sabato 30 aprile 2016

Caprarola, 12 maggio 2016 - Acqua potabile, prima di tutto!



Il comitato dei cittadini in collaborazione con le associazioni  AICS AMBIENTE, ACCADEMIA KRONOS, COMITATO ACQUA POTABILE,  COMITATO CAPRAROLA LUIGI EINAUDI, COMITATO PESTICIDI ZERO, GEOPARCO DELL’ETRURIA, ITALIA NOSTRA, LEGAMBIENTE CIRCOLO LAGO DI VICO,  indice L’INCONTRO  PUBBLICO , che si terrà il 12 maggio 2016 dalle ore 18,00 in Caprarola Salone ex Scuderie Farnese sul tema:

ACQUA POTABILE , DIRITTO ALLA SALUTE,
al quale siamo lieti di invitarla.

In precedenza alla riunione verrà proiettato il video

“LAGO DI VICO NEL TEMPO “

Le questioni che verranno affrontate sono rilevanti per la salute dei cittadini e la salvaguardia dell’ambiente e del lago di Vico che è una grande risorsa per i nostri luoghi.  Alla riunione sono state invitate personalità delle Istituzioni, del Mondo scientifico, dell’Università, della Salute pubblica e della Magistratura. 

Per ulteriori informazioni Email:  viterbo@aics.it  Tel.  3683065221 - 3485464937 - 3317688047
  

venerdì 29 aprile 2016

TV - Manipolazione informativa permanente



Che si viva in un clima di manipolazione informativa permanente è del tutto evidente.

C’è l’ennesimo scandalo che evidenzia la porcilaia della politica collusa con la malavita organizzata? Nessun problema. Presto fatto:
  • far parlare gli intervistati di garantismo dovuto fino a giudizio definitivo,
  • accoppiare alla cronaca scoop di inverosimile risibilità con tanto di drammatizzazione e manipolazione strumentale dei fatti: emblematico il caso del “mezzanino della discordia” di Quarto ed esemplare – per tempi e modi di applicazione il caso Raggi-Alemanno.

C’è una voce che con autorevolezza e competenza si leva contro il sistema per rimarcane inadempienze gravi? Perché preoccuparsi? Presto pronto il servizio televisivo che espone la notizia accoppiandola al penoso caso di un malcapitato, vittima degli errori della Magistratura che pensa solo a tutelare le proprie ferie.

Il tutto verosimilmente su input di segreterie di partito, vere cabine di regia della televisione pubblica (e privata) del nostro Paese.

Ma il punto più alto, toccato da tanto infame uso strumentale e partigiano dei media lo si ha, in vero, su un fronte ancor più grave e inquietante: quello delle cronache sul terrorismo

Esemplare, per fare un esempio, un

servizio del tg3 delle 14,20, di martedì 26 aprile

nel quale, riportando un video di una emittente francese su uno degli attentati recenti di Parigi, il giornalista, quasi orgoglioso di tanto scoop, non si interroga sulla bizzarra cialtroneria dell’attentatore il quale, imbottito di chiodi e bulloni per la strage più cruenta, è tanto eroicamente determinato da scordarsi di collegare il detonatore all’esplosivo, col tragicomico esito dell’attentato (?) consumato per lo più su se stesso (…più imbranato di quei suoi commilitoni che si erano persi i documenti di identità a Charlie Ebdoo).

Ci sarebbe da ridere di tanto singolare “leggerezza di cronaca” se non ci fosse, in realtà, da preoccuparsi – e pure molto! - del suo volto ulteriore volto: “l’inadempienza di cronaca” che ha il suo culmine addirittura nel nascondimento vero e proprio delle notizie dovute per aiutare l’opinione pubblica a farsi idee chiare e suffragate da fatti su argomenti di portata a dir poco epocale, come quelli del terrorismo internazionale in atto negli ultimi tempi

Anche per questo un video-esempio

la strana morte del terrorista ammanettato

sempre tratto da una emittente francese, inspiegabilmente sfuggito allo zelo del giornalismo televisivo nostrano.

Se nel primo caso a stupire sono le curiose le circostanze sopra descritte, nel secondo il grado di “dabbenaggine” dell’attentatore catturato e ucciso dagli agenti di polizia, supera ogni limite di immaginazione, visto che parrebbe evidente il fatto che si è recato al “suicidio stragista” con ai polsi le manette!.......o no,….. non è così?!........e com’è allora?

Aaaah è ammanettato perché era stato catturato!........qualcun altro lo ha ammanettato!........aaah ……..e se era stato catturato e  ammanettato, che bisogno c’era di ucciderlo….anziché metterlo al torchio?!!....

Bho, va a sapere!.... Un fatto è certo però….e, soprattutto, una domanda, si impone: com’è che un video come questo qui mostrato, per brevità, solo in parte, ma disponibile, a richiesta, corredato da cronache e commenti della stessa giornalista televisiva francese, autrice del servizio - sparisce e non merita considerazione da parte delle tivvù nostrane? E’ normale, signor Direttore(i)?!


Adriano Colafrancesco


giovedì 28 aprile 2016

Terruggia: "Monferrato, storia, cultura e ambiente”



Interessanti come al solito, anche se non nuove come argomentazioni e stimoli, almeno per me e per Voi che spero ogni tanto leggiate quanto invio, le riflessioni di Bellistri, sindaco di Terruggia, che troverete al link:

Ad integrazione dei riscontri effettuati dal sindaco di Terruggia, aggiungerei quanto già in diverse occasioni in passato avevo rilevato e consigliato di fare: provate a digitare come parole chiavi, dopo “Monferrato”, “storia, cultura e ambiente”, che sono termini essenziali per chiunque voglia esplorare un territorio per un turismo che non sia solo “mordi e fuggi”, e vedrete quali siti web emergono su Google

Oltre ai siti personali, emerge quello del Circolo Culturale “Marchesi del Monferrato” che non a caso ho contribuito ad avviare nei primi fondamentali anni di attività e con il quale occasionalmente collaboro tuttora, il sito dell’Accademia Ambientale che avevo costituito una decina di anni fa ed è oltretutto in disuso da anni per mancanza di fondi, ma ancora molto visitata nei suoi archivi, e solo in posizione successive compaiono i siti istituzionali.

Cosa significhi lo lascio dedurre a Voi tutti. Diciamo che non mi rallegra e neppure mi è di alcun conforto.
  
Claudio Martinotti Doria

mercoledì 27 aprile 2016

Alla Grande Madre Russia (in prossimità del 9 maggio...) ed in onore di Maria Zakharova



Cari compagni, seguo sempre pur se dall'estero le iniziative, gli articoli ed I dibattiti del comitato che mi sembra fondamentale perché se non si esce dalla nato, se non c'è sovranità non c'è nazione libera ergo la spazio per mettere in atto qualsiasi tipo di trasformazione rivoluzionaria. Quindi forza e coraggio, (che appresso aprile arriva Maggio, come dicevano gli anziani).

Credo sia ora però di passare il Rubicone russo. Forse la metafora non è corretta, ma cerco di farmi capire: è ora di russo-filia; ora di adattare alla Russia quello che quel pilastro del mondo non allineato, il Partito del Congresso indiano dei tempi dorati di Indira e di suo padre Pandit Jawaharlal aveva capito dell'Unione sovietica, cioè vi possono essere dei problemi anche grossi nella Russia odierna come ve ne erano nell'Unione sovietica, ma era fondamentale per tutti gli altri che la Unione sovietica rimanesse forte; lo stesso vale per la Russia oggi. Problemi? Perché non dovrebbe averne; ma bando alle ciance per il bene di tutti è fondamentale che la Russia si rafforzi sempre più, e bisogna aiutarla.  

A pochi giorni dal 9 di Maggio, data del trionfo, vi mando una ode che ho scritto in onore di Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri, evidentemente è in russo, lingua che tento disperatamente, (senza lode) di imparare; in fondo una ri-traduzione; fraterni saluti ed un sorriso triste (come se fa ad esse allegri de 'sti tempi?)


 
СОНЕТ ДЛЯ МАРИИ ЗАХАРОВОЙ

Авэ  МАРИЯ ЗАХАРОВА
Полная грации и ума
Твоё отражение сообщает о победе,
Как раньше, та, другая Мария
Мадонна Битвы Лепанта.

Чистый твой голос международного права и
Независимости народов
Против глобального капитализма,
Разрушающего культуры.

ЗАХАРОВА МАРИЯ -мужественная дочь
Двухглавого орла святой матери России
Рупор сената и народа
Третьего Рима, Москвы

Не чувствуй сострадания к нам
Западным варварам, полезных идиотов и
Финансовой плутократи и
Подлости  тэкфиров- джихадистов
Которая окровавливает союзников,
Угрожает твоей Родине и
Заражает наши страны
Грустными клоунами,  спастических марионеток
В руках кукловодов

Руководи твоим голосом нас,
Тех кто хотим войти в твои легионы
Сейчас и во время нашей смерти за лучший мир,
В котором будет немного
Твоей нескончаемой  грации


Теперь, в заключение, я хочу адаптировать
Мой любимый сонет к  актуальной обстановке.
Эти стихи написали в Сицилии
Во время Второго Крестового похода
Царя Фридриха Второго из Свебии,
Внука  Барбароссы

"Никогда я не нахожу покоя,
Не хочу веселиться
Корабли в порту и хотят уплыть
Поэтому ты, мой нежный,
Который знаешь моё беспокойство
Сделай  мне сонет  и пошли его в Сирию."

Чтобы адаптировать это к нашему времени,
Это будет так:

"Никогда я не нахожу покоя,
Но мне нужно веселиться
Самолёты на аэродроме и будут подниматься
Поэтому ты, нежная Мария,
Которая знаешь моё беспокойство
Сделай мне сонет и пошли его в Сирию."

Сейчас и Всегда
Честь и Слава твоим солдатам и лётчикаи,
Которые освободили Пальмиру,
Жену Пустыни и колыбель цивилизации.
 
traduzione veloce:
Ave Maria Zakharova
piena di grazia ed intelligenza
la tua immagine annuncia il trionfo
come prima quella di un altra Maria,
Madonna della battaglia di Lepanto
 
Tua è la Chiara voce del diritto internazionale e
della sovranità dei popoli
contro il capitalism globale
distruttore di culture
 
Zakharova Maria coraggiosa figllia dell'aquila bicefala di santa madre Russia
Portavoce del senato e del popolo
della terza Roma, Mosca
 
Non avere pietà di noi barbari occidentali idioti utili
dei plutocrati della finanza e
dell'infamia takfiro-jihadista
che insanguina I tuoi alleati
minaccia la tua patria e infesta I nostril paesi
di pagliacci tristi e burattini nelle mani di pupari spastici
 
Giuda con la tua voce noi
che vogliamo entrare nelle tue legioni
adesso e nell'ora della nostra morte per un mondo migliore
nel quale vi sia anche solo un poco
della tua infinita grazia
 
Per concludere volevo adattare uno dei miei sonetti prefereiti alla situazione attuale
Questi versi furono scritti in Sicilia ai tempi di Federico secondo di Svevia
nipote (credo) di Barbarossa
 
Giammai non mi conforto ne mi voglio rallegrare
le navi sono in porto e stanno per collare
Sicchè Dolcetto che sai la pena mia
fammi un sonetto e mandala in Soria
 
Dunque l'adattazione:
Giammai non mi conforto
ma mi devo rallegrare
gli aerei (caccia sukoi, mig) sono in aeroporto e stan per decollare
sicchè dolce Maria che sai la pena mia
fammi un sonetto e mandalo in Soria
 
Ora e sempre
onore e Gloria ai tuoi soldati e piloti
liberatori di Palmira
sposa del deserto e culla di civiltà


(Robert Scarcia - robscar5@yahoo.com)

martedì 26 aprile 2016

Roma, 7 maggio 2016 - Manifestazione contro il TTIP



Cari amici, vi mando questo appello di cuore e come una persona che normalmente non ha più fiducia da tempo nella partecipazione a cortei, manifestazioni e simili. 
Ma questa volta credo sia importante e necessario e vi faccio un appello a partecipare alla manifestazione nazionale che si terrà a Roma il 7 maggio 2016 per mostrare in modo evidente, in modo che non si possa ignorare, la netta contrarietà degli italiani all'accordo TTIP per il mercato unico tra USA ed UE.

Vi allego un articolo che ho scritto con alcuni approfondimenti, ma, come credo già sappiate, questo accordo, se fosse approvato, ha la potenzialità di spazzar via in un colpo solo, non solo l'agricoltura contadina, ma tante delle battaglie ecologiste e sociali su cui molti di noi da anni sono impegnati. D'altra parte ci sono notizie che la resistenza di ampi settori della società in tutta Europa - insieme a importanti punti di disaccordo tra i governi -  è vicina ad ottenere il risultato di mettere in forse il procedere delle trattative. Ovviamente gli interessi in gioco sono immensi e potrebbero esser tali da superare gli ostacoli, però se in Italia (il cui governo è tra i più favorevoli al TTIP, mentre ad esempio Germania, Francia e Belgio lo sono molto meno) ci fosse un segnale forte e chiaro in senso contrario, ciò potrebbe avere delle conseguenze importanti. E forse liberarci da questa "spada di Damocle". Ma deve essere un segnale forte: dobbiamo davvero essere in tanti in piazza.
Per cui, mi raccomando, stavolta facciamo uno sforzo, vinciamo la pigrizia e la rassegnazione, ed andiamo tutti a Roma il 7, diffondiamo la voce, rilanciamo l'appello (e, se volete, l'articolo allegato) invitiamo altri ad andarci:

IL 7 MAGGIO A ROMA CONTRO IL TTIP !

Sergio Cabras
Per altre informazioni:
www.stop-ttip-italia.net

giovedì 21 aprile 2016

Ucraina – Di Ucraine ce ne son tante… una è quella che non c’è mai stata…


L’Ukraina di oggi è il secondo più vasto Stato europeo (dopo la Russia e prima della Francia), sia pure con una popolazione di neanche 50 milioni di abitanti. Ma non è sempre stato così. Fino a non moltissimi anni fa sono esistite due Ukraine, fisicamente (e politicamente) separate dal fiume Nipro che taglia il Paese in due: dal confine con la Bielorussia, a nord, fino alla confluenza nel Mar Nero, a sud. Più in dettaglio – come si vedrà – le realtà geopolitiche dell’Ukraina erano (e sono tuttora) quattro: occidentale, orientale, meridionale e centrale.
Ritorniamo, comunque, alla semplificazione iniziale, più adatta a delineare i fondamenti della questione. Due Ukraine, dunque, con due anime profondamente diverse: l’anima russofila e panslavista dell’Ukraina orientale, l’anima mitteleuropea, asburgica, germanofila dell’Ukraina occidentale.
Per buona parte del XX secolo, entrambe le Ukraine hanno tentato di fagocitare le rispettive “sorelle separate” e di dar vita così ad una “Grande Ukraina”. Unico elemento aggregante della nuova entità sarebbe stato quello etnico. Per il resto, le due metà del Paese avrebbero mantenuto (ed ancor oggi mantengono) diversità profondissime: linguistiche, religiose, culturali, politiche.1
Quali gli elementi fondanti di quelle diversità? Vediamone alcuni, cominciando dall’Ukraina orientale (e dalla meridionale, per molti versi affine). Già sede, in epoca medievale, del primo insediamento russo – la “Rus’ di Kyiev” – l’Ukraina dell’est era legata intimamente alla Russia. Era stata, anzi, una di “Tutte le Russie” in epoca zarista: la “Piccola Russia”, sodale della Russia propriamente detta (la “Grande Russia”) e della Bielorussia (la “Russia Bianca”).2 Il nome “U Krajna” era comparso per la prima volta nel XII secolo; significava letteralmente “Sul Confine”, quasi ad evidenziare il ruolo di marca di frontiera dell’Impero Russo.
Etnicamente – si è detto – l’Ukraina orientale e meridionale non si differenziava da quella occidentale. La popolazione apparteneva al medesimo ceppo slavo-orientale, cui facevano peraltro capo anche i russi e i bielorussi.
Quanto alla lingua, ad est del Nipro e nelle regioni del sud a dominare era l’idioma della “Grande Madre Slava”, parlato sia da una corposa minoranza russa (cresciuta poi ulteriormente con l’ingegneria etnica stalinista), sia da una maggioranza ukraina, divenuta russofona a sèguito delle campagne di omologazione linguistica condotte dal regime zarista. Altra lingua abbastanza diffusa era il surzik, una “lingua parlata” che era (ed è) un misto di russo e di ukraino. Quanto alla loquela ukraina classica, era usata quasi esclusivamente nella capitale e nelle contrade rivierasche, soprattutto da parte di una sparuta borghesia intellettuale.
La religione dominante era la cristiano-ortodossa, strettamente legata al Patriarcato di Mosca.
La collocazione politica era consequenziale: al fianco della Russia zarista; poi, nonostante una fortissima diffidenza, della Russia comunista; ed oggi – sia detto per inciso – della Russia di Putin.
Completamente diversa – come si è detto – la fisionomia dell’Ukraina occidentale. Anch’essa affondava le radici nel medioevo, quando aveva separato i suoi destini da quelli dei territori orientali (invasi dai mongoli) e fatto invece blocco con la Confederazione Polacco-Lituana, avamposto dell’Europa occidentale e della cattolicità. Successivamente – con le varie “spartizioni della Polonia” – l’Ukraina occidentale era entrata a far parte dell’Impero Austriaco con la denominazione di Regno di Galizia3 (o Regno di Galizia e Lodomiria4).
Da queste vicende, anche, la connotazione religiosa dell’Ukraina occidentale: cattolico-uniate e non ortodossa, fedele alla Chiesa di Roma e non al Patriarcato di Mosca.
Le lingue più diffuse erano l’ukraino e, nella regione carpatica, il ruteno. Questo – sia detto per inciso – non era, come da taluno ritenuto, un dialetto; ma una lingua vera e propria, strettamente imparentata con quella ukraina ma del tutto autonoma. Così come la popolazione rutena (o rusin) – forse neanche un decimo del totale – era si affine all’ukraina, ma nettamente distinta e fiera della propria specificità.
Esisteva tuttavia una terza Ukraina, quella che abbracciava Kyiev, le due sponde del Nipro e tutta la parte centrale del Paese. Nel tempo, l’Ukraina centrale aveva fatto blocco ora con l’orientale, ora con l’occidentale, acquisendo elementi di entrambe le culture, di entrambe le tradizioni, di entrambe le anime ukraine. D’altro canto, la popolazione dell’Ukraina centrale era (ed è) in buona parte “mista”: per lingua, per confessione religiosa, per orientamento politico.
Una quarta Ukraina, talora indicata come Nuova Russia, era quella che comprendeva la Crimea e le altre regioni meridionali (dell’est e dell’ovest). La sua popolazione – come si è detto – aveva connotazioni (linguistiche, religiose, culturali, politiche) del tutto simili a quelle degli ukraini orientali.
Altro capitolo particolare riguardava i Cosacchi Zaporoghi, presenti in gran numero nella parte orientale del Paese. Ormai definitivamente sedentarizzati ed omologati al resto della popolazione ukraina, la loro connotazione aveva pochi punti in comune con quella delle tribù cosacche della Russia (Cosacchi del Don, del Kuban, del Terk), e in più occasioni avevano assunto il ruolo di punta avanzata dell’ukrainismo. Un loro capo, l’Atamano5 Symon Petljura sarà di fatto – come vedremo – l’inventore del moderno nazionalismo ukraino.
Michele Rallo – ralmiche@gmail.com

Note:
1 Mycola RIABTCHOUK: De la Petite Russie à l’Ukraine. L’Harmattan, Parigi, 2003.
2 Sergio SALVI: Tutte le Russie. Storia e cultura degli Stati europei della ex Unione Sovietica, dalle origini a oggi. Ponte alle Grazie, Firenze, 1994.
3 Galizia: denominazione collettiva dei territori a maggioranza etnica ukraina appartenuti alla sfera austriaca e poi attribuiti alla Polonia dopo la pace di Riga del 1921: la Galizia propriamente detta (o Galizia Orientale), la Podlachia, la Polesia Occidentale e la Volinia Occidentale. Altre due regioni ex-austrungariche, la Bukovina settentrionale e la Rutenia carpatica, andranno invece – rispettivamente – alla Romania ed alla Cecoslovacchia.
4 Lodomiria o Lodomeria: parte occidentale della Volinia. La Volinia coincideva con la regione nord-orientale della Galizia (al confine con Polonia e Bielorussia) che, nel tempo, aveva avuto una sistemazione diversa dal resto del paese. Alla fine del Settecento, con le spartizioni della Polonia, la Volinia occidentale era stata assegnata all’Austria ed aveva fatto blocco con la Galizia; la Volinia orientale era invece andata alla Russia.
5 Atamano o Etamano: massimo grado dell’ordinamento militare cosacco.
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“L’Ukraina e il suo fascismo” di Michele Rallo
Il volume è acquistabile nelle librerie specializzate (militari, storiche, ecc.) o direttamente presso l’editore:
LIBRERIA EDITRICE EUROPA
Via Santamaura, 15 – 00192 Roma
telefono: 06 397 22 155
posta: ordini@libreriaeuropa.it
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mercoledì 20 aprile 2016

Roma. Il blaterare alla Trilaterale



...gentile signora Monica Maggioni risulta dalle cronache che lei, in qualità di giornalista e presidente della Rai, è stata il 15 aprile 2016 alla riunione tenuta dalla Commissione Trilaterale. Nell’obbligo, pertanto, come giornalista e come massimo esponente del servizio pubblico televisivo del nostro Paese, di “informare” compiutamente i suoi utenti, vogliamo augurarci da parte sua tempestivi e completi chiarimenti, in particolare sul significato e il senso di ciò che ha detto nella circostanza il Presidente della Repubblica nel suo intervento alla Commissione Trilaterale tenuta a Roma
https://www.youtube.com/watch?v=R96nb_vKrqE - Specie quando parla di “fenomeni complessi, dalle ampie ramificazioni” e di “una prospettiva strategica di lungo periodo sganciata da ogni ufficialità”...”

Adriano Colafrancesco

..................

Integrazione 
L’incontro c’è stato, in pompa magna come le logge mondialiste a tornata annuale ci hanno saputo abituare. Mattarella li ha ricevuti con tutti gli onori dovuti a chi è coinvolto nella gestione di tre quarti del pianeta. Mattarella s’è studiato la storiella della Trilaterale e l’ha sciorinata a memoria per mostrare la dedizione e l’impegno tipica dell’iniziando, o recipiendario come dicono i massoni. Qui di seguito è riproposto il discorso completo di Mattarella, in versione testuale e video.
Davide Consonni
Video del discorso del Presidente Mattarella alla Commissione Trilaterale: