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lunedì 18 giugno 2012

Il terrore come metodo di soggiogazione della razza umana



Terrore infinito per dominare il mondo? Ecco cosa riserva il futuro, ormai presente: massoni da quattro soldi in affari con i paperoni dello zio Sam, che tentano di conquistare il mondo assoggettando definitivamente l’umanità. E noi ad applaudirli pure. Per la cronaca di stretta attualità: si stanno annettendo definitivamente l’Italia, allungando impunemente le grinfie sul patrimonio storico, previa incetta delle riserve aurifere (2.700 tonnellate).

Nel frattempo si accingono a prendere possesso di Eni, Finmeccanica, acqua pubblica e quant’altro con gli ampi poteri legislativi concessi recentemente dal Parlamento al golpista per conto terzi Monti Mario. Giocano a carte scoperte o bleffano? Fatto sta che la Fondazione Rockefeller ha sfornato nel 2010 un documento denominato “Scenarios for the Future of Technology and International Development”.

Non è opera degli anarchici, vale a dire del solito capro espiatorio buono per tutte le stagioni a giustificare crimini istituzionali d’ogni genere. A pagina 11 è scritto: «In 2012, the pandemic that the world had beenanticipating for years finally hit. Unlike 2009’s H1N1, this new influenza strain - originating from wild geese - was extremely virulent and deadly. Even the most pandemic-prepared nations were quickly overwhelmed when the virus streaked around the world, infecting nearly 20 percent of the global population and killing 8 million in just seven months, the majority of them healthy young adults». Mentre alla 34 si legge: «The years 2010 to 2020 were dubbed the “doom decade” for good reason: the 2012 Olympic bombing, which killed 13,000, was followed closely by an earthquake in Indonesia killing 40,000, a tsunami that almost wiped out Nicaragua, and the onset of the West China Famine, caused by a once-in-a-millennium drought linked to climate change».

Insomma, la Rockefeller Foundation annuncia che il decennio 2010-2020, sarà denominato «Il Decennio della Distruzione», a causa dell’ondata di attacchi terroristici, di disastri naturali, di rivolte civili e di disastri finanziari. Gli anni dal 2010 al 2020 saranno definiti «Decennio della Distruzione» per diversi motivi: le bombe ai giochi olimpici del 2012 - che uccideranno 13 mila esseri umani - saranno seguite subito dopo da un terremoto in Indonesia che ne ucciderà 40 mila, con uno tsunami che spazzerà via il Nicaragua, e con lo scoppiare della carestia nella Cina occidentale a causa di una siccità di quelle che capitano una volta in mille anni, dovuta ai cambiamenti climatici. Poi, il documento predice anche che nel 2015 la gran massa della forze armate Usa sarà richiamata da Paesi come l’Afghanistan per stabilirsi nei confini americani.

Autoritarianesimo - La prima terrificante previsione inizia nel 2012 quando, «la pandemia che era stata anticipata da anni al mondo» alla fine colpirà, infettando quasi il 20 per cento dell’umanità ed uccidendo 8 milioni di persone. Così la Rockefeller Foundation tiene a sottolineare che i popoli daranno il benvenuto ad un governo più autoritario e ad un più stretto controllo su tutti gli aspetti della vita, incluso un chip biometrico ID di identificazione per tutti i cittadini. Nel 2015, appunto, il governo Usa ricollocherà una larga parte della propria compagine offensiva per impegni nazionali, ritirandola dall’Afghanistan - dove gli insorti talebani recupereranno nuovamente il potere. Curiosità attuale?

Il report descrive come le nazioni perderanno il potere sui propri bilanci a causa di massicci debiti, lasciando apparentemente la propria sovranità finanziaria nelle mani dei tecnocrati. Ma i licantropi, pardon “filantropi” nordamericani non si occupano solo di queste tematiche. La Rockefeller Foundation anticipa anche la crescente sfiducia neivaccini, affermando che a causa della corruzione - sia negli enti nazionali che in quelli dell’Organizzazione Mondiale della Sanità - vaccini adulterati porteranno a stragi di massa. Stando al documento, un gran numero di genitori non faranno vaccinare i figli, il che farà salire la mortalità infantile a livelli mai visti dagli anni ’70. Nel contesto di un sistema sanitario indebolito, di corruzione e di disattesa degli standards - sia per cause interne alle nazioni che per colpa di istituzioni mondiali come l’Organizzazione mondiale per la sanità - nel sistema sanitario pubblico di numerose nazioni africane, entreranno vaccini avariati.

Nel 2021, 600 bambini moriranno a causa di un vaccino per l’Epatite B avariato, che sembrerà nulla a confronto delle morti di massa che avverranno pochi anni dopo causate da un farmaco antimalarico avariato. Le morti e gli scandali che ne deriveranno, mineranno la fiducia nelle vaccinazioni, i genitori - non solo in Africa ma anche altrove - inizieranno a non far vaccinare i propri figli, e non ci vorrà molto prima che i tassi di mortalità infantile e neonatale schizzino a livelli che non si vedevano più dagli anni ’70. Nel Decennio della Distruzione, la tecnologia farà sempre più parte del campo di battaglia, con il cyberterrorismo e la pirateria mafiosa organizzata che saranno sempre più diffuse. Una terrificante e delineata predizione nel documento, riguarda la «bio-pirateria»: OGM e la biotecnologia-fai-da-te spingeranno avanti la passione dei Globalizzatori per il Trans-umanesimo.

Comunque, non tutta la pirateria sarà negativa. Le sementi geneticamente modificate (OGM), e le biotecnologie-fai-da-te (DIY), diventeranno delle attività diffuse nei garages privati, producendo dei significativi progressi. Nel 2017, un gruppo di scienziati africani ribelli rientrati nei propri Paesi dopo aver operato presso multinazionali occidentali, diffonderanno il primo di una serie di nuovi OGM che faranno espandere a dismisura la produzione agricola del continente africano. Proprio come da secoli nei desiderata dei Globalizzatori, il mondo occidentale inizierà a precipitare all’indietro, nel feudalesimo, con la distanza fra ricchi e poveri che raggiungerà livelli che non si vedevano da centinaia di anni, mentre la classe di mezzo si estinguerà.I ricchi si rifugeranno dentro strutture simili a fortezze, mentre i poveri si ritroveranno nei ghetti. Il documento prosegue delineando che, alla volta del 2030, non sarà più rilevante – né evidenziabile – la differenza fra nazioni sviluppate e nazioni in via di sviluppo.


Morte della nascita - Lo studio evidenzia anche numerosi scenari ambientali conseguenti al cambiamento climatico, scenari che comprendono, a partire dal 2018, un nuovo sistema economico mondiale basato sulla Infrastruttura Verde. La Fondazione descrive come il crollo sociale produrrà, per sopravvivenza, una migrazione di massa dalle aree rurali a quelle urbane; una curiosa realtà dato che, coloro che vivono nelle zone urbane, hanno un’autosufficienza molto più limitata rispetto agli abitanti delle aree rurali, che hanno molta più facilità nel coltivare il proprio cibo. Un ulteriore rimando all’Agenda 21 è la predizione, contenuta nel documento della Fondazione, secondo la quale solo i ricchi avranno la possibilità di viaggiare, dato che i prezzi schizzeranno alle stelle e le restrizioni, in nome della sicurezza, raggiungeranno livelli così alti che i poveri, semplicemente non potranno spostarsi dalle proprie comunità. Come nel caso di altri documenti di questo tipo, diffusi dalla RAND - e dal MoD (ministero di guerra nel Regno Unito) - queste predizioni costituiscono un modello, anzi un paradigma a cui l’umanità dovrà piegarsi.

Anche se questi documenti sono presentati come semplici previsioni, è importante rendersi conto che molti di essi sono risultati, in passato, sorprendentemente precisi e dunque vale la pena di prenderli inconsiderazione quando trattano di eventi in un futuro a noi prossimo.

Segreti italioti - “Più poteri di controllo per il Copasir, piano di rafforzamento del Dis (Dipartimento per le informazioni e la sicurezza; l’ex Cesis), elevata attenzione alla minaccia cibernetica”. Sono i tre punti nodali inseriti in una recente proposta di legge di riforma dei Servizi Segreti presentata da Massimo D’Alema (presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, che nel 1999 in qualità di premier tricolore autorizzò i bombardamenti in Kosovo). Aisi ed Aise (Già Sismi e Sisde).

D’Alema ribadisce che «c’è una scopertura normativa con una frantumazione di competenze che vanno invece concentrate in quanto il rischio di aggressioni informatiche è alto». Infine, il testo intende ricondurre sotto il controllo parlamentare anche l’attività di intelligence praticata da organismi non appartenenti al sistema informazioni per la sicurezza, come ad esempio il reparto informazioni e sicurezza (l’Echelon italiana plasmata negli anni ‘80 dall’ammiraglio Ulisse (al secolo Fulvio Martini) su impulso dei sommi sacerdoti Usa) il quale dipende soltanto dal ministro della Difesa.

Il Ris (reparto informazioni e sicurezza), con base principale aCerveteri (mimetizzata in una caserma dell’esercito sulla via Aurelia) e diramazioni su tutto il territorio nazionale, controlla migliaia e migliaia di italiani “sospetti” che si battono per il bene comune. Hanno accumulato milioni di fascicoli sulla popolazione italiana - violando la privacy - e vanno accrescendo illegalmente la loro banca dati del dna italiano. Vero o no ministro Di Paola? Capitolo a parte Eurogendfor (con sede a Vicenza ed operativa già a Haiti ed in Grecia), con licenza di uccidere chiunque nel mondo, senza rispondere ad un controllo giudiziario, parlamentare, o comunque, di legalità.

Su la testa - Emergenza, emergenza, emergenza. Ma de che? Tutto inventato in laboratorio. Si abolisce la democrazia per decreto, si organizzano vertici segreti, mentre è stato già cancellato il diritto di protestare (ad esempio nel “progressista” Canada). Siamo noi che accettiamo di essere controllati ed ispezionati. L’oppressione cova dentro di noi. Plasmano le coscienze fin dalla più tenera età. Le loro regole gestiscono e manipolano la percezione umana. Come sarebbe svegliarsi un giorno e scoprire che tutti i rapporti che intercorrono tra noi e gli altri esseri umani sono relazioni commerciali e che ogni singolo rapporto che intercorre fra noi e i nostri simili è regolato dai principi commerciali? Può una civiltà sopravvivere con una definizione così angusta dell’interazione sociale? Ci seducono con illusioni ingannevoli, ideate per distrarci - sulle cose più insignificanti - ed acquisire automaticamente il nostro “spontaneo” consenso. Chi teme la luce?

Proposta semplice: paralizziamo pacificamente il Belpaese, ci fermiamo in tanti per una settimana, tanto per cominciare a combattere come ha insegnato Gandhi. Di conseguenza sciogliere l’attuale Parlamento privo di credibilità. nonché spedire a casa Monti e la sua congrega di non eletti. Ha compreso Presidente Napolitano? La democrazia è altra cosa: di certo non lo schifo oppressivo che tentate di farci ingurgitare quotidianamente. La casta può iniziare a dire addio a tutti i privilegi. Il mutamento siamo noi - il popolo sovrano - una forza esplosiva che il sistema di potere teme più di un bombardamento nucleare.

Gianni Lannes




Scenarios for the Future of Technology and International Development
This report was produced by The Rockefeller Foundation and Global Business Network.
(Fonte: http://img854.imageshack.us/img854/5363/rockfellerfoundationpre.pdf)

lunedì 14 novembre 2011

Vendita dell'ENI... probabile mossa del governo Monti per rendere l'Italia dipendente sul piano energetico...

"Alegher... alegher..." - Foto di Gustavo Piccinini


Washington e Londra vogliono che l’Italia non abbia più una politica energetica propria e una sovranità nazionale.

L’uscita di scena di Silvio Berlusconi dalla scena politica può essere interpretata anche come l’ultimo colpo di coda della Prima Repubblica. Ammesso e non concesso che la Seconda sia mai nata. E non perché il Cavaliere debba essere considerato una creatura imprenditoriale e politica nata cresciuta sotto l’ombrello protettivo del compianto (lui sì) Bettino Craxi quanto perché dello statista socialista ereditò, forse inconsapevolmente, la visione europea, euroasiatica e mediterranea.

Berlusconi avrà pure tutti i difetti di questo mondo che negli ultimi anni si sono aggravati anche in conseguenza di una esuberanza incontrollabile e di una età avanzata che lo hanno condizionato non poco e che lo hanno portato a fare le corna ai vertici internazionali e ad invitare a casa tutta una serie di sgallettate e di ragazze allegre, riducendosi ad una macchietta oggetto di scherno e di disprezzo. Ma quali sono i politici che senza ridursi a fare i buffoni in pubblico, in buona sostanza non sono altro che delle marionette dei gruppi economici e finanziari che li hanno messi al potere? Barack Obama non è forse il maggiordomo ubbidiente di quella Wall Street che lo ha portato alla Casa Bianca?

Berlusconi avrà pure avuto, per scelta e per necessità, frequentazioni poco raccomandabili. Ma quale politico od imprenditore italiano non ha i suoi scheletri nell’armadio? Avrà pure assunto decisioni politiche ed economiche da respingere in blocco. Ma quali sono oggi i governanti europei che sono in grado di non tenere conto dei condizionamenti esercitati dalle realtà politiche transnazionali, come l’Unione e la Commissione europea? Quali sono i governanti che, nell’impostare la politica economica del proprio Paese, possono anche non tenere conto dei condizionamenti esercitati dalla politica monetaria della Bce? Quali sono i governanti che possono resistere da soli alle pressioni esercitate dalla speculazione internazionale quando questa ha deciso di prenderti di mira? Quali sono infine i governanti che possono anche non tenere conto delle richieste provenienti dai propri elettori e dalle imprese nazionali?

Non che tutto questo costituisca una scusante ma si tratta pur sempre di tutta una serie di condizionamenti che in Italia assumono un particolare peso, essendo il nostro un Paese di frontiera, un ponte tra l’Europa e il Nord Africa, che dal 1945 ha cercato, spesso riuscendovi, di ritagliarsi uno spazio autonomo in tutta l’area mediterranea. Bettino Craxi, ad esempio, stabilì rapporti molto stretti con i Paesi del Maghreb e con la Palestina di Yasser Arafat. E pur essendo fedele all’Alleanza Atlantica, né poteva essere diversamente, non ebbe remore a sfidare gli Stati Uniti in occasione del sequestro dell’Achille Lauro e della vicenda di Sigonella, rivendicando fieramente la sovranità nazionale del nostro Paese. Anche se poi con la campagna giudiziaria di Mani Pulite quell’atto di coraggio gli venne fatto duramente pagare.

Berlusconi che ha convogliato nel suo partito non pochi di quei quadri dirigenti che avevano fatto parte del PSI di Craxi, ha finito per mutuarne l’approccio nei riguardi dei Paesi arabi. Il ristabilimento di normali relazioni con la Libia di Gheddafi, sia pure con l’imbarazzante performance dell’anno scorso a Piazza di Siena, aveva rappresentato la presa d’atto che la Libia, che era stata una nostra colonia, è un Paese nostro dirimpettaio con il quale è fisiologico avere rapporti più che amichevoli che vadano al di là della fornitura di gas e di petrolio. Non è un caso infatti che furono i nostri servizi militari (il Sid) a portare al potere Gheddafi nel 1969, non è un caso che furono sempre i nostri servizi (il Sismi) a salvare il colonnello dai vari tentativi di colpo di Stato che erano stati sostenuti dall’Egitto, dagli Usa e da Israele.La recente rivoluzione libica, in realtà una rivolta finanziata e sostenuta da Washington, Londra e Parigi, e la conseguente fine di Gheddafi, ha rappresentato per Berlusconi un preciso monito.

Dopo la fine del tunisino Ben Alì, anche lui portato al potere dal Sismi con una incruenta congiura di palazzo, è stato il messaggio, non hai più nessuno a coprirti il fianco sul fronte Sud. Ti rimane solo la Russia. Non è un caso che lo stesso Putin con la Gazprom, questa volta a traino dell’Eni, era entrata in forze in Libia per sviluppare la produzione di petrolio e di gas. Tutti legami che, con il nuovo governo, più orientato in senso “atlantico” o nord-europeo, rischiano ora di essere vanificati e di saltare.

Il legame, anche personale, che Berlusconi aveva stabilito con Putin non può e non deve essere banalizzato con considerazioni sulla vita privata di entrambi. In realtà Berlusconi, favorendo la penetrazione di Eni ed Enel in Russia, aveva chiarissima l’importanza di creare solidi legami con quello che è il primo Paese del mondo per giacimenti ancora inesplorati di petrolio e di gas. Una impostazione peraltro condivisa dallo stesso Prodi che accompagnò a Mosca i dirigenti dell’Eni per firmare i contratti di fornitura di gas fino al 2040.

E quelli dell’Enel per il contratto di acquista dell’Ogk-5, uno dei primi gruppi energetici nazionali.Un’altra iniziativa di Berlusconi e dell’Eni, che venne affatto apprezzata da Washington e da Londra è stata quella di silurare la realizzazione del gasdotto “atlantico” Nabucco voluto dagli Usa per accerchiare da Sud la Russia, e finanziata incredibilmente dall’Unione europea. Un’opera pensata per portare in Turchia, attraverso la Georgia, il gas dell’Azerbaijan e poi farlo proseguire fino allo snodo di Baumgarten in Austria, dove arrivano diversi gasdotti russi. Al contrario Berlusconi e l’Eni avevano sostenuto il gasdotto South Stream che partendo dalla Russia, attraverso il fondo del Mar Nero, arriva in Bulgaria, passa in Grecia e poi si dirige verso l’Italia e l’Austria. Un’opera “euroasiatica” con la forte partecipazione tedesca che, in quanto tale, non poteva essere apprezzata da Stati Uniti e Gran Bretagna.

Due Paesi che non possono accettare che qualche Nazione in Europa possa stabilire in campo energetico un rapporto troppo stretto con Mosca che è sicuramente più fisiologico di quello che Washington vorrebbe che noi avessimo con i Paesi arabi produttori suoi satelliti. La Gran Bretagna che ha sempre voluto mantenere un piede nel Mediterraneo, e che adesso con l’attacco militare alla Libia vi è tornata in forze, ha operato contro l'Italia e contro l’Eni attraverso gli gnomi della City. Le speculazioni, realizzate in stretta sintonia con quelle di Wall Street, hanno investito i nostri Btp con il fine di metterne in discussione la solvibilità e quindi obbligare il governo in carica a rivedere totalmente i propri programmi finanziari futuri. E al tempo stesso fare passare l’idea che il governo in carica è troppo debole e squalificato per risanare i conti pubblici e mettere in sicurezza l’affidabilità dei Btp.

In realtà quella è soltanto la ragione apparente. Siamo invece di fronte al tentativo, purtroppo destinato a riuscire, visto che al governo ci andrà Mario Monti, di completare il processo che venne iniziato nel 1992 con la famigerata Crociera del Britannia. Il 2 giugno di quell’anno, Festa della Repubblica, mentre l’avviata campagna di Mani Pulite dava già l’impressione che la DC e il PSI, puntelli del sistema politico dell’epoca, sarebbero stati spazzati via, una larga schiera di manager delle imprese a partecipazione statale accettò di essere imbarcata sul panfilo reale inglese per una crociera di una appena giornata. Nel corso della crociera, organizzata da British Invisible, società di promozione del made in Britain, ai manager di Stato venne descritta la bellezza e la necessità di varare le privatizzazioni. A bordo c’era pure Mario Draghi, all’epoca direttore generale del Tesoro, fu lui a gestire poi le privatizzazioni, che fece un discorso introduttivo e che poi scese prima della partenza.

Poi, per dimostrare che non era una conferenza fine a se stessa, in autunno vi fu la speculazione della City contro la lira che finì per essere svalutata del 30%, rendendo più convenienti per la stessa percentuale diverse aziende pubbliche che vennero messe in vendita. In seguito con i governi Prodi, D’Alema e Amato, vennero messi sul mercato il 70% circa di Eni ed Enel, prevedendo guarda casa, che una percentuale del 30% di questa, quindi il 21% complessivo, fosse offerta agli investitori internazionali. Cioè quelli anglo-americani che ora sognano di mettere le mani sul restante 30% dell’Eni che un governo Monti presumibilmente sarà ben felice di mettere in vendita, con la scusa di fare cassa e abbattere il debito pubblico.

Tanto che su questa misura potrà contare sui voti non solo del postfascista e neo atlantico Fini ma anche su quelli di Casini che nella politica italiana rappresenta l’erede di quell’area politica della DC che sempre osteggiò la politica autonoma dell’ENI di Enrico Mattei per assicurare l’indipendenza energetica e difendere la sovranità nazionale del nostro Paese

Filippo Ghira

(Fonte: http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=11477)

giovedì 6 ottobre 2011

Crescita dell’impero finanziario bancario di Goldman Sachs e sottomissione feudale degli stati a sovranità limitata…



Comunicazioni di servizio

C’è un intervista effettuata dalla BBC in diretta, ad un trader, un operatore di borsa, o presunto tale, che ha già fatto il giro del mondo, soprattutto nel mondo del web. Perché tutto questa rilevanza ad una intervista di pochi minuti ad un esperto di questioni finanziarie?

Perché il trader ha detto alcune importanti cose, che comunque risultano scioccanti per il grande pubblico televisivo, che non è abituato a sentire come stanno veramente le cose e quindi è impreparato a notizie di questo tipo.

Ma cosa ha detto di tanto importante questo signore di nome Alessio Rastani? Ha detto che: questa crisi è come un cancro. Se aspettano e aspettano senza fare niente, questo cancro continuerà a crescere e sarà troppo tardi. Quello che dovrebbero fare è prepararsi.

Questo non è il momento di credere che i governi sistemeranno le cose. Loro non governano il mondo. Goldman Sachs governa il mondo.

Una verità accecante, tanto è chiara per chi da diversi anni segue le vicende finanziarie economiche legate alla crisi. La più grave crisi che l’umanità abbia mai subito. Il trader ha detto che: Il re è nudo.

Goldman Sachs è la più potente delle banche considerate comunemente troppo grandi per poter fallire. Insieme a lei (Citigroup, JPMorgan, Morgan Stanley, Bank of America, (HSBC), oltre alle Inglesi Royal Bank of Scotland-AbnAmro e Barclays, alla tedesca Deutsche Bank, hanno in mano oltre l’80% del mercato mondiale dei derivati.

Le stime dei prodotti derivati mondiali, si aggirano intorno ai 400/500 mila miliardi di dollari. Una cifra pazzesca pari a 7/8 volte il pil mondiale, l’intera produzione mondiale, quella che deriva dall’economia reale, cioè dal lavoro di miliardi di persone. La finanziarizzazione dell’economia ci ha portato alla crisi del 2008 e probabilmente ci porterà ad una situazione di gran lunga peggiore di questa attuale, perché fra tutti questi prodotti finanziari ce ne sono ancora molti di tossici.

E sono ancora belli tutti lì, nei bilanci delle banche che continuano a iscriverli fra i loro attivi, ad un valore che non corrisponde affatto alla realtà.

Con i prodotti finanziari ad alto rischio si continua a giocare anche oggi, cds, cdo, cartolarizzazioni, etf sintetici, swap e quello che è stato definito azzardo morale continua ad essere la molla che muove tutta l’industria finanziaria. Ecco perché è nata la seconda bolla quella degli attacchi ai debiti sovrani. Il declassamento del rating dei debiti pubblici (fra cui quello dell’Italia) fa parte del disegno organizzato da queste banche, con la complicità delle agenzie di rating, (anche loro di derivazione anglosassone) per scaricare i costi della crisi mondiale sugli anelli più deboli della catena.

I veri obiettivi di questi ripetuti attacchi speculativi non sono il fallimento di uno o più Stati sovrani che resta comunque un esito possibile, ma sono due obiettivi precisi: il primo è la speculazione sui titoli del debito pubblico con il giochetto, prima vendo e poi ricompro dopo qualche giorno con rendimenti più alti e quindi con interessi più alti e maggiori tasse future per i cittadini, di quel paese, grazie anche al meccanismo delle vendite allo scoperto.

Il secondo è l’accelerazione su manovre di contenimento del deficit pubblico e ricerca del pareggio di bilancio, che passino soprattutto dalla vendita del patrimonio pubblico immobiliare ancora di proprietà dello Stato e delle aziende pubbliche, soprattutto quelle che fanno utili. La prima grande operazione di privatizzazione delle imprese pubbliche italiane fu progettata e studiata nel 1992 sul panfilo Britannia al largo delle coste di Civitavecchia.

A bordo c’erano i maggiori economisti italiani e banchieri internazionali, che misero appunto la svendita a prezzi di saldo dei gioielli di famiglia italiana. La storia si ripete, magari questa volta ci sarà maggiore attenzione da parte dei media sui prezzi di vendita delle quote azionarie, comunque l’operazione diabolica consentirà agli istituti finanziari di accaparrarsi i gioielli di famiglia di Stati, proprio come quello italiano che hanno ancora molta roba da mettere sul tavolo delle Privatizzazioni. Enel, Eni, Sace, Finmeccanica, Poste, FS, Fintecna. Per dirla in maniera popolare: tirano a far ciccia !!

A collasso avvenuto si troveranno comunque ad essere padroni di importanti parti di Stati che a quel punto saranno definibili come ex sovrani, il nuovo feudalesimo è vicino e i futuri sudditi sono impreparati.

Daniele Carcea

giovedì 15 settembre 2011

Enrico Mattei, l’unica persona al mondo che ha osato sfidare le potentissime “Sette Sorelle” del petrolio

"Angelo scuro" - Dipinto di Franco Farina


Enrico Mattei, l’unica persona al mondo che ha osato sfidare le potentissime “Sette Sorelle” del petrolio. Ed il 27 ottobre 1962 è stato assassinato.

Ecco le Corporation anglo-americane sicuramente co-interessate: Standard Oil of New Jersey (statunitense, oggi Exxon-Mobil), Royal Dutch Shell(anglo-olandese, rimasta Shell), Anglo Persian Oil (britannica, oggi BP), Standard Oil of New York (statunitense, oggi Chevron-Texaco),Socony (statunitense, oggi Chevron-Texaco), Standard Oil of California (statunitense, oggi Chevron-Texaco), Gulf Oil (statunitense, oggiChevron-Texaco)

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Chi ha ucciso Enrico Mattei?

Enrico Mattei fu assassinato, il suo caso insabbiato, i testimoni messi a tacere. Ma una cosa è certa: l’aereo su cui viaggiava il presidente dell’ENI e che cadde la sera del 27 ottobre 1962 a Bascapé, alle porte di Milano, fu sabotato.

Era un uomo che dava molto fastidio. La strategia di Mattei era volta a spezzare il monopolio delle “sette sorelle”, non soltanto per il tornaconto del nostro ente petrolifero, ma anche per stabilire rapporti nuovi tra i paesi industrializzati e i fornitori di materie prime.
Una strategia semplicemente inaccettabile per le grandi compagnie petrolifere che si spartiscono le ricchezze del mondo.

Dall’inchiesta della Procura di Pavia, riaperta a metà degli anni ‘90, risulta inoltre evidente che l’insabbiamento di quel crimine fu diretto dai vertici dei servizi. Per il sostituto procuratore di Pavia Vincenzo Calia il fondatore dell’ENI fu “inequivocabilmente” vittima di un attentato. Vincenzo Calia giunge vicino alla soluzione del caso e formula l’ipotesi dell’attentato, ma non può provarla. Scrive Calia: “L’esecuzione dell’attentato venne pianificata quando fu certo che Enrico Mattei non avrebbe lasciato spontaneamente la presidenza dell’ente petrolifero di Stato”. Calia ha dimostrato che l’esplosione che abbatté il bimotore Morane-Saulnier su cui viaggiavano il presidente dell’ENI, il pilota Irnerio Bertuzzi e il giornalista americano William McHale fu causata da una bomba collocata nel carrello d’atterraggio del velivolo. Le prove contenute nelle 208 pagine del fascicolo dimostrano anche che l’inchiesta del 1962, presieduta dal generale dell’Aeronautica Ercole Savi, conclusasi dichiarando l’impossibilità di “accertare la causa” del disastro, fu in realtà un mostruoso insabbiamento.

Finora davanti alla sbarra è finito soltanto un contadino di Bascapé, Mario Ronchi, accusato di “favoreggiamento personale aggravato”. Secondo l’accusa vide l’aereo di Mattei esplodere in volo, rilasciò alcune interviste in questo senso a diversi organi di stampa e alla Rai e poi… si rimangiò tutto. Chi ha sabotato l’aereo? Chi sono i mandanti? Il pubblico ministero Calia non riesce ad accertarlo, ma è probabile che vi siano responsabilità di uomini inseriti nell’Eni e negli organi di sicurezza dello Stato. E ancora depistaggi, manipolazioni, soppressioni di prove e di documenti, pressioni che impediscono l’accertamento della verità.
Il 27 luglio 1993 dal “pentito” di mafia Gaetano Iannì giungono dichiarazioni importanti.

Secondo Iannì per l’eliminazione di Mattei ci fu un accordo tra non meglio identificati “americani” e Cosa nostra siciliana. A mettere una bomba sull’aereo di Mattei fuono alcuni uomini della famiglia mafiosa capeggiata da Giuseppe Di Cristina. Anche Tommaso Buscetta rivela che la mafia americana chiese a Cosa nostra il favore di eliminare Enrico Mattei “nell’interesse sostanziale delle maggiori compagnie petrolifere americane”. In Italia, poi, Mattei era un finanziatore della politica, nemico dei circoli economici e politici legati ai grandi interessi.
La certezza è che il presidente dell’ENI Enrico Mattei, il più potente manager di stato italiano viene uccisola sera del 27 ottobre 1962 insieme al pilota Irnerio Bertuzzi e al giornalista americano William Mc Hale. Parallelamente all’inchiesta amministrativa condotta dall’Aeronautica Militare, la Procura di Pavia apre un’inchiesta per i reati di omicidio pluriaggravato e disastro aviatorio. L’inchiesta militare si chiude rapidamente, nel marzo 1963, senza avere sostanzialmente accertato la causa dell’incidente; Pavia chiude le indagini penali il 7 febbraio 1966, accogliendo le richieste della procura e pronunciando sentenza “di non luogo a procedere perché i fatti non sussistono”. A ridare fiato alla vicenda sul finire degli anni Settanta sono un libro e un film. Il libro, scritto da Fulvio Bellini e Alessandro Previdi, è intitolato “L’assassinio di Enrico Mattei”. Il film è “Il caso Mattei” di Francesco Rosi.

Contemporaneamente Italo Mattei, fratello di Enrico, chiede che venga istituita una commissione parlamentare di inchiesta. Sono troppi i dubbi sull’incidente e inoltre la scomparsa di Mattei ha fatto comodo a troppe persone, in Italia e all’estero, dal momento che i suoi rapporti con i paesi del terzo mondo produttori di petrolio avevano urtato il cartello petrolifero delle sette sorelle. La riapertura delle indagini viene chiesta anche da una campagna stampa del settimanale “Le ore della settimana” e da una serie di interrogazioni parlamentari. L’interesse attorno alla misteriosa fine del “re del petrolio italiano” riceve nuovo impulso dalle indagini sulla scomparsa del giornalista dell’ “Ora” di Palermo Mauro De Mauro, il 16 settembre 1970. Una delle piste seguita dall’inchiesta sulla fine di De Mauro ipotizza infatti che il giornalista palermitano sia stato sequestrato e ucciso per aver scoperto qualcosa di molto importante circa la morte del presidente dell’E.N.I.: De Mauro aveva infatti ricevuto dal regista Rosi l’incarico di collaborare alla preparazione della sceneggiatura del film “Il caso Mattei”, ricostruendo gli ultimi due giorni di vita trascorsi dal presidente dell’E.N.I. in Sicilia.

L’indagine sulla scomparsa di De Mauro si conclude in un nulla di fatto, nonostante la richiesta di ulteriori investigazioni formulata dal GIP di Palermo ancora nel 1991. Il procedimento viene archiviato il 18 agosto 1992: De Mauro non poteva aver scoperto nulla di particolare intorno alla morte di Enrico Mattei, dal momento che la magistratura di Pavia aveva ritenuto del tutto accidentale la natura del disastro di Bascapè. Il 20 settembre 1994 il gip di Pavia autorizza la riapertura delle indagini nei confronti di ignoti. La riapertura era stata chiesta dalla procura pavese che, per competenza, aveva ricevuto dalla procura di Caltanisetta l’estratto delle dichiarazioni rese da un pentito di mafia. Il 5 novembre 1997 il pubblico ministero di Pavia Vincenzo Calia giunge a questa conclusione: “l’aereo, a bordo del quale viaggiavano Enrico Mattei, William Mc Hale e Inrneio Bertuzzi, venne dolosamente abbattuto nel cielo di Bascapè la sera del 27 ottobre 1962. Il mezzo utilizzato fu una limitata carica esplosiva, probabilmente innescata dal comando che abbassava il carrello e apriva i portelloni di chiusura dei loro alloggiamenti”. Di più non si riesce a scoprire e le domande rimangono. Enrico Mattei stava per spezzare la morsa costruita attorno a lui dal cartello petrolifero che escluse l’ENI dal mercato petrolifero internazionale, negandogli concessioni nei paesi produttori alla pari con le altre compagnie petrolifere. Mattei allora dichiarò guerra al sistema neocoloniale delle concessioni, offrendo ai paesi produttori un accordo rivoluzionario, il 75% dei profitti contro il 50% finora offerto dalle compagnie, e la qualificazione della forza lavoro locale. Il cartello reagì furiosamente, giungendo a rovesciare governi, come quello libico, che avevano accettato l’offerta e aperto all’ENI prospettive di grandi forniture. Nel 1962, quando si andava prospettando la soluzione della questione algerina, Mattei era riuscito ad aggirare il blocco.

Sostenendo il Fronte di Liberazione Nazionale (FLN), Mattei aveva ipotecato un trattamento preferenziale verso l’ENI dal futuro governo. Si pensava allora che l’Algeria possedesse, al confine con la Libia, le più vaste riserve di petrolio inesplorate del mondo. Parallelamente a Mattei si mosse De Gaulle, che decise di riconoscere l’indipendenza algerina. Come contropartita, la compagnia petrolifera francese ottenne gli stessi privilegi dell’ENI. L’ingresso trionfale dell’ENI sul mercato petrolifero era quindi quasi assicurato.

Non solo, l’Executive Intelligence Review, attraverso una ricostruzione minuziosa del caso Mattei, afferma che il presidente dell’Eni, alla fine, era riuscito ad aprire un dialogo con la Casa Bianca , nonostante la stampa internazionale avesse dipinto Mattei come un pericoloso sovversivo anti-americano. Mattei, per l’Eir, era riuscito a far capire alla nuova amministrazione Kennedy che tutto ciò che desiderava era essere trattato alla pari, che egli non ce l’aveva con l’America ma con i metodi coloniali applicati dalle “sette sorelle” del petrolio. L’amministrazione Kennedy accettò il dialogo e fece pressioni su una compagnia petrolifera, la Exxon , per concedere all’Eni dei diritti di sfruttamento. L’accordo sarebbe stato celebrato con la visita di Mattei a Washington, dove avrebbe incontrato Kennedy, e dal conferimento di una laurea honoris causa da parte di una prestigiosa università statunitense.

Alla vigilia di quel viaggio, il 27 ottobre 1962, Mattei fu assassinato. Un anno dopo, fu ucciso Kennedy. In un rapporto confidenziale del Foreign Office del 19 luglio 1962, si leggeva che “il Matteismo” era “potenzialmente molto pericoloso per tutte le compagnie petrolifere che operano nell’ambito della libera concorrenza (…). Non è un’esagerazione asserire che il successo della politica ‘Matteista’ rappresenta la distruzione del sistema libero petrolifero in tutto il mondo”. E quindi Mattei andava eliminato, in un modo o nell’altro.

Eufemia Giannetti

(Fonte Rinascita)

venerdì 29 aprile 2011

Libia e Medio Oriente: guerre, ideologie, religioni, movimenti, assestamenti... - Tutto quel che c'è da sapere sulla Quarta Sponda




Ante Scriptum di Giorgio Vitali:

QUESTO ECCEZIONALE ARTICOLO MERITA UN COMMENTO ASSAI LIMITATO. A parte molte considerazioni, da Napolibera già elencate altre volte, alcune di queste trovano conferma in informazioni da me in precedenza acquisite. In particolare, per quanto riguarda l'attentato di Via Rasella di cui si sapeva di tutto e di più. Leggere l'autobiografia di Giorgio Amendola. Pwer quanto riguarda il linciaggio del povero Carretta, occorre aggiungere che TUTTO era stato preordinato, talchè NESSUNO della forza pubblica intervenne in suo aiuto ( carabinieri, polizia, MP e quant'altro...) perchè il tapino, che COMUNQUE era testimone dell'accusa, NON potesse dire chi FU salvato e chi invece fu condannato (tra gli altri Aladino Govoni, figlio del noto poeta). Tra i salvati c'era ovviamente il "muratore di Nizza" noto per essere stato un mandatario di attentati contro il Duce (in concomitanza con l'invio di messaggi di messa in guardia...leggere; "17 colpi", di Amerigo Dumini, edito da Longanesi in più edizioni).D'altronde, il questore Caruso era sicuro di potersi salvare e per questa ragione si era lasciato prendere a Perugia, ove era ricoverato. [Delle cretinate è pieno il mondo].

PER QUANTO RIGUARDA I RAPPORTI CON LA LEGA, è ovvio che in Italia occorre sempre giocare a biliardo. E' sul rinculo della palla battuta che si vince.
In questo caso, l'opposizione della Lega aiuta il Berlusca, e forse anche il Papa, dal dover affrontare una GUERRA ideologica e RELIGIOSA di grande respiro. (A parole da molto tempo dichiarata... ricordiamo che il buon Huntington, nel suo libro su commissione dei Teocons (Scontro di Civiltà) annovera il Cattolicesimo Ortodosso fra i nemici. NON A CASO LA GRECIA è ANNOVERATA FRA I CATTIVI DA PUNIRE DAL PUNTO DI VISTA FINANZIARIO (ma è salvata dalla Cina, vedi il caso...)

CONSIDERAZIONE FINALE: la Lega è fisiologicamente un partito di tentenza europeista. Il richiamo ANCESTRALE dei padani è infatti quello esercitato dal Centro Europa. Leggi: Germania-Austria, e forse RUSSIA. Come avevamo altre volte dichiarato, il quadro geopolitico eurasiatico ritorna prepotentemente alla ribalta della storia, 66 anni dalla morte di Mussolini, che ne fu il più acuto propugnatore. GV.



ITALIA IN LIBIA: ENTRO I CONFINI RIGIDI DELLA '1973-ONU'

Cade come il cacio sui maccheroni, l'opposizione leghista alla guerra di Libia, che sarà espressa anche in un opportuno dibattito parlamentare. In tal modo la missione italiana potrà provare a rimanere entro i confini rigidi della 1973-ONU: che istituisce solo una 'no-fly zone', ma esclude ogni proposito di 'regime change'. Quello che è l'obbiettivo neanche nascosto della coalizione anglo-franco-ameri.com.....per insediare il Libia il potere integralista ed anti-cristiano dei 'salafiti' islamici. Come è già successo in Afghanistan, in Iraq (dove al posto del cristianissimo-cattolico caldeo Tareq Aziz, qual Vice-presidente, siede adesso il fondamentalista Tareq Al Hashemi, dei Fratelli Mussulmani: nemici storici del Nasserismo rivoluzionario, e di ogni nazionalismo arabo anti-inglese), e forse anche in Egitto.

L' Italia infatti per quasi 50 anni ha potuto eludere le pressioni del Grande Sorello atlantico, che ci spingeva ad aderire sempre a nuove guerre di strage e di conquista, in virtù di un 'pactus abditus' stipulato, già del 1944, tra Chiesa e Chiesa.

a) Quella Cattolica e Romana di San Pio XII, Papa Eugenio Pacelli.
b) Quella del 'Comunismo' Nazionale, e del 'Partito Italiano' di Palmiro Togliatti.

Ne abbiamo dettagliatissima testimonianza dalla penna dell' ex-segretario di Togliatti stesso, il memorialista Massimo Caprara.
In un suo libro, 'Paesaggi con figure', edito da ARES nel 1999, un capitolo è dedicato a Don Giuseppe De Luca. Il grande intellettuale, detto 'il Gramsci Vaticano', che stipulò, dietro precisa 'mission' del Papa stesso, un patto col PCI appena rinato in Italia col famoso 'discorso di Salerno' del maggio 1944: però come 'Partito di tipo nuovo' intento a perseguire una 'via Italiana' abbandonando il modello unico del bolscevismo-1917. Che per la verità già Stalin stesso aveva da gran tempo abbandonato, per una nuova strada Patriottica, liquidando la vecchia guardia 'anti-Partito', e, francamente parlando, anche anti-Russa: Trotzki, Zinoviev, Kamenev, e loro 'compatrioti' in generale.

Il contenuto di quell' accordo De Luca-Togliatti, che fu stipulato sulla parola, e soprattutto sfuggendo alla sorveglianza militar-spionistica del Nemico che andava occupando anche Roma, dopo Sicilia e Napoli (come Caprara narra vividamente in stile 'Le Carrè') fu assai presto palese: l' opposizione comunista al Patto Atlantico.

Quella che la Democrazia Cristiana non 'poteva' manifestare, lo faceva il PCI, scendendo nelle strade e nelle piazze al posto di quegli altri: contro la NATO, contro la criminale Guerra di Corea (quando il boia Mac Arthur, che voleva gettare su Pyongyang la bomba nucleare, fu fermato dallo stesso Eisenhower), e contro la mostruosa carneficina 'al napalm' che ha nome eterno: VIETNAM.

Il Vietnam che E' il destino ontologico dell'Impero del Male.... comunque mascherato.

'Il Gioco delle Parti', onde il più debole seppe farsi beffe del Gorilla, consentì una Politica di interesse nazionale che ebbe in Enrico Mattei il massimo interprete: fu l' appoggio del Papa in persona che consentì, all' ingegnere marchigiano, di sorpassare anche la sorda opposizione alla nascente ENI dell'austriacante anti-italiano ALCIDE DE GASPERI, apposto al governo dagli anglo-americani proprio per la sua estraneità, suddito absburgico quale era sempre stato, al tessuto Nazionale. Un Atlantista di ferro, che con lo sciagurato 'Trattato di Pace' stipulato in ginocchio di fronte alle Potenze Nemiche che avevano occupato la penisola, barattò apertamente perfino quel residuo di Sovranità che ci poteva derivare perfino dalla 'co-belligeranza' cosiddetta, del 1943-45, con la sua Valsugana, stabilizzata entro i confini-Nord.


Tutto questo ha retto per ben oltre trent'anni, giungendo infine ai due Trattati 'westfaliani', comunque basati sul Principio di Sovranità e non-ingerenza:

1) quello di Helsinky del 1975, tra le Nazioni Europee, che si stabilizzavano DENTRO i confini usciti dalla guerra: era l' unico modo di FERMARE l'intromissione anglo-americana sul Continente. Un Trattato per il quale si spese la leadership di un Grande Condottiero di Pace, Leonid Breznev, Segretario del PCUS sovietico per quasi vent' anni, dopo la detronizzazione di Kruscev, successiva alla questione 'Missili a Cuba', nel 1962....Mercé la quale Kruscev stesso sperperò, stranamente ingaggiando con gli USA una 'sfida impossibile' al loro blocco navale, la straordinaria vittoria conseguita dal popolo cubano nella Baia di Porci, che avevano sconfitto l' invasione dei mercenari-CIA, appena un anno prima.

2) quello dolorosissimo connesso: il Trattato di Osimo, in quello stesso anno stipulato tra l' Italia e la Jugoslavia dell' agente britannico Josip Broz, detto 'Tito'. Che comportò la rinuncia alle terre italiane (la 'zona B') occupate in Istria dalle truppe del medesimo 'Tito', alla fine del conflitto, con un colpo di mano favorito dalla benevolenza inglese ....

Con questa rinuncia l'Italia pensò, tagliandosi 'una libbra di carne', come capita ad Antonio alle prese con Shylock l'usuraio nel famoso dramma di Shakespeare intitolato il 'Mercante di Venezia' (180 km. da Trieste), di essersi messa al sicuro dalle pretese dell'Impero Unico.


MA NON AVEVA FATTO I CONTI CON LA 'VARIANTE-B.R.LINGUER'....

Enrico B.R.linguer, figlio di Mario, suocero di suo cugino Luigi Manconi che era il capo del servizio militare di Lotta Continua ai tempi del delitto Calabresi, ed oltre, 'si iscrisse alla Direzione del PCi fino da quando portava il grembiulino', come lo definì Pajetta con il tagliente sarcasmo volterriano che fu della sua lingua.
Alludeva, il dirigente comunista, al padre del medesimo soggetto: un 'azionista' di Giustizia e Libertà che nascondeva un agente dello PsyWarfare inglese. Come si vide al 'Processo Caruso', Roma settembre 1944....istruito dal Tribunale delle Epurazioni.
Quando il suo Presidente, Mario B.R.linguer ante-litteram, dietro istruzioni impartitegli dal suo Capo, il colonnello inglese John Pollock, presiedè invitando il pubblico presente, quel dì stranamente foltissimo, a linciare dirattamente il testimone in udienza PEIMA CHE POTESSE DEPORRE: DAVIDE CARRETTA, il Direttore di Regina Coeli durante l' occupazione tedesca. Durante il quale Direttorato si era verificata la famosa 'fuga di Pertini' da quel carcere stesso, alla vigilia dell' attentato di via Rasella e delle conseguenti Fosse Ardeatine. Che gli Alleati avevano certamente 'previsto', se, di concerto col Carretta stesso, e coi tedeschi ugualmente, fecero in modo che il loro uomo a Roma, il 'muratore di Nizza' come egli stesso si definiva, scampasse alla famosa 'Rappresaglia', organizzandone la tòpica 'evasione'.

Dunque, si trattava di eliminare lo scomodissimo 'favoreggiatore', della evasione stessa, e testimone pericoloso, visto che intanto a Roma si era stabilito Palmiro Togliatti, uomo insieme di Stalin e del Papa, pur se per vie traverse.....

Mario B.R.linguer si garantì, con l'eccitare una plebe per bene organizzata, come è visibile dal famoso film girato in quella sede da Luchino Visconti, benemerenze storiche. Fu suo figlio Enrico a beneficiarne. Questi, demagogo astuto ed abilissimo ad ingannare le menti più ingenue, debuttò 'in politica' capeggiando una 'rivolta del pane' cosiddetta, a Sassari, nel 1944, a fascismo caduto da un bel pezzo. Fu, questa pseudo-rivolta 'popolare' , grazie alla quale Enrico il Giovane si guadagnò i galloni di 'martire-antifascista'
IL PRIMO ATTO PUBBLICO DELLA ORGANIZZAZIONE EVERSIVA 'GLADIO' sull' isola che ne è base privilegiata.....Ed i cui fondatori furono: MARIO BERLINGUER STESSO, suo cugino ANTONIO SEGNI (IL presidente-GOLPISTA del 'Piano Solo' 1964), suo cognato SERGIO SIGLIENTI, Presidente dell' IMI, e GIUSEPPE MANCONI, prima che vi aderissero altri più giovani, tra cui spiccò COSSIGA (=Còrsica), anche lui imparentato a tutti gli altri, come da ancestrale abitudine di quelle confraternite.

La fortuna di Enrico nasce nei secondi anni Sessanta, successivamente ad un evento capitale quale fu la Guerra dei Sei Giorni, e poi la cosiddetta 'Primavera di Praga', il Maggio francese, i moti studenteschi a Berlino, Francoforte, Roma, Milano eccetera del 1968. Dappertutto in Europa tranne che a Londra, chissà perchè...Perchè anche il 'comunismo' ---quello prima di Lenin e di Stalin che fu Russo soprattutto ('Il Socialismo in un solo Paese', cioè : Nazionale)--- che accusava solo l' industria, però scansando, nell' anatema, la condanna del cpitale finanziario, dilagò ovunque sul continente, con moti e sovversioni contro i rispettivi governi e stati sovrani. Ma a Londra, ove pure trovò i natali il famoso 'Manifesto' del 1848, mai che abbia allignato. E neppure in USA, vedi caso.

Così, di pari passo che la famosa 'industria' tipica di quei luoghi, poi esportata anche in Italia peninsulare, portava grassi 'revenus' da depurare nelle casse delle locali banche, cioè IMI-Siglienti che era la più importante, progrediva anche 'la carriera di Enrico': grigia e burocratica, triste e sorda, come il suo titolare era 'atrabiliare'...ma in grandissima ascesa, a Roma, perchè nel frattempo era morto Togliatti, l' avversario di suo padre Mario. Che, contro la linea delle 'epurazioni' promossa dagli inglesi, aveva imposto invece una 'amnistia' fra gli Italiani di ambo le parti uscite dalla Guerra Civile di quei tragici anni.

PER FARE IN MODO CHE LA POLITICA SI SOSTITUISSE ALLA 'MORALE' SECONDO LA SETTA DEI COSIDDETTI 'AZIONISTI', OSSIA GLI AGENTI INGLESI CHE PROPRIO LA POLITICA VOLEVANO CANCELLARE DALLA MENTE DEGLI ITALIANI. Per poi sostituirla con una 'Amministrazione Giudiziaria', in ogni settore (industria, finanza, economia), che favorisse i loro interessi, a scapito dei Nostri.

Fu proprio questo il Verbo, invece, di B.R.linguer figlio. La 'Morale' al posto della Politica... Un 'ultrasinistrismo' parolaio, e non solo...che, proprio come quello del suo futuro genero, e cugino, MANCONI LUIGI di Lotta Continua, favoriva concretamente l' interesse 'Atlantico' in Italia. Ossia il dominio della razza-finanza di Wall Street e della City.....Per mezzo delle Procure e dei P.M.
Una sigla, a ben vedere, che gli italiani conobbero, in forma speculare, già dal dopoguerra: MP, ossia Military Police, dai bracciali cifrati apposti sulle maniche delle divise dei soldati nemici a spasso per le nostre città....a razzolare per 'segnorine' apposite.

Fu dunque Enrico Berlinguer che, come primi atti alla guida del PCI, MA GIA' DA TEMPO 'ATTENZIONATO' DALLO STATE DEPT.*, onde era asceso con le modalità di cui vedi al sito www.napolibera.eu alla voce 'SARDINIA CONNECTION', pose due clamorose dichirazioni, che rovesciavano in toto l' impostazione 'Nazionale' Togliattiana:

1) la prima: nel settembre del 1973, successiva all' odioso golpe organizzato in Cile dalla CIA contro il legittimo governo di Salvador Allende, per rapinare tutto il rame cileno, DI SOSTANZIALE CONSENSO AL GOLPE STESSO: "E' sbagliato cercare di governare col 51% dei voti....occorre un 'compromesso storico' fra le componenti maggioritarie della politica (italiana)". A ben vedere UNA NEGAZIONE DEL PRINCIPIO DEMOCRATICO, PER CUI LA MAGGIORANZA HA DIRITTO A GOVERNARE. (Onde ancor oggi i suoi squallidi epigoni-mercenari al soldo straniero contestano il principio di legittimità della maggioranza elettorale concretamente vigente).

2) la seconda: nel giugno del 1976, alla vigilia delle elezioni politiche, allorchè
---intervistato, guardacaso, dal medesimo GIANPAOLO PANSA che pure aveva intervistato il noto collabò JUNIO VALERIO BORGHESE alla vigilia del suo 'golpe' mancato del dicembre 1971-- dichiarò di voler stare al sicuro 'SOTTO LA NATO'.

Con quella dichiarazione B.R.linguer aveva silurato proprio gli accordi di Helsinky così faticosamente stipulati durante qussi 30 anni di diplomazia 'westfaliana' continentale: aprendo la strada ad una nuova invasione e occupazione d' Europa stessa da parte dell' imperialismo anglo-americano.

Il golpe in Italia del 1978, con l' assassinio di Aldo Moro, la destituzione di Giovanni Leone per intronare al Quirinale il 'muratore di Nizza' fedelissimo agli anglo-B.R.lingueriani, e la 'morte improvvisa' di Papa Luciani, che portò al soglio Petrino 'l' uomo di Brzezinskji', già statuito da 'State Dept.&Foreign Office' nel 1976', di cui era stato 'prodromo in Napoli' il rapimento di Guido De Martino (figlio del Segretario del PSI candidato al Quirinale su unanime designazione della DC-PCI-PSI-PRI ecc.), aprì la strada, B.R.linguer testa-di-ponte, alla nuova occupazione.

Da allora, in Itallia, ed in Europa, NON c' è più una opposizione 'interna' a ciascun paese alle avventure imperialiste anglo-americane, come fu ai tempi della guerra del Vietnam. Anzi: i 'comunisti-B.R.linguerinnegati', ormai divisi in bande separate alla ricerca ciascuna del suo proprio bottino,l' una contro l' altre armate, e accomunati solo dallo 'stare a mercè' (=mercede) di qualunque Capitano straniero (Monti, 3Monti, Montezemolo ecc.) dichiari sedizione contro il Legittimo Governo Nazionale in vista di commissariare l' Italia per conto altrui, SONO SEMPRE I PIU' ACCANITI GUERRAFONDAI NEL RICHIEDERE SEMPRE PIU' SPEDIZIONI MILITARI, BOMBARDAMENTI, COLPI DI STATO contro le Nazioni Sovrane CHE LORO NON POSSONO PIU' ESSERE (Invidia Penis Altrui), perchè VENDUTI (VEN-DU-TI, UNA VOLTA PER TUTTE) da parte dei Badroni usurai di Wall Street e della City ai cui ordini, e solo ormai a quelli, essi rispondono come scattanti soldatini: AT- TENTI'.

E' per questo che, come una manna, cade oggi l' opposizione leghista per frenare, come da antica diarchia DC-PCI/Nazionale, la partecipazione italiana, anche armata, alla guerra di Libia IMPOSTA dagli Alleati: che, grazie a B.R.linguer, ci troviamo Padroni in Casa Nostra. Come mai furono ai tempi di Togliatti.

Gianni Caroli - giannicaroli@napolibera.eu