venerdì 24 marzo 2017

Calcata.... poco è cambiato in meglio

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Calcata: Tra un albero secco ed un fiore di plastica

Scrivevo il 21 set 2012  (poco è cambiato in meglio)
L'olmo
Da quando ne ho ricordo mio padre si e' sempre impegnato nella bonifica di un terreno chiamato " orti di Cristo" .Questo terreno-orto e' disposto su tre livelli
ed e' situato al di sotto della porzione di Calcata nuova che va' dal cimitero a
Via della lira ; proprio a causa della sua posizione dagli anni in cui veniva costruito il paese nuovo fino a poco fa era stato , come altri luoghi , adibito a discarica . Adibito a discarica da persone che nella maggior parte dei casi non erano neanche coscienti delle conseguenze in quanto venivano da una cultura che era appena entrata a contatto con il sistema del consumismo ; e' proprio per questo motivo che ,a mio parere ,non possono essere colpevolizzate . Vorrei sottolineare che questi piccoli appezzamenti di terra erano e sarebbero tra i migliori e che le persone che li avevano vissuti e che si erano nutriti della sua terra sono le stesse che per ignoranza li anno resi discariche.

Ora il punto cui vorrei arrivare : e' peggio chi si rende conto che e' sporco e non pulisce di chi sporca senza rendersi conto .Questo per dire che ora il problema e' il mio e il vostro.

Da quando sono nato ho sempre vissuto a Calcata e ogni giorno della mia vita mi sono abituato all'odore delle fogne a celo aperto .Fognature che sono state messe in opera non dai vecchi abitanti del paese ma da quelle persone che lo avevano ripopolato . Questi liquami hanno impregnato l 'ammasso tufaceo per trenta anni ; non solo:  hanno impregnato le nostre menti fino al punto che qualcuno si abituato (io ) .
Il paese e' sporco e le persone non puliscono, le fogne scaricano e non se ne preoccupano, sono tutti pronti a parlar male ma nessuno si prende le proprie responsabilità, ci si interessa del superfluo, non si comunica e ci si chiude sempre più nel proprio egocentrismo.

S'è fosse stato realmente nostro interesse ,nostro sentito interesse ,non lo avremmo permesso!
Una volta ho letto una frase che diceva: Quando una persona si rende conto del tesoro che possiede comincia a riconoscerlo anche negli altri e cerca di risvegliare tale consapevolezza anche in loro .
Io direi : Quando una persona si accorge di vivere in una fogna e ne sente il disagio spera che anche gli altri insieme a lui reagiscano a tale "autolesionismo".
Il paese e'pieno di pulci, piccioni , ratti ,escrementi. Chi e' disabile o anziano non ha il parcheggio garantito. (Grande Mister) I giovani oziano, giocano con strumenti di lavoro come l'ipad che dovrebbero aumentare la loro creatività e non renderla sempre più artificiale. I veri residenti , se desiderano uscire da calcata in un giorno di festa ,sicuramente tornando non trovano posto per la propria auto; ciò avviene non perché il comune non fa niente ma perché chi ha la seconda casa, chi ha il ristorante-Ass.culturale-bar- ecc. Non fanno lo "sforzo" di parcheggiare al nuovo parcheggio. Ciò avviene anche perché i turisti fanno finta di non vedere i cartelli stradali offendendo la propria intelligenza e mancando di rispetto al posto che li ospita. Le guardie del parco spesso oziano invece di pulire dicendo che non gli compete. (Grotte collaria sotto il ponte di Mazzano lungo la provinciale ecc).
Vengono spesi molti soldi da parte delle istituzioni in opere che non migliorano la vivibilità e spesso la peggiorano (bagni pubblici ecc.) .
L 'acqua e' ai limiti della potabilità e per molti anni non e' stata potabile.
La scuola e' un eterno cantiere con parametri di sicurezza a mio avviso insufficienti .
Il sindaco inaugura il teatro-sala di musica ancora da terminare .
La nuova Chiesa ha già dei problemi.
Quando ha nevicato siamo stati lasciati in dietro e tra l'altro mi e' stata fatta una multa perché avevo parcheggiato dove tutte le settimane parcheggiano i turisti senza ricevere multe anche se vi avevo sostato per via della neve.
I disagi che colpiscono la mia famiglia non sono solo questi e nel tempo andrò a documentarli e a cercare, nei miei limiti (e non in quelli della legge), di risolverli.
Amo , studio, pulisco, insegno, creo; tutto solo per sentirmi bene come dopo una giornata di lavoro ,dopo aver mangiato sto in famiglia(nel senso più esteso) circondato da fiori piante e animali.
Spero di non aver offeso nessuno facendo delle constatazioni che possono essere del tutto soggettive e sbagliate .
D'arpini Felix

mercoledì 22 marzo 2017

Tuscia in mano ai barbari - La via Francigena ridotta ad un lastricato



Il più bel tratto naturalistico tra Capranica e Sutri, lungo il fosso Tinozzà con alberi grandissimi, felci maestose, rocce coperte da strati di muschi, sentieri che costeggiavano il corso d'acqua dove la magia sella natura incantava i pellegrini, ora non c'è più.
Il mercimonio arboreo ha sconvolto uno dei più bei e rari angoli della ex selvaggia Tuscia, Dicono che avevano le autorizzazioni, ma, trattandosi di un percorso di valenza europea, nell'anno dei Cammini, non pensavamo di porte rivivere la continua distruzione della natura e della Via di Sigerico.
Il vero problema è che nessuno, Comuni, Regione, Ministero cura seriamente la Via Francigena. Si continuano a fare incontri, seminari, perfino "maratone", ma di fatto nessuno si cura del sentiero più lungo del mondo....
I cammini sono ormai una vera risorsa, ma proprio ora che la Via iniziava ad essere conosciuta, arriva la devastazione.
I pellegrini che timidamente avevano iniziato a percorrere a piedi il Bel Paese, visto il disinteresse totale nei loro confronti, sicuramente migreranno per i più comodi, curati anche se meno belli lidi di Santiago....
Pietro Labate

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lunedì 20 marzo 2017

Abitare l'altra Roma: Fuori Raccordo (alla periferia di Calcata)


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Presentazione del libro
"Fuori Raccordo. Abitare l'altra Roma"
Giovedì 23 marzo, ore 18.30 @Csa Astra
(via Capraia 19, Tufello)

Intervengono:

Carlo Cellamare
(urbanista e curatore del volume

Massimo Ilardi
(sociologo)

Barbara Pizzo
(urbanista)

Antonio Castronovi
(Saggista)

A seguire cena a cura di Giap - la Cucina secondo Astra19

Sinossi:
“Fuori Raccordo. Abitare l’altra Roma” (Donzelli Editore), è un volume frutto di una ricerca collettiva. Curato da Carlo Cellamare, raccoglie lo sforzo corale e multidisciplinare di ricercatori e docenti per indagare come in questi anni sia cambiata Roma ed il suo intorno.
La periferia della capitale nel tempo si è estesa ben oltre il Grande Raccordo Anulare, conformando in modo variegato un territorio ampio e intrecciandosi con i processi in corso nei comuni circostanti. Si tratta di mutazioni che interessano il paesaggio urbano e sociale, che ridisegnano la Roma che conosciamo (o che crediamo di conoscere), ampliando e nel contempo diluendo sempre più i suoi confini, ormai da ricercare ad un livello regionale. Tutto questo mentre, con il sopraggiungere della crisi economica, le dinamiche di valorizzazione del territorio sembrano avviarsi verso una radicale modificazione: dopo una stagione segnata dalla cementificazione selvaggia e dall’espansione illimitata della città, ad assumere importanza sembra essere sempre di più la valorizzazione economica dell’esistente.
Quelli descritti nel libro sono cambiamenti che non interessano solo la ricerca, e che non costituiscono solo temi di studio: si riflettono infatti materialmente sulle condizioni di vita di milioni di persone che nelle periferie vivono, e in esse sperimentano servizi carenti, quartieri ghetto, trasporti insufficienti. Sono problemi che interrogano le realtà sociali e associative che fanno politica nella città di Roma, a maggior ragione quando gli assetti amministrativi non sembrano essere in grado di governare efficacemente questi mutamenti e le politiche di austerità diminuiscono le capacità di spesa del governo della città.

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Mio commentino:

Mi è subito venuto in mente l'esodo di tanti amici romani che, come me, negli anni decisero di abbandonare il centro urbano di Roma e di trasferirsi nelle periferie. A dire il vero oggi le periferie di Roma  sono Sacrofano, Monterosi, Trevignano...  e soprattutto Calcata. Ma in verità Calcata ha avuto il destino di assurgere alla posizione di "nuovo centro di Roma". Ha preso il posto di Campo de Fiori, di Piazza Navona, di Via Nazionale  o Via Condotti. Però non si è mai ingrandita, è rimasta sempre uno scricciolo di paese, insomma un vero "centro dell'Impero" (caput mundi)... (Paolo D'Arpini)

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sabato 18 marzo 2017

Italia futura - ....se non il governissimo ci aspetta il commissariamento della UE


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Sarà dura. Il sistema sta facendo di tutto per far collassare lo stato italiano. Attualmente non c'è una legge elettorale che possa consentire la formazione di un qualsiasi governo, forse nemmeno di un “governissimo”. La politica in Italia è rappresentata da vari partiti nessuno dei quali può costituire una maggioranza e sono tutti l'un contro l'altro armati. Evidentemente si presume che l'Italia venga commissariata dalla UE... (Paolo D'Arpini)

Proposta di Mauro Loru:
“Partiamo da una considerazione. Vista la situazione politica italiana, figlia in parte anche dell'esito del referendum del 4 dicembre, sarebbe impensabile proporre una legge elettorale totalmente maggioritaria ed eccessivamente distorsiva delle volontà degli elettori. Allo stesso modo sarebbe sbagliato un proporzionale puro che, praticamente, renderebbe impossibile la governabilità (essendoci un tripolarismo). In ultima istanza, non dimentichiamo la necessità di far scegliere ai cittadini chi vogliono mandare in parlamento (qui le possibilità sono varie). Per questo, personalmente sarei per una legge mista che abbia ad esempio un 40% di proporzionale con preferenze e sbarramento basso ed il restante 60% da dividere tra un premio di maggioranza (massimo il 15%) e collegi uninominali a turno unico. Una sorta di mattarellum più proporzionale ma con premio di maggioranza...”  

Commento di Vincenzo Zamboni: 
“Gli europeisti non ci fanno votare. Il parlamento italiano è fatto da nominati. Quello europeo non ha potere legislativo. Gli europeisti vogliono un gigantesco stato centralista non elettivo sulla pelle di 500 milioni di cittadini. Gli europeisti hanno distrutto la democrazia.”

Poesia di Luigi Caroli:
 Le mie denunce? MILL’ANNI DI CARCERE!
Falsi politici risposer con le chiacchiere.
Ladro assessore continua ad ingrassare
e per l’Italia più niente si può fare.
 
LA CORRUZION DILAGA (NON SI SPANDE)
E RESTEREMO NOI PRESTO IN MUTANDE.
 
ITALIA! Che suoi guai non par che senta;
oziosa, vecchia, malridotta e lenta,
dormirà sempre e non fia chi la svegli?
Chi mai le man porrà nei suoi capegli?
 
Il tosco mise man nella sua tasca
ridendo la vuotò, attenzion lasca
dei cittadini confusi dagli orpelli,
dai fantasiosi racconti e i sogni belli.
 
Qualcun la strapperà dal pigro sonno?
Dove son quei che salvarla ponno?
Scrutano il mare, i greci e i ciprioti
e si consolano come tanti idioti.

venerdì 17 marzo 2017

Politica di destra, di sinistra, a 5 stelle.... ed il gioco delle due monete...


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Grandi manovre nel Centro-destra. Ancor più adesso che i sondaggi gli sono favorevoli. Se è vero – infatti – che i grillini si confermano ancora come il primo partito, è altrettanto vero che il Centro-destra rimane la prima coalizione, destinata ad ottenere la maggioranza dei voti (e dei seggi) se si presenterà unita alle elezioni. Il Centro-sinistra, viceversa, sembra destinato al ruolo di terzo incomodo, a prescindere dal fatto che si presenti diviso o – peggio ancòra – unito sotto le bandiere del suicidio immigrazionista proposto da Pisapia. E questo senza contare l’effetto di trascinamento che sulle consultazioni italiane del 2018 potranno avere le elezioni che si svolgeranno quest’anno  in Francia e in Germania. 

A proposito: non crediate che in Francia il candidato europeista Macron sia destinato a stravincere al secondo turno contro la Le Pen, perché non è vero. La partita francese è ancòra tutta da giocare, ma al momento la bella Marine appare favorita. Certo, gli “aggiustatori” di certi privatissimi “servizi di sicurezza” non si arrenderanno tanto facilmente, e nelle prossime settimane – con ogni probabilità – assisteremo a qualche episodio clamoroso che possa condizionare l’esito delle elezioni. Penso – per intenderci – a qualcosa di simile all’assassinio della deputata laburista Jo Cox alla vigilia del voto per la Brexit. Ma di questo parleremo a tempo debito.

Torniamo allo scenario italiano e, in particolare, a quello del Centro-destra. Berlusconi sa bene che la ventata nazionalista che soffia sull’Europa è destinata a farsi sentire anche in Italia. Così come sa bene che il Centro-destra può vincere solo se cestinerà i vecchi progetti di “unione dei moderati” e si presenterà con un programma di destra identitaria, populista e sovranista. Sa bene tutto questo, è deciso a cavalcare la tigre del populismo, ma... C’è un “ma”. Anzi, ce ne sono due.

Il primo “ma” è il suo protagonismo esasperato, la sua indisponibilità a farsi da parte, a lasciare ad altri la ledership dello schieramento destrista. È cosciente di non essere più lui l’Uomo-della-provvidenza per la Destra. La sua ossessione non è Salvini, sono le primarie. Sa bene che una consultazione del popolo del centro-destra certificherebbe il suo tramonto ed ufficializzerebbe una nuova leadership. Quella di Salvini? forse. Ma, più probabilmente, quella di Giorgia Meloni, che dice le stesse cose di Salvini ma con un linguaggio più rassicurante, meno scoppiettante. Il vecchio Cavaliere lo ha capito da tempo, fin da quando si è dato un gran daffare per sabotare la candidatura della “Sorella d’Italia” a Sindaco di Roma. Ecco perché è così ostinatamente ostile alle primarie. Così come è ostile alle primarie siciliane che incoronerebbero Nello Musumeci.

E veniamo al secondo “ma”. Malgrado sia disposto a vestire i panni del populista, Berlusconi resta sempre un moderato, uno di quelli convinti che i buoni siano gli americani e tutti i loro amici, e che i cattivi siano “i comunisti”, meglio se “giudici comunisti”. Questo suo essere un moderato nell’anima lo ha portato a non fronteggiare con la dovuta energia i colpi proibiti dei poteri forti, anzi a subirli ed a farsene addirittura complice: penso alla schifosa aggressione alla Libia di Gheddafi (di cui paghiamo ancor oggi le conseguenze), e penso anche alla congiura euro-tedesca contro il suo governo (costretto alle dimissioni per far posto al duo Monti-Fornero).

Berlusconi non ha mai capito, non capisce e probabilmente non capirà mai che il “moderatismo” (cosa ben diversa dalla “moderazione”) non è che lo strumento di cui i poteri forti si servono per costringere i popoli ad accettare come inevitabili tutte le porcherie che inevitabili non sono: dalla globalizzazione economica alla macelleria sociale, dalla invasione migratoria ai mutamenti climatici. Ecco, dunque, che dal suo programma similpopulista affiorano qua e là delle mezze idee, delle mezze misure, delle mezze proposte, dei “vorrei ma non posso”: come il punto che vuole «meno immigrazione incontrollata» e non lo stop definitivo ad una immigrazione che ha raggiunto e superato ogni livello di guardia; o come il punto che postula «meno Europa», e non la fine dell’Unione Europea, o almeno il ripudio assoluto della sua pazzesca politica economico-finanziaria; o come il punto che auspica una «nuova lira» parallela alla moneta unica, e non una seria politica monetaria “sovranista”, sia pure da condurre “in parallelo” ad un €uro sulla cui sopravvivenza oggi scommette solo Draghi.

Vorrei soffermarmi su quest’ultimo punto, il più intrigante, perché può dire tutto o niente, a seconda di quello che – nella visione del legislatore – sia l’idea stessa di “moneta”: se proprietà del popolo (concetto caro all’indimenticabile Giacinto Auriti) o se proprietà delle banche che la prestano al popolo. In altri termini: se ad emettere la “nuova lira” di Berlusconi dovesse essere una Banca d’Italia “centrale”, cioè posseduta da soggetti finanziari privati (anche stranieri) che poi la cedesse “a debito” al governo, non cambierebbe assolutamente nulla. A parte il fatto che non potremmo continuare a far lievitare un debito pubblico che ha ormai raggiunto proporzioni mostruose.

Se, invece, la “nuova lira” fosse emessa dallo Stato attraverso una Banca d’Italia “nazionale” e non “centrale” (come prima delle riforme del 1981 e del 1990), allora sarebbe tutto diverso. Allora avrebbe un senso pensare a quello che il Berlusconi “vorrei” immagina, ma che il Berlusconi “non posso” – temo – non avrebbe il coraggio di attuare.


Quella della “doppia circolazione” è una idea brillante. Ma non può essere una circolazione unica mascherata, diversa solo per i nomi delle banche private emettenti. Così come l’Europa “a due velocità” non può essere una Europa che viaggi su due vagoni ma ad un’unica velocità, quella voluta dalla capotreno tedesca.

Michele Rallo - ralmiche@gmail.com

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giovedì 16 marzo 2017

Una ferrovia turistica per lo sviluppo della Valle del Mignone e di tutto il Centro Italia


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La ferrovia Civitavecchia Capranica Orte fu progettata e realizzata per agevolare il trasporto di materie prime e prodotti finiti delle acciaierie di Terni. La sua costruzione non fu uno sbaglio o una fantasia. Poi, con l’avvento della guerra, la scarsità di risorse tecnologiche e infine con la scelta del trasporto su gomma, rivelatasi disastrosa per l’ambiente, la sua destinazione essenzialmente industriale perse le basi ispiratrici.

Fece poi il resto la politica degenerata, che trova giustificazione nel dibattimento e nel clientelismo, piuttosto che nella concretezza dei risultati. Una frana di misere dimensioni fu presa a pretesto per disattivare il tratto da Civitavecchia a Capranica Sutri, nel 1961. Nel 1995 fu invece fermato l’esercizio del tratto da Capranica Sutri a Orte, poco dopo aver posto nuovi binari alla tratta.

Da quel momento l’immobilismo e finanziamenti parzialmente attivati, addirittura dalla Comunità Europea nel 2009, ma poi non sostenuti dalla dovuta perseveranza della politica. Come risultato abbiamo oggi un tracciato che da Civitavecchia a CapranicaSutri non presenta più il binario, ma invece gallerie e ponti  ristrutturati, il sedime in gran parte pronto a ricevere nuovamente rotaie e dispositivi di alimentazione e controllo del traffico. Da CapranicaSutri a Orte invece i binari sono presenti, coperti di vegetazione lasciata crescere nell’incuria generale.

Le stazioni, come è naturale dopo decenni di abbandono, non possono essere più considerate tali. Possono però essere date in comodato d’uso e ristrutturate, magari nel rispetto del loro valore architettonico, per costituire nuovamente riferimenti vivi di un turismo sostenibile, con treni turistici, in bicicletta, a piedi e a cavallo, in una simbiosi che è possibile realizzare, basta volerlo e non aspettare che il sistema turistico del desiderato Parco ecologico scenda dal cielo. Siamo noi a doverlo creare.

Il tracciato e la ferrovia ci sono, ma è opportuno non sprecare investimenti del passato, sostenendo la scelta  di un trasporto ferroviario turistico, amato dalle popolazioni locali, dagli esercenti e dai turisti…., basta chiedere in giro. 

Il Parco Naturale del Mignone e la via Farnesiana sono una bellissima idea, da promuovere e che sosteniamo chiedendone la realizzazione: ci sono innumerevoli strade campestri e sentieri che, opportunamente segnalati, farebbero la gioia di viandanti, ciclisti e cavalieri. E quando questi saranno stanchi, potranno rifocillarsi presso le stazioni redivive, potranno acquistare prodotti locali, soggiornare presso le numerose aziende agricole e magari tornare a casa soddisfatti, prendendo il trenino turistico. 

Per incrementare il turismo senza portare altre automobili e asfalto, bisogna fornire delle alternative per il trasporto; quello ferroviario è l’ideale per questo scopo. E infatti la Civitavecchia Capranica Sutri Orte è inserita nel disegno di legge 2670 sulle ferrovie turistiche, in corso di approvazione al Senato, dopo la promozione a pieni voti alla Camera (24 gennaio 2017).

Quello che ci vuole è un tessuto di infrastrutture, di ricettività e di accessi che si integrino alla perfezione con la natura circostante. Qualcuno ha suggerito di riutilizzare vecchi trenini, costruiti negli anni ’30 e revisionati: un’ottima idea!!

Per creare veramente turismo ambientale e culturale nella Valle del Mignone occorre la riapertura della ferrovia Civitavecchia CapranicaSutri Orte, che può divenire volano dello sviluppo economico per la valle del Mignone, la provincia di Viterbo e il Centro Italia.

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COMITATO PER LA RIAPERTURA DELLA FERROVIA CIVITAVECCHIA CAPRANICASUTRI ORTE E PER LO SVILUPPO ECONOMICO DELLA TUSCIA
comitato.civitavecchia.orte@gmail.com

mercoledì 15 marzo 2017

Il sistema ordina: "Quel referendum non s'ha da fare!"


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"Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto per l'indizione dei referendum popolari relativi alla "abrogazione di disposizioni limitative della responsabilità solidale in materia di appalti" e alla "abrogazione di disposizioni sul lavoro accessorio (voucher)".  
Le consultazioni referendarie si svolgeranno domenica 28 maggio 2017, si legge nel comunicato di Palazzo Chigi." (Ansa)
Allora, ...il referendum promosso dalla CGIL  dovrebbe svolgersi il 28 maggio 2017. Dico “dovrebbe” perché il governo Gentiloni, emanazione del precedente governo Renzi, si sta attivando per approntare un successivo "decreto" che apporta  modifiche all'ordinamento corrente, in modo da facilitare il compito della Consulta teso ad eliminare il referendum. 

I voucher sono la conseguenza di un sistema che non funziona più e la fuorviante discussione verte su come modificarli o abolirli, mentre la soluzione corretta sarebbe correggere o abolire il Sistema. Ma questo al momento non risulta possibile,  i voucher -come il Jobs Act-  sono un modo per precarizzare il lavoro  e rendere la popolazione sempre più succube, inoltre il sistema degli appalti e sub appalti serve a oliare il meccanismo delle "commissioni" a tutto scapito dei lavoratori sottopagati.

Quando furono raccolte le firme per i referendum della CGIL sostenni convinto questa iniziativa, ma il vero cavallo di battaglia era l'abolizione del Jobs Act, riforma del lavoro attuata dal governo Renzi, attraverso diversi provvedimenti legislativi varati tra il 2014 ed il 2015. Però il quesito referendario sul Jobs Act è stato subito depennato dalla Consulta, per evitare noie al “sistema”... Così vanno le cose in Italia ed ora quasi sicuramente salterà l'intero referendum, con buona pace della volontà popolare e della democrazia diretta. 

Paolo D'Arpini