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mercoledì 25 luglio 2012

Giovanni Panunzio assolto e vendicato contro Striscia la Notizia

E divento Luce - Dipinto di Franco Farina

La Corte d'Appello di Milano ha reso pubbliche le motivazioni della sentenza di secondo grado del 15 giugno 2012 che, accogliendo totalmente le richieste della difesa, rappresentata dall'avv. Stefania Farnetani, ha assolto Giovanni Panunzio, fondatore di Osservatorio Antiplagio, dall'accusa di aver diffamato Antonio Ricci, assistito dall'avv. Salvatore Pino.

Il 16 febbraio 2006 Panunzio aveva affermato, riferendosi all'autore di Striscia la notizia e alle sue battaglie contro i ciarlatani: "Bisogna bacchettare anche quelli di Mediaset, di Mediavideo. Bisogna bacchettarli, quelli voi non li bacchettate mai. I maghi di Mediavideo non li toccate mai. Tu sei scorretto. Usi due pesi e due misure". E in un successivo comunicato il fondatore di Osservatorio Antiplagio aveva aggiunto: "La trasmissione Striscia si dimentica di denunciare i ciarlatani appartenenti alla sua parrocchia, pubblicizzati in ben 200 pagine di teletext di Mediaset.

Non è azzardato affermare che parte dei compensi degli autori e conduttori di Striscia la notizia deriva dai proventi dei sedicenti maghi". Per i giudici dell'appello il fatto non costituisce reato. "In relazione alla prima frase - scrive la Corte - la stessa non ha la minima valenza diffamatoria.

Essa indica come la trasmissione televisiva, oggetto del giudizio del Panunzio, segua un criterio nella scelta dei propri obiettivi non del tutto uniforme, essendo evidente ed incontestabile che la medesima aggressività usata da "Striscia" nei confronti di alcuni obiettivi (tra cui, appunto, Vanna Marchi), non è stata usata nei confronti di altre situazioni e/o persone non meno suscettibili del medesimo interesse". In relazione alla seconda frase, la Corte d'Appello ritiene che: "L'espressione "non è azzardato affermare che parte dei compensi degli autori e conduttori di Striscia la notizia deriva dai proventi dei sedicenti maghi" è stata scritta a conclusione di un ragionamento, ove si dà conto dell'immenso ammontare degli introiti dei proventi pubblicitari derivanti dagli annunci di centinaia di soggetti del medesimo livello e "rango" della Marchi e soci, proventi che oggettivamente vanno ad integrare i bilanci dell'impresa da cui dipendono gli odierni querelanti o, comunque, dalla quale questi ricevono i loro compensi: si che l'associazione tra questi compensi e le varie "fonti", tra cui anche quella rappresentata dalla pubblicità dei "ciarlatani" - che, peraltro, non risulta "Striscia" abbia mai censurato - appare tutt'altro che diffamatoria, ed espressa all'interno di un giudizio critico corretto per continenza e pertinenza, in relazione ai principi elaborati dalla Giurisprudenza in materia di libertà di espressione".

Secondo la Corte, inoltre: "Appare decisamente temeraria la querela proposta e contraddittoria nel suo "animus", rispetto a quella "aggressività" nei metodi, ed estrema libertà di opinioni, che l'autore di Striscia la notizia ed i suoi collaboratori hanno sempre ritenuto doveroso rivendicare a se stessi, come se però metodi analoghi e contenuti non meno critici fossero preclusi a soggetti diversi da loro". Per i giudici di secondo grado: "Se l'argomento rispetta il criterio della verità del fatto da cui muove la critica e se sussiste l'interesse sociale a conoscerla, è consentita dall'ordinamento l'esposizione di opinioni personali lesive dell'altrui reputazione una volta che l'agente abbia esposto il suo pensiero con linguaggio misurato. Nel caso di specie il Panunzio si è sicuramente mosso all'interno di tale perimetro".

Nella sentenza infine si dice che il Gip, d.ssa Clementina Forleo, aveva imposto "del tutto immotivatamente" al PM, che aveva chiesto l'archiviazione, l'imputazione a carico del Panunzio, e che l'espressione "venduto e prezzolato" riferita al Ricci non era del Panunzio, che non l'ha mai pronunciata, ma del Giudice di primo grado, d.ssa Paola Braggion, che l'ha riportata "inopinatamente" nella sentenza.

Comunicato di European Consumers

domenica 6 giugno 2010

Giovanni Panunzio e Telefono Antiplagio sollevati dall'accusa di diffamazione contro "Striscia la Notizia" di Mediaset

"Nell'ennesimo procedimento per diffamazione promosso da RTI e Antonio
Ricci contro il fondatore di "Telefono Antiplagio", Giovanni Panunzio,
il giudice del Tribunale di Milano (IX sez. pen.), d.ssa Paola
Braggion, ha pronunciato sentenza (il 4 giugno u.s.) di non doversi procedere per la denuncia presentata dal procuratore di RTI, avv. Stefano Longhini, in quanto soggetto non legittimato: l'azione penale non doveva essere iniziata perché nella procura speciale non erano indicati il fatto e l'oggetto della querela. Il giudice ha pronunciato anche ordinanza di
esclusione di RTI come parte civile; resta in piedi invece quella di
Antonio Ricci.

I fatti risalgono al 16 febbraio 2006, quando Giovanni Panunzio, prima
di testimoniare in un'udienza del processo contro Wanna Marchi, per il
quale erano stati chiamati a deporre anche Antonio Ricci e Jimmy
Ghione, incrociò nei corridoi del Tribunale di Milano Antonio Ricci e,
riferendosi alle pubblicità dei ciarlatani su Mediaset, gli disse,
davanti a curiosi e giornalisti:

"Bisogna bacchettare anche quelli di Mediaset, di Mediavideo. Bisogna
bacchettarli, quelli voi non li bacchettate mai. I maghi di Mediavideo
non li toccate mai. Tu sei scorretto, usi due pesi e due misure".
In un successivo comunicato-stampa Giovanni Panunzio scrisse:
"Striscia si dimentica di denunciare i ciarlatani appartenenti alla
sua parrocchia, pubblicizzati in ben 200 pagine di teletext di
Mediaset. Non è azzardato affermare che parte dei compensi degli
autori e conduttori di Striscia la notizia deriva dai proventi dei
sedicenti maghi".

Per entrambe le affermazioni il pm, dr. Luca Poniz, aveva chiesto
l'archiviazione; ma RTI e Antonio Ricci, assistiti dall'avv. Salvatore
Pino, si erano opposti. Il gip Clementina Forleo aveva recepito la
richiesta del pm per la prima frase di Giovanni Panunzio, ma non per
la seconda, accogliendo parzialmente l'opposizione dei querelanti.
Il 27 maggio scorso le parti si sono rincontrate a Milano e il
difensore di Giovanni Panunzio, avv. Stefania Farnetani, ha eccepito
l´irregolarità della procura firmata da RTI all'avv. Stefano Longhini.
Il giudice, pertanto, ha escluso RTI dal processo, rinviandolo al 10
novembre 2010, quando Giovanni Panunzio si troverà faccia a faccia con
il solo Antonio Ricci.

"Striscia la notizia" sostiene di non aver mai querelato nessuno,
uniche eccezioni Fabrizio Del Noce e il responsabile del comitato di
volontariato "Telefono Antiplagio". Antonio Ricci e RTI lo hanno
citato in giudizio in questa e in altre quattro circostanze: tre in
sede penale, sempre per diffamazione (due delle quali già archiviate a
favore di Panunzio), e una in sede civile per uso abusivo del marchio
"striscialanotizia", che ha determinato il pignoramento dello
stipendio di Giovanni Panunzio da parte di Mediaset, fino a dicembre
2015, e la chiusura dell'associazione.
Ora si attende il pronunciamento della Cassazione.

Fonte: Lista European Consumers