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lunedì 11 giugno 2012

Cagotto incombe a Sigonella e Niscemi - Basi ad alta tecnologia ma a bassissima ecologia

Sigonella: droni e acqua - L'immagine è del pittore Franco Farina

Ci siamo già occupati delle basi americane in Sicilia, soprattutto in seguito all'arrivo di nuovi super-droni a Sigonella, autorizzato dal governo monti. Sigonella è un pezzo d'America nel Mediterraneo, un avamposto armatissimo e tecnologicamente molto avanzato pronto a sferrare attacchi anche atomici in tutto il sud est eurasiatico. Ma in fondo siamo in Italia, anzi siamo a Catania, ed a che serve l'alta tecnologia se la terra e le acque che fuoriescono dai rubinetti sono infestate da germi e batteri e piene di sostanze misteriose? I poveri occupanti USA di stanza nella basi superattrezzate pronti a portare la morte altrove sono essi stessi minacciati da malattie e da morte per l'acqua che bevono: cancerogena. Che sia una compensazione karmica anche questa? O è la solita pacchianata all'italiana in cui i servitor cortesi si dimostrano infine incapaci persino di servire un bicchier d'acqua ai loro padroni?

A tutto ciò va aggiunto il dramma della scarsità di acqua per usi civili nella provincia di Catania dovuta al fatto che la maggior parte della risorse idriche dell'area viene utilizzata dai militi USA per i loro usi. Il dubbio tragicomico che si profila dall'analisi clinica effettuata è che le acque siano state avvelenate dagli americani stessi, per eccesso di prevenzione, ovvero per aver troppo disinfettato i serbatoi con prodotti chimici anti batterici, di loro invenzione. Quindi non solo gli occupanti si succhiano tutta l'acqua disponibile ma se la avvelenano pure, con la conseguenza che ora debbono ricorrere alle bottiglie di minerale. La preoccupazione dei vertici statunitensi è grande visto l'imminente aumento dei militari che verranno stanziati nelle basi siciliane, in previsione di pronti interventi nell'area, insomma a Sigonella il cagotto incombe!

Paolo D'Arpini

Ed ecco la notizia di cronaca relativa all'acqua...

Acqua potabile per il personale delle basi US Navy di Sigonella e Niscemi con “livelli inaccettabili di un inquinante chimico sospettato di essere cancerogeno”.

A renderlo noto, il quotidiano delle forze armate statunitensi Stars and Stripe in un servizio pubblicato da Heidelberg (Germania). “La scoperta è stata fatta durante le analisi di routine effettuate lo scorso 17 maggio dal personale sanitario della Marina”, scrive Stars and Stripes. “L’acqua delle stazioni aeronavali NAS I e NAS II a Sigonella e dell’installazione di telecomunicazioni di Niscemi è stata contaminata dal bromato e al personale militare è stato dato l’ordine di non bere più dai rubinetti”.

Nelle aree dove è stato individuato il pericoloso inquinante chimico sorgono le scuole per i figli dei militari USA, il grande presidio ospedaliero della Marina, un megastore, le aree abitative e le caserme per i marines e un hotel. “Non sono stati rilevati invece livelli elevati di bromato nelle acque di Marinai, il principale villaggio residenziale del personale di stanza a Sigonella, che utilizza un differente sistema di trattamento delle acque”, ha dichiarato il portavoce del comando US Navy di Napoli, Timothy Hawkins.

“I test hanno provato che la quantità di bromato è superiore al valore massimo stabilito dall’EPA, l’agenzia statunitense per la protezione dell’ambiente”, ha aggiunto Hawkins. “L’EPA fissa questo valore in 10 microgrammi per litro, ma a Sigonella sono stati riscontrati valori compresi tra i 52 e i 170 microgrammi”.
Sia l’agenzia per la protezione dell’ambiente che l’Organizzazione mondiale della sanità classificano il bromato come un “possibile” cancerogeno per l’uomo. La sua ingestione, secondo il Dipartimento della salute dello Stato di New York, può causare disfunzioni gastrointestinali, nausea, vomito, diarrea e dolori addominali, può avere gravi effetti sul funzionamento dei reni e del sistema nervoso e comportare anche la perdita dell’udito. “Le quantità rilevate nelle installazioni siciliane non possono causare alcun sintomo”, ha tuttavia affermato il portavoce di US Navy.

Stranamente, però, il Comando di Sigonella ha invitato il personale con “problemi specifici di salute” a consultare i medici dell’Ospedale navale. Inoltre, dal 29 maggio, è stata disposta la distribuzione di acqua imbottigliata “due volte al giorno, tre volte alla settimana” presso i parcheggi di NAS I e NAS II. Verranno inoltre distribuiti quotidianamente oltre 7.000 litri di acqua nelle mense, nei ristoranti, nei centri scolastici e nelle strutture sanitarie del complesso militare.

Secondo il quotidiano delle forze armate, ad inquinare le fonti idriche delle basi di Sigonella e Niscemi sarebbero stati i prodotti chimici utilizzati per la loro disinfezione. Il Comando USA che in un primo momento aveva respinto ogni addebito, ha poi ammesso che per ridurre le quantità di bromato ai valori ammessi dalla legge “verrà ridotto l’uso di prodotti chimici al minimo necessario per consentire la disinfezione dell’acqua, così come ne verranno utilizzati di differenti”. I responsabili della base si sono però rifiutati di fornire informazioni dettagliate sul tipo di disinfettanti sino ad oggi utilizzati.

Nel 2011 era entrato in funzione a NAS II un nuovo impianto di trattamento e purificazione delle acque destinate all’irrigazione dei terreni. Costato più di un milione di dollari, era stato voluto dal Public Works Department per ridurre la quantità di acqua potabile utilizzata a scopi irrigui. “Naturalmente, esistono problemi ambientali nell’usare l’acqua purificata per l’irrigazione”, ammisero i tecnici del PWD in occasione dell’inaugurazione del nuovo impianto. “Prima che il sistema venisse installato, il nostro personale ha lavorato con le autorità italiane e gli ufficiali medici di US Navy per ottenere le necessarie autorizzazioni e assicurare all’impianto la completa rispondenza agli standard previsti dall’US Public Health”. Gli stessi tecnici statunitensi hanno dovuto riconoscere però che i permessi ambientali e sanitari sono stati ottenuti dal Governo italiano con molta fatica. L’impianto e le condutture idriche sono stati realizzati da una società italiana sotto la direzione di Ameresco, una grossa società d’ingegneria e costruzioni con sede a Knoxville, Tennesse.

Nonostante l’entrata in funzione del nuovo sistema di purificazione, i consumi idrici a Sigonella continuano ad essere enormi. Nel luglio 2004, i senatori Luigi Malabarba e Tommaso Sodano (Prc), presentarono un’interrogazione parlamentare dove si rilevava che “una gran parte delle risorse idriche della provincia di Catania viene sottratta dalla base militare USA-NATO di Sigonella, non solo per essere sprecata nelle attività tecniche, come la pulizia degli impianti dei veicoli, ma anche per riempire le piscine delle villette dei soldati americani”. Secondo gli interroganti, gli oltre 5.000 militari residenti nella base “consumano ogni anno un miliardo di litri d’acqua, molto più del doppio di quanto sia concesso ai cittadini di una qualsiasi grande città italiana”.

La stima però sarebbe stata inferiore al dato reale. In un report del settembre 2008, il Public Works Department riportava che il consumo medio settimanale di Sigonella era in quel periodo di 5.600.000 galloni d’acqua, cioè complessivamente di un miliardo e cento milioni di litri all’anno. Con i “risparmi” odierni, il consumo medio settimanale si sarebbe attestato intorno ai 3.500.000 di galloni. Sta però crescendo il numero dei marines USA (erano 4.097 nel 2005, saranno 4.372 entro la fine del 2012), mentre entro il 2015 giungeranno a Sigonella altri 800 militari (più familiari a seguito) con l’AGS, il programma di sorveglianza terrestre della NATO basato sugli aerei senza pilota Global Hawk. Sempre più risorse idriche verranno sacrificate mentre altri pericolosi composti chimici e idrocarburi continueranno ad inquinare i terreni e le falde acquifere della piana di Catania e Niscemi.

Antonio Mazzeo

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Altri articoli su Sigonella e viciniori:
https://www.google.com/search?client=gmail&rls=gm&q=Sigonella%20paolo%20d'arpini

sabato 8 gennaio 2011

Aeroporto militare USA di Aviano: luna park o base d'avanguradia?



E' EVIDENTE CHE DI FRONTE A QUESTO FARNETICANTE GIRO DI SOLDI QUALSIASI AMMINISTRATORE LOCALE SI LECCA I BAFFI. COME BIASIMARLO? L'UNICA SPERANZA è CHE, UNA VOLTA CAMBIATO "GESTORE" TUTTO QUESTO BEN DI DIO VADA AGLI ITALYOTI. (G.V.)


Nuovi progetti infrastrutturali per la base aerea di Aviano (Pordenone), sede del principale comando dell’US Air Force in Europa e trampolino di lancio dei cacciabombardieri a capacità nucleare F-16 nei Balcani e in Medio oriente.

“Priorità strategica per i piani di lavoro 2011”, come ha spiegato Jeff Borowey, responsabile del Comando d’ingegneria navale USA per l’Europa, l’Africa e l’Asia sud occidentale, Aviano assorbirà da sola più del 27% degli investimenti destinati per il nuovo anno al potenziamento delle basi aeree USA nel vecchio continente. Si tratta di 29 milioni e duecentomila dollari, 10 milioni e duecentomila destinati alla costruzione di una “Air Support Operations Squadron (ASOS) Facility” e 19 milioni per 144 alloggi per il personale del 31° Stormo dell’US Air Force.

“La nuova facility di Aviano deve rispondere adeguatamente alle necessità amministrative, operative, addestrative e di manutenzione e stoccaggio veicoli ed attrezzature dell’8° Squadrone per le Operazioni di Supporto Aereo (8th ASOS)”, scrive il comando dell’US Air Force nella richiesta di finanziamento per il 2011 presentata al Congresso. Giunto nella base friulana a fine 2006 dalla caserma Ederle di Vicenza, l’8° Squadrone è composto da una quarantina di uomini che forniscono il supporto al “Comando e Controllo Tattico delle componenti congiunte delle forze aeree e terrestri statunitensi per le operazioni di guerra”. “Questo progetto - aggiunge il comando dell’US Air Force - consentirà di sostenere l’iniziativa di trasformazione voluta dall’aeronautica militare per consentire il collegamento diretto dell’ASOS con le unità aeree e dell’US Army di stanza ad Aviano”. Dallo scorso anno è infatti operativa nella base, accanto ai reparti aeronautici, la 56th Quartermaster Company, letteralmente 56^ Compagnia Timonieri, unità dipendente dalla 173^ Brigata trasportata dell’US Army di Vicenza, specializzata nelle tecniche di aviolancio. “Secondo le linee guida progettuali”, spiega il Pentagono, “le aree destinate ad uffici ASOC cresceranno in superficie del 30% (2.414 mq), mentre quelle riservate a deposito veicoli di un 25% circa (550 mq). È prevista l’installazione di condizionatori d’aria, sistemi antincendio e distribuzione di energia, collegamenti internet e telefonici, apparecchiature di protezione luminosa e attenuazione dei rumori. Questo progetto risponderà alle richieste del Dipartimento della difesa in materia di protezione da attacchi terroristici e richiederà l’approvazione da parte di una commissione mista USA-Italia”.

La seconda importante tranche finanziaria ottenuta dall’Air Force è riservata alla realizzazione di nuovi dormitori multipli per gli avieri, dotati di saloni, servizi, lavanderia e ampi parcheggi.
(...)
Aviano si conferma dunque come una delle principali basi-cantiere delle forze armate USA in Europa. Nell’ottobre 2009 è entrato in funzione l’“Airborne Equipment/Parachute Shop”, costo 12 milioni e 100 mila dollari, un megadeposito di 4.000 mq che ospita i materiali necessari per le operazioni di aviolancio e altre attrezzature pesanti dei reparti US Army di Vicenza. Recentemente è stata pure completata la costruzione di una infrastruttura di 5.000 mq atta ad ospitare sino a un migliaio di paracadutisti della 173^ Brigata in attesa di imbarco (“PAHA - Personnel Alert Holding Area”). Accanto ad essa sorge pure una piattaforma per le soste operative dei grandi velivoli da trasporto delle forze armate Usa, in grado di ospitare simultaneamente sino a dodici C-130 o cinque C-17. A fine 2009 sono stati completati infine i lavori di riparazione della rete stradale e del sistema d’illuminazione del parcheggio della base per una spesa complessiva di 750 mila dollari.

Attualmente il distretto europeo dell’US Army Corps of Engineers sta eseguendo una serie di lavori di manutenzione per circa 4 milioni di dollari, che includono la riparazione di alloggi, scuole, piste aeree e di una facility per l’addestramento anti-incendio. Il 31st Civil Engineer Squadron ha inoltre dato il via ad un piano biennale con un investimento di 5 milioni di dollari che prevede la realizzazione di 16 progetti di “risparmio energetico”, tra cui l’installazione di un impianto geotermico nel Fitness Center, pannelli solari per la piscina e i dormitori destinati ai militari e un sistema d’irrigazione con acqua piovana dei campi sportivi e del campo da golf realizzato nel 2006 su 3 ettari e mezzo di superficie dell’aeroporto “Pagliano e Gori”. Per la rizollatura dell’“Alpine Golf Corse” di Aviano, l’US Air Force ha pubblicato a fine settembre un bando di gara e i lavori dovrebbero iniziare a giorni.
(...)

Lo scorso anno, l’US Air Force ha pure pubblicato uno studio sul cosiddetto “impatto economico” generato delle basi estere, il quale prende in considerazione i “beni e i servizi acquistati localmente” dal personale militare, gli stipendi versati al personale civile locale, gli affitti degli alloggi e i lavori appaltati a ditte e imprese delle nazioni ospitanti. Stando ai militari USA, nell’ultimo anno “il valore totale del denaro immesso nell’economia locale di Aviano raggiunge i 427 milioni di dollari”. Di questi, 199 milioni corrisponderebbero alle spese sostenute fuori dalla base dal personale militare e civile statunitense e dai dipendenti civili italiani; 47,3 milioni sono stati generati dalle attività di costruzione, 16 milioni dalle spese “per servizi”, 104,9 dall’acquisto di materiali ed attrezzature. L’US Air Force si spinge nel quantificare in 1.743 i posti di lavori “secondari” generati dalla base aerea friulana, con un apporto di 59, 8 milioni di dollari in retribuzioni e contributi salariali.

Anche se restano misteriose le modalità e i parametri con cui sono stati stimati i presunti “benefici” economici dell’installazione, una prima incongruenza traspare dal computo degli appartenenti alle forze armate e dei dipendenti civili in forza ad Aviano. Lo studio “sull’impatto economico” calcola infatti una presenza di 348 ufficiali, 3.409 militari semplici, 594 civili USA e 934 lavoratori civili italiani. Nella scheda presentata al Congresso, sempre dall’US Air Force, per i fondi infrastrutturali del 2011, il personale USA ad Aviano è invece leggermente inferiore (303 ufficiali, 3.196 militari semplici e 764 civili). Nelle stime manca poi qualsivoglia riferimento agli impatti “negativi” sull’economia e la società locale, non certo indifferenti in termini di contaminazioni ambientali, traffico veicolare, inquinamento acustico, consumo di territorio, depauperamento risorse idriche e naturali, rischi di dispersione di materiali radioattivi, accumulazione rifiuti solidi e speciali, ecc.. I comandi USA, che lo scorso anno hanno pubblicamente enfatizzato il “business” generato dal mercato degli affitti degli immobili destinati al personale statunitense (“36 milioni e 600 mila euro all’anno”), preferiscono glissare sul fatto che la stramaggioranza dei contratti sottoscritti direttamente dal Dipartimento della difesa riguardano immobili di proprietà di quattro grandi società immobiliari che hanno sede fuori dalla provincia di Pordenone.

A ciò si aggiunge il piano di drastico ridimensionamento delle spese recentemente varato dal Pentagono il quale prevede entro la fine del 2011 una riduzione degli alloggi locati ad Aviano da 726 a 531 unità e del canone medio mensile da 8.712 dollari a 6.372, con una spesa finale di 16.078.000 dollari contro i 20.734.000 del 2009.

A rendere ancora più asimmetrica la relazione costi-benefici per la popolazione locale l’ammontare delle risorse pubbliche dirottate dalle amministrazioni locali per interventi infrastrutturali pro-base. Nel gennaio 2009, ad esempio, sono state consegnate due rotatorie e una serie di bretelle intermedie sul confine meridionale dell’aeroporto “Pagliano e Gori”, sulla strada provinciale Aviano-Pordenone e la circonvallazione nord di Roveredo. Gli interventi si sono resi necessari per regolarizzare i voluminosi flussi veicolari verso lo scalo aereo (oltre 5.000 mezzi al giorno), e hanno comportato una spesa di oltre tre milioni di euro da parte dell’amministrazione provinciale di Pordenone e della Regione Friuli Venezia Giulia

Da L’inarrestabile espansione della base USA di Aviano, di Antonio Mazzeo