martedì 18 luglio 2017

L'invasione voluta - La scellerata scelta di un partito detto "democratico"


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E’ proprio vero: anche quelle che sembrano istituzioni forti ed incrollabili, anche quegli scenari che sembrerebbero animati dai più nobili ed incrollabili intenti, finiscono poi con il rivelare qualche umanissima defaillance, e finire con l’essere vergognosamente smascherati. Così è stato per l’attuale dittatura italiana, mal celata sotto le vesti di un ripugnante catafalco ideologico radical-chic-buonista. 

Giorni addietro, in un impeto di ardore misto ad un’ ingenuità che ha dell’incredibile, la immarcescente onorevole Bonino ci ha candidamente comunicato che, guarda un po’, gli sbarchi dei clandestini/migranti/invasori, sarebbe stata etero diretta verso i porti della nostra penisola , grazie ad una specifica richiesta (chiaramente mai resa pubblica, sic!) da parte del nostro amato governo. 

Apriti cielo! Da una parte l’indignazione e lo sdegnoso diniego del fronte pseudo-buonista dall’altra i grillotti che hanno subito colto l’occasione al balzo, per erigersi a quanto mai improbabili paladini dell’identitarismo, con dichiarazioni ed accuse, volte solo a ricuperar voti e consensi in picchiata.

 Da altre parti invece, reazioni tiepide ed in ordine sparso, del tipo “ma era una cosa risaputa”…E invece no! 

Il fatto è tanto più grave, in quanto coinvolge un paese ed un popolo oramai costretti a subire passivamente e senza nulla poter dire, la costante e silenziosa invasione di migliaia di individui delle più disparate nazionalità, che appresso si portano solo miseria, sudiciume, malattie, problemi e, non ultimo, il silente virus della violenza terroristica e che, per questo bel servizio, debbono pagare di tasca propria, un prezzo esorbitante sia in termini di esborso di denaro pubblico che, di significativo abbassamento del tenore di vita e dell’occupazione, grazie al sempre più massiccio ricorso ad una mano d’opera straniera, malpagata e senza alcuna copertura, mentre uno stuolo di giovani e non più giovani connazionali, fugge all’estero in cerca di più remunerative soluzioni di lavoro. 

La scellerata scelta degli ultimi governi italioti in fatto di invasione migratoria, attraverso la messa a disposizione dei nostri porti, non è però frutto di una scelta unicamente nostrana, bensì risponde alla logica di un progetto globale di lungo termine. I decenni immediatamente susseguenti all’ultimo conflitto mondiale, sino agli anni ’90 del Novecento, hanno visto coloro che, da quel conflitto erano usciti sconfitti (Germania, Italia e Giappone), ricuperare vistosamente le posizioni in ambito economico, sino ma raggiungere i primi posti nella classifica delle nazioni più industrializzate al mondo. L’Italia, in particolare, ha, per lungo tempo, mantenuto una invidiabile quarta posizione immediatamente a ridosso delle tre grandi potenze industriali di quegli anni, cioè Giappone, Usa e Germania, il tutto alla faccia di quei paesi come Francia e Gran Bretagna che, invece, si ritrovarono a vedersi surclassati proprio da coloro che avevano sconfitto. 

Non solo. Mentre gli Usa e l’allora Unione Sovietica, si trovavano costretti ad intraprendere spese militari per migliaia di miliardi, in nome della corsa agli armamenti, finendo con il divenire loro stessi vittime di endemici problemi di bilancio ed indebitamento sia interno che estero, l’Europa Occidentale e l’Italia, nella fattispecie, riuscivano a mantenere un invidiabile tenore di vita che, né terrorismo, né crisi petrolifere varie, (tutti evidentemente pilotati nel tentativo di destabilizzare il Vecchio Continente) avrebbero scalfitto, anzi. Di fronte a tutto questo andazzo, sicuramente sempre più anti economico e sconveniente per ambedue i grandi protagonisti del quadro geopolitico di allora, cioè Usa ed Urss, le grandi centrali del Potere Finanziario Mondiale decidevano di innestare un graduale processo di dismissione dell’intero sistema dell’equilibrio del Terrore, partendo verso la metà degli anni ’80 con la fine delle grandi dittature Latino Americane, sino ad arrivare alla gorbacioviana “glasnost” ed all’abbattimento del Muro di Berlino. 

Il tutto al fine di permettere la rimozione di quelle barriere politiche, ideologiche ed economiche che limitavano fortemente l’espansione dei mercati economici e finanziari. Nell’ambito di un progetto di espansione dei parametri economici e finanziari occidentali a livello globale, non ci si poteva certo permettere di consentire ulteriormente l’esistenza di contesti nazionali “chiusi”, caratterizzati da un elevato tenore di vita, animato e sorretto da una forte coscienza dei propri diritti, che di fronte alle pretese di un mercato che per espandersi richiedeva flessibilità, aleatorietà e minimo investimento in termini reddituali e previdenziali sulle risorse umane, avrebbe potuto opporre senza problemi tutte quelle barriere ideologiche, ma anche politico-legislative ed economiche, che caratterizzavano lo status quo sino ad allora vigente. 

Il demandare via via le funzioni della cosa pubblica ad organismi sovranazionali nel ruolo di tutori degli interessi dei mercati e ad accordi in tal senso redatti, non era però sufficiente e, per questa ragione, veniva incentivata l’apertura delle frontiere a flussi migratori organizzati, proprio al fine di diluire, debilitare e deprimere le coscienze dei singoli contesti nazionali, andando a sostituire gradualmente la mano d’opera locale, con quella, molto più a buon mercato e facilmente pilotabile, d’ “importazione”. E che la cosa non sia, come invece vorrebbe la vulgata ufficiale, casuale o frutto di disperata necessità, è dimostrato dal fatto che tutti, ma dico proprio tutti, i flussi migratori verso il Bel Paese, sono frutto di un orientamento preventivo. 

Qualcuno mi dovrebbe spiegare perché, tanto per fare un esempio, noi siamo terra di migrazione per i filippini e non per i cambogiani o per gli indonesiani. O il perché della straripante presenza di cittadini del Bangladesh, piuttosto che dell’India o del Senegal, della Nigeria e del Congo, piuttosto che della Tanzania o del Madagascar o dello Zimbabwe, ove, comunque, sussistono altrettante situazioni di disagio, miseria ed instabilità. Diciamo che, in base a sottaciuti accordi, i flussi migratori vengono orientati, indirizzati ed incentivati in loco da rappresentanti di organizzazioni finto-umanitarie che svolgono un’opera di mefitica ed ipocrita propaganda presso gli abitanti di quei paesi, paventando la possibilità di inesistenti paradisi europei,con il risultato di mandare allo sbaraglio centinaia di migliaia di disperati e di far lucrare la copiosa schiera di paladini del nostrano buonismo d’accatto. Poi c’è l’imbecille di turno che ti viene a dire che anche noi siamo stati immigrati. Inutile dire che, l’immigrazione europea nelle due Americhe fu fenomeno totalmente differente dall’attuale ondata umana. 

Lì, sospinti dalla necessità si andava in terre la cui densità di popolazione era ridotta al minimo; immense e sconfinate lande selvagge che potevano benissimo accogliere l’impatto di quelle ondate migratorie. Qui invece le ondate umane si riversano su realtà territoriali ridotte, sovrappopolate, la cui composizione etnica, cosa da non sottovalutare assolutamente, nonostante invasioni e sovrapposizioni è, da più di tre millenni e passa, inalterata. Pensare di stravolgere tutto questo, con una forsennata e idiota politica dell’accoglienza significa fingere che la storia europea non esista e preparare il terreno a nuovi e devastanti conflitti etnici. Quando un popolo subisce un’invasione di qualunque tipo, prima o poi, se non è completamente abulico, reagisce. 

I vari risorgimenti europei, le due guerre mondiali, la decolonizzazione, le stesse guerre etniche di fine ’900, e non ultimi, i vari attentati di matrice islamica in Occidente, dovrebbero averci insegnato qualcosa…. E invece nulla, si gira la testa dall’altra parte e si continua con una politica folle e suicida. Intanto, una prima ondata di malcontento ha dato voce e sostegno ai movimenti cosiddetti “populisti” di mezza Europa. Paesi come l’Italia, immiseriti dalle varie crisi globali e sull’orlo di un inarrestabile declino grazie alle politiche ottuse dei vari governi e governicchi (non eletti, sic!) degli ultimi anni, cominciano ad essere attraversati da un crescente malcontento e da una diffusa insofferenza verso il lerciume buonista. Lo slittamento del varo dello “ius soli” dovrebbe, a riguardo, essere esemplificativo. Il governo non eletto Gentiloni ( leggi Renzi-bis), comincia a preavvertire attorno a sé il peso del malcontento popolare ed il rischio di una sonora debacle alla prossima tornata elettorale ed allora con una coincidenza niente affatto casuale, ecco, come in un vecchia e malconcia rappresentazione teatrale, uscire da un infeltrito e sporco cilindro, il solito e spelacchiato coniglio antifascista, ammuffito e stantio, logorato da decenni di tristi sceneggiate. 

Ecco apparire strani gestori di stabilimenti balneari con effigi del Ventennio, ecco le cronometriche uscite dell’On. Fiano, con altrettante ammuffite e stantie proposte di legge, ecco la Presidente della Camera Boldrini, tutta impegnata nel suo ruolo di novella Giovanna d’Arco di un antifascismo dal retrogusto della provocazione pre elettorale. Tutte cose buone solo a far focalizzare il dibattito su cose futili ed a distrarre l’attenzione della gente dai veri motivi di un giusto malcontento. In soli tre giorni, sono sbarcati sulle nostre coste, con il silenzioso beneplacito della nostra classe politica e con l’inanità delle nostre forze (dis) armate, più di ottomila cosiddetti migranti (leggi invasori) stranieri. 

Ospitati e foraggiati con il denaro di un popolo, quello italiano, sempre più impoverito, non dimentichiamolo mai. Mentre quegli stessi che ci parlano di buonismo, di solidarietà, ma anche tanto lesti a mettere le mani nel portafoglio degli italiani, continuano a fruire di prebende e privilegi (stipendi, pensioni, nomine, vitalizi) tali, da rappresentare un vero e proprio insulto a quei cinque e più milioni di italiani, oggidì viventi in una situazione di totale disagio economico e sociale. E qui la sinistra italiana getta la maschera e mostra il suo vero volto, ipocrita, egoista, incompetente, dittatoriale, fautore di un’idea di Stato governato da un’oligarchia di illuminati progressisti, lì a far da contraltare ad un’informe massa di poveri diseredati, senza né radici, né coscienza, né identità.

Umberto Bianchi

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lunedì 17 luglio 2017

Perché il governo italiano sostiene l'immigrazione clandestina?


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In breve, come mai c'è l'immigrazione clandestina, sostenuta dal governo?
Il governo non ha soldi suoi da usare in modo indipendente, non ha strumenti per affrontare la disoccupazione sempre crescente assieme alla deindustrializzazione pure sempre crescente, essendo stritolato dalle regole dell'euro e dell'unione europea minuscola, da cui non ha il coraggio né la volontà di svincolarsi.

Pertanto ha deciso non solo di accettare ma anche di amplificare l'immigrazione intercontinentale imposta dall'unione minuscola allo scopo di ricevere finanziamenti di soldi che sono nostri (poiché l'Italia è contributore netto dell'unione, ovvero dà più soldi di quanti ne riceviamo) da impiegare per salvare cooperative al fallimento (sono moltissime) riciclandole come cooperative di accoglienza.

Di modo che salva occupazione non qualificata (perché le cooperative al fallimento prima si occupavano di tutt'altre attività)  e l'industria del cibo economico preconfezionato.

Senza vincoli per le coop, che non hanno obbligo di pubblicazione di bilancio (un emendamento in commissione di FdI lo dimostra, chiedendo che sia introdotto), talché gli immigrati clandestini hanno due o tre euro al giorno, mangiano ciò che gli viene fornito, stazionano di qua e di là dove vengono spediti, e questo l'unica iniziativa economica di cui il governo è capace per gli italiani: se sei una coop fallita puoi renderti disponibile a sistemare un gruppo di sconosciuti dalla identità ignota poiché autocertificata senza documenti, ricevere dei soldi, usarli come ti pare, tanto c'è l' "emergenza" creata dalla tratta umana organizzata e non devi rendicontare niente a nessuno.

Tanto diversamente ti rimane la prospettiva della disoccupazione, con tanti saluti, compresi gli auguri per sopravvivere all'ulteriore abbassamento del costo del lavoro, cioè della tua possibilità di reddito, visto che alla delocalizzazione industriale e alla liberalizzazione di movimento dei capitali (perfino Andreotti era capace di impedirlo in tempi di crisi !) si aggiunge la concorrenza al ribasso dell'esercito industriale di riserva importato dalle colonie.

Il neocapitalismo globalitario sta costruendo una devastazione mai vista prima a memoria d'uomo, finché qualcuno non lo fermi.

E poi qualche burlone usa indignarsi ipocritamente quando viene citato il piano Kalergi.....il quale è talmente vero e attuale che gli corrisponde persino un preciso premio europeo, già assegnato a Junker, Merkel e Bergoglio.

O il popolo si solleva e rivolta ora, o finirà per non essere neanche più un popolo.

Visto che nel frattempo continua la distruzione dello stato sociale in ogni ambito assieme alla costruzione continua di progetti legge autoritari.


Vincenzo Zamboni


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domenica 16 luglio 2017

Viterbo e Rosa - "Ohi quanto ci costò ... l'averti amata!" (Grillini malcontenti)


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Forse qualcuno dovrebbe dirlo al Sindaco di Viterbo, Michelini, che il trasporto della macchina di Santa Rosa arriva ogni anno la sera del 3 settembre ormai da secoli, qualcuno dovrebbe ricordargli che ogni anno, nello stesso giorno sempre da secoli, più di 100 uomini vestiti di bianco (i facchini) con uno strano copricapo (il ciuffo) per amore della Santa e della città di Viterbo, prestano gratuitamente i loro sforzi per trasportare da San Sisto alla cattedrale di Santa Rosa una torre alta 30 metri. 

Eh sì.…qualcuno dovrà pur ricordargli che il compito di un amministratore è quello di programmare e se nessuno lo fa, Signor Sindaco, lo facciamo noi del Movimento 5 Stelle. Già lo scorso anno avevamo spulciato tutte le spese relative al trasporto, ricordandole che un evento che si ripete ogni anno la stessa sera, può essere programmato con largo anticipo, ma Lei sembra sordo, Lei non ascolta quei rompiscatole dei “grillini” e quest’anno ha continuato a perseverare..( ci riferiamo al servizio di realizzazione delle tribune). La sua giunta, Signor Sindaco, in data 6 luglio 2017 con delibera 221 ha decretato l’urgenza di reperire 100.000,00 € prelevandoli dal fondo di riserva. Ci spieghi Signor Michelini: cosa c'è di urgente in una manifestazione che si ripete ogni anno? Cosa c'è di urgente che non poteva essere previsto prima? 

Controllando poi il documento scopriamo che sul prezzo dei biglietti c'è un aumento di 10 €. A cosa è dovuto? Ce lo spieghi Lei, perché a noi sfugge il motivo di tale rincaro.

Signor sindaco, per il prossimo anno Le consigliamo di fare una bella cura a base di fosforo, Le consigliamo di mangiare tanto pesce e così, forse, potrà ricordare la data della più bella e sentita festa di tutti i viterbesi...anzi ripensandoci...lasci perdere Signor Sindaco, tanto Lei il prossimo anno non ci sarà più ad amministrare questa città!

Grilli viterbesi

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Massimo Erbetti - 3333508202



sabato 15 luglio 2017

Il continente nero si fa sempre più giallo...


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Africa. La presenza militare cinese in diversi paesi del continente cambia gli equilibri geopolitici globali.

Se prima la penetrazione del gigante asiatico in Africa si limitava all’aspetto economico (e conseguentemente politico), ora le regole del gioco cambiano: Pechino muove i soldati e si appresta a ufficializzare il suo nuovo ruolo di potenza globale.

Lo spunto per l’importante appunto geopolitico lo offre Gibuti, piccolo Stato del Corno d’Africa, dove la Cina ha iniziato a costruire una base militare permanente.

Gibuti è uno staterello grande come l’Emilia Romagna, con meno di 900.000 abitanti. La posizione strategica sul Corno d’Africa all’imbocco del Mar Rosso ne fa però un Paese chiave dal punto di logistico sia per il controllo dei traffici marittimi tra Asia ed Europa, sia con riguardo alle capacità di proiezione verso l’Oceano Indiano e la Penisola Arabica.

La corsa ad occupare un posto al sole nel Paese è iniziata con l’indipendenza del 1977. All’eredità coloniale dei francesi, presenti oggi con 2000 uomini di Legione Straniera e forze speciali, si sono aggiunti nel 2001 gli americani, che nell’ex struttura legionaria di Camp Lemonnier mantengono una forza di 4000 unità. Oggi Gibuti è l’unica base USA permanente nel continente, sede tra l’altro del Combined Joint Task Force - Horn Africa che sovrintende ad operazioni in tutta l’Africa.

La crescente minaccia jihadista ha ulteriormente incrementato nel tempo l’interesse per Gibuti: nel 2011 sono arrivati i militari giapponesi, per la prima volta in una base fissa lontana da casa dal 1945; nel 2013 arriviamo anche noi, col tricolore che torna in Africa Orientale su una struttura creata appositamente per 300 militari.

Così come altri Paesi (Germania e Spagna sono presenti ma non in pianta stabile) quasi tutte le guarnigioni militari straniere a Gibuti hanno però l’unico obiettivo di supporto alle operazioni di contrasto della pirateria lungo le cose del Corno d’Africa. Gli unici Paesi che nel Paese africano mantengono un interesse strategico indipendente dalla minaccia terroristica, erano infatti fino a ieri solo la Francia e gli USA. L’arrivo dei cinesi cambia le carte in tavola.

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Se i simboli hanno un senso, basta fare un esempio per capire il corso dei tempi. Il 27 giugno scorso, Gibuti ha festeggiato il 40° anniversario dell’indipendenza dalla Francia. Alla consueta parata militare (in cui sfila molto materiale militare italiano radiato, dato in contropartita per l’affitto della nostra base militare, nda), quest’anno oltre al contingente americano e alla Legione Straniera francese ha partecipato anche un reparto della Marina cinese, che ha marciato col suo passo perfetto calibrato a 70 cm e la bandiera rossa in testa. Non c’è bisogno di aggiungere altro. Diciamo solo che le infrastrutture militari cinesi sono nei pressi di Obock, un porto a più di 200 km dalla capitale di Gibuti. Sull’entità di uomini e mezzo impiegati vige il più stretto riserbo.

Il dado è ormai tratto. La Cina, finora considerata un virus economico e finanziario in espansione globale, ora mostra anche i muscoli senza timidezza. Per il 2017 Pechino spenderà quasi 150 miliardi di dollari per la difesa (dati SIPRI), con un incremento del 7% rispetto all’anno prima (dove si registrava un identico trend di crescita). L’evoluzione dello strumento militare cinese è ormai conclamata.

A partire dalle riforme di Deng Xiaoping, la trasformazione delle forze armate da guardiano dell’ideologia a strumento geopolitico è stata progressiva. Parallelamente ad un costante ammodernamento degli assetti con l’obiettivo di migliorare capacità e competitività operativa, le autorità di Pechino non hanno mai perso il traguardo finale: promuovere la Cina a potenza globale.

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Le dichiarazioni ufficiali ovviamente vanno in direzione opposta, cercando di disinnescare un fenomeno che è ormai noto a tutti. La Cina sostiene che i suoi soldati in Africa abbiano solo il compito di difendere le infrastrutture collegate ad aziende e a personale cinese impegnato sul campo. In realtà in tutto il continente si ha la sensazione che la presenza cinese sia qualcosa di più di una semplice autodifesa e vada di pari passo con le nuove scelte strategiche del governo di Pechino.

Nel 2015 è arrivato in Sud Sudan il primo battaglione di fanteria cinese mai dislocato all’estero per una missione ONU. Circa 1000 soldati hanno lasciato intendere, dietro l’orpello del contributo alle Nazioni Unite, gli enormi interessi economici che Pechino ha nel giovane e martoriato Paese africano.

Se questa è la strada, c’è da aspettarsi altri passi in progressione geometrica. I numeri sulla penetrazione economica del resto fanno paura. La Cina già monopolizza l’estrazione di petrolio in Sudan, Sud Sudan, Angola, Guinea Equatoriale e investe cifre (60 miliardi di dollari stanziati nel 2015) per le infrastrutture, che prevedono la creazione di porti in Tanzania e di intere aeree abitative in Sudafrica, prossima filiale finanziaria e logistica cinese nel continente.

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Cosa aspettarsi? In sintesi il salto di qualità della presenza cinese in Africa va considerato su due livelli:
  • come possibile anello dello scontro globale Cina-Stati Uniti integrabile al crescente attrito nel Mar Cinese Meridionale;
  • come tappa di una maturazione geopolitica lontana da teatri attigui ai propri confini e indipendente da logiche di scontro diretto e di autodifesa. In questo secondo caso, la convergenza verso uno scontro politico globale con gli USA, già largamente prevista dagli analisti per il XXI° secolo, sarebbe comunque solo questione di tempo.

Molte risposte arriveranno dal battesimo di fuoco del nuovo potere militare cinese. Per capire se il drago è fatto di carta o di acciaio, Pechino avrà bisogno di tanta esperienza sul campo. Parallelamente alla maturazione politica, presto dovrà pagare un prezzo umano e politico.

La crescita esponenziale cinese degli ultimi 25 anni è stata finora alimentata senza i limiti del politically correct e della democrazia. Diventare potenza globale, molto presto imporrà costi nuovi.

Giampiero Venturi

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(foto: U.S. Air National Guard)

venerdì 14 luglio 2017

Migranti, se sono una "risorsa" perché gli altri non li vogliono?


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Alla fine, il bubbone è scoppiato. E non poteva non scoppiare, sommersi come siamo dai numeri di un’invasione ormai incontrollata e incontrollabile, con una barca di miliardi bruciati in “accoglienza”, con i centri di raccolta sul punto di esplodere, con le stazioni e i giardini pubblici divenuti bivacchi, con gli ospedali al collasso, con le forze di polizia in ginocchio, con la minaccia di sommosse e rivolte che non saremmo in grado di fronteggiare.
L’intera Africa guarda ormai all’Italia come all’Eldorado, dove ti prendono, ti alloggiano, ti nutrono, ti vestono, ti regalano biciclette, telefonini e internet col wi-fi, dove se rubi non vai in galera (e magari i derubati ti devono risarcire), dove non ti possono più espellere neanche se sei un terrorista (grazie a un emendamento PD alla legge sulla “tortura”), e dove – ciliegina sulla torta – il governo vuole dare la cittadinanza ai tuoi figli (e poi anche ai padri col “ricongiungimento familiare”).
Siamo alla follìa. Eppure il povero Gentiloni va e viene da Bruxelles come un cane bastonato, col cappello in mano, mendicando “quote”, “condivisione” e “solidarietà” per il disastro che sta per sommergerlo; mentre il Vispo Tereso si esibisce nei soliti siparietti ad uso di giornali e televisioni, ostentando una grinta degna del miglior Salvini ed invocando il “numerus clausus”.
E questo mentre viene fuori – rivelazione della Bonino – che è stato proprio lui, il bulletto toscano, insieme a quell’altro genio incompreso di Angelino Alfano, ad impegnarsi a far sbarcare nei porti italiani tutti i profughi “salvati” anche da navi straniere. In cambio – mi sembra di capire – la Commissione Europea gli avrebbe consentito una certa elasticità per fare altri debiti da utilizzare per mance e mancette in vista del referendum.
Adesso sono cavoli del suo successore che, poveretto, non sa proprio che pesci prendere. Fa lo scontroso, tiene il broncio, minaccia di trattenere una parte del nostro contributo all’Unione Europea. Ma, chiaramente, nessuno lo prende sul serio. E se anche l’Italia mettesse in opera la sua rappresaglia finanziaria, a Bruxelles e a Francoforte farebbero spallucce. Figuriamoci... presi come sono dall’enorme salasso della Brexit, il piccolo ammanco aggiuntivo non li preoccuperebbe più di tanto.
L’importante, per loro, è fermare l’afflusso di migranti in Germania e in Austria (alla vigilia di due importanti appuntamenti elettorali), in Francia (per non tarpare subito le ali a Macron) e un po’ dappertutto nell’Europa “che conta”. L’Italia serve soltanto a dimostrare che l’Europa non alza “muri”. I muri, poi, li alzano gli altri ai confini dell’Italia; ed anche della Grecia, dove governa quell’altro enfant prodige della sinistra che risponde al nome di Alexis Tsipras.
Ma guarda un po’... francesi, tedeschi, spagnoli e tutti gli altri non hanno capito ancora che i migranti sono “una risorsa”, che serviranno a fare i lavori che i ricchi europei “non vogliono più fare”, che “pagheranno le nostre pensioni”, che “ci arricchiranno”. Non lo capiscono questi scemi di Bruxelles, di Francoforte, di Berlino... non capiscono che, così facendo, faranno arricchire soltanto l’Italia? Non sentono la Boldrini magnificare i vantaggi di un’accoglienza “a 360 gradi”, non sentono D’Alema augurarsi per l’Italia “almeno 30 milioni di immigrati”, non sentono tale Tito Boeri pontificare sull’avvenire di un sistema pensionistico da incubo? Non capiscono – Macron, Rajoy, la Merkel e tutto il cucuzzaro – che stanno rinunziando a questa grande, incommensurabile “risorsa” a beneficio esclusivo dell’Italia e, in piccola parte, anche della Grecia?
E i nostri (i D’Alema, le Boldrini, i Boeri e tutti gli altri geni della politica) non si sono chiesti come mai i loro amici europei non vogliano prendersi un pezzettino di quella enorme ricchezza che stanno lasciando solo a noi? E che aspettano i Gentiloni, i Padoan, gli scienziati della spending review a prendere le distanze da quella massa di incompetenti e incapaci che, così a cuor leggero, rinunziano per i loro popoli a quei doni dal cielo che Renzi e Tsipras hanno egoisticamente voluto solo per la loro gente?

Fuori da ogni ironia, non sembri il mio un ragionamento per assurdo. Se è vero che i migranti sono una ricchezza, gli altri governi europei dovrebbero fare a gara per prendersene un po’. Se ciò non avviene, evidentemente, è perché questo non è affatto vero. Anzi, è vero il contrario.

Michele Rallo - ralmiche@gmail.com

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martedì 11 luglio 2017

Nuovo reato ideologico: "il saluto romano" - La polizia del pensiero avanza, grazie al PD...


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Evidentemente per i democratici DOC,  o DOP che siano, la verità si afferma solo per legge. Dopo la recrudescenza sui reati d'opinione, in merito allo svolgimento dell'olocausto, non poteva mancare l'incriminazione per  il "saluto romano" revanscista e fascista. 

Eppure il lungimirante Ennio Flaiano  sosteneva  che ci sono due tipi di fascismo: il fascismo propriamente detto e l’antifascismo.  In quale di queste due categorie possiamo posizionare la  recente  proposta di legge Fiano (PD) contro l'esibizione di cimeli  e di espressioni nostalgiche?  

Di una nuova legge repressiva non si sentiva però la nostalgia, in Italia esistono già  leggi (Scelba, Mancino) atte a reprimere ed impedire la ricostituzione del partito fascista e le manifestazioni di odio razziale e religioso. Esistono anche le intimidative leggi sul vilipendio, prerogativa tutta italiana e di sicura matrice "fascista". 

Una democrazia sana deve tutelare le minoranze e il diritto di queste di manifestare le loro idee. E nella costituzione italiana è garantita la libertà di espressione:
"Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione."
(Primo  comma dell'articolo 21 della Costituzione della Repubblica Italiana)

Evidentemente nella sua aberrante protervia del voler modificare la Costituzione il partito di Renzi ora se la prende con la "libertà di espressione" e vuole modificare anche questo articolo... 


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Ma - la butto lì-  che dire  dei finti centurioni romani  che davanti al Colosseo si fanno fotografare con i turisti esibendosi in plateali "saluti fascisti"? 

Quindi secondo la proposta di legge "antisaluto" se uno è in borghese e fa un saluto romano viene incriminato se invece è mascherato da centurione riceve la mancia. 

E per quanto riguarda  i saluti innocenti a mano tesa che spontaneamente sorgono quando si chiama un amico lontano o si gratifica una platea di ascoltatori, cosa propone la legge Fiano? 

Insomma la polizia del pensiero non aiuta la causa della democrazia, anzi..." 

Paolo D'Arpini

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Circolo Vegetariano VV.TT. 



Esempi di saluti democratici "fascisti",  innocenti: 

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Buone Nuove dal parlatorio:


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Commento di Paolo Sensini: "Ma perché stupirsi così tanto della legge voluta dall'on. Fiano (con pene da sei mesi a due anni, aumentata di un terzo se il reato viene commesso via web), considerato che la storia e la scuola da cui proviene questo signore è tutta costellata di tali "instrumentum regni": menzogne, violenze, diffamazioni e/o congiure del silenzio, propaganda, ospedali psichiatrici per dissidenti, galera per chi non la pensa allo stesso modo e tanto, tanto vittimismo..."

domenica 9 luglio 2017

Religioni e alta finanza... la grande ammucchiata!?



Chi vuole veramente fare politica, cioè imprimere qualcosa DENTRO la società, deve tenere presenti una serie di fattori che COSTITUISCONO l'ESSENZA di questa società. Ciò significa l'OBBLIGO di investigare, e cercare di CAPIRE, il nesso che lega le associazioni liberamente sviluppatesi nell'arco dei secoli. Diciamo LIBERE associazioni per distinguerle da forme associative NON liberamente scelte quali le RELIGIONI preesistenti alla nascita dei singoli futuri appartenenti. 

Quando si tratta di religioni, pochi mettono in evidenza, come dovrebbero, che per ogni paese esiste una schiacciante maggioranza di professanti e praticanti una specifica religione. Ciò significa, senza ombra di dubbio, che l'umanità accetta del tutto passivamente una pratica religiosa come un sistema di riti e di miti che poco hanno a che fare con una specifica VERITA' rivelata (velata di nuovo?) ma molto con la COESIONE interna della stessa società di appartenenza. Questa realtà è stata accuratamente percepita dalla politica europea con le due PACI: quella di Augusta, (1555), ed i trattati di Westfalia (1624): CUIUS REGIO, EIUS RELIGIO. Per chi ancora NON lo sapesse, si tratta dell'affermazione del RUOLO politico di stabilizzazione delle religioni, e questo è avvenuto proprio dopo cruentissime GUERRE di religione. (Considerazione....forse l'invenzione dello Stato islamico serve proprio a stabilizzare il ruolo eminentemente politico delle religioni....). 

Di conseguenza, qualsiasi altra forma di associazione devesi ritenersi o definirsi LIBERA.

Queste ultime hanno avuto una storia abbastanza complessa, fin dal loro originarsi dai bisogni della razza umana e dalla nascita di OLIGARCHIE riferibili proprio ai meccanismi sociali di questa particolare natura biologica alla quale apparteniamo.

In particolare, possiamo far ascendere al XVII secolo la nascita di alcune associazioni a base "pseudo-spiritualista", fra cui la Massoneria, sviluppatasi (come dice il nome stesso) sulla di specifiche confraternite. Esempio chiarissimo, alchimisti e massoni. Se NON ci fossero stati i COSTRUTTORI CATTEDRALI ed i cultori dell'Alchimia (tra l'altro l'interesse massonico per l'alchimia deriva da questa comune ascendenza) e la necessità di tenere celati i loro MISTERI (per egoistico interesse, beninteso) NON avremmo oggi lo sviluppo crescente di queste organizzazioni su basi spiritualistiche e teistiche. 

C'è chi sostiene, ed io tra loro, che il TEISMO di fine ottocento... teosofia, antroposofia etc... e tutte le RISCOPERTE (peraltro molto importanti!) della cultura INDIANA (leggere... e lo faremo prima o poi...di Radhakrisnan: La filosofia indiana, ed. Asram Vidya, 1998) siano una forma di massoneria di ritorno. Cioè, la Massoneria esportata in India dai militari britannici (gli ufficiali dei contingenti coloniali imperiali erano quasi tutti massoni...altrimenti NON facevano carriera...) che avrebbe contaminato la cultura preesistente attraverso le classi dirigenti indiane che erano volto vicine ai colonizzatori. 

Ciò NON toglie che queste forma di pensiero, che richiedono comunque una qualche forma partecipativa e organizzativa, vadano prese in considerazione, perché l'ascesi di qualsiasi persona PENSANTE avviene sempre grazie all'acquisizione di nuove forme di VISIONE del MONDO. Anche se non è detto che debbano essere prese ed accettate in toto come una diversa forma di religiosità totalitaria ed ottundente. Ciò detto, veniamo al dunque: esiste una imponente letteratura di ANTITESI nei confronti delle Libere Associazioni. Ma si tratta di opere denigratorie che DENUNCIANO il loro recondito scopo. Per avere un'idea di quanto si scriveva da parte cattolica sul Risorgimento, è d'uopo leggere questo libro: Leonetti-Pastore, Chiesa e Risorgimento, ED Il Gallo, 1963. 

Ma cosa è accaduto nel tempo? Che certe accuse, comprensibili nella contemporaneità come polemiche contingenti, sono diventati col passare dei decenni fatti CONCRETI, soprattutto se accettati dalle fervide immaginazioni di chi è abituato a vedere ovunque fenomeni particolari e pertanto a dar credito ad ogni panzana raccontata per lo più da preti. Senza tener conto che le varie CASTE utilizzano ogni mezzo pur di rimanere ai vertici dei sistemi sociali. Questo è il caso delle varie lettere di Mazzini, che non hanno alcun significato, in una letteratura epistolare mazziniana da brividi. E' l'uomo che ha più scritto nella storia. Diverso è il caso, da noi ampiamente evidenziato, dei due conflitti mondiali PROVOCATI, ma NON nel dettaglio, dal potere finanziario per gli usi contingenti che conosciamo (Leggere: Pucciarelli, Segreto Novecento). 

Un conto sono le profezie della madonna, un conto quelle di un barbuto massone amerikano un conto sono i piani della finanza che hanno favorito le ultime due guerre. Questi piani li possiamo constatare al presente, e tutti i giorni, e basta molto poco per capire dove POTREBBERO ANDARE A PARARE. 

Giorgio Vitali