mercoledì 21 ottobre 2015

Il concetto di libertà - Estratto dal "Crepuscolo degli idoli" di Nietzsche



Paragrafo numero 38, tratto dal libro di Nietzsche "il Crepuscolo degli idoli" 

38.
Il mio concetto di libertà. ‑ Talvolta il valore di una cosa non sta in ciò che con essa si ottiene, ma in ciò che per essa si paga ‑ in quello che ci costa. Faccio un esempio. Le istituzioni liberali cessano di esser liberali non appena le si è ottenute: non esistono allora istituzioni che, più di quelle liberali, danneggino così radicalmente la libertà. Si sa quello che esse portano: minano la volontà di potenza, sono il livellamento, elevato a morale, di montagne e valli, rendono piccoli, vili e gaudenti ‑ con esse trionfa ogni volta l'animale da gregge. Liberalismo: in tedesco, trasformazione in bestie da gregge... Sinché ancora si lotta per ottenerle, queste stesse istituzioni producono effetti completamente diversi; allora promuovono davvero, possentemente, la libertà. A meglio osservare, è la guerra che produce questi effetti, la guerra per le istituzioni liberali, la quale, in quanto guerra, fa perdurare gli istinti illiberali. E la guerra educa alla libertà. Che cos'è infatti libertà? Possedere la volontà di essere autoresponsabili. Mantenere la distanza che ci separa. Diventare più indifferenti alle difficoltà, alle avversità, alla privazione, e anche alla vita. Essere pronti a sacrificare degli uomini alla propria causa, senza escludere se stessi.


Libertà significa che gli istinti virili, lieti di guerra e di vittoria, prevalgono su altri istinti, per esempio su quelli della «felicità». L'uomo diventato libero, e tanto più lo spirito diventato libero, calpesta la spregevole specie di benessere di cui sognano i bottegai, i cristiani, le mucche, le femmine, gli Inglesi e gli altri democratici. L'uomo libero è guerriero. ‑ In base a che si misura la libertà, negli individui e nei popoli? In base alla resistenza che dev'esser superata, alla fatica che costa rimanere in alto. Il tipo supremo di uomo libero lo si dovrebbe cercare là dove continuamente viene superata la massima resistenza: a cinque passi dalla tirannide, proprio sulla soglia del pericolo della schiavitù. Ciò è vero psicologicamente, se qui per «tiranni» si intendono istinti implacabili e terribili, che verso di sé esigono il massimo di autorità e disciplina ‑ il tipo più bello: Giulio Cesare ‑; ciò è vero anche politicamente, basta seguire il suo corso attraverso la storia. I popoli che avevano qualche valore, che diventarono di qualche valore, non lo diventarono mai sotto istituzioni liberali: il grande pericolo fece di essi qualcosa che merita rispetto, il pericolo che solo ci fa conoscere le nostre risorse, le nostre virtù, le nostre difese e le nostre armi, il nostro spirito, ‑ che ci costringe a esser forti... Primo principio: occorre aver bisogno di esser forti: altrimenti non lo si diverrà mai. ‑ Quelle grandi serre per la forte, la più forte specie di uomini mai esistita, le comunità aristocratiche sul tipo di Roma e Venezia, intendevano la libertà esattamente nel senso in cui io intendo la parola libertà: come qualcosa che si ha e non si ha, che si vuole, che si conquista...    

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