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domenica 27 marzo 2011

La scuola finta pubblica in Italia e la grande lezione del '68....



Nella scuola ed università finto pubbliche in mano agli statali, questi impediscono l'emergere della consapevolezza che alla fine della seconda guerra mondiale la dittatura fu, sì, decapitata ma il suo apparato tirannico rimase tal quale era. Una funzione pubblica, appositamente concepita per addomesticare, controllare, schedare e vessare nonché gabellare la popolazione, non fu nemmeno scalfita dall'avvento della democrazia. L'apice della dittatura cadde, ma gli statali, i fedelissimi servi del tiranno che quello stesso regime avevano realizzato, poiché esso di sicuro non si creò da solo, rimasero quasi tutti in carica. La figura istituzionale dello statale riuscì poi a sopravvivere fino ai nostri giorni per via della ben nota corrotta politica di baratto di impieghi, ironicamente definiti pubblici, con preferenze elettorali.

Per via delle ingiustizie derivanti da questo complessivo stato di cose, ad un certo punto, più di quarant'anni fa, molti giovani si ribellarono iniziando col porsi contro le Università, a quel tempo proprietà soprattutto degli statali di destra. In molti si espressero come ad esempio fece con felice sintesi Guido Viale, leader della protesta studentesca nel '68, quando scrisse: "L’università funziona come strumento di manipolazione ideologica e politica teso ad installare negli studenti uno spirito di subordinazione rispetto al potere (qualsiasi esso sia) ed a cancellare, nella struttura psichica e mentale di ciascuno di essi, la dimensione collettiva delle esigenze personali e la capacità di avere dei rapporti con il prossimo che non siano puramente di carattere competitivo." (http://it.wikiquote.org/wiki/Guido_Viale )

Dopo quel magico momento, molti di quei giovani accettarono, però, di divenire professori e statali essi stessi, non avendo colto la pur non sottile differenza tra tirannia e democrazia. Il tiranno impera a vita. Secondo questo modello i tirannini statali s'insediano anch'essi a vita in ruoli che così non sono più definibili pubblici ma regni personali. Il cittadino governa invece per un certo numero di anni, dopodiché restituisce al popolo ciò che a questi appartiene. Secondo questo modello i ruoli pubblici sono svolti anch'essi dai cittadini per un tempo limitato, dopodiché ognuno torna in una condizione alla pari con chiunque altro. Questo sarebbe dovuto essere il logico proseguio politico del '68. I sopraggiunti statali di sinistra, invece, si guardarono bene dal compierlo, dirottando l'attenzione verso obiettivi pure di rilievo ma meno centrali e di sicuro non risolutivi, ultimo dei quali la difesa dell'ambiente.

Oggi, dopo la distraente ebbrezza collettiva dataci dal forte e prolungato sviluppo economico, occorre riprendere la grande lezione fornitaci dal '68, integrandola con quanto più avanti abbiamo potuto osservare. Alle illuminanti parole scritte da Guido Viale 43 anni fa: "l’università funziona come strumento di manipolazione ideologica e politica teso ad installare negli studenti uno spirito di subordinazione rispetto al potere (qualsiasi esso sia) ed a cancellare, nella struttura psichica e mentale di ciascuno di essi, la dimensione collettiva delle esigenze personali e la capacità di avere dei rapporti con il prossimo che non siano puramente di carattere competitivo" oggi possiamo aggiungere: o buonista caritatevole, senza mai approdare ad una trasformazione istituzionale in grado di sanare e far ben procedere la società.

Eccolo il magico punto di svolta: diveniamo veri cittadini esigendo una piena partecipazione, ognuno secondo preparazione ed esperienza, in una Funzione Pubblica non più perseguente retrogradi fini tirannici bensì il reale benessere collettivo fornendo essa per prima, in leale competizione con il settore privato, beni e servizi di individuale e pubblica utilità. Gli statali della scuola finto pubblica continuano a difendere lo status delle cose creato al loro tempo da monarchi e tiranni. Fondano il loro gioco sull'equivoco generato dal cattivo uso della parola pubblico riducendo tutto ad una contrapposizione col settore privato. Ebbene: non esistono solo statali e privati, esistono anche e soprattutto cittadini maturi, coinvolti e responsabili che intendono fare la parte che spetta loro per diritto costituzionale nel creare e mantenere una società davvero democratica della quale essere finalmente fieri.

Gli statali ci hanno insegnato l'alfabeto e la grammatica ma non cosa farne di buono. Ripartiamo allora dalla grande lezione del '68 ed andiamo oltre capendo che gli statali, che siano di destra o di sinistra, sempre statali sono ed i loro interessi di casta dispotica non possono che fare. Non lasciamoci ingannare dalla difesa dell'ambiente condotta dai baroni e baronesse di sinistra. L'ambiente si è così ridotto proprio per via della mancanza di un nucleo pubblico centrale ben fatto, in grado di tenere a bada ed in periferia il settore economico privato. Continuiamo a tenerci gli statali e l'ambiente, tanto per la vorace destra quanto per la mendace sinistra, andrà completamente in rovina così come tutto il resto. Democratizzando la Funzione Pubblica faremo invece sì che un effettivo ricambio democratico si affermi anche nell'ambito di Governo e le decisioni vengano prese per il bene di tutti, non più per soddisfare gli interessi di pochi.

Solo
scacciando via
i servi del tiranno
eviteremo che essi
lo riconducano
al potere.

Danilo D'Antonio

Monti della Laga
Italia Centrale

Tel. 339 5014947 - eulab@hyperlinker.com

martedì 1 marzo 2011

Attacchi alla scuola pubblica... Un parere "altro"



Impariamo la pratica
di una equanime, pura e diretta
osservazione dei fatti
senza farci orientare dai media.

E guadagneremo una comprensione
così chiara della situazione
che mai avremmo sospettato
fosse raggiungibile.

Gli attacchi del nostro pittoresco Presidente del Consiglio alla scuola statale e le proteste di rimando degli statali che la tengono in ostaggio ci aiutano a comprendere la paradossale situazione di cui noi semplici cittadini ci ritroviamo prigionieri.

Berlusconi si permette di parlar male della scuola "pubblica" perché effettivamente essa pubblica non lo è MAI davvero stata, essendo invece a tutti gli effetti una proprietà privata degli statali, di coloro i quali la occupano a vita.

Immaginiamo invece se la scuola di Stato divenisse davvero pubblica, con cittadini preparati che vi insegnassero a rotazione. Nè Berlusconi nè nessun altro si potrebbe permettere di sparlare di una scuola che fosse divenuta davvero pubblica, un bene realmente comune perché gestito dalla collettività.

E le scuole private smetterebbero subito di fare i grandi affari che invece fanno oggi.

Vi è una differenza enorme tra:

- una scuola di Stato proprietà privata degli statali

ed

- una scuola pubblica gestita da cittadini a rotazione.

Nel cogliere questa differenza sta il passo in avanti che ci può rimuovere da questa palude politica fatta ormai solo di batti e ribatti tra destra e sinistra in cui il cittadino fa la parte della pallina.

Chiediamoci: per quale ragione questa pur palese differenza non è stata ancora colta? Semplice: fino ad ora questo passo avanti è stato impedito dalla muraglia eretta ad hoc dalle associazioni. Pensate: quarant'anni fa eravamo tutti più spontanei e veraci con idee molto più avanzate rispetto ad oggi. Rileggiamo le pubblicazioni, rivediamo i film, riascoltiamo le canzoni e musiche di allora e vedremo che oggi possiamo solo vergognarci per come ci siamo ridotti!

Questo notevole passo indietro è avvenuto principalmente in quanto il marcio sistema al potere ha preso il controllo del Movimento per il tramite delle associazioni. Non potendo contrastarci direttamente ha lasciato tranquillamente sviluppare il fenomeno associativo avendoci posto al comando le figure più retrograde della Terra: preti e professori, superstiziosi e statali.

Tant'è che oggi, dopo l'addormentamento operato dalle associazioni è raro trovare persone che ragionano con la loro testa. E' quasi impossibile incontrare la freschezza, la veracità, le genuine personalità di un tempo.

Oggi però s'appressa finalmente un nuovo periodo storico: in Internet, calmi calmi, stanno arrivando un po' tutti. E presto le associazioni non potranno più frapporsi tra i cittadini e la realtà, tra le persone ed i fatti. Così ognuno capterà le cose direttamente, senza preti e professori, senza superstiziosi e statali, e pian piano prenderà coscienza delle tre questioni fondamentali sulle quali si gioca il nostro presente.

Una di queste tre questioni riguarda appunto l'indebita esistenza degli statali in una democrazia: uno strascico della dittatura antecedente la fine della seconda guerra mondiale che impedisce il buon andamento della società perché ovunque in essa vi sono statali che separano i cittadini dal potere costituito.

Badate: le parole che state leggendo le firma un semianalfabeta, privo di particolari qualità, mediocre in tutto. Se perfino un tipo da nulla come il sottoscritto ha capito come stanno le cose, semplicemente essendosi trovato on line prima di altri, al comparire dei primi nodi italiani della Grande Rete, tra breve sarà un'apoteosi di presa di coscienza collettiva.

Quando i cittadini capiranno, rendendosi conto dell'avvenuto e protratto gran complotto degli statali, il mondo inizierà a cambiare profondamente, all'improvviso nulla sarà più come prima. Pensate: fa scandalo ed intorciglia le budella un raìs che si trattiene in carica per trent'anni e non dovrebbero fare lo stesso effetto tre milioni e passa di statali che occupano ruoli che appartengono all'intero popolo italiano per più di trenta, quarant'anni ed oltre, finché campano e desiderano, potendo in tutto questo tempo far di noi quello che vogliono?

Tra breve tutti capiranno che il problema non sta tanto nei vari berlusconi & bersani che giocano a racchettoni sulla spiaggia politica bensì nella separazione tra comuni ed impotenti cittadini da una parte ed autoritari e prepotenti statali dall'altra.

Ed allora concedetemi di inneggiare: ad un mondo presto libero dagli statali, hip, hip, hip, hurrà!

Sant'Innovazio da Internet

http://www.hyperlinker.com/ars/sant_innovazio.htm

domenica 20 febbraio 2011

Sant'Innovazio da Internet: "L'apice ed il corpo della dittatura"



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Sdegno e desiderio
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In questi giorni assistiamo ad un cambiamento epocale in un Continente vicino l'Europa che si affaccia anch'esso sul Mediterraneo. Con un coraggio, una decisione, una perseveranza, una dignità che ha dell'incredibile, a vedere gli scarsi passi avanti compiuti invece sulle nostre terre nel corso di vani decenni lungo la via del progresso sociale, diversi popoli africani hanno rapidamente conquistato un ruolo di primario valore democratico cui oggi non si può non far riferimento.

Cosa sta muovendo le genti della Tunisia, dell'Egitto, della Libia, dell'Algeria? Parimenti: lo sdegno per una generale arretratezza ed il desiderio di progredire. Uno sdegno ed un desiderio che noi europei, addormentati dal lungo addomesticamento culturale perpetrato tanto dagli statali, proprietari della scuola finto pubblica, quanto da un associazionismo, ostaggio di capetti, leaderini e presidentini fantocci della politica d'alto bordo, ormai quasi non conosciamo più.

Eppure è in Europa, tra i cinque continenti, e proprio in Italia, tra i ventisette membri, che oggi in superficie vive, sì, una stagione ingloriosa, ma è qui, all'ombra del suo Gran Sasso, che da quattordici anni si ergono irrefrenabili quello sdegno e quel desiderio che il mondo inconsapevolmente attende di scoprire: lo sdegno per l'indebita appropriazione a vita delle Res Publiche da parte di una minoranza delle popolazioni ed il complementare desiderio che ogni cittadino abbia invece la possibilità di contribuirvi concretamente com'è giusto e necessario in vere Democrazie.

Oggi il morale di noi europei è basso, siamo disillusi in merito alla stessa avanzata democratica dei popoli africani, ben vedendo che, dopo aver spodestato i nostri raìs alla fine della seconda guerra mondiale, siamo poi comunque caduti in un sistema dittatoriale ampliato che ha mantenuto in gran parte intatto il triste stato delle cose. E' però tempo di risollevare i nostri cuori, di liberarci dai cattivi maestri, che hanno precipitato centinaia di milioni di cittadini in un torpore senza fine, ed esprimere a gran voce il nostro sdegno e desiderio: fuori gli statali tutti, la brutta gente che s'è impossessata delle nostre Funzioni Pubbliche, dentro cittadini competenti e volenterosi a rotazione!

Pacificamente, legalmente, civilmente, un rivoluzionario coro in chiave rap si levi dalle nostre gole:

Te ne devi d'annà, statà, statà:
ciò ch'è pubblico è di tutti!

Te ne devi d'annà, statà, statà:
il bene comune va condiviso!

Te ne devi d'annà, statà, statà:
democrazia vuol dire partecipazione!

Te ne devi d'annà, statà, statà:
mai più statali ma cittadini a rotazione!

Proprio cantando con la più gran gioia nel cuore:

Sei solo un raìs, statà, statà!

proprio prendendo coscienza che non basta decapitare l'apice della piramide dittatoriale ma occorre buttar giù tutto il suo appararato burocratico per poter ricostruire un moderno e stupendo edificio democratico, riacquisteremo anche noi popoli, che spesso a torto ci siamo ritenuti all'avanguardia, quel coraggio, quella decisione, quella perseveranza, quella dignità oggi solo africane che sempre sono stati necessari per compiere un grande balzo culturale, sociale, storico, in avanti.

Sant'Innovazio da Internet


http://www.hyperlinker.com/ars/apice_e_corpo.htm

giovedì 12 agosto 2010

“Monocultura e totalitarismo ambientale” di Danilo D’Antonio

Nessuna idea è talmente buona, ha un valore assoluto, da poter essere
affermata a forza, con il sostegno di gente armata (gli statali) sull'intero
territorio di un Paese, di una confederazione di Paesi, di un Pianeta.
Possiamo avere la più gran personale certezza che le nostre idee e conseguenti regole siano quanto di meglio da praticare, ma non abbiamo alcun diritto di forzare altri a seguire le nostre direttive nell'ambito delle loro sfere private.

Quante volte abbiamo, noi persone innamorate della natura, osteggiato la
monocoltura che così gran disastro opera sulla ricchezza espressiva della
vita biologica? Ebbene, se capiamo questo, per quale ragione, quando poi
siamo noi stessi ad agire politicamente, pretendiamo che altri accolgano le
nostre idee in massa rivolgendoci alla forza bruta della legge, agli
statali, per imporle ovunque?

Possiamo avere tutti, qui, a cuore l'ambiente naturale, quindi la nostra
stessa vita. E' più che giusto. Ma chi ci dà il diritto di intervenire sulla
sfera privata altrui istericamente dimenticando ogni regola democratica pur
di vedere praticati i nostri dettami e raggiunti i nostri obiettivi?

Gli ambientalisti hanno da prendere coscienza dei loro errori. Essi stanno
diffondendo a forza il loro verbo sull'intera superficie del Pianeta. Essi
hanno già calpestato le proprietà altrui, diminuendo su di esse la potestà
di tanta gente modesta, impoverendola ed a volte costringendola ad emigrare
altrove in cerca di democrazia. Ed hanno privato tutti del sacro diritto di
vivere sulla terra, intendendo continuare su questa linea d'azione.

Non si rendono minimamente conto che il TOTALITARISMO altro non è che
l'estensione di un potere sulla TOTALITÀ del TERRITORIO di un Paese o di
un'area geografica confederata o dell'intero pianeta, quindi non soltanto su
quella Res Publica di proprietà collettiva dove è più che giusto, logico e
funzionale, attuare una politica decisa collettivamente, ma anche su quella
Res Privata che sola può donare il necessario grado di indipendenza e
libertà ai singoli componenti della società e può perfino giungere a salvare
la società intera per la ricchezza di indipendenti punti di vista ed
espressioni che vi si possono cogliere e realizzare.

L'amore per la natura è, non occorre manco ripeterlo, oltremodo buona cosa,
poiché trattasi di amore per se stessi, poiché noi tutti non siamo altro che
natura. Ma un conto è l'amore per la natura ed un conto è l'ambientalismo,
il forzare altri a seguirci. Gli ambientalisti non possono diffondere la
loro visione delle cose, con le conseguenti regole, imposizioni, divieti,
coercizioni, controlli, repressioni, seguendo il tradizionale APPROCCIO
POLITICO AUTORITARIO sull'intera superficie del Paese e del Pianeta. Persone
che amino davvero la natura, facendone parte e vivendola, ne sanno leggere i
principi e capiscono che mai nessun TOTALITARISMO, venendo meno i due
fondamenti della vita: l'EQUILIBRIO e la MOLTITUDINE di punti di vista e
d'apporto, non conduce ad alcunché di buono ma solo SQUILIBRIO ed
ESTREMISMO, ambientale e sociale.

Gli ambientalisti non si rifugino dietro ad un "noi non obblighiamo nulla" o
qualche altra scusa perché è dal loro misero pensiero (e quanta ignoranza e
superficialità li ricopra si evidenzia dai loro stessi documenti) che
vengono poi ricavate le leggi che ormai opprimono l'intero genere umano.

Bisogna riconoscere che l'approccio specialistico e quello
isterico/superficiale è esattamente ciò che nuoce da tempo alla società.
Allo stato attuale delle cose oggi con i vostri interventi fate più danno
che altro. Perché non avete approfondito a sufficienza la materia sulla
quale intendete intervenire, perché non l'avete correlata ad ogni altro
aspetto della vita, cogliendo quella WHOLENESS, quella completezza, quella
interezza che solo permette azioni che fanno del bene senza aggiungere altro
male.

Specificatamente gli ambientalisti non disdegnino oltre i due principi della
Democrazia:

1) quanto di pertinenza e proprietà della Collettività va condiviso,
2) quanto di pertinenza e proprietà della Persona va rispettato.

Questi sono due cardini senza ruotare intorno ai quali ogni vostra azione
cadrà giù. Perché la natura è vissuta dall'essere umano, quindi è anch'essa
un fatto politico ed essendolo non può derogare dal soddisfare i due
principi della Democrazia. Sono proprio questi due principi che realizzano
EQUILIBRIO e MOLTITUDINE ESPRESSIVA. Le basi stesse dalla vita e di quella
natura che intendete difendere.


Ringrazio e saluto, Danilo D'Antonio

Vale de Mil Anos
Alentejo - Portugal
++351 964986219

venerdì 14 agosto 2009

Il Laboratorio Eudemonia di Danilo D'Antonio ci scrive su: droghe leggere, suicidi in carcere, funzione pubblica e statali...

Cari amici.

1) Agosto è il mese degli appelli. Dopo quello per la difesa della Rete dalle querele, oggi il nuovo appello riguarda la depenalizzazione delle droghe leggere. Troppe persone sono arrestate e non tornano più a casa per uno spinello, da Aldo Bianzino a Stefano Frapporti. In molti paesi d'Europa la marijuana è libera. In Italia c'è la libera circolazione delle droghe pesanti e l'arresto di poveri diavoli per un spinello. A Milano i consumatori abituali di cocaina sono stimani in 150.000. Il porto di Gioia Tauro è la porta d'ingresso per ogni tipo di droga in Europa. ... ##

2) Verso il “record” di detenuti suicidi dall’unità d’Italia.
Suicidi in carcere in “lieve riduzione”, come sostiene di Sottosegretario Caliendo? Secondo noi è esattamente il contrario, a fine anno probabilmente "conteremo" il numero più alto di detenuti suicidi dall’unità d’Italia.
Redazione: Centro Studi di Ristretti Orizzonti
Via Citolo da Perugia n. 35 - 35138 - Padova
E-mail: redazione@ristretti.it ##

Ed ora, cortesemente, mi si conceda un commento.

Di fronte ad evidenze come queste non possiamo non pensare che oggi l'obiettivo politico di maggior rilievo dev'essere un complessivo processo di liberazione dall'oppressione statalista. Nè "destra" nè "sinistra". Non son più questi gli schieramenti da individuare, bensì tra esseri umani che giustamente perseguono libertà ed oppressori che vogliono loro toglierla! Tra liberi e statali!

Il primo passo da compiere è infatti quello di non pensar più che gli unici responsabili di come vanno le cose in Italia e nel mondo siano i politici. Bisogna considerare che, ad esempio qui nel nostro Paese, i politici, pur disponendo, sì, del potere di rappresentanza, son comunque sempre solo poche migliaia di persone a fronte di tre milioni e mezzo di statali, di assunti a vita in quei ruoli che dovrebbero essere pubblici ed invece sono da loro accaparrati, monopolizzati fin per mezzo secolo.

Queste tre milioni e mezzo di persone compongono una fedelissima cerchia protettiva intorno ai politici, un fossato di sbarramento, una spessa muraglia che isola i cittadini dai governi ed impedisce ogni interazione tra di loro. Dobbiamo poi considerare che son soprattutto gli statali a creare la cultura, a diffonderla, a dire cosa dobbiamo pensare, cosa dobbiamo fare, cosa è giustizia e cosa non lo è, come la si deve applicare e come no, come ci dobbiamo curare, etc. etc. etc. Sono loro, in RAI, nelle Università, nei tribunali, nelle ASL, nei mille e mille Enti ed Uffici pseudo pubblici, a piegare il corso della nostra vita per indirizzarla verso dove voglion loro.

I riflettori dei media illuminano i politici, ma nell'ombra vi sono loro, gli statali, a disporre di un potere meno evidente ma spesso perfino più marcato di quello dei governanti. Un governante dopo qualche anno deve cedere il suo posto ad altri. Uno statale NO! Gli statali rimangono al "loro" posto per tutta la vita e per tutta la vita essi tessono fra loro rapporti di indebito potere che possono giungere perfino a sovrastare quelli dei politici.

Carissimi Presenti, in Italia come nel resto del mondo, gli statali rappresentano il più reale, concreto ostacolo alla felicità collettiva. Ai politici noi cittadini non possiamo dir nulla: essi sono regolarmente eletti. Ma gli statali non hanno alcun diritto di appropriarsi di un bene, i ruoli della Funzione Pubblica, che è di proprietà collettiva!

Bisogna prendere coscienza di questo inceppo, di questo meccanismo decrepito, bisogna produrre materiale, non solo letterario ma d'ogni genere, per diffondere ovunque questa coscienza ed il progetto di una società rinnovata basata su una reale partecipazione alla gestione della Res Publica.

Non solo l'Italia, ma l'intero mondo sta attendendo il vostro contributo.

Buonissime cose, Danilo D'Antonio - http://www.hyperlinker.com