giovedì 23 novembre 2017

Eùgenio Scàlfari ha parlato: "Berlusconi sì, Di Maio, no!"


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Dunque, per l’ormai quasi cadaverica vestale del “Brachettismo” opportunista, è preferibile la figura del plurinquisito piduista ultraottantenne Silvio Berlusconi - in tempi remoti (ma non troppo) amorevolmente accudito dal criminale mafioso Vittorio Mangano e in quelli correnti con fedeli controfigure in carcere per concorso esterno in associazione mafiosa – a quella del trentenne Luigi Di Maio, reo, verosimilmente, di incarnare una concezione politica riscattata dall’incaprettamento malavitoso, con cui i lestofanti delle sette partitiche l’hanno, senza scrupoli, sin qui sottomessa!         

Dunque questo vecchio trombone, arrogante espressione della più becera cultura radical-salottiera di tutti i tempi, allerta gli italiani sul pericolo che un ricambio generazionale nella politica può produrre l’avvento di chi, con mani e faccia pulite (almeno sino a prova contraria), si candida come alternativa ai rappresentanti del fallimento materiale, e prima e più ancora morale, in cui versa il Paese!

Ha perso - come scrisse Travaglio in un editoriale sui suoi settant’anni di sfrenato trasformismo - i freni inibitori e può finalmente dire quello che aveva sempre clandestinamente pensato, ma non gli era mai convenuto scrivere, sennò ti saluto Mondo, Europeo, Espresso, Repubblica e relativi lettori

Con lui, a una sola voce e in totale condivisione, Bruno Vespa, a sugellare, se ve ne fosse ancora bisogno, l’unicità di fatto di istanze venduteci per decenni, con dolo e malafede, come antagoniste e alternative.

Assolutamente comprensibile il terrore di questi gentiluomini della mediocrità mediatica, coltivata abusando della buonafede e ingenuità di molti, di fronte al gesto di un Di Battista che rinuncia – senza peraltro tirarsi indietro dal proprio impegno personale e anzi rinnovandolo con forme non remunerate da soldi pubblici, forte della propria passione civile – alle prebende e ai vantaggi sontuosi degli scranni che i “padrini-padroni” garantiscono loro, a patto, ovviamente, di tutelarne interessi e privilegi!

Ancor più comprensibile, e soprattutto auspicabile, l’onda di disprezzo che il Paese gli vomiterà addosso, inesorabilmente, con le prossime elezioni nazionali.

Adriano Colafrancesco 


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mercoledì 22 novembre 2017

Sinistri buonisti cristiani e l'altra faccia dell'accoglienza


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L'alleanza tra Radical Chic, ricchi,  dei quartieri bene e le organizzazioni immigrazioniste esprime un odio razziale contro i  nostri concittadini che hanno il difetto di essere poveri e di non  capire per quale fottuta ragione debbono sobbarcarsi i disastri dell'Africa.
 
La catto-sinistra buonista  ha  l'atteggiamento di chi si è sradicato dal proprio corpo e si è iscritto ad una patria immaginaria i cui confini sono quelli  dell'utopia. Si tratta di una riedizione del paradiso cristiano in versione mondana in cui il rifiuto della realtà assume una chiave moralista immaginando una giustizia che coincide con i desideri dei  psichicamente deboli.

E si trasferisce in un piano politico i cui capisaldi sono la fedeltà a dei principi astratti alla cui obbedienza i  sinistrati attribuiscono una versione taumaturgica e salvifica. E amore verso una versione paradisiaca irreale in cui in cui la fine dei conflitti si realizza con una versione ridicola del pensiero magico.

Così, come nella magia un atto simbolico porterebbe a modificare la  realtà, la sinistra utopista  crede  di annullare la storia e meritare la pace come una sorta di grazia divina, che dal mesciaggio razziale genererà l'umanità unica. Il disprezzo sinistrese e cristiano per razza, stirpe e popolo è un masochismo folle ma coerente con chi disprezza il corpo umano integrato nella realtà storica in cui esso vive,  quello della catena di umani simili per genetica e cultura i quali, attraverso le generazioni generano  i popoli.

Ognuno di noi è quello che è in quanto generato dagli altri umani da cui è nato o venuto in contatto. Geni, idee, comportamenti sono determinati da tutte le interazioni che abbiamo avuto.

La stessa intelligenza è sempre di gruppo mai del singolo.

Le stesse personalità geniali hanno avuto maestri e sostenitori. Leonardo da Vinci, Einstein e similia se fossero vissuti  orfani in una giungla, magari allevati da animali, sarebbero stati solo dei minorati. Solo in quanto comunità organizzate possiamo esprimere una volontà capace di cambiare la realtà e costruire un esistenza a nostra misura. E  quello che favorisce tale organizzazione è bene, male quello che facilità la disgregazione. Una mente comune è favorita da una predisposizione caratteriale simile nei membri del popolo.

La somiglianza genetica aiuta a considerare il connazionale come un  parente. Con cui ci saranno divergenze di interessi ma non di visione del  mondo, non di radicale estraneità come nelle società miste. Quindi la logica stessa dovrebbe portare a preferire la difesa dei  confini alla sua abolizione.

 Ma non è così.

Mentre il buonista catto/sinistro  contrasta la mentalità che divide l'umanità in gruppi etnici, diventa a sua volta razzista per danneggiare la sua stirpe e nazione. Ci dice ad esempio che anche gli italiani sono migrati e si sono comportati male all'estero. Ma facendo così usa categorie razziali.

Un vero individualista direbbe che gli italiani migrati all'estero non sono più tali e nulla hanno in comune con chi rimasto in Italia. Perché  quindi sentirsi in colpa per degli estranei alla società definita giuridicamente come quella iscritta nei confini nazionali?

Ci dice poi che anche tra gli italiani ci sono tanti criminali e non abbiamo il diritto morale di criticare gli allogeni. Ma perché noi  dovremmo sentirci legati ai delinquenti se siamo tutti individui?

Un criminale italiano è legato a me solo perché connazionale? Non è razzismo anche questo? Una perversa solidarietà di sangue che funziona  solo a nostro danno?

Se non sono complice il delinquente è a me estraneo e semmai aggiungere a quelli indigeni anche quelli allogeni è pura follia. Che interesse abbiamo ad accogliere e mantenere degli invasori? Nessuno.

E se anche un apporto estero si rendesse necessario dovrebbe comunque  essere deciso dopo una discussione libera e democratica ove il nostro  interesse dovrebbe avere la preminenza assoluta.E una migrazione  temporanea sarebbe certamente preferibile ad una stanziale.
 
Il buonista catto/sinistro se ne infischia del bene nazionale in quanto ha escluso  la nazione e la stirpe dal novero delle categorie legittime di  pensiero. Il sacrificio umano dei popoli europei favorisce la vittoria  del parassita mimetico cristianomorfo che, come un fungo  parassita, spinge la sua vittima al suicidio ma propaga il fungo a sue spese.

La natura criminale dell'immigrazione abusiva  è testimoniata dal reato  d'opinione con cui è stata favorita, dal lavoro nero con cui è stata  sistemata economicamente, e dai discorsi razzisti con cui è stata  giustificata stile "gli italiani non vogliono più lavorare e fare figli  perché sono viziati e fannulloni ecc."  con cui una catto/sinistra buonista e  ormai sinistrata dai propri fallimenti rinnega la realtà in cui vive e  si rifugia per morire nella sua patria utopia. Ormai divenuta vero campo di concentramento mentale in quanto inutile a  interpretare la realtà per salvaguardare anche il solo vantaggio  personale, la semplice salvaguardia degli interessi vitali. Basta  rispondere alla semplice domanda: "cosa hanno guadagnato le masse  popolari,tra cui poveri,disoccupati e operai dall'immigrazione forzata?".

I cristiani possono credere nel paradiso dei pazzi ma le masse popolari?


(Stralcio di una lettera ricevuta)

martedì 21 novembre 2017

Se lo sfruttamento minorile diventa un affare...


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Non è più possibile sopportare l’inerzia ipocrita delle istituzioni e della politica di fronte al dilagare della PEDOFILIA, dello sfruttamento schiavistico del LAVORO MINORILE e della VIOLENZA contro le donne che, in tutto il mondo cosiddetto Civilizzato, si sta diffondendo come una LEBBRA e che tragicamente riempie quotidianamente le cronache!

E’ ora di finirla con le “Conferenze”, le “Tavole rotonde”, i “Seminari”; mentre lor signori fanno Bla....Bla...Bla..., Donne e fanciulli sono vittime di bruti che li privano della serenità del vivere e della vita stessa!

E’ giunta l’ora di  pretendere che i Politici la smettano di chiacchierare e che facciano delle Leggi idonee al raggiungimento di alcuni fondamentali scopi:

*              Punire con pene severe chi sfrutta i minori ed istituire controlli efficaci.

*              Prevenire i reati di pedofilia e di stupro neutralizzando i colpevoli mediante l’inibizione sessuale farmacologica, come si fa in alcuni Stati (Germania, Francia Svezia, USA) e ciò perché chi commette reati di tale natura, se individuato e condannato, solo momentaneamente non costituisce pericolo per Fanciulli e Donne. Difatti essendo il comportamento di tali individui di natura patologica, e non essendo soggetto a possibili recuperi o rieducazioni, è assolutamente certo, e le statistiche lo provano, che essi  tornino a reiterare tali reati non appena ne riavranno l’occasione!

*              Sanzionare in modo pesante gli Stati che sanno, permettono e ci guadagnano sfruttando sia il “TURISMO SESSUALE” che la SCHIAVIZZAZIONE INFANTILE nelle produzioni industriali.  E’ stato calcolato che il “giro d’affari” del turismo sessuale e della pedofilia, a livello mondiale, sia di CINQUE MILIARDI DI DOLLARI!

*              Rompere i rapporti diplomatici con quei paesi che ,una volta ammoniti a prendere provvedimenti per sanare tali situazioni, non ne tengano conto alcuno.

*              Proibire l’IMPORTAZIONE di tutte le merci da quei Paesi che tollerano la Schiavizzazione Industriale Infantile; non si può  continuare a fregarsene dei diritti dei Fanciulli a non essere massacrati e sfruttati!

*              Sensibilizzare i consumatori palesando in modo esplicito che quando comprano una camicia a 5 Euro , risparmiano, ma si rendono COMPLICI involontari di chi usa schiavi per produrla !

La gente, quella ancora sensibile  ai VALORI del sociale anche quando non riguardano i suoi immediati interessi, (e sono tanti se gli si scrosta la ruggine dell’indifferenza che i DISVALORI del Consumismo sfrenato e del Capitalismo selvaggio che hanno accumulato sulle loro coscienze), dovrebbero non solamente non votare i politici che si limitano al solito Bla..,Bla.. senza poi agire concretamente, ma dovrebbero indignarsi a tal punto da rinfacciarglielo esplicitamente quando hanno la faccia di bronzo di venire nelle nostre città a questuare VOTI a scadenze determinate, vendendo bubbole e tessendo “Inciuci” al solo scopo di gestire il POTERE: il loro!

Alessandro Mezzano

domenica 19 novembre 2017

Sinistra antiliberista e cronaca dell’assemblea dei “pazzi” del 18 novembre 2017

Roma. Cronaca dell‘assemblea popolare  del 18 novembre 2017 per la costruzione di una lista alternativa al Pd e al centrosinistra per le prossime elezioni politiche


Si chiamerà forse Bella ciao o Potere al popolo o in un altro modo. Nessuno lo sa ma in molti sanno che ci sarà. Comunque. La “pazza idea” di una lista alternativa della sinistra antiliberista, ostile al Pd, estranea al politicismo che ha soffocato il Brancaccio, ha preso corpo al  teatro Italia di Roma a metà strada tra Termini e Tiburtina, il 18 novembre 2017. Presto  arriverà nelle caselle mail di quanti si sono accreditati, all’assemblea popolare lanciata dal centro sociale napoletano Je so’ pazzo, una bozza di programma, seguiranno passaggi nei territori, assemblee cittadine, e un nuovo appuntamento nazionale fra due, più probabilmente, fra tre settimane. Finisce così, senza un documento già scritto in precedenza, e già questo è irrituale, questo appuntamento che ha colmato gran parte delle disillusioni seguite alla liquefazione delle prove tecniche di unità a sinistra che, volgarmente, chiamiamo Brancaccio. 
Nuove generazioni e militanti più consumati si sono parlati, annusati, riconosciuti. Hanno cominciato a disegnare la mappa – ancora incompleta – delle vertenze territoriali, delle lotte operaie, delle traiettorie politiche, delle battaglie contro la repressione. No Muos, No Tap, No Tav (anche se l’intervento di Nicoletta Dosio, dalla ValSusa salta per motivi tecnici), Almaviva di Roma, autoconvocati della scuola, rete alternativa al G7, rete per l’autorganizzazione popolare, Bsa, Osservatorio Repressione, Napoli direzione opposta, un operaio dell’Ast di Terni (certamente mi sto dimenticando qualcuno), lavoratori romani contro la privatizzazione dei servizi pubblici, ricercatori precari. E poi le organizzazioni politiche: da Rifondazione al Pci, fino a Eurostop e Sinistra anticapitalista (anche questo elenco è deficitario). In sala, tra gli altri, pezzi dell’Altra Europa e della Rete delle Città in comune, Sandro Medici, Francesca Fornario, la ricercatrice Marta Fana, pezzi dissidenti di Sinistra italiana da Marche e Toscana.
Nei saluti finali, Salvatore, per tutti Saso, spiega che l’assemblea vuole parlare alla diaspora comunista e socialista, a chi non va più a votare, a chi si sente solo. Da qui alla prossima puntata nazionale, si conta di coinvolgere altri pezzi della galassia della sinistra politica e sociale. Ma, di fronte alla possibilità di “esche” che possano essere lanciate in questo campo da altri tavoli, all’ipotesi (forse di scuola) che le segreterie scavalchino una chiamata dal basso, quelli dell’ex Opg, i “pazzi”, lo dicono chiaro: «Noi andremo avanti, fosse pure in un solo collegio». E il paragone è con quelli del Gramna, Fidel, il Che e quei pochi che però riuscirono a entrare in connessione con i contadini cubani e portare a termine la rivoluzione.
Il 19 novembre 2017 Rifondazione terrà la sua direzione nazionale e, quindici giorni dopo, il Cpn che dovrebbe sancire l’approdo ma Maurizio Acerbo ha pronunciato parole che sembrano di non ritorno: «Se ci sarà una lista di sinistra, sarà quella che esce da questa sala!». Il segretario di Rifondazione lo ha detto in fondo a un intervento in cui ha provato a spiegare che il suo partito, più che mettere il cappello, è interessato a partecipare alla ricostruzione di una sinistra popolare e di massa «che non sia quella confiscata da quelli del governo Renzi, del governo Monti, del governo Gentiloni».
«Basta con il meno peggio e con l’illusione di tirare per la giacchetta governi amici», dice anche Sergio Cararo di Eurostop annunciando che una decisione potrà arrivare dalla loro assemblea del 2 dicembre 2017.
A fare da filo conduttore è l’idea di una riappropriazione collettiva della politica, della rappresentanza, della connessione con le pratiche sociali. All’orizzonte, la fine dell’equivoco, il «paradosso clamoroso», come lo definisce Franco Turigliatto di Sinistra Anticapitalista, che chi ha guidato «vent’anni di neoliberismo che hanno cambiato tutto», chi ha bombardato, gestito l’austerità e distrutto l’unità di classe e tra le generazioni, oggi voglia guidare la ricostruzione della sinistra. Turigliatto riprende l’osservazione che già aveva fatto nell’intervista a Popoff, che saranno decisive le lotte, e da lì bisogna ripartire.
Dopo cinque ore di interventi fitti, l’entusiasmo è alle stelle, specialmente tra i napoletani di Je so’ pazzo, il centro sociale occupato nell’ex Opg che ha lanciato questo appuntamento romano subito dopo la fuga “col pallone” dei due tutori del percorso del Brancaccio, Falcone e Montanari. Comunque vada, hanno dimostrato che in tre giorni è possibile riempire un teatro di 800 persone in una città diversa da quella in cui sono radicati. Non che a Roma siano dei perfetti sconosciuti visto che i loro compagni dei Clash City Workers sono conosciuti da quasi tutte le vertenze operai della Capitale per la capacità di intervento ai cancelli, nei picchetti, nelle assemblee. Mica è un caso che, dopo l’introduzione di Viola di Napoli, è stata Stefania di Almaviva a prendere la parola per raccontare la vicenda di lavoratori che non hanno piegato la testa e, per questo (aver rifiutato la proposta di un taglio del 17% a salari di 600 euro) sono stati licenziati dall’azienda e linciati dai sindacati concertativi e dalla stampa per bene, quella che conta. E che in sala non c’è.
Alle 10 c’erano già alcune decine di persone al Teatro Italia per un’assemblea convocata solo per un’ora dopo.
«Alla fine un teatro ce lo siamo dovuto affittare per poter intervenire!», ha esordito Viola dell’ex Opg alludendo a quando lei stessa contestò Gotor, l’emissario di D’Alema sul palco del Brancaccio. «Del Brancaccio – continua – non ci piacevano certi compagni di viaggio». Viola insiste sulla barbarie che avanza, lo spostamento a destra ormai conclamato, su Minniti che si presenta ai funerali di 26 donne migranti uccise dalle sue leggi. C’è una Costituzione da applicare soprattutto quando dice che vanno rimossi gli impedimenti sociali che sono alla base di disuguaglianze crescenti. Ha un linguaggio semplice e diretto, Viola, e più volte viene interrotta dagli applausi: «Facciamo le cose al rovescio», dice spesso esortando il teatro a superare i politicismi, i tatticismi, “le addizioni”, le chiama lei. «Dov’era il No facciamo il Sì!»: l’Internazionale di Fortini, evoca il mutualismo, il controllo popolare, l’esperienza del suo centro sociale nell’ascolto degli esclusi per «riprederci quel popolo che ci hanno levato». I passaggi che suggerisce il suo intervento prevedono una serie di assemblee popolari nei territorio prima di tornare a Roma fra due-tre settimane con poche parole d’ordine, un «programma minimo» capace di far breccia nel popolo.
Cosa sia il “popolo” lo spiegherà, dopo di lei, Manuela, 24 anni, accento campano e pelle nera, nata a Santa Maria Capua Vetere nel ’93 ma senza diritti di cittadinanza. Martedì, per l’ennesima volta, varcherà la soglia di una questura per farsi prendere le impronte digitali e richiedere il permesso di soggiornare nel paese in cui è nata. Bene, è lei a ripulire la parola popolo da ogni ambiguità populista e interclassista: «Sono le persone escluse, violate, sfruttate». Ossia, spiega Eleonora Forenza, eurodeputata Prc-Altra Europa, è la maggioranza della popolazione che il capitalismo divide in minoranze, mette in competizione, condanna alla solitudine. Forenza, una delle prime a essere contagiata dalla “pazza idea”, coglie la suggestione di una esperienza che parte proprio dalla riappropriazione di un luogo, un manicomio, in cui il capitalismo segrega persone condannate da esso stesso a un destino di patologia e devianza. Forenza chiede una campagna elettorale di cui non ci si debba vergognare, che sia chiaro che chi sta col Pse è un avversario di classe e non un possibile alleato. La diretta facebook è disponibile sulla pagina dell’ex Opg che, nelle prossime ore, distribuirà un report certamente più preciso di queste prime note.
Checchino Antonini


sabato 18 novembre 2017

Camerino, 3 dicembre 2017 - 9 uomini maturi s'incontrano nella natura


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RIUNIONE DI UOMINI PER SPERIMENTARE IL MASCHILE MATURO

Ci sono forze all’interno dell’essere umano che possiamo definire come energia maschile e femminile. Queste forze, ci raccontano i saggi del passato, sono in continua relazione tra di loro e se possono fluire liberamente nella vita di una persona, allora vivremo una vita di consapevolezza, libertà dalla sofferenza, esprimendo il nostro massimo potenziale. Nella vita della maggior parte delle persone queste forze spesso sono intrappolate, compresse, non libere.  Ispirandoci a diverse culture del passato-presente di varie parti del mondo possiamo intervenire su queste forze all’interno di noi.

Per sperimentare il maschile sacro-maturo, in uomini che scelgono una vita in cui il proprio maschile è fonte di consapevolezza e polarità verso il proprio femminile o verso l’essere donna-femmina, gli uomini si riuniscono nella natura, in fratellanza, lontano dalla civiltà a praticare attività per la crescita-evoluzione.

Non stiamo parlando di sperimentare l’essere uomo macho, dominante, che entra in competizione, ovvero di un’energia che appartiene all’età adolescenziale di un uomo, ma di vivere come uomo maturo, come un uomo che si sente libero nelle relazioni sentendosi se stesso, che onora il femminile in lui e in chi lo circonda, che protegge i propri cari, che sperimenta l’essere come una montagna.

Per vivere questa opportunità, ci incontreremo il 3 Dicembre 2017 alle ore 8,30 am, e staremo insieme fino alle 17 circa nella natura a Calcina, Camerino, Mc. 

L’evento avverrà anche in caso di pioggia, quindi portarsi equipaggiamento per rimanere eventualmente sotto la pioggia. Faremo una piccola colazione ed un pranzo frugale quasi sicuramente all’aperto; ognuno si autogestisce, valutare la condivisione. 

Ben accetti 2-3 termos con tisana calda.

Partecipanti massimo 9.
Costi: il proprio impegno ad uscire dal confort personale.
Graditissima la conferma alcuni giorni prima
Stefano  349 62 82 338
Alessandro 328 45 36 061

Il navigatore vi porterà nella parte alta di Calcina ma, poco prima di arrivare seguite cartello giallo con scritta nera per “Eremo di Val Povera” 200 metri e in un orto si trova una casetta di legno dove ci incontriamo.


Per avere un’idea di questo percorso:
https://youtu.be/UUfyYrEQPc0      durata 71 min.

venerdì 17 novembre 2017

Sicilia. Musumeci vincente Berlusconi dolente - Il domatore delle destre ha perso la frusta


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È inutile tacerlo a noi stessi: l’elezione di Nello Musumeci alla Presidenza della Regione Siciliana ha sconvolto il panorama politico nazionale. A sinistra ha dato il colpo di grazia al Pifferaio dell’Arno; al centro (dove altro collocare i dilettanti grillini?) ha richiamato alla realtà il Ragazzino di Montecitorio; ma è a destra che l’elezione di Musumeci potrebbe provocare un vero e proprio terremoto.

Ad uscire con le ossa rotte dalle consultazioni siciliane, infatti, è stato innanzitutto il progetto politico del Cavaliere di Arcore, il piano con cui pensava di riscattarsi agli occhi dei padroni del mondo, di dimostrare che avevano sbagliato a scaricarlo nel 2011, quando lui era giunto anche a bombardare il suo amico Gheddafi per manifestare obbedienza alle esigenze atlantiche ed eurocratiche.

E quale sarebbe questo progetto? Semplice: dimostrare – naturalmente è soltanto la mia “opinione eretica” – che lui è l’uomo capace di addomesticare la destra, rinchiudendola in un recinto “moderato” e privandola di quella carica populista e sovranista che tanto impensierisce i poteri forti. In fondo – è sempre l’eretico a pensarlo – è il medesimo obiettivo del movimento 5 Stelle: impedire che lo scontento popolare possa incanalarsi nella direzione giusta, cioè a destra. Guarda caso, Di Maio sta ripetendo esattamente l’itinerario di Fini: prima a Londra, per fare la ruota nei salotti della City; adesso a Washington, a fare professione di ragionevolezza; a breve – ci scommetto – andrà a Tel Aviv, terza (o prima?) capitale di “quelli che contano”.

Ma torniamo a Berlusconi. Se ci fate caso, la sua strenua opposizione alla candidatura di Nello Musumeci in Sicilia è la copia conforme di una analoga manovra per impedire che Giorgia Meloni andasse al ballottaggio (e poi vincesse) alle elezioni romane dell’anno scorso. Stesso copione moderato, stesso tentativo di stoppare due candidature vincenti, stessa proposizione di candidati della “società civile” senza la minima speranza di successo (Marchini a Roma, Armao in Sicilia), stesso favore ai dilettanti grillini (la Raggi a Roma, Cancelleri in Sicilia), stessa testarda cupidigia di sconfitta per scongiurare il pericolo che il successo desse autorevolezza a personaggi in ascesa.

A Roma gli è andata bene, ma è andata male ai romani. In Sicilia gli è andata male, ma è andata bene ai siciliani. Cinque anni fa, ci andò peggio: una fetta di elettorato di centro-destra preferì misteriosamente Rosario Crocetta, e Nello Musumeci venne stoppato ad un passo dal traguardo.

Certo, qualcuno – non Berlusconi, mi auguro – avrebbe sperato oggi in un secondo miracolo, ma questa volta non era oggettivamente possibile che si registrasse la medesima congiunzione astrale di cinque anni fa.

Ma lasciamo stare l’oroscopo e torniamo alla politica. Il Cavaliere se le è giocate tutte per opporsi ad una candidatura che proprio non gli andava giù. A sostenerlo con le spade sguainate, il fido Micciché ed un Totò Cuffaro in grande spolvero. Musumeci non poteva vincere perché “troppo di destra”. Infatti – secondo la nota bugìa – “si vince al centro”.

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Questa volta, però, niente da fare: Musumeci viene candidato dal centro-destra a furor di popolo. E vince 40 a 35 (non proprio “un soffio” come si consola il Ragazzino di Montecitorio) sul deprimente concorrente grillino; nonostante la campagna furbastra contro gli “impresentabili” che traboccavano dalle liste dei “moderati”. E non – sia detto per inciso – dalle due liste di Musumeci.

Ed ecco, allora, il Cavaliere precipitarsi a cantare vittoria, a presentare il successo di Musumeci come “la vittoria dei moderati”, ben sapendo che non è affatto così. E ben sapendo che vittoria di Nello Musumeci in Sicilia dimostra esattamente il contrario: che vincono le idee chiare, nette, senza equivoci e senza condizionamenti inconfessabili.

Adesso c’è attesa per quel che succederà in Regione. Sono in molti a scommettere che certi vecchi arnesi “moderati” faranno di tutto per legare le mani al Governatore. Altri scommettono sulla loro intelligenza, e pensano che non correranno il rischio di rompersi i denti sull’osso sbagliato. Per conferma, potranno chiedere lumi ad altri “moderati” che quell’osso hanno tentato di azzannare durante i 10 anni di Musumeci alla Presidenza della Provincia di Catania. Provare per credere.


Il Cavaliere, intanto, è sempre più nervoso. Musumeci ha dichiarato di non volersi ricandidare fra cinque anni. E Berlusconi, che in quella data avrà appena compiuto i suoi primi 86 anni, si interroga sul suo futuro. Teme che – come in molti si augurano – dopo un proficuo quinquennio siciliano il Governatore possa spiccare il volo verso vette più alte. E l’uomo di Arcore, sicuramente, non ha intenzione di ritirarsi così presto.

Michele Rallo - ralmiche@gmail.com

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giovedì 16 novembre 2017

....ed i gesuiti lo giurano così....


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Il papa nero

Ricordo che a New York ha la sua residenza il Generale dei gesuiti, che ha giurato come segue, lo rispetta e lo fa rispettare.

Tratto da "Il giuramento dei Gesuiti"

"Ti è stato insegnato a piantare insidiosamente il seme della gelosia e dell’odio fra le comunità, le province e gli stati che erano in pace ed a spingerli nel sangue, a coinvolgersi in guerre l’uno contro l’altro, a creare rivoluzioni e guerre civili in paesi che erano indipendenti e prosperi, che coltivavano l’arte della scienza e godevano della benedizione della pace. E a prendere posizione con i combattenti e per agire segretamente insieme al tuo fratello Gesuita, che potrebbe essere impegnato dall’altra parte, e ad essere apertamente in opposizione a ciò con cui tu sei connesso, in modo che infine la Chiesa ne tragga vantaggio, alle condizioni fissate nei trattati di pace, e che il fine giustifica i mezzi.
Ti è stato insegnato il tuo dovere come spia, per raccogliere tutti i fatti, le statistiche ed i dati in tuo potere da ogni fonte; ad ingraziarti la fiducia dei circoli familiari dei Protestanti e
degli eretici di ogni classe e carattere, così come quella di commercianti, banchieri, avvocati, nelle scuole e nelle università, nei parlamenti e nelle legislature, tra giudici e consigli di stato, e ad essere “ogni cosa per ogni uomo” per il bene del Papa, di cui siamo servitori fino alla morte.


E quanto scritto sopra viene attuato, appunto, sia in Occidente che in Oriente, che sembrano contrapposti (e alla luce delle persone comuni lo sono), ma dietro di loro c'è un unico artefice. Diceva Goebbels, lo stratega della comunicazione nazista (anch'egli imbevuto di gesuitismo):
"Più la dici grossa e più la ripeti, una bugia, più la gente ci crederà, perché intrinsecamente desidera il bene e non può accettare che esista una persona così malvagia da commettere quello che è stato commesso.".  Per cui tenderà a rimuovere dal conscio le atrocità già commesse o a non credere che saranno commesse se ancora non lo sono state.

(Marco Bracci)

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