giovedì 17 ottobre 2019

Cardinale Gerhard Muller... parole d'ordine: "Ortodossia e dottrina"

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Ho letto l’intervista di Paolo Rodari al cardinale Gerhard Muller su “la Repubblica” del 10 ottobre 2019.
E’ difficile trattenere i sentimenti e i pensieri che ha suscitato in me, ma vorrei provare a controllare e ponderare bene gli uni e gli altri, senza farmi trascinare dall’impulsività, cercando di esercitare, invece, per quanto ne sono capace, le virtù della prudenza, del discernimento e della pacatezza.
Forse per questo solo oggi sono riuscito a completare questa mia riflessione, iniziata già una settimana fa, e a pubblicarla.
Premetto che non sono cattolico, anzi nemmeno uomo di religione. Che cosa mi spinge allora a provare interesse per le parole del cardinale, prefetto emerito dell’ex Sant’Uffizio?
La risposta è: l’interesse per tutto ciò che ha a che fare con la vita spirituale (che non necessariamente è una vita religiosa) e, di conseguenza, anche per tutto ciò che contrasta con essa, che si oppone alla vita spirituale.
Ecco, allora, il primo commento che mi viene da fare, dopo aver letto l’intervista a Muller: quest’uomo ha ben poco di spirituale; è senz’altro un uomo di religione, ma non è (almeno a mio avviso) un uomo di spirito.
E’ un sacerdote, come lo erano, del resto, i sacerdoti del tempio, rigidi difensori della dottrina e dell’ortodossia, ai tempi di Gesù. Ma non è un uomo in grado di cogliere il messaggio di Gesù e di innamorarsene.
E’ un tutore della Legge, non un seguace dello Spirito.
Proverò ad esplicitare questa mia impressione (che però è qualcosa di più di un’impressione) riportando alcuni degli argomenti sostenuti dal cardinale e cercando di smontarli per dimostrarne l’inconsistenza (ritengo anche teologica, oltre che pastorale).
1.Il cardinale “s’interroga sulla possibilità di aprire il sacerdozio ai “viri probati”, uomini anziani di provata fede” ed afferma: “Penso sia sbagliato… Ci sono già dei diaconi sposati. Se li introduciamo, devono rispettare la consuetudine della Chiesa antica: devono vivere in castità.”
In pratica il cardinale vincola la possibilità di nominare sacerdoti alcuni uomini sposati alla loro dichiarata disponibilità a vivere il voto di castità.
Al che l’intervistatore (giustamente) chiede: “Ma se sono sposati, come fanno?”.
E il cardinale così risponde: “Anche nella Chiesa ortodossa, che pure ha aperto in questo senso, i sacerdoti sposati devono vivere in castità nei giorni che precedono la celebrazione della messa. Non conosce il Sinodo Trullano del 692? Lì, sotto la pressione dell’imperatore, venne sciolta la legge del celibato, ma solo la Chiesa ortodossa vi aderì. Non quella latina. Per questo chi vuole inserire la pratica dei preti sposati nella Chiesa latina non conosce la sua storia.”.
L’intervistatore allora incalza: “Eppure il celibato è soltanto una legge ecclesiastica”.
E il cardinale: “ Non è una qualsiasi legge che può essere cambiata a piacimento. Ma ha profonde radici nel sacramento dell’ordine. Il prete è rappresentante di Cristo sposo e ha una spiritualità vissuta che non può essere cambiata.”
Qui le osservazioni da fare sono almeno tre:
- Il cardinale vincola il sacerdozio alla pratica della castità. Come a dire: la pratica della sessualità costituisce uno stato di imperfezione, che non può dare accesso allo stato sacerdotale, che è lo stato di Cristo stesso, simbolo dell’uomo perfetto. Si afferma qui la solita e storica sessuofobia strisciante, latente, più o meno esplicita, della dottrina cattolica. Che andrebbe francamente aggiornata alla luce non solo della evoluzione dei costumi, ma anche di una considerazione più corretta (sul piano scientifico e su quello stesso teologico) della sessualità.
- Il cardinale riconosce (anche se deve essere incalzato per farlo) che il celibato dei preti non è materia dogmatica, ma questione di diritto ecclesiastico. E però afferma che trattasi di una legge eterna, immodificabile. Quando il diritto (come la storia stessa della Chiesa in fondo conferma) è per sua natura soggetto alle evoluzioni e ai cambiamenti della storia, quindi materia plasmabile e niente affatto immodificabile. Con queste sue affermazioni il cardinale si iscrive quindi chiaramente al partito dei conservatori nella Chiesa, a fronte degli innovatori, che pure tenendo conto della tradizione, non ne vogliono fare un feticcio (come non lo è mai stata in fondo nella storia della Chiesa) e sono disposti a prendere in considerazione dei cambiamenti rispetto al passato.
- Infine, il cardinale ammette per un sacramento ciò che non riconosce ad un altro sacramento. Non si capisce bene in base a quale logica. Infatti, afferma che gli uomini sposati, se vogliono accedere al sacerdozio, devono rinunciare all’esercizio della sessualità, che pure è uno dei cardini dello stato matrimoniale (e dunque anche degli impegni che si assumono col sacramento del matrimonio). In questo caso dunque ammette il cambiamento. Mentre per lui il sacramento del sacerdozio non ammette eccezioni: o vi si pratica la castità o non è sacramento.
2. Un’altra posizione singolare il cardinale Muller la assume quando l’intervistatore gli chiede: “E’ vero che parte del mondo conservatore è pronto allo scisma se il Sinodo cambia questioni fondamentali della dottrina?”.
Perché non risponde, come avrebbe potuto, se avesse voluto escludere effettivamente l’ipotesi di uno scisma: “no, non è alle viste nessuno scisma; noi siamo fedeli al magistero di Pietro e del collegio episcopale”, visto che lui crede così fermamente nel primato e nel magistero di Pietro, come fondamento della dottrina cattolica.
Ma risponde, capovolgendo il senso stesso della domanda dell’intervistatore, così: “Il magistero agirà nel solco della tradizione apostolica della Chiesa, del resto nessuno può fare altrimenti. Nessun Papa, né la maggioranza dei vescovi, possono cambiare dogmi della fede o leggi del diritto divino secondo i propri piaceri”.
Come a dire: “Io so bene quali sono i dogmi delle fede e le leggi del diritto divino. In qualche modo ne sono l’autentico depositario. Dunque, se la maggioranza dei vescovi o lo stesso Papa si azzarderanno a modificarli, saranno essi a mettersi fuori dalla Chiesa, ad aver operato uno scisma, non quelli che vogliono restare fedeli a quei dogmi e a quel diritto”.
Con ciò negando di fatto l’ex cathedra papale (che per lui dovrebbe essere un dogma) e autoproclamandosi depositario della vera cathedra al posto del Papa, quando questi fosse (a suo dire evidentemente insindacabile) infedele alla tradizione dei dogmi e del diritto divino.
3. Sull’ipotesi dell’ordinazione sacerdotale delle donne è fermo, anzi drastico: “Non se ne può neppure parlare perché dogmaticamente è impossibile arrivare a tanto”.
Con ciò affermando una evidente sciocchezza, perché la materia (a quanto ne so) non rientra nell’ambito dei dogma, ma del diritto della Chiesa.
E’ vero che per lui il diritto della Chiesa è “divino” e per questo immodificabile. Ma in ogni caso non di dogma si tratta, bensì di materia giuridica.
E, se è così, ci sarebbe da fargli notare: quante volte il diritto canonico della Chiesa è cambiato nel corso dei secoli? Su quale dato di fatto (storico, oltre che teologico) si regge quindi la sua tesi della presunta immodificabilità del diritto della Chiesa?
4. L’ultima domanda dell’intervistatore e l’ultima risposta del cardinale dicono molto sulla faglia che si è aperta all’interno della Chiesa. E non da oggi; io penso che essa si sia aperta già ben prima del Concilio Vaticano II e che in fondo lo abbia preparato.
L’intervistatore chiede: “Si sono levate proteste all’interno dell’Istituto Giovanni Paolo II contro il suo rinnovamento. Alcuni docenti hanno perso la cattedra e hanno detto che si sta tradendo l’intero magistero di Wojtyla. E così?”.
Il cardinale così risponde: “E’ un grande sbaglio distruggere quest’istituto, un attentato contro la qualità intellettuale della teologia cattolica. Nel mondo accademico sono tutti senza parole: impensabile licenziare dei docenti per il loro pensiero veramente ortodosso. Fra l’altro non è un pensiero che tradisce la dottrina, quindi non si capisce perché mandarli via.”
Anche qui colpisce la sicumera, anzi direi la presunzione, con cui il cardinale si fa autenticatore del termine “ortodosso”. Quasi che lui ne fosse l’unico e vero depositario.
La seconda cosa che colpisce è che nella Chiesa si sta affermando una corrente di pensiero che finalmente è in grado di evidenziare i “guasti” che ha operato (ad esempio rispetto alle innovazioni del Concilio Vaticano II) il pensiero e soprattutto l’azione di papa Wojtyla. E, si spera, porvi rimedio.
E’ giunta l’ora, dunque, che, rispetto alla faglia che si è aperta tra il pontificato di papa Francesco e quello dei due precedenti (di Benedetto XVI e, soprattutto, di Giovanni Paolo II) i cattolici prendano posizione, per dire chiaramente, anche pubblicamente, da che parte stanno.
Allo stesso modo di come lo ha fatto con indubbia chiarezza (almeno questo gli va riconosciuto) il cardinale Muller nel corso di questa intervista.
Giovanni Lamagna

mercoledì 16 ottobre 2019

P.CARC: "Adesione alle mobilitazioni del 25 e 26 ottobre 2019"

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Il P.CARC aderisce e promuove la partecipazione allo sciopero generale indetto da CUB, SGB, USI e SI Cobas per la giornata del 25 ottobre 2019, partecipa e promuove la partecipazione alla manifestazione “Organizziamoci nella lotta per far sentire la voce dei lavoratori e le nostre rivendicazioni di classe!” promossa da SI Cobas a Roma per sabato 26 ottobre 2019.

Con l’accordo di palazzo fra M5S, PD e LeU che ha prodotto il governo Conte 2, la classe dominante non ha risolto, ma ha aggravato la crisi del sistema politico della Repubblica Pontificia, non ha sanato la crepa fra lei e le masse popolari, ma anzi l’ha allargata. Il governo Conte 2 è frutto di un’operazione di vertice che, più ancora che il governo M5S-Lega (il Conte 1), va contro la “volontà popolare” anti Larghe Intese per come si è espressa nelle elezioni politiche del 4 marzo 2018, nelle elezioni europee del 26 maggio 2019 e nelle elezioni amministrative del 2019. Anche se “in Parlamento c’erano i numeri”, il governo Conte 2 è un altro passo nella rottura perfino delle apparenze della democrazia borghese, la riduzione del numero dei parlamentari lo conferma.
Nonostante le manovre delle Larghe Intese, indietro non si torna. I motivi che hanno portato all’insediamento del governo M5S-Lega non sono stati una parentesi passeggera: la crisi generale, lungi dall’essersi affievolita, si aggrava e si sviluppa, cresce l’ingovernabilità del paese.
Il punto non è quindi stabilire se questo governo è buono o non è buono, tanto meno basandosi sulle dichiarazioni e sulle promesse. Il punto è usare tutti gli appigli che la sua opera offre per spingere le masse popolari a mobilitarsi e a organizzarsi per conquistare posizioni nella lotta di classe in corso e creare superiori condizioni per costituire, nell’immediato, un proprio governo d’emergenza popolare.

La piattaforma rivendicativa proposta da SI COBAS e ADL COBAS dello sciopero generale del 25 ottobre, nell’insieme dei suoi articoli, mette al centro la necessità di difendere condizioni che rendono dignitoso il lavoro e arrestare l’erosione dei diritti che i lavoratori e le masse popolari hanno strappato durante la prima ondata della rivoluzione proletaria, quando il movimento comunista era forte nel mondo: dalla possibilità di scegliersi l’organizzazione sindacale che si preferisce e tenere assemblee in azienda, fino alla libertà di critica e di espressione. Diritti conquistati 50 anni fa con la gloriosa stagione dell’Autunno Caldo: i Consigli di Fabbrica sono state una delle vette più alte dell’organizzazione della classe operaia, che spianò la strada alla conquista dello Statuto dei Lavoratori (in particolare, all’introduzione dell’articolo 18 della giusta causa per i licenziamenti e delle 150 ore retribuite per l’istruzione) e alla “entrata in fabbrica” della parti progressiste della Costituzione del 1948.
Per far fronte alla crisi economica e soddisfare la loro avidità di profitto, oggi i padroni cercano di cancellare queste conquiste imponendo leggi come l’obbligo di fedeltà aziendale e i Decreti Sicurezza. L’abolizione di queste leggi, imposte dalla Lega di Salvini, avallate dal M5S di Di Maio e lasciate intatte dal PD di Zingaretti, come l’abolizione del Jobs Act di Renzi e della legge Fornero sulle pensioni, è un passaggio importante per alimentare nei lavoratori la fiducia nella propria forza che devono imparare a far valere. Va eliminato con ogni mezzo uno strumento che cerca di spaventare prima e colpire poi la classe operaia con sanzioni pecuniarie e penali altissime in caso di blocchi stradali e occupazioni: due fra gli strumenti “classici” da sempre utilizzati dai lavoratori per impedire lo smantellamento delle aziende e per portare all’attenzione dell’opinione pubblica le situazioni di crisi.

La manifestazione del 26 ottobre, indicata come la “parte politica” delle mobilitazioni, vuole non lasciare alla Lega e a Salvini il ruolo del primo oppositore del nuovo governo. Questo obiettivo lo facciamo valere realmente e praticamente solo legandoci alle tante battaglie che attraversano il paese per far fronte agli effetti immediati più gravi della crisi, a partire dai 160 tavoli di crisi aperti al Ministero dello Sviluppo Economico (MISE), fino a fare diventare ognuna di questa battaglie una “questione di ordine pubblico”. Pensiamo anche ai NO TAV e NO TAP (lotte contro le Grandi Opere inutili e dannose), ai NO MUOS e ad A FORAS (lotta contro la NATO e la guerra), ai movimenti e organizzazioni di lotta per la casa, agli studenti, ai disoccupati, alle lotte contro la devastazione della Terra.
Non si tratta semplicemente di “unire le lotte” e moltiplicarle finché la “rivoluzione scoppierà”. Si tratta di costruire anche dal basso la rete del nuovo potere attraverso la moltiplicazione, il rafforzamento e il coordinamento di organizzazioni operaie e popolari che si pongono tutte il medesimo comune obiettivo di prendere in mano le redini del paese, che non si limitano a fare strenua e ferma opposizione ma lottano per prendere in mano il proprio destino e dirigere il corso delle cose.

È quindi necessario consolidare, rafforzare ed estendere il ruolo delle organizzazioni operaie e popolari esistenti, di costruirne di nuove, di favorire il loro coordinamento:
– sostenere in ogni azienda gli operai avanzati e in ogni zona gli esponenti avanzati delle masse popolari che in qualche modo nel loro contesto particolare, in un campo o nell’altro, resistono all’uno o all’altro aspetto del catastrofico corso delle cose che la borghesia imperialista impone in tutto il mondo in ogni campo,
– aiutare ogni gruppo di lavoratori avanzati a occuparsi con più forza e con efficacia crescente della sua lotta particolare,
– spingere ogni gruppo di lavoratori ad andare oltre il suo caso particolare e legarsi in ogni modo agli altri gruppi che anch’essi nel loro particolare resistono e assieme creare la rete del nuovo potere che si rafforzerà fino a costituire un proprio governo d’emergenza che farà fronte al sabotaggio, al boicottaggio, alle sanzioni e all’aggressione della comunità internazionale dei gruppi imperialisti fino a instaurare il socialismo.
Per socialismo intendiamo un sistema sociale caratterizzato da tre elementi:
1. governo del paese (il potere politico) nelle mani delle masse popolari organizzate aggregate intorno al partito comunista e guidato dall’obiettivo della transizione dal capitalismo al comunismo;2. gestione pianificata pubblica delle aziende che producono beni e servizi, che devono soddisfare i bisogni individuali e collettivi della popolazione,3. promozione, con tutti i mezzi del potere sociale, della crescente partecipazione della popolazione, in particolare delle classi che la borghesia esclude, alle attività specificamente umane (gestione delle attività politiche e sociali del paese, cultura, sport, ecc.). Il primo atto dell’instaurazione del socialismo è semplicemente la conquista del potere.
Questo serve ai lavoratori e al resto delle masse popolari per porre fine alla devastazione imposta dalla borghesia e dal suo sistema in cancrena: le mobilitazioni del 25 e 26 ottobre prossimo sono un’occasione favorevole per avanzare in questa direzione.
Prendere esempio dai Consigli di Fabbrica del Biennio Rosso (1919-1920) e dell’Autunno Caldo del 1969 e mettere al centro l’iniziativa dei lavoratori, ma questa volta per avanzare verso la vittoria del movimento comunista che rinasce nel nostro paese e nel resto del mondo, fino all’instaurazione del socialismo!
Creare in ogni azienda organismi di operai che si occupano del destino della loro azienda, contrastano i tentativi di smantellamento, morte lenta, privatizzazione e le operazioni speculative, prevengono le mosse dei padroni approfittando del fatto che possiamo conoscerle in anticipo perché sono mosse obbligate, dettate dalla loro necessità di valorizzare ognuno il suo capitale, alimentano le lotte del resto delle masse popolari e se ne giovino essi stessi.

Moltiplicare gli organismi operai e popolari, rafforzarli e fare di essi i costruttori del nuovo sistema di potere che crescendo sostituirà quello della borghesia e del clero.

Per farla finita con la crisi del capitalismo e i disastri che produce, bisogna farla finita con il capitalismo. È un’opera difficile ma possibile. Dipende solo da noi impegnarci. Questa è l’opera che costruirà il nostro futuro e ci farà fare un salto verso l’instaurazione del socialismo.

10, 100, 1000 Consigli di Fabbrica!Il futuro del paese poggia sugli organismi operai nelle aziende capitaliste e gli organismi popolari nelle aziende pubbliche!Organizziamoci per dare al paese il governo di cui le masse popolari hanno bisogno!

Cordiali saluti dalla redazione di:
RESISTENZA
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martedì 15 ottobre 2019

Yemen - L'ONU nulla può contro le ingiunzioni USA



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Intervista a Enrico Vigna di Radio Irib, ParsToday Iran 

Radio Irib: Da quasi cinque anni il popolo inerme dello Yemen soffre di una aggressione da parte della cosiddetta coalizione araba guidata dall’Arabia Saudita. Ma perché nessuno parla di questa tragedia? Perché tutta questa disinformazione o indifferenza della Comunità internazionale e dei media?

Enrico Vigna: La guerra contro lo Yemen è un'altra guerra sporca proprio come l’Afghanistan, l’Iraq, la Libia, la Siria, ecc.. Non ha alcuna motivazione ideale, ma è un massacro di civili su scala genocida statunitense e la distruzione di un paese. Il Regno dell'Arabia Saudita e la sua cosiddetta coalizione agiscono sotto la procura USA che finanzia le bombe che vanno poi a devastare il popolo yemenita. Sono gli Stati Uniti a scegliere gli obiettivi, ed essere al centro di comando e controllo di questa sporca guerra.
In questi anni, a partire dall'amministrazione Obama, gli Stati Uniti hanno fornito all'Arabia Saudita bombe, munizioni, carburante. Secondo il Washington Post, gli Stati Uniti hanno venduto ai sauditi solo nel 2016, un totale di 20 miliardi di dollari in armi. Anche la Gran Bretagna ha venduto quasi 4 miliardi di dollari di armamenti.
Anche altri paesi beneficiano della guerra, come il Regno Unito, i paesi dell'UE, tra cui l’Italia e il Canada.
Lo Yemen è il più povero dei paesi arabi, ma si affaccia e domina lo stretto di Bab el-Mandeb, dove transita il 40% del petrolio mediorientale ed essendo un paese confinante con l’Arabia saudita è quindi un punto strategico fondamentale sia economico che militare
Così come con Iraq, Afghanistan, Libia e Siria e tanti altri piccoli paesi che gli Stati Uniti hanno dichiarato di essere nemici, lo Yemen non rappresenta una minaccia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Ma occorre anche farsi un’altra domanda: perché gli Stati Uniti distruggono dei piccoli paesi e perché gli Stati Uniti stanno distruggendo lo Yemen?
La guerra iniziata nel 2015 è ha lo scopo di proteggere gli investimenti statunitensi delle multinazionali, il neoliberismo e la concezione di un nuovo ordine mondiale. Il popolo dello Yemen è stato fiero oppositore del neoliberismo e dell’ ordine mondiale che lo sostiene. Il suo popolo con le sue avanguardie di lotta, Ansar Allah in prima linea, dopo essersi ribellati contro il dominio di 33 anni di Ali Abdullah Saleh che aveva venduto lo Yemen al neoliberismo, si ribellarono poi anche al governo ad interim di Hadi per il suo disegno di svendita e assoggettamento che progettava con l'impero neoliberista.
Negli anni '90 con il crollo dell'URSS, gli Stati Uniti iniziarono a costruire un impero per dominare il mondo e non ne fecero segreto. Il piano americano per il dominio del mondo ha assunto diversi nomi, come la dottrina Wolfowitz, il Progetto per un nuovo secolo americano (PNAC), la nazione indispensabile, l'eccezionalità americana, il nuovo ordine mondiale e più sottilmente il ruolo di Leadership mondiale USA.
Gli Stati Uniti bramano la ricchezza dello Yemen e la sua posizione strategica, come parte del neoliberale Nuovo Ordine Mondiale. La visione americana del Nuovo Ordine Mondiale è un mondo dominato dalle multinazionali statunitensi, dalle istituzioni finanziarie statunitensi e dalle ricche dinastie familiari statunitensi.
Un altro motivo per questo silenzio assordante, tuttavia, può essere perché la maggior parte delle uccisioni di donne, bambini, civili sono concretamente commessi usando armi fornite dall'Occidente e, come ben si sa quest’ultimo, ha tra le sue prerogative, l’ipocrisia di voler essere maestro dei “diritti umani” in ogni angolo. Tant’è che da almeno vent’anni ha forgiato il nuovo concetto di “diritto umano” ,quello di essere costretto a fare guerre e aggressioni ma come... GUERRE UMANITARIE!..
ECCO i motivi reali della disinformazione ed il suo ruolo in occidente.

RI: In un recente rapporto pubblicato il 3 settembre e rilanciato dalla Reuters, un gruppo di esperti dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) ha rivelato il ruolo degli Stati Uniti, del Regno Unito e della Francia nella guerra devastante contro lo Yemen, accendendo il dibattito sulle responsabilità dei massacri. Qual è un suo commento al riguardo?

EV: L’ONU dovrebbe essere il vettore principale per trovare nei vari teatri di guerra e conflitti planetari, soluzione di pace e negoziali, invece è dominato dagli Stati Uniti e dalle sue politiche e logiche aggressive e imperiali, per dare un impressione di legalità “illegale” ( in quanto fatta ad una sola parte in conflitto), è stato adottato un blocco e un embargo unilaterale sulle armi contro lo Yemen. Occorrerebbe chiedere perché non vi sia un embargo sulle armi delle Nazioni Unite, contro l'Arabia Saudita, ovviamente questa è una domanda retorica.
Le Nazioni Unite non fanno nulla per fermare il genocidio saudita guidato dagli Stati Uniti e la distruzione dello Yemen, e continua a falsare e minimizzare il numero di morti civili.
L'ex ambasciatore degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite Nikki Haley aveva denunciato veementemente, quando le Nazioni Unite osarono esprimere leggere critiche contro gli Stati Uniti, quando essi spostarono la propria ambasciata a Gerusalemme. Ha asserito che le Nazioni Unite "non rispettano" gli Stati Uniti e ha minacciato ritorsioni finanziarie contro le Nazioni Unite e i paesi che hanno votato in contrasto con i desideri degli Stati Uniti
Nel corso di una conferenza stampa alle Nazioni Unite il 29 giugno, HRW e Amnesty International ( due enti non certo definibili anti USA…) hanno rivelato che, "attacchi aerei illegali da parte della coalizione saudita havevano ucciso e mutilato centinaia di bambini in Yemen e danneggiato decine di scuole…”, ma la coalizione ha imposto, forte del sostegno statunitense il Segretario generale, a non effettuare una inchiesta approfondita su questa denuncia e a rimuovere l'Arabia Saudita dalla lista della vergogna delle Nazioni Unite. Il Segretario Generale Ban Ki-moon si è dopo essere stato vittima di pressioni durissime ha detto: "…C'è stata una feroce reazione alla mia decisione di rimuovere temporaneamente i paesi della coalizione a guida saudita dall'allegato del rapporto. Questa è stata una delle decisioni più dolorose e difficili che ho dovuto fare. Il rapporto descriveva orrori cui nessun bambino dovrebbe affrontare... ". Ecco i fatti.

RI: L’Italia che ruolo ha giocato nel conflitto yemenita?

EV: In questa foto di repertorio di anni fa, si può vedere missili ammassati nell’aeroporto civile di Elmas (Cagliari) con destinazione il conflitto in Yemen. Le armi e munizioni per 21 milioni di euro, erano stati poi trasportati in nave da Genova all’Arabia Saudita, provenienti dalla fabbrica della società RWM a Domusnovas. La Sardegna è il punto di partenza degli armamenti per rifornire la coalizione araba a guida saudita/USA che combatte i ribelli yemeniti. Eppure esiste una normativa italiana che vieta di esportare armi in Paesi “in stato di conflitto armato, oltrechè in contrasto con i principi dell’articolo 51 della carta delle Nazioni Unite”.
E’ la legge 185 del 1990, che è tra l’altro molto chiara. Nel testo la parola “guerra” compare una volta, nel primo comma dell’articolo 1, in cui si precisa che la regolamentazione avviene secondo i principi della costituzione repubblicana che “ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. 
E invece le armi arrivano dal nostro Paese. Come ha spesso annotato Giorgio Beretta, analista dell’Opal (Osservatorio permanente sulle Armi leggere), le autorizzazioni per l’esportazione dall’Italia verso l’Arabia Saudita risalgono al 2014.
Per esempio le bombe MK81 da 250 libbre, prodotte dalla Rwm Italia negli stabilimenti di Domusnovas, oltre ai Droni fabbricati dalla PIAGGIO Aerospace di Villanova d’Albenga
A dispetto dell’italico nome, l’intero pacchetto societario della Piaggio Aerospace è in mano alla Mudabala Development Company ( come documentato dal SardiniaPost), una compagnia fondata nel 2002 dal governo di Abu Dhabi (capitale degli Emirati Arabi Uniti) “come vettore principale della diversificazione economica dell’Emirato”, si legge nel sito ufficiale. Il presidente del consiglio di amministrazione è “Sua Altezza lo Sceicco Mohamed Bin Zayed Al Nahyan“, principe ereditario di Abu Dhabi e vice comandante supremo delle Forze armate.
Inoltre non bisogna dimenticare che l’Arabia Saudita è il principale cliente dell’industria militare italiana.
Ecco perché l’Italia è pesantemente coinvolta nelle tragiche vicende yemenite.
Purtroppo in Italia e in occidente in generale non esiste più un vero Movimento per la Pace e contro la guerra, in grado di protestare e influenzare una vasta opinione pubblica. L’Italia è un paese occupato da oltre 70 anni, militarmente, politicamente, economicamente e anche culturalmente, così i vari governi succedutisi nel tempo, non hanno mai messo in discussione questa colonizzazione del paese da parte degli USA e della NATO: l’Italia, dopo il Giappone è il paese con più basi straniere del mondo! Eppure i più fermi assertori della Sovranità nazionale in questo paese, quelli del “Prima gli Italiani”, di questo non ne hanno mai neanche accennato.
Come CIVG (Centro Iniziative per la Verità e la Giustizia) facciamo parte di una rete di associazioni che si battono contro le guerre. La nostra è impegnata sui vari teatri di guerra con un lavoro di INFORMAZIONE e di Solidarietà concreta con decine di Progetti di Solidarietà (dalla Siria alla Palestina, dal Donbass al Kosovo, dall’Afghanistan al Venezuela, a Cuba…), rivolti a bambini, sempre vittime innocenti delle guerre di aggressione scatenate dalle politiche banditesche di USA, NATO e suoi alleati locali ( Arabia Saudita, Paesi Golfo...).
Oltre al ruolo internazionale del WPC ( Consiglio Mondiale della Pace) che è impegnato in molteplici battaglie contro le guerre imperialiste nei vari angoli del mondo.

Ottobre 2019

QUI la versione audio dell’intervista:
Shima Skhansefid, intervista a Enrico Vigna 5 ottobre 2019 per ParsToday
PARSTODAY: " Come mai un' organo come le Nazioni Unite che dovrebbe tenere conto degli aspetti umanitari e cercare di impedire i massacri dei civili  non fa nulla di concreto contro il massacro degli yemeniti e contro la distruzione di questo Paese e non impone l'embargo di armi all'Arabia Saudita?...”: “…l'Onu infatti non ha un ruolo determinante nei teatri tragici della guerra ma sono ormai sotto ricatto economico e politico e anche militare degli Usa....", queste le parole di Enrico Vigna, delegato del World Peace Council nonchè responsabile del Centro dell'Iniziativa  per la Verità e la Giustizia a Parstoday sulla guerra in Yemen e sul ruolo degli Usa nei massacri degli yemeniti, nell’intervista a Radio IRIB.. Shima Skhansefid

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sabato 12 ottobre 2019

Bibbia e dintorni - I santi che non ti aspetti...


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GIACOBBE si comportò da perfetto MAFIOSO (ma come i mammasantissima italioti apparteneva alla stessa area mediterranea) - Approfittò della fame del fratello ESAU'  per estorcergli la primogenitura (che allora valeva tanto) - Mentre fraternamente avrebbe potuto dividere il piatto a metà -

GIOSUE' si comportò peggio di un colonnello delle SS - Fece distruggere  Jerico e ne fece uccidere TUTTI gli abitanti (compresi gli animali) - Di fronte a Jerico, Boves, Marzabotto e Sant'Anna di Stazzema sono piccolezze - NON riusciamo a capire certi "gosp hell" battisti  afroamericani che inneggiavano a "Gerico" come esempio positivo....

RE DAVIDE mandò il generale URIA a morire in prima linea  per fottergli la moglie BETZABEA - Quando Sua Maestà si stufò di lei o in qualche modo gli diventò scomoda, la fece LAPIDARE - Notare che la stessa Chiesa cattolica lo fece "santo" - Ma si può?!

Curioso che per tutti gli anni ' 50 e primi ' 60 la cinematografia lobby$tiKa  hollywoodiana ci ha riempito  di pellicole esaltanti simili e altri squallidi  elementi.


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Ax

giovedì 10 ottobre 2019

USA - ....come l'americano medio si prepara alla fine del mondo


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Il mondo moderno sembra l'ideale   per provocare la fine del mondo. Quasi ogni anno, e talvolta più volte l'anno, le persone sono pronte alla  fuga per paura e fanno shopping, per l'acquisto di carne in scatola, grano saraceno e sottaceti, per poi, senza perdere tempo, portare le derrate in un loro  luogo di salvezza dalla guerra atomica, dalla rivoluzione globale, dalla caduta di un meteorite o inondazione. Allo stesso tempo è abbastanza difficile immaginare quanto tempo dopo la scomparsa della vita sulla terra, le persone potranno sopravvivere, mangiando sottaceti e conserve, seduti da qualche parte nelle fogne.

Tuttavia, ci sono persone che onestamente credono che la fine tanto attesa sia presto a venire. Nel mondo ancora formato da questa sottocultura, meglio conosciuto come Preppers («Preparato"). Queste persone credono che potranno salvarsi.

Ora immaginate che tutto ad un tratto scompaia. Niente elettricità, niente Internet, niente telefono, niente TV, nessuna banca, nessun servizio di manutenzione - niente...  Le autostrade fondono con le macchine, aerei che cadono dal cielo. Nella consapevolezza che la luce del sole non sarà mai più vista, la gente è nel caos e disordini iniziano nelle città. Le autorità cercano di  mantenere il controllo, ma la gente lentamente sta impazzendo, contribuendo volontariamente alla fine del mondo.  Ed è  allora che compaiono i cosiddetti  "preparati".

Costoro  hanno a lungo guardato il mondo e visto tutte le potenziali minacce:  collasso economico, terrorismo, guerra nucleare,  interruzione delle forniture energetiche, caduta del meteorite, e sì, una lunga notte civile e produttiva.

Chi si preoccupa di tutto ciò e cerca di capire la gravità della situazione si organizza in anticipo, e qui vale la pena sottolineare che più di tre milioni di "preparati" sono già pronti nei soli  Stati Uniti. E questo numero è in costante crescita. E molti Preppers americani spendono migliaia di dollari ogni anno per rifornirsi di tutto il necessario per sopravvivere alla catastrofe imminente.

Elenco delle cose necessarie, secondo  una  famiglia  di "preparati" americani,  per resistere dopo la fine del mondo:

1. sei litri di riso, fagioli, zucchero, noci, farina.

2. 12 scatole di carne congelata.

3. 14 scatole di burro, formaggio e carne.

4. Una canna di acqua per il lavaggio.

5. Una macina.

6.  secchi e recipienti vari.

7. L'aspirapolvere.

8. 18 lattine di carne di maiale e di tacchino.

9. 5 confezioni di brodo di carne di maiale e pollame.

10. 39 kg di sale.

11. Foglio di alluminio (2 confezioni).

12. kit portatili, torce elettriche.

13. La scatola di candele.

14. Un secchio di semi di girasole.

15. 2 cassetti con varie medicine.

16. 4 lattine di tacchino in umido.

17. 24 scatole da 12 pezzi di vari alimenti in scatola.

18. Zaini individuali con riserve per 72 ore.

19. Un secchio di carbone.

20. Una cassa di  patate.

21. Grill.

22. Forno a  batteria solare.

23. 19 scatole di carne secca.

24. 6 bottiglie di aceto bianco e sidro.

25. 6 confezioni di olio d'oliva.

26. Kit  per arrampicate.

27. 12 barattoli di conserve di verdura: cipolle, carote.

28. 6 lattine di latte in polvere e uova.

29. Un secchio di detergente.

30. Bleach (2 bottiglie).

31. 2 confezioni di pasta.

32. 39 confezioni di purè di patate.

33. 17 confezioni di varie conserve

34. 12 scatole di varie cose utili.

35. 10 pacchetti di caramelle.

36. 10 confezioni di cacao secco.

37. Generatore di corrente.

38. Propano incendiario.

39. Il filtro dell'acqua.

40. 3 scaldini.

41. Maschere antigas.

42. 10 scatole da 12 lattine vuote.

43. 6 confezioni di peperoni sottaceto.

44. Proiettili ed armi varie.

45. 8 bariletti di miele.

46. 5 lattine di sardine.

47. Una tenda portatile.

48. 4 galloni di benzina.

49. 3 pannelli solari.

50.  Un tubo di plastica.



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ZavtraMen  -  ZavtraMen  Nikolai -  http://zavtramen.livejournal.com/

mercoledì 9 ottobre 2019

Intelligenza umana, alieni e soldi


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Un alieno giunge sulla Terra per inserire i terrestri nel catalogo delle civiltà intelligenti. Fa una domanda:
• "Perché con l'abbondanza della terra, dell'acqua e della luce c'è ancora la gente che fa la fame?
• "Perché mancano i soldi."
• "Perché avete tanti senza casa, avendo molte risorse?"
• "I soldi non bastano per tutti."
• "Perché avete inquinate così il pianeta?"
• "Non abbiamo soldi per sistemare tutto."
• "Perché avete così tanti malati, che potrebbero essere facilmente guariti?"
• "I soldi non bastano."
• "Ma che cosa sono, i soldi? Perché non vi permettono di vivere tranquilli? Volete che vi diamo una mano e li porteremo dagli altri pianeti? Da dove li prendete, i soldi?"
Guardano in basso:
• "No, non serve portarli. Li stampiamo noi." 

L'alieno ha riflettuto e ha tolto i terrestri dalla lista delle forme di vita intelligenti...

Olga Samarina

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martedì 8 ottobre 2019

Roma. Extintion Rebellion protesta...




Con una manifestazione autorizzata dalla questura Extintion Rebellion (XR) ha compiuto, il 7 ottobre u.s., una simbolica "occupazione" di piazza Montecitorio, a Roma, iniziando così la settimana italiana di proteste. Gli attivisti italiani del movimento internazionale per l'ecologia e il clima dal 7 al 13 ottobre 2019  hanno indetto una settimana di mobilitazione. Le proteste saranno a Roma, dove risiede il cuore del movimento: il centro sociale Brancaleone di Montesacro... 


Questo tipo di proteste, tipo "Femen", rientrano  nel sistema, sono finte dimostrazioni di democrazia: da una parte si comanda e dall'altra si protesta. Così il sistema salva la faccia e può continuare a tarlupinare i tifosi del  pallone della domenica. Queste proteste sono come il "facite ammuina" dei Borboni, o come il diritto al mugugno, consentito dal codice navale perché innocuo, servono solo a far scena in modo che  i media piombati e telematici possano farci begli articoloni...

Paolo D'Arpini  


lunedì 7 ottobre 2019

Neuroscienze - Come ritrovare l'intelligenza perduta con la neuro.psico.fisiologia di Michele Trimarchi

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Nel mese di dicembre  2019 lo psicologo Michele Trimarchi, padre della neuro.psico.fisiologia, presenterà un corso rivolto a tutti per recuperare dalle memorie dal nostro io bambino quelle condizioni che ci fanno tutti potenzialmente geni. Per spiegare  questo metodo Trimarchi in una sua breve nota ha affermato:
È stato dimostrato che il cervello del bambino già nel ventre materno inizia a percepire tutto lo stato vibrazionale della madre, formando dentro di sé le fondamenta della sua esistenza. Dopo la nascita gli organi di senso e il corpo diventano le vie preferenziali delle informazioni che raggiungono il cervello, riducendo sempre più la libertà di risuonare con le varie forme di Energia che pervadono e avvolgono la nostra realtà biologica e biofisica. La differenza fra “biologico” e “biofisico” sta nel fatto che la biologia viene circoscritta alle strutture organiche materiali, trascurando la realtà biofisica informazionale, vibrazionale, elettromagnetica che costituisce l’essenza dell’esistente.

La sofferenza umana sta raggiungendo livelli estremi; le ansie e le paure invadono i cervelli; le industrie farmaceutiche inventano “pillole” nel tentativo di ridurre la somatizzazione dolorosa della sofferenza. Tutto l’organismo, sottoposto alle somatizzazioni, viene stressato sempre più, e gli “specialisti” codificano nuove sindromi e psicopatologie con associate “terapie” fatte di farmaci e troppo spesso di parole inutili.

Abbiamo detto più volte che nel bambino deve formarsi il “Pilota del cervello”, il quale deve imparare rapidamente a guidare, nel tempo e nello spazio, la propria esistenza. Il Pilota è l’Io, l’Anima, lo Spirito - come lo volete chiamare - che risiede nei lobi frontali destro e sinistro del cervello e che può inibire o attivare ogni funzione del proprio corpo e della propria mente. È l’Io che deve gestire e dirigere i propri organi di senso alla ricerca e alla scoperta delle meraviglie di un mondo di Conoscenza che è disponibile a chi la cerca.

L’intima essenza della Natura è vibrazione, non è solo forma, eppure la banalità della percezione si sofferma troppo sulle forme senza entrare in risonanza con le vibrazioni e il dinamismo dell’essenza contenuta all’interno delle forme, ma le forme non generano Emozione.

L’Emozione viene prodotta da stati vibrazionali dell’Energia, e il Pilota deve creare le condizioni, nel proprio cervello, per ricercare la sintonia con le forze armoniche della Natura. E tutta la creatività umana deve salire di piano per progettare e creare stati vibrazionali armonici capaci di generare il piacere e la gioia di socializzare, dialogare, cooperare. Solo così ci si evolve e si inizia una graduale uscita dalla conflittualità drammatica che rende ormai impossibile l’esistenza sul nostro pianeta.
Quindi crea il silenzio dentro di te. Osserva, ascolta e cerca di percepire ciò che normalmente non si vede, non si sente, non si tocca, ma esiste, è “tangibile” per il tuo Io ed è pronto a risuonare con te e a produrti infinite Emozioni.
 

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venerdì 4 ottobre 2019

Finanza maiala… – L’ambiente è malato ma il Gretinismo è un’altra cosa

Il problema dell’ambiente malato esiste realmente, ed è drammatico. Nel mio piccolo, nel mio piccolissimo, me ne sono accorto ben prima che uno pseudoambientalismo teleguidato diventasse un fenomeno di moda.
Anche io, perciò, sono seriamente preoccupato per la salute del pianeta. Ma ancor più preoccupato sono per le ricette dilettantistiche e approssimative che, sull’onda di un giulivo Gretinismo, vengono proposte come soluzione. Questo, ovviamente, prescindendo del tutto da ogni considerazione di carattere “dietrologico”.
Facciamo dunque finta, per un istante, che veramente i media del mondo intero, i capi di Stato e di Governo, l’ONU e tutto il resto del circo mediatico-politico si preoccupino di quello che dice una bimbotta di Stoccolma. Ecco, anche a voler credere a tutto questo, il guaio è che gli “esperti” ambientalisti di ámbito Gretino sembrano non avere capito nulla di ciò che realmente sta a monte del disastro climatico. Innanzitutto, è sbagliato  strillare che i governanti occidentali “ci hanno rubato il futuro”. Strepiti, versacci e crisi isteriche dovrebbero essere indirizzati ai paesi afro-asiatici, responsabili della stragrande maggioranza dei danni ambientali.
I paesi del “sud del mondo” sembrano aver dichiarato guerra all’ecologia: continuano con impegno ad immettere nell’atmosfera i gas che sono direttamente responsabili dell’effetto serra, oltre a scaricare in mare montagne di plastica (il 90% del totale). Ma, soprattutto, continuano a sfornare figli su figli. In Africa si avvicinano allegramente al miliardo e mezzo di abitanti, e procedono gagliardi verso il traguardo dei due miliardi (secondo alcuni, ci arriveranno già nel 2050). 
Il progetto dei potentati che plaudono a Greta e al Gretinismo è quello di scagliare una buona fetta di questi due miliardi contro i “muri” di una Europa i cui abitanti non arrivano a 500 milioni. Con il plauso, naturalmente, di quanti sostengono che abbiamo bisogno di immigrati “per pagare le nostre pensioni”.
Mi spaventa la assoluta ignoranza delle dinamiche demografiche da parte di una classe dirigente europea desolatamente sprovveduta, la stessa che incoraggia una immigrazione che può sommergerci, e la stessa – guarda caso – che accoglie a braccia aperte le nuove parole d’ordine di un Gretinismo da asilo infantile.
Mi spaventa tutto ciò, perché siamo in presenza di una catena i cui anelli sono indissolubilmente legati l’uno agli altri: «sovrappopolazione, inquinamento, mutamenti climatici, alterazione dell’ecosistema, catastrofi ambientali, malnutrizione di intere popolazioni e conseguenti spinte alle migrazioni (ma anche alle guerre per assicurarsi risorse idriche e/o alimentari).»
Il primo anello della catena è la sovrappopolazione. Perché l’uomo è la prima causa dell’inquinamento: sottrae materie prime per la propria sussistenza, produce scorie e rifiuti da smaltire, consuma energia, utilizza apparecchiature inquinanti per alimentarsi, per spostarsi, per riscaldarsi, per mille altri motivi. L’uomo – l’uomo moderno, almeno – inquina l’ambiente (e quindi determina mutamenti climatici) assai più di ogni altro fattore. E ciò sia nel mondo progredito che in quello “in via di sviluppo”, con esclusione soltanto delle sparute popolazioni tribali che ancora vivono in maniera primitiva nelle zone più interne di alcuni continenti: senza luce elettrica, senza automobili, senza altri consumi che non siano quelli di una alimentazione frugale.
Per fermare il disastro ambientale si deve necessariamente fermare il sovrappopolamento del pianeta, cresciuto a dismisura negli ultimi decenni. Eravamo 2 miliardi e mezzo nel 1950, siamo diventati ben 7 miliardi nel 2011, e fra soli trent’anni dovremmo toccare i 10 miliardi. Se non si inverte questa tendenza, le risorse del pianeta continueranno inesorabilmente a diminuire, e la produzione di scorie e rifiuti continuerà altrettanto inesorabilmente ad aumentare, con connesso aumento anche di inquinamento, mutamenti climatici e disastri ambientali.
Ora, fermare la crescita demografica nei paesi afro-asiatici (non nell’Europa della crescita zero) è praticamente impossibile, se non ci si rende conto che “siate fecondi e moltiplicatevi” non l’ha detto Dio, bensì qualcuno che  pretendeva di parlare in nome di Dio. Ma questo è un discorso che ci porterebbe troppo lontano. Mi limito soltanto ad osservare che, quando qualche Gretino grida a noi di fare meno figli, non ha capito nulla, perché quella è una esortazione che andrebbe diretta a quello che una volta si chiamava “terzo mondo”.
Andiamo avanti. Oltre al fattore demografico ve n’è un altro da cui non si può assolutamente prescindere per ogni serio discorso ambientalista: quello delle risorse finanziarie. Per riconvertire e modificare significativamente i processi produttivi, occorrono cifre enormi. Ed è questo il motivo per cui tutti i mille summit internazionali, le varie conferenze sul clima e le altre festose occasioni conviviali non hanno prodotto un bel niente.
I soldi non ci sono. O, meglio, ci sarebbero. Basterebbe farseli prestare dai privati (banchieri, finanzieri, usurai) cui gli Stati hanno regalato l’esclusiva della creazione del danaro. Ma – piccolo particolare – per ottenere in prestito la necessaria montagna di miliardi, gli Stati dovrebbero far salire il loro debito pubblico fino alle stelle. Ergo, non se ne fa nulla, al di là dei soliti pannicelli caldi.
Anche qui la soluzione ci sarebbe. Ma la politica di oggi, almeno fino a questo momento, si limita a svolgere il ruolo di cameriera degli usurai (come direbbe Pound) e mai e poi mai violerebbe il primo comandamento del politicamente corretto: il denaro non appartiene agli Stati ma alle banche, che lo prestano agli Stati seguendo le regole del mercato.
Ecco, basterebbe restituire agli Stati e ai popoli la loro sovranità monetaria per risolvere il problema. E, se non si volesse arrivare a questa scelta “sovranista”, si potrebbe adottare una soluzione di compromesso: «Creare un’istituzione monetaria pubblica, con la partecipazione di tutti gli Stati del mondo in misura proporzionale al numero dei rispettivi abitanti, ed autorizzare tale istituzione a emettere titoli di credito (cioè denari) spendibili esclusivamente per gli interventi di salvaguardia ambientale: dallo sviluppo massiccio delle energie rinnovabili all’adeguamento delle strutture industriali di singoli Stati agli standard più ecologici, passando per le misure – anche “minori” – di risparmio energetico e per ogni altra iniziativa volta alla tutela del mondo in cui viviamo.»
Difficile? Assolutamente no. Ma, certo, soluzioni del genere non piacerebbero affatto a chi soffia sul fuoco del Gretinismo, al solo scopo di consentire che qualche neonata formazione “verde” rallenti l’avanzata di forze realmente pericolose per gli odierni assetti di potere.
Michele Rallo – ralmiche@gmail.com
…………………….
Commenti:
“Potreste anche leggere l’articolo di F. William Engdahl, studioso americano, docente di rischio strategico, laureato a Princeton, e autore di bestsellers di geopolitica ed economia: “Il clima e la via dei soldi”; oppure l’articolo della scrittrice colombiana Cecilia Zamundio: “il maquillage verde del capitalismo non cambia la sua essenza depredatrice: la favola di Greta e i suoi limiti”- Entrambi gli articoli li si può trovare su www.resistenze.org…” (V.B.)
“Annunciata l’agenda eco-fascista dei banchieri. Anche se tralasciato dai media occupati a celebrare la recita di Greta Thunberg, all’assemblea generale dell’ONU è stato svelato anche un complotto dei banchieri centrali, per un “cambio di regime nella finanza” globale, con l’intervento del governatore della Banca d’Inghilterra Mark Car subito dopo quello di Greta…” (G.V.)

giovedì 3 ottobre 2019

Petizione per la riapertura del primo tratto Civitavechia Orte della Ferrovia dei Due Mari (Tirreno - Adriatico)


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Per questa ferrovia sono stati spesi per lavori 220 miliardi di lire, per il completamento dei lavori e la elettrificazione completa, sono stati incamerati dalle FS altri 123 miliardi di lire. E' stato anche redatto un progetto coofinanziato dalla Unione Europea, la Regione Lazio, l'autorità di sistema portuale di Civitavecchia e l'Interporto Centro Italia di Orte per 2 milioni di € . E' inoltre inserita nell'elenco delle ferrovie turistiche allegato alla legge 128/2017. La tratta Capranica Orte è armata ed è possibile aprirla con poca spesa immediatamente al servizio viaggiatori e turistico. La riapertura della tratta Civitavecchia Capranica Sutri Orte della Ferrovia dei DUE MARI è necessaria per la creazione di sviluppo economico del viterbese e di tutto il Centro Italia. Infatti permette il collegamento del Porto di Civitavecchia all'Interporto di Orte,  del Mar Tirreno al Mar Adriatico. Permette lo sviluppo dell'entroterra del porto, il collegamento ferroviario del corridoio del mare Spagna Italia Croazia.
Occorre voltare pagina rispetto la mobilità, per ridurre l'impatto ambientale. Basta con il favorire la viabilità stradale altamente costosa e inquinante. Il ritorno al futuro è favorire lo sviluppo delle ferrovie.  
Con la presente petizione, pertanto,  chiediamo che venga riaperta al traffico Merci viaggiatori e turistico.
Raimondo Chiricozzi - raimondo.chiricozzi@gmail.com
Risultati immagini per Raimondo Chiricozzi
Per firmare la Petizione: http://chng.it/4YYBhHfs7N

mercoledì 2 ottobre 2019

"L'uomo stesso sta provocando la fine del suo mondo"... parola della Profetessa Gabriele


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Non ci si può prendere gioco di Dio. Tutte le aberrazioni demoniache, messe in atto dagli uomini sulla terra, si svilupperanno fino all'eccesso, perché ogni essere umano e ogni anima dovrà riconoscere, prima o poi, di chi è stato al servizio e chi era; anche ogni demone lo dovrà riconoscere. Dio, l'Eterno, ha dato in prestito ai Suoi figli in veste umana energia positiva, ma non l'ha ceduta loro. Quello che è provenuto dalla Legge affluirà nuovamente nella Legge.

E' giunto ora il tempo in cui non si può quasi più mettere in moto qualcosa, perché manca la forza motrice, cioè l'energia positiva, in quanto l'energia data in prestito (all'inizio della caduta) è ampiamente esaurita, vale a dire che è stata invertita in energia negativa. Questo significa che la bobina del film dell'ego umano, lo spreco di energia, verrà riavvolta. Tutti, uomini e anime, dovranno osservare il film della propria vita.

Il mondo sta crollando perché la sua struttura non regge più. Malattie, epidemie, infermità e fame mietono innumerevoli vittime. Il deterioramento dello strato ozonico della Terra, le radiazioni ultraviolette, l'inquinamento di fiumi, laghi e mari, la scarsa qualità degli alimenti, che non contengono quasi più le sostanze nutritive necessarie, ovvero forza vitale, contribuiscono a far sì che ben presto gli uomini non potranno più esistere su questa Terra.

L'unica possibilità rimasta ancora ai demoni è di trasferire l'energia negativa da un punto a un altro (da un essere umano ad un altro-ndr), di spostarla, in modo che alcuni esseri umani ottengano di tanto in tanto qualche successo, per infondere così in molte persone la speranza che tutto possa continuare così com'è o addirittura migliorare.

Tuttavia, anche questi spostamenti di energia possono essere effettuati solo in modo limitato. Quando le cause che gli uomini hanno posto e pongono manifesteranno sempre più rapidamente i propri effetti, le cose non potranno più continuare così come sono. Pertanto saranno sempre di più le persone che soffriranno a causa dei loro effetti, inclusi coloro che cercano di mantenere la nave del mondo sulla sua rotta, emettendo leggi terrene sempre più severe (vedi la lotta alla corruzione, all'evasione e al "terrorismo"-ndr) e attraverso manipolazioni di diverso genere (soprattutto quella genetica, per arrivare a costruire un uomo a misura dei demoni, docile, spersonalizzato, ubbidiente-ndr).
Chi soffre e vive di stenti non ha più quasi alcuna forza di volontà per decidere qualcosa o per fare ricerche.

Anche se in questo mondo tutto sta andando in rovina, molti demoni e molte anime ed esseri umani - primi fra tutti gli scienziati, seguiti a ruota da teologi e governanti - ritengono ancora di aver sconfitto Dio, perché Dio non interviene negli avvenimenti della caduta (nelle vicende umane-ndr) e non pone fine a quello che sta accadendo. Dio non pone fine a questo operato umano (perché rispetta il libero arbitrio degli uomini-ndr). Sarà l'uomo stesso a farlo, perché ognuno ha immesso da sé la propria fine, e la fine di questo mondo, nel sistema dei computer della legge di causa ed effetto.

Inviato da Marco Bracci

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Tratto da: Il Suo occhio. La contabilità di Dio. Il Microcosmo nel Macrocosmo. Ediz. Gabriele-La Parola