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martedì 17 luglio 2012

“…l’Inghilterra possiede il 15.98% della BCE, ma non aderisce all’Euro..” – L’euro e la sindrome di Stoccolma, dai Moai all’autodistruzione



Ormai solo gli sprovveduti, e purtroppo sono ancora tanti, possono sostenere che l’euro sia stata un scelta giusta e sopratutto sociale.

Certamente ha avuto qualche nota positiva nel contrasto al dollaro e agli attacchi speculativi, ma se mettiamo nella bilancia gli aspetti positivi e gli aspetti negativi, certamente l’euro cosi come è strutturato, è un disastro su tutti i fronti, tranne per chi lo ha fatto concepire e lo sta utilizzando come arma per guadagnarci e strizzare i popoli. Oggi anche economisti dell’altro fronte, come Paolo Savona sostengono che il carrozzone europeo non è certo l’unica e la migliore soluzione che ci sia per le singole nazioni, tanto è vero che paesi che sono culturalmente evoluti o che hanno una classe politica di una certa levatura, non sono entrati in questo carrozzone (Norvegia, Svezia, Danimarca, ecc) o ne sono entrati in parte e magari solo per sfruttarne i benefici.

Vedi, ad esempio, la Gran Bretagna che è com-proprietaria della BCE ma non adotta l’euro. A tal proposito rivolgiamo la domanda a tutti quelli che dicono che non c’è nessun guadagno ad emettere moneta, ci dovrebbero spiegare che utilità ha la banca centrale della Gran Bretagna ha possedere il 15,98% delle azioni della BCE? Già quando ci fu l’ingresso nell’euro ci fu puzza di bruciato poiché il cambio deciso, 1 euro = 1936,27 lire, dava l’idea di qualcosa che non tornava, un rapporto quasi di uno a due che di li a poco avrebbe dato la sensazione che i prezzi raddoppiassero e gli stipendi si dimezzassero; purtroppo non fu solo una sensazione.

La Germania sempre attenta alla gestione e alla riqualificazione delle proprie industrie in Europa risultò la più competitiva, per cui la migliore in termini economici ed industriali ad avere il miglior prodotto sotto il profilo della qualità/prezzo, per cui ha fatto è fa da padrone nell’economia dell’euro. Sopratutto se buona parte degli speculatori che vendono soldi agli stati che hanno adottato l’euro sono proprio tedeschi, quindi un guadagno doppio. In definitiva l’euro è un marco mascherato (P. Paoletti) e gli altri stati sono obbligati ad usare una moneta non propria. Quando si usa una moneta che non è propria le decisioni le prende chi gestisce la moneta (l’euro non è degli europei è solo della BCE banca privata), si ricorda che non esistono politiche economiche senza politiche monetarie.

Tanto è vero che il pareggio di bilancio (art. 81 costituzione italiana) taglia ogni possibile politica economica, ma si limita ad azioni ragionieristiche della serie, se ci stanno i soldi (presi in prestito) si fanno le cose, altrimenti tutto fermo, non si fa niente. Questo euro cosi strutturato quindi non ha nessuna funzione sociale per le nazioni che lo utilizzano, ricordiamo che la moneta al di la di tutte le funzione tecniche scritte sui manuali di economia è un mezzo sociale di relazione, di crescita, di vita su cui non si dovrebbe speculare. Di fatto l’uguaglianza dei popoli europei è fasulla per mille ragioni, ma la prima fra tutti è proprio nella unità monetaria, infatti la Germania per avere 100 euro paga 2/3 euro, l’Italia paga 4/5 euro e la Grecia paga 6/7 euro (medie orientative). Se la Germania può avere denaro a buon mercato significa che ne può comprare di più e può fare la voce grossa.

Proprio giorni fa Berlusconi ha detto: “Vorremmo una Germania più europea ed una Europa meno tedesca”, naturalmente sempre fuori tempo massimo le sue esternazioni, ma almeno qualcuno le dice, rispetto ad una sinistra che esercita da trenta anni il silenzio-assenso nei confronti del sistema finanziario e bancario. Oggi nonostante l’euro ci sta strangolando, ci sta facendo suicidare, ci sta distruggendo l’economia, ci sta facendo chiudere 30 imprese al giorno, ci sta tagliando i servizi, ci sta tagliando le pensioni, ci sta eliminando il futuro e la speranza, ecc ancora qualcuno crede nel fantasma dell’euro che ci salva. In tutto questo c’è la cultura del neoliberismo che ci troviamo nelle vene poiché siamo stati educati e programmati ad essere neoliberisti, tutta la nostra vita ruota attorno al neoliberismo, non riusciamo a vedere nessun altra soluzione economico-sociale, eppure basta vedere cosa è successo in Argentina per capire cosa significa affidarsi al libero mercato, alle privatizzazioni selvagge, per capire dove si andrà a finire!!

Non c’è niente da fare, finché non affoghiamo, non ci rendiamo conto della situazione, e ancora oggi nonostante tutto molti credono nell’euro e lo difendono a spada tratta, sostenendo: ” se non entravamo nell’euro a quest’ora eravamo come l’africa”. La cosa interessante e chi ci stiamo arrivando lo stesso all’africa, ma con una cosa in più, il debito verso terzi. La cosa più sconcertante è che gli “economisti di sistema” (qualcuno direbbe quei psicopatici di wall street) non riescono a vedere null’altro di diverso che il “paradigma del neoliberismo” per l’economia mondiale, che alla fine ha uno solo obbiettivo “rassicurare i mercati”, nessuno che si preoccupi di rassicurare il popolo!

C’è un mostro divoratore (i mercati) a cui bisogna immolare tutto e di più, e tutti d’accordo che bisogna saziare questo mostro, nessuno che gli venga in mente di liberarsi di questo mostro. La storia dell’isola di Pasqua insegna che un popolo per inseguire i mostri (auto-creati) alla fine si auto-stermina, a furia di costruire Moai sempre di più e sempre più alti, tagliavano gli alberi finche sono finiti ed è cominciata la siccità. Oggi siamo quasi agli ultimi alberi con tutti i paesi indebitati.

Continuare a tenere insieme banche finanziarie e banche commerciale significa ancora dare la licenza di uccidere, in oltre si dovrà ridurre la liquidità a disposizione degli speculatori, cosi come ci vengono a controllare lo scontrino del bar, limitare le transizioni sopratutto con la Tobin Tax (sarà un caso che la Merkel è contraria) e perché no, limitare i guadagnai agli operatori di borsa, tassandoli come tutti i guadagni delle imprese vere. Il denaro dovrebbe essere a filiera corta dal produttore al consumatore, lo stato dovrebbe emettere denaro per i suoi cittadini e lo dovrebbe immettere per servizi resi (lavoro) o per diritto (welfare), qualunque altro intruso in questa filiera (Moneta a kilometro zero) è uno speculatore (ladro?).

Utilizzare la moneta euro significa utilizzare una moneta sporca di sangue, purtroppo siamo costretti ad utilizzarla per il corso forzoso, ma questa moneta sempre più si sta sporcando di sangue, utilizzarla significa che da qualche parte qualcuno sta fallendo, o si sta suicidando. Noi di fatto stiamo riciclando denaro sporco utilizzando l’euro. Meno lo utilizziamo (de-monteizziamo la nostra vita il più possibile) e meno diamo la possibilità di riciclarlo.

La stessa chiesa cattolica che dovrebbe sostenere la tesi “date a cesare quel che è di cesare e a Dio a quel di Dio”, vuole l’otto per mille con cui fare beneficenza (a voler credere agli spot). La chiesa sa perfettamente come viene emessa la moneta debito, sopratutto questo attuale papa che ha avuto modo, a detta di molti, di fare una lunga chiacchierata con il prof. Giacinto Auriti. Oggi però siamo caduti in una sindrome dell’euro, pari alla sindrome di Stoccolma in cui abbiamo addirittura riconoscenza per chi ci porterà alla morte.

Giuseppe Turrisi

mercoledì 13 giugno 2012

Vaticano: lo IOR, gli scandali, i sepolcri imbiancati... e l'anatema dello stigmatizzato Giorgio Bongiovanni di S. Elpidio a Mare




BANCA DEL VATICANO: SEPOLCRI IMBIANCATI E RAZZA DI VIPERE.

LEGGETE!

LEGGETE I DOCUMENTI CHE SEGUONO E MEDITATE E PONETE A VOI STESSI LA SEGUENTE DOMANDA: CRISTO, IL FIGLIO DI DIO, QUALE POSIZIONE ASSUMEREBBE DI FRONTE ALLO SCEMPIO CHE I SUOI SACERDOTI STANNO PERPETRANDO ALL'INTERNO DELLA CHIESA CATTOLICA APOSTOLICA ROMANA?

IL MESSIA GESÙ CRISTO DISSE: “Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno” (Matteo 5, 37).

LA NOSTRA È STATA UNA VOCE CHE HA GRIDATO NEL DESERTO PER MOLTI DEI VOSTRI ANNI.

QUANTE, QUANTE VOLTE VI AVEVAMO RIVELATO CHE IN VATICANO RISIEDE UNA DELLE TESTE DELL'ANTICRISTO, L'IDRA DAI MILLE VOLTI?

AVETE FATTO ORECCHIO DA MERCANTE E AVETE DERISO I NOSTRI MESSAGGERI, ORA PRENDETE ATTO CHE NOI ANNUNCIAVAMO VERITÀ SCOMODE E TERRIBILI.

LA NOSTRA TRISTEZZA ED IL NOSTRO SDEGNO NON SONO SOLO PER IL TRADIMENTO COMMESSO DAI PIÙ POTENTI VERTICI DELLA CHIESA CATTOLICA APOSTOLICA ROMANA, PER L'OMERTÀ, LA DEBOLEZZA ED IL SILENZIO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI, MA È ANCHE E SOPRATTUTTO PER

LA MANCANZA ASSOLUTA DI DISCERNIMENTO DEI MILIONI DI FEDELI DELLA CHIESA CATTOLICA: UOMINI, DONNE, GIOVANI E ANZIANI CHE NON REAGISCONO E NON CHIEDONO GIUSTIZIA CONTRO I TRADITORI DI CRISTO.

I NOBILI SENTIMENTI, NON PRIVI DI ERRORI, DI OMISSIONI E DI INTERESSI PERSONALI, POSTI IN ESSERE DAL DOTTOR GOTTI TEDESCHI NELLA SUA CORAGGIOSA TESTIMONIANZA A FAVORE DELLA VERITÀ POSSONO RIPETERE UNA STORIA GIÀ VISSUTA NEL VATICANO E NELLE SUE STANZE. UNA STORIA DI MORTE, OMICIDI, TRADIMENTI, BESTEMMIE E NEFANDEZZE. LA VITA DI GOTTI TEDESCHI È IN PERICOLO, VA PROTETTA ED INCORAGGIATA LA SUA TESTIMONIANZA. DOVREBBE ESSERE IL NUMEROSO POPOLO CATTOLICO A FARE DA SCUDO ALLO SCOMODO TESTIMONE. INVECE ANCORA UNA VOLTA IL POPOLO CADE IN BALIA DEL MALIGNO BALLANDO E FESTEGGIANDO DI FRONTE AL NUOVO VITELLO D'ORO “Egli li ricevette dalle loro mani e li fece fondere in una forma e ne ottenne un vitello di metallo fuso.

Allora dissero: “Ecco il tuo Dio, o Israele, colui che ti ha fatto uscire dal paese d'Egitto!”. Ciò vedendo, Aronne costruì un altare davanti al vitello e proclamò: "Domani sarà festa in onore del Signore” (Esodo 32, 4-5). Il giorno dopo Mosè disse al popolo: "Voi avete commesso un grande peccato; ora salirò verso il Signore: forse otterrò il perdono della vostra colpa”. Mosè ritornò dal Signore e disse: "Questo popolo ha commesso un grande peccato: si sono fatti un dio d'oro. Ma ora, se tu perdonassi il loro peccato... E se no, cancellami dal tuo libro che hai scritto!”. Il Signore disse a Mosè: " Io cancellerò dal mio libro colui che ha peccato contro di me. Ora va', conduci il popolo là dove io ti ho detto. Ecco il mio angelo ti precederà; ma nel giorno della mia visita li punirò per il loro peccato”. Il Signore percosse il popolo, perché aveva fatto il vitello fabbricato da Aronne.” (Esodo 32, 30-35).

UN POPOLO CHE, A PARTE L'ECCEZIONE DI POCHI FEDELI A CRISTO, NON VUOLE ENTRARE NEL REGNO DEI CIELI MA VUOLE ESSERE COMPLICE DEGLI SCRIBI E FARISEI DEL VATICANO. ESSI SONO SIMILI, ANZI, PEGGIORI DI COLORO AI QUALI CRISTO PUNTÒ IL SUO INDICE... “Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti agli uomini; perché così voi non vi entrate, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrarci” (Matteo 23,13).

MA IL TEMPO È VENUTO E GESÙ CRISTO È SULLA VIA DEL RITORNO. I POTENTI SCRIBI E FARISEI DEL VATICANO SARANNO FRUSTATI DALLA VERGA DI FERRO DEL FIGLIO DELL'UOMO E SCACCIATI DAL TEMPIO DI DIO, DALLA CASA DI PREGHIERA CHE LORO, CARDINALI, VESCOVI E PAPI, HANNO TRASFORMATO IN UNA SPELONCA DI LADRI, ASSASSINI, MAFIOSI, CORROTTI E PEDOFILI.

LODE AI VERI MISSIONARI DELLA CHIESA CATTOLICA, AI VERI FEDELI E TESTIMONI DELL'OPERA DI CRISTO. A LORO E A TUTTI I GIUSTI SARÀ DONATO IL REGNO DI DIO IN TERRA.
PACE A VOI TUTTI!
Per bocca di un Servo dei servi di Cristo.

S. Elpidio a Mare (Italia)
9 giugno 2012. Ore 14:29
Giorgio Bongiovanni
Stigmatizzato


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Documenti connessi:

OLTRETEVERE IL BRACCIO DI FERRO TRA MAGISTRATURA ITALIANA
E ISTITUTO OPERE RELIGIOSE
La guerra sulla trasparenza e la vendetta di Bertone

L’uomo dell'antiriciclaggio che finisce intercettato in un'indagine per riciclaggio. È questo il paradosso dell'ex presidente IOR Ettore Gotti Tedeschi, tuttora presidente del Banco Santander Consumer e procuratore in Italia della holding spagnola Banco Santander S.A. I pubblici ministeri di Napoli sono arrivati a perquisire la casa e l'ufficio del banchiere in un momento molto particolare della vita di questo 67enne che vanta un rapporto personale con il Papa e ottime entrature nell'Opus Dei. Gotti Tedeschi ha cercato di promuoversi in questi mesi con i suoi amici che controllano l'informazione italiana, e in parte è stato realmente l'alfiere della trasparenza bancaria nella battaglia che si è svolta nelle segrete stanze vaticane e che ha visto contrapposte due anime. La prima favorevole a una maggiore trasparenza e collaborazione con l'autorità giudiziaria italiana, rappresentata da Gotti Tedeschi stesso nello IOR e dal duo composto dal presidente dell'autorità antiriciclaggio vaticana, il cardinale Attilio Nicora, e dal direttore dell'AIF, l'avvocato Francesco De Pasquale. L'altra, che invece era contraria a fornire informazioni alla Banca d'Italia e ai pm italiani sui movimenti dei conti IOR precedenti al 2011, guidata invece dal Segretario di Stato Tarcisio Bertone, dal direttore generale dello IOR Paolo Cipriani e dai due potenti avvocati del Vaticano, l'americano Jeffrey Lena e l'italiano dello studio Grande Stevens, Michele Briamonte. Al di là delle dotte motivazioni giuridiche e dei carteggi pubblicati dal Fatto in esclusiva (un memo di Gotti Tedeschi, una lettera del cardinale Attilio Nicora e un parere del presidente del Tribunale del Vaticano) al centro della contesa c'era una questione concreta: la trasparenza sui reali intestatari dei miliardi di euro passati dall'Istituto Opere di Religione, in passato usato da dittatori, faccendieri e mafiosi per schermare i loro fondi.

Gli archivi “schermati”
Gotti Tedeschi, soprattutto dopo essere stato iscritto nel registro degli indagati della Procura di Roma per violazione della normativa antiriciclaggio, aveva spinto sugli uomini vicini al Papa perché prevalesse la linea dell'apertura degli archivi dello IOR, che opera schermando i reali beneficiari dei fondi trasferiti sotto il suo nome. Una prassi gradita ai 40 mila correntisti che però è finita nel mirino della Banca d'Italia e della Procura di Roma. Nel settembre 2010 lo IOR si è visto sequestrare 23 milioni di euro in partenza verso la Jp Morgan Franco-forte (20 milioni) e la Banca del Fucino (3 milioni di euro) sui quali non voleva fornire informazioni alle autorità italiane .

Il presidente Gotti Tedeschi e il direttore generale, Paolo Cipriani, sono stati indagati dal pm Stefano Rocco Fava e dal procuratore aggiunto Nello Rossi per violazione della normativa antiriciclaggio e da allora è partita una lunga partita a scacchi tra Stato Vaticano e l'Italia. La prima mossa è stata fatta a sorpresa dal Papa: il 30 dicembre 2010 è stata approvata la normativa “per la prevenzione e il contrasto delle attività illegali in campo finanziario”. Quella legge istituiva in Vaticano l’Autorità di informazione finanziaria (AIF), per il contrasto del riciclaggio e prevedeva per questa autorità modellata sull'UIF italiana la possibilità di effettuare ispezioni sui conti IOR e di comunicare i risultato all'UIF stessa, che poi li avrebbe girati ai magistrati. Si trattava di una vera e propria rivoluzione: la Procura di Roma avrebbe potuto conoscere il reale intestatario, per esempio, dei fondi girati da un mafioso mediante un conto IOR (usato per schermarne la proprietà reale) su un conto di un insospettabile, semplicemente mediante una richiesta di informazioni dall'UIF all'AIF. Inizialmente le cose avevano funzionato bene. Dopo la prima risposta positiva dall'AIF all'UIF, la Procura di Roma aveva dissequestrato i 23 milioni che avevano dato origine alla vertenza nel maggio 2011 perché: “L’AIF ha già iniziato una collaborazione con l’UIF fornendo informazioni adeguate su di un’operazione intercorsa tra IOR e istituti italiani e oggetto di attenzione”.

Cancellati i poteri d’ispezione
Ottenuto il dissequestro, la Segreteria di Stato ha ingranato la retromarcia. Il 25 gennaio 2012 è stata approvata una nuova direttiva che cancella i poteri di ispezione dell'AIF e li subordina nell'ordine a un nulla osta della Segreteria di Stato ai regolamenti (mai emanati) della Commissione Pontificia e a un protocollo di intesa UIF-AIF che, anche per le diffidenze italiane, non è mai stato siglato. La retromarcia del Vaticano è stata prontamente segnalata dalla Procura di Roma alla quinta divisione sulla prevenzione antiriciclaggio del ministero dell'Economia italiano, guidata da Giuseppe Maresca.
In quel momento decisivo, Ettore Gotti Tedeschi si è schierato contro la linea della chiusura benedetta dal cardinale Tarcisio Bertone. Una scelta che potrebbe essergli costata la poltrona di presidente dello IOR.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/06/ior-la-guerra-sulla-trasparenza-e-la-vendetta-di-bertone/253901/

IL BANCHIERE SOTTO CHOC: “HO PENSATO CHE QUALCUNO FOSSE VENUTO A SPARARMI”
Di Andrea Tornelli

PIACENZA. L’ ampio cortile interno, così simile a un chiostro dei palazzi vaticani, era ancora avvolto nell’oscurità alle 5.25 di ieri mattina, quando Ettore Gotti Tedeschi, con la valigia in mano, ha sceso l’ultimo gradino del grande scalone e si è avviato verso la macchina. Doveva partire per Milano, come al solito prima dell’alba. Cinquanta minuti di viaggio, lettura dei giornali, messa quotidiana alle 8. Poi nel pomeriggio, doveva prendere un treno per Roma. Tra le carte che portava con sé, anche un documentato memoriale che avrebbe voluto consegnare a Benedetto XVI, per ricostruire le ultime vicende che hanno portato al suo clamoroso licenziamento dallo Ior.

Appena arrivato all’automobile, li ha visti: quattro uomini lo stavano aspettando. Il maresciallo ha infilato la mano nella giacca, per estrarre il distintivo da carabiniere. Questione di un attimo. «Ho creduto che fossero venuti a spararmi...».
L’ormai ex banchiere di Dio, per una frazione di secondo ha temuto il peggio. Gli hanno mostrato l’ordinanza per la perquisizione, gli hanno fatto capire che doveva cambiare i suoi programmi per la giornata, rinunciando alla trasferta romana. Gotti Tedeschi, con il volto terreo, ha letto velocemente quel foglio. Poi ha urlato il nome della moglie: «Francesca!».

Due settimane fa, la clamorosa sfiducia del board della banca vaticana, seguita da un comunicato durissimo e per nulla in linea con lo stile della Santa Sede. Un comunicato moralmente e professionalmente devastante. E ora questa nuova, inaspettata tegola sulla testa. Perquisizione, ma senza essere indagato. L’inchiesta della Procura di Napoli non ha nulla a che vedere con le vicende della banca vaticana. «Quando è salito, accompagnato da tre carabinieri era sconvolto – racconta alla Stampa la moglie del banchiere, una signora distinta e affabile – per fortuna che io ho mantenuto la calma. Mi ero svegliata alle quattro, senza riuscire più ad addormentarmi. Avevo detto il rosario. Ero davvero serena».

L’abitazione di via Verdi, a due passi dal teatro municipale, si trova nel cuore antico di Piacenza. Il salotto di casa è una galleria di quadri d’epoca, quasi tutti a soggetto religioso. Su uno dei tavoli, le foto dei cinque figli sono appaiate a quella che ritrae i coniugi Gotti Tedeschi a un’udienza con Papa Ratzinger. Sulla destra, una porta conduce al piccolo studio del banchiere. Una stanzetta triangolare, stretta, monacale, con uno scrittoio in legno scuro non più grande di un vecchio banco di scuola, e una finestra piccolissima di fronte. È pieno zeppo di giornali, articoli, riviste, testi di conferenze, agende. È in questo spazio angusto che durante il fine settimana, dopo aver spento il cellulare, il banchiere cattolico si è messo a ricostruire passo dopo passo i suoi tre anni alla presidenza dello IOR nella memoria che avrebbe voluto portare a Roma, convinto che la sua uscita di scena sia legata alle discussioni sulle nuove norme antiriciclaggio e alle vicende del tentato salvataggio dell’ospedale San Raffaele.
Ed è da lì che la perquisizione è iniziata. I carabinieri, in contatto telefonico pubblico ministero Vincenzo Piscitelli, hanno cominciato a rovistare ogni carta, in cerca di lettere o email scambiate con Giuseppe Orsi. Ne hanno trovata una nella quale l’amministratore delegato di Finmeccanica manifestava solidarietà a Gotti dopo la brusca interruzione del suo servizio Oltretevere. Entrambi piacentini, entrambi nati nel 1945, Gotti e Orsi si conoscono e si stimano da tempo e qualche volta si sono frequentati con le rispettive famiglie.

I militari inviati dalla Procura di Napoli hanno aperto le valigette ventiquattr’ore dove Gotti Tedeschi conserva meticolosamente da decenni le matrici dei suoi libretti di assegni. Poi hanno aperto una piccola cassaforte, dove insieme a un paio di gioielli erano conservati i rogiti delle case di famiglia.

Quando ormai il sole era spuntato, la perquisizione si è spostata per breve tempo nella casa di San Polo, paesino a dieci chilometri da Piacenza, dove la famiglia possiede una casa di campagna. Ma lì non c’è studio, né ci sono carte, tutto si è chiuso in fretta. Nel frattempo, i carabinieri si presentavano anche nell’ufficio milanese del banchiere, a due passi dal teatro della Scala, dove ha sede la rappresentanza del Banco Santander. Alle 10.30 la perquisizione nell’abitazione di via Verdi si è conclusa. Gotti è salito in macchina con gli investigatori ed è partito per Milano, dove Piscitelli lo attendeva per ascoltarlo. Alle 17.30 un SMS alla moglie, preoccupata per il protrarsi dell’interrogatorio: «Ho chiesto di interrompere, continuiamo domani. Mi riaccompagna a casa l’avvocato…».
La Stampa 6 giugno 2012

IL MEMORIALE GOTTI TEDESCHI “VOGLIONO UCCIDERMI”

In casa dell’ex presidente dello Ior, carabinieri e pm trovano un dossier-bomba riservato agli amici: “Se mi ammazzano, qui ho scritto il perché. In Vaticano ho visto cose da aver paura”
di Marco Lillo
Ettore Gotti Tedeschi temeva di essere ucciso e aveva preparato un memoriale con tutti i segreti appresi nella sua attività di presidente dello Ior

“SE MI AMMAZZANO CERCATE IN QUESTE CARTE”
Lo Ior e Finmeccanica: il memoriale di Gotti Tedeschi I segreti,
i dossier e il fantasma di Roberto Calvi
di Marco Lillo

Ettore Gotti Tedeschi temeva di essere ucciso e aveva preparato - come polizza sulla vita - un memoriale sui i segreti dello IOR. L’ex presidente della cosiddetta banca vaticana, dal settembre 2009 al maggio 2012, aveva consegnato un paio di esemplari del dossier agli amici più fidati, con una postilla a voce: “Se mi ammazzano, qui dentro c’è la ragione della mia morte”. Martedì scorso, una copia del dossier sullo IOR è stata trovata dagli uomini del capitano Pietro Raiola Pescarini, il comandante del Nucleo Operativo del NOE, quando i Carabinieri dell’ambiente hanno perquisito l’abitazione di Gotti su delega della Procura di Napoli. Proprio per approfondire il contenuto del dossier sullo IOR ieri sono decollati alla volta di Milano i vertici della Procura di Roma. I quattro pm, Giuseppe Pignatone e Nello Rossi di Roma, Henry J. Woodcock e Vincenzo Piscitelli di Napoli, hanno interrogato per tre ore e mezza l’ex presidente dello IOR, visibilmente impressionato dalle informazioni raccolte dagli investigatori, anche grazie alle intercettazioni.

I pm sono in possesso persino di conversazioni che riguardano il segretario del Papa, Georg Ganswein e il Segretario di Stato Tarcisio Bertone, su argomenti delicatissimi. Inoltre a casa di Gotti Tedeschi sono stati trovati una serie di dossier su personaggi importanti che potrebbero avere avuto rapporti con il banchiere e con lo IOR. Centinaia di pagine che sono state fotocopiate, nome per nome, dossier per dossier, e consegnate ai pm romani. Al termine di questo primo interrogatorio, che si è tenuto nella caserma del NOE immersa nel verde di via Pasuvio, alla periferia di Milano, concluso alle 18 anche per la stanchezza di Gotti Tedeschi, i magistrati si sono aggiornati a nuovi separati appuntamenti con il banchiere nella veste di indagato a Roma e di testimone a Napoli. I pm di Roma hanno preso le carte attinenti alla loro indagine sulla violazione formale delle norme antiriciclaggio da parte dello IOR che sonnecchiava da un anno e mezzo, dopo il dissequestro di 23 milioni dello IOR, e che sembrava destinata all’archiviazione, per Ettore Gotti Tedeschi.
La svolta è arrivata dopo le perquisizioni ordinate all’insaputa della Procura di Roma che indagava sullo IOR dal 2010. Dopo l’interrogatorio di martedì condotto dai pm di Napoli (che dovrebbero indagare su Finmeccanica) era montata una certa “sorpresa” dei titolari dell’inchiesta romana, il procuratore aggiunto Nello Rossi e il sostituto Stefano Rocco Fava. Una serie di telefonate tra due magistrati di grande esperienza come il procuratore di Roma Giuseppe Pignatone e il reggente della Procura di Napoli, Alessandro Pennasilico, avevano stemperato gli animi. Martedì sera è stato organizzato un interrogatorio congiunto di Gotti Tedeschi nella veste di indagato alla presenza del suo avvocato. Le carte trovate a casa di Gotti sono considerate di grande rilievo investigativo. Non capita tutti i giorni che un procuratore capo di Roma, per di più protetto con il massimo grado di allerta per le sue inchieste a Palermo e Reggio, si sposti in aereo dalla sera alla mattina. E non capita tutti i giorni che si faccia accompagnare dal comandante del Noe dei Carabinieri, il colonnello Sergio De Caprio, alias Ultimo.
Così (insieme con Nello Rossi) il procuratore che ha arrestato Provenzano e il carabiniere che ha messo i ceppi a Riina, sono volati a Milano per interrogare, non Matteo Messina Denaro, ma l’ex banchiere del Papa.

L’odore dei soldi
Un risultato inatteso dell’azione dei pm partenopei Vincenzo Piscitelli, Henry John Woodcock e Francesco Curcio che ex ante cercavano le prove del riciclaggio della presunta mazzetta da 10 milioni di euro, in ipotesi girata dal presidente di Finmeccanica Giuseppe Orsi alla Lega Nord e a Cl in occasione della vendita da 560 milioni di 12 elicotteri della controllata Agusta-Westland, al Governo Indiano. Le carte sullo IOR sono emerse a sorpresa inseguendo questa mega-tangente, negata dai protagonisti, che per ora esiste solo nei racconti dell’ex direttore centrale Finmeccanica Lorenzo Borgogni. Indagando su Orsi, i pm napoletani si sono imbattuti nei primi mesi dell’anno nel suo amico Gotti Tedeschi che proprio in quel momento era al centro di uno scontro di potere epocale all’ìnterno del Vaticano. Se Orsi confidava a Gotti Tedeschi i suoi problemi con le inchieste giudiziarie, l’amico banchiere aveva problemi ben maggiori all’interno del Vaticano. Nelle sue lunghe conversazioni di questi giorni con gli amici Gotti Tedeschi aveva confidato di avere scoperto in Vaticano cose di cui aver paura. Stimava sempre il Papa ma si fidava ormai di pochissime persone Oltretevere, come il presidente dell’AIF, l’Autorità Antiriciclaggio con la quale aveva cercato di fare sponda per aprire gli archivi segreti dello IOR, il Cardinale Attilio Nicora. E poi il segretario del Papa George Ganswein, al quale cercava di spiegare perché la linea del segretario di stato Tarcisio Bertone, contraria ad aprire all’autorità giudiziaria italiana i segreti dei conti IOR, fosse miope e sbagliata. “Se seguiamo la linea di Bertone, non usciremo mai dalla black list”, spiegava ai suoi interlocutori Gotti Tedeschi, aggiungendo che forse era proprio quello che volevano i cardinali. Perché così potevano continuare a nascondere la verità alle autorità italiane. La sensazione è che Gotti Tedeschi nella contesa dello IOR, almeno da quanto emerso dagli atti di indagine dei magistrati napoletani, abbia svolto un ruolo positivo, opponendosi alle lobby contrarie alla trasparenza. E forse anche per questo temeva per la sua vita.

La scorta
Si potrebbe pensare a un eccesso di preoccupazione dettata dallo stress se non fosse per i precedenti sinistri. Gotti Tedeschi era soprannominato “il banchiere del Papa” e temeva di fare la fine del “banchiere di Dio”: Roberto Calvi, ucciso e impiccato con una messinscena al ponte dei Frati neri di Londra. Negli ultimi mesi Gotti Tedeschi aveva assoldato una scorta privata e si era rivolto a un’agenzia di investigazione per avere protezione. Sapeva bene però che i vigilantes non rappresentavano per lui una garanzia di sopravvivenza. La sua polizza sulla vita erano le carte che aveva maneggiato, i segreti che custodiva.
Per questa ragione aveva stilato il memoriale. Non immaginava però che sarebbe finito nelle mani della giustizia italiana.
IL FATTO QUOTIDIANO 7 GIUGNO 2012


IOR, GOTTI TEDESCHI VOLEVA INVIARE IL DOSSIER AL PAPA
Ai pm le mail con Bertone e sui conti della mafia

ROMA — Aveva tre destinatari il memoriale preparato dal banchiere Ettore Gotti Tedeschi «se dovesse succedermi qualcosa». E una copia doveva arrivare al Papa attraverso monsignor Georg Gaenswein. In tutto sono circa duecento pagine: un'introduzione di due cartelle, decine e decine di mail e altri appunti inseriti tra gli allegati, alcune pagine dell'agenda personale che documentano incontri e colloqui. In quelle carte sono indicati «gli amici e i nemici» dell'ex presidente dello Ior.
Ci sono le richieste di aiuto presentate nei momenti di difficoltà a numerose persone, comprese quelle più vicine al Pontefice come monsignor Gaenswein. Ci sono i resoconti degli scontri avuti con il cardinale Tarcisio Bertone e soprattutto con il direttore generale dell'Istituto per le Opere di Religione, Paolo Cipriani. Perché anche durante l'interrogatorio con i magistrati romani — il procuratore Giuseppe Pignatone e l'aggiunto Nello Rossi — Gotti ha ribadito di essere sempre stato «osteggiato perché volevo la trasparenza, soprattutto su alcuni conti». Un riferimento neanche troppo velato ad alcuni depositi «cifrati» che potrebbero essere in realtà riconducibili a esponenti della criminalità organizzata. E proprio questo spiegherebbe i timori che Gotti ha esternato prima a persone fidate e poi ai pubblici ministeri motivando la sua scelta di collaborare dopo il sequestro del memoriale: «Temo per la mia vita».

L'armadio con 47 faldoni
Dell'esistenza del memoriale Gotti aveva parlato nei giorni scorsi con alcune persone. È possibile che uno di questi telefoni fosse intercettato e che in questo modi i magistrati abbiano scoperto l'esistenza del carteggio. All'alba di martedì, quando i carabinieri del Noe sono entrati nel suo ufficio di Milano e nella sua casa di Piacenza per ordine della procura di Napoli, lo hanno sequestrato insieme ad altri documenti. Complessivamente, specifica l'avvocato Fabio Palazzo «si tratta di 47 faldoni che erano stipati in un armadio» e riguarderebbero anche le attività svolte quando era al vertice della Banca Santander, i contratti di finanziamento per le aziende del gruppo Finmeccanica, altri rapporti commerciali che passano proprio dallo Ior ma che nulla avrebbero a che vedere con il periodo durante il quale Gotti rivestiva la carica di presidente.
Quando gli viene chiesto conto del carteggio che secondo alcune indiscrezioni Gotti avrebbe addirittura voluto consegnare al Pontefice il banchiere chiarisce: «Ne avevo affidato una copia alla mia segretaria e le avevo detto che se mi fosse accaduto qualcosa avrebbe dovuto consegnarlo ad alcune persone che le avevo indicato: un mio amico, il giornalista Massimo Franco e un avvocato». Effettivamente una seconda copia viene consegnata ai carabinieri proprio dalla segretaria e Gotti esclude che in circolazione ce ne possano essere delle altre.


Lo scontro sui conti segreti
Ai magistrati romani Gotti chiarisce, come del resto aveva già fatto in passato dopo il sequestro dei 23 milioni transitati per lo Ior, che «io sono sempre stato al vertice, dunque non mi occupavo della gestione dei conti». Non nega però di non aver ottenuto risposta quando aveva chiesto di sapere a chi fossero intestati alcuni depositi che risultavano registrati in maniera cifrata. Un netto rifiuto era stato opposto dal direttore generale Cipriani «che è sempre stato contrario alla linea di trasparenza che volevo intraprendere». Il sospetto è che in realtà su quei conti ci siano soldi della mafia e proventi di altre attività illecite, comprese le tangenti pagate a politici e alti funzionari dello Stato. Ed è proprio per questo che Gotti evidentemente temeva «per la mia vita, ho paura che possano ammazzarmi».
Nell'introduzione del memoriale Gotti elenca «i passi da fare per entrare nella "White List" dell'Unione Europea» e le personalità che si oppongono. In questo contesto cita il cardinale Tarcisio Bertone, gli «altri oppositori», ma anche coloro che lo appoggiano, e allega le mail con i collaboratori di Benedetto XVI.
Molto altro si potrà scoprire analizzando il contenuto dei suoi computer. I magistrati hanno già copiato l'intero archivio informatico che sarà esaminato nei prossimi giorni alla presenza del legale e di un consulente. Poi Gotti dovrebbe essere nuovamente interrogato sia dai pubblici ministeri romani, sia dai napoletani. La sua collaborazione viene ritenuta preziosa, ma gli inquirenti appaiono convinti che i documenti consegnino elementi importanti per ricostruire numerose operazioni sospette.
Fiorenza Sarzanini
fsarzanini@corriere.it
8 giugno 2012 – Corriere della Sera


"SORPRESA E PREOCCUPAZIONE"
Santa Sede su Gotti Tedeschi: rispettare le prerogative sovrane

Città del Vaticano, 08-06-2012
La Santa Sede ha appreso con "sorpresa e preoccupazione le recenti vicende in cui è stato coinvolto il Prof. Gotti Tedeschi. Ripone nell'autorità giudiziaria italiana la massima fiducia che le prerogative sovrane riconosciute alla Santa Sede dall'ordinamento internazionale siano adeguatamente vagliate e rispettate". Lo afferma una nota del Vaticano
La S.Sede ribadisce che "la mozione di sfiducia" nei confronti di Gotti Tedeschi del Consiglio di Sovrintendenza" dello Ior è stata "fondata su motivi oggettivi, attinenti alla governance dello Ior, e non determinata da una presunta opposizione alla linea della trasparenza, che anzi sta a cuore alle Autorità della S.Sede, come all'Istituto stesso".
La Santa Sede, e' detto in una nota diffusa dalla Sala Stampa vaticana, "conferma inoltre la sua piena fiducia nelle persone che dedicano la loro opera con impegno e professionalita' all'Istituto per le Opere di Religione e sta esaminando con la massima cura l'eventuale lesivita' delle circostanze, nei confronti dei diritti propri e dei suoi organi".
http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=166111


IL DOSSIER SEGRETO NELLE MANI DEL PAPA
La guerra dello Ior e la paura di Gotti Tedeschi di essere ucciso:
“Consegnate il mio memoriale a Benedetto XVI”
di Marco Lillo

Se mi succede qualcosa fate arrivare questo memoriale con tutte le carte allegate sulle questioni di cui mi sono occupato negli ultimi tempi al mio amico avvocato (...), al giornalista del Corriere della Sera, Massimo Franco e anche al Papa, tramite il suo segretario don Georg Ganswein. Queste erano le volontà apposte a margine del memoriale scritto da Ettore Gotti Tedeschi e trovato a Milano dai pm di Napoli. L’ex presidente dello IOR, rimosso all’improvviso dall’incarico era impaurito per la sua vita. Durante la battaglia durissima che lo aveva contrapposto alla Segreteria di Stato sulla questione della normativa anti-riciclaggio aveva consegnato alla sua segretaria una copia del memoriale con le carte più scottanti.

Oltre all’originale, trovato in casa del banchiere a Piacenza, i Carabinieri del Noe coordinati dal capitano Pietro Raiola Pescarini, martedì hanno trovato una seconda copia nell’ufficio di Gotti Tedeschi presso la sede del Banco Santander di Milano in via Boito, a due passi dalla Scala.

I Carabinieri sono sobbalzati leggendo l’appunto: Gotti Tedeschi temeva davvero di potere essere ucciso. Lo si comprende dal livello dei destina-tari del dossier che aveva preparato per spiegare le ragioni di un’eventuale morte sospetta.

Il banchiere pensava di far conoscere all’opinione pubblica i retroscena delle lotte intestine del Vaticano mediante uno dei giornalisti più importanti del Corriere della Sera come Massimo Franco.

Il notista del principale quotidiano italiano negli ultimi tempi si era occupato a più riprese di Gotti e del Vaticano. Il giorno dopo la perquisizione era uscito sul Corriere un suo articolo nel quale si legge: “Gotti Tedeschi conosce ogni documento e i suoi avversari sanno che sa. Forse la spiegazione più plausibile è che aspetta un cenno dal Papa”.

E proprio al Papa, Gotti voleva fosse consegnato il memoriale che in realtà si compone solo di due pagine più decine di fogli allegati che ne costituiscono la parte più esplosiva. Nell’introduzione sono schematizzati gli avvenimenti più delicati nei quali il banchiere aveva avuto un ruolo di protagonista o di testimone. In corrispondenza di ogni passaggio delicato, nel breve memoriale c’era un rimando a un documento o a un appunto che precisava nel dettaglio gli avvenimenti sommariamente descritti. I magistrati di Napoli hanno sequestrato nell’ufficio del Santander, oltre ai contratti dei finanziamenti elargiti dalla banca spagnola a Finmeccanica, anche un intero armadio contenente 47 faldoni, più due computer. Tutto questo materiale è stato sigillato ed è a disposizione degli inquirenti che però ne prenderanno visione solo nei prossimi giorni, alla presenza del difensore e dei suoi consulenti.

L’inchiesta dei pm napoletani Vincenzo Piscitelli, Henry John Woodcock e Francesco Curcio riguarda le presunte mazzette pagate secondo l’accusa (partita dalle rivelazioni dell’ex direttore centrale di Finmeccanica Lorenzo Borgogni) a Lega e Cl in occasione della vendita al governo indiano di 12 elicotteri Agusta Westland nel 2010. E per questa ragione tutte le carte che, invece, sono inerenti allo IOR, saranno trasmesse alla Procura di Roma dove è aperto dal 2010 un fascicolo che vede indagati il presidente Gotti Tedeschi e il direttore generale Paolo Cipriani per violazione della normativa anti-riciclaggio. Da questa indagine ne è nata una seconda che vede indagati alcuni prelati per riciclaggio ma non il presidente Gotti Tedeschi. Proprio su questo secondo filone si concentrano il procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone, l’aggiunto Nello Rossi e il sostituto Stefano Fava. E, proprio nell’ambito di questa indagine per riciclaggio, Gotti Tedeschi sta collaborando. L’ex presidente dello IOR non aveva un ruolo operativo e infatti a lui si contesta solo la violazione minore degli obblighi formali e non i singoli episodi, puniti più pesantemente, di presunto riciclaggio. Gotti ha accettato di parlare mercoledì scorso con i pm romani che avevano la copia del memoriale e delle lettere trovati dai colleghi napoletani sul tavolo.

L’avvocato Fabio Palazzo però precisa che nel memoriale “Gotti Tedeschi non fa riferimento a nessun caso di riciclaggio, ma parla di come risolvere problemi relativi ai conti, adottando adeguate procedure anti-riciclaggio, che se applicate, avrebbero consentito al Vaticano di entrare nella white list, e che qualcuno aveva ostacolato, o comunque ne aveva criticato l'applicazione”. Per il legale dell’ex presidente dello IOR “Gotti Tedeschi non era a conoscenza di nessun caso di riciclaggio”.
IL FATTO QUOTIDIANO 8 GIUGNO 2012


«LO IOR E I CONTI DEI POLITICI CHIESI NOTIZIE, INIZIÒ LA GUERRA»
Il memoriale di Gotti: ecco i nomi dei miei nemici

ROMA — Ha una precisa data di inizio la guerra interna allo Ior che si è conclusa con il licenziamento del presidente Ettore Gotti Tedeschi. Ed è lo stesso banchiere a fissarla nel memoriale che aveva affidato alla sua segretaria chiedendole di consegnarlo a tre persone «se dovesse succedermi qualcosa» e che voleva far avere anche al Papa. «Tutto è cominciato - scrive - quando ho chiesto di avere notizie sui conti che non erano intestati ai prelati». Depositi riconducibili a politici, faccendieri, costruttori, alti funzionari dello Stato. Ma anche a personaggi ritenuti prestanome dei boss della criminalità, come emerge da un'inchiesta avviata dalla procura di Trapani secondo cui all'Istituto per le Opere religiose potrebbero essere arrivati addirittura parte dei soldi del latitante Matteo Messina Denaro.
Nel dossier il banchiere sottolinea le forti resistenze incontrate e poi indica due persone che sarebbero in cima alla lista dei suoi nemici: il direttore generale dello Ior Paolo Cipriani e il giovane manager Marco Simeon, direttore di Rai Vaticano e responsabile delle relazioni istituzionali e internazionali di viale Mazzini, ritenuto uomo di fiducia del cardinale Tarcisio Bertone. E sono in molti a leggere nella nota ufficiale della Santa Sede che evidenzia «le prerogative sovrane riconosciute alla Santa Sede dall'ordinamento internazionale siano adeguatamente vagliate e rispettate» un avvertimento allo stesso Gotti. Una sorta di invito a non svelare, nella sua collaborazione con gli inquirenti, nulla che riguardi quanto accaduto all'interno delle mura leonine. Ma anche un altolà ai magistrati perché non sia utilizzato alcun documento ufficiale del Vaticano.
I nemici interni
Il sequestro del dossier composto da lettere, mail, appunti e resoconti di incontri che il banchiere ha raccolto nei due anni e mezzo trascorsi al vertice dello Ior certamente spaventa le alte gerarchie ecclesiastiche anche per le ripercussioni che può avere con la pubblicazione di nuovi atti. Nelle carte portate via dall'ufficio del banchiere i nomi dei suoi «nemici» ricorrono spesso. Non è un mistero che i rapporti con Cipriani non siano mai stati idilliaci e queste frizioni emersero già all'inizio dell'indagine avviata dalla procura di Roma che aveva disposto il sequestro di 23 milioni di euro transitati su un conto Ior ipotizzando nei confronti di entrambi l'accusa di riciclaggio. Dopo una atteggiamento iniziale di chiusura, Gotti si sarebbe mostrato disponibile alla collaborazione, mentre il direttore generale avrebbe ribadito la sua contrarietà a fornire elementi utili a individuare i titolari dei depositi e si sarebbe sempre espresso in maniera negativa sulla possibilità di fornire indicazioni anche su conti correnti che non risultano più attivi ma per i quali si potrebbero ricostruire le movimentazioni pregresse.
Un atteggiamento condiviso — sempre secondo Gotti — da Bertone e nelle carte il banchiere evidenzia l'avversità nei suoi confronti di Simeon, che nonostante abbia solo 33 anni è già stato responsabile delle relazioni istituzionali di Capitalia e Mediobanca. E vanta ottimi rapporti con il faccendiere Luigi Bisignani e con alcuni alti funzionari finiti agli arresti per corruzione nell'indagine sugli appalti dei Grandi eventi come l'ex provveditore alle opere pubbliche, Angelo Balducci. Sono tutti titolari di conti presso lo Ior e le verifiche patrimoniali effettuate nel corso delle inchieste avevano mostrato flussi di denaro che certamente transitavano su questi depositi.
I soldi della mafia
Una storia simile a quella scoperta dalla Procura di Trapani che agli inizi di maggio aveva inviato una rogatoria alla Santa Sede per chiedere elementi su due conti correnti da don Ninni Treppiedi, ex gestore delle casse della Curia ed ex fedelissimo del vescovo Francesco Miccichè, indagato per una serie di ammanchi. Il prete è stato sospeso a divinis, mentre l'alto prelato è stato sollevato dall'incarico «per non aver vigilato sull'operato del suo sottoposto». In realtà aveva iniziato a collaborare con i pubblici ministeri e c'è chi ritiene che sia questo il vero motivo della rimozione. Nell'istanza trasmessa alle autorità vaticane vengono specificati i motivi di necessità per l'accesso alla movimentazione dei due depositi ma non è esplicitato il sospetto che ha preso corpo nelle ultime settimane secondo il quale quei soldi sarebbero serviti a riciclare anche denaro proveniente da Matteo Messina Denaro.
Oltre agli ammanchi della Curia, l'indagine si concentra su una serie di investimenti immobiliari e vendite di beni ecclesiastici che potrebbero nascondere il passaggio di soldi a prestanome e la necessità di «ripulirli» attraverso il transito su società e istituti di credito non accessibili ai controlli diretti, come appunto è lo Ior. Adesso bisognerà scoprire se davvero, come lui stesso avrebbe sostenuto, Gotti aveva manifestato la volontà di assecondare almeno in parte le richieste delle autorità italiane. Oltre ai conti finiti nell'inchiesta di Trapani ci sono infatti una decina di operazioni sospette segnalate alla procura di Roma e sulle quali sta già svolgendo accertamenti la Guardia di finanza. Movimentazioni che portano proprio ai conti Ior intestati a preti e suore.
Fiorenza Sarzanini
fsarzanini@corriere.it
Corriere della Sera


IL VATICANO: FIDUCIA CHE I PM RISPETTINO LA NOSTRA SOVRANITÀ
Richiamo alle norme internazionali

ROMA — La Santa Sede scende in campo con decisione sulla vicenda Ior-Gotti Tedeschi. Con un comunicato stringato diramato ieri in serata dalla sala stampa diretta da padre Federico Lombardi, che non lascia spazio a repliche, il Vaticano si è espresso ufficialmente dopo tre giorni di silenzio sulle perquisizioni, gli interrogatori e i sequestri di documenti che sono stati eseguiti nei confronti dell'ex presidente dello Ior, da parte delle Procure della Repubblica di Napoli e di Roma. Dieci righe in tutto, articolate in tre punti, in cui viene ricordato ai pm italiani che la Santa sede è uno stato sovrano e i suoi funzionari e documenti godono delle conseguenti protezioni e immunità. La Santa Sede esprime fiducia che i pm rispettino il diritto sovrano, difende il vertice dell'Istituto, e ribadisce che la destituzione di Gotti non è legata in nessun caso alla trasparenza, ma a motivi oggettivi di non aver saputo svolgere il suo ruolo.
Il Vaticano fa sapere di aver «appreso con sorpresa e preoccupazione le recenti vicende in cui è stato coinvolto il professor Gotti Tedeschi». Ma al riguardo il comunicato mette in evidenza, subito dopo, la delicata questione della giurisdizione, lì dove sostiene che «la Santa Sede ripone nell'autorità giudiziaria italiana la massima fiducia che le prerogative sovrane riconosciute alla Santa Sede dall'ordinamento internazionale siano adeguatamente vagliate e rispettate». Un'affermazione che si spiega con il fatto che è noto che l'ingente quantitativo di materiale sequestrato (47 faldoni di carte che l'ex presidente si era tenuto in casa), oltre al famoso memoriale messo a punto da Gotti sul caso della sua destituzione dall'incarico, e gli interrogatori cui egli è stato sottoposto, hanno a che fare in gran parte con l'attività dello Ior e di altri organi centrali dello Stato Città del Vaticano. Mentre alcuni carteggi riguardano lo stesso Pontefice. Il difetto di giurisdizione penale italiana nel sequestro dei documenti sullo Ior, trae origine dal fatto che lo stesso Ior è stato riconosciuto — con sentenza 17 luglio 1987 della Cassazione nel procedimento per il crack del vecchio Ambrosiano di Roberto Calvi — come ente centrale della Chiesa cattolica in base all'articolo 11 del Trattato del Laterano.
Nel secondo punto del comunicato è contenuta un'aperta difesa, pur senza nominarli, dell'onorabilità di alcuni professionisti che lavorano per lo Ior (gli avvocati Jeffrey Lena e Michele Briamonte), e dei suoi dirigenti (come il direttore generale Paolo Cipriani) che in alcune ricostruzioni finite sui giornali sono stati più o meno velatamente descritti come all'origine del presunto complotto per cacciare Gotti Tedeschi, se non addirittura a metterne in pericolo la vita (prospettando complicità con il crimine organizzato, gruppi di pressione e non limpidi interessi internazionali). La Santa Sede conferma invece «la sua piena fiducia nelle persone che dedicano la loro opera con impegno e professionalità all'Istituto per le opere di religione». Inoltre «sta esaminando con la massima cura l'eventuale lesività delle circostanze, nei confronti dei diritti propri e dei suoi organi». Cioè sta valutando se adire o meno le vie legali per contrastare diffamazioni e calunnie.
Il terzo punto, si ricollega al secondo: «ribadisce, infine, che la mozione di sfiducia adottata nei confronti del professor Gotti Tedeschi da parte del Consiglio di Sovrintendenza è stata fondata su motivi oggettivi, attinenti alla governance dell'Istituto, e non determinata da una presunta opposizione alla linea della trasparenza, che anzi sta a cuore alle Autorità della Santa Sede, come all'Istituto stesso».
Nel memorandum «di sfiducia» votato all'unanimità da tutti i membri del board dello Ior contro Gotti Tedeschi, e ratificato «senza divisioni» dalla Commissione cardinalizia di controllo, il consiglio d'amministrazione della banca ha infatti contestato al banchiere nove punti di gravi inadempienze gestionali, tali da bloccare l'operatività dell'Istituto e rendere difficile il lavoro di adeguamento dello Ior alle normative internazionali e all'ingresso nella white list, oltre all'accusa di non saper giustificare la pubblicazione sui giornali di documenti della banca in suo possesso.
M.Antonietta Calabrò
mcalabro@corriere.it
Corriere della Sera

domenica 27 maggio 2012

Vaticano, ciambellan​o arrestato - Notizie d'intellig​ence e commenti.. "co sta pioggia e co sto vento chi è che bussa a 'sto convento?"

Antipapa (Paolo D'Arpini)


Spy story:

Notizia d'agenzia del 26 maggio 2012: Città del vaticano - “Dopo mesi
di indagini e pedinamenti nelle sale del potere vaticano, il 'corvo',
la spia che aveva sottratto e divulgato documenti segreti che
riguardavano papa Ratzinger e il clero è stato catturato. Si tratta di
Paolo Gabriele, il maggiordomo privato del 'Santo Padre'..”

.......

Commento di Antonio Miclavez: “Avrei un paio di commenti sulla fuga di
notizie del ciambellano del Papa, che ora rischia 30 anni di galera: -
se il Papa è cristiano che lo perdoni; al massimo lo confessi, gli dia
35 padrenostri e lo assolva, se no che cristiano è, il Papa? - se son
trafugate notizie "scomode" vuol dire che erano cose brutte; com'è che
il Papa fa cose brutte? - perché invece di punire chi ha trafugato
cose "brutte" non gli danno un premio e invece puniscono chi le ha
fatte? - qualcuno mi dice finalmente cosa sono queste cose brutte
trafugate? sono proprio curioso..”

...........

Commento di Ubaldo Croce: "...condivido in pieno quanto detto sul Papa
e sul suo (del Papa) ciambellano di corte….Ma temo che il Papa
(proprio perché “tale”) non lo perdonerà…Chissà quante schifezze avrà
scoperto il ciambellano…..E temo (conoscendo come agiscono tra le mura
Leonine) che mai sapremo che cosa contengono quelle carte. Ma credo,
non sia difficile immaginare…."

..........

Commento di Paolo D'Arpini: “.. 'Il vento scuote la casa di dio..'
questa la considerazione del 'santo padre' riportata dai giornali dopo
l'arresto del ciambellano. Mi ha fatto venire in mente la carta dei
tarocchi “Maison Dieu” (La Torre), in cui si vede una piuma che
dall'alto fa precipitare gli abitanti di una torre. Sarà il caso di
pensare che il venticello evocato dal papa sia un “vento divino” che
stia cercando di far pulizia nella “torre del peccato”. Come si fa a
dire che il vaticano è la 'casa di dio'? Non c'è luogo più satanico
sulla faccia del pianeta!”

........

Commento di Giorgio Vitali: "OGNI TANTO EMERGONO QUETE PIACEVOLI
NOTIZIE, MA SOLO QUANDO LA GUERRA ALL'INTERNO DELLO " STATERELLO"
GIUNGE AL CALOR ROSSO. RICORDIAMO CHE IL SISTEMA IN AUGE IN QUESTO
PICCOLO STATO NON è MAI CAMBIATO, ED è SEMPRE STATO QUELLO CHE FU DEI
BENEAMAITI ALESSANDRO VI E DEI DI LUI FIGLI "VALENTINO" E LUCREZIA,
adusi al maneggio facile di mercurio, arsenico ed altri metalli
"nobili". Ed a proposito di metalli nobili voglio far presente che MAI
potremo aspettarci dal "papato" una presa di posizione CONTRO il
potere degli USURAI, essendo questo beneamato "governo" da sempre in
combutta ( anche dal punto di vista religioso e dottrinario) con
coloro che PRESTANO A STROZZO, tanto che un noto papa( Sisto IV) si
era perfino impegnato la TIARA PAPALE. E tuttavia, per costoro, come
ha sottolineato da poco RATTOZINGER, il vento tira nella casa di dio
(NIENTEMENO!).... INDUBBIAMENTE LA GUERRA INTERNA (guerra civile?)
allo STATERELLO è molto forte. Tanto che il pontefice dice che è
scosso dal VENTO DIVINO: a noi spetta solo ricordare che la violenza è
sempre stata intrinseca alla storia del papato.Altrimenti questa
istituzione non si sarebbe retta fino ad oggi. Al contrario di quanto
essi stessi vanno dichiarando essere sopravvissuta per INTERVENTO
DIVINO. (Ma quanti "sopravvissuti" per intervento divino dobbiamo
contare???)"

........

Commento di Giuseppe Turrisi: "Non a caso il vaticano ancora vive
sugli interessi usurai del famoso prestito a Giovanni senza terra"

.............

Commento di Ralf: "E poi come amava ripetere quell'oscuro personaggio (oscuro personaggio? quell'assassino! come lo definiva più schiettamente la moglie di Calvi) Marcincus..."la chiesa non si regge sulle avemarie"
Ma pur considerando che "la casa di dio" sia nient'altro che una SPA di influenza modiale....da qualche altra parte ho letto (e con la testa di rapa che ho, non ricordo dove) che nei progetti degli Illuminati, ci sia anche la sua definitiva, quanto irreversibile disgregazione.
L'unica divinità svetterà sul mondo col potere degli Illuminati.
Quindi noi saremmo gli spettatori di un "piano" che rapidamente decontestualizzerà l'antica tradizione dell'egemonia ecclesiastico. Sbilanciando il mondo cattolico all'evento del nulla.
Potrebbe essere vero. ATTENZIONE:
Lo Stato è sparito.
I carabinieri saranno sostituiti dalla Eurogendfor
I Partiti politici precipitati dalla e per l'evidenza della loropalese inettitudine e corruttibuilità. (lavoretto messo in piedi dalla propaganda pubblica per accogliere consesenso popolare e evidenziare la loro nullità)
Grillo, un finto partito, per accogliere tutti i diseredati, che non sanno più dove cazzo andare e finiscono da lui, allo sbando. Un progettino messo in piedi da Sasoon e soprattutto dalla JP Morgan. E quindi Rokfeller, Rotshild e chissa quale altro incubo di essere si nasconda dietro la loro maschera..
E ora la Chiesa.
Tutte le pedine devono cadere.
Effetto DOMINO.
Effetto DOMINIO!
La corruzione c'è sempre stata. La merda è sempre stata merda, non diventa cioccolata. Il Papa è sempre stato un capo di Stato. Ma ora la chiesa è messa in bell'evidenza agli occhi esterrefatti della popolazione e dei credenti. Dei fedeli. Non vi sembra "STRANO"??????????
Ma non è strano???????????
Ragazzi: l'occidente è finito....non la nosttra italietta che non vale un ciufolo e non se la fila nessuno se non come pista di decollo per gli aerei che vanno a bombardare e uccidere il maggior numero di arabi.
Tutti i capisaldi stanno franando. Rapidamente. Tragicamente.
Chiesa compresa"

venerdì 29 aprile 2011

Libia e Medio Oriente: guerre, ideologie, religioni, movimenti, assestamenti... - Tutto quel che c'è da sapere sulla Quarta Sponda




Ante Scriptum di Giorgio Vitali:

QUESTO ECCEZIONALE ARTICOLO MERITA UN COMMENTO ASSAI LIMITATO. A parte molte considerazioni, da Napolibera già elencate altre volte, alcune di queste trovano conferma in informazioni da me in precedenza acquisite. In particolare, per quanto riguarda l'attentato di Via Rasella di cui si sapeva di tutto e di più. Leggere l'autobiografia di Giorgio Amendola. Pwer quanto riguarda il linciaggio del povero Carretta, occorre aggiungere che TUTTO era stato preordinato, talchè NESSUNO della forza pubblica intervenne in suo aiuto ( carabinieri, polizia, MP e quant'altro...) perchè il tapino, che COMUNQUE era testimone dell'accusa, NON potesse dire chi FU salvato e chi invece fu condannato (tra gli altri Aladino Govoni, figlio del noto poeta). Tra i salvati c'era ovviamente il "muratore di Nizza" noto per essere stato un mandatario di attentati contro il Duce (in concomitanza con l'invio di messaggi di messa in guardia...leggere; "17 colpi", di Amerigo Dumini, edito da Longanesi in più edizioni).D'altronde, il questore Caruso era sicuro di potersi salvare e per questa ragione si era lasciato prendere a Perugia, ove era ricoverato. [Delle cretinate è pieno il mondo].

PER QUANTO RIGUARDA I RAPPORTI CON LA LEGA, è ovvio che in Italia occorre sempre giocare a biliardo. E' sul rinculo della palla battuta che si vince.
In questo caso, l'opposizione della Lega aiuta il Berlusca, e forse anche il Papa, dal dover affrontare una GUERRA ideologica e RELIGIOSA di grande respiro. (A parole da molto tempo dichiarata... ricordiamo che il buon Huntington, nel suo libro su commissione dei Teocons (Scontro di Civiltà) annovera il Cattolicesimo Ortodosso fra i nemici. NON A CASO LA GRECIA è ANNOVERATA FRA I CATTIVI DA PUNIRE DAL PUNTO DI VISTA FINANZIARIO (ma è salvata dalla Cina, vedi il caso...)

CONSIDERAZIONE FINALE: la Lega è fisiologicamente un partito di tentenza europeista. Il richiamo ANCESTRALE dei padani è infatti quello esercitato dal Centro Europa. Leggi: Germania-Austria, e forse RUSSIA. Come avevamo altre volte dichiarato, il quadro geopolitico eurasiatico ritorna prepotentemente alla ribalta della storia, 66 anni dalla morte di Mussolini, che ne fu il più acuto propugnatore. GV.



ITALIA IN LIBIA: ENTRO I CONFINI RIGIDI DELLA '1973-ONU'

Cade come il cacio sui maccheroni, l'opposizione leghista alla guerra di Libia, che sarà espressa anche in un opportuno dibattito parlamentare. In tal modo la missione italiana potrà provare a rimanere entro i confini rigidi della 1973-ONU: che istituisce solo una 'no-fly zone', ma esclude ogni proposito di 'regime change'. Quello che è l'obbiettivo neanche nascosto della coalizione anglo-franco-ameri.com.....per insediare il Libia il potere integralista ed anti-cristiano dei 'salafiti' islamici. Come è già successo in Afghanistan, in Iraq (dove al posto del cristianissimo-cattolico caldeo Tareq Aziz, qual Vice-presidente, siede adesso il fondamentalista Tareq Al Hashemi, dei Fratelli Mussulmani: nemici storici del Nasserismo rivoluzionario, e di ogni nazionalismo arabo anti-inglese), e forse anche in Egitto.

L' Italia infatti per quasi 50 anni ha potuto eludere le pressioni del Grande Sorello atlantico, che ci spingeva ad aderire sempre a nuove guerre di strage e di conquista, in virtù di un 'pactus abditus' stipulato, già del 1944, tra Chiesa e Chiesa.

a) Quella Cattolica e Romana di San Pio XII, Papa Eugenio Pacelli.
b) Quella del 'Comunismo' Nazionale, e del 'Partito Italiano' di Palmiro Togliatti.

Ne abbiamo dettagliatissima testimonianza dalla penna dell' ex-segretario di Togliatti stesso, il memorialista Massimo Caprara.
In un suo libro, 'Paesaggi con figure', edito da ARES nel 1999, un capitolo è dedicato a Don Giuseppe De Luca. Il grande intellettuale, detto 'il Gramsci Vaticano', che stipulò, dietro precisa 'mission' del Papa stesso, un patto col PCI appena rinato in Italia col famoso 'discorso di Salerno' del maggio 1944: però come 'Partito di tipo nuovo' intento a perseguire una 'via Italiana' abbandonando il modello unico del bolscevismo-1917. Che per la verità già Stalin stesso aveva da gran tempo abbandonato, per una nuova strada Patriottica, liquidando la vecchia guardia 'anti-Partito', e, francamente parlando, anche anti-Russa: Trotzki, Zinoviev, Kamenev, e loro 'compatrioti' in generale.

Il contenuto di quell' accordo De Luca-Togliatti, che fu stipulato sulla parola, e soprattutto sfuggendo alla sorveglianza militar-spionistica del Nemico che andava occupando anche Roma, dopo Sicilia e Napoli (come Caprara narra vividamente in stile 'Le Carrè') fu assai presto palese: l' opposizione comunista al Patto Atlantico.

Quella che la Democrazia Cristiana non 'poteva' manifestare, lo faceva il PCI, scendendo nelle strade e nelle piazze al posto di quegli altri: contro la NATO, contro la criminale Guerra di Corea (quando il boia Mac Arthur, che voleva gettare su Pyongyang la bomba nucleare, fu fermato dallo stesso Eisenhower), e contro la mostruosa carneficina 'al napalm' che ha nome eterno: VIETNAM.

Il Vietnam che E' il destino ontologico dell'Impero del Male.... comunque mascherato.

'Il Gioco delle Parti', onde il più debole seppe farsi beffe del Gorilla, consentì una Politica di interesse nazionale che ebbe in Enrico Mattei il massimo interprete: fu l' appoggio del Papa in persona che consentì, all' ingegnere marchigiano, di sorpassare anche la sorda opposizione alla nascente ENI dell'austriacante anti-italiano ALCIDE DE GASPERI, apposto al governo dagli anglo-americani proprio per la sua estraneità, suddito absburgico quale era sempre stato, al tessuto Nazionale. Un Atlantista di ferro, che con lo sciagurato 'Trattato di Pace' stipulato in ginocchio di fronte alle Potenze Nemiche che avevano occupato la penisola, barattò apertamente perfino quel residuo di Sovranità che ci poteva derivare perfino dalla 'co-belligeranza' cosiddetta, del 1943-45, con la sua Valsugana, stabilizzata entro i confini-Nord.


Tutto questo ha retto per ben oltre trent'anni, giungendo infine ai due Trattati 'westfaliani', comunque basati sul Principio di Sovranità e non-ingerenza:

1) quello di Helsinky del 1975, tra le Nazioni Europee, che si stabilizzavano DENTRO i confini usciti dalla guerra: era l' unico modo di FERMARE l'intromissione anglo-americana sul Continente. Un Trattato per il quale si spese la leadership di un Grande Condottiero di Pace, Leonid Breznev, Segretario del PCUS sovietico per quasi vent' anni, dopo la detronizzazione di Kruscev, successiva alla questione 'Missili a Cuba', nel 1962....Mercé la quale Kruscev stesso sperperò, stranamente ingaggiando con gli USA una 'sfida impossibile' al loro blocco navale, la straordinaria vittoria conseguita dal popolo cubano nella Baia di Porci, che avevano sconfitto l' invasione dei mercenari-CIA, appena un anno prima.

2) quello dolorosissimo connesso: il Trattato di Osimo, in quello stesso anno stipulato tra l' Italia e la Jugoslavia dell' agente britannico Josip Broz, detto 'Tito'. Che comportò la rinuncia alle terre italiane (la 'zona B') occupate in Istria dalle truppe del medesimo 'Tito', alla fine del conflitto, con un colpo di mano favorito dalla benevolenza inglese ....

Con questa rinuncia l'Italia pensò, tagliandosi 'una libbra di carne', come capita ad Antonio alle prese con Shylock l'usuraio nel famoso dramma di Shakespeare intitolato il 'Mercante di Venezia' (180 km. da Trieste), di essersi messa al sicuro dalle pretese dell'Impero Unico.


MA NON AVEVA FATTO I CONTI CON LA 'VARIANTE-B.R.LINGUER'....

Enrico B.R.linguer, figlio di Mario, suocero di suo cugino Luigi Manconi che era il capo del servizio militare di Lotta Continua ai tempi del delitto Calabresi, ed oltre, 'si iscrisse alla Direzione del PCi fino da quando portava il grembiulino', come lo definì Pajetta con il tagliente sarcasmo volterriano che fu della sua lingua.
Alludeva, il dirigente comunista, al padre del medesimo soggetto: un 'azionista' di Giustizia e Libertà che nascondeva un agente dello PsyWarfare inglese. Come si vide al 'Processo Caruso', Roma settembre 1944....istruito dal Tribunale delle Epurazioni.
Quando il suo Presidente, Mario B.R.linguer ante-litteram, dietro istruzioni impartitegli dal suo Capo, il colonnello inglese John Pollock, presiedè invitando il pubblico presente, quel dì stranamente foltissimo, a linciare dirattamente il testimone in udienza PEIMA CHE POTESSE DEPORRE: DAVIDE CARRETTA, il Direttore di Regina Coeli durante l' occupazione tedesca. Durante il quale Direttorato si era verificata la famosa 'fuga di Pertini' da quel carcere stesso, alla vigilia dell' attentato di via Rasella e delle conseguenti Fosse Ardeatine. Che gli Alleati avevano certamente 'previsto', se, di concerto col Carretta stesso, e coi tedeschi ugualmente, fecero in modo che il loro uomo a Roma, il 'muratore di Nizza' come egli stesso si definiva, scampasse alla famosa 'Rappresaglia', organizzandone la tòpica 'evasione'.

Dunque, si trattava di eliminare lo scomodissimo 'favoreggiatore', della evasione stessa, e testimone pericoloso, visto che intanto a Roma si era stabilito Palmiro Togliatti, uomo insieme di Stalin e del Papa, pur se per vie traverse.....

Mario B.R.linguer si garantì, con l'eccitare una plebe per bene organizzata, come è visibile dal famoso film girato in quella sede da Luchino Visconti, benemerenze storiche. Fu suo figlio Enrico a beneficiarne. Questi, demagogo astuto ed abilissimo ad ingannare le menti più ingenue, debuttò 'in politica' capeggiando una 'rivolta del pane' cosiddetta, a Sassari, nel 1944, a fascismo caduto da un bel pezzo. Fu, questa pseudo-rivolta 'popolare' , grazie alla quale Enrico il Giovane si guadagnò i galloni di 'martire-antifascista'
IL PRIMO ATTO PUBBLICO DELLA ORGANIZZAZIONE EVERSIVA 'GLADIO' sull' isola che ne è base privilegiata.....Ed i cui fondatori furono: MARIO BERLINGUER STESSO, suo cugino ANTONIO SEGNI (IL presidente-GOLPISTA del 'Piano Solo' 1964), suo cognato SERGIO SIGLIENTI, Presidente dell' IMI, e GIUSEPPE MANCONI, prima che vi aderissero altri più giovani, tra cui spiccò COSSIGA (=Còrsica), anche lui imparentato a tutti gli altri, come da ancestrale abitudine di quelle confraternite.

La fortuna di Enrico nasce nei secondi anni Sessanta, successivamente ad un evento capitale quale fu la Guerra dei Sei Giorni, e poi la cosiddetta 'Primavera di Praga', il Maggio francese, i moti studenteschi a Berlino, Francoforte, Roma, Milano eccetera del 1968. Dappertutto in Europa tranne che a Londra, chissà perchè...Perchè anche il 'comunismo' ---quello prima di Lenin e di Stalin che fu Russo soprattutto ('Il Socialismo in un solo Paese', cioè : Nazionale)--- che accusava solo l' industria, però scansando, nell' anatema, la condanna del cpitale finanziario, dilagò ovunque sul continente, con moti e sovversioni contro i rispettivi governi e stati sovrani. Ma a Londra, ove pure trovò i natali il famoso 'Manifesto' del 1848, mai che abbia allignato. E neppure in USA, vedi caso.

Così, di pari passo che la famosa 'industria' tipica di quei luoghi, poi esportata anche in Italia peninsulare, portava grassi 'revenus' da depurare nelle casse delle locali banche, cioè IMI-Siglienti che era la più importante, progrediva anche 'la carriera di Enrico': grigia e burocratica, triste e sorda, come il suo titolare era 'atrabiliare'...ma in grandissima ascesa, a Roma, perchè nel frattempo era morto Togliatti, l' avversario di suo padre Mario. Che, contro la linea delle 'epurazioni' promossa dagli inglesi, aveva imposto invece una 'amnistia' fra gli Italiani di ambo le parti uscite dalla Guerra Civile di quei tragici anni.

PER FARE IN MODO CHE LA POLITICA SI SOSTITUISSE ALLA 'MORALE' SECONDO LA SETTA DEI COSIDDETTI 'AZIONISTI', OSSIA GLI AGENTI INGLESI CHE PROPRIO LA POLITICA VOLEVANO CANCELLARE DALLA MENTE DEGLI ITALIANI. Per poi sostituirla con una 'Amministrazione Giudiziaria', in ogni settore (industria, finanza, economia), che favorisse i loro interessi, a scapito dei Nostri.

Fu proprio questo il Verbo, invece, di B.R.linguer figlio. La 'Morale' al posto della Politica... Un 'ultrasinistrismo' parolaio, e non solo...che, proprio come quello del suo futuro genero, e cugino, MANCONI LUIGI di Lotta Continua, favoriva concretamente l' interesse 'Atlantico' in Italia. Ossia il dominio della razza-finanza di Wall Street e della City.....Per mezzo delle Procure e dei P.M.
Una sigla, a ben vedere, che gli italiani conobbero, in forma speculare, già dal dopoguerra: MP, ossia Military Police, dai bracciali cifrati apposti sulle maniche delle divise dei soldati nemici a spasso per le nostre città....a razzolare per 'segnorine' apposite.

Fu dunque Enrico Berlinguer che, come primi atti alla guida del PCI, MA GIA' DA TEMPO 'ATTENZIONATO' DALLO STATE DEPT.*, onde era asceso con le modalità di cui vedi al sito www.napolibera.eu alla voce 'SARDINIA CONNECTION', pose due clamorose dichirazioni, che rovesciavano in toto l' impostazione 'Nazionale' Togliattiana:

1) la prima: nel settembre del 1973, successiva all' odioso golpe organizzato in Cile dalla CIA contro il legittimo governo di Salvador Allende, per rapinare tutto il rame cileno, DI SOSTANZIALE CONSENSO AL GOLPE STESSO: "E' sbagliato cercare di governare col 51% dei voti....occorre un 'compromesso storico' fra le componenti maggioritarie della politica (italiana)". A ben vedere UNA NEGAZIONE DEL PRINCIPIO DEMOCRATICO, PER CUI LA MAGGIORANZA HA DIRITTO A GOVERNARE. (Onde ancor oggi i suoi squallidi epigoni-mercenari al soldo straniero contestano il principio di legittimità della maggioranza elettorale concretamente vigente).

2) la seconda: nel giugno del 1976, alla vigilia delle elezioni politiche, allorchè
---intervistato, guardacaso, dal medesimo GIANPAOLO PANSA che pure aveva intervistato il noto collabò JUNIO VALERIO BORGHESE alla vigilia del suo 'golpe' mancato del dicembre 1971-- dichiarò di voler stare al sicuro 'SOTTO LA NATO'.

Con quella dichiarazione B.R.linguer aveva silurato proprio gli accordi di Helsinky così faticosamente stipulati durante qussi 30 anni di diplomazia 'westfaliana' continentale: aprendo la strada ad una nuova invasione e occupazione d' Europa stessa da parte dell' imperialismo anglo-americano.

Il golpe in Italia del 1978, con l' assassinio di Aldo Moro, la destituzione di Giovanni Leone per intronare al Quirinale il 'muratore di Nizza' fedelissimo agli anglo-B.R.lingueriani, e la 'morte improvvisa' di Papa Luciani, che portò al soglio Petrino 'l' uomo di Brzezinskji', già statuito da 'State Dept.&Foreign Office' nel 1976', di cui era stato 'prodromo in Napoli' il rapimento di Guido De Martino (figlio del Segretario del PSI candidato al Quirinale su unanime designazione della DC-PCI-PSI-PRI ecc.), aprì la strada, B.R.linguer testa-di-ponte, alla nuova occupazione.

Da allora, in Itallia, ed in Europa, NON c' è più una opposizione 'interna' a ciascun paese alle avventure imperialiste anglo-americane, come fu ai tempi della guerra del Vietnam. Anzi: i 'comunisti-B.R.linguerinnegati', ormai divisi in bande separate alla ricerca ciascuna del suo proprio bottino,l' una contro l' altre armate, e accomunati solo dallo 'stare a mercè' (=mercede) di qualunque Capitano straniero (Monti, 3Monti, Montezemolo ecc.) dichiari sedizione contro il Legittimo Governo Nazionale in vista di commissariare l' Italia per conto altrui, SONO SEMPRE I PIU' ACCANITI GUERRAFONDAI NEL RICHIEDERE SEMPRE PIU' SPEDIZIONI MILITARI, BOMBARDAMENTI, COLPI DI STATO contro le Nazioni Sovrane CHE LORO NON POSSONO PIU' ESSERE (Invidia Penis Altrui), perchè VENDUTI (VEN-DU-TI, UNA VOLTA PER TUTTE) da parte dei Badroni usurai di Wall Street e della City ai cui ordini, e solo ormai a quelli, essi rispondono come scattanti soldatini: AT- TENTI'.

E' per questo che, come una manna, cade oggi l' opposizione leghista per frenare, come da antica diarchia DC-PCI/Nazionale, la partecipazione italiana, anche armata, alla guerra di Libia IMPOSTA dagli Alleati: che, grazie a B.R.linguer, ci troviamo Padroni in Casa Nostra. Come mai furono ai tempi di Togliatti.

Gianni Caroli - giannicaroli@napolibera.eu

mercoledì 9 febbraio 2011

"Vaticano palazzinaro fa scempio della memoria cristiana" Protesta a Roma il 9 FEBBRAIO 2011 con l'adesione del Circolo vegetariano VV.TT.



I Radicali Italiani ed i Vegetariani amanti della cultura si incontrano oggi per una pacifica protesta contro le speculazioni edilizie del Vaticano. Appuntamento a Roma DALLE ORE 11 a Largo Beato Placidi Riccardi (di fronte al cantiere).

Accanto alla Basilica di San Paolo, sopra un terreno che da 2000 anni copre un vasto cimitero di epoca romana, il Vaticano, con la scusa dell'extraterritorialità, sta costruendo edifici di almeno 4 piani, per 23.000 metri cubi, senza aver chiesto alcuna autorizzazione nè dato comunicazione alle autorità competenti. Si tratta di una speculazione immobiliare abnorme in contrasto con i vincoli urbanistici, paesaggistici e a tutela dei beni culturali.

Nel mese di agosto abbiamo presentato un esposto alla Procura di Roma e successivamente abbiamo chiesto di intervenire con urgenza al Ministro dei Beni Cultirali Bondi, al MInistro degli Esteri Frattini, affinchè convocasse l'ambasciatore vaticano per interrompere lo scempio di legalità e di ambiente in corso, denunciando in caso contrario la violazione dei Trattati lateranensi da parte del Vaticano, e al sindaco Alemanno.

È incredibile che la Sovrintendenza non muova un dito rispetto alla devastazione di un sito dichiarato patrimonio dell'umanità dall'Unesco, disinteressandosi dei reperti archeologici trovati e ora sepolti sotto il cemento. In Vaticano gli affari immobiliari e finanziari ormai prevalgono anche sulle tradizioni artistiche della Chiesa.

Per chiedere alle istituzioni di riaffermare la legalità di fronte alla prepotenza del Vaticano partecipa al sit-in e diffondi quasta convocazione!!!

Parteciperanno: Andrea Catarci, presidente del Municipio Roma XI; Mario Staderini, segretario Radicali italiani; Lorenzo Parlati di Legambiente; il Comitato Cederna - Italia Nostra; Comunità Cristiana di Base San Paolo; Rete sociale del Municipio Roma XI.

Aderisce il Circolo Vegetariano VV.TT. con la presenza "in spirito" di Paolo D'Arpini, che porta il nome del santo offeso dagli affari vaticani.

sabato 22 gennaio 2011

Federalismo fiscale... con buona pace dell'ortolano


Qualcuno si sarà chiesto come mai il vaticano ha tardato così tanto a prendere posizione nei confronti delle malefatte sessuali berlusconiche. Ed ora che
finalmente il cardinal Bertone si è risolto a dire due parole... lo ha fatto
coprendosi dietro Napolitano e non nominando il “peccatore”.

Beh, riflettendo sull'evidente cinismo del non vedo non sento non parlo
d'oltretevere mi balenano due sospetti o ipotesi.
La prima è che il Cavaliere utilizza lo IOR per i suoi depositi segreti e
quindi è di famiglia (vaticana);
la seconda è che le leggi varate dal Berlusconi sempre tengono conto degli
“interessi” della famiglia (vaticana).

Ultimo esempio? Ecco cosa ha scoperto l'amico Roberto Falvella di
Econews: Alberghi vaticani esentasse. Un generoso e gradito regalo del governo
Berlusconi alla Chiesa Cattolica …….. ovviamente a spese dei Contribuenti.

Infatti è questa la clamorosa novità nel Decreto IMU (Imposta Municipale
Unica, federalismo fiscale,): la Chiesa Cattolica non pagherà le tasse
(esattamente come per l’Ici del 1992, contro cui pende ancora un
procedimento dell’Unione Europea).

È ovvia la conseguenza: tutto il peso fiscale di questo regalo cadrà sui
Cittadini Contribuenti.

Con buona pace dell'ortolano (quello del cetriolo...)

Paolo D'Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica
spirito.laico@libero.it

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Altri articoli sul vaticano:
http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=vaticano