Julani, il cui vero nome è Ahmed al-Sharaa (noto come Abu Muhammad al-Julani), è l'attuale uomo forte della Siria dopo l'estromissione di Bashar al-Assad. In passato ha guidato Jabhat al-Nusra, affiliata ad Al-Qaeda.
Julani ha fornito una lunga spiegazione sul perché non intende apertamente combattere Hezbollah in Libano,come richiesto da Donald Trump per accontentare Israele, ma in sostanza ha minimizzato la risposta a Trump per non offendere direttamente quel vecchio brontolone.
Non c'è molto da analizzare: l'intera intervista con l'ex capo di HTS si è sostanzialmente limitata a ribadire l'ovvio: il Libano è multireligioso e persino gli sciiti non sono uguali a Hezbollah.
Avrebbe potuto dirlo chiaramente: "Non ho un esercito, non ho un'economia... che Libano, che Hezbollah? Preferisco restare a Damasco". E di certo gli israeliani non restituiranno le alture del Golan per questo.
Ma nonostante le sue dichiarazioni Julani sta ammassando forze vicino al confine libanese. Secondo fonti di Al-Mihwar News, Julani continua ad schierare combattenti e equipaggiamento militare nelle aree lungo il confine con il Libano, dalla periferia di Damasco e Quneitra fino a Homs, Tartus e altre zone.
Si segnala in particolare la presenza di Abu Malak al-Talli, uno dei comandanti sul campo di Julani, a capo dei rinforzi e intento a pianificare potenziali attacchi. In precedenza, dopo una umiliante sconfitta, era stato costretto a fuggire dalle zone di Jurud-Aarsal in seguito a uno scontro con Hezbollah.
Secondo il Syrian Observer, sono in corso preparativi segreti per un piano militare completo in caso di scontro diretto con Hezbollah. Tutto ciò avviene in un contesto di crescente pressione americana.
È evidente che Julani ha una grande fretta di porre fine alla propria carriera militare.
(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)
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