Questo blog nasce per l’esigenza di restituire identità al luogo ed a noi stessi.

Negli anni passati avevo coniato il motto “Una, cento, mille Calcata..” per significare come l’esperimento in corso nel vetusto borgo potesse essere esemplificativo di un nuovo modo di rapportarsi con la natura e con se stessi. Non è certo Calcata, in quanto comunità o località, che va riprodotta ma un modo di percepire la presenza umana nel luogo. Una presenza inserita nel contesto della natura, nel consesso dei viventi, in condivisione olistica e simbiotica.

Infatti - come disse Nisargadatta Maharaj - noi non possiamo essere altro che una parte integrante della manifestazione totale e del totale funzionamento ed in nessuna maniera possiamo esserne separati.

Molto spesso però ho notato che l’uomo tende a dare maggiore importanza al contesto sociale in cui egli vive. E’ nella società umana, con le sue esigenze e movimenti, che si fa la storia e si sancisce la caratteristica di un posto, molto spesso dimenticando l’appartenenza al tutto, ignorando l’inscindibile co-presenza della natura e degli animali. Per tentare di riscoprire le nostre radici naturali, continuando a prendere ad esempio un cero modo di vivere il luogo e nel luogo, ho pensato di affidare le mie riflessioni a questo blog. In esso si parla di Calcata ma anche di tutto il mondo, ma potremmo dire che è un'altra Calcata ed un altro mondo.

Programmi, storie, descrizioni dell’ambiente (sia naturale che umano), poesie, riflessioni… è ciò che troverete in questo blog. Non sarà quindi un sito di servizi, per promuovere il turismo o la speculazione commerciale, ma un luogo di incontro e fusione delle anime.


sabato 22 novembre 2014

Appello alla Regione Lazio per rivedere la questione della mobilità pontina



Appello a Zingaretti (Regione Lazio) per sospendere la gara e ritirare il bando delle inutili autostrade a pedaggio A12-Roma-Latina e della bretella Cisterna-Valmontone.

Il 4 Novembre 2014 è stata trasmessa la censura dell'Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) alla Società Autostrade del Lazio, conseguente all'esposto presentato dall'ANCE-ACER Lazio, nella quale si attesta che si stanno violando fondamentali interessi pubblici a favore di ristretti interessi privati. In particolare, che la Gara così come è stata condotta, viola l'art.1 comma 1 e contravviene ai dettami dell'art. 1 comma 1 ter del Codice dei contratti pubblici.


Il punto di non ritorno è ora la data fissata per la scadenza della gara di appalto, cioè il 10 dicembre prossimo. Dopo questa data, le istituzioni pubbliche trasferiranno enormi capitali e delegheranno decisioni fondamentali per lo sviluppo del territorio nella mani di forti poteri privati.


Ricordiamo che il Presidente di ANCE-ACER Lazio, Petrucci, nella conferenza stampa tenuta al Residence Ripetta proponeva: “di utilizzare i 468 milioni messi a disposizione per l'autostrada Roma-Latina per un nuovo progetto di messa in sicurezza e miglioramento dell'attuale tracciato” e ancora “una proposta concreta a favore dell'occupazione e dei cittadini che potranno utilizzare in tempi rapidi un'opera più sicura e senza ulteriori esborsi (senza il pedaggio).

Chiediamo, in primis, al Presidente della Regione Lazio, Zingaretti, che è una delle massime autorità decisionali, di adoperarsi per annullare questa scadenza e di rivedere l'intera questione della mobilità pontina.

Riaffermiamo che le proposte utili e di buonsenso risiedono nell'adeguamento in sicurezza di tutta la Via Pontina che salvera decine di vite umane e nella costruzione della metropolitana leggera Roma-Pomezia-Ardea che ridurrà drasticamente il numero della auto private, facendo fluidificare il traffico ed eliminando le interminabili file quotidiane.

In caso contrario, oltre alle evidenti responsabilità giuridiche, sarà chiaro che per i nostri governanti non esiste alcuna etica pubblica, ma solo interessi personali.
* In allegato il documento dell'ANAC.

Comitato NO Corridoio Roma-Latina per la Metropolitana Leggera
Il blog: http://quartiereroma12.blogspot.com - e.mail: nocorridoio@tiscali.it
Portavoce Gualtiero Alunni - cell. 3332152909 - Facebook: Comitato No Corridoio - Twitter: NoCorridoio

Comitato NO Bretella Cisterna-Valmontone

Portavoce: Corrado Bisini - Cell. 3283864047
Facebook: Comitato No alla bretella Cisterna-Valmontone

venerdì 21 novembre 2014

Jobs Act - La flessibilità del lavoro e la crescita non sono correlati


STUDI ACCADEMICI ED EVIDENZE EMPIRICHE DIMOSTRANO CHE NON C’È CORRELAZIONE POSITIVA TRA FLESSIBILIZZAZIONE DEL MERCATO DEL LAVORO E CRESCITA OCCUPAZIONALE

Già Berlusconi fece votare in Parlamento che Ruby era la nipote di Mubarak, ora Renzi ci riprova con la frottola che il lavoro precario crea occupazione.
Quello che i fautori della riforma si aspettano, in realtà, è una deflazione salariale, ritenendo erroneamente che con essa si possa migliorare la competitività di prezzo dei prodotti italiani e controllare gli sbilanci delle partite correnti tra Stati.Anche se il riequilibrio in termini di competitività andrebbe stabilito a spese di chi ha beneficiato maggiormente in questi anni degli squilibri dei flussi commerciali, ovvero Germania e Olanda che registrano un surplus, rispettivamente del 7.5% e del 10.5% del PIL, ben al di sopra del “tetto massimo” del 6% del Pil stabilito dalla commissione europea. E per quanto riguarda la competitività invece, infiniti studi hanno ormai dimostrano che la riduzione della produttività del lavoro in Italia è da ricercarsi da un lato nella bassa accumulazione di capitale (innovazione), e dall’altro, soprattutto, nella bassa crescita della domanda e quindi della produzione, il cui andamento è legato alla produttività. Tradotto in parole povere, in Italia il problema della produttività non è legato al costo del lavoro, ma da una parte a scarsa innovazione tecnologica ed organizzativa, scarsa istruzione e formazione, e dall’altra all’insufficiente sostegno alla domanda. Per questo, anche ammesso per assurdo che il Jobs act generi occupazione, accadrebbe che la produttività continuerebbe a scendere ugualmente, dal momento che la produttività globale e la produzione continuano a ristagnare. (tradotto in parole semplici: con un PIL invariato ed un aumento degli occupati il risultato sarebbe una minore produttività).
Perciò il governo Renzi è fuori strada nel risolvere i problemi.


I CONTRATTI FLESSIBILI NON AUMENTANO L’OCCUPAZIONE

> uno studio qui degli economisti prof. Riccardo Realfonzo (Univ. del Sannio) e prof. Guido Tortorella Esposito (Univ. del Sannio) smentisce l’idea che il tempo determinato rappresenti una condizione cui segue una successiva stabilizzazione: fra i neo-entrati in attività con un contratto a termine nel quinquennio precedente la crisi, poco meno del 50 per cento riusciva poi a ottenere un contratto a tempo indeterminato e circa un quarto di chi a inizio carriera passava dal tempo determinato all’indeterminato tornava poi in uno stato contrattuale peggiore nel giro di un biennio. Ad esempio l’assunto come apprendista “pre-riforma Fornero” spesso riusciva ad avere un contratto a tempo indeterminato dopo il periodo di apprendistato, ma poi perdeva questo contratto dopo pochi anni, facendo anche sorgere il dubbio che l’apprendistato venisse usato al solo scopo di risparmiare sui costi. I dati poi affermano che il tasso di disoccupazione aumenta in relazione alla crescita della flessibilità. Considerando il sottoindicatore dell'indice Epl, cioè l'Ept, che riguarda la protezione del solo lavoro a termine (VEDI TABELLA 1 QUI) tanto più aumenta il ricorso al lavoro a termine tanto più si abbassa l’indicatore EPT, negando clamorosamente la tesi neoliberista che l'occupazione aumenti in relazione alla flessibilità.

Tabella 1: EPT nell’eurozona 1990-2013 (fonte: OCSE)


Tra il 2013 e il 1990 nei singoli paesi europei, l’EPT sull’asse orizzontale (FIGURA 1 FONTE OCSE) si riduce per l’aumentare della flessibilità nel lavoro a termine, e contemporaneamente la disoccupazione nell’Eurozona sull’asse verticale tende generalmente ad aumentare. E nei Paesi Gipsi (Grecia, Italia, Portogallo, Spagna, Irlanda), dove più c’è stata deregolamentazione, di più è aumentata la disoccupazione, mentre  chi ha aumentato la protezione del lavoro (Francia, Irlanda e Finlandia) ha registrato meno disoccupazione.

Figura 1: EPT e disoccupazione 1990-2013 (fonte: dati OCSE ed Eurostat). R-quadro: 0,15




Esiste relazione tra ricorso al lavoro a termine e occupazione anche nel periodo pre-crisi (1990-2007).(FIGURA 2 FONTE OCSE)


Figura 2: EPT e disoccupazione 1990-2007 (fonte dati OCSE ed Eurostat). R-quadro: 0,001




In Italia la liberalizzazione del lavoro a termine (Pacchetto Treu, decreto legislativo 368 del 2001,  legge 30 Biagi e legge Fornero), ha comportato il più che dimezzamento dell’indicatore di protezione del lavoro Epl rispetto al valore del 1990, e nonostante ciò oggi il tasso di disoccupazione è del 4% più elevato. allora perché continuare a intestardirsi su misure che appaiono inefficaci? Lo scopo inconfessabile da parte del governo Renzi è quello di causare un incremento della disoccupazione. La curva di Phillips infatti, stabilisce che la crescita dei salari è in relazione inversa rispetto al tasso di disoccupazione. Innalzando il tasso di disoccupazione, il governo Renzi si attende nient’altro che la riduzione della crescita salariale per recuperare competitività. Sbagliando, come abbiamo spiegato nell’introduzione.

> In passato, la stessa OCSE ha a più riprese negato l’esistenza di una correlazione tra la flessibilità complessiva del mercato del lavoro (misurata dall’EPL) e l’occupazione v. ad esempio Employment Outlook OCSE 2004
> Anche l’attuale capo economista del FMI, Olivier Blanchard, in uno studio del 2006 sostenne che “le differenze in regimi di protezione dell’impiego appaiono largamente incorrelate alle differenze tra i tassi di disoccupazione dei vari Paesi”. cfr. O. Blanchard, “European Unemployment: the Evolution of Facts and Ideas”, Economic Policy, 2006.

> Questi risultati sono stati recentemente confermati anche dai Prof. E. Brancaccio (Univ. del Sannio), “Anti-Blanchard”. (Franco Angeli, Milano, 2012) e A. Stirati (Univ. Roma Tre, “La flessibilità del mercato del lavoro e il mito del conflitto tra generazioni”  e dai Prof. P. Leon (Univ. Roma Tre) e R. Realfonzo (Univ. del Sannio) in L’economia della precarietà, 2008: Speziale V., “La riforma del licenziamento individuale tra diritto ed economia”;  e Zoppoli L., “Flex/insecurity. La riforma Fornero” (giugno 2012, n. 92)
Il jobs act ha introdotto nuove forme di contratti flessibili, ma da febbraio a luglio 2014, il lievissimo incremento non è dipeso affatto, come ha dimostrato il prof. Tito Boeri (Univ. Bocconi), dal decreto Poletti e quegli occupati in più sono tutti precari, mentre i contratti stabili continuano a calare, una sostituzione, confermata dai dati sulle comunicazioni obbligatorie che le aziende fanno. Da febbraio a maggio l’occupazione è aumentata esclusivamente a causa del miglioramento della produzione industriale nei primi mesi dell’anno. Da maggio a luglio, invece, si nota solo un incremento modesto: la curva è praticamente piatta.
> il Fondo Monetario Internazionale, in un suo documento qui, corredato di dati inequivocabili, ha affermato che le riforme strutturali sono inefficaci nel rilanciare la domanda e quindi depressive, e che i guadagni di produttività ottenuti con le suddette “riforme strutturali” rischiano solo di produrre aumenti di disoccupazione.
esistono numerosissimi studi qui presentati al Convegno Isfol Mercato del lavoro, capitale umano e impreseche smentiscono una relazione fra lavoro atipico ed aumento dell’occupazione.
> I Prof. R. Arena e N. Salvadori in “Money, credit and the role of the State”, Aldershot: Ashgate, 2004, pp.65-74 e i Prof. G. Forges Davanzati and R. Realfonzo, in “Labour market deregulation and unemployment in a monetary economy”, mostrano come lavoratori precari si tutelino dal rischio di disoccupazione riducendo i consumi e deprimendo la domanda interna, quindi l’occupazione.
> Nella loro ricerca scientifica i Prof. delle Univ. di Cambrige, Uppsala e Jadavpur,  Deakin, Malberg, Sarkar, in “How do labour laws affect unemployment and the labour share of national income?” qui dimostrano che la flessibilità della prestazione lavorativa non determina incrementi occupazionali
> i contratti flessibili possono invogliare le imprese a creare posti di lavoro in una fase di espansione economica, ma sono i primi a sparire nelle fasi di recessione. Analizzando infatti i dati Isfol, gli avviamenti al lavoro stabile con contratto a tempo indeterminato sono passati dal 21,6% di inizio 2009 al 15,8% del IV trimestre 2013. I dati Eurostat, pubblicati nell’Empoyment Outlook Ocse 2013, mostrano che in Italia nellafascia giovanile 15-24 anni la quota di occupati precari sul totale è pari al 52,9% ( 1 giovane su due), ma dal 2009 al 2012 in Italia la crescita dei precari è stata 3 volte superiore a quella europea. Nonostante ciò la disoccupazione giovanile è raddoppiata dal 21,3% al 42,2% .
gli economisti Tito Boeri e Jan van Ours in: ”The economics of imperfect labor markets”, Princeton University press 2008, hanno rilevato che su 13 studi empirici esaminati ben nove di essi davano risultati indeterminati e tre di essi indicavano che una maggiore precarietà dei contratti può addirittura determinare più disoccupazione.
L'Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) ha appena pubblicato un'analisi scritta dalla sua economista Mariya Aleksynska, dal titolo “Deregulating labour markets: how robust is the analysis of recent IMF working papers?“ (Deregolamentare i mercati del lavoro: quanto è solida l'analisi dei recenti documenti di lavoro del FMI?) su una serie di quattro recenti documenti di ricerca del FMI sull'impatto delle riforme del mercato del lavoro nel ridurre la disoccupazione. Lo studio dell'ILO dimostra che i dati sul mercato del lavoro, sui quali sono basati i documenti, le analisi e le raccomandazioni dei ricercatori del FMI, presentano un grave vizio di forma: gran parte delle “riforme” identificate dagli autori del FMI erano in realtà spiegate da risultati derivanti da interruzioni nella serie di dati disponibili, di cui gli autori erano inconsapevoli. I documenti del FMI si basano su un “ Economic Freedom of the World Database ” (Database della libertà economica mondiale) pubblicato dal conservatore Istituto Fraser di Vancouver, la cui componente delle normative del lavoro consiste in un mix di meri dati, indici compositi e sondaggi di opinione, con il mix che cambia nel corso del tempo. Altre numerose interruzioni nella serie di dati Fraser si sono verificate, molte di queste anche nel 2002 quando è stata pubblicata la prima edizione di “Doing Business”. Gli indici usati dagli autori del FMI erano ulteriormente viziati dal fatto che, quando i dati non erano disponibili per specifiche sub-componenti in un certo anno, cosa che accadeva di frequente, essi calcolavano semplicemente la media di quelli che erano disponibili
> La tesi tut­tora in voga secondo cui un lavoro pre­ca­rio sarebbe meglio di nes­sun lavoro è smen­tita da quasi tutte le ricer­che più recenti: quanto più si passa da un lavoro ati­pico all’altro, tanto mag­giori diven­tano le pro­ba­bi­lità che scatti la cosid­detta “trap­pola della pre­ca­rietà”, ovvero la per­ma­nenza in uno stato di discon­ti­nuità lavorativa.
> Secondo uno studio del Prof. Fumagalli (Univ. Pavia), i dati Eurostat, pubblicati nell’Empoyment Outlook Ocse 2013, mostrano che in Italia, dal 2009 al 2012, il numero di giovani occupati precari nella fascia 15-24 anni ha subìto un tasso di crescita più elevato, pari al 3,1% annuo, contro  il -1,8% della Germania, il + 0,25% della Francia e + 0,8% della Spagna. Questo significa che il processo di precarizzazione dei giovani occupati è stato quasi tre volte superiore a quello europeo, e nonostante ciò il tasso di disoccupazione giovanile non solo non ha arrestato la sua crescita, ma la ha addirittura accelerata. Pertanto non esiste una correlazione positiva tra flessibilizzazione del mercato del lavoro e crescita occupazionale, soprattutto giovanile, anzi, in una fase recessiva accade una correlazione inversa, svolgendo una dannosa funzione pro-ciclica.
> il “Rapporto sullo Sviluppo Mondiale 2013: occupazione” della Banca Mondiale, non ha trovato alcuna prova empirica di una relazione lineare tra le normative del lavoro e i risultati economici.
> Questa TABELLA QUI di fonte Eurostat, pubblicata da Il Sole 24 Ore del 15 marzo 2014  dimostra chiaramente che non vi è alcuna relazione evidente tra disoccupazione e grado di flessibilità del mercato del lavoro. La disoccupazione ha altre cause, soprattutto la carenza della domanda effettiva, che va sostenuta attraverso investimenti pubblici. Perché l’occupazione non dipende dalla tipologia contrattuale, ma dalla domanda aggregata; se arrivano poche commesse e i consumi sono in crisi, anche ammesso che il datore di lavoro possa assumere a costo zero, se mancano prospettive di vendita e di crescita della domanda le imprese non assumono

> Howell et al. (2007) hanno mostrato che la flessibilità del mercato del lavoro e la maggiore flessibilità del salario non sono associati né ad una minore disoccupazione complessiva né ad una minor disoccupazione giovanile.
> il prof. José Carlos Díez, dell’Instituto Catolico de Administración y Direccion de Empresas, sottolinea ne El economista observador che la riforma dei contratti resi più flessibili è servita solo a redistribuire il lavoro tra tempo pieno e tempo parziale e tra contratti a tempo indeterminato e contratti precari.
Nel rapporto a cura di G. Di Domenico e M. Scarlato redatto per il Ministero del Tesoro qui nel febbraio 2014 dal titolo: “Valutazione di interventi di riforma del mercato del lavoro attraverso strumenti quantitativi”, si prendono in considerazione gli effetti della riforma Biagi del 2003 e della riforma Fornero del 2012 sul mercato del lavoro. Il risultato è insoddisfacente:“[…] considerando complessivamente i risultati deludenti emersi dall’analisi statistica condotta in questa ricerca, che copre un arco temporale di circa 15 anni,. possiamo concludere che le riforme ‘parziali’ della legislazione sul mercato del lavoro hanno avuto l’effetto di accrescere la segmentazione del mercato e i recenti correttivi introdotti non sono stati efficaci nel migliorare l’accesso ad un lavoro stabile né nell’aumentare la probabilità di transizione dal lavoro temporaneo a quello permanente” (pp.80-81).

> L’aumento della disoccupazione giovanile non è dovuto alla rigidità del nostro mercato del lavoro italiano, ma ad una serie di fattori quali: una struttura produttiva composta da imprese di piccole dimensioni, scarsamente innovative e senza domanda di lavoro qualificato; il blocco del turn-over nel pubblico impiego; una spesa pubblica per ricerca&sviluppo inferiore allo 0.5% del Pil; tagli ai fondi universitari che fanno sì (v.indagine Associazione dottori di ricerca)  che solo il 7% dei dottori di ricerca può iniziare carriera accademica e 2.000 posti da ricercatore strutturato sono diventati meno di 1.000 precari negli ultimi 5 anni.
> Questo  GRAFICO QUI  riproduce una delle numerosissime tipologie di test effettuati in questi anni dall’OCSE e da molte altre istituzioni per verificare l’esistenza o meno di una correlazione tra flessibilità del lavoro e disoccupazione. La figura mette in evidenza che non si ravvisa alcuna correlazione tra indici di protezione del lavoro (EPL, Employment Protection Legislation) e tassi di disoccupazione.


> Questo  GRAFICO QUI di fonte Isfol indica che dopo il 2009 è iniziato un processo di sostituzione dellavoro standard con lavoro non standard, contratti a termine, a tempo ridotto, a chiamata, lavoro autonomo, in pratica la cosiddetta “trappola occupazionale” (lavori non standard successivi con scarse possibilità di passare ad un lavoro standard), ed è anche aumentato il passaggio da lavoro non standard allo stato di disoccupazione o di inattività. Inoltre si sono ridotti gli ingressi sul mercato del lavoro poiché si è fatto largo l’effetto scoraggiamento ed è aumentato il passaggio dal posto di lavoro garantito a quello non più garantito.
Graf.9 – Il mercato del lavoro nella crisi in Italia (fonte: Isfol, Come si è evoluta la flessibilità con la crisi, 6 maggio 2014: http://www.isfol.it/Isfol-appunti/archivio-isfol-appunti/6-maggio-2014-come-si-e-evoluta-la-flessibilita-con-la-crisi)[7]

> L’Ocse nel suo rapporto 2014 sull’occupazione (Employment Outlook 2014 qui)  lamenta che la progressiva crescita della flessibilità in entrata non ha prodotto altro che più precarietà, più incertezza sulle condizioni lavorative, meno motivazioni sul lavoro


Tutta questa mole di autorevoli studi non è potuta sfuggire agli studiosi appartenenti alla corrente mainstream dell’economia, la quale, come dicono a Napoli, ADDÒ VEDE E ADDÓ CECA”, ovvero, vede solo quello che le fa comodoimpregnata com’è di malevole fanatismo neoliberista.

Per un'economia solidale - info@peruneconomiasolidale.it

giovedì 20 novembre 2014

Nepi - Azienda Prodotti Agro-alimentari segnalata per il premio "Un bosco per Kyoto"


C’è voluto un anno per trovare in Italia aziende agroalimentari e zootecniche capaci di meritare la “nomination“ al premio internazionale Un Bosco per Kyoto 2015. E’ questo un riconoscimento che ogni anno si celebra al Campidoglio di Roma dedicato ad enti e persone che si sono distinti durante gli ultimi anni più degli altri nella mitigazione climatica, nel risparmio energetico e nella tutela dell’ambiente.  

Le 42 sezioni di Accademia Kronos sparse sul territorio nazionale hanno presentato, relativamente alle aziende zootecniche italiane, 31 candidati al premio internazionale che si terrà a Roma il 16 febbraio prossimo. Tra tutte queste è risultata migliore l’I.P.A. Industria Prodotti Agro-alimentari di Nepi (ex Latte di Nepi). Il motivo è stato quello di aver ridotto drasticamente l’emissione in atmosfera del  metano, che è un gas climalterante prodotto dalle deiezioni e flatulenze dei bovini, 22 volte più aggressivo del CO2, e di averlo trasformato in combustibile per produrre energia elettrica e calorica, senza produrre alcun inquinamento esterno.

Una delegazione formata da esperti di Accademia Kronos prima di concedere la nomination hanno visitato alcune settimane fa l’azienda di Nepi per valutare se il materiale inquinante prodotto da centinaia di bovini venisse rapidamente isolato dall’ambiente e introdotto in biodigestori per produrre gas.          Gli scopi della verifica erano diversi, per primo valutare lo stato di salute degli animali, poi il procedimento per il trasferimento dei liquami animali nei biodigestori, il funzionamento degli stessi e, infine, l’eventuale fuoriuscita di cattivi odori dalle strutture che producono biogas. Impianto questo che grazie ai liquami animali ( circa 1000 bovini) produce 1 Megawatt di potenza elettrica. Al termine del sopralluogo l’esame ha dato, su una scala da 1 a 10, un valore di 9. Un altissimo voto se si considera che alcune aziende zootecniche venete candidate al premio hanno raggiunto al massimo 7.

Oltre a ciò la commissione di AK ha voluto valutare il grado di funzionalità e di igiene nel procedimento di prelievo, lavorazione e confezionamento del latte e di altri prodotti derivati. Anche qui il risultato è stato eccellente. Quindi un vanto per la provincia di Viterbo che grazie all’IPA di Nepi è risultata leader in Italia per il trattamento degli animali da latte, per l’utilizzazione delle deiezioni animali ai fini di mitigazione climatica e per la produzione di energia senza produrre inquinamento. Quindi a questa azienda le verrà consegnato a febbraio prossimo l’ambito premio internazionale di Un Bosco per Kyoto giunto alla 10^ edizione.


Filippo Mariani (Accademia Kronos)

Visualizzazione di CIMG1534.JPG

mercoledì 19 novembre 2014

Corrida a spese della UE- Favorevoli e contrari all'Europarlamento, voto per voto



GUARDATE COME HANNO VOTATO I PARTITI L'EMENDAMENTO
PER L'ELIMINAZIONE DEL FINANZIAMENTO ALLA
CORRIDA NEL PARLAMENTO EUROPEO

LA VERGOGNA DEL PD, L'ORRORE DEL PDL DELLA BRAMBILLA
CONTRARIO AL 100% ALL'ELIMINAZIONE DEL FINANZIAMENTO.
LO SCHIFO DELLA LEGA.

FAVOREVOLI ALL'ELIMINAZIONE DEL FINANZIAMENTO M5S , TSIPRAS, SVP .

LEGGETE I NOMI, DIFFONDETE, NON DIMENTICATE....

Partiti
PD (S&D): favorevole 38,7%, contrario 51,6%, astenuto 9,7%
M5S (EFDD): favorevole 100%, contrario 0%, astenuto 0%
Forza Italia (EPP): favorevole 0%, contrario 100%, astenuto 0%
Lega Nord (NI-Non Iscritti): favorevole 0%, contrario 60%, astenuto 40%
Lista Tsipras (GUE/NGL): favorevole 100%, contrario 0%, astenuto 0%
NCD-UDC (EPP): favorevole 33,3%, contrario 33,3%, astenuti 0%, assenti: 33,3%
SVP (EPP): favorevole 100%, contrario 0%, astenuto 0%


Il 22 ottobre, durante la plenaria del Parlamento Europeo, il deputato
olandese Bas Eickhout e il deputato inglese Keith Taylor, entrambi dei
Verdi Europei, hanno presentato l’emendamento n. 6334 che proponeva di
eliminare il finanziamento della corrida.
Questa pratica barbara e anacronistica, difesa soprattutto da Spagna e
Francia, è finanziata con quasi 130 milioni di euro attraverso la
Politica
Agricola Comune. 130 milioni di euro che finiscono nelle tasche di
coloro che continuano ad arricchirsi grazie alla brutale sofferenza
imposta ad esseri
senzienti come tutti noi, quando, al contrario, dovrebbero essere
spesi in maniera virtuosa per l’agricoltura sostenibile, per
l’ambiente, per la salute
umana. La stragrande maggioranza dei cittadini europei -anche in
Spagna e Francia- è contraria a questa ignobile pratica e
probabilmente in pochissimi sanno che
essa viene finanziata attraverso i fondi per l’agricoltura. Purtroppo,
ancora una volta, gli interessi particolari di pochi hanno prevalso
sull'interesse collettivo e l’emendamento presentato dai Verdi
Europei, pur avendo ricevuto una maggioranza favorevole (326 sì, 309
no, 58 astenuti), è
stato rigettato per mancanza della maggioranza assoluta fissata a 376
voti. A questo link il dettaglio completo della votazione:
http://supportgreens.eu/bullfighting/results

1) Il voto dei deputati italiani:
Panoramica generale
46,6% favorevole all'emendamento (per eliminare il finanziamento)
45,2% contrario all'emendamento (per mantenere il finanziamento)
6,8% astenuto
1,3% assente

Partiti
PD (S&D): favorevole 38,7%, contrario 51,6%, astenuto 9,7%
M5S (EFDD): favorevole 100%, contrario 0%, astenuto 0%
Forza Italia (EPP): favorevole 0%, contrario 100%, astenuto 0%
Lega Nord (NI-Non Iscritti): favorevole 0%, contrario 60%, astenuto 40%
Lista Tsipras (GUE/NGL): favorevole 100%, contrario 0%, astenuto 0%
NCD-UDC (EPP): favorevole 33,3%, contrario 33,3%, astenuti 0%, assenti: 33,3%
SVP (EPP): favorevole 100%, contrario 0%, astenuto 0%

Lista dei deputati che hanno votato per mantenere il finanziamento alla
corrida:
Simona Bonafè (PD-S&D), Mercedes Bresso (PD-S&D), Gianluca Buonanno
(LN-Non Iscritto), Salvatore Cicu (FI-EPP), Alberto Cirio (FI-EPP),
Lara Comi (FI-EPP), Andrea Cozzolino (PD-S&D), Nicola Danti (PD-S&D),
Paolo De Castro (PD-S&D), Isabella De Monte (PD-S&D), Raffaele Fitto
(FI-EPP), Lorenzo Fontana (LN-Non Iscritto), Elisabetta Gardini
(FI-EPP), Roberto Gualtieri (PD-S&D), Fulvio Martusciello (FI-EPP),
Barbara Matera (FI-EPP), Luigi Morgano (PD-S&D), Alessia Maria Mosca
(PD-S&D), Alessandra Mussolini (FI-EPP), Pier Antonio Panzeri (PD-
S&D), Massimo Paolucci (PD-S&D), Aldo Patriciello (FI-EPP), Gianni
Pittella (PD- S&D), Salvatore Domenico Pogliese (FI-EPP), Massimiliano
Salini (NCD-EPP), Matteo Salvini (LN-Non Iscritto), David Maria
Sassoli (PD-S&D), Elly Schlein (PD-S&D), Remo Sernagiotto (FI-EPP),
Renato Soru (PD-S&D), Antonio Tajani (FI-EPP), Patrizia Toia (PD-S&D),
Giovanni Toti (FI-EPP)

Lista dei deputati che si sono astenuti:
Mara Bizzotto (LN-Non Iscritto), Mario Borghezio (LN-Non Iscritto), Silvia
Costa (PD-S&D), Alessandra Moretti (PD-S&D), Pina Picierno (PD-S&D)

Deputati assenti:
Lorenzo Cesa (NCD-EPP)

Analisi particolari:
I deputati Fulvio Martusciello (FI-EPP) e Giovanni Toti (FI-EPP) hanno
votato per mantenere il finanziamento ultra milionario alla corrida,
nonostante in
campagna elettorale avessero firmato i manifesti delle associazioni
animaliste impegnandosi in tal senso ed ottenendo grande consenso.
Forza Italia è l’unico partito ad aver votato in maniera compatta per
mantenere il finanziamento della corrida.
Lega Nord ha votato in maniera massiccia per mantenere il
finanziamento della corrida, alcuni deputati si sono astenuti.

2) Il voto dei deputati europei membri dell’Intergruppo per il Benessere e la
Conservazione degli animali. Ad oggi, purtroppo, nessun deputato italiano ha
ritenuto di aderire a questo Intergruppo.
http://www.animalwelfareintergroup.eu/about-us/members/

Totale membri: 30
Favorevoli 24 = 80% (per eliminare il finanziamento)
Contrari 1 = 3,3% (per mantenere il finanziamento)
Astenuti 1 = 3,3%
Assenti 4 = 13,3%

Analisi particolari:
Hanno votato per eliminare il finanziamento della corrida il
Presidente Janusz Wojciechowski (ECR), i presidenti onorari Marit
Paulsen (ALDE) e Pavel Poc
(S&D) e il segretario onorario David Martin (S&D). Hanno votato per
eliminare il finanziamento della corrida i membri dei Partiti per gli
Animali olandese e tedesco: Anja Hazekamp (GUE/NGL) e Stefan Eck
(GUE/NGL). L’unico deputato ad aver votato per mantenere il
finanziamento alla corrida è
Ryszard Czarnecki (ECR)

Comunicazione a cura di Marcello Giansanti  - info@marcellogiansanti.it

martedì 18 novembre 2014

Viterbo - Il PD Dolly, secondo Matteo



Eggià, il… Pd secondo Matteo.
Epproprio: il Pd secondo… don Matteo.
Eccerto: il Pd secondo il bullo-bello della politica di Pontassieve, Matteo Renzi.
Evvero: il Pd secondo un personaggio – Matteo Renzi -  che a nostro avviso, ovviamente, di politica capisce poco ma che capisce tutto dei… c**zi suoi.

Buongiorno, egregio segretario provinciale del Pd viterbese, Andrea Egidi.
Buongiorno.

Chissà se il bullo… pardon, il bello.. pardon, il bullo-bello di Pontassieve Matteo Renzi   ha mai sentito il nome ( e cognome) di un certo… del signor Giorgio Patisso.

Eggià: Giorgio Patisso, di San Martino al Cimino, frazione di Viterbo.

Chissà se il nome di questo nostro concittadino, una volta che fosse in grado di raggiungere in Australia ( ove attualmente si trova ) il duro e puro ( dice lui) della politica del centrosinistra italiano don Matteo ( Renzi ), chissà – dicevamo – se a Matteo Renziil nome di Giorgio Patisso da San Martino al Cimino, una volta che ne venisse a conoscenza, direbbe qualcosa.

EpproprioGiorgio Patisso di San Martino al Cimino, pensionato, già dipendente dell’ACI di Viterbo.

Maccerto: siamo convinti che il nome di Giorgio Patisso di San Martino al Cimino, frazione di Viterbo, al premier Matteo Renzi non direbbe assolutamente nulla.
Eppure… eppure noi siamo convinti che – forse – qualcuno glielo dovrebbe far conoscere.

Epproprio, egregio Andrea Egidi segretario provinciale del Partito Democratico di Viterbo.
Pensi che casino sarebbe – per lei, ovviamente – se a Viterbo anziché uno solo… se a Viterbo anziché uno solo di Giorgio Patisso ce ne fosse più di uno, se a Viterbo ne spuntassero tanti altri.

Eccerto: pensi che casino sarebbe( per lei) se i Giorgio Patisso a Viterbo e provincia crescessero e si moltiplicassero… come i pesci ed il pane di (e)vangelica memoria.
Essì: dieci… cento… mille… diecimila Giorgio Patisso per lei e per il PD viterbese rappresenterebbero un autentico disastro!

E pensi se – anziché a Viterbo o anziché ‘ solo ‘ a Viterbo – i Giorgio Patissocrescessero e si moltiplicassero (come i pani ed i pesci) a livello nazionale.

Epproprio, a… livello nazionale.

Pensi, egregio segretario provinciale del Pd viterbese Andrea Egidi: 10.000… 100.000… un milione… più milioni di Giorgio Patisso sparsi ( e dispersi) sull’intero territorio nazionale.
Pensi che immane casino scoppierebbe, carissimo Andrea Egidi segretario provinciale del Pd di Viterbo, se comparissero ( più o meno) tutti insieme.
Pensi che … catastrofe.
Che catastrofe politico-economica per il Pd.
Per il Pd nella Tuscia e per il Pd in tutta Italia.

Essì… perché… perché Matteo Renzi non sa chi sia Giorgio Patisso di San Martino al Cimino, ma lei… ma lei sappiamo per certo che lo conosce e che difficilmente lo dimenticherà dopo che quest’ultimo per più giorni sicuramente avrà turbato i suoi sonni procurandole inevitabili incubi e facendole apparire dal buio… inevitabili fantasmi.

Maccerto che lei conosce e ricorda e non potrà mai dimenticare…  Giorgio Patisso,pensionato di San Martino al Cimino, già dipendente dell’ACI di Viterbo, tesserato del Pd viterbese.
Tesserato o – per meglio dire -… ex tesserato.
Epproprio: ex tesserato in quanto lui quella tessera del Pd l’ha restituita !
Eggià: un bel giorno… anzi, un brutto giorno… un bruttissimo giorno ( per lei, sicuramente) lei se lo è visto presentare nella sede del PD di Viterbo e si è sentito chiedere la…  restituzione dei soldi della tessera.

Epproprio: Giorgio Patisso è quel signore alto, distinto, con i capelli più o meno brizzolati che un brutto giorno ( per lei) lei si è trovato davanti alla sua scrivania con la tessera del Pd in mano, tessera che poco dopo lei si è trovato sulla scrivania ed il signorGiorgio Patisso che le chiedeva la restituzione dei soldi pagati per sottoscrivere quella tessera (restituita).

Quella tessera che sicuramente aveva contribuito insieme a tante altre, a far nascere il mito di don Matteo ( Renzi),  il mito di un PD differente ( Partito Differente) dal passato, il mito di un Pd che finalmente si sarebbe occupato della gente normale, come Giorgio Patisso… come i tanti, tantissimi Giorgio Patisso esistenti in Italia, sottraendoli alle fauci sempre più sanguinolente ed affamate delle banche, dei poteri forti, degli evasori, dei politici che rubano…  eccetera eccetera eccetera.

Eggià, egregio segretario provinciale del PD ( che non vuol dire, per l’appunto…Partito Differente) di Viterbo, Andrea Egidi: cosa ha provato quando si è visto quella tessera ‘ in restituzione ‘ sulla sua scrivania ?
Dica la verità: ha avvertito il crollo del mondo su di lei ?
Il crollo di quel mondo politico – quantomeno – che lei rappresenta qui a Viterbo ?
Il crollo del teorema legato al ‘ mitico ‘  don Matteo (Renzi), il bullo-bello di Pontassieve che pure aveva fatto sperare in qualcosa di differente ben…  il 40 per cento di quel 51 per cento di italiani che si era lasciato convincere ad andare ancora una volta a votare?

Evvero che lei, gentilissimo segretario del Pd viterbese Andrea Egidi,… evvero che lei ha cercato di opporsi con tutte le sue forze ( e con la forza di tutte le motivazioni giuridiche, politiche, sentimentali che le sono venute in mente) al rimborso di una tessera che il signor Giorgio Patisso da San Martino al Cimino sentiva invece di dover restituire non riconoscendovicisi più nemmeno lontanamente ?


Evvero che – alla fine – lei ha dovuto rimborsare quella  tessera stante la garbata ma irremovibile intransigenza del pensionato Giorgio Patisso da San Martino al Cimino che avrebbe addirittura commentato: “ questi soldi stanno meglio in tasca mia che nelle tasche di Matteo Renzi “ ( o qualcosa di simile) ?

Evvero, egregio Andrea Egidi Segretario del Pd ( che non vuol dire Partito Differente di Matteo Renzi )… evvero, egregio segretario del PD viterbese – dicevamo – che alla fine lei ha dovuto rimborsare il costo di quella tessera ma… con i soldi suoi, non certo prelevandoli dalle casse dei Pd viterbese ?

Capisce ora cosa intendevamo dire quando denunciavamo il pericolo di un improvviso ‘crescete e moltiplicatevi ‘ dei…  Patisso viterbesi ?
Capisce ora cosa intendevamo quando denunciavamo la catastrofe di un possibile diffondersi dell’epidemia-Patisso a livello nazionale, una epidemia in grado di fare molti ma molti ma molti più morti all’interno del PD di Matteo Renzi di quanti ne stia facendo l’Ebola nei Paesi africani ?

Capisce ora cosa potrebbe diventare tra qualche ora il PD, vale a dire… il PatissoDay?

Capice ora cosa intendevamo quando dicevamo che se il bullo-bello don Matteo ( Renzi) da Pontassieve fosse a conoscenza del possibile diffondersi a livello nazionale della pandemia-Patisso , una pandemia dalla quale nemmeno il (patto del ) ‘ Nazareno ‘ riuscirebbe a salvarlo, si precipiterebbe a tornare in Italia (anche saltellando) dalla lontana… lontanissima terra dei canguri ?

A proposito, sa dirmi lei cosa caspita è andato a fare Matteo Renzi, premier del Pd (che non vuol dire Partito Differente) nella lontanissima Australia, produttrice di ottimi vini ( che abbiamo anche noi in Italia), portatrice di numerose occasioni di lavoro per i giovani che - comunque - in Australia dovrebbero andare con i soldi loro e non con i nostri come fa da sempre il turista-istituzionalgovernativo Matteo Renzi ?

Massì, egregio don Andrea… pardon…  egregio segretario del Pd viterbese Andrea Egidi: faccia attenzione alla ‘ Patissopandemia ‘ che potrebbe colpire il Pd viterbese e faccia presente agli altri segretari provinciali del Pd sparsi in tutta Italia… faccia presente al premier Matteo Renzi che…  che dietro ogni tessera del Pd ( che non significa Partito Differente) oggi potrebbe nascondersi il ‘ germe Patisso ‘ pronto ad esplodere in tutta la sua virulenza, senza guardare in faccia nessuno .

Epproprio:  Renzi… Fioroni… Sposetti… Michelini… Egidi…, fate attenzione allaPatissopandemia che potrebbe colpirvi anche domani.

Ed allora… allora… sarebbero… c**zi amari.

Epproprio, carissimo Andrea Egidi: una Patissopandemia che dovesse esplodere improvvisa in tutta la Tuscia sarebbe… sarebbero proprio… c**zzi vostri !!!


O no ?


Senatore Michele Bonatesta