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venerdì 21 ottobre 2011

...è nata la Libia delle macellazioni, dei carnefici, dei plaudenti e degli astenuti..




Libia. MACELLAZIONI FINALI, CARNEFICI (NATO-CNT), PLAUDENTI (BAN KI MOON, NAPOLITANO, UE…) E ASTENUTI

1. Ecco la nuova Libia di Napolitano, di Ban Ki Moon, di Barroso e di tutti gli altri che hanno espresso oggi soddisfazione. Eccola in questo video atroce: fra tante altre immagini che invece erano montaggi (http://www.youtube.com/watch?v=75YhFScM5sU&feature=share&skipcontrinter=1) riprende un essere umano gravemente ferito, strattonato, circondato dalle blasfeme urla “allah u akbar” che accompagnano le esecuzioni di Al Qaeda, in Iraq come in Libia (da mesi ormai), come altrove. Macellazione: il termine è appropriato, perché il sangue scorre, le urla di soddisfazione degli esecutori si levano come gli onnipresenti colpi di fucile, e l’indifferenza per le sofferenze dei viventi scannati è la stessa che c’è nei macelli per animali. Del resto, ricordate che in Iraq, i militari americani dicevano ridacchiando di aver fatto il tiro al piccione con i soldati iracheni? In Libia, Nato e i suoi alleati del Cnt hanno fatto tabula rasa di molti civili e di moltissimi lealisti; e dire che avrebbero dovuto limitarsi a far rispettare la no-fly zone e a proteggere i civili se minacciati. Chi minacciava in civili in genere (e tanto più nel caso delle città assediate da fine agosto)? Le truppe armate del Cnt. Alleate e protette dalla Nato come se fossero civili.

2. Allucinante, un assassinio ordinato o compiuto direttamente dalla Nato dai paesi “democratici”. Dai paesi consumisti e militaristi, anche durante la crisi. Allucinante ma non per Ban Ki Moon, per il quale questa giornata è “storica” per la Libia. Ban Ki Moon è il segretario generale delle Nazioni Unite!! Lo stesso che non ha speso un parola su questa guerra, nemmeno sui civili di Sirte assediati e uccisi (e immaginarsi se può provare pietà per i soldati libici sui quali la nato ha fatto il tiro al tacchino. E Napolitano? Anche lui contento. Napolitano è il presidente della Repubblica italiana: ci rappresenta davvero questo guerrafondaio capo (il più accanito di tutti, a parlare di “iniziativa umanitaria”)? E i capi dell’Unione Europea che si compiacciono della nuova era? Ci rappresentano? Forse sì. Questo è l’”orrore su cui si fonda il consumismo” (frase di un’amica); sì, anche in tempi di crisi.

3. Oggi 20 ottobre vicino a Bani Walid è stato assassinato anche Sheik Ali, ottant’anni, capo tribale della tribù Warfalla. Uomo di pace, non aveva in casa nemmeno un fucile da caccia.

4. Non si è risparmiato nulla ai perdenti, per ridicolizzarli meglio. Un pro-Cnt (di quelli che senza la Nato non avrebbero fatto un passo) mostra la “pistola d’oro” che avrebbero trovato nelle tasche di Gheddafi! E poi naturalmente, dove l’hanno trovato ferito (è poi “morto in custodia”)? Saddam lo pescarono, barbone, in una buca, per avviarlo subito alla forca. Gheddafi, dicono, si era rifugiato ferito in un tubo di cemento sporgente dalla sabbia. Così hanno cercato di annullare il fatto che sia rimasto fino all’ultimo nel luogo della Libia più pericoloso, Sirte.

5. E’ stata la Nato a colpirlo? Ecco cosa dice il colonnello Lavoie in una di quelle dichiarazioni che a leggerle rivelerebbero altrettanti crimini di guerra o violazioni della risoluzione 1973 (alla quale la Nato ha continuato ad aggrapparsi): “aerei della Nato hanno colpito due veicoli militari pro-Gheddafi che facevano parte di un gruppo di veicoli militari che manovravano vicino a Sirte”. Allora ho chiesto all’ufficio stampa della Nato (cjtfuppress@jfcnp.nato.int): come mai avete colpito quei veicoli?”. Loro, coda di paglia, si lanciano in una excusatio non petita: “La Nato li ha colpiti perché erano una minaccia per i civili. La Nato non prende di mira individui specifici”. Allora ho risposto: “Non vi ho chiesto quale obiettivo specifico fosse quello. Ma in che modo minacciavano i civili? Dov’erano i civili minacciati?”. Allora hanno fatto rispondere a Lavoie: “given the nature of their conduct these armed vehicles continued to represent a threat towards civilians”. “Data la natura del loro comportamento, erano una minaccia. I combattimenti sono continuati fino alla caduta di Sirte”. Il tirapiedi di Lavoie aggiunge che non può aggiungere altro. Ma è chiarissimo: visto che Lavoie si riferisce ai combattimenti, significa che gli unici civili che la Nato ha voluto proteggere sin fall’inizio del resto, erano gli armati del Cnt. Ma ciò è illegale.

6. Dunque quando si farà un processo alla Nato sarà sempre troppo tardi.

7. E qui, gli occidentali – anche i “movimenti” - che sanno tutto (ma anche là, gli arabi addormentati da Al Jazeera), che hanno fatto? Non ha indignato quasi nessuno, nemmeno gli indignati, il macello che dura dall’inizio delle bombe (già: prima, i famosi 10mila o seimila morti erano stati un’invenzione. Lo hanno dichiarato gli stessi che l’avevano denunciato all’Onu…). Forse perché qui è dal 1945che il cielo non ammazza di bombe e molti difettano di immaginazione. Adesso diranno: “Eh però era meglio processarlo…”. Siamo democratici e civili, noi gli altri li processiamo gli altri (noi stessi mai). Ammazziamo solo con le bombe e la rapina economica ed ecologica. Di cui le guerre come questa sono conseguenza e causa. Ma come mai non se ne rendono conto?

Marinella Correggia

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Commento ricevuto:

Schifato da quanto visto su tutte le televisioni italiane, scandalizzato, e non è la prima volta, del cinismo dei nostri "uomini di stato", vorrei solo dire a Marinella Correggia: quando alla fine, pone la domanda: " Ma come mai non se ne rendono conto"?
Cara Marinella, sono convintissimo che se ne rendono conto, ma il perlare come fanno loro, il nasconere la vergogna di ogni guerra dietro parole false e fumose, fa il loro sporco gioco e noi tutti, che denunciamo l'illegalità, di queste azioni militari, ne subiamo le conseguenze e, se ci ribelliamo, usano la tecnica del sottolineare episodi secondari che, sperano, mettano il silenziatore ai loro crimini. Di questi crimini contro l'umanità, infatti, i media non parlano e non li denunciano.

Paolo Bertagnolli


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Fonte Pace Peacelink

domenica 27 febbraio 2011

Veleni per pets... tutto riguardante il cibo di "Fido" e dei suoi fratelli.........

Come avvelenare i nostri beniamini senza saperlo...!

Il cibo pronto per i nostri animali d’affezione rappresenta spesso un pasto succulento solo per le ditte produttrici, che all’ombra di strategie opportunamente mascherate muovono un giro d’affari miliardario. Ci sarebbe da stupirsi se ad essere coinvolte, una volta tanto, non fossero le stesse multinazionali tristemente note per lo sfruttamento incondizionato di risorse naturali e umane, visto che l’industria del pet-food è solo una ramificazione e il punto di approdo di una strategia di marketing globale finalizzata all’ottimizzazione dei profitti.

In passato gli scarti di macellazione si consideravano alla stregua dei rifiuti e di conseguenza dovevano essere smaltiti. Durante gli ultimi anni la tendenza è stata quella di trattare la materia prima negli impianti appropriati, al fine di recuperare risorse preziose come grassi e proteine.

L’industria della carne destinata al consumo umano si serve degli scarti di macellazione, denominati “sottoprodotto”, e che noi immaginiamo vengano distrutti, per produrre crocchette e bocconcini che non hanno davvero l’aspetto di ossa, carcasse, sangue, tessuto connettivo, testa, visceri, zoccoli, intestino, cartilagini, piume, ghiandole e, purtroppo spesso, parti malate e cancerose. Anche cani e gatti domestici o randagi, ai quali viene praticata l’eutanasia, possono rientrare nelle preparazioni di pet-food delle multinazionali americane*, confusi e inglobati alla voce “carne” o “farina di carne”.

I metodi di cottura usati nella produzione del cibo per Fido, come il riciclaggio e l’estrusione, non sempre distruggono ormoni, antibiotici e barbiturici, largamente impiegati nei moderni allevamenti intensivi.

Oltre alle farine di carne ottenute attraverso il riciclaggio delle carcasse, fra gli ingredienti più frequenti in queste preparazioni troviamo i cereali, composti principalmente da farine di glutine che spesso non sono completamente assimilati da cani e gatti; molti prodotti chimici che ne alterano il gusto e l’olfatto, le caratteristiche organolettiche e l’aspetto; coloranti, emulsionanti e sostanze che ne ritardano il deterioramento. Qui in basso riportiamo una lista degli additivi più comuni:

Agenti anticoagulanti - Lubrificanti – Agenti antimicrobici – Dolcificanti ipocalorici – Antiossidanti – Dolcificanti calorici – Coloranti – Agenti ossidanti e dimagranti – Agenti affumicanti – Agenti per il controllo del pH – Agenti deidratanti – Ausili di processo – Emulsionanti- Isolanti – Agenti fissanti – Solventi, veicoli – Esaltatori di gusto – Stabilizzatori, inspessitori – Aromatizzanti – Agenti attivi superficiali – Agenti per il trattamento delle farine – Agenti di finitura superficiale - Ausili di formula – Sostanze sinergizzanti – Umidificatori – Tessuti- Lievitanti

L’industria alimentare dedicata ai nostri amici a quattro zampe ha cominciato ad affermarsi intorno agli anni ’70 e i consumatori hanno subito imparato ad apprezzarne la convenienza e praticità, sostenuta da una massiccia campagna mediatica che scoraggiava l’utilizzo degli scarti di cucina, definiti pericolosi.

La grande distribuzione ha fatto poi il resto, rendendo quell’insulsa poltiglia variegata nella forma e nel colore, accattivante nelle sue numerose versioni di latta o cartone e salutare nelle belle immagini di presentazione appiccicate. In breve tempo la vendita di questi mangimi ha superato le pappe pronte per bambini e l’offerta si è diversificata a tal punto da prevedere diete specializzate per la cura delle patologie più comuni e pasti adatti ad ogni fase dello sviluppo,
formulazioni attente alla razza, al sesso, ai comportamenti di cani e gatti e, naturalmente, alle ossessioni dei padroni oggetto di queste subdole campagne pubblicitarie.

Non è molto difficile comprendere che il cibo industriale è materiale organico di dubbia qualità, perchè composto da grassi portati a elevate temperature e residui di macellazione bolliti e omogeneizzati. In questo modo, inoltre, con l’acqua sporca si butta anche il bambino, dato che simili trattamenti distruggono vitamine e proteine, notoriamente termolabili. Questa schifezza in ultimo è condita e spruzzata con dosi massicce di additivi e conservanti che la letteratura veterinaria spesso associa all’insorgenza di gravi patologie quali cancro, insufficienza renale, diabete, pancreatite, problemi ai denti, abbassamento delle difese immunitarie e un numero imprecisato di allergie.

L’esperienza clinica dimostra che la vita di un animale alimentato con mangime secco e scatolette si accorcia di quasi la metà, ma questo non dovrebbe sorprendere neppure il consumatore più distratto, che senz’altro non si sognerebbe mai di mangiare quotidianamente cibo inscatolato. Solo un’alimentazione varia, fresca e possibilmente cruda, secondo un piano nutrizionale bilanciato, è in grado di assicurare una buona salute ai nostri animali domestici.

Dallo scorso settembre è entrato in vigore il nuovo Regolamento europeo sui mangimi animali, che potranno essere immessi sul mercato e utilizzati unicamente «se sicuri» e «privi di effetti nocivi diretti sull’ambiente o sul benessere degli animali».

Gli operatori del settore dovranno garantire che i loro mangimi siano «sani, genuini, di qualità leale, adatti all’impiego previsto e di natura commerciabile», nonché «etichettati, imballati e presentati» conformemente alle disposizioni del regolamento e degli altri pertinenti atti della legislazione comunitaria. Non dovranno invece contenere o essere costituiti di materie prime la cui immissione sul mercato o il cui uso ai fini dell’alimentazione animale «sono limitati o vietati».

Come per i prodotti alimentari, poi, gli operatori del settore saranno responsabili della rintracciabilità dei mangimi, essendo in grado di individuare chi abbia fornito loro un mangime, un animale destinato alla produzione alimentare o qualsiasi sostanza destinata o atta a entrare a far parte di un mangime. Il regolamento, inoltre, prevede che le materie prime siano assolutamente esenti da impurità chimiche derivanti dal processo di fabbricazione e dai coadiuvanti tecnologici, una restrizione del numero degli additivi utilizzati, prescrizioni supplementari obbligatorie per le etichette degli alimenti destinati ad animali da compagnia. Tra queste figura l’indicazione di un numero di telefono gratuito per consentire all’acquirente di ottenere altre informazioni sugli additivi addizionati e sulle materie prime aggiunte.

Un lato ancora più oscuro e meno prevedibile riguarda inoltre i test sugli animali compiuti da molte industrie del settore per verificare la bontà dei loro prodotti. Questo genere di sperimentazione, a differenza di quella farmacologica, non è necessaria per legge né rappresenta una garanzia a tutela del consumatore, che difficilmente considererebbe eticamente sostenibile l’idea di avvelenare altri cani per dimostrare che tali intrugli, sul campione testato, sono risultati relativamente sicuri. Purtroppo i test di tossicità, sempre invasivi e spesso mortali, eseguiti su un gruppo di controllo con caratteristiche simili o analoghe al destinatario finale, in funzione di ciò che si vuole sostenere, rappresentano una pratica tanto crudele quanto sconosciuta e frequente. In questi casi vale l’osservazione che i prodotti di qualità e le materie prime fresche non hanno controindicazioni; se in discussione fosse esclusivamente la bontà del prodotto, e non l’interesse delle industrie, basterebbe una semplice prova del livello di gradimento: non ci sarebbe alcuna ragione per testare additivi e conservanti, addensanti e farine di carne, presenti esclusivamente nel cibo-spazzatura.

Nives - Il Randagio

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