi in Siria non ha semplicemente per scopo la protezione dei diritti umani, come pretende l’Occidente. Vuole rovesciare l’attuale governo e sostituirlo con uno filo-occidentale. La Siria è considerata un problema per la strategia mediorientale dell’occidente, a causa dei suoi stretti legami con l’Iran e il Libano, entrambi ostili agli Stati Uniti.

Per poter giocare un ruolo in Medio Oriente, la Lega araba è pronta a sostenere la strategia occidentale nella regione. Senza dubbio, dopo aver risolto il problema siriano in modo non-pacifico, il prossimo obiettivo sarebbe l’Iran.

Il veto cinese non vuol dire che Pechino si colloca a fianco del governo siriano, o è cieco sullo spargimento di sangue, ma non vuole che la Siria segua lo stesso percorso disastroso della Libia, che ha portato a una situazione di guerra civile generalizzata.

In qualità di membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, la Cina ha la responsabilità e il dovere di difendere la Carta delle Nazioni Unite, fonte del diritto e del codice di condotta internazionale, e quindi deve respingere qualsiasi risoluzione che viola la Carta e i suoi principi.

Se la Cina si rendesse conto che una risoluzione è sufficiente per minacciare la sovranità di uno Stato ed è contraria alla giustizia, e non facesse nulla, sarebbe un grave errore.

La furiosa reazione dell’occidente a veti russo e cinese, dimostra che hanno svelato il vero obiettivo degli occidentali – che cercano di dominare il Medio Oriente e di monopolizzare le Nazioni Unite – stando attenti a nascondersi dietro le loro nobili richieste sui diritti umani in Siria.

Il mondo è stato testimone di troppe invasioni di Stati sovrani e di troppi omicidi di civili innocenti in nome dell’intervento umanitario. Gli interventi militari dalla fine della Guerra Fredda dimostrano che l’Occidente, mentre sventola la bandiera della difesa dei diritti umani, in realtà non cerca che i propri interessi strategici globali e regionali.

Che siano i paesi invasi dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001, o certi paesi musulmani che hanno vissuto le “rivoluzioni colorate” lo scorso anno, il fatto è che, invece della tutela dei diritti dell’uomo, queste invasioni e queste “rivoluzioni” hanno portato al deterioramento della stabilità interna e della situazione umanitaria.

L’esperienza dimostra che, dopo la Guerra Fredda, qualunque siano le differenze tra di essi, i paesi occidentali serrano le fila quando sono in conflitto con un paese non occidentale. Anche nell’era della globalizzazione, c’è sempre una linea netta tra l’Occidente e il resto del mondo.

Per ragioni sia storiche che pratiche, l’equilibrio di potere tra l’Occidente, in particolare gli Stati Uniti, e il mondo non-occidentale, è diseguale. Allo stesso modo di un potere assoluto senza vigilanza o restrizioni in conseguenza della corruzione all’interno di uno Stato, un potere senza contrappesi nella comunità internazionale diventerebbe troppo imperioso e spietato, diventando così una minaccia per la stabilità in tutto il mondo.

Dopo la Guerra Fredda, gli Stati Uniti sono riusciti a “avere una ferma presa sulle Nazioni Unite, con cui opprimere la comunità internazionale“, mentre i Paesi piccoli e medi non osavano esprimere il proprio disappunto.

La reazione isterica degli Stati Uniti al veto cinese dimostra la non comprensione dell’evoluzione della Cina. In un momento in cui la diplomazia delle cannoniere è ripresa fino ad oggi, un approccio modesto e autodisciplinato della diplomazia può sembrare un po’ datato.

Se Cina e Stati Uniti potessero tranquillamente coesistere, sarebbe un risultato senza precedenti. Ma la storia delle relazioni sino-statunitensi dimostra che tale cooperazione non può essere raggiunta solo attraverso il compromesso o una semplice richiesta, e che non si può sperare su un gioco a somma zero con la semplice via della nostra buona volontà. La lotta senza rompere le relazioni non dovrebbe essere la base dell’atteggiamento della Cina verso gli Stati Uniti, perché solo quando siamo pronti a pagare il prezzo della rottura, allora saremo in grado di combattere senza lacerarci.

Qualunque sia la difficoltà della situazione esterna, la Cina non fermerà il suo sviluppo. Non fino a quando i diplomatici continueranno a fare appello al nostro buon cuore. Né finché sarà facile calpestare i sentimenti di 1,3 miliardi di cinesi, e non prima che la Cina non abbia la capacità di difendere la Carta e le norme delle Nazioni Unite, nonché la pace e la giustizia nel mondo coi fatti e non con le parole.

In qualità di membro permanente del Consiglio di Sicurezza, la Cina deve assumersi la grande responsabilità di salvaguardare la pace nel mondo. Per preservare l’unità, la Cina è stata costretta a usare il suo diritto di veto.

Poiché è un membro della comunità internazionale, la Cina è consapevole che non può raggiungere i propri interessi senza la cooperazione con il mondo esterno. Ma la Cina sarà anche attenta a quei Paesi occidentali che vanno troppo lontano. Dopo essere stata invasa dalle potenze occidentali, la Cina comprende le sofferenze che ne risulta. La Cina che si risveglia non commetterà gli stessi errori, perché il popolo cinese crede che ciò che non volete che facciano a voi, non sia inflitto agli altri.

Li Qingsi

(Fonte: Réseau Voltaire Beijing)

martedì 14 febbraio 2012

La Persia non è sola... in suo aiuto si schierano Cina, India e Indonesia...

Erosione in corso


LA CINA IN SOCCORSO DELL’IRAN: TRASCINA INDIA E INDONESIA PER ATTUTIRE L’IMPATTO SULLA POPOLAZIONE.


Le sanzioni economiche contro l’Iran, questa volta sono state preparate bene: anzitutto la subitaneita’ ha impedito agli iraniani lo stoccaggio e con 74 milioni di abitanti, non e’ uno scherzo. Poi, la IEA , l’Agenzia internazionale per gli approvvigionamenti petroliferi, ha comunicato che le sanzioni non avrebbero influito sui flussi di petrolio NEL 2012, ma evita di dire a che prezzi troveremo il petrolio sui mercati.

Il Dubai e’ stato discretamente e tempestivamente avvertito che le solite triangolazioni commerciali non sarebbero state tollerate.

Le sanzioni hanno colpito i consumi di derrate agricole e tra tre settimane ci sono le elezioni parlamentari in Persia.

La Cina, forse informata preventivamente, ha prudenzialmente ridotto gli acquisti, dirottandoli verso Russia e Arabia Saudita.

L’U E ha avuto sei mesi per adeguarsi e le sue sanzioni saranno esecutive da luglio.
L’arrivo del vice ministro degli esteri cinese a Teheran martedì scorso con all’ordine del giorno il problema nucleare iraniano, ha tolto i residui dubbi , per chi ne avesse avuti, che la Cina si sente coinvolta nella vicenda, anche se ha opportunamente differenziato il proprio rifornimento petrolifero.

Dopo la dichiarazione del ministro degli esteri russo Lavrov, che annunziava di preferire le vie negoziali, entrava in campo Ma Zhaoxu , ribadendo che anche la Cina privilegiava la via diplomatica.

Oggi, quasi a ruota, il premier indiano Manmohan Singh ha rincarato la dose dichiarando che ” l’Iran e’ un paese vicino e un partner importante” col quale la via pacifica e’ preferibile.

A complicare le cose, anche questa volta la Francia e’ bloccata dall’attesa del risultato di una fornitura di aerei militari da 20 miliardi di dollari all’ India, nella quale e’ preferita.

L’Iran si e’ immediatamente attivato ed ha proposto all’India di pagare il suo petrolio con almeno il 45% di rupie spendibili a piacere entro i confini.
Con l’Indonesia stesso discorso, dato che il 90% dell’olio vegetale lo importa l’Iran.

L’Iran, dal canto suo, sta facendo offerte in reals ( Brasile) e in yen giapponesi.
Il governo USA vede così cadere il muro di propaganda costruito attorno al veto della sola Russia ed alla vanità delle sue proposte di mediazione.

Adesso e’ chiaro che la Cina non gradisce l’attacco all’Iran ed ai suoi alleati (Siria e Hezbollah),

Ed e’ pronta a giocare la partita in prima persona, mentre la Russia si sta ritagliando uno spazio reale di mediazione, parlando a nome di meta della popolazione del mondo.

Forse e’ tempo per la Clinton di passare la mano.

Antonio de Martini


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Commento di Casimiro Corsi: "Come per Saddam Hussein gli amerikani stanno da tempo creando IL NEMICO e come per Saddam Hussein i giornalisti pennivendoli portano avanti la strategia di creare IL NEMICO da cui difendersi per giustificare l'attacco prima che li colpisca. Ecco come ha iniziato il Wall street journal:
http://online.wsj.com/article/SB10001424052970203824904577215592376556800.html?mod=djemEditorialPage_h - Gli amerikani che bevono tutto berranno pure questa giustificando la guerra per la loro sopravvivenza ma giustificata in realtà da altri motivi quale quello del petrolio. Saddam Hussein aveva deciso di vendere il petrolio in euro e questo avrebbe voluto dire la fine della carta straccia americana chiamata dollaro che tutti ora cercano per comprare il petrolio. Se il dollaro carta straccia non servisse per il petrolio la sua richiesta crollerebbe, a favore dell'euro, come l'Amerika senza colpo ferire. Gli americani sono ben consci di questo loro punto debole sul quale vogliono spingere chi vuole la loro fine. Gli iraniani un paio di anni fa avevano deciso di aprire una borsa del petrolio in euro e non so per quale "motivo" non sia partita!!!!. Questo è il vero motivo della guerra all'Iran che ci sarà. I tamburi di guerra iniziano a rullare. Così è iniziata la guerra all'Iraq Altro che bomba atomica!"


Commento di Giorgio Vitali: "PER LA VERITA' NON CE LA FARANNO. Come capita sempre nel mito di Lorsignori (vedi il Golem che, costruito come un buon Frankenstein, alla fine DEVASTA il GHETTO di PRAGA), il troppo appetito genera carestia. COSI' PER GLI USA che, NEL FOLLE TENTATIVO (supportato, ovviamente, dal fondamentalismo sionista cristiano-giudaico), di gestire da unica potenza, tutto il mondo globalizzato, (malgrado le amorevoli riserve a loro impartite dai vari Luttvack, Brezinski, Kissinger, Ledeeen, ed anche Lyndon La Rouche... studiosi tutti della decadenza imperiale romana...) si stanno giocando il tutto per tutto, HANNO CREATO UN MURO DI DIFESA (che non è il muro di Berlino) costituito dall'ASSE GEOPOLITICO Afghanistan-Pakistan-India-IRAN-Turchia-Russia-Cina"

lunedì 2 gennaio 2012

Washington e Teheran ai ferri corti - Iran: portaerei USA nello stretto di Hormuz



Minacce iraniane, controminacce USA. Ma chi ha davvero il controllo dello Stretto di Hormuz, e chi può far rispettare le leggi?

LO STRETTO DI HORMUZ SI TRASFORMERA' NELLA PROSSIMA PEARL HARBOR?

Avevo promesso di non parlare più dello Stretto di Hormuz fino almeno allo scoppio della guerra termonucleare globale. Ma qualcuno insiste e quindi credo di far cosa utile nel cercare lumi su come funzioni davvero questo fatidico braccio di mare.

Non sto a ripetere cose stradette (1, 2, 3, 4, e soprattutto 5). Ma gli iraniani continuano con le spacconate ("Chiudiamo lo Stretto!"), e gli USA replicano minacciando di scatenare le armate di Mordor. Così, è venuto naturale chiedermi chi comandi davvero su questo accidenti di Stretto.

E' territorio iraniano, e quindi l'Iran ha tutto il diritto di bloccarlo a suo piacimento? E' per caso acqua territoriale statunitense e io non lo sapevo, beata ignoranza? E' terra di nessuno, fascia di sicurezza ONU, proprietà privata di un pescatore, insomma come funziona?

Ebbene lo Stretto di Hormuz, nella sua parte più assottigliata, è largo appena 22 miglia. 11 miglia appartengono all'Iran, e 11 all'Oman. Per quanto riguarda le aree limitrofe (l'entrata e l'uscita, per capirsi) c'è un po' di discussione in corso, in quanto il diritto marittimo stabilisce che, qualora vi siano isole, le acque territoriali partano dalle isole e non dalla terraferma. Ne consegue che le isolette lì posizionate sono oggetto di diatriba mai risolta.

Non solo. Il diritto internazionale marittimo stabilisce che, nel passaggio di uno stretto, le navi mercantili godono di diritti inviolabili da parte dello Stato a cui appartengono le acque; persino le navi da guerra hanno diritto a mantenersi in stato di allerta, seppur monitorate da chi controlla lo Stretto.

Hanno ragione gli Stati Uniti, allora, a minacciare guerra contro chi ritiene di poter chiudere stretti a piacimento?

Qui arriva il paradosso divertente, che non manca mai. Ebbene: gli Stati Uniti non hanno mai ratificato il diritto internazionale marittimo. Non è una legge che riconoscono. Perché diamine allora si sentono in diritto di ergersi a paladini?

Mah. C'è anche da considerare un ultimo dettaglio sullo Stretto di Hormuz, un dettaglio geografico. Sembra che le sue acque siano troppo poco profonde perché le petroliere possano agevolmente passare: si trovano costrette ad una specie di zigzag per pescare i fondali più alti. E indovinate da che parte si trova il fondale profondo, nella parte più piccola dello Stretto? Esatto: proprio nelle acque iraniane. Una faccenda complicata, eh.


Debora Billi - (http://petrolio.blogosfere.it/

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Commento di Giorgio Vitali:

LA QUESTIONE ORMUZ è quella che maggiormente fa stare col fiato sospeso. TUTTAVIA, l'impresione che se ne ricava riguarda essenziualmente il PREZZO DEL PETROLIO. In fatti, più c'è tensione e più è possibile aumentare a piacimento il prezzo di questo bene. Anche perchè la prospettiva di INCENDI di POZZI, provoati da uno dei contenenti, determina un'altra causa di impennata dei prezzi. Che sono già oggi FALSI. COME SEMPRE!!!

mercoledì 14 dicembre 2011

Iran - Quel drone catturato che salverà la Repubblica Islamica dall'assalto sionista.. forse...

"Un suino chiamato Stealth..."


Importante successo della difesa elettronica di Teheran

Allora sembra proprio che l’Iran sia riuscito a ottenere uno drone stealth statunitense che stava volando illegalmente nel suo spazio aereo.
Un drone segreto statunitense che è stato smarrito la scorsa settimana nell’Afghanistan occidentale sembra essersi schiantato in Iran, in quello che sembra essere il primo caso di un simile velivolo che finisce nelle mani dell’avversario.

Le agenzie di stampa iraniane hanno asserito che le forze militari della nazione hanno abbattuto il drone che, in base ai resoconti iraniani, è un aereo stealth RQ-170. È progettato per penetrare le difese aeree nemiche che riescono a vedere e anche ad abbattere i meno sofisticati Predator e Reaper.

Gli ufficiali degli Stati Uniti riconoscono di aver perso un drone domenica scorsa vicino al confine iraniano, ma non hanno indicato il tipo di velivolo smarrito.
I primi ragguagli dell’incidente del drone sono giunti dall’agenzia di stampa iraniana semiufficiale Fars. “L’esercito dell’Iran ha tirato giù un drone statunitense RQ-170 che si era intruso nell’Iran orientale”, la rete televisiva di stato in lingua araba al-Alam ha citato una fonte anonima che afferma: “Il drone spia abbattuto, che ha subito pochi danni, è stato prelevato dalle forze armate.”
Reuters ha scritto che un ufficiale statunitense ha detto di non aver segnali del fatto che l’Iran abbia tirato giù un drone. Naturalmente l’Iran non ha mai dichiarato di averlo abbattuto, quindi si tratta di una non–smentita. L’Iran ha solo "tirato giù" il drone grazie a qualche sistema di guerra elettronica.

La domanda ora è "Come ci sono riusciti?" Ora vi parlo delle mie ipotesi.

Intanto, visto che si tratta di un drone stealth, il primo problema è rintracciarlo. Un normale radar monostatico, dove l’emittente del raggio radar e il ricevitore che rileva l’eco proveniente dall’aereo sono nello stesso luogo, non è in grado di scoprire il drone. La sua forma e il rivestimento che riduce l’eco disperde troppo il segnale.

Ma usando un radar bistatico, dove il trasmettitore è separato dal ricevitore(i) da una distanza che è comparabile a quella che intercorre con l’obbiettivo, anche gli oggetti stealth possono venire rilevati.

L’individuazione con i sistemi elettronici è anche possibile se il drone sta ricevendo e inviando informazioni col suo collegamento via satellite, nel caso in cui non stia seguendo in silenzio un piano di volo pre-programmato. Quando il segnale dal drone al satellite viene inviato con un raggio molto direzionale, un velivolo equipaggiato con il sistema radio adeguato e che stia volando sul drone e vicino alla linea visuale tra il satellite e il drone, può riuscire a localizzarlo. Se il drone ha utilizzato il proprio radar per "dare un’occhiata" all’Iran, il sistema “anti-stealth” russo Avtobaza appena consegnato potrebbe essere riuscito a rilevarlo.

Gli iraniani hanno asserito di non aver abbattuto il drone, ma di averlo "tirato giù" con pochi danni. Credo che siano riusciti a farlo atterrare.
Questo drone RQ-170 è diventato famoso come la "Bestia di Kandahar" dove è stato per la prima volta osservato quattro anni fa. Il volo dei drone stealth statunitensi in Afghanistan era ovviamente necessario per sfuggire ai radar dei Talebani. Il drone è abbastanza grande con una larghezza alare da circa 20 a 27 metri e un peso al decollo di circa 10.000 libbre.

Quando il drone è in volo, viene controllato in remoto grazie a un collegamento satellitare da una stazione operativa. Ma durante la partenza e l’atterraggio, viene pilotato a vista con un segnale radio da un operatore nei pressi della pista di decollo. Ciò è necessario perché il collegamento satellitare da remoto ha un ritardo di alcune centinaia di millisecondi, che sono una latenza troppo lunga per correggere le deviazioni causate dal vento e altri problemi nel corso del decollo e dell’atterraggio.

Sembra quindi che gli iraniani siano riusciti a prendere il controllo a vista del drone. Questo dopo aver interrotto il collegamento satellitare. Fare questo non sarebbe comunque sufficiente, dato che il drone avrebbe comunque seguito qualche azione preprogrammata, come un semplice ritorno dal luogo di partenza. Con il controllo a vista ancora attivo, l’interruzione del collegamento via satellite non porterebbe a un aborto preprogrammato.

Possiamo ragionevolmente ritenere che gli iraniani abbiamo qualche stazione nei pressi dell’aeroporto di Kandahar in ascolto di tutto il traffico militare presente in zona. Hanno avuto quattro anni per analizzare i segnali radio tra l’operatore sul terreno e questi droni. Anche se questi segnali sono criptati, la ricognizione di questi modelli nel corso dei tanti voli effettuati in quattro anni potrebbero avergli fornito informazioni sufficienti per violare il codice.

L’Iran farà in modo di ben nascondere il drone mentre gli Stati Uniti cercheranno probabilmente di distruggerlo se venissero a conoscere la sua ubicazione. Quando i cinesi raccolsero parti di un velivolo stealth F-117 che era stato tirato giù in Yugoslavia, gli Stati Uniti bombardarono la loro ambasciata a Belgrado.

Essendo riusciti a ottenere un drone stealth all’avanguardia appena lievemente danneggiato, l’Iran sarà in grado di copiare gran parte della sua tecnologia e di trovare nuovi sistemi contro questi velivoli. Questa tecnologia scatenerà sicuramente interesse anche in altri ambiti. Possiamo scommettere che i contatti militari presenti nelle ambasciate di Russia, Cina, India, Pakistan e altre ancora stiano facendo la fila al Ministero della Difesa iraniano pronti a fare qualche offerta sostanziosa.


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da Moon Of Alabama
Fonte: How Iran Acquired A Stealth Drone
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

venerdì 21 gennaio 2011

Nord Africa e la ribellione che cova.. Il mondo islamico si prepara alla riscossa, mentre Erdogan (il "nuovo Ataturk") attua la strategia dell'acqua!


"Erdogan ha capito che l'acqua vale più del petrolio..." (Saul Arpino)

.....(...)... La sensazione che si trae da una analisi anche superficiale della situazione in Nord Africa è che siamo alla vigilia di una grande rivoluzione di cui è ancora difficile intravvedere forme e calendario. Sappiamo solo che l’innesco è stato dato in Tunisia da Ben Alì e consorte, mentre l’esplosivo è stato portato a pressione, dall’avidità congiunta delle lobby dell’agroindustria americana e delle classi dirigenti corrotte , scelte e protette dall’occidente.
Questi momenti ribellistici non sarebbero diversi dalle periodiche rivolte contro l’impero britannico nell ’800 se non ci fossero due fatti nuovi: uno politico a nome Ben Laden (nell’800 c’era il Mahdi che però durò e costò poco) e uno geostrategico a nome Turchia di Erdogan.

Turchia, Tunisia e Pakistan erano considerati tra i più fedeli e laicizzati alleati dell’occidente. Il Pakistan dispone già dell’armamento nucleare e la Turchia ( snobbata da qualche intelligentone della U.E.) ha un esercito di due milioni di uomini alle porte dell’Europa.

La Turchia, che da quindici anni ha tassi di sviluppo del 6-7% ha elaborato una strategia semplice come tutte le strategie.

Ha iniziato ad agglomerare attorno a se i paesi turcofoni ( Turkmenistan, Kirghisistan, ecc)che hanno fornito un mercato alle sue merci, quasi invendibili altrove, ed ha trovato convenienti forme di solidarietà politica con un altro paria della comunità occidentale, l’Iran.

Con l’impostazione di questo mini blocco, storicamente non sprovvisto di ambizioni egemoniche, la Turchia ha elaborato la strategia dell’acqua, che è “a monte” di quella del petrolio.

Senza petrolio si crolla dopo un periodo di tempo variante dai 30 ai 60 giorni – a seconda delle scorte - mentre senza acqua il periodo di resistenza si accorcia a due/tre gioni. E’ l’arma assoluta ed ha anche il vantaggio di poter essere presentata come parte di una riforma agraria ed un serbatoio di energia elettrica per lo sviluppo.

Tutta l’area del vicino oriente basa la propria ricchezza sul petrolio, ma la vita fisica di Siria, Irak e Giordania e Israele dipende da fiumi che nascono in Turchia.

Nell’ultimo decennio la Turchia ha creato un complesso di 32 dighe che regolano il flusso delle acque che scendono in Mesopotamia. Approfittando dell’indebolimento politico militare dell’Irak, l’Eufrate è stato “razionato” in maniera particolare. Gli esperti valutano che il flusso si sia ridotto del 40% negli ultimi due anni con danni enormi per l’Irak e minaccie concrete per la Siria.

L’Iran con la forza dell’influenza religiosa sciita e la Turchia con il dominio dell’acqua sono già oggi in grado di costituire una minaccia per l’area politicamente ed economicamente più sensibile del mondo.

L’armamento nucleare Pakistano oggi e Iraniano domani integreranno la forza militare turca che è già egemone nella regione.

A questo rebus geopolitico si aggiunge l’influenza della predicazione di Ben Laden che sta dimostrando nei fatti di essere capace di colpire e di non essere colpita; il suo discorso irredentista fa sempre più proseliti, ma inizia ad essere accettato anche da elementi moderati che vedono ormai con interesse la rinascita di un ideale e di un mercato pan arabo.

Adesso la scelta è tra due scelte “buone” e una “cattiva” . Le due “buone”:correre il rischio di vedere il vicino oriente condizionato dalla Turchia – a sua volta “coperta” dall’Iran che si “copre” con la crisi Afgano-Pakistana, oppure cambiare rotta e ammettere la Turchia nella U.E. incaricandola di controllare l’area per nostro conto. Per questo obbiettivo, il prezzo è salato: comporre il dissidio Afgano, recuperare l’Iran e ridimensionare le ambizioni dell’alleato israeliano.

La scelta “cattiva” è una sola: lasciare che il degrado sia crescente e accettare che Ben Laden e i suoi seguaci si impadroniscano dei paesi arabi ad uno ad uno in un gioco di domino che durerà un ventennio.

L’unico che per ora è corso ai ripari, è lo Sceicco del Kowait che ha già avuto delle disavventure con Saddam e teme il bis dall’interno: ha stanziato un “dividendo di cittadinanza” per tutti i Koweitiani (un milione e duecentomila persone circa), pari a 1000 dinari (2700 euro) e stabilito che per un periodo di 14 mesi siano distribuiti gatuitamente alla popolazione razioni di “viveri indispensabili alla sopravvivenza”.

Troppo poco e troppo tardi?

By antoniochedice

(Il Giornale della Collera)

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Commento di Giorgio Vitali:

"CONCORDO IN PIENO CON L’ANALISI DI ANTONIO. GIA’ DA TEMPO SI SAPEVA DEL GRANDE ATTIVISMO DEL GOVERNO TURCO, IL QUALE, GIUSTAMENTE, SFRUTTA UNA REALTà GEOPOLITICA. O MEGLIO: QUANDO SE NE HANNO I MEZZI E LE POSSIBILITA’ SI SCOPRE CHE LA MADRE DI TUTTE LE MADRI DELLA POLITICA è LA GEOPOLITICA. ED ALLORA LA TURCHIA giustamente RITORNA AL SUO PASSATO, CHE NON è ROBA DA POCO. AL SUO PASSATO ANTE 1918, che sta lì a dimostrare come geopoliticamente il ruolo di quel paese è rilevantissimo. Come aveva capito anche quel genio che si chiamava Costantino. Dipoi, la pressione dell ‘unipolarismo statunitense, in un momento del tutto inopportuno (come, inascoltato, ha sempre sostenuto Luttvak), associata alla lotta mediatica impostata su un mito del tutto idiota come quello dello “scontro di civiltà” (idiozia pari se non superiore a quella contenuta nel Mito della “fine della storia”) stanno facendo il resto. GIUSTAMENTE, ma NOI non possiamo far nulla e ci crogioliamo nella nostra impotenza beninteso solo di carettere operativo, Antonio accusa l’UE di non avere il coraggio di muoversi con decisione. Secondo il sottoscritto l’UE non è silente. L’UE è zoppa perchè deve fare i conti con una GB che continua a pensare il mondo come se fosse ancora ai vertici del suo impero marino ed a vedere l’UE secondo il criterio che ha determinato la sua geopolitica per qualche secolo. (Quella di allearsi con questo e con quello per frenare sul nascere qualsiasi tentativo di egemonia nel Continente).
Quando la GB capirà che il suo destino definitivo è DENTRO l’EUROPA UNITA, forse sarà troppo tardi..."

martedì 31 agosto 2010

“La Guerra Globale é in fase avanzata di preparazione...” - di Michel Chossudovsky

"Non si muove foglia che Dio non voglia.." (Saul Arpino)

L'umanità è a un bivio pericoloso.

Preparativi di guerra per attaccare l'Iran sono in "uno stato avanzato di preparazione". Sistemi di armi Hi tech tra cui testate nucleari sono completamente schierati.

Questa avventura militare è sul tavolo da disegno del Pentagono dal novanta. Prima l'Iraq, poi l'Iran stando a un documento declassificato del comando centrale USA del 1995.

L'escalation è parte dell'agenda militare. Mentre l'Iran, è il prossimo obiettivo insieme con la Siria e Libano, questo dispiegamento militare strategico minaccia anche Corea del Nord, Cina e Russia.

Dal 2005, gli Stati Uniti ed i suoi alleati, compresi i partners NATO dell'America e Israele, sono coinvolti nel vasto schieramento e accumulo di avanzati sistemi di armi. I sistemi di difesa aerea degli Stati Uniti, dei paesi membri della NATO e di Israele sono completamente integrati.

Si tratta di un sforzo coordinato Pentagono-NATO-Forza di Difesa di Israele, con la partecipazione attiva di militari di diversi paesi partner non appartenenti alla NATO compresi gli Stati del fronte arabo(membri del Dialogo Mediterraneo della NATO e dell'iniziativa di cooperazione di Istanbul), Arabia Saudita, Giappone, Corea del Sud, India, Indonesia, Singapore, Australia, tra gli altri. (La NATO è costituita da 28 Stati membri NATO . Altri 21 paesi sono membri del Consiglio di partenariato euro-atlantico (EAPC), il dialogo Mediterraneo e l'iniziativa di cooperazione di Istanbul includono dieci paesi arabi più Israele.)

I ruoli di Egitto, Arabia Saudita e Stati del Golfo (all'interno dell'estesa Alleanza militare) è di particolare importanza. L'Egitto controlla il transito delle navi da guerra e petroliere attraverso il canale di Suez. L'Arabia Saudita e gli Stati del Golfo occupano le coste sud occidentali del Golfo Persico, lo stretto di Hormuz e il Golfo di Oman. Ai primi di giugno, "l'Egitto secondo quanto riferito ha consentito ad una nave sraeliana e undici navi degli Stati Uniti di passare attraverso il canale di Suez in... .un evidente segnale all'Iran. ... Il 12 giugno, fonti della stampa regionale hanno riferito che i sauditi avevano concesso a Israele il diritto di sorvolare il loro spazio aereo..." (Muriel Mirak Weissbach, L'lnsana guerra di Israele contro l'Iran deve essere evitata., Global Research, 31 luglio 2010).

Nella dottrina militare post 9/11, questo massiccio dispiegamento di armamenti militari è stato definito come parte della cosiddetta "Guerra globale al terrorismo", per colpire le organizzazioni terroristiche "non statali" compresa al Qaeda ed i cosiddetti "stati sostenitori del terrorismo". compreso l'Iran, Siria, Libano, Sudan.

La creazione di nuove basi militari, la costituzione di scorte di avanzati sistemi di armi, comprese le armi nucleari tattiche, ecc., sono state implementate come parte della dottrina militare difensiva preventiva sotto l'ombrello della "guerra globale al terrorismo".

Guerra e crisi economica
Più ampie implicazioni di un attacco di Israele-U.S.A.-NATO all'Iran sono di vasta portata. La guerra e la crisi economica sono intimamente legate. L'economia di guerra è finanziata da Wall Street, che si attesta come creditore dell'amministrazione statunitense. I produttori di armi statunitensi sono i destinatari dei contratti multimiliardari del Dipartimento della difesa USA per l'approvvigionamento di sistemi avanzati di armi. A sua volta, "la battaglia per il petrolio" in Medio Oriente e Asia centrale serve direttamente gli interessi dei giganti del petrolio anglo-americani.

Gli Stati Uniti ed i suoi alleati stanno "battendo i tamburi di guerra" al culmine di una depressione economica in tutto il mondo, per non parlare della più grave catastrofe ambientale nella storia del mondo. In un amaro risvolto, uno dei principali attori (BP) sullo scacchiere geopolitico Medio Oriente Asia Centrale , precedentemente noto come Compagnia Petrolifera anglo-persiana, è responsabile del disastro ecologico nel Golfo del Messico.

Disinformazione dei Media
L'opinione pubblica, influenzata dalla montatura dei Media è tacitamente solidale, indifferente o ignorante dei probabili effetti di quella che viene accolta come un'operazione "punitiva" ad hoc nei confronti degli impianti nucleari dell'Iran, piuttosto che come una guerra totale. I preparativi di guerra comprendono lo schieramento di armi nucleari prodotte da Stati Uniti e Israele. In questo contesto, le conseguenze devastanti di una guerra nucleare vengono banalizzate o semplicemente non menzionate.

La "crisi reale" che minaccia l'umanità, secondo i media e i governi, non è la guerra ma il riscaldamento globale. I media montano ad arte una crisi dove non c'è alcuna crisi: "un allarme globale"--la pandemia globale H1N1--ma nessuno sembra temere una guerra nucleare sponsorizzata dall'America.

La guerra contro l'Iran è presentata all'opinione pubblica come un problema tra gli altri. Essa non viene considerata una minaccia per la "Madre terra" come nel caso del riscaldamento globale. Non è una notizia da prima pagina. Il fatto che un attacco contro l'Iran potrebbe portare ad una escalation e scatenare potenzialmente una guerra"globale" non è un motivo di preoccupazione.
Il culto dell'uccisione e distruzione.

La macchina di uccisione globale è sostenuta anche da un culto insito di morte e distruzione che pervade i films di Hollywood, per non parlare delle serie TV di guerra e criminalità in prime time sulla rete televisiva. Questo culto di uccisione è approvato dalla CIA e dal Pentagono che supportano (finanziariamente)anche le produzioni di Hollywood come strumento di propaganda di guerra:
"L'ex Agente della CIA Bob Baer ci ha detto,"C'è una simbiosi tra la CIA e Hollywood" e ha rivelato che l'ex direttore della CIA George Tenet è attualmente,"ad Hollywood,."a parlare agli studios (Matthew Alford e Robbie Graham, Luci, Camera… Azione coperta: La politica oscura di Hollywood, globale di ricerca, 31 gennaio 2009).

La macchina di uccisione è schierata a livello globale, nell'ambito della struttura del comando unificato di combattimento. Essa viene regolarmente sostenuta dalle istituzioni di governo, dalle corporazioni dei media e dai mandarini ed intellettuali del Nuovo Ordine Mondiale da think tanks ed istituti di ricerca e studi strategici di Washington, come uno strumento indiscusso di pace e di prosperità globale.
Una cultura di uccisione e violenza è diventata insita nella coscienza umana.
La guerra è ampiamente accettata come parte di un processo sociale: La Nazione deve essere "difesa" e protetta.
"Violenza legittimata" e uccisioni extragiudiziarie nei confronti di "terroristi" sono accolti dalle democrazie occidentali, come strumenti necessari per la sicurezza nazionale.

Una "guerra umanitaria" viene appoggiata dalla cosiddetta comunità internazionale. Non viene condannata come un atto criminale. I suoi principali architetti sono ricompensati per il loro contributo alla pace nel mondo.

Riguardo all'Iran, ciò che si sta svolgendo è la pura e semplice legittimazione della guerra in nome di un'illusoria idea di sicurezza globale.
Un attacco aereo "Preventivo" contro l'Iran porterebbe all'escalation
Attualmente ci sono tre teatri di guerra separati in Medio Oriente Asia Centrale: Afghanistan-Pakistan, Iraq e Palestina.

Se l'Iran dovesse essere oggetto di un attacco aereo "preventivo" da parte delle forze alleate, l'intera regione, dal Mediterraneo orientale alla frontiera occidentale della Cina con l'Afghanistan e il Pakistan, si infiammerebbero, conducendoci potenzialmente in uno scenario da III guerra mondiale.

La guerra si estenderebbe anche a Libano e Siria.

È altamente improbabile che i bombardamenti, se dovessero essere attuati, sarebbero circoscritti agli impianti nucleari dell'Iran come sostenuto dalle dichiarazioni ufficiali U.S.-Europa-NATO. Ciò che è più probabile è un attacco aereo su infrastrutture militari e civili, sistemi di trasporto, fabbriche, edifici pubblici.


Fonte: DefenseLINK-Unified Command Plan

Scenario III guerra mondiale
"Le Aree di Responsabilità dei Comandanti nel Mondo" (vedi la mappa qui sopra) definiscono il disegno militare globale del Pentagono, che è la conquista del mondo. Questo dispiegamento militare si sta verificando in parecchie regioni simultaneamente sotto il coordinamento dei comandi regionali USA, che comporta la costituzione di scorte di sistemi di armi made in USA da parte delle forze statunitensi e dei paesi partner, alcuni dei quali sono ex nemici, tra cui il Vietnam e il Giappone.

Il contesto attuale è caratterizzato da un incremento militare globale controllato da una superpotenza mondiale, che sta usando i suoi numerosi alleati per scatenare guerre regionali.

Al contrario, la seconda guerra mondiale fu un'associazione di teatri di guerra regionali separati. Date le tecnologie di comunicazione e sistemi di armi degli anni quaranta, non vi era alcun coordinamento strategico in "tempo reale" durante azioni militari tra grandi regioni geografiche.

La Guerra Globale si basa sull'impiego coordinato di una sola potenza militare dominante, che supervisiona le azioni dei suoi alleati e partners.
Ad eccezione di Hiroshima e Nagasaki, la seconda guerra mondiale è stata caratterizzata dall'uso di armi convenzionali. La pianificazione di una guerra globale si basa sulla militarizzazione dello spazio. Se fosse avviata una guerra diretta contro l'Iran, non verrebbero utilizzate solo armi nucleari, ma sarebbe utilizzata anche l'intera gamma di nuovi sistemi di armi avanzate, tra cui armi elettrometriche e tecniche di modificazione dell'ambiente (ENMOD).

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite
Il Consiglio di sicurezza ha adottato all'inizio di giugno una quarta serie di sanzioni contro la Repubblica islamica dell'Iran, che comprendeva un embargo espanso come pure ampi e "più severi controlli finanziari". Per un'amara ironia, questa risoluzione è passata durante i giorni in cui il Consiglio di Sicurezza dell'ONU ha rifiutato apertamente di adottare una mozione di condanna di Israele per l'attacco in acque internazionali contro la Freedom Flotilla diretta verso Gaza.
Cina e Russia, per le pressioni da parte degli USA, hanno approvato il regime delle sanzioni UNSCR, a loro discapito. La loro decisione all'interno del Consiglio di sicurezza contribuisce ad indebolire la loro stessa alleanza militare, l'organizzazione di cooperazione di Shanghai (SCO), in cui l'Iran ha lo status di osservatore. La risoluzione del Consiglio di sicurezza blocca le rispettive cooperazioni militari di Cina e Russia e gli accordi bilaterali di scambi con l'Iran. Ha gravi ripercussioni sul sistema di difesa aerea dell'Iran che dipende in parte dalla tecnologia e dall'esperienza russa.
La risoluzione del Consiglio di sicurezza concede de facto "luce verde" a scatenare una guerra preventiva contro l'Iran.

L'Inquisizione americana: Costruire un consenso politico per la guerra
In coro, i media occidentali hanno bollato l'Iran come una minaccia alla sicurezza globale in vista del suo programma di presunte armi nucleari (inesistente). Riecheggiando dichiarazioni ufficiali, i media ora chiedono l'attuazione di bombardamenti punitivi nei confronti dell'Iran in modo da salvaguardare la sicurezza di Israele.

I media occidentali stanno battendo i tamburi di guerra. Lo scopo è quello di instillare tacitamente, attraverso reiterati rapporti dei media, nausea, all'interno dell'inconscio popolare, la nozione che la minaccia iraniana è reale e che la Repubblica islamica dovrebbe essere "conquistata".
Un consenso alla costruzione del processo per fare la guerra è simile all'Inquisizione spagnola. Esso richiede ed esige l'accettazione dell'idea che la guerra è un impegno umanitario.

Noto e documentato, la vera minaccia alla sicurezza globale proviene dall'Alleanza U.S.-NATO-Israele, eppure la realtà in un ambiente inquisitorio viene capovolta: i guerrafondai sono impegnati per la pace, le vittime della guerra sono presentate come i protagonisti della guerra. Considerando che nel 2006, quasi due terzi degli americani erano contrari ad un'azione militare contro l'Iran, un recente sondaggio Ernst-Reuter-Zogby del febbraio 2010 suggerisce che il 56% degli americani è favorevole ad un'azione militare USA-Europa-NATO contro l'Iran.

Un consenso politico che si basa su una totale menzogna non può, tuttavia, basarsi unicamente sulla posizione ufficiale di coloro che sono la fonte della menzogna.
Il movimento anti-guerra negli Stati Uniti, che in parte è stato infiltrato e cooptato, ha assunto una posizione debole riguardo all'Iran. Il movimento anti-guerra è diviso. Ha posto l'accento sulle guerre che si sono già verificate (Afghanistan, Iraq) piuttosto che opporsi con forza alle guerre che sono in preparazione e che sono attualmente sul tavolo da disegno del Pentagono. Dopo l'inaugurazione dell'amministrazione Obama, il movimento anti-guerra ha perso molto del suo slancio.

Inoltre, coloro che si oppongono attivamente alle guerre in Afghanistan e in Iraq, non necessariamente si oppongono ai "bombardamenti punitivi" diretti contro l'Iran, né considerano questi bombardamenti come un atto di guerra, che potenzialmente potrebbe essere il preludio alla III guerra mondiale.

Il peso della protesta anti-guerra in relazione all'Iran è stato minimo rispetto alle dimostrazioni di massa che hanno preceduto il bombardamento del 2003 e l'invasione dell'Iraq.

La vera minaccia alla sicurezza globale proviene dall'Alleanza U.S.-NATO-Israele.
L'operazione Iran non viene contrastata nell'arena diplomatica dalla Cina e dalla Russia; ha il sostegno dei governi del fronte degli Stati arabi che sono integrati nel dialogo mediterraneo sponsorizzato dalla NATO. Ha anche il tacito sostegno dell'opinione pubblica occidentale.

Ci rivolgiamo alle persone su tutta la terra, in America, Europa, Israele, Turchia e in tutto il mondo perchè si ribellino contro questo progetto militare, contro i loro governi che sono a favore di un'azione militare contro l'Iran, contro i mass media, che servono a camuffare le conseguenze devastanti di una guerra contro l'Iran.
L'agenda militare supporta un profitto guidato da un distruttivo sistema economico globale che impoverisce ampi settori della popolazione mondiale.

Questa guerra è pura follia.
La Terza Guerra Mondiale è un terminale. Albert Einstein aveva capito i pericoli della guerra nucleare e dell'estinzione della vita sulla terra, che è già iniziata con la contaminazione radioattiva derivante dall'uranio impoverito. "Non so con quali armi sarà combattuta la III guerra mondiale, ma la IV guerra mondiale sarà combattuta con clave e pietre."

I media, gli intellettuali, gli scienziati e i politici, in coro, offuscano la verità indicibile, vale a dire che la guerra fatta usando testate nucleari distrugge l'umanità, e che questo complesso processo di graduale distruzione è già cominciato.
Quando la menzogna diventa verità non c'è più modo di tornare indietro.
Quando la guerra viene accolta come un impegno umanitario, la giustizia e l'intero sistema giuridico internazionale sono stravolti : il pacifismo e il movimento anti-guerra vengono criminalizzati. Essere contro la guerra diventa un atto criminale.
La menzogna deve essere svelata per quello che è e per quello che fa.

Sanziona l'abbattimento indiscriminato di uomini, donne e bambini.

Distrugge le famiglie e le persone. Distrugge l'impegno delle persone verso gli altri esseri umani.

Impedisce alle persone di esprimere la loro solidarietà per coloro che soffrono.

Sostiene la guerra e lo stato di polizia come l'unica linea di approccio.

Essa distrugge sia il nazionalismo che l'internazionalismo.
Rompere la menzogna significa rompere un progetto criminale di distruzione globale, in cui la ricerca del profitto è la forza prevalente.
Questo profitto guidato dall'agenda militare distrugge i valori umani e trasforma le persone in zombie inconscienti.
Dobbiamo invertire la marea.
Sfidare i criminali di guerra in alte cariche e i potenti gruppi di pressione corporativi che li supportano
Rompere l'Inquisizione americana.
Minare la crociata militare U.S.-NATO-Israele.
Chiudere le fabbriche di armi e basi militari.
Portare a casa le truppe.
I membri delle forze armate dovrebbero disobbedire agli ordini e rifiutarsi di partecipare ad una guerra criminale.
Michel Chossudovsky


La Parte II di questo saggio sarà pubblicata prossimamente.
Preparazione per la terza guerra mondiale. Natura e storia dell'operazione militare programmata contro l'Iran. Include l'analisi del ruolo di Israele..

Michel Chossudovsky è un premiato autore, professore di economia (Emerito) presso l'Università di Ottawa e direttore del centro per la ricerca sulla globalizzazione (CRG), Montreal. Egli è l'autore di "La globalizzazione della povertà e il nuovo ordine mondiale" (2003) e "Guerra al terrorismo dell'America" (2005). È anche un collaboratore dell'enciclopedia Britannica. I suoi scritti sono stati pubblicati in più di venti lingue. può essere raggiunto a globalresearch.ca sito Web

Fonte: Global Research
Traduzione di: Dakota Jones

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