6 febbraio 2026. I negoziati tra Iran e Stati Uniti per risolvere la crisi riguardante il programma nucleare iraniano sono iniziati a Muscat. Lo riferisce l'agenzia Fars.
Incisi:
L'attivazione della prontezza alla risposta è stata estesa agli alleati della resistenza in Iraq, Siria, Libano e Yemen, coordinando una possibile risposta multi frontale.
Incisi:
"Teheran: Ci difenderemo da richieste eccessive o avventurismo Usa - Haaretz: negoziati limitati al programma nucleare iraniano - Cina: sostegno all'Iran nella difesa dei suoi interessi contro intimidazioni".
Il comandante del Centcom, l'Ammiraglio Brad Cooper, sta partecipando ai colloqui tra funzionari americani e iraniani a Muscat, in Oman. Lo scrive il Wall Street Journal citando un funzionario statunitense. Il giornale sottolinea che, "sebbene non sia consuetudine per i funzionari del Dipartimento della Difesa partecipare a colloqui diplomatici di alto livello, il presidente americano Donald Trump ha inviato alti vertici militari ai negoziati".
L'Iran dimostra disponibilità a un compromesso con gli Stati Uniti, tuttavia le prospettive di un possibile accordo dipendono dalla posizione di Washington e delle capitali europee. Lo riferisce "Izvestia" sottolineando che finora Stati Uniti e Europa non hanno dimostrato un approccio sufficientemente ragionevole nella ricerca di un accordo pacifico.
L'Iran garantisce l'uso del nucleare per esclusiva produzione energetica civile con la garanzia da parte dell'AIEA, il cui scopo è promuovere l'uso pacifico, sicuro e protetto dell'energia nucleare, monitorando la non proliferazione delle armi nucleari.
Ma da parte americana, come ha dichiarato ieri il segretario di stato Rubio, c'è anche la richiesta della smobilitazione dell'apparato missilistico iraniano a lunga gittata, una richiesta irragionevole visto che questa è l'ultima garanzia di sicurezza, in caso di reiterato attacco da parte di Israele o degli USA.
La sensazione è che per gli USA queste trattative servono a prendere tempo per predisporre ulteriori forze navali ed aeree americane in loco con l'intento di scatenare un massiccio attacco contro il territorio iraniano. La malafede yankee è dimostrata anche dal recente avviso dell'ambasciata statunitense in Iran che ha pubblicato un appello ai cittadini americani di lasciare immediatamente il Paese.
Vista l'incerta situazione i rappresentanti governativi dell'Iran non hanno comunque abbandonato il tavolo delle trattative ma contemporaneamente non hanno interrotto lo stato di mobilitazione generale. Teheran sta attivando tutte le sue risorse difensive contro un possibile attacco da parte di USA e d'Israele.
Il comandante del Centcom, l'Ammiraglio Brad Cooper, sta partecipando ai colloqui tra funzionari americani e iraniani a Muscat, in Oman. Lo scrive il Wall Street Journal citando un funzionario statunitense. Il giornale sottolinea che, "sebbene non sia consuetudine per i funzionari del Dipartimento della Difesa partecipare a colloqui diplomatici di alto livello, il presidente americano Donald Trump ha inviato alti vertici militari ai negoziati".
L'Iran dimostra disponibilità a un compromesso con gli Stati Uniti, tuttavia le prospettive di un possibile accordo dipendono dalla posizione di Washington e delle capitali europee. Lo riferisce "Izvestia" sottolineando che finora Stati Uniti e Europa non hanno dimostrato un approccio sufficientemente ragionevole nella ricerca di un accordo pacifico.
L'Iran garantisce l'uso del nucleare per esclusiva produzione energetica civile con la garanzia da parte dell'AIEA, il cui scopo è promuovere l'uso pacifico, sicuro e protetto dell'energia nucleare, monitorando la non proliferazione delle armi nucleari.
Ma da parte americana, come ha dichiarato ieri il segretario di stato Rubio, c'è anche la richiesta della smobilitazione dell'apparato missilistico iraniano a lunga gittata, una richiesta irragionevole visto che questa è l'ultima garanzia di sicurezza, in caso di reiterato attacco da parte di Israele o degli USA.
La sensazione è che per gli USA queste trattative servono a prendere tempo per predisporre ulteriori forze navali ed aeree americane in loco con l'intento di scatenare un massiccio attacco contro il territorio iraniano. La malafede yankee è dimostrata anche dal recente avviso dell'ambasciata statunitense in Iran che ha pubblicato un appello ai cittadini americani di lasciare immediatamente il Paese.
Vista l'incerta situazione i rappresentanti governativi dell'Iran non hanno comunque abbandonato il tavolo delle trattative ma contemporaneamente non hanno interrotto lo stato di mobilitazione generale. Teheran sta attivando tutte le sue risorse difensive contro un possibile attacco da parte di USA e d'Israele.
L'attivazione della prontezza alla risposta è stata estesa agli alleati della resistenza in Iraq, Siria, Libano e Yemen, coordinando una possibile risposta multi frontale.
Cosa significa questo?
L'Iran, vista la malafede americana e israeliana non spera in un onesto accordo e mantiene le sue forze in stato di allerta, Teheran cerca così di dissuadere il "colpo rapido" di Trump dimostrando che la risposta non sarà solo locale, ma regionale. In verità con le discussioni in Oman il margine di accordo è molto basso.
Nel frattempo l'aviazione israeliana ha lanciato nuovi attacchi contro Khan Yunis, nel sud della Striscia di Gaza.
L'Iran, vista la malafede americana e israeliana non spera in un onesto accordo e mantiene le sue forze in stato di allerta, Teheran cerca così di dissuadere il "colpo rapido" di Trump dimostrando che la risposta non sarà solo locale, ma regionale. In verità con le discussioni in Oman il margine di accordo è molto basso.
Nel frattempo l'aviazione israeliana ha lanciato nuovi attacchi contro Khan Yunis, nel sud della Striscia di Gaza.
(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)
Video collegati:
Douglas Macgregor: Russia, Cina e Iran vogliono frenare l’esercito USA: https://www.youtube.com/watch?v=bi4W-vDzI7o
Scott Ritter: la strategia di Trump sull’Iran rischia di scatenare una guerra regionale: https://www.youtube.com/watch?v=B89fwFQyDL8
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