CARI AMICI E LETTORI DI CALCATAONLINE NEWS, ABBIAMO FATTO UNA BELLA SCOPERTA! CALCATA ERA CARA A.... VENERE!
(Non queste veneri di cartongesso, silicone e botulino, che ci sono giornalmente, con mancanza totale di senso dell'orrore, imposte dalla televisione, Kali è più bellassai...) ma Venere, proprio Lei, la Dea dell'Amore e della sana Generazione!
Ecco infatti cosa scrive un Grande della letteratura, nientemeno che Montesquieu, nel 1724.
Venere preferisce il soggiorno di Calcata a quello di Pafo e di Amatunta. Non discende mai dall'Olimpo senza venire tra gli abitanti di Calcata. Ha talmente accostumato questo popolo felice alla sua vista, che esso non prova più quel sacro orrore che incute la presenza degli Dei. A volte si copre con una nuvola, e la si riconosce dal divino odore che emanano i suoi capelli profumati d'ambrosia.
La cittadina di Calcata è nel mezzo di una contrada su cui gli Dei hanno profuso a piene mani i loro favori: vi si gode d'una eterna primavera e la terra, felicemente ricca, previene ogni desiderio. Gli armenti vi pascolano innumerevoli, i venti paiono non regnarvi che spandere ovunque lo spirito dei fiori, gli uccelli vi cantano incessantemente. Si direbbe che i boschi sono armoniosi; i ruscelli mormorano nei piani, un dolce calore fa sbocciare tutto, l'aria non vi si respira che con la voluttà.
Vicino alla cittadina è il Palazzo di Venere, (ora Ufficio del Centro Visite del Parco del Treia, ove si terrà la tavola rotonda sulla sessualità naturale il 29 giugno 2010. N. d.R.).
Vulcano in persona ne ha costruito le fondamenta; lavorò per la sua infedele quando volle farle dimenticare il crudele affronto che le fece dinnanzi agli Dei. Mi sarebbe impossibile dare un'idea delle attrattive di questo palazzo: solo le Grazie potrebbero descrivere le cosa che hanno fatto loro. L'oro, i lapislazzuli, i rubini, i diamanti vi brillano in ogni dove..... (essi furono asportati dal Sannt'uffizio in quanto espressioni ereticali... N. d. R.).
Ma ne sto dipingendo i tesori, non le bellezze.
I giardini sono incantati: Flora e Pomona se ne son prese cura, le loro Ninfe li coltivano. I frutti rinascono sotto la mano che li coglie ; i fiori succedono ai frutti. Quando Venere vi passeggia, circondata dagli abitanti di Calcata, si potrebbe temere che i loro gai giochi distruggano questi giardini deliziosi: ma grazie ad una segreta virtù, tutto si ripara in un istante. Venere ama guardare le semplici danze delle giovani di Calcata. Le sue Ninfe si confondono con loro. La Dea prende parte ai loro giochi, si spoglia della sua maestà; seduta in mezzo a loro, veder regnare nei cuori la gioia e l'innocenza.
Si scorge di lontano una grande prateria, tutta ornata dallo smalto dei fiori. Il pastore va a coglierli con la sua pastorella, ma quello che trova lei è sempre il più bello, e crede che Flora l'abbia fatto appositamente. Il fiume Treja bagna questa prateria e vi fa mille anse. Ferma le pastorelle fuggitive: occorre che diano il tenero bacio che avevano promesso. Quando le Ninfe si avvicinano alle sue sponde, si ferma; ed i suoi flutti, che prima fuggivano, s'imbattono in flutti che non fuggono più. Ma quando una di esse si bagna, è ancora più amorevole: le sue acque girano intorno ad essa; a volte si sollevano per abbracciarla meglio; la rapisce, fugge, la trascina con sé. le compagne, timide, iniziano a piangere, ma lui la sostiene sui flutti e, incantato da un sì caro fardello, la porta a passeggio sulla sua piana liquida: infine, disperato di doverla lasciare, la depone lentamente sulla riva e consola le compagne.
A fianco della prateria è un bosco di mirto, i cui sentieri fanno mille giri. Gli amanti vi vengono a raccontarsi le loro pene: l'Amore, che li distrae, li conduce per i sentieri sempre più segreti. E' questo, in verità, il Regno del gran DIO PRIAPO! Qui egli mostra alle vindanti i suoi attributi mostruosi, ed è qui che le dodici vergini dodici, su indicazione dei Grandi Sacerdoti Vegetariani, portano nei giorni sacri l'Olio purificatore e lubrificatore, ottenuto da olive vergini ed incontaminate delle colline circostanti.
Georgius Vitalicus
..........
Ed ora dalla corrispondente Antonella Pedicelli.
Caro Sauro, stasera, tornando a casa, ho un po' giocato a fare la
giornalista "pazza" e così ho intervistato alcuni personaggi del mio
condominio in merito a.."Cosa pensi del gioco-calcio in Italia?", Il
tutto legato alle partite e al voler "per forza" sembrare "uniti", quando non lo siamo per niente.. comunque ciascuno manifesta la propria convinzione in merito.. La signora Giada ha preso la "palla al balzo" e si è sfogata ben bene su tutt'altro argomento.....
Ti abbraccio e poi con calma ti racconto altre news!
........
"Siamo una nazione di imbecilli rincretiniti da una manica di ragazzi
viziati e per niente bravi; ci rendiamo conto di essere italiani una
volta ogni quattro anni e poi....ognuno a "casa sua"! Andassero a
"cavar patate" invece di muovere le zampe su un campo di calcio.."
(Signora Lucia)
"Il gioco del calcio in Italia, riflette ciò che emaniamo come popolo;
nel corso dei secoli poco è cambiato,l'umanità è sempre la stessa,dove
c'è potere e denaro c'è inganno e corruzione e l'animo soffre e dai
miei occhi sgorgano lacrime amare perchè mai vorremmo rammaricarci
dell'infedeltà e della malignità scoperta in alcuni individui che
vogliono la nostra morte e distruzione per partito, per macchinazioni
loro, per scopi che a noi sfuggono e che vanno oltre la nostra
nobiltà,la quale non ci permette di comprendere ideali tanto meschini
e perniciosi. E allora io ti dico: staccatemi pure la testa ma a testa
alta camminerò fino alla morte e voi conservate pure la vostra ma ad
occhi bassi camminate strisciando,miserabili che siete nella vita
mediocre e sporca che vi costruirete. Un mondo siffatto non mi
appartiene e non voglio, è tutto vostro. Non è a questo regno che voglio
essere degna d'appartenere bensì mi fregio di essere degna
dell'altro, laddove solo i giusti possono entrare. Un regno incotaminato
e garantito in questo da Dio"
(Signora Giada)
"Quando guardo una partita di calcio sul divano di casa mia sto bene e
trascorro piacevoli serate. Cara Antonella dobbiamo cercare di essere
felici, comunque vada e in qualsiasi circostanza. Il creato è
bellissimo e pieno di meraviglie, anche per quel che riguarda il gioco
del pallone!"
(Francesco di via Tamigi)
.............
Presentazione editoriale di Calcataonline News:
http://www.circolovegetarianocalcata.it/2010/06/15/calcataonline-news-finalmente-l%e2%80%99inserto-che-proprio-ci-mancava-per-la-prima-e-forse-ultima-volta-a-reti-unificate-su-questo-schermo/
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mercoledì 16 giugno 2010
sabato 8 agosto 2009
Calcutta / Calcata: La Dimora di Kali
Più volte ho equiparato Calcata a Calcutta.
Il significato ed il nome sono gli stessi, in India e nel resto del mondo per entrambe la pronuncia è “Calcata” che significa in sanscrito “Dimora di Kali”.
Kali è la Dea Suprema, l’energia che crea ogni cosa, l’aspetto dinamico della Coscienza (che è Shiva).
In particolare nel Bengala, dove appunto si trova la città di Calcutta sulle rive del Gange, c’è un’antica tradizione devozionale sotto forma di inni dedicati alla Dea. La Madre è descritta come luce e tenebra, illusione e conoscenza, amore odio, bene male, nobiltà ed ignominia, insomma tutte le categorie degli opposti. Kali è maya, la grande incantatrice, ed è kundalini, colei che ci risveglia dal grande sonno. Tutto è nelle sue mani e nulla può manifestarsi all’infuori di lei. Kali viene raffigurata mentre danza, estatica e nuda, sul corpo dormiente di Shiva.
Solo lei è la Terribile e la Benefica.
L’adorazione di Kali assume tutte le forme del possibile rapporto con il femminile, ella è madre, sorella, figlia, amica ed amante. Solitamente i devoti preferiscono rivolgersi a lei come Madre Universale, ma esistono culti che la venerano con amore filiale, in forma di giovinetta vergine, e vi sono inoltre gli approcci devozionali tantrici che la vedono come amante divina.
Qui raccolgo alcuni inni sacri che la dipingono in questi 3 aspetti.
...............
Dal Devi Mahatmya.
Quell’energia
che in tutti gli esseri è detto Coscienza
sia riverita, riverita, riverita.
Quell’energia
che in tutti gli esseri è noto come Ragione
sia riverita, riverita, riverita.
Quell’energia
che esiste in tutti gli esseri come Quiete
sia riverita, riverita, riverita.
Quell’energia
che esiste in tutti gli esseri come Compassione
sia riverita, riverita, ricevuta.
Quell’energia
che si manifesta in tutti gli esseri come Illusione
sia riverita, riverita, riverita.
Dal Mahanirvana Tanta
Misericordiosa,
vaso di misericordia,
la cui compassione è senza limiti,
che sei raggiungibile solo per la Tua compassione.
Tu che sei fuoco,
bronzea,
nera di colorito.
Notte oscura.
Tu sei nera come un cumulo di nubi,
tu che ti compiaci della devozione delle vergini
e sei il rifugio dei devoti delle vergini.
Tu che ti compiaci della celebrazione delle vergini
ed assumi la forma della vergine.
Oh Bella, oh strisciante,
che ispiri tutti i desideri
eppure liberatrice dalle catene del desiderio.
Oh gioiosa,
sollievo dalle sofferenze,
a te m’inchino….
Dal Karpuradi Storta
Oh Madre,
tu partorisci il mondo e lo proteggi
ed al momento della dissoluzione
riassorbi in te la terra ed ogni cosa.
Possa Devi, la Madre,
che appare nella forma di tutte le cose
apportare benefici
a tutti coloro che cantano le sue lodi.
Ed ora alcune poesie di Ramprasad, santo poeta nato a Calcutta nel 1718.
Tara, mi ricordi ancora?
In un qualsiasi altro posto
Non avrei potuto implorarti.
Ma ora, Madre, mi hai dato speranza,
hai reciso le mie catene
Madre, Madre mia,
tutto ciò che è mio è finito.
Ho offerto il mio dono!
Nella piazza del mercato di questo mondo,
la Madre sta seduta e fa volare i suoi aquiloni.
Su centomila, di uno o due taglia la fune.
E quando l’aquilone s’innalza nell’infinito
oh! come ride e batte le mani.
Oggi o fra cento secoli,
non sai quando avverrà la confisca dei beni.
In mano hai solo il momento presente.
Mente, oh mente mia,
affrettati a produrre il raccolto!
Spargi ora il seme che i tuoi maestri ti hanno dato
ed innaffialo con l’acqua dell’amore.
Dalla terra in cui mai fa notte,
lei è venuta a me.
Ed il giorno e la notte non sono più nulla per me.
Dite quel che volete, io sono sveglio.
Sttt… ho restituito il sonno a colei cui apparteneva.
Ho mandato il sonno a dormire per sempre.
… Amo l’oscura bellezza di Syama,
il battito del cuore, i capelli arruffati, l’amo e l’adoro!
Ora una poesia che la rimprovera della sua “crudeltà”, scritta da un portoghese, Ferenghee, sposato ad una vedova indiana, che visse in Bengala verso la fine dell’800.
Oh Kali mia, vuoi esser buona ora con me?
Ma quando mai
hai manifestato il tuo favore a qualcuno?
Tu, Syama, con Shiva sei stata tanto crudele
da scacciarlo dalla dorata Kasi
ed indurlo a rifugiarsi in un crematorio
e vivere da mendicante.
Un brano del magico poema di Avadhut, dedicato al grande crematorio di Calcutta, il Kaligath.
..e qui presso l’antico crematorio si può udire l’eterno pianto:
oscuro, muto, grigio, orribile, incolore,
soffocato, inudibile, incomprensibile,
lo si sente nel cuore.
Non è come un pianto di tristezza.
Non ha alcuna sfumatura di dispiacere
né alcuno spasimo…
Nel mezzo di quel pianto sconosciuto s’innalza il canto di Kali!
Amo quell’Oscura Bellezza,
con i capelli arruffati, che seduce il mondo,
così io l’amo…
Quella nera amata risiede nel mio cuore!
Ecco la prima strofa d’una poesia di Swami Vivekananda, il famoso discepolo di Sri Ramakrhisna, nato e morto a Calcutta.
Vieni, Madre, vieni!
Le stelle sono coperte,
nubi sopra nubi,
l’oscurità è vibrante, sonante.
Il ruggente turbine del vento
è abitato dalle anime di un milione di pazzi
fuggiti dal manicomio,
che sradicano gli alberi,
spazzano via i pellegrini dal cammino.
Il mare si è unito alla furia
e onde alte come montagne s’innalzano
verso un cielo di pece.
Un lampo di fosca luce
rivela mille e mille ombre della morte,
sudicia e nera,
che diffonde piaghe e dolori,
ballando ebbra di gioia.
Vieni, Madre, vieni!
Termino questa breve raccolta con una poesia dedicata alla nostra Calcata, scritta da Francesca Longo.
CALCATA
Il tempio antico onora
la nuova gemma di primavera,
una danza di calici
innalza versi all'occhio umano,
divino nell'ebbrezza gaudente
di satiri e fate.
Giocano aliti di vento
e rincorrono re e regine
su spighe d'oro effigiati.
Tace la voce cupa
della Terra dura,
la Madre respira piano
e nutre la povera gente
di pietà eterna.
Una foglia piega
l'ala timida
e scrive "gioia"
sui nudi crostoni
cesellati a mano
da pietre vive:
respiro del Cielo
di mondi lontani.
Paolo D’Arpini
Il significato ed il nome sono gli stessi, in India e nel resto del mondo per entrambe la pronuncia è “Calcata” che significa in sanscrito “Dimora di Kali”.
Kali è la Dea Suprema, l’energia che crea ogni cosa, l’aspetto dinamico della Coscienza (che è Shiva).
In particolare nel Bengala, dove appunto si trova la città di Calcutta sulle rive del Gange, c’è un’antica tradizione devozionale sotto forma di inni dedicati alla Dea. La Madre è descritta come luce e tenebra, illusione e conoscenza, amore odio, bene male, nobiltà ed ignominia, insomma tutte le categorie degli opposti. Kali è maya, la grande incantatrice, ed è kundalini, colei che ci risveglia dal grande sonno. Tutto è nelle sue mani e nulla può manifestarsi all’infuori di lei. Kali viene raffigurata mentre danza, estatica e nuda, sul corpo dormiente di Shiva.
Solo lei è la Terribile e la Benefica.
L’adorazione di Kali assume tutte le forme del possibile rapporto con il femminile, ella è madre, sorella, figlia, amica ed amante. Solitamente i devoti preferiscono rivolgersi a lei come Madre Universale, ma esistono culti che la venerano con amore filiale, in forma di giovinetta vergine, e vi sono inoltre gli approcci devozionali tantrici che la vedono come amante divina.
Qui raccolgo alcuni inni sacri che la dipingono in questi 3 aspetti.
...............
Dal Devi Mahatmya.
Quell’energia
che in tutti gli esseri è detto Coscienza
sia riverita, riverita, riverita.
Quell’energia
che in tutti gli esseri è noto come Ragione
sia riverita, riverita, riverita.
Quell’energia
che esiste in tutti gli esseri come Quiete
sia riverita, riverita, riverita.
Quell’energia
che esiste in tutti gli esseri come Compassione
sia riverita, riverita, ricevuta.
Quell’energia
che si manifesta in tutti gli esseri come Illusione
sia riverita, riverita, riverita.
Dal Mahanirvana Tanta
Misericordiosa,
vaso di misericordia,
la cui compassione è senza limiti,
che sei raggiungibile solo per la Tua compassione.
Tu che sei fuoco,
bronzea,
nera di colorito.
Notte oscura.
Tu sei nera come un cumulo di nubi,
tu che ti compiaci della devozione delle vergini
e sei il rifugio dei devoti delle vergini.
Tu che ti compiaci della celebrazione delle vergini
ed assumi la forma della vergine.
Oh Bella, oh strisciante,
che ispiri tutti i desideri
eppure liberatrice dalle catene del desiderio.
Oh gioiosa,
sollievo dalle sofferenze,
a te m’inchino….
Dal Karpuradi Storta
Oh Madre,
tu partorisci il mondo e lo proteggi
ed al momento della dissoluzione
riassorbi in te la terra ed ogni cosa.
Possa Devi, la Madre,
che appare nella forma di tutte le cose
apportare benefici
a tutti coloro che cantano le sue lodi.
Ed ora alcune poesie di Ramprasad, santo poeta nato a Calcutta nel 1718.
Tara, mi ricordi ancora?
In un qualsiasi altro posto
Non avrei potuto implorarti.
Ma ora, Madre, mi hai dato speranza,
hai reciso le mie catene
Madre, Madre mia,
tutto ciò che è mio è finito.
Ho offerto il mio dono!
Nella piazza del mercato di questo mondo,
la Madre sta seduta e fa volare i suoi aquiloni.
Su centomila, di uno o due taglia la fune.
E quando l’aquilone s’innalza nell’infinito
oh! come ride e batte le mani.
Oggi o fra cento secoli,
non sai quando avverrà la confisca dei beni.
In mano hai solo il momento presente.
Mente, oh mente mia,
affrettati a produrre il raccolto!
Spargi ora il seme che i tuoi maestri ti hanno dato
ed innaffialo con l’acqua dell’amore.
Dalla terra in cui mai fa notte,
lei è venuta a me.
Ed il giorno e la notte non sono più nulla per me.
Dite quel che volete, io sono sveglio.
Sttt… ho restituito il sonno a colei cui apparteneva.
Ho mandato il sonno a dormire per sempre.
… Amo l’oscura bellezza di Syama,
il battito del cuore, i capelli arruffati, l’amo e l’adoro!
Ora una poesia che la rimprovera della sua “crudeltà”, scritta da un portoghese, Ferenghee, sposato ad una vedova indiana, che visse in Bengala verso la fine dell’800.
Oh Kali mia, vuoi esser buona ora con me?
Ma quando mai
hai manifestato il tuo favore a qualcuno?
Tu, Syama, con Shiva sei stata tanto crudele
da scacciarlo dalla dorata Kasi
ed indurlo a rifugiarsi in un crematorio
e vivere da mendicante.
Un brano del magico poema di Avadhut, dedicato al grande crematorio di Calcutta, il Kaligath.
..e qui presso l’antico crematorio si può udire l’eterno pianto:
oscuro, muto, grigio, orribile, incolore,
soffocato, inudibile, incomprensibile,
lo si sente nel cuore.
Non è come un pianto di tristezza.
Non ha alcuna sfumatura di dispiacere
né alcuno spasimo…
Nel mezzo di quel pianto sconosciuto s’innalza il canto di Kali!
Amo quell’Oscura Bellezza,
con i capelli arruffati, che seduce il mondo,
così io l’amo…
Quella nera amata risiede nel mio cuore!
Ecco la prima strofa d’una poesia di Swami Vivekananda, il famoso discepolo di Sri Ramakrhisna, nato e morto a Calcutta.
Vieni, Madre, vieni!
Le stelle sono coperte,
nubi sopra nubi,
l’oscurità è vibrante, sonante.
Il ruggente turbine del vento
è abitato dalle anime di un milione di pazzi
fuggiti dal manicomio,
che sradicano gli alberi,
spazzano via i pellegrini dal cammino.
Il mare si è unito alla furia
e onde alte come montagne s’innalzano
verso un cielo di pece.
Un lampo di fosca luce
rivela mille e mille ombre della morte,
sudicia e nera,
che diffonde piaghe e dolori,
ballando ebbra di gioia.
Vieni, Madre, vieni!
Termino questa breve raccolta con una poesia dedicata alla nostra Calcata, scritta da Francesca Longo.
CALCATA
Il tempio antico onora
la nuova gemma di primavera,
una danza di calici
innalza versi all'occhio umano,
divino nell'ebbrezza gaudente
di satiri e fate.
Giocano aliti di vento
e rincorrono re e regine
su spighe d'oro effigiati.
Tace la voce cupa
della Terra dura,
la Madre respira piano
e nutre la povera gente
di pietà eterna.
Una foglia piega
l'ala timida
e scrive "gioia"
sui nudi crostoni
cesellati a mano
da pietre vive:
respiro del Cielo
di mondi lontani.
Paolo D’Arpini
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