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venerdì 12 agosto 2011

Savino Frigiola: "Fronte comune per la sovranità monetaria"



Il fronte comune non si realizza seguendo qualcuno, ma intorno ad un'idea forza capace di essere condivisa da quanti intendono perseguire lo stesso scopo. Conosciamo perfettamente tutti i guai derivanti dalla perduta sovranità nazionale, ma altrettanto bene sappiamo che per la grande massa il concetto astratto di sovranità nazionale dice poco o nulla. Il segmento più importante della sovranità nazionale, quello che incide maggiormente sulla vita delle persone è senza alcun dubbio quello monetario che consente allo Stato di emettere la propria moneta in nome e per conto dei propri cittadini, con tutto ciò che ne deriva e ne consegue.

Attualmente siamo soffocati da una violentissima crisi economica dovuta al dilagare del debito, costruito prevalentemente dall’attuale sistema di emissione monetaria, non più in mano allo Stato, sciaguratamente ceduto ai banchieri privati della BCE & C. Da ciò deriva che il “signoraggio”, che si verifica sempre in occasione dell’emissione monetaria, svolta da chiunque, non viene più incamerato dallo Stato per essere utilizzato a favore dei cittadini, ma dai banchieri privati che si appropriano di questo valore, appropriazione certamente dimostrata poiché la moneta, precedentemente da loro emessa, senza costi, viene ceduta in contropartita dei titoli del debito pubblico dello Stato di valore reale. Il valore dei titoli, quotati in borsa, vengono manipolati dalle agenzie di rating di emanazione bancaria cosicché, come ogni debitore in balia del creditore, lo Stato italiano si trova nelle condizioni di dover accettare il capestro imposto dai signori banchieri, come si evince dalla lettera a firma congiunta di Trichet e Draghi inviata venerdì scorso a Berlusconi.

Federico Fubini sul “Corriere dell’8 agosto 2011” ne riferisce i contenuti commentando che: la “lettera deve aver stupito anche chi l'ha ricevuta: ci sono le misure da prendere, c'è il calendario secondo cui andrebbero applicate e non mancano neanche gli strumenti legislativi che la Bce chiede che il governo adotti”: la BCE non soggetta a nessuno, mai democraticamente eletta da alcuno, impone le sue condizioni al Governo dello Stato italiano, democraticamente eletto, come ha fatto con la Grecia. Tutto ciò a fronte della sola promessa di “acquistare”, con propri soldi emessi senza alcun costo, i titoli del debito pubblico italiano per i quali, oltre ad indebitarci dell’importo corrispondente dobbiamo pagare da subito anche gli interessi.Tra i tanti disastri economici, occupazionali e sociali che comporta il rientro dal debito pubblico fittizio così costruito, potrebbe risultare utile per riuscire a far comprendere ai più le conseguenze che derivano dalla perduta sovranità monetaria, giacché, per far fronte a questo debito fasullo, risorse sempre più importanti vengono prelevate dalle casse dello Stato ed ora direttamente anche dalle tasche dei cittadini, per consegnarle ai signori banchieri, (vedi ticket ecc. ecc e balzelli vari).

A fronte di questa situazione risulta del tutto ovvia la creazione di un fronte comune in grado di pretendere dai nostri politici una strategia nazionale finalizzata a stroncare la creazione surrettizia del debito pubblico, che sottrae la ricchezza prodotta dall'intera comunità, a favore dei banchieri a danno del bene comune, dello sviluppo, dell’occupazione, della sicurezza e della pace sociale.

Quando si dispongono energie limitate come quelle attualmente disponibili per realizzare un “fronte comune”, occorre concentrarle in un unico punto, qualificato, strategico e vitale per il benessere di Tutti: recuperare la sovranità monetaria per impedire che lo Stato, senza alcun motivo continui ad indebitarsi mediante l’emissione di propri titoli di debito, per farli poi scontare dai soliti banchieri.

Se i titoli di debito dello Stato valgono e vengono accettati allo sconto, debbono valere anche i titoli monetari emessi dallo stesso Stato. In vece di sottostare alle condizioni capestro, tipiche da parte di chi amministra il debito, i politici seri, indipendentemente dai loro colori d’appartenenza, Berlusconi e Tremonti in primis, debbono adoperarsi per far ritornare lo Stato a battere moneta in proprio, come ha dimostrato di ben saper fare per oltre 100 anni.
Si monetizza l’asfittico e l’ormai boccheggiante mercato secondo le proprie esigenze, si cessa l’umiliante tecnica del ritardo dei pagamenti pubblici e della grande industria, si rilancia la speranza dei giovani e l’occupazione, si pagano infine i debiti senza contrarre altri debiti.

Imprenditori, datori di lavoro e lavoratori saranno sicuramente lieti di far fronte con la propria produzione al controvalore dell’emissione monetaria emessa direttamente dallo Stato italiano.

Qualsiasi comitato, qualsiasi associazione, senza tanti se e tanti ma, deve riuscire in via prioritaria a comprendere e far comprendere l’utilità di questa azione comune.

Savino Frigiola

sabato 6 agosto 2011

Alba Mediterranea, complotti speculativi, alta e bassa finanza ed il "fronte comune" contro l'imminente disastro....




"Disaster.. disaster.. or man-made hazard that has come to fruition" (Saul Arpino)

Scrivono alcuni membri di Alba Mediterranea, su vari temi economici:

Ecco quello che si legge su Finanza Online un forum di finanza: E' fortemente scoraggiata la pubblicazione di testi (e video) che si rifanno ad una concezione del mondo complottista. Definiamo complottista qualunque teoria che leghi, senza dimostrazione alcuna, la causa ultima di un evento alle attività - segrete e nascoste - di un qualsiasi gruppo di persone. I thread che rientrano in questa categoria verranno chiusi o spostati nel fondoscala a discrezione della redazione...

Commento di Giorgio Vitali: GIUSTO! SONO LORO AD AVERE RAGIONE! COMPLOTTO è UN TERMINE INVENTATO DA LORSIGNORI PER METTERE ALLA BERLINA E QUINDI PER SMINUIRE L'IMPATTO DELLE RIVELAZIONI, TUTTI COLORO CHE SI LIMITANO A SVELARE CIO' CHE ACCADE REALMENTE NEL MONDO…”

E NEMMENO DIETRO LE QUINTE! SI TRATTA DI NORMALE AMMINISTRAZIONE. LORSIGNORI NON FANNO ALTRO. COMPLOTTISMO SAREBBE AFFERMARE CHE, SICCOME LA SICCITA' DEL CORNO D'AFRICA HA MESSO PER TERRA L'ECONOMIA DI QUEI PAESI, E QUESTI SONO CADUTI SUBITO NELLE FAUCI DELLE MULTINAZIONALI, LA SICCITA' STESSA SIA STATA PROVOCATA DALLE MULTINAZIONALI. MA ANCHE QUESTA è UNA QUESTIONE CHE PUO' ESSERE REALISTA!”

Prosegue con un articolo di Giuseppe Turrisi sul “Fronte Comune”:

“Fronte comune”? Perché no!!! Ma!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Come molti, abbiamo preso con gioia l’ardita iniziativa di un “fronte comune” . Ma nel voler fare “qualcosa” bisogna essere prima “qualcosa”, è necessario definirsi e presentarsi. Nell’essere, o nel “voler essere qualcosa” per poi “fare qualcosa” bisogna partire necessariamente da definizioni comuni chiare, perché poi si rischia di credere di pensare la “stessa” cosa (nel senso di simile) che però non è la “medesima” cosa (ossia unica cosa). Certamente la necessità estrema di dover fare qualcosa contro catastrofe economica che ci si sta abbattendo addosso è innegabile. Non ci sarà solo una catastrofe economica, ma ci saranno cambiamenti epocali molto seri ed impegnativi. L’emergenza economica che si sta abbattendo, ma subito dopo, ci sarà l’emergenza sociale e democratica, sarà drammatica (ma sembra non sconvolgere nessuno più di tanto).

Il disastro si abbatterà inevitabilmente ed inesorabilmente a breve, non solo in Italia ma in tutto il mondo “democraticamente civilizzato dal sistema della moneta debito” ma anche sui mercati in cui il dollaro è (ancora) di fatto la moneta di riferimento.

Siamo felici di aver letto l’articolo di Lorenzo Chialastri (venerdì 5 agosto u.s.), poiché salvo alcune sfumature sembra essere stato scritto da uno del nostro movimento (alba mediterranea) per contenuti ed analisi.

Allo stesso tempo siamo d’accordo con (socialista anticapitalista, mercoledì 3 agosto pg3) che sostiene di indire la “giornata unica della memoria per i morti comuni” (i morti sono morti e basta non c’è colore politico) in questa giornata si dovranno celebrare oltre ai morti (di entrambe le parti), anche le “scuse reciproche” degli eccidi “gratuiti” fatti sia dai partigiani, che dai nazisti; se si capisse che si sono uccise delle vite umane (prima che ogni altra classificazione) si finirebbe una volta per tutte, questo teatrino storico, di riproporre fatti distorti e speculativi, serviti solo a dividere per imperare. Se solo si conoscesse la storia veramente!! Basti sapere che la banca dell’URSS (ripeto URSS non Russia) ossia l’Unione Sovietica “Comunista” aveva azionisti banchieri americani, o che Stalin prese accordi con Hitler o che ci sono 64000 morti a causa di bombardamenti americani, o che l’Italia perché sconfitta da accordi di guerra non può prodursi più del 15% dell’energia, il resto è obbligata a comprarsela, ecc, ecc, si capirebbe una volta per tutte in quale piccolo giardinetto di notizie false ci hanno fatto crescere e scontrare (anche con ragazzi che sono morti da entrambi le parti credendo ad un ideale) solo per tenere in piedi il teatrino di sinistra e destra. Oggi infatti l’ultima evoluzione di quelle ideologie (PD e PDL) di fatto sono la stessa identica cosa ossia camerieri che rispondono allo stesso unico padrone ma solo con la uniforme diversa, (il giochino del terzo polo non merita neanche lo spreco di queste quattro battute).

Se riusciremo ad essere “oltre” con questo “fronte comune” allora avremo già vinto. Le divisioni, sono state indotte, programmate, inculcate, plagiate, ma non solo nei contenuti ideali, ma soprattutto nei metodi fino al punto di avere indotto anche finte lotte ma con morti veri (brigate rosse, prima linea, ecc) tutte pagate dai servizi segreti o simili . Quando sostengo che ci vorrà un dura ristrutturazione culturale, intendo proprio quella forza che ci servirà per saltare il muro del giardinetto in cui crediamo di essere nella ragione ed entrale invece a ragionare nel territorio molto più grande che li com-prende entrambi. Ma occorre un nuovo livello superiore di pensiero. (I problemi non possono essere risolti dallo stesso livello di pensiero che li ha creati Einstein)

Se ci riflettiamo veramente le sovrastrutture, soprattutto quelle ideologiche sono servite (e servono) poi, solo a classificare (bello, brutto, comunista, capitalista, settentrionale terrone, bianco nero, ecc) ; e si classifica solo per selezionare, si seleziona per scegliere.. questo si, questo no, questo è dei nostri, questo no…. ossia dividere per poi gestire potere e ricchezza.

In questo auspicabile “Fronte Comune” le divisioni, infatti, sulle fondamentali non ci sono mai state e “Rinascita in parte ne è la dimostrazione”. Le divisioni che ci sono state, molto spesso sono state promosse e aizzate, per una pura divisione del popolo, infatti, un popolo diviso è più facilmente gestibile. Le divisioni sono spesso finanziate e sono strumenti per gestire potere. Per fare un esempio i gruppi di rivolta dei paesi del nord africa, avranno sicuramente delle idee di libertà nella loro fase di partenza, ma queste sono poi cavalcate dalle lobbies di potere e suoi “derivati”. La stessa cosa potrebbe (già successa molte, volte ansi sempre) che movimenti che nascono con idee genuine, naturali, sociali, ecc anche con una forte struttura ideologica finiscono sempre per accodarsi a quel sindacato, quel partito, quel politico in disgrazia che per ri-accaparrarsi una base elettorale si avvicina ai movimenti “border line” o associazioni (neonate) e si insinua come un “cavallo di troia” per poi al momento buono tirare le fila ed il consenso per continuare quello che poi ha sempre fatto. Il nostro punto fermo infatti è proprio quello di evitare queste “sirene” ed il loro canto dolcemente melodico, che incanteranno sicuramente menti poco preparate e molto permeabili proprio perché coltivate e cresciute in quelle che, Lorenzo Chialastri chiama “camere di compensazione” che fanno poi da sfogatoio.

Ci vuole assolutamente un “Fronte Comune” come sostiene Rinascita, è non vi è dubbio come successe alla prima internazionale che si trovarono d’accordo di ogni estrazione politico-socio-culturale. Il timore è che sicuramente,e tutti i movimenti, le associazioni ecc convergono sul malessere comune, sul fatto che cosi non può andare avanti e che è necessaria una svolta; ma poi divergeranno sul “cosa fare” perché di fatto tutte queste persone provengono da anime e da un retroterra culturale molto blindato e molto diverso. Tutti pretendono che l’altro si iscriva alla propria associazione perché si ritiene nella verità assoluta, ma la necessità che sta arrivando stroncherà questa idiozia a favore del “fronte comune”.
Insieme al “movimento” o coordinamento di movimenti “fronte comune” c’è, a mio avviso, la necessità di operare un percorso di rivoluzione, individuale, intellettuale culturale, politico e di azione che inevitabilmente significa, prima, spogliarsi di convinzioni sovrastrutturate e cementificate da sessanta anni di propaganda di mezze se non complete false verità ed una vera e propria formazione politica. Se non si è preparati si andrà solo a morire, la conoscenza fa sempre la differenza.

A tal proposito è fondamentale difendersi o quanto meno “vaccinarsi” dagli ideologhi dell’ultima ora, che svegliandosi, solo oggi, cominciano a parlare di cose, che noi diciamo da oltre un decennio (G.Auriti, S.Frigiola, N.Bellia, M.Saba N.Galloni, G.Vitali, D. De Simone, L. Marra, A. Miclavez, M. Della Luna, E. Lannutti, A. Molinari, G. Fava, F. Caffe ecc solo per citarne alcuni ed ogni uno di questi nella sua indipendenza ); perché la domanda che a noi (albamediterranea) nasce spontanea è la seguente; questi signori, mentre noi denunciavamo giorno per giorno la cessione di un pezzetto di “sovranità” (politica, economica, e di conseguenza umana) da parte di una politica tutta (destra è sinistra sono ubbidienti allo stesso padrone) sempre più insignificante, sempre più serva delle lobies, sempre più inutile per il popolo, questi dove erano? Cosa scrivevano? Casa nascondevano? Da chi erano stipendiati? Un paletto lo mettiamo sicuramente e chiaramente, non prenderemo ordini, ne ci faremo dire cosa fare, da qualsiasi pseudo improvvisato salvatore ideologo, dell’ultima ora, che fino ad oggi non si erano accorti di nulla o volutamente ha fatto finta di non sapere nulla.

La macchina che vogliamo cambiare, è come un buco nero e qualunque cosa si avvicini viene attirato nel buio e collassa all’interno nullificandosi. La storia ci insegna che molti, partiti (anche quelli che sono nati con l’idee più oneste, di fatto, quando sono entrati in parlamento, sono stati “assimilati” ed “istituzionalizzati”. Il rischio è molto alto anche perché il “fronte comune” che sta nascendo, prima o poi dovrà coinvolgere, elementi che sono stati in passato “assimilati” ed “istituzionalizzati”.

L’impresa quindi è enorme soprattutto sotto il fronte culturale ed individuale. Ci sono delle convinzioni che sono dure da estirpare. La psicologia del denaro, l’idea del’interesse sul denaro, il concetto di comprare a debito sempre e per forza, smettere di pensare che le privatizzazioni sono un bene ecc, solo per fare degli esempi sono entrati talmente nel nostro DNA intellettuale che sarà difficile destrutturare e ristrutturare. Il primo cambiamento comincia da come noi ci “relazioniamo con il sistema”, se non comprendiamo che anche noi siamo il sistema, non si va da nessuna parte. I nostri pensieri, le nostre convinzioni, le nostre scelte, i nostri acquisti, il nostro voto, le nostre cause, l’educazione che diamo ai nostri figli, il vicino di cui non ci frega niente, il film che scegliamo di vedere, o il giornale che scegliamo di leggere ecc. Si tratta di comprendere di uscire dalla propria mappa di rappresentazione (e/o camera di compensazione) e capire che da oggi in avanti si deve entrare in un nuovo modello (oltre) di rappresentazione molto più ampio che ha a che fare con dei processi di carattere internazionale come la globalizzazione (quindi imbecilli di sinistra o di destra che si rigettano a vicenda la colpa non servono a nessuno).

Si deve cominciare a capire che non c’è confine, (non ci dovrebbe essere confine) tra “noi” e “voi” ma solo una comunità umana e civile che con la democrazia diretta (modello svizzero) cresce si sviluppa e si autodetermina con la propria “sovranità”, la propria politica, la propria moneta. Tutti dovrebbero sapere di economia, (come insiste Domenico De Simone nel suo ultimo libro “Crac”) perché tutti usiamo il denaro, perché tutti “siamo valore, e “tutti generiamo valore”. Come la lingua fa una nazione (la lingua italiana che tutti dovrebbero studiare) cosi anche l’economia fa una nazione.

Poiché tutti usano il denaro e fanno economia. Se tutti conoscessero la natura della moneta e come viene generata, molti problemi non esisterebbero. Ci sarebbe un consumo intelligente, ed il rapporto con il denaro cambierebbe.
La conoscenza è l’unica arma. Non illudiamoci che la massa delle persone possa comprendere tutto questo in cosi breve tempo (poiché il tempo è veramente poco prima del collasso), non perché la gente sia stupida, ma perché è stata programmata a delegare (e mai a responsabilizzarsi) è stata programmata a lavorare, sopportare e rassegnarsi, e poi quando era sfinita a distrarsi e divertirsi.

Togliere il tempo e distrarre sono strategie fondamentali nel meccanismo del controllo. La massa spesso sta male e non comprende il perché e da la colpa al governo di turno (tanto sono tutti ladri) Non c’è proprio traccia, ne di senso critico, ne di capacità di azione. Sarà molto dura quindi far passare dei messaggi in breve tempo e farli assimilare. Comunque il disaggio del popolo cresce a ritmi elevati, ma solo questo non può essere motivo di rivoluzione, infatti rivoluzioni che nascono solo sulla insofferenza diffusa sono destinati al fallimento ed il rischio di essere usate (come sempre) dalla lobbies a proprio uso e consumo per azioni diversive è altissimo. In ogni caso mostrano il segno che il popolo vuole fare la sua politica (Res Pubblica) perché quella ufficiale è ormai molto lontana.

Un “fronte unico” prevede una “macchina organizzativa” non indifferente (sopratutto formativa) e prevede finanziamenti, (il sistema che combattiamo è fatto in modo che non possano nascere movimenti consistenti che non siamo controllati da loro stessi) sappiate che arriveranno dei finanziatori spontanei, ma ricordiamoci che quei finanziamenti che arriveranno senza essere chiesti, sono quelli di Giuda.

Il “Fronte Unico” è sicuramente una necessità, ma saremo capaci di affrontare Golia.

Il “fronte comune ideale” se si affrontano le fondamentali: ritorno al rispetto della dignità umana, sovranità vera del popolo e della ricchezza che è e che crea (sovranità monetaria) allora la convergenza di una “Destra Sociale” di un “Centro anche Cristiano” e di una “Sinistra Nazionale” si trova, ansi si è già trovata (gli opposti alla fine si attraggono).

venerdì 5 agosto 2011

Giorgio Vitali: "Globalizzazione invasiva e fronte comune individualista.."



"Per ogni Gaudenzio.. ci vuole un Sofferenzio!" (Saul Arpino)

Ho seguito con interesse vari interventi concernenti il progetto di “fronte comune”. Ho particolarmente apprezzato l’articolo di Umberto Bianchi, che ha posto l’accento l’importanza di combattere la globalizzazione (su cui dirò in seguito) e l’intervento “moderatore” di Ugo Gaudenzi, tendente a ridimensionare gli entusiasmi.

Perché di vari “fronti comuni” si progetta da tempo, senza però che qualche aggregazione concreta prenda il volo. La banale ragione, a mio sommesso parere, consiste nel fatto che, almeno finora, nessun fronte comune è esistito. Trattandosi per lo più di frontiere sparse e molto frammentate. E’ una storia che data ormai da ben oltre mezzo secolo. Esiste sicuramente un “comune sentire”, che consiste in molte variazioni sul tema sentimentale, ma non un fronte comune con prospettive comuni. Almeno a breve termine. A lungo termine l’incertezza regna sovrana.
Sorvolando sui non pochi tentativi messi in atto, fra cui alcuni proprio da Rinascita, mi limito a ricordare che il primo tentativo “serio”, con un progetto “non velleitario” ma con contenuti concreti, fu posto in essere dalla FNCRSI a metà degli anni sessanta. Rutilio Sermonti, che ha ancora una memoria formidabile, dovrebbe ricordarlo, perché lui vi partecipò in rappresentanza di O.N. Il documento conclusivo fu pubblicato sul bollettino della FNCRSI ed è ora reperibile nel sito: http://fncrsi.altervista.org.

[Prima digressione: Marco Tarchi, in una sua recente conferenza a Roma, ci ha detto che il suo libro: Contro l’americanismo, edito nel 2004 da Laterza, ha venduto pochissime copie. E questo per me è un elemento essenziale del discrimine fondamentale che ha caratterizzato finora qualsiasi possibilità di aggregazione tra movimenti essenzialmente o apparentemente antagonisti il sistema.]
SULLA GLOBALIZZAZIONE.

Giustamente Umberto Bianchi identifica nella “globalizzazione” il fenomeno principale che tutti gli altri riassume, ma proprio per questa ragione è necessario, se lo vogliamo battere, scomporre il fenomeno epocale nei suoi elementi costitutivi, nell’ottica della “analisi della complessità”.

Vista la massa di elementi da porre sullo scacchiere ( perché di scacchiere si deve parlare), è necessario fare, come primo atto, una selezione accurata degli elementi di debolezza di questo fondamento di gestione geopolitica del “globo”. Ma per poter capire occorre anche un excursus storico.

La globalizzazione non è un fenomeno nuovo, ma nasce almeno con la nascita della “geopolitica atlantica” ( con esclusione dell’Italia per colpa degli italiani e della politica della Chiesa, protesa a garantire il dominio ideologico sull’”ecumene”, da notare l’assoluta subordinazione delle politiche dei piccoli stati italici alle esigenze “universali” del papato.)

Dal 1500 data la guerra “mondiale” per il controllo dell’Atlantico, con lo spostamento, assai significativo, della see dell’Impero in Spagna.

Si tratta di guerre che vanno intese in senso geopolitico. Ovvero: il mare contro la terraferma, con alterne vicende che arrivano fino al presente. (Ecco perché, dal punto di vista della “guerra permanente”, la Meta eurasiatica è essenziale. Da non perdere mai di vista. Nel senso che occorre sempre capire dove va a parare una qualsiasi scelta politica economico-energetica-spaziale.)

Tornando alla Globalizzazione, essa non è che l’estensione della geopolitica delle cannoniere di anglosassone memoria, ove le Multinazionali elaborano strategie che si intrecciano con quelle del Neocolonialismo, dei progetti di Dominio economico e quindi politico della FINANZA apolide, centralizzata per ora in USA/GB/Israel, e de localizzata nei paesi succubi tramite uomini di paglia (in Italy: Napolitano, degno erede dei Savoia del governicchio di Brindisi-Salerno, Ciampi, De Benedetti, affossatore dell’Olivetti per conto di “Lorsignori”, Draghi, Amato, Prodi, Andreatta, Barucci, Monti…). Degni eredi dei viceré spagnoli del seicento, a sottolineare una continuità geopolitica di controllo del territorio italiano cui il sistema atlantico non può rinunciare, da cui, va da se che l’Italia da sola può fare ben poco, ma si deve appoggiare ad un forte epicentro terrestre, che non può essere altro che l’asse Francia-Germania-Russia, supportato dall’asse Turco-Iranico-Greco ( Impero Romano d’Oriente). Alternativamente avremo sempre personaggi scelti ad hoc ( per lo più “economisti”: vedi Protocollo VIII).

LO SCONTRO CHE, di volta in volta e nei secoli, ha visto confrontarsi il “Mare” e il “Continente”, deve essere interpretato secondo gli schemi della geopolitica, pena la totale incomprensione e l’incapacità di organizzare un qualsiasi fronte comune. (vedi: Maurizio Blondet: Stare con Putin, Effedieffe, 2006). Non a caso la vacuità di un qualsiasi “fronte comune” è stata dimostrata dalla cinquantennale presenza del M.S.I. il cui messaggio contraddittorio (e nella sostanza molto ambiguo) ha bloccato qualsiasi forma di “presa di coscienza” politica di rilievo nazionale. [ Organizzazione degli “opposti estremismi” e degli “anni di piombo” a parte…]

Ne consegue che la Globalizzazione, di per sé, fenomeno evolutivo della società umana, per poter essere combattuto, deve essere scomposto nelle sue molteplici tessere, (Vedi: Jean Prassard: Dominio, Ed Capire, Roma), come dimostrano:
1) Le origini del secondo conflitto mondiale.
2) Guerra in corso (IV conflitto mondiale)
3) Guerra di contrasto da parte di USA/GB/Israel dell’emergere del Multipolarismo, peraltro invincibile e presente già nel conflitto USA/Giappone del 1935-1945.

CONCLUSIONE (parziale):
La parola Globalizzazione è interpretata dai più, posto che la conoscano, come un allargamento dei confini delle vecchie organizzazioni statali, propiziata dal progresso tecnologico. (aviazione, treni super veloci, autostrade, corridoi intraeuropei, oleodotti e gasdotti, comunicazioni e messaggi virtuali, pervasività dei giochi finanziari propiziati da internet). In realtà si tratta di un’organizzazione del potere che si estende su tutto il globo conosciuto (foreste tropicali incluse.)

Nel suo libro recente: “Un anno un secolo. Il mondo dopo il 2010. Un diario globale.” Edito da Aragno, Torino, 2011, Aldo Rizzo cita un libro appena uscito: “ Zero-Sum World” di Gideon Rachman, chief columnist per la politica estera del Financial Times, nel quale si lamenta l’affermarsi di un mondo a “somma zero”, e cioè, in cui a guadagni di ciascuno corrispondono direttamente le perdite di altri. Ciò è l’esatto contrario del win-win-world, in cui tutti possono credersi vincitori a seguito della caduta delle barriere e dell’apertura di un mercato universale. Pertanto, l’ultimo decennio sarebbe stato il culmine della crisi della globalizzazione.

(NOTA FINALE: soltanto cretini integrali potevano credere al mito della globalizzazione se questa fosse stata realmente quella che offrivano alla credulità delle masse. Chiunque può comprendere che se c’è un vincente c’è anche un perdente. Salvo che le popolazioni “non integrate” non fossero calcolate alla stregua di “nulla”. Come nella mentalità di “lorsignori” che noi conosciamo molto bene, dimostrata anche dalla scarsissima considerazione sui milioni di morti causati dalle guerre di aggressione atlantiche in questi ultimi decenni Insomma: della globalizzazione resterebbero soltanto gli agghiaccianti nomi dati da genitori italici globalizzati a quelle povere bambine e giovanetti vittime della ferocia di una società senza pace, così come ci vengono riferiti dalle cronache televisive).

Giorgio Vitali