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mercoledì 12 settembre 2012

Pierpaolo Farina: "Din, don, dan... alle Torri Gemelle le campane suonano ancora..."



Undici anni fa le Torri Gemelle venivano buttate giù da un attentato terroristico (...), provocando 2974 morti: tra questi 343 erano vigili del Fuoco e 60 poliziotti, tutti impegnati nei soccorsi.

Per 11 anni ci hanno mostrato ad ogni anniversario quelle immagini per giustificare guerre e interessi economici che nulla avevano a che fare con il rendere giustizia a quelle vittime. Gli USA pensavano di aver ritrovato, con Bin Laden, il nuovo nemico totalizzante da abbattere come ai tempi della Guerra Fredda: il risultato è che in 8 anni, mentre la Cina diventava il primo centro manifatturiero del pianeta e acquistava la metà del debito americano, gli USA rincorrevano una piccola organizzazione terroristica, spendendo per altro una barcata di soldi e rimettendoci migliaia di soldati.

Fatta questa premessa, ricorre l'anniversario di un altro 11 settembre, ben più insanguinato e ben più traumatico: quello del Golpe in Cile. Correva l'anno 1973, al governo del Paese c'era Salvador Allende, la prova vivente che era possibile una via democratica al socialismo senza applicare la dittatura come a Cuba, come nell'URSS, come in Cina: un faro per tutti i comunisti del mondo che alla Terza Via credevano davvero (al riguardo le parole di Enrico Berlinguer sono illuminanti).

Quel colpo di Stato, che noi oggi sappiamo essere stato finanziato dagli USA, provocò 30mila morti e ben 600mila cileni furono torturati: seguì, dopo, la più feroce dittatura sudamericana che si ricordi, quella di Augusto Pinochet.

Quando però chiedi perché mai tutti parlano dei 2974 morti americani, mentre nessuno menziona i 30mila morti cileni, ecco che saltano fuori i Soloni della tragedia (per lo più fascisti), che ti ricordano che anche le vittime dei gulag non sono ricordate, come a dire che quei 30mila morti cileni non si meritano una data, o meglio, si mettessero in fila, col numerino.

Posto che, adottando questo criterio, dei 2974 morti americani non dovrebbe parlare nessuno, ma la vera domanda è: cosa c'entrano i gulag con Salvador Allende? Nulla. Però siccome i gulag erano prigioni politiche della dittatura sovietica, allora, essendo Allende un comunista e i sovietici pure, per una non ben precisata proprietà transitiva la colpa dei gulag dovrebbe ricadere pure su Allende.

Un esercizio stupido, che definisce degnamente chi lo fa, ma assai pericoloso, perché ci ricorda come la memoria, oggi più che mai, è fondamentale. E tocca noi preservarla.

Noi non dimenticheremo mai il loro sangue. E le parole di chi ordinò, de facto, la loro condanna a morte:

«Non vedo perché dovremmo restare con le mani in mano a guardare mentre un Paese diventa comunista a causa dell'irresponsabilità del suo popolo. La questione è troppo importante perché gli elettori cileni possano essere lasciati a decidere da soli.»

Il campione di democrazia in questione è Henry Kissinger, allora segretario di Stato USA e premio Nobel per la pace. Quale pace, davvero non si sa.

Pierpaolo Farina

(Fonte: Qualcosa di Sinistra)

lunedì 23 luglio 2012

Italia- Petrolio e gas nazionali svenduti al minor offerente...

Cartina gentilmente concessa dalla Prof. Maria Rita D'Orsogna http://dorsogna.blogspot.co

Petrolio e gas... svendita con tangente

Attività criminali di cui nessuno parla. Destra e sinistra uniti appassionatamente contro la sovranità popolare delle regioni.

Concessioni di estrazione al 7 % di royalties contro l’80% di Norvegia e Libia, permettono una pacchia per i petrolieri d’assalto in Italia. Siamo in un paese di bengodi in cui mancano controlli da parte dello Stato e dove nessuno paga mai i danni ambientali. Perforare ed estrarre in un mare chiuso significa mettere a rischio l’intero Mediterraneo, la nostra nazione. La possibilità di perforare a 5 miglia dalla costa rende l’ eventualità di un disatro ambientale una terribile minaccia incombente. Tutto ciò anche a seguito della depenalizzazione dovuta ad una legge oscena del governo Berlusconi.

Gli USA hanno il petrolio che affiora in Texas ma lo conservano come scorta strategica. L’Italia dei Berlusconi e dei Bersani vuole invece la privatizzazione di ogni nostro bene in nome del libero mercato. Con buona pace di ogni anelito di sovranità nazionale.E il WTO se la ride.

Quasi tutta l’Italia è interessata alle trivelle e tuttavia ci chiediamo che valore abbia distruggere l’ambiente naturale, inquinare le nostre campagne e città per prelevare un olio quasi bituminoso a livello bassissimo di purezza, usando solventi e ritrovandoci immense quantità di micidiali fanghi di estrazione da smaltire.

E’ l’inizio di una tragica serie di disastri ambientali o sapremo opporci? Dipende da noi, dobbiamo impegnarci tutti a divulgare queste notizie, specialmente ai politici se vogliamo dare un fiuturo ai nostri figli.

Lino Bottaro

martedì 5 giugno 2012

Gli USA mettono in quarantena l'Europa, per affari loro...



Giratela come meglio credete..... ma la minaccia è chiara e forte: gli Stati Uniti ed Obama PROTEGGERANNO, con l'isolamento dell'Europa, i loro interessi economici!

Obama Barack, a modo suo, ha parlato chiaro e senza peli sulla lingua. Continuando la crisi dell'euro e lo scivolamento dei paesi della Unione Europea verso un default disastroso, gli Usa accentueranno tutte le manovre protezionistiche necessarie per evitare "il contagio".

Ma come.....! La culla del capitalismo, della globalizzazione, del libero mercato, il meglio del meglio di tutte le soluzioni per qualunque tipo di problema agita lo spettro del PROTEZIONISMO?

E, per giunta, verso i propri fedeli "alleati", se non propri sudditi, non solo in campo economico ma pure politico e militare? (Vedi la preparazione della campagna congiunta per attaccare la Siria e l'Iran n.d.r.)

Non siamo (uso plurale per significare di non essere il solo a pensare questo) certamente nè economisti nè politici sostenitori del sistema liberal-capitalista. E, neppure, appartenenti alla foltissima schiera di giornalisti, professoroni, esperti di questo e quello che, da decenni (o da pochi mesi), strepitano sui media sulla "ineluttabilità" del mercato globale, sulla necessità della delocalizzazione,
sui vantaggi (si vedono continuamente!) di una economia aperta (al mercato) e foriera di "grande sviluppo" per tutti gli abitanti del globo (potentati finanziari in primis).

Ed ora? Dopo questa presa di posizione di Obama, cosa verranno a dirci? Che sbaglia? Che la ricetta minacciata si ritorcerà contro gli Usa?

Tutto diranno, tranne che ammettere di aver detto, scritto e messo in opera delle solenni fesserie!

Se il loro faro, il presidente della nazione-guida dell'Occidente, esplicitamente fa
riferimento al PROTEZIONISMO, significa solo una cosa: che esiste questa strada per
salvare una economia ed una nazione e che tutto il resto è uno specchietto per le allodole! Anche se trattasi di miliardi di persone in carne ed ossa!

Vincenzo Mannello
www.vincenzomannello.it

sabato 24 marzo 2012

Preparativi per la corsa della Fine del Mondo... "Pronti? Uno, due, tre... via!" - Ai nastri di partenza: Israele, USA, NATO, Iran, Cina, Russia...



Debbo ritornare sul possibile olocausto nucleare che alcune oscure potenze senza scrupoli stanno preparando per la nostra Terra, per futili motivi di egemonia economica e politica.

La vita sul pianeta sarebbe certo migliore se venisse eliminata la spada di Damocle delle bombe nucleari, sospesa da tanti anni sulla testa dell’umanità come immane possibile tragedia ecologica. Ma le bombe atomiche non sono affatto scomparse, anzi sono lì, negli arsenali noti e in quelli segreti, e le fabbriche lavorano freneticamente per tenerle sempre pronte all’uso e per inventarne di nuove: 10.000 bombe nucleari negli Stati Uniti, circa 15.000 nella Russia e un numero imprecisato negli altri stati nucleari: Cina, Francia, Regno Unito, Israele, Pakistan, India, alcune pronte a partire entro pochi minuti, bombe sparse dovunque, alcune diecine di bombe americane collocate anche in Italia Che può divenire un target per eventuali ritorsioni.. così dall'oggi al domani...


L’energia atomica è cattiva sia in pace che in guerra… anzi forse è più cattiva in pace visto che in guerra sono state solo due le bombe utilizzate, quelle di Hiroshima e Nagasaki, nel 1945, e da allora sono trascorsi 67 anni. Mentre di incidenti nucleari ne sono avvenuti a iosa da quando l’uranio è diventato un “combustibile” energetico. Centinaia di incidenti, piccoli e grandi, che hanno lasciato una scia di morte e malattie non indicizzate… perché non conviene. Infatti i danni del nucleare è meglio tacerli, anche perché la maggior parte d’essi debbono ancora venire… Ma il nucleare civile serve a corroborare -pacificamente- gli scopi dei produttori di bombe: “Il nucleare civile si muove in simbiosi con il nucleare militare, per ripartire gli enormi costi per produrre l´uranio e soprattutto per arricchirlo al cosiddetto “weapon grade”.


Ulteriori danni verranno alla luce nel momento in cui le scorie radioattive stipate in varie parti del mondo cominceranno a rilasciare il loro contenuto venefico… è inevitabile che ciò accada perché i siti in cui dette scorie “riposano” saranno prima o poi distrutti da “incidenti” imprevisti. Poi ci sono tutti i residui radioattivi conservati in celle di contenimento, sarcofagi che non dureranno più a lungo… Polveri radioattive conservate in magazzini militari, in vasconi di contenimento o in casseforti a tenuta stagna (provvisoria), od in scrigni gettati nel mare, sepolti nei deserti, stipati in grotte, nelle paludi, e che aspettano solo di lasciar fuoriuscire i loro liquami radioattivi mortali.

L’uomo è stato bravissimo ad avvelenare il pianeta… ma sembra che ciò non sia ancora sufficiente.. e si vuole arrivare all'Armageddon finale... Con buona pace della vita sulla Terra.

Senza contare la vendita sottobanco di centinaia di testate avvenuta dopo la caduta dell'Unione Societica. Le bombe atomiche, al giorno d’oggi, sono facilmente reperibili al mercato nero delle armi… non c’è quindi bisogno di mascherarsi dietro un “programma nucleare civile” per costruirsele… Basta avere un po’ di soldi, e nemmeno tanti, per procurarsene qualcuna..

Ciò non ostante ogni giorno più insistente si fa la voce di un blitz di Israele contro l'Iran per fermare la produzione di uranio arricchito che quel paese sta portando avanti "per scopi civili". Israele si dice preoccupato per la sua sicurezza, per l'ipotsi che l'Iran possa munirsi di una bomba, in verità studi di intelligence americani affermano che "la possibilità per l'Iran di costruirsi l'atomica è remota". Ciò non ostante il Mossad con i suoi lunghi tentacoli si è mosso per far fuori i maggiori scienziati atomici iraniani, con attentati mirati.. Ma ciò non basta... Israele ha chiesto esplicitamente all'America di non opporsi ad un blitz contro l'iran (che alcune fonti danno per imminente entro il 2012) e l'America ovviamente non può opporsi alla volontà d'Israele, l'America è succube... economicamente e finanziariamente e politicamente.

E nel caso in cui ci si fosse dimenticate di loro – il che non sarebbe difficile, visto quanto raramente la loro esistenza è menzionata nei pubblici dibattiti – Israele ha un centinaio di armi nucleari, forse anche un po’ di più, e ha la capacità per lanciarle da silos sotterranei, sottomarini e cacciabombardieri F-16. Come dire che Israele autonomamente può già provocare una piccola fine del mondo... basta che scatti la sindrome del "muoia Sansone con tutti i filistei".. Un'ipotesi ben reale, visti i precedenti biblici....

Insomma la cosa succederà e le conseguenze sono conosciute solo a Dio....

Paolo D'Arpini


P.S.
A proposito di Dio, ho qui le "dichiarazioni" di una veggente, Sandra De Marco, informata sui fatti... Solitamente ho poca fiducia nelle "previsioni" a sfondo religioso.. ma le attinenze con la realtà presente sono molte.. e fanno pensare: “…preparariamoci ad una prossima guerra. Contro l’Iran, contro la Siria per arrivare fino alla Cina e quindi ad una guerra mondiale nucleare contro la Cina e la Russia che oggi possiede quindicimila bombe atomiche!” Continua:
http://www.circolovegetarianocalcata.it/2012/01/04/2012-le-previsioni-fosche-di-sandra-de-marco-preparariamoci-ad-una-prossima-guerra-contro-l%e2%80%99iran-contro-la-siria-per-arrivare-fino-alla-cina-e-quindi-ad-una-guerra-mondiale-nucleare/

sabato 25 febbraio 2012

Cina amica... ed il veto contro le risoluzioni anti Siria (e Iran)

Lama cinese


Il veto cinese al Consiglio di Sicurezza non è una moda influenzata dalla Russia, ma il culmine di una lunga e dolorosa esperienza. È motivato principalmente dal desiderio di sostenere le norme del diritto internazionale. Il professor Li Qingsi mette questa preoccupazione nel suo immediato contesto storico (cambiamenti di regime orchestrati in Nord Africa) e nel lungo periodo (l’occupazione della Cina da parte dell’Occidente e la difficile relazione Cina-USA).

Dopo che la Russia e la Cina hanno posto il veto alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il 4 febbraio, l’Assemblea generale dell’ONU ha approvato una risoluzione che condanna le violenze in Siria. Anche se non vincolante, farà aumentare ulteriormente la pressione sul governo siriano e apre la porta a un intervento straniero in futuro.

I conflitti settari, i fattori geopolitici e in particolare la politica del “divide et impera” dell’Occidente, hanno dato luogo a intense contraddizioni all’interno del mondo arabo, e a scontri interni in Siria che hanno fornito una scusa all’Occidente per interferire.

L’attuale crisi in Siria non ha semplicemente per scopo la protezione dei diritti umani, come pretende l’Occidente. Vuole rovesciare l’attuale governo e sostituirlo con uno filo-occidentale. La Siria è considerata un problema per la strategia mediorientale dell’occidente, a causa dei suoi stretti legami con l’Iran e il Libano, entrambi ostili agli Stati Uniti.

Per poter giocare un ruolo in Medio Oriente, la Lega araba è pronta a sostenere la strategia occidentale nella regione. Senza dubbio, dopo aver risolto il problema siriano in modo non-pacifico, il prossimo obiettivo sarebbe l’Iran.

Il veto cinese non vuol dire che Pechino si colloca a fianco del governo siriano, o è cieco sullo spargimento di sangue, ma non vuole che la Siria segua lo stesso percorso disastroso della Libia, che ha portato a una situazione di guerra civile generalizzata.

In qualità di membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, la Cina ha la responsabilità e il dovere di difendere la Carta delle Nazioni Unite, fonte del diritto e del codice di condotta internazionale, e quindi deve respingere qualsiasi risoluzione che viola la Carta e i suoi principi.

Se la Cina si rendesse conto che una risoluzione è sufficiente per minacciare la sovranità di uno Stato ed è contraria alla giustizia, e non facesse nulla, sarebbe un grave errore.

La furiosa reazione dell’occidente a veti russo e cinese, dimostra che hanno svelato il vero obiettivo degli occidentali – che cercano di dominare il Medio Oriente e di monopolizzare le Nazioni Unite – stando attenti a nascondersi dietro le loro nobili richieste sui diritti umani in Siria.

Il mondo è stato testimone di troppe invasioni di Stati sovrani e di troppi omicidi di civili innocenti in nome dell’intervento umanitario. Gli interventi militari dalla fine della Guerra Fredda dimostrano che l’Occidente, mentre sventola la bandiera della difesa dei diritti umani, in realtà non cerca che i propri interessi strategici globali e regionali.

Che siano i paesi invasi dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001, o certi paesi musulmani che hanno vissuto le “rivoluzioni colorate” lo scorso anno, il fatto è che, invece della tutela dei diritti dell’uomo, queste invasioni e queste “rivoluzioni” hanno portato al deterioramento della stabilità interna e della situazione umanitaria.

L’esperienza dimostra che, dopo la Guerra Fredda, qualunque siano le differenze tra di essi, i paesi occidentali serrano le fila quando sono in conflitto con un paese non occidentale. Anche nell’era della globalizzazione, c’è sempre una linea netta tra l’Occidente e il resto del mondo.

Per ragioni sia storiche che pratiche, l’equilibrio di potere tra l’Occidente, in particolare gli Stati Uniti, e il mondo non-occidentale, è diseguale. Allo stesso modo di un potere assoluto senza vigilanza o restrizioni in conseguenza della corruzione all’interno di uno Stato, un potere senza contrappesi nella comunità internazionale diventerebbe troppo imperioso e spietato, diventando così una minaccia per la stabilità in tutto il mondo.

Dopo la Guerra Fredda, gli Stati Uniti sono riusciti a “avere una ferma presa sulle Nazioni Unite, con cui opprimere la comunità internazionale“, mentre i Paesi piccoli e medi non osavano esprimere il proprio disappunto.

La reazione isterica degli Stati Uniti al veto cinese dimostra la non comprensione dell’evoluzione della Cina. In un momento in cui la diplomazia delle cannoniere è ripresa fino ad oggi, un approccio modesto e autodisciplinato della diplomazia può sembrare un po’ datato.

Se Cina e Stati Uniti potessero tranquillamente coesistere, sarebbe un risultato senza precedenti. Ma la storia delle relazioni sino-statunitensi dimostra che tale cooperazione non può essere raggiunta solo attraverso il compromesso o una semplice richiesta, e che non si può sperare su un gioco a somma zero con la semplice via della nostra buona volontà. La lotta senza rompere le relazioni non dovrebbe essere la base dell’atteggiamento della Cina verso gli Stati Uniti, perché solo quando siamo pronti a pagare il prezzo della rottura, allora saremo in grado di combattere senza lacerarci.

Qualunque sia la difficoltà della situazione esterna, la Cina non fermerà il suo sviluppo. Non fino a quando i diplomatici continueranno a fare appello al nostro buon cuore. Né finché sarà facile calpestare i sentimenti di 1,3 miliardi di cinesi, e non prima che la Cina non abbia la capacità di difendere la Carta e le norme delle Nazioni Unite, nonché la pace e la giustizia nel mondo coi fatti e non con le parole.

In qualità di membro permanente del Consiglio di Sicurezza, la Cina deve assumersi la grande responsabilità di salvaguardare la pace nel mondo. Per preservare l’unità, la Cina è stata costretta a usare il suo diritto di veto.

Poiché è un membro della comunità internazionale, la Cina è consapevole che non può raggiungere i propri interessi senza la cooperazione con il mondo esterno. Ma la Cina sarà anche attenta a quei Paesi occidentali che vanno troppo lontano. Dopo essere stata invasa dalle potenze occidentali, la Cina comprende le sofferenze che ne risulta. La Cina che si risveglia non commetterà gli stessi errori, perché il popolo cinese crede che ciò che non volete che facciano a voi, non sia inflitto agli altri.

Li Qingsi

(Fonte: Réseau Voltaire Beijing)

lunedì 2 gennaio 2012

Washington e Teheran ai ferri corti - Iran: portaerei USA nello stretto di Hormuz



Minacce iraniane, controminacce USA. Ma chi ha davvero il controllo dello Stretto di Hormuz, e chi può far rispettare le leggi?

LO STRETTO DI HORMUZ SI TRASFORMERA' NELLA PROSSIMA PEARL HARBOR?

Avevo promesso di non parlare più dello Stretto di Hormuz fino almeno allo scoppio della guerra termonucleare globale. Ma qualcuno insiste e quindi credo di far cosa utile nel cercare lumi su come funzioni davvero questo fatidico braccio di mare.

Non sto a ripetere cose stradette (1, 2, 3, 4, e soprattutto 5). Ma gli iraniani continuano con le spacconate ("Chiudiamo lo Stretto!"), e gli USA replicano minacciando di scatenare le armate di Mordor. Così, è venuto naturale chiedermi chi comandi davvero su questo accidenti di Stretto.

E' territorio iraniano, e quindi l'Iran ha tutto il diritto di bloccarlo a suo piacimento? E' per caso acqua territoriale statunitense e io non lo sapevo, beata ignoranza? E' terra di nessuno, fascia di sicurezza ONU, proprietà privata di un pescatore, insomma come funziona?

Ebbene lo Stretto di Hormuz, nella sua parte più assottigliata, è largo appena 22 miglia. 11 miglia appartengono all'Iran, e 11 all'Oman. Per quanto riguarda le aree limitrofe (l'entrata e l'uscita, per capirsi) c'è un po' di discussione in corso, in quanto il diritto marittimo stabilisce che, qualora vi siano isole, le acque territoriali partano dalle isole e non dalla terraferma. Ne consegue che le isolette lì posizionate sono oggetto di diatriba mai risolta.

Non solo. Il diritto internazionale marittimo stabilisce che, nel passaggio di uno stretto, le navi mercantili godono di diritti inviolabili da parte dello Stato a cui appartengono le acque; persino le navi da guerra hanno diritto a mantenersi in stato di allerta, seppur monitorate da chi controlla lo Stretto.

Hanno ragione gli Stati Uniti, allora, a minacciare guerra contro chi ritiene di poter chiudere stretti a piacimento?

Qui arriva il paradosso divertente, che non manca mai. Ebbene: gli Stati Uniti non hanno mai ratificato il diritto internazionale marittimo. Non è una legge che riconoscono. Perché diamine allora si sentono in diritto di ergersi a paladini?

Mah. C'è anche da considerare un ultimo dettaglio sullo Stretto di Hormuz, un dettaglio geografico. Sembra che le sue acque siano troppo poco profonde perché le petroliere possano agevolmente passare: si trovano costrette ad una specie di zigzag per pescare i fondali più alti. E indovinate da che parte si trova il fondale profondo, nella parte più piccola dello Stretto? Esatto: proprio nelle acque iraniane. Una faccenda complicata, eh.


Debora Billi - (http://petrolio.blogosfere.it/

.............

Commento di Giorgio Vitali:

LA QUESTIONE ORMUZ è quella che maggiormente fa stare col fiato sospeso. TUTTAVIA, l'impresione che se ne ricava riguarda essenziualmente il PREZZO DEL PETROLIO. In fatti, più c'è tensione e più è possibile aumentare a piacimento il prezzo di questo bene. Anche perchè la prospettiva di INCENDI di POZZI, provoati da uno dei contenenti, determina un'altra causa di impennata dei prezzi. Che sono già oggi FALSI. COME SEMPRE!!!

domenica 11 dicembre 2011

"SALVATO" L' EURO, "ISOLATA" L' INGHILTERRA, L' UNICA CHE NON PAGA PEGNO

Albione


LA FINTA 'LITE' TRA CAMERON, SORCIOZY E MERKEL.

C'è un autore che in Italia, a teatro, in omaggio alla cultura Unica anglosassone che domina in Europa, non viene piu' rappresentato a teatro, pur restando attualissimo: è Luigi Pirandello, il Machiavelli dei 'rapporti personali', che egli sa definire, nella loro cruda essenza di realtà, fuor d' ogni 'vittorianesimo' virtuista quanto ipocrita.

Ma per fortuna ha rimediato Brussel, sul cui palcoscenico ieri, nella commedia denominata "salvataggio dell' euro", è andata in scena invece una delle commedie più celebri del genio di Girgenti, "Il Gioco delle Parti". Basata sul classico triangolo, marito-moglie-amante di lei, ma secondo una logica rovesciata: ognuno dei due maschi vuol mollare la donna all' altro.

Così ieri, nel triangolo Cameron-Sorciozy-Merkel, si è svolto un del tutto analogo 'litigio preordinato': per "salvare l' euro" ed "isolare l' Inghilterra", secondo la vulgata corrente..... IN REALTA' PER SCARICARE TUTTI GLI ULTERIORI COSTI DEL "SALVATAGGIO" SUGLI EUROCONTINENTALI, E SGRAVARNE L' INGHILTERRA, CHE GIAMMAI PARTECIPO' AD ALCUN SALASSO IN PRECEDENZA, NE' VI PARTECIPERA' IN FUTURO.

SEMPRE RESTANO, CON GLI USA ( CUI SONO ORMAI RIUNIFICATI IN UN UNICO 'SUPERSTATO ATLANTICO', DI CUI COSTITUISCONO LO STATO MAGGIORE, MENTRE I CONTINENTALI SONO 'SUDDITI' PRIVI DI ALCUN DIRITTO: 1MONTI, COME 3 PRIMA DI LUI, IERI SI E' RIDOTTO A PRONUNCIARE LA FORMULA DI RITO AI SUOI MAGGIORI: SI' BWANA ! IN QUALUNQUE CIRCOSTANZA....), GLI UNICI VERI PERCETTORI DELLA MONETA-UNICA/CAMICIA DI FORZA, SULLA QUALE CARICANO AD LIBITUM I COSTI DEI 'LORO' SALVATAGGI FINANZIARI, DAL 2007 IN POI....

Anche prima accadeva, col dollaro sganciato da Bretton Woods, nel 1970. Ma era assai più difficile, PERCHE' L' EUROPA NON AVEVA UN UNICO NUMERO DI TELEFONO CUI HENRY KISSINGER POTESSE IMPARTIRE GLI ORDINI, e gli italiani democristiani facevano addirttura FINTA DI NON SENTIRE !!!!! Come Aldo Moro, che al cospetto del nazi-giudeo al comando di Washington, FACEVA ADDIRITTURA LA PENNICHELLA !!!!

Fu per questo che il TERRORISTA PAOLO MIELI FIGLIO DEL CRIMINALE DI GUERRA RENATO, INSIEME AD ALTRI DUE COMANDANTI certificati COME LUIGI MANCONI-B.R.LINGUER ED ADRIANO SOFRI ed altri ancora, organizzò le Brigate Rosse, partendo dall' assassinio del Commissario-ficcanaso LUIGI CALABRESI.....od anche prima, per giungere infine all' obbiettivo di uccidere, con ALDO MORO, il 'baricentro' stesso di quella NOSTRA INDISCIPLINA DI ITALIANI AL GIOGO ANGLO-AMERICANO !!!!

Oggi, col nazi-comunista GIORGIO NAPOLITANO in veste di 'Re-gista', e 1Monti 'esecutore', Ratzinger in quella di Padre Spirituale del giudeocristianesimo 'Abramitico' CHE GIUSTIFICA L' USURA E LO STROZZINAGGIO DEGLI 'ELETTI' CONTRo NOI POVERI CRISTIANI.... SEMPRE CHE VI RIESCANO, gli Italiani, a leggere i titoli dei giornali TUTTI REDATTI DA EX-BRIGATISTI-DIPENDENTI DEI SERVIZI STRANIERI, SEMBRANO I PIU' ENTUSIASTI SERVITORI DELLA UNICA-MONETA IN GRADO DI SALVARE DAVVERO LA 'PERFIDA ALBIONE' DALLA ROVINA CHE SI E' AUTOFABBRICATA COL LASCIARE MANO LIBERA ALLA RAZZA-PURA/FINANZA DEI GOLDMANN E DEI MERRILL....

Che 'sopravvive' l' Euro-Totale ---nello scenario scritto da Tim Geithner, tipo la sceneggiata napoletana dal titolo "ISSO, ESSA E 'O MALAMENTE", poi recitata da Sorciozy ed Angela Merkel col loro consanguineo David Cameron nella parte dell' 'offeso'---
proprio come 'zia Lucy', corpo-zombie da salassare ad libitum da "Dracula il Vampiro", nell' interesse del succhiasangue stesso.
In una condizione di REGRESSO PERMANENTE, finanziario, economico, industriale, culturale.....

ECCO PERCHE', ANCHE COL 'SALVATAGGIO ' ODIERNO, L' EURO E' GIA' UN MORTO CHE CAMMINA....

Infatti, per 'salvarlo', secondo i deliberati odierni di Brussel-Francoforte, PER INTANO ANGELA MERKEL, la 'durissima tedesca' delle legenda mediatica (invero nè l' una cosa nè l' altra) HA GIA' DATO, DOPO GLI ORDINI RICEVUTI DA TIM GEITHNER, VIA LIBERA A MARIO GOLDRAKE-SACKS, PER STAMPARE QUANTA PIU MONETA ED ACQUISTARE QUANTI PIU' BTP PROPRIO PER 'SOSTENERE', CON L' EURO, ANCHE IL GOVERNO-SUDDITO CLERICO-MASSONICO DI GIORGIO NAPOLITANO, MARIO MONTI E JOSEPH RATZINGER/RICCARDI....Infatti gli è calato, lo spread...a 426 punti, per acquisti massicci di Francoforte, un Viagra al contrario.
NEL MENTRE SI PROSPETTA, PER IL PROSSIMO FUTURO, UN NUOVO AUMENTO DEL FONDO SALVA-'STATI' (LEGGI: BANCHE), DA EROGARE A DISCREZIONE DEGLI ANGLO-AMERICANI A QUESTO E NON A QUELLO, SECONDO APPARTENENZA RAZZIALE-MASSONICA, PER BEN DUECENTO ALTRI MILIARDI TUTTI DA SPREMERE DALLE ARTERIE NOSTRE.


Perché è stato accordato DURANTE MARIO MONTI, allorchè fu negato al povero Sor Berlusca, in fondo del tutto 'innocuo' (=eunuco) politicamente ? PER L' UNICA RAGIONE CHE BERLUSCA, PUR SEMPRE, E SIA PURE TRADENDOLO, RAPPRESENTA IL CONSENSO DEGLI ITALIANI, I QUALI INVECE DEVONO PROPRIO SAPERE DI ESSER PRIVI DI QUALUNQUE 'DIRITTO ALLA RAPPRESENTAZIONE'.
Ecco con quale DEMOCRAZIA saranno poi erogati, dall' alto, i fondi del BILANCIO UNICO 'EUROPEO' che sarà redatto direttamente da Goldmann-Sachs. Se sei 'puro', O.K., come ai tempi del III Reich. Se sei almeno giudeocristiano, la 'cerchia' più larga, passi dal Purgatorio.
Ma se GIUDEO non sei per niente, pane, acqua e sbarre, come ai tempi gloriosi che i nostri cari 'Eletti' costruivano ARCIPELAGO GULAG, salvo finirci loro stessi in massa......

I 'sobri' frammassoni NAPOLITANO, MONTI, RATZINGER, RICCARDI, infatti, NON CI RAPPRESENTANO IN NESSUN MODO: ESSI LAVORANO ESCLUSIVAMENTE AGLI ORDINI E PER PRAPPRESENTANZA DELLA GRAN LOGGIA DI LONDRA, CHE DIRIGE DA SETTANTA ANNI TUTTA LA COSTRUZIONE DELL' EUROPA UNITA, NELLA CANCELLAZIONE DEGLI STATI E DELLE NAZIONI IUGULATE DALLA DISCIPLINA DELLA MONETA-UNICA....
NON LO SPIEG0' APERTAMENTE GIUDIO 3MONTI, IL MONDIALISTA DELL' ASPEN, QUI RAPPRESENTATO AL GOVERNO DA MARTA DASSU', LA SUA 'VICE' DALEMIANA, CHE IL PROGRAMMA DI CHURCHILL DI "CASSARE LE NAZIONI CONTINENTALI", A PARTIRE DALLA RUSSIA, ERA IL SUO VERO PROGRAMMA EURO-POST-BELLICO ?????

Non ci provò HANS MORGENTHAU, l' ebreo Ministro-Esteri di Roosevelt, a frantumare la Germania in venti staterelli neo-feudali, dopo la guerra persa ? Così però sarebbe finita in bocca alla Russia: ERA MEGLIO INVECE RIUNIFICARLA , RICICLANDONE I COMUNISTI AL SERVIZIO DELLE STELLE-STRISCE, PROPRIO COME IN ITALIA CON I B.R.LINGUERINNEGATI, una volta sciolta l' URSS.
In modo da metterli 'alla guida' del Continente per conto degli anglo-USA medesimi, che l' Unione Europea già concepivano negli Anni Trenta, per le menti perfidissime di loro agenti qualo ALTIERO SPINELLI, teorico del SuperStato federalista tipo USA, Jean Moulin e Jean Monnet.

Così ieri, LA COMUNISTA MERKEL, della STASI di Misha Wolf l' Atlantico, HA POTUTO PREANNUNCIARE, IN VIRTU' DEI SALASSI IMPOSTI DAL COMUNISTA NAPOLITANO, MONTI E RATZINGER ALL' ITALIA, UN PROSSIMO "BILANCIO UNIIFCATO" DI TUTTA EUROPA, SULLA BASE DEL QUALE POI EMETTERE I FAMOSI "EUROBONDS" DEL SUPERSTATO-UNICO, che casserà DEL TUTTO OGNI SOVRANITA' NAZIONALE DEI POPOLI D' EUROPA CONTENTALE.....Pensate un pò come potrà essere equanime 'sto bilancio, dal mattino si capisce la sera....

Noi metteremo, spremendoci le vene già dissanguate al massimo, TUTTE LE LACRIME E SANGUE NECESSARI ALLO SCOPO: l' Inghilterra, che resta fuori da questa DISCIPLINA UNICA che tocca tutti Noi, farà la sua solita 'PARTE IN COMMEDIA': SUCCHIARE.....

Sempre che, Noi d' EuRoma, all' Inglese Culattone, invece del sangue da succhiare non gli mettiamo invece UN BELL' UCCELLO IN CULO, come ha fatto PUTIN a Lady Macbeth Clinton, con il drone 'invisibile', a tecnologia stealth, catturato in Iran....Manco abbattutto, ma teleguidato a terra, nella mani dei pasdaran, come fosse un falcone ammestrato ! Con una apposita 'interferenza elettronica' sui comandi, tipo i quattro BOEING dell' 11 settembre, teleguidati dai 'neo.com' di Dick Cheney, con il 'joy-stick' in mano, a schiantarsi sulle due Torri di Manhanattan, per fare il Golpe 'Razziale-Puro' della setta neo.com su tutto l' Occidente Atlantico....

Tanto l' inglese, davanti o didietro, deve 'prenderci' sempre qualcosa di Nostro, EGLI COMUNQUE GODE, in un orifizio o nell' altro.

Gianni Caroli / napoLibera

lunedì 14 novembre 2011

Vendita dell'ENI... probabile mossa del governo Monti per rendere l'Italia dipendente sul piano energetico...

"Alegher... alegher..." - Foto di Gustavo Piccinini


Washington e Londra vogliono che l’Italia non abbia più una politica energetica propria e una sovranità nazionale.

L’uscita di scena di Silvio Berlusconi dalla scena politica può essere interpretata anche come l’ultimo colpo di coda della Prima Repubblica. Ammesso e non concesso che la Seconda sia mai nata. E non perché il Cavaliere debba essere considerato una creatura imprenditoriale e politica nata cresciuta sotto l’ombrello protettivo del compianto (lui sì) Bettino Craxi quanto perché dello statista socialista ereditò, forse inconsapevolmente, la visione europea, euroasiatica e mediterranea.

Berlusconi avrà pure tutti i difetti di questo mondo che negli ultimi anni si sono aggravati anche in conseguenza di una esuberanza incontrollabile e di una età avanzata che lo hanno condizionato non poco e che lo hanno portato a fare le corna ai vertici internazionali e ad invitare a casa tutta una serie di sgallettate e di ragazze allegre, riducendosi ad una macchietta oggetto di scherno e di disprezzo. Ma quali sono i politici che senza ridursi a fare i buffoni in pubblico, in buona sostanza non sono altro che delle marionette dei gruppi economici e finanziari che li hanno messi al potere? Barack Obama non è forse il maggiordomo ubbidiente di quella Wall Street che lo ha portato alla Casa Bianca?

Berlusconi avrà pure avuto, per scelta e per necessità, frequentazioni poco raccomandabili. Ma quale politico od imprenditore italiano non ha i suoi scheletri nell’armadio? Avrà pure assunto decisioni politiche ed economiche da respingere in blocco. Ma quali sono oggi i governanti europei che sono in grado di non tenere conto dei condizionamenti esercitati dalle realtà politiche transnazionali, come l’Unione e la Commissione europea? Quali sono i governanti che, nell’impostare la politica economica del proprio Paese, possono anche non tenere conto dei condizionamenti esercitati dalla politica monetaria della Bce? Quali sono i governanti che possono resistere da soli alle pressioni esercitate dalla speculazione internazionale quando questa ha deciso di prenderti di mira? Quali sono infine i governanti che possono anche non tenere conto delle richieste provenienti dai propri elettori e dalle imprese nazionali?

Non che tutto questo costituisca una scusante ma si tratta pur sempre di tutta una serie di condizionamenti che in Italia assumono un particolare peso, essendo il nostro un Paese di frontiera, un ponte tra l’Europa e il Nord Africa, che dal 1945 ha cercato, spesso riuscendovi, di ritagliarsi uno spazio autonomo in tutta l’area mediterranea. Bettino Craxi, ad esempio, stabilì rapporti molto stretti con i Paesi del Maghreb e con la Palestina di Yasser Arafat. E pur essendo fedele all’Alleanza Atlantica, né poteva essere diversamente, non ebbe remore a sfidare gli Stati Uniti in occasione del sequestro dell’Achille Lauro e della vicenda di Sigonella, rivendicando fieramente la sovranità nazionale del nostro Paese. Anche se poi con la campagna giudiziaria di Mani Pulite quell’atto di coraggio gli venne fatto duramente pagare.

Berlusconi che ha convogliato nel suo partito non pochi di quei quadri dirigenti che avevano fatto parte del PSI di Craxi, ha finito per mutuarne l’approccio nei riguardi dei Paesi arabi. Il ristabilimento di normali relazioni con la Libia di Gheddafi, sia pure con l’imbarazzante performance dell’anno scorso a Piazza di Siena, aveva rappresentato la presa d’atto che la Libia, che era stata una nostra colonia, è un Paese nostro dirimpettaio con il quale è fisiologico avere rapporti più che amichevoli che vadano al di là della fornitura di gas e di petrolio. Non è un caso infatti che furono i nostri servizi militari (il Sid) a portare al potere Gheddafi nel 1969, non è un caso che furono sempre i nostri servizi (il Sismi) a salvare il colonnello dai vari tentativi di colpo di Stato che erano stati sostenuti dall’Egitto, dagli Usa e da Israele.La recente rivoluzione libica, in realtà una rivolta finanziata e sostenuta da Washington, Londra e Parigi, e la conseguente fine di Gheddafi, ha rappresentato per Berlusconi un preciso monito.

Dopo la fine del tunisino Ben Alì, anche lui portato al potere dal Sismi con una incruenta congiura di palazzo, è stato il messaggio, non hai più nessuno a coprirti il fianco sul fronte Sud. Ti rimane solo la Russia. Non è un caso che lo stesso Putin con la Gazprom, questa volta a traino dell’Eni, era entrata in forze in Libia per sviluppare la produzione di petrolio e di gas. Tutti legami che, con il nuovo governo, più orientato in senso “atlantico” o nord-europeo, rischiano ora di essere vanificati e di saltare.

Il legame, anche personale, che Berlusconi aveva stabilito con Putin non può e non deve essere banalizzato con considerazioni sulla vita privata di entrambi. In realtà Berlusconi, favorendo la penetrazione di Eni ed Enel in Russia, aveva chiarissima l’importanza di creare solidi legami con quello che è il primo Paese del mondo per giacimenti ancora inesplorati di petrolio e di gas. Una impostazione peraltro condivisa dallo stesso Prodi che accompagnò a Mosca i dirigenti dell’Eni per firmare i contratti di fornitura di gas fino al 2040.

E quelli dell’Enel per il contratto di acquista dell’Ogk-5, uno dei primi gruppi energetici nazionali.Un’altra iniziativa di Berlusconi e dell’Eni, che venne affatto apprezzata da Washington e da Londra è stata quella di silurare la realizzazione del gasdotto “atlantico” Nabucco voluto dagli Usa per accerchiare da Sud la Russia, e finanziata incredibilmente dall’Unione europea. Un’opera pensata per portare in Turchia, attraverso la Georgia, il gas dell’Azerbaijan e poi farlo proseguire fino allo snodo di Baumgarten in Austria, dove arrivano diversi gasdotti russi. Al contrario Berlusconi e l’Eni avevano sostenuto il gasdotto South Stream che partendo dalla Russia, attraverso il fondo del Mar Nero, arriva in Bulgaria, passa in Grecia e poi si dirige verso l’Italia e l’Austria. Un’opera “euroasiatica” con la forte partecipazione tedesca che, in quanto tale, non poteva essere apprezzata da Stati Uniti e Gran Bretagna.

Due Paesi che non possono accettare che qualche Nazione in Europa possa stabilire in campo energetico un rapporto troppo stretto con Mosca che è sicuramente più fisiologico di quello che Washington vorrebbe che noi avessimo con i Paesi arabi produttori suoi satelliti. La Gran Bretagna che ha sempre voluto mantenere un piede nel Mediterraneo, e che adesso con l’attacco militare alla Libia vi è tornata in forze, ha operato contro l'Italia e contro l’Eni attraverso gli gnomi della City. Le speculazioni, realizzate in stretta sintonia con quelle di Wall Street, hanno investito i nostri Btp con il fine di metterne in discussione la solvibilità e quindi obbligare il governo in carica a rivedere totalmente i propri programmi finanziari futuri. E al tempo stesso fare passare l’idea che il governo in carica è troppo debole e squalificato per risanare i conti pubblici e mettere in sicurezza l’affidabilità dei Btp.

In realtà quella è soltanto la ragione apparente. Siamo invece di fronte al tentativo, purtroppo destinato a riuscire, visto che al governo ci andrà Mario Monti, di completare il processo che venne iniziato nel 1992 con la famigerata Crociera del Britannia. Il 2 giugno di quell’anno, Festa della Repubblica, mentre l’avviata campagna di Mani Pulite dava già l’impressione che la DC e il PSI, puntelli del sistema politico dell’epoca, sarebbero stati spazzati via, una larga schiera di manager delle imprese a partecipazione statale accettò di essere imbarcata sul panfilo reale inglese per una crociera di una appena giornata. Nel corso della crociera, organizzata da British Invisible, società di promozione del made in Britain, ai manager di Stato venne descritta la bellezza e la necessità di varare le privatizzazioni. A bordo c’era pure Mario Draghi, all’epoca direttore generale del Tesoro, fu lui a gestire poi le privatizzazioni, che fece un discorso introduttivo e che poi scese prima della partenza.

Poi, per dimostrare che non era una conferenza fine a se stessa, in autunno vi fu la speculazione della City contro la lira che finì per essere svalutata del 30%, rendendo più convenienti per la stessa percentuale diverse aziende pubbliche che vennero messe in vendita. In seguito con i governi Prodi, D’Alema e Amato, vennero messi sul mercato il 70% circa di Eni ed Enel, prevedendo guarda casa, che una percentuale del 30% di questa, quindi il 21% complessivo, fosse offerta agli investitori internazionali. Cioè quelli anglo-americani che ora sognano di mettere le mani sul restante 30% dell’Eni che un governo Monti presumibilmente sarà ben felice di mettere in vendita, con la scusa di fare cassa e abbattere il debito pubblico.

Tanto che su questa misura potrà contare sui voti non solo del postfascista e neo atlantico Fini ma anche su quelli di Casini che nella politica italiana rappresenta l’erede di quell’area politica della DC che sempre osteggiò la politica autonoma dell’ENI di Enrico Mattei per assicurare l’indipendenza energetica e difendere la sovranità nazionale del nostro Paese

Filippo Ghira

(Fonte: http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=11477)

martedì 12 aprile 2011

Islanda l'unico paese europeo che sa dire no alle banche....




Per chi ha letto quanto ho scritto su Patria Montisferrati sull'Islanda del medioevo, capirà come la storia influisca anche nelle scelte attuali ...
Claudio Martinotti Doria

(Testo menzionato: http://www.casalenews.it/rubriche/cultura/patri259-montisferrati/542214e2ad692bc74f87220ddcbf601c)


Islanda, un paese che vuole punire i banchieri responsabili della crisi economica

Dal 2008 la gran maggioranza della popolazione occidentale sogna di dire "no" alle banche, ma nessuno ha osato farlo. Nessuno eccetto gli islandesi, che hanno fatto una rivoluzione pacifica che non solo è riuscita a rovesciare un governo e abbozzare una nuova costituzione, ma cerca anche di incarcerare i responsabili della débacle economica del paese. La scorsa settimana a Londra e Reykjavik sono state arrestate 9 persone per la loro presunta responsabilità nel crollo finanziario dell’Islanda del 2008, una crisi profonda che si è sviluppata in una reazione pubblica senza precedenti che sta cambiando la direzione del paese.

È stata una rivoluzione senz’armi in Islanda, paese che ospita la più antica democrazia al mondo (dal 930), e i cui cittadini sono riusciti a effettuare il cambiamento solo facendo dimostrazioni e sbattendo pentole e tegami. Perché gli altri paesi d’Occidente non ne hanno neppur sentito parlare?

La pressione dei cittadini islandesi è riuscita non solo a far cadere un governo, ma anche a iniziare la stesura di una nuova costituzione (in corso), e sta cercando di incarcerare i banchieri responsabili della crisi finanziaria del paese. Come dice il proverbio, chiedendo le cose con garbo, è molto più facile ottenerle.
Questo tranquillo processo rivoluzionario ha le sue origini nel 2008 quando il governo islandese decise di nazionalizzare le tre maggiori banche, Landsbanki, Kaupthing e Glitnir, i cui clienti erano principalmente britannici, e nord- e sud-americani.

Dopo la presa in carico da parte statale, la moneta ufficiale (krona) precipitò e la borsa valori sospese l’ attività dopo un crollo del 76%. L’Islanda stava andando in bancarotta e per salvare la situazione, il Fondo Monetario Internazionale iniettò 2.100 milioni di dollari USA e i paesi Nordici contribuirono con altri 2.500 milioni.
Grandi piccole vittorie di gente comune. Mentre le banche e le autorità locali ed estere stavano disperatamente cercando soluzioni economiche, gli islandesi si sono riversati in strada e le loro persistenti dimostrazioni quotidiane davanti al parlamento a Reykjavik hanno provocato le dimissioni del primo ministro conservatore Geir H. Haarde e del suo intero gabinetto.

I cittadini esigevano inoltre di convocare elezioni anticipate, e ci sono riusciti: in aprile è stato eletto un governo di coalizione formato dall’Alleanza Social-democratica e dal Movimento Verde di Sinistra, capeggiato dalla nuova prima ministra Jóhanna Sigurðardóttir.

Per tutto il 2009 l’economia islandese continuò a essere in situazione precaria (alla fine dell’anno il PIL era calato del 7%) ma ciononostante il parlamento propose di rifondere il debito alla Gran Bretagna e ai Paesi Bassi con un esborso di 3.500 milioni di euro, somma da pagarsi ogni mese da parte delle famiglie islandesi per 15 anni all’interesse del 5.5%.

La decisione riaccese la rabbia negli islandesi, che tornarono in strada esigendo che, almeno, tale scelta fosse sottoposta a referendum. Altra piccola vittoria per i dimostranti: nel marzo 2010 si tenne appunto tale consultazione elettorale e uno schiacciante 93% della popolazione rifiutò di rifondere il debito, almeno a quelle condizioni.

Ciò costrinse i creditori a ripensare l’operazione migliorandola con l’offerta di un tasso del 3% protratto per 37 anni. Ma anche questo non bastava. L’attuale presidente, al vedere il parlamento approvare l’accordo con un margine esiguo, ha deciso il mese scorso di non ratificarlo e di chiamare il popolo islandese alle urne per un referendum in cui avrà l’ultima parola.

I banchieri scappano per la paura tornando alla situazione tesa del 2010, quando gli islandesi si rifiutavano di pagare un debito contratto da squali finanziari senza consultazione, il governo di coalizione aveva promosso un’indagine per stabilire le responsabilità legali della fatale crisi economica arrestando già parecchi banchieri e alti dirigenti strettamente collegati alle operazioni arrischiate.

L’Interpol frattanto aveva emesso mandato di cattura internazionale contro Sigurdur Einarsson, ex-presidente di una delle banche coinvolte. Questa situazione ha spaventato banchieri e dirigenti inducendoli a lasciare il paese in massa.
In questo contesto di crisi, si è eletta un’assemblea per redigere una nuova costituzione che rifletta le lezioni apprese nel frattempo sostituendo quella attuale, ispirata alla costituzione danese.

Per far ciò, anziché chiamare esperti e politici, gli islandesi hanno deciso di rivolgersi direttamente alla gente, che dopo tutto detiene il potere sovrano sulla legge. Più di 500 islandesi si sono presentati come candidati a partecipare a tale esercizio di democrazia diretta e a scrivere una nuova costituzione. Ne sono stati eletti 25, senza affiliazioni partitiche, compresi avvocati, studenti, giornalisti, agricoltori e sindacalisti.

Fra l’altro, questa costituzione richiederà come nessun’altra la protezione della libertà d’informazione e d’ espressione nella cosiddetta Iniziativa per i Media Moderni Islandesi, in un progetto di legge che mira a rendere il paese un porto sicuro per il giornalismo d’indagine e per la libertà d’informazione, dove si proteggano fonti, giornalisti e provider d’Internet che ospitino reportage di notizie.

La gente, per una volta, deciderà il futuro del paese mentre banchieri e politici assistono alla trasformazione di una nazione dai margini.
TRANSCEND Media Service. Traduzione di Miky Lanza per il Centro Studi Sereno Regis

Fonte: http://serenoregis.org/2011/04/islanda-un-paese-che-vuole-punire-i-banchieri-responsabili-della-crisi-pressenza/

giovedì 31 marzo 2011

Daniele Carcea: "Giappone - Conseguenze economiche del sisma e dell'inquinamento radioattivo... che si ripercuotono sull'economia degli USA"

Nassim Nicholas Taleb è l’autore dell’importantissimo saggio “Il cigno nero” nel quale ci spiega che quando si verifica un evento isolato e inaspettato, che ha un impatto enorme sulla realtà, e che solo a posteriori può essere spiegato e reso prevedibile, ci troviamo di fronte ad un “cigno nero”, cioè di fronte ad un evento raro in mezzo a tanti cigni bianchi che rappresentano la “normalita”.

Ciò che è accaduto in Giappone si può definire un cigno nero?

Secondo Taleb, nella vita individuale, come in quella sociale , noi agiamo come se fossimo in grado di prevedere gli eventi, da quelli sentimentali a quelli storici, a quelli naturali, per molti di noi, l’incontro con una persona amata, il nostro lavoro, un’amicizia, un incidente, un arricchimento sono avvenuti al di là di quelli che erano i nostri piani o desideri, lo stesso per i grandi eventi che sconvolgono la società: l'11 settembre 2001, lo tsunami del Pacifico nel 2004, lo scoppio della seconda guerra mondiale, il crollo del muro e la fine del Comunismo, le rivolte in Africa con internet per il pane e per la libertà;secondo la logica del Cigno nero quel che è ignoto è molto più importante di quello che conosciamo. Molti Cigni neri sono causati e ingigantiti, nel bene e nel male, proprio dal fatto che sono imprevisti.

Forse nel caso del Giappone ci troviamo di fronte a qualcosa ancora più grave di un cigno nero, 2 o 3 cigni neri che appaiono contemporaneamente, infatti il Giappone è stato colpito da un terremoto, da uno tsunami e da un disastro nucleare. Ancora a distanza di parecchi giorni dalla tragedia è impossibile far il conto dei morti e dei dispersi e ancora non sappiamo come si evolverà la faccenda delle centrali nucleari, intanto, si aggrava di ora in ora la situazione della centrale nucleare di Fukushima, le cui emissioni radioattive si stanno propagando in tutto il mondo. Il Giappone è un Paese preparato agli eventi sismici, ma la portata del cataclisma capitato l’11 marzo scorso è stata enorme e non era possibile prevederla.
E ci saranno grosse conseguenze anche dal punto di vista economico: è sempre brutto parlare di economia, crescita e pil di fronte a delle tragedie così immani e ad un incredibile numero di morti, ma ogni fatto presenta un ampio spettro di situazioni da analizzare e da capire.

Subito dopo il terremoto lo yen ha iniziato ad apprezzarsi, cioè ad aumentare di valore, questo poiché veniva comprato a più non posso, perché?

I motivi sono stati vari, innanzitutto dopo un evento simile, molti capitali vengono fatti rientrare e cambiati in yen, perché dovranno essere destinati alla ricostruzione, lo stesso devono fare le compagnie assicurative che dovranno pagare i premi assicurativi per il risarcimento dei danni, anche esse lo dovranno fare in yen, poi c’è la speculazione vera e propria quella che aspetta gli eventi traumatici, che ha puntato appunto sul rialzo dello yen per i motivi prima elencati, anticipando il movimento rialzista della valuta.

Poi c’è il meccanismo del carry-trade: con il termine carry trade, si intende l’operazione con cui si prendono a prestito dei capitali in una determinata valuta per poi investirli prevalentemente in strumenti finanziari denominati in altre valute e comunque strumenti più redditizi rispetto al costo del finanziamento.
Il profitto che si ottiene è appunto pari alla differenza tra rendimento dell’investimento e costo del finanziamento.

Sono molti anni che il tasso di interesse giapponese gravita intorno allo zero%, quindi gli speculatori sono stati attratti dall’indebitamento in yen per investire il denaro nei mercati azionari emergenti e nei titoli di Stato, a più alto rendimento, fra gli altri, di Stati Uniti, Nuova Zelanda, Australia, Islanda e Regno Unito, accollandosi così bassi rischi.

In sintesi si prende un prestito in yen e poi si vendono gli yen, cioè si convertono per acquistare valute di altri Paesi, per poter acquistare come abbiamo detto prima, titoli di Stato o altre obbligazioni, quindi l’investitore si mette in tasca il differenziale di rendimento fra un prestito con un interesse quasi nullo e un titolo di Stato che garantisce mediamente un 2/3%.

Per fare questa operazione si vendono yen e quindi lo yen si deprezza, si svaluta.
Questo è il carry trade sulla valuta, nel momento in cui si prospetta un rafforzamento della valuta con la quale ci siamo indebitati, si prospetta anche un azzeramento dei profitti e allora parte il via a disinvestire e a riacquistare yen.

E per tutti questi motivi che la Banca Centrale giapponese è dovuta intervenire con potenti iniezioni di liquidità per vendere yen ed acquistare divise estere, cercando di ripristinare un certo equilibrio e dare tranquillità ai mercati, fino ad oggi dal giorno dell’incidente sono stati iniettati 340 miliardi di euro, ma non solo, successivamente sono intervenute le banche centrali mondiali più importanti, per vendere anche esse gli yen e garantire stabilità nei mercati finanziari di tutto il mondo, sbarrando la strada alla speculazione.

Poi c’è il problema della produzione industriale, dato che l'industria giapponese risulta inevitabilmente colpita dal sisma. Ci sono stati danni alle fabbriche, la paralisi dei trasporti e l'emergenza energetica colpiscono la produzione e i rifornimenti, mettendo in ginocchio settori di punta. I colossi mondiali dell'auto e della elettronica sono stati costretti a chiudere molti stabilimenti nel Paese, almeno per un certo periodo, e ancora difficile calcolare quanto sarà l’incidenza sul Pil di questa situazione, ma è certo che ci sarà una netta flessione.

Ma i problemi non sono certo finiti, il Giappone viene da un ventennio continuo di stagnazione economica e ha un debito pubblico superiore al 200% del pil, il secondo debito più alto del mondo in termini assoluti dopo quello statunitense e il più alto dei paesi occidentali nel rapporto debito/pil, di positivo c’è che è un debito quasi tutto interno detenuto da “residenti” giapponesi e quindi più controllabile, ma è destinato ad aumentare anche in seguito agli ultimi eventi.

Nello stesso tempo il Giappone, dopo la Cina è il secondo detentore di titoli del debito pubblico americano, per una cifra intorno agli 850 miliardi di dollari, se una parte di questi verranno disinvestiti perché dovranno servire alla ricostruzione giapponese e al servizio del debito giapponese, aumenteranno le già enormi difficoltà degli U.S.A, che fra poco esauriranno anche la seconda fase di Q.E. l’operazione con cui la Federal Reserve ha stampato moneta a gò gò e ha comprato lei stessa i titoli del tesoro americano.

Il Corriere Economia del 21 marzo ci informa che il fondo americano Pimco si è disfatto di tutti i bond statunitensi che aveva in portafoglio, e che la Federal Reserve con queste manovre di espansione monetaria ha comprato ben il 70% delle emissioni di nuovi titoli, segno evidente, che c’è un grosso rischio collocamento. Come farà il Tesoro americano nel futuro a garantirsi il collocamento del proprio debito, smettendo di autocomprarselo e con lo sconvolgimento geopolitico in atto in varie parti del mondo, che condizionerà anche l’afflusso negli Stati Uniti dei capitali dei Paesi Arabi e non solo quelli del Giappone?

A giugno si capirà se il Presidente della Fed, Ben Bernanke vorrà promuovere un nuovo quantitative easing: Q3, andando allo scontro frontale con i repubblicani e con la loro parte più agguerrita, quella costituita dai Tea party, contraria alla monetizzazione del debito.

Fra l’altro i Tea Party non solo vogliono l’immediata cessazione della creazione di moneta (senza copertura di alcun sottostante, né tantomeno di maggiore produzione prevista) fatta solo per prolungare l’agonia, inflazionare il dollaro e rimandare nel futuro i problemi(cioè i pagamenti dei debiti), ma vogliono importanti tagli della spesa sociale che portino all’immediato rientro a percentuali accettabili di un deficit, che nel 2010 ha viaggiato intorno al 10%,.

Insomma brutte nubi (non solo quelle radioattive) minacciano i cieli a stelle striscie.

Daniele Carcea
348/2839738

mercoledì 2 marzo 2011

Daniele Carcea: "American default... coming more and more near!"



"Ma l'America quanto è lontana?" - "....Taci e nuota!"

E' ormai un anno che non si parla d'altro che del debito pubblico dei Paesi europei, ormai tutti sanno cosa sono i Piigs (maiali con due i), acronimo di Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna. Sono all'ordine del giorno le tensioni per il collocamento dei titoli nelle aste pubbliche, con gli spread (differenziali) che si allargano rispetto ai titoli di Stato tedeschi (bund).

Gli spread si allargano perché devono essere offerti tassi di rendimento più appetitosi per i mercati e per le banche, a causa dell'aumento del rischio investimento nei loro titoli di Stato, dovuto alla crisi economica-finanziaria, che ha comportato un generale peggioramento dei conti pubblici.

Questo aumento di deficit annuali di bilancio e monte del debito pubblico, accompagnato dai puntualissimi interventi, tramite i rating, delle tre agenzie sorelle Standard & Poor's, Moody's e Fitch Ratings, che periodicamente affossano l'immagine di questi Paesi, costringe ad alzare la somma di interessi che essi devono versare al mercato e alla speculazione per evitare i rischi di default.

Per alcuni di questi Paesi si parla di bancarotta, di ristrutturazione del debito, di uscita dall'area Euro, insomma scenari foschi. Degli Stati Uniti invece se ne parla poco e viene da chiedersi come mai? Il deficit annuale (differenza di bilancio) fra entrate ed uscite è pari al 10% del Pil, il debito pubblico Usa si avvicina al 100% del Pil, cioè 15.000 miliardi di dollari di debito pubblico contro 15.000 miliardi (15 trilioni) di prodotto interno lordo, il 20% dell'intera produzione mondiale.

Ma non è tutto, al debito Federale si devono sommare i debiti dei singoli Stati, così come si fa ad esempio con il debito pubblico italiano, dove si sommano il debito statale a quello di tutte le pubbliche amministrazioni. Il debito dei singoli Stati si aggira intorno ai 3.000 miliardi di dollari, pertanto se si somma il debito federale e i debiti statali si arriva ad un rapporto debito pubblico/pil del 120%.

Niente male!! Il debito Usa è uguale a quello italiano anche in termini percentuali di rapporto debito/pil debito (118%), e di gran lunga superiore al debito complessivo area euro che è attestato all'84% del Pil e presenta un deficit medio del 6,35% contro il 10%degli Stati Uniti.

Se poi il discorso viene allargato all'intero indebitamento del sistema a stelle e strisce, allora ci troviamo di fronte ad una vera e propria bomba innescata, il totale dei debiti pubblici (stato federale e singoli stati), più le famiglie, più le imprese e infine le banche ammonta a 57.000 miliardi di dollari, per un rapporto indebitamento/pil che si aggira intorno al 400%, una cifra pazzesca, se si tiene conto che è la stessa cifra a cui ammonta l'intero pil mondiale 60.000 miliardi.

Questa situazione in realtà dall'altra parte dell'oceano è ben presente, tant'è che si inizia a parlare per alcuni Stati americani di bancarotta controllata, nello specifico per California, Arizona, New York e Illinois, (Cani), ma anche Ohio e New Jersey non sono messi bene. I fondi pensionistici presentano buchi irreparabili, e la spesa per i dipendenti pubblici e per la sanità è fuori controllo.

La città di Prichard in Alabama ha bloccato il pagamento delle pensioni, contravvenendo alla legge statale in vigore e scioccando i pensionati. Ma la cosa più grave è la fuga dei risparmiatori dalla finanza locale: ogni settimana una media di 3 miliardi di dollari viene riscattata, ci si può facilmente rendere conto cosa significhi un trend del genere. Da Davos qualcuno ci prova a raccontare che stiamo uscendo dalla crisi, ma gli effetti positivi che si riscontrano ora, non sono che l'effetto drogato dell'aumento dei debiti pubblici tramite l'immissione di moneta aggiuntiva (quantitative easing), che hanno salvato le banche e le continuano a salvare.

I risvolti nefasti di questa politica si stanno iniziando a vedere in tutto il mondo, con l'inflazione, l'aumento del prezzo delle materie prime e dei beni di prima necessità; il collegamento con la disperazione di alcune popolazioni che stanno dando volta a delle rivolte impensabili fino a tre anni fa è d'obbligo. Alla fine saranno per primi i più poveri a pagare l'azzardo morale della finanza che non guarda in faccia a nessuno e l'impotenza della politica incapace a porre un freno a questo casinò mondiale, perché in mano e/o complici, dell'oligarchia finanziaria.

Gli Stati Uniti fino ad ora hanno evitato gli effetti peggiori della crisi del debito grazie all'inesauribile, forse non ancora per molto, riserva di fiducia di cui godono sui mercati, e di cui godono i propri titoli di Stato, grazie anche al fatto che il dollaro continua ad essere la moneta di riserva mondiale, ma i debiti sono debiti e prima o poi vanno pagati, ristrutturati o consolidati, non c'è alternativa. Con molta probabilità siamo solo all'inizio della crisi.

Daniele Carcea - carceada@interfree.it

venerdì 7 gennaio 2011

Crollo dell’economia mondiale, accaparramento delle risorse planetarie e schiavizzazione dell’umanità



L’élite mondiale controlla ormai tutte le ricchezze del mondo



Al giorno d’oggi la ricchezza mondiale è più concentrata nelle mani di una

élite di quanto lo sia mai stata nella storia moderna.



Un tempo la maggior parte della popolazione sul pianeta sapeva come

coltivare i propri alimenti, allevare i propri animali e prendersi cura di

sé. Non c’erano molte persone favolosamente ricche, ma c’era una certa

dignità nell’avere un pezzo di terra che potevi chiamare tuo, o nell’avere

un’abilità che potevi far fruttare.



Tristemente, nelle ultime decine di anni, una percentuale sempre maggiore di

terre coltivabili è stata inghiottita da grosse corporation e da governi

corrotti. Centinaia di milioni di persone sono state cacciate dalle proprie

terre verso aree urbane sempre più dense.



Nel frattempo, è diventato sempre più difficile avviare un’attività propria,

dal momento che poche monolitiche “corporation” globali hanno iniziato a

dominare quasi ogni settore dell’economia mondiale. Così, un numero sempre

maggiore di persone nel mondo è stata obbligata a lavorare per “il sistema”

per riuscire appena a sopravvivere. Allo stesso tempo, coloro che sono al

vertice della catena alimentare (l’élite) hanno impiegato decenni per

implementare il sistema in modo da assicurarsi nelle proprie tasche porzioni

sempre più vaste di ricchezza.



E così oggi, nel 2010, abbiamo un sistema globale in cui pochissime persone

al vertice sono assurdamente ricche, mentre circa metà della popolazione di

questo pianeta è irrimediabilmente povera.



Ci sono davvero poche nazioni nel mondo che non siano state quasi

interamente saccheggiate dall’élite globale.



Quando l’élite parla di “investire” nei paesi poveri, ciò che intende

veramente è prendere possesso delle terre, dell’acqua, del petrolio e delle

altre risorse naturali. Grosse corporations globali stanno oggi spogliando

dozzine di nazioni in tutto il mondo di favolose quantità di ricchezza,

mentre la maggior parte della popolazione di quelle nazioni continua a

vivere in un’abietta povertà. Nel frattempo, i politici al vertice di quelle

nazioni ricevono ingenti doni per poter perpetrare il saccheggio.



Quello che quindi abbiamo nel 2010 è un mondo dominato da una minuscola

manciata di persone ultraricche al vertice che posseggono una quantità

incredibile di beni reali, un gruppo più numeroso di “manager intermedi” che

fa funzionare il sistema per l’élite globale (e che è pagato veramente bene

per farlo), centinaia di milioni di persone che fanno il lavoro richiesto

dal sistema, e diversi miliardi di “inutili avventori” di cui l’élite

globale non ha bisogno alcuno.



Il sistema non è stato progettato per elevare il tenore di vita dei poveri.

Né per promuovere la “libera impresa” e la “competizione”. L’élite intende

piuttosto accaparrarsi tutta la ricchezza e lasciare il resto di noi schiavi

del debito o della povertà.



Quello che segue è un elenco di 20 dati statistici che provano il continuo

accentramento di ricchezza nelle mani dell’élite globale, lasciando la

maggior parte del resto del mondo in povertà e miseria.



Secondo la UN Conference on Trade and Development (Conferenza dell’ONU su

Commercio e Sviluppo), il numero di “paesi meno sviluppati” è raddoppiato

negli ultimi 40 anni.



I “paesi meno sviluppati” hanno speso 9 miliardi di dollari per importazioni

di alimenti nel 2002. Nel 2008 questa cifra è salita a 23 miliardi di

dollari.



Il reddito medio pro-capite nei paesi più poveri dell’Africa è sceso a 1/4

negli ultimi 20 anni.



Bill Gates ha un patrimonio netto dell’ordine dei 50 miliardi di dollari. Ci

sono circa 140 paesi al mondo che hanno un PIL annuo inferiore alla

ricchezza di Bill Gates.



Uno studio del World Institute for Development Economics Research (Istituto

Mondiale per la ricerca sull’economia dello sviluppo) evidenzia che la metà

inferiore della popolazione mondiale detiene circa l’1% della ricchezza

globale.



Circa 1 miliardo di persone nel mondo va a dormire affamato ogni notte.



Il 2% delle persone più ricche detiene più della metà di tutto il patrimonio

immobiliare globale.



Si stima che più dell’80% della popolazione mondiale vive in paesi dove il

divario fra ricchi e poveri è in continuo aumento.



Ogni 3,6 secondi qualcuno muore di fame, e 3/4 di essi sono bambini sotto i

5 anni.



Secondo Gallup, il 33% della popolazione mondiale dice di non avere

abbastanza soldi per comprarsi da mangiare.



Mentre stai leggendo questo articolo, 2,6 miliardi di persone nel mondo

stanno soffrendo per mancanza di servizi sanitari di base.



Secondo il più recente “Global Wealth Report” di Credit Suisse, lo 0,5% di

persone più ricche controlla più del 35% della ricchezza mondiale.



Oltre 3 miliardi di persone, quasi la metà della popolazione mondiale, vive

con meno di 2 dollari al giorno.

Il fondatore della CNN, Ted Turner, è il più grande proprietario terriero

privato negli Stati Uniti. Oggi, Turner possiede circa 2 milioni di acri

[più di 8.000 Km quadrati - NdT] di terra. Questa quantità è maggiore

dell’area del Delaware e di Rhode Island messe assieme [come l’intera

superficie dell’Abruzzo - NdT]. Turner peraltro invoca restrizioni

governative per limitare a 2 o meno figli per coppia nell’ottica di un

controllo della crescita demografica.



400 milioni di bambini nel mondo non hanno accesso all’acqua potabile.



Circa il 28% dei bambini dei paesi in via di sviluppo sono considerati

malnutriti o hanno una crescita ridotta a causa della malnutrizione.



Si stima che gli Stati Uniti detengano circa il 25% della ricchezza totale

del mondo.



Si stima che l’intero continente africano possegga solo l’1% della ricchezza

totale del mondo.



Nel 2008 circa 9 milioni di bambini sono morti prima di compiere i 5 anni.

Circa 1/3 di tutte queste morti è dovuto direttamente o indirettamente a

scarsità di cibo.



La famiglia di banchieri più famosa al mondo, i Rothschild, ha accumulato

montagne di ricchezza mentre il resto del mondo è stato intrappolato nella

povertà. Ecco cosa afferma Wikipedia a proposito delle ricchezze della

famiglia Rothschild:

Si è sostenuto che nel corso del 19° secolo, la famiglia possedeva di gran

lunga il più grande patrimonio privato del mondo, e di gran lunga la più

grande fortuna nella storia moderna.



Nessuno sembra conoscere esattamente quanta ricchezza posseggano i

Rothschild oggi. Dominano il sistema bancario in Inghilterra, Francia,

Germania, Austria, Svizzera e molte altre nazioni. È stato stimato che la

loro ricchezza aveva un valore di miliardi [di dollari] già alla metà

dell’800. Senza dubbio la quantità di ricchezza detenuta oggi dalla famiglia

è qualcosa di inimmaginabile, ma nessuno lo sa con certezza.



Nel frattempo, miliardi di persone nel mondo si stanno chiedendo come far

saltar fuori il loro prossimo pasto.



A questo punto, molti lettori vorranno discutere di quanto è orribile il

capitalismo e di quanto meravigliosi siano il socialismo e il comunismo.



Ma il problema non è il capitalismo e come abbiamo visto innumerevoli volte

nei decenni passati, la proprietà statale delle imprese non costituisce

soluzione a nulla.



Ciò che abbiamo nel mondo oggi non è capitalismo. È piuttosto qualcosa di

più vicino al “feudalesimo”. L’élite è costituita da “uomini-monopolio” che

sfruttano la loro incredibile ricchezza e potere per dominare il resto di

noi. Di fatto, è stato John D. Rockefeller ad affermare: “La competizione è

peccato”.



Sarebbe bellissimo se vivessimo in un mondo in cui chi vive in povertà fosse

incoraggiato a intraprendere una propria attività agricola, a crearsi un

lavoro e costruirsi una vita migliore.



Invece le cose vanno nella direzione opposta. La ricchezza diventa sempre

più concentrata nelle mani di pochissimi, e il ceto medio ha iniziato a

venire eliminato anche nelle nazioni benestanti come gli Stati Uniti.



Risulta che l’élite globale ha deciso che non ha realmente bisogno di così

tante e costose “api operaie” statunitensi dopo aver spostato oltreoceano

migliaia di fabbriche e milioni di posti di lavoro.



Nel frattempo gli statunitensi sono così distratti da Ballando sotto le

stelle, da Lady Gaga e dalla propria squadra sportiva da non rendersi conto

di cosa sta accadendo.



Non c’è alcuna garanzia sul fatto che gli Stati Uniti saranno prosperi per

sempre. Oggi, un numero record di statunitensi vive già in povertà. Il

reddito medio familiare è calato lo scorso anno ed è calato anche lo scorso

anno rispetto a quello precedente.



Quindi svegliamoci. Gli Stati Uniti si stanno integrando in un sistema

economico globale dominato e controllato da una élite spropositatamente

ricca. A costoro non interessa che tu abbia da pagare il mutuo e che tu

desideri mandare tuo figlio all’università. Ciò che interessa loro è

accumulare quanto più denaro possibile per sé stessi.



L’avidità sta correndo rampante attorno al pianeta e il mondo sta diventando

un luogo molto molto freddo. Sfortunatamente, a meno di eventi davvero

drammatici, i ricchi stanno solo diventando più ricchi, e i poveri stanno

solo diventando più poveri.



Fonte originale: The Economic Collapse Blog

Traduzione a cura di: Eileen Morgan

Fonte: Vittorio Marinelli, European Consumers

venerdì 20 agosto 2010

Commemorazione per Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti – 23 agosto 2010

Ottantatré anni fa, il 23 agosto del 1927, nel penitenziario di Charlestown (stato del Massachusetts, Usa) venivano giustiziati sulla sedia elettrica Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, italiani, immigrati, anarchici.

Nicola e Bartolomeo furono ingiustamente accusati di un duplice omicidio avvenuto durante una rapina a Boston nel 1920. Nonostante le prove della loro innocenza - comprese le confessioni di uno dei veri autori della rapina a mano armata - i due anarchici furono condannati a morte dopo un processo farsa, condizionato dal pesante clima politico creatosi negli Stati Uniti, in seguito ad un lungo periodo di moti operai e lotte sindacali.

Soltanto cinquant'anni dopo, nel 1977, l'allora governatore dello stato americano, Michael Dukakis, proclamò ufficialmente la loro innocenza, riabilitandoli completamente ed indicendo la ricorrenza del “Sacco e Vanzetti Day”.

Quando nel 1908 emigrarono negli Stati Uniti, Nicola aveva 17 anni e Bartolomeo 20. Ricordiamoli così: due giovani cuori che battono, colmi di speranza per un mondo migliore, più libero, più giusto, un mondo dove tutti gli uomini sono creati uguali (come dice la Costituzione degli Usa). Uomini che attraversano l’oceano guardando le stelle brillare. Milioni di Nick & Bart che vivono, lottano - talvolta, purtroppo, muoiono - in questo strano sogno che è la vita, per un futuro migliore per tutti.

Here's to you Nicola and Bart
Rest forever here in our hearts
The last and final moment is yours
That agony is your triumph!

Vi rendo omaggio Nicola e Bart
Per sempre restate qui nei nostri cuori
Il vostro estremo e finale momento
Quell'agonia è il vostro trionfo!

(Joan Baez e Ennio Morricone)


Associazione Il Tasso Barbasso: http://iltassobarbasso.blogspot.com

sabato 10 luglio 2010

“L’Impero Ottomano entra in Europa?” - Libertà di stampa e capacità di esprimere verità obiettive

Il 9 luglio 2010, giornali e giornalisti di questa Repubblica hanno scioperato a difesa della libertà di stampa In contemporanea la Federazione Italiana Editori Giornali (FIEG) emanava una nota di protesta per il fatto che, dal 1 aprile 2010, Poste Italiane ha aumentato a dismisura il costo di spedizione dei giornali e non accenna ad alcun ripensamento. Ma rassicuratevi: lo sciopero non era fatto per difendere i piccoli editori, strangolati dalle tariffe esose imposte da Poste Italiane; ma.....

Ma per difendere il diritto dei grossi editori di sputtanare chiunque entri nel circuito delle intercettazioni. Intercettazioni che ignoti volenterosi passano ai giornali. E, dunque, viva la libertà della magna stampa. La cui utilità è indubbia: informare il vulgo dei voleri di chi regge le sorti del mondo. E, per darcene un esempio concreto, interviene il Corriere della Sera.

C’era una volta l’Unione Sovietica. Che taluni ebbero a definire l’Impero del Male. Poi, quando crollò, tanti la rimpiansero. Anche perché, malgrado siano passati 20 anni, ancora non sono riusciti a rinnovare visione strategica e discorso politico. Facendoci la figura dei ritardati mentali.

Ordunque, ai tempi nei quali l’Unione Sovietica “minacciava” il mondo intero, gli USA, che ci “difendevano” dal “mostro sanguinario”, avevano escogitato di fare entrare la Turchia in Europa. E dicevano agli Europei: “Create una zona di libero scambio. Ed accogliete tra di voi i Turchi”. E dicevano ai Turchi: “Smettetela di turcheggiare. Travestitevi da Europei e ne trarrete grandi benefici”. Gli Europei, che avrebbero dovuto pagare le spese degli sponsali e mantenere lo sposo, tergiversavano e prendevano tempo; mentre i Turchi bussavano alla porta. E gli Europei a rispondere: “Vestitevi un poco meglio, vi presentate malvestiti”.

Poi, crollata l’Unione Sovietica, la sposina svelò tutta la sua riluttanza al “matrimonio forzato”. Ma anche i Turchi si rammentarono che, in passato, avevano creato e tenuto in piedi l’Impero Ottomano. Ahimè, non avevano fatti i conti con gli USA. Dovete sapere che, negli USA, cambiano i Presidenti…. Ma i pupari, che tirano le fila, restano sempre lì: immoti ed immutabili. E, se i pupari avevano escogitato che l’Europa diventasse una zona di libero scambio e che la Turchia entrasse in Europa non era certo per fare gli interessi dell’Europa o della Turchia, ma per fare gli interessi degli USA. Che sono immutabili. Ed allora.......

Ed allora ecco che Obama prova a ribadire gli ordini imperiali. Lo fa argomentando e passando le sue argomentazioni al Corriere, baluardo della libera stampa. Paolo Valentino, redattore del Corriere, si reca a Washington a raccogliere il messaggio imperiale . Che è di una limpidezza sublime: I Turchi si rammentano di essere Ottomani? Volgono lo sguardo ai Paesi che per secoli sono stati parte integrante del loro Impero? E’ colpa degli Europei che non sono stati generosi. Gli Europei diano molte pecore ai Turchi. E i Turchi, sazi delle pecore europee, smetteranno di rammentare le antiche glorie. Discorso ineccepibile: gli USA, volendo premiare la fedeltà della Turchia, chiedono all’Europa di aderire agli sponsali e di mantenere lo sposo povero.

Non mancano pubblici elogi per Napolitano e Berlusconi: due Italiani buoni, due cuori generosi e nobili che tengono in Afganistan 3.000 soldati e si dichiarano disposti a dare molte pecore europee ai fedeli alleati turchi. A dimostrazione che noi godiamo, negli USA, una grande considerazione: sudditi devoti, fedeli e servizievoli.

Domanda: voi rifiutereste se qualcuno vi offrisse delle pecore per i vostri banchetti? No. Ed ecco che i Turchi rispondono positivamente alle offerte del generoso Obama. Il Ministro degli Esteri turco conferma l’interesse turco ad entrare in Europa. Ed argomenta: Vero che da noi qualcuno vagheggia lImpero Ottomano e le sue glorie; ma, se gli Europei ci daranno molte pecore, noi sogneremo con la pancia piena.

Insomma: Obama è disposto a dare le pecore europee, i Turchi sono disposti a prendersi le pecore europee. Resta solo da convincere gli Europei a dare le pecore. Ma su questa strada ci stanno dei buoni patrioti alla Napolitano e alla Berlusconi che peroreranno i voleri degli USA e le brame della Turchia. E la libera stampa che propugna e sostiene i voleri della Patria.

Ed Antonio Ferrari ci conferma che l’Italia, almeno sul problema Ankara/UE, è sempre stata propositiva e compatta, sia con i governi di centrodestra che di centrosinistra. A prima vista parrebbe che Antonio Ferrari dia ragione a me, fascista becero, che sostengo che centrodestra e centrosinistra sono entrambi figli di Troia. Ma sul resto divergiamo: io non cederei le pecore europee, cederei i maiali europei. Anche per questo dicono che sono un becero fascista?! Mah!
Antonino Amato

Europa Informazioni antonino-amato800@alice.it

Altri articoli di Antonino Amato:
http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=antonino+amato

martedì 22 dicembre 2009

Tommaso Fattori: "Ultimissime note dall'interno della Conferenza Onu sul cambio climatico di Copenhagen (UNFCCC-COP15)"

Ultime note (in corsa) da Copenhagen, perdonate i refusi.

Sfortunatamente non c'è molto da aggiungere rispetto a quanto ho scritto nella mia nota precedente
(http://www.circolovegetarianocalcata.it/2009/12/18/copenhagen-%e2%80%9cnote-dal-vivo-e-racconto-di-prima-mano-sugli-accadimenti-e-sui-discorsi-dallinterno-della-conferenza-onu-sul-clima%e2%80%9d-da-tommaso-fattori-sconsolato%e2%80%a6/).

Come avrete abbondantemente letto sui giornali (pur pieni zeppi di mistificazioni e inesattezze) purtroppo dentro la UNFCCC tutto poi e' andato come avevamo annunciato e previsto: ha prevalso l'unilateralismo di USA e Cina. Nessun trattato vincolante, nessun vero accordo.

Come e' evidente, l'unica mossa che non ha funzionato e' stata quella che aveva preventivato Obama: riuscire ad apparire come il deus ex machina che giunge nel bel mezzo dell'impantanamento e mette magicamente d'accordo su un progetto "minimo" in grado di ridare speranza al mondo... Una mossa essenzialmente mediatico-comunicativa (rivolta verso interno/esterno, opinione pubblica mondiale e opinione pubblica USA). La mossa e' fallita perche' la Cina (ma anche il Brasile e l'India) ormai da vari giorni mostravano un irritamento sempre maggiore verso la strategia (anche comunicativa) USA: essere di fatto il primo ostacolo al trattato post-Kyoto (anche per gli accordi presi con la stessa Cina rispetto al depotenziamento della UNFCCC; per la difesa strenua dei diritti di proprieta' intellettuale ecc) ma cercare di scaricare solo su Cina, India e Brasile tutte le responsabilita' dello "stallo". Anche per questo Cina India e Brasile non erano cosi' interessate alla "messa in scena" finale (il finto accordo di 3 pagine) a cui teneva particolarmente Obama.

Scrivo questo perche' sono abbastanza stupito per le versioni semplicistiche che stanno circolando sui media (a partire da La Repubblica), che stanno avvalorando (di fatto) la tesi di un forte impegno USA per raggiungere un accordo, con Obama che rincorre le delegazioni in partenza e si intrufola nelle riunioni di Cindia e Brasile a sorpresa...
Obama e' sicuramente intrappolato dal voto del Senato Usa (e dal gruppo di lobbisti repubblicani e democratici presenti in senato...) ma qui e' stato chiarissimo che gli USA hanno scelto esplicitamente di marginalizzare e isolare le posizioni relativamente piu' "avanzate" (compresa la UE, che pero' ha a sua volta utilizzato un atteggiamento "negoziale" stile Wto assai irritante all'interno della UNFCCC), giocando su tavoli diversi una partita che escludeva a priori la possibilita' di un trattato vincolante: il fatto e' che Cina, Brasile e India non sono affatto degli sprovveduti (e certamente vogliono avere le "mani libere" pure loro). Solo marginalmente si e' discusso realmente di clima, sostanzialmente si e' discusso di economia e finanza, di trasferimento di conoscenze e tecnologie (a pagamento...), di rapporto fra economie emergenti e vecchie economie dominanti, in un processo di rinegoziazioni e di riposizionamento reciproco degli attori in base ai rapporti forza che si stanno modificando.

Un esempio "chiarificatore" sul processo (e sugli "gli ostacoli" al processo) riguarda proprio il caso dell'acqua. Vale la pena di raccontare un retroscena illuminante.
Eravamo riusciti -soprattutto grazie all'impegno del WPF e IERPE (progetto World Water Protocol)- a far si' che la Cina chiedesse al gruppo dei 5 di inserire il tema dell´'acqua nell'agenda. E' noto a tutti (scienziati e diplomatici) come l'acqua sia uno dei nodi fondamentali rispetto al cambio climatico, non solo per gli impatti sull'acqua del CC (mutamento della distribuzione e del regime delle piogge, desertificazione, inondazioni, innalzamento livello mari ecc con conseguenti effetti negativi anche sulla biodiversita', sull'agricoltura e il cibo ecc) ma anche per la centralita' dell'acqua stessa per le cosi' dette strategie di adattamento e soprattutto di "mitigazione" del CC.
Ebbene: la Cina ha accettato di porre il tema nell'agenda. In una riunione ristretta dei 5 la UE ha acconsentito, anche il Brasile e l'India hanno accettato la proposta, gli USA invece hanno chiesto di poterci pensare sopra fino all'indomani. Il giorno dopo, alla riunione successiva, gli Usa hanno comunicato di non volere accettare di inserire l´acqua nell'agenda e di rifiutare la possibilita' di prendere impegni vincolanti in materia di acqua all´l'interno del negoziato. Questi retroscena forse aiutano a chiarire maggiormente lo stato delle cose (appunto e ancora una volta: Obama is not Bush but USA are the USA).

Come sapete, il testo finale di tre pagine (per chi lo volesse posso inviare la versione inglese pdf) e' scorante e inconsistente, ben distante dalle bozze (pur insufficienti) che circolavano nei giorni precedenti e su cui le delegazioni stavano trattando. Contiene un vago impegno a mantenere la crescita della temperatura entro i 2 gradi centigradi, nessuna cifra sui tagli ai gas serra, impegni finanziari per 30 miliardi di dollari dal 2010 al 2012, 100 miliardi l´anno entro il 2020; nessun vincolo legale, nessun accenno alla riduzione delle emissioni del 50% entro il 2050. I paesi che hanno sottoscritto si sono impegnati a dichiarare la cifra di riduzione delle emissioni di gas serra per il periodo 2015-2020 entro il primo febbraio 2010, ma in assenza di un vero sistema di monitoraggio accettato da tutti (cfr Cina)...

Questo topolino e' stato partorito da un vero elefante, perche' elefantiaca e' stata questa UNFCCC-COP15+COP5 di Copenhagen. Raramente si e' vista una simile concentrazione di capi di governi, di Stato e di ministri in un solo luogo, dopo 10 giorni di preparazione dell' "high level segment" attraverso plenarie e gruppi di lavoro (su testi che si sono poi liquefatti). Senz'altro e' la prima volta che questo avviene avendo sul tavolo un solo tema: il cambio climatico (il che mostra tutta la gravita' della situazione, anche se resiste un saldo manipolo di negazionisti e/o ottimisti tecnologici...). Cio' fa risaltare ancor piu' il fallimento di Copenhagen e l'incapacita' della politica di offrire risposte globali all'altezza dei problemi del nostro tempo, ormai assorbita e dipendente dalle dinamiche inarrestabili dell'economia globale.

Al parto del topolino si sono opposti per tutta la notte e per mezza giornata di sabato i paesi africani e dell'america latina, che volevano impegni ben piu' ambiziosi e di reale "giustizia" climatica da parte del Nord e confidavano in un serio accordo vincolante sul clima e su tagli sostanziosi alle emissioni di gas serra. Per tutta la notte fra venerdi' e sabato i lavori sono andati avanti senza sosta, sostanzialmente prolungando di 14 ore la conferenza delle parti rispetto al suo termine stabilito (cosa che prevedevamo). Alla fine la conferenza decide solamente e freddamente di "prendere atto" (leteralmente "take note") dell'accordo firmato da USA, Cina, India, Brasile e Sudafrica. E' una formula (take note) che consente di far sbloccare perlomeno i finanziamenti previsti dall'accordo proposto/imposto dai 5, ma che indica la contrarieta' al documento da parte della stragrande maggioranza dei paesi che partecipano alla conferenza. Ne prendono atto, non lo approvano.

In generale qui a Copenhagen ha perso "il clima", sicuramente hanno perso i paesi poveri (che soffriranno gli impatti maggiori del cambio climatico), credo si possa dire che ha perso la stessa UE completamente isolata non solo dagli Usa ma anche dal suo stesso pervicace atteggiamento prevaricante "stile Wto" verso i paesi del Sud (tenuto durante tutto il corso della UNFCCC in generale dai paesi del Nord). Ci sarà tempo nei prossimi giorni per fare analisi serie e valutazioni approfondite, per capire soprattutto cosa fare adesso (molti parlano della necessita' di decisioni altrettanto unilaterali, ma nella direzione opposta a quella di Usa e Cina, un po' come è già accaduto con il protocollo di Kyoto, confidando soprattutto nell'Europa...).

C'e' ora (e nei prossimi mesi) da sperare molto nella reazione dell'opinione pubblica globale, dei movimenti e delle associazioni della società civile; la massa di persone che si è condensata per le strade di Copenhagen e nelle immense sale dei seminari del Forum alternativo (Klimaforum 09) mi ha dato molta speranza, in una situazione complessivamente deprimente e preoccupante.

Tommaso Fattori