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sabato 19 maggio 2012

Scie chimiche e scie blù, sempre più blù... finchè diventano nere

Scie chimiche

Sulle scie chimiche, conferme e dubbi – Scrive Enrico Galoppini: “Avevo mandato un mio articolo sul tema... nel quale avanzavo l'ipotesi la più inquietante, ma la più verosimile (le altre sono elencate nel collegamento all'interno dell'articolo stesso), alla luce dei "tempi ultimi" che stiamo vivendo... Non so se è arrivato, pertanto lo ripropongo. Non è questione di essere "scettici"... è un fenomeno osservabile da chiunque! Ma non mi ripeto e v'invito a leggere l'articolo...


Che cosa penseremmo di chi ci governa se - oltre a tutto quel che già sappiamo dalla diretta esperienza quotidiana o sospettiamo sulla base di più d’un indizio ricavato anche dalle nostre letture - venissimo a sapere che permette a della gente senza scrupoli di avvelenare l’aria che respiriamo? Più esattamente, di infestare i cieli con ogni sorta di porcheria? Ne penseremmo tutto il male possibile, che sono dei delinquenti, no?

Bene, cominciamo a entrare in quest’ordine d’idee, perché questo è esattamente ciò che accade ogni giorno nei cieli italiani. Mi riferisco a quelli italiani perché vorrei che nella mia terra, l’Italia, a prescindere da una farsa che si chiama “Repubblica Italiana”, non esistessero cose simili, ma il fenomeno interessa almeno tutte le nazioni sottoposte al dominio della Nato. E sottolineo “nazioni”, perché qua è anche l’ora di piantarla col chiamare la terra degli avi “il Paese”. Sì, il Paese di Pulcinella!

Per capire il livello delinquenziale di chi sarebbe invece preposto ad incoraggiare e tutelare la salute dei propri connazionali, ci si può informare sul fenomeno noto come quello delle “scie chimiche”, sul quale, in rete, esiste un’abbondante messe di materiale. Qua, ad esempio, può essere consultata una cernita degli interventi più significativi: http://www.facebook.com/note.php?note_id=198103840208321

Che cosa stiano combinando realmente certi individui senza scrupoli con le “scie chimiche”, ciascuno lo deduca, si faccia un’idea, dalla lettura dei suddetti materiali. Ce n’è per tutti i gusti: dalle modificazioni climatiche all’impoverimento dei terreni attraverso il rilascio di agenti tra cui bario, torio ed alluminio; fino a chi si spinge ad ipotizzare un programma di condizionamento/indebolimento mentale di masse sempre più ridotte ad uno stato catatonico, indotte così a sentirsi sfasate e “depresse”; altri, poi, ipotizzano scenari da incubo, ponendo in relazione tali scie con la diffusione di un terribile morbo. Il quadro, solo soffermandoci a queste prime ipotesi, già delinea chi potrebbero essere i beneficiari della turpe operazione: chi intende ingozzarci di cibo artificiale (ogm) e medicine. Ma con tutta probabilità c’è dietro ben di peggio… o meglio, di qualitativamente diverso da quello che a prima vista può considerarsi un “crimine ambientale” o un “danno alla salute”.

Le obiezioni da parte delle “autorità” a tutta quella mole d’informazioni e d’ipotesi sviluppate da chi s’è messo in testa di vederci chiaro, praticamente, non esistono. Tacciano di “esagerazione”, “paranoia” e di “complottismo”. Niente di nuovo: sono sempre le solite accuse scagliate per evitare d’intavolare un qualsivoglia confronto con chi s’è ammoscato ed ha addotto argomenti che non ripugnano alla ragione. La “consegna del silenzio” fa il resto: se la tv e giornali non ne parlano, il problema non sussiste. E se proprio non basta, si sguinzagliano dei provocatori per spararle grosse, incredibilmente grosse, onde svalutare la credibilità di chi denuncia seriamente il fenomeno, che per associazione verrà considerato un povero “pazzo”: è una tecnica collaudata quella di mandare avanti personaggi poco preparati, farseschi o ambigui, legati ad ambienti o adusi ad atteggiamenti squalificanti, per il timore che in troppi si rendano conto che il potere mente su questioni troppo importanti, d’interesse davvero generale (ad esempio, ricordo d’aver sentito dei “controinformatori” che asserivano d’aver fotografato degli Ufo accanto alle Torri gemelle!). C’è anche un’altra tecnica, che serve allo stesso scopo, che è quella di far dire a certi personaggi ben integrati nel sistema (un sistema – non lo si perda mai di vista – che è la diretta conseguenza della negazione di Dio e della Verità) alcune “verità” sull’argomento scomodo di turno, cosicché un certo pubblico disposto ad ascoltare solo figure “autorevoli” non presterà la minima attenzione a chi, pur sciorinando fatti inoppugnabili, non è ammantato dall’aura della “autorevolezza”. Questo, per sottolineare che comunque bisogna fare attenzione a cosa viene detto, a chi lo dice, da che “pulpito” lo dice eccetera. Di questi tempi, poi, vi è una differenza fondamentale tra coloro che criticano tutto, spietatamente, lasciandoti praticamente “disperato” perché al fondo sono dei disperati pure loro, e chi invece cerca di offrire un servizio, a se stesso e al prossimo, per “darsi una sveglia”, da intendersi come trampolino di lancio per la comprensione di dove bisogna “orientarsi” e che direzione imprimere alla propria esistenza.

Ma in questa sede non m’interessa entrare nel campo delle ipotesi sugli obiettivi di coloro che rilasciano le “scie chimiche”, né dei dibattiti – come spesso avviene, accesissimi, ma solo su internet perché i media ufficiali hanno la “consegna del silenzio” – tra i fautori di differenti “verità”. Ma un fatto è certo: tutti – per il solo fatto di avere due occhi innestati in una scatola cranica e collegati ad un cervello - possono osservare, a qualsiasi ora del giorno, che il cielo è costantemente scarabocchiato con strisce lunghissime rilasciate da aerei che transitano ad una quota che non è quella degli aerei di linea quando sorvolano una città, né è quella dei medesimi aerei quando sono in procinto di atterrare nell’aeroporto cittadino. Difatti, né i primi né i secondi lasciano alcuna lunga scia dietro di sé, e pure questo banale fenomeno è osservabile da chiunque!

Se c’è infatti una cosa davvero eclatante in tutta questa storia delle “scie chimiche”, è che non si tratta di un argomento da “grandi esperti”, almeno nel momento della rilevazione ad occhio nudo: ripeto, basta guardare in aria per rilevare quantomeno una clamorosa anomalia rispetto alla normalità, che non prevede un cielo ridotto ad una partita a “tris” tra aerei!

Il cosiddetto “uomo della strada” - quello completamente beota che crede praticamente a tutto quello che gli viene raccontato dalle “autorità” - se interpellato risponde in due modi: “Sono i voli di linea, che ora sono sempre di più”; oppure: “Sono gli aerei supersonici”. Una risposta, la seconda, sentita con le mie orecchie, eppure tanto basta per rassicurarsi. Ma chi si dà questa spiegazione forse non è mai stato ad una manifestazione delle “pattuglie acrobatiche”, dove le strisce di fumo colorato escono solo se azionate dai piloti, altrimenti dall’aereo, anche quando risale di quota, non esce un bel niente. Per di più, essendo il medesimo “uomo della strada” completamente illogico, quand’anche ritenesse che tutti gli aerei a reazione militari rilascino delle lunghe scie visibili dovrebbe porsi la seguente domanda: “Come mai tutti questi aerei in circolazione? C’è una guerra in corso sui cieli della mia città?!”. E, al colmo dell’assurdità, ch sostiene questa spiegazione di comodo non si pone nemmeno il dubbio che se un aereo è “supersonico” deve per l’appunto fare un gran rumore… E, al fondo dell’abbrutimento, dell’attitudine a farsi manipolare come un pollo in batteria, vi è persino chi vede queste strisce nel cielo e perentorio afferma: “Ci sono sempre state!”.

Si potrebbe andare avanti parecchio a prendere in giro la massa di rincitrulliti che trangugia ogni fesseria per non dover mettere in discussione la propria esistenza, il modo in cui accetta di essere un “suddito” perfetto, una pecora da tosare, ma insisto sull’esigenza di focalizzare l’attenzione su un elemento che, al di là delle varie ipotesi, costituisce un fatto osservabile da chiunque: a tutte le ore, il cielo viene scarabocchiato con lunghe scie rilasciate da aerei che non riportano alcun segno distintivo.

“A tutte le ore”: ci si può alzare all’alba, ed il “reticolato” è già bell’e pronto (e dà sul rosaceo); al mattino o al pomeriggio, col cielo azzurro, può accadere l’incredibile: nel blu, dipinto di blu, voilà una striscia lunghissima disegnata col bianchetto! Oppure un cielo bellissimo che a forza di scarabocchiarlo pian piano diventa lattiginoso, a causa del progressivo espandersi delle scie, che prima prendono una tipica forma “a vertebre” e poi si spandono mescolandosi l’una con l’altra.
“Scarabocchiato”: va detto perché c’è addirittura chi, tra i suddetti beoti, vi è chi scambia queste strisce nel cielo per delle nuvole! In attesa che qualche metereologo da strapazzo s’inventi pure una nuova classe di nembi…
“Rilasciate da aerei”: sì, perché basta stare per qualche minuto col nasetto per aria (e talvolta anche meno) per vedere un aereo intento ad irrorare il cielo con questi ‘misteriosi vapori’. Nota importante a proposito della quota di volo: se il tempo è nuvoloso l’aereo in questione passa tra le nuvole, apparendo e scomparendo, cosa che non fanno gli aerei di linea di passaggio su un territorio… tutti noi siamo stati in aereo e sappiamo che lungo la rotta le nuvole le vediamo dal finestrino sotto di noi.
“Con nessun segno distintivo”: si faccia caso al fatto che tutti questi aerei sono bianchi, più bianchi che non si può, quindi non appartengono ad alcuna compagnia. Sono forse aerei cisterna?

Si può anche aggiungere qualche altro elemento tratto dall’osservazione ad occhio nudo: il movimento nient’affatto rettilineo dei suddetti aerei, il che non è propriamente il tragitto seguito dai voli di linea, i quali non cambiano direzione così spesso... Se si è fortunati, capita di vedere simultaneamente uno di questi allegri ‘graffitari del cielo’ all’opera e un normalissimo volo di linea, senza alcuna scia, o al massimo quella che conosciamo sin da bambini, cortissima e subito dissolta, se transitante ad altissima quota. Oppure è possibile osservare due, tre aerei che rilasciano queste scie: capita di vederne due che all’inizio compaiono all’orizzonte piuttosto vicini, per poi divergere; oppure la scia lasciata dall’uno, poco dopo viene intersecata dalla scia lasciata dall’altro: beh, non mi sembrano esattamente le procedure di sicurezza seguite dai “voli di linea”!

A questo punto però bisogna porsi una domanda importante: chi ci comanda (intreccio d’interessi finanziari, industriali, politici e militari) è evidentemente implicato in un’operazione che ci vuol tenere segreta nelle sue finalità (e chissà quanto ci costa con tutto questo via vai di aerei che consumano quantità pazzesche di carburante!), perciò è normale che non fiati… Ma la famosa “gente”, com’è possibile che non s’accorga di nulla? O, peggio, che non si domandi perché mai il cielo viene deturpato in questo modo così plateale? Evidentemente Lorsignori sanno con quali livelli di passività hanno a che fare, quindi stanno elevando progressivamente i livelli di manipolazione e di raggiro, convinti come sono di avere a che fare con una massa amorfa abituata ad “abbassare la testa” (e non solo metaforicamente!). Non fanno un colpo di Stato e lo chiamano la “salvezza della Patria”? Non mettono a strozzo nazioni intere e si presentano come dei “benefattori”? Non rubano tutto e lo chiamano “riforme” e “privatizzazioni”?

C’è poco da fare, sono convinti di avere di fronte dei “sudditi”, della gente prostrata internamente, senza dignità né spina dorsale, e gli va bene così. Ci sono state alcune giornate in cui, se vivessimo in un mondo normale, visto che uno dei classici argomenti di conversazione è il tempo atmosferico, la prima cosa che ci si direbbe tra vicini di casa sarebbe: “Ehi, hai visto che bella giornata?”; “Sì, che cielo azzurro!”; “Ma cosa cavolo è questa striscia bianca rilasciata da quell’aereo!?”. A quel punto, sempre in mondo normale, cercheremmo di capirne qualcosa di più, chiamando una delle “agenzie di rilevamento ambientale” (a cosa servono, sennò, a dargli lo stipendio?); poi potremmo provare a telefonare alla torre di controllo del più vicino aeroporto… Ma anche queste cose sono tutte state già fatte da chi da anni denuncia la cosa… e non si riceve mai uno straccio di risposta esauriente: con tutta evidenza vi è l’ordine di non parlare di quest’operazione, che deve procedere indisturbata, per fini che molto probabilmente vengono tenuti all’oscuro anche della stragrande maggioranza degli “addetti ai lavori”, forse addirittura di quelli che pilotano gli aerei che rilasciano le scie.

E qui veniamo alle note davvero dolenti. Che lo stesso pilota non si ponga troppi dubbi non deve sorprendere. C’è in giro un sacco di gente che per il solo fatto di dover “eseguire degli ordini” fa delle cose ripugnanti e nocive. La domanda sorge spontanea: “Ma non pensa che là sotto c’è anche la sua famiglia?”. No, non c’è niente da fare: la forza del condizionamento e della paura di “rimetterci” è troppo forte. Se poi pensiamo che con ogni probabilità questi piloti sono dei “militari” (metto le virgolette perché ormai sono sempre più a difesa d’interessi privati), si capisce che si è di fronte a persone che per deformazione professionale devono “obbedire” e zitti. Che eseguano tutto ciò per conto di qualcosa che va al di là delle “autorità italiane” non rappresenta infine alcun problema, poiché è stato fatto un lavaggio del cervello per inculcare il concetto della nostra “grande patria da New York a Tel Aviv”. E i metereologi non fiatano perché sono anch’essi dei militari: non a caso hanno eliminato le classiche “immagini dal satellite” per sostituirle con delle coloratissime e accattivanti “grafiche” che ormai occupano tutta una sezione dei notiziari, dove un citrullo-giornalista che giochicchia con una specie di ‘meteovideogioco’ occupa provvidenzialmente del tempo da dedicare altrimenti alle notizie vere.

Ma in fondo, anche questo aspetto non ci deve sbalordire eccessivamente, poiché, ripeto, è pieno di gente che per “portare la pagnotta a casa” deve eseguire dei compiti abominevoli tutti i giorni. E che la “gente” non si scandalizzi per il deturpamento e l’avvelenamento dell’ambiente non è certo una novità: la maggioranza delle persone ha forse smesso di prendere l’auto per ogni minimo spostamento per il solo e decisivo fatto che l’aria delle città è irrespirabile? Ha capito che non si può tenere il riscaldamento domestico “a palla” per stare smanicati anche d’inverno, altrimenti ci avveleniamo tutti? Ha compreso che non ha senso dolersi, da una parte, per i “danni all’ambiente” e, dall’altra, riempirsi i carrelli di prodotti superconfezionati? Se si pensa inoltre che in giro per il mondo, nei “Paesi in via di sviluppo”, nelle “potenze emergenti”, ci sono legioni di individui che bramano solo il “benessere”, c’è di che inorridire...

Alla fine, l’uomo “moderno” se ne frega altamente di tutto quel che esula illusoriamente il proprio ego; se a casa sua, sulla terra degli avi, non comanda un fico secco ed è, anzi, diventato, uno schiavo; se la sua attività è del tutto controproducente, anche a livello “morale”, per sé e per gli altri; se… gli scarabocchiano il cielo con queste “scie chimiche”! A questo uomo crepuscolare interessa solo la sua panza, il soddisfacimento dei suoi bisogni corporali, il “benessere” materiale, e tutt’al più pretende che tutto questo gozzovigliare risponda a moralistici ed ipocriti “criteri etici” fissati in qualche “bollino” o “certificazione”!

E per ridursi in questo stato l’uomo “moderno” deve dimenticarsi soprattutto una cosa, un’unica cosa: Dio e la Verità.

Il Creatore di tutte le cose, se ha posto i cieli dove sono un motivo ci sarà. Non li ha creati con le “scie chimiche”. Tutti i libri sacri declamano la maestà implicita nei cieli fissati da Chi ha creato questo mondo affinché Lo conoscessimo… E qua si erge in tutta la sua tronfiezza l’uomo “moderno”, dimentico di Dio e dunque in preda alle manipolazioni del Maligno: “Sì, è vero, nessun uomo può creare i cieli (né creare alcunché), però… i cieli possono essere migliorati! Migliorati per questo e quest’altro motivo…”, sempre al servizio del “Progresso”.

Ecco, questo è un punto fondamentale da capire. Che nella Creazione non c’è nulla che non sia già “perfetto”. Quindi, che l’uomo s’incaponisca di “migliorarla”, oltre che essere illusorio, può condurre solo ad un disastro e alla perdizione di sé. Ammettiamo infatti che uno dei motivi per cui i cieli vengono continuamente irrorati da questi aerei sia la facilitazione delle telecomunicazioni, dello sfruttamento delle frequenze e delle onde elettromagnetiche, nell’era della cosiddetta “comunicazione globale”. Perseguire un obiettivo simile non pone però alcuno scrupolo solo se si postula un essere umano estremamente semplificato (che è poi lo stesso della medicina ufficiale: non a caso si fanno vaccinare dei bambini appena nati, per “migliorarli”, quando sono invece nati già “perfetti” col loro sistema immunitario che ha bisogno solo delle poppate dalla loro mamma). Peccato per questi dr. Frankestein da strapazzo che l’uomo sia invece estremamente complesso, al punto che conosce se stesso, il suo Sé, solo chi è pervenuto alla “Realizzazione”: gli altri, invece, non sanno esattamente quali potenzialità contenga in sé l’uomo, che dispone, guarda un po’, pure di un suo campo elettromagnetico.

E se rilasciare sostanze nocive del tipo esposto da chi denuncia le “scie chimiche” avesse uno scopo davvero diabolico? quello di depotenziare l’essere umano, ovvero mandarlo “in confusione”, letteralmente “dis-orientarlo”? Non permettergli una “connessione”… creargli dei problemi di “sintonizzazione”…

I tempi stanno stringendo, prima di un “diluvio”. Più di quanti si pensa stanno cercando posto sulle ‘scialuppe di salvataggio’, ma per farlo si deve disporre di una Guida (infatti se il capitano della nave se la dà a gambe, come abbiamo visto di recente, i passeggeri naufragano) che dà le istruzioni su come “orientarsi”, “connettersi” con l’unica Realtà e giungere a destinazione sani e salvi. Nel frattempo, si assiste ad una “fretta” estremamente sospetta, quella di chi sa di “non avere tempo” per portare a termine il suo criminale disegno, mirato a rendere le vite degli uomini una “occasione sprecata”, “carbone per l’Inferno”. Nel frattempo, tutto l’andazzo, dalla propaganda all’esistenza pratica, incita all’”attaccamento”, ad illudersi sul “mondo”, a scambiarlo per l’obiettivo e non per un mezzo, un provvidenziale – e “perfetto”, al suo livello - mezzo quale esso è.

È un problema di “connessione” col divino, con la fonte dell’Essere, che alcune forze cercano di ostacolare in ogni modo. E di consapevolezza, di conoscenza. La conoscenza è il contrario dell’ignoranza, e cosa può essere se non l’ignoranza a manovrare i servi sciocchi del Maligno? Se uno conosce ama, perché “conoscere” per davvero implica l’identificazione con la cosa conosciuta. Quindi non puoi non amarla, e non puoi deturparla, anche con la scusa di “renderla perfetta”…

C’è qualcosa di effettivamente sinistro in quest’operazione “scie chimiche”. Se si guarda al cielo e si vedono all’opera questi aerei, il cuore si sente immediatamente oppresso. Dopo un po’ che le si guarda viene spontaneo non curarsene più perché mettono l’angoscia al solo pensiero del crimine in corso. Il cuore degli essere umani, in questo mondo oramai alla fine, ha bisogno invece di “connessione”, di nutrimento… Ha bisogno di Bellezza: “Allâh è bello e ama la bellezza”! La Creazione, per la sua “perfezione”, è “bella”, e solo l’uomo, che è stato dotato di intelletto, tra tutte le creature ha la facoltà di scelta tra l’essere “bello” o “brutto”. I “brutti”, persi nel loro ego, rigettano l’amore divino, rovinano se stessi e, di conseguenza, intorbidano tutto il Creato: hanno la sensazione di agire su qualche cosa che è esterno da sé, come se non li riguardasse. Non si “amano” perché non si conoscono, e senza rendersi conto della corrispondenza tra il Sé e il Tutto finiscono per non amare la Creazione che invece è stata posta dov’è provvidenzialmente. Ma Allâh ama solo i “belli”, bisognerebbe sempre ricordarlo… e può essere considerato “bello”, frutto di “bellezza”, un cielo scarabocchiato in questo modo?

Enrico Galoppini

(Fonte: http://europeanphoenix.com/it)



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Commento di Maurizio Barozzi:

Ne abbiamo parlato tante volte, ma ripeterlo non guasta.
Personalmente ho dato uno sguardo alle preoccupate versioni dei cosiddetti “complottisti” che assicurano un inquinamento e un traffico illecito e pericoloso dietro queste scie chimiche e al contempo ho dato uno sguardo alle tesi opposte, quelle dei debunkers, che affermano trattasi di una bufala. Devo dire che le versioni dei “complottisti” non mi hanno convinto, sia tecnicamente e scientificamente che praticamente, per la complessità di una asserita e reiterata esecuzione segreta di queste “scie chimiche”. Mi sembra altresì che i debunkers, in questa diatriba abbiano buon gioco.
Per rendersi conto di questo basta documentarsi, anche attraverso internet e far lavorare il cervello senza forzarlo a credere quello che si vorrebbe credere.

In ogni caso, però, dobbiamo sempre aver presente che interessi di ogni tipo, sia di Intelligence, che di industrie, soprattutto farmaceutiche, sperimentazioni e altro, portano spesso a praticare attività ed esperimenti segreti mettendo a rischio la salute delle persone. Questo tanto più quando c’è di mezzo la ragion di stato, interessi militari o mega interessi industriali. Non dobbiamo quindi escludere, anzi potremmo anche darlo per scontato, che grazie alla possibilità di solcare il cielo possano praticarsi, di tanto in tanto, inquinamenti o esperimenti criminali. Ma questo è a prescindere delle scie chimiche e riguarda i cieli, i mari, i fiumi il territorio e altro.

Detto questo, vi è poi un altro aspetto di opportunità: se non si hanno un minimo di certezze razionali e concrete o un minimo di prove oggettive, bisogna stare molto attenti, in particolare quando su una qualsiasi questione, vuoi che sia un aspetto storico o vuoi che sia un sospetto di attività criminali, a partire lancia in resta propagando a tutti polmoni il “complottismo”.
Questo perchè, così facendo, intanto, si forniscono facili argomenti di contestazione e confutazione alla schiera dei cosiddetti “debunkers” o cacciatori di bufali, soggetti che, tranne qualche caso di studiosi scettici per natura e per hobby, sono individui al servizio del potere, preposti a smontare, con argomenti scientifici e logici, ogni denuncia di malefatte del potere stesso, ottenendo se non altro di creare una bagarre e di far sorgere dubbi.
Secondo poi si rischia di coinvolgere nella bagarre e quindi farle passare sotto silenzio, molte denunce ben più serie e comprovate.
Quindi prudenza, studiare il problema sotto tutti gli aspetti possibili, essere circospetti e dubbiosi anche rispetto ad eventuali pareri tecnici o degli stessi addetti al settore perchè, a volte, sono pareri “interessati” e oltretutto spesso consulenze e perizie non sono esaustive oppure potrebbero anche leggersi in altri modi. Nei processi, per esempio, gli avvocati sono abilissimi a interpretare o forzare pareri tecnici o perizie, per volgerle a favore del loro assistito anche quando sembrano a questi sicuramente contrarie.
Il metodo del dubbio e della continua verifica è una attitudine che mi sono dato nel mio hobby di ricercatore storico dilettante, quando mi sono reso conto che tante cose potevano leggersi in modi differenti, che la letteratura in argomento non era affidabile, che le testimonianze lo erano ancor meno, che spesso dati e testimonianze erano state “lavorate” in redazione per opportunità politiche o di guadagno editoriale, che anche le testimonianze serie e oneste su un dato avvenimento possono essere discordanti perchè l’occhio e il cervello umano, specialmente in eventi improvvisi e cruenti, può vedere e memorizzare in modo difforme, che le perizie vanno sempre analizzate in ogni aspetto e controllate se hanno preso in considerazione tutto quello che dovevano prendere in considerazione e soprattutto se, eventualmente, non sono anche leggibili in modo diverso. E altro ancora.
E badate bene, dico tutto questo, pur essendo un convinto “complottista”, dando a questo termine l’errato significato di colui che vede complotti in ogni angolo e questo per il semplice motivo che la natura umana e tutto un “complotto, tutto un simulare, nascondere, procedere per vie traverse e altro, sia a livello personale che soprattutto a livelli di grossi interessi. Figuriamoci a livello di Stati e Nazioni. Ho detto tutto.


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Commento di Giorgio Vitali:

NON MI SEMBRA CHE MAURIZIO ABBIA DETTO TUTTO. MANCA L'ESSENZIALE. (Cioè manca l'opportunità politica di far sapere che NULLA di quanto appare è INCLUSIVO di quanto si fa nel segreto!)DA QUESTO PUNTO DI VISTA, LE SCIE CHIMICHE SONO L'ESEMPIO DI QUANLCOSA CHE "TRAPELA" non potendo NON ESSERE VISTE, fra le centinaia di migliaia che sono TENUTE SEGRETE PER OVVIE RAGIONI ( anche di concorrenza). UN esempio: quando entrai a lavorare per una grande multinazionale del farmaco, si parlava in giro di VIVISEZIONE. Anche perchè già si sapeva che esistevano mezzi alternativi agli animali ( del tutto inidonei, peraltro) per conoscere quello che si può conoscere sperimentano sull'animale. TUTTAVIA, chi ne parlava, ERA ASSOLUTAMENTE IGNARO DI QUELLO CHE DI FATTO AVVENIVA. Entrato nella grande multinazionale,fui portato a visitare i laboratori di ricerca, situati in un intero quartiere di Basilea. allora, e solo allora, ebbi la possibilità di constatare cos'era la vera vivisezione praticata dall'industria. si trattava di migliaia di animali sacrificati AL GIORNO! Ecco un esempio di come la verita' non è conosciuta nè immaginata!

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Commento di Joe Fallisi:

Joe Fallisi
è una cosa talmente pazzoide e idiota che mi meraviglio come non appaia chiara in quanto tale agli occhi della ragione (di chi ancora ha un cervello funzionante)... ahahhahah... di grazia, qualche sciachimista mi potrebbe spiegare perché verrebbero i cieli irrorati di terribili sostanze velenose persino sulla patria dei banchieri?!... di qua, di là... random... anche, presumibilmente, sopra le località degli stessi irroratori... senza poi contare l'azione dei venti che, com'è ovvio, renderebbe vano ogni impestamento mirato... per finire: è stato proposto a qualche devoto prete-falsario delle fantascie, tipo Marcianò, di salire su un aereo e di fare le debite rilevazioni... si è rifiutato con sdegno... io non ho nessuna simpatia per Paolo Attivissimo in relazione al suo lavoro (conformista e apologeta dei criminali anglogiudamericani) sull'11 settembre... ma NON POSSO CHE ESSERE D'ACCORDO CON LUI riguardo alla critica di 'sta scemenza (cfr. http://attivissimo.blogspot.it/search/label/scie%20chimiche, http://sciechimicheinfo.blogspot.it/)

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Commento di Marco Bracci:

Ho letto l'articolo linkato da Joe Fallisi.
A parte tutte le considerazioni che lì vengono fatte da un "esperto" (largo ai giovani!), mi domando: MA NESSUNO MAI GUARDA IL CIELO? SEMPRE CON LO SGUARDO A TERRA?
Io vivo fra Milano e Lecco e vi assicuro che non passa giorno in cui il cielo, se terso o quasi e che il Manzoni definì "come è bello quando è bello!", non sia irrorato di scie di aerei in ogni direzione (ammazza de' oh quanto viaggiano 'sti umani!), nelle prime ore del mattino, E verso le dieci la caligine ricopre uniformemente l'ex-azzurro di un colore biancastro-grigiognolo. La natura fa questo? Qualche sparuto aereo di linea che se ne sta ben alto sulla nostra testa ? Cosa spruzzino non lo so, anche se mi preoccupa alquanto, ma dire che, siccome se ne son sentite di tutti i colori sulle scie chimiche, queste non sono vere, ci vuole una bella fantasia (o una bella paghetta). Mi è sembrato di leggere gli articoli che scrivevano i detrattori (pagati dalla FDA, sponsorizzata dalle case chimico-farmaceutiche) della canapa e delle cure anti-cancro naturali.
Ai posteri (se ne rimarranno) l'ardua sentenza.

martedì 14 febbraio 2012

La Persia non è sola... in suo aiuto si schierano Cina, India e Indonesia...

Erosione in corso


LA CINA IN SOCCORSO DELL’IRAN: TRASCINA INDIA E INDONESIA PER ATTUTIRE L’IMPATTO SULLA POPOLAZIONE.


Le sanzioni economiche contro l’Iran, questa volta sono state preparate bene: anzitutto la subitaneita’ ha impedito agli iraniani lo stoccaggio e con 74 milioni di abitanti, non e’ uno scherzo. Poi, la IEA , l’Agenzia internazionale per gli approvvigionamenti petroliferi, ha comunicato che le sanzioni non avrebbero influito sui flussi di petrolio NEL 2012, ma evita di dire a che prezzi troveremo il petrolio sui mercati.

Il Dubai e’ stato discretamente e tempestivamente avvertito che le solite triangolazioni commerciali non sarebbero state tollerate.

Le sanzioni hanno colpito i consumi di derrate agricole e tra tre settimane ci sono le elezioni parlamentari in Persia.

La Cina, forse informata preventivamente, ha prudenzialmente ridotto gli acquisti, dirottandoli verso Russia e Arabia Saudita.

L’U E ha avuto sei mesi per adeguarsi e le sue sanzioni saranno esecutive da luglio.
L’arrivo del vice ministro degli esteri cinese a Teheran martedì scorso con all’ordine del giorno il problema nucleare iraniano, ha tolto i residui dubbi , per chi ne avesse avuti, che la Cina si sente coinvolta nella vicenda, anche se ha opportunamente differenziato il proprio rifornimento petrolifero.

Dopo la dichiarazione del ministro degli esteri russo Lavrov, che annunziava di preferire le vie negoziali, entrava in campo Ma Zhaoxu , ribadendo che anche la Cina privilegiava la via diplomatica.

Oggi, quasi a ruota, il premier indiano Manmohan Singh ha rincarato la dose dichiarando che ” l’Iran e’ un paese vicino e un partner importante” col quale la via pacifica e’ preferibile.

A complicare le cose, anche questa volta la Francia e’ bloccata dall’attesa del risultato di una fornitura di aerei militari da 20 miliardi di dollari all’ India, nella quale e’ preferita.

L’Iran si e’ immediatamente attivato ed ha proposto all’India di pagare il suo petrolio con almeno il 45% di rupie spendibili a piacere entro i confini.
Con l’Indonesia stesso discorso, dato che il 90% dell’olio vegetale lo importa l’Iran.

L’Iran, dal canto suo, sta facendo offerte in reals ( Brasile) e in yen giapponesi.
Il governo USA vede così cadere il muro di propaganda costruito attorno al veto della sola Russia ed alla vanità delle sue proposte di mediazione.

Adesso e’ chiaro che la Cina non gradisce l’attacco all’Iran ed ai suoi alleati (Siria e Hezbollah),

Ed e’ pronta a giocare la partita in prima persona, mentre la Russia si sta ritagliando uno spazio reale di mediazione, parlando a nome di meta della popolazione del mondo.

Forse e’ tempo per la Clinton di passare la mano.

Antonio de Martini


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Commento di Casimiro Corsi: "Come per Saddam Hussein gli amerikani stanno da tempo creando IL NEMICO e come per Saddam Hussein i giornalisti pennivendoli portano avanti la strategia di creare IL NEMICO da cui difendersi per giustificare l'attacco prima che li colpisca. Ecco come ha iniziato il Wall street journal:
http://online.wsj.com/article/SB10001424052970203824904577215592376556800.html?mod=djemEditorialPage_h - Gli amerikani che bevono tutto berranno pure questa giustificando la guerra per la loro sopravvivenza ma giustificata in realtà da altri motivi quale quello del petrolio. Saddam Hussein aveva deciso di vendere il petrolio in euro e questo avrebbe voluto dire la fine della carta straccia americana chiamata dollaro che tutti ora cercano per comprare il petrolio. Se il dollaro carta straccia non servisse per il petrolio la sua richiesta crollerebbe, a favore dell'euro, come l'Amerika senza colpo ferire. Gli americani sono ben consci di questo loro punto debole sul quale vogliono spingere chi vuole la loro fine. Gli iraniani un paio di anni fa avevano deciso di aprire una borsa del petrolio in euro e non so per quale "motivo" non sia partita!!!!. Questo è il vero motivo della guerra all'Iran che ci sarà. I tamburi di guerra iniziano a rullare. Così è iniziata la guerra all'Iraq Altro che bomba atomica!"


Commento di Giorgio Vitali: "PER LA VERITA' NON CE LA FARANNO. Come capita sempre nel mito di Lorsignori (vedi il Golem che, costruito come un buon Frankenstein, alla fine DEVASTA il GHETTO di PRAGA), il troppo appetito genera carestia. COSI' PER GLI USA che, NEL FOLLE TENTATIVO (supportato, ovviamente, dal fondamentalismo sionista cristiano-giudaico), di gestire da unica potenza, tutto il mondo globalizzato, (malgrado le amorevoli riserve a loro impartite dai vari Luttvack, Brezinski, Kissinger, Ledeeen, ed anche Lyndon La Rouche... studiosi tutti della decadenza imperiale romana...) si stanno giocando il tutto per tutto, HANNO CREATO UN MURO DI DIFESA (che non è il muro di Berlino) costituito dall'ASSE GEOPOLITICO Afghanistan-Pakistan-India-IRAN-Turchia-Russia-Cina"

martedì 8 novembre 2011

L'autodefinizione ideologica... dal punto di vista personale di Giorgio Vitali




CIASCUNO di noi deve per forza AUTODEFINIRSI secondo DIRETTRICI DI MASSIMA: il problema essendo quello dell'autocoscienza, ma anche questa è un livello di difficile raggiungimento.

Anche perchè è difficile ricondurre i FENOMENI alle cause che li hanno generati. NON a caso sosteniamo da SEMPRE che un modello di misura è da considerarsi la geopolitica, data l'ampiezza di strumenti investigativi contenuti al suo interno. Attraverso questo modello è facile stabilire un discrimine FONDAMENTALE e CAPIRE chi sta da una parte e chi dall'altra. Come accade sempre nei momenti di CRISI. Va da sè che questo vale non solo per chi si definisce fascista, comunista o quant'altro, ma per chi si autodefinisce cristiano, islamico, induista.

D'altronde, è proprio la geopolitica che c'insegna la variabilità intrinseca dei CONFINI. Tanto geografici che culturali e politici. Per fare un esempio, il sottoscritto ha sempre sostenuto che le Crociate, definite spedizioni CONTRO l'Islam, erano in realtà spedizioni del cattolicesimo occidentale CONTRO il cattoilicesimo ORTODOSSO.

Lì c'è il VERO contrasto! Ovviamente, per chi conosce i problemi, generati proprio con la nascita e lo sviluppo della Dottrina della Chiesa, degli strumenti utilizzati per la definizione di tale dottrina ( cultura classica, ellenismo, Neoplatonismo etc..nel quale il giudaismo fa la parte di uno schizzetto inserito ad arte da "gente fidata".) D'altronde (vedi Koestler: La tredicesima tribù...) anche questo sionismo ebraico ha precisi connotati europei.

Pertanto, mentre, in assenza di altre possibili o probabili definizioni, definirsi fascisti, democratici, democristiani, clericali, guelfi, comunisti, socialisti o quant'altro, è l'unico sistema per approcciare ad un comportamento prevedibile, se non ad una definita "visione della vita e del mondo", il contrasto amico/nemico che dovremmo conoscere bene come BASE di creazione dell'ATTO POLITICO, ci dovrebbe indurre ad una PRESA DI POSIZIONE PIUTTOSTO CHIARA.

Tenendo presente che:

la maggior parte dei grandi capi islamici delle guerre CONTRO l'Europa ( Venezia, Austria, Ungheria, Serbia) erano in realtà ex cristiani, così come buona parte dei pirati saraceni. ( tant'è che quando li prendevano li processavano per abjura, eresia e quant'altro, con relativo idoneo "trattamento". Ma noi continuiamo a rtrattare di costoro come di appartenenti a popolazioni indigene del Nord Africa o del Vicino Oriente. Le definizioni di stampo politico sono necessariamente molto approssimative, come peraltro le unità di misura utilizzate in fisica. A tutt'oggi, in attesa di altre più idonee unità di misura, la distanza fra la Terra e la Luna è ancora misurata in kilometri, mentre quella della Terra con le stelle, di necessità non può che misurarsi in anniluce.

Per ritornare all'incertezza della valutazione, un bel libro edito di recente ( Alfredo Villano: Rodolfo Graziani, fascista conteso, ed. Storia Ribelle, Biella) ci mostra con molta chiarezza gli avvenimenti riguardanti la lotta INTERNA al fascismo repubblicano negli anni immediatamente seguenti il conflitto e alle stragi,la storia della FNCRSI, da cui si vede chiaramente un interno dissidio dottrinario, culturale, politico, ideologico, tra persone APPARENTEMENTE unificate in precedenza solo per avere UN NEMICO COMUNE.

Pertanto: è l'IDENTIFICAZIONE DEL NEMICO nonchè l'analisi geopolitica che fanno il DISCRIMINE. Null'altro, come ha EVIDENZIATO in maniera CHIARA e determinante Carl Schmitt (VEDI: Carl Schmitt, giurista del Fuhrer, Il melangolo, 2006).

E per sottolineare quanto sia importante la riflesssione per USCIRE dai CONDIZIONAMENTI, ci soccorre una frase di Massimo Scaligero ( In: Lotta di classe e Karma, ed. PERSEO).

Il nuovo Irrazionale è il pensiero razionale , rigorosamente analitico, nel nuovo sistema cinese come nell'amricano e nel russo, e tuttavia manovrato dagli istinti: esso, potendo rivestire qualsiasi forma logica, diviene posizione mentale, sino a costituire il tessuto della cultura. E' una condizione generale alla cui manovra, al suo livello, è sufficiente l'INIZIATIVA DI POCHI.

Questa iniziativa, in forza del livello, è inevitabilmente subìta anche da coloro che quivi vorrebbero affermare altri valori. dello Spirito, e della Tradizione: vengono anch'essi travolti. l'iniziativa della corrente dell'alienazione è sin dal suo nascere un'operazione di pochi: la fortuna di costoro consiste nel fatto che al livello a cui operano non solo appartengono i molti, ma anche coloro che s'illudono di possederne uno diverso. Il fenomeno dei pochi che prendono il sopravvento sui molti, ben presto si verifica come il processo-tipo mediante cui si realizza l'ulteriore alienazione, sotto la parvenza di una più radicale azione di redenzione.

Giorgio Vitali

venerdì 30 settembre 2011

La Turchia ed il nuovo ordine mondiale... Articolo di Maurizio Blondet con introduzione di Giorgio Vitali




Introduzione di Giorgio Vitali:
Questo articolo eccezionale deve essere letto e meditato. COME DA NOI previsto, esclusivamente sulla base di valutazioni puramente geopolitiche (la geopolitica è l'unica scienza obiettivamente predittiva) quanto da Blondet scritto corrisponde ad una verità lampante. Anche la questione relativa all'impossibilità da parte USA di controllare il mondo che pretende di dominare, CI RICORDA in maniera luminosa la crisi dell'Impero Romano, che cadde perchè NON era in condizione di controllare i confini, troppo estesi di fronte alle nuove potenze che stavano creando una MULTIPOLARITA' chiarissima. Solo personaggi del calibro dell'Imperatore Giuliano, nel tardo 300 era all'altezza di affronare questi problemi. Capace com'era di farsi a cavallo la traversata dalla Gallia (dove aveva annullato il rischio dell'invasione germanica) alla Persia. (Vedi caso: il teatro è sempre questo!!) ma poichè il personaggi rappresentava un grande rischio per il cristianesimo nascente fu ASSASSINATO mentrte combatteva proprio contro i persiani. RESTA il fattore TALMUD. Qui il fanatismo religiso gioca una carta che mette a repentaglio la pura esistenza della stessa NATURA VIVENTE. Mi auguro ( ci auguriamo) che questi fondamentalisti trovino proprio all'interno della loro CONGERIE il nemico più fermo. da molti segnali ciò appare con sempre maggiore evidenza.



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Corrispondenza...

«Egregio Maurizio Blondet,

Le scrivo per chiedere un Suo parere riguardo le ultime evoluzioni geopolitiche della Turchia, in particolare le dure prese di posizione di Erdogan contro lo Stato di Israele nonché la proposta di una leadership turca nel processo di democraticizzazione islamica, che potrebbe scompaginare i piani euro-americani in Africa e in Medioriente. Mi chiedo innanzitutto se questa recente virata della Turchia non possa essere un pericolo, in particolare per Israele, ed essere causa un domani (speriamo lontano) di uno scontro bellico di grande portata. È possibile secondo Lei che venga a crearsi un asse Iran-Turchia? Voglio dire: il sentimento anti-israeliano (oltre che anti-americano) è ben radicato nello spirito e nei cuori dei popoli arabi (come biasimarli), e basta una scintilla per fare esplodere una bomba di dimensioni enormi. Potrebbe venire dalla Turchia questa scintilla? Israele, secondo Lei, cercherà di trovare accordi diplomatici per evitare uno scontro del genere, oppure come al solito getterà benzina sul fuoco? In secondo luogo devo dirle che quando ho letto alcune dichiarazioni di Erdogan non ho potuto che trovarmi in completo accordo. Finalmente qualcuno che parla dei crimini e delle irresponsabilità di Israele apertamente, senza alcuna paura, e che è capace di far seguire i fatti alle parole, interrompendo i rapporti commerciali e militari con il governo israeliano. Mi chiedo però: dov’è la fregatura? Voglio dire, la Turchia è un Paese, come Lei mi insegna, fortemente influenzato dalla presenza ebraica, in particolare da quelli che un tempo erano chiamati ‘dunmeh’. Che fine hanno fatto? Come ha fatto Erdogan a sbarazzarsi dei suoi generali kemalisti? Bisogna fidarsi di questo ometto con i baffi? Infine le chiedo cortesemente: Secondo Lei siamo sull’orlo di una Nuova Guerra Mondiale

Stefano A».


Anche i commentatori occidentali mainstream si pongono la stessa domanda: fidarsi di questo ometto coi baffi? Erdogan mira ad una egemonia turca nel mondo islamico? Tutti imbarazzati al massimo grado dal suo atteggiamento verso l’intoccabile Israele. Qualcuno s’è persino chiesto: Erdogan è ormai prigioniero della sua stessa retorica?

Insomma al minimo, un esaltato, al massimo un sovvertitore, un pericoloso islamista en cachette. Nessuno, proprio nessuno che noti l’evidenza: la Turchia di Erdogan s’è levata contro Israele non in nome del diritto islamico, ma in nome delle norme del diritto internazionale, quel fondamento della civiltà che soleva chiamarsi Diritto Pubblico Europeo; quel diritto che l’Europa stessa dovrebbe invocare e applicare contro i trasgressori, e da cui invece, per paura e vile servilismo, esenta lo Stato sionista.

L’eccidio compiuto dagli assassini di Stato giudaici sulla Mavi Marmara, in acque internazionali, è un atto di pirateria, delitto internazionale secondo il diritto che la civiltà europea ha dettato al mondo, ricorda Erdogan ai nostri governanti europei ciechi e sordi. Ha chiesto le scuse e le riparazioni e, non avendole ottenute (Israele non deve chiedere scusa mai, essendo il Messia di Sé) ha ridotto al minimo i rapporti con lo Stato sionista, trattandolo cioè come merita uno Stato-canaglia, che pratica il terrorismo internazionale e che non accetta responsabilità di fronte al resto dell’umanità. Ciò è secondo il diritto europeo. Tant’è vero che il governo turco sta valutando di accusare Israele presso la Corte di Giustizia dell’Aja, che non adotta la sharia come codice.

L’indignazione furiosa che Erdogan mostrò in una memorabile apparizione su Al Jazeera, nel gennaio 2009, di fronte alla ferocia di Piombo Fuso contro i civili a Gaza, il massacro al fosforo e alle bombe al tungsteno, per di più esercitato dopo mesi e mesi di blocco dei seicentomila prigionieri palestinesi a cui Sion nega il cibo e i mezzi essenziali per vivere, corrisponde ad un riflesso di civiltà ancora più antico, ed ancor più europeo: il diritto delle genti, il romano jus gentium.

Era la ribellione in nome del semplice, elementare principio di umanità, la cui assenza – nell’Europa del tempo che fu – distingueva la barbarie dalla civiltà. Erdogan ricordò allora che nei giorni del breve conflitto tra Russia e Georgia per il Sud-Ossetia, «tutti sono intervenuti immediatamente, le Nazioni unite, l’America, la UE, la NATO, noi stessi. Ed oggi, perché non si vede nessuno muoversi per Gaza?». Era una domanda che doveva farci vergognare come europei, come pretesi portatori della civiltà cristiana e universale. (Outspoken US professors slam Palmer report, approve Turkey's position)

Il Rapporto Palmer, l’inchiesta ordinata dall’ONU per il delitto della Mavi Marmara, ha non solo assolto Sion dall’eccidio, ma ha definito il blocco e la messa alla fame di Gaza «legale», in vista della autodifesa di Israele. Non è difficile vedere da che parte stia la verità. Se mai, Israele può bloccare l’entrata di armi a Gaza, ma non del cibo, né le esportazioni verso l’estero. E a dirlo è stato il professor John Mearsheimer (il coautore con Walt del saggio sulla Israeli Lobby), rispettato giurista internazionale, ha ricordato che il blocco di Gaza e gli attacchi alla sua popolazione costituiscono un atto di punizione collettiva – evocatrice della colpa collettiva dei palestinesi che hanno scelto Hamas alle elezioni – illegale secondo le convenzioni di Ginevra, e per cui ci sono state le note impiccagioni a Norimberga.

Ora, lei si domanda: dov’è la fregatura? Erdogan ha un disegno egemonico, che la spaventa, come spaventa i giudei e gli americani?

Temo che una simile domanda riveli la subalternità alla degradazione del mostro talmudico armato, speculativo e globale, che ha usurpato il nome di Occidente, e per odio al mondo islamico si maschera da cristianismo crociato. Per questo mostro armato, che è subnormale anche filosoficamente e mentalmente, egemonia ha il solo significato di brutale oppressione, occupazione e violenza, guerra infinita. Ora, quella che Erdogan e il suo gruppo esprimono, è una egemonia dei principi universali, della legittimità e della sovranità (senza cui legittimità non esiste) e anche della verità (quella verità che non si osa dire sul sionismo terrorista), che – bisogna perlomeno riconoscerlo – ha qualità opposte rispetto alle egemonia del mostro: quest’ultima è devastatrice e da oltre un decennio destabilizza, saccheggia, trasforma in deserti umani e civili i luoghi umani dove si espande ed esporta la democrazia o il mercato. Quella del governo turco è strutturante, cordiale, e la sua forza è nel suo richiamare il mostro ai principii universali della civiltà tout-court.

Non voglio fare un ritratto angelista del governo turco. Voglio dire che, forse, Erdogan ha capito quel che i nostri politici, e il centro del potere di contro-civiltà globale che fa capo a Washington, a Wall Street e a Gerusalemme, non ha compreso: che il sistema egemonico d’oggi, pur gigantesco, è in via di autodistruzione, soffocato dalle sue corazze di armamenti e dai suoi debiti e soprusi, che lo costringono a vivere di spada e di menzogna. Penso che la nuova Turchia abbia fatto la scommessa politica che il Sistema di contro-civiltà si stia autodemolendo in una catena di crisi convergenti e mai viste, e che il futuro non gli appartenga. Che il futuro appartenga ad un mondo multipolare, dove sarà importante affermare le sovranità, la loro legittimità, la loro identità e la loro convivenza in un quadro di diritto.

Naturalmente, si teme invece (la propaganda loro ci è entrata dentro a tutti noi) che la nuova Turchia neo-ottomana voglia mettersi alla testa dell’Islam. Dopotutto, Erdogan è stato acclamato come una rockstar dalla piazza del Cairo, durante il suo ben organizzato tour delle primavere arabe, di cui palesemente vuol presentarsi come leader morale – nel senso però dell’esempio di un islamismo moderato, a suo agio nella modernità, senza complessi d’inferiorità, il solo Stato musulmano che vanti un successo economico stupefacente, con una crescita del 7% annuo, di cui può essere legittimamente fiero.

Anche ad Ankara, palesemente, le primavere arabe non erano state previste; ma solo Ankara ha potuto mostrare che non le considera un rischio, laddove gli occidentali sono inquieti, colti di sorpresa, imbarazzati dalle richieste di giustizia sociale e politica, diffidenti, pronti a giudicarle un pericolo come vuole Israele... per non parlare della vergognosa aggressione franco-inglese in Libia.
I temi sviluppati da Erdogan in Egitto, Libia e Tunisia hanno fatto appello alla volontà di emancipazione dei Paesi arabi, ma attento a non aderire a velleità pan-islamiste e di rivincita panislamica (con i pesi e le costrizioni legate a un regionalismo religioso, ad una sharia). Ha fatto appello al nuovo Egitto per una partnership che sia «un’àncora di stabilità» nella regione, non per un ritorno alla scimitarra e al turbante.

Ahmet Devatoglu
C’è un pensiero collettivo dietro la politica turca, la cui potenza intellettuale è stata colta dal New York Times: non a proposito di Erdogan ma del suo ministro degli Esteri, Ahmet Devatoglu: «Un intellettuale più che un politico, anche se con un dono diplomatico per gettare ponti», uno che è stato capace di parlare «ai ribelli libici a Bengasi – in arabo» (cioè senza interprete), e che ha detto ai tunisini appena liberatisi del loro caporione: «Non siamo qui per insegnarvi nulla, voi sapete cosa fare. I nipoti di Ibn Khaldoun meritano il miglior sistema politico».

Ibn Khaldoun fu il massimo filosofo del mondo arabo, e nacque a Tunisi nel 14mo secolo. Evocare il suo nome sarà stato una sorpresa per gli osservatori occidentali, ed anche, penso, per molti tunisini. Ai quali, nella loro pochezza odierna, Devatoglu ha detto, in fondo: «Tunisini, siate all’altezza della vostra storia, della vostra grandezza». Si attende con ansia, qui, un politico capace di una simile esortazione ad europei ridotti a volare basso nella dipendenza da USA e da Israele, perdenti dell’oceano della globalizzazione, culturalmente subalterni fino al ridicolo. (Turkey Predicts Alliance With Egypt as Regional Anchors)

Il lettore mi chiede come Erdogan sia riuscito a liberarsi dei generali kemalisti, appartenenti (lo ammette anche Wikipedia in inglese) alla setta cripto-giudea dei dunmeh, antichi seguaci di Sabbatai Zevi che, in talmudica doppiezza, professavano esteriormente l’Islam (l’Encyclopedia Judaica dichiara che lo stesso Ataturk era un ebreo dunmeh).

Probabilmente non è informato che i kemalisti – questi golpisti corrottissimi, cui i media e le diplomazie occidentali hanno sempre perdonato, se non lodato, i successivi colpi di Stato come «salvaguardia della laicità dello Stato» contro la religione islamica – sono oggi sbandati da un’iniziativa giudiziaria che ha smantellato il gruppo clandestino Ergenekon (una specie di Gladio dunmeh) accusato, con buoni motivi, di sovversione contro il governo eletto di Erdogan e del suo partito, AKP. Ritengo che i generali, molti dei quali incarcerati, non risorgeranno tanto presto. Sotto questo dominio, la Turchia era ovviamente l’antimurale dell’Occidente contro l’URSS; e i generali kemalisti facevano affari col complesso militare industriale americano, e molti altri, mano nella mano (e sottomano) con Israele, e con la lobby a Washington.

Ora, il rivolgimento geo-politico è stato nettissimo. Nell’agosto del 2008, quando la Georgia (armata ed istigata dagli israeliani) attaccò l’Ossetia del Sud attirandosi l’immediata risposta armata della Russia, Erdogan fu il primo a volare a Mosca per assicurare Putin del sostegno turco. Si sa che il discorso che Putin pronunciò nel febbraio 2007 a Monaco, di fronte agli alleati occidentali, aveva fortemente impressionato il governo turco.

«Oggi», aveva detto Putin, «vediamo nelle relazioni internazionali un iper-uso della forza militare praticamente illimitato, forza che getta il mondo in un abisso di conflitti permanenti (...). Assistiamo ad un sempre maggiori disprezzo per i principi basilari del diritto internazionali... Un solo Stato, e naturalmente prima e soprattutto gli USA, scavalcano i loro confini nazionali in ogni modo; ciò è visibile nei campi dell’economia, della politica, nella cultura e nell’istruzione che essi impongono alle altre nazioni. Azioni unilaterali e spesso illegittime non hanno risolto nessun problema, anzi hanno causato nuove tragedie umane, creato nuovi centri di tensione. Il dominio della forza nelle relazioni internazionali induce diversi Paesi a fornirsi di armi di distruzione di massa... Sono convinto che abbiamo raggiunto il momento decisivo in cui dobbiamo seriamente pensare all’architettura della sicurezza globale».

Mentre il segretario della NATO, l’olandese De Hoop, rispondeva accusando la «disconnessione fra la crescente partnership dell’Occidente» (sic) e le dichiarazioni di Putin, i turchi hanno capito che un’altra potenza faceva appello ai principii del diritto europeo e della legittimità, che l’Occidente calpesta da un decennio. Principii universali (eredi del diritto romano) non, ripeto, una sharia islamica – la quale non ha mai potuto concepirli.

Il massacro di inermi di Piombo Fuso e l’aggressione alla Mavi Marmara, poi, hanno convinto il nuovo governo turco che quei princìpi andavano difesi con intransigenza, e nello stesso tempo con partner e alleati di un diverso ordine mondiale. Ed essendo la Turchia «al centro di tutto» (come ha detto il suo presidente Gul), cerniera tra Europa ed Asia, fra nord russo-caucasico e sud mediterraneo, fra Islam e modernità, e (fatto non trascurabile) tra Iran e la contro-civiltà occidentale, sa approfittare di questa privilegiata situazione geo-politica con consumata abilità.

Insomma, il governo Erdogan gioca le sue carte. Nessuno può garantire che non commetta errori in questo attivismo non privo di rischi dove ha un nemico di cui conosciamo la potenza presso i goym, la ferocia e la paranoia (e la capacità di montare attentati terroristici false-flag); nessuno può assicurare che la popolarità non gli monti la testa, che evolva in neo-ottomanismo, in nasserismo o in bonapartismo (aggressivo, espansionista) islamista. Ma questa incertezza è inerente all’instabilità dei tempi, alla fine dei blocchi che non ci hanno lasciato strade tracciate e tranquillanti a cui avevamo fatto la (brutta) abitudine.

Quel che possiamo dire è che, per ora, Erdogan e il pensiero collettivo che gli è dietro si muove a difesa di principi alti, prima che per propri ottusi interessi. Che ha posto gli interessi della nuova Turchia nella scommessa di una restaurazione della legittimità e dignità, non solo la propria, ma quella degli altri, a cui la offre.

Questo è, oso dirlo, spirito europeo. Che allontana ancor più la prospettiva di entrata della Turchia in quest’Europa, dove le ostilità alla sua integrazione si espandono, con l’esibizione di «difesa dei valori cristiani», che va da Sarkozy ai neocon ed agli atei devoti di stampo giudaico, abili a manipolare un Papato giudaizzante e disinformato. Ma è la Turchia che ci guadagna da questa esclusione: «Entrare in Europa» adesso, sarebbe contribuire a pagare i conti dei debiti pubblici dei PIIGS, aderire ad una moneta rovinosa di incerto futuro, ad una politica servile verso “Usrael” e che lega le mani; entrare nella corrente destrutturante e dissolvente in atto di rivolgersi nella propria autodistruzione, di cui la UE fa parte integrante ancorché subalterna. Se c’è un difensore dei valori cristiani (di universalità, di diritto eguale, di cordiale offerta di dignità dei popoli) certo è più Erdogan che Sarkozy o Giuliano Ferrara, o popolazioni che di cristiano non hanno più nulla, nemmeno il ricordo storico.

Siamo sull’orlo della guerra mondiale?

Anche questo domanda alla fine il lettore. E ne dà quelli che gli paiono segni premonitori, nella parte della lettera che metto sotto in nota (1). Non tacerò che in ambienti americani, contigui al Pentagono e a quei centri neocon che stilarono il progetto Rebuilding the american Defense (quel programma di riarmo mostruoso per rendere accettabile il quale i Wolfowitz, Cheney, Kagan auspicavano «una nuova Pearl Harbor») (2), in questi mesi si sta valutando lo scatenamento di una grande guerra come opzione per far uscire l’impero dalla crisi. Visto che gli USA uscirono dalla Depressione innescata nel 1929 solo con l’entrata nella Seconda Guerra Mondiale che rimise in moto il potente sistema industriale inceppato dalla scarsa domanda, aumentò prodigiosamente i consumi e garantì il pieno impiego – ragionano costoro – perché non riprovarci?

Il sito DoDBuzz, che riporta certe indiscrezioni dal Pentagono, ha recentemente rivelato che uno studio di fattibilità è stato condotto (commissionato da chi?) dal Center for Strategic and Budgetary Assessment, considerato il miglior think-tank (formalmente privato) per quel che riguarda la valutazione della potenza militare USA. Il suo sito può essere studiato con prefitto: http://www.csbaonline.org/

La conclusione dello studio, condotto da due tecnocrati del settore, Barry Watt e Tod Harrison, pare sconsolata: oggi gli Stati Uniti non sono più in grado di «innescare il grande sforzo industriale pari a quello che formò ‘l’arsenale della democrazia’ nella seconda Guerra Mondiale». (America’s hidden industrial ‘surge’ weakness)

E ciò non solo perché l’America di allora era la prima potenza industriale dell’epoca, le cui industrie in crisi poterono facilmente essere risvegliate, mentre oggi è una potenza de-industrializzata che conduce le sue guerre a credito e su scarponi Made in China; ma soprattutto perché il progetto stesso di una grande guerra, necessariamente mondiale e dai mezzi enormemente divoratori di ricchezza, si avvicina alla sua impossibilità industriale ed economica.

Già le attuali guerricciole contro nemici risibili e selezionati dagli USA per vincere facile, hanno mostrato che la superpotenza ha un bassissimo livello di riserve: «La US Navy ha sparato 200 missili da crociera Tomahawk nei primi giorni dell’intervento in Libia, ossia la quantità che il Pentagono acquista in un anno. Peggio: i sistemi di lancio verticale della Marina da guerra non possono essere ricaricati in mare, il che significa che se il vostro incrociatore spara tutte le sue armi, poi è fuori gioco finché non raggiunge un porto amico».

Durante la Seconda Guerra Mondiale, le industrie normali poterono essere facilmente riconvertite agli armamenti, la Ford dalla produzione di auto passò a sfornare componenti importanti del bombardiere B-24. Oggi, la specificità dei prodotti bellici, la loro altissima tecnologia e i metodi di produzione rendono impossibile tale riconversione, se non altro perché esigono una notevole manodopera di una qualità introvabile nel settore metalmeccanico.

Dagli anni ‘70, a cui risalgono gli F-15, F-16 ed F-18, il sistema americano non è più riuscito a completare un programma di produzione di aerei da combattimento. La messa in cantiere di quattro apparecchi, tutti a tecnologia invisibile (F-117, A-12, B-2 ed F-22) doveva concludersi con la produzione di 2.378 esemplari; la produzione dei quattro aerei ha raggiunto a malapena i 267 esemplari, e le restrizioni di bilancio rendono problematica la continuazione. Dell’F-35 non è nemmeno il caso di parlare, tante sono le difficoltà e i sovraccosti che incontra. Beninteso, la preparazione per la terza guerra mondiale potrebbe comunque essere tentata; ma, dicono Watts ed Harrison, a prezzo di una «politica industriale» radicale, che implicherebbe la nazionalizzazione del complesso militare-industriale e la trasmutazione dell’intera economia in senso socialista: il che, nel clima ideologico e di opinione corrente, è al disopra delle forze di un potere politico debolissimo, in mano agli interessi privati.

A vantaggio degli USA c’è il fatto che gli avversari nell’ipotetica guerra mondiale, essenzialmente Cina e Russia, non hanno lo stesso grado di sofisticazione bellica, né la stessa capacità di proiezione planetaria, essendo le loro forze dimensionate per il controllo della sicurezza nei rispettivi teatri regionali. Ma proprio questo le mette in posizione difensiva – più facile da reggere – mentre la sola potenza capace di portare la guerra a lunga distanza (gli USA) rischiano di degradare velocemente nell’impasse e nella impotenza. Gli avversari per contro hanno potenzialità di mobilitazione molto superiori. Si pensi che nel 2007, un progetto di fattibilità del Pentagono per un attacco di terra contro l’Iran (progetto ben più limitato che una guerra mondiale), valutò necessaria la mobilitazione di un milione di uomini, il cui addestramento ed equipaggiamento avrebbe richiesto due-tre anni.

La smetto qui. Ciò che ho detto basta a concludere che non solo l’idea di innescare una ripresa economica appiccando una guerra mondiale è assurda («Peggio che un delitto, una scemenza», avrebbe detto Talleyrand), ma che simili progetti possono essere seriamente studiati solo dal mostro talmudico, dalla contro-civiltà che si arroga il nome di Occidente. E che non ha ancora capito che l’aver puntato tutta l’egemonia sulla minaccia della unica superpotenza rimasta e sulla forza bruta, accusa la sua arretratezza politica e mentale, prima ancora che morale. In certo senso, la guerra e la ultra strapotenza bellica come unico mezzo delle relazioni internazionali è in qualche modo un ferrovecchio, che solo Israele (e il suo Golem a Washington) continuano ad agitare fuori tempo massimo.

La Turchia ha un potente esercito, e lo sta usando quando occorre (nei giorni scorsi i suoi aerei hanno bombardato installazioni kurde in Iraq; la sua Marina mostra i muscoli sui campi petroliferi di Cipro); ma – se è questo il senso della domanda del lettore – non vedo come si lascerebbe trascinare in un conflitto, dove il suo avversario più ostile (Israele) ha centinaia di testate atomiche, quando poi usa così bene e lealmente l’arma del diritto internazionale e della dignità nazionale – una forza troppo sottovalutata, la forza della verità.

Se terza guerra mondiale sarà, non sarà la Turchia a cominciarla. Il che non significa che non avverrà. Per le ragioni che abbiamo visto sopra illustrate da Watts e da Harris, a chi conserva l’opzione della guerra mondiale non resta altro mezzo che un puro e semplice – e breve – conflitto nucleare. Ovviamente, questa opzione scavalca completamente persino il calcolo cinico di uscire con il conflitto dalla crisi economica, perché non ci sarebbe un dopo che il vincitore possa godere.

Qui, si esula completamente dalla ragione; solo una classe dirigente di estrema instabilità psichica, o animata da messianismo paranoico, può esser tentata di sferrare una simile apocalisse. Sappiamo, ahimè, che esiste un simile Paese; che al fondo della sua dottrina militare cova l’esempio di Sansone che muore sotto le rovine del tempio di Dagon con tutti i filistei; e che di fronte al fallimento dei suoi deliri di superiorità messianica, cova il complesso di Masada.





1) La lettera così continua:

«Ci sono tanti elementi che possono fare intendere un esito di questo genere: la crisi economica irreversibile, in qualche modo ‘programmata’ già a partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, da Bretton Woods a Camp David, fino all’Euro e alla moltiplicazione incontrollata dei dollari e dei debiti degli Stati sovrani; l’incredibile crescita degli armamenti, anch’essa cominciata dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, prima con la strategia della tensione ‘fredda’, poi con la propaganda del ‘terrorismo globale’, che non ha subìto arresti nemmeno con la recente crisi economica; l’occupazione dell’Iraq, che è un avamposto militare perfetto nell’ottica di una guerra che impegni l’Occidente contro il Mediorente e magari un giorno anche contro la Cina, così come la vergognosa guerra libica, voluta dai francesi per assicurarsi in tempi difficili rifornimenti sicuri di oro nero. A questi elementi, se ne potrebbero aggiungere altri. Ma resta il fatto che lo scenario sembra essere sempre più chiaramente indirizzato a una guerra epocale. Aggiungo la famosa corrispondenza tra Albert Pike e Mazzini, nella quale più di un secolo e mezzo fa veniva tratteggiato lo scenario odierno in vista della Terza Guerra Mondiale. Cosa ne pensa? In fondo, se il motto è ‘Ordo ab Chao’ (ordine dal caos) e l'obiettivo è il ‘Nuovo Ordine Mondiale’, non c’è altra strada se non quella della guerra in Asia: Occidente contro Oriente. Probabilmente qualcuno l’aveva già programmato da parecchi decenni, se non da secoli. Spero tanto di sbagliarmi... ».

2) Il documento Rebuilding the American Defense, che si presentava come una documentata esortazione al futuro presidente americano, fu elaborato nel 2000 da una fondazione culturale o think-tank chiamato Project for a New American Century (PNAC) oggi chiusa avendo compiuto la sua missione. Fondata dai neocon ebrei William Kristol e Robert Kagan, la PNAC si dava come missione «la promozione della leadership globale americana»; in realtà premeva per la distruzione del regime iracheno e di quello iraniano, che preoccupano Israele. Il costoso programma di riarmo, diceva il documento del PNAC, non sarà accettato dalla popolazione americana «se non accade un evento drammatico e catalizzatore, come una nuova Pearl Harbor». Un numero impressionante di membri della PNAC e firmatari del documento Rebuilding the american defense passò nel governo Bush jr. Fra essi: Dick Cheney (vicepresidente), Donald Rumsfeld (ministro della Difesa), Paul Wolfowitz (vice ministro Difesa), rabbi Dov Zakheim (viceministro Difesa col compito di comptroller) Elliot Abrams, assistente speciale del presidente per i diritti umani e le operazioni internazionali, Richard Armitage (vice-segretario di Stato), John Bolton (vicesegretario di Stato per il controllo degli armamenti e poi ambasciatore all’ONU), Paula Dobriansky (sottosegretario di Stato), Aaron Friedberg (Deputy Assistant for National Security Affairs and Director of Policy Planning, Office of the Vice President), Robert Zoewllick (vicesegretario di Stato), Zalman Khalikzad (ambasciatore in Afghanistan), Lewis Scooter Libby (capo dello staff di Cheney), Richard Perle (presidente del Defense Policy Board, un comitato di consulenza inserito nel Pentagono), Eliot Cohen (membro del Defense Policy Board). Erano tutti al loro posto quando l’auspicata nuova Pearl Harbor ebbe luogo l’11 settembre 2001.



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Altro Articolo sullo stesso tema:

http://www.circolovegetarianocalcata.it/2011/09/30/recep-tayyip-erdogan-il-saggio-ha-parlato-all%e2%80%99onu-ed-ha-detto-che%e2%80%a6-mentre-il-premier-israeliano-benjamin-netanyahu-risponde-con-nuovi-insediamenti-in-palestina/

lunedì 26 settembre 2011

Pareri vari ed opposti sule cause controverse dietro alla formazione del debito pubblico...



Comincia il discorso Franco Pinerolo:

Mentre la Confindustria, lancia in queste ore un’offensiva sulla crisi economica, annunciando un programma di liberismo selvaggio in cinque punti, e il Governo Berlusconi si appresta all’ennesima pesante manovra economica per farci pagare il prezzo della crisi, è utile che si faccia chiarezza su ciò che sta accadendo, per assegnare le responsabilità di questo stato di cose a chi le ha.
CHI HA CAUSATO IL DEBITO PUBBLICO?

1) LO SHOCK PETROLIFERO DEL 1970, LA RIFORMA FISCALE DEL 1974 E IL DIVORZIO TRA BANCA D’ITALIA E TESORO, DECISI DAI GOVERNI DC E PSI, FURONO LA CAUSA PRIMA DEL DEBITO PUBBLICO
Il Debito Pubblico italiano ha avuto il primo scossone con lo shock petrolifero degli anni ’70 ed è stato aggravato nella prima Repubblica dalla Democrazia Cristiana e dal PSI di Craxi perché, mentre la maggior parte dei paesi avanzati introduceva all’inizio del ’900una tassa commisurata alla somma di tutte le entrate del contribuente, invece la riforma fiscale italiana del 1974, con l’introduzione dell’IRPEF non accompagnata da un’adeguata riforma della Tributaria e quindi da adeguati controlli, ha generato un’enorme evasione ed elusione fiscale, per cui se da un lato nel 1980 il 24% dei redditi imponibili da lavoro dipendente veniva evaso o eluso, questa cifra passava addirittura al 60% per i redditi di impresa e da capitale. E oggi ne paghiamo le conseguenze. Dunque se lo Stato o le amministrazioni locali aumentano la pressione fiscale o riducono la spesa pubblica per far fronte ai minori introiti fiscali (a causa dell’evasione fiscale), diminuirà la domanda aggregata inducendo una riduzione delle entrate fiscali che può peggiorare la riduzione del deficit pubblico.

Ma la vera esplosione del debito si è avuta nel 1981 (nel 1980 il Debito era al 60% del PIL, nel 1992 era al 107,7), quando fu deciso dai suddetti governi DC e PSI il divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro. Fino ad allora, la Banca d’Italia acquistava i Titoli di Stato invenduti, emettendo moneta a copertura dei costi. Dopo il “divorzio”, la sorte dei Titoli fu lasciata al mercato. Tale decisione se da un lato diminuì in parte l’inflazione per via del fatto che veniva emessa meno moneta, dall’altro fece lievitare i tassi d’interesse e di conseguenza il Debito Pubblico. Risulta che, tra i maggiori beneficiari degli alti tassi dei Titoli di Stato, ci furono la Fiat e Olivetti (se lo ricordi questo Confindustria!).

2) I PROTAGONISTI DELLE BORSE HANNO PRODOTTO GRAN PARTE DEL DEBITO PUBBLICO
Le società di intermediazione mobiliare, le istituzioni finanziarie e monetarie, i fondi pensione e i fondi d’investimento, le banche, le assicurazioni sono gli stessi che nel corso degli anni hanno prodotto la gran parte del debito pubblico italiano. Vendendo milioni di azioni essi hanno realizzato speculazioni che hanno provocato abbassamento del valore della nostra Borsa e quindi perdita di fiducia delle istituzioni finanziarie verso la nostra struttura finanziaria, e perciò è aumentata la percentuale di rischio di solvibilità del nostro Paese, la quale ha fatto salire il tasso d’interesse che serviva a comprare i nostri titoli del tesoro (cioè per acquistare BOT, BTP lo Stato italiano ha dovuto offrire più soldi), e quindi è aumentato l’indebitamento. Si stabilisce un circolo vizioso per cui più uno stato è a rischio fallimento e più genera profitti per gli investitori. Ciò è avvenuto perché oggi la quota di debito pubblico detenuta da investitori internazionali è del 52,4%, a fronte del 5,59% del 1991 (dati Bankitalia), e questi investitori internazionali hanno, al contrario di quelli nazionali, tutto l’interesse alle manovre speculative nei confronti di un qualsiasi stato.

3) LA SCARSA CREDIBILITÀ PERSONALE DI BERLUSCONI È CONCAUSA DELLA CRISI
Nel 1993 il debito pubblico era di 1.528.561 miliardi di lire. Nel 1994 va al governo Berlusconi che in un solo anno lo porta a 1.781.074 miliardi di lire. Quindi primo governo Berlusconi + 200.000 miliardi di lire, secondo Governo Berlusconi +290.000 miliardi di lire, terzo Governo Berlusconi + 300.000 miliardi di lire. Totale deficit provocato dal centrodestra: + 790.000 miliardi di lire. Non è tanto il rapporto debito/pil a creare instabilità, quanto piuttosto la stessa instabilità politica della compagine di governo ad attirare le attenzioni speculative sull’Italia. Secondo l’autorevole economista Nouriel Roubini, il solo annuncio delle dimissioni di Silvio Berlusconi da Palazzo Chigi porterebbe a ridurre lo spread fra i btp e i bund tedeschi decennali fra i 50 e i 100 punti base, in modo permanente. Alcuni studi hanno provato a quantificare gli effetti degli annunci degli scandali sessuali del premier sui rendimenti dei nostri titoli di stato trovando che questi hanno contribuito ad allargare lo spread in modo statisticamente significativo. Invece la prospettiva di nuovi equilibri più solidi e duraturi tramite nuove elezioni offrirebbe la speranza di un qualche cambiamento in tempi più ravvicinati, come dimostra la Spagna, che era penalizzata da uno spread inferiore al nostro e dopo l’annuncio di Zapatero di lasciare andando a nuove elezioni, oggi la Spagna è ritenuta più credibile dell'Italia.

4) L’ESPLOSIONE DEL DEBITO PUBBLICO NON DIPENDE AFFATTO DALLA SPESA SOCIALE. il debito pubblico italiano a luglio ha stabilito un nuovo record, raggiungendo quota 1.911,807 miliardi di euro. Il vincolo stabilito dal Trattato di Maastricht e dal Patto di stabilità e crescita è del 60 per cento. Molti paesi europei prima della crisi avevano bilanci in ordine e bassi debiti pubblici. Gli squilibri derivano dall’ingentissima mobilitazione di risorse necessarie per salvare le banche e dal crollo della domanda interna causata dalla riduzione dell’occupazione e del reddito.


DUNQUE COL DEBITO NON C’ENTRANO NIENTE I SALARI TROPPO ELEVATI, LE PENSIONI TROPPO ALTE, I SERVIZI PUBBLICI GARANTITI ANCHE SE POI, AL MOMENTO DEL BISOGNO, SI RIVOLGONO AI LAVORATORI IN CARNE ED OSSA, FAMIGLIE, GIOVANI E PENSIONATI PER RIPAGARE I DEBITI CHE VENGONO PRODOTTI AD OGNI MOVIMENTO SPECULATIVO E AD OGNI CRISI.

Franco Pinerolo


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Commento di Giorgio Quarantotto:

Non voglio creare problemi, ma ho il dovere di mettere a conoscenza albamed che c'è una raffinata propaganda in rete per gli intellettuali sprovveduti che va raccogliendo voti per mettere la sinistra al governo. Scopo "Britannia2"
Ho ricevuto quanto sopra e mi sto accingendo a fare la dovuta contoinformazione in rete per un pubblico vasto e meno manipolabile.
Qualche ragguaglio su quanto afferma il prestanome Pinerolo sulla causa del debito, mi aiuterebbe a controbattere senza fare errori. Non ho l'indirizzo mail di M. Saba, sicuramente lui preciserebbe che nel debito Italiano ci sono anche la AmLire e Marco Luna avrebbe da dire molte cose sul signoraggio Bancario. E poi che dire del trio Ciampi -Amato- Draghi . Prodi lo sappiamo e l'uomo chiave della Goldman Schas..
Saluti

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Commento di Giorgio Vitali:

PER procedere con ordine, occorre porre alcuni punti fermi.
1) Intanto girano su YOUTUBE informazioni essenziali, soprattutto a proposito di signoraggio.
Andare a vedere, sempre su Youtube, oltre ai servizi, beninteso, di Albamediterranea, anche i video inseriti da:
informazionevera e scorpione 1952.
2) Da questi si può risalire ad altri inserimenti, sempre sul sistema signoraggio.
3) Marco Saba, facilmente reperibile su facebook, ha, a suo tempo, conteggiato quanto "lorsignori" ci hanno defraudato con le AMLIRE. I cosiddetti aiutini del PIANO MARSHALL sono ben poca cosa di fronte al furto delle AMLIRE, che possiamo così riassumere: a) Furto istantaneo, che corrisponde ad una vera e propria REQUISIZIONE. b) Furto dilazionato costituito dalla svalutazione della £ira. c) PERDITA di sovranità contingente, in quanto fino ed oltre il 1946 non esisteva Stato italiano, ma tutte le decisioni erano delegate al governo alleato d'okkupazione. ASSOLUTAMENTE DA RICORDARE: forse qualcuno è al corrente che il cosiddetto "governo badoglio" del regnicolo del Sud, dichiarò guerra a Germania e Giappone. Nelle regole internazionali che contano, ad una dichiarazione di guerra dovrebbe seguire un trattato di pace. NEL NOSTRO CASO non ce ne è stato bisogno perchè tali dichiarazioni di guerra NON hanno alcun valore, NON AVENDO il regnicolo, e tanto meno il fellone badoglio, alcuna autonomia operativa. Al contrario, la R.S.I. chiuse l'attività operativa durata un anno e mezzo con un attivo di cassa di svariati miliardi di £ire NON svalutate, che il ministro Pellegrini Gianpietro consegnò ad elementi del governo fellone. SICURAMENTE li avranno rubati. ( Interpellare sull'argomento Antonio Pantano che di recente ha fatto una onferenza sul ministro nel suo paese natale.)
4) La perdita della sovranitàSTATUALE viene sempre a coincidere con la perdita della sovranità economica. E' ovvio. Ma basterebbe leggere le opere del Preziosi, che ne ha scritto fin dall'inizio del XX secolo per rendersene conto. E' un processo che si protrae nel tempo e che è ben conosciuto.
5) In un recente scritto, a me pervenuto sabato scorso e che io ho distribuito immediatamente, un importante scritto di Paolo Barnard descrive il VERO potere mondialista CON NOMI e COGNOMI. Da cui si evince la SUDDITANZA totale degli uomini politici, e NON solo quelli citati, che sono le teste di cazzo di turno. VEDERE: http//igienistamentale.wordpress.com/2011/09/24/paolo-barnard-questo-e-il-potere/
CONCLUSIONE: Marco Tarchi, in un recente scritto: < NESSUN SUCCESSO DUREVOLE ATTENDE CHI, AI NOSTRI GIORNI, NON HA VOLUTO PRATICARE UN'AZIONE DI SEMINA DI IDEE E MODELLI DI COMPORTAMENTO SUL PIANO CULTURALE, DICOSTUME E DEGLI STIMOLI ALL'IMMAGINARIO COLLETTIVO.

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Ed ora il parere composito di Antonio Miclavez:

Meccanismo di creazione del Debito Pubblico: differenza fra Stato Sovrano e Stato Schiavo.

“Il Debito Pubblico è il debito scritturale che Stato e Cittadini hanno contratto col cartello bancario privato che ha creato denaro usurpando la Sovarnità monetaria.”

Questa definizione, trattada “Euroschiavi” e da “Euflazione”, è esatta ma incompleta; anche uno Stato con la Sovranità Monetaria infatti può ricorrere al Debito Pubblico quando vuole vuole limitare l’eccesso di liquidità per tornare all’Euflazione.

Non è chiaro? Cerco di spiegarlo.

Definiamo prima la situazione dello Stato Sovrano, ovvero dello Stato che ha conservato la Sovranità Monetaria.

Diciamo che lo Stato ha emesso molto denaro, troppo rispetto al punto di Euflazione, al punto “G” dell’economia; i prezzi stanno salendo per eccesso di liquidità in circolazione. (Nota Bene: di “denaro in circolazione”; se il denaro c’è ma è sequestrato dal circuito speculativo borsistico, è come non ci fosse; anzi, è un parassita che sta succhiando sangue all’ospite creando furti continui al e instabilità.)

Questo può esser dovuto perchè la produzione cala o perchè il prelievo fiscale non è stato sufficiente; fattostà che c’è troppo denaro in circolazione.

Una manovra che lo Stato PUO’ fare è di emettere obbligazioni, BOT appunto.

Diciamo che il Cittadino acquisisce 100.000€ di Bot al 5% a scadenza un anno. Egli versa 100.000€ allo Stato, e pertanto 100.000€ escono dalla circolazione per un anno entrando provvisoriamente nella cassa dello Stato; dopo un anno il Cittadino si riprende 100.000€ + 5.000€ di interessi.

Bilancio finale; i 100.000 son tornati in circolazione (erano i suoi e son tornati suoi), e i 5.000€ di interessi lo Stato ha dovuto recuperarli con le tasse per pagarglieli; se egli fosse l’unico Cittadino di quello Stato, avrebbe dovuto pagarli lui con le tasse, e se li ritrova come interessi; bilanci o in pareggio quindi.

In pareggio non proprio; manca lo 0.75% di commissione che se li tiene la Banca che ha mediato la transazione; il Cittadino quindi deve pagare 5.750€ di tasse per ritrovarsi 5.000€ in tasca dopo un anno.

Il bello di questa operazione è che ora lo Stato è SENZA Debito Pubblico; ha chiuso la posizione aperta, e se vuole emette altre obbligazioni, altrimenti no.

Il vantaggio dell’operazione c’è, ma a conti facci chi ci guadagna è solo lo Stato, e quindi anche il Cittadino; lo Stato si è finanziato coi soldi del Cittadino. Il Cittadino pensa di averci guadagnato, ma nell’esempio riportato ci ha rimesso *

Inoltre, il Cittadino deve soffrire per l’inflazione economica; ha perso diciamo il 5% - ovvero 5.000€ - di potere di acquisto. Inoltre, ha subito il rischio reale di perdere tutti I 100.000€ perchè lo Stato è saltato.

Chiaramente il Cittadino in realtà è uno dei 60 milioni di saggi Italiani, per cui i 5.000€ di tasse per pagare i suoi interessi sui BOT sono spalmati sulle tasse dell’intera popolazione. Volete sapere qual’è il punto di pareggio allo stato attuale in cui il DP (Debito Pubblico) è 1.900 Miliardi con I cedolini (utili) del 5%, ovvero 95 miliardi?

Beh, 95 miliardi spalmati su 60 milioni di cittadini fanno 1.583€ a testa; questa la cifra che ogni anno ogni cittadino paga per coprire gli interessi dei BOT e CCT.

Metti che tu possegga BOT al 5%; allo stato attuale devi averne per 31.600€ per andare in pareggio.

Definiamo ora la situazione dello Stato Schiavo, ovvero dello Stato che ha perso la Sovranità Monetaria. Osservate il tabellone del gioco “Bankopoli” che ho creato su consiglio di Marco Della Luna.

Lo Stato Schiavo DEVE emettere obbligazioni per avere denaro (ovviamente denaro creato dal nulla senza rischi, senza oro a garanzia etc), e quindi DEVE avere un DP.Il DP è parte integrante di questo sistema, fa parte della sua struttura, è INELIMINABILE. Per annullare il DP, lo Stato deve creare allo stato attuale 1.900 Miliardi di Euro, per creare I quali deve emettere 1.900 miliardi di BOT portando il DP a 3.800 Miliardi.

Lo Stato ha perso il potere di creare denaro; può solo creare BOT con cui mendicare denaro; che si tratti di denaro neocreato o di denaro già in circolazione, poco cambia. Oggi, il DP è quasi tutto nelle pance delle banche, che senza far nulla, come al solito, incassano i dividendi con le tasse dei cittadini.

Senza che vi riscriva tutto il percorso, andate all’inizio di questo articolo, e vedrete che ora capirete cosa ha portato la perdita della Sovranità monetaria.

Come Uscirne?

Riprendersi la sovranità monetaria e recusare il Debito Pubblico. Alternative? No.

domenica 21 agosto 2011

Tat tvam asi... Commenti sincretici a ruota libera di Giorgio Vitali

"Preghiera sincretica" - Dipinto di Franco Farina


"TAT TVAM ASI" - QUEST'INDIZIO M'INDUCE AD INDUGIARE..
Intanto prendo lo spunto da una citazione dei brahmini, Tat Tvam Asi, per aggiungere che, a conferma dell'unità inscindibile di "certe" religioni, o meglio, del fatto che una religione, quale il cristianesimo, in tanto risulta "interessante" in quanto attinge dal pensiero religioso indiano, faccio presente che uno dei PADRI fondatori di questa religione, Sant'Ambrogio, aveva dedicato parte dei suoi studi ai Brahmani (Il testo è giunto fino a NOI, ed è edito dall'editore "La Vita felice". www.lavitafelice.it

Il titolo dell'opera in latino è il seguente: De moribus Brahmanorum. Ricordiamo che fin dai tempi delle conquiste del Grande Alessandro, che aprì le comunicazioni con l'oriente, sia pure conquistandolo, i TESTI dell'Oriente circolarono in Occidente. Uno dei primi filosofi a cimentarsi nel pensiero orientale fu CALLISTENE DI OLINTO. Ricordiamo infine che il ritorno all'oriente avvenne in Europa grazie allo Schopenauer. ciò non significa che in precedenza il PENSIERO OLISTICO non fosse presente nei GRANDI pensatori post-rinascimentali Giordano Bruno, Giulio Cesare Vannini, Francesco Pucci, Michele Serveto. Quest'ultimo ebbe una nozione esatta della "circolazione polmonare" prendendo come riferimento il principio "ciò che è in alto corrisponde a ciò che è in basso" e riferendosi al movimento degli astri. Si tratta di ben TRE personalità eccezionali sacrificate al GOLEM.

Il panteismo infatti, che NON è proprio del cristianesimo in quanto tale, ma lo è di uno specifico CRISTIANESIMO, è assimilabile al GOLEM. (Ricordiamo, per inciso, il concetto di Cristo-Helios, di Crux gloriosa, di Crux invicta, laddove l'identificazione di Cristo con un ipotetico personaggio di nome Gesù è assolutamente aleatoria. Evidentemente, la Crux Gloriosa ed Invicta è il simbolo solare- croce greca- ed il cristo helios va letto con l'ordine invertito: è infatti HELIOS il CRISTO).

Per concludere: ricordiamo i TRE principi fondamentali del pensiero di Giordano Bruno: PANTEISMO, RELIGIONE NATURALE ED ETICA RAZIONALE, UNIVERSO INFINITO.
Per quanto riguarda Schopenhauer, questo grandissimo e prolifico pensatore, egli sosteneva, e forse a ragione, che nel mondo appaiono sempre gli stessi personaggi, come nei drammi di Gozzi.

I personaggi di un dramma non sanno nulla di ciò che è accaduto ai personaggi di un altro dramma, in cui tuttavia sono essi stessi che hanno agito. Non per questo Pantalone è diventato più abile o più generoso, Tartaglia più coscienzioso, Brighella più coraggioso, Colombina più virtuosa.

POESIA POST-MODERNA:
C'era una volta un ricco poveruomo - che cavalcava un nero cavalbianco - salìa scendendo il campanil del Duomo - appoggiato sul destro lato manco - era il figliuol d'un gigante nano - che camminava forte andando piano. (Teresa Chiarini)

PER CONCLUDERE, UNA MIA CONSIDERAZIONE SUL RUOLO DEI MOVIMENTI PRO-NATURA E VEGETARIANI: Io non sono convinto del risultato totale, anzi! L'opposizione al progetto di autodifesa naturale si fa sempre più forte man mano che lorsignori si stanno rendendo conto che stanno perdendo terreno. Tuttavia, è proprio l'immisione in circolazione di idee alternative che NOI dobbiamo perseguire, incuranti dei successi intermedi. Durante questa estate sono stati trasmessi da quasi tutte le emittenti più seguite, anche per ragioni di interesse economico, evidentemente, bellissimi programmi sulla natura in tutte le sue manifestazioni nel mondo. tenendo presente che questi programmi sono veramente "globalizzati", cioè trasmessi quasi in contemporanea dalle TV di tutto il pianeta, la sensibilità umana nei confronti della Natura si va trasformando, sicuramente "sotto i nostri occhi".

Beh, che ne dite se ci salutassimo qui? Ciao, Giorgio Vitali

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Pensieri poetici del dopo Giornaletto di Saul del 21 agosto 2011:

"Sei diventato matto cercando di soddisfare le aspettative di tutti. E non ci sei riuscito. Nessuno è contento. Sei perso, esaurito, e nessuno è contento. Chi non è contento con se stesso non può essere contento di te. Qualunque cosa tu faccia, troveranno il modo di essere scontenti di te, perché non sono capaci di essere contenti"

(Osho)

…....

"This life of yours which you are living is not merely a piece of this entire existence, but in a certain sense the whole; only this whole is not so constituted that it can be surveyed in one single glance. This, as we know, is what the Brahmins express in that sacred, mystic formula which is yet really so simple and so clear; tat tvam asi, this is you. Or, again, in such words as: I am in the east and the west, I am above and below, I am this entire world"

(Erwin Schrodinger)

sabato 20 agosto 2011

Sovranità monetaria, Europa Unita e competizione a livello economico mondiale...




COME IN TUTTI I MOMENTI DI CRISI, LE IPOTESI SI SBIZARRISCONO. E TUTTE SONO VALIDE.

Tuttavia, occorrerebbe ricordare che la nascita dell'EURO non è stata causale. Essa ha accompagnato una evoluzione storicamente determinata che è essenzialmente l'allargamento degli SPAZI vitali nell'epoca degli Stati continentali. Per competere in qualche modo con CINA, India, Brasile, RUSSIA, USA l'Europa non si può presentare sulla scena ancora divisa in Staterelli. Stesso discorso fu fatto da individui responsabili all'epoca della costituzione degli Stati Nazionali.

Ma come questi furono costruiti sul nocciolo di alcuni Mini Stati che avevano dimostrato garanzie sicure, soprattutto, per quanto riguarda l'Italia, il Piemonte, con risultati tutt'altro che esaltanti, similmente l'Unione Europea NON poteva che organizzarsi attorno ad un asse che conosciamo bene.

In questo contesto, essendo l'unità monetaria elemento portante nella lotta contro il DOLLARO, è evidente che: 1) l'EURO è ELEMENTO FONDATIVO DELL'UE. 2) LA LOTTA PER IL CONTROLLO DELL'EURO, SULLA TESTA DEI POPOLI EUROPEI, SI è SVOLTA SENZA ESCLUSIONE DI COLPI, COMPRESI GLI ASSASSINI DI ALCUNI ESPONENTI DI SPICCO DELLE FINANZE GERMANICHE. 3) COME SCRIVE GIORGIO VITANGELI SULL'ULTIMO NUMERO DELLA RIVISTA LA FINANZA: Attacco all'Italia, ma il bersaglio grosso è l'Euro. ( Speriamo di poter commentare questo articolo in un prossimo videointervento su Albamediterranea.)
Il problema è, quindi, come sempre d'altronde, COME SCEGLIERE LA TRINCEA DA DIFENDERE. Da queste scelte, fondamentali, potrebbe emergere l'elemento RIVOLUZIONARIO per eccellenza. CHE POTREBBE ESSERE, APPUNTO, LA RIAPPROPRIAZIONE DELLA SOVRANITA' MONETARIA.

Ricordando comunque che lo scenario internazionale NON è più quello del passato. Ferma restando, in ogni modo, la sconfitta del MONOPOLARISMO. In un articolo pubblicato su Panorama del 17 marzo scorso, Sergio Romano, in relazione all'operato di OBAMA, scrive: "Obama fa la voce gossa, ma è difficile che apra un nuovo fronte di guerra. Quali alleati lo seguirebbero?"

Questo per quanto riguarda la possibilità di leadership statunitense che, ovviamente, si riverbera anche nella possibiltà di colpire l'Euro. Quindi il quadro è di questo tipo, con una infinità di possibilità aperte sul futuro.

TUTTAVIA, esistono gravissime contingenze per il nostro paese, che non possono essere sottovalutate: 1) In tre anni abbiamo perso quasi metà della capacità produttiva. Soprattutto negli elettrodomestici. 2) Una considerazione di Barry Lopez del 1989 ci dovrebbe far riflettere. Scrive Lopez: "E' la natura fredda della società moderna che trova l'ignoranza della geografia, locale e nazionale, giustificabile tanto quanto l'ignoranza degli attrezzi manuali; e che trova il legame delle persone con i loro luoghi nativi solo momentaneamente divertente e in ultima analisi ingenuo...." Ciò significa che, se non si può fare riferimento ad un salutare senso di appartenenza, ad un nazionalismo sia pure allargato (La nazione Europa di Jean Thiriart), è molto difficile poter approntare difese idonee. In ogni caso, il futuro ci presenterà il conto.

Giorgio Vitali


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Scrive Giuseppe Magliacane:


Nell'inverno del 2010 Paolo Savona, ex ministro e presidente del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, ha proposto che l'Italia si liberi del "cappio europeo che si va stringendo al collo", considerando la convenienza di uscire dall'Euro o dall'Unione.

Si tratta della prima figura autorevole, rappresentativa di una parte dell'establishment politico-economico, a rompere il tabù imposto negli ultimi vent'anni, e a mettere in discussione una scelta che per l'Italia si sta rivelando sempre più disastrosa.

In una lettera al direttore de Il Foglio, Savona ha scritto che entrando nell'Euro fin dalla sua nascita, l'Italia ha accettato "il vincolo esterno nella promessa di un futuro migliore che non si è realizzato; anzi stringe la corda attorno al collo che si è volontariamente posta".

Ben presto si è capito che una moneta senza governo non avrebbe funzionato; data l'impossibilità di governare la moneta con un organismo politico, fu introdotta una "governance delle regole", e cioè i parametri di Maastricht e il Patto di Stabilità. Però, il meccanismo è fallito e ora si cerca di riformarlo senza passare per i Parlamenti, come prevede il Trattato, e farlo approvare direttamente dai capi di stato. "Dal governo delle regole si passa al governo del loro aggiramento. L'Italia si troverà di fronte a uno di quei momenti storici che richiedono una scelta importante (...)

"Anche se si fa finta che il problema non esista, il cappio europeo si va stringendo attorno al collo dell'Italia. È giunto il momento di comprendere che cosa stia effettivamente succedendo nella revisione del Trattato di cui si parla e nella realtà delle cose europee, prendendo le necessarie decisioni; compresa quella di esaminare l'opportunità di restare o meno nell'Unione o nella sola euro area, come ha fatto e fa il Regno Unito gestendo autonomamente tassi di interesse, creazione monetaria e rapporti di cambio. Se l'Italia decidesse di seguire il Regno Unito – ma questa scelta va seriamente studiata – essa attraverserebbe certamente una gravi crisi di adattamento, con danni immediati ma effetti salutari, quelli che ci sono finora mancati: sostituirebbe infatti il poco dignitoso vincolo esterno con una diretta responsabilità di governo dei gruppi dirigenti. Si aprirebbe così la possibilità di sostituire a un sicuro declino un futuro migliore attraverso il re impossessamento della sovranità di esercitare scelte economiche autonome, comprese quelle riguardanti le alleanze globali".

Mentre Savona ha auspicato un dibattito nazionale su questo tema, nessuno dei vari Giavazzi, Boeri ecc. ha avuto il coraggio di rispondere. Lo ha fatto Giorgio La Malfa, antico collega e amico di Savona, il quale ha scritto che "un Paese governato seriamente potrebbe scegliere la strada che oggi suggerisce Savona". Ma teme che "il problema della partecipazione/esclusione dall’euro possa essere il detonatore della divisione del Paese fra una parte che si sente in condizioni di condividere le politiche della Germania e una parte che non è in condizioni di farlo". Per cui, "non abbiamo alternative, oggi come oggi, alla partecipazione all’euro".

L'argomento di La Malfa è in realtà stato confezionato da ambienti filo-separatisti come l'Economist e la Commissione EU di Barroso, ed è il contrario della realtà. L'Euro ha provocato un decennio di declino economico che ha aumentato il divario nord-sud; se cerchiamo un detonatore della spaccatura finale del paese va cercata proprio nella permanenza nell'Eurozona. La stretta deflazionistica che si preannuncia, blindata dalla riforma del Patto denunciata da Savona, non farà che esasperare il divario nord-sud e far crollare la capacità di sostenere gli squilibri nazionali.

Ironicamente, il vantaggio supremo dell'uscita dall'Euro non è affrontato nemmeno da Savona: si tratta del ripristino del credito pubblico sovrano, e quindi della capacità di finanziare investimenti su larga scala per garantire la ripresa.

sabato 6 agosto 2011

Alba Mediterranea, complotti speculativi, alta e bassa finanza ed il "fronte comune" contro l'imminente disastro....




"Disaster.. disaster.. or man-made hazard that has come to fruition" (Saul Arpino)

Scrivono alcuni membri di Alba Mediterranea, su vari temi economici:

Ecco quello che si legge su Finanza Online un forum di finanza: E' fortemente scoraggiata la pubblicazione di testi (e video) che si rifanno ad una concezione del mondo complottista. Definiamo complottista qualunque teoria che leghi, senza dimostrazione alcuna, la causa ultima di un evento alle attività - segrete e nascoste - di un qualsiasi gruppo di persone. I thread che rientrano in questa categoria verranno chiusi o spostati nel fondoscala a discrezione della redazione...

Commento di Giorgio Vitali: GIUSTO! SONO LORO AD AVERE RAGIONE! COMPLOTTO è UN TERMINE INVENTATO DA LORSIGNORI PER METTERE ALLA BERLINA E QUINDI PER SMINUIRE L'IMPATTO DELLE RIVELAZIONI, TUTTI COLORO CHE SI LIMITANO A SVELARE CIO' CHE ACCADE REALMENTE NEL MONDO…”

E NEMMENO DIETRO LE QUINTE! SI TRATTA DI NORMALE AMMINISTRAZIONE. LORSIGNORI NON FANNO ALTRO. COMPLOTTISMO SAREBBE AFFERMARE CHE, SICCOME LA SICCITA' DEL CORNO D'AFRICA HA MESSO PER TERRA L'ECONOMIA DI QUEI PAESI, E QUESTI SONO CADUTI SUBITO NELLE FAUCI DELLE MULTINAZIONALI, LA SICCITA' STESSA SIA STATA PROVOCATA DALLE MULTINAZIONALI. MA ANCHE QUESTA è UNA QUESTIONE CHE PUO' ESSERE REALISTA!”

Prosegue con un articolo di Giuseppe Turrisi sul “Fronte Comune”:

“Fronte comune”? Perché no!!! Ma!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Come molti, abbiamo preso con gioia l’ardita iniziativa di un “fronte comune” . Ma nel voler fare “qualcosa” bisogna essere prima “qualcosa”, è necessario definirsi e presentarsi. Nell’essere, o nel “voler essere qualcosa” per poi “fare qualcosa” bisogna partire necessariamente da definizioni comuni chiare, perché poi si rischia di credere di pensare la “stessa” cosa (nel senso di simile) che però non è la “medesima” cosa (ossia unica cosa). Certamente la necessità estrema di dover fare qualcosa contro catastrofe economica che ci si sta abbattendo addosso è innegabile. Non ci sarà solo una catastrofe economica, ma ci saranno cambiamenti epocali molto seri ed impegnativi. L’emergenza economica che si sta abbattendo, ma subito dopo, ci sarà l’emergenza sociale e democratica, sarà drammatica (ma sembra non sconvolgere nessuno più di tanto).

Il disastro si abbatterà inevitabilmente ed inesorabilmente a breve, non solo in Italia ma in tutto il mondo “democraticamente civilizzato dal sistema della moneta debito” ma anche sui mercati in cui il dollaro è (ancora) di fatto la moneta di riferimento.

Siamo felici di aver letto l’articolo di Lorenzo Chialastri (venerdì 5 agosto u.s.), poiché salvo alcune sfumature sembra essere stato scritto da uno del nostro movimento (alba mediterranea) per contenuti ed analisi.

Allo stesso tempo siamo d’accordo con (socialista anticapitalista, mercoledì 3 agosto pg3) che sostiene di indire la “giornata unica della memoria per i morti comuni” (i morti sono morti e basta non c’è colore politico) in questa giornata si dovranno celebrare oltre ai morti (di entrambe le parti), anche le “scuse reciproche” degli eccidi “gratuiti” fatti sia dai partigiani, che dai nazisti; se si capisse che si sono uccise delle vite umane (prima che ogni altra classificazione) si finirebbe una volta per tutte, questo teatrino storico, di riproporre fatti distorti e speculativi, serviti solo a dividere per imperare. Se solo si conoscesse la storia veramente!! Basti sapere che la banca dell’URSS (ripeto URSS non Russia) ossia l’Unione Sovietica “Comunista” aveva azionisti banchieri americani, o che Stalin prese accordi con Hitler o che ci sono 64000 morti a causa di bombardamenti americani, o che l’Italia perché sconfitta da accordi di guerra non può prodursi più del 15% dell’energia, il resto è obbligata a comprarsela, ecc, ecc, si capirebbe una volta per tutte in quale piccolo giardinetto di notizie false ci hanno fatto crescere e scontrare (anche con ragazzi che sono morti da entrambi le parti credendo ad un ideale) solo per tenere in piedi il teatrino di sinistra e destra. Oggi infatti l’ultima evoluzione di quelle ideologie (PD e PDL) di fatto sono la stessa identica cosa ossia camerieri che rispondono allo stesso unico padrone ma solo con la uniforme diversa, (il giochino del terzo polo non merita neanche lo spreco di queste quattro battute).

Se riusciremo ad essere “oltre” con questo “fronte comune” allora avremo già vinto. Le divisioni, sono state indotte, programmate, inculcate, plagiate, ma non solo nei contenuti ideali, ma soprattutto nei metodi fino al punto di avere indotto anche finte lotte ma con morti veri (brigate rosse, prima linea, ecc) tutte pagate dai servizi segreti o simili . Quando sostengo che ci vorrà un dura ristrutturazione culturale, intendo proprio quella forza che ci servirà per saltare il muro del giardinetto in cui crediamo di essere nella ragione ed entrale invece a ragionare nel territorio molto più grande che li com-prende entrambi. Ma occorre un nuovo livello superiore di pensiero. (I problemi non possono essere risolti dallo stesso livello di pensiero che li ha creati Einstein)

Se ci riflettiamo veramente le sovrastrutture, soprattutto quelle ideologiche sono servite (e servono) poi, solo a classificare (bello, brutto, comunista, capitalista, settentrionale terrone, bianco nero, ecc) ; e si classifica solo per selezionare, si seleziona per scegliere.. questo si, questo no, questo è dei nostri, questo no…. ossia dividere per poi gestire potere e ricchezza.

In questo auspicabile “Fronte Comune” le divisioni, infatti, sulle fondamentali non ci sono mai state e “Rinascita in parte ne è la dimostrazione”. Le divisioni che ci sono state, molto spesso sono state promosse e aizzate, per una pura divisione del popolo, infatti, un popolo diviso è più facilmente gestibile. Le divisioni sono spesso finanziate e sono strumenti per gestire potere. Per fare un esempio i gruppi di rivolta dei paesi del nord africa, avranno sicuramente delle idee di libertà nella loro fase di partenza, ma queste sono poi cavalcate dalle lobbies di potere e suoi “derivati”. La stessa cosa potrebbe (già successa molte, volte ansi sempre) che movimenti che nascono con idee genuine, naturali, sociali, ecc anche con una forte struttura ideologica finiscono sempre per accodarsi a quel sindacato, quel partito, quel politico in disgrazia che per ri-accaparrarsi una base elettorale si avvicina ai movimenti “border line” o associazioni (neonate) e si insinua come un “cavallo di troia” per poi al momento buono tirare le fila ed il consenso per continuare quello che poi ha sempre fatto. Il nostro punto fermo infatti è proprio quello di evitare queste “sirene” ed il loro canto dolcemente melodico, che incanteranno sicuramente menti poco preparate e molto permeabili proprio perché coltivate e cresciute in quelle che, Lorenzo Chialastri chiama “camere di compensazione” che fanno poi da sfogatoio.

Ci vuole assolutamente un “Fronte Comune” come sostiene Rinascita, è non vi è dubbio come successe alla prima internazionale che si trovarono d’accordo di ogni estrazione politico-socio-culturale. Il timore è che sicuramente,e tutti i movimenti, le associazioni ecc convergono sul malessere comune, sul fatto che cosi non può andare avanti e che è necessaria una svolta; ma poi divergeranno sul “cosa fare” perché di fatto tutte queste persone provengono da anime e da un retroterra culturale molto blindato e molto diverso. Tutti pretendono che l’altro si iscriva alla propria associazione perché si ritiene nella verità assoluta, ma la necessità che sta arrivando stroncherà questa idiozia a favore del “fronte comune”.
Insieme al “movimento” o coordinamento di movimenti “fronte comune” c’è, a mio avviso, la necessità di operare un percorso di rivoluzione, individuale, intellettuale culturale, politico e di azione che inevitabilmente significa, prima, spogliarsi di convinzioni sovrastrutturate e cementificate da sessanta anni di propaganda di mezze se non complete false verità ed una vera e propria formazione politica. Se non si è preparati si andrà solo a morire, la conoscenza fa sempre la differenza.

A tal proposito è fondamentale difendersi o quanto meno “vaccinarsi” dagli ideologhi dell’ultima ora, che svegliandosi, solo oggi, cominciano a parlare di cose, che noi diciamo da oltre un decennio (G.Auriti, S.Frigiola, N.Bellia, M.Saba N.Galloni, G.Vitali, D. De Simone, L. Marra, A. Miclavez, M. Della Luna, E. Lannutti, A. Molinari, G. Fava, F. Caffe ecc solo per citarne alcuni ed ogni uno di questi nella sua indipendenza ); perché la domanda che a noi (albamediterranea) nasce spontanea è la seguente; questi signori, mentre noi denunciavamo giorno per giorno la cessione di un pezzetto di “sovranità” (politica, economica, e di conseguenza umana) da parte di una politica tutta (destra è sinistra sono ubbidienti allo stesso padrone) sempre più insignificante, sempre più serva delle lobies, sempre più inutile per il popolo, questi dove erano? Cosa scrivevano? Casa nascondevano? Da chi erano stipendiati? Un paletto lo mettiamo sicuramente e chiaramente, non prenderemo ordini, ne ci faremo dire cosa fare, da qualsiasi pseudo improvvisato salvatore ideologo, dell’ultima ora, che fino ad oggi non si erano accorti di nulla o volutamente ha fatto finta di non sapere nulla.

La macchina che vogliamo cambiare, è come un buco nero e qualunque cosa si avvicini viene attirato nel buio e collassa all’interno nullificandosi. La storia ci insegna che molti, partiti (anche quelli che sono nati con l’idee più oneste, di fatto, quando sono entrati in parlamento, sono stati “assimilati” ed “istituzionalizzati”. Il rischio è molto alto anche perché il “fronte comune” che sta nascendo, prima o poi dovrà coinvolgere, elementi che sono stati in passato “assimilati” ed “istituzionalizzati”.

L’impresa quindi è enorme soprattutto sotto il fronte culturale ed individuale. Ci sono delle convinzioni che sono dure da estirpare. La psicologia del denaro, l’idea del’interesse sul denaro, il concetto di comprare a debito sempre e per forza, smettere di pensare che le privatizzazioni sono un bene ecc, solo per fare degli esempi sono entrati talmente nel nostro DNA intellettuale che sarà difficile destrutturare e ristrutturare. Il primo cambiamento comincia da come noi ci “relazioniamo con il sistema”, se non comprendiamo che anche noi siamo il sistema, non si va da nessuna parte. I nostri pensieri, le nostre convinzioni, le nostre scelte, i nostri acquisti, il nostro voto, le nostre cause, l’educazione che diamo ai nostri figli, il vicino di cui non ci frega niente, il film che scegliamo di vedere, o il giornale che scegliamo di leggere ecc. Si tratta di comprendere di uscire dalla propria mappa di rappresentazione (e/o camera di compensazione) e capire che da oggi in avanti si deve entrare in un nuovo modello (oltre) di rappresentazione molto più ampio che ha a che fare con dei processi di carattere internazionale come la globalizzazione (quindi imbecilli di sinistra o di destra che si rigettano a vicenda la colpa non servono a nessuno).

Si deve cominciare a capire che non c’è confine, (non ci dovrebbe essere confine) tra “noi” e “voi” ma solo una comunità umana e civile che con la democrazia diretta (modello svizzero) cresce si sviluppa e si autodetermina con la propria “sovranità”, la propria politica, la propria moneta. Tutti dovrebbero sapere di economia, (come insiste Domenico De Simone nel suo ultimo libro “Crac”) perché tutti usiamo il denaro, perché tutti “siamo valore, e “tutti generiamo valore”. Come la lingua fa una nazione (la lingua italiana che tutti dovrebbero studiare) cosi anche l’economia fa una nazione.

Poiché tutti usano il denaro e fanno economia. Se tutti conoscessero la natura della moneta e come viene generata, molti problemi non esisterebbero. Ci sarebbe un consumo intelligente, ed il rapporto con il denaro cambierebbe.
La conoscenza è l’unica arma. Non illudiamoci che la massa delle persone possa comprendere tutto questo in cosi breve tempo (poiché il tempo è veramente poco prima del collasso), non perché la gente sia stupida, ma perché è stata programmata a delegare (e mai a responsabilizzarsi) è stata programmata a lavorare, sopportare e rassegnarsi, e poi quando era sfinita a distrarsi e divertirsi.

Togliere il tempo e distrarre sono strategie fondamentali nel meccanismo del controllo. La massa spesso sta male e non comprende il perché e da la colpa al governo di turno (tanto sono tutti ladri) Non c’è proprio traccia, ne di senso critico, ne di capacità di azione. Sarà molto dura quindi far passare dei messaggi in breve tempo e farli assimilare. Comunque il disaggio del popolo cresce a ritmi elevati, ma solo questo non può essere motivo di rivoluzione, infatti rivoluzioni che nascono solo sulla insofferenza diffusa sono destinati al fallimento ed il rischio di essere usate (come sempre) dalla lobbies a proprio uso e consumo per azioni diversive è altissimo. In ogni caso mostrano il segno che il popolo vuole fare la sua politica (Res Pubblica) perché quella ufficiale è ormai molto lontana.

Un “fronte unico” prevede una “macchina organizzativa” non indifferente (sopratutto formativa) e prevede finanziamenti, (il sistema che combattiamo è fatto in modo che non possano nascere movimenti consistenti che non siamo controllati da loro stessi) sappiate che arriveranno dei finanziatori spontanei, ma ricordiamoci che quei finanziamenti che arriveranno senza essere chiesti, sono quelli di Giuda.

Il “Fronte Unico” è sicuramente una necessità, ma saremo capaci di affrontare Golia.

Il “fronte comune ideale” se si affrontano le fondamentali: ritorno al rispetto della dignità umana, sovranità vera del popolo e della ricchezza che è e che crea (sovranità monetaria) allora la convergenza di una “Destra Sociale” di un “Centro anche Cristiano” e di una “Sinistra Nazionale” si trova, ansi si è già trovata (gli opposti alla fine si attraggono).