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venerdì 3 febbraio 2012

Savino Frigiola: “Congelare il debito pubblico, sospendere l’emissione dei titoli del debito, ritorno all’emissione monetaria da parte dello Stato"

Fiat Lux

Lettere inviate e ricevute - Uscire dalla crisi: fare la scelta

L’attuale devastante manovra di 30 miliardi lanciata dal Governo Monti serve solo a far fare cassa ai banchieri e deprimere ulteriormente persone e mercati già fortemente scossi da fallimenti e licenziamenti. Evidentissima la balla di voler ridurre di 30 miliardi il debito pubblico di 1950 miliardi solo se si considera che l’attuale manovra, finalizzata solo a sottrarre risorse al già anemico mercato, con il diffuso e progressivo impoverimento per Tutti, produce contestualmente anche la contrazione del gettito fiscale. La pretestuosità della manovra è dimostrata dall’obbligo di non pagare le pensioni in contanti superiori a 500 €uro a tutto beneficio dell’ingiusto salasso a favore dei banchieri. Invocare l’antiriciclaggio o l’evasione fiscale, a questo proposito, risulta offensivo ed un insulto alla comune intelligenza. Giova sempre ribadire che fisiologicamente la moneta per il mercato è come l’acqua o il sangue nell’organismo umano. Entrambe debbono liberamente circolare senza intoppi ed essere pubbliche poiché assolvono la funzione di pubblica ed insostituibile utilità.

Per uscire dalla crisi e rilanciare sviluppo ed occupazione è indispensabile che i diversi soggetti, circoli, associazioni, comitati, gruppi di vario colore, sindacati di ogni provenienza, desiderosi di recuperare la propria libertà e sicurezza nel proprio futuro, intraprendano una azione comune finalizzata ed imperniata nella condivisione dei tre punti al fine dichiarato di allontanare la cricca bancaria dalla gestione dell’attività politica nazionale.

1) depennare il debito pubblico. congelare subito il debito pubblico e non pagare più i relativi interessi poiché frutto di un raggiro. (esclusi i risparmiatori privati)

2) bloccare la fabbrica dei debiti per fermare la crisi. sospendere l’emissione ed il rinnovo dei titoli di debito pubblico, di prossima scadenza, per evitare di continuare a creare nuovo debito che si somma a quello precedente. Per fermare la fabbrica del debito occorre riportare il potere decisionale nell’ambito delle istituzioni nazionali pubbliche e democratiche, usurpato manipolato dai sussurri confezionatici dai, Bilderberg, Aspen, Trilateral, & C.

3) rilanciare l’economia, il sociale e l’occupazione. Impossibile realizzare anche solo uno dei su menzionati aspetti se non si ottengono nuove risorse, non gravate da debito, come solo il ritorno all’emissione monetaria diretta da parte dello Stato si può conseguire. Ciò è ancora più importante che uscire dall’euro poiché oltre al rilancio economico ci pone al riparo da prossime ed inevitabili tempeste monetarie.

Questi tre punti interdipendenti fra loro sono conseguibili se l’azione da intraprendere prevede il contestuale raggiungimento di tutti e tre gli obbiettivi pena l’impossibilità di realizzarne neanche uno.

1. Il debito pubblico non deve essere pagato poiché scaturito con il cedimento anticostituzionale della sovranità monetaria affidata ai banchieri privati di Bankitalia / BCE. Queste fabbricano e cedono moneta, che a loro non costa nulla, a fronte dei titoli di debito dello Stato, costruendo così il debito pubblico. Oltre a ciò il “debito detestabile” non deve essere pagato, secondo i giuristi internazionali, poiché ricade nei tre requisiti necessari per poter definire un “debito pubblico detestabile” e sono : A) Il governo del Paese deve aver conseguito il prestito senza che i cittadini ne fossero consapevoli e senza il loro consenso.

B) I prestiti devono essere stati utilizzati per attività che non hanno portato benefici alla cittadinanza nel suo complesso. C) I creditori devono essere al corrente di questa situazione economica, e disinteressarsene.

2. Lo Stato sulla scia delle esperienze pregresse, cento anni di emissione della propria Lira e nella consapevolezza del “valore convenzionale della moneta”, in nome e per conto dei propri cittadini, che sono proprio quelli che utilizzandola conferiscono valore alla Lira, deve ritornare ad emettere la propria moneta. Lo Stato deve acquisire a titolo originario la proprietà della Lira e registrarla all’attivo del proprio bilancio al valore corrispondente al signoraggio che si verifica sempre in queste circostanze. L’utile economico di bilancio dello Stato così realizzato dovrà essere impiegato per le pubbliche spese istituzionali, senza produrre ulteriore debito come ora avviene, a dimostrazione che le pubbliche istituzioni possono e debbono essere posizionate al servizio del cittadino e non viceversa come ora accade.

3. L’immissione e la distribuzione sul territorio nazionale della Lira, emessa dallo Stato senza costi, tranne quelli tipografici, come quella realizzata dallo Stato italiano per 100 anni, dal 1874 al 1975, deve avvenire mediante il pagamento delle opere e delle attività di pubblica utilità: a – manutenzione degli edifici pubblici, b – opere a difesa del territorio non più eseguite da 50 anni, c – costruzione di manufatti ed infrastrutture di interesse pubblico nazionale, d – innovazione, cultura, ricerca, istruzione ed attività sociali con programmi di tutela della dignità della terza età, ecc. e – incentivare le aggregazioni: cooperative, corporazioni, gruppi di acquisto solidale ecc.

4. Il rilancio dell’economia, dell’occupazione e delle attività sociali così facendo è talmente evidente e comprensibile da rendere superflua qualunque ulteriore argomentazione. Se non si addiviene in tempi brevi a questa soluzione il declino economico, occupazionale e sociale sarà irreversibile.

Ora è tempo di scelta: o con i cittadini o con i banchieri.

Savino Frigiola

mercoledì 19 ottobre 2011

Nuove religioni, il d'io internet - "Lasciate ogni speranza voi che nascete in Italia...

"Lasciate ogni speranza... voi che qui nascete, oh italiani""


Se non fosse che ogni tanto uno si taglia un dito e si accorge di essere dentro la realtà invece che in un film sarebbe da impazzire in mezzo a questa inesorabile ed indistruttibile normalità della schiavitù soporifera costruita scientemente dalla “imperocrazia finanziaria”. Chi emette moneta governa il mondo e la democrazia è la sua polizza assicurativa.

La Clinton va a trovare il neo governo libico è gli dice “il futuro ora è vostro” e la vostra sovranità e nelle vostre mani (non servono commenti per chi ci segue da tempo su queste parole, anzi una traduzione la faccio perchè è vermante troppo forte dentro di me: "il petrolio libico era vostro, ora che siete liberi ve lo vendiamo noi non siete felici?").

Maroni: “Le manifestazioni si faranno solo se chi li organizza fa una fideiussione bancaria”, anche l’aria si opponeva a trasmettere alle mie orecchie questa notizia tale era l’assurdità, ma per il gregge significa: “giusto cosi si pagano i danni”, per quelli un po’ più svezzati, le manifestazioni non sono cosa che riguarda i poveri e i disperati ma solo le organizzazioni (con i soldi) che vengono finanziate dal sistema (vedi triplice o abberazioni del genere), del resto anche le opposizioni (finte) vengono in qualche modo finanziate per far credere che ci sia una opposizione, perché scandalizzarsi.

Il sindaco Alemanno vieta le manifestazioni per trenta giorni a Roma (senza parole). Moodys declassa la Spagna e anche la Francia (ma dai?). La Marcegallia sostiene che: “il tempo ormai è scaduto”, per cosa? (per i compratori che devono comprare le svendite patrimoniali dello stato a causa di un debito finto ed indotto per la ceduta sovranità politica e i patrimoni messi all’asta per i fallimenti dei privati prima che la gente capisca?) .

Un Berlusconi, deluso, stanco, istituzionalizzato, in conflitto con tutti e sopratutto con se stesso tra populismo e imprenditoria che dice: “non ci sono soldi” per lo sviluppo (no ma dai?). Se prima paghiamo gli interessi ai parassiti (che non sono tra il popolo ma esattamente dall’altra parte, certamente (con il sistema debito che toglie più di quel che da), non ci saranno soldi per il resto, ansi tagli, svendite, e lacrime amare.

I Black Block che nonostante avrebbero (il condizionale è d’obbligo) migliaia di alternative tra: “tempi” “modi” e “obbiettivi” su cui porre l’attenzione per ottenere le loro aspettative, casualmente (ma è una pura coincidenza) scelgono sempre le manifestazioni dove si comincia a mettere in discussione il vero potere (G20, NO TAV, Banche Centrali). Troppe cose non tornano ad una lettura complessiva. ed oltre) , vecchia tecnica quella di fare disordine per spostare l’attenzione sui danni che non sull’argomento della manifestazione (proprietà della emissione monetaria), fa più rumore un albero che cade che una intera foresta che cresce. Tutti i medi, casualmente poi hanno paralato di tutto ma proprio di tutto eccetto della “proprietà della emissione monetaria”. E' chiaro che si condanna ogni violenza ma bisogna scriverlo per definizione sopratutto per i professionisti del fraintendimento.

Draghi, dice che: “i ragazzi hanno ragione a protestare”, qui qualcuno deve andare dallo psichiatra (lo psicologo è troppo poco) naturalmente non Draghi (ci mancherebbe) ma tutti gli altri che sicuramente hanno frainteso. Ma quella lettera che parti dalla BCE di indicazioni politiche ed economiche all’Italia chi ca.ca... cavolo l’aveva scritta che proprio non mi ricordo!?!?

Partiti e partitini allo sbando, che cercano di raccogliere il malcontento popolare, con manifestazioni o inviando pseudo capetti istruiti ed imbottiti ad arte (blindati intellettualmente con ideologia del passato sia a destra che a sinistra) inviasti dentro questi movimenti e comitati spontanei per strumentalizzare l’ennesima volta tutto e tutti e l’ingenuità popolare, ma purtroppo hanno un curriculum a dir poco impresentabile.

Che d'io internet ci aiuti!!! (finché sarà libero). Una televisione da voltastomaco che se si tiene spenta almeno si risparmia corrente, vista e salute fisica e mentale. Si potrebbe andare avanti per ore in questa Italia da spolpare, fatta ex sessantottini tutti sistemanti (che volevano cambiare il modno), la speranza è riposta nei giovani che dovranno mantenere la calma e lo spirito vigile, resistere ad oltranza per riprendersi la loro sovranità, la dignità, il loro futuro, e sopratutto il frutto del loro lavoro.

Questo può avvenire solo se si rispetta la "proprietà del valore" che è frutto del lavoro di ciascuno, per rispettare questo principio c’è solo una strada: ritorno alle "sovranità umana- popolare- monetaria".

Queste devono camminare di pari passo se solo una viene lasciata indietro non si otterrà nulla, anzi ci sarà un padre (simbolico) che portando sulla collina suo figlio e mostrando la ricca valle piena di aziende, strade, ponti, ville, treni, parchi, ecc gli dirà: vedi figlio mio ti chiedo scusa, perché tutto questo era tuo ma a causa della mia stupidità adesso è delle banche.

Giuseppe Turrisi albamediterranea

lunedì 10 ottobre 2011

Il popolo è in cammino... tutti a Roma il 15 ottobre 2011, contro le inique sanzioni e per la sovranità monetaria



"In primis: ritorno alla sovranità monetaria nazionale..." (Saul Arpino)
(http://www.circolovegetarianocalcata.it/2011/10/07/roma-15-ottobre-2011-manifestazione-unitaria-contro-le-inique-sanzioni-strizza-popolo-e-per-la-sovranita-monetaria/)


La revisione in senso più restrittivo delle regole di Maastricht è stata rinnovata di recente col “Six pack” a partire dal 2015, e imporrà ai Paesi ad alto debito nuove manovre di rientro forzato.

Nella crisi in cui siamo nessuno può salvarsi da solo

ROMA, 15 OTTOBRE P. ZZA DELLA REPUBBLICA:

IL POPOLO È IN CAMMINO


- Le Germania ha responsabilità precise in questa crisi.

- Gli orrori del liberismo selvaggio europeo.

- Non è il nostro debito.

- Possibili soluzioni alla crisi.

- Regole contro la speculazione, azioni legali risarcitorie verso le Agenzie di rating.



La giornata del 15 ottobre vedrà mobilitazioni di protesta in tutta Europa, nel Mediterraneo e in altre regioni del mondo. In Italia per questa giornata internazionale si è creata una convergenza tra molteplici e plurali forze sociali, associazioni, sindacati, partiti della sinistra, uniti dalla consapevolezza che stiamo subendo tutto il peso di una crisi che non abbiamo provocato noi.





LA GERMANIA HA RESPONSABILITÀ PRECISE IN QUESTA CRISI


1) Ha adottato politiche interne fortemente restrittive e di fortissima deflazione salariale competitiva, in totale contraddizione egoista con la sopravvivenza dell'Unione monetaria europea, accumulando crediti grazie al fatto che gli altri Paesi più deboli assorbivano le loro merci indebitandosi e quindi destabilizzandosi.

2) La fragilità dell’euro deriva dal suo stesso vizio d’origine, imposto dalla Germania, che ha assegnato alla Banca Centrale Europea il solo compito della lotta all’inflazione, con la totale assenza di un impegno a sostenere la crescita economica, che è invece il principale compito per es. della Fed, la banca centrale statunitense. Questo ruolo della BCE è stato voluto dalla Germania per avere una valuta forte, in modo da ridurre il costo delle materie prime (trattate in dollari), poter acquistare più facilmente imprese e fare investimenti produttivi all’estero. Alla Banca Centrale Europea è stata inoltre espressamente vietata la funzione, propria di ogni vera Banca centrale, di sostegno ai Paesi attaccati dalla speculazione e di finanziatore di ultima istanza dei deficit dei Paesi aderenti (come invece fanno la Banca del Giappone, la Banca d’Inghilterra, la Fed statunitense ecc), con conseguenze disastrose per gli stessi Paesi.

3) Nei primi anni dell’euro tutti ritenevano che in caso di necessità le istituzioni europee sarebbero intervenute per rifinanziare i paesi in difficoltà, ma il rifiuto della Merkel di finanziare la Grecia nel 2009, quando bloccò per mesi gli aiuti europei facendo degenerare la situazione, ha rotto l’incanto scatenando l’assalto speculativo della finanza internazionale, che si è poi esteso agli altri Paesi.

4) la Deutsche Bank pochi mesi fa ha deciso improvvisamente di vendere titoli di stato italiani per 8 miliardi di euro e contemporaneamente di comprare derivati (Credit Default Swap) per assicurarsi dal fallimento dell’Italia. Questa scelta è stata come uno squillo di tromba per gli operatori che hanno cominciato a puntare sul fallimento dell’Italia.

5) La cancelliera tedesca Angela Merkel, per quanto riguarda la necessità di ricapitalizzare le banche, ha stabilito in questi giorni che l'Efsf (il fondo di stabilità europeo che si è deciso di rafforzare) può intervenire solo come ultima istanza, perchè prima devono intervenire i governi nazionali. Siccome la ricapitalizzazione delle banche, secondo Morgan Stanley, costerà agli Stati 140 miliardi di euro, possiamo dimenticarci qualsiasi ritorno alla stabilità nei conti pubblici.



GLI ORRORI DEL LIBERISMO SELVAGGIO EUROPEO

1) All’esplosione di ogni bolla finanziaria e dopo gli attacchi speculativi, la soluzione che viene prospettata è sempre la stessa: abbattimento del Debito Pubblico tramite il taglio della spesa pubblica (cioè meno sanità, meno scuola pubblica, meno dipendenti pubblici, aumento dell’età pensionabile ecc.), attacco ai diritti e alle tutele del lavoro, privatizzazioni e liberalizzazioni (cioè dare in pasto al mercato tutti i beni e servizi gestiti direttamente o indirettamente dal Pubblico): in una parola liberismo selvaggio. Questo processo sta mettendo in ginocchio i popoli europei e aggravando la crisi della domanda interna conducendo i paesi europei a una depressione economica.

2) La «troika» iperliberista (Commissione europea, Bce, Fmi) opera di fatto come il direttorio della Ue, come un podestà straniero, limitando la sovranità dei singoli Governi in materia di politica economica, pur non essendo stata eletta da nessuno, e le sue posizioni da strozzino differiscono sovente da quelle del Parlamento europeo, organismo eletto. Democratizzare la Commissione europea e la Ue sarebbero compiti impellenti per i governi europei

3) la Bce ha alzato i tassi in presenza di un'economia in depressione, dando il colpo di grazia all'euro

4) Il maggior limite della Bce deriva dal suo statuto, che le impone come massimo scopo quello di combattere l'inflazione, laddove una banca centrale dovrebbe avere tra i suoi scopi anche la promozione dello sviluppo e dell'occupazione, il prestito ai Paesi di denaro occorrente in caso di necessità, come fanno la Fed statutinetense, la Bank of England, il Giappone

5) la Banca dei regolamenti internazionali tre mesi fa ha chiesto alle Banche centrali di dare una stretta alla politica monetaria per combattere un'inesistente minaccia inflazionistica.



NON È IL NOSTRO DEBITO


1) È un aumento del debito pubblico dovuto alla crisi USA del 2008, che si è estesa ai paesi dell’Europa ed ha provocato un crollo dell’attività produttiva e quindi una crisi fiscale.

2) è un aumento del debito pubblico dovuto a un notevole calo delle entrate fiscali statali per la riduzioni dell'onere fiscale e i crediti agevolati concessi agli imprenditori (30 miliardi di euro l’anno!), che delocalizzavano pure le aziende pagando le imposte all’estero anziché nel paese d’origine.

3) è un aumento del debito pubblico dovuto a un crollo della domanda interna (e quindi una diminuzione di introiti fiscali per lo Stato) causata dalla riduzione dell’occupazione e del reddito;

4) è un aumento del debito pubblico dovuto alla speculazione che ha fatto perdere fiducia nei Paesi e quindi salire i tassi d’interesse anche dei Titoli di Stato e perciò allargare il debito pubblico.

5) è un aumento del debito pubblico dovuto al discredito di Berlusconi e alla mancata lotta alla grande evasione fiscale del suo governo e dei governi DC-PSI dagli anni 70

6) è un aumento del debito pubblico dovuto al fatto che gli Stati si sono fatti carico della ricapitalizzazione delle banche e dell’aiuto alla finanza (4.600 miliardi di euro, secondo il presidente della Commissione Europea): ovvero socializzazione delle perdite e privatizzazione dei profitti!

7) è un aumento del debito pubblico dovuto alla stagnazione della crescita, causata negli ultimi 20 anni dalla perdita di produttività che, a sua volta, nasce sia dal ritiro dello Stato dai settori economici più avanzati sia dalle riforme del mercato del lavoro, che hanno abbattuto il costo del lavoro e scoraggiato gli investimenti.



POSSIBILI SOLUZIONI ALLA CRISI

1) La soluzione più probabile per uscire da questa situazione sarà fare in modo che i fondi EFSF (fondo Salva-Stati) rimpolpino il capitale della BCE e questa garantisca un volume potenziale di fuoco dell’ordine di uno o due trilioni, tale cioè da poter acquistare tutto il debito dei paesi periferici.

2) Si può consentire alla Bce di supportare l'Efsf. Per riuscirci, potrebbe essere sufficiente registrare l'Efsf come una banca, che in questo modo potrebbe rifinanziarsi presso la Bce alle stesse condizioni delle banche normali. L'Efsf potrebbe poi operare acquisti di titoli di Stato su vastissima scala, potenziando i propri fondi limitati grazie al supporto della Bce e dando a garanzia i titoli di Stato che acquista. Sapendo che un ammanco di liquidità non è più possibile, gli investitori si asterrebbero da attacchi speculativi contro i Paesi solventi

3) Altra soluzione può essere la creazione di un nuovo veicolo, esterno al fondo Salva-Stati (l'Efsf, Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria), che doterà lo strumento con 200 miliardi di euro. Il veicolo avrà la possibilità di far leva fino a dieci volte sulla dotazione iniziale, e dunque anche fino a 2mila miliardi, appoggiandosi alla Bei, la Banca europea per gli investimenti che procederà con l'indebitamento diretto sul mercato per finanziare il veicolo. A quel punto il veicolo, con un potenziale di fuoco in grado di scoraggiare la speculazione sarà a disposizione dell'Efsf che lo distribuirà ai singoli Stati nel momento in cui dovessero esserci improvvise crisi

4) D’altra parte basterebbe che la BCE dichiarasse di voler stampare moneta se necessario, perché mercati e spread si calmassero all’istante.

5) vanno affermate forme di bilancio e di fiscalità europea che permettano, attraverso un debito comune, di ripartire gli oneri e i vantaggi dell’unione valutaria tra gli stati forti e quelli deboli.

6) Poiché il debito europeo nasce anche dal fatto che ancora non c’è una nuova fonte di domanda, sarebbe possibile, sulla base di maggiori introiti e sul modello del “Job act” di Obama, creare un nuovo motore interno della domanda europea fondato sull'azione pubblica, perché il mercato autoregolato ha fallito. Lo stato deve rientrare nella produzione a partire da quella di servizi in regime di monopolio fino alle produzioni avanzate e innovative, che i privati non coprono, spingendosi fino alla nazionalizzazione delle banche facendo crescere l’occupazione riducendo l’orario di lavoro aumentando i salari, dando maggiori servizi, deduzioni fiscali, investimenti su green economy e conoscenza, potenziando ricerca, formazione, tecnologia, scuola e università.

7) lo statuto della Banca centrale europea va modificato, affinché il suo compito principale non sia più la stabilità valutaria e la lotta all’inflazione, ma il sostegno all’economia e alla crescita

8) La revisione in senso più restrittivo delle regole di Maastricht, decisa al Consiglio Europeo in primavera, e rinnovata con la recente approvazione del “Six pack” a partire dal 2015, impone ai Paesi ad alto debito manovre di rientro forzato. Come se ne esce? Il buon senso vorrebbe che mettesse mano al portafoglio chi possiede di più, cioè le persone (fisiche e giuridiche) titolari di grandi patrimoni anche immobiliari, e chi le tasse non le paga (l’evasione è a 120 mld l’anno!) ; è necessaria una maggiore tassazione delle rendite finanziarie esclusi i Titoli di Stato, la riduzione dell’assurda spesa militare, la progressività del prelievo fiscale, tagli ai costi della politica, una politica fiscale ispirata a criteri di legalità e giustizia, Ici sulle attività di lucro della Chiesa; recupero dei capitali occultati all’estero (230 miliardi solo in Svizzera!), utilizzo del surplus di riserve auree di Bankitalia.



REGOLE PER FRENARE LA SPECULAZIONE

1) QUAL È IL MECCANISMO DELLA SPECULAZIONE: gli speculatori sono un pugno di grandi operatori finanziari internazionali, società di intermediazione mobiliare, banche, assicurazioni, fondi pensione e d’investimento soprattutto anglosassoni, coadiuvati dalle autorità statunitensi. Essi realizzano enormi guadagni scommettendo sulla crisi dell’euro o gridando all'allarme per il rischio di default di alcuni Paesi: questo provoca l'immediato aumento delle difficoltà di collocamento dei titoli nei mercati internazionali. Così i derivati che questi operatori finanziari possiedono su questi titoli, cioè i CDS, che assicurano contro il rischio di default, aumentano di valore, facendo loro incassare plusvalenze finanziarie enormi. Peccato che la conseguenza sia l’abbassamento del valore della nostra Borsa e quindi la perdita di fiducia delle istituzioni finanziarie verso la nostra struttura finanziaria, e perciò l’ aumento della percentuale di rischio di solvibilità del nostro Paese, facendo salire il tasso d’interesse che serviva a comprare i nostri titoli del tesoro (cioè per acquistare BOT, BTP lo Stato italiano deve offrire più soldi), e quindi aumentando l’indebitamento, che può rendere insostenibile la restituzione del nostro debito, determinando la possibilità di fallimento (default) dell’Italia.

2) SERVONO DUNQUE REGOLE PER FRENARE LA SPECULAZIONE:

a) La Banca Centrale Europea deve continuare ad acquistare direttamente sul mercato primario i titoli del debito pubblico dagli stati europei, come fanno la Federal Reserve negli Usa, la Banca centrale d'Inghilterra, la Banca centrale giapponese ecc. La BCE deve dare una garanzia immediata e totale nei confronti di possibili annunciati fallimenti; a manovre che fanno leva su variazioni dei valori degli stock, essa deve rispondere rendendo chiaro, con gli annunci e con i fatti, che le vendite saranno fronteggiate da acquisti senza limiti, sostenuti da adeguamenti degli stock di moneta. Rispondendo invece, come purtroppo si sta facendo, solo con garanzie parziali e diluite nel tempo, si premia la speculazione, si fanno inutilmente soffrire i popoli, si mina la coesione internazionale.

b) Finalmente la Commissione Europea ha trovato un’intesa per applicare una tassa sulle transazioni di obbligazioni e azioni, per colpire chi compra e subito rivende appena può trarre profitto, ma purtroppo le aliquote minime previste sono quasi insignificanti: lo 0,1% per le operazioni su azioni e obbligazioni e lo 0,01% per le operazioni su prodotti derivati e strutturati: una tassa inferiore a quella più congrua prevista dalla Tobin tax. E si partirà solo dal 2014.

c) Gli Stati possono poi proibire le "vendite allo scoperto", come ha fatto la Germania.

d) Sarebbe utile l’emissione di Eurobond, perchè a quel punto sarebbe l'Europa il garante del debito e i paesi che hanno maggiori problemi di debito pubblico potrebbero così ottenere prestiti a interessi abbastanza bassi. La Germania che si oppone agli Eurobond rifletta, dato che con politiche recessive ha ridotto gli sbocchi nell’eurozona per le merci tedesche, provocando l’attuale crescita zero della stessa Germania; e inoltre l’eventuale insolvenza della Grecia o, ancor più, di altri paesi come Italia o Spagna, porterebbe al fallimento delle maggiori banche francesi e tedesche, fortemente esposte nei loro confronti, rendendo necessario un loro costosissimo salvataggio, più dispendioso del finanziamento di tali debiti sovrani da parte di un organismo comunitario

e) Come ha già fatto con successo la Procura di Trani che le ha indagate per
aggiotaggio e turbativa dei mercati per aver diffuso report inaffidabili sull'Italia, andrebbero esercitate in sede civile, anche attraverso l’Avvocatura dello Stato, azioni risarcitorie contro le Agenzie di rating. Il rapporto “incestuoso” con la propria clientela e il perverso intreccio proprietario che ne costituisce l’assetto societario sono già di per sé un pesante indizio di colpevolezza delle Agenzie di rating. È arrivato il momento di pensare ad un’agenzia pubblica di rating.

f) Si potrebbero nazionalizzare alcune banche di interesse nazionale, attuare una divisione tra banche commerciali e banche di investimento e applicare le regole di Basilea 3 con divieto di gestione fuori bilancio di qualsiasi titolo



PER ORGANIZZARE UNA RISPOSTA COMUNE EUROPEA, SINDACALE E POLITICA, CAPACE DI CAMBIARE LE ATTUALI SCIAGURATE SCELTE ULTRALIBERISTE DI POLITICA ECONOMICA DELL’UNIONE EUROPEA.



PER UNA SOCIETÀ CHE METTA AL CENTRO IL BENESSERE DEI POPOLI E LA SALVAGUARDIA L’AMBIENTE



PER RICONQUISTARE UNA DEMOCRAZIA REALE IN CUI DONNE E UOMINI, COMUNITÀ, LAVORATRICI E LAVORATORI ABBIANO IL DIRITTO DI DECIDERE LIBERAMENTE SULLE SCELTE CHE RIGUARDANO TUTTE E TUTTI.



15 OTTOBRE, ROMA ORE 14 P. ZZA DELLA REPUBBLICA


Franco Pinerolo

sabato 20 agosto 2011

Sovranità monetaria, Europa Unita e competizione a livello economico mondiale...




COME IN TUTTI I MOMENTI DI CRISI, LE IPOTESI SI SBIZARRISCONO. E TUTTE SONO VALIDE.

Tuttavia, occorrerebbe ricordare che la nascita dell'EURO non è stata causale. Essa ha accompagnato una evoluzione storicamente determinata che è essenzialmente l'allargamento degli SPAZI vitali nell'epoca degli Stati continentali. Per competere in qualche modo con CINA, India, Brasile, RUSSIA, USA l'Europa non si può presentare sulla scena ancora divisa in Staterelli. Stesso discorso fu fatto da individui responsabili all'epoca della costituzione degli Stati Nazionali.

Ma come questi furono costruiti sul nocciolo di alcuni Mini Stati che avevano dimostrato garanzie sicure, soprattutto, per quanto riguarda l'Italia, il Piemonte, con risultati tutt'altro che esaltanti, similmente l'Unione Europea NON poteva che organizzarsi attorno ad un asse che conosciamo bene.

In questo contesto, essendo l'unità monetaria elemento portante nella lotta contro il DOLLARO, è evidente che: 1) l'EURO è ELEMENTO FONDATIVO DELL'UE. 2) LA LOTTA PER IL CONTROLLO DELL'EURO, SULLA TESTA DEI POPOLI EUROPEI, SI è SVOLTA SENZA ESCLUSIONE DI COLPI, COMPRESI GLI ASSASSINI DI ALCUNI ESPONENTI DI SPICCO DELLE FINANZE GERMANICHE. 3) COME SCRIVE GIORGIO VITANGELI SULL'ULTIMO NUMERO DELLA RIVISTA LA FINANZA: Attacco all'Italia, ma il bersaglio grosso è l'Euro. ( Speriamo di poter commentare questo articolo in un prossimo videointervento su Albamediterranea.)
Il problema è, quindi, come sempre d'altronde, COME SCEGLIERE LA TRINCEA DA DIFENDERE. Da queste scelte, fondamentali, potrebbe emergere l'elemento RIVOLUZIONARIO per eccellenza. CHE POTREBBE ESSERE, APPUNTO, LA RIAPPROPRIAZIONE DELLA SOVRANITA' MONETARIA.

Ricordando comunque che lo scenario internazionale NON è più quello del passato. Ferma restando, in ogni modo, la sconfitta del MONOPOLARISMO. In un articolo pubblicato su Panorama del 17 marzo scorso, Sergio Romano, in relazione all'operato di OBAMA, scrive: "Obama fa la voce gossa, ma è difficile che apra un nuovo fronte di guerra. Quali alleati lo seguirebbero?"

Questo per quanto riguarda la possibilità di leadership statunitense che, ovviamente, si riverbera anche nella possibiltà di colpire l'Euro. Quindi il quadro è di questo tipo, con una infinità di possibilità aperte sul futuro.

TUTTAVIA, esistono gravissime contingenze per il nostro paese, che non possono essere sottovalutate: 1) In tre anni abbiamo perso quasi metà della capacità produttiva. Soprattutto negli elettrodomestici. 2) Una considerazione di Barry Lopez del 1989 ci dovrebbe far riflettere. Scrive Lopez: "E' la natura fredda della società moderna che trova l'ignoranza della geografia, locale e nazionale, giustificabile tanto quanto l'ignoranza degli attrezzi manuali; e che trova il legame delle persone con i loro luoghi nativi solo momentaneamente divertente e in ultima analisi ingenuo...." Ciò significa che, se non si può fare riferimento ad un salutare senso di appartenenza, ad un nazionalismo sia pure allargato (La nazione Europa di Jean Thiriart), è molto difficile poter approntare difese idonee. In ogni caso, il futuro ci presenterà il conto.

Giorgio Vitali


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Scrive Giuseppe Magliacane:


Nell'inverno del 2010 Paolo Savona, ex ministro e presidente del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, ha proposto che l'Italia si liberi del "cappio europeo che si va stringendo al collo", considerando la convenienza di uscire dall'Euro o dall'Unione.

Si tratta della prima figura autorevole, rappresentativa di una parte dell'establishment politico-economico, a rompere il tabù imposto negli ultimi vent'anni, e a mettere in discussione una scelta che per l'Italia si sta rivelando sempre più disastrosa.

In una lettera al direttore de Il Foglio, Savona ha scritto che entrando nell'Euro fin dalla sua nascita, l'Italia ha accettato "il vincolo esterno nella promessa di un futuro migliore che non si è realizzato; anzi stringe la corda attorno al collo che si è volontariamente posta".

Ben presto si è capito che una moneta senza governo non avrebbe funzionato; data l'impossibilità di governare la moneta con un organismo politico, fu introdotta una "governance delle regole", e cioè i parametri di Maastricht e il Patto di Stabilità. Però, il meccanismo è fallito e ora si cerca di riformarlo senza passare per i Parlamenti, come prevede il Trattato, e farlo approvare direttamente dai capi di stato. "Dal governo delle regole si passa al governo del loro aggiramento. L'Italia si troverà di fronte a uno di quei momenti storici che richiedono una scelta importante (...)

"Anche se si fa finta che il problema non esista, il cappio europeo si va stringendo attorno al collo dell'Italia. È giunto il momento di comprendere che cosa stia effettivamente succedendo nella revisione del Trattato di cui si parla e nella realtà delle cose europee, prendendo le necessarie decisioni; compresa quella di esaminare l'opportunità di restare o meno nell'Unione o nella sola euro area, come ha fatto e fa il Regno Unito gestendo autonomamente tassi di interesse, creazione monetaria e rapporti di cambio. Se l'Italia decidesse di seguire il Regno Unito – ma questa scelta va seriamente studiata – essa attraverserebbe certamente una gravi crisi di adattamento, con danni immediati ma effetti salutari, quelli che ci sono finora mancati: sostituirebbe infatti il poco dignitoso vincolo esterno con una diretta responsabilità di governo dei gruppi dirigenti. Si aprirebbe così la possibilità di sostituire a un sicuro declino un futuro migliore attraverso il re impossessamento della sovranità di esercitare scelte economiche autonome, comprese quelle riguardanti le alleanze globali".

Mentre Savona ha auspicato un dibattito nazionale su questo tema, nessuno dei vari Giavazzi, Boeri ecc. ha avuto il coraggio di rispondere. Lo ha fatto Giorgio La Malfa, antico collega e amico di Savona, il quale ha scritto che "un Paese governato seriamente potrebbe scegliere la strada che oggi suggerisce Savona". Ma teme che "il problema della partecipazione/esclusione dall’euro possa essere il detonatore della divisione del Paese fra una parte che si sente in condizioni di condividere le politiche della Germania e una parte che non è in condizioni di farlo". Per cui, "non abbiamo alternative, oggi come oggi, alla partecipazione all’euro".

L'argomento di La Malfa è in realtà stato confezionato da ambienti filo-separatisti come l'Economist e la Commissione EU di Barroso, ed è il contrario della realtà. L'Euro ha provocato un decennio di declino economico che ha aumentato il divario nord-sud; se cerchiamo un detonatore della spaccatura finale del paese va cercata proprio nella permanenza nell'Eurozona. La stretta deflazionistica che si preannuncia, blindata dalla riforma del Patto denunciata da Savona, non farà che esasperare il divario nord-sud e far crollare la capacità di sostenere gli squilibri nazionali.

Ironicamente, il vantaggio supremo dell'uscita dall'Euro non è affrontato nemmeno da Savona: si tratta del ripristino del credito pubblico sovrano, e quindi della capacità di finanziare investimenti su larga scala per garantire la ripresa.

venerdì 12 agosto 2011

Savino Frigiola: "Fronte comune per la sovranità monetaria"



Il fronte comune non si realizza seguendo qualcuno, ma intorno ad un'idea forza capace di essere condivisa da quanti intendono perseguire lo stesso scopo. Conosciamo perfettamente tutti i guai derivanti dalla perduta sovranità nazionale, ma altrettanto bene sappiamo che per la grande massa il concetto astratto di sovranità nazionale dice poco o nulla. Il segmento più importante della sovranità nazionale, quello che incide maggiormente sulla vita delle persone è senza alcun dubbio quello monetario che consente allo Stato di emettere la propria moneta in nome e per conto dei propri cittadini, con tutto ciò che ne deriva e ne consegue.

Attualmente siamo soffocati da una violentissima crisi economica dovuta al dilagare del debito, costruito prevalentemente dall’attuale sistema di emissione monetaria, non più in mano allo Stato, sciaguratamente ceduto ai banchieri privati della BCE & C. Da ciò deriva che il “signoraggio”, che si verifica sempre in occasione dell’emissione monetaria, svolta da chiunque, non viene più incamerato dallo Stato per essere utilizzato a favore dei cittadini, ma dai banchieri privati che si appropriano di questo valore, appropriazione certamente dimostrata poiché la moneta, precedentemente da loro emessa, senza costi, viene ceduta in contropartita dei titoli del debito pubblico dello Stato di valore reale. Il valore dei titoli, quotati in borsa, vengono manipolati dalle agenzie di rating di emanazione bancaria cosicché, come ogni debitore in balia del creditore, lo Stato italiano si trova nelle condizioni di dover accettare il capestro imposto dai signori banchieri, come si evince dalla lettera a firma congiunta di Trichet e Draghi inviata venerdì scorso a Berlusconi.

Federico Fubini sul “Corriere dell’8 agosto 2011” ne riferisce i contenuti commentando che: la “lettera deve aver stupito anche chi l'ha ricevuta: ci sono le misure da prendere, c'è il calendario secondo cui andrebbero applicate e non mancano neanche gli strumenti legislativi che la Bce chiede che il governo adotti”: la BCE non soggetta a nessuno, mai democraticamente eletta da alcuno, impone le sue condizioni al Governo dello Stato italiano, democraticamente eletto, come ha fatto con la Grecia. Tutto ciò a fronte della sola promessa di “acquistare”, con propri soldi emessi senza alcun costo, i titoli del debito pubblico italiano per i quali, oltre ad indebitarci dell’importo corrispondente dobbiamo pagare da subito anche gli interessi.Tra i tanti disastri economici, occupazionali e sociali che comporta il rientro dal debito pubblico fittizio così costruito, potrebbe risultare utile per riuscire a far comprendere ai più le conseguenze che derivano dalla perduta sovranità monetaria, giacché, per far fronte a questo debito fasullo, risorse sempre più importanti vengono prelevate dalle casse dello Stato ed ora direttamente anche dalle tasche dei cittadini, per consegnarle ai signori banchieri, (vedi ticket ecc. ecc e balzelli vari).

A fronte di questa situazione risulta del tutto ovvia la creazione di un fronte comune in grado di pretendere dai nostri politici una strategia nazionale finalizzata a stroncare la creazione surrettizia del debito pubblico, che sottrae la ricchezza prodotta dall'intera comunità, a favore dei banchieri a danno del bene comune, dello sviluppo, dell’occupazione, della sicurezza e della pace sociale.

Quando si dispongono energie limitate come quelle attualmente disponibili per realizzare un “fronte comune”, occorre concentrarle in un unico punto, qualificato, strategico e vitale per il benessere di Tutti: recuperare la sovranità monetaria per impedire che lo Stato, senza alcun motivo continui ad indebitarsi mediante l’emissione di propri titoli di debito, per farli poi scontare dai soliti banchieri.

Se i titoli di debito dello Stato valgono e vengono accettati allo sconto, debbono valere anche i titoli monetari emessi dallo stesso Stato. In vece di sottostare alle condizioni capestro, tipiche da parte di chi amministra il debito, i politici seri, indipendentemente dai loro colori d’appartenenza, Berlusconi e Tremonti in primis, debbono adoperarsi per far ritornare lo Stato a battere moneta in proprio, come ha dimostrato di ben saper fare per oltre 100 anni.
Si monetizza l’asfittico e l’ormai boccheggiante mercato secondo le proprie esigenze, si cessa l’umiliante tecnica del ritardo dei pagamenti pubblici e della grande industria, si rilancia la speranza dei giovani e l’occupazione, si pagano infine i debiti senza contrarre altri debiti.

Imprenditori, datori di lavoro e lavoratori saranno sicuramente lieti di far fronte con la propria produzione al controvalore dell’emissione monetaria emessa direttamente dallo Stato italiano.

Qualsiasi comitato, qualsiasi associazione, senza tanti se e tanti ma, deve riuscire in via prioritaria a comprendere e far comprendere l’utilità di questa azione comune.

Savino Frigiola

giovedì 3 marzo 2011

Amministrazione pubblica - Sul come fare a cambiare le cose con una rivoluzione non violenta ed intelligente...


"Ritorno ad una vita semplice e modesta... questa sì che è vita!" (Saul Arpino)

Qualcuno dei nostri lettori obietta: "Siete sempre lì a denunciare questo o quel sopruso, questa o quella legge porcata, etc. etc. Ma quali sono le vostre proposte alternative?" Ecco che finalmente qualche consiglio ci giunge inaspettato.... (Paolo D'Arpini)

Domanda di Roberto Ficini: "Hanno in mano il potere legislativo, il potere coercitivo e il potere finanziario. Hai qualche idea per mandarli a casa che sia meno drastica di quello che sta succedendo nel mondo arabo? Io non ne vedo e comunque se anche li mandiamo a zappare la terra chi verrà dovrà sempre andare dai banchieri a elemosinare soldi per la nazione, soldi che dovremo restituire con gli interessi e la storia ricomincierà con altri camerieri dei banchieri e noi sempre a fare gli schiavi..."

Risposta di Giuseppe Turrisi:
"Tutto comincia sempre da piccole cose! Per esempio bandire la cocacola (e simili) dalle tue compere; usa la medicina alternativa il più possibile (meta delle malattie sono inventate); compra solo italiano e se possibile solo locale; usa il meno possibile la moneta, comincia a donare il tuo tempo e prima o poi qualcuno te lo restituirà; chiudi i conti correnti nelle grandi banche e spostale in quelle piccole di credito coperativo locale e tratta sempre le condizioni magari con un avvocato amico; manda email pesanti a tutti i giornali, a tutti i partiti, a tutte le istituzioni continuamente ed ogni giorno; comincia a fare denunce su denunce, non cambiare telefonino ogni anno, spegni la tv almeno per una settimana... e ....proprio i prodotti che pubblicizzano non li comprare; riduci i consumi; bandisci certe compagnie petrolifere; informati informa ed divulga... (altro che non abbiamo potere il problema e non ci crediamo...).

La gente si crede più intelligente di quanto effettivamente è (io il primo della lista) cosi come si crede libera ed invece non lo è....

C'è da fare e come... per buttarli giù...... diventa "razzista" che chi vota sempre gli stessi partiti.... trattali da imbecilli perchè questo sono..
Immagina tre milioni di non violenti che circondano il parlamento e non fanno uscire nessuno finche non votano la sovranità monetaria!

Il problema è che non crediamo nella forza di noi stessi.."

lunedì 21 febbraio 2011

Savino Frigiola: "Riappropriamoci della nostra sovranità monetaria per superare la crisi economica..."



"Lo Stato italiano può superare la crisi recuperando il suo diritto all'emissione di cartamoneta..." (Saul Arpino)

L'ultima lettera inviata da Berlusconi al Corriere della Sera per il rilancio dell'economia, conferma quanto da sempre pronosticato e sostenuto: «le cause ed il perdurare della crisi economica dipendono essenzialmente dalla violenta demonetizzazione del mercato, avvenuta in campo nazionale ed internazionale, determinata, realizzata e pilotata dall'apparato bancario-monetario, nell'indifferenza, ed in alcuni casi anche con la connivenza di alcune forze politiche.».

Sempre di connivenza si tratta anche quando, nell'ambito dell'azione e della attività politica, è sufficiente essere a conoscenza delle tecniche perverse e delle malefatte messe in atto dalla congrega bancaria-monetaria, senza porre nulla in essere per bloccare questi sciagurati accadimenti. Dando per saputo e scontato come tutto ciò si sia potuto verificare e con quali dinamiche (ce ne siamo occupati a lungo anche nel recente passato), ciò che importa ora in maniera sempre più pressante, è come uscirne e come poter rilanciare l'economia e l'occupazione nazionale, in primis quella giovanile, prima del verificarsi d'intolleranze del tutto prevedibili.

L'asfittica circolazione monetaria sul mercato interno e la drastica riduzione delle linee creditizie hanno causato il crollo dei consumi, la sofferenza di centinaia di migliaia di piccole e medie imprese (85 % del sistema produttivo nazionale) causando in moltissimi casi il fallimento o la loro chiusura con la conseguente espulsione delle relative maestranze dal sistema produttivo. La contrazione di liquidità verificatasi sui mercati esteri ha penalizzato tutta l'attività manifatturiera nazionale finalizzata all'esportazione, provocando anche la drastica contrazione delle correnti turistiche estere. Allo status quo, pertanto, tutta l'economia è in grave sofferenza. Gran parte della liquidità interna era già stata razziata molti anni prima dello scoppio ufficiale dell'ultima crisi economica, dalle solite banche mediante il piazzamento dei bond farlocchi, subito dopo volatilizzati, di Cirio, Parmalat, Banca 121, Argentina, ecc. fatti sottoscrivere ai vari soggetti ed amministrazioni, pubbliche e private, utilizzando spesso espedienti e raggiri nei confronti degli ignari sottoscrittori.

Alle perverse attività bancarie si sono aggiunte anche quelle della politica, tenute a battesimo dal governo G. Amato (dott. Sottile) con il prelevamento forzoso su tutti i conti correnti e depositi dell'8 per mille e la serie delle patrimoniali, iniziate nel 1992, mediante le qualisono state sottratte ai cittadini ed all'intero mercato cifre ingenti, non più ritornate in circolazione sul territorio sotto la voce di spesa per servizi resi alla collettività (solo nel primo anno è stata prosciugata la bella cifra di 92 miliardi di lire). Di queste e di altre malefatte bancarie nei confronti del mercato se ne sta occupando per alcuni aspetti la magistratura ordinaria con esiti alquanto deludenti: il sistema bancario ha sempre brigato per varare commissioni con propri rappresentanti, per dirimere le vertenze dei propri clienti in via stragiudiziaria.

Anche nei casi giunti a sentenza, con condanna delle banche al ristoro dei danni, questi sono quasi sempre sottostimati ed i relativi pagamenti procrastinati nei tempi futuri. L'annunciato ed auspicato colpo di frusta da parte dell'Esecutivo, per far ripartire produzione, occupazione e consumi interni, mal si concilia con le pretese europee di ridurre il debito pubblico all'80%, in ottemperanza ai vincoli comunitari ed al trattato di Maastricht, mediante il reperimento sul mercato nazionale di ben 600 miliardi di Euro da versare drasticamente nelle casse dei banchieri, con conseguente pregiudizio al poter programmare, o solo immaginare, qualsiasi possibilità di ripresa economica nazionale.

Il forte debito pubblico esistente ci impedisce d'indebitarci ulteriormente per ottenere le risorse necessarie per reinnescare i processi produttivi in tempi brevi e quindi il colpo di frusta enunciato ed auspicato resterà nel cassetto delle buone intenzioni. Quand'anche riuscissimo a poterci ulteriormente indebitare, finiremmo per incrementare ancor più la mastodontica esposizione pubblica con i conseguenti gravosissimi interessi passivi che stanno già sbarrando qualsiasi possibilità di rilancio reale.

Occorre convincersi definitivamente che senza nuove risorse è impensabile immaginare qualsiasi tipo di ripresa ed ancor meno realizzare gli annunciati schiocchi di frusta per far ritornare il cavallo a bere. Perciò diventa sempre più indispensabile approntare nuove risorse economiche-monetarie senza sottostare allo strangolamento da debito inventato ed imposto dalla cupola bancaria-monetaria. Fortunatamente disponiamo della capacità, della cultura e dell'esperienza per far fronte ed eliminare definitivamente queste procurate disfunzioni. E' solo necessario che i politici, diversamente da quanto preteso dai banchieri, (come se l'economia fosse loro prerogativa esclusiva) ritornino ad occuparsi della vera politica economia nazionale che non può essere disgiunta da quella monetaria, acquisendone le opportune conoscenze culturali, con il convincimento che la legittimità a svolgere l'azione politica deriva solo dal perseguimento del bene comune in favore dei cittadini e dei propri elettori.

Occorre riacquisire autonomia di giudizio e capacità di discernere con la propria testa per non essere inconsapevolmente plagiati dai numerosi infiltrati a tutti i livelli al servizio dei banchieri e finanzieri. Ovviamente occorre disporre anche gli attributi necessari per poter bordeggiare "almeno inizialmente" contro vento, senza avventurarsi su rotte sconosciute e mai battute. Basta ripercorrere ed attuare ciò che è stato felicemente realizzato in oltre cento anni dai vari e diversi Governi che si sono succeduti.

Lo Stato deve ritornare a battere moneta in nome e per conto dei propri cittadini; acquisirne il signoraggio e quindi la moneta emessa a titolo originario ed impiegarla per rilanciare economia, occupazione e ricerca. Lo Stato italiano ha battuto moneta in prima persona e monetizzato il proprio territorio dal 1874 al 1975.
Ciò ha consentito, subito dopo l'unità d'Italia di realizzare tutte le infrastrutture necessarie ad un nuovo stato, compreso i famosi palazzi e quartieri "umbertini", ancora esistenti, senza imporre tasse e senza indebitarsi. Successivamente utilizzando sempre la moneta emessa da parte dello Stato si sono costruite le opere dell'Italia moderna: strade, autostrade, ponti, ferrovie, porti, aeroporti, centrali elettriche, ospedali, sanatori, colonie, le grandi bonifiche, intere città, i grandi complessi industriali, gli Istituti Assistenziali, le scuole, le università, tutte contraddistinte dalle inconfondibili linee architettoniche ispirate dal Piacentini. Anche tutte queste opere furono realizzate senza aumentare le tasse ai cittadini e senza aumentare il debito pubblico che anzi, sino al 1940 era rimasto stabile al 20 % (tra i più bassi della storia d'Italia) per passare al 25% nel 1945 a guerre finita. Successivamente si continuò a battere moneta da parte dello Stato, gli introiti così incamerati hanno contribuito in maniera significativa alla ricostruzione del territorio nazionale devastato dall'invasione nemica (all'inizio degli anni 70 il debito pubblico era sceso al 20 %). Tutto ciò ad ulteriore conferma e dimostrazione che il debito pubblico è generato dall'emissione monetaria da parte delle banche d'emissione private.

All'inizio del Governo Berlusconi si cercò di fronteggiare questa situazione. Il Ministro Tremonti ebbe a sostenere la necessità di una moneta parallela, senza debito, per rilanciare l'economia e l'anemico mercato, iniziativa subito frustrata dal gruppo della destra economica annidata nel parlamento al servizio della funzione monetaria e finanziaria. Il ruolo di questi soggetti si è definitivamente appalesato quando Fini ha impedito di conferire ai prefetti i poteri necessari per sindacare il comportamento delle banche verso privati ed aziende e quando partendo con l'acqua è cominciata la campagna delle privatizzazioni, cedendo ai banchieri i beni dello Stato a fronte dei pseudi debiti creati con l'emissione monetaria. Come riporta il Corriere della Sera, non sussiste grande differenza sostanziale tra quanto sostiene il cattolico banchiere Bazoli d'istituire la tassa patrimoniale e l'establishment finanziario alternativo che chiede la vendita del patrimonio pubblico insieme alle liberalizzazioni dei servizi pubblici, entrambi, con l'obiettivo finale di chiudere il ciclo berlusconiano.

Mentre la crisi economica trova difficili sbocchi, la cosa più raccapricciante di questo sciagurato periodo è il silenzio assordante della sinistra e di buona parte dei sindacati appiattiti sulle posizioni monetarie-finanziarie, ed a protezione dei manovratori, per sviare le attenzioni, si sono ridotti a guardare per il buco della serratura, suggellando la fine indecorosa dell'apparato a difesa della classe operaia, dei meno abbienti e degli oppressi.

Coraggio Presidente Berlusconi, ormai non ha più nulla da perdere, è arrivato il momento di parlare chiaro, più di quello che le hanno fatto è impossibile immaginare altro, le quinte colonne sono uscite dalla maggioranza, il momento è oltremodo propizio per dimostrare che aldilà di tutte le chiacchiere e le diatribe dei vari gruppi ideologici, ormai decotti, di fatto sulla scena politica esistono due soli schieramenti: il primo che in ossequio al mandato ricevuto dai cittadini si adopera per il conseguimento del bene comune di tutta la popolazione, ed il secondo al servizio del sistema bancario-monetario e dell'alta finanza. Poiché queste due posizioni si stanno delineando con sempre maggiore precisione, è opportuno, quanto prima possibile, formare, informare e spiegare la vera occulta strategia in atto, dopo di che vediamo quante persone sono disponibili a scendere in piazza a difesa dei banchieri della BCE e per Maastricht.

Riappropriamoci della nostra sovranità monetaria per bloccare le nefaste conseguenze delle crisi come quelle imposte a Islanda, Irlanda, Grecia, poiché dopo Portogallo e Spagna siamo i primi della lista. Recuperiamo la nostra autonomia politica e congiuntamente il ruolo riappacificante che ci compete nel bacino del Mediterraneo e nel mondo. Riuniamo rapidamente la miriade di gruppi, associazioni e comitati sorti a sostegno di queste posizioni. Sicuramente non mancheranno immediati appoggi e consensi da parte di tutti i cittadini e da parte degli Stati che, per convenzioni bilaterali stipulate tra loro, hanno stabilito di scambiarsi beni e risorse utilizzando la propria moneta nazionale; la nostra produzione è ricercata e complementare a moltissime di queste. All'immancabile starnazzare delle solite sacre vestali a difesa del sistema, assicuriamo la nostra presenza in qualsiasi pubblico dibattito.

Savino Frigiola

Fonte: abruzzopress