mercoledì 21 febbraio 2018

Previsioni per il dopo 4 marzo e la grande coalizione di centrodestrasinistra che ci aspetta


Il dramma del centrosinistra  cominciò il dì in cui Bersani, per dare una dimostrazione di "apertura democratica", acconsentì ad indire le "primarie aperte" per la nomina del segretario nazionale a chiunque pagasse 2 euro ai seggi. La prima volta gli andò bene ma fu costretto a "rinunciare" alla formazione di un governo  per l'impossibilità di creare alleanze in sintonia  (anche a  causa della dabbenaggine dimostrata da Grillo che non accettò l'accordo).  Di ciò se ne avvalse il "rottamatore fiorentino" che  nelle successive primarie  (in finta concorrenza con i due bolsi Civati e Cuperlo) trionfò e prese tutto il cucuzzaro.  Tale  risultato fu ottenuto perché  a votare alle primarie  ci andarono  tutti quelli che avevano un interesse a sostenere renzie. Ovvero forzaitalioti ed ex democristiani  e frotte di extracomunitari, di picciotti, di "simpatizzanti" di vario genere e di varia estrazione e natura cooptati all'occorrenza.  Così renzie fu eletto segretario e subito dopo si sostituì a Letta alla  Presidenza del Consiglio, senza passare dalle urne (ricordate il celebre  detto "Stai sereno Enrico" prima del calcio in c.?). 

Da allora le malefatte di renzie non si contano più... in tutti gli  anni di malgoverno egli riuscì a fare un discreto numero  di riforme negative  che hanno cambiato lo scenario politico ed economico del paese... Senza volerle menzionare tutte ricordo la soppressione dei diritti dei lavoratori, l'eliminazione del voto provinciale, la politica filo bancaria e armaiola a tutto scapito dei servizi sociali e sanitari e scolastici, etc. Per fortuna le sue riforme peggiori, quelle costituzionali, sono state bocciate  dal popolo, con il recente referendum.  Perso il quale egli avrebbe dovuto abbandonare la politica, così almeno avevo minacciato e promesso, ma evidentemente renzie ha imparato a promettere dal suo amico marinaio Schettino. 

Ed ancora una volta, con il sistema ormai collaudato delle "primarie aperte", e con l'aiuto dei soliti picciotti riuscì a restare segretario del PD ed  a decidere la legge elettorale e le candidature per le prossime elezioni, ora  i posti sicuri  sono stati tutti accaparrati da scherani ed aficionados.

La sua caparbietà è  giunta sino al punto di  provocare la frantumazione del partito nel quale si era incistato -come fa il cuculo ponendo le sue uova nei nidi altrui. In verità il PD è risultato il nido ideale per il cuculo  renzie. 

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Ed avendo eliminato ogni scomoda opposizione alla sua linea centrista egli  finalmente potrà, dopo le elezioni del  4 marzo 2018, congiungersi  apertamente al suo predecessore e pard  Berlusconi. Infatti ormai è chiaro che non essendoci accordi  e simpatie  tra renzie e la sinistra transfuga e dall'altro lato, quello del berlusca, non essendoci accordi sul programma tra Salvini e Forza Italia, l'unica alternativa di governo sarà la "grande coalizione" di  centrodestrasinistra, con l'appoggio dei partitini sorosiani ed ex democristriani. 

A meno che il M5S non riesca  da solo a raggiungere il 40%  dei voti, ma la vedo dura dopo le recenti campagne di smerdamento per le non trasparenti restituzioni (attenti, non di furti si tratta ma di mancate auto-riduzioni da parte di alcuni deputati di una quota delle indennità parlamentari) ed inoltre  c'è la poca affidabilità e capacità politica  di Masaniel Di Maio, prescelto da non si sa chi e per quale ragione,  al posto del più credibile e simpatico Alessandro  Di Battista...  

Male fecero i cattivi consiglieri che convinsero Bersani e  soci a svolgere ‘primarie aperte ai non iscritti’  ed ora se ne vedono le disastrose conseguenze. 

Piango, da tesserato del PD,  e non so più a quale santo votarmi. Qui si tratta di passare dalla padella alla brace... 


Paolo D'Arpini




lunedì 19 febbraio 2018

Viterbo. Chiara Frontini: "oh, Bullicame, Bullicame delle mie brame...


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Viterbo – Domenica 18 febbraio 2018, le previsioni meteo su Viterbo, assicuravano pioggia e temperature da vero inverno. Poi il luogo del ritrovo, sul punto più alto della collina del Bullicame, dove il vento la fa da padrone assoluto, non hanno incoraggiato certamente il plotone dei pozzaroli, a partecipare al pellegrinaggio al capezzale della nostra meravigliosa sorgente termale. Sicché sono state poche decine i super eroi, che hanno sfidato impavidamente l’incombente minaccia di Giove pluvio, e compiere il pellegrinaggio organizzato da Giovanni Faperdue (ex presidente Associazione Il Bullicame) e Franco Marinelli, per consolare quel che resta del Bullicame. 

 Da segnalare che l’unico personaggio politico di Viterbo che ha partecipato al pellegrinaggio è stata Chiara Frontini, accompagnata dal “camminatore” Giulio Febbraro. La rappresentante di Viterbo 2020, ha voluto anche immergere un dito nelle acque delle pozze. 

La prima pozza, quella circolare per intenderci, che riceve uno schizzetto di acqua dalla flebo che arriva dal San Valentino, le ha ricordato il mare d’inverno, mentre la seconda pozza quella più grande le ha invece evocato il Polo Nord. Dalla sommità della collina si vedevano ad occhio nudo gli sbuffi di vapore del liquido termale che fuoriusciva dal San Valentino, e si disperdeva nel Fosso Madonna degli Occhi Bianchi. 

A tutti la situazione del Bullicame è apparsa disperata, e se qualcuno non obbligherà la Gestervit a fare subito i lavori, la stagione delle pozze libere del Bullicame sarà pregiudicata anche quest’anno. Le famiglie viterbesi subiranno l’ennesimo scippo dell’uso civico del Bullicame. Non è bello. L’educazione ci impedisce di dire ben altro. 

Giovanni Faperdue  

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sabato 17 febbraio 2018

Il 4 m'arzo... con la suoneria “il gesto di coraggio”


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Una volta appurato che nel nostro Paese la più pericolosa razza ladrona esistente è quella dei 5 stellecapaci di restituire dalle proprie tasche solo 24 miloni di euro (dei 25 di loro spettanza per il lavoro di parlamentari), tutto si fa più chiaro per gli orientamenti al voto del prossimo 4 marzo 2018.

Gli italiani, al netto degli ultimi crimini parte-campani e partenopei denunciati a carico dei candidati nelle file PD-FI,

  • forti dello stomaco forte con cui hanno ingurgitato di tutto negli ultimi tre decenni,
  • incuranti del curriculum criminale del sempre più ristuccato faraone di Italia Nostra,
  • convinti della compatibilità politica della coppia “sovran-separatista” Meloni-Salvini,
  • assuefatti alla mendacità del figlio della ruota della fortuna,
  • estasiati dalle transumanze dei popolani della libertà nel PD (Partito della Destra),
  • incantati dall’avvento in politica dei pallonari già distruttori dell’Italia calcistica,
  • conturbati dal fiorire di nuove leadership lorenzin-tabaccin-nenciniane,
  • rincuorati dalla fondatrice di +Europa (pe’ tutti) sul fatto che il “gruppo Bilderberg non è il Ku klux Klan” (sic, in prima serata su La7, l’eutanasiologa Emma Bonino sostenitrice del Project on Death in America di George Soros e della privatizzazione dell’ATAC a Roma),

non hanno che l’imbarazzo della scelta

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Quanti fossero toccati da altro tipo di imbarazzo, per lo più di natura gastrica, sono pregati di centrare bene il water, prima di tirare più volte la catena!

PS:  Di seguito suoneria “il gesto di coraggio”, in omaggio

Adriano Colafrancesco

www.adriacola.altervista.com

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https://www.youtube.com/watch?v=xqZxNgKkq3Y

venerdì 16 febbraio 2018

La scomparsa della civiltà antalidea e Calcata fra storia e psicostoria

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Questa è una testimonianza sulla amicizia e sulla connivenza culturale che mi legò all'archeologa Gilda Bocconi. In seguito all’insistenza e alla pressione che continuamente operai nei suoi confronti infine ottenni il documento che segue. Voglio però raccontare alcuni retroscena sul perché ed in che modo tutto ciò avvenne.
Tanti anni fa sentii l’ascendere di sensazioni e messaggi dall’inconscio, percepii quello che realmente Calcata era stata ed il suo ruolo nelle trame primigenie della vita nella società umana. E’ come se gli antichi spiriti della valle del Treja, il genius loci, mi parlassero per confidarmi dei segreti rimasti per troppo tempo nascosti. 
A dire il vero la verità su Calcata e sull’antichità della civilizzazione ad essa collegata mi era stata svelata già con il libro dell’archeologo Potter che negli anni ’60 fece una grande campagna di scavi su Narce, riscontrando le vetustà del sito. In un’altra occasione ricordo la visita di Marcello Creti, un sensitivo che viveva a Sutri, il quale mi raccontò di una antica civiltà Antalidea che aveva trovato rifugio qui a Calcata, attenzione non si tratta dei rifugiati di Atlantide bensì di un’altra mitica popolazione di “prima che nascessero gli dei”, secondo lui di origine extraterrestre. Io invece propendo per una provenienza terrestre, dalla valle dell’Indo (Moenjo Daro, Harappa e Dwarka) che subì un tracollo in seguito all’essiccazione del fiume Saraswati ed a una grande guerra universale. 
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Secondo alcuni storici religiosi induisti tale guerra è descritta nel Mahabharata, un’epica in cui si parla di armi potentissime e di veicoli volanti. Insomma presuppongo che una fazione transfuga riuscì infine a rifugiarsi lontano dal campo di battaglia, qui sul Treja (che tra l’altro riprende il nome di un maestro d’origine divina chiamato Dattatreya) contribuendo infine alla fondazione di Fescennium (la città primigenia dei Falisci) . Infatti i Falisci parlavano una lingua indoeuropea (molto simile al sanscrito) essendo in realtà il latino stesso, cosa che mi fa presupporre che i latini non fossero altro che una tribù falisca. Ma di tutto questo parlerò un’altra volta…
Insomma l’importanza di Calcata mi era stata rivelata in vari modi, ma non c’è un vero e proprio riconoscimento ufficiale delle mie teorie da parte degli archeologi e storici, che preferiscono non sbottonarsi su ipotesi “fantasiose”, sia pur affascinanti e presumibilmente vere. Comunque è certo che Calcata è all’origine di ogni altra civilizzazione italica, essendo il luogo in cui una civiltà si manifestò per prima, più avanti leggerete che Gilda fa risalire il luogo al XV° secolo a.C. ma altre fonti si spingono molto più indietro nel tempo.
Allorché conobbi Gilda Bocconi, una archeologa che si era occupata lungamente dell’Agro Falisco, prima abitando a Capena e studiando i Falisci Capenati ed infine a Nepi, città di confine tra Falisci ed Etruschi percepii la sua disponibilità ad accondiscendere, almeno in parte, alle mie teorie “fantascientifiche”. Gilda era una persona incredibile, all’apparenza sembrava l’incarnazione della Grande Madre…
Gi ultimi anni della sua esistenza li trascorse restando chiusa in una casetta in mezzo ad un bosco, riuscendo a malapena a spostare la sua mole corporea fra il tavolo dov’era la sua macchina da scrivere ed il suo letto. Proprio in quel periodo di sua totale inamovibilità fisica ma di piena lucidità mentale riuscii a convincerla a scrivere alcune “ipotesi” sulla nascita della civilizzazione falisca e sul nostro rapporto personale. Quello che segue è il suo articolo sul tema.
Paolo D’Arpini

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Calcata. Una storia nella storia.
Non ricordo esattamente quando andai per la prima volta a Calcata ma ho ben presente il senso di vertigine che ebbi nel passare sul ponte sospeso nel vuoto e poi sulla via stretta fra il dirupo e la parete rocciosa, messi i piedi in terra, l’accogliente piazzetta mi rassicurò definitivamente. Passai sotto la porta e in poco tempo, oltrepassato il paese medio ed entrata in quello antico, mi sono trovata di nuovo affacciata sul nulla, in posizione aerea in uno sfolgorio di verde e di sole. Rimasi incantata dal contrasto fra il borgo piuttosto piccolo, raccolto, dalle architetture graziose, quasi un nido, e gli aspri e selvaggi orridi della valle del Treja.
Narce si ergeva ardita proprio di fronte, Narce, la favolosa Narce! Croce e delizia di una generazione di archeologi italiani ed inglesi. In quel periodo frequentavo i corsi di proto-storiaeuropea e, benché non avessi partecipato agli scavi, vivevo l’atmosfera bollente delle dispute e delle gelosie che aveva suscitato quel ritrovamento importantissimo. L’insediamento testimoniava infatti una continuità di vita dal Medio Bronzo (XIV° sec. a.C.) al VI° secolo a. C.. In seguito gli abitanti si erano spostati anche su Pizzo Piede, Montelisanti e sull’attuale Calcata. Era la prova dell’autoctonia degli Etruschi e dei Falisci, accettando però l’ipotesi dell’arrivo di piccoli gruppi, mercanti e artigiani, provenienti soprattutto dal mondo egeo-anatolico.
Tornai a Calcata in seguito, quando seppi come il Comitato per Calcata Viva fosse riuscito a far togliere il vincolo di inabitabilità. Capena, nella quale nel frattempo mi ero trasferita aveva gli stessi problemi. Fu allora che conobbi anche il Circolo vegetariano e Paolo D’Arpini. Il Circolo si trova sulla destra, prima di passare sotto l’arco, e spesso vi si poteva incontrare Paolo seduto su una scaletta, un pò nascosto dai fiori (o dalle erbacce), contornato da cipolline, broccoletti e melucce piccole ma buone, quasi sempre calmo e olimpico (perché le tempeste lui le nasconde socchiudendo gli occhi), con un berretto alla ‘garibaldina’, sornione guarda chi passa, quando ti riconosce si alza sorridente e ti fa entrare al Circolo. Malgrado l’aspetto egli ha portato avanti molte iniziative per la valorizzazione della valle del Treja: la lotta per impedire una discarica inquinante, la difesa dell’identità locale, con il bioregionalismo, e altre attività per la libertà individuale.
Ricordo ancora con piacere le riunioni che spesso terminavano con un convivio sempre accompagnato da un ottimo vinello e da dolcetti paesani. A quel tempo ero una accanita fumatrice ed ho sofferto perché al Circolo non si può fumare, spesso (per rifarmi) andavo in un baretto vicino, simpatico e all’antica, gestito da una famiglia, dove potevo fumare voluttuosamente. Comunque Paolo è un vulcano di idee, con lui puoi anche non essere d’accordo su certe cose, infatti egli accetta volentieri il dibattito ed il confronto. Osservando lo stemma di Calcata, ho cercato di spiegarmi meglio questo nome (ed il suo significato). In effetti la forma è quella di un tallone, tallone di calcare, cioè roccia, ma forse il nome è estensibile anche ad un altro vicino insediamento diruto, in cui vi sono i resti della chiesa di Santa Maria di Calcata.
Nell’antichità era indicato come ‘tallone’ anche la pietra al centro dei circoli sacri, ove erano celebrati i riti ed i sacrifici, certo nella zona son stati ritrovati diversi templi sin ora di epoca ellenistica (IV sec. a.C.) mentre sappiamo che Narce (Fescennium?) risale all’età del bronzo. Chissà se proprio nell’attuale Calcata fosse situata l’antica area sacra? Probabilmente resta solo un’ipotesi, una sensazione, così come Paolo ’sente’ ed immagina gli antichi falisci della valle del Treja nello spirito arguto e smaliziato dei “Fescennini” e le preghiere alla Dea Madre, manifestazione della natura e della vita.
Gilda Bocconi

martedì 13 febbraio 2018

Viterbo, 18 febbraio 2018 - Pellegrinaggio al capezzale della Callara del Bullicame morente


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I viterbesi che amano il Bullicame, stanchi della situazione della “callara” perennemente vuota dal lontano 25 novembre del 2014, e dell’orribile “flebo” che gli fa arrivare poca acqua dal San Valentino ( da padrone a garzone), organizzano un pellegrinaggio alla “callara” del Bullicame.

Tutte le persone che hanno a cuore le sorti di questo meraviglioso monumento naturale, che è parte integrante della storia di Viterbo, sono invitati a partecipare al pellegrinaggio, e a recarsi al capezzale del Bullicame per salutarlo prima che sia troppo tardi.

Ricordiamo che la Società Gestervit che gestisce le Terme Salus, nel novembre 2014 sfondò la sorgente naturale del San Valentino, creando un nuovo pozzo che ha prosciugato la “callara” del Bullicame.

La carità cristiana insegna a curare gli infermi e a consolare gli afflitti. Il Bulicame deve essere curato con la chiusura tombale immediata del San Valentino. La Regione lo ha chiesto da tempo e inserito in una determina, ma la Gestervit (Terme Salus) che lo dovrebbe chiudere, ancora non lo ha fatto. Non si capisce come mai non venga riparato il grave danno arrecato, che ad oggi ha visto trascorrere quasi 1.220 giorni, per un totale di tre anni e tre mesi (più del più lungo Conclave della storia della Chiesa).

Considerato che a nessuno interessa la salute del Bullicame, Franco Marinelli e Giovanni Faperdue, appassionati paladini del termalismo, si sono fatti promotori di un pellegrinaggio pubblico, al capezzale del moribondo Bullicame, per il giorno di domenica 18 febbraio 2018,  dalle ore 11 alle ore 12.


Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare. L’illustre paziente non desidera doni di sorta. Desidera solo che venga chiuso il San Valentino al più presto, per poter risorgere con dignità all’antica bellezza.

Giovanni Faperdue e Franco Marinelli
Info: giovannifaperdue@libero.it

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sabato 10 febbraio 2018

L'altra storia - L'inizio della grande frode: "Am-lira, la madre di tutti i debiti"


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Introduzione  di Marco Saba: "La lunga vicenda della moneta di occupazione "americana" si concluse con la legge n. 3598 del 28 dicembre 1952, che obbligò il Ministero del Tesoro a rilasciare alla Banca d'Italia Buoni del Tesoro Ordinari per un ammontare corrispondente a quello delle fraudolente Am-lire ritirate e bruciate in seguito alla Convenzione del 1946... Questo doppio addebitamento all'Italia delle spese del falsario Alleato costituirono il corpo principale dell'odioso debito pubblico del dopoguerra"

Articolo collegato:

Nell’elenco dei governatori della Banca d’Italia  si è taciuto il non breve periodo corrente tra la fine maggio 1944 e la fine aprile 1945, quando la banca centrale fu trasferita al Nord della penisola, da Roma a Milano, per sottrarla ai bombardamenti aerei nemici e sotto l’incalzare della avanzata delle truppe militari del fronte degli Alleati (USA, Gran Bretagna, URSS, Francia, ecc.).

Queste furono nemiche dal 10 giugno 1940 e, per l’atto di resa (sotto forma di sospensione dello stato bellico) sottoscritto e subìto a Cassibile dal generale Giuseppe Castellano, assistito dallo avvocato Vito Guarrasi (cugino di Enrico Cuccia e, negli anni successivi, potente personaggio del sottobosco della politica siciliana e nazionale) plenipotenziari dello illegittimo (perché incaricato “motu proprio” dal sovrano, ma MAI ratificato dal Parlamento, con altri concomitanti errori formali e sostanziali inficianti la validità giuridica) governo Badoglio (vedasi: Elio Lodolini, Dal governo Badoglio alla Repubblica Italiana, Genova, Italia Storica, 2011) il 3 settembre 1943, divennero, dal giorno 8 settembre 1943, “occupanti del territorio italiano” (secondo la dizione del testo della “resa incondizionata”, che in Italia fu, invece, contra pacta et legem, chiamata falsamente ed arbitrariamente “armistizio”) ove imposero un proprio Governo Militare Alleato per i Territori Occupati – A.M.G.O.T. - , vigente fino al 31 dicembre 1945 e, per alcune prerogative, fino al 31dicembre 1947, con “impegni e vincoli” successivi tutt’ora vigenti.

E’ storia incontestabile che, nel trasferimento della sede e di tutti i servizi al Nord d’Italia (effettuato dopo l’abbandono della capitale da parte del re e del suo governo, avvenuto il mattino del 8 settembre 1943, con “fuga concertata con plenipotenziari germanici” conclusa all’alba del 10 settembre 1943 con l’imbarco ad Ortona sulla corvetta “Baionetta” e l’approdo la notte dello stesso giorno a Brindisi, in zona ormai controllata dal nemico Alleato) compiuto negli ultimi giorni del mese di settembre 1943 dal governo fascista della Repubblica Sociale Italiana, naturalmente subentrato alla “vacatio” su due terzi del territorio creata dalla tragicomica “fuga” della monarchia verso il nemico, il governatore della Banca d’Italia in carica, Vincenzo Azzolini, seguì doverosamente la sede, l’organico dirigenziale, le riserve monetarie e la riserva aurea presso di essa custodita, a Milano.

A causa del rientro a Roma di Azzolini, dopo 8 mesi dalla costituzione della R.S.I., verso il 28 maggio 1944 (certamente in vista della conquista di Roma da parte degli Alleati, ma ufficialmente “per urgenti motivi familiari”, con preavviso al suo Ministro che gli contestò il “sospetto” ed i rischi conseguenti – Azzolini fu incarcerato poi e condannato anche a 30 anni di reclusione dalla “giustizia del Regno d’Italia”), il Ministro delle Finanze della Repubblica Sociale Italiana, prof. Domenico Pellegrini Giampietro, con Decreto ministeriale n. 400 del 28 giugno 1944-XXII, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 159 il 10 luglio 1944-XXII, ratificato dal Consiglio dei Ministri il 14 novembre 1944, in forza di Decreto del Capo dello Stato del 8 ottobre 1943, confermò la nomina a Commissario Straordinario al governo della Banca d’Italia l’avv. Giovanni Orgera, insediato di fatto dal 1° giugno, che quell’incarico di surroga di tutti i poteri di governo della banca mantenne fino al 28 aprile 1945, cioè fino all’arrivo degli Alleati a Milano. Ciò, in modo inconfutabile, è confermato anche da pubblicazioni ufficiali dell’ufficio storico della Banca d’Italia.

Il regno del Sud, sedicente “Regno d’Italia”, fu svuotato di ogni
prerogativa (senza territorio, senza parlamento, senza popolazione, tutti assoggettati al naturale governo dello A.M.G.O.T., ed esautorato anche nella fondamentale emissione monetaria) e fu costretto-ridotto ad almanaccarsi solo nella utopica creazione di un governo fantasma non governante.

Molto più tardi, “tollerato” dagli Alleati per precostituire capisaldi per il dopo guerra, trovò necessario – per completare la gamma delle “poltrone fantasma” relative ad enti et similia, retribuite lautamente con valuta in AM-lire - nominare un governatore della Banca d’Italia per poter esercitare, dopo l’ingresso degli Alleati a Roma, una funzione formale nell’edificio di via Nazionale. E in ciò, per la suddivisione di posti (criterio caratterizzante poi tutto il regime postbellico), fu insediato il senatore del regno (economista liberista ma interessato anche fattivamente all’opera del Ministro delle finanze del governo fascista Alberto de’ Stefani, ed ai novatori criteri fascisti e corporativi, e sempre fedele monarchico) Luigi Einaudi, approdato a Salerno nel febbraio 1945, dopo cauta lunga permanenza in Svizzera in conseguenza degli sventati, ma a lungo preparati, accadimenti determinati dall’8 settembre 1943. Governatore nominale, giacché nei territori conquistati dall’avanzata militare Alleata, di fatto le sedi provinciali della Banca d’Italia, anche per assenza di fondi monetari, non svolgevano attività, essendo fondamentalmente interrotto il servizio di tesoreria per conto dello Stato, che solo al Nord, nella giurisdizione effettiva e veritiera della Repubblica Sociale Italiana, aveva corso ed efficienza, persino con emissione monetaria.

Al sud d’Italia lo A.M.G.O.T. stampò e pose in circolazione titoli
monetari – le famose AM-lire – per valore di 640 miliardi di lire,
utili e necessari alle proprie truppe di occupazione per intrattenere rapporti civili, ma perniciosi per la pesante inflazione provocata nello intero sistema della circolazione monetaria italiana e protrattasi per anni, a causa della circolazione forzosa di quella carta moneta formale, di nessun valore reale. Senza ragione, ma solo al mero fine di falsare la storia, la Banca d’Italia odierna ha omesso l’indicazione e l’opera del commissario Orgera, svolta con zelo tra il maggio 1944 e l’aprile 1945 (un intero anno!), riconosciuta, però, nella Relazione presentata nel luglio 1946 dal governatore Einaudi, che elogiò quel Commissario per la rettitudine e la correttezza utili alla Banca ed allo Stato, precipuamente per il dopoguerra, che fu meno pesante proprio per ciò che fu attuato, e lasciato in eredità dalla Repubblica Sociale Italiana (vedasi: Collana storica della Banca d’Italia, I nazisti e l’oro della banca d’Italia, Laterza, 2001).

Va aggiunto, per dovere di verità, che il ministro delle finanze
Domenico Pellegrini Giampietro, con l’assorbimento integrale allo Stato della Banca d’Italia s.p.a., anche mediante il commissaria-mento (secondo i Decreti citati), e delle sue disponibilità in liquidità monetaria e riserve auree, NULLA cedette gratuitamente ai germanici.

Al contrario del Governo Badoglio, che barattò la riserva aurea in cambio di convenienze “personali” lasciando il Governatore Azzolini in balìa di un documento esibito il 10 settembre 1943 dal rappresentante della Banca del Reich di Germania, così che tra il 22 ed il 28 settembre 1943 quella riserva fu trasferita a Milano, sotto “protezione militare germanica”, senza, comunque, che MAI uscisse dal suolo nazionale, nemmeno quando la stessa Banca d’Italia, trasferì quella riserva in provincia di Bolzano il 16 dicembre 1943, nel comune di Fortezza, ove istallò apposita propria sede (vedasi: Domenico Pellegrini Giampietro, L’oro di Salò, Milano, in Candido, da 2 marzo a 1° giugno 1958) ove fu svolta sorveglianza da gendarmeria italiana e germanica. Sorveglianza che terminò il 5 maggio 1945, con il “subentro forzoso” delle truppe Alleate, che di tutto si accollarono proprietà e dominio.

Inoltre, come già pubblicato più volte, la situazione finanziaria generale lasciata dalla Repubblica Sociale Italiana alla sua cessazione, con attivo di bilancio dello Stato di 20,9 miliardi di lire, MAI più verificato dopo nella storia successiva della Repubblica oggi vigente, fu certificata da una commissione del Senato degli U.S.A. presieduta dal sen. Winkersham, che, con dichiarazione diffusa il 25 agosto 1945, affermò aver trovato nella sola R.S.I. del nord Italia situazione attiva di bilancio e florida nelle riserve e nei depositi bancari, al contrario di tutti gli altri stati europei visitati, inclusi gli scandinavi. Floridezza che permise all’Italia del dopoguerra facile ripresa economica e finanziaria, seppur gravata dagli oneri di svalutazione delle AM-lire imposti e confermati dagli USA nel 1947, dalle penalizzazioni relative alla condizione di Stato perdente, ratificate anche nello obbligato “trattato di pace” imposto a Parigi il 10 febbraio 1947, e per i vari piani Marshall, inclusi i costi per la restituzione della “famosa” riserva aurea, definita, per volere dei vincitori, solo il 29 giugno 1998, con accredito e restituzione di ultima frazione da parte dell’internazionale “Pool dell’oro” organizzato e gestito dagli Stati dei paesi vincitori la seconda guerra mondiale.

Antonio Pantano
ABRUZZOpress


giovedì 8 febbraio 2018

M5S - ... e dal fango nascono i fior (del male)


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Mi accusano di buttare fango sul Movimento. Ma io mi limito a dire la mia e ad informare  come ho sempre fatto.
Altro che offese. Cioè io alla fine dico solo che:

1) Ragazzi occhio che fino al 2012 nella Casaleggio Associati c'era un membro Aspen, Presidente della Camera di Commercio Usa. Probabilmente imparentato con i Rothschild.

2) Guardate che Fioramonti ha lavorato per il Chairman dei Rothschild, per la fondazione Rockefeller e che le prefazioni dei suoi libri gliele fa Giovannini, vicino a Soros e all'Aspen, già ministro del lavoro del Governo Letta.

3) Guardate che il braccio destro di Di Maio è un residuato dell'Udeur di Mastella, fan di Montezemolo, allevato dai Gesuiti. Uno che ha fatto carriera su intercessione di Mara Carfagna ed è passato sotto Rutelli e Pecoraro Scanio.

4) Guardate che Paragone era membro della fondazione Vedrò di Gianni Letta.

5) Guardate che Carelli è vicepresidente di Confindustria Radio Tv e vicino a Confalonieri.

6) Guardate che la Fattori lavorava per le multinazionali del farmaco.

7) Guardate che ci sono ex piddini ed ex renziani candidati.

8) Guardate che Borrelli stava cercando di entrare in Alde, il partito più Europeista di tutti e gode della stima di Monti.

9) Guardate che lasciar intendere che tutti gli esclusi sono pezzi di merda è una cosa brutta perchè la maggior parte sono persone perbene tagliate fuori ingiustamente per far posto a raccomandati.

10) Guardate che a Beppe non hanno dato indietro tredici anni di blog quando è andato via. Beppe non ha più il suo blog storico e i post li ha qualcun altro e li imbosca.

11) Guardate che nel Movimento c'è gente che arriva da Scientology.

12) Guardate che Gigino va in Europa a dire che agevolerà i pignoramenti da parte delle banche.

Bon. Dove sono gli attacchi? Io vi informo. Se queste cose vi piacciono votateli.