Mentre
la guerricciola in Ukraina – anzi, a spese dell’Ukraina – fa
lentamente il suo corso, la grande guerra globale mossa dagli Stati
Uniti contro la Russia si é, di fatto, giá conclusa. Con la
vittoria di Mosca su Washington o – se preferite – di Putin su
Sleepy Joe, il bell’addormentato nel bosco della Casa
Bianca. Dei volenterosi ausiliari europei (dalla donnetta di
Bruxelles al draghetto nostrano e a tutto il resto dell’allegra
brigada) non vale neanche la pena di parlare.
Intendiamoci:
la guerra sul campo continua, e continuerá ancóra fino a quando gli
ukraini (il popolo ukraino, intendo, non l’inquietante corte di
Zelenskyi) non capiranno di essere soltanto carne da macello delle
strategie atlantiste; o fino a quando i russi si stancheranno di
questo tira-e-molla e decideranno – come ha minacciato Putin – di
“fare sul serio”. Spero con tutto il cuore che una tale ipotesi
non abbia mai a verificarsi, perché ció potrebbe significare –
per esempio – il bombardamento massiccio di Kyiev e delle altre
cittá ukraine; il bombardamento vero, tragico, quello che non
distingue fra obiettivi militari e obiettivi civili, quello che non
lascia scampo a nessuno; non le punture di spillo di oggi, quando i
russi combattono con le stesse armi degli ukraini, senza fare ricorso
ad armamenti ben piú potenti (e letali).
Certo
é anche possibile che ció rientri nella strategia degli americani,
che questi vogliano spingere la Russia a radere al suolo l’Ukraina,
in modo da poter additare l’odiato Putin alla riprovazione del
mondo civile. D’altro canto, questo é un metodo che gli USA hanno
utilizzato giá altre volte, soprattutto come strumento per avere la
giustificazione morale ad entrare in guerra. É giá avvenuto con la
Prima guerra mondiale, quando hanno provocato i tedeschi fino a
quando questi – stupidamente – hanno preso a silurare i
mercantili americani che rifornivano l’economia e la macchina
bellica inglesi. Fino all’affondamento del cargo “Vigilantia”
e all’annegamento del suo equipaggio (marzo 1917).
Idem
con la Seconda guerra mondiale: i giapponesi sono stati provocati a
sangue, sino alla folle reazione di Pearl Harbor. Dopo di che,
Roosevelt ebbe servito su un piatto d’argento il pretesto per venir
meno al solenne impegno preso con gli elettori, secondo cui mai
avrebbe mandato «i nostri ragazzi» a morire nella guerra
europea.
Ma
torniamo a oggi. Sul terreno – dicevo – la piccola guerra ukraina
continua, alimentata dall’invio palliativo delle armi occidentali.
Ma la grande guerra, quella che – secondo le strategie americane da
scuola elementare – avrebbe dovuto mettere in ginocchio la Russia,
é platealmente fallita. Anzi, é rimbalzata come un boomerang sul
capo di chi la aveva promossa.
E
non mi riferisco soltanto agli utili idioti dell’Unione Europea,
mandati avanti come carne da cannone nella guerra delle sanzioni
decisa a Washington. Mi riferisco soprattutto agli stessi americani,
che apparentemente soffrono meno degli europei per l’effetto
boomerang.
In
realtá, i grandi sconfitti della guerra sono proprio loro, gli
inventori della politica delle sanzioni, imposta agli alleati europei
come prova di fedeltá alla religione atlantista. É proprio questa
politica che é fallita, non riuscendo a “fare del male” alla
Russia. Ha invece fatto del male, molto male proprio all’economia
degli sfortunati alleati europei. Ma quella che é entrata in crisi –
ancor piú clamorosamente – é la dittatura planetaria del dollaro
e, con questa, l’egemonia unipolare che Washington voleva imporre
al mondo intero.
Procediamo
con ordine. Innanzitutto é fallita l’idea balzana – una vera e
propria americanata – di assediare economicamente la Russia.
Perché? Perché la Russia é uno Stato-continente che é pienamente
autosufficiente sia dal punto di vista alimentare che da quello
energetico. Inoltre, é il piú importante produttore di materie
prime al mondo. Non ha quasi debito pubblico e, quel poco che ha, é
pienamente garantito da una delle maggiori riserve auree del pianeta.
E
qualche sciocchino – a Washington o a Bruxelles – pensava di
metterla in crisi chiudendo i MacDonald? Le sanzioni potranno
certamente dare fastidio a Mosca, potranno costringerla a non vendere
piú gas e petrolio sui mercati “occidentali”. Ma l’unico
disturbo per i russi sará quello di vendere al resto del mondo.
Penso al “sistema” commerciale globale noto come BRICS,
acronimo risultante dalle iniziali dei suoi membri: Brasile, Russia,
India, Cina, Sudafrica; con Iran e Argentina che hanno recentemente
chiesto di potervi aderire. Si tratta di una alleanza
economico-politica di fatto, formata da 5 (fino a questo momento)
grossi paesi in forte crescita economica e, soprattutto, ricchi di
risorse naturali “strategiche”; e che ha tra i suoi obiettivi
dichiarati quello di giungere alla “de-dollarizzazione” del
mercato finanziario internazionale.
Orbene,
il BRICS e in genere tutto il mondo che non sia “occidente”
(il Global South) formano oggi un enorme mercato a
disposizione di Mosca. Un mercato che non aderisce alle sanzioni
occidentali, e che prosegue tranquillamente l’import-export con la
Russia.
L’unico
concreto risultato ottenuto dai clan del Democratic Party
americano, fino a questo momento, é stato quello di far fare un
ulteriore passo avanti ad un processo di de-dollarizzazione del
mercato globale che, prima delle sanzioni, muoveva timidamente i
primi passi. Adesso, invece, si é irrobustito e mira ben piú in
alto: alla creazione di una nuova valuta mondiale “di riserva”
alternativa al dollaro, che venga utilizzata nelle transazioni
finanziarie internazionali e che fondi la sua forza nella produzione
delle materie prime.
Dunque,
mentre ad esser messa in ginocchio dalle sanzioni é – purtroppo –
l’economia della colonia europea degli USA, il dominio globale del
dollaro appare in fortissima difficoltá. E, con esso, l’egemonia
planetaria degli Stati Uniti d’America, che proprio sul dollaro
basavano la loro potenza.
Ecco
perché, a prescindere dal lento andamento sul campo ukraino, la
guerra Mosca-Wshington ha giá un perdente: l’America. Ma in Unione
Europea non sembrano essersene accorti. E, giulivi come tante Vispe
Terese, corrono saltellando incontro ad una crisi che potrebbe avere
proporzioni catastrofiche. L’importante é fare un dispetto a
Putin. Come quel certo marito che, per fare un dispetto alla moglie
...
Michele Rallo