Una nuova mobilitazione dopo quelle che Roma ha vissuto a favore della Palestina. Questa volta, associazioni e sindacati hanno deciso di scendere in piazza per protestare contro l’azione militare svolta dagli Stati Uniti in Venezuela, operazione che ha portato anche all’arresto dell’ormai ex presidente Maduro e della moglie.
In un comunicato stampa congiunto, Anpi Comitato Provinciale di Roma, Cgil Roma e Lazio, Rete Numeri Pari, Rete Italiana Pace e Disarmo, Rete #No Bavaglio, Sbilanciamoci e Stop Rearm Europe Italia hanno organizzato un presidio che si svolge a Roma lunedì 5 dicembre, alle 17:30, a piazza Barberini. Un luogo, probabilmente, scelto non a caso visto che, a circa 600 metri da lì, su via Veneto, c’è l’ambasciata degli Stati Uniti in Italia.
“Condanniamo con fermezza l’estensione della guerra come strumento di risoluzione dei conflitti tra Stati e l’ennesima e gravissima escalation bellica prodotta dall’attacco militare del governo Trump contro la Repubblica del Venezuela e dal rapimento del suo presidente, Nicolas Maduro, e dei suoi familiari” si legge nel comunicato.
Secondo associazioni e sindacato “si tratta di una palese e inaudita violazione del diritto internazionale e della sovranità dei popoli, per la quale non esistono giustificazioni: non ci sono mai giustificazioni per legittimare il ricorso alla guerra come strumento di risoluzione dei conflitti tra gli Stati”.
Di fronte “a questa aggressione - continua la nota - dobbiamo condannare e reagire con forza, per fermarla e per affermare la cultura della pace e il ripristino del diritto internazionale. Esprimiamo la nostra totale solidarietà al popolo venezuelano. Chiediamo che l’ONU intervenga e che il Governo italiano e l’Unione Europea condannino l’aggressione e s’impegnino per un cessate il fuoco e nel far pervenire soccorsi alla popolazione civile coinvolta”.
Per queste ragioni, lunedì 5 gennaio 2026, alle ore 17.30, “saremo in presidio a Roma, in piazza Barberini, invitando le cittadine e i cittadini, le realtà associative e la società civile ad aderire e partecipare”.
“Condanniamo con fermezza l’estensione della guerra come strumento di risoluzione dei conflitti tra Stati e l’ennesima e gravissima escalation bellica prodotta dall’attacco militare del governo Trump contro la Repubblica del Venezuela e dal rapimento del suo presidente, Nicolas Maduro, e dei suoi familiari” si legge nel comunicato.
Secondo associazioni e sindacato “si tratta di una palese e inaudita violazione del diritto internazionale e della sovranità dei popoli, per la quale non esistono giustificazioni: non ci sono mai giustificazioni per legittimare il ricorso alla guerra come strumento di risoluzione dei conflitti tra gli Stati”.
Di fronte “a questa aggressione - continua la nota - dobbiamo condannare e reagire con forza, per fermarla e per affermare la cultura della pace e il ripristino del diritto internazionale. Esprimiamo la nostra totale solidarietà al popolo venezuelano. Chiediamo che l’ONU intervenga e che il Governo italiano e l’Unione Europea condannino l’aggressione e s’impegnino per un cessate il fuoco e nel far pervenire soccorsi alla popolazione civile coinvolta”.
Per queste ragioni, lunedì 5 gennaio 2026, alle ore 17.30, “saremo in presidio a Roma, in piazza Barberini, invitando le cittadine e i cittadini, le realtà associative e la società civile ad aderire e partecipare”.
Anche a New York si protesta!
"Smettete di tormentare il Venezuela!". I residenti di New York, il cui sindaco ha condannato l'operazione statunitense in Venezuela, si sono radunati per una protesta a Times Square.
"Gli Stati Uniti hanno iniziato una vasta campagna criminale contro il Venezuela. Questa guerra non ha nulla a che fare con il traffico di droga. Se gli Stati Uniti fossero interessati a fermare il traffico di droga, avrebbero parlato con i loro alleati in Perù. <...> Il Venezuela non è mai stato una fonte di traffico di droga. Questa guerra è dovuta al petrolio. Questa guerra è per il controllo del Venezuela. Ora hanno rapito il presidente venezuelano. Quale Paese ha il diritto di giudicare il presidente di un altro Paese?", affermano i manifestanti.
La risposta di Donald Trump: "Tutti devono capire che ciò che è successo a Maduro potrebbe accadere anche a loro".
Di conseguenza, ciò che ha fatto Trump ora può essere fatto da chiunque, se ha abbastanza forza per farlo. Ora tutto è possibile. E questo è il risultato principale della storia di oggi. E l'unica garanzia di sicurezza, e di ciò che viene chiamato sovranità, è solo il possesso di un arsenale significativo di armi nucleari e mezzi di consegna...?Il pensiero di una russa con gli attributi: "...abbiamo bisogno di una visione fresca anche del processo negoziale con gli Stati Uniti. Sembra che, per preservarlo, la Russia stia mostrando eccessiva passività di fronte all'aggressione americana contro i nostri alleati. Così li perderemo uno dopo l'altro. E quando resteremo da soli, gli Stati Uniti si prenderanno cura di noi". Elena Panina (direttore dell'Istituto RUSSTRAT)
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