Ante Scriptum - La "ricetta per la pace" del Segretario di Stato americano Marco Rubio sottoposta a Sergey Lavrov non si riferisce a un piatto di pasta, ma è una metafora geopolitica da lui recentemente utilizzata (a luglio 2026) per indicare che, per porre fine al conflitto in Ucraina, servono "idee nuove" e non formule tradizionali. Tuttavia, l'accostamento ironico tra Marco Rubio, la pace e gli spaghetti "aglio e olio" nasce da un divertente cortocircuito culturale e satirico del web italiano, alimentato dal suo cognome (identico a quello del famoso cuoco televisivo italiano Chef Rubio, noto per i suoi piatti della tradizione e l'attivismo politico) e dalle vicende legate ai dazi sulla pasta tra Stati Uniti e Italia...
Per sbloccare il negoziato tra Russia e Ucraina, il segretario di Stato nordamericano Marco Rubio sostiene che servano nuove idee, un accordo fondato su reciproche concessioni e la consapevolezza che il conflitto non ha una soluzione militare. Gli Stati Uniti spingono per una soluzione duratura ma avvertono che, in assenza di progressi concreti, gli sforzi diplomatici potrebbero fermarsi. Le intese abbozzate in passato (come quelle legate al vertice di Anchorage) sono state respinte dall'Ucraina e oggi sono considerate irrealizzabili o superate dall'andamento della guerra. Qualsiasi intesa equa e duratura richiederà inevitabilmente dei compromessi sia da parte di Mosca che di Kiev. Nel frattempo gli Stati Uniti mantengono il sostegno militare all'Ucraina (tramite i canali alleati della NATO), ma la pazienza di Washington non è infinita e si richiede un'accelerazione diplomatica per evitare un blocco totale dell'iniziativa...
Il retro ricetta di Dall'Aglio:
Dice Marco Rubio, e stranamente non ha torto, che le proposte precedenti non andavano bene allora e non vanno bene adesso, e se si arriverà alla pace "sarà grazie a qualche idea e concetto nuovo". Idee e concetti nuovi, mi par di capire, sono rovinare la stagione turistica in Crimea (risultato in buona parte raggiunto) e mandare sul lastrico qualche piccolo imprenditore che si appoggia a Wildberries per farsi arrivare roba dalla Cina (risultato raggiunto parzialmente, perché Wildberries ha fatto sapere che rimborserà a rate la merce andata distrutta, almeno il valore nominale, link 1). Certo, bisogna considerare anche i soldi che ci perde lo stato su IVA e tasse varie, soprattutto se li aggiungiamo a quelli persi per gli incendi delle raffinerie e del naviglio nel Mar d'Azov, ma l'obiettivo, candidamente ammesso, è sostanzialmente quello di creare problemi ai cittadini sperando che si ribellino.
Il problema è che pare che la cosa non stia funzionando, come abbiamo avuto modo di osservare già parecchie volte soprattutto in relazione agli attacchi alle raffinerie e al conseguente aumento dei prezzi del carburante. La Russia non risponde mai alla deterrenza per imposizione di costi, e tutte le volte che i suoi cittadini si sono accorti di essere in guerra, e se ne stanno accorgendo eccome, la risposta non ha mai soddisfatto le aspettative di chi li ha fatti svegliare. Oggi è il ventinovesimo giorno della campagna che in quaranta giorni, stando a Zelensky (link 2), avrebbe convinto la Russia a negoziare. È vero che ci sono ancora undici giorni a disposizione, ma forse è stata una valutazione troppo ottimistica.
Francesco Dall'Aglio
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