giovedì 24 maggio 2018

Bologna - Error Day 2018 con "Les moutons de Panurge"

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Appello per la partecipazione a "E naufragar m’è dolce in questi suoni" - Interpretazione del brano "Les moutons de Panurge" (1969) di Frederic Rzewski

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in occasione dell’Error Day 2018 a cura di Alessandra Giura Longo e Clelia Sedda

Domenica 27 maggio 2018, ore 15.00 prova, ore 16.00 concerto in via Rizzoli, vicino alle due torri a Bologna

Chiunque, musicisti e non musicisti, con strumenti e voci o senza strumenti, ma con la voce, con un leggio, 4 mollette da bucato per il vento, uno strumento musicale oppure un oggetto che fa un bel suono, una pentola, un fischietto, un giocattolo, un tavolino, un pezzo di legno, un bicchiere, una gabbia per gli uccelli, un tagliauovo, una sedia purché facciano un bel suono.

Per partecipare inviare una mail a info@errorday.it Ai partecipanti sarà inviata la partitura per posta elettronica. I non musicisti riceveranno una partitura grafica di facile ed immediata lettura.

Chi volesse utilizzare uno strumento che necessita di energia elettrica (chitarra, basso, tastiera ecc…) deve organizzarsi autonomamente con l’amplificatore a batteria.

"Les moutons de Panurge" è un brano scritto dal compositore americano Frederic Rzewski nel 1968 per “un numero qualsiasi di musicisti che possano suonare una melodia e per un numero qualsiasi di non-musicisti che suonano qualsiasi cosa”. Il titolo si ispira ad un episodio contenuto nel capitolo ottavo del Quarto Libro delle storie di Gargantua e Pantagruel di François Rabelais : Panurge, compagno di Pantagruel in un lungo viaggio per mare, si prende gioco del petulante mercante di bestiame Dindenault gettando in mare un montone “urlante e belante” che gli aveva appena comprato. Tutto il gregge, come da abituale comportamento ovino, imita il montone natante urlando e belando, trascinando con sé fuori bordo il mercante ed i suoi servitori che cercano invano di evitare il disastro. Nella lingua francese l’espressione “come i montoni di Panurge” è ancora oggi in uso per indicare il comportamento gregario delle masse poco intelligenti che seguono un improvvisato leader senza motivo, anche verso il naufragio. In poche parole quello che in italiano chiamiamo comportamento “da pecoroni”, fonte ineguagliata di madornali errori collettivi.

Rzewski chiede agli interpreti musicisti di suonare a velocità piuttosto sostenuta (e in costante accellerando) una melodia di 65 note come in un gioco, secondo uno schema di accumulazione e sottrazione di note. Inevitabilmente poco dopo l’inizio del brano qualcuno inizia a confondersi con i conti e a sbagliare, condizionando e trascinando con sé gli altri. La regola data è però quella di continuare a suonare cercando di seguire lo schema il più possibile, ognuno per conto suo. Ovvero cercare di resistere all’errore fino a farsi gioiosamente trascinare da esso. Se nessuno sbaglia, il pezzo non è interessante e diventa noioso e monotono.



martedì 22 maggio 2018

Venezuela. Resistenza popolare continua: "Maduro ha vinto!"


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Il presidente venezuelano, Nicolás Maduro, è stato rieletto domenica 20 maggio 2018 per un altro mandato di sei anni alla guida della Rivoluzione Bolivariana. E' stata una vittoria clamorosa e incontestabile. Maduro ha ottenuto il 68% dei voti, 5.823.728, contro 1.820. 552 voti del secondo piazzato.

La vittoria del Frente Amplio de la Patria, coalizione che riunisce Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUC), Partito Comunista (PCV), Patria per Tutti (PTT), Movimento Siamo Venezuela e altre sigle è ancora più travolgente nel contesto del boicottaggio elettorale promosso dalla destra, che ha invitato all'astensione, dell'aggressione economica, che provoca immense difficoltà sociali, del brutale assedio imperialista, dell'offensiva mediatica, delle minacce di golpe ed intervento esterno – elementi di una guerra di quarta generazione che minaccia il Venezuela, come ogni altro paese che realizzi una politica rivoluzionaria, democratica e progressista.


In meno di un anno questa è la quarta vittoria elettorale del Chavismo. Nel mese di luglio 2017, le forze di avanguardia della Rivoluzione Bolivariana avevano vinto, il che si è ripetuto nelle elezioni per i governatori, in ottobre, e i prefetti, in dicembre. E' la 22° vittoria elettorale del Chavismo, in 24 consultazioni svoltesi dall'anno 1999, un'altra dimostrazione della solidità, ampiezza e sostegno popolare di questa forza politica creata dal leader rivoluzionario Hugo Chávez.

Nel discorso davanti alla folla che si è riunita nel centro di Caracas la notte di domenica, in cui sono stati annunciati i risultati elettorali, il presidente rieletto ha sottolineato che si è trattata di una vittoria della pace e della democrazia, e nuovamente, come presidente di tutti i venezuelani, ha porto la mano per la realizzazione di dialoghi, intese e patti che portino alla riconciliazione nazionale, alla ripresa dello sviluppo economico-sociale e all'instaurazione della pace e della normalità nel paese.

Le prime reazioni delle forze di destra e dell'imperialismo sono state, come ci si poteva aspettare, di intolleranza e belligeranza. Hanno annunciato di non riconoscere i risultati elettorali, lasciando intendere che torneranno a percorrere il pericoloso cammino dell'aggressione esterna e del tentativo di golpe con mezzi violenti, come è avvenuto nel marzo-aprile 2017.

Attaccano il sistema elettorale del paese, che si è progressivamente perfezionato dal 1999, della cui trasparenza, del formato democratico e dei meccanismi di verifica – elogiati dall'ex presidente statunitense Jimmy Carter e dall'ex capo del governo spagnolo, José Luís Zapatero, quest'ultimo facente parte della delegazione di osservatori internazionali delle elezioni di domenica – ha beneficiato la stessa opposizione in due occasioni in cui aveva vinto: nel 2007, nel referendum sulla riforma costituzionale, e nel 2015, nelle elezioni legislative per l'Assemblea Nazionale (parlamento). E' sintomatico che in entrambe le occasioni non ci siano state denunce di frode e neppure minacce di non riconoscere i risultati. E' evidente che ci troviamo di fronte ad attacchi della destra per giustificare le sconfitte nelle urne. Si grida alla frode prima del voto, con editoriali in tutto il mondo, si annuncia in anticipo la non legittimità dei risultati. E' il comportamento antidemocratico davanti alla realtà dei fatti, all'espressione della volontà del popolo, libero e sovrano attraverso il voto.

Una nuova faseLa rielezione di Nicolás Maduro è il punto di partenza di un'altra fase della Rivoluzione Bolivariana. Ci sono altre importanti riforme da fare, per il consolidamento politico e istituzionale della rivoluzione, l'approfondimento delle riforme strutturali di carattere democratico, popolare e antimperialista, la costruzione del modello economico e sociale, la ricerca di un percorso socialista. Maduro è disposto al dialogo, e allo stesso tempo ha riaffermato la determinazione a proseguire sulla strada rivoluzionaria, antimperialista e socialista imboccata da Hugo Chávez.

Sarà necessario rafforzare ulteriormente l'unità del popolo venezuelano, il ruolo della leadership, il fronte dei partiti rivoluzionari, l'ampliamento della base politica per affrontare l'offensiva dell'imperialismo statunitense, dei suoi alleati latinoamericani e delle forze della destra venezuelana, offensiva che si preannuncia più intensa e pericolosa. Hanno già lasciato intendere che non rinunciano e non rinunceranno al proposito di rovesciare il governo legittimo, democratico e costituzionale e di liquidare la Rivoluzione Bolivariana.

Il “segreto” della vittoriaLa vittoria di Maduro nelle elezioni di questa domenica è ancora una volta la concretizzazione di un principio del fondatore della Repubblica Bolivariana, Hugo Chávez, che sempre è stato chiaro sulla necessità di costruire un progetto politico basato sui sentimenti e le aspirazioni del popolo, sul protagonismo popolare. Questa vittoria apre la strada all'espansione e all'approfondimento della democrazia, al rafforzamento dell'unità popolare, all'incoraggiamento della partecipazione popolare, sia attraverso la democrazia partecipativa che di quella rappresentativa, l'esercizio pieno della cittadinanza, dell'inclusione politica e sociale, il dialogo e il protagonismo popolare con i movimenti sociali.

Ancora una colta, si crea l'opportunità per costruire – come voleva Chávez – un progetto basato sui sentimenti e le aspirazioni del popolo, sul protagonismo popolare. Chávez ha colto il senso storico dell'istinto popolare, che in determinati momenti di acuta lotta di classe sintetizza sentimenti e aspirazioni profonde e si trasforma in un inarrestabile torrente di trasformazione. Questo è il “segreto” della Rivoluzione Bolivariana, sostenuta dalla costruzione di soggetti politici e organici collegati, fusi con il movimento popolare, la storia popolare, le radici popolari e dedicata alla crescita di un progetto politico popolare, dotato di istituzioni proprie, antagoniste nei confronti delle classi dominanti. Questo è stato il significato del processo innescato da Chávez ancora agli inizi della Rivoluzione, e questo è il significato dell'attuale processo costituente, nel fuoco dell'analisi critica e della lotta alle oligarchie, alla destra e all'imperialismo, significato che è presente nell'esperienza venezuelana dal momento dell'insurrezione civico-militare del 4 febbraio 1992.

Questa spinta popolare è il fattore distintivo e peculiare della Rivoluzione Bolivariana, che non è scritto in nessun manuale, né è simile ad alcuna precedente esperienza rivoluzionaria. La Rivoluzione Bolivariana è un'esperienza originale prodotta dalla lotta popolare in difesa della sovranità nazionale e del socialismo, nelle condizioni concrete, storiche e culturali della nazione venezuelana e dell'inizio del secolo. Assume apertamente il suo carattere trasformatore e proclama senza timore ed esitazione, come obiettivo strategico, la costruzione del “socialismo del XXI secolo”.

In questi 19 anni, la Rivoluzione ha promosso riforme strutturali, ha distribuito reddito, ha approfondito la democrazia, ha cercato di elevare il livello di coscienza politica e ideologica delle masse e ha giocato un ruolo di primo piano nel processo di integrazione sovrana dell'America Latina e dei Caraibi. Risiede in questi processi il “segreto” della sua vittoria, e anche la ragione della brutale reazione imperialista e delle classi dominanti.

In un quadro di colpi di Stato, battute d'arresto e minacce in America Latina, il trionfo elettorale delle forze democratiche, popolari e patriottiche in Venezuela è un incoraggiamento per la lotta per la democrazia, la sovranità nazionale e l'integrazione dei popoli.


José Reinaldo Carvalho* | da resistencia.cc

*Giornalista, membro del Comitato Centrale e della Commissione Politica del Partito Comunista del Brasile (PCdoB) e editor di Resistência

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domenica 20 maggio 2018

Biocentrismo e vita oltre la vita - Secondo Robert Lanza


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Ecco che cosa c’è dopo la morte. La teoria di un famosissimo scienziato prova a spiegare come la vita dopo la Morte va avanti per sempre. Tramite la nostra coscienza.

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Vi è un libro dal titolo abbastanza complesso: "Biocentrism: How Life and Consciousness Are the Keys to Understanding the Nature of the Universe" che sta avendo un notevole successo su Internet.Il concetto di fondo prova a spiegare come la vita non finisce quando il nostro corpo muore, ma invece può andare avanti per sempre. Tramite la nostra coscienza. L’autore di questa pubblicazione, il dottor Robert Lanza, è stato votato come il terzo miglior scienziato in vita dal New York Times, stando a quanto riportato su Spirit Science and Metaphysics. Lanza, esperto in medicina rigenerativa e direttore del Advanced Cell Technology Company negli Stati Uniti, è anche conosciuto per la sua approfondita ricerca sulle cellule staminali e per l’aver clonato diverse specie di animali in via d’estinzione. Ma da un po’ di tempo ha deciso di dedicarsi anche alla fisica, meccanica quantistica e astrofisica. Questa miscela esplosiva di conoscenze ha dato vita ad una sua nuova teoria, quella del biocentrismo.

Essa insegna che la vita e la coscienza sono fondamentali per l’universo e praticamente è la coscienza stessa che crea l’universo materiale in cui viviamo e non il contrario. Prendendo la struttura dell’universo, le sue leggi, forze e costanti, queste sembrano essere ottimizzate per la vita, il che implica che l’intelligenza esisteva prima alla materia. Lanza sostiene inoltre che spazio e tempo non siano oggetti o cose, ma piuttosto strumenti della nostra comprensione: “portiamo lo spazio e il tempo in giro con noi, come le tartarughe con i propri gusci”. Nel senso che quando il guscio si stacca (spazio e tempo), noi esistiamo ancora. La teoria implica che la morte della coscienza semplicemente non esista. Esiste solo sotto forma di pensiero, perché le persone si identificano con il loro corpo credendo che questo prima o poi morirà e che la coscienza a sua volta scomparirà.


Se il corpo genera coscienza, allora questa muore quando il corpo muore, ma se invece il corpo la riceve nello stesso modo in cui un decoder riceve dei segnali satellitari, allora questo vuol dire non finirà con la morte fisica. In realtà, la coscienza esiste al di fuori dei vincoli di tempo e spazio. È in grado di essere ovunque: nel corpo umano e fuori da esso. Lanza ritiene inoltre che universi multipli possano esistere simultaneamente. In un universo, il corpo può essere morto mentre in un altro può continuare ad esistere, assorbendo la coscienza che migra in questo universo. Ciò significa che una persona morta, durante il viaggio attraverso un tunnel non finisce all’inferno o in paradiso, ma in un mondo simile, a lui o a lei, una volta abitato, ma questa volta vivo. 


E così via, all’infinito. Senza ricorrere a ideologie religiose lo scienziato cerca quindi di spiegare la coscienza quantistica con esperienze precedenti alla morte, proiezione astrale, esperienze fuori del corpo e anche reincarnazione. Secondo la sua teoria, l’energia della coscienza a un certo punto viene riciclata in un corpo diverso e nel frattempo esiste al di fuori del corpo fisico ad un altro livello di realtà e forse, anche, in un altro universo.

(Segnalato da Gigliola Rosciani)

Lega + M5S - Patto di governo, con polpetta avvelenata nel piatto


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Il principale autore della regressione europeista del "contratto" di governo presunto è certamente Mattarella, attraverso la capacità di ricatto esplicito e occulto che impiega da due mesi e mezzo (è pur sempre suo il potere di conferire l'incarico), verosimilmente con m5s già reso duttile dalle involuzioni dello scorso anno e la lega tendenzialmente più resistente ma accerchiata.

Davanti ad un parlamento serio il Mat sarebbe già in stato di accusa per Alto Tradimento a vantaggio di potenze straniere, ma la gestione di questo genere di contrasti dipende più dai rapporti di forza effettivi che dalle leggi.


Sorge allora spontanea la domanda: il presidente fino a che punto può spingersi in questo pressing ricattatorio ?


Comunque c'era da aspettarselo e, puntuale come la morte, è comparsa la polpetta avvelenata nel menù del potenziale nuovo governo.

Si noti che una polpetta avvelenata a dovere, anche se dissimulata in mezzo a gustose pietanze, basta a rendere mortale un intero pranzo.


Si veda dunque il punto 29 dell'accordo proposto
Al punto 29 si dichiara adesione ai trattati di Maastricht e Lisbona.


Seguono la richiesta di potenziamento del parlamento europeo e depotenziamento di quello italiano (dimezzandone i membri ed introducendo l'istituto fascista del vincolo di mandato, che spegne la libertà parlamentare).


D'altronde viene prospettata anche la istituzione della cittadinanza europea, il che significa accettare un superstato,, le cui leggi risultano superiori a quelle dello stato nazionale, ma in caso di conflitto chiunque potrà appellarsi alla legislazione gerarchicamente superiore, per cui la sovranità nazionale risulta annullata.


Date queste istanze, ogni altra voce del programma rimane disattivata e inutile: nella prospettiva data sarà l'Unione Europea, non il parlamento italiano eletto dal popolo sovrano, a decidere cosa si può fare e cosa no.


Perciò il resto del programma si trasforma in superflua carta straccia: gli aspiranti governanti dichiarano tante belle intenzioni che in regime di continuativa cessione di sovranità non saranno in grado di decidere poiché subordinano la sovranità ad una autorità superiore.


Che da quando esiste si è sempre espressa a favore della finanza internazionale e contro la democrazia dei popoli.


Vincenzo Zamboni

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P.S. - Non è un teatro, la politica è un luogo di scontro tra interessi in conflitto, e gli attori non sono solo i gruppi politici, i quali non sono per niente liberi di decidere qualunque cosa vogliano. E l'Italia è un paese a sovranità triplicemente limitata: da Vaticano, Nato ed UE.

venerdì 18 maggio 2018

Sion, crisi economica pilotata e stabilizzazione finale NWO - Esternazioni, riflessioni e domande...


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Esternazioni

Sergio Mattarella…….. rischiamo di apparire oggi privi di determinazione rispetto alle sfide che dobbiamo affrontare. E qualcuno, di fronte a un cammino che è divenuto gravoso, cede alla tentazione di cercare in formule ottocentesche la soluzione ai problemi degli anni 2000……… Numerosi concittadini europei hanno smesso di pensare che l'Europa possa risolvere - nell'immediato o in prospettiva - i loro problemi. Vedono sempre meno nelle istituzioni di Bruxelles un interlocutore vantaggioso, rifugiandosi in un orizzonte puramente domestico, nutrito di una illusione: pensare che i fenomeni globali che più colpiscono possano essere affrontati al livello nazionale……. cosa abbiamo trascurato? Perché lo slancio sembra essersi esaurito?”

Giorgio Napolitano: “Ormai c’è una sola sovranità a cui rispondere ed è la sovranità europea, naturalmente nel rispetto degli interessi dei singoli stati membri. Ma bisogna sapere che non vi è più spazio per sovranità nazionali chiuse in se stesse!”

Mario Monti: “I passi avanti dell’Europa sono per definizione cessioni di parti delle sovranità nazionali a un livello comunitario. E’ chiaro che il potere politico, ma anche il senso di appartenenza dei cittadini a una collettività nazionale possono essere pronte a queste cessioni solo quando il costo politico e psicologico del non farle diventa superiore al costo del farle, perché c’è una crisi in atto, visibile e conclamata”.

Nauhm Goldmann, (presidente del congresso mondiale ebraico negli anni 40): “Solo una nuova organizzazione politica dell’Europa potrà salvare la civiltà europea; una compiuta vita ebraica in Europa si può solo pensare se questa organizzazione politica avrà luogo; la sovranità degli stati dovrà avere i suoi limiti sulle leggi morali imposte internazionalmente. Anzitutto bisognerà trovare la via per assicurare i diritti degli individui e delle minoranze. Sotto la guida del giudaismo americano si dovrà creare un istituto dal quale verranno emessi i postulati giudaici per la futura conferenza della pace”.

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Riflessioni

E’ da New York che, dal 2008, è partita la crisi economica. Non tutti però sanno che questa crisi è stata causata e diretta totalmente da elementi  di matrice sionista:
·        Rich Fuld, presidente della Lehman Brothers, la banca che insieme a Goldman Sachs ha causato la crisi con i mutui subprime….
·      Bernard Madoff che nello stesso anno riuscì a defraudare 50 miliardi di dollari, una cifra spaventosa,
·        Lloyd Blankfein, presidente della Goldman Sachs, principale responsabile della crisi economica, dominatrice dei mercati e della politica mondiale

La Federal Reserve, la banca centrale americana, non ostante i danni causati da questi istituti, decise di ridare liquidità alle suddette banche. Ma la storia dei truffatori è molto più estesa e non si limita ai fatti del 2008 che causarono la crisi economica attuale. Altri truffatori come Dominique Strauss Kahn, ex presidente del Fondo Monetario internazionale ed esponente del partito socialista francese, balzato alle cronache per stupro, Michael MilkenMartin FrankelMarc RichAndrew FastowIvan BoeskyMartin SiegelDennis LevineMark Zuckerberg, il fondatore di Facebook che, assieme alla Goldmann Sachs ha falsato le quotazioni del social network da lui fondato, alla borsa di New York, truffando milioni di persone, sono tutti entrati nella storia come i peggiori truffatori di tutti i tempi. E sono tutti 'ebrei' (in realtà cazari) sionisti.

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Domande
1 - Non sarà che la crisi economica è stata un passaggio utile per arrivare a un nuovo ordine mondiale, diretto dalla élite della finanza sionista, in cui non esistono più nazioni e popoli ma solo mercati e consumatori?
2 – Quante tappe del Giro d’Italia si faranno l’anno prossimo in Israele?

Adriano Colafrancesco - www.adriacola.altervista.com

martedì 15 maggio 2018

Governo Salvini-Di Maio? Tanto peggio.. tanto meglio!


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1. E' difficile trovare commenti non risibili, o peggio ancora, sulla congiuntura politica italiana. Uno dei pochi leggibili è quello di Giuseppe Masala:  “La distruzione c'è già” (*). E così finisce il commento, dopo un elenco, assolutamente non esaustivo, dello sfacelo al quale l'Italia è stata condotta dagli espertissimi e navigati politici della Seconda Repubblica e i fighissimi tecnici alla Mario Monti che qui e là li hanno sostituiti:
“Spero si sia capito che l'Italia è già distrutta. E ad averla distrutta sono quelli bravi che hanno governato fino ad ora. Al limite su coloro che subentreranno a gestire le macerie si può dire che non saranno in grado di ricostruire. Ma ad aver distrutto l'Italia - lo ripeto - sono stati quelli bravi che ci hanno governato fino ad ora.
Tutto il resto è noia e malafede”.


2. Salvini e Di Maio non faranno peggio. Così come Virginia Raggi non poteva in alcun modo far peggio dei “capacissimi” sindaci romani che l'hanno preceduta riducendo la Capitale a brandelli. Poteva solo “non fare”.
E poi, col Berlusca di nuovo in campo, il patto del Nazzareno si rinvigorisce, e meglio ancora per i suoi sponsor, si rinvigorisce clandestinamente.
E cosa dice questo patto, che ha la benedizione della UE e della Nato: che Berlusconi e Renzi devono disinnescare la “bomba populista”.

3. La bomba populista non è l'effetto di un virus che ha rincoglionito quelli che furono gli elettori del più grande partito comunista occidentale e della Democrazia Cristiana. La bomba populista è il sintomo alla luce del sole della malattia sotterranea: la fine del predominio occidentale sul mondo. Quindi crisi delle società occidentali e dei partiti che le hanno gestite dal dopoguerra, punto culminante di questo predominio che è entrato in crisi alla fine degli anni Sessanta/inizio Settanta con tutti quegli eventi che vanno dal Nixon shock alla sconfitta statunitense in Vietnam, dalla stagflazione alle rivolte studentesche (e questo sarà per tutto l'anno del cinquantenario uno dei miei pochi accenni al “mitico Sessantotto”).
Da allora è stata una continua decadenza interrotta solo dalle vampate della prima fase della finanziarizzazione durante le presidenze di Reagan e di Bill Clinton. La nuova Belle Époque, quella della “Milano da bere”, della “New Economy”, del “capitalismo cognitivo”.

4. Volete avere un'idea della decadenza?
Ecco le proiezione al 2050 delle principali economie mondiali, secondo la società di consulenza americana PricewaterhouseCoopers (PIL per Parità di Potere d'Acquisto – ma conteggiato per Market Exchange Rate cambia solo di un soffio):
In ordine di grandezza: 1) Cina (20% del PIL mondiale, in ascesa), 2) India (15%, in ascesa), 3) USA (12%, in discesa), 4) Indonesia, 5) Brasile, 6) Messico, 7) Giappone, 8) Russia, 9) Nigeria, 10) Germania (tutta la UE solo il 9% del PIL mondiale, in picchiata). L'Italia sarà diciottesima dopo, tra gli altri, l'Egitto, la Turchia e il Pakistan.
Sia detto per inciso: l'etica e l'economia del lavoro (che di fatto è ancora quella ottocentesca) deve fare in fretta i conti con queste cifre.

5. Possiamo opporci a questa tendenza? Sì, con una bella guerra nucleare, sperando di vincerla senza essere totalmente distrutti assieme a tutto il mondo.
Perché questa risposta? Perché il predominio dell'Occidente sul mondo è arrivato al suo massimo splendore all'inizio del secolo scorso quando avevamo il controllo diretto dell'80% delle terre emerse (e il controllo di mari e cieli).
Nel 2050 il Nord America più l'Europa (senza Russia, perché la Russia non ce la vogliamo!) avrà il 10% della popolazione mondiale. Un niente. Agli inizi del Novecento eravamo il 28% e il sopra ricordato predominio.
Questo chi si occupa di politica non lo sa o non lo dice. Ad ogni modo ci viene chiesto di non tenerne conto.

6. La forza economica di un Paese conta, ma fino a un certo punto. Quando la Gran Bretagna conquistò l'India, i conquistati avevano circa il 22,6% del PIL mondiale e i conquistatori solo l'1,9%. Ma i conquistatori, come tutti gli Europei, erano superiori in quella che Immanuel Wallerstein ha definito “l'arte criminale”, cioè la capacità di fare la guerra.
Oggi non è più così e ce ne disperiamo. Solo noi dobbiamo avere la possibilità di fare la guerra. Chi ci contesta, anche solo indirettamente, questo primato è ipso facto uno “stato canaglia”.
Solo noi! Prendete ad esempio Israele. Il 14 maggio  ha fucilato altre decine di Palestinesi che se ne stavano nel loro territorio (o meglio, nel loro lager). Israele può avere centinaia di bombe atomiche illegali (cioè non dichiarate – le stime variano da 80 a 300 testate), ma può anche strillare che l'Iran arricchisce l'uranio al 20% (le bombe atomiche usano solitamente uranio arricchito all'85%). Puòoccupare territori e colonizzarli (contro il diritto internazionale), reprimendo ed espellendo i suoi abitanti legittimi. Ma può anche scatenarsi in accuse di “dittatura”, “illegalità internazionale” e “tirannia” contro altri Paesi. Perché parlo di Israele? Perché Israele siamo tutti noi, Occidentali.

7.La nostra credibilità internazionale è ridotta a zero. Possiamo firmare patti di amicizia con un Paese e subito dopo bombardarlo (Libia). Possiamo assegnare onorificenze a un capo di Stato e poi cercare di deporlo e, verosimilmente, assassinarlo come è sempre successo, armando fanatici tagliagole di ogni parte del mondo (ricordate la Legion d'Onore di Sarcozy e la medaglia di Cavalier di Gran Croce di Napolitano a Bashar al Assad?).
Trump può ritirarsi dal trattato nucleare con l'Iran, voluto dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU, per il semplice motivo che “va contro gli interessi strategici degli Stati Uniti”, mica per altro. E per far gongolare Israele e Arabia Saudita, due stati specchiati per moderazione, tolleranza e rispetto dei diritti umani.
Questa è la punta di diamante dell'Occidente. Un'eccezione, si dirà. Nossignori, un avamposto, un preludio, perché la civiltà occidentale è oggi convergente su USA. Israele e Arabia Saudita. E' sul viale del tramonto. Un Occidente che non si vuole adattare, che preferisce rischiare l'olocausto nucleare che cedere di una virgola, che fare i conti con la nuova realtà.

8. E ritorniamo alla nostra politica. Quel che succede da noi è parte integrante del tutto. In Germania sono stati mesi senza sapere come aggiustare i risultati elettorali. Ero a Berlino il giorno delle elezioni, sentii Schulz dichiarare “Mai più una Grosse Koalition con la Merkel” e qualcuno accanto a me, era la sede elettorale della Linke, sentì il mio commento ad alta voce: “Bugiardo!”.
E infatti ecco dopo pochi mesi la nuova Grosse Koalition. Perché la Grosse Koalition è un patto del Nazareno. Non può essere rescisso a meno che i suoi firmatari non vogliano essere (anche fisicamente) rescissi loro.
Trump è frutto del viale del tramonto, anche lui messo sotto controllo da quelli che inforcano le cesoie per recidere (le palle) a quelli che minacciano di rescindere il sistema di potere dei tirannosauri. Ferocissimi e destinati all'estinzione, perché non adattivi.
Anche Macron è frutto del viale del tramonto. Un OGM incolore e insapore, sviluppato in vitro nei laboratori di Soros e della Goldman Sachs perché la società francese stava per esprimere tutt'altro (Le Pen e Mélenchon).
Salvini e Di Maio, possono quindi avere tutti i difetti del mondo, ma falliranno per un altro motivo: perché devono fallire, dove il verbo “dovere” va inteso in tutta la sua pienezza semantica di obbligo, costrizione e destino.
Quindi dovranno fallire, avessero pure tutti i pregi di questo mondo. A meni che accettino di essere politicamente commissariati, cioè, banalmente, di tradire ogni singola promessa, per quanto vaga e raffazzonata possa essere stata.
La Magistratura ha già dato il proprio contributo, con ammirevole tempestività: il Cavaliere è di nuovo eleggibile.
E il presidente Mattarella ha già avvertito: si farà il governo che voglio io, cioè che altri mi hanno detto che voglio io. E per farlo ha tirato in ballo Luigi Einaudi. Un riferimento totalmente improprio che ha fatto andare in brodo di giuggiole i cantori dei patti irrescindibili, come La Repubblica “Mattarella cita Einaudi e l'incarico a Pella: fu il primo governo del presidente”. Già, ma la differenza con, ad esempio, l'incarico a Mario Monti e con ciò che La Repubblica sottintende, è che Giuseppe Pella era un esponente della Democrazia Cristiana, un partito che aveva vinto le elezioni. Oggi la minaccia di Mattarella è quella di dare l'incarico a chi vuole lui, indipendentemente da come il “popolo sovrano” si è espresso. Perché il popolo è sovrano finché le cose “vanno per il verso giusto”. Poi scatta il commissariamento, lo stato d'eccezione, e l'Italia si scopre essere una repubblica presidenziale senza nemmeno il privilegio di poter eleggere il presidente.

Eleggere? Ma che sto dicendo?

Trump, rimpasto dopo rimpasto, ha formato un gabinetto di guerra. Riguardate le cifre di sopra e mettetevi nei panni (o nei denti) dei tirannosauri. Ci siamo capiti?
Putin, come risposta, farà altrettanto. E noi stiamo qui a giocare con Di Maio e Salvini?
Ma de che, aho!

Piotr


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lunedì 14 maggio 2018

Damasco impartisce una dura lezione agli israeliani nel Golan occupato...

Nelle prime ore del 10 maggio, quando Israele prese di mira l’Esercito arabo siriano ad al-Baath e Qan Arbah coi missili, credeva che non avrebbe affrontato una risposta di tale portata. Ma gli israeliani si sbagliavano: la liberazione del Ghuta orientale, l’evacuazione di oltre 30000 terroristi e il ritorno della sicurezza nei sobborghi di Damasco avrebbero dovuto metterli in guardia: l’Esercito arabo siriano e i suoi alleati aspettarono l’ora zero  e fu Israele a farla suonare. Nei minuti successivi all’attacco israeliano contro Qunaytra, una prima salva di 53 razzi colpiva il Golan settentrionale occupato: i siti delle IDF più sensibili e del loro apparato d’intelligence furono presi di mira. 
Alcune fonti menzionano una valutazione preliminare di oltre 50 morti e feriti. Questo primo colpo, di violenza inaudita, bastò a prolungare il terrore tra i militari israeliani: sette cacciabombardieri israeliani decollarono per colpire Damasco, Qunaytra e ancora Damasco, Qunaytra e Homs. Ma tali attacchi non poterono impedire la risposta contro gli israeliani: unità dell’Esercito arabo siriano lanciarono 12 missili tattici, questa volta contro Jabal al-Shayq, dove vi erano siti ultrasensibili. Questa seconda ondata missilistica spinse l’aviazione israeliana ad attivarsi ancor più con 28 caccia F-15 e F-16 inviati a bombardare Damasco, Homs e Qunaytra sparando 60 missili, tra cui Spike Nlos, e 10 missili terra-terra. Su un totale di 70 missili, la contraerea siriana ne intercettava 62.
Le informazioni fornite dall’Esercito arabo siriano e confermate da Mosca indicano il pieno fallimento della forza missilistica israeliana: solo tra 8 e 10 missili israeliani sfuggirono alle forze siriane, colpendo un deposito di armi e una batteria di S-200. Se Israele affermò di aver intercettato tutti i missili sparati contro il Golan settentrionale con l’Iron Dome, le realtà sul terreno non attestava tale versione. La mattina del 10 maggio, i siti della Resistenza pubblicavano l’elenco dei siti israeliani colpiti nel Golan. Tre giorni dopo, nuove rivelazioni da fonti ben informate spiegavano il “mutismo” osservato dagli ambienti vicini all’esercito israeliano. Il Golan settentrionale, obiettivo principale dei missili della Resistenza, è una delle aree più sensibili e strategiche d’Israele. È qui che Israele riunisce una serie significativa di siti d’intelligence militare e militari. 
Queste sono le basi “responsabili dell’elaborazione ed analisi dei dati immediati“. Decine di razzi lanciati contro il Golan settentrionale hanno seriamente danneggiato questo “pilastro dell’intelligence dell’esercito israeliano“. È sulla base di questi dati che l’apparato militare e di sicurezza israeliano agisce e prende provvedimenti per ridurre al minimo le “potenziali minacce”: secondo questi dati, Israele poté dall’inizio della guerra in Siria “seguire passo dopo passo l’Esercito arabo siriano e i terroristi in Siria per una profondità di 85 chilometri“, ed è l’informazione di questo tipo che spesso aiutò i terroristi nelle loro operazioni contro l’Esercito arabo siriano e i suoi alleati, i dati relativi al trasferimento di truppe ed equipaggiamenti siriani o relativi alle basi militari siriane nella Siria occidentale e al confine siriano-libanese, furono tutti elaborati nel Golan settentrionale occupato dai siti che furono bombardati il 10 maggio.
Informazioni concomitanti riportano anche la morte di decine di ufficiali e tecnici che lavoravano in questi siti al momento dell’attacco. Secondo fonti collegate ad Hezbollah, Israele si era preparato a una risposta della Resistenza, ma non credeva che sarebbe stata così precisa, “al cuore della sua intelligence militare“. Tel-Aviv credeva soprattutto che l’attacco avrebbe colpito le aree di confine col Libano, come in passato. E dire che Israele si permette “centinaia di raid aerei e balistici” dal 2011 per “impedire l’accesso della Resistenza a nuove armi”. L’operazione del 10 maggio fu il risultato di sette anni di guerra del governo siriano e della Resistenza contro l’atlantismo. E visti i risultati, i dadi sono già stati tratti.
PressTV, 13 maggio 2018