sabato 10 dicembre 2016

Avventure di viaggio a Treia e memoria su Gianni Rodari "vegetariano" a Roma



In qualunque posto ci troviamo c'è sempre un legame che unisce l'agire dell'essere umano. Alcuni mesi fa sono andato a casa di Pietro a Montecorone di Zocca perché c'è stata la proiezione di un film, un altro mondo. Parlava di varie forme di sapere, di ambienti di vita, di conoscenze scientifiche scoperte migliaia di anni fa dall'uomo e che si stavano riscoprendo adesso, parlava di uomini e donne che sono comunque tutti uniti, in qualunque parte del mondo essi si trovino e soprattutto che l'azione di ogni entità influenza inevitabilmente le altre entità. Parlava anche della vita vissuta attimo per attimo nel presente: La consapevolezza non esiste se la vita non è vissuta così e, niente si può creare se non siamo presenti.

Poi c'è stata la seconda edizione della Fierucola delle eccellenze bioregionali di Treia, alla quale anche quest'anno ho avuto la gioia di partecipare, dove uomini e donne, saperi, conoscenze ed ambienti si sono incontrati per far vibrare la nota dell'unità, dell'armonia, dell'amore reciproco.... se vuoi dare ricevi sempre.
 Senza saperlo (...) abbiamo riprodotto (vuoi anche con certe differenze) la trama del film così il "lavoro" svolto per noi stessi si è trasformato in un lavoro per tutti, presenti vicini e presenti lontani... così pure per gli assenti vicini e lontani.... del resto il lavoro che ognuno fa è volto a creare benessere e non c'è bene più grande che far felice un'altra persona.

Il giorno dopo siamo partiti per fare ritorno, ero in compagnia dell'amico Pietro che ho lasciato ad Orte a prendere il treno per Bologna, mentre io ho proseguito per Roma per partecipare alla presentazione del libro "Il quaderno vegetariano"che veniva presentato al Palazzo dei Congressi di Roma da Stefano Panzarasa, Mavi, F. Agostini e la Signora Maria Teresa Ferretti moglie di Gianni Rodari e che fino all'acquisto non riuscivo a ricordarne il nome.
Il libro ovviamente lo devo ancora leggere, ma da quel che ho capito è un libro di sane ricette vegetariane col particolare di essere, le ricette, condite di "alimenti" come buon umore, allegria, ironia, coinvolgimento, salute interiore, gioco, entusiasmo, sale di vita e tanti altri elementi che sono si indispensabili questi.
Tutta la presentazione è stata accompagnata oltre che  dalle canzoni di Stefano, da una sana euforia che regalava il senso di unione tra le persone li presenti(la sala era piena).... anche così ci si alimenta.

Unione e umano credo abbiano molto in comune, l'essere umano è un'unione di organi e distretti corporei che agiscono in armonia mantenendo la vita; l'uomo ricerca l'unione sia con il sesso opposto che nella formazione di nuclei, quando famigliari, quando in associazioni per altri vari scopi: L'essere umano tende verso l'unione e l'unità.


Ad un certo punto della presentazione mentre F. Agostini raccontava di Gianni Rodari ha detto: i bambini sono il polline della vita e vanno di "fiore in fiore" facendo cose....
Quanto fanno pensare queste poche parole, dentro c'è un mondo senza fine che vuole parlarci del vero ruolo dell'umano sulla Terra. I bambini sono l'innocenza possono sbagliare senza averne coscienza, essi giocano sempre sia in estate che in inverno, sono pieni di amore  e dimenticano in fretta ogni dolore, ogni torto subìto, tutte le volte che si sono arrabbiati, l'attimo dopo dimenticati, per loro hai sempre una possibilità di essere un nuovo amico anche se prima non l'avevi capito..... è un gioco, un gioco eterno come la vita stessa.

Così va che la riscoperta del bambino che sta dentro di noi è la più grande salvezza che può evitare al genere umano la tanto temuta catastrofe, l'esaurimento delle risorse, le guerre, l'inquinamento, la violenza sugli animali, sugli uomini, l'abbattimento delle foreste, l'estinzione delle specie animali ecc.

In tutto questo breve viaggio, durato circa un paio di mesi, ma ricco di lavoro collettivo tra gente, che pur essendo divisa da spazi è unita in dimensione, in contenuti, ho avuto la fortuna di notare questa unità che esiste, proprio come raccontavano nel film un altro mondo. Non posso che ringraziare quanti ho incontrato che hanno partecipato a questa esperienza, Stefano Panzarasa, Mavi, F. Agostini e la Signora Maria Teresa Ferretti, Paolo e Caterina del circolo vegetariano VV.TT., Pietro, Michele, Amerigo e tutte le persone che ci sono state.

Giuseppe Finamore

venerdì 9 dicembre 2016

La religione "libera" dell'antica Grecia


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«La religione greca potrebbe essere senz'altro definita come una religione senza sacerdoti: non esiste un ceto sacerdotale come gruppo chiuso, con una tradizione, educazione, consacrazione e gerarchie fisse; persino nei culti più consolidati non esiste una "dottrina", disciplina, ma solo un "costume", nómos.»
(Walter Burkert. La religione greca, p. 212)


«La Grecia ignorava caste sacerdotali e clero; i suoi sacerdoti non svolgevano le loro funzioni a vita, salvo eccezione, ma durante un periodo determinato, spesso di un anno. Senza aver ricevuto una formazione particolare, erano, secondi i casi, designati per diritto di eredità (come a Eleusi [...]), oppure per estrazione a sorte, o per elezione, o su raccomandazione di un oracolo o perfino, in Asia minore, dopo aver pagato per una carica messa all'asta.»
(Jules Labarbe. Religioni della Grecia, in Dizionario delle religioni (a cura di Paul Poupard), p. 785)


(A cura di Lanfranca Braganza)

martedì 6 dicembre 2016

La Cgil esprime soddisfazione per l'esito del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016


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Il referendum sulla riforma costituzionale ha dato un esito inequivocabile, con una netta maggioranza di NO, ancor più significativa in considerazione di un numero di votanti oltre il 68%, al di là delle più ottimistiche previsioni.
La Segreteria della CGIL ringrazia i dirigenti, i delegati ed i militanti per l’impegno profuso a sostegno delle posizioni di merito che hanno motivato l’indicazione di voto da parte della CGIL, nel rispetto delle scelte individuali di singoli dirigenti e militanti.
È stato importante aver scelto una posizione scevra da logiche di schieramento e di contrapposizione, bensì tesa a rimarcare come la riforma proposta, pur proponendo titoli giusti, fosse profondamente sbagliata nel suo svolgimento, nella sua impostazione di accentramento dei poteri dell’Esecutivo.
La Segreteria della CGIL sottolinea altresì come la battaglia comune condotta con ANPI e ARCI abbia in modo determinante contribuito a far conoscere a tante e tanti il merito della riforma e le ragioni di una posizione che aveva ed ha come unico scopo quello di difendere la Costituzione nata dalla Resistenza.
La CGIL continuerà con fermezza la propria battaglia per la piena attuazione della Carta costituzionale, per un allargamento degli spazi democratici di partecipazione dei cittadini e per una coerente riduzione dei costi della politica, senza nulla concedere al qualunquismo, al populismo di chi cavalca l’antipolitica che è anzitutto nemica della democrazia.
In particolare, la CGIL impegna tutte le proprie Strutture ed i propri delegati e militanti a sviluppare una ancora più forte iniziativa a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare ‘Carta dei diritti fondamentali del lavoro’ di cui la Commissione Lavoro della Camera dei Deputati può e deve iniziare l’esame fin dai primi giorni del prossimo anno.
La ‘Carta dei diritti universali del lavoro’ rappresenta essa stessa l’occasione per attuare una parte fondamentale della Costituzione, con particolare riferimento ai temi del lavoro, della rappresentanza sociale e del diritto di cittadinanza.
Cosi come la CGIL è da subito mobilitata a sostenere i tre referendum che accompagnano la Carta dei diritti fondamentali del lavoro e che riguardano tre nodi fondamentali per un lavoro più dignitoso: abrogazione dei voucher, diritto alla reintegra in caso di licenziamento illegittimo nelle aziende con più di cinque dipendenti, reintroduzione della piena responsabilità solidale negli appalti.
La personalizzazione dello scontro referendario, voluta in primo luogo dallo stesso Presidente del Consiglio e cavalcata da molti, ha determinato un pesante inasprimento della campagna elettorale ed ha portato all’annuncio delle dimissioni del Governo.
La situazione economica e sociale in Europa ed ancor di più nel nostro Paese richiede senso di responsabilità da parte di tutte le forze politiche.
Il dramma della disoccupazione e della precarietà, soprattutto giovanile, il crescere della povertà, la questione irrisolta del Mezzogiorno, il rinnovo dei Contratti nazionali di lavoro, anche pubblici, ancora aperti, l’emergenza determinatasi a causa del terremoto in Centro Italia, la prosecuzione del confronto in tema di previdenza, nonché la più generale condizione di diseguaglianze crescenti e di stagnazione dei consumi, impongono come priorità l’attuazione di politiche economiche e sociali volte alla crescita ed all’equità.
In questo contesto, la Segreteria della CGIL ritiene che – soprattutto con l’attuale legge elettorale – le elezioni anticipate sarebbero una pericolosa fuga in avanti.
Si verifichi in Parlamento il sussistere di una maggioranza politica in grado di assicurare un Governo di responsabilità sociale, capace di dare anzitutto quelle risposte che lavoratori e pensionati si attendono, attraverso anche un corretto rapporto con le istanze della Società civile e con le Organizzazioni della rappresentanza sociale.
La CGIL esprime piena fiducia nel ruolo del Presidente della Repubblica quale garante per tutte le forze politiche e sociali del Paese.

lunedì 5 dicembre 2016

"Vai renzi, vai!" - Gli italiani hanno detto No alla riforma e No alla persona...


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Un risultato così netto era inimmaginabile e questa volta i sondaggi hanno sbagliato per eccesso di prudenza. Il NO non soltanto vince, trionfa con margini di distacco che, secondo gli exit polla, sono abissali.

Ed è estremamente significativo che la partecipazione alle urne sia stata molto alta. Questo è stato autenticamente, un voto popolare, che non lascia spazio ad interpretazioni e ad ambiguità.

Gli italiani hanno bocciato una riforma costituzionale che, se fosse stata approvata, avrebbe incrinato alcuni dei principi fondanti della democrazia e della Repubblica. E contestualmente hanno bocciato irrevocabilmente un premier, 

La prospettiva di dare a un premier di questa risma poteri che non hanno paragoni nelle democrazie occidentali è risultata intollerabile alla stragrande maggioranza degli elettori. E il fatto che Renzi si sia impegnato in prima persona con la foga di un gladiatore e facendo ampio ricorso a una propaganda che è risultata sovrastante e martellante rende ancor più cocente e significativa la sua sconfitta.
È un no alla riforma, è un no alla persona. Matteo Renzi, politicamente, è finito.

Gli italiani, invece, si associano al messaggio già formulato con forza dai britannici scegliendo la Brexit e dagli americani eleggendo Donald Trump. E non solo perché ancora una volta le intimidazioni e lo spin attraverso i media tradizionali è risultato inefficiente. Le vecchie regole della propaganda e della manipolazione per influenzare e intimidire i popoli, non sono più efficienti come un tempo.


Gli italiani hanno detto no all'establishment e alle élite transnazionali ed europee che hanno governato la globalizzazione, l'Europa e di fatto anche l'Italia, limitandone la sovranità e la possibilità di cambiare.

Gli italiani, come gli americani e come i britannici, vogliono un vero cambiamento, vogliono tornare padroni del proprio destino. Questa sì è una rivoluzione.

Marcello Foa  

domenica 4 dicembre 2016

Tuscia. La continua espansione della monocoltura della nocciola quali conseguenze porterà al territorio ed alle popolazioni?


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Un contributo alla comprensione può venire dalle ultime vicende:
 - La Regione Toscana nell’aprile 2015 firma un protocollo d'intesa con l’ ISMEA (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare) e la Ferrero Trading Lux Sa con sede in Lussemburgo, che favorisce l’incremento di 5 mila ettari di coltivazioni a nocciolicoltura entro il 2020.  
- La Regione Piemonte il 30 Maggio 2015 sottoscrive un accordo con la Ferrero Hazelnut Company e  l’ISMEA per la realizzazione di ulteriori 5 mila ettari di terreno a nocciolicoltura.
- La Regione Lazio il 13 Maggio 2015 firma un accordo con l’ISMEA e la Ferrero Trading Lux S.A. per la realizzazione di nuove coltivazioni a nocciole su 10 mila ettari, circa 5 milioni di piante di nocciole nel  viterbese.

Le tre Regioni Piemonte-Toscana-Lazio (ma anche altre Regioni fra le maggiori produttrici Campania e Sicilia potrebbero essere interessate all’ampliamento della noccioli coltura) con questi accordi pianteranno alberi di nocciolo su 20 mila ettari, circa 10 milioni di piante, e inseriranno nei loro Piani di sviluppo rurale PSR 2014-2020 finanziamenti appositi, sosterranno e incentiveranno il comparto; l’Ismea metterà a disposizione le proprie competenze nella progettazione delle azioni e nella  realizzazione dei progetti, la Ferrero si renderà disponibile a cooperare supportando la ricerca, la formazione e lo sviluppo della corilicoltura anche tramite la stipula di contratti di  fornitura di medio e lungo termine con gli agricoltori.


Nel Lazio la parte interessata è il viterbese, dove già insistono moltissimi terreni coltivati a noccioli.
Dopo i Piani integrati Mediterranei finanziati dalla Unione europea che hanno portato allo sviluppo della nocciolicoltura in tutto il viterbese, un nuovo progetto inserito nel PSR (Piano di Sviluppo Rurale 2014-2020 della Regione Lazio) che prevede il sostegno all’ampliamento della coricoltura con fondi pubblici ed europei, per “indirizzare gli investimenti alle priorità chiave per la crescita”, ma anche nel segno della “sostenibilità ambientale”.

Il progetto si sviluppa in più fasi:
- servizi di formazione e assistenza tecnica per gli agricoltori;
- sviluppo di forme di cooperazione e aggregazione all'interno della filiera e di un settore vivaistico che assicuri la produzione di piante di qualità;
- strumenti d'incentivazione regionali, nazionali e comunitari, informazione, formazione e promozione dell'utilizzo degli strumenti economico-finanziari di Ismea;
- creazione di nuove aziende e riconversione delle esistenti.

Tutto ciò nei produttori di nocciole della Tuscia procura una nascente preoccupazione, per:  
- l’aumento della produzione nazionale e mondiale con nuovi Paesi che da importatori sono divenuti produttori Australia, Argentina, Olanda, Cina, Corea;
- la concorrenza della Turchia che immette sul mercato grande quantità di prodotto;
- la possibilità per l’industria dolciaria di approvvigionarsi a prezzi che la stessa stabilisce.
                                                                                                                                                                                     
Grande preoccupazione desta anche nella popolazione. Sarà davvero ricercata la sostenibilità ambientale oppure ci sarà ancora il tentativo di nascondere la realtà, così come si è verificato per i danni provocati dal metodi coltivazione esistente?

Come fugare queste preoccupazioni ?
Il metodo giusto c’è, ma va perseguito seriamente. Occorre puntare sulla qualità, anziché favorire l’affermazione della quantità del prodotto, anche perché il prodotto è quasi interamente destinato all’industria dolciaria, che giustamente dovrebbe imporre l’assenza di difetti fisici e precise caratteristiche morfologiche e fisico-chimiche.
Vanno, allora, revisionati i procedimenti adoperati per la coltivazione e abbandonata la chimica in agricoltura,  puntando decisamente verso il biologico. Solo così si eviteranno i disastri ambientali e si tutelerà la salute della gente.

Alcune aziende agricole biologiche dell’agro falisco e l’ordine dei geologi del Lazio hanno ben compreso la gravità della scelta e si adoperano nel tentativo di far comprendere che tale invasioni vanno regolate e disciplinate; assieme ad alcuni Comuni del basso viterbese e il Biodistretto lavorano alla redazione di regolamenti restrittivi per l’utilizzo dei fitofarmaci nelle nuove piantagioni e chiedono a gran voce di convertire l’agricoltura chimica in biologica con l’abbandono delle dannose, in tutti i sensi, monocolture e il ritorno alla policoltura. 

Preoccupa, quindi, per gli aspetti sociali, ambientali ed economici sopra richiamati, l’esultanza dell’assessore all’agricoltura della Regione Lazio Sonia Ricci : “ Il 27% di tutte le nocciole che si producono in Italia, sono concentrate in una zona bellissima, che è Viterbo. Si vuole mettere intorno ad un tavolo anche piccoli produttori per dar loro un futuro in questo settore”.

Come possono, infatti, definirsi bellissimi i campi ben recintati dove è meglio che non entri nessun animale, sia esso uomo, cinghiale, uccello o scoiattolo, perché abbondantemente irrorati da diserbanti e concimi chimici ?  Quale futuro si offre ai piccoli produttori?

A nostro parere si offrono vantaggi momentanei, estremamente costosi per la collettività tutta, anche perché nel tempo si riveleranno dannosi per la salute di produttori e cittadini.

Quali sono, infatti, gli aspetti positivi dello sviluppo maggiore della monocoltura delle nocciole nei laghi di Vico e Bolsena, nei cui comprensori sono progettati altre centinaia di ettari?
Anche il lago di Bolsena diverrà come il lago di Vico, definito “malato in coma” proprio a causa delle monocoltura della nocciola?  
Il disastro ambientale del lago di Vico, che potrebbe divenire irreversibile, dovuto specialmente all’uso incontrollato di fertilizzanti e di fitofarmaci, che aumentano l’eutrofizzazione e l’inquinamento, compromettendo la salute della popolazione, va fermato.  Occorre per questo l’impegno concreto delle associazioni ambientaliste, dei cittadini e delle istituzioni.
“L’uso massiccio di fertilizzanti azotati, che poi, a causa delle piogge, si sono riversati nel bacino lacustre, comporta l’aumento di queste sostanze nocive nelle acque” così afferma il prof. Giuseppe Nascetti, ordinario di Ecologia al Dipartimento di Scienze Ecologiche e Biologiche dell’Università della Tuscia, che da più di 20 anni studia lo stato di salute del Lago di Vico.
Lago di Vico – Dopo la pioggia 

Poco ascoltati i suoi appelli e gli appelli fatti in numerosi convegni da molti medici e ambientalisti, richiedenti l’intervento delle istituzioni perché fosse invertito l’andazzo dello scarica barile delle responsabilità e soprattutto si ponesse fine all’inquinamento sistematico del lago ed infine si bloccasse la distribuzione di acqua avvelenata alla popolazione. Acqua che a causa delle microcistine cancerogene rilasciate dalla Planthotrix rubescens o Alga Rossa, oltre che per l’arsenico dovrebbe essere utilizzata esclusivamente per lo sciacquone. ( 1 Protezione civile Sicilia )

Acqua dichiarata dalla ASL e dalle ordinanze dei Sindaci non potabile, ancora immessa nelle condutture dei Paesi di Caprarola e Ronciglione, dopo impianti filtranti costati enormemente alla collettività.
Nonostante gli studi portati alla conoscenza di cittadini e istituzioni, inchieste giornalistiche, esposti e denuncie alla magistratura, interpellanze all’Unione Europea, interrogazioni parlamentari, si vuole ancora continuare l’opera distruttiva del lago di Vico e a distribuire questa acqua alla popolazione ?
Lo stesso PUA tanto sbandierato come risolutore dei problemi del lago, riteniamo invece abbia accentuato un modo di fare, che non ha permesso e non permette controlli sulle quantità utilizzate di prodotti chimici.
Il PUA (Piano di Utilizzazione aziendale) progettato dal Comune di Caprarola e fatto proprio anche dal Comune di Ronciglione, dobbiamo dirlo chiaramente, è una presa in giro delle popolazioni che ancora attendono la tutela piena del lago e la difesa della loro salute.

Perché la Regione Lazio, nonostante le nostre richieste, ancora non rivede la delibera che ha permesso la formazione del PUA in un comprensorio dove sono vietate per legge le immissioni nelle acque di sostanze inquinanti, proprio perché da utilizzare come potabili?

La legge R.L. n. 539 del 2/11/2012 BUR n.67 pag 215, è infatti un’assurdità giuridica perché mentre individua le aree di salvaguardia ambientale in tutta la conca del lago, al punto 6/3 permette di continuare l’uso di diserbanti e concimi chimici, attraverso i PUA. La qualità delle acque del lago di Vico da allora è peggiorata e documenti dell’Istituto Superiore di Sanità lo certificano, e nonostante ciò ne viene permessa la utilizzazione per le produzioni agricole, per l’abbeveraggio degli animali e la distribuzione nelle abitazioni di Ronciglione e Caprarola, sebbene siano in vigore le ordinanze di non potabilità.

L’ampliamento dei terreni per la monocoltura delle nocciole, è quindi un intervento che si inserisce in un ecosistema già compromesso, che andrebbe invece tutelato, per farlo tornare ad essere sano, oltre che bellissimo.

Fermare l’eutrofizzazione dovrebbe essere il pensiero preminente delle istituzioni. La perdita di beni ambientali danneggia enormemente il turismo e il valore del patrimonio immobiliare. Questo quanto è  accaduto per il Lago di Vico.
Finanziare allora l’impianto di altri noccioleti è quindi una scelta fatta “nel segno della sostenibilità ambientale”?  
In zone protette come sono i laghi viterbesi Vico e Bolsena, tale scelta dimostra al contrario, che nella programmazione di interventi nell’agricoltura, vengono tenuti di poco conto i principi di tutela ambientale.


Mantenere in salute l’ambiente, le falde idriche, le acque di fiumi e dei laghi, la loro flora e fauna,  difendere la salute e l’economia delle popolazioni e degli operatori economici questo dovrebbe essere il compito delle istituzioni. Sono queste le scelte che debbono essere fatte se si vuole veramente il bene della gente ed in particolare delle generazioni future.

 Raimondo Chiricozzi
 Referente Prov. Viterbo AICS AMBIENTE

venerdì 2 dicembre 2016

Discorso annuale alla DUMA - Vladimir Putin: "La Russia guarda a Oriente"


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Discorso annuale alla Duma russa, Vladimir Putin ha tratto le conclusioni presentando un rapporto e impostando le principali linee di sviluppo della Russia per il prossimo anno. In diverse occasioni, il discorso è stato interrotto da applausi spontanei: quando il presidente ha parlato dello stato economico del Paese e dello sviluppo del suo potenziale agroalimentare, sottolineando che la Russia è prima divenuta autonoma nelle materie prime agricole e adesso le fornisce ad altri Paesi. Infine, i deputati hanno applaudito quando Putin ha citato l’operazione militare all’estero (senza pronunciare “Siria”) e quando si è rivolto direttamente alle Forze Armate, alla fine del discorso: “Voi siete i soldati della Russia! Portate in alto l’onore Vostro e del Vostro Paese!” Detto questo, ci sono stati passaggi forti e veramente interessanti sulla situazione internazionale. 

Quindi, parlando degli Stati Uniti, Putin ha evitato di menzionare la vittoria di Donald Trump quale fattore di cambiamento nel rapporto tra i due Paesi. Ma non ha evitato di avvertire gli statunitensi dall’escalation sfrenata che porterà a conseguenze estreme. “Violare la parità strategica è molto pericoloso. Porterebbe alla catastrofe globale”, ha detto il Presidente della Russia. Altri Paesi, menzionati quali alleati nei principali assi di sviluppo, erano Cina e India, e il cruciale sviluppo dell’Oriente russo che Putin ha definito grande imperativo nazionale e snodo della situazione attuale. Come programma nazionale, Putin ha suggerito l’attuazione dell'”integrazione eurasiatica su tutti i livelli”. La grande sorpresa sul capitolo degli “Affari Internazionali” di Putin sembra sia non attendersi nulla di positivo dall’Europa, non avendo pronunciato nulla su questa parte geografica, economica e strategica. L’Europa è scomparsa dal discorso, segnando la grande svolta che la Russia intende operare, riservandosi alla cooperazione con Asia e Oriente.

Un altro aspetto interessante è la sequenza temporale e l’ordine delle questioni sollevate. Così più della metà del discorso era dedicata alla politica interna. La cosa che ha sorpreso molti è l’evocazione della rivoluzione sovietica del 1917. Sarebbe il momento della riconciliazione nazionale, sull’esempio francese, cioè, anche se il periodo fu crudele e sanguinario, incarna sempre il grande passo compiuto dalla società russa sulla via dello sviluppo sociale, politico ed economico. Ma Putin ha avvertito i revisionisti dicendo letteralmente che qualunque fosse l’origine degli antenati dei cittadini russi, in quella tragedia, e su quale barricata fossero, la Russia rimane e rimarrà sempre un solo Stato e un popolo unito, fiero del proprio passato e delle proprie vittorie. Tale approccio equivale alla fine dell’espiazione degli errori politici e degli abissi sociali legati alla memoria dei grandi purghe del 1937. Putin ha ripristinato il passato sovietico e, di fatto, voltato pagina mettendo i puntini sulle i e rifiutando di dimenticare le conquiste e le vittorie del periodo sovietico. 


Come è noto, allo stesso tempo, si è deciso di erigere un monumento in memoria di tutti i prigionieri politici. Sarà a Mosca, un muro (l’idea sarebbe il Muro dei lamenti), composto da corpi umani, in pietra rosa. L’idea generale dovrebbe essere il riconoscimento della memoria storica (a differenza della Francia, ancora alle prese con il compito di passare la spugna su Vandea e martiri della Bretagna), ma senza dimenticare di rendere omaggio ai grandi nomi dell’URSS; scienziati, ricercatori, soldati, artisti, ecc.


Un altro punto di forza menzionato sono i dati demografici. Cifre alla mano, il presidente russo ha dimostrato che il tasso di fertilità dei russi è più alto rispetto di quello in Portogallo e Germania: 1,7 Russia, 1,2 Portogallo e 1,5 Germania. E questo tasso continua ad aumentare con 1,78 nel 2016. Dopo la demografia, le questioni più importanti venivano esaminate in ordine di citazione; sanità a tutti i livelli con massicci investimenti da effettuare, istruzione secondaria, autostrade ed ecologia. 

La componente economica, particolarmente dolorosa per la Russia dati dimissioni e arresto del Ministro dello Sviluppo Economico, dimesso in attesa di presentarsi all’Ufficio del Procuratore di Mosca, ha stupito su molti punti. Così, Vladimir Putin ha osservato il rallentamento della caduta del PIL della Russia. La caduta dello scorso anno fu di quasi 3,7%, meno 0,3% del previsto nel 2016. L’inflazione dovrebbe raggiungere il minimo storico in Russia (5,8%) contro il 12,9 % nel 2015. La crescita industriale è stata riavviata. Alcune cifre sono sorprendenti: le esportazioni agroalimentari hanno generato un reddito superiore a quello militare: 14,6 miliardi di entrate dai contratti militari contro i 16,9 miliardi dai prodotti alimentari. Allo stesso tempo, ricordiamo che la Russia è al secondo posto per vendite di armi nel mondo. 

Un’altra sorpresa, non da ultimo, è il culmine dell’esportazione di prodotti informatici russi. “Un paio di anni fa“, ha detto il Presidente, “il livello era zero assoluto, ma ora l’informatica ha generato una plusvalenza di bilancio da 7 miliardi di dollari, quasi la metà del fatturato realizzato dal complesso militare-industriale“. Putin ha anche indicato l’obiettivo di una produzione avanzata in tutti i settori industriali, ed entro i prossimi 5 anni questi rami dell’economia dovrebbero essere pari al 30% del PIL (digitale, computer, neuro-tecnologia, spazio, nucleare, robotica, dispositivi quantistici, ecc).


In conclusione, si può anticipare che il prossimo periodo della Russia sarà caratterizzato da intenso sviluppo dei complessi militare-industriale, agro-alimentare ed informatico, quali settori di punta. Asia e oriente saranno i principali assi della cooperazione internazionale e dello sviluppo della Russia, e l’Oriente russo diverrà priorità nazionale. La Russia sembra definitivamente voltare le spalle all’occidente, da cui non si aspetta nulla di positivo. L’idea di grande complesso eurasiatico, tanto cara alla Russia dal periodo dell’Orda d’Oro, sembra destinata ad agitare di nuovo le notti insonni degli strateghi della nuova amministrazione Trump alla Casa bianca.

Aleksandr Artamonov, Pravda

Traduzione di Alessandro Lattanzio

https://aurorasito.wordpress.com/2016/12/02/putin-definisce-la-futura-politica-della-russia-divorzio-dalloccidente/

Siria. Altre notizie d'intelligence - Colloqui tra "ribelli siriani" e Russia, la prossima liberazione di Aleppo e l'inqualificabile Mogherini


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1) Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo, intervistata dal Financial Times sulla notizia di negoziati che sarebbero in corso tra "ribelli" siriani e Russia, ha confermato serafica che è da anni che la Russia sta negoziando con questi "ribelli moderati". Tutti noi che stiamo seguendo il più possibile da vicino gli eventi siriani, sapevamo da sempre che quando Putin dichiarò il ritiro dalla Siria del grosso della task force russa, contemporaneamente aveva sguinzagliato su tutti i territori siriani in mano ai "ribelli" agenti che parlano perfettamente le lingue locali e conoscono bene la storia e la situazione politica della Siria, per convincere con vari argomenti il maggior numero di signori della guerra di abbandonare le armi. Quindi i colloqui ad Ankara sono un esito naturale, anche se non scontato, della politica russa. Il Financial Times forse non se l'aspettava, ma più che altro era molto turbato dal fatto che aveva saputo dei recentissimi colloqui ad Ankara tra Russia, "ribelli moderati" (tra cui il sedicente Esercito Siriano Libero) e la Turchia e soprattutto era esasperato dal fatto che gli Usa sono totalmente tagliati fuori da questi colloqui, pur essendo la Turchia un perno (almeno fino ad oggi) della Nato. Su questo punto specifico la Zakharova, che è sempre iper-professionale è non dice mai una parola di troppo o di meno, si è lasciata andare a un po' di ironia, sottolineando che gli Usa con la loro politica si sono isolati da soli.

2) Non è possibile sapere cosa si sono detti Putin ed Erdogan nella telefonata del 1 dicembre 2016, ma il fratello sultanello di Ankara a fatto una spettacolare marcia indietro, rimangiandosi le dichiarazione di poche ore prima in cui affermava che l'esercito turco era intervenuto in Siria per abbattere Assad. Dopo la telefonata con Mosca Erdogan ha invece affermato che l'unico scopo è il "terrorismo", che Assad non c'entra niente e che ogni altra interpretazione è malevola. A parte il fatto che Erdogan dice e smentisce con la stessa faccia di palta che aveva Berlusconi (solo che lo fa su cose molto più gravi), bisogna prendere atto che Putin sembra avere argomenti molto convincenti nei confronti della Turchia.

3) Lavrov, ministro degli Esteri russo, ha dichiarato che entro la fine dell'anno Aleppo sarà completamente liberata. Ricordo che i Russi sono molto prudenti nel rilasciare dichiarazioni di questo tipo.

4) L'inqualificabile Mogherini ha dichiarato che le posizioni ostili della UE nei confronti della Russia rimarranno tali anche se gli Usa dovessero cambiare politica. Della serie essere molto ma molto più imbecilli del Re.

Piotr