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mercoledì 18 luglio 2012

Danilo D'Antonio e la parabola del buon capitano



La parabola del buon capitano

In un qualsiasi istituto navale, se il capitano di un vascello-scuola vedesse salire a bordo una baldanzosa truppa di novizi che, giuntagli davanti, gli chiedesse: vorremmo partecipare alle decisioni per condurre il veliero, come dobbiamo fare? la risposta sarebbe invariabilmente: è sufficiente che, per un numero imprecisato di anni, vi prodighiate a partecipare alle mansioni di bordo, dopodiché, una volta conosciuta la nave ed il mare meglio di quanto conosciate voi stessi, potrete avvicinarvi al comando. Ed ora, di grazia, aggiungerebbe il capitano, tutti fuori bordo, prima che vi ci scaraventi io stesso!

Oggi viviamo in tempi di abominevole presunzione. Il fatto di aver appreso a leggere e scrivere ha evidentemente sbalordito molti e spintili a reputarsi dei geni. E così ogni qual volta si parla di democrazia, di partecipazione, non si ode nessuno invocare una umile mansione pubblica. Al contrario tutti pretendono esprimersi attraverso una decisione, di essere in qualche modo subito coinvolti nella guida della collettività.

Questa diffusa forma di pazzia non si è creata da sola. Essa è stata costruita in lunghi decenni di "lavoro" da insegnanti e docenti statali. Questi non hanno mai ricordato che democrazia poteva pure riguardare le decisioni quando non esisteva un sistema pubblico sviluppato come quello moderno (3.000.000 e passa di individui nella sola Italia). Una volta sopraggiunto tale corposo sistema pubblico, sarebbe divenuto imperativo sviluppare il senso di una democrazia costruita sulla base non di sole poche DECISIONI ma del mare di quotidiane MANSIONI che si erano aggiunte giorno dopo giorno. Senonché insegnanti e docenti non esitarono un momento: essi mai usarono le risorse pubbliche per affermare il giusto bensì per nascondere il carattere di bene collettivo del pubblico impiego. Tutto ciò al solo scopo di conservare il tirannico privilegio di detenere a vita i pubblici poteri.

Col risultato che oggi, ovunque si vada, si incontrano immensi sciami, greggi, armenti, moltitudini di ciucci presuntuosi che, disdegnando i preziosi impieghi e ruoli pubblici, si fiondano, senza lontanamente conoscere il processo storico che li porta ad una simile follia, verso la truffa di una partecipazione a decisioni che puntualmente vengono poi sapientemente pilotate, tramite un ebete associazionismo, dalle solite Elite di sempre.

Una nave con sopra una ciurma che voglia comandare senza prima aver servito, è destinata a scomparire tra i flutti anche in presenza delle migliori condizioni meteorologiche. Figuriamoci al primo tesarsi del vento ... Stesso destino avrà, anzi sta già avendo, quella società che si lascia incantare dal bagliore di una partecipazione alle decisioni pubbliche senza riuscire a scorgere l'importanza, la fondamentalità, la priorità di una condivisione delle mansioni pubbliche per il tramite di una Funzione Pubblica resa democratica: partecipata a turno da cittadini non imprigionati in un ruolo od in una carriera.

Proprio queste nuove, effervescenti, poliedriche personalità potranno essere le migliori, perché più esperite ed obiettive, guide che si siano mai viste sul Pianeta.

Danilo D'Antonio

domenica 15 aprile 2012

Sondaggi alla mano... trovato finalmente un partito che supera il 50% di preferenze...

Uhum, che profumino!

Vi sono ragioni sufficienti per ritenere che nessun uomo o donna o ristretto gruppo di umani sulla Terra possa contenere nella sua mente l'infinita vastità della realtà e possa di conseguenza essere dotato della verità assoluta. Per contro, sensibilità importanti sono spesso incredibilmente possedute da poche persone sparse chissà dove, a volte perfino da una sola che grandi difficoltà incontra nell'essere ascoltata. Anche le migliori idee, poi, necessitano di numerosi distinguo ed hanno altrettante eccezioni che, se non considerate, portano regolarmente a risultati peggiori dai quali si era partiti. La realtà in somma è complessa e spesso sfuggente.

Il Partito Perfetto sarà allora quello che s'impegnerà a dare voce ad ognuno, senza avventurarsi a presentare alcuno specifico manifesto politico, senza pretendere di affermare alcun pensiero unico, ancorché dotato di giuste istanze.

L'errore più grande in cui cade il sistema politico dei partiti è proprio questo: basarsi su linee guida, se non proprio dei comandamenti, che devono essere firmati e più o meno rigidamente seguiti. Questa è una pratica che finisce regolarmente per uccidere la verità perché annichilisce la genuina sensibilità delle persone, lasciando invece imporre quel mostro politico, quell'idra a mille teste, che è la massa firmataria.

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Il Movimento 5 stelle è il terzo partito italiano
Venerdì, 13 aprile 2012 - 12:45:00

Tempo di grandi sconvolgimenti nel panorama politico italiano. Si accorciano le distanze tra i due principali partiti: solo uno 0,3 per cento separa il Pdl dal Pd. Ma la vera sorpresa è il boom dei grillini. Il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo arriva al terzo posto, complice il calo della Lega, con un 7,2 per cento, staccando il Carroccio fermo al 7,1. E' questo il dato piú importante che emerge dall'ultimo sondaggio SWG. L'istituto di ricerca poi svela: un italiano su due o non intende recarsi alle urne o è indeciso.

http://affaritaliani.libero.it/politica/il-movimento-5-stelle-il-terzo-partito-italiano130412.html

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Il sondaggio qui sopra parla chiaro: la maggior parte degli italiani non andrà a votare, con gli indecisi supereranno il 50%. Ebbene è proprio questo cinquanta per cento che un Partito Perfetto (ché scomparirà subito dopo la vittoria) può al contrario entusiasmare offrendo la visione di un Paese a DEMOCRAZIA REALIZZATA: nel quale ogni pubblico impiego e potere viene condiviso da chiunque abbia i necessari requisiti e sia desideroso di servirvi. Proprio tra coloro che, partecipando la Funzione Pubblica, avranno conosciuto a fondo l'organizzazione economico-socio-politica del Paese, potranno successivamente essere scelte le persone che ascenderanno al Governo. Invece di votare gente che non ha mai lavorato, verranno assegnati dei punteggi a chi meglio e più s'impegna sul campo, nel settore pubblico, dando così prova di essere persona adatta a condurre la nazione.

Il 50% degli italiani, me compreso, non andrà a votare per una ragione precisa: perché ogni leader e manifesto politico, a fronte di qualche punto positivo, conterrà punti negativi tali da cancellare ogni beneficio. Al contrario s'innamoreranno del progetto di un Paese che non si ricopre più di alcuna bandiera politica ma in cui ogni cittadino può divenire parte attiva, concreta e perfino retribuita della Res Publica.

A voi, con tutta calma, la scelta: propendere per un partito di stampo tradizionale od astenersi dal voto, lasciando in agonia la nostra Res Publica, oppure iniziare, subito, ad invocare fino a desiderio realizzato il Partito Perfetto che voglia fare il gran salto: regalare all'Italia un settore pubblico e sistema politico del tutto nuovi e funzionali, che sùbito saranno inevitabilmente imitati da ogni altro Paese al mondo.

Un caro saluto,

Danilo D'Antonio

martedì 17 maggio 2011

Antiberlusconismo... un'analisi laica di Danilo D'Antonio dai Monti della Laga


"Il discorso della montagna.. e bada ben che non si bagna.." (Saul Arpino)

Con una intellettualità collettiva prigioniera di una cultura che non è davvero tale bensì un MUSEO dell'ANTICHITA', un ripetere, ripetere, ripetere ciò che chi ci precedette ideò decenni, secoli e millenni fa, senza mai permettere alle nuove e più raffinate idee umaniste di emergere per essere a loro volta sviluppate, in pochi, pochissimi riescono a beneficiare di una oggettiva comprensione delle cose ed un adeguato senso della priorità.

Vediamo infatti quasi l'intero fervore politico del nostro Paese devoluto al fine della caduta del Governo Berlusconi. Ma che reale valore ha questa ferma pulsione? Il raggiungimento di questo obiettivo porterebbe un reale beneficio al Paese o manterrebbe in fondo tutto immutato, tutto come prima? Cerchiamo di rispondere a questa domanda ragionando insieme, correggendo a vostro piacimento ciò che dirò che non riterrete conforme al vero.

Osserviamo innanzitutto che coloro i quali sono impegnati a cacciare Berlusconi si dividono in due ben precisi gruppi:

- una minoranza al potere, che vede direttemente attaccati i propri indebiti privilegi,
- una maggioranza che non conta nulla, che non ha ancora capito di essere pilotata per scopi di interesse personale.

Sì, perché se Berlusconi va via (e comunque tra un po' se ne dovrà andare per assodato ricambio democratico) la nera cerchia degli statali rimarrà sempre lì, a separare i cittadini dal potere pubblico, pronta a far tutto ciò che i successivi governanti ordineranno loro di fare. Gli statali insorgono oggi contro il Governo Berlusconi solo perché quest'ultimo li sta mettendo in seria discussione. Gli statali non si sono MAI sognati, e tantomeno lo fanno ora, di prendere le difese del popolo (*). Gli statali, secondo il vecchio disegno sociale fascista, sono stati, sono e saranno sempre fedelissimi al potere che se li mantiene stretti al suo fianco.

Poniamo invece che venga finalmente rimossa (**) la cortina di ferro degli statali intorno al potere, poniamo che i ruoli pubblici inizino ad essere periodicamente restituiti al popolo ed assegnati ad altri cittadini preparati per un ricambio democratico di parimenti inoppugnabile legittimità. Berlusconi ed i suoi sarebbero costretti a fuggir via lo stesso giorno che ciò venisse deciso e stessa identica fuga prenderebbe ogni altro politico che volesse continuare a fare gli interessi propri e/o delle lobby che lo hanno fatto ascendere al potere.

Riflettiamo ancora, perché oggi è una genuina riflessione che manca: tenendo accaparrati a vita, secondo la vecchia concezione pre-democratica, i ruoli della Res Publica, gli statali si sono di fatto presi la nostra Repubblica! Allo stato attuale delle cose noi comuni cittadini viviamo come OSPITI a CASA NOSTRA, quasi come fossimo ESULI in PATRIA. Gli eletti a vita e gli assunti a vita ci isolano da ciò che è nostro, dalla nostra casa comune: la res publica italiana intesa come luogo fisico ed istituzionale. E' questa impossibilità di una vera partecipazione (il volontariato è una delle più ipocrite prese in giro, concepita apposta per sviarci e tenerci estranei ai luoghi del potere) a far sì che l'indifferenza prenda spesso il sopravvento sul nostro coinvolgimento civico. E' logico: essendo tagliati fuori dalla res publica, preferiamo interessarci d'altro.

Ed allora ecco il senso più profondo dell'apertura dei pubblici impieghi a tutti quei cittadini che, essendosi prima preparati, volessero dare il loro contributo alla collettività. Condensando quanto sopra in una frase, possiamo dire che l'introduzione di una forma di turnazione nei ruoli pubblici avrà il notevolissmo effetto di riuscire a "fare gli italiani" dopo che, molto tempo fa, fu fatta l'Italia. Una volta che gli statali avranno restituito ciò che non è loro ma di tutti, la RES PUBLICA, noi cittadini avremo finalmente la possibilità di acquisire tutte quelle conoscenze, percezioni e sensibilità che faranno di noi persone socialmente mature, proattive e responsabili.

Chiedo dunque a chi mi avesse beneficiato della sua attenzione e si ritenesse una persona retta:

COSA E' PRIORITARIO: MANDAR VIA BERLUSCONI O GLI STATALI?

Cacciando Berlusconi NON cambia nulla. Cacciando gli statali cambia TUTTO!

Mai come oggi il nostro futuro e quello del NOSTRO PAESE, della NOSTRA SOCIETA', è stato così potentemente affidato alle NOSTRE MENTI. Riflettiamo e poi, una volta ben compreso tutto ciò, alziamoci in piedi e reclamiamo ciò che è nostro. 64 anni son purtroppo trascorsi da quando la Sovranità passò sulla Carta al Popolo, ma ... meglio tardi che mai :)

Danilo D'Antonio

laico, letteralmente: uno del popolo,
coerente con tutti gli ideali progressisti

Monti della Laga
Italia centrale

339.5014947

domenica 27 marzo 2011

La scuola finta pubblica in Italia e la grande lezione del '68....



Nella scuola ed università finto pubbliche in mano agli statali, questi impediscono l'emergere della consapevolezza che alla fine della seconda guerra mondiale la dittatura fu, sì, decapitata ma il suo apparato tirannico rimase tal quale era. Una funzione pubblica, appositamente concepita per addomesticare, controllare, schedare e vessare nonché gabellare la popolazione, non fu nemmeno scalfita dall'avvento della democrazia. L'apice della dittatura cadde, ma gli statali, i fedelissimi servi del tiranno che quello stesso regime avevano realizzato, poiché esso di sicuro non si creò da solo, rimasero quasi tutti in carica. La figura istituzionale dello statale riuscì poi a sopravvivere fino ai nostri giorni per via della ben nota corrotta politica di baratto di impieghi, ironicamente definiti pubblici, con preferenze elettorali.

Per via delle ingiustizie derivanti da questo complessivo stato di cose, ad un certo punto, più di quarant'anni fa, molti giovani si ribellarono iniziando col porsi contro le Università, a quel tempo proprietà soprattutto degli statali di destra. In molti si espressero come ad esempio fece con felice sintesi Guido Viale, leader della protesta studentesca nel '68, quando scrisse: "L’università funziona come strumento di manipolazione ideologica e politica teso ad installare negli studenti uno spirito di subordinazione rispetto al potere (qualsiasi esso sia) ed a cancellare, nella struttura psichica e mentale di ciascuno di essi, la dimensione collettiva delle esigenze personali e la capacità di avere dei rapporti con il prossimo che non siano puramente di carattere competitivo." (http://it.wikiquote.org/wiki/Guido_Viale )

Dopo quel magico momento, molti di quei giovani accettarono, però, di divenire professori e statali essi stessi, non avendo colto la pur non sottile differenza tra tirannia e democrazia. Il tiranno impera a vita. Secondo questo modello i tirannini statali s'insediano anch'essi a vita in ruoli che così non sono più definibili pubblici ma regni personali. Il cittadino governa invece per un certo numero di anni, dopodiché restituisce al popolo ciò che a questi appartiene. Secondo questo modello i ruoli pubblici sono svolti anch'essi dai cittadini per un tempo limitato, dopodiché ognuno torna in una condizione alla pari con chiunque altro. Questo sarebbe dovuto essere il logico proseguio politico del '68. I sopraggiunti statali di sinistra, invece, si guardarono bene dal compierlo, dirottando l'attenzione verso obiettivi pure di rilievo ma meno centrali e di sicuro non risolutivi, ultimo dei quali la difesa dell'ambiente.

Oggi, dopo la distraente ebbrezza collettiva dataci dal forte e prolungato sviluppo economico, occorre riprendere la grande lezione fornitaci dal '68, integrandola con quanto più avanti abbiamo potuto osservare. Alle illuminanti parole scritte da Guido Viale 43 anni fa: "l’università funziona come strumento di manipolazione ideologica e politica teso ad installare negli studenti uno spirito di subordinazione rispetto al potere (qualsiasi esso sia) ed a cancellare, nella struttura psichica e mentale di ciascuno di essi, la dimensione collettiva delle esigenze personali e la capacità di avere dei rapporti con il prossimo che non siano puramente di carattere competitivo" oggi possiamo aggiungere: o buonista caritatevole, senza mai approdare ad una trasformazione istituzionale in grado di sanare e far ben procedere la società.

Eccolo il magico punto di svolta: diveniamo veri cittadini esigendo una piena partecipazione, ognuno secondo preparazione ed esperienza, in una Funzione Pubblica non più perseguente retrogradi fini tirannici bensì il reale benessere collettivo fornendo essa per prima, in leale competizione con il settore privato, beni e servizi di individuale e pubblica utilità. Gli statali della scuola finto pubblica continuano a difendere lo status delle cose creato al loro tempo da monarchi e tiranni. Fondano il loro gioco sull'equivoco generato dal cattivo uso della parola pubblico riducendo tutto ad una contrapposizione col settore privato. Ebbene: non esistono solo statali e privati, esistono anche e soprattutto cittadini maturi, coinvolti e responsabili che intendono fare la parte che spetta loro per diritto costituzionale nel creare e mantenere una società davvero democratica della quale essere finalmente fieri.

Gli statali ci hanno insegnato l'alfabeto e la grammatica ma non cosa farne di buono. Ripartiamo allora dalla grande lezione del '68 ed andiamo oltre capendo che gli statali, che siano di destra o di sinistra, sempre statali sono ed i loro interessi di casta dispotica non possono che fare. Non lasciamoci ingannare dalla difesa dell'ambiente condotta dai baroni e baronesse di sinistra. L'ambiente si è così ridotto proprio per via della mancanza di un nucleo pubblico centrale ben fatto, in grado di tenere a bada ed in periferia il settore economico privato. Continuiamo a tenerci gli statali e l'ambiente, tanto per la vorace destra quanto per la mendace sinistra, andrà completamente in rovina così come tutto il resto. Democratizzando la Funzione Pubblica faremo invece sì che un effettivo ricambio democratico si affermi anche nell'ambito di Governo e le decisioni vengano prese per il bene di tutti, non più per soddisfare gli interessi di pochi.

Solo
scacciando via
i servi del tiranno
eviteremo che essi
lo riconducano
al potere.

Danilo D'Antonio

Monti della Laga
Italia Centrale

Tel. 339 5014947 - eulab@hyperlinker.com

domenica 20 marzo 2011

Danilo D'Antonio: "Eureka... democratizzazione della Funzione Pubblica!"


"Finalmente una schiarita..."

Da tempo desideravamo cambiare il sistema. Ma non potevamo, perché eravamo prigionieri della sterile contrapposizione tra destra e sinistra. Politicanti, baroni della cultura e media parastatali, pagati col denaro della collettività: tutti costoro ci hanno mantenuto impotenti per decenni, lanciandoci contro l'uno o l'altro dei due schieramenti politici. I quali erano però e sono le due facce di una stessa turpe medaglia.

Oggi, ponendoci come osservatori esterni a tutto questo, grazie alla grande rete indipendente di Internet, possiamo infine guadagnare la visione complessiva del sistema che ci tiene prigionieri, vedendolo per la prima volta nella sua intera estensione. Esso è principalmente costituito, con pari responsabilità, da politici, statali e privati parastatali, con questa definizione intendendo coloro che fanno affari basandosi su leggi stilate da politici loro collusi e fatte rispettare dai fedelissimi servi del potere: gli statali.

Tutte e tre insieme queste categorie hanno fornito pari apporto al degrado culturale, umano, economico, politico, sociale e naturale cui ormai nessuno sfugge più. Ma è proprio ora, che vediamo le cose nella loro interezza, che dobbiamo insieme ragionare per trovare la strategia giusta, rigorosamente pacifica, legale e civile, per uscire fuori subito, non domani ma oggi stesso, da questa gigantesca trappola.

Consideriamo una ad una le succitate tre categorie. Contro i politici non possiamo far nulla. Essi sono regolarmente eletti e d'altronde, siamo sinceri, chiunque andrebbe al Governo non potrebbe manco lontanamente sperare di sanare da solo una società così malridotta. Anche il settore economico privato è inattaccabile, in quanto anch'esso è più o meno regolarmente costruito dalla legge. E siccome non vi è la minima convenienza ad infrangere quest'ultima e più che distruggere vogliamo costruire, aneliamo edificare un nuovo sistema che stavolta sia ben fatto, dobbiamo anche qui passare oltre.

Ma è a questo punto, appena dirigiamo lo sguardo verso la terza categoria, che subito il vasto oceano dell'ignoto ci si apre davanti mostrandoci la via giusta da seguire in tutta la sua affascinante, meravigliosa, sensuale bellezza. Gli statali non hanno alcun diritto di occupare a vita un ruolo, di detenere un potere, di godere di un reddito, che appartiene all'intera collettività! La tetra figura dello statale, concepita in epoca pre-democratica per scopi anti-democratici, è infatti sopravvissuta fino ai nostri giorni solo per via di politici così orribilmente disonesti da barattare impieghi pubblici a vita con preferenze elettorali!

In vero in una Democrazia il popolo sovrano ha pieno diritto di avvicendarsi nella sua Res Publica. Così come i ruoli di governo vengono restituiti al popolo dopo pochi anni, anche i poteri della Funzione Pubblica, ed ogni ruolo in essa ha un pur minimo potere, anche quello di bidello o d'infermiera, di gran lunga superiore al nulla civico che altrimenti rimane nelle mani dei cittadini depauperati ed esclusi, vanno a questi ultimi legittimamente ricondotti.

EUREKA! EUREKA!! EUREKA!!!

Abbiamo finalmente trovato il valico segreto che ci porterà oltre il bruto scenario attuale. Alternandoci nei pubblici ruoli, noi, semplici cittadini, sì, ma sempre ben preparati in ciò che andremo a fare, potremo acquisire una conoscenza profonda della società, rivolgere occhi ed orecchie dappertutto, scoprire tutto ciò che non va e cambiarlo in men che non si dica. Non saremo dei ligi e mogi statali nelle mani del potere. Saremo vivi e vitali cittadini che, curando gli interessi della collettività, vedranno curati gli stessi loro. Dopo tanto tempo, fatta l'Italia, si realizzeranno anche gli italiani.

Non avendo più intorno gli statali, gli attuali politicanti si daranno letteralmente alla fuga, senza manco attendere le successive elezioni. Al contrario cominceranno a farsi avanti coloro i quali non hanno mai accettato di partecipare al sacco dell'Italia o del mondo. A sua volta l'economia privata non potrà più spadroneggiare e prendersi lo spazio che s'è preso oggi. Troverà invece un suo genuino e sano modo d'essere, anche perché la Funzione Pubblica non condurrà più una semplice amministrazione ma avrà ruolo produttivo di utili beni e servizi.

A volte gli statali sembrano di destra. Quando la destra è al potere.
Altre volte sembrano di sinistra. Quando al potere vi è quest'ultima.

In verità gli statali hanno una loro propria immutabile politica: quella di stare sempre con il potere, quale che sia e qualsiasi cosa ordini loro di fare. Cascasse il mondo, ed infatti sta precipitando, gli statali rimangono col potere, per mantenere il privilegio di quel ruolo, potere e reddito che appartiene invece a tutti.

E' questa acritica fedeltà al potere che, lasciato a briglia sciolta, lo fa scadere verso la corruzione.

Un tempo si diceva che gli occhi del padrone ingrassano il cavallo.
Ebbene: il popolo è sovrano. Ingrassi dunque il suo cavallo tenendogli gli occhi sempre ben puntati addosso.

Realizziamo allora tutti insieme questo prodigio politico reclamando ognuno a gran voce, oggi stesso, sempre pacificamente, legalmente, civilmente, la democratizzazione della Funzione Pubblica:

FUORI GLI STATALI,
DENTRO A ROTAZIONE
CITTADINI PREPARATI.

Saluti ed abbracci,

Danilo D'Antonio

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Notizie di cronaca correlate e poesia:

Repubblica Genova
Fumogeni e petardi contro Equitalia
Sede assediata, chiesta una moratoria per i pignoramenti alle fasce più deboli
MICHELA BOMPANI
http://genova.repubblica.it/cronaca/2011/03/18/foto/equitalia-13766013/1/

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Casa pignorata a malato per 60 euro, Equitalia nei guai
http://www.noiconsumatori.org/articoli/articolo.asp?ID=9747
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Come facciamo a passare,
da una situazione simile,
al mondo in cui abbiamo
sempre sognato di vivere?

Abbiate pazienza,
siate gentili e fiduciosi,
leggete di seguito e ce la faremo,
oh, se ce la faremo! :)

Sant'Innovazio da Internet
http://www.hyperlinker.com/ars/sant_innovazio.htm

giovedì 9 settembre 2010

Lezioni di democrazia dal laboratorio di Eudomonia

Quale è la differenza tra il bene ed il male, i buoni ed i cattivi, nell'attuale compagine politica che usa definirsi democratica? E' presto detto ed oltremodo chiara:

- il male, i cattivi sono quei "democratici" i quali pretendono essere loro in persona i salvatori del mondo e per questo son sempre lì ad invocare, certe volte persino a supplicare, voti in sede elettorale al fine di salire ad un qualche trono governativo e da lì ordinare i loro sacri dettami, secondo un falso ideale democratico che vede sempre qualcuno impossessarsi del potere raccogliendo le simpatie di masse ignoranti.

- il bene, i buoni sono quei veri democratici i quali non hanno alcuna intenzione di ascendere ad un qualsivoglia trono politico bensì s'impegnano affinché la popolazione tutta abbia la possibilità, ognuno secondo la propria preparazione ed esperienza, di farsi carico dei poteri esecutivo/funzionali della Res Publica (nazionale o regionale), realizzando così il vero ideale democratico: conoscenza, dunque potere, al popolo.

I primi, i finti democratici, non hanno alcuna reale considerazione del popolo e lo mantengono semi-privo di coscienza e lontano da ogni potere e responsabilità. I veri democratici hanno invece fiducia del popolo, percepiscono loro stessi come una parte integrante di questo, vedono gli altri come altri se stessi e sanno che, inseriti in una organizzazione priva di condizionamenti, di fronte alle varie situazioni, si porranno tutti allo stesso modo, seguendo un buon senso comune, una buona regola ch'è insita non solo in ogni essere umano ma in tutti gli esseri viventi essendo fonte della vita stessa.

I finti democratici ritengono che i pochi ruoli di governo siano oltremodo importanti e che le decisioni che scendono dall'alto ad illuminare gli ignoranti, meschini cittadini qualsiasi siano decisive per il buon andamento della società. I veri democratici sanno bene che la miriade di piccoli ruoli esecutivo/funzionali della Res Publica posseggono un contatto con la realtà quotidiana che inevitabilmente conduce ognuno ad acquisire coscienza delle vere origini dei mali della società e ad impegnarsi con tutto se stesso per cercare di rimuoverle.

Ed è proprio così, infatti, facendo diretta esperienza all'interno dei vari settori della Funzione Pubblica, che i migliori, i più capaci e premurosi ad occuparsi delle questioni collettive, possono, senza alcun insensato, vuoto confronto elettorale bensì sul campo, sulla solida base dei propri meriti e successi, giungere infine a governare il Paese intero.

Aah, che bella la verità! Non c'è bisogno di penare per affermarla perché dilaga da sè. Basta darle un aiuto nel venire alla luce, dopodiché essa s'impone da sola, per la sua propria energia. Che brutto e quanto pesante è invece andare contro la verità! Ecco perché i "democratici" non raccolgono una lira: perché sono falsi, sono finti, perfino perfidi, in quanto usano una parola, di cui ancora poco si conosce il reale significato, per farsi belli ed ascendere per loro scopi personali, ideativi o materiali che siano poco importa, perché anche nel migliore dei casi non vogliono altro che imporre una propria visione del mondo piuttosto che permettere al mondo di esprimersi.

Basta con sterili elezioni politiche. Basta con l'attribuzione a vita dei ruoli/poteri della Funzione Pubblica. Largo ai cittadini e largo ai migliori, affinché, compiendo un regolare percorso di crescita, possano degnamente governare la Cosa Pubblica in ambito locale e nazionale.

Chi cerca voti per sè non è democratico ma proprio in antitesi con il concetto di democrazia. Impegnarsi affinché vi sia piena partecipazione popolare nella Funzione Pubblica è il pensiero e l'atto più nobile e democratico che vi sia, il succo stesso della democrazia.

Danilo D'Antonio - Laboratorio Eudomonia

mercoledì 14 luglio 2010

Come emendare la Repubblica dal totalitarismo salvando quel che è pubblico ed allo stesso tempo quel che è privato..?

Le parole hanno spesso un significato letterale originario e dei significati successivamente formatisi. Molte sono le parole che oggi vengono usate non nel loro preciso senso ma per ciò che esse hanno in seguito rappresentato lungo le fasi della storia. Guaio è che, attribuendo alle parole significati che non sono propriamente i loro ma quelli che gli sono stati affibbiati, si finisce per non capir più nulla di quello che succede. Pensiamo agli utensili che abbiamo in casa. Cominciando col chiamare coltello un cucchiaio e forchetta un tovagliolo difficilmente il pranzo si svolgerà regolarmente.

"Repubblica" è una di queste parole afflitte da più significati. Diversi sono quelli che le vengono attribuiti ma uno è esattamente il suo: cosa pubblica, bene comune, proprietà collettiva. Usando il termine per quello che rappresenta realmente gli eventi politici avvenuti e quelli in atto iniziano a comprendersi ad un livello non possibile altrimenti. Proprio usando la parola Repubblica per quello che vuol dire letteralmente si capisce la tragica confusione, costruita da dotti e politici non possiamo ancora dire con quale grado di consapevolezza, che ha costantemente contribuito ad annichilire la nostra democrazia.

Fin dai primi anni del suo nuovo corso, dopo la fine della seconda guerra mondiale, il nostro Paese ha vissuto una costante deriva totalitaria. Un'ala del Parlamento, con il pretesto di garantire ai cittadini la sicurezza dai criminali, ha da sempre limitato le libertà individuali e sottoposto le persone a continui quanto ingiustificati controlli. L'altra ala del Parlamento, con il pretesto della difesa dell'ambiente, ha da sempre indebolito le proprietà private, sia semi-espropriando terreni per parchi e riserve sia entrando in casa di ognuno di noi, sempre per inutili controlli ma stavolta a caldaie ed impianti.

Con entrambe le sue facce ben spavalde, tanto la destra quanto la sinistra, il totalitarismo ha sempre oltraggiato il nostro Paese ed il suo popolo. Non è affatto un problema relativo ad un settore politico e tantomeno alle ultime legislature, bensì è endemico al nostro sistema e caratterizza l'intera nostra storia moderna. Come vedremo nell'intervento linkato in fondo e già ora, in men che non si dica, anticipandone un sunto per chi ha fretta, è dovuto, oltre al permanere dell'autoritaria compagine degli statali, assolutamente indebita in una democrazia, anche ad un problema d'ordine prettamente filosofico/linguistico di cui soffre fin dal suo primo vagito la nostra Costituzione.

L'Art. 1 della Costituzione asserisce che l'Italia è una Repubblica democratica. Illuminati dal significato letterale della parola "repubblica", possiamo ora comprendere che questo equivale a dire che l'Italia, ad onta dell'aggettivo democratico, è un Paese sottomesso ad un regime totalitario. Significa asserire che tutto quanto è annoverabile col nome di Italia: popolo, territorio, ordinamenti, beni economici e finanziari, tutto, sono una proprietà collettiva, un bene comune, una cosa pubblica. A nulla servono le successive affermazioni riportate nella Costituzione in merito all'inviolabilità della libertà personale e del domicilio nonché sulla legittimità della proprietà privata. L'Art. 1 vince su tutto e fa sì che l'Italia sia considerata dai politici un tutt'uno pubblico su cui essi hanno un potere semi assoluto.

Ebbene: divenga chiaro e sia infine riportato per iscritto che l'Italia NON è semplicemente una Repubblica bensì gode tanto di una Res Publica quanto di una Res Privata. L'Italia è un insieme costituito giuridicamente con pari legittimità da Repubblica e Reprivata. Solo affermando a chiare e grandi lettere ciò, il Governo della nostra Repubblica potrà capire che della Res Publica, cioè di tutto quanto di stretta pertinenza e proprietà della Collettività, esso ha quasi esclusivamente da occuparsi. Mentre lo sconfinamento del suo sguardo e della sua mano nella Res Privata può essere tollerato solo in straordinarie eccezioni conseguenti a situazioni di una gravità ed unicità tali da non potersi fare altrimenti né da risultare di peso ad alcuno.

Se desideriamo che la presente Italia Totalitaria si trasformi immediatamente in una Italia Democratica e Libera due sono le priorità:

1) rimuovere la truppa degli statali dalla Funzione Pubblica, facendovi invece partecipare a turno cittadini competenti. E' solo per l'irregolare presenza degli statali, figuri autoritari per antonomasia, che i Governi si permettono d'essere autoritari anch'essi. Circondati da cittadini attenti e coinvolti perché direttamente interessati, i Governi divengono invece immediatamente autorevoli: i peggiori politici manco si fanno più vedere mentre le migliori guide possono tornare a farsi avanti.

2) superare la monoideistica concezione di una Italia tutta Repubblica ed asserire invece la sua duplice essenza di Res Publica e Res Privata. Così come pari diritto spetta all'uomo ed alla donna, così come entrambi necessari sono il giorno e la notte, il Sole e la Luna, così come esiste con pari dignità l'alto ed il basso, il piccolo ed il grande, tanto la Res Publica quanto la Res Privata hanno da essere rispettate ed esplicitamente dichiarate nella Costituzione.

Solo facendo chiarezza tra pubblico e privato, solo individuando i giusti rapporti che devono intercorrere tra essi, s'interromperà quella continua commistione tra il peggio dell'uno ed il peggio dell'altro e potremo finalmente trovare quell'ordine armonioso ed equilibrato che ogni vita fa rifiorire. Gradite dunque continuare la lettura con:

Il Governo della Repubblica
http://www.hyperlinker.com/ars/governo.htm

I migliori saluti,

Danilo D'Antonio

Laboratorio artigiano di idee Eudemonia

mercoledì 18 novembre 2009

Risposta di Benito Castorina al messaggio che non piace a nessuno (o quasi) di Danilo D'Antonio...

Caro Danilo,

l’idea del lavoro a rotazione, potrebbe essere interessante, ma col tuo
“proclama” invece di unire ed aggregare cerchi il conflitto muovendoti, in
tal modo, in direzione opposta alle tue intenzioni. Tutto ciò che divide è
uno strumento potente nelle mani di chi gestisce il potere, se poi
aggiungiamo altri ingredienti come la paura e la povertà: il gioco è fatto!.

Gli uomini che gestiscono potere devono essere inglobati nelle masse
pacifiche e mature al punto da superare ogni forma di egoismo.
L’amore e solo l’amore potrà portare quegli uomini “potenti” circondati da
una solitudine senza limiti ad una presa di coscienza del proprio stato per fargli gustare le cose infinitamente semplici del creato e trovare nell’unità con l’altro la ragione di essere. E noi? Noi non dobbiamo essere da meno.

Costruiamo un nuovo modello di società che ridistribuisca in modo equo e
solidale le ricchezze del mondo, ma faccciamolo insieme, aggregando non
sulla rabbia , l’odio o la paura, ma con l’amore che ne è l’opposto.
L’amore guarirà il mondo.

Bruno
benito.castorina@fastwebnet.it

lunedì 5 ottobre 2009

Funzione Pubblica = Bene Comune - Teorema di Danilo D'Antonio

Siamo in tanti a lamentare un lungo processo di privatizzazione della scuola cosiddetta "pubblica". Siamo in tanti a soffrire per una deriva verso il settore economico privato di un numero crescente di attività che dovrebbero al contrario rimanere nel settore pubblico.

Come fare per invertire questa rotta suicida? Ebbene il modo esiste ed è pure semplice, tanto quanto lo è ammettere umilmente che siamo tutti vittima di una situazione di generale confusione che occorre inevitabilmente dissipare prima di poter concludere qualcosa di buono.

Dissipiamola, allora, questa confusione, dicendo che in verità tanto la scuola e l'università quanto ogni altro Ente od Ufficio Pubblico, a tutt'oggi NON sono MAI stati davvero pubblici!


E' la Storia a spiegarcelo: quando 63 anni fa in Italia la monarchia lasciò il posto alla Repubblica, si sarebbe dovuto automaticamente affermare una gestione collettiva dell'intera "Res Publica", sarebbe a dire di tutto ciò che con più moderna espressione oggi definiamo "Bene Comune". Non solo i ruoli di Governo ma anche quelli della Funzione Pubblica avrebbero dovuti essere periodicamente restituiti alla collettività, redistribuendoli tra coloro che desideravano ricoprirli ed avevano i necessari requisiti.

Grosso guaio è stato che, anche dopo l'avvento della Repubblica, la Funzione Pubblica ha mantenuto la sua originaria ottocentesca concezione monarchica. I suoi ruoli erano stati fino ad allora affidati a vita a determinate persone allo scopo di fidelizzarle ad un potere per definizione e statuto antidemocratico, per poter così facilmente dominare il resto della popolazione. E così purtroppo è continuato ad essere, anche dopo la scomparsa della monarchia e l'arrivo della Repubblica.

Infatti la stirpe e casta degli statali era l'unica ufficialmente autorizzata a, e con poteri tali da, far avanzare culturalmente la società: loro erano le scuole e le varie "prestigiose" Università. Ma il carattere rimasto baronale di tali Enti della Repubblica, del Bene Comune, della Proprietà Collettiva, ha sia impedito l'affermarsi della nuova concezione partecipativa, quindi democratica, della Funzione Pubblica, sia accuratamente mantenuto una totale confusione per quanto riguarda i rapporti tra Pubblico e Privato. E la popolazione, non solo italiana ma globale, è rimasta ed è tutt'oggi vittima di questa situazione.


Capite l'importanza della cosa?


Quanta brava gente in questo momento storico sta cercando di ristabilire, da sola, coi propri limitati mezzi, una gestione collettiva del Bene Comune? Ebbene coloro i quali sono impegnati in prima persona in tale titanico sforzo, se vogliono conseguire un reale buon risultato, dovrebbero contestualmente trattare di Repubblica, perché Bene Comune e Repubblica hanno esattamente lo stesso senso e significato. Anzi: senza una preliminare chiarificazione di cosa sia una Res Publica, di come precisamente essa debba prendere forma nei vari ambiti della società, ci possiamo scordare ogni risultato che sia DAVVERO positivo.


Senza liberare la Funzione Pubblica dall'assunzione a vita, anche de-privatizzando gestioni come quella dell'acqua, dell'energia, delle telecomunicazioni etc. tali beni non saranno mai davvero resi pubblici ma sempre lasciati in mano ad una stirpe e casta di STATALI. Senza liberare l'Italia ed il resto del mondo dalla concezione feudale della Funzione Pubblica le società umane vedranno rovinato ogni ben fatto. Perché è inutile inseguire un corretto assetto e comportamento nell'ambito privato dell'economia. Tale approccio decentrato non è e non val nulla rispetto ad un approccio teso a creare, finalmente e con ogni legittimità, un nucleo centrale di attività di interesse collettivo che sia di effettiva proprietà e gestione collettiva.


Gentili Presenti, un gran numero di baroni e baronesse da decenni scrivono articoli e libri ed organizzano in continuazione convegni e seminari allo scopo prioritario di mantenere il sovradescritto stato di confusione nella mente della popolazione. Ciò nel mentre che si spacciano e si danno arie da progressisti! Ebbene, rendiamoci conto che MAI da un articolo o libro, da un seminario o convegno tenuto da baroni e baronesse universitari potrà emergere la possente verità:


RES PUBLICA = BENE COMUNE

ergo:

FUNZIONE PUBBLICA = BENE COMUNE


Proprio da queste coincidenze di significato deriva che, se si vuole rendere davvero pubblica l'acqua, la scuola, l'Università, la RAI, la Giustizia, etc. etc. etc. occorre inevitabilmente redistribure periodicamente questi diritti/doveri, queste incombenze/risorse, questi lavori/redditi alla collettività. I ruoli del Bene Comune non possono essere lasciati in mano agli statali, perché appartengono e vanno redistribuiti alla Collettività.


Il Presidente della Repubblica, il Presidente del Consiglio, devono abbandonare le loro rispettive cariche dopo un certo numero di anni. Ritenete questo giusto oppure no? Volete che tali cariche siano possedute a vita da qualcuno o regolarmente redistribuite? Decidetelo voi. Ma se decideste che esse debbano continuare ad essere redistribuite, ebbene sappiate che la stessa democratica procedura che riassegna periodicamente le cariche di Governo deve essere adottata per i ruoli della Funzione Pubblica.

La Funzione Pubblica deve essere resa effettivamente pubblica, attuando una rotazione tra tutti coloro che volessero farne parte, che volessero PARTECIPARE, ed avessero, naturalmente, i requisiti necessari.

Ricordate:

1) democrazia vuol dire partecipazione;
2) l'assunzione a vita nella Funzione Pubblica impedisce la partecipazione;
3) vera democrazia ancora non si è potuta affermare.


Quando leggete un articolo, un saggio, un libro, quando assistete ad un seminario, ad un convegno, ad una trasmissione radio o tv, chiedetevi: la persona che scrive o sta parlando chi è? E' per caso un assunto a vita nei ruoli del BENE COMUNE? Nel caso lo fosse, tutto ciò che scrive o dice come potrebbe non risentire di questa sua particolare quanto indebita condizione? Che forse uno statale esperisce la vita come un qualsiasi cittadino? Cosa ne può sapere uno statale delle reali esigenze della società? Visto che gli statali non ne fanno parte ma sono una casta a parte.


Ecco perché il Movimento Progressista son decenni che s'è arenato! Perché è farcito di finti progressisti autentici statali! Ecco perché noi cittadini, noi semplici esseri umani, non riusciamo a fare un passo avanti! Perché non solo l'Italia ma il mondo intero soffrono ancora una condizione di democrazia limitatissima dovuta alla permanenza a vita delle sempre stesse persone negli importanti ed onnipresenti ruoli della Funzione Pubblica, del Bene Comune.

Innumerevoli esseri umani hanno in passato combattuto per l'affermarsi di società giuste e capaci di far prontamente fronte ai bisogni collettivi e di ognuno. Oggi tocca a noi. Oggi è la nostra di volta!

Pacificamente, legalmente, civilmente questo è esattamente quanto dobbiamo conquistare: http://equo-impiego-pubblico-a-rotazione.hyperlinker.org


Danilo D'Antonio

null'altro che un essere umano,
non affiliato a nessuna cricca,
associazione, casta, lobby, mafia
e tantomeno partito.

Siate anche voi uomini e donne libere da tutto ciò!
E' l'unico modo per capirci qualcosa e giungere alla meta.

mercoledì 1 luglio 2009

Roma: La "democrazia altra", la "civicrazia" e la rotazione nel pubblico impiego - Commenti di Danilo D'Antonio

ROMA. "Nasce "Civicrazia", un movimento che spinge il cittadino ad essere
protagonista attivo della società. La rete civicratica, forte sostenitrice
della meritocrazia, è impegnata attualmente per l'istituzione dell'Autorità per la Trasparenza nelle pubbliche amministrazioni".

E di seguito mi inserisco commentando:

Mi congratulerei volentieri per l'iniziativa. Se non fosse che state facendo il solito errore che fanno i progressisti retrogradi.
Il solito impegnarsi a CAMBIAR TUTTO per non CAMBIAR NULLA!

La Pubblica Amministrazione coincide esattamente con quel Bene Comune, quella Cosa Pubblica, quella Res Publica, che va periodicamente redistribuita affinché l'Italia possa essere una Repubblica di senso compiuto. Per la qual cosa istituire una "Autorità per la Trasparenza" è assolutamente controindicato in quanto avalla ancor più una PA anomala, scorretta, fuor di ogni logica e fuor del nostro tempo, che va invece riconsiderata nel suo stesso fondamento dell'assunzione a vita.

"Venti sono le associazioni guida: Adiconsum, Angels, Anida, Ass. Nazionale
Difensori Civici Italiani, Confindustria Servizi Innovativi, Dimensione
Europea, Exodus, Federazione Antiracket Italiana, Greenpeace, La Caramella
Buona, Lega Anti-Vivisezione, Lions, Movimento Consumatori, Movimento di
Volontariato Italiano, Organismo Unitario dell'Avvocatura, Telefono Amico,
Telefono Azzurro, Unione Coltivatori Italiani, Unione italiana Ciechi e
WWF".

Ed ancora:

"Fra gli organismi partecipanti si può contare, fra gli altri, sull'ordine
nazionale degli Psicologi, sull'ordine nazionale dei Giornalisti, sulla
Federazione Relazioni Pubbliche Italiane e sulla Conferenza Nazionale dei
Garanti dei Detenuti".

ATTENZIONE: siete così in tanti eppure così scarsi ad avvedervi di come stanno realmente le cose? Com'è 'sto fatto? Verrebbe quasi da pensare che non vogliate cambiare le cose più di tanto.

Perché, ebbene sì: redistribuendo le funzioni, i ruoli, i poteri, nonché i redditi della Pubblica Amministrazione, facendo quindi scomparire la mafia degli statali, la mafia dello statalismo, le cose cambierebbero profondamente anche per la maggior parte di voi. Innanzitutto con una gestione collettiva, che si rinnova regolarmente, della PA non nascerebbero più i problemi che hanno causato la nascita di tante associazioni italiane. E poi perché quelle funzioni che comunque rimarrebbero necessarie e di reale interesse collettivo, e che alcuni di voi vanno oggi a svolgere volontaristicamente, diverrebbero invece normali attività comprese all'interno della P.A. stessa, quindi regolarmente pagate, com'è giusto avvenga, e regolarmente redistribuite anch'esse, per evitare cricche e mafie associative.

Non serve inventare l'ennesimo nome, stavolta pure brutto: "civicrazia". C'è già il bel concetto e la bella parola Repubblica che va adeguatamente sviluppato per permettergli di soddisfare le nostre moderne esigenze.

«Gli appartenenti alla coalizione diffondono- si legge sul sito
www.civicrazia.org - i valori della Civicrazia intesa come "democrazia del
cittadino", ossia l'idea che democrazia non sia soltanto scegliere
liberamente il proprio governo, ma anzitutto vedere riconosciuti i propri
legittimi diritti di singolo cittadino, anzitutto nei confronti dello
Stato e della Pubblica Amministrazione».

"Ciò che muove l'adesione a Civicrazia- dicono dall'associazione- è lo
"spirito civicratico", l'attenzione al bene comune, e la condivisione del
valore fondamentale del cittadino protagonista. La Rete Civicratica è
costituita da 24 selezionati responsabili di tutte le realtà che
aderiscono per dialogare permanentemente con i parlamentari per conto
delle associazioni e di tutti i soggetti correlati. Sono molte le
iniziative che Civicrazia promuove anche attraverso un libro intitolato
La Svolta".


Eh no!
E' troppo vago e manca il punto focale, la questione prioritaria su tutte. Ma dove vivete? In quale epoca vivete? Prendete finalmente coscienza che lo Stato, sarebbe a dire l'accentramento di potere nelle mani di una elite, è defunto la bellezza di 63 anni fa! Con l'avvento della Repubblica si sarebbero dovuti redistribuire periodicamente non solo i poteri di governo ma anche i milioni di fondamentali ruoli pubblici! Questo non è accaduto solo perché coloro i quali ce ne avrebbero dovuto informare, i professori, le professoresse, i docenti, i ricercatori, gli emeriti, sarebbe a dire coloro che erano deputati all'avanzamento della cultura e della società, erano essi per primi degli statali. Così non hanno voluto rinunciare ai loro indebiti privilegi ottocenteschi e se ne sono rimasti zitti zitti sperando di farla franca!

Ma oggi questo sporco gioco è stato scoperto. Ed oggi le vostre tangenti, non centrali e nebulose, non focalizzate idee ed iniziative sono divenute vecchie, decrepite, arcaiche. Esse vanno immediatamente e totalmente sostituite con le moderne e pregne idee e finalità di una GESTIONE COLLETTIVA del BENE COMUNE, sarebbe a dire di una partecipazione popolare nella Pubblica Amministrazione.

«IL CITTADINO NON E' UN SUDDITO»

La trasparenza e la tutela dei diritti dei cittadini sono i principi
ispiratori dell'azione di Civicrazia. Tra le tante battaglie anche quella
per l'istituzione del difensore civico nazionale, figura prevista in molti
Stati ma non ancora in Italia. L'obiettivo attuale per il quale l'associazione è in prima linea è l'istituzione dell'Autorità per la Trasparenza nelle pubbliche amministrazioni.

L'unico modo per un cittadino di non essere suddito, non solo in Italia ma in tutto il mondo, è quello di godere di una piena partecipazione ai milioni di importanti, primari ruoli della Pubblica Amministrazione del proprio Paese. Il miglior modo per controllare lo svolgimento delle funzioni di quest'ultima è quello di esserne parte. In questo modo non avremo più alcun bisogno di difensori, perché ci difenderemo da soli!

Basta con la nascita di organismi tangenti a quelli che dovrebbero invece essere buttati definitivamente giù e rifatti da capo.

REPUBBLICA DEMOCRATICA VUOL DIRE INNANZITUTTO PARTECIPAZIONE.
CON LA P.A. A VITA NON C'E' NE' REPUBBICA NE' DEMOCRAZIA!

Cercate di capirlo: la vostra civicrazia rallenta per l'ennesima volta l'evoluzione sociale.

Andiamo direttamente al punto focale, lì dove tutto s'ingarbuglia: lo statalismo, la casta e mafia statale, l'assunzione a vita nei ruoli della Repubblica, e provvediamo come ci viene richiesto da ogni logica e filosofia: http://Equo-Impiego-Pubblico-a-Rotazione.hyperlinker.org

In questo modo anche l'associazionismo, un fenomeno giudicato ben più positivo di quel che effettivamente è, potrà essere rivisto nel suo fondamento: l'associazione, gruppo o che altro che prende i soldi pubblici, della collettività, sia rigorosamente organizzato a rotazione. Chi vuol fare una associazione privata, con denaro privato, se la faccia come gli pare. Ma l'associazione che prende denaro pubblico, cinque per mille e quant'altro, sia rigorosamente a rotazione!

In modo che i cittadini, quei cittadini che vi stanno tanto a cuore, possano partecipare, essere parte di quelle attività che oggi sono invece al di fuori del pubblico dominio.


Danilo D'Antonio

(Membro della Rete Bioregionale Italiana)