venerdì 30 ottobre 2009

Afta umana, come prevenirla con le erbe e piccoli accorgimenti alimentari...

Le piaghe in bocca (afte) siano dovute ad una forma influenzale, ad un abbassamento delle difese immunitarie!

Mi sono documentata sulle afte e ora... posso "consigliare" una sorta di PREVENZIONE a base di vitamina C senza esagerare! Ad sempio l'estratto secco di rosa canina andrebbe assunto, tra settembre e ottobre, per almeno 20 giorni, poi si può passare ll'echinacea in tintura madre e mantenere costante durante tutto il eriodo invernale succhi di acerola, di mirtillo, di sorbo, di rugnolo, di olivello spinoso..insomma, è necessario fornire ll'organismo frutta e verdura "colorata", in questo delicato momento n cui le giornate diventano meno "luminose", la giusta alimentazione dovrebbe prevedere un incremento di cibi che abbiano uno "spettro luminoso" particolarmente vivo! Altro accorgimento: fare spesso gargarismi con estratto di calendula e di tea three oil, un ottimo rimedio per le infezioni del cavo orale!

Hari Atma

giovedì 29 ottobre 2009

Storia della città di Gabii... e di Giunone Gabina

L'emozione che ti ha sorriso in modo tanto vitale, mi ha
incuriosita....

http://www.circolovegetarianocalcata.it/2009/10/25/ottobrata-a-gabii-xiv-edizione-con-edoardo-torricella-ed-il-suo-gruppo-teatrale-narrazione-di-un-evento-spirituale-vissuto%e2%80%a6-con-emozione-e-gioia/

non conoscevo la storia di Gabii, anzi, diciamo che le
tue considerazioni tanto piacevoli, mi hanno lasciata piuttosto
"perplessa". Così, per soddisfare la mia innata curiosità.. ho
spulciato qualche pagina di internet e le informazioni "pescate",
rendono ora le tue emozioni più comprensibili...pur nella loro
meravigliosa ed esclusiva soggettività! Mi permetti vero di "girarti"
queste informazioni?
Sono felice quando riesci ad esprimermi tanto amore e tanta
bellezza.. credimi, il cuore diventa un "gigante di luce".
Serena notte Paolo e grazie ancora per ogni tuo pensiero...
Antonella


GABII

L'antica città latina di Gabii è localizzata sul ciglio meridionale
del cratere di Castiglione, a 20 chilometri circa da Roma, lungo il
tracciato della Via Prenestina, (in origine denominata Via Gabina). La
città si sviluppò probabilmente secondo un processo evolutivo analogo
a quello di numerosi altri centri laziali, ovvero dall'organizzazione
secondo uno schema "urbano" di più nuclei abitati, dislocati nel
settore sud-orientale del Cratere di Castiglione.

In età arcaica Gabii raggiunse il massimo splendore, a sostanziale
conferma di queste fonti si sono recentemente effettuati importanti
rinvenimenti archeologici: i resti della cinta muraria in opera
quadrata di blocchi di tufo dell'Aniene, un Santuario extra urbano
nella valle del Fosso di San Giuliano, altre aree sacre interne
all'antica città.

In questo periodo Gabii, racchiusa entro una cinta fortificata - il
cui andamento è perfettamente ricostruibile in base alla traccia
rilevabile nelle fotografie aeree ed ai rinvenimenti effettuati nel
corso dei lavori agricoli - ed estesa per circa 300 ettari, raggiunse
una potenza ed uno splendore non più eguagliati, come si ricava dalla
circostanza che in questo momento fu sancito con Roma il "foedus
gabinus", uno dei più antichi esempi di trattati di alleanza della
storia romana, scritto su di uno scudo di pelle bovina, conservato nel
tempio di Semo Sanco sul Quirinale.

I rapporti fra Gabii e Roma vissero fasi alterne, sicuramente lo
sviluppo e l'accresciuta importanza di quest'ultima determinarono
momenti di crisi e di guerra aperta. Nel VI sec. a.C. comunque è da
considerare Gabii soggetta all'egemonia di Roma. Con il periodo
medio-repubblicano inizia una crisi inarrestabile del centro di Gabii,
fenomeno che successivamente avrà un andamento ancor più accentuato.
Nel corso del III sec. a.C. l'agro gabino, forse la città stessa,
furono devastate dal passaggio di Annibale, proveniente da Tuscolo e
diretto verso Roma.

Sempre in questo secolo è forse da collocare l'inizio dello
sfruttamento sistematico delle cave di "lapis gabinus", una sorta di
peperino utilizzata in larga scala in numerosi edifici pubblici e
privati.

Dal punto di vista urbanistico, nel corso dell'età repubblicana, due
sembrano i fatti di maggior rilevanza: la nuova sistemazione che venne
data, ancora nel III sec. a.C., all'intero tracciato della Via
Prenestina e la completa ristrutturazione del Santuario di Giunone
Gabina, ricostruito intorno alla metà del II sec. a.C. in forme
monumentali e secondo schemi propri dell'architettura di apparato più
complessa e sontuosa dell'epoca. Le fonti classiche presentano la città di Gabii, nei primi anni dell'età imperiale, alla stregua di un villaggio pressoché abbandonato, una sorta di semplice stazione lungo il tracciato della Via Prenestina.

Degne di interesse a tal proposito sembrano essere le fonti che si
riferiscono alla presenza in Gabii di importanti acque salutari, cui
fece ricorso lo stesso Augusto ed in relazione alle quali si deve
presupporre l'esistenza di complessi termali abbastanza frequentati.

Ad età Adrianea è possibile far risalire una serie di importanti
interventi a carattere urbanistico nell'area della città: la
sistemazione di una grande piazza porticata, su cui si aprivano una
serie di edifici pubblici, prospiciente la Via Prenestina, riportata
in luce nel 1792, nel corso degli scavi condotti dal Visconti per
conto del Principe Borghese e di Sir Gavin Hamilton. Sempre ad Adriano
è da attribuire la costruzione di un acquedotto destinato ad
alimentare la città.

La prosecuzione della vita nell'antico centro è testimoniata
dall'esistenza della Diocesi Gabina, la quale presupponeva un nucleo
abitato necessariamente di una certa entità. Alla Diocesi è forse da
ricollegare la Chiesa di San Primo (detto anche Primitivo), edificata
su resti di costruzioni romane, e dedicata al martire che la tradizione
agiografica vuole ucciso presso il Ponte di Nona e gettato nel "lacus
Buranus", ovvero il lago di Castiglione (detto anche di Gabii).
Le favorevoli condizioni antropiche del luogo,
determinarono lo sviluppo, anche in età medioevale, di un centro
abitato, un "castrum" che, secondo schemi consueti si arroccò
sull'altura più eminente del Cratere di Castiglione, dotandosi di una
cinta fortificata e di una torre di avvistamento e di segnalazione,
ancor oggi visibile.

mercoledì 28 ottobre 2009

"Gianfranco Fini abbocca o non abbocca?" Ovvero: Per chi voteremmo se il PDL facesse le primarie? Dialogo aperto con Michele Bonatesta

Premessa dopo aver letto un articolo di Michele Bonatesta sulla mancata venuta di Gianfranco Fini a Viterbo (ieri l'altro) http://www.latuavoce.it/notizie/notizia.asp?id=19720


ho così commentato:

Beh, caro Direttore, un Gianfranco Fini che finisce con il cerino in mano... proprio non riesco ad immaginarmelo... e ben fece "la fonte sorgiva" ad informarlo della trappola tesa dai Giovanardi Boys (leggasi Piaggiatori alla corte del Papi). Le debbo confessare che domenica scorsa mentre commentavo con alcune amiche democratiche i risultati del PD abbiamo immaginato cosa e chi avremmo votato se anche il PDL avesse indetto le primarie (visto che ormai pare sicuro che anche diversi Pdilellini hanno votato per Bersani alle primarie del PD). Io dicevo "no, il PDL le primarie non le farà mai, finché c'è il Berlusca che occupa la piazza, ma se per caso le facessero (un miracolo può sempre accadere) allora andrei anch'io a votare... in primis scegierei Gianfranco Fini... (e qui tutte le signore erano d'accordo) poi seguirebbe Casini che sia pur papalino almeno sa essere alquanto equanime (e qui le signore scherzavano sul suo nomignolo di Principe "Azzurro" Caltagirone), poi voterei per il Bossi che almeno parla come magna (e magna male di sicuro, dissero le signore) infine -ma solo con il coltello alla gola- voterei per il Berlusca.. ma solo perché sono un Campanelliano e non un Bruniano, cioè vuol dire che lo farei solo per salvare la vita, come facevano gli abitanti di Gerusalemme coi crociati che li mettevano sospesi sul palo appuntito (mica piacevano a quel tempo le chiappe rotte) si convertivano subito al cristianesimo.. ed appena tornava il Saladino che li sottoponeva alla stessa prova "religiosa" immediatamente ritornavano ad essere musulmani.
Le signore a questo punto mi hanno chiesto "ma se ti desse un milione di denari tu voteresti per il Berlusca?" Ed io convinto "per soldi no... solo per salvare la vita..."

Ma lei pensa, caro Direttore, che i politici in Italia farebbero lo stesso? Per salvare la vita lo farebbero quasi tutti di sicuro, di cambiare casacca, ma per denaro? Mi sa che la fila non si fermerebbe mai...

Non so perché le ho raccontato tutto ciò, forse perché è un bel po' che non commento i suoi articoli e stavolta mi sono sfogato!
Cordiali saluti!

Paolo D'Arpini

martedì 27 ottobre 2009

Alcune dichiarazioni di uomini di scienza e di cultura sui danni derivanti dall'uso di carne nell'alimentazione umana

Chi dice carne dice danno:

Dice il dr. Milner Forthergill: “Tutte le vittime cagionate dalle imprese belliche di Napoleone sono un nulla in paragone delle miriadi di persone che sono scese nella tomba per la loro cieca fiducia nel supposto valore alimentare di una fetta di carne di vacca”.

Il dr. Josiah Oldfield, professore di chirurgia al Collegio dei Chirurgi: “La carne è un cibo innaturale per l’uomo e perciò tende a produrre disturbi nell’organismo. Quella carne che si intende mangiare nella società moderna è altamente affetta da malattie terribili (facilmente trasmissibili all’uomo) come il cancro, la tisi, la febbre, i vermi intestinali ecc. Nn c’è dunque da meravigliarsi se il mangiar carne è una delle più gravi cause delle malattie che conducono alla tomba il 99% dei nati”.

Sir Eduard Saunders: “Ogni sforzo che tenda a dimostrare all’uomo che un pezzo di vacca o di cervello non è necessario alla salute o alla forza fisica, sarà altamente giovevole e condurrà al risparmio e al benessere dei popoli. Moltiplicandosi questi sforzi si udrà meno parlare di gotta, di malattie del fegato e dei reni; vedremo meno brutalità, meno spose oltraggiate e meno assassinii. Credo che il mondo tenda verso l’alimentazione vegetariana la quale si dimostrerà come la migliore e la più razionale. E non è molto lontana l’idea che il cibo animale sarà considerata cosa ripugnante e detestabile per l’uomo civile”.

Prof. Gamgee: “Una quinta parte della carne consumata deriva da animali uccisi mentre erano affetti da malattie maligne”.

Dr. M. F. Coomes: “Ci sono molte sostanze che possono sostituire degnamente la carne e che non si accompagnano con le deleterie conseguenze che essa comporta, specialmente il reumatismo. La gotta e altre analoghe infermità, senza contare le congestioni cerebrali che spesso si risolvono in apoplessia e malattie venefiche, d’una o d’altra specie, emicranie e molte altre specie di mal di testa, tutto causato dall’eccessivo uso della carne e talvolta anche quando la carne è mangiata senza alcun eccesso”.

Scrive Maria Stecchini docente di patologia animale ed ispezioni delle carni ad Udine: “Non esiste mangime di pollo che non contenga antibiotici e il pollame macellato è inquinato al 70-80% da un batterio come la salmonella”. E Luciano Picchiai, primario patologo ed ecologo alimentare, aggiunge: “I farmaci nei mangimi sono diventati per il bestiame come i diserbanti per le colture: gli agricoltori non possono più farne a meno. Competitività e necessità che gli allevatori conquistano ed esercitano sulla pelle dei consumatori. (Il Giornale d’Italia, 16/3/88).

lunedì 26 ottobre 2009

"Arrivare al sincretismo religioso partendo dal dialogo interreligioso nelle scuole..." - Proposta del CEM

L’ora del dialogo interreligioso nelle scuole

Solo una scuola che favorisce e promuove il dialogo interreligioso e interculturale può contribuire a rafforzare il fondamento della civiltà e della convivenza sociale. Il dibattito che si è riacceso in questi giorni sull’ora di islam nelle scuole italiane (che vede il consenso di Gianfranco Fini, di Massimo D’Alema e del cardinale Renato Martino) è apprezzabile come segno di valorizzazione dell’islam nel nostro Paese, ma per evitare di essere inserita in un quadro di multiculturalismo separatista riteniamo che debba trovare la sua collocazione all’interno di una scelta più ampia, intercultuale e dialogica che metta in comunicazione le religioni tra di loro. Una soluzione che il CEM Mondialità – il mensile dell’intercultura edito dai padri saveriani di Brescia - chiama da tempo ora delle religioni. Ogni bambino ha il diritto di leggere il Libro sacro degli altri bambini, ha affermato Amos Luzzatto, leader storico delle comunità ebraiche, “poiché fino a quando i cattolici leggeranno solo il vangelo, gli ebrei solo la Torah e i musulmani solo il Corano sarà impossibile realizzare una vera integrazione a scuola e nella società”. Mentre, stando ad Andrea Canevaro, “l’educazione interculturale non può non fare i conti con le religioni” (al plurale).

La presenza crescente delle seconde generazioni nelle scuole italiane mostra con l’evidenza dei numeri che il mosaico delle fedi richiede il passaggio dall’ora di religione cattolica o di analoghe altre ore di religione (ebraica, musulmana, buddhista, induista, ortodossa, valdese, sikh ecc...) a una situazione nuova.

La cultura religiosa non può essere solo quella confessionale, se si vuole evitare l’esito della balcanizzazione. È la lezione permanente dell’incontro interreligioso di Assisi del 27 ottobre 1986, voluto da Giovanni Paolo II, che deve essere introdotto nelle scuole come simbolo di futuro. Dice il cardinale Carlo Maria Martini che il pluralismo religioso è una sfida per tutte le grandi religioni, soprattutto per quelle che si definiscono come vie universali e definitive di salvezza… se non si vuole giungere a nuovi scontri, occorrerà promuovere con forza un serio e corretto dialogo interreligioso”. A questo pluralismo delle religioni è opportuno che non corrisponda nella scuola pubblica – che è luogo per eccellenza di ricerca libera e di confronto critico – un pluralismo delle educazioni religiose parallele. Due condizioni dell’insegnamento interculturale dell’ora delle religioni – come il CEM la intende - sono la concezione della religione non come fede ma come cultura e la conseguente concezione di un metodo comparativo quale ad esempio il Syllabus di Bradford, che da tempo stiamo diffondendo nel nostro Paese.

Laura Tussi

Per info. e adesioni: cemsegreteria@saveriani.bs.it

domenica 25 ottobre 2009

La memoria di Pippa Bacca in atti compiuti che la mantengono viva.... e poesia di Antonella Pedicelli

Paolo, mi farebbe piacere poter condividere questa storia e la poesia, anche perchè il messaggio che Pippa tentava di comunicare con la sua
meravigliosa cretività era e rimane un simbolo di apertura verso il
mondo, attraverso il linguaggio universale dell'Arte. (Antonella)


Sulla strada di Pippa Bacca... ma col vestito del lutto

TEL AVIV - Il sogno di Pippa Bacca non è perduto. Un'altra artista sta
compiendo in questi giorni lo stesso percorso studiato dalla performer
milanese, prima che uno sbandato, lesto a caricarla su una strada dove
la giovane in abito da sposa faceva autostop in Turchia, la uccidesse
brutalmente il 31 marzo dello scorso anno.

E' turca e ha 33 anni, la stessa età di Giuseppina Pasqualino di
Marineo (Pippa Bacca era il nome che la nipote dell'artista Piero
Manzoni si era scelta). Ma invece che in abito bianco si è vestita di
nero, in segno di lutto e in chiaro contrasto con il corredo da sposa
scelto dall'artista milanese per il suo tragico progetto.

Un progetto che, partendo da Milano, aveva portato Giuseppina a Tel
Aviv, e da qui in Turchia dove avrebbe dovuto raggiungere il confine
con la Siria. La performer turca si chiama Bingol Elmas, è nata a
Erzurum, nella zona curda del sud est anatolico, e di professione è
regista. Bingol, che dopo aver lavorato come reporter in alcuni canali
televisivi, si è laureata in Comunicazione all'Università di Marmara,
a Istanbul, e ha vinto per la sua attività di documentarista vari
premi, ha voluto idealmente ricominciare il viaggio laddove era finito
quello della sua collega italiana.

A Gebze, la stessa città dove Murat Karatash, 38 anni, l'uomo (o più
uomini, secondo le rivelazioni emerse dal recente processo nel quale è
stata chiesta la condanna all'ergastolo dell'aggressore) che la
violentò e strangolò, nascose poi il corpo dietro un cespuglio.

In viaggio l'artista turca sta tenendo un diario della sua esperienza
in autostop. Ha girato diversi metri di pellicola, e il progetto
diventerà presto un film di 55 minuti dal titolo "Lettera a Pippa". La
produzione è affidata alla rete culturale franco-tedesca Arte, con la
prima visione in programma a settembre.
Repubblica ha raggiunto la performer turca mentre è in cammino.

Bingol Elmas, come le è venuto in mente di concludere un'avventura
artistica che, se pur affascinante, per la sua collega si è invece
rivelata tragicamente pericolosa?
"Ho rifletttuto molto quando ho saputo quel che era accaduto a Pippa.
Non la conoscevo personalmente, ma mi è sembrato che la sua fine fosse
particolarmente oltraggiosa per una donna, per una persona che sceglie
di fare autostop in un Paese straniero con il vestito da sposa. Quasi
una cosa fatale. E allora ho deciso di raccogliere il suo messaggio:
"la paura domina, e invece noi abbiamo bisogno di pace". L'idea è nata
così".

In Turchia si dice che, per evitare qualsiasi possibile problema lungo
il percorso, lei sia seguita segretamente da una squadra della
sicurezza. E' vero?
"Non è esattamente così. Nessun tipo di polizia. C'è soltanto la
troupe di Arte a seguirmi. Sono cinque persone, in maggioranza donne.
La produzione cercava un progetto cinematografico che si chiamasse
"L'altra Turchia" o "La Turchia alternativa". E la mia idea gli è
piaciuta. Così l'ho sviluppata con queste amiche e colleghe".

Bingol Elmas ha comunque attaccato a sé un sistema satellitare GPS, in
grado di rilevare in qualsiasi momento la sua posizione esatta quando
è separata dal team che l'accompagna.

Perché ha scelto un abito nero mentre fa autostop?
"Perché è il colore del lutto, l'ho fatto per ricordare Pippa. Ma
anche per contrasto al bianco dell'abito da matrimonio: si pensa che
la donna che va in sposa sia pronta a tutto per l'uomo, e io volevo
ribellarmi a questo, volevo sottolineare gli aspetti negativi in
proposito per le donne".

Lei adesso è in viaggio: dove si trova?
"Sono sulla strada del ritorno. Sono partita il 31 marzo, giorno della
morte di Pippa, sono arrivata al confine con la Siria e tra poco sarò
proprio a Gebze, dove fu uccisa. Lì ci sarà una dimostrazione che la
ricorderà".

Quanti chilometri ha fatto?
"In tutto 1400. Da Gebze, lungo l'Anatolia, fino al confine con la
Siria, al posto di frontirera di Cilvegozu".

Ha mai avuto paura?
"All'inizio temevo i guidatori di Tir e camion. Ma non ho mai pensato
che mi sarebbe successa la stessa cosa accaduta a Pippa".

Incontri strani, esperienze insolite?
"No, per fortuna è andato tutto bene. Mostrerò tutto nel film, comunque".

Ma nessuno le ha detto qualcosa di sconveniente?
"Lungo la strada alcuni pensavano che fossi una passeggiatrice, o la
polizia, oppure una spia. Altri, invece, mi credevano semplicemente
pazza".

Marco Ansaldo

............

VOGLIO CREDERE…. (dedicato a Pippa Bacca)

Voglio credere nel vento, anche quando
gli alberi piangono le loro foglie cadute;
voglio essere spuma di mare,
anche quando il sole ne scioglie la trama nuda;
voglio cantare il silenzio della notte,
perché nella luce del suono
ogni raggio di luna costruisce
l’alba anche nel muto deserto;
voglio parlare all’uomo bianco
nei suoi confini chiari
e trovare i colori per offrirgli il Mondo;
voglio essere Tua,
nell’abbraccio della Vita,
anche quando il Tempo
diventa stretto
e la mia corsa è più lenta….
Qui, dove le foglie sono sempre verdi,
si racconta la mia storia
e un nido caldo protegge le mie ali,
fino al giorno della nuova Prima-vera,
Io, creatura libera,
amata dai sogni
e musa del poeta
che trasforma in versi
il mio passo di donna,
sul grembo verde
di questa umana Terra,
nel disegno perfetto,
da sempre mio!

Antonella Pedicelli

venerdì 23 ottobre 2009

Calcata: 29 ottobre 2009 - Play Danish Day con Mette Kirkegaard, preparatevi ad una presenza “allucinante”…

Il 29 ottobre Saturno farà il suo ingresso nel settimo segno zodiacale, quello della Bilancia. Toccherà dunque al segno della legalità, della razionalità e della giustizia, ospitare il "Signore del Tempo" per quasi due anni e mezzo.

Contemporaneamente, proprio lo stesso giorno, si sparge la musica “vichinga” nel mondo - "Play Danish Day" (www.spildansk.dk)* ed il governo danese invia a Calcata la ben nota cantante folk Mette Kirkegaard (gli amici del Circolo la ricorderanno al Ciclo della Vita dello scorso anno), la quale durante l’intera giornata del 29 ottobre 2009 compirà una performance continuata, a cominciare dal mattino sino a notte inoltrata (e sarà presente anche il 31 ottobre all’inaugurazione del Ciclo della Vita di quest’anno).

Ecco il programma del 29 ottobre (in inglese maccheronico di facile traduzione in italiano):

With some support from danish songwriters Guild, Mette Kirkegaard come to Calcata and perform at specific places in relation to the event "Play Danish Day", in order to spread the word about danish music this day and in the days before and after 29th ocotober 2009.

Program:

29th october 2009 - Entrance of Saturn in Lyra and Danish Music Day in Calcata, feat. singer/songwriter Mette Kirkegaard.

Circolo Vegetariano VV.TT. Via del Fontanile snc
h. 14.00 Pic nic in the garden and open air music.
h. 15.30 - Songs in the Temple of Lay Spirituality, in a cave dhedicated to the Heart of the Goddess: “Myth and Meditations of the World's Sacred Feminine”

Music in the Square - Piazza Umberto I°
h. 16.00 - Mette performs her own Danish and English songs in the square of the old village

Il Granarone – Via Porta Segreta
h. 20.00 - Concert in the hall of the granaries stall.
“Nocturnal Sequence”

* A short info: The Play Danish Day in Denmark is a day of Danish Music broadcasts on radio, television and all other media channels in both English and Danish. The event in Calcata is partially supported by the Danish Songwriters Guild, DPA.

Info: circolo.vegetariano@libero.it
Tel. 0761/587200