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venerdì 17 febbraio 2012

Rieti... capoluogo del cemento, del cemento, del cemento.... di Gianfranco Paris


In hoc signo vinces... Foto di Gustavo Piccinini


L'ultima trasmissione intitolata Presa diretta, in onda domenica scorsa su RAI TV3 mi fornisce lo spunto per riparlare della politica urbanistica del comune di Rieti.

Il conduttore ha preso in esame tre esempi in campo nazionale: l'isola d'Ischia, la città di Cosenza e la città di Reggio Emilia. Tre esempi emblematici di come la politica urbanistica posta in essere dai comuni italiani sia analoga in tutto il territorio nazionale, sia se governato da amministratori che si dichiarano di appartenere al centro destra che da quelli del centro sinistra.

Cambiano gli strumenti, ma la musica è sempre la stessa!

L'isola d'Ischia è un caso da raccapriccio. Una delle perle del Mediterraneo, celebrata da poeti e frequentata fin dai tempi degli antichi romani per le sue acque salutari, vede ridotte le sue coste ad un agglomerato di cemento, in molti casi incompiuto, che deturpa gli angoli più beli delle sue coste, con case che in alcuni casi occupano addirittura la spiaggia e che, quando arriva l'alta marea, l'acqua salmastra inonda il pianterreno e gli scantinati.
In uno degli scantinati di un albergo è stato sistemato l'archivio del comune di Forio che raccoglie tutte le domande dei condoni, regalati dal Parlamento italiano agli abusivi, che attendono di essere prese in considerazione per la sanatoria.

Migliaia di domande che non possono essere evase per mancanza di personale e anche perché l'architetto che le deve esaminare subisce periodicamente delle minacce.

Ma non basta. Un abusivo, interrogato dal cronista, per difendersi ha riferito che proprio sopra la sua casa c'era una villetta, indicandola alle telecamere, costruita da un Prefetto della Repubblica, accanto alla quale ce n'è un'altra costruita da un familiare di Mastella.

Sono rari i luoghi delle tantissime coste dell'isola immuni da brutture e incompiute di ogni tipo.

A Cosenza le cose sono ancora peggiori. Cosenza è la città dove completò il suo ministerio ecclesiastico l'arcivescovo Trabalzini, dopo aver lasciato da vescovo la città di Rieti.

Qui è stata posta in essere una politica tesa a favorire lo spopolamento del centro storico a favore della valorizzazione urbanistica della periferia che, da agricola, è stata trasformata di zona urbana ad alta intensità abitativa.
Ma non solo, è stata consentita la realizzazione di un grosso centro commerciale con annessi dell'indotto sotto una collina ad alto rischio di frane perché situata in una zona di facile accesso.

Tutte le colline circostanti, bellissime dal punto di vista paesaggistico, sono state invase da migliaia di case che ne hanno snaturato la bellezza e la funzione.

Il discorso del centro storico merita una particolare riflessione.

Il centro storico di Cosenza, come la maggior parte dei centri storici delle città italiane, come ad esempio Rieti, è molto bello e rappresenta la memoria storica dello sviluppo della nostra cultura.
In qualunque parte d'Europa ci si rechi, i centri storici delle città sono oggetto di particolari cure e rappresentano una forte occasione di sviluppo dell'economia turistica.

Quando nel 1970 fu approvata la legge sui suoli, la cosiddetta legge del repubblicano Bucalossi, essa prevedeva che tutti i comuni si dotassero di un piano regolatore prima e di un piano particolareggiato poi per mettere mano ad una intensa campagna di potenziamento del patrimonio urbanistico cittadino.

Questa norma è stata totalmente, o quasi, disattesa e anche quando è stato redatto il piano regolatore non è stato fatto il piano particolareggiato che avrebbe dovuto stabilire nei dettagli come intervenire.

Ho vissuto direttamente questa tragedia urbanistica a Rieti dove, pur essendo stato affidato l'incarico di redigere il piano particolareggiato, non fu redatto perché i sindaci che vennero dopo quella amministrazione preferirono bloccare la città a favore dei tanti palazzinari iscritti ai vari partiti, ed in qualche caso finanziatori, che invece avevano comprato i terreni circostanti il perimetro cittadino.

Così il centro storico di Cosenza oggi è in pieno abbandono. A Cosenza l'amministrazione è appannaggio del centro destra. Il sindaco, una donna, ha mostrato molta insofferenza alle domande del cronista. Abbiamo visto delle immagini veramente squallide e vie completamente abbandonate, senza abitanti e senza vita.

Di recente ho rivisto Palermo dopo 50 anni, stessa situazione, anzi peggio perché a Palermo niente è concesso se non si fa parte di certi ambienti. Sembra impossibile che dopo tanto tempo nulla sia accaduto.

Il centro storico di Rieti ha subito la stessa sorte, ma si è salvato (si fa per dire) a causa del terremoto che ha messo in moto un processo di ristrutturazione a prescindere dal piano particolareggiato e per via di qualche piano di ristrutturazione pilotato sempre dagli stessi palazzinari, mentre ai privati non viene concesso niente.

Il risultato è comunque lo stesso perché da punto di vista della vita economica e sociale il centro storico di Rieti è praticamente quasi morto. Non ci sono più negozi, né attività artigianali che erano l'anima pulsante della Rieti dello scorso secolo, molte le case disabitate e abbandonate.

Il terzo esempio trattato da Presa diretta è quello di Reggio Emilia, amministrazione comunale guidata dal centro sinistra.

Anche qui stessa situazione. Abbiamo sentito il sindaco dichiarare che è bene consentire a chi vuole abbandonare la coltivazione dei terreni di trasformarli in terreni da urbanizzare per due motivi, primo perché si crea lavoro e secondo perché i palazzinari portano soldi al comune con gli oneri di urbanizzazione.
Così anche nella “civilissima” padania si applicano gli stessi metodi del resto d'Italia e il processo di cementificazione assorbe implacabilmente terreni agricoli seminando il panorama paesaggistico d'Italia di brutture e degradando i centri storici e i terreni.

A Rieti l'opera di cementificazione è stata recentemente potenziata dal consiglio comunale con la delibera di approvazione dei Piani Integrati, fortissimamente voluta dall'assessore all'urbanistica, che sarà probabilmente il prossimo candidato sindaco del centro destra reatino alla carica di sindaco. Con la scusa di sanare le tre zone ex industriali degradate del centro cittadino, la delibera consente la presentazione di progetti di cementificazione di tutte le altre poche zone cittadine distribuite a macchia d'olio intorno al centro. Ma mentre le zone ex industriali dovranno essere prima bonificate, e quindi molto probabilmente rimarranno così come sono per altri decenni in attesa di tempi per maggiori facilitazioni, le altre zone verranno a brevissimo invase da case e negozi destinati a rimanere sfitti, atteso che la città di Rieti, anziché aumentare la popolazione, la diminuisce.

Per fortuna che in Italia non la pensano tutti così. C'è qualcuno che si oppone non a parole ma con i fatti, come documentato sempre da Presa diretta. Infatti il sindaco di Colorno Marco Boschini che, insieme al sindaco di Cassinetta Domenico Finiguerra, ha costituito l'Associazione dei comuni virtuosi, ha deciso di non concedere terreni agricoli alla urbanizzazione del cemento, convinto che il vero bene dei suoi amministrati si fa conservando il patrimonio naturale alla collettività rifiutando il finto benessere della cementificazione.
Seguendo esempi di questo genere, Fara Virtuosa prima, e Rieti Virtuosa dopo, sono nate sullo slancio di queste idee e per realizzare le premesse perché nella pubblica amministrazione prevalgano a breve, o a lunga scadenza, queste linee di azione politica concreta.

Una ragione di più perché i cittadini si organizzino a difesa dei loro beni naturali contro ogni effimera speculazione che porta utili solo a pochi e danni a tutta la collettività

Gianfranco Paris

mercoledì 16 marzo 2011

Gianfranco Paris: "Che effetto fa essere italiani nel 2011?"

E' l'Europa oggi il fronte della nuova nazionalità. Giuseppe Mazzini, il grande sconfitto del Risorgimento, lo aveva capito oltre 150 anni fa quando fondò la Giovine Europa.

Rieti, 17 marzo 2011.
Sono nato e vivo a Rieti, capoluogo della Sabina. Sono nato politicamente mazziniano, laico e repubblicano. Non milito più nel partito dell'edera da molti anni perché in quel partito ha prevalso il cinismo machiavellico delle persone ed si è perduto il senso dell'etica dello stato. Mi sento radicale, cioè sodale di Pannella, Bonino e tanti altri compagni radicali, perché sono gli unici laici in Italia a parlare di politica ponendo al centro della loro passione gli interessi della collettività.

Oggi sono chiamato a partecipare alla Festa dell'unità nazionale. I miei padri sabini nel 1849 furono protagonisti della repubblica Romana, la prima esperienza mondiale di democrazia repubblicana dell'era moderna che durò solo pochi mesi, ma che risplende ancora come fulgido esempio di repubblica fondata sul potere del popolo nel senso mazziniano del termine.

I miei avi sabini parteciparono attivamente alla redazione della costituzione della Repubblica Romana andando a votare, per la prima volta nella storia, per la formazione della assemblea costituente e quattro di loro, quelli che furono eletti, la approvarono a nome di tutti noi. Essi parteciparono ai fatti del Risorgimento nazionale vagheggiando un'Italia unita e repubblicana così come la volevano Mazzini e Garibaldi secondo i principi sanciti da quella costituzione, esempio luminoso di democrazia laica.

Ma le cose andarono diversamente perché l'Italia non nacque sull'onda di questo disegno che richiedeva una specie di rivoluzione proveniente dal basso, come accadde con la rivoluzione francese della fine del '700, ma sull'onda della politica concreta del conte Camillo Benso di Cavour che seppe inserire il regno del Piemonte e di Sardegna nel gioco della politica internazionale del tempo.

Il 17 marzo del 1861 il parlamento di Torino, che era il Parlamento di questo regno di cui era re Vittorio Emanuele II di Savoia, prese atto ed accettò i risultati dei plebisciti del primo nucleo di stati italiani che decisero di far parte di quel regno sotto la corona dei Savoia. Il Regno d'Italia fu proclamato in data successiva. Ed è bene ricordare che fino al referendum che decretò la fine della monarchia in Italia l'inno nazionale era l'inno dei Savoia, nel quale certo non si identificavano quei tanti italiani di sentimenti repubblicani. Quello attuale fu introdotto solo in epoca repubblicana dopo la seconda guerra mondiale.
Quei plebisciti furono votati anche da tutti coloro, come gli abitanti dell'ex stato pontificio, che si erano battuti per la Repubblica Romana nel pensiero che essa fosse il primo nucleo intorno al quale aggregare il resto del territorio della penisola in un unico stato sovrano. E lo fecero per motivi di opportunità politica preferendo comunque uno stato unico ed indipendente, rispetto a tanti stati deboli e preda dei potenti dell'Europa del tempo.

Così stando le cose, non mi pare che la data scelta per celebrare la Festa dell'Unità nazionale 150 anni dopo sia quella più felice per suscitare l'entusiasmo generale degli italiani di oggi. Essa ricorda comunque sentimenti diversi rispetto al concetto di unità.

Se una tale data fosse stata scelta in era monarchica non ci sarebbe stato niente da ridire, ma oggi, dopo 65 anni di repubblica, non mi sembra che essa sia la più felice per festeggiare l'Unità nazionale.
Con ciò non voglio dire che non dobbiamo festeggiare. Anzi lo dobbiamo fare ancor di più perché per meschino calcolo di ”bottega politica” oggi nel nord si è sviluppato un movimento che tende alla separazione e che mette in discussione i valori fondanti della unità basandosi su una interpretazione degli eventi del risorgimento faziosa e volutamente distorta al solo servizio della demagogia elettorale.

Oggi c'è ancora da sentirsi orgogliosi di essere italiani perché la nostra cultura è studiata e invidiata da tutto il mondo, perché la nostra genialità, anche se inficiata da una evidente sregolatezza, è simbolo ed esempio di creatività in tutto il mondo, perché, malgrado la politica che è il nostro anello debole da quando siamo nati e le scarse risorse economiche. siamo un popolo vivo e capace di sopravvivere al meglio partecipando al novero delle grandi potenze mondiali.
Ma oggi la fierezza nazionale non può nemmeno somigliare per scherzo agli esempi del passato. Nella prima metà del secolo scorso la fierezza nazionale mal interpretata ed esasperata ha portato al fascismo e al nazismo, responsabili entrambi dello sfacelo della seconda guerra mondiale. Si può essere fieri di essere italiani, ma non per isolarsi, bensì per contribuire alla creazione di un grande stato federale europeo nel quale ogni nazionalità possa dare il suo contributo per migliorare nella pace la esistenza di tutti noi.

Oggi il concetto di nazionalità si è ampliato. Si va verso un mondo multietnico, e nessuna legge Bossi-Fini potrà mai fermarlo, la prima cosa da fare è capire che il vecchio concetto di nazionalità non regge più. Si può essere italiani come prima e più di prima, ma sentirsi contemporaneamente europei. E' l'Europa oggi il fronte della nostra nuova nazionalità. Giuseppe Mazzini lo aveva capito più di centocinquanta anni fa quando fondò la Giovine Europa. Ma Mazzini è stato il grande sconfitto del Risorgimento!

E' venuto il tempo di rimediare.

Gianfranco Paris

lunedì 17 gennaio 2011

Proposte concrete per l'attuazione bioregionale nel Centro Italia - “UNA ASSE DI SVILUPPO INTEGRATO UMBRO-SABINO”


Sembra di sognare. E' stato emanato un bando per uno studio di fattibilità per un asse di sviluppo economico Rieti - Terni.

Ho vissuto in prima persona, occupandomi di politica, il dramma della paura dei ternani di vedersi fuggire attività industriali e artigianali verso Rieti a causa dei benefici della cassa per il mezzogiorno di cui beneficiava il nucleo industriale Rieti-Cittaducale.

E' stata questa paura che ha impedito fino ad oggi il completamento della dorsale appenninica che, partendo da Civitavecchia e arrivando a Sora, dovrebbe congiungere tutto l'appennino centrale ai due porti del tirreno a nord (Civitavecchia) e a sud (Napoli), facendo uscire dall'isolamento tutte le città che gravitano sotto le montagne più alte dell'Appennino a cominciare da quella di Rieti.

Finalmente oggi il tratto Rieti-Terni sembra essere una realtà, tempi tecnici e soldi permettendo. Ma francamente il bando di uno studio di fattibilità per la valorizzazione dell'Asse Rieti-Terni mi ha sorpreso non poco. Evidentemente o stanno cambiando i tempi, o finalmente i ternani si sono chiarite le idee, e ciò che prima appariva negativo ora è diventato positivo.

Il progetto è sostenuto dalla Cassa di Risparmio di Terni e dalla relativa Fondazione e il bando può essere visionato sia nel sito della provincia di Terni che in quelli della provincia e del comune di Rieti.

Si tratta in sostanza dell'asse Marmore-Piediluco-lo speco francescano di Narni-la Valle Santa con i suoi quattro santuari francescani, la Valnerina ed il comune di Stroncone, i comuni di Labro, Greccio, Colli sul Velino, Cittaducale, Morro, Cantalice, Poggio Bustone e Rieti. Esso prevede la riqualificazione turistica, paesaggistica e ambientale del bacino fluviale e lacustre della cascata delle Marmore, del fiume Velino, dei laghi di Piediluco e Ventina che potrebbero essere oggetto di un progetto di navigabilità con natanti ad energia alternativa, nonché il turismo religioso con il perfezionamento della via Francigena che dalla Valnerina, attraverso Terni e la Valle Santa, giunge fino a piazza San Pietro di Roma.

Un tale asse, assistito dalla presenza del tratto stradale Terni-Rieti della dorsale appenninica, avrebbe tutte le caratteristiche per imporsi alla attenzione delle correnti del turismo internazionale che oggi ignora quasi completamente tutta questa zona tranne che per un turismo mordi e fuggi limitato alla cascata delle Marmore e ai santuari della Valle santa.

Il territorio bioregionale di cui parliamo è uno dei più belli dell'Italia centrale subappenninica, situato intorno a centro geografico della penisola conteso tra più città della zona, che Marco terenzio Varrone indicò a Reate, e che rende accessibili tutti i principali e più alti monti dell'appennino, come il gruppo dei monti Reatini, i monti della Laga, i Sibillini ed il Gran sasso d'Italia, dal versante tirrenico della penisola. Francesco d'Assisi, partendo da sua città natale, lo percorse e abitò tutto, lasciando tracce della sua presenza in molti luoghi ritenendolo ideale per il suo percorso di santità.
Esso fino ad oggi è rimasto quasi interamente trascurato da ogni forma di investimenti da parte della società emersa nella seconda metà del XX secolo, e non perché non fosse idonea, ma perché è rimasta tagliato fuori dalle vie di comunicazione realizzate dalla politica sotto le pressioni delle zone più forti demograficamente e quindi più appetibili elettoralmente. Il dio voto impone le sue regole allo sviluppo nazionale.

Ciò da un certo punto di vista è stato un male, ma per un altro è stato un bene perché lo ha preservato dalle brutture urbanistiche che hanno imbrattato il suolo nazionale e ne hanno conservate intatte le potenzialità.
Così oggi esso è ideale per essere utilizzato in tutte le sue potenzialità di sviluppo economico indirizzato verso una corretta fruizione dell'ambiente coniugando sviluppo e ambiente.

Il bando sponsorizzato dalla provincia di Terni e dalla Fondazione della Carit dimostra non solo che i ternani hanno finalmente capito che lo sviluppo non può essere legato alla conservazione dei piccoli egoismi locali, ma che bisogna allargare l'orizzonte unendo le potenzialità omogenee di zone più allargate anche al di fuori della propria regione di appartenenza con progetti di ampio respiro. Forse lo hanno capito anche perché la città di Terni, che prima della seconda guerra mondiale era la più importante non solo dell'Umbria, ma anche tra tutte le città a nord di Roma e a sud di Firenze, ha registrato un notevole declino a favore di Perugia che ne ha preso il posto, e con quali risultati!

Non mi pare poco, specie se si pensa che per far maturare questo processo ci sono voluti sessanta anni.

Il fatto è che oggi per recuperare il terreno perduto bisogna fare presto perché l'economia italiana è in forte crisi e la gioventù stenta a trovare un posto di lavoro degno di questo nome.
Uno sviluppo come quello prefigurato dal bando di cui sopra presuppone una partecipazione diretta e attiva della popolazione, non si può pensare che debba essere lo stato a mettere in moto tutte le iniziative economiche necessarie per attivare un processo di sviluppo.

C'é bisogno di una imprenditoria locale del settore capace di approfittare dell'occasione, di idee fresche e legate alle necessità del mondo moderno assistite, questo si, dalla mano pubblica, ma solo nella fase iniziale e con un processo di controllo serio perché le esperienze precedenti in materia di assistenza allo sviluppo economico che si conoscono nel nostro paese sono legate allo spreco, se non al malaffare.

Quanti soldi la regione Lazio ha impiegato a Rieti per restauri di palazzi abbandonati a se stessi che dovevano servire allo sviluppo turistico, e nei quali corrono i sorci, e per progetti di sviluppo in settori silvicoli che non sono serviti a niente!

Sono stati dati tanti soldi, e una volta dati chi s'è visto s'è visto.
Riuscirà il bando per l'asse Rieti-Terni ad invertire questa tendenza e a creare le condizioni perché si imbocchi finalmente una via corretta per lo sviluppo dell'Italia centrale subappenninica? Ci vorrà molto tempo, non importa, meglio tardi che mai.

C'é da augurarselo veramente, Gianfranco Paris (Direttore di Mondo Sabino)

venerdì 15 gennaio 2010

Pensieri birichini di Gianfranco Paris: “Cerchiamo di capire perché le carceri italiane sono una vergogna nazionale…” Ed una proposta alternativa…

Il nuovo carcere di Rieti impone a tutti noi una presa di coscienza dei suoi problemi, pena la possibilità di sgradevoli sorprese.

Anche Rieti ha il suo bravo supercarcere. Nell’Italia centrale ce ne sono parecchi. Per costruirlo ci sono voluti cinque anni. Per poterlo aprire un altro anno.ma non funziona ancora a pieno regime perché ha già bisogno di riparazioni, almeno così dicono i sindacati delle guardie penitenziarie.

Tutti sanno che le carceri italiane sono superaffollate. A fronte di una capienza di 45 mila carcerati, ve ne dimorano 67 mila in condizioni vergognose. Gli arrestati crescono di giorno in giorno in quantità spropositata a causa di due leggi scellerate.

Infatti un terzo dei carcerati lo sono per violazione della legge Bossi-Fini sugli immigrati, un terzo per violazioni della legge Fini-Giovanardi sulla droga.
Si tratta nell’uno e nell’altro caso di poveracci che, anziché spingere la classe politica a provvedimenti seri che tendano a risolvere i due problemi, vengono utilizzati per spaventare l’opinione pubblica per mantenersi il consenso e quindi il potere.

Tra gli arrestati ce ne sono almeno 5 al giorno innocenti che poi vengono assolti, almeno cosi’ si ricava dal numero delle domande accolte dai magistrati per risarcimento da ingiusta detenzione, che sono oltre diecimila l’anno.
Gli stessi promotori delle due leggi scellerate continuano a dire che invece per risolvere il problema bisogna costruire nuove carceri.
La condizione di superaffollamento è tale da rendere infernale la vita dei detenuti e quella dei secondini, i quali ultimi soffrono una carenza cronica di organico perché non ci sono i soldi per nuove assunzioni.
Il problema nuove carceri si, nuove carceri no è ininfluente, primo perché non ci sono soldi, secondo perché quando anche entrassero in funzione tra cinque-dieci anni non risolverebbero l’emergenza.

Forse quelli che le propongono vagheggiano per l’Italia un futuro solo penitenziario ? O addirittura vogliono favorire quegli speculatori che si sono offerti di costruirli fuori delle mura urbane in cambio della cessione degli immobili delle carceri che sono ubicate nei centri urbani delle città ?
Il problema delle carceri è completamente ignorato dai mass media, che invece sono molto impegnati nel divulgare notizie che determinano negli ascoltatori il consenso per una politica repressiva.

Le morti per suicidio di carcerati hanno una frequenza quasi giornaliera. Negli ultimi dieci anni sono stati registrati circa 10.000 morti in carcere, i suicidi hanno una frequenza settimanale impressionante.
Di tutto questo i mass media non si occupano, per loro chi va in carcere diventa un oggetto insignificante a prescindere dalla giustizia o meno del suo arresto, fa notizia solo quando emergono indizi di scandalo che possono aumentare l’audience.
Le attività di sussidio tese alla riabilitazione, in mancanza di personale che non si puo’ assumere perché non ci sono i soldi, sono lasciate ai volontari delle associazioni no profit che certamente non possono supplire a quelle previste dal regolamento carcerario.
La cosa che raccapriccia è che vige in Italia un Regolamento carcerario che prefigura una istituzione carceraria che ha il fine di rieducare chi sbaglia e non come strumento di tortura.
Il Parlamento italiano ignora la realtà e tutte le negatività sono scaricate sui carcerati e sui secondini.

Solo i radicali di Pannella e Bonino si occupano delle carceri italiane, l’on. Rita Bernardini è la coordinatrice di questa politica.
A ferragosto, anziché andare sulla spiagge della Sardegna come la gran parte de parlamentari italiani, sono andati a visitare le carceri. A Rieti c’è andato anche il senatore Cicolani, e di questo gli e ne va dato merito. La visita reatina è stata fatta al vecchio carcere di S.Scolastica dove c’erano pochissimi detenuti, ma quello era un carcere circondariale, non un supercarcere come quello nuovo.
Tutti quelli che sono andati nelle carceri italiane hanno detto che la situazione è insostenibile, ma da Ferragosto a Natale non è accaduto niente.
Per ora il carcere reatino nuovo è ancora semivuoto, serve solo a dimostrare che per costruire nuove carceri ci vogliono tempi lunghi e che quindi nuove carceri non risolvono il problema dell’attuale emergenza.
Ma presto il carcere reatino diventerà come gli altri, sarà sovraffollato e carente degli strumenti previsti dalla legge per la rieducazione.
Questa è la triste realtà che ora ci riguarda da vicino e che potrebbe portare la nostra città a fare i conti con delle negatività sconosciute molto più gravi di quelle generate dalla presunta paura dell’extracomunitario e del drogato che a Rieti non esiste.

Io penso che intanto bisognerebbe prendere coscienza di questo e mi permetto di suggerire ai nostri amministratori, sia quelli di destra che governano il Comune capoluogo, che quelli di sinistra che governano la Provincia di prendere esempio dai Radicali, che ora sono presenti anche in Sabina, e coinvolgerli in una sana sensibilizzazione dell’opinione pubblica verso questa nuova istituzione che tutti loro, destra e sinistra, hanno fortemente voluto a Rieti città.
Gianfranco Paris


Sul tema carcerario vedere la proposta del Circolo VV.TT. al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi:

http://www.circolovegetarianocalcata.it/2008/12/24/proposta-di-carcere-auto-gestito-al-presidente-del-consiglio-al-ministro-della-giustizia-alle-commissioni-parlamentari-preposte/