martedì 28 giugno 2016

Calcata: nel qui ed ora... (il 25 giugno 2016)



La prima tappa del viaggio con Paolo, Caterina e Nelly, con destinazione  finale Ronciglione per l'incontro annuale del Collettivo Ecologista (del 25 e 26 giugno 2016)  prevedeva la visita del Borgo di Calcata.

Da tempo il nome di questo paese riecheggiava nella mia mente:  ed ecco che quel desiderio si materializza (da mater, ergo viene alla luce) nel migliore dei modi: Paolo, la guida in tutti i sensi, la sua dolce compagna Caterina e Nelly, una cara  persona che dovevo incontrare da tempo. 

Siamo arrivati verso le 11.30:  rapida sosta per fotografare da Calcata Nuova il Monte Soratte, sacro, misterioso e autorevole rispetto a tutta la vegetazione che lo circonda. Parcheggiamo poi l'auto in prossimità di un sentiero che ci porterà al Borgo: la temperatura è africana.

Percorsi ca. 300 m, Caterina prende per mano me e Nelly, ci fa chiudere gli occhi e ci accompagna per qualche metro verso un muretto. Ci fa aprire gli occhi e lo spettacolo che si manifesta è da mozzafiato.

Il Borgo medievale  si avvita su di uno sperone: la sensazione è  quella di una isola che emerge in quell'istante. Cominciamo ad avvicinarci alle prime case più esterne: il tempo sembra che si sia fermato. Tante  grotte naturali e scavate dall'uomo sparse ovunque sono oggi utilizzate per disparati fini: garage, ricoveri per attrezzi, finanche a stanze, laboratori e sedi di associazioni cultutali. Paolo ci  mostra una ristrutturazione di famiglia di una di esse ancora in corso e  a seguire la vecchia sede del Circolo Vegetariano; alla vista, il suo viso si illumina, quanti ricordi riaffiorano...

Superiamo la porta d'ingresso del borgo antico (chiamata Bocchetta): sembra di essere in un set cinematografico invece è tutto vero; non ci sono auto, tutto è ovattato e tutti i sensi  sono attivati: profumi, colori, scorci, sapori, opere artistiche. 

Paolo ci conduce attraverso le viuzze e ad ogni passo vorresti fermarti per fare esperienza con un microcosmo artistico e ambientale indicibili. Passiamo a salutare Athon,  una ricercatrice spirituale,  artista eclettica, sguardo magnetico, custode di numerosi corvi: percepisci un vissuto e presente denso in cui vorresti immergerti per esserne permeata.

Il cammino prosegue verso la Sala da The di Gemma dove siamo attesi per uno spuntino: sembra di entrare in una favola, ti ritrovi bambina allorché giocavi a preparare dolci e the e li offrivi a chi ti stava intorno.

Tutto si è magicamente riconnesso in questo angolo di paradiso, che è Calcata,  ti senti vibrare dentro, ti senti parte del tutto.

Marinella Gianaroli

venerdì 24 giugno 2016

Renxit, Vidit, Piddìxit... Renzi non lascia, Napolisauro ritorna




Spalleggiato dal monito del sempiterno

Napolisauro

che tutti ormai auspicavano quiescente e dedito a memorie scritte sull’opportunità di utilizzo dei carri armati, ove necessario, a tutela dell’unità europea, il sempre vispo – e soprattutto astuto – premier di se stesso (suo pupillo e creatura), con agile scatto di lepre, coglie al volo la nuova della Brexit per annullare l’incresciosa riunione interna di partito che dovrebbe sancirne la Renxit!

Più astuti di lui, ancorché meno agili nello scatto per arginarne la fuga dalla resa dei conti, i sedicenti oppositori interni che, sempre più ridondanti di fantozziane minacce verbali, aprono il campo a quello che inevitabilmente si prospetta unico esito ragionevolmente plausibile della querelle: la Piddìxit!

Così, mentre svaniscono nel nulla le speranze di cambiamento invocate da Speranza, tutti sono travolti dai catastrofici esiti dell’uscita della Gran Bretagna dalla Unione Europea…….e, a reti unificate, tutti a stracciarsi i microfoni per paventare oscuramenti solari imminenti, insieme a sanguinamenti del globo lunare, zanzare e cavallette di biblica memoria, roteanti fameliche sulle borse di tutto il mondo, epidemie, pestilenze, asfissie, flautolenze e persino la morìa delle vacche!

Una immagine sola, a testimonianza della gravità del momento dal tg3 di produzione nostrana col

cronista inquietantemente attraversato
da una saetta celeste infocata
A nessuno di questi eroi della notizie-bufala viene in mente che forse c’è da riflettere su qualcosa di più grave….. a nessun, tranne, pardon, il Tg1 che con una edizione straordinaria, provvidenzialmente  ci spiega

perché l’Unione Europea, così come la
vogliono imporre, uccide le democrazie


Adriano Colafrancesco

giovedì 23 giugno 2016

"L'annessione" di Dario Marino - Recensione



Questo libro ricostruisce il fenomeno del brigantaggio post-unitario rifuggendo i canoni logori di chi vuole far valere una verità rispetto ad un’altra ma svolgendo un’accurata disamina della letteratura sull’argomento e della documentazione disponibile negli archivi. Non troverete, dunque, tesi aprioristiche ma la descrizione puntuale del contesto in cui si svolge la vicenda, caratterizzato da una molteplicità di conflitti: guerra di classe ma anche lotta legittimista; guerra in difesa delle tradizioni e della Chiesa, in una società intimamente intrisa dalla religiosità, ma anche resistenza contro l’occupazione piemontese.


Recensione integrazione:

Fu guerra di conquista e di rapina. Infatti, i Savoia rapinarono il Regno del Sud, come d'abitudine in TUTTE le guerre del mondo. Furono guerre di rapina anche le cosiddette annessioni tramite referendum. Referendum che ci ricordano quelli di OGGI del Brexit. Infatti una minima parte degli elettori aventi diritto fu convocata e votò.

Ma si tratta sempre di guerre di annessione e NON di liberazione. Non lo fu neanche quella di riconquista degli STATI DISSIDENTI ( stati che avevano tutto il diritto di dissentire, essendo Stati sovrani) tramite cosiddetta guerra civile amerikana. Che NON fu guerra civile anche se le etnie erano più o meno le stesse come la lingua parlata e la religione (per lo più Puritani o religioni a questa strettamente connesse). La scusante fu ( e NOn fu la liberazione dei negri dalla schiavitù) lo scontro fra DUE economie confliggenti. quella industriale nascente e quella agricola ( ancora fiorente per la grande richiesta mondiale del cotone). Per quanto riguarda la manodopera negra, poiché era INADATTA alle prestazioni operaistiche in fabbrica, dopo la guerra fu lasciata al suo destino, fino ad oggi. MENO O'BANANA BENINTESO, IL QUALE FUNGE COMUNQUE BENE NELLA RACCOLTA DEL COTONE O DELLA CANNA DA ZUCCHERO, intendendo per questi due frutti della Terra la MASSA do koglioni che danno retta al condizionamento amerikanista. Mazzini NON prese posizione durante il conflitto, pur essendo stato richiesto, ben sapendo che quella della liberazione dello Zio Tom era una scusa, e Garibaldi rifiutò l'offerta da Lincoln del comando di una Brigata italiana.

Tornando alla conquista del Sud, che non era Sud ma mezz'Italia, guardare bene la cartina, non c'entrano massoneria ed altre sciocchezze care a persone che sono state a suo tempo colpite dal romanzo di Alianello ( L'Alfiere) libro che NON hanno nemmeno letto. Per quanto riguarda la Massoneria ricordo che al Sud c'erano più massoni che al Nord, come ben dimostrano le fulminanti carriere mascherate dal volemosebene del dopoguerra. Gli scontri furono fasulli, così come quelli per la conquista di Roma.MENO GLI ECCIDI CONNESSI ALLA GUERRIGLIA, E LE STRAGI NEI SOLITI CAMPI DI CONCENTRAMENTO di batteri e di virus.L'Inghilterra era dietro al regno delle due Sicilie come dietro all'impresa del regnicolo piemontese. Anzi il Regno del Sud fu la longamanus navale dell'Impero inglese per qualche secolo, come dimostra la persistenza dell'asservimento all'Ammiragliatao Britannico (Ente PRIVATO!) degli ammiragli felloni italiani durante l'ultimo conflitto.La Francia fu estromessa dall'operazione esclusivamente per colpa sua. 

Giorgio Vitali  
 

martedì 21 giugno 2016

San Lazzaro di Savena, dal 24 al 26 giugno 2016 - Qualcosa risuscita: il comunismo!



Si svolgerà dal 24 al 26 giugno 2016, a San Lazzaro di Savena (BO), la “costituente comunista” che porterà a termine il processo di risurrezione del PCI revisionista.

Confluiscono in questo progetto il P”C”dI, settori di Rifondazione “Comunista”, alcune associazioni, intellettuali e militanti di altre organizzazioni, o senza partito, che non hanno saputo né voluto fare i conti seriamente e fino in fondo con l’eredità del moderno revisionismo.

Questa ri-rifondazione (la prima fu quella del 1991 di Cossutta, Garavini e Libertini, miseramente fallita) avviene nel nome dell’abbandono delle categorie fondamentali del socialismo scientifico.

La teoria marxista dello Stato, la prospettiva della rivoluzione e della dittatura del proletariato, per fare degli esempi, sono assenti nei documenti politici, sostituite dalla partecipazione allo Stato borghese, dalla teoria dell’evoluzione pacifica e della coalizione con la classe dominante.

La questione essenziale del potere viene vista unicamente come ampliamento degli spazi della democrazia borghese.

In economia, la ricetta per uscire dalla crisi del capitale è il minestrone riscaldato keynesiano, l’intervento e il controllo pubblico dell’economia capitalistica, la nazionalizzazione borghese di alcune aziende strategiche. Ci si ferma alla critica del neoliberismo, riproponendo il capitalismo monopolistico di Stato. La razionalizzazione capitalistica viene concepita come “alternativa al presente stato di cose”. Ma il socialismo è tutt’altra cosa!

L’orizzonte strategico rimane completamente interno alla Costituzione democratico–borghese del 1948. Il cuore del programma politico è il “welfare state” borghese, mentre si alimentano le solite illusioni socialdemocratiche e si addita un non meglio precisato “governo democratico” (il vecchio centrosinistra rimesso a nuovo?) come sbocco politico.

Insomma, più sono mature le premesse materiali del socialismo e più quest’obiettivo viene sfumato e ritenuto lontano.

Sul piano internazionale si spaccia la pericolosa tesi secondo cui bisogna appoggiarsi su un imperialismo per combatterne un altro. L’atteggiamento nei confronti dei cosiddetti “paesi emergenti” è antimarxista, perché non si basa su un’analisi dei rapporti di produzione predominanti all’interno di questi paesi.

Invece di praticare in modo coerente l’antimperialismo ci si limita all’antinordamericanismo e si butta a mare la solidarietà proletaria internazionale in nome della difesa dell’imperialismo cinese (contrabbandato per socialismo) e russo.

L’orizzonte dei moderni revisionisti è il “mondo multipolare”, non il mondo socialista e comunista. E riguardo l’UE non dicono una parola chiara per l’uscita da questa istituzione imperialista, antidemocratica e guerrafondaia (ma avanzano solo una mezza “ipotesi di uscita dall’euro”).

Anche la posizione assunta sulla teoria del “socialismo del XXI secolo” e sul ruolo dei cosiddetti governi “alternativi” dell’America Latina – che nella maggioranza dei casi hanno servito gli interessi dei monopoli e dei capitalisti, limitandosi a rinegoziare la dipendenza dall’imperialismo - è rivelatrice di un approccio che non ha nulla di marxista-leninista, ma tutto di riformista e di socialdemocratico. 

Il quadro è sufficientemente chiaro: la differenza non è nei dettagli, ma nei principi e nella concezione fondamentale del comunismo.

A San Lazzaro risorgerà il vecchio revisionismo sotto le spoglie del “togliattismo e del berlinguerismo del XXI secolo”. Un’opzione che si distingue dalle altre opzioni revisioniste e socialdemocratiche solo per adoperare il nome e il simbolo del “PCI 2.0”, per recuperare vecchie e fallimentari tesi riformiste (“la via italiana al socialismo”, etc.) con nuovi argomenti.
Il “socialismo” di cui parlano i risuscitatori del PCI revisionista non ha nulla a che vedere con l’abolizione dei rapporti borghesi di produzione, col socialismo proletario, che è possibile solo in via rivoluzionaria. E’ solo una terminologia che serve a per coprire l’obiettivo di miglioramenti economici e politici da realizzare sul terreno degli attuali rapporti di produzione, tramite il cretinismo parlamentare, senza intaccare il rapporto fra capitale e lavoro salariato.

Il succo della questione è che i moderni revisionisti si proclamano comunisti solo per sabotare la lotta rivoluzionaria per il potere, per opporsi al marxismo-leninismo, per far sopravvivere il capitalismo più a lungo possibile.

Quello che uscirà dalla “assemblea costituente” non è altro che l’ennesimo tentativo di aggregazione del revisionismo in crisi e frantumato, per tornare a galla dopo il crack di Rifondazione e la stagnazione del PCdI, aggrappandosi al mito e al logo del PCI con i soliti intenti elettoralisti.

In ogni caso, i risuscitatori di San Lazzaro non potranno ricreare le condizioni storiche e politiche che portarono alla realizzazione del più grande partito revisionista dell’occidente capitalistico.

La scarsa levatura di certe operazioni revisioniste e opportuniste, l’incollaggio a freddo di pezzi sulla base di una “cultura affine”, non devono però farci sottovalutare la pericolosità dell’operazione “rilancio”.

Quello che ci preoccupa è il ritardo del fattore soggettivo nel nostro paese, il disarmo ideologico e politico della classe operaia, gli ostacoli che vengono posti alla sua azione reale.

La ricostituzione del PCI revisionista tende infatti: a) ad accrescere il disorientamento di quella parte – ancora purtroppo maggioritaria - della classe operaia che ha temporaneamente perduto la volontà di farla finita col capitalismo; b) a dare uno sbocco politico illusorio a quella parte della classe operaia che conserva o addirittura accresce la sua volontà di abbattere il capitalismo.

In questo senso l’operazione di San Lazzaro rappresenta un problema in più, specie per gli operai avanzati che ancora non riescono a sbarazzarsi della influenza nociva del revisionismo o che si lasciano ingannare dai simboli esibiti dai dirigenti di questo partito.

A questi operai diciamo: abbiamo davanti agli occhi la parabola fallimentare del revisionismo kruscioviano e brezneviano, del togliattismo, dell’eurocomunismo, etc.; abbiamo visto a quale grave sconfitta hanno condotto il socialismo, il movimento comunista e operaio. I dirigenti del PCI risuscitato non hanno fatto minimamente i conti con il moderno revisionismo, che per loro esiste solo da Bertinotti in poi. Nelle loro tesi non c’è neanche l’ombra di un bilancio dell’esperienza storica compiuta, delle cause della restaurazione del capitalismo in URSS, della degenerazione del PCI in partito socialdemocratico, della vittoria della controrivoluzione. Navigano nelle stesse putride acque di allora e procederanno lungo la stessa rotta disastrosa. Perché seguirli? Quale fiducia possiamo riporre in questi dirigenti?   

L’esperienza storica dimostra che finché non ci si distacca nettamente e definitivamente dai rappresentanti dell'opportunismo e del revisionismo non è possibile uscire dalla debolezza, dalla confusione e dalla dispersione che caratterizza oggi il movimento operaio, non è possibile dar vita a una coerente politica di classe e non si può seguire nessuna prospettiva di trasformazione rivoluzionaria della società.

Nell’attuale situazione italiana il compito dei marxisti-leninisti, dei proletari d’avanguardia, dei sinceri rivoluzionari è denunciare queste “nuove” e insidiose manifestazioni dell’opportunismo di destra, raddoppiando gli sforzi per avvicinare la costruzione di un solo e forte Partito comunista, basato sui principi del marxismo-leninismo e dell’internazionalismo proletario.

Oggi come ieri, lo smascheramento senza pietà del revisionismo e del riformismo in tutte le sue varianti e manifestazioni, la separazione aperta e senza equivoci dei comunisti dalle correnti influenzate dalla borghesia e dalla piccola borghesia esistenti nel movimento operaio, la lotta contro di esse, si presentano come una necessità assoluta e urgente per riprendere la via della lotta rivoluzionaria per il socialismo e il comunismo.

Dobbiamo fare quello che indicava con grande chiarezza Gramsci: “Prima dividersi, ossia dividere l'ideologia rivoluzionaria dalle ideologie borghesi (socialdemocrazia di ogni gradazione); poi unirsi, ossia unificare la classe operaia intorno all'ideologia rivoluzionaria”.

L’unificazione di tutti i gruppi comunisti, dei singoli comunisti e dei migliori elementi del proletariato in un unico e forte partito indipendente e rivoluzionario basato sui principi del marximo-leninismo e dell’internazionalismo proletario, che sappia mettersi alla testa della classe operaia e di tutti i lavoratori sfruttati, è il primo compito da adempiere nel nostro paese.

 
Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia

 


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lunedì 20 giugno 2016

Partiti al grido di "O Roma o morte" conquistarono Roma... - Ohibò, cosa succede, per dindirindina!


Esplodendo in stupefatti “ohibò, cosa accade?”, in taluni casi seguiti addirittura da audacissimi “perdindirindina!”, gli esponenti della (si fa per dire) "sinistra" italiana, paiono costernati per la sorprendente affermazione a Roma e a Torino delle giovani, garbate e (quel che più preoccupa) preparate sindachesse a cinque stelle.

Convinti, però, che aver vinto con un distacco di soli 5 punti contro la Sega Nord nella piazza storica del popolo rosso d’Italia - Bologna -  possa ritenersi un successo, si consolano col distacco di quasi tre punti - a Milano - del candidato del centro-sinistra di destra su quello del centro-destra di sinistra.

E soprattutto – cosa decisamente più grave - si guardano ancora bene dall’interrogarsi sulla reale identità politica del loro segretario nazionale, sempre più intrepido nella determinazione di distruggere totalmente quel che resta del vascello che, partito da Botteghe Oscure, punta diritto all’approdo in quelle Occulte.

Forse vale la pena di fare un breve riepilogo storico perché smettano di prendere gli italiani e, non di meno, se stessi per i fondelli!

Fin dalla caduta del Fascismo si costituiscono in Italia strutture più o meno occulte, più o meno legali, con l'unico scopo di impedire l'attuazione della Costituzione Repubblicana, pienamente democratica. Colpi di Stato tentati o minacciati, stragi, attentati a treni, azioni di terrorismo sono stati in Italia, a complemento di manovre politiche contro la democrazia, gli strumenti di un vero e proprio "Stato parallelo", atti al conseguimento degli scopi di eversione. A tappe successive questo "Stato parallelo" è riuscito ad impadronirsi del potere politico-economico del paese e a realizzare il suo piano.

Così oggi, dopo il periodo di instabilità politica degli anni '90, dopo il ventennio dell'affermazione del "Popolo della Libertà" (ormai disciolto nel Partito Unico della Nazione), assistiamo impotenti  all’imposizione di un mai eletto capo di governo, autentico funambolo della menzogna, capace di mentire fino al punto di rinnegare se stesso senza pudore

“O passi dal suffragio elettorale o non sei credibile”

che è in tutta evidenza la carta di sostituzione di Silvio Berlusconi nel mai sopito disegno di sopraffazione della vita democratica del nostro Paese.  

L’annuncio da parte di Matteo Renzi
della introduzione del Capo d’azienda in Rai

per avere il controllo del principale strumento di manipolazione dell’opinione pubblica, solo per fare un esempio, è di indiscutibile “ispirazione Arcoriana”, come dimostrano le

affermazioni pubbliche del 15/11/2012
di Giorgio Lainati (Popolo della Libertà)
Vice presidente della Commissione di Vigilanza

Questo, per la ragione sopra detta, che nessuno denuncia con la dovuta chiarezza: in assoluta continuità storica con le tragedie d’Italia dal dopoguerra a oggi, l’imposizione di Matteo Renzi, come capo di governo, è l’ennesimo perverso frutto dello stesso e unico processo di sottomissione del Paese a poteri diversi da quelli della autentica volontà popolare. Frutto perverso e allevato con cura in tivvù

La preparazione dell’avvento di Matteo Renzi
(inciuccio tivvù)

 

A dirlo, però, non siamo solo noi     



Adriano Colafrancesco -  www.adriacola.altervista.org

venerdì 17 giugno 2016

Camorra - Corridoio autostradale Roma Latina - Assegnazione appalto - Interrogazione Europea - Festa e Presidio



Dopo gli ennesimi inciampi e gli immediati interventi “riparatori” del Governo e di Zingaretti, la Società Autostrade del Lazio ha deliberato l'assegnazione provvisoria dell'appalto autostradale alla SIS (cordata italo-spagnola). Sono partiti i 30 giorni per l'eventuale ricorso da parte dell'altra cordata, l'ATI, capitanata da Salini-Impregilo. Se non verrà impugnata (molto probabile), il concessionario dovrà fare il progetto esecutivo, rispondente alle oltre 140 prescrizioni con cui i vari soggetti istituzionali avevano vincolato il loro parere favorevole. Conseguentemente verrà fatta l'assegnazione definitiva. Quindi, presumiamo che in autunno potrebbero aprire i cantieri. Considerato che i maggiori sponsor politici del territorio sono quelli di Latina (Forte e Moscardelli del PD, Fazzone e Simeone di FI). Visto la forte infiltrazione della camorra e non solo, nelle aziende pontine. Per questi motivi è lecito pensare che il cantiere aprirà a Borgo Piave di Latina.

Interrogazione alla Commissione Europea
Nei prossimi giorni verrà presentata dal parlamentare europeo del M5S, Fabio Massimo Castaldo, sulla violazione delle Direttive 2001/42/CE e 2011/92/CE.

Verso il Presidio Permanente, avanti con l'autorganizzazione e l'autofinanziamento!
Il 29 Maggio si è tenuta la nostra Festa della Primavera EcoResistente presso la Coop Agricoltura Nuova dentro alla Riserva Naturale di Decima-Malafede. Tanta partecipazione e 980 euro raccolti per finanziare l'allestimento del Presidio. Ringraziamo TUTTE/I e in particolare la Coop Agricoltura Nuova, la Mimo Arelis e la meravigliosa Orchestra Malancia.


Comitato NO Corridoio Roma-Latina per la Metropolitana Leggera
Portavoce Gualtiero Alunni - cell. 3332152909

giovedì 16 giugno 2016

Amministrative giugno 2016. Turn Over per renzie


Che le cose non andassero più bene per il Pifferaio dell’Arno lo sapevano tutti. I sondaggi, d’altro canto – quelli pubblici e quelli riservati – erano lì a testimoniarlo, al di là di ogni dubbio. Il bluff – come ho scritto più volte – non poteva durare a lungo. E quel fantasmagorico mix di statistiche addomesticate, di promesse non mantenute, di balle ed ecoballe, di demagogia da quattro soldi e di bullismo col lanciafiamme – alla fine – è stato percepito dagli italiani per quel che realmente è: un trucco da baraccone, un semplice esercizio di prestidigitazione, l’esibizione di un mediocre illusionista col pallino della politica.
I sondaggi – ripeto – ormai da tempo attestavano la crisi di credibilità del terzo governo di Re Giorgio. Ma il Piccolo Imbonitore Fiorentino, nella sua immensa presunzione, si era rifiutato testardamente di prenderne atto. Fino a pochi giorni fa, quando gli ultimi rilevamenti avevano anticipato il disastro che andava preparandosi per il PD nelle urne delle consultazioni amministrative. Ecco, allora, che il nostro si faceva intervistare da uno dei soliti compiacenti telegiornali e dichiarava candidamente che quelle elezioni erano un fatto esclusivamente localistico e che nulla avevano a che vedere con la linea politica nazionale. Conferma, anche per gli ingenui, che i sondaggi riservati non lasciavano adito a dubbi: per il PD sarebbe stata una débâcle.
Intendiamoci: è certamente vero che i fatti locali condizionino il voto amministrativo. Ma tale condizionamento è massimo solo nei piccoli Comuni, per decrescere man mano che si passa a realtà maggiori. In misura inversamente proporzionale al condizionamento della politica nazionale, che invece è minimo nelle piccole realtà, moderato nei Comuni intermedi, massimo nelle grandi Città. E di città grandi, anzi grandissime, ce n’erano in gioco quattro; tre delle quali (Roma, Milano e Torino) con amministrazioni uscenti targate PD e sinistre collegate. La quarta – Napoli – aveva un sindaco uscente sostenuto dalla sinistra alternativa (quella vera), che il Vispo Tereso avrebbe voluto spodestare; o, quanto meno, tallonare al ballottaggio con una propria candidata, espressione – beninteso – della più disciplinata ortodossia renziana.
I risultati, poi, sono stati quelli che tutti conoscono: due ballottaggi “normali” (Milano e Torino), un ballottaggio senza speranze, ricevuto in omaggio da Berlusconi (Roma), ed una esclusione clamorosa (Napoli). L’incidenza dei fattori locali c’è stata, certamente. Ma assai più forte è stata quella delle vicende nazionali, della dichiarata ostilità alla politica renziana, fino al punto da tarpare le ali anche ad un sindaco bravo come Piero Fassino, abbandonato da una larga fetta del suo elettorato per ragioni che certamente esulano dalla (buona) amministrazione della città di Torino. Quanto agli altri tre candidati PD (tutti renziani doc), il loro insuccesso è stato clamoroso, a prescindere dalle percentuali ottenute.
Cosa succederà al secondo turno? Naturalmente non ho la sfera di cristallo, ma una previsione mi sento di azzardarla: vittoria senza problemi per la grillina Raggi a Roma e per il mangiafuoco De Magistris a Napoli; vittoria ai punti per il moderato berlusconiano contro il moderato renziano (si somigliano tanto!) a Milano; battaglia all’ultimo voto tra Fassino e l’altra grillina Appendino a Torino.
Ma, in ogni caso, quali che possano essere i risultati finali, il segnale politico è già stato dato al primo turno: è un avviso di sfratto all’inquilino di palazzo Chigi. Ha quattro mesi di tempo per fare le valige. Dopo di che il risultato del referendum lo costringerà a togliere il disturbo.
Anche perché, in questi quattro mesi, l’ondata migratoria che si abbatterà sull’Italia sarà di dimensioni tali da suscitare una reazione popolare dagli esiti imprevedibili.

Un’ultima considerazione: i risultati di queste elezioni amministrative andranno a pesare in maniera determinante anche su quello che suole chiamarsi “centro-destra”. È stata messa in atto l’ultima manovra per evitare la nascita di un Fronte Nazionale all’italiana. Manovra fallita. Per il momento, rimando a quanto ho già scritto sul numero del 6 maggio in un articolo intitolato “Roma: l’alleanza delle mummie contro il pericolo populista”. Di mummie se ne sono viste tante, nella campagna romana. Ma il pericolo populista è sempre lì. E nei prossimi mesi assumerà proporzioni ben maggiori.

Michele Rallo - ralmiche@gmail.com