domenica 2 agosto 2026

La crisi di Ceuta è il risultato di un passato coloniale...

 


"L'exclave spagnola di Ceuta è al centro di una gravissima crisi migratoria e diplomatica, innescata dall'ingresso illegale e repentino di circa 50.000 migranti provenienti dal Marocco in pochissimi giorni. Decine di migliaia di persone hanno forzato il confine via terra o attraversato a nuoto le acque di Tarajal per raggiungere il territorio spagnolo. Si registrano decine di morti accertati per annegamento nelle ultime ore, rendendolo uno degli episodi più tragici degli ultimi anni nell'area.  La situazione, che ha raggiunto il picco il 31 luglio 2026, sta lentamente tornando alla normalità grazie ai respingimenti assistiti e al dispiegamento delle forze armate". (Notizie d'Agenzia)


Per capire quello che sta succedendo a Ceuta bisogna guardare molto più a sud, a una crisi dimenticata che rappresenta un nodo irrisolto del Mediterraneo.

Il Sahara Occidentale è un'ex colonia spagnola, abbandonata da Madrid nel 1975. Da allora la maggior parte del territorio è stata occupata dal Marocco, mentre il Fronte Polisario, sostenuto dall'Algeria, continua a rivendicare il diritto all'autodeterminazione del popolo sahrawi. Sebbene ci sia un cessate il fuoco dal 1991, il conflitto non è mai stato risolto.

Nel 2022 Pedro Sánchez ha rotto con la tradizionale prudenza della diplomazia spagnola, appoggiando il piano di autonomia proposto dal Marocco per il Sahara Occidentale, che certificherebbe di fatto l'annessione del territorio al Marocco. Una scelta che ha irritato l'Algeria, storico alleato del Polisario, e ha cambiato gli equilibri della regione.

Nelle ultime settimane, però, è successo qualcosa. Sánchez è andato ad Algeri per rilanciare i rapporti con il principale fornitore di gas della Spagna. Nel frattempo, il Congresso spagnolo ha approvato una proposta di legge che concederebbe la cittadinanza spagnola ai sahrawi nati nel Sahara Occidentale durante il periodo coloniale e ai loro discendenti. Il provvedimento non è ancora definitivo, ma a Rabat non l'ha presa bene.

E’ in questo contesto che va inquadrata la nuova crisi di Ceuta.

Tra l'altro, non è una novità. Nel 2021, dopo il ricovero in Spagna del leader del Polisario Brahim Ghali, il Marocco allentò i controlli alla frontiera e in poche ore migliaia di persone entrarono nell'exclave spagnola. Anche allora la crisi migratoria fu utilizzata ad hoc come strumento di pressione diplomatica.

Il governo marocchino nega questo legame. Ma la coincidenza tra il riavvicinamento di Madrid all'Algeria, il nuovo scontro sul Sahara Occidentale e l'improvvisa pressione su Ceuta è più che sospetta.

Sánchez è stretto tra due fuochi: il Marocco, decisivo per il controllo dei flussi migratori, e l'Algeria, principale fornitore di gas della Spagna. Ogni scelta che fa rischia di incrinare il rapporto con l'altro.

Dietro le immagini di Ceuta, non c'è quindi solo una crisi migratoria. C'è anche e soprattutto uno dei dossier geopolitici più intricati del Mediterraneo.

Stefano Liberti





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