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giovedì 9 giugno 2011

Enzo Parisi: "Nell'ecologia profonda l'acqua è innanzitutto un bene della natura..."




Siamo ormai prossimi al referendum sull’acqua pubblica. In una visione antropocentrica si scontrano due filosofie: se l’acqua deve essere un bene comune a tutti gli uomini o se deve essere considerata un bene che va gestito secondo il modello del mercato. Con il primo approccio il controllo dell’acqua potrebbe essere (ma non è detto) gestito secondo criteri di equità e giustizia. Con il secondo con maggiore qualità e efficienza ma con i rischi indotti dalla commercializzazione.

Ma secondo una logica ecocentrica tutto cambia.

L’acqua è elemento vitale. Tutti gli esseri viventi sono composti da acqua e senza acqua muoiono. L’acqua regola tutti i meccanismi che hanno a che fare con la vita. Basti pensare al mare, con tutte le forme di vita che lo abitano e dal quale originano tutte le specie animali terrestri. Basti pensare alle necessità di piogge, senza le quali c’è il deserto. Nulla può esistere senza l’acqua e la disponibilità di acqua influenza e regola la formazione di biomassa.

Ma venendo al nostro caso, in chiave ecocentrica, la domanda fondamentale è: se vince il SI o il No quali sono gli ipotizzabili effetti sulla biodiversità? Per esempio aumenta o diminuisce l’acqua che la specie homo sapiens sottrae alle altre specie viventi? Come sarà la qualità dell’acqua in cui l’homo sapiens farà vivere le altre specie?

L’uomo prende l’acqua che gli serve o dalle sorgenti o dai torrenti o fiumi e dai laghi. In entrambe i casi poiché dalle sorgenti nascono i fiumi, che a volte formano laghi, si tratta sempre di sottrazione di acque dolci dai corsi d’acqua.

Avere più o meno acqua dolce è fondamentale per alcune categorie di animali e tra quelli di più grande dimensione, tralasciando quindi gli insetti, per i quali non esistono dati sufficienti, i pesci e gli anfibi.

Lo stato di conservazione dei pesci di acqua dolce in Italia è nel complesso molto critico ed è lo specchio di una situazione di degrado generalizzato della rete idrografica superficiale. Delle circa 50 specie indigene (o autoctone) di pesci di acqua dolce solo una infatti, il cavedano, può essere oggi considerata non a rischio. Tutte le altre sono da considerare a diverso grado in pericolo di estinzione.

Anche il recentissimo Annuario dei dati ambientali 2010 elaborato dall’ISPRA (Agenzia del Ministero dell’Ambiente) afferma che per i Ciclostomi (leggi lamprede) e i Pesci delle acque interne oltre il 40% delle specie minacciate è in condizioni particolarmente critiche (categorie CR – critically endangered e EN – endangered della IUCN).

Gli anfibi sono stati i primi vertebrati a colonizzare l'ambiente terrestre, e come tali hanno avuto in passato una notevole espansione e diversificazione. Rimangono però nella maggior parte dei casi ancora estremamente legati all'acqua; lo stesso nome della classe deriva dalla fusione delle due parole greche ἀμφί, col significato di "doppio", e βίος, col significato di "vita". Tale nome è dovuto sia al fatto che il ciclo vitale degli anfibi prevede che almeno una parte della vita dell'animale venga trascorsa nell'elemento acquatico, sia al fatto che la maggior parte delle specie presenta una fase larvale dall'aspetto piuttosto dissimile da quello della fase adulta, alla quale l'animale giunge tramite metamorfosi. Vedi girino e rana.

Gli anfibi stanno subendo un drammatico quanto rapido declino. Si calcola che delle 85 specie europee il 60% circa sia in diminuzione come numero di esemplari e la situazione italiana sarebbe tra le più gravi dal momento che l'Italia ospita un maggior numero di specie complessivo.

In Italia ben 28 specie di anfibi su 37 sono state incluse nel Libro Rosso. Un dato preoccupante considerato che le specie appartenenti alla classe degli anfibi costituiscono dei validi indicatori dello stato di conservazione degli ambienti in cui vivono e si riproducono. I più vulnerabili, e quindi a maggior rischio, sono senza dubbio i geotritoni, il proteo, le rane ma anche le salamandre.

Il già citato Annuario dei dati ambientali 2010 elaborato dall’ISPRA afferma che la situazione più critica è quella relativa agli Anfibi, dove in assoluto la percentuale di specie endemiche minacciate è la più elevata, con a oltre il 66%.

Da dove le minacce alla biodiversità? Dice ancora l’Annuario dei dati ambientali 2010 “In generale dall’analisi risulta che la tipologia di minaccia più frequente (50,5% delle specie minacciate), tra tutte le influenze antropiche indirette è rappresentata dalla trasformazione e modificazione degli habitat naturali, e in particolare dalle modificazioni e trasformazioni dell’habitat (costruzione, edifici, strade, porti, cementificazione degli argini fluviali, variazioni climatiche dovute ad influenze antropiche, sbarramenti sui corsi d’acqua, captazioni idriche, modifiche delle portate)”. Chiaro no?

Ma un’altra questione è importante: la qualità delle acque.

Un’elaborazione dell’ISPRA su dati forniti dalle ARPA/APPA, dalle province autonome e dalle regioni sulla contaminazione delle acque superficiali e sotterranee da residui di prodotti fitosanitari attesta che, nel corso del 2008, nelle acque superficiali sono stati rilevati residui di pesticidi nel 47,9% del totale dei punti di monitoraggio, in concentrazioni che nel 30,9% dei casi superano i limiti di legge per le acque potabili.

Nelle acque sotterranee è risultato contaminato il 28,8% del totale dei punti di monitoraggio, che nel 15,6% dei casi presenta concentrazioni superiori ai limiti. Residui di ogni tipologia di fitosanitari sono stati rinvenuti nelle acque superficiali e sotterranee, anche se gli erbicidi e i relativi metaboliti sono le sostanze più largamente rinvenute (inclusa la “famigerata” atrazina, sostanza fuori commercio da circa due decenni, ma ancora presente quale residuo di una contaminazione storica).

In conclusione: se prevarrà, anche attraverso l’esito del referendum che l’acqua è una merce per fare profitto e alla gente questo non interessa più di tanto, è facile prevedere una biodiversità in ulteriore calo.

La priorità per garantire una corretta e sostenibile tutela e gestione degli ecosistemi di acqua dolce è invece senza dubbio rappresentata dal rilancio e dalla riorganizzazione del governo pubblico della risorsa idrica (inteso come capacità delle istituzioni di gestire e raccogliere le conoscenze, di pianificare, monitorare l’uso della risorsa in modo coordinato, efficace ed efficiente) a livello di bacino idrografico.

E anche dalla revisione delle pratiche agricole (e industriali) con riduzione dell’uso di fitofarmaci e erbicidi.

Se quindi l’acqua sarà un bene veramente pubblico e sottratto alle logiche di mercato avremo più speranze di una gestione più equilibrata e solidale con tutti gli esseri viventi.

Se l’acqua sarà prevalentemente un bene di mercato, chi fa commercio dell’acqua ha tutto l’interesse a venderne e trattarne di più, e ciò si risolve a un maggior consumo da parte dell’uomo e a sottrarre acqua a supporto di tutti gli altri esseri, infischiandosene della sua qualità.

Superfluo ribadire gli effetti sul lungo periodo, anche sulla stessa vita umana.


Enzo Parisi

Rete per l'Ecologia Profonda

mercoledì 13 aprile 2011

17 aprile 2011 - Il nostro amico bosco - Passeggiata sui pendii boschivi a confine fra Calcata e Faleria



“Il Nostro Amico Bosco” ha organizzato, per domenica 17 aprile 2011, una visita guidata all’interno del Bosco di Fogliano, località Quarto di Mezzo a Faleria (VT). (La località è confinante con il Parco del Treja di Calcata n.d.r.)

La giornata è aperta a tutti senza limite di età giacché il percorso si sviluppa su un ampio e facile sentiero di circa 7 km complessivamente. Lo scopo è quello di far conoscere il Bosco e la sua natura, con l’obiettivo di informare e sensibilizzare al rispetto del territorio e degli ecosistemi naturali in esso contenuti.

I minori dovranno obbligatoriamente essere accompagnati da genitori o persone delegate, la cui presenza si rende inoltre necessaria per la condivisione di un’attività comune.

Equipaggiamento consigliato:
zainetto, merenda, pranzo, acqua, cappellino, giacca antipioggia, quaderno e colori, busta in plastica per i rifiuti ed una macchina fotografica per immortalare alberi, arbusti, fiori ed i momenti trascorsi insieme.

Attività previste:
introduzione al disegno naturalistico; letture sul bosco; riconoscimento di fiori, piante ed arbusti; racconti di castelli e regine; pensieri , poesie ed emozioni da condividere; visita guidata siti archeologici; giochi ed attività.

Gli organizzatori sono unicamente ideatori dell’iniziativa.
I partecipanti attestano di essere in grado di superare le normali difficoltà intrinseche nella natura del bosco sollevandoli da qualunque responsabilità su eventuali incidenti o imprevisti diversi.

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PROGRAMMA:

ore 8.30 davanti l'ingresso del bosco (barra alla fine della strada della Banditaccia).
ore 9.00 inizio del percorso.
ore 12.30 cerimonia per un “Essere Vivente di Riguardo”.
ore 13.15 pranzo.
ore 14.30 attività all'aria aperta.
ore 17.00 verso il ritorno...

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Per qualsiasi informazione rivolgersi a:

Armando Marchesini 338.2392469 armamari@libero.it
Marco Corradi 335.1882262 marco65@hotmail.com
Sergio Cecchini 347.4426711 dojokoshiki@libero.it

venerdì 21 gennaio 2011

Nord Africa e la ribellione che cova.. Il mondo islamico si prepara alla riscossa, mentre Erdogan (il "nuovo Ataturk") attua la strategia dell'acqua!


"Erdogan ha capito che l'acqua vale più del petrolio..." (Saul Arpino)

.....(...)... La sensazione che si trae da una analisi anche superficiale della situazione in Nord Africa è che siamo alla vigilia di una grande rivoluzione di cui è ancora difficile intravvedere forme e calendario. Sappiamo solo che l’innesco è stato dato in Tunisia da Ben Alì e consorte, mentre l’esplosivo è stato portato a pressione, dall’avidità congiunta delle lobby dell’agroindustria americana e delle classi dirigenti corrotte , scelte e protette dall’occidente.
Questi momenti ribellistici non sarebbero diversi dalle periodiche rivolte contro l’impero britannico nell ’800 se non ci fossero due fatti nuovi: uno politico a nome Ben Laden (nell’800 c’era il Mahdi che però durò e costò poco) e uno geostrategico a nome Turchia di Erdogan.

Turchia, Tunisia e Pakistan erano considerati tra i più fedeli e laicizzati alleati dell’occidente. Il Pakistan dispone già dell’armamento nucleare e la Turchia ( snobbata da qualche intelligentone della U.E.) ha un esercito di due milioni di uomini alle porte dell’Europa.

La Turchia, che da quindici anni ha tassi di sviluppo del 6-7% ha elaborato una strategia semplice come tutte le strategie.

Ha iniziato ad agglomerare attorno a se i paesi turcofoni ( Turkmenistan, Kirghisistan, ecc)che hanno fornito un mercato alle sue merci, quasi invendibili altrove, ed ha trovato convenienti forme di solidarietà politica con un altro paria della comunità occidentale, l’Iran.

Con l’impostazione di questo mini blocco, storicamente non sprovvisto di ambizioni egemoniche, la Turchia ha elaborato la strategia dell’acqua, che è “a monte” di quella del petrolio.

Senza petrolio si crolla dopo un periodo di tempo variante dai 30 ai 60 giorni – a seconda delle scorte - mentre senza acqua il periodo di resistenza si accorcia a due/tre gioni. E’ l’arma assoluta ed ha anche il vantaggio di poter essere presentata come parte di una riforma agraria ed un serbatoio di energia elettrica per lo sviluppo.

Tutta l’area del vicino oriente basa la propria ricchezza sul petrolio, ma la vita fisica di Siria, Irak e Giordania e Israele dipende da fiumi che nascono in Turchia.

Nell’ultimo decennio la Turchia ha creato un complesso di 32 dighe che regolano il flusso delle acque che scendono in Mesopotamia. Approfittando dell’indebolimento politico militare dell’Irak, l’Eufrate è stato “razionato” in maniera particolare. Gli esperti valutano che il flusso si sia ridotto del 40% negli ultimi due anni con danni enormi per l’Irak e minaccie concrete per la Siria.

L’Iran con la forza dell’influenza religiosa sciita e la Turchia con il dominio dell’acqua sono già oggi in grado di costituire una minaccia per l’area politicamente ed economicamente più sensibile del mondo.

L’armamento nucleare Pakistano oggi e Iraniano domani integreranno la forza militare turca che è già egemone nella regione.

A questo rebus geopolitico si aggiunge l’influenza della predicazione di Ben Laden che sta dimostrando nei fatti di essere capace di colpire e di non essere colpita; il suo discorso irredentista fa sempre più proseliti, ma inizia ad essere accettato anche da elementi moderati che vedono ormai con interesse la rinascita di un ideale e di un mercato pan arabo.

Adesso la scelta è tra due scelte “buone” e una “cattiva” . Le due “buone”:correre il rischio di vedere il vicino oriente condizionato dalla Turchia – a sua volta “coperta” dall’Iran che si “copre” con la crisi Afgano-Pakistana, oppure cambiare rotta e ammettere la Turchia nella U.E. incaricandola di controllare l’area per nostro conto. Per questo obbiettivo, il prezzo è salato: comporre il dissidio Afgano, recuperare l’Iran e ridimensionare le ambizioni dell’alleato israeliano.

La scelta “cattiva” è una sola: lasciare che il degrado sia crescente e accettare che Ben Laden e i suoi seguaci si impadroniscano dei paesi arabi ad uno ad uno in un gioco di domino che durerà un ventennio.

L’unico che per ora è corso ai ripari, è lo Sceicco del Kowait che ha già avuto delle disavventure con Saddam e teme il bis dall’interno: ha stanziato un “dividendo di cittadinanza” per tutti i Koweitiani (un milione e duecentomila persone circa), pari a 1000 dinari (2700 euro) e stabilito che per un periodo di 14 mesi siano distribuiti gatuitamente alla popolazione razioni di “viveri indispensabili alla sopravvivenza”.

Troppo poco e troppo tardi?

By antoniochedice

(Il Giornale della Collera)

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Commento di Giorgio Vitali:

"CONCORDO IN PIENO CON L’ANALISI DI ANTONIO. GIA’ DA TEMPO SI SAPEVA DEL GRANDE ATTIVISMO DEL GOVERNO TURCO, IL QUALE, GIUSTAMENTE, SFRUTTA UNA REALTà GEOPOLITICA. O MEGLIO: QUANDO SE NE HANNO I MEZZI E LE POSSIBILITA’ SI SCOPRE CHE LA MADRE DI TUTTE LE MADRI DELLA POLITICA è LA GEOPOLITICA. ED ALLORA LA TURCHIA giustamente RITORNA AL SUO PASSATO, CHE NON è ROBA DA POCO. AL SUO PASSATO ANTE 1918, che sta lì a dimostrare come geopoliticamente il ruolo di quel paese è rilevantissimo. Come aveva capito anche quel genio che si chiamava Costantino. Dipoi, la pressione dell ‘unipolarismo statunitense, in un momento del tutto inopportuno (come, inascoltato, ha sempre sostenuto Luttvak), associata alla lotta mediatica impostata su un mito del tutto idiota come quello dello “scontro di civiltà” (idiozia pari se non superiore a quella contenuta nel Mito della “fine della storia”) stanno facendo il resto. GIUSTAMENTE, ma NOI non possiamo far nulla e ci crogioliamo nella nostra impotenza beninteso solo di carettere operativo, Antonio accusa l’UE di non avere il coraggio di muoversi con decisione. Secondo il sottoscritto l’UE non è silente. L’UE è zoppa perchè deve fare i conti con una GB che continua a pensare il mondo come se fosse ancora ai vertici del suo impero marino ed a vedere l’UE secondo il criterio che ha determinato la sua geopolitica per qualche secolo. (Quella di allearsi con questo e con quello per frenare sul nascere qualsiasi tentativo di egemonia nel Continente).
Quando la GB capirà che il suo destino definitivo è DENTRO l’EUROPA UNITA, forse sarà troppo tardi..."