domenica 31 maggio 2026

E se Karaganov avesse ragione?...

 


Sono ripresi scontri a fuoco tra forze statunitensi e iraniane, che combinandosi con l’attivismo israeliano in Libano rischiano concretamente di scardinare il pericolante percorso diplomatico organizzato dal Pakistan.

L’emittente nazionale iraniana, nel frattempo, ha presentato una lista di condizioni che Teheran avrebbe sottoposto all’amministrazione Trump per il raggiungimento di un accordo.

Le richiesta contemplano un cessate il fuoco permanente; il ritiro degli Stati Uniti dalla regione; la cessazione delle ingerenze statunitensi negli affari interni iraniani; la completa revoca delle sanzioni; lo scongelamento dei fondi immobilizzati; il versamento di un indennizzo pari a 300 miliardi di dollari necessario alla ricostruzione; la gestione iraniana del traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz.

Condizioni massimaliste, quelle poste da Teheran, tipiche di chi è convinto di avere il coltello dalla parte del manico. Che l’Iran si collochi attualmente su una posizione di forza è quanto sottolineato recentemente da un neoconservatore a 24 carati come Robert Kagan, marito di Victoria Nuland e principale architetto ideologico delle guerre mediorientali statunitensi. A suo avviso, l’Iran avrebbe dichiarato “scacco matto” agli Stati Uniti in questa guerra.

Per Kagan, a differenza dei precedenti rovesci subiti dagli Stati Uniti, «la sconfitta nell’attuale confronto con l’Iran avrà una natura completamente diversa. Non potrà essere né riparata né ignorata. Non ci sarà un ritorno allo status quo ante, nessun trionfo americano definitivo che annulli o superi il danno arrecato. Lo Stretto di Hormuz non sarà “aperto”, come lo era un tempo».

Grazie al controllo dello stretto, «l’Iran emerge come attore chiave nella regione e uno dei principali attori a livello mondiale. Il ruolo di Cina e Russia, in quanto alleate dell’Iran, si rafforza; quello degli Stati Uniti, invece, si riduce drasticamente. Lungi dal dimostrare la superiorità americana, come i sostenitori della guerra hanno ripetutamente affermato, il conflitto ha rivelato un’America inaffidabile e incapace di portare a termine ciò che ha iniziato. Questo innescherà una reazione a catena in tutto il mondo, mentre amici e nemici si adatteranno al fallimento americano».

Il verdetto di Kagan è inappellabile: «la sconfitta americana nel Golfo avrà ripercussioni globali più ampie. Il mondo intero può constatare che poche settimane di guerra contro una potenza di secondo rango hanno ridotto le scorte di armi americane a livelli pericolosamente bassi, senza che si intraveda una soluzione rapida [...]. L’adattamento globale a un mondo post-americano sta accelerando. La posizione un tempo dominante degli Stati Uniti nel Golfo è solo la prima di molte vittime».

Giacomo Gabellini


FONTI https://apnews.com/article/iran-us-wa... https://www.nbcnews.com/world/iran/us... https://www.aljazeera.com/news/2026/5...



Video con Elena Basile, saggista, scrittrice, collaboratrice del «Fatto Quotidiano» e diplomatica con trascorsi come ambasciatrice in Belgio e Svezia:

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