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sabato 16 giugno 2012

Libia sciagurata, migranti... e l'accelerazione karmica..



Abbiamo sostituito Gheddafi con persone non molto diverse! Ricordate Gheddafi che fermava gli immigrati e noi lo ringraziavamo? Bene, il dittatore è stato rimpiazzato con altri incaricati dei medesimi crimini. Ecco una notizia di queste ore. Libia e Italia hanno firmato un patto segreto per fermare i migranti che cercano di arrivare in Europa partendo dalle coste libiche. La denuncia in un report intitolato “Sos Europe”. Il patto è stato firmato dal ministro dell’Interno italiano Annamaria Cancellieri e dal capo del Consiglio nazionale di transizione libico Mustafa Abdul Jalil. I termini dell’accordo non sono stati resi noti. Le associazioni umanitarie hanno espresso preoccupazione per le ripetute violazioni dei diritti umani commesse nella nuova Libia, soprattutto contro i migranti provenienti dall’Africa subsahariana, facilmente riconoscibili perchè di pelle nera.

Alessandro Marescotti di Peacelink

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Commento di Alberto Mengoni:

“Nessuno vieta al buon Marescotti di Peacelink di offrirsi come scambio per fare posto ad un nativo dell'Africa, andando lui (e molti altri che vedono le cose allo stesso modo...) nei luoghi di partenza di questi poveri individui che (ancora e ancora) continuano a mettere al mondo una immensità di bocche da sfamare, a causa della loro disinformazione di come il mondo (anche quello Occidentale e soprattutto la nostra povera Italia) sta andando a rotoli... Io credo che l'unica cosa da fare (e che doveva essere fatta diversi anni fà, quando ancora i Paesi del Terzo Mondo non erano così sovrapopolati...) sia di informare le masse di popoli che BISOGNA SMETTERE di fare così tanti figli, per poi mandarli da altre parti... Non ci sono più così tanti Paesi ricchi, nemmeno in Europa. Il Pianeta, poi, non ce la fa più a sostenerci tutti... e i dominatori ci sguazzano nel far venire milioni di diseredati per farli lavorare a due lire e togliere spazio a chi ormai ha dovuto rinunciare a tutto, stringendosi in spazi sempre più angusti e disastrati (terremoti, inquinamento e caos metropolitano)e perfino riducendo al minimo il desiderio di avere figli, vista la grande difficoltà a farli star bene in futuro....
Ed anche se TUTTI in questo mondo dovrebbero avere gli stessi diritti, non è giusto che l'Europa sia a crescita zero (o quasi) ed in Africa (e altrove) il tasso di natalità sia a 10! Basta! Basta far aumentare alcune razze a discapito di altre... Questo fatto non è altro che l'anticamera di una obbligatoria guerra finale per il genere umano!”


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Commento di Marco Bracci:

“Caro Paolo, forse dovrei smettere di leggere il Giornaletto di Saul, tanti ogni giorno sono gli argomenti che mi intrigano che non riesco a non commentare. Ma in attesa di non leggerlo più, ecco cosa mi permetto di rispondere a A. Mengoni, che pensa di risolvere tutto facendo smettere di procreare ai popoli "non civilizzati". Nonostante tutti gli sforzi fatti da tanti Governi, la popolazione mondiale cresce ancora e tanto. Il motivo, secondo me, non è la mancanza di cultura o l'incoscienza di certe popolazioni, bensì il fatto che la Terra è un luogo di evoluzione accelerata per le anime cadute (e siamo miliardi). Essendo questi gli ultimi tempi in cui ci si è potuti o ci si può incarnare, è ovvio che moltissime anime vengano sulla Terra in corpi umani e per 3 scopi: alcune per tentare il tutto per tutto pur di distruggere la Creazione (secondo il piano iniziale di Lucifero), altre per dare una speranza e mostrare la via da seguire perché le prime non abbiano successo e altre ancora, la stragrande maggioranza, vengono per scontare le proprie colpe tramite l'azione accelerata della legge di "causa ed effetto", cioè tramite la sofferenza e/o il cambiamento a seguito di una presa di coscienza dello scopo della vita. Infatti queste ultime anime ben sanno che, grazie all'aumento di vibrazione energetica della Terra, che a sua volta, con terremoti e altre cose del genere, si ripulisce delle sue tossine e quindi si evolve lei stessa, se non aumenteranno le loro vibrazioni energetiche non potranno più incarnarsi e quindi la loro evoluzione sarà lentissima, con contorno di grandi sofferenze nelle sfere di purificazione. In poche parole, non è tagliando piselli o tube che si potrà evitare la sovrappolazione. E' una cosa fisiologica, come direbbero i medici”

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Commentino aggiunto di Paolo D'Arpini:

"Mentre leggevo a Caterina il commento di Marco Bracci lei a bruciapelo mi ha chiesto, riferito ai diversi livelli di anime incarnate: "E tu... in quale categoria ti inserisci?" - Ed io ho risposto: "Sono presente in tutte e tre. Nella prima, quella distruttiva sono presente come Shiva (Tamas = inerzia). Nella seconda quella protettiva come Vishnu (Satva = armonia). Nella terza mi manifestao in quanto Brahma (Rajas = azione/desiderio). Tutto rientra nel gioco divino della Coscienza!"

venerdì 27 gennaio 2012

Veleni nell'acqua e nell'aria? Scopriamoli con il biomonitoraggio

"Quanta diossina nell'aria... Oh Ermione!" (Saul Arpino)


Per capire quanto l’aria è inquinata si possono usare i licheni, si possono osservare o analizzare le api, si possono monitorare altri piccoli insetti… e lo stesso si fa con noi umani. Nel nostro sangue, capelli, unghie, latte si depositano le sostanze che ci circondano, anche gli inquinanti, e noi possiamo funzionare come un vero e proprio ‘termometro’ per misurare la qualità dell’ambiente. Si tratta di sostanze chimiche che possono essere dannose per la salute e bisogna capire come entrano nel corpo e dove vanno, per potersi difendere dai loro effetti.

All’inizio del 2008 cinque cittadini della Campania decisero di farsi analisi del sangue per capire i propri livelli di diossina, e le notizie diffuse erano di paura, allarme.

Ma di cosa si tratta? Cosa ci dice il biomonitoraggio umano? Cosa si può analizzare, come e perché? Da dove abbiamo iniziato? Cosa ne sappiamo nel mondo? E in Italia?

A queste e altre domande risponde il libro - dal taglio divulgativo - “Se fossi una pecora verrei abbattuta?”

Sottotitolo: "Storie di persone, animali e inquinamento".

E’ questo un libro sulle tematiche ambientali scritto dalla dottoressa Liliana Cori dell’Istituto di Fisiologia Clinica di Roma del Cnr (Consiglio Nazionale delle Ricerche). Per contatti: liliana.cori@ifc.cnr.it

Alessandro Marescotti - Ecologia Peacelink

martedì 8 novembre 2011

Elletrosmog.. no alla norma del Decreto Sviluppo che consentirà una maggiore esposizione ai campi elettromagnetici...

Foto di Gustavo Piccinini


Il Decreto Sviluppo contiene una pericolosa norma (l'art.12 riportato di seguito) che consentira' una maggiore esposizione a quei campi elettromagnetici che sono classificati dallo Iarc come "possibilmente cancerogeni".

Gia' e' accaduto nel 2010 che il governo abbia manonesso la normativa ambientale peggiorando le norme sul benzo(a)pirene, un pericoloso cancerogeno. Ora la storia si ripete.

Sono blitz a danno dei cittadini in cui la salute e' barattata con la deregulation per le aziende.

Attenzione pero': il Decreto Sviluppo non e' ancora stato approvato, e' in bozza.

La bozza del Decreto Sviluppo dello scorso 24 ottobre va pertanto cambiata e possiamo cambiarla.

Come?
Scrivendo al Governo e ai parlamentari. Facendo pressione come opinione pubblica.

Gia' la Rete No Elettrosmog ha invitato a scrivere la lettera che riportiamo qui di seguito.

Ma a rafforzare le ragioni scientifiche che giustificano l'opposizione a norme che indeboliscono anziche' rafforzare il principio di precauzione, vi e' l'autorevole presa di posizione di Assoarpa (che coordina le varie agenzie di protezione ambientale, si veda http://lists.peacelink.it/news/2011/11/msg00016.html) e di Ispra, il braccio tecnico-scientifico del Ministero dell'Ambiente.

Dobbiamo stoppare i blitz pro-aziendali a danno della salute.

Nelle prossime ore PeaceLink pubblichera' sul sito www.peacelink.it una pagina web di aggiornamento della situazione con tutti i link utili.

Chi volesse collaborare puo' scrivere a volontari@peacelink.it


Alessandro Marescotti
Presidente di PeaceLink
www.peacelink.it

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Lettera della rete No elettrosmog
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"Ill.mo Onorevole Deputato

Le scriviamo perché siamo molto preoccupati per la bozza del Decreto Sviluppo in discussione da parte del Governo in questi giorni. Sembra che la bozza voglia superare i limiti di legge previsti dal decreto del 2003 (ovvero 6 Volt/metro). Questo valore è già dieci volte superiore rispetto a quello considerato sicuro da molti scienziati indipendenti (ovvero 0,6 Volt/metro), mentre il Decreto Sviluppo, nella parte che allego, intende utilizzare invece per balconi, terrazzi, spazi aperti condominiali il limite generico di 20 Volt/metro. Se approvato, questo decreto rischia di mettere seriamente a rischio la salute di milioni di italiani perché sarà più facile, per i gestori, installare antenne vicino alle abitazioni, ma a risentire di più di questo innalzamento dei limiti di legge saranno soprattutto proprio i malati affetti da Elettrosensibilità, una forma di ipersensibilità ai campi elettromagnetici e anche i malati di Sensibilità Chimica Multipla (MCS), una condizione che co!
mporta reazioni a molteplici composti chimici anche in minime quantità, non tossiche per la popolazione generale.

Secondo il prof. Dominique Belpomme, noto oncologo dell'Università di Parigi, sia la MCS che la Elettrosensibilità sono causate proprio dall'aumento esponenziale di fonti radiofrequenza negli ambienti di vita. E' noto, infatti, che i campi elettromagnetici, a livelli che rientrano nei limiti attuali, favoriscono l'apertura della barriera emato-encefalica, quella barriera che protegge il cervello dalle sostanze tossiche presenti nel sangue. Dove dovranno andare ad abitare le persone con queste problematiche? Un altro aspetto allarmante nel Decreto Sviluppo è la nuova modalità di misurazione dei campi elettromagnetici: non si prenderanno più delle misurazioni in un arco di tempo di sei minuti, per farne la media, ma si farà una media di misurazioni sulle 24 ore. E' facile comprendere come questo si traduca in uno svuotamento stesso del concetto di "limite di sicurezza" perché i livelli molto bassi riscontrati di solito di notte, quando nessuno usa cellulari, potranno compensar!
e quelli sicuramente più alti dei livelli delle ore diurne. Tutto questo si fa per venire incontro alle esigenze tecniche della telefonia mobile di quarta generazione, 4G, che può trasportare più dati e che ha bisogno di una maggiore potenza, ma non si può negare che un introito nelle casse dello Stato oggi, con la vendita delle frequenze per la telefonica 4G, si tradurrà inevitabilmente ed inesorabilmente in un aumento della spesa socio-sanitaria tra 10, 15, o forse 20 anni per l'aumento di casi di cancro, disturbi neurodegenerativi (Alzheimer, Parkinson), infertilità, insonnia, depressione, allergie, tutte problematiche notoriamente legate alle radiofrequenze. Proprio lo scorso Maggio l'Istituto per la Ricerca sul Cancro dell'OMS ha classificato la radiofrequenza della telefonia mobile come cancerogeno di classe 2B. Non bisogna dimenticare, in ultimo, le numerose risoluzioni del Parlamento Europeo (4 settembre 2008, 9 febbraio 2009) e la più recente risoluzione del 23 mag!
gio del Consiglio d'Eu¿
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L'articolo 12 "Limiti campi elettomagnetici" della bozza del Decreto Sviluppo, presentata in Consiglio dei Ministri il 24 ottobre


Art. 12 - In coerenza con le finalità di cui all’art. XX in materia di semplificazione amministrativa e fermo quanto previsto dalla Legge 22 febbraio 2001 n.36, entro trenta giorni dall’entrata in vigore del presente decreto, il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri – 8 luglio 2003 “Fissazione dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità per la protezione della popolazione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici generati a frequenze comprese tra 100 kHz e 300 GHz• è modificato sulla base dei seguenti criteri:

a) alle apparecchiature contemplate dal decreto legislativo 9 maggio 2001, n. 269, che attua la direttiva 1999/5/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 9 marzo 1999, non sono applicabili i limiti di esposizione definiti per gli impianti radioelettrici fissi per telecomunicazioni e radiotelevisivi;

b) i valori di attenzione di cui all’articolo 4, comma 2, indicati nella tabella 2 all’allegato B del Decreto, sono intesi come valori misurati all’interno degli edifici, ovvero calcolati tenendo conto della attenuazione introdotta dalle pareti secondo le vigenti norme CEI. Pertanto, alle pertinenze esterne degli edifici, quali balconi, terrazzi, cortili e lastrici solari, non si applicano i valori di attenzione indicati nella tabella 2 all’allegato B;

c) gli obiettivi di qualità, intesi come valori di immissione dei campi elettromagnetici calcolati all’aperto nelle aree intensamente frequentate e nelle pertinenze esterne degli edifici quali balconi, terrazzi, cortili e lastrici solari non devono superare i valori indicati nella tabella 3 dell’allegato B. Detti valori devono essere intesi come media statistica giornaliera, calcolati sulla base della potenza media irradiata dagli impianti nell’arco delle 24 ore su un’area equivalente alla sezione verticale del corpo umano;

d) le tecniche di misurazione da adottare al fine del confronto con i limiti di esposizione e con i valori di attenzione previsti dal decreto sono quelle indicate nella norma CEI 211-7 e sue successive evoluzioni e/o specifiche norme emanate successivamente dal CEI;

e) le tecniche di calcolo previsionale da adottare al fine del confronto con i limiti di esposizione, con i valori di attenzione e con gli obiettivi di qualità previsti dal Decreto sono quelle indicate nella norma CE1211-10 e sue successive evoluzioni, prevedendo l’uso dei coefficienti correttivi ivi definiti ed il loro aggiornamento al fine di consentire il calcolo della media statistica giornaliera.

RELAZIONE ILLUSTRATIVA
Il settore delle telecomunicazioni e’ caratterizzato da un’elevata propensione all’innovazione tecnologica in grado di creare nuovi prodotti e servizi, soddisfare nuove esigenze ed incrementare la produttività delle imprese e della Pubblica Amministrazione.

In tal senso, il futuro prossimo dovrebbe svilupparsi su tre direttrici tra loro parallele:

una crescente domanda di accesso in mobilità al mondo delle informazioni e dell’intrattenimento (internet ovunque);
una crescente richiesta di accesso ad internet da parte dei cittadini anche meno informatizzati (internet per tutti);
un aumento della domanda di velocità di accesso da parte della popolazione e delle imprese già informatizzate (servizi multimediali a banda ultra larga).

Tra le nuove opportunità offerte dal progresso tecnologico saranno presenti servizi per le aziende e le pubbliche amministrazioni che consentiranno di usare le tele presenza favorendo il telelavoro, la telemedicina, l’e-commerce etc .. a tutto vantaggio di un sensibile aumento della produttività e della qualità della vita.

Tali servizi richiederanno però grandi capacità trasmissive con la conseguente necessità di potenziare ed aggiornare le reti di comunicazione elettronica del Paese favorendo una nuova stagione di sviluppo delle telecomunicazioni mobili, anche nell’ottica dello sviluppo delle reti di quarta generazione o l TE (Long Term Evolution), le cui prestazioni saranno di gran lunga superiori a quelle attuali.

le reti di quarta generazione (l TE) consentiranno, infatti, un deciso salto di qualità nel settore delle telecomunicazioni che, oltre a rappresentare un comparto improntato da una notevole propensione all’innovazione tecnologica, risulta essere ancora oggi un settore capace di convogliare investimenti notevolissimi a tutto vantaggio del sistema Paese come peraltro recentemente dimostrato nel corso dell’asta per l’assegnazione delle frequenze per la tecnologia 4G.

l’asta per le frequenze evidenzia, inoltre, che nonostante la grave crisi economica globale tale settore intende concretamente portare a compimento una nuova fase di investimento infrastrutturale nel settore delle TlC di cui il Paese ha urgentemente bisogno.

la necessità di favorire gli investimenti nel settore è stata avvertita sia dal legislatore comunitario (direttive 2009/136/CE e 2009/140/CE) che da quello nazionale (D. Lgs. n. 259/2003 recante “Codice delle Comunicazioni Elettroniche”) che, da ultimo, é intervenuto con ulteriori norme volte a semplificare le procedure autorizzatorie per alcune tipologie di impianti (art. 87 bis D. Lgs n. 259/03 ed art. 35 Decreto legge 98/2011, convertito con legge n. 111/2011).

Per completare quest’opera di semplificazione normativa si rende, altresì, necessario un intervento che consenta di aggiornare e chiarire alcuni aspetti del DPCM 8 luglio 2003, recante il regolamento di attuazione della legge quadro sui campi elettromagnetici (legge n. 36/2001), mettendo a frutto il patrimonio di esperienze maturate in quasi un decennio da parte delle Arpa, della Fondazione Ugo Bordoni, dell’ISPRA e del CEI.

Attraverso l’introduzione di metodiche di misurazione univoche e di riferimenti a normative tecniche di settore gli operatori di comunicazione elettronica potranno, infatti, procedere alle necessarie attività di razionalizzazione e modernizzazione della rete potendo operare in quadro normativo più chiaro e definito. Peraltro nella maggior parte dei casi si tratta di norme tecniche univocamente già applicate da molti degli organi preposti al controllo sul territorio.

Inoltre, appare opportuno introdurre, in questa tematica caratterizzata da una costante e frenetica evoluzione tecnologica, una modalità di autoadattamento alle esperienze ed alle evoluzioni raccolte e validate da organismi tecnico amministrativi di riferimento generale, ferma restando la indicazione dei valori limite in capo all’organo politico amministrativo.

Sarebbe, quindi, opportuno intervenire, con la massima urgenza, sul citato DPCM, senza rivedere l’intero impianto normativo, al fine di puntualizzare e specificare, più razionalmente, il campo di applicazione de/”va/ore di attenzione” e dell’”obiettivo di qualità”.

In particolare, il valore di attenzione dovrebbe essere applicato, come originariamente previsto dalla Legge 22 febbraio 2001 n. 36, esclusivamente nelle aree adibite a “permanenze prolungate”, mentre la tutela della popolazione sia nelle aree all’aperto intensamente frequentate che nelle pertinenze all’aperto degli edifici, sarebbe garantita attraverso gli “obiettivi di qualità”.

In particolare la disposizione proposta, anche nell’ottica della semplificazione normativa, mira a chiarire la non applicabilità dei limiti definiti per le stazioni radio base agli apparati terminali per telecomunicazioni, quali ad esempio i telefoni cellulari, già regolati da specifica Direttiva europea (1995/5/CE), e armonizzare la terminologia con quella utilizzata nel Decreto Legislativo 1° agosto 2003, n. 259; rendere il valore di attenzione applicabile nelle aree dove effettivamente la popolazione vive e lavora; e valutare l’obiettivo di qualità non come un altro limite, ma come un valore da perseguire attraverso l’incentivazione di quelle tecnologie oggi disponibili che non trasmettono sempre alla massima potenza.

www.peacelink.it

domenica 9 ottobre 2011

Alessandro Marescotti, la diossina ed il bando dell'Istituto Righi di Taranto



L'Istituto Righi di Taranto ha vinto un bando per visitare il Senato e presentare un proprio Disegno di Legge.

Il disegno di legge elaborato è sulla diossina negli alimenti ed è stato pubblicato sul sito "Senato per ragazzi" (http://eworkshop.senatoperiragazzi.it/ddl/marchio-dioxin-free) dove i senatori e gli esperti potranno presentare emendamenti e osservazioni.

I ragazzi della 5AM visiteranno il Senato nei giorni 10 e 11 ottobre, accompagnati dal prof. Alessandro Marescotti. Simuleranno al Senato, in giacca e cravatta e ripresi da una registrazione video, un dibattito parlamentare con tanto di emendamenti e votazione finale. Il tutto diventera' un dvd e un libro che il Senato consegnera' alle scuole partecipanti (il Righi sara' la prima scuola di questo anno scolastico).

Il disegno di legge verte sulla creazione del marchio “Dioxin Free”.
A realizzarlo sono stati gli stessi ragazzi, in un percorso cominciato lo scorso anno scolastico, sotto la guida una tutor messa a disposizione dal Senato.

Il risultato e' un disegno di legge realizzato con tutti i requisiti formali e sostanziali.

Ma perche' una legge "dioxin free"?

Attualmente infatti vi e' un Regolamento europeo che fissa dei limiti per diossine e pcb negli alimenti ma non vi e' alcun marchio di qualita' "dioxin free" ("libero da diossina").

Marco Morelli, lo studente che farà da relatore, spiega di cosa si tratta: “Il disegno di legge in discussione mira a definire un marchio di qualità denominato "Dioxin Free" che consente al consumatore di conoscere la quantità di diossine e pcb presenti nell'alimento che acquista. Tale marchio di qualità viene rilasciato solo se gli esami di laboratorio attestano quantità di diossine e pcb inferiori a soglie minimali che il disegno di legge fissa a tutela dei consumatori e della loro sicurezza alimentare”.

Attualmente non vi è alcun marchio di qualità per gli alimenti senza diossina tale da poter essere raffrontato con il marchio "ogm free" (ossia "senza organismi geneticamente modificati").

“L'aspetto innovativo di questo disegno di legge – ha precisato lo studente-relatore – sta nel fatto che una parte delle analisi vengono effettuate in laboratori accreditati scelti dai consumatori i quali in prima persona individuano il campione da far analizzare. Inoltre il disegno di legge consente una trasparenza sulle analisi che verrebbero pubblicizzate su Internet".

L'idea di un disegno di legge per proporre un marchio di questo tipo è sorta dopo un lavoro didattico di informazione e ricerca coordinato da Alessandro Marescotti, docente del Righi nonche' presidente di PeaceLink.

"Il disegno di legge per promuovere alimenti certificati “Dioxin Free” - spiega Marescotti - nasce dalla consapevolezza che esiste un serio problema di contaminazione della catena alimentare di cui si sono gia' occupate le autorità europee". -nfatti nel 2001 la Commissione Europea inviò ai parlamentari europei una importante comunicazione in cui si legge che "l'esposizione a diossine e a PCB diossino-simili supera la dose tollerabile settimanale (TWI Tolerable Weekly Intake) e la dose tollerabile giornaliera (TDI Tolerable Daily Intake) in parte considerevole della popolazione europea". La comunicazione del 2001 intendeva promuovere non solo l'informazione sui problemi della contaminazione ma anche la consapevolezza per attuare strategie di prevenzione. Infatti specificava: "Non basta semplicemente informare l'opinione pubblica: occorre anche coinvolgerla affinché contribuisca in modo attivo alla prevenzione delle emissioni di sostanze contaminanti nell'ambiente".

Secondo Alessandro Marescotti “a completamento di questa strategia di prevenzione sarebbe utile promuovere un'educazione alimentare che riduca il rischio di assunzione di diossine che, una volta entrate nell'organismo, si bioaccumulano e hanno tempi di persistenza notevoli. Le diossine rischiano di diventare un problema in particolare per le donne che, con le gravidanze e l'allattamento, cedono al feto e ai lattanti queste sostanze definite POPs (Persistent Organic Pollutants), altamente cancerogene e genotossiche (possono cioè modificare il DNA che si trasmette dai genitori ai figli)".

In passato l'attenzione sulla sicurezza alimentare si è per lo più concentrata in passato sugli OGM, tanto da definire la dizione “OGM Free”. Ma mentre per gli OGM non è dimostrata la tossicità ma si ricorre al “principio di precauzione”, per quanto riguarda le diossine è assolutamente dimostrata la loro tossicità essendo classificate nel gruppo 1 dallo IARC (Agenzia Internazionale Ricerca sul Cancro), ossia nel gruppo delle sostante più cancerogene.

Lo studente Andrea Carabotta osserva: “Se i consumatori potranno disporre di cibi “Dioxin Free” i genitori, ad esempio, potranno scegliere latte che è sottoposto a controlli ancora più rigorosi. Questo è solo un esempio di come il marchio Dioxin Free potrebbe essere utilissimo".

Ultima annotazione: la proposta "dioxin free" non poggia sul vuoto. Ha invece un autorevole precedente.

Infatti l'esigenza di definire uno standard Dioxin Free era stata avanzata nel 1999 in un congresso scientifico da due esperti di diossina: Stefano Raccanelli e Vladimiro Bonamin. Tuttavia nessun rappresentante politico raccolse la proposta.

Grazie ai suggerimenti del dottor Stefano Raccanelli è stato possibile definire un limite di legge per il marchio Dioxin Free, che verrebbe attribuito solo agli alimenti che non superano un centesimo della dose tollerabile giornaliera di diossine e pcb riferita a un organismo umano di 70 chilogrammi che consumi 100 grammi dell'alimento preso in considerazione.

Per informazioni: cell. 3290980335 (prof. Alessandro Marescotti)

martedì 6 settembre 2011

Libia - Chi è che ha ucciso chi..? La NATO, Geddafi, i ribelli... l'indifferenza del mondo

Nell'immagine: "Cimitero de La Loma" - Foto di Gustavo Piccinini

...ricorre un anniversario doloroso, ed allo stesso tempo importante e significativo per noi italiani, l'anniversario dell'8 settembre 1943 (Seconda guerra mondiale: con il Proclama Badoglio, che fa seguito a quello del generale Dwight D. Eisenhower lanciato da Radio Algeri un'ora prima, viene reso pubblico l'armistizio di Cassibile).
Ma sembra che quanto sta avvenendo in Libia in questi giorni sia un esempio significativo di come le tensioni nel mondo non hanno ancora raggiunto un climax.. forse però lo stanno raggiungendo.... La situazione sembra sempre più sfuggente e non si sa bene come andrà a finire.. Di questa situazione confusa un altro segnale giunge dall'intervento di Marinella Correggia, che accusa i pacifisti di essersi addormentati, con risposta di Mao Valpiana del Movimento Nonviolento.

Paolo D'Arpini


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Libia: il silenzio dei pacifisti

Mentre gli alleati locali della Nato (i cosiddetti ribelli) qualificano di "atto di aggressione" l'accoglienza che l'Algeria avrebbe dato a moglie e alcuni figli e nipoti di Gheddafi, e mentre tutte le foto della famiglia sterminata dalla Nato in luglio a Sorman e diventata un simbolo dei crimini di guerra sono sparite dagli hotel
e sono state sostituite dalla bandiera monarchica, e mentre a Tripoli NON si contano i morti degli ultimi giorni (sotto i bombardamenti che hanno spianato la strada agli alleati locali, e per l'eliminazione fisica di lavoratori africani con il pretesto che erano "mercenari", e con l'epurazione di libici vicini all'ex regime e di quelli in precedenza fuggiti dall'Est), e mentre nessuno conterà mai i morti civili di 20.000 raid aerei condotti da piloti mercenari occidentali (mercenari, visto che appoggiavano una fazione libica) sulla base di un mandato Onu per proteggere i civili stessi,...

...e meno che mai nessuno conterà i morti fra i soldati, nel tiro al piccione dai cieli, e mentre l'Italia NON accoglierà e mentre prosegue una medioevale caccia all'uomo degna del miglior far west (di nuovo il "wanted" sulla porta del saloon, ha ricordato il presidente del Venezuela) adesso mi rendo conto che l'unica cosa utile da fare in tutti i modi sarebbe stata una campagna A MARZO per appoggiare la proposta di Chavez e dei paesi dell'Alba, accettata dalla Libia: MEDIAZIONE FRA LE PARTI E INVIO DI OSSERVATORI ONU i quali avrebbero visto che non c'erano affatto i diecimila morti fra i manifestanti (mesi dopo, Amnesty International parlava di 209 morti accertati, su entrambi i fronti visto che molti poliziotti e custodi erano stati uccisi dai manifestanti) togliendo la scusa per l'intervento. Invece non si è fatto.

Dopo che un giorno il Manifesto forse solo casualmente non mi aveva pubblicato un pezzo su appunto questa iniziativa venezuelana (e anzi aveva pubblicato un pezzo di Wallerstein in cui praticamente qualificava di idiota il povero Chavez), agli inizi di marzo, sdegnata mi sono allontanata da loro non scrivendo quasi più in merito.
Idiota.

Occorreva insistere. Se il Manifesto - l'unico quotidiano che dal 1991 è sempre stato contro le guerre - avesse fatto una simile campagna, dicendo qualcosa ogni giorno in merito, appoggiato da altri media alternativi e trascinando per esempio gli antiguerra superstiti che non sapevano che fare, l'iniziativa di Chavez avrebbe avuto qualche chance, come chiedeva Fidel ai paesi e ai popoli del mondo.

Un'altra guerra, e niente di efficace da parte dei pacifisti. Che comunque non esistono più. Non parlerei più di pacifisti; meglio usare il termine "oppositori alla guerra". Arci, Acli, Cgil e componenti (mai un minuto di sciopero contro nessuna guerra dal 1991 in avanti), Tavola della Pace, per non dire di Attac Francia, dei vari aderenti di di punta al Forum Sociale Mondiale, dei vari Sullo, delle Ong varie e di chi aveva sempre altre urgenze umanitarie da seguire. Urgenze più urgenti dei massacri della Nato e dei loro alleati libici.

All'ipocrita Marcia Perugia Assisi che si svolgerà il 25 settembre avrei voglia di andare con un cartello: "Libia. Il silenzio dei pacifisti ha ucciso".

Molti del "movimento" e della "società civile" adesso arriveranno, a fare il business umanitario laggiù, parallelamente al business della ricostruzione e del petrolio.

Vincono sempre gli scrocconi di guerra che sono tanti e su tutti i fronti. Ce n'è di che voler stracciare il passaporto e non rifarlo.

Marinella Correggia

(Fonte: Come Don Chisciotte)


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Una risposta a Marinella Correggia, di Mao Valpiana.

Cara Marinella Correggia,
non sono d’accordo. Sulla guerra in Libia dici che “il silenzio dei pacifisti ha ucciso”, lasciando intendere che se avessero parlato le cose sarebbero andate diversamente. Ma purtroppo non è così.

Sai bene che milioni e milioni di persone che nel febbraio del 2003 sono scese in piazza contro la guerra in Iraq “senza se e senza ma”, non hanno ritardato di un giorno l’inizio dei bombardamenti.

Illudersi di fermare una guerra quando i motori degli aerei sono già accesi, è una sciocchezza immane, imperdonabile per un movimento che dovrebbe aver raggiunto una certa maturità.

La Marcia Perugia-Assisi, che tu bocci come “ipocrita”, ha cinquant’anni di storia alle spalle, ed ha attraversato la guerra d’Algeria, del guerra del Viet-nam, la guerra fredda, la guerra nel Golfo, la guerra nei Balcani, la guerra in Cecenia, la guerra in Iraq e la guerra in Afghanistan.

Aldo Capitini, ideatore della prima marcia, era un “oppositore integrale alla guerra” (e spero che tu non voglia mettere in dubbio anche questo), ma non si è mai posto l’obiettivo velleitario di fermare una guerra in corso (nemmeno quelle scellerate volute dal fascismo), ben sapendo che le radici delle guerre sono forti e profonde e possono essere debellate solo con un ampio movimento di resistenza e non collaborazione nonviolenta. Alla costruzione di un Movimento Nonviolento, che è il frutto principale della prima marcia Perugia-Assisi, Aldo Capitini ha dedicato gli ultimi anno intensi della sua vita, proprio per avere a disposizione uno strumento di “opposizione integrale alla guerra”.

Il punto decisivo, cara Marinella, per me è proprio questo: se vogliamo contrastare efficacemente la guerra, noi dobbiamo distruggere gli strumenti che le guerre rendono possibili, cioè le armi e gli eserciti. E su questo i pacifisti integrali, cioè i nonviolenti, non hanno mai taciuto, e quindi non sono accusabili di silenzi complici, nemmeno per la guerra in Libia.

Mao Valpiana
Movimento Nonviolento

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Commento di Alessandro Marescotti della lista Peacelink

In una societa' democratica l'opinione pubblica conta. Eccome.
Durante la guerra del Kosovo gli aerei della Nato hanno avuto dei grossi problemi, i generali dissero che avevano le 'mani legate' e diverse missioni di strike furono annullate, mi ha spiegato Domenico Gallo. Se allora ci fosse stata l'indifferenza di oggi la guerra sarebbe stata ancora piu' devastante e la Nato avrebbe ottenuto tutto quello che voleva con ancora piu' vittime. Il Vietnam fu ostacolato DURANTE il conflitto.
In una societa' come la nostra il peso dell'opinione pubblica e della spesa militare in tempo di conflitto non sono assolutamente irrilevanti. Oggi la Cgil sciopera senza dire che i tagli del 2011 sugli istituti tecnici equivalgono a un risparmio di spesa necessario ad acquistare 21 aerei f35 (aerei militari di cui nessun iscritto alla Cgil sente il bisogno, mentre i lavoratori della Cgil fanno sciopero contro i tagli).
La guerra in Iraq fu possibile perche' l'opinione pubblica americana condivideva in gran maggioranza la guerra. Quando il consenso scese allora vinse il candidato Usa che proponeva il ritiro dall'Iraq.
Non e' vero che nessuna guerra e' stata fermata 'durante' il conflitto. La Russia si ritiro' dalla prima guerra mondiale 'durante'. E se un paio di nazioni della Nato si ritirassero oggi dall'Afghanistan la nostra partecipazione finira'. Idem per la Libia.
I sindacati sono cruciali in questo meccanismo. Tanto cruciali che recitano il gioco del silenzio.
Il grande potere sindacale in termini di privilegi (esiste una 'casta' sindacale) si costruisce grazie a questi scambi fra silenzi e privilegi.
L'idea che una volta iniziata la guerra non ci sia nulla da fare e' assolutamente smentita dal fatto che lo sforzo mediatico per raccontarci menzogne e' una delle maggiori preoccupazioni della propaganda bellica. Demolire la propaganda bellica e ridicolizzarla e' uno dei nostri principali scopi di uomini di pace.
Smontare il consenso e' l'operazione decisiva, assolutamente necessaria anche se di per se' non sufficiente.

Ma molti pacifisti in vacanza (non solo materialmente ma MENTALMENTE in vacanza, ossia deresponsabilizzati e sfiduciati) si sono bevuti le bugie di guerra, non si sono documentati (costa molto tempo farlo, soecie se Rainews spaccia per vere le bugie di guerra). Molti pacifisti non hanno dedicato neanche un'ora (alcuni neanche un minuto!) al giorno per fare controinformazione nonostante avessero il computer collegato a Internet per 24 ore al giorno. Hai il computer collegato 24 ore su 24 a Internet e non dedichi un minuto a fare controinformazione?

E' assurdo. Non c'e' giustificazione: ci siamo macchiati di una responsabilita' orrenda. Potevamo fare e non abbiamo fatto. E ogni controinformazione e' utile. Lo sanno gli strateghi di guerra mediatica. Essi stessi si sono stupiti della nostra incapacita', hanno vinto a tavolino.

Vorrei dare mille volte torto a Marinella, ma purtroppo ha ragione.
Fermo restando che siamo arrivati a questo sfacelo anche perche' non abbiamo praticato PRIMA della guerra la cultura della nonviolenza.

Ciao
Alessandro

Ps - Parteciperò alla marcia Perugia Assisi.