giovedì 30 luglio 2015

Si scrive PD si legge DC ... ma lo spartito non cambia



La parola democristiano è diventata nel comune eloquio un termine offensivo. La si sputa in faccia all’interlocutore per sintetizzare la natura politicamente disprezzabile delle sue idee.

E’ in parte giusto, ed in parte erroneo.

E’ giusto perché la DC inaugurò, già dal primo dopoguerra resistenziale, la stagione dei grandi scandali, della corruzione, dei latrocini; dalle “zolle d’oro” dell’Ingic, dallo scandalo Giuffrè, il banchiere di dio, fino alla cosiddetta stagione di mani pulite (che poi tanto pulite non si sono dimostrate), fino ai giorni nostri, è stato un crescendo wagneriano, uno tsunami di schifo, di repellente abuso di soldi di tutti per benefici ed appropriazioni private. Ma, ancor peggio, la DC, fingendosi argine al pericolo rosso, asservì totalmente l’Italia al volere straniero, secondo i dettami di Yalta. 

Tra l’altro il pericolo rosso era più virtuale che reale. 

Togliatti mise in cantina l’on.le comunista Secchia, che aveva armi e uomini (partigiani?) per continuare le radiose mattanze che durarono, soprattutto nel triangolo rosso, fino ad almeno il 1948. Ma Togliatti, comunista sì ma non stupido, sapeva quali erano gli ordini dell’osannato Stalin: l’Italia “toccava” agli USA. Il risultato fu che l’88% delle leggi della repubblica resistenzialmente democratica, passarono o con l’appoggio del PCI, o con la sua benevola astensione. Piacevolezze della democrazia.

Ma sia DC che PCI non potevano non rubare denaro pubblico (è una sintesi!) per mantenere il consenso democratico. Con la differenza che, allo scoppio della fasulla stagione di mani pulite, la DC si sgonfiò come un palloncino bucato, mentre il PCI si aggrappò ai segretari provinciali delle regioni rosse, e resse.

Ma, essendo laico, maligno, scettico e cinico, cioè civile, non posso non riconoscere sia alla DC che al PCI la capacità di allevare, istruire, preparare alla politica, anche se sporca ed arruffona, le teste meno peggio sulle quali mettevano le mani. La scuola di partito era parte essenziale della struttura. Le persone che ne uscivano sapevano almeno la differenza fra “legge” e “decreto attuativo”, fra obbligazione privata ed obbligazione pubblica, ecc. ecc.

Morta la DC, mutatosi in cento metamorfosi il PCI, oggi assistiamo al prevedibile teatrino di un ex Partito comunista che ha sostituito la Balena Bianca, e ne ha assunto non solo le dimensioni, ma anche inevitabilmente le …… “caratteristiche”. Infatti oggi non passa giorno che il Popolo Italiano non sia gratificato dello scandalo quotidiano. 

I giornali assomigliano sempre più ai bollettini dei protesti, all’elenco delle sofferenze bancarie. Ovunque vi giriate, dal Nord al Sud (la corruzione non è razzista) i magnaccia della casta si trovano sempre più invischiati nel malaffare, con gli eroici ragazzi delle Forze dell’Ordine che li beccano con le mani, e non solo, nella marmellata del denaro pubblico.

Vana battaglia, vanificata dall’omertà che il PD (ma non solo) stende come scudo mafioso a difesa della casta: i picciotti non si toccano, se Mamma non vuole. Mamma comanda e picciotto va e fa. Dalla Sicilia martoriata a tutta la Penisola l’assioma mafioso è imperante. Col beneplacito del PD, come lo era stato con la DC.

Ma non è finita qui: il fu PCI, mutatosi esteriormente in PD e interiormente in Balena Bianca, ha mutuato un’altra caratteristica democristiana: le correnti. Cosa che permette ai democristiani-partito-democratico di dire e soprattutto fare tutto ed il contrario di tutto. Il teatrino dei dissidi, dei distinguo, delle finte contrapposizioni serve a ripetuti passaggi televisivi, a giustificare ogni nefandezza, a gettare tornado di fumo negli occhi della Popolazione. Esattamente come facevano i democristiani di allora.

Del resto il rottamatore che avrebbe dovuto cambiare tutto in cento giorni e che non ha fatto altro che riempire di barzellette i media, altro non è che un piccolo catto-comunista di sagrestia, alle prese con problemi tanto, troppo più grandi di lui.

Il fu partito comunista ha fagocitato la democrazia cristiana che da dentro lo ha mangiato e lo ha trasformato in se stessa.

Chi soffre, chi paga, come sempre, è il Popolo Italiano.


Fabrizio Belloni

mercoledì 29 luglio 2015

La storia di Calcata quando era Arx e la storia del Treja quando era il Tevere e...


Calcata immaginifica di Sofia Minkova

Spesso quando ancora risiedevo nel borgo più chiacchierato d'Italia parlavo di Calcata agli amici che venivano a trovarmi  imbrogliandoli sulle sue origini, raccontando varie storielle attinte alla mia fantasia. In parte lo faccio ancora oggi in qualsiasi luogo io mi trovi, che sia Spilamberto o Treia, ma io non le chiamo  favole ma “psicostorie”… E a dire il vero non sono totalmente invenzioni della mia fervida mente immaginativa. Le  mie narrazioni fanno  riferimento a qualche fatto realmente accaduto, forse più che “bugie”  potrei definirle “visioni dall’inconscio”, letture dell'Akasha...
Allora, dovete sapere, e questo sta scritto persino nei depliants del Parco del Treja, che l’acrocoro di Calcata fu scavato dal paleotevere, cioè Calcata era un’isola, come oggi lo è l’isola Tiberina, del fiume Tevere  che migliaia di anni fa scorreva proprio in questa valle. La valle del Treja  dovrebbe chiamarsi “valle del Tevere” ma a causa di un terremoto o più probabilmente di un’eruzione  dei vulcani Sabatini, il Tevere cambiò corso (passando dall’altro lato del monte Soratte) e Calcata rimasta quasi all’asciutto  divenne l’impervia rocca che oggi conosciamo. Chissà cosa sarebbe accaduto se non fosse andata così… molto probabilmente quell’isola che funse da volano per la nascita di Roma, ovvero l’isola Tiberina (che ricordiamolo era l’ultimo attracco e guado possibile prima che il Tevere confluisse nel Tirreno), avrebbe potuto essere la nostra Calcata e chiamarsi “Arx” (Arca), giacché  –ricordiamolo ancora-  i Falisci che fondarono quest’Arca di Luce che divenne Calcata, parlavano il latino, anzi sono gli unici e veri “latini” che abitavano tutta la bassa valle del Tevere sino ai sette colli di Roma. Altri “latini” non esistono né sono mai esistiti, la  cosiddetta patria dei Latini  Albalonga è una bufala storica tanto per creare confusione sulla nascita di Roma,  come la leggenda dell’arrivo di Enea. Insomma all’inizio c’erano solo i Falisci, tribù indoeuropee, che parlavano falisco (cioè il latino) e che convivevano con altre tribù consanguinee sabine e sannite. Anche i cosiddetti Etruschi erano essi stessi  più o meno della stessa etnia e basta,   anch’essi genti italiche indoeuropee dal punto di vista etnico ma che avevano assunto i modi e la lingua delle popolazioni anatoliche che giunsero sulle sponde tirreniche (poi dette appunto Etruschi o Tirreni), ne più ne meno come avvenne per i Cartaginesi i quali massimamente non erano altro che nord africani che avevano appreso i costumi e l’idioma fenicio (ma non prendete queste mie affermazioni come oro colato…).
Se ragioniamo bene scopriamo che egualmente avvenne per le popolazioni del Danubio (Dacia) che oggi chiamiamo “Romania”, i rumeni  non sono altro che  gli abitanti originari di quell’area che  assunsero la lingua e la cultura romana. Insomma i Falisci sono i veri “Romani” e solo in seguito si tese a differenziarli in falisci, falisci capenati, latini ed infine romani.  In verità sono i Falisci stessi che fondarono Roma, rinunciando all’etnia originaria  assumendo una nuova identità giuridica e culturale. E c’è un’evidenza storica che avvalora questa ipotesi giacché i Falisci e la loro civilizzazione risale al villanoviano mentre Roma fu fondata solo nel 700 a.C.
La storia leggendaria della fondazione di Roma non è altro
che il rifacimento della storia di  Fescennium, la mitica  prima città falisca, che l’archeologo inglese  G. Potter, non impregnato di “romanismo”, scoprì  durante i suoi scavi   a Narce, Pizzopiede e Montelisanti, tre colline che circondano Calcata,  nucleo portante della prima città policentrica “Arx”. Lo stesso processo fondativo, dopo molti secoli,   avvenne sui famosi “sette colli” della città poi chiamata eterna.  Ma, qui ritorno alla psicostoria, la “città eterna”  (se il Tevere non avesse cambiato il suo corso)  avrebbe  potuto essere Arx  -ovvero Narce-  (che è una storpiatura di Arx). 

Arrivo al dunque,  ecco come ho immaginato questa trama….. 

Calcata e Roma fra storia e psicostoria.
 
Ci sono due modi per osservare: dall’interno e dall’esterno. L’uomo si trova al centro dell’universo ed osserva il mondo che lo circonda ma, a sua volta, è osservato dal mondo. In che modo si svolge questo gioco? Ogni volta che rivolgiamo l’attenzione alle cose che ci stanno attorno stiamo osservando il mondo ed ogni volta che passiamo all’introspezione è l’universo nella sua interezza che osserva noi. Questo passatempo può avvenire solo attraverso la coscienza,  infatti è solo tramite  la “consapevolezza” che è possibile osservare colui che osserva. Per contemplare, appurato che è questa la qualifica essenziale della coscienza, occorre sempre un oggetto. Questo oggetto, o meglio il riflesso dell’immagine, è percepito nella mente. Essa ci permette di parlare e discutere, di presupporre ed inventare, di criticare e di accettare, ma è solo per mezzo di questa “parentesi” che è possibile circoscrivere e visualizzare quel che ci interessa.
Nel presente caso la storia che si dipana dalla coscienza è quella dei due modi di vedere. Due possibili destini a confronto. Per convenienza potremmo chiamarli “io e tu” e visto che son due possiamo anche dargli un sesso, allora diciamo che “io” è il maschio ed il “tu”  in quanto altro, diviene femmina. Dico così non certo per maschilismo, soltanto perché nell’io c’è la qualità della penetrazione e dell’approfondimento, mentre nel tu c’è la vastità dell’accoglienza di ciò che deve essere conosciuto. In realtà “l’oggetto” non si stanca mai di essere osservato dal “soggetto” che, a sua volta, non fa altro che inventarsi nuovi metodi d’osservazione. Nessuna meraviglia
quindi, che l’oggetto sia  spesso identificato con l’Universo intero, ovvero tutto ciò che esiste ed è conoscibile, mentre il “soggetto” (come un indomito ed infaticabile esploratore) si affanna continuamente a cercare diverse visuali e prospettive di investigazione. 
Ecco qual’è lo scopo dell’insaziabile penetratore dell’anima. 
Per tagliar corto, vi dirò che stavolta l’oggetto esaminato ha la forma di un uccello. Questo uccello è una rondine che si lascia seguire dallo sguardo. Essa è figlia di una figlia di una figlia… dalla figlia di una rondine antica che volò su questa valle, la stessa di quando le rondini non avevano ancora un nome e non c’era nessun uomo ad osservarle. Non di meno la valle era viva. L’acqua di un grande fiume, che allora era il Tevere, aveva già scavato ed eroso le sue forre. Le pareti di tufo erano ricoperte di lecci, aceri, carpini e querce ed il fiume scorreva orgoglioso fra le gole delle tre colline, quelle che avrebbero dovuto ospitare. nei piani del giocatore originario, la sede di una futura civilizzazione: la città Faro di luce, la mitica Arx.
Le tre colline erano già levigate e gonfie di vegetazione e di vita, gli animali vi pascolavano felici e la proto-rondine le sorvolava, proprio come sta facendo la nostra rondine di oggi. Ma a quella sua lontana progenitrice sarebbe toccato di assistere ad un avvenimento che era destinato a cambiare la storia di quest’angolo di mondo. Uno degli ultimi vulcani attivi dell’apparato sabatino si risvegliò: la violenza dei suoi schizzi di cenere, fumo e lapilli oscurò il cielo. La terra tremò, le bocche  vulcaniche eruttarono valanghe di lava, la quieta valle si spaccò, si fendette si accartocciò. Per chilometri e chilometri la proto-rondine non riusciva a trovare riparo. Il fiume ribolliva, le acque straripate non riuscivano più a cogliere l’alveo in cui riposare e continuare il percorso verso il mare.
Solo il monte Soratte, gigante di pietra, si ergeva in mezzo al marasma infernale, anch’esso sembrava tremare alla furia del fuoco ma rimase saldo, ebbe pietà di quell’uccello impaurito e del fiume sperduto ed offrì ad entrambi un fianco. Così fu che il Tevere cambiò il suo corso. E fu così che Roma venne poi fondata sui sette colli mentre le tre colline ospitarono una piccolissima “Arx”, cioè Narce, che diverrà poi Calcata, è rimase un minuscolo angolo di paradiso. Ora che, attraverso questa particolare “osservazione” spazio-temporale,  ho raccontato il suo segreto la rondine sembra volersi vendicare gettandosi su di me, per tema che io  tradisca la sua storia, ma voi avete già capito (e se non vi rimando all’inizio del racconto) che non deve essere mai, mai, mai…
 
 Paolo D’Arpini

martedì 28 luglio 2015

Tsipras vende pure l'anima a satana (israel), per far cassa...




“Seguendo il percorso statunitense il ministro greco della Difesa ha appena visitato Israele, dove ha firmato un documento con il suo omologo Moshe Yaalon. In base a questo "trattato", le forze israeliane si addestreranno in Grecia e viceversa. Accordo eccezionale, in quanto solo gli Stati Uniti hanno firmato un tale scambio con Israele. Yaalon da parte sua, ha accolto con grande favore la cooperazione tra la Grecia e il suo paese..”

Articolo collegato: 

Quando in Grecia è andato al governo Tsipras, in Israele è suonato l’allarme: Syriza, sostenitrice della causa palestinese, chiedeva di porre fine alla cooperazione militare della Grecia con Israele. Di fronte alla brutale repressione israeliana contro i palestinesi, avvertiva Tsipras, «non possiamo rimanere passivi, poiché quanto accade oggi sull’altra sponda del Mediterraneo, può accadere sulla nostra sponda domani».

Sette mesi dopo, cessato allarme: Panos Kammenos, ministro della difesa del governo Tsipras, è andato in visita ufficiale a Tel Aviv, dove il 19 luglio 2015 ha firmato col ministro israeliano della difesa, Moshe Ya’alon, un importante accordo militare. Per tale mossa, Kammenos, fondatore del nuovo partito di destra Anel, ha scelto il momento in cui la Grecia era attanagliata dalla questione del debito.

L’«Accordo sullo status delle forze», comunica il Ministero greco della difesa, stabilisce il quadro giuridico che permette al «personale militare di ciascuno dei due paesi di recarsi e risiedere nell’altro per partecipare a esercitazioni e attività di cooperazione». Un accordo simile Israele lo ha firmato solo con gli Stati uniti. Nell’agenda dei colloqui anche la «cooperazione nel campo dell’industria militare» e la «sicurezza marittima», in particolare dei giacimenti offshore di gas che Israele, Grecia e Cipro considerano propria «zona economica esclusiva», respingendo le rivendicazioni della Turchia.

Sul tavolo dell’incontro «le questioni della sicurezza in Medioriente e Nordafrica». Facendo eco a Ya’alon che ha denunciato l’Iran quale «generatore di terrorismo, la cui ambizione egemonica mina la stabilità di altri Stati», Kammenos ha dichiarato: «Anche la Grecia è nel raggio dei missili iraniani; se uno solo riesce a raggiungere il Mediterraneo, potrebbe essere la fine degli Stati di questa regione». Ha quindi incontrato i vertici delle forze armate israeliane per stabilire un più stretto coordinamento con quelle greche.

Contemporaneamente il capo della marina militare ellenica, il vice-ammiraglio Evangelos Apostolakis, ha firmato con la controparte israeliana un accordo di cooperazione su non meglio precisati «servizi idrografici».

Il patto militare con Israele, stipulato a nome del governo Tsipras, non è solo un successo personale di Kammenos. Esso rientra nella strategia Usa/Nato che, nell’offensiva verso Est e verso Sud, mira a integrare sempre più strettamente la Grecia non solo nell’Alleanza ma nella più ampia coalizione comprendente paesi come Israele, Arabia Saudita, Ucraina e altri.

Il segretario generale Stoltenberg ha dichiarato che il «pacchetto di salvataggio» Ue per la Grecia è «importante per l’intera Nato», essendo la Grecia un «solido alleato che spende oltre il 2% del pil per la difesa» (livello raggiunto in Europa solo da Gran Bretagna ed Estonia). Particolarmente importante per la Nato la base aeronavale della baia di Suda a Creta, usata permanentemente dagli Stati uniti e altri alleati, negli ultimi anni per la guerra contro la Libia e le operazioni militari in Siria. Utilizzabile ora, grazie al patto con la Grecia, anche da Israele soprattutto in funzione anti-Iran.

In tale quadro strategico si ricompongono i contrasti d’interesse fra Grecia e Israele, da un lato, e Turchia dall’altro. La Turchia, dove la Nato ha oltre 20 basi e il Comando delle forze terrestri, in nome della «lotta all’Isis» bombarda i curdi del Pkk (veri combattenti anti-Isis) e, insieme agli Usa e ai «ribelli», si prepara a occupare la fascia settentrionale del territorio siriano. Appellandosi all’Art. 4 del Patto Atlantico, in quanto ritiene minacciate la propria sicurezza e integrità territoriale.

Manlio Dinucci
(il manifesto, 28 luglio 2015)



Raccolta firme del comitato "No guerra - No Nato" 
https://www.change.org/p/la-pace-ha-bisogno-di-te-sostieni-la-campagna-per-l-uscita-dell-italia-dalla-nato-per-un-italia-neutrale/u/11542400?tk=_rJ7M7nR8OHwjCwjMutJEtxbAYFoVm8MdSUVC_5-qnE&utm_source=petition_update&utm_medium=email

lunedì 27 luglio 2015

Tarquinia - Botulismo e biogas



Quale Presidente dell'Associazione “Bio Ambiente”, vi scrivo in merito alla realizzazione dell’impianto a Biogas a Tarquinia, proposto dal Consorzio Pellicano ed attualmente in corso di Valutazione di Impatto Ambientale presso la Regione Lazio

Capita spesso, in casi come questo, che da una parte gli imprenditori tentino di difendere la loro aspettativa di un altissimo profitto economico e dall’altra semplici cittadini ambientalisti lottino strenuamente per la difesa della salute della collettività e dell’ambiente in cui vivono. Noi facciamo parte di questa seconda categoria.

Perciò sia da Presidente di “Bio Ambiente” ma ancor più in funzione della mia qualifica di Medico ISDE (Medici per l’Ambiente) trovo doveroso specificare che l’impegno che noi, in quanto medici, profondiamo nella lotta civile in difesa dell’ambiente, deriva oltre che da un profondo senso di responsabilità, soprattutto da un obbligo morale e di coscienza che la preparazione scientifica, imprescindibile dal nostro ruolo, ci impone.

Quindi mi vedo costretto a spiegare quanto segue:

Il botulismo è una malattia mortale legata ad un batterio chiamato Clostridium botulinum che è usualmente presente nel digestato (rifiuto finale della digestione batterica anaerobica) delle centrali a biogas.

E’ stato infatti riscontrato che il ciclo di digestione di queste centrali non neutralizza completamente la carica batterica del materiale organico che vi entra. Ciò significa che alla fine del ciclo di digestione, il batterio è ancora presente nel digestato che viene troppo spesso comunemente usato come fertilizzante per il terreno e quindi disperso sul territorio. Il botulismo è provocato da una neurotossina, prodotta dal Clostridium botulinum, che provoca una paralisi flaccida dei muscoli, in conseguenza alla mancanza di trasmissione nervosa con evoluzione fatale per il soggetto intossicato.

Già nel maggio del 2011 la più importante rivista germanica di fauna, caccia e cinofilia dedicò alla questione un’inchiesta con il titolo shock:“TOD AUS DER BIOGASANLAGE” che tradotto significa:  “La morte dagli impianti a biogas”.

Il Prof. Boehnel dell’Università di Gottinga ha dimostrato come la presenza di Clostridium botulinum e di altri patogeni nei digestati possa verificarsi in quantità molto pericolose. Mentre le condizioni (temperature, pH, ecc.) della massa del digestore possono essere note e controllate nulla si sa di quanto accade nel “cappellaccio” al di sopra della massa e sul fondo del “bio”digestore, dove le condizioni di crescita per il Clostridum botulinum diventano favorevoli.

La Germania aveva investito sul biogas molto prima dell’Italia, pertanto è stato possibile effettuare molti studi epidemiologici. Da detti studi risulta che la mappa della dislocazione delle centrali a biogas sia correlata sul territorio tedesco alla manifestazione di numerosi casi di botulismo.

Tale grave patologia  può provocare ed ha provocato la morte di numerosi animali selvatici e di allevamento. L’infezione può essere acuta, oppure cronica. Nel primo caso si ha la moria, anche in pochi giorni, dell’animale o degli animali colpiti. Nel secondo caso, la malattia può durare mesi.

Se credete che questo fenomeno riguardi solo la Germania, siete in errore. Basti ricordare per esempio, che a Trebaseleghe (Padova) nel maggio 2013, si è verificata una moria di 50 vacche a causa di intossicazione da botulino. Il contagio e la moria di animali ha comportato il sequestro di tale allevamento ad opera dell’Azienda Sanitaria Locale. A 4 km dall’azienda agricola erano in funzione 4 centrali a Biogas.  Intanto recentemente la Comunità Europea ha chiarito che  i digestati derivanti dalla produzione di biogas sono considerati “rifiuti prodotti” e pertanto rientrano nell’ambito di applicazione della normativa dei rifiuti come specificato dal Commissario UE all’Ambiente Janez Potonik.

C’è da dire inoltre che i digestati, prima di tutto, se ottenuti da processi di co-digestione possono presentare cariche batteriche anche superiori ai liquami come indicano le stesse ricerche de CRPA di Reggio Emilia (Veccia e Piccinini, 2011).

Ma l’aspetto ancora più importante è che nei digestori finiscono anche scarti provenienti da macelli spesso siti in altre regioni che a loro volta ricevono animali da molte aziende. Finiscono anche scarti di industrie alimentari varie, ottenuti da prodotti animali e vegetali che spesso prima di arrivare alle centrali, subiscono processi di degradazione spinta. Nello specifico Tarquinia produce circa 1.500 tonnellate di rifiuti organici (Forsu) per anno, quantità risibile per poter far funzionare una centrale biogas che infatti necessita di almeno 25.000 tonnellate / anno di detto materiale. Aumentano, dunque, le probabilità che in entrata ci siano substrati (provenienti da dove ?) contaminati da batteri patogeni e, in uscita, quelle di contaminare una grande varietà di terreni agricoli e falde acquifere.

I digestati, anche quando risultato di un processo di digestione di substrati pastorizzati non possono essere considerati esenti anche da Salmonella  o altri agenti patogeni (Bagge et al, 2005). Un problema ancora più serio e generale riguarda i batteri sporigeni (Clostridi, Bacilli) che, se presenti nei materiali organici in entrata, sopravvivono anche alla pastorizzazione (Mitscherlich e Marth, 1984; Olsen e Larsen, 1987, Chauret et al 1999, Aitken et al 2005, Bagge et al. 2005). Gli sporigeni possono costituire un problema igienico quando i digestati sono distribuiti su terreni seminativi e pascoli e possono causare diverse gravi malattie (come la gangrena gassosa, che spesso è mortale specie nei giovani bovini ed ovini che pascolano su determinate aree infette) e altre (Hang’ombe et al, 2000; Sternberg et al, 1999;.

Wierup e Sandstedt, 1983). È interessante mettere in evidenza che in Svezia, dove il rischio di gangrena gassosa è relativamente elevato, è stata vietata la fertilizzazione dei pascoli con i digestati anche se sottoposti a pastorizzazione. Analogamente ciò è accaduto anche in Emilia Romagna per salvaguardare il famoso prodotto DOP, il parmigiano reggiano.

Ecco un esempio di applicazione del “principio di precauzione”, quale arma a disposizione per la massima autorità sanitaria locale e cioè il Sindaco, per poter vietare a Tarquinia l’insediamento di questo tipo di centrale insalubre di prima categoria.

Ciò è doveroso a tutela del nostro territorio già martoriato (mortalità per cancro +10%) da altre fonti altamente inquinanti ben note. Quindi Sindaco Mazzola dica no al biogas, adeguandosi a molti altri sindaci italiani, anche in merito alla Determina comunale 33/2004 a tuttoggi in vigore, così come ribadito nell’ultima conferenza dei servizi alla regione Lazio del 15 luglio u.s.

Dr. Gian Piero Baldi

Presidente Associazione “Bio Ambiente cura e salvaguardia del territorio di Tarquinia e dell’ Alto Lazio”
Medico ISDE  (Associazione Internazionale Medici per l’Ambiente – ISDE Italia)

domenica 26 luglio 2015

"L'uomo non è mai stato sulla Luna"... Altre conferme!


Samantha con i "capelli dritti"

Il comandante della Stazione Spaziale Internazionale ISS, Terry Virts in compagnia di Samantha Cristoforetti, dichiara: "Attualmente siamo in grado di volare solo nell’orbita terrestre, più lontano di così non possiamo andare. Il nuovo sistema che stiamo costruendo ci permetterà di andare oltre e speriamo che possa portare degli uomini ad esplorare il sistema solare. La LUNA, Marte, gli asteroidi, ci sono molte destinazioni che potremmo raggiungere e stiamo costruendo i vari pezzi che ci permetteranno un giorno di farlo".

Avete letto BENE? Forse un giorno si potranno esplorare la LUNA, Marte, gli asteroidi, ecc...


Con queste parole il comandante dell’ISS (Stazione Spaziale Internazionale) ammette, indirettamente, che l’uomo non è mai andato sulla Luna.


Infatti, durante un'intervista televisiva a fianco di Samantha Cristoforetti, il comandante della Stazione Spaziale Internazionale, Terry Virts, dichiara che attualmente l’uomo non è in grado di andare oltre l’orbita terrestre.


Su Wikipedia possiamo controllare che esistono 3 tipi di orbite terrestri: bassa, media e alta.


L'Orbita terrestre bassa, compresa tra i 160 e 2.000 km, in cui si trova la Stazione Spaziale Internazionale.


L'Orbita terrestre media, compresa tra i 2.000 ed i 35.786 km, in cui si trovano i satelliti dei sistemi di navigazione (GLONASS, Galileo e GPS).


Orbita terrestre alta (particolarmente ellittica) è superiore ai 35.786 km.
La Luna si trova ad una distanza dalla Terra di 384.400 km, circa 10 volte l’orbita terrestre alta e 190 volte l’orbita terrestre bassa!


Com’è possibile che attualmente non si possa andare più lontano dell’orbita terrestre se mezzo secolo fa siamo andati sulla luna?


Mauro Bersanti



Articoli connessi:

http://www.kevideo.eu/neil-armstrong-cristiano-si-rifiuta-di-giurare-sulla-bibbia-di-essere-andato-sulla-luna/

https://it.wikipedia.org/wiki/Teoria_del_complotto_lunare

http://www.kevideo.eu/luna-i-filmati-trasmessi-dalla-videocamera-del-rover-non-possono-essere-veri/

http://www.space.com/12796-photos-apollo-moon-landing-sites-lro.html

https://www.youtube.com/watch?v=tuQWKi2Mgds&feature=player_embedded

sabato 25 luglio 2015

Turchia. Double face: guerra all'ISIS o guerra ai curdi?



Turkey launches second wave of airstrikes against ISIS in Syria, hits PKK camps in Northern Iraq

Ankara “dichiara guerra” all’Is ma bombarda i curdi. Si di Obama all'invasione della Siria

Che l’inizio delle operazioni militari contro le postazioni dello Stato Islamico in Siria nascondesse obiettivi diversi da quelli dichiarati era evidente fin da subito. E’ bastato ascoltare il discorso al paese del premier uscente Ahmet Davutoglu per comprendere come il nemico numero uno di Ankara rimangano i curdi e il governo di Damasco. Se qualche bombardamento contro i miliziani jihadisti dall’altra parte della frontiera servirà a tranquillizzare la scioccata opinione pubblica interna e al contempo a preparare l’intervento diretto nel nord della Siria spazzando via l’autogoverno che i curdi del Pyd hanno costruito insieme alle altre comunità del Rojava ben venga, deve essere il pensiero prevalente nello stato maggiore del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo di Erdogan.

Ed infatti a poche ore dall’inizio dei cannoneggiamenti delle postazioni dello Stato Islamico e dei bombardamenti di alcune ‘casematte’ jihadiste da parte dei caccia turchi in Siria, ecco che la strategia di Ankara sembra delinearsi molto più chiaramente.
Partendo dal fatto - la prima vittoria di Erdogan dopo una lunga serie di rovesci - non certo secondario, che il regime turco ha concesso agli Stati Uniti l’uso della base aerea turca di Incirlik per bombardare obiettivi dell’Isis, ma solo in cambio del si di Obama a una storica richiesta di Ankara: imporre una no-fly zone sul nord della Siria. Secondo quanto hanno rivelato i quotidiani Hurriyet e Sabah, l’accordo tra Erdogan e Obama prevede che le forze armate turche possano stabilire una “zona di non volo” lunga 90 chilometri all’interno del territorio di Damasco, tra le cittadine siriane di Marea e Jarabulus, rafforzata da una zona cuscinetto sul terreno profonda ben 50 chilometri all'interno del territorio siriano. Di fatto Ankara si prenderebbe un pezzo di Siria, con la scusa di difendere i suoi confini dalle infiltrazioni jihadiste. In realtà il regime islamista turco da anni permette ai miliziani del Califfato e di altre organizzazioni fondamentaliste di attraversare a proprio piacimento il confine, ha concesso loro armi e rifornimenti, basi di appoggio sul proprio territorio e addirittura di potersi curare negli ospedali turchi. E’ evidente che la no-fly zone e la ‘zona cuscinetto’ in territorio siriano servono a mettere i piedi in un paese sul quale Ankara accampa rivendicazioni territoriali e di cui vuole rovesciare il governo, spazzando via al contempo le milizie curde e ottenendo la possibilità di trasferirvi centinaia di migliaia di profughi siriani che hanno finora trovato rifugio nel sud della Turchia.


In base all’accordo raggiunto tra Washington e Ankara, scrive Hurriyet, "gli aerei Usa equipaggiati con bombe e missili potranno usare la base di Incirlik" per effettuare raid contro l'Isis. Naturalmente i caccia del governo siriano non potranno entrare nella no-fly zone e potranno essere abbattuti se lo faranno. Non è previsto l'invio di truppe di terra Usa in Turchia, ma 50 militari statunitensi arriveranno a Incirlik per dare supporto tecnico ai propri caccia. L'intesa riguarda solo questa base Nato, ma i caccia Usa potranno utilizzare anche gli aeroporti militari di Batman, Diyarbakir e Malatya in caso di emergenza. 


Nella 'zona cuscinetto' - che sarà chiamata free zone, "area libera" - non è previsto un intervento via terra dell'esercito turco, ma che il territorio sotto custodia di Ankara venga controllato dalle milizie dell'Esercito Siriano Libero, altra marionetta del fronte anti-Assad e anti-curdo.


Intanto sono i caccia turchi a sganciare bombe. Secondo quanto riferito dalle agenzie di stampa questa notte i bombardieri di Ankara hanno continuato i raid contro le postazioni dei jihadisti in territorio siriano, anche se non è dato sapere né dove esattamente né quali siano stati i danni inflitti al Califfato. Ma soprattutto i caccia turchi hanno preso a bombardare le basi della guerriglia curda. Ad essere prese di mira sono state alcune basi del Partito dei Lavoratori del Kurdistan sulle montagne del nord dell’Iraq, nella zona di Qandil. Numerosi i villaggi colpiti e i civili feriti secondo quanto raccontano i testimoni oculari. Il centro stampa della guerriglia curda delle HPG ha diffuso in rete una dichiarazione sui bombardamenti. “Come Centro di Comando di Difesa del Popolo, vi annunciamo che il cessate il fuoco è stato rotto unilateralmente dallo Stato turco e dal suo esercito. Il 24 luglio, alle ore 23:00 circa, numerosi aerei da guerra appartenenti all’esercito turco hanno cominciato a bombardare pesantemente le zone di Medya e in particolare la regione Behdinan. I bombardamenti hanno colpito ininterrotamente le aree di Kandil e Xakurkê (...)."


Ieri sera, mentre i caccia turchi decollavano dalle loro basi, i siti web di alcuni organi di informazione - Dicle News Agency, Firat News Agency, Hawar News Agency, Rojews e il giornale Özgür Gündem - sono stati bloccati dal regime turco.


Una nuova ondata di bombardamenti aerei sulle località del Kurdistan iracheno dove la guerriglia del Pkk ha le sue basi è stata lanciata nella tarda mattinata di oggi.


E come se non bastasse migliaia di poliziotti e di agenti dei nuclei speciali dell’antiterrorismo sono tuttora impegnati nella seconda ondata di una maxiretata che già ieri aveva portato all’arresto di circa 590 persone. Di questi la maggior parte, varie centinaia, sono militanti delle organizzazioni politiche curde e dell’estrema sinistra turca, e poche decine i membri di sigle legati all’universo jihadista, tra i quali anche alcuni volontari stranieri di Al Qaeda o dello Stato Islamico. Stamattina sono continuati i blitz, le perquisizioni e gli arresti ad Istanbul, ad Ankara, ad Adana, Konya e Manisa, con l’uso di blindati ed elicotteri.


Mano pesante anche contro chi protesta. Ieri sera la polizia in assetto antisommossa ha attaccato con gas lacrimogeni, idranti e anche pallottole di gomma migliaia di persone che erano scese in piazza a Istanbul per protestare contro la persecuzione delle organizzazioni della sinistra turca e curda. Nel frattempo il governatore di Istanbul ha vietato una grande marcia convocata dal 'Blocco per la Pace' - coalizione animata dal Partito Democratico dei Popoli - che avrebbe voluto sfilare domani nella metropoli sul Bosforo per criticare la politica repressiva e bellicista dell'Akp e per denunciare la strategia dello Stato Islamico.

Marco Santopadre
(25 luglio 2015)

Turkey launches second wave of airstrikes against ISIS in Syria, hits PKK camps in Northern Iraq

Gli USA, Israele e l’Arabia Saudita dovrebbero fornire molte “spiegazioni” sul terrorismo yihadista in Siria ed in Iraq

Gli Stati Uniti hanno consegnato armamenti al gruppo terrorista dell’ISIS (Daesh in arabo) nella città irachena di Tal Afar, all’ovest della capitale della provincia nordoccidentale di Ninive, Mosul, che, dal passato mese di Giugno, si è trasformata in un bastione di questa banda di takfiri, secondo una parlamentare del paese arabo.
“Tre aerei da trasporto USA che trasportavano armi avanzate, indumenti e alimenti per l’ISIS, sono atterrati nell’aeroporto di Tal Afar, ha informato la scorsa Domenica Nahla Al-Hababi, la rappresentante della provincia di Ninive nel Parlamento iracheno.
Al-Hababi, senza precisare le date esatte, ha spiegato che gli atterraggi hanno avuto luogo in tre occasioni distinte ed hanno fornito ai terroristi una quantità di armamenti che bastano per un esercito.

La legislatrice irachena ha segnalato che le uniformi militari consegnate ai componenti dello Stato Islamico sono molto simili a quelle utilizzate dai peshmerga (forze curde irachene) e che possibilmente saranno utilizzate negli attacchi contro questi combattenti.

In precedenza il presidente della Commissione di Sicurezza e Difesa del Parlamento iracheno, Hakem Al-Zameli, aveva rivelato la notizia dell’atterraggio di aerei nord americani nell’aeroporto di Tal Afar per consegnare armi all’ISIS.

Fonte: http://www.controinformazione.info/gli-usa-israele-e-larabia-saudita-dovrebbero-fornire-molte-spiegazioni-sul-terrorismo-yihadista-in-siria-ed-in-iraq/

venerdì 24 luglio 2015

A Viterbo c'eran delle Terme... - Atto Terzo



Insomma dopo il 1993 inizia un periodo buio per il nostro termalismo, che ha la sua chiave di lettura nella “callara” del Bullicame sempre in sofferenza e al limite del collasso, e le pozze a ridosso della storica emergenza quasi sempre asciutte. Questa situazione obbliga i frequentatori delle vasche libere a rinunciare ai bagni terapeutici, che tanto sollievo avevano sempre dato ai loro padri.

Nessuno sa spiegarsi da cosa dipenda questa improvvisa povertà di acqua del Bullicame. Anche le persone più al dentro dei problemi del Bullicame, cominciano a credere che l’acqua del Bullicame si sta esaurendo.

La Regione Lazio però vuole vederci chiaro, e nel 2010 incarica una equipe di geologi dell’Università della Tuscia, guidata dal Prof. Vincenzo Piscopo, di studiare tutto il Bacino del Bullicame, e la sua potenzialità.

Sempre nel 2010, nel mese di Marzo a Viterbo si costituisce l’Associazione “Il Bullicame”, che avrà come presidente lo scrittore e giornalista viterbese Giovanni Faperdue.

La suddetta Associazione ha come scopo precipuo la protezione dell’intero Bacino del Bullicame, delle emergenze naturali e soprattutto della “callara”, il più bel monumento naturale di Viterbo, che ormai sembra moribonda.

Il presidente Giovanni Faperdue, dopo la regolare costituzione, lavorò a pieno regime, per fare conoscere a tutte le istituzioni di Viterbo la “vergogna” del monumento naturale più bello di Viterbo, sempre collassato e semivuoto.

Infatti, il Presidente visitò su appuntamento: il Prefetto, il Questore, il Sindaco di Viterbo, il Comandante dei Carabinieri, il Comandante della Finanza, il Comandante della Guardia Forestale, il Presidente della Banca di Viterbo, il Presidente della Carivit, il Presidente della Fondazione Carivit, e a Roma, il Dirigente dell’Ispettorato Regionale di Polizia Mineraria.
A tutti consegnava la tessera di socio onorario e l’informazione compiuta, sui motivi per i quali era nata l’Associazione e gli scopi che si prefiggeva. Tutti, senza alcuna distinzione, lodavano i nostri propositi e si dicevano favorevoli alla nostra iniziativa.
Il Presidente della Fondazione Carivit, Francesco Maria Cordelli, persona sensibile alle finalità dell’Associazione, andò oltre. Dopo i complimenti, espresse la volontà di mettere a disposizione circa 100.000,00 euro per la riqualificazione del Parco del Bullicame. Mettemmo subito in contatto il Presidente con il sindaco di Viterbo, e dopo pochi mesi l’Orto Botanico effettuò i lavori che costarono 120.000,00 euro (tutti sborsati dalla Fondazione Carivit).

Intanto a Viterbo, relatore il Prof. Ugo Chiocchini, si teneva un convegno sul Bullicame, dal titolo emblematico: “Quale futuro per una sorgente a bassa entalpia”. Il geologo nella sua relazione dipingeva il bacino del Bullicame come una botte “quasi vuota”, disegnando scenari preoccupanti, per chi sperava nella rinascita del termalismo viterbese.

In platea ad ascoltare Ugo Chiocchini, c’era anche il Prof. Vincenzo Piscopo che aveva terminato il suo studio, ma non aveva ancora avuto il permesso di divulgarne i risultati.
E’ parso che mentre il Prof. Chiocchini snocciolava i suoi dati “catastrofici”, il Prof. Vincenzo Piscopo, sorridesse sotto ai baffi. Però a posteriori, leggendo lo studio Piscopo che afferma che il Bacino del Bullicame è in ottima salute, forse quella sensazione non era completamente sbagliata.

Quando il Prof. Chiocchini chiese alla platea se c’erano domande, intervenne il Presidente dell’Associazione “Il Bullicame”, facendo una precisa domanda: “Ho ascoltato la sua relazione sulla diminuzione della portata del Bullicame, delle Zitelle e delle altre emergenze circostanti. Ma non ho sentito mai pronunciare la parola “pozzetto”, mi può dire qualcosa in proposito?”

Il Prof. Chiocchini gentilmente rispose che ne avrebbe parlato. Ma la conferenza si chiuse e del “pozzetto” non ne parlò nessuno, tanto meno il Prof. Chiocchini.

Quando alla fine della conferenza, ci alzammo per uscire, Fausto Sensi si avvicinò al Prof. Vincenzo Piscopo, che era seduto vicino a Giovanni Faperdue, e gli chiese: “Professore, ma quando renderà pubblico lo studio che ha effettuato?”.

Il Prof. Piscopo rispose: “Appena la Regione mi autorizzerà.”
Sempre a proposito del “pozzetto”, il Prof. Vincenzo Piscopo, nell’espletamento dello studio sul Bacino del Bullicame, fece anche un esperimento interessante. Una mattina si recò presso lo stabilimento delle Terme dei Papi e pregò i gestori di chiudere il “pozzetto” per mezz’ora. In questo spazio temporale, un suo collaboratore si trovava presso le ex Terme Inps e controllava il pozzo Gigliola. Dopo circa venti minuti, il livello del pozzo Gigliola era risalito fino al piano campagna. Questo esperimento aveva dimostrato tutta l’interferenza del “pozzetto”, sul prosciugamento dei due pozzi “Gigliola” e “Uliveto”. 

Giovanni Faperdue (segue)