“Caro Paolo, ti ringrazio per le notizie che raccogli, rielabori e pubblichi. Molto ben fatte e succinte. Tuttavia, la mia domanda è sull’impatto di tutte queste nostre attività di informazione e sensibilizzazione. Ecco, siccome queste riflessioni NON arrivano certo ai decisori, ma solo a una minima frazione dei cittadini non al potere, quale impatto di cambiamento possono avere? Oltretutto, come cantava Guccini, “è difficile capire se non hai capito già”: ovvero si riesce ad arrivare solo alle persone già orientate in un certo modo, che così ricevono certo utili informazioni complementari. Ecco: l’impatto, l’impatto, il risultato… Sigh Come averne almeno alcuni? Ci siamo mai riusciti nei decenni, per esempio contro le guerre? Grazie della tua risposta”
Mia rispostina:
Cara amica lettrice, cerchiamo di chiarire, nei limiti del possibile, cosa si può fare per influire, nel nostro piccolo, sulle tendenze che caratterizzano la nostra società.
Dal punto di vista dei canali d’informazione, totalmente controllati dal sistema, e dal punto di vista della gestione politica, altrettanto pilotata dagli interessi dello stesso sistema, sembrerebbe che la nostra “battaglia” per una presa di coscienza all’interno della decisioni globali utili al mantenimento di una civiltà nella nostra specie, non presenti spiragli d’influenza per un cambiamento. Quindi i nostri sforzi, a livello di coinvolgimento sociale, sembrano vani. Fortunatamente però l’esistenza, diciamo la vita, è tutta proiettata verso una naturale crescita evolutiva. A questo proposito faccio riferimento ad una mia ipotesi basata sul naturale sviluppo della coscienza nella psiche collettiva.
Secondo una teoria indiana tutti i pensieri e le conseguenti azioni sono immagazzinate in un contenitore psichico definito “Akasha”. Questo magazzino della coscienza contiene anche le soluzioni idonee alla crescita della coscienza, come una sorta di DNA che continuamente accresce le qualità utili all’evoluzione. Ho definito questo processo, “effetto locomotiva” ovvero due passi avanti ed uno indietro, un meccanismo che consente la correzione di errori comportamentali in seguito alle variazioni ambientali.
Nella nostra società, nell’anima della specie, si manifestano diverse forze cinetiche che spingono l’intelligenza in un continuo altalenante processo elaborativo. La psiche collettiva ha varie sfaccettature ognuna delle quali rappresenta un modo di pensare in ognuno dei campi d’interesse umano: economia, tecnica, arte, scienza, spiritualità, etc.
Come avviene ad esempio nell’ameba, animale unicellulare, c’è un corpo massa che è perlopiù statico, rappresentato dalla grandissima parte degli umani che vivono in un tran-tran consuetudinario, nei credo, da questa massa vengono emessi pseudopodi mentali. Uno è connesso ai modelli dell’ego, dell’interesse privato, dell’attaccamento ancestrale e settario ed un altro è rivolto verso l’aumento della consapevolezza unitaria, proteso verso la sinergia, il superamento delle divisioni ideologiche e la liberazione dagli schemi comportamentali.
Possiamo anche chiamarli Yin e Yang, positivo e negativo, bene e male… Questi due pseudopodi sono rappresentati da una minima parte di umanità mentre nel corpo massa si stabilisce la stragrande maggioranza dell’umanità. In un certo senso il legante che mantiene il corpo massa unificato deve necessariamente essere un misto di passato e futuro, di bene e di male, di verità e di finzione, di illusione e di conoscenza.
Lo pseudopodo regressivo è incarnato da una minoranza sparuta che governa politicamente ed economicamente il mondo, in termini di sfruttamento. Ma anche nello pseudopodo evolutivo il numero di persone che avanzano, precorrendo i tempi, è limitatissimo. Infatti se pochi sono i detentori del potere economico e comunicativo e degli indirizzi sociali e religiosi (operatori occulti, coscienze astute ma votate all’illusione) altrettanto pochi saranno nella parte evolutiva i saggi e le coscienze libere dai vincoli dell’illusione.
Nel corpo massa invece imperano i grandi numeri, le grandi religioni, le classi popolari, i prestatori di opera, le folle tifose ed i seguaci di varie mode o culture. Ovvio che i componenti della massa, vittime delle consuetudini e dei credo, saranno numerosissimi, poiché il corpo massa raggruppa la stragrande maggioranza del genere umano ed è spinta all’evoluzione od all’involuzione solo da quei propulsori psichici (“pseudopodi”).
Infine la coscienza spinge, attraverso situazioni a volte anche tragiche, a privilegiare scelte evolutive per la specie umana. Noi “precursori” siamo chiamati a conservare il seme di questa consapevolezza anche se apparentemente le nostre espressioni risultano perdenti. Noi non siamo nel mucchio dei “grandi numeri” il nostro è un lavoro silenzioso e privo di finalità specifiche. E’ un agire senza agire.
Così funziona il mondo…
Credo di aver parlato abbastanza su questo tema ma se qualcuno desiderasse un materiale aggiunto, arthavada si dice in sanscrito (1) per un’ulteriore chiarificazione consiglio la lettura di questa intervista: https://www.vorrei.org/persone/11050-post-utopie-la-spiritualita-laica-il-bioregionalismo-e-l-ecologia-profonda.html
Paolo D’Arpini
- Arthavāda (Concetto Filosofico): Nella filosofia ed esegesi indù (Mīmāṃsā), l’Arthavāda è un testo o un passaggio che loda, spiega o illustra un precetto. Non va preso alla lettera, ma serve a incoraggiare un’azione corretta o a scoraggiare una negativa. Artha significa “scopo, significato o prosperità”.
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