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lunedì 23 luglio 2012

Notizie sulla Siria e dintorni - Terzi, la pantegana ghignante.. e la guerra che verrà

Disinfestazione totale...

Notizie varie e commenti sulla Siria e dintorni

Scrive Vincenzo Mannello: "Grugnisce il ministro degli Esteri, Terzi, contro Assad, la Siria e quanti osano "resistere" alla nuova aggressione che i paesi occidentali ed i loro lacchè arabi stanno portando contro un libero e sovrano Stato. Ripetendo il cliché già usato in Irak, Afghanistan e Libia si usa l'arma della più falsa propaganda e manipolazione dei fatti per arrivare allo scopo principale: la caduta di Assad. Magari dopo un bell'intervento "umanitario" della Nato. E così Terzi, in nome e per conto dei padroni americani, parla di "pulizia etnica", di armi chimiche, di inenarrabili massacri. Sul modello di quanto addebitato a Saddam Hussein, a Bin Laden ed al mullah Omar, a Gheddafi, l'Italia si propone per condurre questa nuova crociata . Esattamente come il precedente governo Berlusconi e la "volpe del deserto", Frattini. Certamente la Nato ha già tutto pronto per la aggressione. Come in Libia forze speciali vengono segnalate in azione a Damasco e dintorni. Che gli italiani in questa fase possano svolgere una qualsiasi azione operativa è escluso da tutti gli esperti. Troppo scadenti ed inaffidabili in tutto. Lo dimostrano la consegna all' India dei due marò e l' ultimo riscatto pagato ai "terroristi" per la liberazione della Urru. Operazioni condotte e gestite dal ministro Terzi. Appunto, il grugnito del ratto! Di fogna.... visto quel che rappresenta degnamente"

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Scrive Giuseppe Turrisi: "Putin non ha proprio la coscienza a posto, un suo schieramento militare sarebbe l'inizio della guerra, ma in sede ONU lo ha detto chiaramente (fonte tv russa) che in Siria non si accetterà l'intervento militare NATO ne tanto meno una risoluzione ONU (per veto contrario) e l'america ha fatto sapere (per la boccuccia di rosa della Clinton) che se non si interverrà come ONU si interverrà in altra maniera (USA direttamente e/o!!!!) La stessa Cina che ha comprato una serie di economie per l'africa ed il sud america (rompendo non poco le balle al FMI, ed ha in pancia molto debito Americano... non può fare la dura più di tanto.... certo è che in Siria si gioca la svolta del secolo..."

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Scrive Maurizio Barozzi: "L’amico Roberto si è divertito a fare qualche ricerca per controllare come certe notizie sono manipolate dalle agenzie di stampa. Ecco qui sotto un suo esempio.

Notizie di agenzia filo USA - Istanbul, 22 lug. (TMNews) - L'esercito turco ha rinforzato il suo dispositivo lungo la frontiera con la Siria, con l'invio di batterie di missili terra-aria e veicoli da trasporto truppe. Lo riferisce l'agenzia di stampa locale, precisando che la zona interessata da questi movimenti militari è quella di Mardin, nel sud-est del paese. Intanto in Siria continuano aspri combattimenti. I ribelli hanno annunciato l'inizio della "battaglia per la liberazione" di Aleppo, seconda città della Siria, dove un nuovo fronte è stato aperto venerdì per la protezione delle minoranze, tra cui quella cristiana e alawita. Mentre le truppe del regime siriano hanno preso d'assedio il distretto di Mazzeh, nei dintorni di Damasco: lo ha riferito l'Osservatorio siriano sui diritti umani, dando conto di almeno 19 vittime in tutto il paese. "Tre persone sono state uccise e altre 50 ferite nei pressi di Mazzeh", ha spiegato l'ong con sede a Londra. Decine di carri armati stanno stringendo d'assedio la popolazione, facendo feriti. I team medici non riescono a raggiungere la zona per la presenza di militari e forze di sicurezza", ha aggiunto l'Osservatorio. La Farnesina ha rinnovato oggi il suo inviato a tutti i cittadini italiani a lasciare la Siria a seguito del continuo deteriorarsi della situazione della sicurezza nel paese. In considerazione del progressivo deterioramento della situazione di sicurezza in Siria, il ministero degli Esteri, a tutela dell'incolumità dei nostri connazionali, ribadisce l'invito a tutti coloro che fossero a qualunque titolo ancora presenti in loco a lasciare il Paese", si legge in una nota. Più di 19.000 persone sono morte in Siria dall'inizio della rivolta contro il regime di Bashar al Assad, nel marzo del 2011: lo ha riferito oggi l'Osservatorio siriano sui diritti umani. Su 19.106 persone uccise, secondo il bilancio dell'ong, la maggior parte è costituita da civili (13.296). Secondo Rami Abdel Rahmane, direttore dell'Osservatorio, sono morti inoltre 4.861 soldati e 949 ribelli. Orm/coa

Le "notizie" che precedono le ho tratte da Internet (portale: virgilio.it) nel momento in cui scrivo. Si noti che la fonte di tali notizie è una ong (osservatorio siriano sui diritti umani) con sede... a Londra! Mi sembra più che sufficiente per comprendere che siamo in presenza di una totale manipolazione della verità, come è già successo per l'Iraq e per la Libia - per citare soltanto i casi più recenti ed eclatanti - da parte delle bande assassine esportatrici di democrazia. (Roberto)

Comunque sia, applicando un minimo di “esperienza storica” ho il timore che alla lunga il legittimo governo siriano, non ce la farà a sostenere questa criminale “guerra” di aggressione. Attualmente il popolo è con Assad e percepisce bene di avere di fronte un branco di assassini prezzolati, altro che esercito di liberazione! Ma con il tempo, con i negozi che lavorono pochissimo, gli attentati criminali che spargono il terrore, il lavoro che tende a ristagnare, tutto a causa della pressione esterna degli Occidentali e di quella interna di questi banditi, il popolo finirà per rassegnarsi e defilarsi. Stessa cosa per qualche generale infido. E’ sempre la stessa storia: l’8 settembre insegna. Come disse Allende: contro la forza la ragion non vale.

Del resto la tattica dei “liberatori” alla lunga potrebbe essere efficace, in quanto, questi in insinuano in tutte le località meno controllate, uccidono e cacciano gli abitanti, e quindi poi, il governo siriano, per ripristinare l’autorità è costretto a far uso di artiglieria pesante.

Io mi auguro che i russi, capiscano il pericolo e decidano di intervenire direttamente o inviando sul posto milizie antiterrorismo oppure aprendo subito qualche fronte in qualche altra località che faccia saltare i progetti pianificati dei criminali occidentali.

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Siria in campana – Scrive Ubaldo Croce: “…capisco che qualcuno si aspetti che i russi e i cinesi possano intervenire direttamente in Siria etc.etc. Lo faranno (e già si sono preparati a farlo, i russi) appena gli anglo-amero-israeliani faranno la prima mossa azzardata (perché tale sarebbe se dovessero farlo). E’ assolutamente impensabile che i russi possano permettere un scempio in Siria ed Iran (lasciare mano libera agli USA/israel e loro servi assassini). In ogni caso, dopo le Olimpiadi di Londra bisogna aspettarsi di tutto. In campana!”

sabato 2 giugno 2012

Nicola Nasser fa un'accurata analisi della situazione etnica ed ambientale in Siria

Dipinto di Franco Farina


Circondata dal membro veterano turco della NATO a nord, dal partner israeliano della NATO e dalle flotte della marina dei suoi Stati membri, che pattugliano il Mediterraneo, ad ovest, dal partner giordano dell'Alleanza a sud, e ad est dall'Iraq che ospita una missione della NATO, di cui dovrebbe diventare il 12° partner arabo, e nuotando solitario in un mare di alleati strategici arabi e israeliano degli Stati Uniti, il regime del presidente siriano Bashar al-Assad si erge come la Jugoslavia del Medio Oriente, che è stata raggiunta dall'espansione verso sud della Organizzazione del Trattato Nord Atlantico, così come dal "nuovo ordine mondiale", progettato dalla potenza unipolare degli Stati Uniti; escluso come corpo estraneo regionale, o raggiungendo Iraq e Libia bombardate fino a tornare all'età medievale.
Dopo l'ultimo loro successo militare nell'aprire il cancello libico sull'Africa, sembra che degli Stati Uniti siano sul punto di assumere il 13° "partner" arabo della NATO, permettendo così di spostare il quartier generale di Africom dalla Germania al continente, dopo la rimozione del regime di Gheddafi, che si oppose sia a questa mossa e che all'Unione per il Mediterraneo (MU) francese, una rimozione che è di per sé, per tutte le ragioni realpolitiche, un avvertimento minaccioso alla vicina Algeria affinché ammorbidisca la sua opposizione sull'installazione in Africa di Africom e all'espansione verso sud della NATO, e a togliere qualsiasi riserva mentale sulla rinascita della MU, che ha perso il suo co-presidente egiziano, assieme al presidente Nicolas Sarkozy, con la rimozione dell'ex presidente Hosni Mubarak dal potere a Cairo.

Gli Stati Uniti e la NATO sono pronti ora a spostare l'attenzione dal Nord Africa arabo al Levante arabo, per affrontare l'ultimo ostacolo siriano alla loro egemonia regionale. L'amministrazione del presidente Barak Obama sembra ormai decisa a spezzare il regime di al-Assad, allontanandosi dalla politica decennale di gestione delle crisi, perseguita dalle precedenti amministrazioni degli Stati Uniti nei confronti della Siria, che si trova ora nel Medio Oriente come l'ex Jugoslavia si trovava sulla scia del crollo dell'Unione Sovietica, quando una serie di guerre etniche e religiose la rovinarono, creando dai suoi rottami vari stati nuovi, fino a quando il nucleo serbo dell'unione jugoslava venne bombardata dalla NATO nel 1999, per far della Serbia ora un possibile membro dell'alleanza.

Tuttavia fattori strategici geopolitici internazionali e regionali stanno trasformando la Siria in una linea rossa, che potrebbe inaugurare una nuova era di ordine mondiale multipolare che ponga fine all'ordine unipolare degli Stati Uniti, se l'alleanza guidata dagli Stati Uniti non riuscirà a cambiare il regime siriano, o alla completa egemonia regionale USA – NATO, ciò che potrebbe precludere il risultato tanto atteso, in caso di successo, sono:

- Internamente, le infrastrutture dello Stato sono forti, i militari, la sicurezza, la dirigenza diplomatica e politica sono coerenti, unificate e potenti, ed economicamente lo Stato non è gravato dal debito estero ed è autosufficiente per quanto riguarda prodotti petroliferi, alimentari e di consumo. Imporre un completo assedio per soffocare economicamente e diplomaticamente il Paese sembra impossibile. La cosa più importante politicamente è il fatto che la diversità pluralistica delle grandi minoranze religiose e settarie siriane, priva l'opposizione più importante, quella dell'organizzazione islamista dei Fratelli musulmani, del ruolo guida di cui gode nelle proteste di quella che è stata definita "primavera araba" in Tunisia, Egitto e Yemen.

- Contrariamente alle analisi occidentali, che prevedono che il cambiamento dei regimi della "primavera araba" sia un disco motivante per un cambiamento simile in Siria, tali cambiamenti sono stati dei cattivi esempi per i siriani. La distruzione delle infrastrutture dello stato, specialmente in Iraq e Libia, e la cessione del processo decisionale nazionale alla NATO e agli Stati Uniti, almeno per gratitudine verso i loro ruoli nel cambiamento, non sono considerate dalla stragrande maggioranza dei siriani, compresa l'opposizione tradizionale nel paese, un prezzo accettabile e fattibile per il cambiamento e la riforma. L'esimio giornalista veterano egiziano e internazionale, Mohammed Hassanein Heikal, in un'intervista al canale satellitare arabo del Qatar, al-Jazeera, citava i cattivi esempi iracheni e libici, per spiegare l'alienazione della classe media siriana nelle principali città dal sostegno alle proteste che esigono il cambiamento del regime, ed aveva anche accusato al-Jazeera di "istigazione" contro il regime siriano di al-Assad.

- Questa situazione complessiva interna continua a scoraggiare un intervento esterno, da un lato, e dall'altro spiega perché l'opposizione abbia finora fallito nel lanciare anche una sola protesta da milioni di persone nelle strade, come era ed è il caso di Tunisia, Egitto, Bahrain e Yemen, soprattutto nei centri abitati più importanti come la capitale Damasco, Aleppo, che ospitano una decina di milioni di persone.

- Inoltre, l'uscita di una minoranza di islamisti armati, che presumibilmente avrebbe difeso i manifestanti, è fallita, alienando il pubblico in generale, le minoranze, in particolare, ed evidenziando le loro fonti esterne di finanziamento e di armamento, in tal modo sostenendo l'accusa del regime dell'esistenza di una "cospirazione" esterna, ma soprattutto deviando i riflettori dei media dalle proteste pacifiche, indebolendo queste proteste e allontanando sempre più persone dall'unirsi a loro per paura della sicurezza personale, come dimostrato dalla grande diminuzione di manifestanti, e trascinando l'opposizione in battaglia, dove il regime è sicuramente più forte, almeno in assenza di intervento militare esterno, che non è prossimo in un futuro prevedibile; un fatto che è stato confermato nella capitale libica, Tripoli, il 31 ottobre, dal segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen: "La NATO non ha alcuna intenzione (di intervenire). Posso assolutamente escluderlo", riferiva la Reuters .

- Geopoliticamente, è vero che le potenze occidentali dopo la Prima guerra mondiale riuscirono a ridurre la Siria storica alla sua dimensione attuale, ma l'ideologia siriana pan-araba e la sua influenza si basano ancora sulla Siria storica, ed è ancora coerente con ciò che il defunto studioso di Princeton, Philip K. Hitti aveva chiamato (citato da Robert D. Kaplan su Foreign Policy del 21 aprile 2011) "Grande Siria" - l'antecedente storico della moderna Repubblica - "il più grande piccolo paese sulla mappa, di dimensioni microscopiche, ma dall'influenza cosmica", che comprende nella sua geografia, alla confluenza di Europa, Asia e Africa, "la storia del mondo civilizzato in miniatura". Kaplan ha commentato: "Questa non è un'esagerazione, perché non lo sono i disordini in corso in Siria, molto più importanti di quanto abbiamo visto nei disordini in tutto il Medio Oriente." Il cambiamento di regime in Siria non porterà sicurezza e stabilità nella regione, al contrario, si aprirà un vaso di Pandora regionale. Il presidente siriano al-Assad è assai ben consapevole di questa realtà geopolitica, quando ha detto in Gran Bretagna, in una recente intervista al Sunday Telegraph che la Siria "è una (regione) linea di faglia, e se salti sul suolo, causerai un terremoto".

- Le ripercussioni regionali di una guerra civile in Siria sono un fattore deterrente, sia contro la militarizzazione delle proteste pacifiche pro-riforma che gli interventi militari a sostegno delle stesse. Pertanto, quando la NATO e gli Stati Uniti fanno pressione o incoraggiano i loro alleati regionali Turchia e paesi arabi del CCG a fomentare conflitti settari sunniti contro l'alleato siriano dell'Iran sciita, come un preludio di guerra civile per il solo pretesto di un intervento militare, in realtà giocano con il fuoco regionale, che non salverà né i responsabili, né gli interessi "vitali" dei loro sponsor USA-NATO.

- A livello regionale, la possibile perdita per l'Iran del suo ponte siriano sul Mediterraneo, mentre le sue rotte strategiche sul mare potrebbero facilmente essere chiuse nel Golfo, nel Mare Arabico, nello Stretto di Bab-el-Mandeb, nel mar Rosso e nel Canale di Suez da parte della quinta e sesta flotte degli Stati Uniti, nonché dalle flotte degli Stati membri della NATO e d'Israele, e dei governi pro-USA che si affacciano su queste rotte marittime; allora è la linea rossa iraniana il cui sconfinamento potrebbe creare una situazione gravida di rischi potenziali di una guerra regionale.

- Anche Livello regionale, a meno della decisione di Stati Uniti e NATO di andare in guerra contro l'Iran e la Siria, l'intervento militare in Siria non sarebbe all'ordine del giorno, a meno che non ci siano garanzie che Israele resti fuori dalla portata della prevedibile rappresaglia iraniana e siriana.

- I tempi dello spostamento dell'attenzione sulla Siria di USA - NATO coincidono con il punto morto del processo di pace palestinese - israeliano e col fallimento di Barak Obama nel mantenere le sue promesse verso i suoi alleati arabi, allontanando il più moderato di loro, vale a dire il presidente palestinese Mahmoud Abbas, che è ancora in rotta di collisione con lo sponsor statunitense della campagna internazionale contro il suo processo per garantirsi, in ritardo, il riconoscimento della Palestina come membro a pieno titolo delle Nazioni Unite. Il fallimento della mediazione di pace degli Stati Uniti è più controproducente del processo di pace israelo-siriano. Il regime di al-Assad andò al potere con un colpo di stato, con il preciso intento di essere coinvolto nel processo di pace sponsorizzato dagli Stati Uniti in Medio Oriente. Più di quaranta anni dopo gli Stati Uniti vi sono ancora impegnati. Questo fallimento erode l'influenza degli arabi moderati filo-USA, ponendosi come il più grande ostacolo alla costruzione di un fronte israelo-statunitense-arabo contro l'Iran, che è una priorità regionale statunitense e israeliana, aggiunge munizioni e forze al protagonista siriano. L'accordo di riconciliazione di Abbas con un Hamas basato in Siria, è un buon esempio per riflettere su questo contesto, un altro è l'ultima opzione pronunciata dal leader palestinese di sciogliere l'Autorità dell'auto-governo palestinese sotto l'occupazione militare israeliana, cosa che sarebbe un colpo mortale al processo di pace arabo - israeliano.

- Il fallimento della "sponsorizzazione" degli Stati Uniti è stato un fattore importante che ha contribuito ai cambiamenti della "primavera araba" sulla catena di regimi arabi filo-USA di Egitto, Tunisia e Yemen. Tuttavia, questo fallimento rafforza l'ideologia della "resistenza" della Siria, giustifica il suo coordinamento strategico difensivo con l'Iran, rafforza il sostegno popolare a entrambi i paesi nella regione, e dà credibilità alla tesi del regime di Damasco, secondo cui gli Stati Uniti e la NATO stanno alimentando le proteste siriane in nome del cambiamento e della riforma, ma in realtà sfruttando queste proteste "per cambiare il regime" e sostituirlo con uno più disposto ad accettare l'imposizione dei dettati per la pace israelo - statunitense.

- Il ritiro programmato delle forze di combattimento statunitensi dall'Iraq entro la fine dell'anno, è un altro fattore regionale negativo contro l'intervento militare in Siria. Il ritiro senza dubbio lascerà l'Iraq nel quadro di un regime pro - Iran. Il primo ministro Nouri al-Maliki è tra coloro che si oppongono al cambio di regime in Siria, proprio a causa dell'influenza iraniana. L'Iraq sta ormai apertamente sostituendo la Turchia come profondità strategica del suo vicino siriano, fornendo un collegamento strategico tra gli alleati Damasco e Teheran, dopo l'inversione di rotta della Turchia sulla sua "cooperazione strategica" con la Siria, dopo nove anni di "rapporti a zero problemi" con i vicini arabi e islamici, e la sua adesione ai piani della NATO e degli Stati Uniti sulla Siria come membro e alleata rispettivamente.

- A livello internazionale, gli ultimi veti russi e cinesi al Consiglio di Sicurezza dell'ONU sono un'indicazione sufficiente che lo sforzo di Stati Uniti - NATO per cambiare il regime siriano ha superato un'altra linea rossa. Perdendo le sue infrastrutture marittime in Siria, la Russia resterebbe esclusa dal Mar Mediterraneo, che lo renderebbe un lago della NATO e degli Stati Uniti. La Cina, il cui vantaggio competitivo in Africa viene messo in discussione a seguito del cambiamento di regime in Libia, vedrebbe la caduta della Siria, divenendo una base di lancio di Stati Uniti - NATO contro l'Iran, una minaccia reale per la sua competitiva partnership con l'Iran. Cacciando Pechino anche dall'Iran, l'emergente gigante economico cinese sarebbe alla mercé dei partner della NATO, se riuscissero a garantirsi il controllo di Iran e Siria, perché questo garantirebbe anche il controllo delle riserve strategiche di petrolio in Medio Oriente e Asia centrale.

Questo è assolutamente una linea rossa cinese.
- Diplomaticamente, i piani di intervento militare in Siria di USA - NATO, hanno visto negata qualsiasi copertura di legittimità delle Nazioni Unite dai veti russi e cinesi. La legittimità della Lega Araba è ancora carente; per congelare l'adesione di uno Stato membro, come nel caso della Libia, ha bisogno di un consenso che non è in vista.

Due opzioni

Questo è il contesto geopolitico strategico nel quale la trasformazione pro-democrazia siriana sta cercando disperatamente di sopravvivere ai mezzi non democratici di Stati Uniti - NATO per costringere la Siria alla conformità. Sia l'opposizione tradizionale nel paese che il regime al potere hanno quasi un consenso sulle riforme e ai cambiamenti fondamentali che porteranno la Siria a essere ciò che viene oggi definita "seconda repubblica", attraverso il dialogo.
Sia questa opposizione che il regime, sono contro la militarizzazione delle proteste popolari pacifiche che richiedono riforme e cambiamento, e sono più risolutamente contrarie all'intervento straniero in qualsiasi forma, ed entrambe sono alla ricerca di unità nazionale interna, nonché del supporto estero al pacchetto di riforme che includono l'eliminazione della legge marziale, la limitazione del ruolo dell'intelligence dello Stato sulla sicurezza nazionale, l'abilitazione della società civile, il contrasto alla corruzione politica ed economica, pluralismo politico, elezioni, cambiando delle leggi elettorale, sui partiti e i media, bilanciamento tra esecutivo e legislativo, promozione della magistratura e dello Stato di diritto, e soprattutto, fine del monopolio costituzionale del potere del Partito Baath. Il Carnegie Endowment nella sua "Riforma in Siria: tra il modello cinese e il cambio di regime" del luglio 2006, aveva proposto la maggior parte delle riforme. In meno di sei mesi, il presidente al-Assad ha già emesso i decreti presidenziali che attuano tutte queste riforme.

Tuttavia l'asse dei sostenitori della "responsabilità di proteggere" di Stati Uniti - NATO persiste nel creare fatti sul terreno che comportino l'intervento straniero e li metta in grado di scambiare il loro sostegno a questo pacchetto di riforme interne a un cambiamento dall'esterno dell'agenda politica siriana che ha alimentato, nel corso di quattro decenni di governo al-Assad, la sua rete di alleanze regionali e internazionali hanno permesso alla Siria di mantenere una opzione di difesa nella sua lotta 40ennale per liberare le alture del Golan siriane occupate dagli israeliani, e di rimanere salda contro la dettatura di condizioni a Damasco per fare la pace con Israele, secondo termini israeliani.
Questi fattori negativi lasciano agli Stati Uniti e alla NATO due opzioni:

Primo, fare pressioni sul membro della NATO, la Turchia, affinché abbandoni i suoi nove anni di rapporti a "zero" problemi con i suoi vicini regionali, come descritto da Liam Stack sul New York Times, del 27 ottobre, mentre "ospita un gruppo armato di opposizione che conduce un'insurrezione ... nel mezzo di una più ampia campagna turca per minare il governo di Assad", nel suo vicino meridionale siriano, la stessa ragione per cui la Turchia da anni conduce incursioni militari in Iraq, e del perché Ankara era sull'orlo della guerra con la Siria, alla fine degli anni '90.
Secondo, aumentare la militarizzazione delle proteste pacifiche. Il 14 agosto 2011, il notiziario d'intelligence israeliano Debka aveva riferito che gli sviluppi in Siria erano al punto di una vera e propria insurrezione armata, integrata da "combattenti per la libertà" islamisti segretamente supportati, addestrati ed equipaggiati da potenze straniere. Secondo fonti di intelligence israeliane: il quartier generale della NATO a Bruxelles e l'alto comando turco, elaborano piani ... per armare i ribelli con armi controcarro ed anti-elicotteri ... Gli strateghi della NATO stanno pensando a riversare grandi quantità di missili anti-tank e anti-aereo, mortai e mitragliatrici pesanti nei centri di protesta ... La consegna di armi ai ribelli è prevista via terra, vale a dire attraverso la Turchia e sotto la protezione dell'esercito turco ... Secondo fonti israeliane, che restano da verificare, la NATO e l'alto comando turco, contemplano anche lo sviluppo di una "jihad" che comporta l'arruolamento di migliaia di "combattenti per la libertà" islamisti, cosa che ricorda l'arruolamento dei mujahideen per condurre la jihad (guerra santa) della CIA nel periodo di massimo splendore della guerra sovietico-afghana ... è stato anche discusso a Bruxelles e Ankara, affermano le nostre fonti, una campagna per arruolare migliaia di volontari musulmani nei paesi del Medio Oriente e del mondo musulmano, per combattere a fianco dei ribelli siriani. L'esercito turco avrebbe ospitato, addestrato questi volontari e garantito il loro passaggio in Siria!

L'editorialista del Washington Post del 28 settembre 2011, ha fatto una previsione: "La comparsa di tali forze non può essere benaccolta, neanche da coloro che sperano di porre fine al regime di Assad".
Tuttavia, gli Stati Uniti e la NATO sembrano correre contro il tempo nel perseguire esattamente questo obiettivo, attraverso queste due opzioni, per impedire l'attuazione del pacchetto di riforme siriane, fino a quando il regime al potere sarà costretto a scambiare il suo sostegno a queste riforme con la conformità nell'agenda della politica estera siriana.

Ma poiché la politica estera siriana, come la politica estera di tutti i paesi, serve le prerogative interne in primo luogo, nel caso siriano la liberazione delle terre siriane occupate da Israele, la Siria non è tenuta ad adempiere tale scambio. Pertanto, la "resistenza" siriana continua, e con essa il conflitto regionale.
Nick Cohen ha scritto sul The Jewish Chronicle del 30 agosto 2011: "La Siria è una storia che grida la prima pagina. Ma non sta ricevendo l'interesse che si merita." Cohen ha ragione, ma deve ancora affrontare la Siria da un approccio completamente diverso.

Nicola Nasser

*Nicola Nasser è un veterano del giornalismo arabo di Bir Zeit, in Cisgiordania, nei territori palestinesi occupati da Israele.
Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

lunedì 21 maggio 2012

Droni in arrivo a Sigonella… – Bettino Craxi aveva ragione, ora si capisce il perché!

Tomba di Bettino Craxi ad Hammamet

Disgrazie su disgrazie in Italia e nel mondo. Il momento è ottimo per far passare decisioni strategiche sulla testa degli italiani. Su Sigonella Craxi aveva visto giusto ed ha pagato duramente per la sua alzata di scudi “nazionale” contro i poteri atlantisti.. La prova? L’ho avuta oggi apprendendo che la Nato ha deciso di dispiegare i primi droni antiterrorismo a Sigonella. L’area da coprire è il mediterraneo, come dire che è l’Italia stessa. Come dire che la Nato si prepara, passo dopo passo, con il beneplacito del governo delle banche a controllare eventuali insurrezioni nel Belpaese. Le avvisaglie c’erano già tutte sin dai giorni scorsi in cui il monti invocava l’uso dell’esercito per sedare le rivolte popolari, mentre estremamente misteriosi attentati (da due soldi) venivano e vengono compiuti per facilitare l’operazione. Ora ci si è messo pure il terremoto in Emilia, una area che era considerata indenne da scossoni sismici..

Qualcosa non funziona più.. Scie chimiche, haarp, controllo meteorologico e sismico, attentati finti, morti veri.. ed ecco che in silenzio, umma-umma, arrivano pure i droni a Sigonella. L’eurogendfor, la polizia comandata esclusivamente dalla CE (inindagabile il suo operato da parte della magistratura italiana) è già impiantata a Vicenza. L’esercito non è più composto dal popolo ma da mercenari al soldo del governo. I carabinieri vengono accorpati nella polizia di stato, controllata strettamente dal governo. La macchina repressiva è bella e pronta. Il nodo scorsoio attorno al collo degli italiani è stretto, guai a chi si muove.. A tenere sotto controllo la popolazione, con il terrore, e bloccare ulteriormente mosse disperate, ci pensano le milizie repressive degli addetti ai sequestri, degli addetti alle riscossioni coatte, degli addetti al minuto controllo su tutto quel che si muove per la sopravvivenza (equitalia, finanzieri, vigili urbani e non urbani, etc.).

Alla luce di questi fatti la figura di Bettino Craxi si erge come quella di un martire e di un santo dell’ultima Italia, dell’Italia degli Italiani..

Ecco un breve resoconto dei fatti avvenuti a Sigonella nel 1985:

Nell’ottobre del 1985, durante la presidenza di Ronald Reagan negli USA e il governo di Bettino Craxi in Italia, ebbe luogo una grave crisi politico-militare, riguardante un aereo di linea egiziano con a bordo il terrorista palestinese Abu Abbas ed un gruppo di altri quattro terroristi, che avevano sequestrato e poi rilasciato la nave italiana Achille Lauro (dopo aver liberato tutti i passeggeri della nave ad eccezione di Leon Klinghoffer, affetto da paraplegia, di religione ebraica, con passaporto statunitense, che era stato trucidato) e che avevano ottenuto un aereo ed un salvacondotto del governo egiziano, garantendogli il trasferimento a Tunisi, dove allora aveva sede l’OLP.

Tuttavia l’aereo di linea venne dirottato da caccia della U.S. Navy e costretto ad atterrare nella vicina base aerea di Sigonella. Appena atterrato l’aereo egiziano venne circondato da militari della “VAM”, la vigilanza dell’Aeronautica Militare Italiana. Poco dopo, un forte contingente di soldati americani della Delta Force, appena sbarcati da un velivolo atterrato poco dopo senza notifica alle autorità italiane, circondò i militari italiani che presidiavano il velivolo egiziano, esigendo con la minaccia delle armi, su territorio italiano, la consegna immediata dei terroristi alle autorità USA.

Informato della situazione, Bettino Craxi si oppose, ed ordinò ai VAM in forza alla base ed ai Carabinieri inviati a rinforzo di circondare a loro volta il reparto della Delta Force, esigendo la loro partenza immediata, che avvenne poco dopo. Ne seguì una delle più aspre crisi nelle relazioni Italia-USA del dopoguerra. I terroristi furono presi in consegna dalle autorità italiane (e vennero rinchiusi in carcere a Siracusa), mentre Abu Abbas fu trasferito a Roma, e successivamente liberato e fatto partire con un volo ad hoc. Abbas fu poi catturato dagli USA in Iraq nel 2003 e morì poco dopo, sotto custodia statunitense.

Il principale deposito logistico nel Mediterraneo

È la più attrezzata base logistica in appoggio alla 6ª Flotta americana nel Mediterraneo. Il 1º aprile del 2004, la Defense Logistics Agency (DLA) istituì il “deposito difeso” Sigonella Italy nell’area NAS II per servire come base di rifornimento per il Mediterraneo. La DLA fornisce anche il carburante ed il deposito di proprietà della NAS II. (Notizie Wikipedia)

Dopo questi fatti, di lì a pochi anni, venne fuori l’inchiesta “Mani pulite” (1992) e Craxi fu costretto all’esilio di Hammamet. Oggi il governo monti aderisce senza riserve al “rafforzamento” di Sigonella, con la dotazione dei droni (aerei senza pilota), ottimi per omicidi mirati e bombardamenti di obiettivi sensibili.

Paolo D’Arpini


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Commento ricevuto:

Gentilissimo Paolo, la Tua analisi su Bettino Craxi è (quasi) perfetta. Onorevolissimo fu l’atteggiamento di Craxi contro i padroni del Mondo, gli USA e lodevolissimo il Suo agire per la dignità nazionale. Il mio “QUASI PERFETTA” circa la Tua analisi è dovuta al colossale errore – ma corretto da molti Suoi pregi- di Craxi per aver rifatto… i Patti Lateranensi con il Concordato nel 1984!. Eterno “vizio” degli Italiani andare a spasso con lo Stato Pontificio! Ma cosa c’è da attendersi da un popolo come il nostro che non presta nessuna attenzione ad un capolavoro come “La Rivoluzione Pagana” di L. L. Rimbotti, Edizioni di AR indispensabile per chi si rifà alle radici millenarie spirituali, politiche, culturali in un mondo dove si preferiscono le palestre per i muscoli (ed il cervello?…), solarium per sembrare (?...) più attraenti, feroci discussioni su quali centri commerciali offrono di più mentre l’Italia ha 113 basi militari DI OCCUPAZIONE da parte di una Potenza che della Plutocrazia e Dainestocrazia –termine molto più preciso…- ha fatto la propria divisa?... Onore a Craxi; peccato quei Patti con il Vaticano. Grazie per l’ospitalità.
Steno Lamonica

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Commento ricevuto:

Abito alle falde dell' Etna , Sigonella è più giù . Quanto basta per essere colpito da un eventuale missile balistico di chi la ritenesse quello che è : una minaccia costante alla sicurezza del mondo ed una base primaria per le aggressioni Usa e Nato ai paesi
"ostili". Passati , presenti e futuri .
Paolo , da lontano , ha tracciato un quadro storico di Sigonella riduttivo rispetto a verità a Catania risapute . Tanto per descriverne una si dice che da qui decollassero gli aerei israeliani durante le guerre con gli stati arabi . Beninteso , erano aerei Usa con la stella di david dipinta al posto di quella americana . Ed i piloti erano americani con passaporto israeliano . Casomai se ne fosse perduto uno .
Poi bunker sotterranei , testate atomiche , addirittura si parla di una pista mobile .
Certo è che quanti , nei dintorni , affittano case agli yankees (a prezzi elevatissimi e con danno per i catanesi) sapevano da anni dell' arrivo delle truppe al seguito dei droni . Alla faccia dei servizi segreti!
Ed il bello è che Sigonella sarebbe sotto "sovranità" italiana ! Come credeva pure Craxi . Che però , poi ,
venne obbligato ad un "ripensamento" . Altra storia .

Vincenzo Mannello

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Commento ricevuto:

Si, si sta prospettando uno scenario inquietante, ma non solo in Italia, anche negli USA dove stanno avvenendo gigantesche esercitazioni anti repressione e non si capisce perchè siano state anche comprate migliaia di bare di plastica.
La lettura di certi documenti, più o meno para massonici o mondialisti, che ci indicavano come nei progetti dell’Alta finanza ci fosse anche una drastica riduzione della popolazione mondiale e la situazione gravissima di crisi finanziaria internazionale, tale da arrivare a prospettare scenari apocalittici (tanto per cominciare basta ad esempio che uno Stato non sia più in grado di pagare le pensioni), anche a non voler per forza fare del catastrofismo, danno a che pensare,.
Ecco che allora che ha in mano il potere mondiale sta già predisponendo a come, tale potere, non venga messo in discusione.
Maurizio Barozzi

domenica 20 maggio 2012

Geopolitica - Il ruolo della Turchia nello scacchiere mondiale

Paolo D'Arpini che interpreta Chuang Tzu al teatro Cinabro di Calcata


Il ruolo della Turchia nello scacchiere mondiale – Scrive Joe Fallisi: “Consiglio vivamente, anche a coloro che conoscono poco l'inglese, di visitare l'interessantissimo canale youtube di Morris (http://www.youtube.com/user/108morris108?feature=watch), già tante volte da me segnalato, e di prestare particolare attenzione alla serie di video, uno più notevole dell'altro, che contengono le interviste allo sceicco Imran Hosein. Egli sostiene, così come lo stesso Morris peraltro, molte cose che penso, dico e scrivo io stesso. Vede lucidamente la situazione apocalittica in cui il mondo si trova, con i dirigenti pazzoidi dell'entità sionista in procinto di sferrare l'attacco finale. Esso dovrebbe condurre, attraverso l'ecatombe di Armageddon, alla sostituzione dell'impero americano ormai al tramonto con il dominio, da millenni agognato e preparato, delle tribù di Israele. Ma nuovi scenari, anche sotterraneamente, si stanno disegnando a contrasto di tale esito, niente affatto scontato né inevitabile. Chiave di volta di questi ultimi nel Vicino Oriente, secondo Hosein, sarà la... Turchia. Dove Istanbul-Costantinopoli potrebbe essere riconquistata dalle forze capaci, in alleanza con la Russia e con l'Iran, di contrastare e persino dissolvere il sogno mondialista sionista. Ciò avverrà, nel caso, solo attraverso una rivolta contro la Nato e il suo servo locale, l'obliquo dönmeh Erdogan. Chi vivrà vedrà”

Mio commentino: “Interessante... peccato che non posso vedere i video.. comunque già la tua spiegazione lascia intendere molto... Anche se di queste "profezie" in parecchi ambiti e da parecchio tempo se ne parla, personalmente continuo ad essere agnostico (non escludo però che possa accadere), pur che il mondo, diciamo i suoi abitanti, si è talmente rammollito in cinquantanni di consumismo e liberismo sfrenati che ho dubbi sulla capacità di ribellione.... Si dice in Cina che in tempi di crisi estrema solo la forza e la tenacia del Topo possono garantire la sopravvivenza, tu -tra l'altro- sei nato nell'anno del Topo di Terra...”

Replica di Joe Fallisi: "Capisco bene cosa intendi e anzi lo condivido. Per un "raddrizzamento" della situazione occorrerebbe un'umanità diversa. Non esiste. Tanto meno nei Paesi del cosiddetto primo mondo. C'è poi da dire che la visione escatologica dello sceicco Hosein è tutta interna all'Islam, ovvero che egli, come ogni buon musulmano, si sente parte della "famiglia abramitica" (per cui buona e santa la Torah, parzialmente degenerato il Talmud e così via). Purtroppo - ma è inevitabile - anche nel suo caso alla fine ci si ritrova sempre dentro la prigione, il delirio, il grande trucco degli ebrei e del loro arconte-demiurgo tribale. Gli uomini, le donne, gli animali, la natura tutta, per salvarsi, avrebbero bisogno di uscire da 'sto nero sortilegio e di tornare a respirare, finalmente, aria pulita. Siamo e rimaniamo viceversa infossati in questa foiba infame, vivendo di illusioni e falsa coscienza"

Mia rispostina: "Succederà spontameamente, come tutto è avvenuto spontaneamente nell'evoluzione umana.. passo dopo passo, come si conviene ad una passeggiata nel cosmo!"



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Commento di Maurizio Barozzi:

E’ indubbio che il sogno di un dominio mondiale sionista, configurandosi attraverso il passaggio mondialista di una Repubblica Universale con capitale a Gerusalemme, a prescindere se potrà o meno realizzarsi, data la complessità della natura umana e le reazioni storiche e geopolitiche (eterogenesi dei fini) prevede assolutamente il ridimensionamento, anche traumatico, della nazione che oramai da oltre due secoli rappresenta l’arma, dietro la quale, l’ebraismo internazionale ha potuto portare avanti i suoi progetti: gli Stati Uniti d’America. I progetti di dominio mondiale prevedono infatti che dopo un periodo, più o meno lungo, in cui le redini manifeste e pubbliche di questa Repubblica Universale sono tenute da “porta borse” o comunque da personalità non necessariamente giudaiche, a poco a poco dovranno subentrare le figure ieratiche dei figli di Israele.

Gli USA saranno quindi, prima o poi, annichiliti anche se è difficile prospettare come. Io penso che questo ridimensionamento del loro ruolo internazionale avvenga o attraverso una crisi finanziaria apocalittica (e qualcuno in America sta già preparando le forze repressive e gli scenari di eventuali rivolte) o attraverso uno scandalo di inaudite proporzioni, come ad esempio produrre, attraverso i mass media e la solita magistratura d’assalto, le prove che dimostrano l’auto attentato dell’11 Settembre. Sarebbe un impatto tremendo per l’opinione pubblica americana e coinvolgerebbe, travolgendola, tutta l’amministrazione USA in uno scandalo, di fronte al quale il Watergate era un giochetto.

Nella prospettiva di un potere sionista mondiale tutto e tutti devono essere ridimensionati, compreso il Vaticano che potrebbe, data la sua estensione planetaria e la sua natura “pacifista”, farsi catalizzatore di enormi masse di popolazione mondiale gettate allo sbando e alla disperazione se non travolte da una guerra apocalittica.

Tutte queste ovviamente sono previsioni teoriche, ma suffragate da un lavorio ininterrotto da secoli che, tramite Centri di potere mondialisti, punta proprio verso queste prospettive. Scettici o meno, bisogna comunque tenerle presenti.

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Commento di Fabrizio Belloni:

Non ce la faranno mai! Non ce la faranno a costruire il loro maledetto terzo tempio. Il primo lo distrusse Nabucodonosor. Il secondo, Tito, il figlio di Vespasiano, al comando (più nominale ed onorifico che funzionale. Il Padre Imperatore gli mise al fianco i tre "Legati", cioè generali delle tre Panzer Divisione Romane: la Quinta, la decima e la Quindicesima). Rasa al suolo Gerusalemme e fatto strame di Masala. Le ubbìe del terzo tempio lasciamole al popolo che, gravato da così ampi complessi, si è dovuto inventare "un'elezione" da parte del loro dio per auto giustificarsi. Non ce la faranno mai. Deo gratias. Anzi, grazie ad Odino!

giovedì 5 aprile 2012

Giuseppe Turrisi: "Se il conflitto è l'unico modo per sedare i conflitti..."







A molti è chiara la situazione in cui ci troviamo, ad altri un po' meno, altri ancora non sanno nemmeno cosa stia succedendo.

In ogni caso l'oligarchia mondiale dei poteri forti ha dichiarato guerra alla dignità umana.

Niente di nuovo sotto il sole, intendiamoci, per chi sa leggere i fatti nel momento che succedono, per tutti gli altri non rimane che aspettare venti o trenta anni per sapere forse qualcosa a cui danno il nome di "verità", come per Ustica, solo per citare il caso più conosciuto. Del resto ci sono quelli che aspettano che il presente diventi storia, mentre altri pensano al futuro facendo il presente. Credere per vedere o vedere per credere, nella società dell'"homo videns" purtroppo è vero solo ciò che appare.

I fatti sono ormai noti e non c'è più bisogno di prove, la dichiarazione di guerra è palese. "Noi siamo il potere e voi siete schiavi; e siete pure troppi". Il potere si è rivelato nella sua più totale sfacciataggine e non mostra nessuna vergogna, ansi ostenta presunzione di naturalezza ed innocenza (della serie: "il mondo è cosi che deve andare").

Il velo del tempo si è ormai squarciato, i vari pilato si sono lavati le mani, ed il popolo spogliato di ogni umanità, logica, dignità e coraggio rimane li a guardare sperando solo che il lupo non sia troppo cattivo. Anni e anni di lavaggio mentale lo hanno reso zombi al punto giusto. La soverchia di questo potere è mostruosa ed ogni giorno sempre più ostentata ed ingombrante, ma sembra ci sia come una sorta di incantesimo, più reprimono il popolo, più il popolo sembra accettare l'arcano. Ma sotto la cenere molti gruppi di persone, che si stanno disintossicando, cominciano a farsi delle domande, ed è grave per il potere quando alcuni, riconcentrandosi sulla propria identità e la propria dignità si fanno le domande. Dobbiamo accettare questo tipo di società tecnotronica e tecnocratica gestita dall'anarchia bancaria?

Dobbiamo accettare questo tipo economia togliendoci la possibilità di immaginarne una diversa? Dobbiamo accertare la storia cosi come ce l'hanno raccontata senza poterci porre delle domande con il rischio pure di subire un processo se ci facciamo delle domande "strane"? Dobbiamo accettare questo tipo di politica senza poter cambiare una virgola? Dobbiamo accettare una turbo economia che rincorre un PIL distruttivo che erode posti di lavoro, produce discariche e svilisce la natura umana togliendo tempo prezioso alla vita?

Dobbiamo accettare passeggiate di aerei bianchi che irrorano sostanze non meglio identificate su cui nessuno vuole rispondere? Dobbiamo accertare che la NATO passeggi a casa nostra senza neanche bussare? Dobbiamo accettare questi cibi avvelenati degli OGM e potremmo essere arrestati se non compriamo le sementi con il brevetto delle multinazionali?

Dobbiamo curarci delle malattie inesistenti, con le pillola che ci impone l'impero delle multinazionali farmaceutiche? Dobbiamo vaccinarci con i vaccini esavalenti e fare una serie di richiami quando le statistiche ci dicono che forse è meglio non vaccinare? Dobbiamo curarci i cancri solo con la chemio perché loro sanno quel che fanno?

Dobbiamo subirci la produzione di film e telefilm che ci propina sempre idiozie e l'unico richiamo fisso e questo "giorno della memoria" come se a morire sono stati solo loro e tutti gli altri eccidi di gran lunga maggiore non debbano essere ricordati? Dobbiamo subirci il loro petrolio e lo dobbiamo comprare con i loro dollari e con il prezzo che dicono loro?

Dobbiamo tenerci le basi militari senza chiederci il consenso? Dobbiamo andare a bombardare paesi amici per loro conto contro la nostra stessa costituzione? Dobbiamo fare tagli su tutto ma ci dobbiamo armare fino ai denti? Dobbiamo accettare di svendere il nostro patrimonio a due soldi per un debito illegittimo? Dobbiamo fare tagli sulla sanità, sulle pensioni, sull' istruzione per pagare interessi a dei banchieri sol perché si rinuncia alla sovranità monetaria? Dobbiamo tenerci un primo ministro illegittimo consulente della Goldman Sachs (banca indagata dalla procura di Pescara, con l'inchiesta "easy crediti" per truffa allo stato italiano) fatto senatore tre giorni prima da un Presidente della Repubblica che ha dimenticato la Costituzione, e che a sua volta e stato eletto da un parlamento illegittimo che è stato eletto dalla legge elettorale "porcellum"?

Dobbiamo continuare a sentire amenità sull'articolo 18 quando migliaia di imprese stanno chiudendo e molti imprenditori si stanno suicidando? Dobbiamo accettare di subire ancora il trattato di Maastricht e Lisbona senza una minima discussione in merito? Dobbiamo subirci una orchestra di politici multicolore che quando dirige il banchiere suonano tutti la stessa musica? Dobbiamo subirci ancora una magistratura assente, distratta, lenta, e spesso dalla parte del potere?

Dobbiamo subirci lo smantellamento dello stato dai comuni alle regioni alle imprese pubbliche?

Dobbiamo subirci l'annientamento culturale ed identitario della nostra radice mediterranea e romana?

Dobbiamo subirci questa pesante macchina europea al servizio della finanza mondiale e delle multinazionali? Dobbiamo subirci l''eurotruffa e la sua banca centrale europea che inietta soldi alle banche commerciali e non agli stati? Dobbiamo subirci il MES (meccanismo di stabilita europeo) che sarà l'ennesimo meccanismo bancario sovranazionale con poteri assoluti che ci scipperà altri 15 miliardi in tre anni?

Dobbiamo subirci il teatrino dei sindacati che vanno ad elemosinare quanto deve essere lungo il cappio per impiccarci? Dobbiamo subirci un comunicazione da vomito che dice che la crisi è finita mentre sta per saltare tutto? ecc ecc Cominciano ad essere troppo le domande!!

L'elenco è lunghissimo. Purtroppo dobbiamo fare i conti con la nostra capacità razionale oramai prossima allo zero assoluto. La nostra incapacità di prendere sul serio la nostra vita ci fa rimanere immobili aspettando solo che la ghigliottina venga giù. Sarà necessario cominciare a fare disobbedienza civile e fiscale, gli scioperi e le manifestazioni di piazza sono inutili e scontati per il potere.

C'è un momento in cui esercitare la disobbedienza civile significa obbedire alla propria dignità. C'è una guerra in corso con morti veri (suicidi). Rispettare la nostra esistenza è fondamentale, soprattutto quando ci viene dichiarata guerra e sarebbe da vigliacchi non reagire.

Giuseppe Turrisi


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Risposta commento di Danilo D'Antonio: "Caro Giuseppe,

ammiro il tuo carattere deciso. La poltiglia, di notizie, sentimenti, etc. rischia ad ogni momento di assorbirci. Fa quindi piacere vedere una persona che reagisce come occorre. Quindi ti ringrazio per questo tuo intervento e rilancio pure dicendo che forse più di una guerra, più che battagliare come ci hanno abituati a fare decine, centinaia, migliaia di associazioni, sarebbe ora che decidessimo di vincere, sarebbe opportuno perseguire la vittoria definitiva.

Quando si tratta di guerre e vittorie la strategia la fa da padrona. E la differenza sta tutta qui. I movimenti non hanno mai seguito alcuna strategia. Si sono sempre limitati a rispondere agli attacchi del nemico. Qualche volta hanno pure vinto, ma la guerra tuttora volge a netto favore dei cattivi. Per questo, chi desidera non semplicemente battagliare, guerreggiare, ma VINCERE, è opportuno si doti della strategia giusta.


Fino ad oggi, influenzati, sospinti dai professori/baroni di sinistra, ci siamo sempre orientati a contrastare direttamente i potenti: i leader politici, i ricchi, banche, imprese, multinazionali, e qualche volta pure i gallinacci romani dell'istituzione superstiziosa. Impossibile ottenere una vittoria decisiva e duratura contro costoro. Questa è tutta gente con grandi mezzi e pure parecchio scaltra, che s'ingrossa col proprio lavoro truffaldino, non sono mica dei fessi come noi volontari, attivisti, membri delle associazioni, che dandoci da fare spendiamo del nostro ed impoveriamo. Non ce la faremo mai attaccando direttamente i potenti arroccati nemmeno sappiamo dove veramente.


PERO'!!!


Per nostra grandissima fortuna, il marcio sistema che vogliamo buttar giù ha una falla di strepitosa grandezza. Mentre i leader politici vengono regolarmente eletti (e noi non possiamo far nulla per cambiare le cose, quantomeno pacificamente), mentre i ricchi son strapieni di soldi (ed anche qui noi non possiamo competere rimanendo pacifici), al contrario c'è un settore poderoso della società (avrai già capito quale ma lo specifico ancora una volta: la Funzione Pubblica) che è occupato indebitamente a vita da una minoranza. Questo in una democrazia non può assolutamente accadere. Tutti abbiamo diritto di condividere la nostra Res Publica.

Proprio ottenendo questo risultato, proprio togliendo gli statali da sotto i piedi ai potenti, possiamo far cadere a terra questo sistema che definir schifoso è ancora troppo gentile. E' l'assunzione a vita nel settore pubblico il punto debole del sistema, è passando attraverso questa falla che potremo ottenere TUTTO quanto desideriamo. Ragioniamo: sostituendo gli statali coi cittadini, i potenti non avranno più quell'esercito di fedelissimi leccaculi disposti a tutto pur di mantenere quell'indegno posto fisso che fu dato loro dal duce e dal re. Al contrario noi cittadini ce la metteremo tutta: DA DENTRO LA FUNZIONE PUBBLICA cambieremo l'intero sistema!


Gli statali finora si sono sempre salvati sia orientandoci contro i potenti (noi che ci possiamo fare, facciamo solo il nostro dovere (di disumani)) sia diffondendo il luogo comune che esistono statali cattivi e statali buoni e che di conseguenza non si può fare di tutt'erba un fascio. Ed invece SI', cazzarola, proprio del FASCIO di monarchica e tirannica memoria si tratta! Il bieco figuro dello statale s'origina proprio da quell'epoca. Tutti loro occupano indebitamente a vita un ruolo ch'è pure nostro.


Concludo dicendo che rendere democratica la Funzione Pubblica è di una semplicità meravigliosa. Concentriamoci su questo obiettivo, perché in grado di realizzare tutti i nostri desideri. Non perdiamo occasione per spiegare, raccontare, immaginare il futuro, diffondere queste consapevolezze, sviluppare queste idee. A momento debito ci daremo appuntamento a gruppi davanti alle varie sedi delle Università e della RAI. In modo del tutto PACIFICO, LEGALE e CIVILE, l'orrendo complotto degli statali (sono stati i baroni a nascondere tutto ciò, a non far evolvere la nostra cultura) si svelerà chiaro davanti agli occhi di ognuno. E non ci sarà bisogno d'altro che organizzare dei turni per entrare nei pubblici ruoli e svolgere le pubbliche funzioni in modo avveduto, consapevole, responsabile, ONESTO!


Dedico questo mio intervento alle persone riportate qui sotto, che sono cadute per mano di questo sporco sistema fondato sul figuro dello statale.


Ciao Giuseppe, buone cose a tutti,

Danilo D'Antonio





02/01/2012: Bari,74 anni, pensionato si getta dal balcone Inps chiedeva rimborso.
09/01/2012: Bari, 64 e 69 anni pensionati si suicidano in coppia.
12/01/2012: Arzachena, 39 anni commerciante tenta di asfissiarsi, viene salvato.
22/02/2012: Trento, 44 anni per i troppi debiti si getta sotto ad un treno…. è salvo.
25/02/2012: San Remo, 47 anni, elettricista si spara.
26/02/2012: Firenze, 65 anni, imprenditore si impicca.
02/03/2012: Ragusa, commerciante tenta di darsi fuoco.
02/03/2012: Pordenone, 46 anni, magazziniere si suicida.
09/03/2012: Genova, 45 anni disoccupato, sale su un traliccio della corrente.
09/03/2012: Taranto, 60 anni, commerciante trovato impiccato.
10/03/2012: Torino, 59 anni, muratore si da fuoco.
14/03/2012: Trieste, 40 anni, appena disoccupato si da fuoco.
15/03/2012: Lucca, 37 anni, infermiera ingerisce acido.
21/03/2012: Lecce, 29 anni, artigiano si impicca.
21/03/2012: Cosenza, 47 anni, disoccupato si spara.
23/03/2012: Pescara, 44 anni, imprenditore si impicca.
27/03/2012: Trani, 49 anni, imbianchino disoccupato si getta dalla finestra.
28/03/2012: Bologna, 58 anni, si da fuoco davanti all’Agenzia delle entrate.
29/03/2012: Verona, 27 anni, operaio si da fuoco.
01/04/2012: Sondrio, 57 anni, perde lavoro, cammina sui binari, salvato in tempo.
02/04/2012: Roma, 57 anni, corniciaio, si impicca.
03/04/2012: Catania, 58 anni, imprenditore si spara.
03/04/2012: Gela,78 anni pensionata si getta dalla finestra,riduzione della pensione
03/04/2012: Roma, 59 anni, imprenditore, si spara con un fucile.
04/04/2012: Milano, 51 anni, disoccupato si impicca.
04/04/2012: Roma Imprenditore si spara al petto col fucile.La sua azienda stava fallendo.

http://lucanianonconforme.wordpress.com/"


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Replica di Giuseppe Turrisi: "Grazie per avermi letto e risposto (anche se ancora fatico a capirti passi da una grettezza da masso da fiume su certi argomenti ad una lucidissima e raffinata analisi quasi platonica... BAH!!!).. Conosco la tua teoria della rotazione dei posti pubblici e della funzione pubblica (res pubblica) condivisibile quasi al 100% (ma permettimi è un dettaglio ed una visione parziale) ma non è facendo roteare le persone che risolvi i problemi della responsabilità civile, della moneta debito, della crescita spirituale e vocazionale..... contrasta con la libertà della vocazione personale che verrebbe ingabbiata in una sorta del leva militare forzata...... (leggasi antropocrazia di Nicolò Bellia) Il problema è molto molto oltre... non serve lavorare cosi tanto, non servono tutti questi posti di lavoro anche perché la metà servono solo a produrre rifiuti e burocrazia inutile (con una moneta credito , chiuderebbero tutti i commercialisti, metà finanziarie e meta studi di avvocati.
Siamo blindati mentalmente (articolo 1 della costituzione) al "dogma del lavoro" il lavoro è tutto, pensa nessun animale
(e sono animali) lavora se non quelli schiavizzati e allevati dall'uomo....
l'uomo non deve lavorare per lavorare e pure a rotazione ma deve esercitare delle attività (il più possibile vocazionale) per vivere e non per sottrargli tempo e schiavizzarlo.
lo stato è una organizzazione per l'uomo e non è l'uomo nato per servire lo stato, quando uno stato vessa il suo cittadino
la stato perde la su a funzione pubblica (Res pubblica) ANCORA UNA VOLTA IL FASCISMO NON C'ENTRA NIENTE
e comunque leggiti qualcosa della RSI con occhi lavati dalla gabbia ideale del veterocomunismopartigina e scoprirai
tutta un'altra storia, ma del resto cosa pretendiamo abbiamo studiato tutti sui testi del Villarei ( o pesudo) quindi la nostra mente è deformata proffessionalmente a vedere le cose....
tornado all'attualità
Serve una economia che liberi l'uomo dalla schiavitù del lavoro e non introdurre una schiavitù di lavoro a rotazione ( tipo leva forzata), anche perché la mancanza di lavoro è una bufala intesa come conseguenza della moneta debito e del neoliberismo,
di attività da fare ce ne sarebbero migliaia se solo ci fosse responsabilità e moneta sovrana (NON CERTO ELEMOSINARE LA ROTAZIONE DEL POSTO PUBBLICO)
- nuove scuole, bonifiche, sistemazioni idriche, sistemazione dei fiumi, ripopolamento delle foreste, ricerca in ogni settore, riqualificazione energetica ( con soldi di stato e non come pensi tu conflitto di di interesse che non centra niente)
recupero artistico, architettonico, scuole di arte, centri anziani, scuole di film e di teatro, cooperative di servizi, cibi biologici
energia alternativa MA TUTTO CON MONETA DI STATO E SENZA INTERESSE
ALTRO CHE ELEMOSINARE UNA ROTAZIONE DEL POSTO PUBBLICO tipo leva militare obbligatoria
A proposito di FASCISMO LA ROTAZIONE DEI CARABINIERI NELLE VARIE CASERME IN TUTTA ITALIA PER NON RADICARSI NEL TERRITORIO ED EVITARE CHE FOSSERO CORROTTI O COLLUSI FU FATTO DAL QUELLO SCHIFO DI FASCISMO.... CHE TANTO DETESTI ( bisogna essere obbiettivi il fascismo è stato anche uno scempio enorme ed assurdo ma non da meno tutto il resto a cominciare dai partigiani assassini (leggasi i libri di Panza) fino alla sinistra da salotto che ci ha venduto alle banche.... quindi basta gabbie ideali e politiche io non difendo nessuno intendiamoci MA SONO STUFO DI CHI FA DERIVARE TUTTI I MALI SEMPRE DA UNA PARTE SOLA (come se Tito, Stalin ,e la pena di morte ancora in vigore in cina sono tutti Santi) oltre al fatto che è dimostrato che tutti sono stati finanziati dagli stessi banchieri.... ..... tra l'altro se non siamo ancora caduti nel baratro e se siamo sotto attacco da questi speculatori è grazie a grandi imprese miste pubbliche che sono state la nostra ricchezza e ancora per molti anni (Eni, AGIP, ENEL, Inps, Inail, finmeccanica, la stessa BANCA D'ITALIA UNIFICATA NEL 31 ecc) che sono nate quasi tutte sotto il fascismo....
Distinti saluti"

sabato 24 marzo 2012

Preparativi per la corsa della Fine del Mondo... "Pronti? Uno, due, tre... via!" - Ai nastri di partenza: Israele, USA, NATO, Iran, Cina, Russia...



Debbo ritornare sul possibile olocausto nucleare che alcune oscure potenze senza scrupoli stanno preparando per la nostra Terra, per futili motivi di egemonia economica e politica.

La vita sul pianeta sarebbe certo migliore se venisse eliminata la spada di Damocle delle bombe nucleari, sospesa da tanti anni sulla testa dell’umanità come immane possibile tragedia ecologica. Ma le bombe atomiche non sono affatto scomparse, anzi sono lì, negli arsenali noti e in quelli segreti, e le fabbriche lavorano freneticamente per tenerle sempre pronte all’uso e per inventarne di nuove: 10.000 bombe nucleari negli Stati Uniti, circa 15.000 nella Russia e un numero imprecisato negli altri stati nucleari: Cina, Francia, Regno Unito, Israele, Pakistan, India, alcune pronte a partire entro pochi minuti, bombe sparse dovunque, alcune diecine di bombe americane collocate anche in Italia Che può divenire un target per eventuali ritorsioni.. così dall'oggi al domani...


L’energia atomica è cattiva sia in pace che in guerra… anzi forse è più cattiva in pace visto che in guerra sono state solo due le bombe utilizzate, quelle di Hiroshima e Nagasaki, nel 1945, e da allora sono trascorsi 67 anni. Mentre di incidenti nucleari ne sono avvenuti a iosa da quando l’uranio è diventato un “combustibile” energetico. Centinaia di incidenti, piccoli e grandi, che hanno lasciato una scia di morte e malattie non indicizzate… perché non conviene. Infatti i danni del nucleare è meglio tacerli, anche perché la maggior parte d’essi debbono ancora venire… Ma il nucleare civile serve a corroborare -pacificamente- gli scopi dei produttori di bombe: “Il nucleare civile si muove in simbiosi con il nucleare militare, per ripartire gli enormi costi per produrre l´uranio e soprattutto per arricchirlo al cosiddetto “weapon grade”.


Ulteriori danni verranno alla luce nel momento in cui le scorie radioattive stipate in varie parti del mondo cominceranno a rilasciare il loro contenuto venefico… è inevitabile che ciò accada perché i siti in cui dette scorie “riposano” saranno prima o poi distrutti da “incidenti” imprevisti. Poi ci sono tutti i residui radioattivi conservati in celle di contenimento, sarcofagi che non dureranno più a lungo… Polveri radioattive conservate in magazzini militari, in vasconi di contenimento o in casseforti a tenuta stagna (provvisoria), od in scrigni gettati nel mare, sepolti nei deserti, stipati in grotte, nelle paludi, e che aspettano solo di lasciar fuoriuscire i loro liquami radioattivi mortali.

L’uomo è stato bravissimo ad avvelenare il pianeta… ma sembra che ciò non sia ancora sufficiente.. e si vuole arrivare all'Armageddon finale... Con buona pace della vita sulla Terra.

Senza contare la vendita sottobanco di centinaia di testate avvenuta dopo la caduta dell'Unione Societica. Le bombe atomiche, al giorno d’oggi, sono facilmente reperibili al mercato nero delle armi… non c’è quindi bisogno di mascherarsi dietro un “programma nucleare civile” per costruirsele… Basta avere un po’ di soldi, e nemmeno tanti, per procurarsene qualcuna..

Ciò non ostante ogni giorno più insistente si fa la voce di un blitz di Israele contro l'Iran per fermare la produzione di uranio arricchito che quel paese sta portando avanti "per scopi civili". Israele si dice preoccupato per la sua sicurezza, per l'ipotsi che l'Iran possa munirsi di una bomba, in verità studi di intelligence americani affermano che "la possibilità per l'Iran di costruirsi l'atomica è remota". Ciò non ostante il Mossad con i suoi lunghi tentacoli si è mosso per far fuori i maggiori scienziati atomici iraniani, con attentati mirati.. Ma ciò non basta... Israele ha chiesto esplicitamente all'America di non opporsi ad un blitz contro l'iran (che alcune fonti danno per imminente entro il 2012) e l'America ovviamente non può opporsi alla volontà d'Israele, l'America è succube... economicamente e finanziariamente e politicamente.

E nel caso in cui ci si fosse dimenticate di loro – il che non sarebbe difficile, visto quanto raramente la loro esistenza è menzionata nei pubblici dibattiti – Israele ha un centinaio di armi nucleari, forse anche un po’ di più, e ha la capacità per lanciarle da silos sotterranei, sottomarini e cacciabombardieri F-16. Come dire che Israele autonomamente può già provocare una piccola fine del mondo... basta che scatti la sindrome del "muoia Sansone con tutti i filistei".. Un'ipotesi ben reale, visti i precedenti biblici....

Insomma la cosa succederà e le conseguenze sono conosciute solo a Dio....

Paolo D'Arpini


P.S.
A proposito di Dio, ho qui le "dichiarazioni" di una veggente, Sandra De Marco, informata sui fatti... Solitamente ho poca fiducia nelle "previsioni" a sfondo religioso.. ma le attinenze con la realtà presente sono molte.. e fanno pensare: “…preparariamoci ad una prossima guerra. Contro l’Iran, contro la Siria per arrivare fino alla Cina e quindi ad una guerra mondiale nucleare contro la Cina e la Russia che oggi possiede quindicimila bombe atomiche!” Continua:
http://www.circolovegetarianocalcata.it/2012/01/04/2012-le-previsioni-fosche-di-sandra-de-marco-preparariamoci-ad-una-prossima-guerra-contro-l%e2%80%99iran-contro-la-siria-per-arrivare-fino-alla-cina-e-quindi-ad-una-guerra-mondiale-nucleare/

lunedì 24 ottobre 2011

Marinella Correggia: "Atroce dittatura a casa d'altri e siparietto della Hillary (l'ilare) Clinton"

"Palcoscenico" Foto di Gustavo Piccinini

Intanto vi prego di diffondere il video che dura pochi secondi, protagonista l'orrenda dittatrice a casa d'altri H. Clinton in un siparietto fra due trasmissioni: http://www.youtube.com/watch?v=mlz3-OzcExI


Il fatto che lei abbia chiesto a Tripoli il giorno prima di ucciderlo o prenderlo, e il giorno dopo ciò sia avvenuto,fa sorgere tante domande ma una certezza c'è: la Clinton che ride e parafrasa quell'altro criminale di Giulio Cesare, dopo le immagini di una macellazione con tortura, è la sintesi del pensiero dei governi e di buona parte delle popolazioni dell'Occidente consumista/militarista (a proposito, l ricostruzione della Libia con i soldi libici magari farà uscire dalla crisi alcuni paesi d'Occidente; una ragione di più per fare la guerra. Un investimento).

L'altra parte dell'Occidente possiamo identificarla con le tre scimiette "non sento non vedo non parlo". A questa appartengono quasi tutto il "movimento" e la "sinistra" occidentali. E non lo vediamo solo dai loro siti di questi giorni ma anche dal loro nulla lungo sette mesi. Un nulla totale (se glielo dici, ti rispondono che a marzo avevano fatto una dichiarazione contro la guerra). Perfino l'occasione d'oro del 15 ottobre, centinaia di città in piazza, è stata del tutto mancata. Eppure, un appello era stato lanciato.

Dimenticavo i media mainstream: a quale gruppo appartengono? a quello della Clinton, decisamente.


AGGIUNGO QUESTO QUANTO ALLA DINAMICA DEL 20 OTTOBRE. La macellazione di Muammar Gheddafi (giacché di macellazione si tratta en io sono contraria anche a quella degli animali) al di là dei non commentabili commenti dei leader politici (crimini in sè, quei commenti) ha seguito lo stesso andamento binario di questa guerra di riconquista.

1) La Nato ha fatto tutto il lavoro, permettendo la consegna di Gheddafi ai carnefici (e nei sette mesi precedenti permettendo un'avanzata degli anti-Gheddafi altrimenti impossibile malgrado le armi ricevute e il reclutamento di consiglieri e mercenari). La Nato ha fatto il lavoro asettico": i bombardamenti dall'alto magari con droni non prevedono contatti fisici con la vittima, "occhio non vede cuore non duole"

2)Gli alleati locali della Nato (non direi solo libici) hanno completato, direi accessoriato mettendoci del loro: hanno fatto il lavoro sporco, quello del carnefice che guarda e uccide la vittima. Non lo hanno fatto solo con Gheddafi; da mesi circolano video di inaudite crudeltà da pate dei "ribelli della Nato" (e nemmeno uno su crudeltà da parte dell'ex esercito libico pure accusato a parole di ogni nefandezza). Video ignorati. Alla luce della macellazione finale, quei video dovrebbero essere ristudiati in una denuncia per crimini di guerra.

Marinella Correggia

venerdì 21 ottobre 2011

...è nata la Libia delle macellazioni, dei carnefici, dei plaudenti e degli astenuti..




Libia. MACELLAZIONI FINALI, CARNEFICI (NATO-CNT), PLAUDENTI (BAN KI MOON, NAPOLITANO, UE…) E ASTENUTI

1. Ecco la nuova Libia di Napolitano, di Ban Ki Moon, di Barroso e di tutti gli altri che hanno espresso oggi soddisfazione. Eccola in questo video atroce: fra tante altre immagini che invece erano montaggi (http://www.youtube.com/watch?v=75YhFScM5sU&feature=share&skipcontrinter=1) riprende un essere umano gravemente ferito, strattonato, circondato dalle blasfeme urla “allah u akbar” che accompagnano le esecuzioni di Al Qaeda, in Iraq come in Libia (da mesi ormai), come altrove. Macellazione: il termine è appropriato, perché il sangue scorre, le urla di soddisfazione degli esecutori si levano come gli onnipresenti colpi di fucile, e l’indifferenza per le sofferenze dei viventi scannati è la stessa che c’è nei macelli per animali. Del resto, ricordate che in Iraq, i militari americani dicevano ridacchiando di aver fatto il tiro al piccione con i soldati iracheni? In Libia, Nato e i suoi alleati del Cnt hanno fatto tabula rasa di molti civili e di moltissimi lealisti; e dire che avrebbero dovuto limitarsi a far rispettare la no-fly zone e a proteggere i civili se minacciati. Chi minacciava in civili in genere (e tanto più nel caso delle città assediate da fine agosto)? Le truppe armate del Cnt. Alleate e protette dalla Nato come se fossero civili.

2. Allucinante, un assassinio ordinato o compiuto direttamente dalla Nato dai paesi “democratici”. Dai paesi consumisti e militaristi, anche durante la crisi. Allucinante ma non per Ban Ki Moon, per il quale questa giornata è “storica” per la Libia. Ban Ki Moon è il segretario generale delle Nazioni Unite!! Lo stesso che non ha speso un parola su questa guerra, nemmeno sui civili di Sirte assediati e uccisi (e immaginarsi se può provare pietà per i soldati libici sui quali la nato ha fatto il tiro al tacchino. E Napolitano? Anche lui contento. Napolitano è il presidente della Repubblica italiana: ci rappresenta davvero questo guerrafondaio capo (il più accanito di tutti, a parlare di “iniziativa umanitaria”)? E i capi dell’Unione Europea che si compiacciono della nuova era? Ci rappresentano? Forse sì. Questo è l’”orrore su cui si fonda il consumismo” (frase di un’amica); sì, anche in tempi di crisi.

3. Oggi 20 ottobre vicino a Bani Walid è stato assassinato anche Sheik Ali, ottant’anni, capo tribale della tribù Warfalla. Uomo di pace, non aveva in casa nemmeno un fucile da caccia.

4. Non si è risparmiato nulla ai perdenti, per ridicolizzarli meglio. Un pro-Cnt (di quelli che senza la Nato non avrebbero fatto un passo) mostra la “pistola d’oro” che avrebbero trovato nelle tasche di Gheddafi! E poi naturalmente, dove l’hanno trovato ferito (è poi “morto in custodia”)? Saddam lo pescarono, barbone, in una buca, per avviarlo subito alla forca. Gheddafi, dicono, si era rifugiato ferito in un tubo di cemento sporgente dalla sabbia. Così hanno cercato di annullare il fatto che sia rimasto fino all’ultimo nel luogo della Libia più pericoloso, Sirte.

5. E’ stata la Nato a colpirlo? Ecco cosa dice il colonnello Lavoie in una di quelle dichiarazioni che a leggerle rivelerebbero altrettanti crimini di guerra o violazioni della risoluzione 1973 (alla quale la Nato ha continuato ad aggrapparsi): “aerei della Nato hanno colpito due veicoli militari pro-Gheddafi che facevano parte di un gruppo di veicoli militari che manovravano vicino a Sirte”. Allora ho chiesto all’ufficio stampa della Nato (cjtfuppress@jfcnp.nato.int): come mai avete colpito quei veicoli?”. Loro, coda di paglia, si lanciano in una excusatio non petita: “La Nato li ha colpiti perché erano una minaccia per i civili. La Nato non prende di mira individui specifici”. Allora ho risposto: “Non vi ho chiesto quale obiettivo specifico fosse quello. Ma in che modo minacciavano i civili? Dov’erano i civili minacciati?”. Allora hanno fatto rispondere a Lavoie: “given the nature of their conduct these armed vehicles continued to represent a threat towards civilians”. “Data la natura del loro comportamento, erano una minaccia. I combattimenti sono continuati fino alla caduta di Sirte”. Il tirapiedi di Lavoie aggiunge che non può aggiungere altro. Ma è chiarissimo: visto che Lavoie si riferisce ai combattimenti, significa che gli unici civili che la Nato ha voluto proteggere sin fall’inizio del resto, erano gli armati del Cnt. Ma ciò è illegale.

6. Dunque quando si farà un processo alla Nato sarà sempre troppo tardi.

7. E qui, gli occidentali – anche i “movimenti” - che sanno tutto (ma anche là, gli arabi addormentati da Al Jazeera), che hanno fatto? Non ha indignato quasi nessuno, nemmeno gli indignati, il macello che dura dall’inizio delle bombe (già: prima, i famosi 10mila o seimila morti erano stati un’invenzione. Lo hanno dichiarato gli stessi che l’avevano denunciato all’Onu…). Forse perché qui è dal 1945che il cielo non ammazza di bombe e molti difettano di immaginazione. Adesso diranno: “Eh però era meglio processarlo…”. Siamo democratici e civili, noi gli altri li processiamo gli altri (noi stessi mai). Ammazziamo solo con le bombe e la rapina economica ed ecologica. Di cui le guerre come questa sono conseguenza e causa. Ma come mai non se ne rendono conto?

Marinella Correggia

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Commento ricevuto:

Schifato da quanto visto su tutte le televisioni italiane, scandalizzato, e non è la prima volta, del cinismo dei nostri "uomini di stato", vorrei solo dire a Marinella Correggia: quando alla fine, pone la domanda: " Ma come mai non se ne rendono conto"?
Cara Marinella, sono convintissimo che se ne rendono conto, ma il perlare come fanno loro, il nasconere la vergogna di ogni guerra dietro parole false e fumose, fa il loro sporco gioco e noi tutti, che denunciamo l'illegalità, di queste azioni militari, ne subiamo le conseguenze e, se ci ribelliamo, usano la tecnica del sottolineare episodi secondari che, sperano, mettano il silenziatore ai loro crimini. Di questi crimini contro l'umanità, infatti, i media non parlano e non li denunciano.

Paolo Bertagnolli


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Fonte Pace Peacelink

mercoledì 21 settembre 2011

NATO e Turchia in Libano? - Nuovi scenari geomilitari e politici evocati da Maurizio Blondet




"In verità, nella creazione dei cieli e della terra e nell'alternarsi della notte e del giorno, ci sono certamente segni per coloro che hanno intelletto" Corano III, 190


Se mai la forza d’interposizione ONU sarà posizionata in Libano, conterà un contingente turco.
Con quale spirito?
Un amico mi riferisce che molti negozi di Istanbul espongono cartelli che dicono: «Non serviamo israeliani».
E che uno degli scorsi venerdì, nella grande moschea Sulaymanya (di Solimano) ha ascoltato l’imam spiegare che Israele e l’America sono nemici dei turchi e di tutti i musulmani, e devono essere combattute come fanno palestinesi, hezbollah, resistenti iracheni: una novità che ha stupito i presenti, dato che le prediche degli imam sono in genere controllate (se non dettate) da funzionari governativi.
Ma anche i media cosiddetti «laici» e non pro-islamici sono tutti contro USA e Israele.

«Il telegiornale di una famosa TV laica ha mostrato la mappa del ‘Grande Israele’, in cui metà della Turchia era coperta della stella di David».
Del resto il capo del governo Recep Erdogan, islamico «moderato», ha così definito l’intervento israeliano in Libano davanti all’Organizzazione della Conferenza Islamica a Kuala Lumpur ai primi d’agosto: «E’ una guerra iniqua… la guerra d’Israele non fa che accendere odio… non è difficile vedere che ci attende una terribile guerra globale e un enorme disastro».

Ma l’esercito turco, è tutta un’altra cosa.
Esso viene generalmente presentato dai media occidentali, in un linguaggio convenzionale, come «il garante supremo della laicità della Turchia».
I suoi numerosi colpi di Stato, con cui nella storia ha abbattuto governi legittimi, sono stati non deplorati, ma invariabilmente giustificati in Occidente come un segno della «fedeltà alla costituzione di Ataturk».

Per chi ha l’orecchio giusto, queste frasi convenzionali hanno un inequivocabile odore massonico. I comandi militari turchi sono infatti coperti da «donmeh»: questa parola, che significa «apostati», indica i discendenti degli ebrei che, nel 1666, credettero nello pseudo-messia Sabbatai Zevi. Posto dal sultano di fronte all’alternativa di mantenere la sua pretesa messianica o venir decapitato, Sabbatai Zevi si convertì all’Islam.

E sul suo esempio si convertirono molti dei suoi seguaci, ma falsamente.
Assunsero nomi islamici e il venerdì frequentavano la moschea; ma il sabato celebravano nelle loro sinagoghe segrete, dove praticavano (si dice ancora negli anni ‘30) culti aberranti. (1)

Alcune generazioni più tardi, troviamo i discendenti dei sabbatei secenteschi diventati il nerbo delle categorie professionali «moderne» e «laiche» in Turchia (medici, avvocati, banchieri), e negli altri gradi dell’armata, spesso affiliati a logge, politicamente radicali.

Sono essenzialmente gli ufficiali «donmeh» la forza dietro alla rivoluzione nazionalista di Ataturk, ispirata al verbo di Mazzini, e su basi radicalmente laiciste. (2)

Non c’è quindi da stupire che, contrariamente ai sentimenti popolari, l’armata turca sia amicissima di Israele.

Come spiega il professor Michel Chossudosvky in un saggio illuminante (3), si tratta di una vera e propria alleanza militare.

Questa risale addirittura al 1958: allora, con l’attivo favore degli Stati Uniti, Turchia e Israele stipulano un accordo, anodinamente noto come «Patto Periferico», le cui clausole sono segrete: ma si ritiene comportino la condivisione delle informazioni d’intelligence e il mutuo soccorso in caso di «emergenze». (4)
Il patto è stato rinnovato e potentemente rafforzato nel 1994; allora i militari turchi stipulano con Israele un «Security and Secrecy Agreement» (SSA) che comprende anche addestramento congiunto delle truppe e sviluppo congiunto di sistemi d’arma, nonché «l’impegno garantito della segretezza delle informazioni di intelligence condivise».

Di fatto, Israele ha occhi e orecchie e influenza indiscussa nell’armata turca.
E ha usato largamente il patto SSA in funzione anti-Siria.
«La Turchia consente all’IDF (Israeli Defense Force) di raccogliere intelligence elettronico su Siria e Iran dal territorio turco», dice Chossudovsky.

Nel 1996, il SSA viene perfezionato da un «Military Training and Cooperation Agreement» (MTCA) e da un «Military Industry Cooperation Agreement», con cui Israele aiuta i turchi a modernizzare i loro carri armati, la flotta elicotteri e i vecchi caccia americani F-4 ed F-5.

Tra i progetti comuni, c’è lo sviluppo del missile antimissile Arrow II e del «Popeye» israeliano.

Dal ‘97 la cooperazione è coronata da una «Strategic Dialogue»: in cui due volte l’anno comandi supremi dei due Paesi, al livello di vice-capi di SM, si incontrano per «consultazioni» (Milliyet, 14 luglio 2006).

Nella guerra israeliana contro il Libano, i comandi turchi hanno visto l’occasione per strappare, con l’alleata Israele, «il controllo militare su un corridoio costiero che va dal confine israelo-libanese fino al confine tra Siria e Turchia nel Mediterraneo orientale».

Questa amicizia strategica comprende la fornitura di un altro materiale strategico per Israele: l’acqua potabile.

Con un accordo stilato nel 2004, la Turchia si impegna a venderne allo Stato ebraico 50 milioni di metri cubi l’anno per vent’anni, canalizzandolo attraverso una speciali pipeline turco-israeliana.

Con questi precedenti, si capisce bene come mai a volere la Turchia nell’Unione Europea, premendo con la forza delle sue lobby nei Paesi europei, sia soprattutto Israele.
E con la potente pressione degli USA.
La Turchia è per gli USA uno dei più potenti e fidati membri della NATO.
Ma anche Israele è stata introdotta alla chetichella nella NATO con un «security agreement» dell’aprile 2001, passato ovviamente sotto silenzio dai nostri media.
Questa manovra si è conclusa con successo nel 2004, quando è stata data vita alla «Istanbul Cooperation Iniziative».

Ambigua e alquanto innaturale «partnership militare» (alleanza) che vede la NATO inglobare Israele, e Paesi islamici satelliti (Egitto, Giordania, Algeria, Mauritania, Marocco e Tunisia) costretti volenti o nolenti a partecipare.
Partecipare a cosa?

Dice un testo NATO: a «contribuire alla sicurezza e stabilità regionale, promuovendo una maggiore cooperazione pratica… assistenza nella riforma della difesa, cooperazione nella sorveglianza dei confini, attuazione della inter-operabilità e contributo alla lotta contro il terrorismo».


Erdogan ed Ariel Sharon


Con questo patto di Istanbul, praticamente Israele (complice la NATO) non solo ha neutralizzato un bel numero di potenziali avversari nel mondo arabo, ma ha la possibilità di spiare a suo agio nelle loro faccende militari e interne.
Nel novembre 2004, a Bruxelles e sotto l’egida NATO, i rappresentanti militari dei Paesi islamici sopra citati sono stati convocati per ascoltare altissimi gradi di Israele che dettavano istruzioni e condizioni.

Israele si comporta già come fosse - e come è - non solo membro della NATO, ma il membro-guida dell’alleanza ex atlantica.

Dei «colloqui NATO-Israele» tenutisi a Tel Aviv nel febbraio 2005 hanno consolidato l’alleanza surrettizia di fatto.

Alleanza a senso unico, in cui Israele non s’impegna a nulla verso la NATO, mentre la NATO s’ìmpegna a difendere la sua sopravvivenza (notoriamente «sempre in pericolo»), e ad aprire alle spie israeliane i suoi segreti militari, se ancora ne ha qualcuno. (5)

E’ bene tener presente questi accordi occulti per capire in quale posizione si troveranno le truppe italiane che D’Alema e Parisi (con la benedizione dell’«americano» Napolitano) vogliono mandare come interposizione in Libano.
Da questi accordi, che andrebbero energicamente denunciati, evidentemente il governo dell’Ulivo si sente legato; come dice Napolitano, «non possiamo sottrarci».
Ciò significa che andiamo là non come forza neutrale, ma come alleati occulti d’Israele, esattamente come i turchi: donmeh onorari.
E’ in questo frangente che l’esercito turco si è dato come capo supremo un amico d’acciaio di Israele: il generale Yasar Bukuyanit, che entra in carica giusto in agosto.

Una nomina che il governo islamico-moderato di Erdogan non ha potuto che avallare.
Il generale Bukuyanit è un ospite fisso dell’American Enterprise, il centro di studi strategici neocon - ossia israeliano - che domina sul Pentagono, e di cui fanno parte Wolfowitz, Leeden, e i soliti noti.


Il Generale Yasar Bukuyanit


Israele è contentissimo di aver un simile amico in carica - e probabilmente ha tramato per imporlo: il generale Bukuyanit è un donmeh, e sotto il suo comando il contingente turco della forza d’interposizione è garantito sparerà, se c’è da sparare, dalla parte giusta.

Però si è verificato un imprevisto.

Il giorno in cui il generale Bukuyanit è stato nominato alla carica suprema, «qualcuno» ha misteriosamente inviato due milioni di messaggi SMS su altrettanti cellulari turchi: in cui si denunciava Bukuyanit come «un ebreo filo-israeliano, messo lì per fare la guerra all’Iran per conto di Israele».
Del fatto, clamoroso, la stampa occidentale non ha ovviamente parlato, e il nostro amico è in grado di indicarci articoli solo in turco. (6)

Ma la polizia «laica» turca è allarmatissima e sta compiendo febbrili indagini per scoprire i mandanti di quest’impresa.

Il sospetto è che venga da ufficiali turchi ostili ad Israele, o da una fazione islamica dentro l’esercito: il che sarebbe per sé un fatto inaudito, spiega l’amico, perché nell’armata turca se dimostri una minima simpatia per la fede, sei escluso da ogni avanzamento in carriera, e anzi rischi l’espulsione.
Ma potrebbero esserci dei «laicissimi» (massonici) generali che però non amano servire i giudei ad ogni costo.

Difatti, è convinzione comune che Bukuyanit, il dunmeh, inaugurerà il suo comando come capo di SM con una estesa «purga» negli alti gradi turchi, in vista di ripulire i comandi di ogni sentimento antisionista.
Il primo a cadere dovrebbe essere il generale Isik Kosaner, vice-capo di Stato Maggiore.

Costui ha rivelato i suoi sentimenti rifiutando di partecipare, a metà luglio, alla riunione semestrale dello «strategic Dialogue» turco-giudaico a Tel Aviv, il cui scopo è fornire a Israele le informazioni di intelligence dell’armata turca.

Ma meno facile è sondare i sentimenti degli ufficiali di grado minore, e dei soldati turchi - sicuramente qualche corpo di elite - che saranno mandati a fare interposizione in Libano.
Nessuno può garantire che i feroci soldati di Ataturk, posti di fronte all’alternativa di sparare contro musulmani per salvare Israele, facciano la scelta «giusta».
Rischiamo di assistere ad evoluzioni impreviste della semisecolare «fedeltà alla NATO» della Turchia?

Maurizio Blondet



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Note
1) Lo storico ebreo Gershom Scholem è la fonte principale su questa setta ebraica pseudo-islamica. I culti aberranti si spiegano con una «teologia» di tipo antinomico: essendo l’era messianica già qui, «non valgono più le leggi d’incesto», perché il messia libera gli ebrei da ogni legge. E lo dimostra proprio l’apostasia di Zevi: il messia stesso compie un atto aberrante, l’apostasia. Dunque, per i suoi fedeli, «la salvezza si ottiene attraverso il peccato», scendendo fino in fondo alle «porte d’impurità».
2) Sulla parte essenziale dei donmeh nella rivoluzione di Ataturk, si veda il mio «Cronache dell’Anticristo», Effedieffe.
3) Michel Chossudovsky, «Triple alliance: the Us, Turkey, Israel, and the war on Lebanon», Globalresearch, 6 agosto 2006.
4) L'artefice del patto segreto è stato Baruch Uziel (1901-1977), un ebreo greco di nascita, emigrati in Israele nel 1914 dove divenne capo del partito liberale.
5) Israele e Turchia hanno compiuto manovre congiunte minacciosamente davanti alla Siria agli inizi del 2005, subito seguite da manovre NATO-Israele coi Paesi arabi soggetti. Il segretario generale della NATO Japp de Hoop Scheffer, olandese, ha visitato Israele in quell’occasione e si è incontrato con Sharon e i più alti gallonati dell’armata di Sion, per cooperare «nella lotta al terrorismo e contro le armi di distruzione di massa».
6) Ibrahim Kiras, «Buyukanit neden 4 gun once atandi?», 8 Sutun, data imprecisata. Lo si può vedere al sito: www.8sutun.com/node/17496.

martedì 6 settembre 2011

Libia - Chi è che ha ucciso chi..? La NATO, Geddafi, i ribelli... l'indifferenza del mondo

Nell'immagine: "Cimitero de La Loma" - Foto di Gustavo Piccinini

...ricorre un anniversario doloroso, ed allo stesso tempo importante e significativo per noi italiani, l'anniversario dell'8 settembre 1943 (Seconda guerra mondiale: con il Proclama Badoglio, che fa seguito a quello del generale Dwight D. Eisenhower lanciato da Radio Algeri un'ora prima, viene reso pubblico l'armistizio di Cassibile).
Ma sembra che quanto sta avvenendo in Libia in questi giorni sia un esempio significativo di come le tensioni nel mondo non hanno ancora raggiunto un climax.. forse però lo stanno raggiungendo.... La situazione sembra sempre più sfuggente e non si sa bene come andrà a finire.. Di questa situazione confusa un altro segnale giunge dall'intervento di Marinella Correggia, che accusa i pacifisti di essersi addormentati, con risposta di Mao Valpiana del Movimento Nonviolento.

Paolo D'Arpini


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Libia: il silenzio dei pacifisti

Mentre gli alleati locali della Nato (i cosiddetti ribelli) qualificano di "atto di aggressione" l'accoglienza che l'Algeria avrebbe dato a moglie e alcuni figli e nipoti di Gheddafi, e mentre tutte le foto della famiglia sterminata dalla Nato in luglio a Sorman e diventata un simbolo dei crimini di guerra sono sparite dagli hotel
e sono state sostituite dalla bandiera monarchica, e mentre a Tripoli NON si contano i morti degli ultimi giorni (sotto i bombardamenti che hanno spianato la strada agli alleati locali, e per l'eliminazione fisica di lavoratori africani con il pretesto che erano "mercenari", e con l'epurazione di libici vicini all'ex regime e di quelli in precedenza fuggiti dall'Est), e mentre nessuno conterà mai i morti civili di 20.000 raid aerei condotti da piloti mercenari occidentali (mercenari, visto che appoggiavano una fazione libica) sulla base di un mandato Onu per proteggere i civili stessi,...

...e meno che mai nessuno conterà i morti fra i soldati, nel tiro al piccione dai cieli, e mentre l'Italia NON accoglierà e mentre prosegue una medioevale caccia all'uomo degna del miglior far west (di nuovo il "wanted" sulla porta del saloon, ha ricordato il presidente del Venezuela) adesso mi rendo conto che l'unica cosa utile da fare in tutti i modi sarebbe stata una campagna A MARZO per appoggiare la proposta di Chavez e dei paesi dell'Alba, accettata dalla Libia: MEDIAZIONE FRA LE PARTI E INVIO DI OSSERVATORI ONU i quali avrebbero visto che non c'erano affatto i diecimila morti fra i manifestanti (mesi dopo, Amnesty International parlava di 209 morti accertati, su entrambi i fronti visto che molti poliziotti e custodi erano stati uccisi dai manifestanti) togliendo la scusa per l'intervento. Invece non si è fatto.

Dopo che un giorno il Manifesto forse solo casualmente non mi aveva pubblicato un pezzo su appunto questa iniziativa venezuelana (e anzi aveva pubblicato un pezzo di Wallerstein in cui praticamente qualificava di idiota il povero Chavez), agli inizi di marzo, sdegnata mi sono allontanata da loro non scrivendo quasi più in merito.
Idiota.

Occorreva insistere. Se il Manifesto - l'unico quotidiano che dal 1991 è sempre stato contro le guerre - avesse fatto una simile campagna, dicendo qualcosa ogni giorno in merito, appoggiato da altri media alternativi e trascinando per esempio gli antiguerra superstiti che non sapevano che fare, l'iniziativa di Chavez avrebbe avuto qualche chance, come chiedeva Fidel ai paesi e ai popoli del mondo.

Un'altra guerra, e niente di efficace da parte dei pacifisti. Che comunque non esistono più. Non parlerei più di pacifisti; meglio usare il termine "oppositori alla guerra". Arci, Acli, Cgil e componenti (mai un minuto di sciopero contro nessuna guerra dal 1991 in avanti), Tavola della Pace, per non dire di Attac Francia, dei vari aderenti di di punta al Forum Sociale Mondiale, dei vari Sullo, delle Ong varie e di chi aveva sempre altre urgenze umanitarie da seguire. Urgenze più urgenti dei massacri della Nato e dei loro alleati libici.

All'ipocrita Marcia Perugia Assisi che si svolgerà il 25 settembre avrei voglia di andare con un cartello: "Libia. Il silenzio dei pacifisti ha ucciso".

Molti del "movimento" e della "società civile" adesso arriveranno, a fare il business umanitario laggiù, parallelamente al business della ricostruzione e del petrolio.

Vincono sempre gli scrocconi di guerra che sono tanti e su tutti i fronti. Ce n'è di che voler stracciare il passaporto e non rifarlo.

Marinella Correggia

(Fonte: Come Don Chisciotte)


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Una risposta a Marinella Correggia, di Mao Valpiana.

Cara Marinella Correggia,
non sono d’accordo. Sulla guerra in Libia dici che “il silenzio dei pacifisti ha ucciso”, lasciando intendere che se avessero parlato le cose sarebbero andate diversamente. Ma purtroppo non è così.

Sai bene che milioni e milioni di persone che nel febbraio del 2003 sono scese in piazza contro la guerra in Iraq “senza se e senza ma”, non hanno ritardato di un giorno l’inizio dei bombardamenti.

Illudersi di fermare una guerra quando i motori degli aerei sono già accesi, è una sciocchezza immane, imperdonabile per un movimento che dovrebbe aver raggiunto una certa maturità.

La Marcia Perugia-Assisi, che tu bocci come “ipocrita”, ha cinquant’anni di storia alle spalle, ed ha attraversato la guerra d’Algeria, del guerra del Viet-nam, la guerra fredda, la guerra nel Golfo, la guerra nei Balcani, la guerra in Cecenia, la guerra in Iraq e la guerra in Afghanistan.

Aldo Capitini, ideatore della prima marcia, era un “oppositore integrale alla guerra” (e spero che tu non voglia mettere in dubbio anche questo), ma non si è mai posto l’obiettivo velleitario di fermare una guerra in corso (nemmeno quelle scellerate volute dal fascismo), ben sapendo che le radici delle guerre sono forti e profonde e possono essere debellate solo con un ampio movimento di resistenza e non collaborazione nonviolenta. Alla costruzione di un Movimento Nonviolento, che è il frutto principale della prima marcia Perugia-Assisi, Aldo Capitini ha dedicato gli ultimi anno intensi della sua vita, proprio per avere a disposizione uno strumento di “opposizione integrale alla guerra”.

Il punto decisivo, cara Marinella, per me è proprio questo: se vogliamo contrastare efficacemente la guerra, noi dobbiamo distruggere gli strumenti che le guerre rendono possibili, cioè le armi e gli eserciti. E su questo i pacifisti integrali, cioè i nonviolenti, non hanno mai taciuto, e quindi non sono accusabili di silenzi complici, nemmeno per la guerra in Libia.

Mao Valpiana
Movimento Nonviolento

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Commento di Alessandro Marescotti della lista Peacelink

In una societa' democratica l'opinione pubblica conta. Eccome.
Durante la guerra del Kosovo gli aerei della Nato hanno avuto dei grossi problemi, i generali dissero che avevano le 'mani legate' e diverse missioni di strike furono annullate, mi ha spiegato Domenico Gallo. Se allora ci fosse stata l'indifferenza di oggi la guerra sarebbe stata ancora piu' devastante e la Nato avrebbe ottenuto tutto quello che voleva con ancora piu' vittime. Il Vietnam fu ostacolato DURANTE il conflitto.
In una societa' come la nostra il peso dell'opinione pubblica e della spesa militare in tempo di conflitto non sono assolutamente irrilevanti. Oggi la Cgil sciopera senza dire che i tagli del 2011 sugli istituti tecnici equivalgono a un risparmio di spesa necessario ad acquistare 21 aerei f35 (aerei militari di cui nessun iscritto alla Cgil sente il bisogno, mentre i lavoratori della Cgil fanno sciopero contro i tagli).
La guerra in Iraq fu possibile perche' l'opinione pubblica americana condivideva in gran maggioranza la guerra. Quando il consenso scese allora vinse il candidato Usa che proponeva il ritiro dall'Iraq.
Non e' vero che nessuna guerra e' stata fermata 'durante' il conflitto. La Russia si ritiro' dalla prima guerra mondiale 'durante'. E se un paio di nazioni della Nato si ritirassero oggi dall'Afghanistan la nostra partecipazione finira'. Idem per la Libia.
I sindacati sono cruciali in questo meccanismo. Tanto cruciali che recitano il gioco del silenzio.
Il grande potere sindacale in termini di privilegi (esiste una 'casta' sindacale) si costruisce grazie a questi scambi fra silenzi e privilegi.
L'idea che una volta iniziata la guerra non ci sia nulla da fare e' assolutamente smentita dal fatto che lo sforzo mediatico per raccontarci menzogne e' una delle maggiori preoccupazioni della propaganda bellica. Demolire la propaganda bellica e ridicolizzarla e' uno dei nostri principali scopi di uomini di pace.
Smontare il consenso e' l'operazione decisiva, assolutamente necessaria anche se di per se' non sufficiente.

Ma molti pacifisti in vacanza (non solo materialmente ma MENTALMENTE in vacanza, ossia deresponsabilizzati e sfiduciati) si sono bevuti le bugie di guerra, non si sono documentati (costa molto tempo farlo, soecie se Rainews spaccia per vere le bugie di guerra). Molti pacifisti non hanno dedicato neanche un'ora (alcuni neanche un minuto!) al giorno per fare controinformazione nonostante avessero il computer collegato a Internet per 24 ore al giorno. Hai il computer collegato 24 ore su 24 a Internet e non dedichi un minuto a fare controinformazione?

E' assurdo. Non c'e' giustificazione: ci siamo macchiati di una responsabilita' orrenda. Potevamo fare e non abbiamo fatto. E ogni controinformazione e' utile. Lo sanno gli strateghi di guerra mediatica. Essi stessi si sono stupiti della nostra incapacita', hanno vinto a tavolino.

Vorrei dare mille volte torto a Marinella, ma purtroppo ha ragione.
Fermo restando che siamo arrivati a questo sfacelo anche perche' non abbiamo praticato PRIMA della guerra la cultura della nonviolenza.

Ciao
Alessandro

Ps - Parteciperò alla marcia Perugia Assisi.