domenica 4 novembre 2012

La storia di Saul Arpino - Allegoria fanta-politica





Si narra di un saggio, povero in canna,  chiamato Saul Arpino, a cui capitò di diventare primo ministro.

Prima di salire a quella carica era quasi un mendicante. Poi pian piano si diffuse la fama della sua saggezza e queste voci giunsero al palazzo del re. Fu così che il re in persona andò a farne la conoscenza e rimase molto impressionato da quell'uomo e dal suo acume, per cui lo nominò primo ministro.

Il mendicante si trasferì a corte ed il re gli disse: "Ora puoi lasciare i tuoi vecchi abiti". E gli vennero dati degli abiti sontuosi, appositamente preparati per lui. Quindi fece un buon bagno ed indossò quelle vesti splendide e gli ornamenti, come conviene alla dignità di un primo ministro.

Con il passare degli anni tutti a palazzo cominciarono ad incuriosirsi perché il primo ministro conservava gelosamente qualcosa, in una stanza segreta, quasi fosse un tesoro. Ogni giorno lo si vedeva entrare da solo in quella stanza, egli non permetteva a nessuno di entrarvi, si chiudeva a chiave all'interno e per mezz'ora non si sapeva nulla di lui. Poi usciva chiudendo immediatamente la porta alle sue spalle.

Nacquero dei sospetti. Che cosa accadeva in quella stanza? Che cosa vi teneva nascosto? Cosa cospirava? Quale segreto proteggeva? Alla fine, ovviamente, la cosa giunse all'orecchio del re, che si insospettì a sua volta.

Un giorno dunque il re lo apostrofò: "Vorrei entrare con te nella tua stanza segreta, l'altra notte non sono riuscito a dormire, continuavo a chiedermi cosa mi nascondi... e questo dubbio continua a rodermi!"

Saul rispose: "State tranquillo maestà, non c'è nulla cui valga la pena di preoccuparsi, non è necessario che voi veniate".

Ma il re, malfidente, si insospettì ancora di più: "Mi pare proprio che tu voglia nascondermi qualcosa di pericoloso! Altrimenti non avresti motivo di negarmi l'accesso. Non posso permettere che ciò accada nel mio palazzo e ti ordino di condurmi là dentro."

L'ex mendicante disse: "Maestà se non vi fidate di me vi farò dunque entrare ma questo segnerà la fine del mio incarico a corte, infatti se fra noi non permane un rapporto di fiducia accettate le mie dimissioni sin d'ora.. oppure confidate nella mia fedeltà, che sin'oggi vi ho dimostrata, e non chiedetemi di entrare nella stanza".

Ma le parole del primo ministro fecero ancora di più aumentare i sospetti del re il quale gli comandò: "Portami nella stanza, accetto sin d'ora le tue dimissioni!".

Accompagnato da tutta la corte il re entrò nel luogo segreto di Saul ma vide che la stanza era completamente vuota... c'erano soltanto i suoi vecchi abiti da medicante appesi ad un chiodo. Tutti si guardarono intorno ma non scoprirono proprio null'altro. Ed a questo punto tutti chiesero a Saul: "Ma perché vieni sempre qui dentro?" Ed egli rispose: "Solo per guardare questi vecchi abiti, per ricordarmi che sono stato un mendicante e che forse un giorno lo sarò di nuovo. In questo modo evitavo di sentirmi attaccato alla mia posizione di primo ministro".

Dette queste parole Saul si spogliò degli abiti eleganti e degli ornamenti che indossava e si rimise indosso la sua tunica stracciata. Il re comprese il suo errore e si mise a piangere, dicendo: "Non andartene..!". 

Ma Saul rispose: "Il destino si compie... ora stai esagerando, non hai saputo fidarti di me, malgrado non ne avessi alcun motivo, ed ora come puoi chiedermi di restare? E' tempo che io me ne torni là da dove sono venuto!".

E lasciò il palazzo reale così come vi era entrato. Tutti gli anni trascorsi come primo ministro non significavano nulla, erano solo un incidente della vita, qualcosa che gli era accaduto....

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